BOCCIATI

di maio conte salvini

La Commissione Ue ha deciso bocciare la manovra presentata dal governo italiano. È la prima volta che accade nell’unione. La Ue chiede uno nuovo documento che dovrà essere inviato entro tre settimane a Bruxelles. “È con molto dispiacere che sono qui oggi, per la prima volta la Commissione è costretta a richiedere ad uno Stato di rivedere il suo Documento programmatico di bilancio. Ma non vediamo alternative. Sfortunatamente i chiarimenti ricevuti ieri non erano convincenti”: lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis nella conferenza stampa al termine della riunione dei commissari.

La palla ora ritorna con veemenza al governo italiano. Il governo, ieri, prima di inviare la risposta all’UE, avrebbe potuto snellire la manovra. Nel vertice di governo di ieri sera a Palazzo Chigi erano presenti oltre al premier Giuseppe Conte, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini ed i ministri Giovanni Tria e Danilo Toninelli.

A tarda serata, dopo aver cenato con il premier Giuseppe Conte ed il vicepremier Luigi Di Maio, Salvini ha affermato: “La bocciatura dell’Ue è pressoché certa ma reddito di cittadinanza e quota 100 non cambiano”.

Due i temi principali affrontati nel vertice di Palazzo Chigi: come reagire alla bocciatura da parte dell’Ue e il tema del condono edilizio per i residenti di Ischia come misura post-sisma. Caldeggiata da Tria, si sarebbe ripresentata la possibilità di snellire il testo, senza eliminare le principali misure, ma scrivendole in modo tale da ridurne l’impatto sul tetto deficit/Pil. Le modalità per attuare le correzione all’ultimo minuto sarebbero state due: ridurre la platea di provvedimenti come quota 100 e reddito di cittadinanza o rinviare la data di decorrenza delle due misure.

Poi, c’è stata la cena a base di tagliatelle durata oltre un’ora e mezza per dissipare le nubi che, in questi giorni, hanno avvolto l’alleanza di governo. L’incontro a cena tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, con il premier Giuseppe Conte nel ruolo di mediatore, sarebbe servito a risolvere, almeno in parte, i nodi rimasti sul tavolo di M5S-Lega dopo aver trovato l’accordo sulla manovra. Ma, a piombare sulla cena è anche la certezza di Salvini sulla bocciatura della manovra dall’Ue.

La tenuta del sistema bancario, sarebbe il punto su cui sono maggiormente concentrati i timori del governo, come effetto di mercati e bocciatura di Bruxelles. Non a caso, solo qualche giorno fa, fonti di governo ipotizzavano un allargamento, da concordare con Abi, del fondo centrale di garanzie delle banche come piano di compensazione per un eventuale precipitare dei titoli in pancia agli istituti italiani.

Il fondo di un miliardo e mezzo destinato alle vittime del sistema bancario, in realtà, alleggerirebbe gli oneri di competenza delle banche per caricarli sugli incolpevoli contribuenti

Ieri l’Italia ha risposto ai rilievi di Bruxelles sulla manovra con la nota lettera del ministro Tria.

Di certo, la cena a tre, non a caso avvenuta senza intermediari, portavoce e sottosegretari, con effetti apparentemente positivi, è servita per tentare di dirimere alcuni nodi chiave dell’alleanza a cominciare dal Dl sicurezza.

L’unico a parlare al termine della cena è stato Salvini che, sminuendo le tensioni, ha detto: “C’è un clima costruttivo, avanti compatti. Capita a tutti di arrabbiarsi quando uno si sente ingiustamente tirato in ballo ma l’incazzatura passa e non ho mai smesso di fidarmi di Conte e Di Maio. A tavola non c’era alcuna manina”.

Salvini è uscito andando verso la sua residenza a Roma, Di Maio e Conte sono usciti in direzione opposta, avviandosi verso Palazzo Chigi a piedi senza rispondere ad alcuna domanda dei cronisti.

Il cosiddetto ‘patto delle tagliatelle’ avrebbe in pancia pure il nodo delle nomine dalla Consob ai servizi fino alla Rai, con Tg1 e seconda Rete che viaggerebbero verso quota M5S e la direzione di Raiuno e quella del Tg2 che dovrebbero andare in capo alla Lega. Degli attriti relativi al decreto fiscale, apparentemente, non c’è traccia.

La manovra non cambiata, almeno per ora, sembrerebbe una sfida provocatoria all’Unione europea, nonostante l’apparente volontà di sedersi a un tavolo per un confronto, anche a oltranza. Il premier Conte ha già spiegato: “Se io oggi di fronte alla lettera dei commissari europei dicessi ‘sì abbiamo sbagliato’, vorrebbe dire che la manovra è azzardata e imprudente. Non è così, è ben articolata”.

A questo punto la palla passa di nuovo alla Commissione europea, braccio esecutivo dell’Ue che controlla e approva i bilanci delle zone dell’euro, che oggi discuterà e deciderà le prossime fasi della procedura per la valutazione della manovra italiana. Il martedì è il giorno in cui l’esecutivo dell’Ue tiene la sua riunione settimanale. La bocciatura da parte del Collegio dei commissari di Strasburgo sembrerebbe praticamente scontata. Nell’ordine del giorno si legge che oggi a Strasburgo si discuterà dell’opinione nel quadro dell’articolo 7 del regolamento Ue 473 del 2013, che stabilisce le disposizioni comuni per il seguito e la valutazione dei progetti di bilancio e per la correzione dei deficit eccessivi negli Stati membri della zona euro.

Il regolamento citato al punto 11 dell’ordine del giorno è quello che prevede la possibilità per la Commissione di chiedere a un Paese membro un nuovo Documento programmatico di bilancio entro due settimane dalla trasmissione del medesimo all’esecutivo europeo, nel caso in cui questo preveda una inosservanza particolarmente grave degli obblighi previsti ai sensi del patto di stabilità. Ciò che potrebbe fare oggi.

