Nel pubblico impiego aumentano i lavoratori precari

Inps

VERSAMENTI VOLONTARI: IMPORTI 2018

Pagamenti più salati per i prosecutori in proprio. Agli appuntamenti trimestrali di cassa fissati per corrispondere gli oneri assicurativi dovuti dovranno fare i conti con importi più cari (circolare Inps n. 31/2018). I contributi volontari, infatti, sono aumentati per effetto dell’adeguamento del 1,1 per cento (indice del costo vita registrato dall’Istat), subito dalle retribuzioni medie settimanali, sulle quali si applicano le aliquote di finanziamento. Si tratta del consueto aggiornamento di inizio anno. La quota da versare si determina applicando la percentuale di finanziamento, prevista per l’assicurazione obbligatoria per la gestione pensionistica, alla retribuzione media imponibile percepita nell’anno di contribuzione precedente alla data della domanda di autorizzazione. Questo per le richieste presentate dal 12 luglio 1997 in poi, secondo le disposizioni contenute nell’articolo sette del decreto legislativo n. 184/97. Gli emolumenti sui quali viene calcolato l’importo del contributo volontario sono rivalutati ogni anno con decorrenza dal primo gennaio di ciascun anno, in base alla variazione dell’indice del costo della vita elaborato dall’Istat nell’anno precedente. La soglia minima della retribuzione settimanale, sulla quale vengono commisurati gli oneri previdenziali da corrispondere, non può essere inferiore a quella individuata ai sensi dell’articolo sette, comma 1, della legge n. 638/1983, di conversione del decreto legge n. 453/83 (202,97 euro per il 2018). Nei confronti dei prosecutori in proprio autorizzati sulla base di retribuzioni eccedenti il tetto pensionabile (pari quest’anno a 46.630,00 euro), si applica, ai sensi dell’articolo 3-ter della legge n. 438/92, l’aliquota aggiuntiva dell’1% sulla parte che splafona il predetto limite (27,87% per gli ammessi alla prosecuzione prima del 31 dicembre 1995 e 33,00% per i soggetti autorizzati successivamente). Gli iscritti all’evidenza contabile distinta del fondo lavoratori dipendenti (telefonici, elettrici, autoferrotranvieri ed ex Inpdai) continuano a corrispondere, come autoassicurati, la stessa percentuale vigente per la contribuzione obbligatoria, cioè il 37,7%. Per i prosecutori volontari del fondo volo, le aliquote previdenziali sono: 37,70% per gli aderenti alla gestione dopo il 31 dicembre 1995 e 40,82% per quelli già iscritti a questa data. L’Ente chiarisce, inoltre, che il massimale di contribuzione fissato dall’articolo 2, comma 18, della legge n. 335/95, rivalutato sulla scorta dell’indice Istat (101.427,00 euro per il 2018), scatta in caso di domande di prosecuzione di persone che si sono iscritti a forme pensionistiche obbligatorie dal primo gennaio 1996, senza avere contributi precedenti o per chi opta per il sistema contributivo, prescritto dalla legge n. 335/95. Importante, se la retribuzione media settimanale supera la prima fascia di contribuzione pensionabile (che per l’anno corrente è di 811,88 euro), si corrisponde un 1% in più, da determinare sulla quota eccedente tale soglia. Per i lavoratori domestici si applica invece l’aliquota del 17,4275% sulla retribuzione media settimanale imponibile se sono stati ammessi alla prosecuzione volontaria entro il 1995; mentre per i collaboratori familiari autorizzati dal primo gennaio 1996 si applica, diversamente, l’aliquota del 21,9975%. Il pagamento dei contributi volontari è trimestrale, e deve essere effettuato, con i bollettini prestampati inviati direttamente dall’Inps al domicilio degli interessati. L’importo della quota assicurativa assegnata è vincolante. Il versamento di una somma inferiore provoca automaticamente la riduzione proporzionale del periodo coperto previdenzialmente. Se, al contrario, si corrisponde più di quanto dovuto, l’Istituto rimborsa la cifra in esubero. Il pagamento dei contributi deve essere praticato entro le scadenze stabilite dalla legge: 30 giugno per gli oneri relativi al trimestre gennaio-marzo; 30 settembre per il trimestre aprile-giugno; 31 dicembre per il trimestre luglio-settembre; 31 marzo per il trimestre ottobre-dicembre. Attenzione, i contributi versati in ritardo non possono essere accreditati e vengono respinti d’ufficio. L’assicurato, però, in alternativa alla restituzione, può chiedere che la somma sia utilizzata per coprire il trimestre successivo.

