La Corte dei Conti e l’impatto flat-tax

corte-dei-contiNel rapporto annuale 2018 della Corte dei Conti sul coordinamento della finanza pubblica sono emersi i dati dei contribuenti italiani sull’imposta delle persone fisiche. Per 32,1 milioni di contribuenti l’Irpef media effettiva è già sotto la soglia della flat tax. Più esattamente lo scaglione che dichiara fino a 15.000 euro l ‘anno, pari a 17,6 milioni di contribuenti, paga un’imposta media del 5,2% mentre lo scaglione successivo, tra 15.000 e 28.000 euro, versa il 14,4%. Tutto merito degli sconti fiscali, per che queste due fasce ammontano a 67,2 miliardi di euro, su un totale di 107,4 miliardi tra detrazioni e deduzioni. Le aliquote legali, per i primi due scaglioni, sarebbero rispettivamente del 23% e del 27%. Nel dossier, la magistratura contabile ha osservato che l’introduzione di un’aliquota unica potrebbe ridurre il grado di progressività del sistema, così come provocare una perdita di gettito complessivo. Questi sarebbero dunque gli impatti di cui occorre avere corretta misurazione nel discutere le proposte di flat tax.

Per lo scaglione tra 28.000 e 55.000 euro, che comprende 6,2 milioni di contribuenti, l’aliquota media effettiva è pari al 21,4% (38% quella legale); mentre per quello successivo (tra 55.000 e 75.000 euro) l’imposta sale al 27,4% (41% quella legale). Infine per l’ultimo scaglione, quello che supera i 75.000 euro, il prelievo arriva al 33,2% (43% quella legale). Le ultime due fasce insieme comprendono 1,8 milioni di contribuenti, equamente divisi.

In totale i soggetti dichiaranti sono 40,1 milioni, per un reddito complessivo di 844,6 miliardi di euro.

Il primo scaglione (fino a 15.000 euro) dichiara un reddito pari a 127,6 miliardi e i contribuenti ricompresi hanno potuto godere di deduzioni per 7,3 miliardi e detrazioni di 20,1 miliardi, per un totale di 27,4 miliardi di euro (pari al 25,5% degli sconti fiscali).

Gli appartenenti al secondo scaglione (tra 15.000 e 28.000 euro) hanno dichiarato un reddito pari a 311 miliardi. Hanno ottenuto sconti in deduzioni pari a 12,7 miliardi più altri 27,1 miliardi di detrazioni, per un totale di 39,8 miliardi, che ammontano al 37,1% dei 107,4 miliardi di agevolazioni fiscali.

La terza fascia (tra 28.000 e 55.000 euro) ha dichiarato un reddito di 229,6 miliardi di euro e ha ottenuto 13,5 miliardi di deduzioni a cui si sommano 10,4 miliardi di detrazioni, per un totale di 23,9 miliardi che corrispondono al 22,2% degli sconti totali. Ci sono poi 900.000 contribuenti che appartengono al quarto scaglione (tra 55.000 e 75.000 euro) che hanno dichiarato 55 miliardi e hanno ottenuto 4,4 miliardi in deduzioni e 1,1 miliardi in detrazioni, per un totale di 5,5 miliardi, pari al 5,1% del totale. Infine l’ultimo gruppo, composto da 900.000 contribuenti che hanno dichiarato 121,5 miliardi e hanno ottenuto 9,3 miliardi di deduzioni e 1,6 miliardi di detrazioni, per un totale di 10,9 miliardi (10,1% delle agevolazioni).

La Corte dei Conti ha fatto al Paese la radiografia della tassazione valutando che, dall’applicazione della Flat-Tax, le entrate complessive dello Stato potrebbero diminuire. Ma, ha anche fatto notare la ripercussione che determinerebbe sui contribuenti. E’ evidente, dai dati forniti dalla Corte dei Conti, che la Flat-Tax penalizzerebbe gli italiani con redditi più bassi, mentre verrebbero avvantaggiati quelli con i redditi più alti, annullando il principio di giustizia fiscale con la riduzione della progressività delle imposte. Introducendo la flat-tax, come abbiamo già fatto notare in precedenti articoli sullo stesso argomento, viene disatteso il dettato costituzionale.

Salvatore Rondello

La Corte dei Conti smonta le promesse del Governo

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La Corte dei Conti ha presentato oggi il ‘Rapporto 2018 sul coordinamento della finanza pubblica’. Nel Rapporto, la magistratura contabile ritiene “auspicabile una riforma strutturale del sistema fiscale” puntando il dito contro “l’onere improprio che viene caricato sui redditi medi e medio-bassi, in particolare i contribuenti tra i 28 e i 55mila euro, che vedono al contempo il massimo balzo di aliquota legale (+11 punti) e la massima riduzione sul totale delle detrazioni (-28 punti)”.

Per la Corte dei Conti, la strada da seguire è quella di accelerare sul fronte della riduzione del debito pubblico. Nel Rapporto si legge: “E’ necessario affrettarsi a ridurre, ed in prospettiva a rimuovere, l’inevitabile pressione che un elevato debito pubblico pone sui tassi d’interesse e sulla complessiva stabilità finanziaria del Paese. Si tratta di un passo reso oggi più urgente anche proprio per le nuove proiezioni circa gli effetti di lungo periodo delle tendenze demografiche”.

Per la magistratura contabile, il triennio 2018-2020 si presenta come “un’eccezionale finestra per la riduzione del debito: il congiunto operare della ripresa dell’inflazione e del permanere del costo medio del debito su livelli particolarmente bassi, dovrebbe garantire, diversamente dal passato, un differenziale favorevole tra crescita economica e costo del debito. Di tale situazione, dunque, si dovrebbe approfittare per rendere più spedito il processo di riduzione del rapporto debito/Pil”.

La Corte dei Conti, senza citare direttamente il contenuto del ‘contratto di governo’, ha avvisato: “Per il reddito di cittadinanza servono risorse straordinarie. Appare evidente che l’obiettivo di aiutare una congrua quota di poveri assoluti (il tasso effettivo di coinvolgimento è in tutte le realtà internazionali sempre significativamente inferiore al 100%) richiederà un importante sforzo finanziario supplementare, rispetto a risorse che pure sono cresciute in misura incoraggiante”.

L’altolà della Corte dei Conti è arrivato anche sulle ulteriori revisioni della legge Fornero affermando: “Sono stretti, se non del tutto esauriti, gli spazi per ulteriori attenuazioni degli effetti correttivi della legge 214/2011, a meno di un ripensamento complessivo del sistema”. Così la magistratura contabile ha messo in guardia il legislatore: “E’ cruciale non creare debito pensionistico aggiuntivo”.

La Corte dei Conti ha fatto il seguente ragionamento: “Nei prossimi anni il bilancio pubblico sarà fortemente condizionato dall’invecchiamento della popolazione e dalle modifiche della struttura demografica. Il fenomeno potrebbe avere effetti sulla spesa per la protezione sociale (previdenza, assistenza, sanità) più acuti di quanto finora atteso. Solo nel 2017 la spesa per prestazioni sociali in denaro è cresciuta dell’1,7%. Sono cresciute dell’1,2% le prestazioni pensionistiche, del 3,4% le altre prestazioni sociali. Nelle ultime proiezioni contenute nel Def 2018, il rapporto spesa per pensioni/Pil aumenta tra i 2 e i 2,5 punti percentuali al 2040. L’effetto sul rapporto debito pubblico/Pil risulterebbe marcato; un aumento di circa 30 punti nel 2070. E’, dunque, essenziale preservare i miglioramenti di fondo che il sistema previdenziale ha realizzato in questi decenni. Dunque, ogni elemento di possibile flessibilizzazione dell’attuale sistema dovrebbe contemplare compensazioni in grado di salvaguardare la sostenibilità finanziaria di lungo periodo”.

Visto che nel Rapporto 2018 c’è ben poco di fattibile sui contenuti programmatici del governo Conte, è doveroso porsi una domanda: terrà conto il governo giallo-verde delle indicazioni della Corte dei Conti o si aprirà un altro conflitto istituzionale?