Nella lettera recapitata dalla Commissione al ministro dell’Economia Giovanni Tria si scriveva esplicitamente che la deviazione rispetto al percorso concordato con la Commissione, unitamente al mancato rispetto della regola del debito e alla mancata validazione delle previsioni del governo da parte dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio sembrerebbero indicare un ‘mancato rispetto particolarmente serio degli obblighi della politica di bilancio ai sensi del patto di stabilità. Sulla questione è prevista una comunicazione in collegio del vicepresidente Valdis Dombrovskis e dei commissari Pierre Moscovici e Marianne Thyssen. L’ordine del giorno prevede che sulla questione venga diffuso un documento: quindi, fermo restando che il collegio è sempre libero di decidere diversamente, è probabile che la decisione arrivi oggi.

Se dovesse arrivare la quasi certa bocciatura, l’Italia avrebbe a disposizione tre settimane per trovare un accordo su come ridurre il deficit (in sostanza, l’Italia dovrebbe presentare nuovamente un progetto di bilancio modificato). Fino a ora questa opzione, cioè il respingimento da parte di Bruxelles di una manovra nazionale, non è mai stata usata. Se il governo italiano decidesse di non adattare la Finanziaria alle regole europee, potrebbe essere intrapresa contro l’Italia un’azione punitiva.  Potrebbe arrivare cioè la procedura per debito eccessivo. La procedura per i disavanzi eccessivi (Pde) è regolata dall’articolo 126 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Essa sostiene il braccio correttivo del Patto di stabilità e crescita (Psc) dell’Ue.

I paesi dell’Ue devono dimostrare una solida finanza pubblica e soddisfare due criteri: il loro disavanzo di bilancio non deve superare il 3% del prodotto interno lordo (Pil); il debito pubblico (debito del governo e degli enti pubblici) non deve superare il 60% del Pil.

L’Italia non è certamente la Grecia. Se il primo requisito previsto dal patto di stabilità dell’Ue è soddisfatto dall’Italia, non è certamente soddisfatto il secondo punto, quello del debito pubblico, che nel caso italiano supera il 130% del Pil, ossia più che doppio rispetto al limite posto dall’Ue.

Ma, nel frattempo, con l’Europa incolpevole, dalle elezioni ad oggi, in Italia si sono distrutti l’equivalente di 300 miliardi di euro di risparmi e ricchezza, in svalutazioni su titoli di Stato, azioni e obbligazioni societarie. Lo ha scritto in prima pagina il Sole 24 Ore, sulla base delle stime elaborate dal sociologo Luca Ricolfi della Fondazione David Hume, precisando: “Le perdite calcolate sono ovviamente virtuali, e potrebbero essere riassorbite, o tramutarsi in guadagni, ove la situazione economica e le valutazioni dei mercati nei prossimi mesi o anni dovessero evolvere positivamente”.

Rispetto ai livelli del 28 febbraio 2018, appena prima delle elezioni del 4 marzo, il valore di mercato di obbligazioni (sia societarie che governative) e delle azioni quotate a Piazza Affari è diminuito di 198 miliardi di euro, oltre il 10% del Prodotto interno lordo. Se poi si aggiungono i titoli di Stato detenuti dalla Banca d’Italia e da investitori esteri il passivo potenziale cresce a 304,7 miliardi. Il quotidiano della Confindustria ha affermato: “La ‘spreadonomics’ non perdona i governi non possono affrancarsi dal giudizio degli investitori”.

Ma l’attuale governo, fatto anche di economisti di chiara fama come Giovanni Tria e Paolo Savona, sa benissimo ciò a cui si va incontro con questa finanziaria.

Dunque, sembra sempre più chiara, anche dalle affermazioni di Salvini del ‘dopo cena’, la volontà del governo condotto da Salvini e Di Maio, con Conte garante, per destabilizzare l’Europa attuando una politica antieuropeista dalla quale non possiamo aspettarci certamente un futuro migliore. Il peggioramento si tocca già con mano.

Mi perdonerà il lettore se, scrivendo questo articolo, mi sovvengono ricordi di carducciana memoria , rispetto al ‘cambiamento’ che avanza ‘sferragliando’: ‘Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo rosso e turchino, non si scomodò: tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo e a brucar serio e lento seguitò.’ (dalla poesia ‘Davanti San Guido’).

Salvatore Rondello

In arrivo in cdm il ‘decretone’ per Genova

genova ponte

Venerdì prossimo arriverà nel Consiglio dei ministri il ‘decretone’ per Genova. Il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli, in audizione alla commissione Ambiente della Camera, ha annunciato che venerdì prossimo arriverà al Consiglio dei Ministri il ‘decretone’ per Genova precisando che si tratta di un decreto ‘molto importante’ che conterrà ‘un aiuto alle famiglie in tema di mutui e un aiuto alle imprese con agevolazioni fiscali’. Un aiuto alle famiglie offerto dalla società Autostrade, pari a mezzo miliardo di euro, è stato rifiutato dal Governo ed il vicepremier Di Maio disse che ‘non si potevano accettare elemosine’ (l’elemosina corrispondeva a circa 800 mila euro pro capite per i genovesi sfrattati).

Il ministro Toninelli ha spiegato: “Nel decreto non ci sarà solo la parte su Genova, ma anche interventi sulla manutenzione e una parte relativa ai sensori.

Nel decreto per Genova, la ricostruzione del Ponte sarà il primo obiettivo. Partendo dalle regole attuali del Codice degli Appalti, sulla base dell’eccezionalità, potremo affidare direttamente a una società pubblica, pensiamo a Fincantieri, l’appalto per la ricostruzione del Ponte. Sulle concessioni autostradali, intendo dare un segnale di svolta ben preciso:  d’ora in avanti tutti i concessionari saranno vincolati a reinvestire buona parte degli utili nell’ammodernamento delle infrastrutture  che hanno ricevuto in concessione, dovranno rispettare in modo più stringente gli obblighi di manutenzione a loro carico e, più in generale, dovranno comprendere che l’infrastruttura non è una rendita finanziaria, ma un bene pubblico che il Paese. Sul Mose oggi si assiste ad una sorta di paralisi da parte del soggetto tecnico operativo incaricato di realizzare l’opera per conto dello Stato (concessionario Consorzio Venezia Nuova). Inadempienza ingiustificata e pericolosa rispetto ad un’opera marittima, che rischia di aggravare le condizioni di manutenzione”.

