Milano Europa, la sfida democratica della sinistra

sala cocomeroSe rimani d’estate a Milano, ci sono dei giorni che boccheggi dal caldo e finisci per non uscire proprio cercando refrigerio nell’aria condizionata di casa, che naturalmente diviene oggetto dell’attenzione principale.

Così ritrovi i quaderni con gli appunti delle riunioni studentesche, poi quelli della rete per la formazione che si snoda tra le diverse agenzie formative, quelli per costruire la rappresentanza delle nuove identità di lavoro e quelli per l’autorganizzazione sociale nei quartieri popolari. Autorganizzazione che per me, nel rispetto delle regole, non è un concetto così diverso dal riscatto o dalla sussidiarietà intesa come maggiore spazio di libertà per il sapere e saper fare della persona, delle comunità sociali che sperimentano modelli organizzativi simili, ma non uguali, a quelli dello Stato; a dire il vero non è nemmeno così distante dal concetto di federalismo che nella mia accezione resta, come nel 2011 ho sentito ripetere più volte a Giancarlo Giorgetti, un processo di responsabilizzazione dal basso.

A fine anni novanta mi trovai in una piccola stanza della CGIL nazionale insieme ad altri tre coetanei e a due dirigenti del maggior sindacato italiano. Uno di loro l’ho poi rincontrato recentemente come Capo di Gabinetto della segreteria politica del Ministro Marco Minniti.

All’epoca aveva il compito, dato da altri, di “correggere” gli studenti ribelli, rei di aver addomesticato la sinistra più radicale, quello, che al governo, ad altri non riuscì di fare (* per la cronaca poi toccò proprio a Minniti ritentare proponendosi come garante di Bertinotti… grazie a qualche ‘storico’ dei centri sociali che in questi giorni lo ricorda su alcuni on line). Insieme agli studenti, però, andava “corretto” anche il sindacalista filo ministeriale, il quale a sua volta si era ben guardato dal costruire un’alleanza di ferro con gli studenti stessi che mobilitavano pure sulle sue parole d’ordine. Il compito venne eseguito alla perfezione.

Nel giro di poco tempo quel che Milano aveva costruito, Roma aveva “corretto”: niente più rete dei saperi e della  conoscenza, niente più sedi studentesche dentro al sindacato. Tempo dopo le cose furono in parte ripristinate, ma il vuoto pedagogico prodotto tra i giovani e nella gestione della flessibilità del lavoro, i Democratici lo pagano ancora oggi. Fu senza dubbio quella un’esperienza che mi ha segnata irrimediabilmente perché a mio avviso rispondeva a delle logiche organiciste che avevano poco a che fare con il concetto di consenso e più con quello di gerarchia. La storia di Cofferati è poi a tutti nota, dal canto mio finii, per autodifendermi dentro il mio senso del dovere. Non è un caso, dunque, ritrovare anni dopo uno dei protagonisti di allora, quello bravo, nel comparto sicurezza, solo che, guarda caso, in quel comparto c’ero finita pure io e, se non fosse stato per scelte personali altrui, vi sarei rimasta volentieri perché la sicurezza che ho conosciuto io ha rielaborato errori e forzature, ha risolto con se stessa i limiti del potere che esercita dentro uno spazio democratico di servizio più ampio. La sicurezza che ho conosciuto io è molto simile, per non dire uguale, alla competenze di facility per le città: sono le forze dell’ordine, oggi, che risolvono i problemi di ordine pubblico delle amministrazioni. E con questo intendo che non si limitano all’intervento di polizia ma ne curano il prima e il dopo, la coesione sociale di una città.

Il Sindaco di Milano è senza dubbio la persona che meglio ha compreso il ruolo delle forze di difesa e sicurezza, stringendo un patto d’azione con Prefetto e Questore di Milano che sta permettendo in città un passaggio politico ordinato e che consente, nelle diversità fisiologiche della fase, di tenere collegato il piano periferie della capitale economica italiana alla visione di sicurezza urbana che Minniti tentò di attuare con i Ministri Delrio e Franceschini. Prima del 4 Marzo sicurezza, sviluppo e coesione sociale erano i temi del tavolo nazionale sulle città: perché “la piazza più sicura è la piazza vissuta” per dirla con Minniti, perché “ai migranti sul territorio troveremo il lavoro nell’edilizia e nell’arredo urbano” per dirla col pragmatismo del Sindaco Sala che sa che i 500.000 rimpatri rischiano di fare la fine degli abusivi nelle case popolari della Regione Lombardia, sempre allo stesso posto da oltre 15 anni. Sul punto resta incomprensibile la critica a Sala de Il Giornale: ci fosse stato oggi ancora Claudio De Albertis, è su queste parole del Sindaco che avrebbe rilasciato un’intervista al Direttore Sallusti dicendo quello che pochi giorni fa ha detto Maurizio Lupi “Sala sta lavotando bene, da Milano può partire un’alternativa moderata e democratica”.

