Visite fiscali. Cosa devono fare i lavoratori in caso di malattia

Visite fiscali

ARRIVA UNA GUIDA DELL’INPS

Cosa devono fare i lavoratori in caso di malattia? Per risolvere dubbi e domande arriva una guida sulla certificazione telematica e sulle visite mediche di controllo. Un vademecum con cui l’Inps vuole rispondere alle richieste più frequenti di dipendenti, pubblici e privati, indicando i passi da seguire quando, causa malattia, si è impossibilitati ad andare al lavoro.

“La prima cosa da fare – ricorda l’istituto – è contattare il proprio medico curante che ha il compito di redigere e trasmettere il certificato in via telematica all’Inps. Certificato e attestato cartacei (l’attestato indica solo la prognosi, ossia il giorno di inizio e di fine presunta della malattia; il certificato indica la prognosi e la diagnosi, ossia la causa della malattia) sono accettati solo quando non sia tecnicamente possibile la trasmissione telematica”.

Il lavoratore, si legge, “deve prendere nota del numero di protocollo del certificato e controllare l’esattezza dei dati anagrafici e dell’indirizzo di reperibilità per la visita medica inseriti”. Inoltre, può “verificare la corretta trasmissione del certificato tramite l’apposito servizio sul sito Inps, inserendo le proprie credenziali (codice fiscale e Pin o Spid per consultare il certificato; codice fiscale e numero di protocollo per consultare l’attestato)”.

Reperibilità – Nel certificato, “il medico deve inserire (solo se ricorrono) l’indicazione dell’evento traumatico e la segnalazione delle agevolazioni per cui il lavoratore, privato o pubblico, sarà esonerato dall’obbligo del rispetto della reperibilità”. Per quanto attiene le fasce per le visite fiscali di controllo, possono essere disposte d’ufficio dall’Istituto o su richiesta dei datori di lavoro per i propri dipendenti. La reperibilità cambia tra privato e pubblico: i lavoratori privati sono tenuti a essere reperibili nelle fasce 10-12 e 17-19. Per quelli pubblici, nelle fasce 9-13 e 15-18.

Assenza – Infine, “se il lavoratore risulta assente alla visita domiciliare, viene invitato a recarsi, in una data specifica, (generalmente il giorno dopo), presso gli ambulatori della struttura territoriale Inps di competenza. E’ comunque tenuto a presentare una giustificazione valida per l’assenza per non incorrere in eventuali azioni disciplinari da parte del datore di lavoro”.

Dipendenti pubblici

TORNANO I BUONI PASTO

Buone notizie per i buoni pasto degli statali. Il ministro per la Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno ha annunciato che dal 6 agosto torneranno ad essere erogati da un nuovo fornitore. “Come promesso, il servizio di erogazione dei buoni pasto per i dipendenti pubblici riprenderà il prossimo 6 agosto” ha reso noto Bongiorno, aggiungendo che è stato individuato il nuovo fornitore. “Un ottimo risultato raggiunto in poco tempo, in sinergia con le strutture competenti del Ministero dell’Economia e di Consip” ha aggiunto il ministro.

Dopo la disdetta della convenzione con Qui!Group, il ministero si era messo al lavoro per risolvere la situazione prima possibile evitando di danneggiare ulteriormente i dipendenti pubblici. Il caos sui buoni pasto è esploso dopo che la Consip ha annunciato la risoluzione della convenzione con la società Qui!Group “per reiterato, grave e rilevante inadempimento delle obbligazioni contrattuali”. Tra i disservizi contestati al fornitore la mancata spendibilità dei buoni emessi ed il mancato rimborso degli stessi alle imprese esercenti. Da qui la chiusura dell’accordo con il fornitore di Qui!Ticket.

Previdenza

PENSIONE, COSA DOBBIAMO ATTENDERCI

Pensione, si cambia. Dal prossimo anno ogni biennio si provvederà ad adeguare i requisiti per la pensione con le aspettative di vita. Dal 1° gennaio 2019 l’età per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni (71 per l’opzione contributiva), mentre per la pensione anticipata saranno necessari 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini. Per le donne 42 anni e 3 mesi.

Tuttavia non faremo in tempo a metabolizzare questo cambiamento che ci sarà un nuovo adeguamento: nel 2021, infatti, l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia salirà di altri 3 mesi, arrivando a 67 anni e 3 mesi.

D’altronde i miglioramenti nel campo della medicina e della farmacologia hanno fatto sì che la speranza di vita si allungasse, attivando un processo costante nel tempo: secondo le previsioni dell’Istat, infatti, ogni biennio le aspettative di vita dovrebbero crescere di circa 2 o 3 mesi, comportando così un aumento dell’età pensionabile.

Quindi è vero che in futuro vivremo di più, ma è anche vero che la maggior parte del tempo la passeremo lavorando. Con la crescita costante dell’età pensionabile (sempre che le previsioni dell’Istat siano confermate), infatti, in futuro non si potrà andare in pensione prima dei 70 anni.