Il ministo Toninelli ha anche aggiunto: “Siamo al lavoro, abbiamo lavorato anche stanotte al decreto, che ho definito ‘decretone’, molto importante per far ripartire immediatamente Genova  oltre all’attività per la messa in sicurezza delle opere infrastrutturali. I lavori di ricostruzione del ponte non possono essere affidati ed eseguiti da chi giuridicamente aveva la responsabilità a non farlo crollare. Consentire ad Autostrade per l’Italia di ricostruire il ponte  sarebbe una follia  e sarebbe irrispettoso nei confronti dei familiari delle vittime del crollo del Morandi”. Poi il ministro ha evidenziato: “Su questo il governo è compatto. Inoltre, sulla ricostruzione del ponte deve esserci il progetto, il sigillo dello Stato. E la ricostruzione va affidata a un soggetto a prevalente o totale partecipazione pubblica dotato di adeguate capacità tecniche”. Toninelli ha anche annunciato: “ Nei prossimi giorni convocherò tutti i concessionari delle infrastrutture chiedendo un programma dettagliato degli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, con specifica quantificazione delle risorse destinate a realizzare un programma di riammodernamento delle infrastrutture. E’ indifferibile l’esigenza di intervenire su un sistema malato che non ha giustificazione né corrispondenza negli altri Paesi europei. In un’ottica di revisione degli schemi di convenzione risulta altrettanto necessario ristabilire un rapporto fisiologico tra concedente e concessionario anche attraverso l’adozione di misure punitive nei confronti delle società nel caso di ricorsi manifestamente strumentali”.

In realtà, il giorno precedente, il governatore della Liguria, ospite del forum Ambrosetti a Cernobbio, ha lanciato un messaggio imperativo: “Chiediamo al governo di varare subito il decreto per ricostruire il ponte per consentirci di metterci subito al lavoro non appena arriva il dissequestro della Procura”. Un provvedimento che per il governatore deve limitarsi a prevedere la deroga al Codice degli appalti per consentire immediatamente a Fincantieri e all’architetto Renzo Piano di approntare la fase operativa nella quale, ovviamente, saranno coinvolte altre eccellenze italiane. Ma la strategia del Governo non sembrava che andasse nella stessa direzione. Pur confermando a breve l’iniziativa del governo, il vicepremier e leader del M5S, Luigi Di Maio ha confermato la volontà di escludere Autostrade dalla partita.

Di Maio, parlando con i giornalisti alla Fiera del Levante, ha detto: “Io non faccio ricostruire il ponte a chi lo ha fatto crollare. Autostrade avrà nei prossimi giorni un’altra brutta sorpresa. Per quanto ci riguarda, il ponte Morandi lo deve ricostruire un’azienda di Stato come Fincantieri, perché dobbiamo monitorare cosa si farà”.

La differenza dunque è nel ruolo di Autostrade e nella revoca della concessione che prevede che spetti al concessionario il ripristino dell’opera.

Ma per Toti passare per la revoca della concessione rischia di allungare pericolosamente i tempi per la ricostruzione. Così il governatore della Liguria ha lanciato un messaggio anche a Salvini: “Non è il momento delle parole ma dei fatti. Teniamo separate le responsabilità dalla ricostruzione: Autostrade, come impone la concessione, ci mette i soldi ma non si oppone che la ricostruzione del ponte sia affidata a Fincantieri sul progetto di Piano”.

Con riferimento alla Commissione del Mit e al ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli che lo attacca per non aver ancora soddisfatto le richieste delle famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni ha replicato: “Duecento famiglie sono già state sistemate in alloggi e il completamento avverrà nei prossimi giorni. Il ministro credo abbia ben altro di cui occuparsi….”. La conclusione brusca di Toti allude  alle dimissioni dell’ingegner Bruno Santoro, annunciate dal ministero delle Infrastrutture, dalla Commissione ispettiva del Mit che opera per individuare le cause del crollo del Ponte Morandi. Santoro, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui fatti del “Morandi”, è stato il terzo componente che lascia la commissione ispettiva aggiungendosi alle dimissioni di fine agosto di altri due indagati: il professore Antonio Brencich e il presidente Roberto Ferrazza, provveditore alle opere pubbliche per il Piemonte, Liguria e Val d’Aosta, tutte persone nominate dall’attuale governo Conte.

Salvatore Rondello

Ponte Morandi, pronta revoca per Autostrade

autostrade cdaIl governo ha avviato l’iter per la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, intendendo tornare al modello dello Stato gestore. Ma la società resta convinta di aver rispettato gli obblighi prescritti dalla concessione che la lega al Ministero delle Infrastrutture, anche per quanto riguarda il tratto genovese del Ponte Morandi, tragicamente crollato a metà agosto con la morte di 43 persone. Lo mette nero su bianco una nota al termine del consiglio di amministrazione della società. Immediata la replica proprio del ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli: “È incredibile sentir parlare di ‘puntuale adempimento degli obblighi’ dopo una tragedia con 43 morti, 9 feriti, centinaia di sfollati e imprese in ginocchio. Siamo all’indecenza”, twitta il titolare del Mit.
Il cda di Autostrade per l’Italia, riunito oggi per un aggiornamento sulla vicenda del crollo di Genova, ha tra l’altro “preso atto degli elementi di confutazione alla lettera del Ministero delle Infrastrutture datata 16 agosto 2018 predisposti dalle strutture tecniche della società ed ha confermato il proprio convincimento in merito al puntuale adempimento degli obblighi concessori da parte della Società”.
La lettera di riscontro ed i relativi allegati saranno inviati al Ministero nel termine assegnato, precisa la società. Il cda ed il collegio sindacale, inoltre, “hanno rinnovato il proprio cordoglio per le vittime, il dolore per i feriti e la vicinanza all’intera comunità genovese ed alle Istituzioni”. Autostrade spiega anche che durante il cda è stato fatto un aggiornamento in merito all’avanzamento delle iniziative condivise nell’adunanza del 21 agosto, “in particolare, gli aiuti alle famiglie colpite che hanno interessato più di 200 nuclei familiari, le iniziative di ripristino della viabilità cittadina, le ulteriori iniziative di agevolazione del pedaggio e l’avanzamento del progetto di demolizione e ricostruzione del ponte”.
Nel frattempo il commissario per l’emergenza e governatore ligure Giovanni Toti, presentando i termini del progetto raggiunti durante un vertice con Aspi e il sindaco di Genova Marco Bucci, ha fatto sapere: “È stato presentato il piano di demolizione preliminare del ponte Morandi da parte di Autostrade per l’Italia. Si pensa a 30 giorni di esecuzione”, ma per avere la tempistica esatta bisogna attendere il “permesso alla procura perché l’area è sequestrata”.