Piano della Lega per detassare le pensioni

MENO PRELIEVI PER I PENSIONATI

È il modello Portogallo o Bulgaria. Consiste nell’attirare pensionati offrendo tasse zero sulla loro rendita. L’Italia fino ad oggi è stata una vittima di questo sistema. Nel senso che pensionati italiani, insieme a quelli tedeschi e francesi, hanno trasferito la residenza a Lisbona o in altre aree a fiscalità vantaggiosa per intascare l’assegno al lordo. Una situazione finita più volta sotto i riflettori. In negativo per quanto riguarda i conti dell’Inps. Più volte Tito Boeri, presidente dell’Istituto di previdenza ha sottolineato come le pensioni all’estero valgano circa un miliardo. Prestazioni previdenziali e assistenziali versate all’estero, a beneficio dei consumi dei paesi che ospitano gli stranieri ritirati dal lavoro che prendono la residenza.

Le modalità variano da paese a paese. Ma il meccanismo è più o meno lo stesso. Prendendo la residenza in un paese dove c’è un accordo per evitare la doppia imposizione, si obbliga l’Inps o altro istituto di previdenza a versare la pensione al lordo. Lo stato che ospita decide che aliquote applicare. Ora il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini vuole importare lo stesso sistema in Italia. Prima ha parlato di aree di fiscalità agevolata. Ieri ha spiegato che sta lavorando a una proposta. «Penso a un’idea che personalmente sto approfondendo con un gruppo di studio, che è un’esenzione fiscale per i pensionati come il Portogallo dove solo l’anno scorso si sono trasferiti dall’Italia più di 4.000 pensionati che riescono a risparmiare il 30% in pagamento di tasse». Regime da applicare ad «alcune zone del nostro Paese sicuramente più belle e accoglienti del Portogallo» aiutandole così a fare ripartire i consumi.

Comunicato Inps

ATTENZIONE ALLE E-MAIL TRUFFA

Sono in corso nuovi tentativi di phishing ai danni di alcuni utenti che hanno ricevuto, via e-mail, false notifiche di rimborsi fiscali.

Nel messaggio di posta elettronica, che contiene il logo dell’Inps, si informa di un presunto tentativo di rimborso non andato a buon fine e si invita ad accedere al proprio portale per elaborare manualmente la procedura. A tale scopo, viene chiesto di aggiornare le informazioni del proprio account accedendo a un link contenuto nel testo della e-mail.

Il messaggio proviene apparentemente da un indirizzo di posta dell’Inps, ma è in realtà inviato da un mittente diverso, non riconducibile all’Istituto. I messaggi di posta elettronica segnalati nascondono un evidente tentativo di entrare in possesso di informazioni riservate. L’Inps, totalmente estraneo all’invio di queste comunicazioni, invita a non dare seguito al contenuto delle stesse e a cancellare immediatamente le false e-mail.

Per accedere ai servizi Inps va utilizzato unicamente il portale ufficiale, si ricorda che è buona norma controllare sempre l’indirizzo della pagina prima di inserire i propri dati. L’Istituto ha prontamente segnalato queste attività alle autorità competenti.

Comunicato Inps

NESSUNA PRESCRIZIONE PER LA COPERTURA PREVIDENZIALE DEI DIPENDENTI PUBBLICI

L’Inps precisa che dal 1° gennaio 2019 i pubblici dipendenti potranno continuare a sistemare la loro posizione contributiva senza incorrere in alcuna conseguenza prescrittiva sul diritto al riconoscimento previdenziale dei periodi di lavoro presso la pubblica amministrazione.

Le novità introdotte dalla circolare Inps n. 169 del 15 novembre 2017 riguardano invece le amministrazioni pubbliche che verranno assoggettate alla stessa disciplina prevista per il lavoro privato in materia di prescrizione quinquennale dell’omesso pagamento dei contributi previdenziali.

