Dall’ignoranza non nasce un mondo migliore, ma solo sofferenza

valentino giacominValentino Giacomin è un maestro elementare del trevigiano, che a metà degli anni ’80 mette in pratica un metodo educativo in alcune scuole elementari del nord Italia, che prenderà il nome di progetto Alice. Insieme alla sua collega Luigina De Biasi, sperimenta il metodo basato sulla autoconsapevolezza dei bambini integrandola alle materie di insegnamento. Dopo dieci anni circa di lavoro dopo un incontro con il XIV Dalai Lama decide di proseguire il suo lavoro in India, lavoro che è diventato capillare nelle zone più svantaggiate dell’India, adattandolo alle esigenze scolastiche del posto. Il Progetto Alice si presenta come una proposta educativa per le società pluraliste e multireligiose con lo scopo di:

1realizzare delle esperienze e delle ricerche per un’Educazione Integrata nella scuola primaria, secondaria e superiore nei villaggi rurali di tre degli stati più problematici dell’India (Bihar, Uttar Pradesh e Arunachal Pradesh); 

2. offrire un’educazione e istruzione di alta qualità anche alle categorie meno abbienti;

3. rispondere alle esigenze delle moderne società multiculturali, multietniche e plurireligiose. Il concetto base riguarda la ricerca dell’Unità, oltre le divisioni create dalle nazionalità, dalle tradizioni, dalle religioni per educare gli studenti ad una pacifica convivenza nelle società multiculturali e pluraliste.

L’obiettivo non si ferma all’aspetto sociale, ma coinvolge anche la Persona nella relazione con se stessa. Di qui, la ricerca di una Unità psicologica, al di là delle divisioni create dalla mente conflittuale che impedisce la realizzazione di una personalità armonica.

Ci può parlare del Progetto Alice, di come è nato e si  è sviluppato?

Trent’anni fa, quando lavoravo nella scuola pubblica, constatai che ogni anno i nuovi studenti si differenziavano dai precedenti manifestando sintomi di disagio più seri: indisciplina, scarsa attenzione, etc. Che fare? Come reagire? Quali interventi didattico-educativi proporre per fare fronte a questo trend negativo? I miei colleghi suggerivano risposte relative ad un cambiamento di metodo. Insomma, per loro si trattava di un problema di approccio didattico. Riflettei a lungo e arrivai all’intuizione che il disagio non era in relazione alla didattica, ma alla visione educativa, al  paradigma seguito nelle scuole. Un paradigma non olistico, che non aiuta gli studenti ad integrarsi con gli altri e con se stessi, che favorisce l’alienazione e, quindi, il disagio e l’infelicità.

Un paradigma fondato su una discutibile (per non dire “errata”) visione della realtà. In sintesi, non insegniamo la verità ai nostri studenti, ma li convinciamo a prendere per vere le nostre (e loro) proiezioni. Portiamo spesso l’esempio dell’albero per far comprendere questo concetto. Alla  scuola materna l’insegnante convince i suoi alunni  che un albero è diviso in tre parti: radici, fusto, foglie. Nessuno dubita di questa ‘verità’. Ma esiste veramente un albero diviso in tre parti? Esiste convenzionalmente, concettalmente, ma non oggettivamente. Un albero diviso ( come le nazioni, i nomi, gli aggettivi, le classificazioni…) è una realtà mentale che non può essere trovata al di fuori del nostro pensiero. L’abero diviso “là fuori” è solo Maya (per gli Orientali), una illusione. Che cosa succede se gli studenti non vengono informati di questo inganno ontologico (”inganno conoscitivo”)?

La nostra ipotesi: gli studenti reagiranno con il rifiuto della scuola, il disinteresse, l’aggressività, l’indisciplina, la mancanza di rispetto verso l’insegnante…

Il perché è comprensibile: la scuola non offre saggezza, ma alimenta, in un certo senso, l’ignoranza. Dall’ignoranza non può nascere un mondo migliore, ma solo sofferenza.

Così, iniziai, nella scuola pubblica, una ricerca, una sperimentazione didattico-educativa che “conclusi” con la pensione.

Qual è stata la ragione per cui il progetto Alice ha avuto seguito in India?

Lasciato il mondo della scuola, mi dedicai al giornalismo. Per un “caso” fortuito, ebbi modo di incontrare il Dalai Lama e mi venne spontanea una domanda: “Che cosa mi suggerisce per rendere la mia vita significativa?” Il Dalai Lama chiese di dargli tempo per la risposta, che arrivò dopo alcuni giorni:”Giornalismo? Un pò negativo. Educazione: eccellente, eccellente, eccellente! Cosi’ venga in India …”

Seguii il consiglio, spendendo tutto quello che avevo per iniziare l’avventura straordinaria di Alice, nel 1994.

 Il progetto Alice nasce in Italia; L’Italia può essere un contesto favorevole per ricominciare da un sistema educativo consapevole?

