Dl dignità passa alla Camera. Ora tocca al Senato

di maio caffèIl gruppo parlamentare del M5S ha ‘brindato’ per il via libera definitivo della Camera al  cosiddetto ‘decreto dignità’ targato M5S. Il provvedimento ora è all’esame del Senato. Precariato, burocrazia, gioco d’azzardo e delocalizzazione i punti centrali del dl, con il quale, secondo il ministro Luigi Di Maio, il Movimento ha intenzione di ‘cambiare il Paese’. La deputata penta stellata Tiziana Ciprini, durante la dichiarazione per il voto finle, ha così commentato le novità del testo: “Solo grazie agli sgravi per le assunzioni stabili degli under 35 il decreto creerà 31.200 nuovi posti di lavoro nel 2019, e altrettanti nel 2020. Con il decreto Dignità, in tema di contratti a tempo determinato l’Italia si uniforma con gli altri Paesi europei, riducendone il tempo massimo da 36 a 24 mesi. La possibilità di prorogare il contratto si riduce da 5 a 4 rinnovi. Vengono inoltre reintrodotte le causali per giustificare il ricorso a un contratto a tempo determinato. In Europa la ‘causale’ per il contratto a termine esiste quasi dappertutto. In Germania per esempio esiste una causale attenuata, simile a quella introdotta col decreto dignità, in cui prevediamo in sostanza 12 mesi di prova del lavoratore dove non c’è bisogno di specificare nessuna causale. Ci sembra un tempo più che ragionevole, che permette alle imprese di testare la bontà di un lavoratore e capire se l’incremento del proprio business si consolida. Per i lavoratori occasionali e in somministrazione, cioè coloro che hanno contratti con agenzie interinali, si semplifica l’utilizzo dei ‘Presto’ (ex voucher). Nessun aumento delle categorie che possono usufruirne, ma una semplificazione della normativa, oltre a un maggior margine di tempo per l’utilizzo, da 3 a 10 giorni massimi, garantito all’imprenditore agricolo o turistico. Stop alle delocalizzazioni ‘selvagge’. Con l’approvazione del decreto, chi sceglierà di delocalizzare le aziende dovrà restituire tutto quanto ricevuto e, se delocalizza fuori dall’Unione Europea, dovrà pagare anche una sanzione fino a 4 volte l’aiuto ricevuto. I fondi recuperati dalle pubbliche amministrazioni verranno quindi reinvestiti nel sito produttivo abbandonato per garantire la stabilità occupazionale e il futuro delle comunità locali”.

Alla Camera dei Deputati, il ‘decreto dignità’ è stato approvato per la conversione in legge nella tarda serata di ieri, con 312 sì, 190 no ed un astenuto, al termine di una maratona in Aula iniziata lunedì e che ha visto la partecipazione costante ai lavori da parte del vicepremier Luigi Di Maio dai banchi del governo.

Di Maio, dopo il voto ha detto: “Abbiamo vinto il primo round, ce l’abbiamo fatta, e senza la fiducia. Faccio i complimenti a tutte le opposizioni per il livello del dibattito che hanno portato avanti e anche per lo spirito propositivo”.

Il decreto, che sarebbe scaduto l’11 settembre prossimo, passa ora all’esame del Senato per la decisione finale entro il 10 agosto.

Tra i pochi emendamenti approvati in Aula, l’esenzione dei portuali dalle nuove norme sui contratti in somministrazione, l’introduzione di messaggi anti-ludopatia sui gratta e vinci, l’inasprimento delle sanzioni sul divieto di pubblicità dei giochi.

Nel corso dei lavori delle commissioni, invece, sono state introdotte diverse novità significative, dall’ampliamento dei voucher per alberghi ed agricoltura a diverse correzioni sul capitolo contratti a termine come il regime transitorio e l’esclusione del lavoro domestico dalla stretta sui rinnovi. Confermato poi il bonus assunzione per gli under 35 fino al 2020.

Sul fronte fiscale sono arrivate le compensazioni dei debiti con la Pa per il 2018 ed il rinvio della e-fattura per i benzinai. Sul tema giochi entra l’obbligo di certificazione dell’età con la tessera sanitaria per le slot. Approvati due interventi sulla scuola per i docenti diplomati e per i precari.

Sono rimaste fuori le sigarette elettroniche per le quali era stato proposto un allentamento dei vincoli alla vendita e uno sconto fiscale.

