Le ferie sono un diritto. Quando vanno pagate quelle non godute

Inps

A LUGLIO CROLLO RICHIESTE CIGS

Continuano a diminuire le richieste di cassa integrazione: a luglio le aziende hanno chiesto 14,5 milioni di ore di cassa con un calo del 25,7% rispetto a giugno e del 57,4% in confronto a luglio 2017. Nei primi sette mesi sono state chieste 139,5 milioni di ore di cassa con una flessione del 37,9% rispetto ai 224,6 dei primi sette mesi del 2017. Si sfiorano i livelli dei primi sette mesi del 2008, prima della crisi economica quando erano 118,27 milioni.

A giugno crescono invece le richieste di disoccupazione: nel complesso – secondo quanto si legge nell’Osservatorio sulla Cassa integrazione dell’Inps – sono state presentate 139.390 domande di NASpI e 2.081 di DisColl. Nello stesso mese sono state inoltrate 714 richieste di ASpI, miniASpI, disoccupazione e mobilità, per un totale di 142.185 domande, il +5,5% in confronto al mese di giugno 2017 (134.756 istanze). Rispetto a maggio si registra un aumento del 38,3%. Nei primi sei mesi dell’anno si registra una crescita del 4,9% con il passaggio da 726.232 a 762.228 domande nel complesso.

Tra gennaio e giugno 2018 i datori di lavoro privati hanno fatto nel complesso 3.892.000 assunzioni (+6,9%) mentre le cessazioni sono state 3.001.000 (+12,0%) con un saldo positivo di 891.000 contratti. Lo rileva l’Inps nell’Osservatorio sul Precariato sottolineando che per i contratti a tempo indeterminato la variazione netta è stata positiva per 140.000 unità. Il risultato è stato possibile anche grazie al buon andamento delle trasformazioni da tempo determinato a indeterminato (+84.000) che registrano un progresso del 58,7% sul primo semestre 2017.

Ferie non godute

QUANDO VANNO PAGATE

Le ferie sono un diritto irrinunciabile per il lavoratore, come sancito dall’articolo 36 della Costituzione. Ciò significa che il datore di lavoro non può impedire al dipendente di godere delle ferie di cui ha diritto e che il lavoratore, invece, non può assolutamente rinunciarci.

Non si può rinunciare alle ferie neppure dietro la promessa di ricevere una somma in denaro. Permettere all’azienda di pagare le ferie, infatti, sarebbe un disincentivo al loro utilizzo.

Nel dettaglio la legge sull’orario di lavoro – dlgs 66/2003 – stabilisce che il dipendente abbia diritto a 4 settimane di ferie ogni anno, 2 delle quali devono essere godute entro l’anno di maturazione in maniera consecutiva. Le altre 2 settimane, invece, devono essere godute entro i 18 mesi successivi, scaduti i quali l’Inps le considera comunque fruite dal punto di vista contributivo e quindi i datori di lavoro vi devono versare i contributi come se queste fossero state godute. Le ferie residue, quindi, non possono essere monetizzate dal dipendente, se non in alcuni casi eccezionali. Ad esempio, il dipendente assunto con contratto a tempo determinato con durata inferiore a un anno può rinunciare al godimento delle ferie maturate e chiedere all’azienda che queste gli vengano retribuite una volta concluso il rapporto lavorativo. Vengono pagate, inoltre, le ferie residue (quelle maturate durante l’anno e nei 18 mesi precedenti) al dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato in caso di scioglimento anticipato del rapporto di lavoro.

C’è un altro caso, infine, in cui il lavoratore può farsi pagare le ferie. Bisogna infatti sapere che alcuni Ccnl prevedono delle regole più vantaggiose per i lavoratori, riconoscendo loro più giorni di ferie rispetto a quelli previsti dalla normativa vigente. Per questo motivo la legge riconosce loro la possibilità di monetizzare le ferie che eccedono le 4 settimane. Solo in questo caso, quindi, in alternativa al loro godimento si può richiedere il pagamento di un’indennità sostitutiva delle ferie.

Corte di Cassazione

AMIANTO: ULTIME NOVITÀ

Per avere diritto alla maggiorazione contributiva a seguito di esposizione all’amianto durante l’attività lavorativa, non è necessario che il lavoratore fornisca i dati esatti relativi alla frequenza e alla durata dell’esposizione. È sufficiente che si accerti tramite consulenza tecnica la rilevante probabilità di esposizione al rischio. Sulla base di questo ragionamento la Cassazione, con l’ordinanza 20934/2018 , ha accolto parzialmente il ricorso presentato da un lavoratore nei confronti dell’Inps.

