Atp di Umago e di Bastad: in Svezia e in Croazia due tornei per gli azzurri

tennis cecchinato

Quest’anno gli Atp di Bastad (in Svezia) e di Umago (in Croazia) sono stati due tornei “azzurri”. Infatti la presenza trionfante dei tennisti italiani ha dominato. Nel primo in singolare si è imposto Fabio Fognini; nel secondo Marco Cecchinato. Il primo è arrivato in finale anche in doppio, insieme a Simone Bolelli. Tra l’altro il bolognese partiva dalle qualificazioni in singolare ed è giunto sino ai quarti dove ha perso da Gasquet. Il tennista di Budrio, però, si è tolto la più grade delle soddisfazioni: quella di eliminare al primo turno la testa di serie n. 1, ovvero Diego Schwartzman. Certo i due atleti azzurri non sono riusciti a portare a casa il titolo in doppio, ma hanno regalato molte emozioni. Non da ultimo, dei sorrisi sono venuti dalla videochiamata (al figlio Federico ed alla moglie Flavia Pennetta probabilmente), dopo la vittoria, del tennista ligure (mentre mandava dei baci affettuosi). Enorme la sua soddisfazione. Per quanto abbia ringraziato tutti gli organizzatori per l’ottima gestione del torneo appunto, però forse è stato un po’ pregiudicante per la coppia azzurra giocare immediatamente dopo (circa mezzora) che Fognini (attuale n. 13 del ranking) aveva disputato la finale: faticosa, tra l’altro, perché terminata al terzo set e molto lottata con Gasquet. Dopo aver finito il match decisivo, infatti, è dovuto di nuovo scendere in campo nella finale di doppio, subito a seguire. Evidentemente stanco, non è bastato un generoso Bolelli (che molto si è impegnato e ha cercato di fare, dandosi da fare per prendere l’iniziativa): ha dominato il gioco più rapido e veloce della coppia avversaria, basato su attimi, in cui occorrevano solo saldi riflessi per rispondere ad attacchi sporadici ed estemporanei; un po’ di sfortuna ha fatto il resto -con colpi usciti davvero di poco-. Un terzo set forse sarebbe stato giusto, ma non c’è stato. Forse se Fabio avesse speso meno nella finale di singolare le cose sarebbero potute andare diversamente. Sicuramente bello il fatto di aver ritrovato questa coppia solida di nuovo insieme, da veri amici, compagni di squadra in Coppa Davis e campioni seri. Non è da escludere, infatti, che Fabio abbia scelto di disputare il torneo di Bastad invece che quello di Umago proprio per la presenza dell’amico. Il ligure, infatti, in Croazia avrebbe difeso il titolo, conquistato due anni prima, quando vinse in finale nel 2016. Certo qui in Svezia i due atleti azzurri avrebbero potuto scrivere un esito diverso all’ultima pagina, se gli organizzatori avessero concesso una pausa più lunga al neo campione: giocare alle ore 18 invece che alle 17 italiane la finale di doppio non sarebbe poi cambiato molto per loro, ma avrebbe dato più tempo di recupero al ligure.

Tante le emozioni che gli azzurri hanno comunque regalato; innanzitutto il fatto che Bolelli stesso era ad un passo dalla semifinale e tutti gli italiani sognavano una finale tutta azzurra tra Fabio e Simone. Invece il tennista di Budrio si è fatto sorprendere dal talentuoso e coraggioso Laaksonen, in una rimonta strepitosa. Il nostro giocatore conduceva 6/1 (tutto facile e senza storia il primo parziale, quasi un’esibizione di tutto il suo miglior tennis e dei suoi colpi più belli e talentuosi; un vero e proprio show per Bolelli); poi avanti 3-0 con break nel secondo, sembrava tutto fatto, storia conclusa e invece il mach si è riaperto con la rimonta di Laaksonen fino al 3-3 e poi il break che lo ha portato in vantaggio sul 6-5, dove ha servito e chiuso per 7/5. Al terzo Bolelli è stato sempre più in difficoltà e si è piegato all’avversario, complice anche un po’ di stanchezza. Ma tanto amaro per lui, che è uscito dal campo molto rattristato e deluso per l’occasione sfumata.

