Rallenta la crescita e Tria mette la mani avanti

triall ministro dell’Economia Giovanni Tria rassicura i leader delle maggiori potenze mondiali: niente manovra-bis perché la crescita sta rallentando e soprattutto torna a ripetere chiaro e tondo che “il programma di governo” sarà applicato “entro i limiti delle compatibilità di bilancio”. Gli dà man forte anche il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che lo affianca al vertice internazionale, il quale avverte: “Sono aumentati i rischi al ribasso sulla crescita”. “Se la crescita rallenterà – ha spiegato il ministro dell’Economia che ha incontrato il collega Usa Mnuchin – è ovvio che le manovre economiche sono più complicate, di fronte a un rallentamento non si faranno manovre pro-cicliche”.

Un modo per mettere la mani avanti e mandare un massaggio anche al governo di cui fa parte. Tria tiene in mano i cordoni della borsa ed è a lui che è affidato il compito di tenere in conti in ordine. Ed è ovvio che in uno scenario internazionale al ribasso, con un Pil interno rivisto al ribasso nelle aspettative dei prossimi mesi, i margini di manovra e di spesa concessi al governo si riducono. Infatti le reboanti promesse elettorali sono quasi del tutto fuori dal dibattito politico ormai incentrato quasi esclusivamente sulla questione migranti che è a costo zero.

Il rallentamento globale può significare anche per l’Italia un ”rallentamento della crescita che rimarrà positiva però con un rallentamento rispetto alle previsioni. D’altra parte sono già uscite le stime da parte dell’Ue che segnalavano un rallentamento dei princiapoli paesi europei. L’Italia segue il profilo della congiuntura internazionale”. Così il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a margine dei lavori del G20 in Argentina.

Il G20 ”è stata un’occasione per spiegare le intenzioni del governo italiano, e l’accoglienza è stata sempre molto positiva” continua Tria, spiegando la ”volontà di applicare il programma del governo, mantenendosi ovviamente quei limiti di bilancio necessari per conservare la fiducia dei mercati ed evitare l’instabilità”.

Istat e Fmi vedono l’economia in rallentamento

istat pil mezzogiornoL’Istat ha diffuso oggi i dati sull’inflazione. A giugno l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, è aumentato dello 0,2% rispetto al mese precedente e dell’1,3% su base annua (in crescita dal +1,0% registrato a maggio). La stima preliminare era +1,4%. L’accelerazione dell’inflazione si deve prevalentemente ai prezzi dei beni energetici non regolamentati (da +5,3% di maggio a +9,4%) ed è sostenuta anche da quelli dei Beni alimentari non lavorati (da +2,4% a +3,4%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +1,7% a +2,9%).

Pertanto l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, è pari a +0,8% (stabile rispetto a maggio) e quella al netto dei soli beni energetici è in accelerazione da +0,8% registrato nel mese precedente a +1,0%. L’aumento congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo è dovuto principalmente ai rialzi dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+2,3%) e dei Servizi relativi ai trasporti (+2,2%), i cui effetti sono solo in parte mitigati dai cali congiunturali di quelli dei beni alimentari non lavorati (-0,9%) e dei Servizi relativi alle comunicazioni (-1,4%).

L’inflazione accelera sia per i beni (da +1,0% registrato nel mese precedente a +1,5%) sia, in misura lieve, per i servizi (da +0,9% a +1,0%); il differenziale inflazionistico tra servizi e beni rimane negativo ma di ampiezza più marcata rispetto a maggio (da -0,1 punti percentuali a -0,5 punti percentuali). L’inflazione acquisita per il 2018 è +1,0% per l’indice generale e +0,7% per la componente di fondo.

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona registrano un calo dello 0,2% su base mensile e un aumento del 2,2% su base annua (da +1,7% registrato a maggio). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto salgono dello 0,2% in termini congiunturali e del 2,7% in termini tendenziali (da +2,0% del mese precedente).

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) aumenta dello 0,2% in termini congiunturali e dell’1,4% in termini tendenziali (da +1,0 di maggio). La stima preliminare era +1,5%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi), al netto dei tabacchi, aumenta dello 0,2% su base mensile e dell’1,2% rispetto a giugno 2017. Secondo l’Istat, l’inflazione a giugno continua a crescere nelle componenti legate maggiormente agli acquisti quotidiani delle famiglie. Infatti l’accelerazione della crescita dei prezzi al consumo è di nuovo trainata dai prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (in particolare carburanti insieme con frutta fresca e vegetali freschi), che registrano un aumento su base annua più che doppio di quello generale. Un contributo inflazionistico deriva anche dai prezzi dei trasporti, che da inizio anno mostrano tensioni crescenti.

Per il Fondo Monetario Internazionale, nel 2018 l’economia italiana crescerà solo dell’1,2% con un ulteriore rallentamento a +1,0% il prossimo anno. Le nuove stime del Fmi fornite nell’aggiornamento del World Economic Outlook sono state riviste al ribasso: rispetto alle valutazioni dello scorso aprile, la crescita italiana è stata tagliata di 0,3 punti quest’anno e di 0,1 punti nel 2019. A spingere il Fondo al ribasso è il peso sulla domanda interna legato all’aumento dello spread sui titoli di Stato e alle più rigide condizioni finanziarie, provocate dalla recente incertezza politica.