LA RISPOSTA

crollo-ponte-morandi-la-rivelazione-de-lespresso-tpiit_2078131Dopo le polemiche seguite al crollo del Viadotto Morandi, la Società Autostrade risponde rendendo “accessibile” sul suo sito la documentazione che regola la concessione dei tratti autostradali. La documentazione pubblicata da Autostrade riguarda il testo originale della Convenzione, stilata allora con l’Anas, approvata unitamente agli allegati della legge 101 del 2008, e tutti gli atti aggiuntivi successivi con i relativi allegati. La gran parte di questi documenti era stata già pubblicata sul sito web del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il 2 febbraio 2018, mentre la totalità dei documenti stessi era stata già resa disponibile nella scorsa legislatura (maggio 2017) ai membri della Commissione Lavori Pubblici del Senato per consultazione viene ora pubblicato anche il cosiddetto Piano Finanziario.
La pubblicazione, sottolinea Autostrade, non è prevista da “nessuna norma interna o prassi internazionale” ma è una scelta della stessa società. “In questo modo – prosegue la nota di Autostrade per l’Italia – la società rende noti tutti gli elementi che regolano la concessione, compreso il cosiddetto Piano Finanziario”.
Dopo la pubblicazione dei documenti, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, su Facebook, ha però precisato: “Già venerdì scorso avevo dato mandato alla dirigenza del Mit di tirare fuori tutti gli atti, gli allegati e il Piano finanziario connessi alla convenzione. E ciò malgrado le fortissime pressioni interne ed esterne in senso contrario che stavo subendo e continuo a subire”. Toninelli, pubblicando la lettera con la quale ha chiesto al ministero di attivarsi per la pubblicazione, sottolinea che la decisione di Autostrade non sarebbe un gesto “spontaneo e dettato da un autonomo desiderio”, arrivato dopo “20 anni di segreti e di omissis” ma un effetto “dell’azione politica del Governo del cambiamento”.
Inoltre il ministro Toninelli in audizione alle commissioni riunite VIII di Camera e Senato in seguito al crollo del Ponte Morandi a Genova, ha affermato: “Bisogna smettere di inseguire le emergenze e bisogna ricominciare a programmare gli interventi per evitare che eventi di questo genere vengano a determinarsi”.
Il ministro ha anche detto: “Disporrò il potenziamento del servizio ispettivo che opera presso il Ministero, valutando anche il ripristino di quella Agenzia che avrebbe avuto una maggiore autonomia e che i Governi precedenti non hanno voluto istituire, in modo da assicurare una rigorosa e puntuale vigilanza sull’operato dei concessionari e sul rispetto dei vincoli che la legge e le convenzioni pongono a loro carico”. “Questa sciagura ci impone di adottare nuove misure rispetto al passato”, ha detto: “Dobbiamo allestire una banca dati, a livello centrale, che possa acquisire tutte le informazioni riguardanti lo stato e la manutenzione di tutte le nostre infrastrutture. Per ogni infrastruttura dovremo avere certezza dell’intervento di manutenzione da ultimo adottato e di quelli programmati. Dovremo essere in condizione di poter operare tempestivamente nella segnalazione degli interventi di riammodernamento del nostro patrimonio infrastrutturale, graduandoli secondo un preciso ordine gerarchico di importanza e di urgenza”.
Per la Società invece viene spezzata una lancia da parte del Governatore della Liguria, Giovanni Toti: “Autostrade può chiamare imprese statali. C’è l’esigenza di abbattere e ricostruire il ponte Morandi nel più breve tempo possibile e di farlo in totale sicurezza. Per le norme vigenti questo spetta a Autostrade che dovrà provvedere con celerità, accollandosene ovviamente tutte le spese”. “Per questo abbiamo chiesto alla società concessionaria di presentare alla struttura del Commissario un piano dettagliato – ha spiegato Toti – Ciò avverrà entro questa settimana. Nulla vieta che Autostrade coinvolga e affidi la realizzazione dell’opera, o parti di questa, a società pubbliche di ingegneria e costruzioni, alcune delle quali sono presenze storiche sul territorio genovese. Autorevoli esponenti del Governo lo hanno auspicato e lo auspico anche io, né la società Autostrade lo ha mai escluso”.
Intanto è in corso in procura a Genova una riunione tra il procuratore capo Francesco Cozzi, l’aggiunto Paolo D’Ovidio e i consulenti nominati Malerba e Buratti.