Salvatore Rondello

Contribuenti e fisco, una guerra continua

Ecosostenibilità

L’IMPEGNO COMUNE DI INPS E ANTER

Associazioni, PA e aziende sono sempre più attente all’ambiente e lo dimostrano ogni giorno attraverso la promozione e l’adozione di pratiche eco-sostenibili. E proprio in occasione del suo 120° anniversario, l’Inps insieme ad Anter (Associazione Nazionale a Tutela delle Energie Rinnovabili) ha recentemente presentato a Roma – nella Sala Angiolillo di Palazzo Wedekind – la partnership che si declina in importantissime iniziative, singole e congiunte, a sostegno della tutela ambientale.

I valori e le attività di Anter, per tutelare l’ambiente e promuovere l’adozione di comportamenti eco-sostenibili, sono stati favorevolmente accolti dall’Inps, da tempo impegnato in una transizione energetica. Infatti, l’Istituto di Previdenza, una delle amministrazioni più importanti del paese, incrementa i processi di dematerializzazione e il monitoraggio dei consumi di carta e inchiostro in tempo reale. Inoltre, il parco delle autovetture di servizio è stato notevolmente ridotto e tutti i veicoli a trazione tradizionale sono, o stanno per essere sostituiti, da nuove vetture elettriche o full hybrid (con motore termico ed elettrico integrati). Le misure adottate hanno difatti permesso all’Ente di previdenza di risparmiare 65.000 euro, cifra che corrisponde ad una contrazione dei consumi del 10%.

Grazie a questa collaborazione saranno inoltre coinvolte in anteprima le 20 scuole capitoline che hanno partecipato al programma educativo sviluppato dall’associazione: “Il Sole in Classe”. Dal 7 all’11 maggio, i ragazzi potranno conoscere, attraverso un percorso didattico che li porterà dalle profonde trasformazioni della rivoluzione industriale alla voglia di riscoprire le bellezze naturali, 20 opere inedite di proprietà dell’Inps. “L’Energia dell’arte” com’è stata chiamata l’esposizione temporanea ospitata da Palazzo Wedekind, è concepita come un complemento alla formazione già ricevuta dalle scuole primarie e secondarie di primo grado, nell’ambito de “Il Sole in Classe”, un programma gratuito al quale hanno partecipato 46.000 alunni lo scorso anno in tutta Italia.

Parlando dell’impegno dell’Inps in ambito ambientale il Presidente Tito Boeri ha evidenziato come “solitamente le politiche che portano a risparmi energetici implicano aumenti dei costi, mentre quelle che hanno come obiettivo il contenimento dei costi, conducono quasi inevitabilmente ad un aumento del consumo energetico. Le misure che sono state studiate e assunte dall’Inps, e in particolare dalla Direzione Acquisiti e Appalti, invece non creano questa contraddizione, perché portano a risparmi energetici abbassando nel contempo i costi”.

Durante la conferenza di presentazione dell’iniziativa è stata infine annunciata un’altra impresa itinerante promossa da Anter, con il patrocinio di Inps: “SalviAmo il Respiro della Terra – Ricerca e Tour”. Nel corso della tappa capitolina – che avrà luogo il 10 maggio – verranno illustrate le buone pratiche che permettono di migliorare la qualità dell’aria dentro e fuori casa e sarà, altresì, presentata una ricerca nazionale finalizzata al monitoraggio delle polveri sottili e all’individuazione della loro origine.

Antonio Rainone, presidente Anter, ha in proposito dichiarato: “Aver stretto una collaborazione così prestigiosa con l’Inps – oltre a essere un onore – rappresenta il riconoscimento più bello che ci sia per il lavoro svolto. I nostri 72 ambasciatori volontari hanno raggiunto oltre 1.500 istituti scolastici e sensibilizzato 120 mila alunni dal 2014. Siamo felici che un Istituto importante come quello presieduto dal Professor Boeri abbia voluto affiancarsi ad Anter, con l’obiettivo di dare vita a nuove azioni che premino l’impegno di ciascuno di noi, per il bene di tutti. La nostra associazione persegue obiettivi ambiziosi ed ha sempre avuto a cuore le generazioni future: quest’anno, per esempio, con “Salviamo il Respiro della Terra, tour e ricerca”, manifestazione che può vantarsi del patrocinio dell’Inps, avvieremo una ricerca quasi inedita, ma di primissima importanza in Italia, con i massimi esperti universitari per cercare di capire meglio cosa respirano i nostri figli, in tutto l’arco della giornata”. Passiamo tra l’80 il 90% del tempo al chiuso. Ma non ci sono dati nazionali in merito. La ricerca diventerà anche tour: l’associazione organizzerà degli incontri divulgativi con le famiglie in tutte le città coinvolte, da nord a sud del Paese. Le prime tappe saranno Parma, Salerno e Roma, rispettivamente l’8 il 9 e il 10 maggio, in concomitanza con l’esposizione “L’Energia dell’arte”. Parteciperanno docenti universitari, economisti, ma anche Giobbe Covatta con tutta la sua ironia.

Lavoro

LICENZIAMENTO: QUANTO COSTA AL DATORE DI LAVORO

Il licenziamento ha un costo che il datore di lavoro è chiamato a coprire quando licenzia uno o più dipendenti come contributo a sostegno della disoccupazione. Previsto inizialmente dalla Riforma Fornero come contributo alla mobilità, con le modifiche apportate al Jobs Act in materia di disoccupazione nel 2016 tale somma viene ora dedicata al finanziamento della Naspi.

L’ultima modifica al costo del licenziamento applicato al datore di lavoro è attiva dal 1° gennaio 2018, data in cui è scattato l’aumento dell’aliquota contributiva a carico al fine di finanziare i ticket licenziamento, che a sua volta finanzia la Naspi e ha il fine di ridurre il numero di licenziamenti.

Il datore di lavoro affronta un costo per il licenziamento solo nel caso di interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato o degli apprendistati interrotti alla fine del periodo di formazione. In caso di scadenza di un contratto di lavoro a tempo determinato o di decesso del dipendente non è previsto alcun contributo, come anche per il licenziamento dei collaboratori domestici, degli operai agricoli e degli operai extracomunitari stagionali.

Il contributo da pagare viene calcolato sulla base del massimale mensile della Naspi: l’aliquota è al 41% per i licenziamenti individuali e quelli collettivi avviati entro il 20 ottobre 2017. Nel caso di imprese all’interno dell’applicazione della Cassa Integrazione Guadagni Straordinari che fanno ricorso a licenziamenti collettivi, l’aliquota è stata innalzata all’82%.

Per esempio, nel caso di un licenziamento individuale, considerando che il massimale Naspi per il 2017 è di 1.195 euro, il contributo che il datore di lavoro deve pagare è di 489,95 euro, ovvero il 41% del massimale (applicato ogni 12 mesi di anzianità del dipendente negli ultimi tre anni). Nel caso il rapporto lavorativo duri da 36 mesi o oltre, il contributo può arrivare a quota 1.469,85 euro.

Per l’accertamento dei requisiti in materia di invalidità civile

AL VIA LA CONVENZIONE INPS REGIONE CAMPANIA

Come riportato in una recente informativa dell’istituto, la Direzione regionale dell’Inps, la Regione Campania e le Asl di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno, hanno recentemente sottoscritto un importante protocollo d’intesa per l’affidamento all’Ente di previdenza dell’accertamento dei requisiti sanitari prescritti in materia di invalidità civile, cecità, sordità, handicap e disabilità.

Attraverso questo considerevole accordo la Regione Campania dà attuazione a quanto prefigurato dalla legge 111 del 2011, in materia di delega delle funzioni di accertamento sanitario per l’Invalidità Civile all’Inps che, in questo modo, potrà continuare a gestire in via esclusiva l’intero iter procedurale sanitario ed amministrativo.

Il rilevante traguardo, fortemente voluto dai vertici delle Istituzioni interessate, in particolare dal Presidente della regione Vincenzo De Luca e dal Direttore regionale dell’Inps Giuseppe Greco, si è potuto fattivamente conseguire anche grazie all’attenzione ed ai suggerimenti formulati al riguardo dai Comitati provinciali dell’Istituto, fatti propri e promossi dal Presidente del Comitato regionale Pettrone.

L’intesa, che prevede pure il trasferimento all’Inps di parte delle risorse finanziarie prima impegnate dal servizio Sanitario regionale, offrirà all’Inps l’opportunità di realizzare un notevole innalzamento dei livelli del servizio reso agli utenti: in maniera particolare, l’accorciamento dei tempi di attesa, per effetto soprattutto dell’incremento dei medici preposti alle visite.