È vero. Il Progetto Alice nacque in Italia circa 30 anni fa. Venne sperimentato per cinque anni nella scuola pubblica, dopo essere stato approvato dal Collegio docenti e dai genitori degli alunni. Ricordo che proposi due training per gli insegnanti di due plessi scolastici: Valdobbiadene e Villorba (provincia di Treviso). Una rivoluzione per quei tempi! Ma  tutto si fermò lì senza un seguito, purtroppo. Ora credo siano maturate le condizioni per un “ritorno” alle …radici. La scuola italiana sta attraversando una crisi senza precedenti e l’unica soluzione è la proposta di un nuovo paradigma educativo (simile a quello già sperimentato di Alice), ben lontano dalla “Buona scuola” di recente … invenzione.

Cosa percepisce negli occhi degli studenti dopo anni di insegnamento?

Rispondo con le parole del Dalai Lama e di tutti quelli che incontrano i nostri studenti: “Gioia e self confidence”. Per questo, alcuni hanno definito Alice come la “scuola della felicità”.

Cosa significa per lei il premio che riceverà al Festival per l’ambiente e l’incontro tra i popoli di oggi?

Non ho mai avuto aspettative per quanto riguarda  il mio lavoro, per evitare delusioni. Io  credo che le cose buone siano in grado di promuoversi da se’, prima o poi. Il Festival per l’Ambiente forse non si aspetta di sentire … la campana di  Alice che suona in  modo forse non in totale sintonia con le intenzioni e idée degli organizzatori. Dico “forse”. Come accennato sopra, noi andiamo alla radice dei problemi, delle guerre, dei conflitti, dell’inquinamento…  E siamo convinti che l’origine della sofferenza sia la nostra ignoranza. Quindi, a chi fa manifestazioni per la pace, per l’ecologia… chiediamo: “Hai fatto pace con te stesso?”. Oppure, “Hai bonificato la tua mente dai difetti mentali?”

Comunque, sono grato a chi ha scelto di premiare Alice dandoci, così,  l’opportunità di presentare un “punto di vista diverso” per affrontare i grandi temi, i drammi di questo secolo così tormentato e … borderline….

Maggiori info: Alice project

Tatiana Boretti
Redazione Pressenza

GUERRA SIMULATA

corea sudAlle minacce gli Usa fanno seguire i fatti e come ai tempi della ‘Guerra Fredda’, Washington mostra i muscoli all’avversario. Un totale di quattro jet americani F-35B invisibili e 2 bombardieri strategici B-1B hanno simulato oggi un bombardamento strategico nei cieli sudcoreani, quale monito alla Corea del Nord. Gli aerei Usa sono stati affiancati da quattro F-15K sudcoreani, prima di rientrare alle basi, rispettivamente, in Giappone e a Guam. Le esercitazioni sono maturate a tre giorni dal missile intermedio lanciato dal Nord verso il Pacifico dopo il sorvolo del Giappone. Il ministero della Difesa di Seul ha confermato le esercitazioni congiunte con Washington, quale “parte di manovre regolari finalizzate a rafforzare la capacità di estendere la deterrenza”. Le parti, attraverso le manovre, oltre a respingere le minacce nucleari e missilistiche nordcoreane, hanno testato la interoperatività e la capacità di operazioni combinate. “Nei giorni a venire, le Marine militari di Corea del Sud e Usa dimostreranno la loro interoperatività coinvolgendo anche i bombardieri strategici americani”, si legge infatti nella nota. A ottobre gli Usa invieranno una portaerei e il relativo gruppo d’attacco vicino alla penisola coreana per un ciclo di manovre navali con la marina di Seul: in un rapporto al parlamento, il Ministero della difesa di seul non ha rivelato il nome dell’unità americana, precisando che Corea del Sud, Stati Uniti e Giappone terranno tra fine mese e inizio ottobre anche un’esercitazione di allerta sui missili.
Ma Pyongyang non sembra voler abbassare la tensione arrivata ormai alle stelle, infatti Kim Jong-un dice che la Nord Corea non ha finito con i test missilistici e nucleari: “Dobbiamo mostrare agli sciovinisti della grande potenza (gli Stati Uniti, ndr) come completeremo la nostra forza nucleare e raggiungeremo l’obiettivo dell’equilibrio”. Donald Trump su Twitter si fa scherno di lui, lo definisce “Rocket Man”, l’Uomo Missile e si felicita per le “lunghe code alle pompe di benzina” di Pyongyang, segno che le sanzioni si fanno sentire, riferendosi alle ultime decisioni prese in sede del Consiglio di Sicurezza Onu. Proprio dal Palazzo di vetro sono arrivate alla vigilia del bombardamento simulato gli ultimi avvertimenti a Pyongyang, dall’ambasciatrice Usa all’Onu, Nikki Haley: “La Corea del Nord sarà distrutta se continua con il suo comportamento incosciente”, aggiungendo che le ipotesi di soluzione pacifica percorribili al tavolo del Consiglio di Sicurezza, sono “esaurite”. Rimangono, invece, una serie di opzioni militari su cui si stanno concentrando al Pentagono.