Lo conferma una interessante, recente infografica realizzata da Money.it in cui sono indicati i cambiamenti che interverranno sul fronte previdenziale nei prossimi anni. Come possiamo vedere dall’immagine, dal 2021 in poi l’età pensionabile aumenterà di 2 mesi ogni biennio, superando i 68 anni nel 2031 e i 69 nel 2043. Un giovane di 20 anni, che oggi probabilmente ha appena iniziato a lavorare (oppure a studiare in un corso universitario), dovrebbe quindi attendere il 2069 per andare in pensione, alla veneranda età di 71 anni e 3 mesi.

Tutti disoccupati, così 600mila famiglie

SUD: RAPPORTO SVIMEZ

Il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362 mila a 600 mila (nel Centro-Nord sono 470 mila)”. Così la Svimez che parla “di sacche di crescente emarginazione e degrado sociale, che scontano anche la debolezza dei servizi pubblici nelle aree periferiche”. E definisce “preoccupante la crescita del fenomeno dei ‘working poors'”, ovvero del “lavoro a bassa retribuzione, dovuto a complessiva dequalificazione delle occupazioni e all’esplosione del part time involontario”.

Nel 2019 “si rischia un forte rallentamento dell’economia meridionale: la crescita del prodotto sarà pari a +1,2% nel Centro-Nord e +0,7% al Sud”. E’ quanto prevede la Svimez, nelle anticipazioni del Rapporto di quest’anno. Nel 2017, si spiega, “il Mezzogiorno ha proseguito la lenta ripresa” ma “in un contesto di grande incertezza” e “senza politiche adeguate” rischia di “frenare”, con “un sostanziale dimezzamento del tasso di sviluppo” nel giro di due anni (dal +1,4% dello scorso anno al +0,7% del prossimo).

“Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero. Quasi 800 mila non sono tornati”. E’ questo il ‘bollettino’ della Svimez sulla ‘fuga’ dal Sud, il cui peso demografico non fa che diminuire.

La Svimez, l’associazione per lo sviluppo industriale nel Mezzogiorno, nelle anticipazioni del Rapporto 2018 lancia l’allarme sul “drammatico dualismo generazionale”. E spiega: “il saldo negativo di 310 mila occupati tra il 2008 e il 2017 al Sud è la sintesi di una riduzione di oltre mezzo milione di giovani tra i 15 e i 34 anni (-578 mila), di una contrazione di 212 mila occupati nella fascia adulta 35-54 anni e di una crescita concentrata quasi esclusivamente tra gli ultra 55enni (+470 mila unità)”. Insomma, sintetizza, “si è profondamente ridefinita la struttura occupazionale, a sfavore dei giovani”.

Carlo Pareto

Consip. Nencini, “Usare il nome preciso: complotto”

consip

Martedì scorso, 12 settembre, non soltanto caso Regeni e situazione libica, con particolare riguardo ai flussi migratori, tra i temi discussi durante l’audizione del premier Paolo Gentiloni, presso il Copasir. Sul tavolo anche la vicenda Consip, con gli ultimi sviluppi, legati al ruolo dei carabinieri, in particolare di Gianpaolo Scafarto, l’ufficiale del Noe sotto inchiesta per falso e rivelazione del segreto istruttorio nell’ambito del caso e di Sergio De Caprio, noto come capitano Ultimo.

Un incartamento complicato analizzato su più fronti. Ora, dopo essere stato trasmesso dal Csm, è all’esame dei pm di piazzale Clodio. In mattinata, nell’ufficio del procuratore Giuseppe Pignatone, alla presenza dell’aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Mario Palazzi, c’è stata una prima visione del contenuto, diverse decine di pagine di verbali di audizioni, della pec arrivata da palazzo dei Marescialli. Lo studio delle carte proseguirà nel pomeriggio ed al termine di questa attività gli inquirenti decideranno se inserire la documentazione in un nuovo fascicolo oppure in quello già esistente sulla vicenda Consip.