A partire dal 1° gennaio 2019 il datore di lavoro pubblico non potrà più regolarizzare i versamenti dei contributi mancanti e prescritti secondo la prassi in uso nell’ex Inpdap, ma dovrà sostenere un onere parametrato a quello corrispondente alla rendita vitalizia in vigore nelle gestioni private dell’Inps.
Un’eccezione riguarda unicamente gli insegnanti delle scuole primarie paritarie, gli insegnanti degli asili eretti in enti morali e delle scuole dell’infanzia comunali. Questi lavoratori sono iscritti alla Cassa Pensioni Insegnanti (Cpi), e nell’ipotesi di prescrizione dei contributi, il datore di lavoro può sostenere l’onere della rendita vitalizia, ma nel caso in cui non vi provveda, è direttamente il lavoratore che dovrà pagare il detto onere per vedersi valorizzato il periodo sulla posizione assicurativa.

L’Inps ricorda inoltre che i lavoratori dipendenti pubblici che vogliano comunque verificare la propria situazione contributiva, lo possono fare dal sito istituzionale accedendo, tramite Pin, all’estratto conto personale e verificarne la correttezza.

In caso riscontrassero lacune e/o incongruenze possono richiedere la variazione della posizione assicurativa (Rvpa), istanza per la quale non è previsto alcun termine perentorio.

Lavoro

PUBBLICO IMPIEGO, PIÙ DIPENDENTI PRECARI

Il numero dei dipendenti pubblici si ferma a 3 milioni 356 mila, segnando ancora un altro calo annuo (-0,2%), sintesi di una riduzione dei posti ‘fissi’ controbilanciata da una crescita di quelli precari. È quanto emerge dall’Annuario statistico della Ragioneria generale dello Stato, che aggiorna i dati al 2016.

Rispetto all’anno prima si contano 29 mila 687 occupati a tempo indeterminato in meno (-1%), mentre le unità di lavoro flessibili salgono di 22 mila 718 (+7,8%). Il totale vede una discesa di 6 mila 969 unità tra il 2015 e il 2016. Il costo del lavoro resta poco mosso, praticamente invariato, risultando pari a 159 miliardi e 651 milioni di euro (erano 159 miliardi e 525 milioni l’anno precedente).

I conti ancora non risentono degli effetti del rinnovo contrattuale: pur decorrendo dal 2016 l’accordo è stato firmato solo alla fine del 2017 e i primi aumenti sono stati caricati nelle buste paga a inizio 2018.

Carlo Pareto

Previdenza. Versamenti volontari: entro il 31 marzo il pagamento all’inps

Previdenza

VERSAMENTI VOLONTARI: ENTRO IL 31 MARZO IL PAGAMENTO ALL’INPS

Scade sabato 31 marzo, il termine ultimo utile per corrispondere all’Inps i contributi volontari relativi al terzo trimestre dell’anno corrente (Ottobre – Dicembre 2017). Al riguardo è appena il caso di precisare che nel 2017 per coprire un anno di contribuzione volontaria occorre una spesa minima di 2.903 euro. E se si è stati autorizzati dopo il 31 dicembre del 1995 si deve addirittura spendere 522 euro in più. Entro la fine del corrente mese – come già indicato in apertura – scade quindi il termine per il pagamento riferito al trimestre ottobre – dicembre, l’ultimo dei quattro appuntamenti previsti per l’anno appena passato (il primo del 2018 è infatti fissato al 30 giugno prossimo). L’aumento registrato nel 2017, in confronto al 2014 (ultimo incremento intervenuto per effetto dell’inflazione zero rilevata dall’Istat nel 2015 e 2016), è dovuto alla consueta lievitazione delle retribuzioni di riferimento, aggiornate all’1,1% per via dell’inflazione. La «volontaria» – si ricorda – coinvolge numerosi ex lavoratori (soprattutto donne) che hanno scelto di continuare l’assicurazione provvedendo in proprio, con lo scopo di maturare comunque il diritto alla pensione. Da un’occhiata sommaria alle tabelle, i cui parametri vigenti nel 2017 sono indicati in un’apposita, specifica circolare Inps, si nota facilmente come costa sempre di più «farsi» una prestazione pensionistica da soli, per chi si è ritirato prima del tempo dall’attività lavorativa. Non solo, ma in passato – giova sottolinearlo – la sola autorizzazione al versamento ha costituito un ottimo scudo per difendersi dalle novità progressivamente introdotte in materia di requisiti pensionistici. Anche se, dopo la riforma Monti-Fornero, ora non è più così.