Inoltre, in un’ottica di maggiore “prossimità” del servizio, in aggiunta alle sedi già investite di tali compiti, l’Inps ha preventivato l’attività delle Commissioni anche nei Centri Medico Legali Inps di Sala Consilina, Vallo della Lucania, Sapri ed Aversa, accogliendo le richieste da più parti ed a più voci sollecitate, di agevolare i soggetti più socialmente fragili (ultrasettantacinquenni ed affetti da particolari patologie) residenti in zone decentrate e mal collegate.

Un’altra significativa novità – recita l’informativa Inps – attiene la previsione di uno scambio di dati tra le istituzioni coinvolte, così da garantire un efficiente ed economico svolgimento delle rispettive funzioni d’istituto; non solo, ma al fine di sveltire il procedimento, le Asl si impegnano ad assicurare corsie privilegiate per gli utenti che dovranno sottoporsi a visite specialistiche o strumentali richieste dalle Commissioni Inps.

Nel protocollo di accordo è stata altresì postulata una costante attività di monitoraggio sui risparmi di spesa conseguiti e sul miglioramento degli standard quantitativi, qualitativi e tecnologici del sistema.

Il monitoraggio permetterà, in più, di valutare e ottimizzare le soluzioni gestionali assunte e di innalzare ulteriormente il servizio offerto; a questo proposito è stato ipotizzato il coinvolgimento del Centro Interdipartimentale per la Ricerca in diritto, economia e management della Pubblica Amministrazione (Cirpa), che ha sviluppato una consolidata esperienza multidisciplinare nello studio delle problematiche di amministrazione e controllo di aziende e enti pubblici.

Per conferire infine maggiore rilevanza all’Accordo, nelle prossime settimane è prevista la presenza in Campania del Presidente dell’Inps Tito Boeri che, incontrando il Presidente della Regione Vincenzo De Luca, avrà modo di evidenziarne i pregi e i significativi risultati attesi a favore dell’intera utenza campana interessata.

Economia

I NUMERI DELLE LITI COL FISCO

E’ una guerra di logoramento quella che si combatte tra contribuenti e fisco nelle aule delle commissioni tributarie. Negli ultimi 10 anni le giacenze, cioè la quota di contenziosi aperti, sono praticamente dimezzate nel primo grado, mentre sono aumentate dell’80,6% nel secondo grado. E’ quanto emerge dai dati contenuti nelle relazioni del Mef e della Corte dei conti, sullo stato del contenzioso tributario, ed elaborati dall’Adnkronos.

Nelle relazioni di monitoraggio sullo stato del contenzioso tributario e sull’attività delle commissioni tributarie del ministero dell’Economia, si riportano i dati relativi agli ultimi anni. In particolare tra il 2007 e il 2017 si registra una riduzione delle cause aperte del 31,3% che portano il totale da 607.817 a 417.635 ricorsi da giudicare.

L’operazione di smaltimento però non è omogenea. A ridurre drasticamente le pratiche aperte sono state esclusivamente le commissioni tributarie provinciali (primo grado), che in 10 anni sono riuscite a dimezzare la quota di cause pendenti, passando da 522.278 a 263.117 con un calo del 49,6%. Purtroppo le commissioni tributarie regionali (secondo grado) non sono riuscite a percorrere la stessa strada virtuosa e, nello stesso periodo, hanno invece fatto lievitare le giacenze dell’80,6%, passando da 85.539 a 154.518 cause aperte.

La Corte dei conti, nel dossier sul contenzioso delle commissioni tributarie, evidenzia che più di una causa su tre è in attesa di giudizio da un periodo superiore ai tre anni; di questi uno su 10 attende la sentenza da più di 5 anni. Su un totale pari al 37,1% degli atti pendenti al 31 dicembre 2016, il 27,4% degli atti è giacente da più di 2 anni e meno di 5 mentre il 9,7% attende da oltre 5 anni. Al 31 dicembre 2016 risultano 811 casi in attesa di giudizio da più di 15 anni; più della metà è fermo ancora al primo grado di giudizio (491 ricorsi).

Carlo Pareto

Inps, come calcolare la pensione anticipata

Ape sociale

AL VIA SIMULATORE SUL SITO INPS

“L’Ape volontaria è uno strumento complesso, sul quale in questi giorni sono stati dati anche dei numeri che possono essere fuorvianti. Abbiamo così sviluppato un simulatore che permetterà a tutti di valutare la convenienza, naturalmente sulla base delle condizioni individuali, di questo strumento”. Così si è espresso il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in una conferenza stampa, tenutasi recentemente a Roma, nel corso della quale ha annunciato che sul sito dell’Istituto è possibile già dalla scorsa settimana presentare domanda di certificazione per l’Ape volontaria e anche utilizzare un simulatore per verificare la convenienza o meno dell’Ape volontaria.

“Questo strumento – ha spiegato Boeri – amplia la scelta e permette di capire costi e benefici dell’Ape volontaria. La platea potenziale interessata dall’Ape volontaria non è piccola: la stimiamo intorno alle 300mila persone e, dall’anno prossimo, il flusso di persone che avranno questa possibilità crescerà di 115mila”.

Boeri ha chiarito che il simulatore dei costi dell’Ape volontaria “permetterà alle persone di poter valutare quali sono i vantaggi e gli svantaggi”. “L’Ape volontaria – ha precisato – permette di contrarre prestiti, a lunga scadenza, e che comporta però anche un piano di rimborso del prestito stesso che di fatto ridurrà in modo permanente la propria pensione futura”.

Quindi, per “Boeri, “è fondamentale che le persone che guardano a questo strumento e pensano di utilizzarlo siano perfettamente consapevoli e facciano una scelta consapevole”. “Questo è lo sforzo che abbiamo fatto, definendo questo simulatore – ha proseguito – che può essere consultato on line dal sito dell’Istituto anche attraverso il proprio cellulare”. L’accesso al simulatore sul sito dell’Inps è libero, senza necessità di Pin, e distinto dal modulo di richiesta di certificazione del diritto all’Ape che può essere compilato sempre sul sito Inps, ma con il Pin.

L’Ape volontaria, il ‘prestito finanziario con garanzia pensionistica’, consentirà a chi avrà almeno 63 anni nel 2018 (o almeno 63 anni e 5 mesi nel 2019) di uscire in anticipo dal lavoro. La pensione certificata dall’Inps, al netto della rata di ammortamento corrispondente all’Ape richiesta, deve essere pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo. Non possono ottenere l’Ape coloro che hanno già maturato il diritto alla pensione.

Entro 60 giorni dalla presentazione della domanda di certificazione l’Inps certifica la maturazione dei requisiti, e la prima, e l’ultima, data utile per la presentazione della domanda di Ape. E comunica anche la durata massima dell’Ape e l’importo minimo e massimo della quota mensile di Ape ottenibile, che saranno comunque riverificati alla data di presentazione della domanda di Ape.

L’importo minimo che si può ottenere è 150 euro mensili per sei mesi, mentre l’importo massimo non può superare il 75% del trattamento pensionistico mensile nel caso l’erogazione dell’Ape richiesta sia superiore a tre anni; l’80% se la durata del prestito è tra i 24 e i 36 mesi, l’85% se la durata è tra 12 e 24 mesi e il 90% se è inferiore a 12 mesi. Il prestito viene erogato su 12 rate mensili, senza tredicesima.

L’Ape decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda di Ape, che è erogata in quote mensili di pari importo per 12 mensilità, fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia. I soggetti che hanno maturato il diritto all’Ape tra la data di entrata in vigore della norma e quella di entrata in vigore del Dpcm e che non hanno maturato il diritto alla pensione possono richiedere i ratei arretrati nella domanda di Ape. La platea di riferimento include coloro che sono nati prima del 18 maggio 1954, che dovranno presentare domanda di certificazione entro il 18 aprile 2018 per il pregresso.

Inps

COME CALCOLARE LA PENSIONE ANTICIPATA

Al via l’Ape volontario. A partire dalla settimana scorsa sul sito dell’Inps è possibile presentare domanda di certificazione per l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica destinato ai soggetti con un’età minima di 63 anni e un’anzianità contributiva non inferiore a 20 anni e utilizzare un simulatore per verificarne la convenienza.

