Commissioni. Un ex Mediaset presidente Vigilanza Rai

RaiLa Rai in mano a un ex di Madiaset con il silenzio assenso dei Cinque Stelle che non battono ciglio, loro che volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Sono stati così eletti dalle Camere i quattro consiglieri di amministrazione della Rai di nomina parlamentare. L’Aula del Senato ha eletto Rita Borioni (101 voti), componente uscente e riconfermata in quota Pd, e Beatrice Coletti (133), manager televisivo, candidata scelta dal M5s. Alla Camera sono stati eletti Igor De Biasio e Gianpaolo Rossi. De Biasio, in quota Lega e sostenuto dalla maggioranza, ha ottenuto 312 voti, mentre Rossi, intellettuale vicino a FdI, ne ha incassati 166. In commissione di vigilanza era stato eletto presidente Alberto Barachini, parlamentare di Forza Italia, con 22 voti, un voto in più del quorum  che era di 21. L’elezione di Barachini è arrivata al terzo scrutinio dopo le prime due votazioni andate a vuoto.

Sul profilo di Barachini, giornalista neoeletto senatore, mantiene qualche riserva M5s, come ha spiegato il senatore Gianluigi Paragone, che a caldo si è augurato che questi non faccia “gli interessi di Mediaset, ma quelli degli italiani”. Da parte sua, Barachini ha chiesto ai colleghi, in particolare di M5s (che comunque avevano votato scheda bianca), di essere “valutato sul merito” e ha aggiunto di volere “una Rai imparziale e radicata sul territorio”.

Per quanto riguarda l’altra commissione rimasta ancora senza vertice, il Copasir, è stato eletto presidente Lorenzo Guerini. L’esponente del Pd ha ottenuto 8 voti e una scheda bianca. Un assente (Elio Vito). Il Copasir inizierà il suo lavoro in concreto la prossima settimana, martedì riuniremo l’Ufficio di presidenza e tutti insieme decideremo quali saranno i temi all’attenzione del Comitato”, ha spiegato Guerini ai cronisti alla Camera che gli chiedevano se il Copasir metterà subito all’Odg la questione migranti.

“Voglio ringraziare tutti i parlamentari, in particolare il Pd per aver indicato il mio nome per la presidenza – ha poi detto il neo presidente del Copasir -. L’avvio dei lavori delle commissioni di garanzia e delle Giunte è un passaggio fondamentale per i lavori del Parlamento”.

Ciò che sta succedendo su Commissioni di garanzia e Copasir è “incredibile”. È il commento di Luigi Bersani di Leu. “Le famose opposizioni – parlo di Pd e Forza Italia – attribuiscono la presidenza della Vigilanza Rai a un uomo Mediaset. Siamo al dadaismo puro, e non voglio neanche parlare di altro. In altri tempi una cosa così avrebbe suscitato il finimondo. Tanto valeva aspettare qualche mese, se si risolvono i problemi di Berlusconi, metterci direttamente lui e tanti saluti. Questa sarebbe l’opposizione”. Rimane invece ancora in stallo il rinnovo dei vertici della Cassa Depositi e Prestiti.

Commissioni parlamentari. La maggioranza fa il pieno

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Così diversi che hanno fatto il pieno. Lega e 5 Stelle hanno incassato tutto quello che potevano e, come previsto, hanno fatto man bassa delle presidenze delle 28 commissioni permanenti di Camera e Senato. Restano da assegnare le presidenze delle commissioni di garanzia, ossia la commissione sui servizi segreti (Copasir) e quella sulla Vigilanza Rai che solitamente sono destinate alle opposizioni. Un accordo tra Pd e Fi, prevede la presidenza del Copasir per i democratici con Lorenzo Guerini e quella della Vigilanza Rai per gli azzurri (i candidati sono Paolo Romani o Maurizio Gasparri). Tuttavia da parte della maggioranza giallo-verde si era ventilata nei giorni scorsi l’ipotesi di affidare la presidenza del Copasir al piccolo alleato del centrodestra Fratelli d’Italia, che non fa parte del governo ma che nel voto di fiducia si è astenuto, lasciando così il Pd fuori da tutti i vertici delle commissioni.

La tensione è dunque altissima in vista dell’elezione prevista per la prossima settimana, tanto che nel Pd minacciano fuoco e fiamme se il Copasir dovesse andare a Fratelli d’Italia. Sarebbe per altro un precedente assoluto, dal momento che la presidenza della commissione sui servizi segreti è sempre stata attribuita all’opposizione non per prassi ma per legge: lo prevede infatti la legge istitutiva del Copasir stesso.