Le principali modifiche al testo del decreto dignità approvate nel corso dell’esame della Camera sono state le seguenti:

VOUCHER – Potranno essere utilizzati i nuovi voucher anche in agricoltura, negli enti locali e nelle strutture alberghiere e ricettive che hanno alle loro dipendenze fino ad 8 lavoratori. La durata di fruibilità dei voucher viene estesa da tre a dieci giorni ma solo per l’agricoltura, per gli alberghi e per gli enti locali;

CONTRATTI A TERMINE E IN SOMMINISTRAZIONE – Se non verranno indicate le causali, dopo 12 mesi il contratto a tempo determinato si trasforma automaticamente in contratto a tempo indeterminato. I contratti a tempo determinato e quelli in somministrazione non possono superare il 30% dei contratti a tempo indeterminato dell’impresa. Le nuove norme del decreto dignità sui contratti a termine non si applicano fino al 31 ottobre alle proroghe dei contratti in essere. I lavoratori portuali sono esentati dalla stretta sui contratti di somministrazione che equipara questa forma contrattuale al contratto a tempo determinato;

BONUS ASSUNZIONI UNDER 35 – Confermati fino al 2020 gli incentivi triennali per l’assunzione con contratto a tutele crescenti degli under 35, introdotti per il 2018 con l’ultima legge di bilancio. La norma prevede uno sconto del 50% dei contributi previdenziali per tre anni dall’assunzione fino ad un massimo di 3.000 euro l’anno;

INDENNITA’ DI CONCILIAZIONE – Sale da un minimo di 3 ad un massimo di 27 mensilità (precedentemente da 2 a 18 mensilità) l’indennità da corrispondere al lavoratore ingiustamente licenziato in caso di conciliazione con l’azienda;

CONTRIBUTIVI PER COLF E BADANTI – Per il lavoro domestico non scatteranno gli aggravi contributivi dello 0,5% previsti dal decreto dignità per i rinnovi dei contratti a termine;

PERDITA DI INCENTIVI – Alzata dal 10% al 50% la soglia di riduzione dei dipendenti oltre la quale le imprese perderanno gli incentivi commisurati ai livelli occupazionali;

SANZIONI PER DELOCALIZZAZIONI – Le sanzioni comminate alle imprese che delocalizzano dopo aver incassato aiuti di Stato andranno al finanziamento di contratti di sviluppo per la riconversione dei siti in disuso a causa della delocalizzazione anche sostenendo l’acquisizione da parte degli ex dipendenti;

BENI SPOSTATI TEMPORANEAMENTE – Non scatta la sanzione del recupero dell’iperammortanto se i beni incentivati per loro natura sono destinati all’uso in più luoghi e vengono spostati temporaneamente, anche all’estero;

ASSUNZIONI REGIONI PER CENTRI IMPIEGO – Per il triennio 2019-2021 una quota delle assunzioni autorizzate delle Regioni, da definire in Conferenza Stato-regioni, sarà ‘dirottata’ per il potenziamento dei centri per l’impiego;

COMPENSAZIONI DEBITI PA PER IL 2018 – I professionisti e le imprese potranno compensare i debiti e i crediti vantati nei confronti della Pubblica amministrazione nel 2018;

SEMPLIFICAZIONI REGISTRI SPESOMETRO – I soggetti obbligati alla comunicazione periodica delle fatture non saranno più obbligati ad annotarle nei registri;

E-FATTURA PER BENZINAI – Rinviata dal 1 luglio prossimo al 1 gennaio 2019 l’entrata in vigore della fattura elettronica per le imprese di distribuzione di carburanti;

USO SLOT SOLO CON LA TESSERA SANITARIA – E’ consentito l’uso delle slot esclusivamente inserendo la tessera sanitaria per impedirne l’uso da parte dei minori. Dal 1 gennaio 2020 dovranno essere eliminate le macchine slot ‘prive di meccanismi idonei ad impedire l’accesso ai giochi da parte dei minori’;

MESSAGGI SU LUDOPATIA NEI GRATTA E VINCI – Saranno riportati messaggi sui tagliandi dei gratta e vinci che avvertono i giocatori sui rischi della ludopatia, sul modello di quelli presenti nei pacchetti di sigarette. I messaggi saranno riportati su entrambi i lati in modo da coprire almeno il 20 per cento della superficie;

ARRIVA IL LOGO ‘NO-SLOT’ – Gli esercizi pubblici ed i circoli privati che non hanno al loro interno slot e macchine per il gioco d’azzardo potranno esporre il logo ‘No-slot’;

SANZIONI PIU’ PESANTI SU PUBBLICITA’ GIOCHI – Via libera all’aumento delle sanzioni per chi viola i divieti sulla pubblicità dei giochi o sulle sponsorizzazioni. La sanzione sale dal 5% al 20% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e non potrà essere inferiore a 50.000 euro;

PROROGA E CONCORSO PER DOCENTI DIPLOMATI – Proroga fino al giugno 2019 per gli insegnanti della scuola primaria e dell’infanzia con diploma magistrale che dopo una sentenza del Consiglio di Stato non hanno più l’abilitazione all’insegnamento. Nel frattempo verrà bandito un concorso straordinario aperto ai laureati in scienza della formazione e alle insegnanti diplomate magistrali con almeno due anni d’insegnamento negli ultimi 8;

ABROGAZIONE TETTO 36 MESI PER PRECARI SCUOLA – Viene abrogata la norma che prevede la scadenza delle collaborazioni per i precari della scuola (docenti, non docenti, amministrativi e tecnici) che superano i 36 mesi.