Il Fondo Monetario Internazionale ha abbassato le stime non solo dell’Italia ma anche delle maggiori economie mondiali. Per Germania, Francia e come abbiamo visto l’Italia il Fondo ha rivisto al ribasso di 0,3 punti la stima di crescita Pil del 2018 mentre per Regno Unito e Giappone il taglio è di 0,2 punti. In particolare, ha segnalato un aumento dei rischi al ribasso anche nel breve termine, con una espansione economica, che sebbene confermata a livello globale al 3,9% sia quest’anno che nel 2019, sta diventando meno omogenea. In dettaglio, la crescita delle economie avanzate dovrebbe confermarsi quest’anno al +2,4%, stesso livello del 2017, per poi scendere a +2,2% il prossimo anno. Il dato relativo al 2018 è stato pertanto rivisto al ribasso di 0,1 punti rispetto alle previsioni dello scorso aprile. Per gli Usa il Fondo conferma un Pil a +2,9% nel 2018 e a +2,7% il prossimo anno mentre l’eurozona dovrebbe registrare una crescita del 2,4% quest’anno e del 2,2% il prossimo con una revisione al ribasso rispettivamente di 0,2 e 0,1 punti.

Anche l’Ufficio parlamentare di bilancio, nella nota sulla congiuntura a luglio, ha confermato il cambio di marcia del Paese, in linea con l’andamento delle maggiori economie avanzate (?). Nella nota dell’Upb si legge: “La ripresa economica in Italia ha parzialmente perso slancio e rischia di avere un effetto trascinamento anche sul 2019. Le stime dei modelli di breve periodo dell’Upb segnalano un rallentamento dell’attività economica, che si potrebbe protrarre nel corso dell’estate, determinando un lieve peggioramento delle previsioni di crescita per l’anno in corso e influenzando, in considerazione del minor effetto di trascinamento, anche i risultati del 2019”.

Nella media del 2018, l’espansione del Pil si attesterebbe all’1,3%, lievemente al di sotto della previsione Upb dello scorso maggio (1,4%). Per effetto della minore crescita acquisita anche l’incremento previsto per il 2019 registrerebbe una correzione al ribasso con una crescita del Pil di poco superiore all’1%.

Secondo quanto ha osservato l’Upb: “Nei primi mesi dell’anno, a un buon andamento dei consumi ha fatto riscontro quello negativo di investimenti ed esportazioni. Nonostante un leggero calo del potere di acquisto delle famiglie (0,2 per cento nel primo trimestre) la dinamica dei consumi ha registrato un recupero nel primo trimestre dell’anno (0,4 per cento in termini congiunturali). Questo andamento ha beneficiato del clima di fiducia delle famiglie e delle dinamiche occupazionali, che consolidandosi potrebbero continuare a sostenere nel breve termine i piani di spesa delle famiglie. Nei primi tre mesi dell’anno, inoltre, la dinamica congiunturale dell’accumulazione del capitale ha subito una battuta d’arresto (dell’1,4 per cento), riassorbendo parte de i progressi conseguiti nel 2017. A pesare sulle decisioni di investimento, ha verosimilmente influito l’incertezza relativa al prolungamento per quest’anno delle agevolazioni fiscali per l’acquisto di impianti e macchinari, in contrazione del 2,4 per cento nei primi tre mesi del 2018. È risultato negativo anche l’apporto all’attività economica da parte degli scambi con l’estero. Nel primo trimestre il volume delle esportazioni, in crescita dalla metà del 2016, ha scontato un calo del 2,1 per cento. Le prospettive di breve termine, secondo le più recenti indagini sugli ordini dall’estero, restano deboli”.

L’esame fatto dall’Ufficio parlamentare di bilancio conferma le valutazioni di rallentamento dell’economia elaborate anche da Istat e dal Fondo Monetario Internazionale.

A quanto già indicato, si aggiungono i deboli segnali di crescita su base mensile del fatturato e ordini dell’industria a maggio scorso, confermando la tendenza di rallentamento su base annua. Secondo i dati dell’Istat, il fatturato ha registrato un aumento per il terzo mese consecutivo, pari all’1,7% rispetto ad aprile mentre nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo cresce dello 0,4% sui tre mesi precedenti. Anche gli ordinativi registrano una variazione congiunturale positiva (+3,6% di cui un più 5,5% per l’estero), che segue la flessione del mese precedente (-0,6%). Nella media degli ultimi tre mesi sui tre mesi precedenti si registra, tuttavia, una riduzione pari all’1,1%. Fa eccezione il fatturato dell’industria automobilistica diminuito rispetto al 2017 (-6,1%).

Nella nota dell’Istat si legge: “Gli indici destagionalizzati del fatturato e degli ordinativi raggiungono a maggio i livelli più alti da inizio anno sia per il fatturato interno sia per quello estero. L’incremento congiunturale del fatturato coinvolge tutti i principali settori, con una spinta ulteriore proveniente dalla vivace dinamica dei prodotti energetici. In volume, il comparto manifatturiero registra un incremento congiunturale dell’1,5%, rimanendo sostanzialmente stabile nella media degli ultimi tre mesi”.