La carica dei nuovi e quella dei leghisti anti-euro nelle commissioni che si occuperanno della manovra finanziaria, il primo banco di prova del governo. Dunque le presidenze delle commissioni parlamentari rispecchiano l’andamento del nuovo esecutivo gialloverde. Su 28 neopresidenti ben dieci sono alla loro prima esperienza in Parlamento. Alcuni erano stati indicati come possibili ministri da Luigi Di Maio e poi non essendoci riusciti sono stati ricompensati con la poltrona più alta dalla commissione in cui siedono. Altri parlamentari sarebbero dovuti diventare viceministri o sottosegretari, ma anche in questo caso, non avendola spuntata, ecco il dirottamento sulle presidenze. Ed è il caso dei leghisti Claudio Borghi (Bilancio) e Alberto Bagnai (Finanze), troppo estremisti per stare nella squadra dell’esecutivo ma funzionali per questo incarico.

La suddivisione tra le due forze di maggioranza è stata quasi scientifica sulla base del ‘peso’ numerico dei gruppi parlamentari. Altro che Cencelli. Alla Camera nove presidenze sono andate ai 5Stelle e cinque alla Lega. Stesso discorso al Senato: otto per i grillini e sei per la Lega. Di conseguenza alcune commissioni vedono la presidenza M5s sia per Montecitorio sia per palazzo Madama. È il caso di due commissioni di peso, soprattutto in questa particolare fase politica in cui i grillini soffrono l’esuberanza di Matteo Salvini sul tema immigrazione, e si tratta della commissione Affari esteri che ha come presidenti Marta Grande e Vito Petrocelli, rispettivamente alla Camera e al Senato, e Politiche Ue con Sergio Battelli ed Ettore Antonio Licheri. Quest’ultimo è alla sua prima legislatura, vincitore in un collegio uninominale in Sardegna.

Negli organi che si occupano dei temi economici c’è stata un’equa suddivisione degli incarichi, ma la Lega ha schierato due fedelissimi del segretario che non hanno mai nascosto le loro idee in contrasto con la moneta unica. Alla Bilancio della Camera è stato eletto presidente il leghista Claudio Borghi, alla sua prima legislatura ma molto vicino ai vertici. Il suo nome circolava per un incarico nel sottogoverno. Il suo corrispettivo al Senato è il grillino Daniele Pesco che lo scorso anno con l’attuale sottosegretario Alessio Villarosa ha lavorato sul dossier banche. In commissione Finanze della Camera ce l’ha fatta Carla Ruocco, anima critica M5s che sarebbe dovuta diventare viceministro all’Economia. Alberto Bagnai, alla sua prima legislatura, ma da molto tempo vicino alle idee della Lega, è invece il numero uno in commissione Finanze a Palazzo Madama.

Per quanto riguarda le commissioni Affari costituzionali e Giustizia si è scelto di affidare nello stesso ramo del Parlamento le presidenze allo stesso colore politico. Ai grillini sono andate quelle della Camera con Giuseppe Brescia e Giulia Sarti, mentre ai leghisti quelle del Senato con Stefano Borghesi e Andrea Ostellari, quest’ultimo alla sua prima esperienza in Parlamento.

I 5Stelle hanno puntato, quasi per dovere, su coloro che erano stati annunciati in pompa magna ministri prima del voto del 4 marzo. Quindi il senatore Mauro Coltorti è diventato presidente della commissione Trasporti e Pierpaolo Sileri, che doveva diventare ministro della Salute, è ora presidente della commissione Igiene e sanità. La Lega invece in commissione Ambiente ha scelto il deputato 31enne Alessandro Benvenuto, tra i più giovani eletti in questa legislatura. Anche lui alla sua prima esperienza alla Camera e già, come tanti altri, nel rispetto del nuovo mood, ricopre un ruolo tra i più importanti nella vita parlamentare.

Consip. Nencini, “Usare il nome preciso: complotto”

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Martedì scorso, 12 settembre, non soltanto caso Regeni e situazione libica, con particolare riguardo ai flussi migratori, tra i temi discussi durante l’audizione del premier Paolo Gentiloni, presso il Copasir. Sul tavolo anche la vicenda Consip, con gli ultimi sviluppi, legati al ruolo dei carabinieri, in particolare di Gianpaolo Scafarto, l’ufficiale del Noe sotto inchiesta per falso e rivelazione del segreto istruttorio nell’ambito del caso e di Sergio De Caprio, noto come capitano Ultimo.