Adesso, dopo la Camera, toccherà al Senato il pronunciamento.

Salvatore Rondello

Barbagallo: “Sicurezza sul lavoro bene indisponibile”

BarbagalloAngeletti-UIL

Il 14 luglio scorso, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ha visto ufficialmente la luce il cosiddetto decreto dignità che già tante polemiche e veleni ha sparso, che adesso si trova all’esame del Parlamento che lo dovrà convertire in legge. Sui contenuti di questo decreto, e su altri temi di attualità legati al mondo del lavoro, abbiamo intervistato Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil.

Segretario Barbagallo, qual è il giudizio della Uil sul decreto dignità varato di recente dall’attuale Governo?
Le novità introdotte dal cosiddetto decreto dignità in materia di lavoro, rappresentano per la Uil un primo, seppur debole, passo verso un miglior bilanciamento di tutele e diritti per le lavoratrici e lavoratori. In particolare, la regolamentazione in materia di delocalizzazione è in sintonia con le proposte avanzate dalla Uil. Così come ci trovano concordi le misure per il contrasto alla ludopatia. Non condividiamo, invece, l’introduzione del criterio di “equipollenza” tra contratti a termine diretti e in somministrazione, considerata la differenza di natura e finalità che li caratterizza. Siamo, però, favorevoli alla reintroduzione delle causali, di cui sarebbe auspicabile un ritorno anche per il primo contratto a tempo determinato. Manca, invece, una normativa di “raccordo” tra la precedente disciplina e quella attuale. Ci riferiamo, in particolare, a un periodo transitorio che consenta, senza perdite occupazionali, proroghe e rinnovi per i contratti in essere.

Quali considerazioni trarre dalla verifica dei dati della rappresentanza sindacali, richiesta recentemente dal ministro Di Maio? Va nell’ottica dell’imbavagliare i sindacati? E c’è qualche sindacato “amico” o che ha comunque in gran simpatia l’attuale governo e il ministro del lavoro?
Non vedo questi “rischi”. La questione è un’altra e la nostra posizione al riguardo è semplice e chiara. Il vice premier Di Maio chiede una verifica dei dati relativi alla rappresentanza sindacale? Noi siamo prontissimi. Peraltro, per avere chiaro il quadro della rappresentatività dei sindacati, basta leggere i risultati delle consultazioni elettorali che, sistematicamente e a scrutinio segreto, si svolgono in tutti i luoghi di lavoro, coinvolgendo tutti i lavoratori.  Ad esempio, nelle recenti elezioni per il rinnovo delle Rsu nel pubblico impiego, dove esiste già una legge che regolamenta il tutto, ha votato circa il 90% dei lavoratori coinvolti. Il livello di partecipazione, dunque, è stato altissimo ed è stata così confermata la volontà di farsi rappresentare, in particolare, dal sindacato confederale per la tutela dei propri interessi e la difesa dei propri diritti. Ovviamente, si vota anche in tutti i luoghi di lavoro del settore privato e gli esiti emersi dalle singole imprese sono conosciuti e pubblicizzati. Anche in questo caso, peraltro, c’è già un’intesa tra sindacati e associazioni imprenditoriali per la verifica e la misurazione della rappresentanza: occorre, semplicemente, che venga applicata in toto per avere un quadro complessivo e generalizzato della rappresentatività. A tal proposito, il sistema delle imprese, da un lato, e il Ministero del lavoro, dall’altro, hanno da svolgere alcune incombenze. Insomma, quanto “pesano” i sindacati è cosa nota e se occorre qualche intervento per ufficializzare e pubblicizzare questo dato, la Uil è a disposizione.

Parliamo del caporalato: come combattere questo ritorno a uno sfruttamento che ricorda molto da vicino il mercato degli schiavi?
Nonostante tutti gli sforzi messi in campo e i provvedimenti varati anche su sollecitazione del sindacato, il caporalato continua a essere una piaga per il mondo del lavoro. Per debellare questo fenomeno, bisogna aumentare i controlli e tenere alta la vigilanza sul territorio. Su questo fronte, la Uil sta conducendo una battaglia in prima linea, anche con sacrifici personali e rischi per la propria incolumità di alcuni nostri attivisti. Bisogna proseguire su questo terreno ed estirpare la mala pianta. La cosa paradossale, però, è che accanto a un caporalato, per così dire, “tradizionale”, c’è anche un nuovo caporalato che si sta affermando, con il cosiddetto nuovo che avanza. Alcune imprese 4.0, soprattutto multinazionali, attraverso le piattaforme digitali e tramite app, offrono lavoretti senza garanzie e tutele contrattuali. Insomma, siamo di fronte a una sorta di caporalato 4.0 che pone problemi altrettanto seri e che sfrutta soprattutto le difficoltà e le necessità dei giovani. Tutto ciò fa capire perché ci sia sempre più bisogno di sindacato e perché la nostra battaglia debba proseguire con maggior vigore e determinazione, nonostante alcuni attacchino in modo pretestuoso e scomposto il movimento sindacale.