NEL LIMBO

Diciotti-a-Catania.jpg_997313609Stallo completo per la nave della Guardia costiera «Ubaldo Diciotti». La nave è ormeggiata a Catania con a bordo 177 dei 190 migranti soccorsi a Ferragosto dalla Guardia costiera italiana. I migranti e il personale di bordo, però, non possono scendere dalla nave. A quanto si apprende da fonti del Viminale, non ci sarebbe da attendersi novità nemmeno nelle prossime ore: la decisione resta quella di negare lo sbarco. “O l’Europa inizia a fare sul serio ricollocando gli immigrati – ribadisce via Twitter il ministro Salvini – oppure inizieremo a riportarli nei porti da dove sono partiti”.
“Io ho dato l’ok a fare entrare nel porto di Catania la nave della Guardia costiera ma sono d’accordissimo con Salvini ad aspettare” un segnale dell’Europa “perché monitoriamo costantemente lo stato di salute dei passeggeri e dell’equipaggio sulla Diciotti che hanno viveri, i medici, hanno costante controllo”, ha fatto sapere il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, allineandosi alle direttive del ministro degli Interni, soprattutto sulla responsabilità de La Valletta. “Malta che doveva intervenire non l’ha fatto – ha sostenuto Toninelli – era mare maltese e siamo intervenuti noi, quindi l’Italia ancora una volta ha salvato vite umane ma non possiamo gestire da soli i flussi migratori”. Ma oggi il Governo di Malta ha risposto all’Italia, affermando di aver “sempre partecipato ai meccanismi di solidarietà” e rimarcando di essere stato “il primo Stato membro dell’Ue a rispettare i propri impegni riguardo al meccanismo di solidarietà della Commissione europea verso Italia e Grecia”.
Salvini intanto continua il suo pressing su Bruxelles e alla fine è arrivata una prima risposta dalla Commissione Ue: “Gli sforzi per trovare una soluzione che consenta lo sbarco e la ridistribuzione dei migranti presenti a bordo della Diciotti sono in corso”, ha riferito un portavoce della Commissione europea, Alexander Winterstein. L’esecutivo comunitario lavora per “trovare una soluzione per questa questione concreta”, ha spiegato.
Ma la situazione resta di profondo “imbarazzo” per una nave della Guardia costiera che si vede negare i porti dal governo del suo Paese, tanto che è intervenuto sulla questione il luogotenente Antonello Ciavarelli, delegato Cocer della Guardia Costiera italiana. “Ci sono tanti colleghi – dice Ciavarelli – che in questi giorni mi stanno scrivendo per esprimere disagio – ha detto – Sui social ci stanno attaccando: attaccano la Guardia costiera, ci sono richieste al governo di destituire il comandante generale, l’ammiraglio Giovanni Pettorino. Paragonano la nave Diciotti a quella di una Ong, il nostro operato a quello degli scafisti. Sono attacchi ingiusti…”, ha detto il militare, che ha poi definito “incomprensibile” e “imbarazzante” la scelta del governo di tenere l’imbarcazione della Guardia Costiera al largo di Lampedusa per giorni: “La nave Diciotti è una nave militare dello Stato italiano e le viene impedito di ormeggiare in un porto italiano! Noi militari ovviamente obbediamo al governo, però ci aspettiamo anche una politica più risoluta nel dare disposizioni!”.
Ma contro il pugno fermo dell’Esecutivo anche un appello dei magistrati. L’Associazione dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia (AIMMF) in un comunicato ricorda che “gli obblighi internazionali assunti dall’Italia richiedono che la condizione dei soggetti vulnerabili” – i minori, i minori non accompagnati, i genitori singoli con figli minori – “debba essere tenuta in particolare considerazione”e per questa ragione “le misure di accoglienza debbono essere adottate senza ritardo”, “tenuto conto delle vicende dolorose e spesso traumatiche che li hanno già segnati”. I minori presenti sulla nave sono già in Italia, per questo non possono essere espulsi – continua il comunicato – e “l’autorità di pubblica sicurezza è tenuta a dare notizia subito al Tribunale per i minorenni perché possa essere nominato loro un tutore”. Insomma, per legge italiana e per gli obblighi internazionali che l’Italia ha, i minori e i soggetti vulnerabili devono “sbarcare immediatamente perché sia possibile l’apertura di procedimenti giudiziali a loro tutela e l’inserimento in strutture di accoglienza adeguate”.

Nencini: M5S immagina Italia rurale e antimoderna

tav“Mai contratto di governo fu più ambiguo e vacuo di quello Salvini/Di Maio. Non solo perché in conflitto con i programmi dei due partiti ma soprattutto alla luce di un pericoloso pensiero antimoderno”. È quanto ha affermato il segretario del Psi, Riccardo Nencini, che sintetizza così: “Riassumo le posizioni. I grillini dicono no alla tav in Veneto, no alla Torino-Lione, no alla Gronda di Genova e al passante di Bologna. Ancora no al potenziamento dell’aeroporto di Peretola e al nodo di Firenze. No alla Pedemontana, no al Tap, no alla Orte- Mestre. Silenzio sulll’alta velocità Napoli- Bari. La Lega è favorevole a tutte queste infrastrutture”- ha sottolineato.

“Toninelli si nasconde dietro la revisione dei progetti e dei costi delle opere ma dimentica che tutte le opere in questione sono già state oggetto di spending e project review da parte dei governi precedenti, i costi sono stati in molti casi dimezzati, l’impatto ambientale discusso con enti locali e associazioni”- ha aggiunto. “Sono pronto a sfidare il ministro quando e dove vorrà”- ha proseguito Nencini, già vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti –  visto che in 8^ commissione senato si è ben guardato dal rispondere nel merito. La verità: i grillini immaginano un’Italia bucolica, rurale. Tra poco invocheranno la ‘campagna del grano’”- ha concluso Nencini.

Ma gli scontri sulle grandi opere sono anche, anzi soprattutto interni, alla maggioranza. Dopo il botta e risposta tra Antonio Tajani e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli che aveva chiesto al presidente del Parlamento europeo di “mettersi l’anima in pace” perché “la mangiatoia è finita”, interviene Armando Siri, sottosegretario ai Trasporti e leghista. “I soldi pubblici non si devono sprecare, ma le grandi opere si possono fare e si debbono fare pretendendo che non ci siano sprechi. Non è che fare la grande opera significhi alimentare una mangiatoia”, ha affermato. E il precedessore di Toninelli, Graziano Delrio, invita il ministro 5 Stelle a rivolgersi ai giudici se ritiene che ci siano state “mangiatoie”: “Sì può essere d’accordo o meno sulla Tav ma, intanto, quelli che sono d’accordo non blaterano, espongono le proprie ragioni. Se si sceglie di non farla non ci si nasconda dietro presunte ‘mangiatoie’ che di certo Toninelli non ha trovato in eredità da me, e che se fossero vere vanno comunque denunciate in Procura e non in un tweet”.

Redazione Avanti!