“Non amo il vittimismo. Non mi convince – scrive Matteo Renzi sulla sua pagina Facebook – chi si piange addosso, chi ha sempre un alibi, chi vive di fantasie. Per questo sulla vicenda Consip non ho mai pronunciato parole quali golpe o complotto. Ho sempre detto una cosa diversa: pieno rispetto delle istituzioni, sempre. Ci sono delle ‘coincidenze’ strane in questa storia. Toccherà ai magistrati fare chiarezza. Noi aspettiamo la verità senza gridare. Chi ha cercato di lucrare su un’indagine come Consip oggi dovrebbe avere l’onestà intellettuale di farsi alcune domande”, prosegue il segretario del Pd. “Noi sappiamo che per colpa di un carabiniere che falsifica un atto non si può attaccare l’Arma dei Carabinieri che è un pilastro insostituibile della nostra comunità. Per colpa di un servitore dello stato che viola il proprio dovere ce ne sono migliaia che ci rendono orgogliosi di essere italiani. Dunque: nessuna polemica strumentale”. “Aspettando la verità – ha concluso – ci troverete sempre e per sempre dalla stessa parte: quella del rispetto delle istituzioni, quella della giustizia e non del giustizialismo. Noi non siamo i populisti che urlano tanto e razzolano male”.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini la politica non deve avere paura di chiamare le cose con il proprio nome. “Il vocabolario ha un nome preciso per giudicare il caso Consip. ‘Complotto’, e come obiettivo aveva il capo del governo. La politica ha il dovere di urlarlo senza paura”. “Per l’appunto – ha aggiunto Nencini – proprio nei giorni in cui Orsoni viene prosciolto – e si dimise da sindaco di Venezia – cadono le accuse su Mastella – crollò il governo Prodi – e Di Pietro dichiara di aver utilizzato con disinvoltura la paura delle manette. E non dimentico il caso C. Ricordate?”.

Consip: pm Woodcock indagato dalla Procura Roma 

Convegno sul fenomeno della corruzioneIl pm di Napoli Henry John Woodcock è indagato dalla procura di Roma, nell’ambito dell’inchiesta Consip, per violazione del segreto d’ufficio. Da quanto si è appreso, l’inchiesta su Woodcock riguarda la pubblicazione, alcuni mesi fa, da parte del Fatto Quotidiano di un articolo relativo alla fuga di notizie – che coinvolge il ministro Lotti e alti ufficiali dei carabinieri (tutti hanno sempre respinto l’addebito) – attraverso la quale i dirigenti della Consip sarebbero venuti a conoscenza dell’inchiesta avviata dai pm napoletani sulla stessa Centrale Acquisiti della pubblica amministrazione.

L’inchiesta è stata successivamente trasferita, per competenza territoriale dalla procura di Napoli a quella di Roma. Il pm Woodcock sarà interrogato nei prossimi giorni dai magistrati romani. “Ho appreso di essere indagato per il reato di rivelazione di segreto di ufficio”. Ha detto il pm di Napoli all’Ansa. “Ho assoluta fiducia nei colleghi della procura di Roma e sono quindi certo che potrò chiarire la mia posizione, fugando ogni dubbio ed ombra sulla mia correttezza professionale e personale”. “Non nego, tuttavia – ha aggiunto Woodcock – di essere molto amareggiato, e che questo è per me un momento molto difficile. Posso però affermare, in piena serenità – ha concluso il pm napoletano – che la mia attività è sempre stata ispirata dal solo intento di servire la Giustizia, nel rispetto delle regole”.

Per la presunta fuga di notizie riservate relative all’inchiesta Consip, insieme al pm Woodcock, secondo quanto comunica l’agenzia Ansa – è indagata dalla procura di Roma anche la giornalista Federica Sciarelli, nota conduttrice del programma televisivo “Chi l’ha visto?”. Nei riguardi della giornalista Sciarelli, da lungo tempo amica del pm napoletano, è contestato il reato di concorso in rivelazione di segreto. Secondo l’accusa, Sciarelli sarebbe stata il tramite per il passaggio delle informazioni da Woodcock ad un giornalista del Fatto Quotidiano. “Non posso aver rivelato nulla a nessuno – ha detto Federica Sciarelli – semplicemente perché Woodcock non mi svela nulla delle sue inchieste, tantomeno ciò che è coperto da segreto”.

Ermini: “Gentiloni fino al 2018? Sì, ma…”

Il discorso sulla legge elettorale è chiuso. Parola di David Ermini, deputato renziano del Pd, che nell’intervista all’Avanti! afferma che il governo Gentiloni “andrà certamente alla fine della legislatura” e si voterà nel 2018 “con la legge uscita dalla Consulta”. Ieri nel suo intervento sulle mozioni Consip il senatore di Mdp Gotor si è scagliato contro Lotti e, indirettamente, contro Renzi. Difficile pensare a futuri accordi, dunque. Ad oggi “mi pare che si chiamino fuori – spiega Ermini -. Se fanno i duri e puri, pensando di poter fare testimonianza, lo facciano pure. Io credo che l’Italia abbia bisogno di un centrosinistra forte e non di semplici slogan”. In realtà il Pd pensa ad un altro alleato: “Penso che l’iniziativa di Pisapia sia assolutamente lodevole, auspicabile e con l’idea di poter avere un’alleanza con noi”.

Onorevole Ermini, dopo il fallimento della legge elettorale quali possono essere le vie da percorrere? Il Pd con chi potrebbe trovare un accordo?
“Allo stato attuale trovo molto difficile che si possa modificare la legge elettorale. In questo momento, dunque, non ci possono essere accordi. Le proposte dovranno farle gli altri. A questo punto per noi è definitivo andare a votare con la legge uscita dalla Consulta”.