Valori 2017. Le somme da corrispondere differiscono a seconda della decorrenza dell’autorizzazione: prima o dopo dicembre 1995. L’ammontare del contributo volontario si ottiene, infatti, applicando alla retribuzione di riferimento (quella dell’ultimo anno di lavoro) l’aliquota contributiva vigente che per gli ex dipendenti è pari al 27,87%, se autorizzati sino al 31 dicembre 1995, e al 32,87% (33% per le quote eccedenti i 46.123 euro annui) per le autorizzazioni successive.

Esiste anche una retribuzione base (minimale), pari al 40% del minimo di pensione mensile. In altri termini, per il 2017, con un minimale di retribuzione settimanale pari a 200,76 euro, il contributo non può essere inferiore a 64,98 euro per i soggetti autorizzati sino al 31 dicembre 1995 e a 55,95 euro per le autorizzazioni successive.

Il pagamento dei contributi volontari può avvenire in tre modi diversi:

1) utilizzando il bollettino Mav (pagamento mediante avviso);

2) online, sul sito internet www.inps.it;

3) telefonando al numero verde gratuito 803.164, utilizzando la carta di credito;

Una protezione vulnerabile. La possibilità di versare volontariamente in occasione delle precedenti riforme ha sempre costituito una vera e propria polizza assicurativa. A cominciare dall’elevazione del minimo di contributi richiesto per la vecchiaia, innalzato da 15 a 20 anni dalla riforma Amato del 1993, dove è prefigurata la conservazione dei «vecchi» 15 anni in favore dei soggetti autorizzati alla prosecuzione volontaria entro il 31 dicembre 1992. Per non parlare dei famosi «blocchi» temporanei delle pensioni di anzianità, avvenuti più volte tra il 1994 e il 1998, che in questi casi non hanno trovato applicazione,

Adesso la musica è cambiata. Soltanto un ristretto numero di contribuenti volontari è infatti rientrato nella schiera dei cosiddetti “salvaguardati” dall’inasprimento dei requisiti pensionistici della riforma Fornero. Ciò non toglie che la richiesta di autorizzazione alla prosecuzione volontaria, inoltrata alla cessazione o sospensione del servizio lavorativo, sia inutile. Non costa nulla e non è soprattutto impegnativa (nel senso che non si è affatto obbligati a continuare a versare fino alla quiescenza).

Assegno pensione Inps

APRILE CAMBIA DATA

La pensione di aprile tarderà ad arrivare. Complice la Pasqua e Pasquetta, che cadono nel primo e nel secondo giorno del mese, il pagamento dell’assegno da parte dell’Inps slitterà a martedì 3 aprile. E questo riguarda sia gli accrediti alle Poste che presso gli istituti bancari. Il nuovo calendario delle pensioni è stato deciso con la legge di bilancio 2018. “Al fine di razionalizzare e uniformare le procedure e i tempi di pagamento delle prestazioni previdenziali corrisposte dall’Inps, i trattamenti pensionistici, gli assegni, le pensioni e le indennità di accompagnamento, erogati agli invalidi civili, nonché le rendite vitalizie dell’Inail – si legge sul sito dell’Inps – sono posti in pagamento il primo giorno di ciascun mese o il giorno successivo se il primo è festivo o non bancabile, con un unico mandato di pagamento, ove non esistano cause ostative”.

Bonus asilo nido

ENTRO IL 31 MARZO LA DOMANDA ALL’INPS

C’è tempo fino al 31 marzo per richiedere il bonus asili nido dell’ultimo quadrimestre 2017. Chi non è riuscito a farlo nei termini ordinari, ossia entro la fine dell’anno scorso (sono tanti, secondo l’Inps), può rimediarvi utilizzando l’apposita procedura che è stata attivata dall’Inps sul proprio sito internet.