Tav. La Francia aspetta una risposta ufficiale

tav le maireIl ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, incontrando i giornalisti nella sede dell’Ambasciata di Francia a Roma, al termine degli incontri con il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio ed il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha detto: “Siamo pronti ad aprire delle discussioni con il governo italiano sul tema della Tav  ma aspettiamo di avere una posizione ufficiale del governo italiano. Comprendiamo perfettamente che ci possano essere dei dibattiti all’interno del governo italiano su temi che sono difficili: in palio sono questioni finanziarie molto importanti, questioni in termini di trasporto molto importanti. Sulla Torino-Lione, quindi, spetta alla parte italiana presentarci le sue decisioni. Aspettiamo che la parte italiana prenda decisioni definitive. E’ giusto che ci sia un dibattito all’interno del governo italiano. Siamo pazienti, aspettiamo di vedere quali saranno le decisioni prese dall’Italia in questo ambito. Siamo consci delle posizioni rispettive all’interno del governo italiano. Il ministro Di Maio è stato più misurato e più didattico nelle sue parole: mi ha spiegato quali erano i punti di blocco e il perché dei suoi interrogativi su questo progetto. Rispetto perfettamente questi interrogativi, sono legittimi. Gli interrogativi del ministro Di Maio sulla Torino – Lione sono legittimi. È un progetto che ha un costo di diversi miliardi di euro. Quindi è un progetto a cui bisogna garantire la redditività al contribuente. C’è sempre qualcuno che paga. Sono ministro dell’Economia francese e quindi guardo all’interesse economico del progetto ma devo anche guardare all’interesse finanziario e al costo finanziario. C’è un sostegno finanziario dell’Ue ma è garantito finora fino al 2020. A un certo punto anche il contribuente dovrà partecipare: devo quindi garantire al contribuente francese la redditività del progetto. Gli interrogativi di Di Maio non mi sconvolgono. Sono legittimi e dobbiamo parlarne insieme. La discussione è aperta e deve essere aperta”.
Il ministro dei Trasporti e Infrastrutture, Danilo Toninelli, a margine di un’audizione alla Camera ha così commentato le parole del ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire sul fatto di essere pazienti in attesa di una posizione del Governo italiano sulla Tav: “Lo giudico molto positivamente. Stiamo copiando positivamente quello che ha fatto il Governo francese un anno fa. Noi stiamo replicando. È una pazienza produttiva e costruttiva”.
Poco tempo prima, il ministro Toninelli, intervistato dalla trasmissione Agorà Estate, rispondendo ad una domanda ha affermato: “Lo sa quanto costa un chilometro di Tav? Sessanta milioni In Italia contro i venti milioni francesi. I Foietta e i Chiamparino dovrebbero rispondere a questa domanda: il differenziale di 40 milioni chi se l’è preso?”.
Toninelli, nel corso della trasmissione, ha ricordato di essere vincolato dal Contratto di governo che richiede di ridiscutere il progetto nell’ambito degli accordi con la Francia dicendo: “Per questo ho sentito immediatamente la mia omologa francese che appena si è insediato Macron ha fatto una verifica sull’opera: ha impiegato da giugno a febbraio, io ci metterò un po’ di meno. Non vado ad incontrarmi con Foietta finché non ho i dati scientifici: di cosa parliamo? Sarei obbligato ad ascoltare esclusivamente i suoi. Noi abbiamo un contratto di governo, a cui io sono vincolato, che dice: ridiscutere integralmente l’opera nel rispetto degli accordi con la Francia. Questo sto facendo”.
Piero Fassino ha così commentato le affermazioni del ministro Toninelli: “Mi auguro che, contrariamente a quanto ha dichiarato, il Ministro Toninelli incontri al più presto il commissario Tav Foietta. Libero il Ministro di acquisire informazioni da più fonti, ma il buon senso e la ragione dicono che per acquisire informazioni si parte da chi se ne occupa, che certamente dispone di informazioni più complete di altri; e da un incontro con Foietta il Ministro acquisirà conoscenze indispensabili per le decisioni che intende assumere”.
Il ministro delle Infrastrutture, con il suo atteggiamento, ha dimostrato di non fidarsi del Commissario Foietta. Ma, al di là dei personalismi, è importante sapere quale politica per le infrastrutture intende portare avanti l’attuale governo.
Ieri, nel corso di una audizione in Commissione Lavori pubblici al Senato, il ministro Toninelli ha dichiarato: “La cifra del nostro lavoro non sarà continuare a foraggiare grandi opere mastodontiche e dispendiose, ma dotare il Paese di una rete di tante piccole opere diffuse, che servano realmente ai cittadini. Penso alla manutenzione dei ponti e delle strade, alla creazione di varianti autostradali, alla riqualificazione del tessuto urbano”.
Davanti ai commissari del Senato, Toninelli ha parlato di  fallimento della Legge Obiettivo affermando: “Un modo di intendere le grandi opere contro il quale per molto tempo è parso non ci fosse alcuna alternativa, un programma di pianificazione di opere pubbliche che è stato al centro dell’agenda anche del Governo precedente. In 15 anni, la Legge Obiettivo ha realizzato circa il 15% del programma iniziale, impiegando appena un terzo degli investimenti previsti. Il suo fallimento definitivo è stato accettato solo dopo l’ennesima sequela di scandali che ne hanno dimostrato la permeabilità rispetto alla corruzione, alla speculazione e all’infiltrazione delle attività criminali. Rispetto a questo fallimento, un Governo del cambiamento deve porsi in necessaria e decisa discontinuità: per farlo, partire da posizioni preconcette non solo non è necessario ma sarebbe deleterio. Questo Governo non può che proseguire nel solco di smantellare un modello che è già fallito e che è stato definito ‘criminogeno’. I timori paventati riguardo ai possibili effetti negativi che potrebbero derivare dall’analisi costi-benefici sulla Tav non hanno alcun fondamento, in quanto l’analisi sarà condotta nell’ambito della situazione di contesto e del quadro normativo vigente. Si tratta di un programma di elementare razionalità. Ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia è un piano del tutto analogo a quanto portato avanti dal Governo francese all’esito delle elezioni del 2017, avviando un piano di revisione delle infrastrutture sulla base della situazione di contesto e in particolare in relazione alla valutazione eminentemente politica del nuovo Governo dello stato delle finanze pubbliche. Non vi è pertanto alcuna ragione per la quale l’Italia, a prescindere dall’esito dell’analogo lavoro svolto in Francia, in applicazione del programma concordato dall’attuale maggioranza parlamentare, non ridiscuta integralmente il progetto, pur nell’applicazione dell’accordo tra i due Paesi e all’esito di una nuova valutazione complessiva di costi e benefici alla luce della situazione attuale”.
Le pesanti accuse di Toninelli ai governi precedenti meriterebbero autorevoli risposte.
Oggi, senza avere ancora ultimato l’analisi costi benefici, il ministro Toninelli si è dichiarato possibilista lodando l’intervento della Francia che, attraverso il loro ministro dell’Economia, Le Maire, ha sollecitato una risposta ufficiale dell’Italia sul proseguimento ineluttabile per il completamento della Tav Torino-Lione.