Altre emozioni sono venute anche da Marco Cecchinato. Il tennista siciliano in Croazia ha dato proprio spettacolo, vincendo una finale giocata benissimo contro l’argentino (molto insidioso) Guido Pella. 6/2 7/6(4) il risultato finale, che dimostra quanto l’italiano sia partito bene e abbia dominato il primo parziale, mentre nel secondo stava rischiando di far rientrare in partita Pella (era avanti di un break) e si è andati al giusto tie-break, dove ha giocato benissimo: più aggressivo, rischiando di più e soprattutto regalando pochi punti e pochi errori all’avversario (dopo i primi punti persi, ha conquistato gli ultimi tutti di fila). Ormai il tennista nostrano è diventato n. 22 del mondo e si prepara già ai discorsi finali di ringraziamento a chiusura di premiazione come i veri campioni; davanti agli occhi soddisfatti della fidanzata sugli spalti, oltre ai suoi di gioia. E Cecchinato ha continuato a fare bene anche all’Atp di Amburgo, dove ha vinto un primo turno non facile contro il francese Gaël Monfils, decisamente in giornata. Dopo aver trovato il break decisivo nel primo set, che ha chiuso per 6/4, il francese si è portato subito avanti nel punteggio, dominando la partita con un gioco molto aggressivo e mettendo in seria difficoltà Marco, che non sembrava molto in giornata. Tutti ormai lo davano già negli spogliatoti e sotto la doccia, altri lo criticavano perché non aveva partecipato invece a Gstaad (da non confondere con il nome simile del torneo di Bastad, almeno nella pronuncia), dove c’era meno competizione, invece che giocare un torneo così importante come quello qui in Germania. Al contrario, scelta decisamente coraggiosa di confrontarsi con i più grandi in un torneo come quello di Amburgo (sempre di prestigio) proprio per crescere di più tennisticamente. Sugli spalti ad assistere al suo match c’era proprio la testa di serie n. 1 Thiem. L’austriaco, tra l’altro, si è sbarazzato facilmente del giovane francese Corentin Moutet per 6/4 6/2, ma il ragazzo ha fatto vedere molte cose buone (soprattutto con grossi colpi in accelerata), ma Dominic ha giocato in maniera strepitosa piazzando ogni tiro alla perfezione, da tutti i punti di vista, con delle mazzate da manuale, quasi a punire il più giovane ‘esordiente’, annichilendolo e imponendosi con il dominio e l’egemonia del più forte ed esperto, del più ‘anziano’ verrebbe da dire, ma vista la giovane età dei due non è forse il termine più adatto. Per quanto riguarda l’azzurro, invece, Marco Cecchinato pian piano ha ritrovato la fiducia e la concentrazione, riuscendo a pareggiare i conti nel secondo set per poi andare in vantaggio e portare il match al terzo set. La chiave è stata proprio la smorzata millimetrica che ama eseguire e che gli riesce alla precisione, ma drop-shot che lo stava tradendo in questa circostanza in cui era soprattutto Monfils a rifilargli delle spinose e velenose palle corte. Dopo aver vinto il secondo set per 6/3, con il break decisivo sul 5-3, nel terzo aveva più sicurezza di sé e la lotta è stata più alla pari. Match equilibrato che, ancora una volta, il siciliano ha sbloccato con il break fondamentale nel finale, strappando il servizio avanti sul 5-4. Non facile giocare dopo la finale in Croazia, con appena un giorno di recupero: la stanchezza sicuramente si faceva sentire. Bravo a rimanere calmo e concentrato. Ad Amburgo, poi, a proposito degli avversari di Bolelli- da segnalare che Laaksonen ha perso da Bedene (per 6/3 1/6 6/4), mentre Schwartzman ha vinto al terzo sul giovane Ruud (per 6/4 2/6 6/2). Anche Gasquet, avversario in finale di Fognini a Bastad dicevamo, ha conquistato il derby francese contro Paire per 7/6 6/4, come già accaduto in maniera simile contro Chardy ad s-Hertogenbosch dove in finale riuscì a portare a casa il titolo per 6/3 7/6.

A proposito dell’Open in Svezia, Fognini ha vinto bene il primo set in finale proprio contro Gasquet per 6/3; poi si è un po’ deconcentrato ed è come uscito dal match (molto falloso e quasi irriconoscibile), merito anche del campione transalpino, che si è imposto nel secondo parziale per 6/3; ma nel terzo è stata la reazione d’orgoglio del tennista ligure che non ha lasciato più scampo a Gasquet: ha iniziato ad avere fretta di chiudere e nel giro di poco il campione azzurro ha messo il sigillo sul torneo per 6/1; un parziale netto che gli rende merito e gli fa di certo onore. Grande prova di maturità la sua, soprattutto per il montare della stanchezza. Tra l’altro nelle semifinali Fognini aveva avuto un duro match (speculare, in cui si era fatto rimontare nel secondo set, avanti di uno) contro Fernando Verdasco: show di Fognini nel primo che rifila un severo 6/1 allo spagnolo; innervosito, l’altro ha reagito diventando sempre più aggressivo e riuscendo a sfruttare un lieve calo del ligure per strappargli il servizio, trovando il break per portare a casa il secondo set per 6/4. Poi Fognini ha riordinato le idee (infatti stava insistendo troppo sul pericoloso dritto mancino di Verdasco e stava scambiando troppo da fondo con lui; un gioco più aggressivo a rete gli è stato utile) ed è riuscito a venire a capo di un difficile ed equilibrato terzo set, che ha chiuso per 7/5. Buone, soprattutto, le percentuali di servizio, in particolare di prime, del tennista azzurro in questo torneo. Di certo non è stata una semifinale così faticosa come la sua, quella del francese Gasquet (che ha imposto un netto 6/2 6/3 in poco più di un’ora a Laaksonen). Questo nella finale tra i due si è sentito. Proprio Laaksonen ha impedito di avere Bolelli (un altro italiano) in semifinale. Il bolognese vince bene in maniera convincente ai quarti il primo set per 6/3. Mette in scena davvero un buon tennis di ottimo livello, con accelerazioni di precisione e potenza, buon servizio (con qualche aces) e solido da fondo nello scambio, ma a suo agio anche in attacco in avanzamento a rete. Sembrava tuto facile e destinato ad evolversi per il meglio. Nel secondo set, infatti, il tennista di Budrio conduceva 3-0. Poi, forse un po’ di stanchezza, forse un po’ di deconcentrazione, forse un po’ di sfortuna complice, ha iniziato a commettere qualche errore gratuito in più (con qualche palla uscita di pochissimo) e lo svizzero è riuscito a strappargli un 6/2 e a portarlo al terzo set. Un po’ innervosito, infastidito e confuso, è sembrato un po’ disorientato, quasi a chiedersi: ma come ho fatto a perdere il secondo set per 6/2? La verità è che lo ha fatto scambiare troppo da fondo, mentre avrebbe dovuto attaccarlo di più col dritto ad uscire in avanzamento (schema che per lui si è dimostrato vincente). Allungando gli scambio da fondo lo ha rimesso in partita e l’altro ha trovato ritmo e regolarità e si è fatto più insidioso. Tanto che, nel finale di partita, era il tennista di Budrio a sbagliare di più e l’altro è riuscito a fargli il break necessario che gli ha regalato la semifinale e il 6/4 decisivo. Un posto in semifinale che forse Bolelli aveva intravisto troppo presto, dando per finita una partita che stava appena cominciando e aprendosi. Comunque si è dimostrato un tennista molto cresciuto, in grado di esprimere un buon tennis, con un buono schema in attacco, da vero tennista di doppio (e forse da erba più che da terra). Comunque resterà quel memorabile 7/6 6/3 che ha rifilato a Schwartzman in un’ora e 54 minuti di gioco all’Atp di Svezia. In sintesi; Atp di Bastad e di Umago: tre finali (due di singolare e una di doppio) per tre campioni, tre talenti azzurri.