Il bonus, si ricorda, vale 1.000 euro annui e spetta in due ipotesi:

1) a sostegno del pagamento delle rette per la frequenza di asili nido pubblici e privati autorizzati (cd “contributo asilo nido”);

2) a sostegno dell’introduzione di forme di supporto presso l’abitazione a favore di bambini affetti da gravi patologie croniche.

In ogni caso il contributo è erogato in 11 mensilità, per cui vale 90,91 euro a mese. L’importo rappresenta anche il massimo mensile erogabile dall’Inps soltanto dietro presentazione della ricevuta di spesa.

A chiusura della procedura di presentazione delle domande del 2017, avvenuta il 31 dicembre scorso, l’Inps ha ricevuto numerose richieste di riesame da parte di genitori che non hanno indicato in domanda tutti o parte dei mesi di frequenza compresi tra settembre e dicembre 2017, mesi per i quali non sono entrati in possesso in tempo utile della documentazione di spesa. Tenuto conto dell’elevato numero di richieste, l’Inps ha predisposto una funzionalità ad hoc che consente d’integrare la domanda originaria e permette di allegare la documentazione di spesa relativa ai mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre 2017, anche da parte di richiedenti che abbiano omesso di indicare le relative mensilità in domanda.

Per inserire le mensilità “aggiuntive” occorre operare dall’area riservata, online, accedendo al menù “Allegati Domande”. Dopo aver selezionato la domanda da integrare e la tipologia di documento da inserire (per esempio: fattura), risulteranno visibili, oltre ai mesi già richiesti in domanda, i mesi non inseriti (evidenziati in rosso), cioè i mesi settembre, ottobre, novembre e dicembre, con conseguente possibilità di allegare la documentazione di spesa.

Il termine per effettuare le operazioni è fissato improrogabilmente al 31 marzo.

Cgil

CONGRESSO IL 22 – 25 GENNAIO 2019 A BARI

Il XVIII Congresso della Cgil si svolgerà a Bari dal 22 al 25 gennaio 2019. La decisione è stata recentemente assunta dal Comitato direttivo del sindacato che ha eletto la commissione politica, composta da 52 membri più i componenti la segreteria nazionale, e votato la delibera che dà il via al percorso congressuale. Fissato anche il calendario delle assemblee, che partiranno il 5 aprile, e dei congressi territoriali, regionali e delle categorie nazionali (ultimo quello dei pensionati dello Spi dal 9 all’11 gennaio 2019).

Il mandato del segretario generale Susanna Camusso (il secondo ed ultimo per statuto confederale) scade il 3 novembre 2018. Il congresso a Bari, che si terrà presso la fiera del Levante, eleggerà la nuova assemblea generale del sindacato che poi eleggerà il nuovo segretario generale.

Fisco

5 ANNI PER BATTERE CASSA

Il fisco ha cinque anni per battere cassa e riscuotere i debiti. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza numero 1997. La suprema Corte si è espressa in particolare su un caso di debiti con Equitalia: una cartella di pagamento “per imposta di registro e accessori per l’anno 1996”. In quel caso non c’è stato, scrivono gli Ermellini, “nessun accertamento giudiziale definitivo tra la notifica della cartella di pagamento e la relativa iscrizione al ruolo avvenuta in data 23 novembre 1999, per i crediti del 1996, e l’avviso di mora notificato il 18 marzo 2009 e oggetto del presente ricorso”. L’effetto è, aggiunge la Suprema Corte, accogliendo il ricorso del debitore, che “deve ritenersi prescritto il diritto, azionato ben oltre il termine di prescrizione quinquennale per esso previsto”.