I voucher, che tanto hanno fatto discutere anche la stessa maggioranza di governo, per non parlare dell’opposizione, possono contribuire a limitare il fenomeno o lo aggraverebbero?
In agricoltura, così come nel turismo, l’uso dei voucher non deve essere ampliato, altrimenti aumenta in automatico la precarietà. È dimostrato, infatti, che a una diminuzione dei voucher corrisponde un incremento dei contratti stagionali che, pur essendo improntati a criteri di spiccata flessibilità, preservano alcune importanti tutele per i lavoratori coinvolti. Al contrario, come si allargano le maglie per i voucher, i contratti stagionali diminuiscono. Insomma, in questi specifici settori e in particolari condizioni, esistono già tutti gli strumenti contrattuali per coniugare le esigenze delle imprese con le garanzie ai lavoratori: non è necessario altro.

A proposito di Salvini, sull’accoglienza avete idee ben diverse da quelle del ministro dell’interno? Come dovrebbero affrontare l’Italia e l’Europa il problema delle migrazioni, ormai diventato una sfida epocale?
In questa tragedia, l’Europa continua a essere colpevolmente assente, mentre dovrebbe gestire l’accoglienza, garantendo una ripartizione che tenga conto delle dimensioni dello Stato membro, del Pil e del lavoro disponibile. Intanto, il prezzo continuano a pagarlo i migranti: uomini, donne e bambini. Questo è inaccettabile. Così come è altrettanto inaccettabile che questi esseri umani siano abbandonati a loro stessi, prima vittime di malfattori e delinquenti che si approfittano della loro condizione di bisogno, e poi ostaggio dei contrasti della politica.  Secondo la normativa internazionale e la legge del mare, chi è in pericolo, va soccorso. L’Europa, poi, dovrebbe gestire il successivo smistamento dei flussi.

Per quanto riguarda l’Europea, le attuali spinte nazionaliste e le nuove e vecchie destre, con un forte asse antieuropeo che sta prendendo piede all’interno della stessa Unione, possono portare alla dissoluzione di un sogno lungo settant’anni?
Questa Europa della finanza, dei burocrati e della politica dell’austerità a noi non è mai piaciuta. Ma dall’Europa non si può più prescindere e uscire dall’euro ci costerebbe molto più dei sacrifici fatti per entrarvi. Dobbiamo, invece, contribuire a rifondarla sul sociale, sul lavoro, sullo sviluppo, sui popoli. Soprattutto, dobbiamo imporre regole di solidarietà che valgano sempre e per tutti. Insomma, serve più Europa, con più politiche comuni, a partire da quelle fiscali sino a quelle sulla difesa. Ma i cittadini europei devono potere influire di più sui nuovi assetti e sulle scelte che ne conseguono. Questa è l’Europa che vogliamo, in cui crediamo e che vorremmo trasferire ai nostri figli, quelli della cosiddetta generazione Erasmus. Spetterà forse a loro, forti di questa esperienza di scambi formativi, gettare basi culturali, più solide e più profonde, per la costruzione di un edificio comune più accogliente e meglio organizzato.

Padova, Carrara, Napoli, si allunga sempre di più l’elenco dei morti sul lavoro. Sembra proprio che il diritto alla vita dei lavoratori, degli operai in particolar modo, sia diventato un’optional. Come si può fermare questa strage continua?
Dobbiamo impostare la nostra azione sindacale sapendo che la salute e la sicurezza sono beni indisponibili, sono una precondizione del rapporto di lavoro e un dovere del datore di lavoro. Non basta, però, affermare principi, bisogna salvare vite umane. Pertanto, noi chiederemo che si investa di più in prevenzione e si accrescano i poteri di controllo e interdizione in capo ai rappresentanti per la sicurezza. Al tempo stesso, riteniamo che sia anche necessario costruire sia un sistema di inasprimento delle pene, che in alcuni casi determinati possa fungere da deterrente per comportamenti illegittimi, sia un sistema premiale sulla base di logiche assicurative già operanti.

Antonio Salvatore Sassu

Voucher, intesa nel governo su modifiche Dl dignità

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Da quanto si apprende da fonti di maggioranza governativa, sarebbe stata raggiunta l’intesa tra M5S e Lega sulle principali modifiche da apportare al decreto dignità. Via libera quindi all’ampliamento dell’utilizzo dei voucher in agricoltura e per i settori del turismo e, probabilmente, anche degli enti locali. In arrivo anche, come annunciato dal ministro Luigi Di Maio, gli incentivi alle trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti stabili, con un meccanismo che restituirà alle imprese i costi aggiuntivi (0,5%) dei rinnovi.