Per quanto riguarda, infine, i loro avversari citati, possiamo dire che (al successivo torneo di Amburgo), Monfils ha perso dall’argentino Leonardo Mayer per 6/1 7/6; mentre Schwartzman si è poi sbarazzato con un doppio 6/2 del giovane tedesco Masur al secondo turno; mentre Verdasco è stato sconfitto al terzo set (dopo una dura battaglia) dal talento brasiliano Tiago Monteiro, con il punteggio di 3/6 6/2 7/5 a favore del più giovane tennista.

Barbara Conti

Ungheria chiede a Ue di pagare muro anti-migranti

Orban-e-junckerUna richiesta che ha sorpreso non poco l’Ue, il premier ungherese Viktor Orban ha inviato un conto di 400 milioni di euro per la costruzione di un muro che dovrebbe proteggere il confine dall’arrivo dei migranti. Ieri il viceministro ha annunciato di aver spedito il conto al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. L’Ungheria pretende 400 milioni di euro, e cioè la metà del costo dell’opera avviata nell’autunno del 2015 quando, in piena emergenza profughi, il leader di Fidesz pensò di risolvere la questione nel modo più drastico, mentre Angela Merkel apriva le porte della Germania e chiedeva solidarietà, attirandosi l’ostilità dei partner europei dell’est.
“Se parliamo di solidarietà europea, dobbiamo parlare anche di protezione delle frontiere – ha affermato Janos Lazar, Primo Ministro ungherese – e questa solidarietà va considerata in modo pragmatico. Di conseguenza l’Ue deve partecipare ai costi”. L’Ungheria ha invece sempre avversato la politica delle “quote”, che prevede una redistribuzione dei migranti aventi diritto, in arrivo nei paesi situati alle porte dell’Unione, in tutti gli stati membri.
Anche stavolta l’Ue ha risposto in modo tollerante e pacifico alle richieste magiare: “Analizzeremo le richieste”, ma “la Commissione europea sostiene la gestione delle frontiere esterne europee, ma non finanzia barriere”. Così un portavoce della Commissione Ue a chi chiede se Bruxelles pagherà il conto da 400 milioni di euro annunciato da Orban. “Ma non si dimentichi che la solidarietà è una strada a doppio senso. Tutti gli Stati devono essere pronti a contribuire. Non è un menu ‘à la carte’ in cui si sceglie la gestione delle frontiere, e si rifiuta quando occorre rispettare le decisioni sui ricollocamenti concordati”, ha concluso il portavoce.
Il muro ungherese, circa 170 km, ultimato a maggio, consiste in una doppia recinzione in ferro spinato, dotata di sensori per intercettare chi tentasse abusivamente di superarlo, costruita lungo il confine sud del Paese, alle frontiere con Serbia e Croazia, da dove provenivano i profughi.

Unesco, risoluzione fotocopia per Gerusalemme

muro-piantoIl Comitato del Patrimonio mondiale dell’Unesco ha approvato una risoluzione che nega nuovamente il legame millenario degli ebrei con i luoghi sacri di Gerusalemme. Il voto si è svolto a scrutinio secreto: 10 a favore, due contrari e otto astenuti. Non è stata sufficiente l’intensa attività diplomatica svolta in questi ultimi giorni dal Ministero degli Esteri israeliano affinchè il Comitato votasse contro le precedenti risoluzioni.

Il testo approvato fa riferimento ai luoghi sacri di Gerusalemme con la sola denominazione musulmana e denuncia persino i “danni materiali” perpetrati da Israele, confermando la precedente risoluzione adottata la settimana scorsa dall’Unesco. I 21 membri del comitato sono attualmente: Angola, Azerbaigian, Burkina Faso, Croazia, Cuba, Finlandia, Indonesia, Giamaica, Kazakistan, Kuwait, Libano, Perù, Filippine, Polonia, Portogallo, Repubblica di Corea, Tanzania, Tunisia, Turchia, Vietnam, Zimbabwe.

Obiettivo del comitato è concedere un’assistenza finanziaria in funzione delle richieste degli Stati membri ed esaminare, tra l’altro, lo stato dei siti iscritti al patrimonio mondiale.

Il risultato emerso dal voto ha provocato una nuova reazione indignata di Israele che tramite il portavoce del ministero degli esteri Emmanuel Nahshon ha definito il documento “spazzatura” sottolineando che “giustamente l’ambasciatore israeliano nell’organismo ne ha gettato il testo nel bidone dell’ immondizia”. “Lunga vita – ha concluso – a Gerusalemme ebraica”.

E il presidente del Parlamento Israeliano Yuli Edelstein ha inviato una lettera al Segretario di Stato vaticano Cardinale Parolin con la quale chiede l’intervento della Santa Sede. Yuli Edelstein afferma: “La Risoluzione è un affronto per i cristiani e per gli ebrei” ed il Vaticano dovrebbe “usare i suoi migliori uffici per impedire il ripetersi di questi sviluppi di questo tipo”.

Indubbiamente il Comitato dell’Unesco, con questa sua risoluzione, ha colto di sorpresa il mondo intero senza tenere conto di una storia millenaria in cui Gerusalemme ha un ruolo centrale tra tutte le religioni dalle origini mediorientali diffusesi in tutto il bacino del mediterraneo e nel mondo. In particolare, per la religione Ebraica, Gerusalemme con il “muro del pianto” assume anche un forte significato emblematico.

“Se le stesse proposte ci saranno ripresentate ad aprile il governo italiano passerà dall’astensione al voto contrario” ha detto al Question Time il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. “La risoluzione – ha spiegato il ministro – si ripropone due volte l’anno dal 2010. Dal 2014 contiene le formulazioni che negano le radici ebraiche del Monte del Tempio”. “Credo che dobbiamo lavorare affinché l’Unesco faccia l’Unesco. Non possiamo accettare l’idea che invece di concentrarsi sulla tutela del patrimonio culturale, diventi cassa di risonanza di conflitti politici”, ha concluso polemicamente Gentiloni.

