Antigone riempie il “Plauto Festival”. Il mito che piace ai giovani

antigoneSarsina (FC) – Tutto pieno per il “Plauto Festival”, lo scorso 6 agosto.  Il pubblico in silenzio: la tensione era forte per l’inizio dello spettacolo. La direzione artistica di Cristiano Roccamo è riuscita a richiamare l’attenzione di molti persone. E l’adattamento scenico di Nicola Fano è stato interessante, così come brillanti sono state l’interpretazione e la regia di Massimo Verturiello.

Dopo  l’ingresso del coro,  Antigone e Ismene incominciano a parlare di un destino avverso che incombe su di loro: esse sono state generate da un’unione contro natura, ossia da Edipo e sua madre Giocasta. In un colloquio con la sorella Ismene, la protagonista manifesta la sua contrarietà alla diversità di trattamento tra i due fratelli morti: Eteocle è stato sepolto, mentre il corpo di Polinice sarà sbranato dagli avvoltoi.  Antigone, devastata dal dolore, vuole disubbidire agli ordini di Creonte che ha deciso di non seppellire Polinice perché lo considera un traditore della patria. Il senso della giustizia è forte in lei e il popolo di Tebe si mostra solidale con la donna: ma è tutto inutile! Neanche l’intercessione del futuro marito della ragazza, il figlio di Creonte, potrà aiutarla perché il tiranno ha una visione distorta della realtà.

Antigone  è un personaggio, ancora amato dai giovani, perché rappresenta la donna emancipata che si oppone alle leggi arcaiche e non vuole rispettare. Sicché Antigone  sente che sia giusto trasgredire le leggi degli uomini. Nessuno può soccombere senza il volere degli dei!  Giulia Sanna ha gridato al pubblico  con forza la parola “libertà” dalla tirannia del vecchio sovrano.

La visione della legge sia per Antigone sia per Creonte arriverà a conseguenze estreme: la donna il simbolo, però, di un ideale premorale in cui contano i sentimenti e la coscienza personale più che le leggi scritte.  Nello spettacolo di Massimo Venturiello ha avuto un ruolo importante, anche, il coro  che ha avuto la funzione di coscienza. Dunque è necessario, che il coro vigili davanti ai fatti che stanno accadendo. Non rimane ai quattro personaggi maschi altro che fare ragionare Creonte, ma inutilmente!

Molto intensa è stata, anche, la parte di Carla Cassola nel ruolo di Tiresia. Le predizioni dell’indovino potrebbero fermare  una situazione che si potrebbe trasformare in tragedia: purtroppo è tardi. Antigone, rinchiusa in una caverna, si è uccisa e Emone si toglierà la vita davanti al padre.

La scena finale è stata di grande drammaticità. Il palazzo e il trono, simboli del potere di Creonte, hanno reso ancora più duro il finale. L’ultima scena è stata giocata su momenti: dal un lato del palco Creonte con il  braccio il figlio morto, mentre dall’altro sul trono sua moglie Euridice, senza alito di vita.  Ella non ha sopportato il dolore della morte di Emone. Quel che più spicca è la premessa dell’azione futura della donna e l’avverarsi del presagio di Tiresia.  La donna è già vestita di nero con indosso dei veli che muove mentre  parla con il marito.  La costumistaHelga Williams per realizzare gli abiti di scena ha attinto dalla tradizione del teatro italiano del Novecento, dove il colore nero era stato utilizzato dai commediografi del calibro di Pirandello e di Moravia.

Il sipario è fatto calare da Venturiello – così come vuole la tradizione letteraria – su Creonte diventato consapevole delle sue azioni. Egli è stato il responsabile della fine della sua famiglia, perciò non gli rimane che supplicare gli dei affinché possa morire per non avere più rimorsi.

Andrea Carnevali