L’accertamento della soglia minima di esposizione all’amianto necessaria per il conseguimento delle maggiorazioni contributive sulla pensione può essere accertata anche tramite elementi presuntivi. Lo ha precisato la Corte di Cassazione con l’ordinanza numero 20934/2018 depositata recentemente con la quale i giudici del Supremo Collegio hanno accolto le doglianze di un lavoratore ribaltando la sentenza della Corte d’Appello di Napoli. Il lavoratore aveva chiesto l’accertamento del diritto alla maggiorazione contributiva per esposizione all’amianto prevista dall’art. 13, comma 8 della legge 257/1992 per l’attività espletata a bordo di diverse navi come operaio motorista e frigorista allorché era stato esposto all’amianto senza adozione da parte datoriale di adeguate misure di protezione.

La Corte d’Appello aveva rigettato la domanda in quanto l’assicurato, sprovvisto della certificazione Inail di esposizione ultradecennale all’amianto, non era riuscito a dimostrare della soglia minima di esposizione prevista dal d.lgs. 277/1991 (100 ff/l per oltre dieci anni) limitandosi a pretendere il riconoscimento dell’invocato diritto sulla scorta della mera presenza di amianto nei luoghi di lavoro e del rischio di contrarre malattie professionali. Secondo la Corte d’Appello, in sostanza, l’assicurato sarebbe stato tenuto ad indicare e provare la c.d. soglia qualificata tramite un’apposita Ctu che nel caso di specie non era stato possibile esperire anche in ragione dell’elevato numero delle navi a bordo della quali egli aveva lavorato.

La tesi della Cassazione

La Corte di Cassazione ha tuttavia sconfessato, a seguito del ricorso presentato dai legali dell’assicurato, l’impostazione seguita dalla Corte di Merito. Accusata di essere troppo restrittiva. Secondo i giudici di Piazza Cavour, al fine di non rendere impossibile il riconoscimento del beneficio gravando il lavoratore di una probatio diabolica, sotto il profilo probatorio non risulta necessario che il lavoratore “fornisca la prova atta a quantificare con esattezza la frequenza e la durata dell’esposizione, potendo ritenersi sufficiente, qualora ciò non sia possibile, avuto riguardo al tempo trascorso e al mutamento delle condizioni di lavoro, che si accerti, anche a mezzo di consulenza tecnica, la rilevante probabilità di esposizione del lavoratore al rischio morbigeno, attraverso un giudizio di pericolosità dell’ambiente di lavoro, con un margine di approssimazione di ampiezza tale da indicare la presenza di un rilevante grado di probabilità di superamento della soglia indicata dalla legge (Cass. Sez. L, Sentenza n. 16119 del 01/08/2005, Sez. L, Sentenza n. 19456 del 20/09/2007)”.

In altri termini, in assenza di certificazione Inail, l’accertamento della soglia qualificata di esposizione può essere compiuto mediante il ricorso ad elementi di tipo presuntivo in tutti i casi in cui non sussista la materiale possibilità di accertare tramite Ctu il livello di inquinamento all’interno del luogo di lavoro, per il tempo trascorso e la rimozione delle fonti di inquinamento. Per tale ragione la Corte ha cassato la sentenza impugnata dall’assicurato rinviando la causa alla Corte d’Appello in diversa composizione.

Istat

PEGGIORA LA FIDUCIA DELLE FAMIGLIE E DELLE IMPRESE

Peggiora ad agosto il clima di fiducia di famiglie e imprese. Secondo le rilevazioni dell’Istat l’indice che misura la fiducia dei consumatori è sceso da 116,2 di luglio a 115,2; mentre l’indice composito del clima di fiducia delle imprese è passato da 105,3 a 103,8.

La flessione dell’indice di fiducia dei consumatori è dovuta principalmente al deterioramento della componente economica (da 141,3 a 136,6), mentre quella personale aumenta per il secondo mese consecutivo passando da 107,8 a 108,5. Un calo contenuto caratterizza sia il clima corrente (da 113,3 a 112,8) che quello futuro (da 120,9 a 119,3).