Proprio l’Onu vedrà il debutto del nuovo presidente degli Usa, Donald Trump, durante la settantaduesima sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU, la stessa che per una curiosa coincidenza legata all’estrazione dei posti, vedrà la delegazione di Pyongyang sedere in prima fila al centro della platea, a pochi metri dal podio dove Trump prenderà la parola. E proprio sulla Corea, giovedì il consiglio di sicurezza si riunirà nuovamente, mentre lo stesso giorno ci sarà un trilaterale fra Trump e i presidenti di Giappone e Corea del sud. I due Stati appoggiano l’iniziativa Usa per nuove sanzioni contro Kim Jong-un, mentre Russia e Cina chiedono il dialogo con la Corea del Nord e sostengono che l’opzione militare messa sul tavolo da Washington avrebbe conseguenze catastrofiche.
Nel frattempo gli schieramenti sembrano già delinearsi: i due storici alleati, Mosca e Pechino hanno iniziato le loro esercitazioni sull’Oceano Pacifico, ovvero la seconda parte delle esercitazioni marittime russo-cinesi detta “Interazione navale-2017”. Le manovre dureranno fino al 26 settembre e saranno divise in due fasi: quella costiera e quella navale. La parte costiera delle manovre avrà luogo a Vladivostok dal 18 al 21 settembre. Quella marittima dal 22 al 26 settembre nel Mar di Giappone e nella parte meridionale del Mare di Okhotsk.
Secondo il ministero della Difesa russo, nelle esercitazioni saranno impiegate 11 navi, due sottomarini, due sommergibili di salvataggio in acque profonde, quattro aerei antisommergibile e quattro elicotteri.
E in attesa dell’incontro a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, tra il segretario di Stato Usa Rex Tillerson e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il Kuwait ha ordinato all’ambasciatore della Corea del Nord di lasciare il Paese entro un mese. Pressioni diplomatiche che arrivano dieci giorni dopo l’incontro a Washington tra il presidente americano Donald Trump con l’emiro dello Stato del Golfo.

Sempre più emarginata, la Corea del Nord ha criticato la condanna decisa dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul missile balistico intermedio lanciato venerdì, chiarendo che la stretta internazionale ulteriore spingerà il Paese verso il “compimento di status di potenza nucleare”. I movimenti in aumento “di Usa e forze vassalle nell’imposizione di sanzioni e pressione sulla Dprk – afferma il ministero degli Esteri in una nota rilanciata dall’agenzia Kcna – farà crescere solo il nostro passo verso il
completamento verso lo status di potenza nucleare”.

Nel frattempo arriva il primo invito alla pace. “Stati Uniti e Corea del Nord si stanno fronteggiando con tanta durezza, se avvenisse qualcosa e ci fosse un olocausto nucleare ci sarebbe una reciproca distruzione. Qualsiasi conflitto umano si risolve con il dialogo cercando di connettersi con l’altro, altrimenti se si risponde con rabbia la controparte risponde con più rabbia. Non è possibile risolvere i conflitti con l’uso della guerra. Questo è il secolo del dialogo”. L’ha detto il Dalai Lama a Palermo, in conferenza stampa. A chi gli ha chiesto quale messaggio dare ai potenti della Terra in un momento storico di cambiamenti climatici e fanatismo religioso, il Dalai Lama ha risposto: “Se le persone prendono a cuore quello che ho detto. Questo è il messaggio: amore e compassione. Io sono persona questo è il messaggio”.

Bergoglio sceglie Pechino
e dice no al Dalai Lama

Bergoglio-Dalai-LamaPechino val bene una messa. Mutatis mutandis, per riqualificare i rapporti diplomatici col gigante cinese, anche Papa Bergoglio ha detto no al Dalai Lama. Per non offendere la Cina, ha difatti rifiutato di incontrare il premio Nobel 1989 per la pace. Il Dalai Lama, leader spirituale dei tibetani, è considerato dai cinesi come il simbolo vivente dell’aspirazione all’indipendenza del Tibet e come tale una sorta di ‘nemico pubblico n.1’ per cui chi lo incontra, fa uno sgarbo grave al governo cinese. Continua a leggere

Lettera-appello: “Noi le sorelle di Reyhaneh Jabbari”  

Reyhaneh-JabbariGiovedi sera a Roma un gruppo di parlamentari ha fatto una fiaccolata davanti all’ambasciata iraniana a Roma per protestare contro l’impiccagione, avvenuta sabato 25, di una giovane donna, Reyhaneh Jabbari, “colpevole” di aver ucciso il suo stupratore. L’esecuzione è avvenuta nonostante le proteste giunte ai governanti iraniani da tutto il mondo sia per la ferocia della sentenza, sia per i consistenti dubbi sulla regolarità del processo e la qualità delle indagini. Reyhaneh Jabbari si era sempre difesa sostenendo che un altro uomo aveva ucciso il suo assalitore dopo la violenza. Continua a leggere