Carlo Pareto

Inps: il 31 dicembre scade
il termine per versare
i contributi volontari

Inps

VOLONTARIA: ENTRO IL 31 DICEMBRE 2015 IL VERSAMENTO ALL’INPS

Scade giovedì prossimo trentuno dicembre il termine ultimo utile per corrispondere all’Inps i contributi volontari relativi al terzo trimestre di quest’anno (Luglio – Settembre 2015). Al riguardo è appena il caso di precisare che nel 2015 per coprire un anno di contribuzione volontaria occorre una spesa minima di 2.909 euro. E se si è stati autorizzati dopo il 31 dicembre del 1995 si dovrà addirittura spendere 523 euro in più. Il 30 settembre – come già indicato in apertura – scade appunto il termine per il pagamento riferito al trimestre aprile – giugno, il secondo dei quattro appuntamenti previsti per il corrente anno (gli altri due sono rispettivamente fissati al 31 dicembre e 31 marzo 2015). L’aumento, in confronto al 2014, è dovuto alla consueta lievitazione delle retribuzioni di riferimento, aggiornate all0 0,20% per via dell’inflazione. La «volontaria» – si ricorda – coinvolge numerosi ex lavoratori (soprattutto donne) che hanno scelto di continuare l’assicurazione provvedendo in proprio, con lo scopo di maturare comunque il diritto alla pensione. Da un’occhiata sommaria alle tabelle, i cui vigenti parametri sono indicati in un’apposita, specifica  circolare Inps, si nota facilmente come costa sempre di più «farsi» una prestazione pensionistica da soli, per chi si è ritirato prima del tempo dall’attività lavorativa. Non solo, ma in passato – si sottolinea – la sola autorizzazione al versamento ha costituito un ottimo scudo per difendersi dalle novità progressivamente introdotte in materia di requisiti pensionistici. Anche se, dopo la riforma Monti-Fornero, ora non è più così.

Valori 2015. Le somme da corrispondere differiscono a seconda della decorrenza dell’autorizzazione: prima o dopo dicembre 1995. L’ammontare del contributo volontario si ottiene, infatti, applicando alla retribuzione di riferimento (quella dell’ultimo anno di lavoro) l’aliquota contributiva vigente che per gli ex dipendenti è pari al 27,87%, se autorizzati sino al 31 dicembre 1995, e al 32,87% (33% per le quote eccedenti i 46.123 euro annui) per le autorizzazioni successive.

Esiste anche una retribuzione base (minimale), pari al 40% del minimo di pensione mensile. In altri termini, per il 2015, con un minimale di retribuzione settimanale pari a 200,76 euro, il contributo non può essere inferiore a 64,85 euro per i soggetti autorizzati sino al 31 dicembre 1995 e a 55,84 euro per le autorizzazioni successive.

Il pagamento dei contributi volontari può avvenire in tre modi diversi:

1) utilizzando il bollettino Mav (pagamento mediante avviso);

2) online, sul sito internet www.inps.it;

3) telefonando al numero verde gratuito 803.164, utilizzando la carta di credito;

Una protezione vulnerabile. La possibilità di versare volontariamente in occasione delle precedenti riforme ha sempre costituito una vera e propria polizza assicurativa. A cominciare dall’elevazione del minimo di contributi richiesto per la vecchiaia, innalzato da 15 a 20 anni dalla riforma Amato del 1993, dove è prefigurata la conservazione dei «vecchi» 15 anni in favore dei soggetti autorizzati alla volontaria entro il 31 dicembre 1992. Per non parlare dei famosi «blocchi» temporanei delle pensioni di anzianità, avvenuti più volte tra il 1994 e il 1998, che in questi casi non hanno trovato applicazione,

Adesso la musica è cambiata. Soltanto un ristretto numero di contribuenti volontari è infatti rientrato nella schiera dei cosiddetti “salvaguardati” dall’inasprimento dei requisiti pensionistici della riforma Fornero. Ciò non toglie che la richiesta di autorizzazione alla prosecuzione volontaria, inoltrata alla cessazione o sospensione del servizio lavorativo, sia inutile. Non costa nulla e non è soprattutto impegnativa (nel senso che non si è affatto obbligati a continuare a versare fino alla quiescenza).

Pensioni

INPS E FONDI SOLIDARIETÀ

Le ultime notizie sul fronte Inps e Pensioni riguardano i nuovi assegni ordinari dei Fondi di solidarietà bilaterali. Una circolare dell’ente, la numero 201/2015 disciplina aspetti normativi, amministrativi e operativi della gestione del nuovo assegno ordinario secondo quanto previsto dall’articolo 30 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148.