Il servizio on line dell’Istituto di Previdenza, infatti, consente di calcolare in via indicativa l’importo dell’anticipo pensionistico e la rata di rimborso, mediante l’inserimento di dati e informazioni da parte del soggetto interessato. Come funziona? Il simulatore Ape – si legge sul sito dell’Inps – è strutturato in 4 sezioni principali:

1) Accesso: la sezione dedicata all’inserimento dei principali dati anagrafici e all’importo di pensione lorda mensile;

2) I dati personali: la sezione dedicata all’inserimento dei principali dati personali e di eventuali rate mensili che concorrono alla stima indicativa dell’importo massimo di Ape (ad esempio rate per debiti erariali o eventuali assegni divorzili). Tale sezione è dedicata anche alla possibile scelta dei ratei arretrati e del finanziamento supplementare, in base ai requisiti anagrafici del soggetto e alla data di presentazione della domanda. “Tali informazioni – spiega l’Inps – sono utili per la stima della data di decorrenza APE e della durata di erogazione Ape”;

3) L’importo Ape: la sezione dedicata alla scelta dell’importo Ape da percepire. Tale importo sarà necessariamente compreso tra l’importo minimo e quello massimo di Ape visualizzati all’interno della sezione stessa;

4) La simulazione: la sezione dedicata al risultato di dettaglio della simulazione, comprensiva del piano di accumulo relativo alla fase di erogazione e del piano di ammortamento relativo alla fase di rimborso. Ai soggetti interessati basterà compilare le quattro sezioni del simulatore online per conoscere l’importo del proprio anticipo pensionistico. Tramite lo stesso portale gli interessati potranno presentare la domanda di certificazione attraverso l’uso dell’identità digitale Spid o il Pin dell’Inps. L’Istituto, poi, provvederà a verificare il possesso dei requisiti di legge, certificando l’eventuale diritto all’Ape e comunicando al richiedente l’importo minimo e massimo del prestito ottenibile.

Corte dei Conti

FAMIGLIE IN DIFFICOLTA’

“Il miglioramento dei risultati economici e dei conti pubblici conseguito dall’Italia negli ultimi anni non consente di abbassare la guardia. L’uscita dalla recessione e la ripresa non pongono infatti ancora termine alle difficoltà quotidiane di tante famiglie”. Lo afferma il presidente della Corte dei Conti Angelo Buscema all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2018.

“Il quadro attuale della finanza pubblica ci indica come non più praticabile il percorso che, per assicurare i necessari livelli di servizi alla collettività, faccia ricorso ad una ulteriore crescita del debito pubblico”, ha aggiunto Buscema Si tratta di “una via preclusa non tanto dagli obblighi che ci provengono dall’esterno, dagli accordi europei, quanto piuttosto dal rispetto di un maggior equilibrio intergenerazionale nella ripartizione degli oneri”.

Tasse

NEL 2017 COSTO ADEMPIMENTI FISCALI 60 MILIARDI

Il costo totale degli adempimenti fiscali per tutte le imprese e i professionisti del Paese, “pari a circa 6 milioni di soggetti, è cresciuto, dal 2015 al 2017, da 58,1 a 60,4 miliardi di euro circa”, con una salita in valore assoluto di “2,4 miliardi, corrispondente a “una media di 514 euro, passando da 9.577 euro a 10.091 euro per ogni Partita Iva”. Lo rivela un dossier della Fondazione nazionale dei commercialisti, illustrato di recente dal presidente del Consiglio nazionale della categoria, Massimo Miani, agli Stati generali della categoria, alla ‘Nuvola’, a Roma.

l ‘boom’ dell’onere degli obblighi fiscali è un aumento dei costi “certo”, afferma il vertice dei commercialisti, a fronte della “aleatorietà delle stime sul recupero dell’evasione”. L’escalation, si sottolinea, è figlia “della nuova strategia di contrasto all’evasione fiscale costruita, negli ultimi tre anni, tramite misure quali reverse charge, split payment, stretta alle compensazioni fiscali, trasmissioni periodiche delle liquidazioni Iva e delle comunicazioni dati fatture emesse e ricevute, fino all’introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria nei confronti della Pubblica amministrazione”.

Per Miani, “sommando il gettito atteso di tutte le misure di contrasto all’evasione previste dalle manovre finanziarie per gli anni 2015-2018 con proiezioni fino al 2020, si raggiunge la cifra imponente di 50 miliardi di euro. Si tratta di una strategia essenziale per gli equilibri di bilancio della finanza pubblica, caratterizzata, però, dall’indeterminatezza delle stime relative al recupero di gettito evaso, sempre approssimative e prive di validi fondamenti. Le misure introdotte in termini di nuovi adempimenti fiscali producono, invece, costi certi e incrementali per imprese e professionisti”, ha chiosato.

Carlo Pareto

Corte dei Conti, famiglie in difficoltà

corte-dei-contiIn occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, il nuovo presidente della Corte dei Conti, Angelo Buscema, ha lanciato dei messaggi forti. Buscema ha detto: “Il miglioramento dei risultati economici e dei conti pubblici conseguito negli ultimi anni non consente di abbassare la guardia. L’uscita dalla recessione e la ripresa non pongono ancora termine alle difficoltà quotidiane di tante famiglie. Gli andamenti in termini di crescita economica non consentono di annullare gli angusti spazi entro cui si deve muovere oggi la pubblica amministrazione. Il quadro attuale della finanza pubblica ci indica come non più praticabile il percorso che, per assicurare i necessari livelli di servizi alla collettività, faccia ricorso a un’ulteriore crescita del debito pubblico. Una via preclusa non tanto dagli obblighi che ci provengono dall’esterno, dagli accordi europei, quanto piuttosto dal rispetto di un maggior equilibrio intergenerazionale nella ripartizione degli oneri”.
Il monito di Buscema, nel pieno di una propaganda elettorale densa di promesse che minerebbero la stabilità dei conti pubblici, fa seguito alle preoccupazioni già manifestate dal Governatore della Banca d’Italia, Vincenzo Visco, qualche giorno fa.
Poi, Buscetta ha proseguito: “La riduzione delle spesa pubblica è avvenuta anche per effetto del congelamento dei salari della Pubblica amministrazione e della riduzione degli investimenti che, però, sono scesi a un livello preoccupante. Da tempo la Corte dei Conti segnala una progressiva inversione di tendenza nel processo di riequilibrio dei conti pubblici, in termini di riduzione della spesa pubblica e dei tassi d’interesse.
Non va tuttavia trascurato come ciò sia avvenuto anche per effetto del congelamento della dinamica dei redditi del pubblico impiego e con una compressione della spesa per investimenti talmente forte da creare preoccupazione per lo stesso mantenimento del capitale fisso a disposizione del sistema.
L’attenuazione delle regole e le logiche di emergenza che ispirano grandi opere e grandi eventi possono favorire la corruzione, che va invece combattuta con forza. L’azione di contrasto svolta dalla Corte a tutela della legalità è vieppiù necessaria specie in considerazione dell’attenuazione delle rigide regole della contabilità pubblica negli attuali assetti organizzativi dell’amministrazione, caratterizzati non solo dalla esternalizzazione di funzioni pubbliche e dalla costituzione di società partecipate, ma anche dal frequente ricorso a logiche di emergenza che, per le grandi opere dei grandi eventi, postulano la deroga alle procedure ordinarie di spesa”.
Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, intervenendo all’insediamento del nuovo presidente della Corte dei Conti ed all’inaugurazione del nuovo anno giudiziario, ha detto: “Sappiamo che gli effetti sociali della lunga crisi che l’Italia ha vissuto negli ultimi dieci anni e gli effetti sulle amministrazioni pubbliche e sulla loro efficienza non sono cancellati, rimangono. Le cicatrici della crisi necessiteranno tempo per essere rimarginate. Quindi, la congiuntura favorevole, in nessun modo deve portare a rallentare il ritmo delle riforme e tantomeno ad abbandonare l’impegno sulla riduzione del debito pubblico”.