Preoccupazioni arrivano anche dalla CNA sulla pressione fiscale. Analogamente all’allarme recentemente lanciato dalla Cgia di Mestre, nel rapporto 2018 dell’Osservatorio Cna sulla tassazione delle piccole imprese in Italia, giunto alla quinta edizione, dal titolo ‘Comune che vai, fisco che trovi’ in cui si analizza il peso del fisco sul reddito delle piccole imprese in 137 comuni tra cui tutti i capoluogo di provincia, è stata elaborata la seguente proiezione: “La pressione fiscale media sulle piccole imprese, se non interverranno correttivi, quest’anno tornerà a salire. Lievemente, lontana dal picco del 2012, ma con un segno “più” che non può certo rallegrare l’ossatura portante del sistema produttivo italiano. Il dato di sintesi, inoltre, non fotografa le profonde differenze nella tassazione locale. La realtà italiana è molto complessa. Tanto da far emergere non una pressione fiscale, ma numerose pressioni fiscali”.

L’Osservatorio ha calcolato il Total tax rate (Ttr), vale a dire l’ammontare di tutte le imposte e di tutti i contributi sociali obbligatori che gravano sulle imprese espresso in percentuale sui redditi. Individua, inoltre, il Tax free day (Tfd), cioè il giorno della liberazione dalle tasse, la data fino alla quale l’imprenditore deve lavorare per l’ingombrante ‘socio’ pubblico. A differenza di altri organismi, anche internazionali, l’Osservatorio CNA ha basato la sua analisi sull’impresa tipo italiana , con un laboratorio e un negozio, ricavi per 431mila euro, un impiegato e quattro operai di personale, 50mila euro di reddito.

La pressione fiscale media sulla piccola impresa tipo italiana, salita nel 2017 dello 0,3% al 61,2%, nel 2018 è destinata a crescere ancora, portandosi al 61,4%. Un incremento compiutamente ascrivibile all’aumento programmato della contribuzione previdenziale dell’imprenditore. Di conseguenza, il giorno della liberazione fiscale media si allungherà di altre ventiquattr’ore, per arrivare all’11 agosto, contro il 10 agosto del 2017 e il 9 agosto del 2016. Intanto si va ampliando il divario tra la pressione fiscale che grava sulle piccole imprese e quella media nazionale. Nel 2017 è andata dal 61,2% sulle piccole imprese al 42,4% sulla totalità dei contribuenti: un’ingiustizia, per CNA, che vale 18,8 punti percentuali.

Oltre alle problematiche economiche endogene evidenziate, bisogna tenere conto anche della componente esogena dettata dall’espansione del protezionismo.

In tal senso, in merito alle tensioni commerciali, nella conferenza stampa congiunta con il premier cinese Li Keqiang ed il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha lanciato un appello affermando: “E’ comune dovere di Ue, Cina, Usa e Russia non iniziare guerre commerciali. C’è ancora tempo per prevenire il conflitto e il caos”.

La Cina ha deciso di ricorrere al Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, contro la minaccia di dazi aggiuntivi al 10% annunciati dagli Usa sull’import ‘made in China’ per 200 miliardi di dollari ex art.301 dello Us Trade Act. La mossa, annunciata con un post sul sito del ministero del Commercio, cade nel giorno in cui Cina e Ue, nel loro 20/mo summit annuale, hanno ribadito l’impegno congiunto per il multilateralismo e il libero scambio.

Gli Stati Uniti fanno ricorso alla Wto contro cinque dei suoi membri per ‘dazi illegali’. Gli Usa puntano il dito contro Cina, Unione Europea, Canada, Messico e Turchia per le misure ritorsive decise dopo i dazi all’alluminio e l’acciaio imposti dagli Usa. In un comunicato del rappresentante per il Commercio degli Usa, si legge: “I dazi sull’acciaio e l’alluminio imposti dal presidente Trump sono giustificati sulla base degli accordi internazionali approvati fra gli Usa e i suoi partner”.

Il lettore dovrà comunque ricordarsi che per il 2018, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, l’incremento del Pil viaggia per l’Italia all’1,2%, mentre per gli Stati Uniti d’America la proiezione è al 2,9%.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, recentemente ha manifestato preoccupazione per il propagarsi del protezionismo nel mondo. Sullo stesso argomento, ancora non sappiamo quale posizione intenderà assumere il Governo Conte.

S. R.

Pil. L’Ocse vede al ribasso
le stime di crescita

Ocse-crescita stabileIn Italia la crescita rallenterà all’1,4% nel 2018 e all’1,1% nel 2019. Così il nuovo “Economic Outlook” dell’Ocse, che rivede al ribasso le stime sul Pil, date precedentemente al +1,5% per quest’anno e al +1,3% per il prossimo. Secondo l’organizzazione parigina la crescita degli investimenti, sebbene ancora robusta, si andrebbe attenuando mentre il rilancio dei consumi privati perderà vigore.

Nel documento si legge che “le esportazioni e gli investimenti delle imprese stanno sempre più guidando la ripresa”. Quanto ai prezzi al consumo, è prevista un’accelerazione nel 2019. La politica di bilancio per il 2018 è orientata, nota ancora l’organizzazione internazionale, per essere “moderatamente espansiva”. E precisa: “Possibili cambiamenti da parte del governo che verrà non sono incorporati nelle previsioni”.

Gli investimenti privati stanno aumentando in misura consistente, supportati dagli incentivi legati al piano Industria 4.0 e dal risveglio dei prestiti bancari alle imprese. Gli investimenti pubblici “continuano invece a stagnare, ostacolati dai problemi collegati all’implementazione del nuovo codice degli appalti e alle restrizioni di spesa”.