Assegno ordinario: i dettagli – “L’assegno ordinario è un trattamento di integrazione salariale assicurato dai Fondi di solidarietà bilaterali in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa – per le stesse causali previste per la cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo) o straordinaria (Cigs) – in favore dei lavoratori operanti in settori che non rientrano nel campo di applicazione della Cig, e il nuovo decreto ne modifica in modo sostanziale la disciplina per quanto attiene il termine di presentazione della domanda, la durata della prestazione, il termine per il rimborso o il conguaglio da parte dei datori di lavoro e le causali che ne giustificano il ricorso. La principale novità è l’ampliamento della platea dei potenziali beneficiari delle prestazioni dei Fondi di solidarietà, obbligatori per tutti i comparti che non rientrano nell’ambito di applicazione della Cigo o della Cigs, in relazione a datori di lavoro che occupano mediamente più di cinque dipendenti” si precisa sul sito web dell’Inps in riferimento alla Circolare numero 201 del 16-12-2015.

Secondo il Parlamento Ue

PER COLF E BADANTI LAVORO ANCORA TROPPO PRECARIO

Prendersi cura dei bambini, degli anziani, dei disabili, della cucina e delle pulizie, compiti tradizionalmente non pagati e lasciati alle donne o agli invisibili collaboratori domestici. Lavoratori che usufruiscono di un rapporto di lavoro atipico (senza orari di lavoro e ferie), che li rende invisibili al mondo esterno e che permette ai datori di lavoro di infrangere facilmente le legislazioni sul lavoro. È l’analisi che emerge da un report del Parlamento Europeo sui lavori invisibili. Con i rapidi cambiamenti del mondo del lavoro e degli equilibri demografici nell’Europa Occidentale, la sempre maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, il difficile bilanciamento tra lavoro e vita familiare, l’invecchiamento demografico, è aumentata la domanda di lavoratori domestici che costituiscono un settore dell’economia in crescita.

Nel mondo ci sono almeno 52,6 milioni di lavoratori domestici, secondo l’Organizzazione internazionale del Lavoro (Ilo), e ben 43,6 milioni è costituito dalle donne. Dai dati della Commissione Ue, nel 2012 in Europa 2,6 milioni di persone, per l’89% donne, collaboratori domestici. Tra questi il 27% in Italia, seguita dalla Spagna (25%) e dalla Francia (23%).  In Italia la presenza delle donne nel lavoro domestico è cresciuta dal 78,3%,del 2009, all’89% del 2015. In generale è difficile avere un numero esatto, molti di questi lavoratori non sono destinatari di un contratto regolarmente registrato e svolgono lavori informali, senza benefit di sicurezza sociale e senza assistenza sanitaria. Finiscono così a far parte dell’economia informale.  Un settore che nel 2010, secondo i dati dell’European Federation for Services to Individuals, nel mercato dei servizi personali costituiva il 70% in Italia e in Spagna, il 50% nel Regno Unito, il 45% in Germania, il 40% in Olanda, il 30% in Spagna e in Belgio e il 15% in Svezia. Gli uomini in genere svolgono lavori di giardinaggio, o sono impiegati come autisti o per servizi di sicurezza. Alcuni lavorano a tempo pieno e vivono presso il domicilio del datore di lavoro, mentre altri vivono altrove e si recano al lavoro per un certo numero di ore a settimana. Non sono poche le difficoltà che incontrano questi lavoratori: la mancanza di un alloggio adeguato, di privacy, di un’assicurazione sanitaria, di protezione contro la malattia per non parlare degli incidenti sul lavoro e dei pericoli domestici. È inoltre assai difficile, per questa categoria di lavoratori, accedere ai benefits di sicurezza sociale come la maternità o la pensione. Al contrario malattie, incidenti e gravidanze possono essere motivo frequente per un licenziamento immediato. In molti casi si tratta di fatti di un lavoro precario, soprattutto per i migranti senza un’indicazione riguardo la durata dell’impegno lavorativo e l’incertezza su eventuali impieghi futuri. I salari dei lavoratori domestici sono spesso inferiori alla media stabilita e non prevedono il pagamento degli straordinari. In questa zona grigia, al di sotto e fuori dalle regole, non di rado il datore di lavoro decide l’ammontare delle retribuzioni, calcola a volte in maniera inadeguata l’orario o, spesso, paga in ritardo. In Italia, secondo dati Inps nel 2014 i lavoratori domestici erano per il 23% di nazionalità italiana, per il 46% di un’altra nazionalità Ue, per il 31% provenienti da paesi terzi.

Carlo Pareto
c.pareto@alice.it