Guardando alle imprese, il clima di fiducia registra una dinamica negativa più accentuata nel settore manifatturiero (da 106,7 a 104,8) e nei servizi (da 105,9 a 104,7) rispetto alle costruzioni (da 139,9 a 139,3); in controtendenza il commercio al dettaglio dove l’indice aumenta da 102,7 a 104,2.

Carlo Pareto

Consumatori, fiducia stabile in Europa

consumatori

L’indice di fiducia dei consumatori, rilevato da GfK nei 28 stati dell’Unione Europea, è rimasto relativamente stabile nei primi mesi del 2018. L’indice è calato leggermente a marzo, assestandosi a 20,6 punti. In Italia, invece, diminuiscono ancora le aspettative economiche, mentre migliorano quelle relative al reddito. Per il 2018, GfK prevede un aumento della spesa delle famiglie europee compreso tra 1,5 e 2 punti percentuali in termini reali. In Italia, sempre secondo Gfk, l’incertezza politica indebolisce le aspettative economiche che i risultati elettorali non hanno contribuito a migliorare. Nel frattempo, a marzo 2018 c’è stata una diminuzione della Cassa integrazione. Le ore autorizzate sono state 21,94 milioni con un calo del 5,3% rispetto a febbraio e del 40,9% su marzo 2017. Lo ha comunicato oggi l’Inps nell’Osservatorio sulla cassa integrazione spiegando che nei primi tre mesi dell’anno sono stati autorizzati nel complesso 62,39 milioni di ore con un calo del 38,68% sui primi tre mesi del 2017. Nel mese di febbraio sono arrivate all’Inps complessivamente 108.405 domande di disoccupazione, con un calo del 38,1% rispetto alle 175.210 arrivate a gennaio 2018. Però, le domande di disoccupazione sono cresciute del 2,3% rispetto a febbraio 2017.  Nei primi due mesi del 2018, sono arrivate all’Istituto 283.615 domande di sussidio con un aumento del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2017.

Per GfK, nel primo trimestre del 2018 i consumatori europei si sono dimostrati molto meno ottimisti, rispetto alla fine dello scorso anno. Tutti i Paesi che avevano visto un forte incremento dell’indice di fiducia nel corso del 2017, hanno registrato una flessione nei primi mesi dell’anno.

In media, le aspettative economiche dei Paesi dell’Unione Europea si sono assestate a 15 punti a marzo 2018, due punti in meno rispetto a dicembre 2017. In Francia e in Austria il clima positivo sembra essersi temporaneamente affievolito dopo le elezioni. Al contrario, i consumatori della Repubblica Ceca e del Belgio sembrano essere molto più ottimisti rispetto all’economia dei propri Paesi.

Le aspettative di reddito continuano invece a crescere in tutta Europa. Nei primi tre mesi dell’anno, questo indicatore è salito di 1,3 punti, raggiungendo quota 16,3 punti a marzo. Particolarmente ottimisti sono i consumatori di Gran Bretagna e Bulgaria, che hanno fatto registrare una crescita a due cifre dell’indicatore sulle aspettative di reddito. Trend negativo invece in Francia e Spagna.

Nel primo trimestre del 2018, l’indice che misura la propensione all’acquisto dei cittadini europei ha registrato, in media, un calo di 1,3 punti, stabilizzandosi a 19,7 punti a fine marzo. In controtendenza il dato della Repubblica Ceca, che continua a crescere e evidenzia l’umore generalmente positivo dei consumatori cechi.

Sul versante dell’Italia nel primo trimestre del 2018, i consumatori italiani hanno vissuto un periodo di incertezza e i risultati delle elezioni non sono riusciti a risollevare l’umore della popolazione.

Le aspettative economiche degli italiani continuano a scendere anche in questo trimestre, seppure in maniera meno drastica rispetto allo spesso periodo del 2017. A fine marzo, l’indicatore che misura le aspettative economiche si è assestato a -28,1 punti, 4,3 punti in meno di quelli registrati alla fine del 2017.

Per contro, le aspettative di reddito mostrano un andamento positivo e a marzo 2018 l’indicatore ha raggiunto i 4,4 punti, con una crescita di 5,5 punti. Si tratta di un valore in crescita sia rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (quando era arrivato a -8,9 punti) sia rispetto a dicembre 2017.