Il Governo Gentiloni arriverà alla fine della legislatura o deve temere il fuoco amico?
“Per quanto riguarda il Pd andrà certamente alla fine della legislatura. Giusto, però, parlare di fuoco amico perché ci sono forze che dicono di stare in maggioranza e poi non votano i provvedimenti del Governo. Per cui il problema sarà per loro, non certo per il Partito Democratico”.

Renzi ha aperto ad una alleanza con Pisapia che, però, pone condizioni. È così difficile rifondare il centrosinistra? Alcuni esponenti del suo partito, ma anche della sinistra in generale, ritengono che sia utile la compattezza della sinistra…
“È certamente utile. Ma la domanda non andrebbe posta al Pd, bensì a quell’arcipelago che c’è alla nostra sinistra che trova molte difficoltà a stare insieme. Penso che l’iniziativa di Pisapia sia assolutamente lodevole, auspicabile e con l’idea di poter avere un’alleanza con noi. Sto vedendo e leggendo in questi giorni che i problemi si trovano all’interno di alcuni movimenti che compongono l’arcipelago della sinistra. È un difetto storico della sinistra, ma vedo che purtroppo si sta proponendo anche in questo periodo”.

Come intendete procedere con Articolo 1 – Mdp?
“Loro dovranno decidere se vogliono far parte di questa coalizione o meno. Ad oggi dalle parole espresse, soprattutto da quelle pronunciate ieri dal senatore Gotor, mi pare che si chiamino fuori. Se fanno i duri e puri, pensando di poter fare testimonianza, lo facciano pure. Io credo che l’Italia abbia bisogno di un centrosinistra forte e non di semplici slogan”.

Si parla di un accordo Berlusconi-Renzi. Si sente di escluderlo? Quali sono i loro reali rapporti?
“L’accordo era istituzionale sulla proposta di riforma elettorale, che era stato sancito con Forza Italia, con la Lega ed il Movimento 5 Stelle. Nessun altro tipo di accordo con Forza Italia, che nella nuova campagna elettorale avrà il suo programma e noi avremo il nostro. Vedo invece nel movimento di Pisapia, ed eventualmente in una formazione di centro che potrebbe nascere, la possibilità di ricreare un centrosinistra dove il Pd sia la forza trainante, maggiormente rappresentativa e che possa guidare questo paese nel percorso di uscita dalla crisi. Percorso che abbiamo già cominciato”.

Lo Ius Soli ha creato bagarre in Parlamento. Cosa farà il Pd?
“Lo Ius Soli è un diritto per i bambini che potranno chiedere di anticipare quello che poi già la legge concede, cioè la richiesta di cittadinanza. È ingiusto vedere esclusi dalla nostra società i bambini che parlano italiano, che vivono italiano, che tifano squadre italiane, che hanno affetti ed amicizie con gli altri bimbi italiani. Molti cercano di confondere lo Ius Soli con l’immigrazione, ma sono due cose completamente diverse. Noi che siamo cresciuti nella generazione di Bob Kennedy e di Martin Luther King crediamo che questo sia un disegno, una speranza di un futuro migliore per tutto il nostro mondo”.

Il centrosinistra in quali aree e in quali settori dell’Italia deve recuperare?
“Soprattutto nelle parti più disagiate del Paese. La sinistra deve ancora recuperare nei confronti delle professioni, dei lavoratori autonomi e degli artigiani, anche se in questo periodo c’è stata molta attenzione in tal senso. Penso, però, che il Pd abbia anche un altro compito, cioè quello di creare una nuova classe dirigente che guardi al futuro. Ecco perché c’è bisogno di dare molto spazio ai giovani, di dare loro speranza, ma allo stesso tempo concretezza, perché i giovani possano diventare sin da ora coloro che ci guideranno nei prossimi anni”.

Ida Peritore

Spending review,
risparmiati 30 mld

EVIDENZA-Spending reviewDalla relazione annuale presentata al Parlamento italiano dal commissario straordinario alla revisione della spesa, Yoram Gutgeld, sono emersi risparmi per 29,94 miliardi nel 2017 che diventeranno 31,5 miliardi nel 2018. Sarebbero questi i dati realizzati dall’azione di spending review a partire dal 2014, ai fini dell’indebitamento netto della PA.

Significativi risparmi sono stati realizzati con il rafforzamento della centralizzazione degli acquisti della PA (+13% tra il 2014 ed il 2016). Tuttavia, la spesa per le forniture presidiata con il metodo Consip è salita del 27% nello stesso periodo.

Nel dossier letto in Parlamento alla presenza del Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e del Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si evidenzia per il triennio 2013-2016 anche la diminuzione del personale della PA nella misura del 3,8% (pari ad 85 mila dipendenti) maggiormente per effetto del blocco del turn-over con punte del 7% nei ministeri.