“Buone notizie, vicini ai livelli pre-crisi” – “Abbiamo raggiunto livelli simili alla situazione pre-crisi”, commenta il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, secondo il quale la crescita proseguirà nei prossimi due anni, con il Pil mondiale del 3,8 quest’anno e del 3,9% nel 2019. Gurria cita inoltre il forte calo della disoccupazione, al livello più basso dagli anni ’90. “Buone notizie, ma ci sono ancora diverse sfide da affrontare”, sottolinea ribadendo la necessità di “rifondare il multilateralismo” dinanzi ai rischi di nazionalismo, protezionismo e ripiegamento su se stessi.

“L’incertezza politica può avere effetti sulla crescita” – “L’incertezza politica potrebbe avere un impatto sullo sviluppo economico”, evidenzia ancora il rapporto “Economic Outlook” nell’approfondimento dedicato all’Italia. Intanto “riflettendo un’accresciuta percezione dell’incertezza politica, i rendimenti dei titoli di Stato ultimamente sono saliti”. Allargando lo sguardo allo scenario internazionale, la “Brexit e l’incertezza politica in Italia potrebbero aggiungere pressioni alla crescita dell’area euro”.

Le priorità: infrastrutture e lotta mirata alla povertà – Per l’Ocse, l’Italia dovrebbe “spostare il mix di spesa verso le infrastrutture e potenziare i programmi mirati contro la povertà per affrontare le ampie divisioni sociali e regionali stimolando al contempo la crescita”.

Il debito è alto ma cala, ok all’intervento sulle banche – La strategia per stabilizzare il settore della banche sta dando i suoi frutti. L’Ocse precisa che “lo stock degli Npl nei bilanci bancari è sceso di circa il 20% dal suo picco” e giudica “limitato” il costo dell’intervento governativo sul comparto. Quanto al debito pubblico, si osserva che “il rapporto con il Pil resta alto, ma ha iniziato a calare”. E ciò, evidenzia, “nonostante le passività potenziali connesse all’intervento sul settore della banche”.

Economia. L’Italia rallenta ma continua a crescere

produzione industriale

L’economia italiana continua a crescere, ma più lentamente. “Si rafforzano i segnali di rallentamento delineando uno scenario di minore intensità della crescita” scrive l’Istat nell’ultima nota mensile sull’andamento dell’economia italiana relativa al mese di aprile.In particolare la produzione del settore manifatturiero e le esportazioni hanno registrato alcuni segnali di flessione, l’occupazione è tornata ad aumentare, anche se quella femminile ha segnato una pausa; l’inflazione infine si è confermata moderata e in ripiegamento.

L’indicatore anticipatore dell’Istat si mantiene su livelli elevati anche se si rafforzano i segnali di rallentamento, “delineando uno scenario di minore intensità della crescita economica”, scrive la Nota mensile dell’istituto, che fotografa un primo trimestre in cui la crescita ha avuto lo stesso ritmo dei trimestri precedenti. Ad aprile la fiducia di imprese e famiglie è caratterizzata da una generale tendenza al peggioramento. Il clima di fiducia dei consumatori è lievemente diminuito mantenendosi sui livelli comunque elevati mentre l’indice composito del clima di fiducia delle imprese ha evidenziato un peggioramento influenzato dai giudizi negativi delle imprese del commercio mentre quelle delle costruzioni sono le uniche a fornire un quadro positivo. In particolare nel settore manifatturiero “il peggioramento della fiducia è attribuibile quasi interamente alla componente degli ordini”.

L’Istat nella Nota ricorda come il ritmo di crescita dell’economia italiana si mantenga stabile (+0,3% la crescita congiunturale nel primo trimestre 2018), sostenuto dalla domanda interna, mentre la componente estera netta ha fornito un contributo negativo. Con il valore aggiunto dell’industria che registra una variazione pressoché nulla, “interrompendo il percorso di crescita degli ultimi trimestri”. Tra l’altro gli indicatori congiunturali dell’industria avevano già manifestato segnali di flessione: nei primi due mesi dell’anno sia l’indice della produzione industriale che il volume delle esportazioni erano diminuiti (-0,5% e -0,6% le variazioni congiunturali a febbraio rispetto al mese precedente). In controtendenza come detto il settore delle costruzioni che mostra segnali di ripresa. Nel terzo trimestre i permessi di costruire hanno registrato una variazione moderatamente positiva sia in termini di numero di abitazioni in nuovi fabbricati residenziali (+1,0%) sia di superficie utile abitabile residenziale (+0,2%). Con l’andamento dei permessi per nuova edilizia non residenziale che è tornato vivace, con un forte aumento nel terzo trimestre (+14,4%).

A marzo riprende la crescita dell’occupazione, trainata dal miglioramento della componente maschile (+0,6% rispetto al mese precedente), dagli indipendenti (+1,1%) e dalla classe di età 25-34 anni. Si arresta quindi il contributo positivo alla crescita dell’occupazione fornito dalla componente femminile. Sia il tasso di occupazione sia la disoccupazione migliorano ma si mantengono ancora sotto la media europea. Con riferimento alla media del 2017, il tasso di occupazione per la popolazione 20-64 anni era pari al 62,3% (72,2% la media europea). La componente femminile è risultata più distante dalla media europea (rispettivamente 52,5% e 66,5%).