Peggiora invece la propensione all’acquisto dei consumatori italiani nel primo trimestre del 2018. Rispetto agli alti livelli raggiunti a dicembre 2017, l’indicatore ha registrato un calo di 5,4 punti e a marzo 2018 stabilizzandosi a 15,7 punti.

Dall’indagine di GfK è emersa un’Europa a più velocità tendenzialmente stabile nella media. L’Italia, tra luci ed ombre, a seguito dei recenti risultati elettorali, resta in un clima di incertezze con valutazioni negative fatte dai consumatori.

Salvatore Rondello

Istat, in calo fiducia dei consumatori e delle imprese

spesa-carrello

A novembre 2017 l’indice del clima di fiducia dei consumatori torna a diminuire passando da 116,0 a 114,3; anche l’indice composito del clima di fiducia delle imprese registra un lieve calo (0,3 punti percentuali) spostandosi da 109,1 a 108,8. Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono in diminuzione seppur con intensità diverse: la componente economica e quella futura registrano un calo più deciso (da 143,3 a 139,2 e da 121,6 a 119,8 rispettivamente) mentre il deterioramento è più contenuto per la componente personale (da 105,9 a 105,7) e corrente (da 111,5 a 110,1).

Più in dettaglio, si evidenzia una diminuzione del saldo relativo sia ai giudizi sia alle aspettative sulla situazione economica del paese nonché un aumento delle aspettative sulla disoccupazione; per quanto riguarda la situazione personale, i giudizi sulla situazione economica della famiglia sono in peggioramento mentre le aspettative sono in aumento.

Con riferimento alle imprese, nel mese di novembre segnali eterogenei provengono dai climi di fiducia dei settori indagati. In particolare, il clima di fiducia rimane sostanzialmente stabile nel settore manifatturiero (da 110,9 a 110,8), aumenta nelle costruzioni e nei servizi (i climi passano, rispettivamente, da 130,3 a 132,1 e da 107,7 a 108,2); invece, il commercio al dettaglio registra una diminuzione (da 113,2 a 110,0).

Passando ad analizzare le componenti dei climi di fiducia si segnala che, nel comparto manifatturiero, continua il recupero dei giudizi sul livello degli ordini in atto ormai dallo scorso settembre mentre le attese sulla produzione registrano un lieve calo; le scorte di magazzino sono giudicate in accumulo. Nel settore delle costruzioni, l’aumento dell’indice è trainato da un miglioramento dei giudizi sugli ordini in presenza di aspettative sull’occupazione sostanzialmente stabili.

Per quanto riguarda i servizi, l’incremento dell’indice di fiducia riflette un generale miglioramento di tutte le sue componenti. Nel commercio al dettaglio si registra un peggioramento sia dei giudizi sulle vendite correnti sia delle aspettative sulle vendite future; le scorte di magazzino sono giudicate in accumulo.

Redazione Avanti!

Molise, il treno che
non risolve i problemi

treno-swingSiamo stati all’inaugurazione del nuovo treno swing, treno emblema delle nuove ferrovie molisane, treno da anni annunziato, perso, ritrovato, inseguito, finalmente materializzato. Treno emblema anche per questo, della volontà di cambiare, delle speranze frustrate e infine, dal fondo della stazione, appare e si avanza. Simbolo a tutto tondo di quel che vorremmo essere e non riusciamo e infine un piccolo punto fermo, piccolo, ma l’abbiamo messo. L’atmosfera che si respirava ci è apparsa questa, indubbiamente di festa ma con la gioia della soddisfazione, contenuta, senza enfasi, anche nei brevi e pochi discorsi delle autorità; potrebbe anche essere il clima di una svolta, chissà!

E così, senza retorica che sarebbe stata del tutto fuori luogo, il primo swing del Molise ha assunto, a noi pare, un valore che va oltre quello materiale e dell’evento. Anche noi abbiamo vissuto quest’atmosfera per il nuovo treno, risultato di un lungo impegno, di una rivendicazione anche nostra più larga, progettuale, ostinata e non priva di speranza, ma non inconsapevole di come il cammino sia lungo e difficile.

In questo quadro registriamo le dichiarazioni dell’Assessore Nagni e del Presidente Frattura confermanti la volontà di perseguire il disegno di un sistema di trasporto basato sulla valorizzazione e rinascita del patrimonio rotabile con il finanziamento disponibile per elettrificare la linea da Roccaravindola a Isernia e poi Isernia Boiano e poi… E’ la nostra idea di sempre, noi ci saremo a vigilare, sollecitare, a lottare in maniera democratica, nonviolenta, dialogante, esigente!