Ma, la Cgil è intervenuta nuovamente sui voucher. Lo aveva già fatto durante il governo Gentiloni costringendolo a limitarne gli utilizzi. Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, sull’ipotesi della reintroduzione dei voucher nel ‘decreto dignità’ in discussione alla Camera, durante una trasmissione a Radio Anch’io, ha affermato: “La posizione della Cgil sui voucher è molto dura e netta. Se fosse vero che vengono riprodotti e allargati penso che bisogna fare una discussione se chiamarlo decreto dignità o decreto liberalizzazione. I voucher sono un perfetto strumento di sfruttamento, Di Maio forse deve mettersi d’accordo con sé stesso su quale è l’obiettivo del provvedimento. Si vuole reintrodurre uno degli strumenti peggiori”.

Alla domanda se la Cgil è pronta a rimobilitarsi come ha già fatto in passato, Camusso ha risposto: “Senza dubbio”. A proposito delle modalità, se con referendum o altro, ha detto: “Vedremo la norma e vedremo gli strumenti. E’ sbagliato non permettere ai cittadini italiani di esprimersi”.

Però, bisognerebbe anche chiedere alla Camusso ed alla Cgil con quali strumenti alternativi intenderebbero contrastare il lavoro in nero da cui ne deriva l’evasione e l’elusione contributiva e fiscale con danni ai lavoratori in termini di prestazioni pensionistiche ma anche di entrate per l’erario.

S. R.

Decreto dignità, voucher della discordia

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“Tra oggi e domani ci sarà il testo definitivo del decreto dignità”. Lo ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, davanti alle commissioni Industria e Lavoro del Senato, rispondendo alle domande dei senatori dopo aver presentato le linee guida dei suoi dicasteri. Il “decreto dignità” è ancora in attesa della firma del Capo dello  Stato e dell’approdo in Gazzetta ufficiale a oltre una settimana dall’approvazione in Cdm. E porta con sé, sul fronte lavoro, un complessivo aggravio burocratico, ed economico, sui datori. Tra le modifiche possibili in Parlamento, il ritorno dei voucher. I buoni lavoro che il governo Gentiloni aveva eliminato per evitare il referendum abrogativo proposto dalla Cgil. Da allora questo strumento non è ancora stato rimodellato o sostituito con un altro. Ora il governo è diviso. La Lega ne rivuole la reintroduzione, mentre per il M5s è più difficile capire quale sia la linea di pensiero.

Inizialmente ha sempre frenato, escludendo del tutto un potenziale utilizzo di questo strumento. Quasi fosse un punto dirimente, una battaglia ideologica che non prevedesse alternative possibili. Tanto che le parole dette da Di Maio solo l’altro giorno solo così chiare da non avere bisogno di interpretazioni: “Se devono essere reintrodotti per sfruttare di nuovo i giovani ci sarà un muro di cemento armato del M5S. Non permetteremo nessuna reintroduzione dei voucher che lasci aperta la strada allo sfruttamento”. “Se il Parlamento – ha aggiunto Di Maio – vuole fare delle proposte migliorative va bene e siamo pronti a discutere. Ma non accetto nessun ricatto del tipo: o ci fate sfruttare i nostri giovani o li licenziamo”

Ma ora come se nulla fosse la linea cambia e arriva l’apertura: “Se i voucher possono servire a settori come l’agricoltura e il turismo, per specifiche competenze, allora ben vengano, l’unica cosa che chiedo alle forze di maggioranza è quella di evitare abusi in futuro”. Fatto sta che a dieci giorni e più dall’approvazione del decreto Dignità da parte del governo, il testo del provvedimento, al di là delle bozze circolate, rimane un oggetto misterioso. La cosiddetta entrata in vigore, dunque, rimane in bilico: la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale non è avvenuta. Ma di sicuro sappiamo, secondo l’annuncio del super-ministro Luigi Di Maio, che il decreto sarà votato dall’aula della Camera il 24 luglio. Un annuncio destinato, almeno nelle intenzioni del capo grillino, a mettere un freno proprio alle polemiche delle opposizioni sui ritardi dell’approdo in Parlamento del provvedimento. Ma anche un annuncio per tentare di sopire lo scontro con la Lega sul pacchetto lavoro dello stesso decreto e sulla reintroduzione dei voucher richiesta a gran voce dai leghisti. Matteo Salvini, nello specifico, ha ribadito la linea del Carroccio: “Ci sono alcuni limitati settori, penso ad agricoltura, commercio, turismo e servizi, lavori stagionali per i quali l’alternativa è lavoro nero o voucher? Io preferisco i voucher allo sfruttamento e al lavoro nero”. Posizione alla quale il ministro grillino pare essersi ora adeguato. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il premier, Antonio Conte, di cui, almeno sui tempi di scontro del govereno, si sono perse le tracce. Stretto in una posisione scomoda, a metà tra il suo sponsor principale, il M5S, e la incontenibile preponderanza mediatica di Salvini.