Salvatore Rondello

Euro 2016. Per l’Italia
agli ottavi c’è la Spagna

croazia spagnaLa vittoria a sorpresa della Croazia per 2-1 sulle Furie Rosse condanna gli iberici al secondo posto nel gruppo D, proprio la posizione riservata agli azzurri di Conte che intanto stasera sfidano l’Eire: in campo la formazione “B”.

PARIGI – Perché non copiare il regolamento di Champions ed Europa League in cui, dopo la fase a gironi, c’è il sorteggio libero che accoppia casualmente prime contro seconde classificate? E’ doveroso partire con questo quesito se poi andiamo ad analizzare il cervellotico regolamento di Euro 2016, che ha deciso a priori gli accoppiamenti degli ottavi di finale. E così l’Italia di Conte, brillantissimi fin qui, saranno costretti ad affrontare la Spagna campione in carica. Tutto merito della Croazia che ha battuto 2-1 gli iberici, guadagnandosi così il primato nel gruppo D e il vantaggio di un match sulla carta più agevole. Le Furie Rosse si staranno mangiando le mani perché sull’1-1 il difensore Sergio Ramos ha fallito un calcio di rigore. Per gli azzurri ci sarà così la possibilità di vendicare la pesantissima sconfitta 4-0 rimediata nella finale di Euro 2012. Non bisogna dimenticare che anche la Croazia sarebbe stata un avversario decisamente ostico, e il 2-1 alla Spagna lo testimonia, però urge un rapido cambiamento del regolamento, soprattutto ora che, all’interno di Fifa e Uefa, tira un’aria più ‘pulita’: vogliamo il sorteggio libero con urna e palline.

STASERA C’E’ L’EIRE – Intanto Conte sta preparando la terza e ultima gara della fase a gironi: gli azzurri sfideranno stasera alle ore 21 l’Eire a Lille. Una gara apparentemente inutile per noi e vitale per i nostri avversari. L’Italia, infatti, è certa del passaggio agli ottavi e del primo posto, mentre l’Irlanda ha bisogno dei 3 punti per l’accesso al prossimo turno. Il nostro ct è stato chiaro: nessun regalo. Ma, un po’ far preservare le energie e un po’ per evitare che i numerosi diffidati rimedino un’ammonizione, giocheranno tantissime riserve. Tra i pali spazio dunque a Sirigu al posto di Buffon, alle prese anche con l’influenza. E poi attacco tutto nuovo con Immobile-Zaza, la coppia scelta da Conte nel suo esordio sulla panchina azzurra quasi due anni fa. Maglia da titolare anche per Ogbonna, Thiago Motta e Bernardeschi: per tutti loro la grande occasione di mettersi in mostra.

Francesco Carci

LA SFIDA DI VIENNA

Vienna Bren

Più che un braccio di ferro, quello tra Vienna e Roma è ormai un duello, con tanto di Europa come testimone che però più che esprimere solidarietà non riesce a fare di più. Non cede di un millimetro l’Austria, decisa ormai a costruire la barriera al Brennero, nonostante i ministri degli Esteri e degli Interni italiani abbiano consegnato ieri alla Commissione una dichiarazione di protesta nei confronti della barriera anti-migranti austriaca. Nella lettera al commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos si chiede “con estrema urgenza la verifica della compatibilità con le regole di Schengen”, sottolineando che “la decisione di ripristinare controlli interni” e “barriere tecniche” con l’Italia “non appare suffragata da elementi fattuali”, mentre i controlli alle frontiere interne “possono essere ripristinati come extrema ratio”. Matteo Renzi annuncia di aver chiesto a Carlo Calenda, rappresentante dell’Italia a Bruxelles, di “verificare tutti i passaggi normativi per chiedere conto della correttezza dell’iniziativa austriaca”. Il Presidente del Consiglio avverte: “C’è amicizia con Vienna, ma pretendiamo che siano rispettate le regole europee”.
L’iniziativa austriaca è conseguenza anche di un continuo stallo europeo sulla questione migranti. Il tema dei migranti è tornato oggi a Strasburgo col dibattito sull’accordo per il rinvio di migranti e richiedenti asilo dalle isole greche verso la Turchia. Presenti Juncker e Tusk. “Siamo pronti a dimostrare solidarietà a Italia e Malta”, dice il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, parlando alla Plenaria di Strasburgo e riferendosi ai possibili aumenti dei flussi di profughi in arrivo dalla Libia a seguito dell’accordo per il rinvio di migranti e richiedenti asilo dalle isole greche verso la Turchia.
In passato poco o nulla da parte di Bruxelles è stato fatto dopo le “recinzioni” lungo la rotta balcanica, tanto che Vienna è stata promotrice del tanto discusso patto anti-profughi con i Paesi dell’Europa centro orientale (Croazia, Bulgaria, Albania, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Slovenia e Serbia) che si trovano lungo la rotta dei migranti, portando anche alle proteste della Grecia che aveva finito con il richiamare il proprio ambasciatore da Vienna.
Ma mentre durante quell’occasione la Germania protestò contro l’iniziativa austriaca, ora Berlino è decisa a non voler commentare l’operato viennese contro l’Italia. “Il governo tedesco non commenta
misure di altri stati nazionali”. Lo ha detto il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert a Berlino, in conferenza stampa, rispondendo a una domanda sulla barriera in via di costruzione sul Brennero da parte dell’Austria.