Un incartamento complicato analizzato su più fronti. Ora, dopo essere stato trasmesso dal Csm, è all’esame dei pm di piazzale Clodio. In mattinata, nell’ufficio del procuratore Giuseppe Pignatone, alla presenza dell’aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Mario Palazzi, c’è stata una prima visione del contenuto, diverse decine di pagine di verbali di audizioni, della pec arrivata da palazzo dei Marescialli. Lo studio delle carte proseguirà nel pomeriggio ed al termine di questa attività gli inquirenti decideranno se inserire la documentazione in un nuovo fascicolo oppure in quello già esistente sulla vicenda Consip.

“Non amo il vittimismo. Non mi convince – scrive Matteo Renzi sulla sua pagina Facebook – chi si piange addosso, chi ha sempre un alibi, chi vive di fantasie. Per questo sulla vicenda Consip non ho mai pronunciato parole quali golpe o complotto. Ho sempre detto una cosa diversa: pieno rispetto delle istituzioni, sempre. Ci sono delle ‘coincidenze’ strane in questa storia. Toccherà ai magistrati fare chiarezza. Noi aspettiamo la verità senza gridare. Chi ha cercato di lucrare su un’indagine come Consip oggi dovrebbe avere l’onestà intellettuale di farsi alcune domande”, prosegue il segretario del Pd. “Noi sappiamo che per colpa di un carabiniere che falsifica un atto non si può attaccare l’Arma dei Carabinieri che è un pilastro insostituibile della nostra comunità. Per colpa di un servitore dello stato che viola il proprio dovere ce ne sono migliaia che ci rendono orgogliosi di essere italiani. Dunque: nessuna polemica strumentale”. “Aspettando la verità – ha concluso – ci troverete sempre e per sempre dalla stessa parte: quella del rispetto delle istituzioni, quella della giustizia e non del giustizialismo. Noi non siamo i populisti che urlano tanto e razzolano male”.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini la politica non deve avere paura di chiamare le cose con il proprio nome. “Il vocabolario ha un nome preciso per giudicare il caso Consip. ‘Complotto’, e come obiettivo aveva il capo del governo. La politica ha il dovere di urlarlo senza paura”. “Per l’appunto – ha aggiunto Nencini – proprio nei giorni in cui Orsoni viene prosciolto – e si dimise da sindaco di Venezia – cadono le accuse su Mastella – crollò il governo Prodi – e Di Pietro dichiara di aver utilizzato con disinvoltura la paura delle manette. E non dimentico il caso C. Ricordate?”.

FUOCO AMARO

Foto LaPresse - Carmelo Imbesi 05/10/2016 Messina (IT) cronaca Migranti - La nave Golfo Azzurro della ONG olandese Boat Refugee Foundation con a bordo 664 migranti e 7 cadaveri recuperati al largo della Libia arriva al porto di Messina Nella foto: migranti in attesa dello sbarco Photo LaPresse - Carmelo Imbesi 05/10/2016 Messina (IT) news Migrants - The ship Golfo Azzurro of Dutch NGO Boat Refugee Foundation carrying 664 migrants and 7 bodies recovered off the coast of Libya arrives at the port of Messina In the pic: migrants wait to disembark

Foto LaPresse – Carmelo Imbesi

Fuoco incrociato sulle organizzazioni non governative e la questione del loro presunto rapporto con i trafficanti di esseri umani. A ‘sparare’ sulle Ong ha iniziato il Pm di Catania, Carmelo Zuccaro, con indiscrezioni riprese e ampliate da quella parte della politica che da sempre cavalca l’indignazione pubblica in materia di migranti, il Vice presidente della Camera, Luigi Di Maio, prima e il leader della Lega, Matteo Salvini.
In queste ore però il primo a smentire è il Presidente del Copasir nonché legista Giacomo Stucchi che ha affermato: “Con riferimento alle notizie circolate circa l’esistenza di un rapporto (dossier) predisposto dai Servizi segreti italiani e attestante rapporti tra scafisti e ong per il controllo del traffico dei migranti nel Mediterraneo, dopo le verifiche del caso, alla luce di informazioni assunte, ritengo corretto evidenziare come tali notizie risultino prive di fondamento”.