Ironizza Matteo Renzi: “L’unica misura partorita sino ad oggi è il Decreto Dignità: era talmente urgente che nessuno trova più il testo”. Ma nel Pd non c’è una linea comune: “La parte sul lavoro va guardata con obiettività”, sostiene Orlando. Tutto questo mentre il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, incalza: “A Di Maio chiediamo di aprire un confronto sul decreto dignità in cui condividiamo i fini come la lotta alle delocalizzazioni e ridurre l’abuso dei contratti termine, ma noi abbiamo proposte che non danneggiano il sistema economico”.

Decreto dignità, aria fritta e mistificazione della realtà

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Le parole sono macigni, il titolo “decreto dignità” dovrebbe far pensare a una vera e propria rivoluzione del mercato del lavoro. In realtà la montagna ha partorito il topolino. Pura operazione di maquillage, nemmeno fatta bene, non si interviene ne sul decreto 276 che regola tutto il mercato, voluto da Maroni e Sacconi, né sull’impianto strutturale del Job acts. Si lasciano invariate tutte le forme di assunzione, si riduce solo le proroghe della somministrazione da 5 a 4, e si interviene solo ripristinando le causalità, facendo trasparire che si sta colpendo a morte la precarietà.

Niente di più falso e se ci è consentito una vera e propria opera di mistificazione della realtà. Prima del decreto di Poletti n 81 /2015 c’erano sei proroghe e si facevano regolari contratti a termine o di somministrazione anche con le causalità. Le ragioni per ricorrere a contratti a termine erano tecniche, organizzative, produttive e sostitutive, quanto previsto nel rivoluzionario decreto dignità. Facciamo un esempio: Amazon o un azienda x prevede che gli entri un carico di lavoro imprevisto e vuole ricorrere come ovvio a forme di flessibilità. Di Maio cosa fa? Ci vuole forse raccontare che gli sarà impedito? Basta leggere art 1 comma b del decreto e ci si accorge che non è cambiato nulla è si ritorna solo al regime precedente e l’azienda potrà procedere tranquillamente a ricorrere ai contratti a termine almeno fino al 20% della sua forza effettiva.

Tanto tuonò che piovve,in campagna elettorale si raccontava che il primo atto del governo sarà il ripristino dell’art 18. Chi l’ha visto il tema sul decreto, semplicemente non pervenuto. Le uniche cose interessanti sono sulla delocalizazione, ma vanno attentamente analizzate, e sulla ludopatia, con un elemento di stranezza, se i privati non possono pubblicizzare il gioco d’azzardo non si vede come ciò debba essere consentito allo Stato, stranezza degli innovatori, sempre più fans di Tomasi di Lampedusa.

In ultimo abbiamo trovato interessanti le reazioni di fatto positive da Cgil e sinistra escluso Pd, pronti a dire che finalmente si va verso la giusta direzione. Critiche dal mondo imprenditoriale. Semplice gioco delle parti, si critica per ottenere qualcosa o per far vedere ai propri associati che le associazioni tutelano i loro interessi. Sanno benissimo che non cambia nulla e che la rivoluzione auspicata dal mondo giallo blu o verde è aria fritta e così come allo stesso modo, l’eventuale accusa di fascismo che tutti vedono imperare dal governo. Fa tutto parte del grande teatrino della politica e sarebbe bene non cascarci, come si fece per tanti anni con il fronte anti Berlusconi.

Marco Andreini
Resp nazionale
Psi Settore Sindacale.

M5S-Lega e ‘annuncite’ su pensioni e lavoro

L’analisi di Walter Galbusera su annunci e riforme in cantiere del governo su pensioni, lavoro e non solo

Anziane-pensioniIl nuovo governo 5 Stelle-Lega, che aveva suscitato preoccupazione e curiosità per la oggettiva difficoltà di far coesistere due programmi (elettorali) di governo, per alcuni aspetti divergenti se non alternativi, ha iniziato il suo lavoro con modalità asimmetriche. Da una parte c’è una dimensione, quella dell’immigrazione e dell’ordine pubblico, gestita da Matteo Salvini tutta politica e in grado di “catturare”favorevolmente l’opinione pubblica esprimendo una linea di intransigenza. Meglio ancora se ottiene qualche risultato. Qualche volta Salvini esce di strada (vaccini e uso del contante) ma questi messaggi “anomali” vengono poi lasciati cadere.