NUOVO CHE AVANZA

Il nuovo che avanza sembra muoversi con sistemi molto vecchi. Quelli della spartizione. Infatti la corsa all’occupazione delle poltrone è in pieno svolgimento. Dopo le commissioni parlamentari questa volta tocca alle ferrovie il cui cda è stato azzerato con un colpo netto. L’amministratore delegato Renato Mazzoncini ha già annunciato che lascerà l’incarico. Non si è aspettata la scadenza, il governo ha voluto intervenire subito. Una decisione annunciata dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, con un post sulla piattaforma social. Il cda era stato rinnovato nel novembre 2017. L’operazione di azzeramento tra l’altro arriva in momento in cui è quasi certa la mancata fusione tra Anas e Fs.

Tensioni si erano già avute sopo le nomine Rai. Con Michele Anzaldi (Pd) e Giorgio Mulè (Fi) che hanno sollevato perplessità riguardo al vertice che si è tenuto martedì sera a Palazzo Chigi sulla scelta della nomina dell’amministratore delegato Rai – che spetta al Tesoro – alla presenza, oltre che del ministro dell’Economia e di quello dello Sviluppo economico Di Maio, anche del ministro dell’Interno Salvini e del presidente del Consiglio Conte. Con il presidente della Vigilanza Barachini che ha alzato un “cartellino giallo”, perché in quel vertice si sarebbe parlato anche delle direzioni dei Tg, condizionando la nomina del futuro amministratore delegato.

Ma torniamo alle ferrovie. “Come cantava Checco Zalone, la Prima Repubblica non Si scorda mai. Lega e M5s si muovono secondo le peggiori logiche spartitorie. Sono solo interessati all’ occupazione di poltrone”. È il commento su Twitter del segretario del Pd Maurizio Martina. Secondo l’ex ministro delle infrastrutture Graziano Delrio l’unico motivo plausibile dietro la decisione di far saltare l’operazione viene dalla brama di poltrone di Lega e Cinque Stelle. Raffaella Paita, deputata Pd in commissione Trasporti parla di “un blitz da stato autoritario in piena regola. Stiamo assistendo all’applicazione alla lettera della meritocrazia in salsa grillina, quella che funziona al contrario. Toninelli, il ministro muto che non viene in commissione, che non dà le deleghe ai sottosegretari, che blocca la modernizzazione del paese, rende noto, con un post su Facebook, che procederà alla decapitazione dei vertici di una delle società più strategiche del paese”. “E’ una spartizione selvaggia – aggiunge il capogruppo Pd al Senato Marcucci – che fa impallidire quelle della Prima Repubblica”. Ma il cambiamento grillino si abbatte anche sull’operazione Fs-Anas, completata a gennaio con la nascita di un colosso da 11 miliardi. Dopo giorni di tira e molla, ora la decisione sembra praticamente presa con Toninelli che riteiene non vi siano motivi per tenerle insieme. L’Anas, che in questa operazione ha conquistato l’autonomia finanziaria, però avverte: il Governo come azionista può decidere, ma “per fare queste operazioni – osserva l’a.d. Vittorio Armani – bisogna pensarle in modo da non distruggere valore”. “Per noi – ha detto ancora – è fondamentale quello che abbiamo acquisito entrando in Ferrovie: l’autonomia finanziaria e la capacità industriale di essere un’azienda invece che pubblica amministrazione”. Con la sua entrata nel gruppo Fs, ha poi spiegato Armani, l’Anas ha acquisito autonomia finanziaria e capacità industriale. Due valori, questi, che secondo l’ad vanno preservati.

Salvini chiude i porti alla nave della Guardia costiera

guardia costiera diciottiIl Ministro degli Interni alza i toni sull’immigrazione e arriva a bloccare la nave della Guardia costiera, la Diciotti, che nella notte ha preso a bordo i 66 migranti soccorsi lunedì da un rimorchiatore battente bandiera italiana al largo delle coste della Libia. La nave italiana Vos Thalassa, un rimorchiatore a servizio di piattaforme petrolifere è, infatti, intervenuta ieri sera per recuperare una sessantina di migranti e “ha anticipato l’intervento della guardia costiera libica che era già stata allertata”. Ma successivamente la nave ha lasciato i migranti a una nave della guardia costiera italiana, la Diciotti. Adesso però la nave non si sa dove potrà attraccare, il Viminale che ha dato indicazioni sul porto d’arrivo dell’imbarcazione della Guardia costiera.
“Orgoglioso della Guardia Costiera italiana – scrive su twitter il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli – che con nave Diciotti ha preso a bordo 60 migranti che stavano mettendo in pericolo di vita l’equipaggio dell’incrociatore italiano Vos Thalassa. Ora avanti con indagini per punire facinorosi”.
Ci sarebbe stata una rissa delle minacce sull’incrociatore e secondo alcune alcune ricostruzioni, sembra che la reazione violenta fosse stata condizionata dall’annuncio che i migranti sarebbero stati trasferiti ai libici, che li avrebbero riportati in Libia, paese dove vengono compiute sistematiche violazioni dei diritti umani. L’equipaggio della Vos Thalassa – tutto composto da italiani – è stato minacciato da alcuni migranti soccorsi all’arrivo in zona di una motovedetta libica. La linea del governo è però difficile da conciliare con le normative internazionali, europee e nazionali in vigore. I migranti a bordo della Diciotti, infatti, si trovano già in territorio italiano e il loro respingimento automatico è vietato: le norme internazionali, quelle dell’Unione Europea e anche quelle italiane garantiscono loro la possibilità di richiedere una qualche forma di protezione.
E mentre si annuncia che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte coordinerà un vertice con Salvini, Trenta, il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli e il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi sulla situazione migranti. Tuttavia Salvini non c’è perché è in visita alla baraccopoli di San Ferdinando, in Calabria, dove è stato contestato dai migranti che lui attacca quotidianamente.
Per cercare di giustificare i toni continui da ‘campagna elettorale’ del Capo del Viminale il ministro Moavero Milanesi ha dichiarato: “Salvini è anche leader politico e quindi usa un linguaggio da leader politico, il ministro degli Esteri non ha una forza politica e usa un linguaggio di tipo più istituzionale, ma non vedo differenze tra noi. In tutta franchezza non credo ci siano divergenze di posizione in seno al governo. Mi confronto quotidianamente con i colleghi. Sulla migrazione c’è un contatto quotidiano tra il ministro degli Esteri e ministro degli Interni”.
Nel frattempo il governo italiano cerca di smussare le divergenze emerse nelle ultime ore tra M5S e Lega sulle missioni internazionali – a partire da quella Sophia – e, in un vertice a Palazzo Chigi prepara il documento che il vicepremier Matteo Salvini porterà mercoledì alla riunione dei ministri dell’Interno nella città tirolese di Innsbruck, il primo summit in assoluto sotto la presidenza austriaca. Un summit al quale il governo italiano, rappresentato da Salvini, si recherà compatto su tre punti innanzitutto, il rafforzamento delle frontiere esterne, il “niet” ai movimenti secondari e un incremento degli aiuti alla Libia.