A fine del 2016, complessivamente, l’ammontare della spesa corrente al netto degli interessi sul debito e delle prestazioni previdenziali ed assistenziali, su cui si è concentrata la spending review, ammonterebbe a 368 miliardi mentre quella considerata aggredibile al netto dei trasferimenti UE e delle partite di giro sarebbe stata di 327,7 miliardi.

Il Commissario alla revisione ed alla razionalizzazione della spesa, Yoram Gutgeld, concludendo la presentazione a Montecitorio della Relazione annuale, ha detto: “Mi permetto di lanciare un appello alle forze politiche ed al Governo che verrà, di non mollare la presa”. Il Commissario straordinario ha anche osservato: “Considerando che questa legislatura si avvia alla chiusura, ci vuole tempo per tagliare, per cambiare le organizzazioni, per cambiare i meccanismi operativi”.

Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, è intervenuto alla relazione annuale della spending review annunciando l’arrivo di un decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri con nuove regole del Bilancio per consentire soprattutto ai Ministeri di poter programmare meglio le spese. Nel suo intervento ha anche detto: “Certo nella PA esistono sprechi, ma farla facile è uno sport abbastanza diffuso e tutto sommato non conviene. Da parte del Governo non c’è religione dei tagli ma aspirazione all’efficienza”.

Il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ha commentato a Montecitorio i contenuti della Relazione annuale illustrata dal Commissario straordinario del Governo per la razionalizzazione e revisione della spesa, Yoram Gutgeld. Puntualizzando ha anche detto: “Mi auguro che dopo la presentazione della spending review capiterà di leggere un po’ meno sulla stampa che in Italia la spending o non si è fatta o si è fatta male. Qualcuno continuerà a dirlo, ma qualcuno ci penserebbe due volte”.

Salvatore Rondello

Intercettazioni Consip. Nencini: “Violazione di ufficio”

consip“Qui non si tratta di essere amici o avversari di Matteo Renzi. Qui c’è una sola interpretazione possibile: le intercettazioni pubblicate sono tutte a favore dell’ex Capo del Governo. Ne sono felice ma non gioisco proprio perché la conversazione riguarda un padre e un figlio. C’è invece da domandarsi quale sia il rapporto tra alcune procure e la stampa. Una palese violazione d’ufficio, l’ennesima, di questo si tratta.”. È quanto ha affermato il segretario del Psi Riccardo Nencini riguardo all’intercettazione sulla telefonata tra Matteo Renzi e il padre Tiziano, indagato nell’ambito dell’inchiesta Consip.
Nel corso della telefonata pubblicata sul Fatto Quotidiano e firmato dal giornalista Marco Lillo, Matteo Renzi, alla vigilia dell’interrogatorio sul caso Consip, chiese al padre Tiziano di dire tutta la verità ai magistrati. Ma secondo i magistrati non ha alcuna rilevanza penale e anzi in relazione alla pubblicazione dell’intercettazione, la procura di Roma ha aperto intanto un fascicolo per violazione del segreto istruttorio e per pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale. E il ministro della Giustizia Andrea Orlando, tramite l’ispettorato generale, avrebbe avviato accertamenti in merito.
In quella telefonata, risalente al 2 marzo, subito dopo lo scandalo e l’inchiesta, l’ex Presidente del Consiglio incalza il padre: “Devi dire tutta la verità ai magistrati, non puoi dire che non conosci Mazzei perché è l’unico che conosco anche io”. Renzi appare molto preoccupato dall’interrogatorio al quale il padre sarà sottoposto e gli intima: “Devi ricordarti tutti i nomi e tutti i luoghi, non è più la questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorie”. E dopo le risposte vaghe del padre Tiziano, Matteo Renzi conclude: “Non puoi dire bugie, devi dire se hai incontrato Romeo una o più volte e devi riferire tutto quello che vi siete detti. Devi ricordarti che non è un gioco”.
Dopo la pubblicazione, il segretario del Pd ha risposto con un post su Facebook: “Nel merito queste intercettazioni ribadiscono la mia serietà visto che quando scoppia lo scandalo Consip chiamo mio padre per dirgli: ‘Babbo, questo non è un gioco, devi dire la verità, solo la verità’“.

In difesa di Matteo Renzi arriva anche Renato Brunetta. “Ho orrore per tutte le intercettazioni che non vengono utilizzate con le garanzie di legge all’interno di un processo. Ho orrore perché penso che non sia accettabile che una conversazione privata venga pubblicata sulla stampa, a prescindere dagli interlocutori, senza un’adeguata contestualizzazione. Ho orrore per tutto questo, perché vorrebbe dire che non esiste più la nostra vita privata, così siamo in un regime autoritario inaccettabile in cui poi gli amici degli amici possono avere accesso a queste intercettazioni e usarle a fini economici o politici”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Fi alla Camera, in un’intervista a Radio Cusano Campus, sulla telefonata tra Renzi e il padre pubblicata oggi da “Il Fatto”. “Non voglio entrare in questo sistema di massacro delle persone. Non importa che possano essere avversari politici, anzi a maggior ragione: massimo rispetto per gli avversari politici che si combattono con la politica. Non con altri mezzi inaccettabili”, conclude.