Ciò detto resta il quotidiano. Il nuovo treno non risolve i problemi del trasporto ferroviario in Molise. Trenitalia, con il nuovo contratto di servizio ha accettato regole più esigenti ma restano tra i tanti due problemi che poniamo da tempo, fondamentali per la gestione della tratta ancora affidata a un parco rotabile vetusto: l’officina o un punto di manutenzione a Campobasso per le riparazioni, il ritorno del DCO (Direzione Centrale Operativa) per la gestione del movimento sulla nostra linea a binario unico.

Vogliamo fare cose non da poco, noi ci stiamo, ma intanto non facciamo cose semplici, ostacolate per “burocratiche chiusure”, cose che tutti intendono come sagge e adeguate alla bisogna.

Filippo Poleggi

Presidente Movimento Consumatori

QUALCOSA SI MUOVE

istat-produzione-industrialeLa produzione industriale a febbraio 2017 cresce dell’1% rispetto a gennaio 2017 secondo le statistiche Istat, che mostrano un rimbalzo dopo il risultato negativo di inizio anno. Rispetto a febbraio 2016 c’è un aumento dell’1,9% nei dati corretti per gli effetti di calendario e un calo del 2% nei dati grezzi, a causa della differenza dei giorni lavorati, uno in meno. Sul mese risultano in espansione i beni strumentali (+2,9%) e i beni intermedi (+2,2%), diminuisce invece la produzione nell’energia (-6,2%) e nei beni di consumo (-0,2%).

Nella media dei primi due mesi dell’anno la produzione è aumentata dello 0,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I dati su base annua corretti registrano un “significativo aumento nel comparto dell’energia (+7%) e, in misura più limitata, nel comparto dei beni intermedi (+2,4%); diminuzioni segnano invece i beni strumentali (-1,5%) e i beni di consumo (-1,1%)”, osserva l’Istat.
Per quanto riguarda i settori di attività economica, a febbraio 2017 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+10,9%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+4,5%) e della attività estrattiva (+4%). Le diminuzioni maggiori si registrano nei ettori della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-5,8%), della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi ?(-5,4%) e delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-5%). Un vero proprio balzo in avanti lo registra il settore auto che in Italia aumenta dell’8,5% a febbraio 2017 rispetto all’anno precedente.

I consumatori però non festeggiano affatto. Anzi, per Federconsumatori e Adusbef , la crescita della produzione industriale registrata dall’Istat a febbraio non è “dovuta ad un incremento della domanda di beni da parte delle famiglie, che anzi continuano a fare i conti con rinunce e tagli”. Infatti secondo l’analisi dall’Onf (Osservatorio Nazionale Federconsumatori) è in calo persino la spesa nel settore alimentare, diminuita del -12,6% dal 2008 a oggi.

“Tale contrazione è segno che le famiglie stanno vivendo una situazione di estremo disagio, confermata anche dai gravi tagli avvenuti sulle spese per la salute, con vere e proprie rinunce alle cure (dal 2008 la spesa relativa a questo delicatissimo settore è diminuita del -28,9%)”, si legge in una nota. “Dati e cifre che richiedono a gran voce interventi in grado di dare un svolta alla nostra economia, improntata alla crescita, ma soprattutto alla ripresa occupazionale”.

Per quanto riguarda marzo però, il Centro studi di Confindustria rileva un calo della produzione industriale dello 0,4% su febbraio, quando c’è stato un incremento dell’1% su gennaio, come comunicato oggi dall’Istat. L’andamento dell’attività industriale nei mesi di febbraio e marzo, spiega il Csc nell’indagine rapida sulla produzione industriale, “risente negativamente del venir meno della spinta alla produzione di energia elettrica, che pesa l’8,3% sull’indice generale, che era stata data dalla minore produzione di fonte nucleare francese e che lo aveva sostenuto nella seconda metà del 2016. In febbraio la generazione di elettricità è arr
etrata del 7,1% su gennaio e in marzo tale andamento negativo dovrebbe proseguire”. Nel primo trimestre 2017, indica quindi il Csc, la produzione industriale cala dello 0,6% congiunturale (dopo +1% nel quarto trimestre 2016).