Ma a sposare le affermazioni di Zuccaro è stato inizialmente anche il ministro degli Esteri Angelino Alfano, che da Taormina ha detto: “Io do cento per cento di ragione al procuratore Zuccaro, perché ha posto una questione vera”. Imbarazzando il Governo Gentiloni e portando al rimbrotto del Guardasigilli, Andrea Orlando: “Alfano non se ne è accorto quando era ministro degli Interni? Probabilmente era distratto“.
Ma adesso la questione è stata portata tra i banchi di Palazzo Madama, con l’audizione del procuratore di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, in Commissione Difesa del Senato, che ha smentito i presunti legami tra organizzazioni non governative e trafficanti, così come l’indagine partita dalla Procura di Catania.
Alla Procura di Siracusa, infatti “non risulta nulla per quanto riguarda presunti collegamenti obliqui o inquinanti tra Ong o parti di esse con i trafficanti di migranti. Nessun elemento investigativo”.
“Non abbiamo indagini sulle ong – ha ribadito Giordano rispondendo poi alle domande dei senatori – e comunque sarebbe di competenza della Procura distrettuale”. Il procuratore di Siracusa ha poi reso noto che è aumentata, negli ultimi tre anni, la percentuale di migranti salvati da navi delle ong e sbarcati nel porto di Augusta. “Nel 2015 i salvataggi delle ong nel siracusano sono stati il 12,6% del complesso dei salvataggi, nel 2016 è aumentato al 14,3%, nel 2017, cioè nei primi mesi di quest’anno, c’è già un picco al 28,1%2.
“Dalla nostra esperienza non ci sono evidenze di spegnimento dei transponder (dispositivi che trasmettono la posizione della nave, ndr) da parte delle ong” per non essere intercettate, ha detto ancora il procuratore di Siracusa. “Ma non so – ha aggiunto – se non viene fatto o noi non l’abbiamo visto perché non rientra nelle nostre competenze di reato”.
In audizione anche i rappresentanti di Medici senza frontiere, una delle Ong- insieme a Save the children – che il procuratore Zuccaro ha escluso dal novero dei sospetti. MSF ha replicato duramente alle accuse del PM di Catania. Quella in corso è “un’odiosa e strumentale polemica, ci preoccupa l’avvelenamento del clima in cui autorità e Ong lavorano. Oggi rischiamo di trovarci circondati da un’ostilità che per chi ha fatto Mare Nostrum rappresenta un passo indietro. Nonostante l’evidenza dei fatti” dimostri la correttezza dell’operato delle Ong, infatti, “continua il discredito, con affermazioni senza prove anche da parte di chi dovrebbe cercare chiarezza, con accuse ripetitive e datate, le stesse che Frontex e alcuni Paesi Ue lanciarono nel 2014 contro l’Italia”. Ha replicato Loris De Filippi, presidente di Medici senza frontiere Italia, nel corso di un’audizione in commissione Difesa al Senato. “Non siamo noi che dobbiamo essere messi sul banco degli imputati, sono le istituzioni e i Governi europei che non sono stati in grado di offrire un’alternativa a chi chiedeva protezione”, ha spiegato ancora. Il Presidente di MFS ha poi chiesto “rispetto per le tante Ong che si sono spesso sostituite alle autorità pubbliche”, la “odiosa e strumentale polemica di queste settimane ci ha profondamente indignati, non per le accuse alle Ong, ma ci preoccupa l’avvelenamento del clima”.
“Quelli che lavorano con noi non sono volontari ma operatori umanitari, tutti percepiscono un salario di circa 1200 euro. Per quanto riguarda l’obbligo di pubblicare i bilanci, i nostri bilanci sono pubblici e certificati da sempre, sul nostro sito”. Ha anche assicurato Loris De Filippi, presidente di Medici senza frontiere Italia, nel corso dell’audizione in commissione Difesa al Senato, rispondendo a una domanda.
“È la Guardia costiera a coordinare le operazioni di salvataggio in mare”. Ha fatto sapere Marco Bertotto, responsabile advocacy per Medici senza Frontiere, nel corso dell’audizione in commissione Difesa al Senato sulle attività delle ong nella ricerca e salvataggio dei migranti nel Mediterraneo. “Non ci sono contatti con i trafficanti – ha sottolineato Bertotto. “È evidente che si sono telefonate tra la Libia e una serie di soggetti in Italia. Non è che se i vigili del fuoco ricevono una telefonata da un piromane non vanno a spegnere l’incendio”. “Prima di qualsiasi intervento – ha sottolineato Bertotto – viene segnalato l’evento alla Guardia Costiera dalla quale si ha l’autorizzazione per il soccorso”.
A difesa delle Ong anche la Chiesa. “È giusto che la Procura e la Magistratura siano vigili e assumano conoscenze sulla situazione attuale nel Mediterraneo, perché i migranti non siano doppiamente vittime – ha detto il monsignor Giancarlo Perego, direttore della fondazione Cei Migrantes – Però il fuoco politico indistinto sulle nove Ong che operano nel Mediterraneo per salvare le vite umane (di fronte alle morti che sono passate a oltre 5 mila nel 2016 rispetto alle 3 mila del 2015) con risorse di fondazioni bancarie e di privati, della società civile, è stato un atto ipocrita e vergognoso“.
Per Gianni Rufini, direttore Amnesty International, inoltre, “le voci calunniose sulle Ong generano danni che rischiano di tradursi in una delle più grandi catastrofi umanitarie che il Mediterraneo abbia mai visto. Si sta cercando di togliere la solidarietà”.
I primi effetti si sono già visti sull’opinione pubblica. Crollano, infatti, “vorticosamente” e “verticalmente” le donazioni delle persone alle organizzazioni non governative che si occupano del soccorso in mare dei migranti, a denunciarlo Antonio Romano, tra i fondatori della ONG Sos Mediterranee Italia.
“Ong? Ci aspettiamo i primi arresti.
Nel frattempo Matteo Salvini incontrando i giornalisti a Catania, dopo avere dormito nel Cara di Mineo stamattina ha replicato: “C’è qualcuno che non fa volontariato, ma fa soldi sulla pelle di questi disgraziati. C’è qualcuno al soldo degli scafisti, c’è qualcuno che sta facendo pulizia etnica sia in Africa che in Italia. Aspettiamo i primi arresti e i primi sequestri di imbarcazioni. Un Paese serio comincia a sequestrare delle imbarcazioni. Purtroppo al Governo abbiamo gente poco seria”.
Domani sempre in Senato, è atteso nel pomeriggio davanti ai commissari il procuratore di Catania Zuccaro preceduto in mattinata dall’ammiraglio Donato Marzano, comandante della squadra navale. Mentre giovedì sarà la volta dell’ammiraglio Vincenzo Melone, comandante generale delle Capitanerie di porto che coordina tutte le attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo.