Pa. Via libera del Cdm al pagamento degli arretrati

Palazzo Chigi

“Dopo il Cdm di oggi via libera al pagamento degli arretrati e degli aumenti previsti dal nuovo contratto per la Pa centrale”. Così la ministra della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, via Twitter annuncia l’approvazione del consiglio dei ministri dell’ipotesi di contratto presentata da Madia. La presidenza ha cosi’ autorizzato la ministra a concludere l’iter per rendere operativo il nuovo contratto dei dipendenti della P.A centrale. In sostanza il Consiglio dei ministri ha autorizzato la Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione Madia, ad esprimere il parere favorevole del Governo sull’ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto funzioni centrali per il triennio 2016-2018, sottoscritta il 23 dicembre 2017 dall’Aran e dalle organizzazioni sindacali.

“L’ipotesi di contratto, oltre al riconoscimento di incrementi retributivi, prevede anche l’adeguamento dell’impianto contrattuale preesistente al mutato contesto legislativo, tenendo conto delle innovazioni introdotte in particolare dai decreti legislativi di attuazione della riforma della pubblica amministrazione”.

Uno sblocco che arriva dopo quasi 10 anni. Un risultato che ha visto la luce dopo diverse fasi importanti: dalla sentenza della Corte Costituzionale, alle tre manovre (per un totale di 2,8 miliardi di euro finanziati) fino alla riforma della pubblica amministrazione. Un passaggio che il Segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga giudica fondamentale “fondamentale” e con il quale si “chiude oggi il cerchio del primo contratto degli statali rispetto al quale non si dovrà adesso perdere tempo per riconoscere i benefici contrattuali attesi da 9 nove anni”. Per il segretario confederale Uil Antonio Foccillo si tratta di una buona notizia ma “aspettiamo adesso il parere della Corte dei conti per ratificarlo definitivamente e dal giorno dopo sarà in vigore con il via libera al pagamento degli arretrati e degli aumenti. I lavoratori pubblici hanno atteso dieci anni – osserva ancora – adesso, con il nuovo contratto, hanno l’occasione per ripristinare, come tutti i lavoratori, il diritto ad avere un contratto”.

Le tappe

– DICEMBRE 2009, LA CRISI E IL BLOCCO DELLA CONTRATTAZIONE
E’ il dicembre 2009 quando viene affrontata per l’ultima volta in manovra la questione delle risorse per gli incrementi contrattuali del personale pubblico, ossia prima che nell’ambito del nuovo contesto economico determinato dalla crisi internazionale il Governo si veda costretto a intraprendere una rigida politica di contenimento della spesa pubblica, che ha fortemente investito il pubblico impiego. Viene così disposto nel DL 78/2010 il blocco della contrattazione nel pubblico impiego per il triennio 2010-2012.

– GIUGNO 2015, LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE
Il 23 giugno 2015 arriva la sentenza della Corte Costituzionale che dichiara illegittima la prosecuzione del blocco. L’avvio degli incontri tecnici all’Aran, l’Agenzia per la Rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, tra il ministero e i sindacati nel luglio 2016 fa entrare le contrattazioni nel vivo.

– NOVEMBRE 2016, L’INTESA TRA GOVERNO E SINDACATI
Saranno quattro mesi di incontri che porteranno, il 30 novembre 2016, a una intesa tra il governo e i sindacati che prevede un aumento mensile per i dipendenti della pubblica amministrazione di almeno 85 euro mensili. Il 2017 è l’anno dell’approvazione della riforma della pubblica amministrazione targata Marianna Madia e il momento in cui si aprono 4 tavoli di contrattazione all’Aran per i diversi comparti del pubblico impiego.

– DICEMBRE 2017, LA FIRMA DEL NUOVO CONTRATTO
Il 23 dicembre scorso, dopo una riunione fiume, alle 4 di mattina la ministra della Pa firma con le organizzazioni sindacali il primo nuovo contratto per la pubblica amministrazione per il triennio 2016-2018. Si tratta di un contratto che farà da apripista agli altri comparti che mancano, istruzione, sanità ed enti locali.

– CHE COSA PREVEDE L’ACCORDO
L’accordo prevede una forbice di aumenti sullo stipendio base che va dai 63 ai 117 euro mensili lordi a regime e salvaguarda gli 80 euro del bonus Renzi. L’intesa riguarda circa 250mila ministeriali, dipendenti delle Agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. L’accordo viene stato siglato tra Aran, Cgil, Cisl, Uil e Confsal ma non da Usb, Cgs e Cisal. Nella stessa giornata la manovra è legge e viene rifinanziato con 2,8 miliardi il rinnovo contrattuale degli statali. Ma il percorso non è ancora finito. Dopo l’ok del governo arrivato oggi in Cdm, la palla passa all’Aran che dovrà chiedere alla Corte dei Conti la certificazione di compatibilità dei costi. Una volta arrivato il via libera, l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni e i sindacati dovranno incontrarsi per la definitiva sottoscrizione. Solo da quel momento il contratto sarà efficace.

Braccio di ferro sulle pensioni

tavolo-pensioniDiversamente dalle intenzioni dei sindacati, la Banca d’Italia ribadisce la necessità di non fare passi indietro nella riforma delle pensioni. Secondo l’Istituto Centrale sarebbe un atto cruciale per mettere in luce migliore i conti e per la loro sostenibilità. Il vice direttore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, durante l’audizione davanti alle commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato a Palazzo Madama, nel secondo giorno degli incontri tra governo e sindacati sulle pensioni, ha detto: “La necessità di mantenere, preservare, difendere l’equilibrio pensionistico di lungo periodo è una priorità assoluta. Questo non vuol dire che non ci possano essere aggiustamenti sui singoli casi ma l’importante è preservare la stabilità complessiva. L’attuale sistema è un elemento chiave, che contribuisce nel lungo periodo a mettere le finanze pubbliche italiane in una luce migliore che si potrebbe avere guardando alla sola dimensione debito. Il paese deve assicurare la sostenibilità dei conti.

Gli interessi che l’Italia paga sul debito pesano sull’economia in maniera notevole e riducono i margini per interventi di politica economica. Ne consegue la necessità, approfittando del periodo congiunturale favorevole, di intervenire sul risanamento della finanza pubblica”. In audizione al Senato sulla manovra, oggi c’è stato anche il presidente della Corte dei Conti Arturo Martucci di Scarfizzi che ha detto: “Per tutelare gli equilibri di fondo della finanza pubblica eventuali interventi sulle pensioni vanno disegnati in maniera tale da limitare la platea dei destinatari alle situazioni di effettivo disagio, anche per minimizzare gli ovvi effetti di frammentazione che finiscono per produrre. Misure come l’Ape sociale, sottolinea, vanno articolate in modo chiaro per favorirne la celere implementazione”.

Si fa sempre più in salita il percorso dei sindacati che vorrebbero l’ampliamento maggiore possibile della platea di lavoratori da esentare dall’adeguamento automatico dell’età pensionistica. Il Governo, dunque, si trova sempre più tra l’incudine ed il martello, tra l’esigenza di provvedimenti popolari con le elezioni sempre più vicine oppure con una misura stabilizzante nel lungo periodo che soddisfa la ‘ragion di stato’ ma che sicuramente è impopolare. La posta in palio è dunque molto alta per i possibili riflessi sul risultato elettorale.

Salvatore Rondello

Pensioni Inps, la Corte
dei Conti dice a no
a modifiche
alla legge Fornero

Pensioni Inps

CORTE DEI CONTI: NO A MODIFICHE DELLA LEGGE FORNERO

“Ogni arretramento” rispetto ai parametri sottostanti al disegno di riforma completato con la legge Fornero, esporrebbe la finanza pubblica “a rischi di sostenibilità”. Lo ha affermato il presidente della Corte dei Conti, Arturo Martucci di Scarfizzi, in una recente audizione resa nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, impegnate nell’esame della nota di aggiornamento al Def.

“Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro” è stato invece l’altolà ad ogni ipotesi di ulteriori interventi sulle età pensionabile che è arrivato da Luigi Federico Signorini, vice direttore generale di Bankitalia.

“L’insieme delle riforme previdenziali realizzate in più di vent’anni ha migliorato in modo sostanziale sia la sostenibilità sia l’equità intergenerazionale del sistema. Tuttavia le prospettive demografiche e di crescita potenziale sono state aggiornate e risultano meno favorevoli. Le più recenti proiezioni dell’incidenza della spesa sul prodotto, da poco rese note dalla Ragioneria Generale dello Stato, sono, conseguentemente, più alte di quanto in precedenza prospettato”, ha spiegato ricordando come la stessa Nota di aggiornamento segnali che queste ultime “comporterebbero un peggioramento degli indicatori di sostenibilità delle finanze pubbliche calcolati dalla Commissione europea”.