A marzo infine il tasso di disoccupazione italiano è rimasto stabile all’11,0% (8,5% la media dell’area euro). Sul fronte dell’inflazione l’economia italiana rimane caratterizzata dall’assenza di significative pressioni sui prezzi in tutte le fasi della loro formazione. In aprile la stima preliminare dell’indice al consumo segnala un rallentamento dell’inflazione. E così il tasso di incremento su base annua torna al livello di febbraio (+0,5%), con una riduzione di 3 decimi di punto rispetto a marzo.

Il Fmi alza le stime del Pil ma attenzione sul debito

FMI

Nel 2018 “alcuni paesi – come l’Italia o il Canada – dovrebbero mantenere una politica di bilancio neutrale, per poi riprendere il consolidamento nei prossimi anni”. Lo scrive l’Fmi nel Fiscal Monitor precisando che per il nostro paese “la priorità dovrebbe essere l’avvio di un consolidamento fiscale credibile e ambizioso per porre il debito su un solido percorso discendente”. La base di questo processo dovrebbe essere – aggiunge il fondo – “il taglio della spesa primaria corrente, ll sostegno alle fasce più deboli, l’aumento degli investimenti e la riduzione del carico fiscale sul lavoro, con un ampliamento della base imponibile e uno spostamento” verso la tassazione delle ricchezze e degli immobili e dei consumi.

Il Fondo sottolinea poi dal 2012 una traiettoria discendente dei deficit pubblici, con una riduzione media pari all’1,6% del Pil a partire dal 2012, soprattutto grazie alla riduzione della spesa per interessi in paesi come l’Italia, la Germania e la Francia. Tuttavia il Fondo evidenzia per il nostro paese un incremento della spesa pensionistica che, anche alla luce dell’invecchiamento della popolazione, dovrebbe spingere “la spesa pubblica a sostenere la crescita della forza lavoro attraverso un aumento dell’accesso all’apprendistato”.

Per quanto riguarda il Pil l’Fmi rivede al rialzo delle stime, ma una crescita più bassa rispetto gli altri paese dell’Unione europea di cui resta fanalino di coda. Secondo le nuove stime del Fondo monetario internazionale, che ha rivisto al rialzo la nostra crescita di un decimo rispetto l’ultima proiezione fornita a gennaio, l’economia italiana crescerà quest’anno di 1,5%, mantenendo lo stesso ritmo tenuto nel 2017.

L’istituzione di Washington non manca però di puntare il dito contro l’elevato rapporto/debito Pil dell’Italia (ma anche della Spagna) che, abbinato ad un trend demografico sfavorevole, richiede di migliorare l’avanzo primario strutturale per incanalare il debito su una traiettoria discendente.

Nell’aggiornamento del quadro previsionale per le varie economie mondiali contenuto all’interno del primo capitolo del World Economic Outlook, il Fmi ha confermato a 1,1% la previsione di crescita del Pil italiano nel 2019. Per quanto riguarda l’inflazione, a detta del Fmi, quest’anno dovrebbe attestarsi a 1,1% contro 1,2% dell’ultima previsione risalente ad ottobre, per poi accelerare lievemente a 1,3% l’anno prossimo.

Il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere a 10,9% quest’anno (11,0% la stima di ottobre) e a 10,6% il prossimo.

Solo un breve cenno alla situazione di stallo politico creatasi dopo le elezioni di inizio marzo, che non hanno dato a nessuna forza politica o coalizione i numeri parlamentari per formare un governo. Il Fmi si limita infatti a inserire l’Italia nel gruppo di Paesi che include Brasile, Colombia e Messico, dove l’incertezza politica potrebbe mettere a rischio l’implementazione delle riforme, ma sull’outlook globale di medio termine pesano soprattutto le incertezze geopolitiche.

Pil accelera, Gentiloni: “Non dilapidare risultati”

gentiloni padoan

La crescita in Italia c’è e si rafforza: il Pil accelera nel terzo trimestre secondo i dati diffusi dall’Istat che conferma le stime del governo e della Banca d’Italia. Soddisfatto il governo con il premier, Paolo Gentiloni che invita a “non dilapidare i risultati”. Tra luglio e settembre il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente (contro il +0,3% di aprile-giugno) e segna la tredicesima variazione congiunturale positiva consecutiva. La crescita tendenziale del Pil si attesta all’1,8%, la piu’ alta da oltre sei anni, ovvero dal secondo trimestre del 2011 quando aveva toccato +2,6%. Il valore assoluto di 400,547 miliardi di euro è al top dal quarto trimestre del 2011. La variazione acquisita per il 2017 è pari a +1,5%.

La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura e di un aumento nei settori dell’industria e dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia di quella estera (esportazioni al netto delle importazioni). Nello stesso periodo il PIL e’ aumentato in termini congiunturali dello 0,7% negli Stati Uniti, dello 0,5% in Francia e dello 0,4% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,3% negli Stati Uniti, del 2,2% in Francia e dell’1,5% nel Regno Unito.