Consip. Respinta la mozione di sfiducia a Lotti

luca-lottiL’Aula del Senato boccia la mozione di sfiducia presentata dal M5S contro il ministro dello Sport Luca Lotti coinvolto nell’inchiesta Consip. I no alla mozione sono stati 161, i sì 52 e due gli astenuti. Presenti 219, votanti 215. Hanno votato no anche i senatori di Ala e i tre esponenti tosiani di “Fare!”

Alla base della mozione di sfiducia c’era l’indagine partita da Napoli, e arrivata per competenza a Roma, sulle presunte irregolarità in alcuni appalti della Consip, la centrale acquisti della Pubblica amministrazione. Il ministro è indagato per rivelazione di segreto d’ufficio a seguito delle dichiarazioni ai pm dell’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, che avrebbe raccontato di esser stato avvertito dell’indagine penale della procura, tanto da disporre anche una bonifica degli uffici.

Durissime le parole dei 5 Stelle che con la senatrice Taverna hanno illustrati la loro mozione. “Qui – ha detto Taverna – si sta difendendo non solo un ministro, si sta blindando il fedelissimo del giglio tragico toscano che siede nel Cda della fondazione renziana Opena insieme alla ministra Boschi”.

“Non possiamo accettare – ha detto il Senatore del Psi Enrico Buemi nella sua dichiarazione di voto – che si lasci a una semplice comunicazione di garanzia (e dico garanzia) il compito di decidere il destino politico e personale di una persona, alleata o avversaria politica. Noi siamo coerenti e non siamo in imbarazzo; non eravamo in imbarazzo ieri quando difendevamo le posizioni di colleghi avversari e non siamo in imbarazzo oggi, signor Presidente, nel difendere la posizione di un Ministro e di un Governo che sosteniamo”.

Il clima al Senato si presenta comunque incandescente e i toni infiammati, ma non ci dovrebbe essere nessuna sorpresa sui numeri. Se i Cinque Stelle vanno all’attacco, accusando Matteo Renzi di una “doppia morale” per salvare il suo braccio destro, il Pd ribalta l’accusa: il M5s è “garantista a giorni alterni”. Ma il fronte più caldo è quello che vede contrapposti i Dem agli ex compagni di partito di Mdp. L’ex esponente della minoranza Pd Gotor ha chiesto a Lotti di dimettersi dal suo incarico, “ma, se decide di rimanere, Gentiloni valuti la sospensione delle deleghe in particolare quella al Cipe che rischia di diventare di imbarazzo”. Insomma lo scontro nel Pd, tra chi è uscito e la maggioranza del partito continua anche se ora da gruppi parlamentari diversi. A Gotor ha risposto  il senatore Pd Andrea Marcucci, che ha definito il suo intervento “minaccioso nei confronti di Gentiloni e del suo governo: ne prendiamo atto e siamo convinti che non stesse parlando a nome del suo gruppo”. Ma Marcucci ne ha anche per i 5 Stelle. “Virginia Raggi – ha aggiunto – ha ricevuto tre avvisi di garanzia. Con la benedizione di Grillo, il sindaco di Roma continua ad esercitare legittimamente la sua funzione. Fu proprio Matteo Renzi a dichiarare la sua solidarietà alla Raggi, perché per noi la presunzione di innocenza vale per tutti. Perché – si è chiesto Marcucci – Virginia Raggi continua a fare il sindaco e Luca Lotti invece deve dimettersi?”. Insomma lo scontro nel Pd, tra chi è uscito e la maggioranza del partito continua anche se ora da gruppi parlamentari diversi.

“Non sono mai venuto meno al giuramento di servire l’Italia con disciplina e onore – ha detto Lotti in risposta alle accuse della mozione –  chi mi conosce sa che è la verità, forse difendersi dalle strumentalizzazione fa parte delle regole di un gioco forse barbaro ma noi respingiamo l’idea di fare di un’Aula una gogna mediatica senza uno straccio di prova”. “La mozione di sfiducia – ha detto ancora – mette in discussione quanto ho di più prezioso: la mia moralità prima che il mio ruolo politico. Con molta umiltà mi rivolgo a voi per respingere con determinazione questo tentativo”. “È in atto – ha aggiunto – un tentativo di colpire me non per quello che sono, ministro dello Sport, delega preziosa e cruciale di cui ringrazio Gentiloni e Mattarella, ma per quello che nel mio piccolo rappresento: si cerca di mettere in discussione lo sforzo riformista di questi anni cui ho preso parte partendo da Firenze. Non si può cercare di liquidare quell’esperienza attraverso la strumentalizzazione di un’indagine giudiziaria che farà il suo corso”.