Intanto in Italia cresce la preoccupazione mentre sulle strade che legano Vipiteno a Innsbruck cresce una barriera da 240 metri che assomiglia a un “muro”. Ma il Ministro degli Esteri austriaco, Johanna Mikl-Leitner, non solo cerca di giustificare l’operato di Vienna, sostendendo che sono “settimane” che l’Italia è a conoscenza della costruzione della barriera, ma minimizza anche le preoccupazioni di Roma. In una telefonata, Johanna Mikl-Leitner ha spiegato al commissario europeo all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos che la barriera non servirà per fermare il flusso dei migranti, ma per convogliarlo verso i controlli, spiegano fonti Ue. Nella conversazione Mikl-Leitner ha annunciato anche una lettera a Bruxelles in cui verranno dati tutti i chiarimenti necessari. La Commissione attenderà comunque di vedere cosa accadrà sul terreno. Se la barriera verrà effettivamente costruita, Bruxelles effettuerà una valutazione secondo i criteri di proporzionalità e necessità, che potrebbe essere pronta già la prossima settimana. Nel caso si riscontrasse che Vienna viola il codice Schengen, potrà scattare una procedura di infrazione, ma si specifica: “si tratta di uno scenario ancora da venire. Non siamo a questo punto”.

Incisiva la risposta del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che sostiene che l’Austria è un “paese amico con il quale mi auguro si possa continuare a collaborare, ma dal quale non possiamo accettare la logica di gesti unilaterali che comprometterebbero questa capacità di collaborazione”. Il titolare della Farnesina, durante un convegno a palazzo Giustiniani a Roma, afferma che “non si deve scaricare sul vicino oneri e responsabilità” perché c’è la “necessità che sul tema migratorio ci sia un’agenda comune e condivisa a livello europeo”. “L’emergenza – ha aggiunto il ministro – sarà un problema che ci vedrà impegnati negli anni a venire. A questo problema non possono essere date risposte semplicistiche” e questo “lo dico anche in riferimento all’Austria”. Per il Viminale quella di Vienna è una decisione, “ingiustificabile”. Angelino Alfano ricorda infatti che “negli ultimi mesi sono stati più numerosi gli immigrati passati da Austria a Italia che non viceversa”, infatti sono stati 2.722 stranieri rintracciati dalla polizia italiana al confine provenienti dall’Austria, a fronte di 179 nello stesso periodo del 2015.

Per Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera e presidente del Comitato Diritti Umani, la decisione di innalzare un muro al Brennero al confine con l’Italia per impedire il passaggio dei migranti “è una decisione gravissima che mina l’idea d’Europa e rappresenta una palese violazione del trattato di Schengen”.
“Bene hanno fatto – ha aggiunto la deputata socialista – i nostri Ministri Gentiloni e Alfano a sollevare il caso in Consiglio europeo. Erigendo muri non si ferma il flusso dei migranti, ma se ne scaricano gli effetti sul Paese vicino. Non è questa l’Europa che volevano i padri fondatori, non è questa l’Europa che vogliamo”.
“Serve, invece, una soluzione comune in termini di accoglienza, sia per dare risposte a chi fugge da guerre e persecuzioni, sia per salvaguardare Schengen e la libertà di movimento dei cittadini europei. Ce lo impone la legislazione internazionale e ce lo impone il rispetto dei diritti umani”, conclude la Locatelli.

La palla infuocata ora resta nelle mani di Grecia e Italia che dopo la chiusura della rotta balcanica e un nuovo muro nel cuore dell’Europa, l’arrivo del bel tempo il nuovo punto di approdo di nuovi profughi.
“La notizia della barriera al Brennero è sconvolgente, oggi abbiamo più di diecimila persone nei siti informali sparsi in tutta Italia, ma temiamo che queste piccole Idomeni, con la chiusura ulteriore di altre frontiere, possano espandersi e moltiplicarsi”, ha affermato Loris De Filippi, presidente di Medici senza frontiere. Il presidente di Msf avverte il rischio che “i paesi dell’Europa meridionale, Italia e Grecia, diventino dei campi profughi a cielo aperto”, per una crisi umanitaria “creata dall’Europa, ma non risolta dall’Europa”. E conclude:  “Siamo consapevoli che se la disperazione viene fermata sulla rotta balcanica troverà altre rotte per giungere da noi”.

Maria Teresa Olivieri

Per saperne di più:

Migranti. Anche l’Austria si nasconde dietro “un muro”

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L’ONDATA

immigrazione sbarchi

Alla vigilia dell’incontro tra il ministro dell’Interno austriaco Johanna Mikl-Leitner e quello italiano Angelino Alfano si danno i numeri. Sono quelli sui flussi. Per il 2016 si prevede un raddoppio con cifre che dovrebbero aggirarsi intorno ai 300mila arrivi a fronte dei 150mila dell’anno passato. Sono stime che vengono direttamente da Vienna e confermate da Mikl-Leitner: “Lungo questa rotta – ha detto – non arrivano siriani, in Europa, ma soprattutto persone dal Nord Africa, che non hanno diritto all’asilo”, ha aggiunto. “L’Italia non può contare sul fatto che il Brennero resti aperto, se si arriva a flussi incontrollati di migranti” ha detto ancora Johann Mikl-Leitner. “Come fatto coi Paesi della rotta balcanica, Slovenia, Croazia e Macedonia, vogliamo informare anche l’Italia delle misure che intraprenderemo, se vi sarà un flusso incontrollato di migranti dall’Italia all’Austria”.

Con l’estate alle porte oltre alla stagione balneare infatti inizia quella degli sbarchi. E secondo le autorità austriache la chiusura del varco del Brennero porterà a un’intensificazione degli arrivi di migranti, la maggior parte dei quali, argomenta il ministro sono “soprattutto nordafricani che non hanno diritto all’asilo”. Insomma quella della Mikl-Leitner sembra essere un’avvertenza precisa all’Italia, sulla scorta di quanto avvenuto con gli altri Paesi confinanti dell’Est europeo, ovvero Slovenia, Croazia e Macedona. Dall’altra parte dell’Europa il presidente turco Recep Tayyip Erdogan minaccia che “la l’Ue non manterrà le sue promesse – ha affermato – la Turchia potrà non attuare l’accordo” sui rifugiati, avviato lunedì con il rinvio di 202 migranti dalle isole greche. Parole a cui ha risposto il portavoce dell’esecutivo europeo, Margaritis Schinas: “La Commissione europea lavora in buona fede e lealmente per la piena messa in atto di tutti gli aspetti dell’accordo Ue-Turchia sull’immigrazione”.