Rallenta invece l’inflazione: a ottobre l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,2% su base mensile e aumenta dell’1,0% rispetto ad ottobre 2016 (era +1,1% a settembre), confermando la stima preliminare. Il lieve rallentamento, spiega l’Istat, è dovuto quasi esclusivamente all’inversione di tendenza dei prezzi dei servizi vari (-1,1%, da +0,6% di settembre), dovuta al forte calo di quelli dell’istruzione universitaria a seguito dell’entrata in vigore delle nuove norme sulla contribuzione studentesca introdotte con la Legge di Stabilità.

Tornando al Pil, l’esecutivo, alle prese con la manovra, incassa i risultati ottenuti. “L’economia italiana accelera e lo fa per merito delle famiglia, delle imprese e dei lavoratori”, commenta il presidente del Consiglio, Gentiloni. “I governi – aggiunge – hanno cercato di incoraggiare questa spinta ma se la crescita è dell’1,8% quando le previsioni erano pochi mesi fa dello 0,8%, questo è perché il sistema si è rimesso in moto. Di questo dobbiamo essere orgogliosi”. Ora “non dobbiamo dilapidare questi risultati ma insistere e accelerare ancora lungo questa strada. Il governo – assicura infine – farà la sua parte e una parte rilevante della manovra è il pacchetto impresa 4.0”. Da Londra il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan twitta: “Oggi a Londra anche per ricordare agli investitori che dal 2014 in Italia PIL pro capite cresce più che altrove”.

Il ministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda, invita ad andare avanti con gli investimenti. Mi pare che il paese si è messo in marcia. Anche se c’è da fare ancora molto e soprattutto non sciupare, come ha detto giustamente Gentiloni, quello che si è fatto”, afferma. “Bisogna continuare a insistere su investimenti, stimoli agli investimenti privati e investimenti pubblici. È questa la chiave di volta”. “I dati sono positivi – sottolinea Calenda – l’Italia sta camminando, ma bisogna fare attenzione a non perdere l’abbrivio, bisogna continuare a mettere al centro gli investimenti”. Su Twitter il segretario del Pd, Matteo Renzi, rivendica quanto fatto: “Quando siamo partiti il Pil era al 2% ma aveva il meno davanti: -2%. Istat oggi dice che nell’ultimo anno il Pil è stato quasi al 2%, ma ha il più davanti: +1.8%. Il tempo dimostra chi aveva ragione: non si molla, avanti assieme”.

Luigi Grassi

IL PIL VEDE ROSA

cantiereContinua la crescita dell’economia italiana che prosegue da dieci trimestri di fila, ovvero dai primi tre mesi del 2015, e tocca il livello più alto da sei anni. A certificare nero su bianco la ripresa in corso è l’Istat: nel secondo trimestre il prodotto interno lordo – corretto per gli effetti di calendario – è cresciuto dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1,5% rispetto al secondo trimestre 2016.

L’istituto di statistica conferma le stime diffuse il 16 agosto scorso e come già rilevato allora, per trovare un aumento tendenziale maggiore bisogna tornare al primo trimestre del 2011. La variazione acquisita del Pil, quella che si registrerebbe in caso di crescita nulla nella restante metà dell’anno, è dell’1,2% per il 2017. Ipotizzando, un terzo e quarto trimestre in linea con i primi due trimestri, la crescita potrebbe raggiungere l’1,5%. Una spinta per la manovra autunnale che il governo si appresta a mettere in campo.

Le previsioni ufficiali dell’esecutivo, contenute nel Documento di economia e finanza varato ad aprile, indicano una crescita dell’1,1% per l’anno in corso e dell’1% per il 2018. Ma, con tutta probabilità, saranno ritoccate al rialzo nella Nota di aggiornamento al Def che il governo dovrà varare entro fine settembre, in linea con le revisioni al rialzo condotte da tutti le principali istituzioni internazionali, ultima l’agenzia di rating Moody’s che per quest’anno e l’anno prossimo stima un aumento del Pil dell’1,3% contro lo 0,8% e l’1% indicati in precedenza.

“Anche oggi arrivano buoni segnali dal punto di vista dell’economia, e mi auguro questo ci consenta di proseguire nei prossimi mesi sulla strada per dare maggiori risorse per i poveri e gli esclusi”, ha commentato il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

La crescita del Pil nel secondo trimestre, segnala l’Istat, è stata trainata anche dalla spesa delle famiglie. Su base congiunturale, cioè rispetto al primo trimestre, è salita dello 0,3% mentre su base annua, e cioè rispetto al secondo trimestre 2016, è cresciuta dell’1,2%. Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna registrano aumenti, con una crescita dello 0,2% dei consumi finali nazionali e dello 0,7% gli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono cresciute, rispettivamente, dello 0,7% e dello 0,6%.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil (+0,2 i consumi delle famiglie e delle istituzioni sociali private Isp, +0,1 gli investimenti fissi lordi e contributo nullo della spesa della pubblica amministrazione). Anche la variazione delle scorte ha contribuito positivamente (+0,1 punti percentuali), mentre il contributo della domanda estera netta è risultato nullo. La crescita è stata determinata anche da andamenti congiunturali positivi per il valore aggiunto dell’industria (+0,6%) e dei servizi (+0,4%), rialzi controbilanciati dalla diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura (-2,2%) e delle costruzioni (-0,4%).