A Palazzo Madama, secondo i calcoli dei Dem, i “no” alla sfiducia dovrebbero essere tra i 148 e i 150, contro gli 86 sì dei Cinque Stelle. I voti contro la sfiducia potrebbero salire se i verdiniani di Ala decidessero di restare in Aula, ma tra i Dem c’è chi auspica che lascino l’emiciclo, per non dare l’impressione che il ministro venga aiutato da Verdini. Usciranno invece dall’Aula Forza Italia e i 14 bersaniani di Mdp.

Consip, Padoan: “L’AD Marroni non sarà rimosso”

padoan 3Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, fa scudo sull’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni. “L’ad di Consip non si trova in una condizione per la quale lo statuto della società contempli la decadenza”. È questa la stringata risposta di Padoan, durante il question time alla Camera, alle interrogazioni di Sinistra italiana e Forza Italia che chiedevano chiarimenti su Marroni.
Padoan ha inoltre ricordato che l’attuale Consiglio di amministrazione della Consip resterà in carica fino all’approvazione del bilancio 2017. Il titolare del Mef ha precisato che Marroni aveva il profilo idoneo per essere nominato amministratore delegato di Consip, “previa verifica dei requisiti di eleggibilità, professionalità, onorabilità e autonomia” previsti dalle norme e che è “avvenuta da parte degli uffici del dipartimento del Tesoro sulla base delle significative esperienze attestate dal suo profilo professionale”.
Non ci sono quindi gli estremi per la decadenza di Luigi Marroni dalla carica di amministratore delegato di Consip, la centrale nazionale di acquisto di beni e servizi per la PA sulla quale grava un’inchiesta della magistratura sugli appalti.
Nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Consip, è stato arrestato a inizio marzo a Napoli l’imprenditore Alfredo Romeo con l’accusa di corruzione. Nello stesso sono indagati tra gli altri, con accuse diverse, il ministro dello Sport Luca Lotti, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio; l’imprenditore Tiziano Renzi (padre dell’ex premier Matteo Renzi), indagato per traffico di influenze; il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette, l’ex parlamentare di Alleanza Nazionale Italo Bocchino e Carlo Russo, un imprenditore farmaceutico toscano amico di Tiziano Renzi. I magistrati indagano su una presunta mazzetta da 100.000 euro che sarebbe andata a un dirigente della Consip.
Nel frattempo la procura di Roma dice no alla scarcerazione di Alfredo Romeo, principale indagato nell’inchiesta Consip, detenuto a Regina Coeli dal primo marzo scorso per corruzione. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo ed il sostituto Mario Palazzi hanno espresso il proprio parere sulla richiesta di revoca dell’ordinanza di custodia cautelarec avanzata dalla difesa di Romeo. La decisione del gup Sturzo è prevista entro la fine della settimana.

Consip: Nencini, Di Maio garantista a intermittenza

grillo e di maioL’indagine Consip continua con la trasferta fiorentina per il pm di Napoli Henry John Woodcocok e il pm di Roma Mario Palazzi che oggi interrogheranno l’imprenditore di Scandicci, Carlo Russo. Intanto è cominciato a a Roma l’interrogatorio di Tiziano Renzi, il padre dell’ex presidente del Consiglio indagato dalla procura per traffico di influenze nell’ambito dell’inchiesta Consip. Dovrà rispondere alle domande del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Mario Palazzi sul suo, presunto, ruolo nella vicenda.

Un caso che rischia di avere ripercussioni sulla stabilità dell’esecutivo, tanto che nel Consiglio dei ministri di oggi il premier Paolo Gentiloni è tornato a chiedere ai responsabili di governo di lasciare fuori l’esecutivo dallo scontro in atto in queste ore tra le forze politiche. Gentiloni in questi giorni non è entrato nelle vicende giudiziarie e non intende farlo, anzi ha sottolineato la necessità – viene riferito – di tenere i toni bassi e di evitare che ci sia un clima di tensione che possa coinvolgere il governo e l’attività del Parlamento.

“Non ho motivo di dubitare – ha detto il segretario del PSI, Riccardo Nencini – dei chiarimenti già forniti dal Ministro Lotti. Il garantismo o c’è o non c’è. Non esiste essere garantista a intermittenza. È una fattispecie naturale per Di Maio”. parlando del Governo Nencini ha aggiunto: “Proprio mentre si chiede responsabilità nel sostegno pieno e leale al governo, c’è chi ritiene che solo una parte delle forze politiche di questo esecutivo possa costituire la futura coalizione riformista che si candida a guidare l’Italia”. “Mi associo a chi pretende chiarezza. A forza di battezzare tizio e isolare caio si rischia di buttare tutto il lavoro di questi anni. La linea di confine non è solo tra destra e sinistra. È’ tra chi vuole un’Europa diversa e chi vuole tornare alla lira”- ha concluso.