Secondo il Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sociosanitario, pubblicato lo scorso agosto dalla Ragioneria Generale dello Stato, ha detto ancora Signorini, “l’incidenza sul Pil della spesa per pensioni, oggi pari a circa il 15,5 per cento, raggiungerebbe valori di poco superiori al 18 per cento tra il 2040 e il 2045, imboccando successivamente un sentiero di costante e significativa discesa”. Rispetto alle precedenti proiezioni della Ragioneria, dunque, “la spesa risulta sensibilmente maggiore in ciascun anno del periodo considerato. Il peggioramento riflette la revisione al ribasso effettuata da Eurostat delle prospettive di crescita italiane, a sua volta riconducibile a una più deludente dinamica della produttività totale dei fattori e a minori flussi migratori netti”. E’ per questo, conclude, Bankitalia, che “le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”.

Auto

LE AGEVOLAZIONI CON LA 104

Sono numerose le agevolazioni fiscali riservate alle persone con disabilità e per i loro familiari. Tra le varie – dalle detrazioni Irpef alle spese sanitarie, passando per Iva e assicurazioni – la normativa tributaria comprende anche benefici fiscali per quanto riguarda l’acquisto dell’auto.

In una guida messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, viene illustrato il quadro aggiornato con il riconoscimento di tali benefici in favore dei contribuenti portatori di disabilità. Ma attenzione, si sottolinea, “le agevolazioni sono riconosciute solo se i veicoli sono utilizzati, in via esclusiva o prevalente, a beneficio delle persone disabili”.

Per quanto attiene un veicolo, nel documento si ricorda che sono previsti:

– detrazione Irpef del 19% della spesa sostenuta (indicata in un massimo di 18.075,99 euro) per l’acquisto;

– Iva agevolata al 4% sull’acquisto;

– esenzione dal bollo auto;

– esenzione dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà.

La detrazione al 19% spetta una sola volta (cioè, per un solo veicolo) nel corso di un quadriennio a decorrere dall’acquisto. Ma si può riottenere il beneficio entro un quadriennio, “solo se il veicolo precedentemente acquistato viene cancellato dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA) perché destinato alla demolizione” o in caso di furto, “al netto dell’eventuale rimborso assicurativo, e deve comunque essere calcolata su una spesa massima di 18.075,99 euro”.

Chi può usufruirne – Possono usufruire delle agevolazioni: a). non vedenti e non udenti; b). disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento; c). disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni; d). disabili con ridotte o impedite capacità motorie (che però non risultano contemporaneamente ‘affetti da grave limitazione della capacità di deambulazione’; per questa categoria, “il diritto alle agevolazioni è condizionato all’adattamento del veicolo”).

Non vedenti – Per quanto riguarda i non vedenti, rientrano nella categoria “le persone colpite da cecità assoluta o che hanno un residuo visivo non superiore a un decimo a entrambi gli occhi con eventuale correzione. Gli articoli 2, 3 e 4 della legge n. 138/2001 individuano esattamente le varie categorie di non vedenti, fornendo la definizione di ciechi totali, parziali e ipovedenti gravi”.

Non udenti – Per quanto concerne chi non ha l’udito, si legge nella guida, “occorre far riferimento alla legge n. 381 del 26 maggio 1970 (circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 3/E del 2 marzo 2016) che all’art. 1, comma 2, recita testualmente ‘si considera sordo il minorato sensoriale dell’udito affetto da sordità congenita o acquisita durante l’età evolutiva’”.

Legge 104 – Per quanto attiene poi i disabili di cui ai punti b e c, “sono quelli che hanno un grave handicap (comma 3 dell’articolo 3 della legge n. 104/1992) certificato con verbale dalla Commissione per l’accertamento dell’handicap presso l’Asl”. In particolare, il punto riguarda disabili “con handicap grave derivante da patologie (comprese le pluriamputazioni) che comportano una limitazione permanente della capacità di deambulazione”.

Il familiare – Infine, ricorda il documento dell’Agenzia delle Entrate, “se il portatore di handicap è fiscalmente a carico di un suo familiare (possiede cioè un reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro) può beneficiare delle agevolazioni lo stesso familiare che ha sostenuto la spesa nell’interesse del disabile”.

Prevedono di guadagnare meno dei loro genitori

GIOVANI ITALIANI PESIMISTI

Le aspettative salariali dei giovani, in Italia, sono sempre più pessimiste. E’ quanto rileva un sondaggio globale realizzato da Monster sui guadagni potenziali dei lavoratori rispetto ai genitori ha rivelato che un lavoratore italiano su due (il 50% del totale) prevede di guadagnare meno o molto meno dei genitori nel corso della propria carriera rispetto ai lavoratori di Canada (31% ), Francia (27%), Finlandia (24%) e Stati Uniti (17%). I risultati dimostrano che in Italia i giovani già inseriti nel mondo del lavoro o in cerca di occupazione avvertono un livello elevato di incertezza e preoccupazione per quanto riguarda le proprie aspettative di carriera e prospettive economiche future. Dai numeri emerge, inoltre, un netto contrasto rispetto alle prospettive dei giovani nel resto del mondo.

Più del 60% del totale degli intervistati ha delle prospettive di guadagno molto più alte o comunque superiori a quelle dei propri genitori. Meno di un quinto (17%) degli intervistati prevede un potenziale di guadagno inferiore rispetto ai genitori nel corso della propria carriera; la percentuale scende ulteriormente (solo il 7%) tra coloro che prospettano guadagni nettamente inferiori rispetto ai genitori. Tra i gruppi di intervistati italiani, questi numeri hanno raggiunto un più rassicurante 26% tra coloro che si aspettano di guadagnare più dei genitori, ma solo quando l’entusiasmo è stato ridotto da aspettative salariali ‘molto più alte’ a ‘più alte’. Si tratta tuttavia di cifre ancora ben al di sotto della media degli altri paesi inclusi nel sondaggio (-10%).

“I dati rilevati dal sondaggio lasciano emergere una situazione obiettiva contrastante – ha commentato Nicola Rossi, country manager di Monster Italia – e testimoniano il grande pessimismo che regna in Italia tra i giovani alla ricerca di occupazione rispetto ai coetanei in altre aree del mondo. Si tratta probabilmente della più grande sfida che il nostro Paese si trova ad affrontare: invertire progressivamente questa spirale negativa con incentivi e politiche che, assieme a una solida presa di posizione in materia di occupazione, offrano ai giovani in cerca di lavoro la prospettiva di un reale miglioramento della propria posizione rispetto a quella delle generazioni che li hanno preceduti”.

Tra i più ottimisti, il sondaggio Monster ha rilevato che quasi tre quarti (71%) degli americani prevedono di guadagnare ‘molto di più’ (32%) o ‘di più’ (39%) durante la propria carriera rispetto ai genitori. Tra coloro che hanno mostrato una percentuale di pessimismo per quanto riguarda il proprio potenziale di guadagno, solo il 12% si aspetta di guadagnare meno dei genitori e solo il 5% degli intervistati statunitensi prevede di guadagnare molto meno. Ad accompagnare gli americani nel loro ottimismo sono i canadesi, con più della metà (55%) che prevede guadagni di carriera ‘molto più alti’ (22%) o ‘più alti’ (33%) rispetto ai genitori. Tuttavia, dal sondaggio è emerso anche che quasi un terzo (31%) dei lavoratori canadesi ha prospettive di guadagno ‘più basse’ o ‘molto più basse’ rispetto ai genitori. Le aspettative di Finlandia e Francia sono in linea con quelle del Canada e sono quasi identiche l’una all’altra. La maggior parte degli intervistati in Francia (54%) e Finlandia (56%) ha prospettive di guadagno ‘molto più alte’ o ‘più alte’ dei genitori. Metà di questi, quasi un quarto del totale (il 27% in Francia e il 24% in Finlandia) prevedono di guadagnare ‘meno’ o ‘molto meno’ dei genitori entro la fine della propria carriera.