L’accordo, ha osservato Schinas, “è un contratto di mutua fiducia, firmato tra i 28 paesi della Ue e la Turchia”. “E’ stato unanimemente concordato a livello di capi di stato e di governo. Ci sono difficoltà? Nulla è facile nella vita, ma questa è una cosa che è stato concordato di rispettare da entrambe le parti di questa relazione”.

 Redazione Avanti!

 

 

 

 

 

Migranti. Si apre lo scontro Vienna-Berlino

Merkel-empfaengt-FaymannDopo la crisi delle relazioni diplomatiche tra Vienna e Atene, arriva il primo screzio tra Austria e Germania. Al centro del contrasto tra i due Paesi è ancora una volta la questione migranti, oggi infatti il cancelliere austriaco Werner Faymann ha risposto alle critiche sostenendo che il suo Paese non è la “sala d’attesa per la Germania”, chiarendo così che le politiche di asilo tedesche non sono gradite a Vienna.
Il segnale dell’Austria è chiaro e forte, non solo creare un’alleanza “balcanica” per far risvegliare l’Unione europea da politiche confuse e poco chiare in materia di accoglienza, ma dare un messaggio di risposta anche a Berlino che punta il dito contro Vienna, ma nello stesso tempo chiude le proprie frontiere. Appena sei mesi fa l’Austria aveva dovuto tollerare suo malgrado la decisione di Berlino di sospendere il traffico ferroviario dall’Austria. La decisione coincideva con la reintroduzione, da parte della Germania, dei controlli alla frontiera austriaca. Non solo, la Germania era stata appoggiata nella sua risoluzione anche dai vertici europei, secondo il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, la reintroduzione dei controlli alla frontiera con l’Austria era “all’interno delle regole di crisi del trattato Schengen”.
L’Austria si è presa la sua prima rivincita non solo creando un’alleanza anti-Merkel nel cuore dell’Europa con i Paesi sulla rotta balcanica, ma è riuscita a portare dalla sua parte anche uno dei vertici più importanti dell’Unione europea. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha incontrato il cancelliere viennese, Werner Faymann e al termine dell’incontro ha affermato: “So che ripristinare controlli efficaci ai confini non è una decisione facile. Ma la verità è che non c’è alternativa”. Per Tusk l’obiettivo è tornare all’applicazione del Codice frontiere di Schengen, che è l’unica via per preservare Schengen. “L’Austria è stata nell’occhio del ciclone per molti mesi, portando il fardello della crisi migratoria – ha aggiunto il presidente del Consiglio europeo -. Non solo nel 2015 ha accolto 90 mila rifugiati, ma continuerà ad aprire loro le porte anche in futuro. Non è una sorpresa che il livello di frustrazione stia crescendo. La pazienza si sta esaurendo, mentre le forze populiste stanno salendo alla ribalta. È in questi momenti che dobbiamo mantenere la freddezza. Bisogna essere focalizzati sullo sviluppo e l’implementazione di un piano europeo comprensivo e farlo velocemente. Dopo i colloqui di oggi – ha concluso Tusk – sono fiducioso che l’Austria contribuirà a stimolare un consenso a livello europeo nel contrasto della crisi migratoria. Oggi stiamo aprendo un nuovo capitolo che si chiama ‘Back to Schengen’”.
Il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk sarà giovedì ad Ankara per un incontro con il premier turco Ahmet Davutoglu, a pochi giorni dal summit straordinario Ue-Turchia sulla crisi dei migranti, previsto per lunedì prossimo. Una crisi che non trova per il momento soluzione e come denuncia anche il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, il numero dei migranti giunti in Europa nei primi due mesi dell’anno è aumentato di 30 volte rispetto allo stesso periodo del 2015. Leggeri si trova già ad Ankara per discutere con le autorità turche delle strategie per il controllo delle frontiere e il contrasto al traffico di esseri umani.
Sulla Turchia punta anche la Germania, la Merkel ha sottolineato di essere fiduciosa sulla soluzione europea, ribadendo che molti passi avanti sono stati fatti, “come i 3 miliardi per i profughi siriani in Turchia”, “l’approvazione della missione Nato contro i trafficanti, il monitoraggio sull’Egeo”.
“Dobbiamo fare fronte alla difficile situazione in Grecia. E ritornare al sistema Schengen il più presto possibile”, ha sottolineato oggi la cancelliera ai giornalisti dopo aver ricevuto il premier croato Tihomir Oreskovic a Berlino.
Lo scontro tra Vienna e Berlino è iniziato subito dopo il mini vertice tra l’Austria e i Paesi balcanici interessati dal flusso migratorio (Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montegero, Bulgaria e Macedonia) e sembra riguardare infatti soprattutto il trattamento riservato ad Atene. “Non abbiamo tenuto la Grecia nell’euro” per poi “piantarla ora in asso” è stata la critica della Merkel alla politica in materia di rifugiati tenuta dall’Austria. La Grecia “non abbiamo considerato rilevante che partecipi”, è stata invece la secca considerazione di Karl-Heinz Grundböck, portavoce del ministero degli Interni austriaco.

Nel frattempo il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, è in contatto con il primo ministro greco Alexis Tsipras. I due hanno avuto un colloquio telefonico per discutere dell’emergenza immigrazione, con Juncker che ha ribadito la disponibilità della Commissione a lavorare per assistere la Grecia nella gestione dei flussi. Atene infatti si trova in difficoltà soprattutto dopo la decisione di Skopje di chiudere le frontiere.
Le scene che abbiamo visto alla frontiera tra Grecia e Macedonia “ci preoccupano molto” e “dimostrano che la sola soluzione è quella europea”, ha detto il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas che ricorda la necessità di agire “in conformità alla legge internazionale”. “Va da se che tutte le misure prese alle frontiere – ha aggiunto – debbano essere conformi con le leggi internazionali ed europee”.calais
Altro fronte caldo per i migranti riguarda lo sgombero della cosiddetta “giungla di Calais”, dove nella notte ci sono stati scontri tra i migranti e le forze dell’Ordine francesi, nell’approdo per raggiungere il Regno Unito secondo la prefettura vivono tra 800 e mille migranti, secondo le ong 3.450 richiedenti asilo.