Sulla stessa linea Fabrizio Cicchitto, esponente di Ncd e presidente della Commissione esteri della Camera che ha parlato di indecente linciaggio per T.Renzi e Lotti. “Il circo mediatico-giudiziario in azione è sempre lo stesso da anni e sta distruggendo l’Italia”.

Intanto la con una lettera inviata al presidente del Senato Grasso, il Movimento 5 Stelle chiede che si convochi subito la conferenza dei capigruppo per “metterci in condizione” di  chiedere di calendarizzare subito in Aula la mozione di sfiducia al ministro dello sport Luca Lotti, depositata dal Movimento nei giorni scorsi. La riunione dei presidenti dei gruppi potrebbe essere convocata già martedì prossimo.

Consip tra accuse e veleni. Orlando: “Noi parte offesa”

marroni

Luigi Marroni, ad di Consip

“Mi sembra di vivere un incubo. Non ho mai chiesto soldi. Non li ho mai presi. Mai. E credo che i magistrati abbiano tutti gli strumenti per verificarlo”. Il day after la svolta nell’inchiesta sugli appalti Consip e l’arresto dell’imprenditore Alfredo Romeo, Tiziano Renzi, padre dell’ex presidente del Consiglio, affida a una nota la sua ‘difesa’: “Non vedo l’ora che venga fuori la verità – scrive – voglio essere interrogato, voglio che verifichino tutto di me, non ho nulla da nascondere. Nulla. Non ho mai fatto cene segrete in bettole in vita mia, come scrive qualcuno”.

Ma mentre anche i legali di Romeo assicurano che il loro assistito, incontrato in carcere, “è combattivo e lucido” e spiegano di essere al lavoro sull’ordinanza cautelare, “L’Espresso” anticipa on line i contenuti di un’inchiesta incentrata sulle accuse che Luigi Marroni, ad di Consip, avrebbe mosso proprio a Tiziano Renzi e a Denis Verdini quando, il 20 dicembre scorso, fu sentito come ‘persona informata dei fatti’ dai pm napoletani Henry John Woodcock e Celeste Carrano.

“Marroni comincia a parlare subito – scrive il settimanale – facendo saltare dalla sedia i magistrati. Il dirigente renziano racconta infatti di un vero e proprio ‘ricatto’ subito da un sodale di Tiziano Renzi, l’imprenditore Carlo Russo.Riferisce di pressanti ‘richieste di intervento’ sulle Commissioni di gara per favorire una specifica società; di ‘incontri’ riservati con il papà di Renzi a Firenze; e di ‘aspettative ben precise’ da parte di ‘Denis Verdini e Tiziano Renzi’ in merito all’assegnazione di gare d’appalto indette dalla Consip del valore di centinaia di milioni di euro”.

In un’intervista a “La Repubblica”, lo stesso Marroni racconta di aver presentato le dimissioni al ministro Padoan, “sia per tutelare l’azienda sia per la mia persona. Il ministro mi ha confermato la fiducia e invitato ad andare avanti. Cosa che faccio, ringraziandolo per la stima. Vado avanti con l’amarezza che la Consip sia portata al disonore della cronaca, e che questo magari impatti sul lavoro di centinaia di persone oneste”.

In merito alle presunte “pressioni” subite, l’ad della Consip ed ex assessore alla Sanità della Regione Toscana, ammette: “Da molti  anni occupo posizioni che mi danno potere decisionale, così la gente pensa di potermi chiedere favori e che io possa farli. Il segreto è uno solo: non fare questi favori, lasciare che te li chiedano e non farli. Anche se dire no magari comporta un prezzo”.

L’indagine Consip? “Noi siamo parte offesa”. “E’ una vicenda sottoposta a indagine e come ministro non posso fare nessuna sottolineatura, è presto anche per un giudizio di carattere politico”, dice il guardasigilli Andrea Orlando, mentre per il ministro degli Esteri Angelino Alfano “è una iperbole infondata dire che l’inchiesta Consip abbia ricadute sul governo. Come si è stati garantisti nei confronti di qualunque cittadino, lo si è nei confronti del padre di Renzi e di coloro che sono coinvolti”.

Di tutt’altro avviso il Movimento 5 stelle: “Quando la bomba atomica Consip esploderà sui partiti, non ci sarà riparo per  nessuno”, attacca il blog di Beppe Grillo. “Oggi più che mai c’è bisogno di onestà nelle istituzioni. Non è accettabile che il più alto livello della politica sia corrotto mentre la povertà dilaga, la disoccupazione aumenta e le imprese chiudono”. “La vicenda Romeo e Tiziano Renzi, Consip, l’arresto dell’imprenditore con l’accusa di  corruzione sono fatti gravi”, sottolinea anche il governatore della Toscana, Rossi, ma “per noi vale, come sempre, il principio di presunzione di innocenza. Alla magistratura, di cui rispettiamo il lavoro, chiediamo di fare presto” ma “dal punto di vista politico non si può che avere un sentimento di amarezza e dolore”.