I dati diffusi oggi dall’Istat sull’industria sono stati commentati su twitter da diversi senatori del Pd. “C’è ancora tanto da fare, ma Italia riparte, finalmente, non è più solo un auspicio. Sono fatti”, scrive Magda Zanoni, mentre Mauro Del Barba twitta: “Che bello essere ripetitivi quando i dati sono positivi! Le riforme servono. “Ancora dati positivi sulla produzione industriale, riprendiamo a crescere”, è il tweet di Pamela Orrù.

Istat, a novembre si ferma fiducia dei consumatori

Istat-Fiducia-consumatoriNel rapporto dell’Istat sugli italiani, la fiducia dei consumatori italiani a novembre rimane sostanzialmente stabile (da quota 108 di ottobre a quota 107,9) per il presente e per il breve periodo. Per la componente futura continuano a manifestarsi le preoccupazioni di un peggioramento. Le grandi incertezze dell’effetto Trump sulla scena mondiale destano forti preoccupazioni. Gli uomini forti e decisionisti al potere che con egoismo cercano di ottenere tutto e subito, come insegna la storia, finiscono per creare gravi disastri all’umanità. Anche il clima di fiducia delle imprese è piuttosto stabile ma con lievi variazioni in peggioramento (da 101,7 a 101,4) per tutti i settori tranne per il commercio.

Il momento storico di incertezze che stiamo vivendo, produce effetti umorali opposti. A momenti in cui sembra che possano nascere delle speranze, si alternano i momenti di pessimismo e di sfiducia sulle prospettive future.

In questo clima, gli italiani fanno meno figli e sempre più in tarda età. Il calo demografico è stato fotografato dall’Istat. Nel 2015 sono nati 17.000 bambini in meno rispetto al 2014 e per i primi sei mesi del 2016 i nuovi nati sono diminuiti del 6% rispetto all’anno precedente triplicando la percentuale di diminuzione di un anno fa.

Il calo della natività riguarda sia gli italiani che gli stranieri residenti in Italia. Nelle coppie di genitori entrambi italiani la natalità è scesa a 385.014 nel 2015 con una riduzione di oltre 95.000 dai valori di sette anni fa. Per il secondo anno consecutivo, calano anche i nati con almeno un genitore straniero. Nel 2015 con 100.766 nati rappresenta il 20,7% del totale dei nati, rispetto ai 104.056 nati del 2014.

Per i nati da genitori entrambi stranieri, nel 2015 sono 72.096, in diminuzione di quasi tremila rispetto al 2014 (in flessione anche la quota sul totale delle nascite pari al 14,8%).

Considerando la cittadinanza delle madri straniere, nella classificazione, si trovano al primo posto per numero di figli iscritti all’anagrafe le donne rumene (con 19.123 nati nel 2015) seguite dalle donne marocchine (11.888), albanesi (9.257) e cinesi (4.070). Per la maggior parte delle donne cinesi e giapponesi residenti in Italia, bisogna tenere conto che per gli effetti dei loro principi nazionalistici di appartenenza, vanno a partorire in Cina o Giappone e le nascite non vengono registrate nell’apposito registro dell’anagrafe italiana.

Crescono i nati da genitori non coniugati, quasi 140.000 nel 2015 rappresentando il 28,7% del totale del totale (al Centro–Nord l’apice supera il 31%). I nati all’interno di un matrimonio continuano a diminuire sensibilmente. Nel 2015 sono 346.169 (quasi 120.000 in meno dalle nascite di sette anni prima). La flessione in parte è dovuta al calo dei matrimoni con un divario di circa 52.000 nozze in meno tra il 2008 ed il 2015.

Dai dati emerge l’aumento dell’età media delle donne per la maternità. Nel 2015, l’8,3% dei nati ha una madre di almeno 40 anni. Soltanto il 10,3% dei nati ha una madre di età inferiore a 25 anni di età. La posticipazione della maternità è più accentuata per le donne italiane (il 9,3% per le over 40 supera la percentuale per le under 25). Il numero medio di figli per donna scende a 1,35 (1,46 nel 2010). Le donne italiane hanno in media 1,27 figli nel 2015 (1,34 nel 2010) mentre le cittadine straniere residenti hanno in media 1,94 figli (2,43 nel 2010).