Terrorismo. Copasir: “Possibili cellule nel nostro Paese”

stucchi4_infIl Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, invita alla calma e tenta di tranquillizzare il Paese dopo gli attacchi di ieri a Bruxelles. “Abbiamo, come tutti i partner, messo in campo tutte le misure di sicurezza necessarie, anche se non risulta ad ora una minaccia specifica in Italia”, con questa assicurazione Renzi apre l’incontro con i capigruppo di maggioranza e opposizione.
All’incontro tra il presidente del Consiglio e i capigruppo di maggioranza erano presenti i ministri Angelino Alfano e Roberta Pinotti, il ministro degli esteri Paolo Gentiloni, i sottosegretari alla presidenza del Consiglio Marco Minniti e Claudio De Vincenti e il segretario generale di palazzo Chigi Paolo Aquilanti.
“Abbiamo come tutti i partner messo in campo tutte le misure di sicurezza necessarie, anche se non risulta ad ora una minaccia specifica” nel nostro Paese, ha affermato mostrandosi sicuro il Presidente del Consiglio che ha anche sottolineato il ruolo decisivo della cultura: “Mettere denari veri sulle aree urbane. Serve un gigantesco investimento in cultura, sulle periferie urbane, un investimento sociale. Continuo a pensare che l’aspetto educativo per sconfiggere le minacce nate e cresciute in europa sia fondamentale”. Inoltre, per quanto riguarda le misure da prendere con il resto dell’Europa ha aggiunto: “Occorre stringere sui meccanismi di intelligence fra i Paesi europei e non solo, valorizzare Europol, lavorare su una struttura condivisa”.
“Continuo a pensare – di questo è convinto il presidente del Consiglio – che sia fondamentale l’aspetto educativo per sconfiggere le minacce nate e cresciute in Europa”
Ancora nessuna novità invece per quanto riguarda la 48enne italiana dispersa dopo gli attentati di ieri mattina Patricia Rizzo funzionaria Ue, Maurizio Lupi, presidente dei deputati Ncd, all’uscita da Palazzo Chigi, dopo il vertice ha affermato: “Il presidente del Consiglio ci ha informato che c’è una verifica in corso su una possibile vittima italiana” degli attacchi a Bruxelles.
Tuttavia a far notizia è l’affermazione di Giacomo Stucchi, presidente del Copasir che smentisce le rassicurazioni fatte da Renzi.
“Non è possibile prevenire tutto. Chi comunica un messaggio diverso dicendo che è tutto sotto controllo e non accadrà nulla illude le persone”, afferma Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, intervenendo ad Agorà su RaiTre. “C’è una nota del direttore del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), l’ambasciatore Giampiero Massolo, che mette in evidenza alcune problematiche – ha continuato Stucchi – e fa un’analisi sulla possibilità, non la certezza, che ci siano cellule terroristiche strutturate anche nel nostro paese. C’è una preoccupazione reale e si lavora per inertizzare queste cellule”.
Stucchi sottolinea che “in Belgio hanno palesato una serie di incapacità imbarazzanti perché, a fronte di situazioni che si sono ripetute nei mesi scorsi, non si è stati in grado di porre in essere una politica di sicurezza che portasse a risultati concreti”.
Già ieri a seguito degli attacchi il presidente del Comitato parlamentare di Controllo sui Servizi affermava: “Realisticamente l’attacco a Bruxelles non è un’azione isolata. Gli scenari possibili ora, possono essere sia legati ad altre azioni in Belgio o in Francia, oppure un allargamento ad altre realtà come Spagna, Germania e Italia”.