LA TRATTATIVA

Lifeline-Malta

Dopo giorni di incertezza e una lunga trattativa che ha coinvolto diversi paesi dell’Unione Europea tra cui l’Italia, oggi il premier Giuseppe Conte ha annunciato che la nave Lifeline attraccherà a Malta. “Ho appena sentito al telefono il presidente Muscat: la nave della Ong Lifeline attraccherà a Malta. Con il presidente maltese abbiamo concordato che l’imbarcazione sarà sottoposta a indagine per accertarne l’effettiva nazionalità e il rispetto delle regole del diritto internazionale da parte dell’equipaggio”. “Coerentemente con il principio cardine della nostra proposta sull’immigrazione, secondo cui chi sbarca sulle coste italiane, spagnole, greche o maltesi, sbarca in Europa – ha continuato Conte – l’Italia farà la sua parte e accoglierà una quota dei migranti che sono a bordo della Lifeline, con l’auspicio che anche gli altri Paesi europei facciano lo stesso come in parte già preannunciato”.

I 234 migranti a bordo saranno divisi tra 5-7 Paesi Ue che li accoglieranno. La soluzione dopo una serie di contatti tra governi. Di certo di Macron (in visita in Vaticano dal Papa) con il premier Muscat, che ha sentito anche Conte.  Ma Malta, nonostante le dichiarazioni di Conte, non ha ancora dato il via libera in quanto sull’accordo per la redistribuzione dei migranti tra vari paesi ci sono frizioni. E per questo non c’è ancora il via libera di Malta all’approdo della Lifeline sull’isola secondo quanto riferiscono fonti del governo della Valletta a Malta Today, aggiungendo che il consenso all’attracco della nave dell’Ong è subordinato all’accordo tra 6 Paesi europei per la distribuzione dei migranti a bordo. Al momento, precisa il giornale maltese, manca il sì di altri due Paesi. “Lo sforzo diplomatico del primo ministro di Malta e delle istituzioni europee sta portando a un accordo ad hoc per la distribuzione dei migranti che si trovano a bordo della Lifeline, tra un certo numero di Stati membri disposti”, ha detto su Twitter l’ambasciatore maltese a Roma Vanessa Frazier. “Nel caso in cui la nave entri nei porti maltesi – conclude in un altro tweet – verranno effettuate indagini ed intraprese possibili azioni nei confronti della Lifeline che ha ignorato le istruzioni impartite dalle autorità italiane, in conformità alle norme internazionali, determinando questa situazione”.

Ma sembra sorpreso l’equipaggio della nave, che dice di aver appreso la notizia da Twitter, come anche già avvenuto negli ultimi giorni, quando “nessuno ha mandato un messaggio diretto”, scrivono. “Grazie per il sostegno di Malta ma ora abbiamo bisogno che i Paesi europei accolgano i migranti”.

Preoccupata la Commissione europea: “Seguiamo da vicino vicenda” ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. “Il presidente Juncker e Muscat stanno lavorando in piena collaborazione per trovare una soluzione per le persone a bordo della Lifeline e trovare un porto dove possano sbarcare” ha aggiunto una portavoce della Commissione europea.

Intanto Malta annuncia l’apertura di “un’inchiesta sul capitano della Lifeline che ha ignorato le istruzioni delle autorità italiane date in accordo alle leggi internazionali”. Ed allo stesso tempo – si legge in un comunicato del gabinetto del premier Joseph Muscat – esorta “gli Stati volenterosi a proseguire la condivisione di responsabilità per evitare un’escalation della crisi umanitaria”.

La vicenda della Lifeline è iniziato circa una settimana fa, quando la nave è intervenuta in soccorso di 300-400 migranti a bordo di un gommone a largo delle coste libiche. I soccorritori hanno chiesto aiuto alla guardia costiera italiana o a qualche mercantile che incrocia in zona. Ma le risposte arrivate sono state tutte negative. La nave è intervenuta in acque Sar (Ricerca e soccorso) ed è stata la guardia costiera di Tripoli a coordinare l’operazione. Una motovedetta è stata inviata sul posto. “Ci aspettiamo – dicono dalla ong – un comportamento professionale e che le forze libiche rispettino la legge internazionale”.

Sull’intervento della Lifeline è intervenuto il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli che, dopo il salvataggio, ha chiesto alla Guardia Costiera italiana di avviare un’indagine. “La nave sta agendo in acque libiche fuori da ogni regola, fuori dal diritto internazionale. Hanno imbarcato circa 250 naufraghi senza avere i mezzi tecnici per poter garantire l’incolumità degli stessi naufraghi e dell’equipaggio”, aveva scritto su Facebook. Chiedendo poi il sequestro della nave.