Alla posticipazione dell’età di maternità, contribuisce l’innalzamento dell’età di ingresso nel mercato del lavoro con un lavoro stabile e non precario. Le problematiche di certezza reddituale da lavoro e la situazione di crisi economica e sociale in atto, hanno rivoluzionato anche il rapporto di coppia che tende a sfuggire alle costose cerimonie celebrative delle nozze.

Un altro dato da non sottovalutare emerge dalla rilevazione dell’Istat: l’Italia diventa sempre più un paese multietnico.

Salvatore Rondello

Telepass. Arriva la multa dell’Antitrust di 200mila euro

A far rispettare la legge stavolta ci pensa l’Antitrust che dà ragione alle lamentele portate avanti dalle associazioni dei consumatori e infligge una multa di 200mila euro a Telepass s.p.a per aver attivato un servizio che, senza ottenere il preventivo consenso degli abbonati, ha di fatto causato un raddoppio del canone.
Lo annuncia una nota dell’Autorità precisando che la sanzione irrogata ha tenuto conto del fatto che Telepass, a partire da dicembre, attuerà un meccanismo di opt-in, tale da permettere una scelta consapevole dei consumatori circa l’attivazione del nuovo servizio. Telepass Spa, si legge nel comunicato di Antitrust dal primo gennaio 2016 ha proceduto alla unificazione dei servizi Opzione Premium e Opzione Premium extra, servizi accessori al servizio di pagamento elettronico del pedaggio autostradale, offrendo così soltanto il nuovo servizio Premium. In tal modo, Telepass ha attivato nei confronti dei clienti già sottoscrittori del contratto Opzione Premium (che prevedeva il servizio di assistenza solo in autostrada) un nuovo servizio (il soccorso sull’intera viabilità stradale), conseguentemente applicando, a partire dal 1 gennaio 2017, un aumento del canone (da 0,78 a 1,50 euro mensili), senza chiedere preventivamente il consenso espresso.
Nelle e-mail di annuncio del cambio di tariffa, si prospettava l’adesione tacita del cliente in caso di mancata risposta entro 60 giorni dal suo ricevimento.
Secondo l’Authority, inoltre, la prassi di Telepass sulla comunicazione e il cambio di tariffa “non è risultata rispettosa dei canoni di diligenza esigibili da un operatore quale Telepass, ed è stata in grado di condizionare indebitamente le scelte economiche dei consumatori”.
L’Autorità, per i contratti sottoscritti dal 13 giugno 2014, ha così ritenuto violato anche l’articolo 65 del Codice del consumo che sancisce l’obbligo per i professionisti di ottenere un consenso espresso e consapevole dai consumatori prima di fornire loro un nuovo servizio quando questo comporti un pagamento supplementare.

Istat. Giù fiducia consumatori. Ma sale per le imprese

istatChi sale e chi scende. Fiducia a doppio binario: aumenta quella delle imprese e cala quella dei consumatori. Sono i dati rilevati a settembre dall’Istat. Quella dei consumatori passa da 109,1 a 108,7 mentre quella delle imprese sale da 99,5 a 101,0 attestandosi sui livelli dello scorso mese di giugno.

Tra le componenti del clima di fiducia dei consumatori quella personale e quella corrente diminuiscono, mentre il clima economico e quello futuro, dopo il peggioramento registrato nei mesi precedenti, tornano a crescere, seppure con intensità diverse: il primo sale da 125,7 a 128,0 mentre il secondo passa da 112,2 a 112,8.

I giudizi dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese registrano un miglioramento (il saldo passa da -60 a -53) mentre le aspettative si confermano in discesa per il quinto mese consecutivo (da -15 a -18 il relativo saldo). Sia i giudizi sull’andamento dei prezzi nei passati 12 mesi sia le attese per i prossimi 12 mesi registrano un aumento. Migliorano, inoltre, le aspettative sulla disoccupazione (da 35 a 29 il saldo).

Con riferimento alle imprese, nel mese di settembre si registra un diffuso miglioramento della fiducia: il clima sale in tutti e quattro i settori considerati. La crescita è più marcata nel commercio al dettaglio (l’indice sale da 97,4 a 102,0) e più lieve negli altri settori: nella manifattura l’indice passa da 101,1 a 101,9, nelle costruzioni da 123,5 a 125,3 e nei servizi di mercato passa da 102,5 a 103,7.

Per quanto riguarda le componenti dei climi di fiducia, si evidenzia che nel comparto manifatturiero migliorano i giudizi sugli ordini (da -18 a -14) mentre peggiorano le attese sulla produzione per il secondo mese consecutivo (da 9 a 8 il saldo). I giudizi sulle scorte rimangono stabili.