Maria Teresa Olivieri

FUOCO AMICO

CcZAnw2W4AAHv8pAl grido di ‘Aprite il confine’ i profughi in viaggio sulla rotta balcanica dopo giorni di attesa per varcare la frontiera sono riusciti a sfondare un tratto della barriera nel villaggio di Idomeni, al confine tra Macedonia e Grecia. La risposta della polizia macedone è stata quella di lanciare gas lacrimogeni e bombe assordanti. Almeno trenta i feriti, fra cui molti bambini. Secondo alcune fonti almeno 500 persone, provenienti dalla Siria e dall’Iraq, sono riuscite ad oltrepassare il cordone di sicurezza ed entrare in territorio macedone.
In mattinata la polizia greca aveva segnalato la presenza a Idomeni di oltre 7mila rifugiati, la metà donne e bambini, ammassati al confine. Un numero quattro volte superiore alle capacità dei campi allestiti per la prima accoglienza in Grecia. Mentre da parte macedone si cerca di frenare l’arrivo dei migranti allestendo una nuova recinzione al confine con la Grecia, lungo la strada che porta al campo di accoglienza temporaneo di ‘Vinojug’, nei pressi di Gevgelija.
Nel frattempo almeno 50.000 persone rischiano di rimanere bloccate in Grecia, una conseguenza alla stretta agli ingressi decisa dai Paesi lungo la ‘rotta balcanica’. Infatti i Paesi della rotta balcanica (Macedonia, Serbia, Croazia, Slovenia, Austria) hanno deciso di consentire l’accesso di non più di 580 persone al giorno. Decisione presa dopo il vertice condotto da Vienna che ha portato ai ferri corti le relazioni diplomatiche tra la Grecia e l’Austria e una situazione ingestibile per Atene, inclusa la tensione dei profughi in queste ultime ore. Secondo quanto riferisce la tv greca TV, a scatenare la ressa dei richiedenti asilo è stata la notizia che le autorità di Skopie avevano deciso di aprire il valico per consentire il passaggio dei migranti verso ovest. “Liberi, liberi, siamo in grado di passare” cantavano i profughi, ma la voce si è poi rivelata infondata. Secondo altre fonti invece nella notte Skopje aveva autorizzato il passaggio di circa 300 persone, per poi richiudere immediatamente la frontiera, portando all’illusione e alla rabbia dei profughi.

“L’Europa è sull’orlo del precipizio” e bisogna evitare “decisioni drastiche e irreversibili” puntando su una “modalità comune di gestione” dei flussi migratori, è l’appello lanciato dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblat.

euro
Giovanna Di Benedetto, portavoce di Save the Children a Idomeni, ha ribadito la necessità che i Paesi europei forniscano una risposta unitaria alla crisi. “Le testimonianze che i nostri operatori raccolgono ad Atene parlano di persone intrappolate per mesi nella capitale greca, dove, nonostante gli sforzi delle autorità locali, delle agenzie delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali e nazionali per aumentare il numero degli alloggi, molte persone vivono in campi senza adeguati servizi o nelle piazze delle città”, afferma la portavoce di Save the Children.
Dura, quanto ininfluente, la reazione dell’Onu alle recinzioni dell’Europa orientale. “Continuare a costruire muri più alti per impedire il passaggio di questi disperati è un atto crudele e illusorio”, ha affermato l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ràad Al Hussein in apertura di una riunione del Consiglio a Ginevra. Nello stesso tempo, da parte dei caschi blu si cerca di trovare un rimedio per i siriani rimasti nelle macerie in patria: l’Onu spera di poter approfittare del cessate il fuoco in vigore per consegnare aiuti ad almeno altri 154.000 siriani che si trovano nella aree sino ad ora inaccessibili a causa della situazione sul terreno. Le Nazioni Unite puntano a realizzare il piano di aiuti urgenti entro cinque giorni. Migliaia di persone potrebbero essere morte di fame nelle aree assediate in Siria, è stato l’allarme lanciato da Zeid Ràad Al Hussein.
Ma la tensione, per quanto riguarda i migranti, corre lungo tutta l’Europa. Anche a Calais, il campo profughi a nord della Francia da dove migliaia di migranti cercano di oltrepassare la Manica per entrare in Gran Bretagna. Stamattina ci sono stati scontri tra i migranti e le forze dell’Ordine francesi che hanno tentato di sgomberare il campo secondo quanto disposto dal tribunale amministrativo di Lille. Almeno 55 mezzi della polizia hanno fatto irruzione nella parte sud della ‘giungla’, ordinando ai profughi di abbandonare il campo. Secondo alcuni reporter presenti sul posto la polizia ha risposto con i lacrimogeni al lancio di pietre da parte di alcuni migranti e attivisti no-border e tre baracche sono state incendiate.
Nella baraccopoli vivono tra le 3.700 e le 7.000 persone provenienti da Siria, Afghanistan e Sudan, di cui 800-1.000 accampate nel settore in cui stanno avvenendo le operazioni di smantellamento. Mentre secondo le associazioni, sono oltre 3.400 i rifugiati e richiedenti asilo che devono lasciare la parte sud del campo interessato.

Maria Teresa Olivieri

Migranti. La Grecia respinge il ministro austriaco

viennaMentre gli altri Paesi europei erigono i loro muri contro i profughi, Atene ne costruisce uno “contro Vienna”. Dopo il battibecco e le polemiche degli ultimi giorni, Atene ha richiamato in patria il proprio ambasciatore a Vienna, l’Austria allunga una mano distensiva verso la Grecia che la ritrae. La Grecia ha rifiutato una visita del ministro dell’Interno austriaco, Johanna Mikl-Leitner, che aveva chiesto di recarsi ad Atene per spiegare la posizione del suo Paese sul tema migranti. La visita, secondo fonti diplomatiche citate dall’agenzia di stampa statale greca Ana-Mpa, non potrà avvenire finché l’Austria continuerà a prendere “misure unilaterali”. Non solo, la ‘rabbia’ della Grecia è rivolta contro un’Europa che continua anche ad accusarla di non aver protetto le proprie frontiere.