La percezione globale, quindi, per quanto riguarda il potenziale di guadagno nel corso della propria carriera lavorativa non è così pessimista. In realtà, questi risultati mostrano una grande speranza in termini di guadagni potenziali per i nostri leader di domani. Tuttavia, c’è ancora molto lavoro da fare e il margine di miglioramento in tutto il mondo è elevato.

I risultati ottenuti in Italia, dove il 26% ritiene di avere prospettive di guadagno superiori (ma non di molto) rispetto ai genitori, mentre un terzo (34%) ritiene che tali guadagni saranno inferiori ai genitori, sottolineano la necessità di livelli di sostegno, opportunità e risorse maggiori.

Carlo Pareto

Def, tagli alla spesa pubblica e sostegno al PIL

La Nota di aggiornamento al Def è al vaglio delle commissioni Bilancio di Camera e Senato, con una serie di audizioni di vari organismi economici che si sono concluse a fine mattina con le dichiarazioni del ministro dell’economia Pier Carlo Padoan.
Dal documento con le note aggiuntive trasmesso dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan alle Commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato, la manovra del Governo partirebbe da una quota minima di circa 19,6 miliardi di euro.
Secondo il documento, la manovra avrà un impatto positivo sui tassi di crescita del PIL, in termini di differenziale tra lo scenario programmatico e quello tendenziale, attorno allo 0,3 punti percentuali in ciascuno degli anni 2018 e 2019.
Nel dettaglio, ammontano a 3,5 miliardi i tagli della spesa pubblica per il 2018 che andranno a copertura delle misure della Legge di Bilancio, compreso il miliardo l’anno a carico dei ministeri come previsto nella nuova ‘spending rewiew’. Altre coperture da entrate aggiuntive, allo studio nell’ambito della lotta all’evasione di alcune imposte, vengono quantificate in 5,1 miliardi di euro.
Le risorse per la competitività e l’innovazione, che includono anche le decontribuzioni per i giovani, nel 2018 ammontano a 338 milioni; 2,1 miliardi nel 2019 e quasi 4 miliardi nel 2020. Gli stanziamenti per lo sviluppo, che comprendono le spese per gli investimenti pubblici, saranno pari a 300 milioni nel 2018, ma passeranno a 1,3 miliardi nel 2019 e a 1,9 miliardi nel 2020. I fondi per la lotta alla povertà, comprensivi reddito di inclusione sociale saranno 600 milioni nel 2018, 900 milioni nel 2019, 1,2 milioni nel 2020.
Il mancato aumento delle aliquote Iva per il 2018 è quantificato in oltre 15,7 miliardi e 11,4 nel 2019. In sintesi, questi sono i dati salienti del documento presentato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.
Sulle pensioni è arrivato l’alt da Corte dei Conti e Bankitalia. Il Presidente della Corte dei Conti, Arturo Martucci di Scarfizzi, nell’audizione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, impegnate nell’esame della nota di aggiornamento del Def, ha affermato: “Ogni arretramento rispetto ai parametri sottostanti al disegno di riforma completato con la legge Fornero, esporrebbe la finanza pubblica a rischi di sostenibilità”.
La Corte, quindi, ha invitato a confermare i caratteri strutturali della riforma Fornero, a partire dai meccanismi di adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione).
Il vice direttore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, durante la sua audizione, ha sostenuto: “Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro. Come ha ricordato il Governatore della Banca d’Italia nel suo recente intervento, l’insieme delle riforme previdenziali realizzate in più di vent’anni ha migliorato in modo sostanziale sia la sostenibilità sia l’equità intergenerazionale del sistema. Tuttavia le prospettive demografiche e di crescita potenziale sono state aggiornate e risultano meno favorevoli. Le più recenti proiezioni dell’incidenza della spesa sul prodotto, da poco rese note dalla Ragioneria Generale dello Stato, sono, conseguentemente, più alte di quanto precedentemente prospettato, comporterebbero un peggioramento degli indicatori di sostenibilità delle finanze pubbliche calcolati dalla Commissione europea. Secondo il Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sociosanitario, pubblicato lo scorso agosto dalla Ragioneria Generale dello Stato, l’incidenza sul PIL della spesa per pensioni, oggi pari a circa il 15,5 per cento, raggiungerebbe valori di poco superiori al 18 per cento tra il 2040 e il 2045, imboccando successivamente un sentiero di costante e significativa discesa. Rispetto alle precedenti proiezioni della Ragioneria, dunque, la spesa risulta sensibilmente maggiore in ciascun anno del periodo considerato. Il peggioramento riflette la revisione al ribasso effettuata da Eurostat delle prospettive di crescita italiane, a sua volta riconducibile a una più deludente dinamica della produttività totale dei fattori e a minori flussi migratori netti. E’ per questo che le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”.
Con riferimento al debito pubblico, Luigi Federico Signorini, ha affermato per la Banca d’Italia: “La significativa riduzione del debito pubblico è un imperativo per l’Italia, oggi alla nostra portata. La politica di bilancio si deve muovere lungo un ‘sentiero stretto’ tra l’esigenza di non soffocare la ripresa congiunturale e l’imperativo di ridurre il debito, come più volte sottolineato da Pier Carlo Padoan. Tuttavia, in questo momento il sentiero pur sempre arduo, è un po’ meno angusto che in passato, grazie alle favorevoli condizioni della congiuntura e dei mercati”. Questo, in sintesi, è il giudizio espresso dal vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, in audizione sulla Nota di aggiornamento al Def.

Il Presidente dell’ISTAT, Giorgio Alleva, nella sua audizione sulla nota di aggiornamento al Def, ha sottolineato: “L’economia sommersa rappresenta un freno strutturale allo sviluppo del Paese. In questo contesto, le politiche di contrasto all’evasione assumono una valenza strategica anche per aumentare il potenziale di crescita e la competitività del sistema produttivo”. Ha così ricordato i dati del Mef sul triennio 2012-2014, che segnalano una evasione di 107,7 miliardi, di cui 97 miliardi per mancate entrate tributarie e 10,7 miliardi per mancate entrate contributive.
Alleva ha proseguito precisando: “Inoltre per il complesso dell’economia, la perdita di efficienza dovuta al sommerso economico è pari a 5,3 punti percentuali; dal punto di vista dinamico, nel periodo 2011-2014, il tasso di crescita della produttività totale dei fattori, calcolato includendo l’economia sommersa, è inferiore di 1,9 punti percentuali rispetto a quello dell’economia regolare; l’effetto frenante si riscontra in tutti i settori produttivi, ma particolarmente nella manifattura (-3,0 punti percentuali) e nelle costruzioni (-2,3 punti percentuali)”.
Per l’Istat, le prospettive di crescita per i prossimi mesi appaiono in Italia favorevoli. Il presidente Giorgio Alleva ha parlato di segnali di miglioramento dell’economia, trainata anche dalla domanda di investimenti in macchine e attrezzature.
Il Presidente ISTAT, commentando i dati diffusi oggi dall’Istituto di statistica, ha aggiunto: “Nel primo semestre la crescita dell’economia italiana si è rafforzata. In Italia le aspettative di crescita per i prossimi mesi appaiono favorevoli”.
L’Istat ha rivisto le stime del Pil per il secondo trimestre dell’anno rispetto ai tre mesi precedenti. Secondo quanto si legge nella nota diffusa oggi, il dato è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. La stima dei Conti economici trimestrali diffusa lo scorso primo settembre, invece, aveva rilevato una variazione congiunturale pari a +0,4%. Confermato, invece, il dato tendenziale di +1,5%. La variazione acquisita per il 2017 è pari a +1,2%.
Giorgio Alleva, nell’audizione per l’Istat ha ricordato: “A settembre l’indice del clima di fiducia dei consumatori ha registrato un incremento significativo, trainato dalla componente macro-economica dell’indice (giudizi e aspettative sulla situazione economica italiana e aspettative sulla disoccupazione), mentre più contenuti sono stati i miglioramenti registrati nei giudizi sulla situazione corrente e futura. Anche l’indice composito del clima di fiducia delle imprese ha evidenziato un aumento, confermando il trend positivo dei mesi precedenti: il miglioramento ha interessato tutti i settori ad eccezione dei servizi. I segnali di miglioramento dell’economia italiana sono confermati anche dall’indicatore anticipatore che mantiene a settembre un’intonazione positiva, più accentuata di quella dei mesi precedenti, confermando il rafforzamento delle prospettive di crescita a breve. In particolare, la domanda di investimenti in macchine e attrezzature è attesa crescere a un ritmo superiore a quello osservato nel secondo trimestre dell’anno”.
Il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, durante la sua audizione, ha affermato: “Persiste la fase di significativo miglioramento del mercato del lavoro ed è prevedibile un ulteriore progressivo aumento dell’occupazione nei prossimi mesi e anni”. Padoan ha parlato di 1 milione di posti di lavoro in più rispetto al punto minimo di settembre del 2013.  In un altro passaggio della sua dichiarazione, il Ministro dell’Economia ha aggiunto: “In Italia ritorna il consolidamento della crescita e la ripresa dell’economia italiana sta guadagnando robustezza, in un quadro di prospettive di crescita positiva europeo. Ci sono le condizioni per un ulteriore rafforzamento della crescita nel terzo trimestre. Lo sforzo di consolidamento degli ultimi 10 anni risulta tra più significativi nell’area euro. Dopo 7 anni di aumenti, il debito ha registrato una prima flessione nel 2015, che verrà seguita da una riduzione anche nel 2017, che accelererà poi nel 2018 e negli anni successivi. Gli sforzi portati avanti sui conti pubblici consentiranno di assorbire la fase di aumento dei tassi di interesse . Nella Nota aggiuntiva al Def è già inclusa l’evoluzione dei tassi nei prossimi anni.  La prossima manovra conterrà misure selettive di impulso alla crescita, agli investimenti pubblici e privati, di promozione sociale e per i giovani, ma l’impatto sulla crescita delle misure espansive è significativo, uno 0,3% che è una valutazione prudenziale.  Una eccessiva restrizione sul fronte dell’aggiustamento dei conti pubblici metterebbe a rischio la ripresa e la coesione sociale del Paese, questi i motivi per cui il governo ha chiesto di ridurre l’aggiustamento strutturale allo 0,3% del Pil (dallo 0,8% di aprile). Quello che si propone, in accordo con la Ue, è un percorso di graduale aggiustamento, a patto di continuare ad attuare il programma di riforme strutturali. Abbiamo avviato un percorso con le forze di governo, Pd, Mdp, Ap e gli altri gruppi, volto a definire le ipotesi di intervento per investimenti, lavoro, lotta alla povertà e salute, mantenendo il giusto equilibrio tra politiche di bilancio e per il futuro”.