Sul fronte dell’immigrazione tutto era largamente prevedibile, anche considerato che i maggiori ostacoli alle nuove e più efficaci misure del precedente ministro Minniti sono venuti proprio dall’interno del PD e da un’ala della Magistratura. Nella maggioranza degli italiani si è radicata la convinzione che l’afflusso degli immigrati ha superato il livello di guardia e nessuna statistica, per un bel po’ di tempo, le farà cambiare idea. Le trattative in sede europea non saranno una passeggiata ma l’Italia potrà anche contare, almeno tatticamente, su una sponda americana e comunque vale l’affermazione per cui “se l’Italia ha bisogno dell’Europa, l’Europa ha bisogno dell’Italia.

Ben diversa è la situazione se entriamo nella dimensione “sociale” in cui ogni provvedimento ha un effetto concreto, sia in termini di bilancio e debito pubblico che sull’economia reale e sulle condizioni delle persone. In altri termini le competenze di Luigi Di Maio, al di là degli impegni programmatici, sono fortemente condizionate dalla realtà. Tutti si può fare ma bisogna trovare le risorse adeguate. Nessuna persona normale può pensare che il taglio dei vitalizi ai vecchi parlamentari possa fornire soluzioni credibili alla “abolizione della legge Fornero” o che qualunque forma, anche la più ardita, di condono fiscale garantisca una soluzione strutturale ad una “flat tax” che non sia accompagnata dal taglio netto di deduzioni e detrazioni.

Lo stesso “reddito di cittadinanza” si potrà tradurre solo in una limitata estensione delle attuali misure assistenziali che sono in vigore per combattere una povertà che, nonostante i segnali moderatamente positivi dell’economia negli ultimi anni, continua a crescere. Qui c’entra poco l’umore dell’opinione pubblica, contano i risultati nel breve e la volontà di realizzare forzature sui conti potrebbe essere pagata a caro prezzo mettendo a repentaglio la stessa continuità del Governo di Giuseppe Conte.

Particolarmente delicata è la questione del lavoro. Le misure annunciate danno spesso l’idea dell’improvvisazione: la questione dei “fattorini del cibo” è stata subitaneamente affidata alle parti interessate mentre i contenuti del “Decreto Dignità” oscillano fra un (ragionevole) aggravio di costi del contratto a termine e una serie di limitazioni, come causali e rinnovi (oggettivamente marginali) mentre è sorprendente l’abolizione dello “staff leasing”, (la somministrazione di funzioni di impresa con lavoratori assunti a tempo determinato) che a suo tempo era già entrato nel mirino di Nichi Vendola e della Cgil. Paradossalmente nello stesso tempo la maggioranza annuncia il ritorno dei “vouchers” aboliti dal precedente governo per evitare il referendum abrogativo promosso dalla Cgil. I ridotti margini di azione finanziaria e la sottovalutazione della complessità del mercato del lavoro, fanno sì che su queste materie si proceda un po’ come nella “Comedie de l’art”, seguendo un canovaccio e riempiendolo di novità estemporanee con cambiamenti repentini.

C’è troppa confusione ma soprattutto c’è il rischio che i provvedimenti assunti producano l’opposto dei risultati desiderati e che i volonterosi “neofiti del cambiamento” siano costretti a tornare rapidamente sulle proprie decisioni, facendo rimpiangere il passato . Se si volesse dare un segnale concreto sarebbe opportuno un forte sostegno per il rilancio della contrattazione aziendale e territoriale incentivando a questo livello sia la crescita salariale che quella occupazionale.

È nato un “governo a mezzadria” per cui non è facile trovare equilibri quasi quotidiani di compromesso politico, tanto più che i 5Stelle, la forza politica maggioritaria, devono coltivare un terreno assai poco fertile che rischia di lasciare i volonterosi contadini con un raccolto del tutto insufficiente a soddisfare il proprio elettorato. A questo si aggiunge, per entrambi i partner di governo, la urgente necessità di mettere a fuoco una strategia per il futuro dell’Europa. Sarebbe auspicabile che su questo tema si costruisse una posizione con il contributo di una larga maggioranza delle forze politiche.