Intanto la situazione per quanto riguarda l’accoglienza dei profughi sta preoccupando seriamente la Grecia che si ritrova sempre più sola nella gestione dei profughi, anche in seguito alle “iniziative” austriache sul tema migranti. Le restrizioni infatti sono frutto della decisione austriaca di introdurre un tetto massimo giornaliero di 80 richiedenti asilo e di 3.200 transiti; i controlli più stringenti hanno bloccato miglia di migranti in territorio greco, principale punto di approdo per l’ingresso in Europa.

Nei Paesi balcanici, dopo il mini vertice capeggiato da Vienna, il respingimento e la chiusura delle frontiere ha creato una reazione a catena tra le nazioni sulla rotta balcanica: dopo la Slovenia, anche la Croazia ha deciso di limitare a 580 il numero massimo di arrivi giornalieri di migranti sul suo territorio, lo hanno reso noto fonti della polizia di Zagabria. “La Slovenia ci ha informato di poter ricevere 580 migranti al giorno, e noi abbiano informato i colleghi serbi; ci atterremo a questa cifra”, ha spiegato la portavoce della polizia, Jelena Bikic; anche la Serbia dovrebbe infatti adeguarsi a rispettare lo stesso flusso. In precedenza la portavoce del Ministero degli interni sloveno, Vesna Drole, aveva spiegato che “tutti i capi della polizia dei Paesi della regione che hanno partecipato al vertice del 18 febbraio si sono impegnati a rispettare il limite di circa 580 migranti al giorno”.

Intanto continua il caos anche per i migranti già entrati nell’Unione europea. Nell’ordinata e diligente Germania il ministero dell’Interno tedesco ha reo nota la scomparsa di circa 143 mila profughi. Ovvero il 13%, uno su otto di quelli arrivati nel 2015 in Germania.

Maria Teresa Olivieri

Per saperne di più:

Migranti. La Grecia richiama l’ambasciatore a Vienna

Migranti. La Grecia ai margini e lasciata sola dall’Ue

Istat, povero un italiano su quattro

EVIDENZA-Povertà-Italia-ISTATOltre una persona su quattro in Italia è a rischio povertà o esclusione sociale nel 2014. Sono il 28,3% della popolazione un dato stabile rispetto al 2013. E’ quanto rileva l’Istat nello studio sulle condizioni di vita. In particolare il 19,4% è a rischio povertà, l’11,6% vive in famiglie gravemente deprivate e il 12,1% in famiglie a bassa intensità lavorativa. La stabilità dell’indicatore risulta dal calo delle persone in grave deprivazione (al 12,6%) e dall’aumento di quelle che vivono in famiglie a “bassa intensità” lavorativa. Le famiglie dove componenti tra i 18 e i 59 anni hanno lavorato meno di un quinto del tempo salgono infatti dall’11,3% del 2013 al 12,1% nel 2014.

L’aumento della bassa intensità lavorativa riguardato, in particolare, gli individui in famiglie che vivono nel Mezzogiorno (la stima va dal 18,9% al 20,9%) o in famiglie numerose: coppie con figli (dall’8,3% al 9,7%), soprattutto minori (dal 7,5% all’8,9%), e famiglie con membri aggregati (dal 17,8% al 20,5%).

Diminuiscono per il secondo anno di seguito le persone gravemente deprivate. La stima dell’Istat passa dal 12,3% del 2013 all’11,6% del 2014, il minimo dal 2011. Diminuiscono le persone che non possono permettersi un pasto proteico ogni due giorni (dal 13,9% al 12,6%), una settimana di ferie (dal 51,0% al 49,5%) o una spesa imprevista di 800 euro.

Migliora leggermente il rischio di povertà o esclusione sociale nel Mezzogiorno. L’Istat stima che sono a rischio il 46,4% delle persone nel 2014, mentre nel 2013 erano il 48%. Resta profonda la distanza dal Nord Italia, dove la quota cala al 17,3% della popolazione e dal Centro (22,8%).In Italia il rischio di povertà o esclusione sociale (28,3%) è superiore di quasi quattro punti percentuali a quello medio dell’Unione europea, pari al 24,4% nel 2014. Il valore italiano è inferiore solo a quelli di Romania (40,2%), Bulgaria (40,1%), Grecia (36,0%), Lettonia (32,7%) e Ungheria (31,1%) e su livelli “molto simili” a quelli di Spagna (29,2%), Croazia e Portogallo.(ANSA).

Una famiglia su due in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 2.026 euro nel 2013. Il reddito mediano più alto è al Nord (27.089 euro), mentre al Sud il livello è pari al 75% di quello settentrionale e al Centro è pari al 95%. Risultano più ricche le famiglie con redditi principali da lavoro dipendente (29.527 euro) rispetto a quelle con reddito da lavoro autonomo (28.460 euro) o con pensioni o altri trasferimenti pubblici (19.441 euro).(ANSA).
Il reddito mediano cresce all’aumentare dell’età del principale percettore e raggiunge il valore massimo quando quest’ultimo ha tra i 55 e i 64 anni (29.526 euro) per decrescere dall’età pensionabile in poi (19.189 euro). L’Istat registra che il reddito familiare cresce anche all’aumentare del livello di istruzione del principale percettore: le famiglie di laureati percepiscono mediamente oltre 36 mila euro, cifra più che doppia rispetto a quella delle famiglie dove il principale percettore ha un titolo di studio basso o non ne possiede nessuno (16.683 euro). Il 20% più ricco delle famiglie residenti in Italia percepisce il 37,5% del reddito totale, mentre al 20% più povero spetta solo il 7,7%.

Redazione Avanti!