Nelle costruzioni migliorano sia i giudizi sugli ordini e/o piani di costruzione sia le attese sull’occupazione. Nei servizi aumentano le attese sul livello degli ordini (il saldo passa da 1 a 5) mentre peggiorano i giudizi ad essi relativi con il saldo che scende da 3 a 2.

Le attese sull’andamento dell’economia in generale rimangono stabili (il saldo si attesta a quota 3). Nel commercio al dettaglio migliorano sia i giudizi sulle vendite correnti (il saldo passa da -4 a 3) sia le attese sulle vendite future (da 17 a 24); il saldo sulle scorte di magazzino rimane invariato a quota 14.

Vino: Pastorelli (PSI), con ddl semplificazioni per produttori
e consumatori

Roma, 21 settembre 2016 – “Per salvaguardare la straordinaria qualità dei prodotti vinicoli italiani dai costanti tentativi di contraffazione era necessario aggiornare il quadro regolatorio di riferimento. Ora, grazie alle disposizioni introdotte riguardanti la produzione e la commercializzazione del vino, sarà possibile per i produttori usufruire di importanti semplificazioni”. Lo afferma Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Anticontraffazione della Camera, nel corso delle dichiarazioni di voto sul provvedimento concernente la produzione ed il commercio del vino.

“A ciò – prosegue – si aggiungono le sezioni del provvedimento dedicate ai controlli, alle sanzioni e alla tutela del Made in Italy. Un complesso di norme in grado sia di garantire il consumatore che di facilitare la produzione. Del resto questo è l’unico percorso da intraprendere nella lotta alla falsificazione dei nostri prodotti. Con le misure messe in campo si manda un segnale importante, volto a stimolare la produzione di qualità in tutti quei territori che hanno le potenzialità per farlo. Da sempre noi socialisti sosteniamo la necessità di sostenere in modo costante l’agroalimentare d’eccellenza con apposite facilitazioni burocratiche ed il ddl vino va proprio nella direzione auspicata”.

Istat. Ancora sfiducia da imprese e consumatori

saldi1Altra doccia gelata sull’economia, ancora in affanno secondo quanto certifica l’Istat. Nel mese di agosto si è registrato un peggioramento della fiducia sia tra i consumatori sia tra le imprese. L’indice rilevato dall’Istat passa da 111,2 di luglio a 109,2 per le famiglie e da 103 a 99,4 per le aziende. Tutte le stime riferite alle componenti del clima di fiducia dei consumatori registrano una flessione, seppure con intensità diverse: il clima economico passa da 129,8 a 125,5, diminuendo per il quinto mese consecutivo, e le componenti personale, dopo l’aumento registrato a luglio, tornano a posizionarsi sui livelli del mese di giugno.
Si tratta di indicazioni importanti in vista della stesura dell’aggiornamento al Documento di economia e finanza, che farà da base alla prossima legge di Bilancio e dovrà scontare la minor crescita del Belpaese: il Pil si è fermato a sorpresa nel secondo trimestre, e proprio il sostegno dei consumi interni è venuto a mancare dopo mesi di traino all’economia.
Dilaga il segno meno anche nel tessuto produttivo: “Il clima di fiducia scende in tutti i settori”, annota l’Istat. Lo fa “in modo più marcato nei servizi di mercato (da 108,3 a 102,4) e nel commercio al dettaglio, più lieve nella manifattura (da 102,9 a 101,1) e nelle costruzioni (da 126,2 a 123,5)”.
Dai dati dell’Istituto di statistica italiano risulta che le opinioni dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese si confermano in peggioramento per il quarto mese consecutivo, con il saldo dei giudizi che passa da -54 a -60 e quello delle aspettative da -9 a 15, mentre i giudizi sull’andamento dei prezzi nei passati 12 mesi e le attese per i prossimi 12 mesi registrano un incremento (da 31 a -22 e da -30 a -27). Peggiorano le aspettative sulla disoccupazione (da 30 a 35, il saldo).
Secondo Adusbef e Federconsumatori, i numeri dell’Istat sono “drammatici, rivelano una realtà ancora molto lontana dall’ottimismo e dalla ripresa. Non esistono i presupposti, al momento, perché tale situazione possa cambiare”.