“Se i risultati riguardanti l’occupazione – sostiene Fabrizio Cicchitto di Alternativa Popolare – sono positivi è anche il frutto dell’azione di Governo nel quale Alternativa Popolare ha svolto un ruolo importante per ciò che riguarda alcune voci della pressione fiscale e il sostegno alle famiglie”. “L’attacco del centrodestra e’ destituito di fondamento ed una dimostrazione di estremismo. E’ dal 2010-2011 che il Paese è stato investito da una durissima recessione i cui effetti non è che possono essere tutti superati con un colpo di bacchetta magica”.

Per le associazioni dei consumatori e le organizzazioni di categoria del commercio si tratta di segnali incoraggianti. Guglielmo Loy, della Uil, afferma che i dati sull’economia “fotografano uno stato di moderata, ma costante espansione dell’economia. Ora, però, bisogna consolidare questi risultati, con scelte coraggiose nella prossima Legge di Bilancio, in quanto il miglior toccasana per tenere sotto controllo il debito pubblico è l’aumento in valori nominali del Pil”. “Auspichiamo che il ‘tesoretto’, dovuto alla maggiore crescita di quest’anno del Pil, sia destinato veramente a misure per lo sviluppo che stimolino gli investimenti, soprattutto al sud, concentrando le risorse su pochi obiettivi. Taglio strutturale del costo del lavoro – conclude- per sostenere l’occupazione stabile, una graduale riduzione della pressione fiscale e misure per il benessere sociale sono le misure che riteniamo prioritarie per la crescita e lo sviluppo”.

Industria. L’economia altalenante confermata dall’Istat

Italia-crescita-industria

L’economia altalenante, viene confermata dai dati Istat pubblicati oggi sull’industria italiana. Dal comunicato Istat si apprende: “A marzo 2017, nell’industria, si rileva un incremento del fatturato dello 0,5% rispetto al mese precedente, che consolida il più ampio aumento di febbraio. Nel complesso del primo trimestre la crescita, rispetto ai tre mesi precedenti, è dello 0,4%. Gli ordinativi, invece, a marzo segnano una diminuzione congiunturale (-4,2%), annullando in buona parte l’incremento di febbraio. Nel complesso del primo trimestre la dinamica resta positiva, con un aumento dell’1,5% rispetto al trimestre precedente.

L’andamento congiunturale del fatturato a marzo è sintesi di un aumento sul mercato interno (+1,1%) e di una flessione su quello estero (-0,9%). Per gli ordinativi si registrano diminuzioni per entrambi i mercati: -0,8 per quello interno e -8,3% per l’estero. Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano incrementi congiunturali per tutti i raggruppamenti principali di industrie ad eccezione dell’energia ( 6,4%). Quest’ultimo settore, peraltro, veniva da cinque mesi consecutivi di crescita.

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 23 contro i 22 di marzo 2016), il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 7,2%, con un incremento del 9,3% sul mercato interno e del 3,1% su quello estero.

L’indice grezzo del fatturato cresce, in termini tendenziali, del 10,6%: il contributo più ampio a tale incremento viene dalla componente interna dei beni intermedi. Per il fatturato tutti i settori registrano incrementi tendenziali (il più rilevante nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati, +22,6%) ad eccezione della fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (-8,0%).

Nel confronto con il mese di marzo 2016, l’indice grezzo degli ordinativi segna un aumento del 9,2%. L’incremento più rilevante si registra nell’industria del legno, della carta e stampa (+23,9%), mentre la flessione maggiore si osserva nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-12,5%)”. Per il crollo degli ordinativi su base mensile, sono evidenti le cause dovute al calo della domanda, principalmente per la componente estera. Positivo il risultato rispetto all’anno precedente.

Salvatore Rondello

Istat: Pil italiano in crescita… ma lontano dall’Europa

Ue_bandiera_Bruxelles_FgDal comunicato stampa odierno sull’andamento del Pil nello scorso mese di aprile, l’Istat a rivisto al rialzo le stime fatte nei primi mesi dell’anno. Tuttavia, l’ottimismo dell’Istat ha un valore molto relativo. Occorre tenere conto che la crescita dell’Italia raggiunge un livello quasi dimezzato rispetto alla crescita della media UE. A fine anno potrebbe finire od essere ridotta la spinta data dalla politica monetaria espansiva praticata dalla BCE. Dunque il Governo dovrebbe darsi da fare e porsi l’obiettivo minimo di raggiungere la crescita della media della UE.
Il comunicato Istat recita: “Nel 2017 si prevede un aumento del prodotto interno lordo (Pil) pari all’1,0% in termini reali. Il tasso di crescita è lievemente superiore a quello registrato nel 2016 (+0,9%).
La domanda interna al netto delle scorte contribuirebbe positivamente alla crescita del Pil per 1,1 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta sarebbe marginalmente negativo (-0,1 punti percentuali) e risulta nulla la variazione delle scorte.
La spesa delle famiglie e delle ISP in termini reali è stimata in aumento dell’1,0%, in rallentamento rispetto al 2016. La crescita dei consumi continuerebbe ad essere alimentata dai miglioramenti del mercato del lavoro, solo parzialmente limitati dal rialzo atteso dei prezzi al consumo.
L’attività di investimento è attesa consolidarsi sui ritmi di crescita registrati nel 2016, beneficiando anche degli effetti positivi sul mercato del credito derivanti dal proseguimento della politica monetaria espansiva della Banca Centrale Europea (+3,00%).
Il miglioramento dei livelli occupazionali dovrebbe proseguire nel 2017 (+0,7% in termini di unità di lavoro) ma in decelerazione rispetto agli anni precedenti. La riduzione della disoccupazione osservata negli ultimi anni proseguirebbe anche nel 2017, con un tasso previsto pari all’11,5%.
Una ripresa più accentuata del processo di accumulazione del capitale, legata al miglioramento delle aspettative delle imprese, costituirebbe un ulteriore stimolo per l’attività economica. I rischi al ribasso sono costituiti da una più moderata evoluzione del commercio internazionale e dall’eventuale riaccendersi di tensioni sui mercati finanziari. Le previsioni incorporano le misure descritte nel Documento di economia e finanza diffuso ad aprile 2017”.