Liberato Ricciardi

Nencini, reagire subito. Servono strategie comuni

parigi“È la capitale dell’abominio e della perversione”. Sono le parole con cui l’Isis ha ivendicato la serie di attentati a Parigi che ha ucciso 127 innocenti e ne ha feriti altri duecento.

Il premier Matteo Renzi, che ha avuto un colloquio telefonico con il presidente francese François Hollande, ha detto che i terroristi “stanno attaccando il nostro modo di vivere” ma “stamattina anche io ho riscoperto il dono dell’Europa che i nostri padri ci hanno lasciato, loro che hanno conosciuto la guerra e ci hanno lasciato la pace”. “So che i terroristi non vinceranno. La libertà è più forte della barbarie”. “L’Italia – ha aggiunto – c’è, al fianco della Francia, Paese coraggioso e nobile che oggi è colpito al cuore ma che deve sentire, e lo sta sentendo, l’affetto, l’amicizia la solidarietà di tutta l’Europa e di tutta la comunità internazionale. L’Italia c’è al fianco di tutti gli uomini di buona volontà. L’Italia c’è, convinta che questa sfida possa essere vinta tutti insieme”.

“L’attacco – ha affermato il Segretario del Psi Riccardo Nencini – è a ciascuno di noi. Il loro obiettivo è diffondere la paura. Paura e libertà non sono compatibili. Senza libertà le democrazie appassiscono. Reagire subito. Tutti.  Con Pia Locatelli – ha detto ancora riferendosi alla deputata del Psi capogruppo dei socialisti alla Camera – abbiamo chiesto al presidente Stanischev di convocare con urgenza l’Ufficio di Presidenza del Pse a Parigi. Non solo solidarietà. Strategie comuni tra gli stati per la lotta al terrorismo. Dalla parte dei francesi” – ha concluso.

Il giorno dopo l’attacco, la Francia, insieme a tutta l’Europa e il mondo occidentale sono ancora sotto shock. Nel pomeriggio di oggi il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha incontrato a Palazzo Chigi i capigruppo di tutte le forze politiche. L’intelligence italiana è al lavoro. “Il massimo impegno nel prevenire possibili rischi terrorismo nel nostro Paese e il coordinamento con le procure e le forze dell’ordine si sta rivelando vincente” ha detto in una nota il Presidente del Copasir Giacomo Stucchi. “Ma – ha aggiunto – occorre fare di più sul fronte della dotazione alle forze dell’ordine, in termini di uomini e mezzi, e su quello dei respingimenti degli immigrati clandestini”.
“Davanti ai fatti così tragici di Parigi – ha detto il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, coordinatore del ‘pool’ dell’antiterrorismo – si pone inevitabilmente l’esigenza di innalzare il livello di attenzione verso il fenomeno dell’estremismo islamico che tende allo jihadismo”.

Il ministro dell’Interno Alfano a conclusione del Comitato per l’ordine e la sicurezza nazionale riunito in mattinata ha sottolineato che “nessun Paese è a rischio zero”. “Abbiamo elevato il livello di sicurezza, lo abbiamo portato al secondo livello che comporta la possibilità di coinvolgimento delle forze dei corpi speciali dell’esercito”, ha detto ancora il ministro. “Le questure di Roma, Milano e Torino – ha concluso – hanno avuto indicazioni di implementare i controlli sul territorio”.
Tutto il mondo della politica ha condannato con durezza i vergognosi attentati di ieri. Silvio Berlusconi, in un collegamento telefonico al tg1, ha detto che “sono mesi che Putin lo chiede: “Serve una coalizione tra Usa, Russia, Cina e Europa contro il terrorismo”. Per l’ex premier è necessario “un intervento militare sotto l’egida dell’Onu per estirpare il cancro dell’Isis alla radice”.
“Quanto accaduto a Parigi – ha commentato il leader dei Cinque Stelle Beppe Grillo – è scioccante. Siamo vicino alle famiglie delle vittime, alla Francia, a tutto il popolo francese, colpito oggi da un attacco terribile, che deploriamo con fermezza”.