Walter Galbusera
Fondazione Anna Kuliscioff

Decreto dignità, Foodora apre a Di Maio

foodora.5591774“Da ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico – aveva dichiarato Luigi Di Maio – ho tutta la volontà di favorire la crescita di nuove attività legate alla gig economy e nessuno vuole demonizzare le attività legate all’uso di piattaforme innovative. Ma ho il dovere di tutelare i ragazzi che lavorano in questo settore. I riders oggi sono il simbolo di una generazione abbandonata dallo Stato”. “Le innovazioni servono a far migliorare la qualità della vita dei cittadini e se si creano ingiustizie a scapito di giovani o meno giovani, spetta allo Stato intervenire con fermezza”. Per questo per Di Maio, “la mia intenzione è garantire da un lato le condizioni migliori per i lavoratori, dall’altro consentire alle aziende di operare con profitto per creare nuovo lavoro. Se lavoriamo insieme l’Italia diventerà il modello da seguire per le attività legate alle imprese che operano su piattaforme digitali. Ma sia chiaro. Non si accettano ricatti. I nostri giovani prima di tutto”.
Oggi la prima schiarita tra Luigi Di Maio e i rappresentanti delle piattaforme di food delivery riguardo alla tutela del lavoro dei rider, in un incontro dove “c’è stato molto dialogo e trasparenza”. Così come ha detto il ceo di Foodora, Gianluca Cocco, al termine del tavolo istituzionale con Di Maio. “Il ministro è stato molto positivo e anche noi penso che lo siamo stati. Siamo partiti col piede giusto”, ha aggiunto.
C’erano state infatti aspre critiche da parte dell’amministratore delegato di Foodora Italia che in una intervista rilasciata al Corriere delle Sera aveva ‘bocciato’ il decreto Dignità proposto da Di Maio giovedì scorso: “Se le anticipazioni fossero vere, le piattaforme digitali sarebbero costrette ad abbandonare l’Italia”.
La proposta presentata da Di Maio alle aziende della Gig economy è quella di aprire un tavolo di contrattazione tra i rappresentanti dei riders e quelli delle piattaforme digitali e “chissà che non si arrivi al primo contratto nazionale della Gig economy”. Il ministro ha precisato che “le aziende sono disponibili. Se poi il tavolo non dovesse andar bene interverremo con la norma che avevamo progettato”.
I punti fondamentali del nuovo decreto, descritti da StudioCataldi.it sono iseguenti:
Addio Spesometro e Redditometro
In primis, quello che il ministro preannuncia come un importante segnale di avvicinamento tra Stato e imprese, ovvero l’eliminazione di spesometro, redditometro e studi di settore, affinché siano abbandonate “scartoffie inutili” e strumenti “che stanno rendendo un inferno la vita degli onesti e non stanno perseguendo i disonesti”.
No incentivi per chi delocalizza all’estero
Il decreto inoltre, si rivolge in particolare alle multinazionali laddove, come secondo punto, mira a disincentivare le delocalizzazioni destinando fondi pubblici solo a chi non andrà all’estero: lo scopo è quello di creare lavoro stabile, nonché “ben retribuito e tutelato” per i lavoratori italiani.
Stop precarietà lavoro
Terzo punto è la lotta alla precarietà e, in particolare, al Jobs Act che, secondo il ministro “è andato nella direzione dell’eliminazione di diritti e tutele”.
Lotta alla ludopatia
Infine, si punta a combattere la ludopatia attraverso il divieto di pubblicizzare il gioco d’azzardo, così come è avvenuto per le sigarette, posto che “entrambi nuocciono gravemente alla salute dei cittadini”.
Reddito cittadinanza
Nel post c’è spazio anche per un accenno al reddito di cittadinanza: nella legge di Bilancio di quest’anno, anticipa il ministro, “si dovrà avviare il fondo per il reddito di cittadinanza in modo da renderlo operativo il prima possibile. Non è possibile che ci sia gente che non riesce a campare mentre c’è chi percepisce pensioni d’oro e vitalizi”, scrive il leader del Movimento 5 Stelle.
Tutele per i giovani
Inoltre, Di Maio ha promesso che il decreto offrirà “tutele per i giovani del lavoro 4.0, che non hanno un contratto, né uno status giuridico, che non hanno una tutela assicurativa e hanno seri problemi di precarietà e sicurezza”.
Tutele per i rider
Il Ministro fa riferimento espresso alla figura dei c.d. “rider” e ritiene che il provvedimento in arrivo “contribuirà a migliorare la vita degli italiani. Non voglio celebrarlo come svolta storica ma sui rider credo diventeremo tra i Paesi più avanzati al mondo”.
Nonostante i buoni propositi da parte del nuovo Ministro del Lavoro, riuscire nell’intento è abbastanza difficile, anche se rappresenta un buon punto di partenza per combattere la precarietà. Su Wired Valerio De Stefano, docente di diritto del lavoro all’università di Lovanio, e Antonio Aloisi, ricercatore dell’università Bocconi di Milano, spiegano come le conseguenze della manovra voluta da Di Maio (che comprende anche provvedimenti su studi di settore, gioco d’azzardo e delocalizzazioni) possano esondare oltre il perimetro del lavoro digitale. Perché chiama in causa l’articolo 2094 del codice civile, che dal 1942 identifica le caratteristiche del lavoratore subordinato. “Allargare il campo dei diritti sul lavoro è positivo ma la bozza di decreto non è solo sulle piattaforme, ma su tutto il lavoro subordinato”, commentano. E questo, per i due studiosi, “non si può fare per decreto legge”. Perché “non ci sono i presupposti di urgenza”. Né “si può cambiar definizione di lavoro subordinato provvisoriamente, con il Parlamento che può modificarla tra pochi mesi. Se si vuole modificare 2094 è indispensabile passare dal Parlamento, con legge o con legge delega per fare un decreto legislativo”.