Salvatore Rondello

CRESCITA RALLENTATA

Crescita-lavoro-RenziContinua la crescita dell’economia italiana ma con un ritmo più lento. In Italia i segnali di dinamicità provenienti dal lato dell’offerta e dal commercio estero stentano a rafforzarsi. L’occupazione è in una fase di stabilizzazione mentre i prezzi registrano un nuovo aumento. L’indicatore anticipatore rimane positivo ma evidenzia una decelerazione. Sarebbe questo il quadro fotografico fatto dall’Istat con la nota mensile sull’andamento dell’economia italiana.

Ad aprile, l’indice del clima di fiducia dei consumatori rimane stabile con una diminuzione del clima economico e di quello futuro. L’indice composito del clima di fiducia delle imprese ha mostrato miglioramenti significativi e diffusi. L’indicatore anticipatore continua a registrare variazioni positive anche se di intensità più contenuta rispetto al mese precedente.

Sempre ad aprile le attese sull’evoluzione dell’occupazione per i successivi tre mesi risultano moderate con un lieve peggioramento nei servizi, una stabilità nella manifattura e un miglioramento nel commercio e nelle costruzioni.

Le attese di inflazione degli operatori evidenziano orientamenti leggermente differenti tra loro, confermando tuttavia prospettive di crescita ancora moderata. In aprile la quota dei consumatori che si aspettano per i prossimi dodici mesi prezzi al consumo in aumento si è leggermente ridotta rispetto a marzo.

A febbraio, ricorda l’Istat, il settore manifatturiero ha registrato variazioni positive dell’indice di produzione e di fatturato dopo la caduta segnata a gennaio. Nella media del trimestre dicembre-febbraio la produzione industriale è aumentata dello 0,7% rispetto al trimestre precedente, trainata dall’andamento positivo dell’energia e dei beni intermedi (+2,7% e +1,3% rispettivamente). Il fatturato dell’industria, misurato a prezzi correnti, nel trimestre dicembre-febbraio è aumentato (+2,6%) con una intensità simile sui mercati nazionali ed esteri (+2,5% e +2,9%). Tutti i raggruppamenti hanno registrato variazioni positive ad eccezione dei beni di consumo (-0,2%). Nello stesso periodo si rileva una forte crescita per la componente estera degli ordinativi (+6,1%) e un aumento più contenuto di quella interna (+3,5%). Prosegue il miglioramento degli scambi con l’estero. Nel trimestre dicembre-febbraio sono aumentate sia le esportazioni (+3,7%) sia le importazioni (+5,6%) sostenute dalla vivacità dell’interscambio con i paesi extra-Ue (+4,9% le esportazioni).

Le esportazioni nel mese di febbraio sono diminuite dopo quattro mesi di continua espansione. A marzo è proseguita la crescita dei flussi commerciali con i paesi extra Ue, con un incremento più marcato per le esportazioni (+6,5%) rispetto alle importazioni (+0,5%). I beni strumentali hanno mostrato un aumento significativo (+15,1%), caratterizzato dalla vendita di mezzi di navigazione marittima.
Il settore delle costruzioni mostra ancora difficoltà nell’avvio della fase di ripresa. A febbraio la produzione nelle costruzioni ha segnato un aumento del 4,6% rispetto al mese precedente in recupero dopo la flessione di gennaio (-4,0%). Nella media del trimestre dicembre-febbraio la produzione è migliorata rispetto ai tre mesi precedenti (+1,0%).

Secondo i dati della rilevazione sulle forze di lavoro la crescita dell’occupazione, nel primo trimestre del 2017, è proseguita anche se in misura moderata (+0,2%, 35 mila occupati in più rispetto al quarto trimestre 2016). In particolare, prosegue la crescita degli occupati dipendenti a tempo indeterminato (+0,3%, 40 mila unità in più) e i dipendenti a termine (+1,3%, +33 mila). Gli occupati indipendenti hanno, invece, subito una diminuzione (-0,7%, 38 mila unità in meno). A marzo, il tasso di disoccupazione si è attestato all’11,7%, valore distante da quello dell’area dell’euro (9,5%). Nella media del primo trimestre, l’indicatore segnala una lieve diminuzione (un decimo di punto rispetto al quarto trimestre).

Invece, l’economia degli Usa va meglio del previsto. Ad aprile la disoccupazione è scesa al 4,4% risultando ai minimi dal maggio del 2007. Gli analisti si attendevano un aumento di 188.000 posti di lavoro. Il dipartimento del lavoro statunitense ha dichiarato 211.000 nuovi posti di lavoro creati ad aprile 2017.

Salvatore Rondello