Il leader della Lega, come suo solito, non si è fatto sfuggire l’occasione per speculare attaccando direttamente il governo che a detta sua “ci rende sempre meno sicuri anche perché ha fatto entrare e uscire dal Paese migliaia di persone a cui pagavamo il sussidio e intanto preparavano attentati”. “Mi sembra la chiara dimostrazione – ha concluso Salvini – che al governo abbiamo gente che non sa quello che sta facendo”. E poi la sua ricetta: “La comunità internazionale si deve svegliare, deve dimostrare di esistere, il terrorismo va raso al suolo, azzerato, bombardato in ogni modo possibile”. Parole che Massimo D’Alema ha così commentato: “Rispetto a Salvini, Grillo sembra una persona ragionevole. E comunque, di fronte ad una vicenda così drammatica, mescolarci Salvini mi pare di cattivo gusto”. “Questa vicenda va risolta con la forza, ma la discriminante è che bisogna usare anche l’intelligenza”.

Ginevra Matiz

Terrorismo. Lazio e Lombardia nel mirino

Terrorismo-RomaL’Italia resta uno dei Paesi occidentali più esposti agli attacchi terroristici, specie in vista del Giubileo che avverrà tra poco più di un mese. L’Italian Terrorism Infiltration Index 2015 ideato dall’Istituto Demoskopika ha stilato una classifica sulle regioni più a rischio ed è emerso che in vetta ci sono Lazio e Lombardia. A guidare la graduatoria del rischio è la Lombardia, con un punteggio pari a 10, seguono Lazio (6,48 punti), Emilia Romagna (4,27), Piemonte (3,47) e Veneto (2,67). Negli ultimi 15 anni sono stati portati a termine 96 attentati di matrice terroristica in Italia, mentre sono state oltre 7mila le intercettazioni autorizzate per indagini di terrorismo interno e internazionale. Tre gli indicatori utilizzati: le intercettazioni autorizzate, gli attentati avvenuti in territorio italiano e gli stranieri residenti in Italia provenienti dai Paesi nella ‘top five’ del terrore dall’Institute for Economics and Peace (Iep) nello studio ‘Global Terrorism Index 2014’, cioè Iraq, Afghanistan, Pakistan, Nigeria e Siria.

L’allerta per il terrorismo resta alta per quanto riguarda il giubileo anche se recentemente Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, ha dichiarato:
“Al momento – avverte il presidente del Copasir – non ci sono evidenze particolari e specifiche legate alla pianificazione di possibili atti di stampo terroristico per il Giubileo, ma nessuno naturalmente può escludere che la situazione possa evolvere in una direzione non desiderata, ma si lavora tutti col massimo impegno per evitare che ciò accada”.

Terrorismo in Italia (Ansa)

Terrorismo-Italia-Ansa

“Ed è uno sforzo enorme – precisa Stucchi – perché, in un evento come Giubileo, lo ripeto in chiusura, qualsiasi sito religioso, noto o meno poco importa, al pari di altri luoghi ove vi sia un assembramento rilevante di persone sono da ritenere possibili target. Proprio per questo però sono anche i luoghi più analizzati e sorvegliati, grazie a una mappatura specifica, da intelligente e dalle forze dell’ordine”.

Intanto sta facendo discutere la vicenda di Abdelmajid Touil, il giovane marocchino per il quale la corte d’Appello di Milano aveva negato l’estradizione verso la Tunisia in relazione alla strage del museo Bardo. Oggi il Giudice di Pace di Torino non ha convalidato il trattenimento nel Cie. Le indagini condotte dai Ros dei carabinieri e dalla Digos di Milano hanno dimostrato l’assoluta estraneità del ragazzo ad attività terroristiche, e fatto decadere le ragioni per le quali sarebbe dovuto essere rimpatriato in Tunisia—paese nel quale avrebbe rischiato la pena di morte.

Secondo la legge italiana, infatti, l’estradizione deve essere negata quando nel paese richiedente la persona arrestata rischia la pena capitale, “non essendo ammessa nell’ordinamento italiano.”

“Al diniego dell’estradizione consegue automaticamente la revoca delle misure cautelari e la scarcerazione dell’estradando,” si legge nella nota della Corte. Touil è stato infatti rinchiuso nei carceri milanesi di Opera e San Vittore per più di cinque mesi, senza che vi fossero effettivi pericoli di fuga. “Grazie a Dio è uscita fuori la verità”. Sono le prime parole di Fatima, la madre del giovane marocchino.