Il premier Paolo Gentiloni, in mattinata, ha incontrato Giuliano Pisapia per fare il punto sui provvedimenti e successivamente ha incontrato il presidente dell’Anci ed i sindaci delle città metropoliane.
Giuliano Pisapia, accompagnato dai capigruppo dell’MPD, Maria Cecilia Guerra e Francesco Laforgia, al termine dell’incontro di circa un’ora a Palazzo Chigi, ha detto: “Abbiamo posto qualche priorità indispensabile: mai più mance elettorali, intervenire con investimenti importanti sulla salute, milioni e milioni di persone non possono curarsi a causa del super ticket, nuove assunzioni e più tutele, ad esempio chi licenzia dopo 3 anni deve avere penalità”. Con riferimento al voto, ha risposto:   “I gruppi parlamentari decideranno dopo aver sentito domani il ministro Padoan”.

Pier Luigi Bersani, a Radio Radicale, dopo l’incontro di Giuliano Pisapia con il premier Paolo Gentiloni sulla legge di bilancio, ha detto: “Oltre alle richieste sulla legge di bilancio, immagino che poi in premessa avremo detto qualcosa del tipo: pensate di aver una maggioranza sulla legge di stabilità e un’altra sulla legge elettorale?”.

Parlando ai Comuni, Gentiloni ha detto: “Se vogliamo procedere nella dinamica di sviluppo che si sta consolidando nel nostro Paese, dobbiamo farlo puntando molto sulla collaborazione con le grandi città, che sono un asse centrale della competitività in tutto il mondo. Anche per quanto riguarda la crescita dell’economia, di cui oggi abbiamo avuto nuovi dati di conferma da parte dell’Istat, ci sono tendenze che hanno particolare bisogno della collaborazione del Governo centrale con le grandi città. Ci sono tante questioni da discutere, dalla ‘governance’ alle risorse, all’ottimizzazione dei programmi di sviluppo”.
Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha riferito: “Quello di oggi è stato un confronto proficuo perché si è trattato nel merito degli investimenti per le città metropolitane, ma anche le città del sud e le periferie. Abbiamo chiesto a Gentiloni di poter stare tranquilli in merito ai bilanci del 2018 e a quelli futuri. Il tavolo con l’esecutivo è positivo perché si attiva una relazione diretta con le città metropolitane”.
Vedremo i prossimi sviluppi.

Def, tutto pronto per il confronto Mdp e per le audizioni

Italian Prime Minister Paolo Gentiloni (R) with Economy Minister, Pier Carlo Padoan, during a press conference after the Council of Ministers meeting for the DEF (the Economic and Financial Document) at Chigi Palace in Rome, Italy, 11 April 2017. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Inizia una settimana impegnativa per il governo sul fronte dei conti pubblici.  Dovrà superare gli ostacoli delle opposizioni e convincere la maggioranza. Al Senato le difficoltà saranno maggiori. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, dovrà integrare martedì i dati della nota di aggiornamento del Def con maggiori dettagli sulla manovra, come richiesto dal presidente della commissione bilancio.
Poi, il giorno successivo si passerà al voto in aula: servirà la maggioranza assoluta per autorizzare il governo a sforare la regola del pareggio di bilancio e sui 161 voti da raggiungere al Senato pesa l’incognita dei 16 voti dei senatori del Mdp. Su questo punto, uno snodo sarà l’incontro che domani il leader di Campo Progressista, Giuliano Pisapia, e Roberto Speranza di Mpd avranno con il premier Paolo Gentiloni.
Il confronto sulla manovra è già entrato nel vivo. Al momento si parla di interventi per circa 20 miliardi che, per la metà, saranno appunto finanziati lasciando correre il deficit. Ci sono poi altri 10 miliardi per un terzo dei quali coperti con taglio di spesa e due terzi con aumenti di entrate: niente nuove tasse, ma solo misure per la lotta all’evasione e un allargamento della rottamazione delle cartelle, con riapertura dei termini che, secondo il quotidiano il Messaggero di oggi, potrebbero arrivare al primo semestre 2017.
Non ci sarà invece una nuova voluntary disclosure per regolarizzare capitali all’estero e contanti. La nota di aggiornamento indica genericamente i capitoli di intervento: le misure per favorire l’assunzione dei giovani, il finanziamento delle politiche per i poveri, lo stop all’aumento dell’Iva e il rifinanziamento di alcuni incentivi per le imprese. Il presidente della commissione Bilancio del Senato, Giorgio Tonini (Pd) ha così chiesto una integrazione dei dati visto che la legge prevede espressamente che siano indicati gli interventi e gli importi di massima dei vari capitoli. Sarà proprio il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, a fornire i dettagli. Lo farà martedì quando le commissioni Bilancio di Camera e Senato lo ascolteranno al termine di una serie di audizioni di rilievo, dal governatore di Bankitalia alla Corte dei Conti.
La vera incognita è però per il giorno successivo. In gioco ci sono proprio gli interventi della manovra. Mdp chiede discontinuità. Vuole più risorse per sanità e ambiente ma soprattutto attenzione sul fronte dei giovani e del lavoro.  Per questo ha già votato contro in commissione Lavoro. L’effetto di un voto contrario in aula sarebbe però negativo. Il governo non potrebbe sforare il deficit dei 0,5 punti concordati con Bruxelles. In pratica la manovra diventerebbe più severa. Al ministero dell’Economia fanno notare: “Di certo è difficile non votare un documento che migliora le stime di crescita e con uno deficit più flessibile: la scelta è tra austerità e sviluppo. Sarà un bivio ineludibile prima del varo della Legge di Bilancio vera e propria, forse nel weekend 14-15 ottobre. La manovra poi inizierà il proprio iter proprio dal Senato dove i numeri della maggioranza sono ballerini e dove, è certo, si giocheranno anche le strategie pre-elettorali di tutti i gruppi”.
Tuttavia, va ricordato che gli interessi dei cittadini, dei lavoratori e dell’Italia intera sono superiori a qualsiasi interesse di parte anche in prossimità delle elezioni.