Redazione Avanti!

Hacking Team fuori controllo. A rischio i nostri 007

Hacking teamCon l’hackeraggio di Hacking Team è stato aperto un vero e proprio vaso di Pandora, il cracking dei server di Hacking Team sta avendo ripercussioni sul fronte della sicurezza informatica, tanto che a rischiare sono anche normali utenti alle prese con possibili minacce che riguardano anche il plug-in Flash Player di Adobe e una in un driver di livello kernel su Windows. La società informatica milanese aveva scoperto il bug, e ora che la sua esistenza è divenuta di pubblico dominio potrebbero iniziare gli attacchi proprio da quel punto. Ora 400 gigabyte di file contenenti documenti riservati – ma anche falle aperte per entrare nei sistemi fino a ieri sconosciute ai più – sono a disposizione del deep web, le preoccupazioni possono essere ragionevolmente notevoli.

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Dopo aver cercato, inizialmente, di contenere il panico, Hacking Team, ha annunciato in un comunicato preoccupante: “Abbiamo perso la capacità di controllare chi utilizza la nostra tecnologia. Terroristi, estorsori ed altri possono implementarla a volontà. Crediamo sia una situazione estremamente pericolosa, è oramai evidente che esiste una grave minaccia”.

Molto il materiale venuto a galla, dai controversi rapporti dell’Rcs venduto a regimi dittatoriali fino alle conversazioni email…il tutto tranquillamente in rete. Uno dei principali partner aziendali di Hacking team è Nice Systems, una società con sede in Israele con stretti legami con le agenzie militari e di intelligence israeliani. Il CEO di questa società, Barak Eilam, per esempio, era stato precedentemente un ufficiale con una “unità di intelligence elite” nelle Forze di Difesa israeliane, secondo la sua biografia.

Ora ad essere preoccupati però sono soprattutto i servizi segreti di tutto il mondo, italiani in primis, tanto che Giampiero Massolo, direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, il vertice dei servizi segreti italiani, è stato chiamato a riferire al Copasir sul caso: “Ci sono verifiche in corso in merito all’impatto dell’attacco subito dalla società Hacking Team sui software utilizzati dai servizi segreti italiani. Il rischio è infatti che dati della nostra intelligence siano stati hackerati”. Nel comunicato di Hacking Team si legge: “Prima dell’attacco potevamo controllare chi aveva accesso alla nostra tecnologia”, e quindi la società poteva spegnere l’accesso. Ma ora, continua il comunicato, “a causa del lavoro di criminali, abbiamo perso la capacità di controllare chi la utilizza”.

Tra le tante informazioni trapelate, resta singolare quella di un email del mese scorso del AD della Società, David Vincenzetti con cui ha previsto involontariamente il futuro, scherzosamente ha avvertimento il personale circa le conseguenze in caso di una fuoriuscita di informazioni sensibili dell’azienda.

Ha scritto. “Sarete demonizzati dai nostri amici più cari gli attivisti, e la gente normale punterà il dito contro di voi.”

Liberato Ricciardi

Per saperne di più:
Punto informatico
The Intercept
Forbes

Grillo al Colle chiude al dialogo: «Governo o Rai e Copasir»

Grillo al QuirinaleÈ salito al Colle con giacca e cravatta, cappotto scuro e occhiali da sole scendendo da un furgone nero con i vetri polarizzati. Sembra aver imparato presto le regole del gioco ed essersi adattato con il più classico: “mi adeguo”. Tanto da mettere mano al famoso manuale “Cencelli” e chiedere per i suoi, in alternativa ad un governo targato M5S, due ruoli chiave come la presidenza delle Commissioni del Copasir e della Vigilanza Rai. «Questa mattina mi sono recato al Quirinale con i capigruppo alla Camera e al Senato, Roberta Lombardi e Vito Crimi, per incontrare il presidente della Repubblica e riferire la posizione del MoVimento 5 Stelle» dice Beppe Grillo sul suo blog, dopo l’incontro con Napolitano per le consultazioni al Quirinale. Grillo ripete poi, parola per parola, in stile “5stelliano”, quanto detto dai due capogruppo del M5s al Colle: «Il M5S è stato il primo per numero di voti alle ultime elezioni. Per questo chiede ufficialmente un incarico di governo per realizzare il suo programma, in particolare per realizzare le misure per il rilancio delle piccole e medie imprese, il reddito di cittadinanza e i tagli agli sprechi della politica». Continua a leggere