Milano, Brescia, Bergamo, Lecco, Mantova e la rete degli amministratori locali… L’Avanti in Lombardia, da Settembre, nasce nel tentativo di offrire il proprio contributo per riannodare il filo del discorso della sinistra che guarda all’Europa, perchè il nord non può che fare questo giocando di sponda col sud protagonista nel Mediterraneo. In fondo gli Italiani Europei hanno sempre saputo che l’Unità d’Italia si fonda proprio sull’alleanza tra nord e sud e non su una bieca contrattazione di posizioni governative, gli Italiani Europei hanno sempre saputo che la forza della democrazia del Paese risiede, per dirla con le parole dell’Arcivescovo di Milano Delpini, nel valore della dialettica.

La sinistra europea che dobbiamo ricostruire è quella che mette al centro la persona e il dialogo con militanti e cittadini (ancora Minniti) l’Europa che dobbiamo difendere è quella che ha garantito pace, crescita economica e libertà prorio grazie alla dialettica tra forze politiche democratiche e popolari. Del resto i socialisti sono sempre stati al servizio di un ideale, da qui ricominciamo.

Silvia Davite

 

Buemi: “Sulla giustizia nuovismo di facciata”

L'Aula Bunker del carcere di Rebibbia dove si svolge il processo sulla strage di Capaci durante il quale depone il pentito Giovanni Brusca, Roma, 24 novembre 2014. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il debutto del neo presidente del consiglio, Giuseppe Conte, alla Camera ha portato più interrogativi che chiarezze. In particolare sul versante ‘Giustizia’ il timore è quello di veder arenate le lunghe lotte di garantismo. Enrico Buemi, già senatore socialista e responsabile Giustizia del Psi, chiarisce alcuni punti al riguardo sull’Avanti!

Il Presidente Conte ha parlato di giustizia che “riconquisti la fiducia” degli italiani, prevedendo anche “l’introduzione dell’agente sotto copertura”, ma che in realtà sarebbe un “provocatore”, può spiegarci meglio di cosa si tratta?

L’agente sotto copertura esiste già. Come ha detto Delrio nel suo intervento qui c’è gente che parla senza conoscere la materia di cui parla, in particolare fa specie che un un docente di diritto privato non abbia consapevolezza in materia. Soprattutto i fondamenti di Diritto Costituzionale e del diritto pubblico, del diritto amministrativo, del diritto penale, certo lui insegna diritto privato ma la laurea in giurisprudenza prevede anche esami di diritto penale e costituzionale. Ora nel suo intervento ha dato prova di non sapere che l’onere della prova è di competenza dell’accusa, quindi dello Stato, nel nostro Ordinamento è a carico dello Stato, sia in materia penale che fiscale. Nel suo intervento il presidente del Consiglio ha completamente ribaltato questa questione e ha introdotto anche un principio che non esiste “il principio di colpevolezza”.
Probabilmente il Governo vuole l’agente provocatore, ma questo non esiste nel nostro ordinamento e si tratta di un agente sotto copertura che va dal pubblico amministratore o da altro agente pubblico e lo induce a comportamenti illegali per dimostrare che quel soggetto è corrotto. Diversa è la figura dell’agente sotto copertura che esiste già e raccoglie prove. Quando Conte dice di introdurre l’agente sotto copertura di nuovo dimostra di non conoscere il nostro ordinamento. Per quanto riguarda sempre l’agente provocatore non oso immaginare cosa potrebbe succedere nella pubblica amministrazione se si sentisse braccata da ‘presenze’ di questo tipo: non farebbe più niente. Non si assumerebbe nessuna responsabilità temendo di essere accusata di favoreggiare qualcuno. Lo abbiamo già visto con la ‘delazione premiata’ che ha portato alcuni personaggi ad approfittarne per propri avanzamenti di carriera.

Enrico-Buemi-E per quanto riguarda invece il “potenziamento della legittima difesa”? 

Esiste già nel nostro ordinamento il principio della proporzionalità dell’azione. L’uso della forza, nei paesi civili, fatta eccezione per gli Usa, è in mano allo Stato. La difesa della persona attraverso la sua azione privata deve essere strettamente circoscritta a una situazione temporale molto precisa dove la forza pubblica non è in grado di intervenire. Sicuramente ognuno ha il diritto di difendersi da un’azione violenta nei propri confronti, ma esiste sempre il principio di proporzionalità. E quindi il principio di proporzionalità della difesa che viene valutato da un giudice non da una legge che permette di fare in casa propria ciò che si vuole, come è accaduto con l’atleta Pistorius e la moglie. La questione della legittima difesa è in realtà un falso problema.

Ma una riforma della Giustizia, è doverosa. In Italia occorrono 1.400 giorni per un giudizio civile. E si rischia di nuovo una procedura d’infrazione europea

L’unica soluzione è il potenziamento degli organici e delle strutture, ne è l’esempio il Tribunale di Bari che opera nelle tende. Se non ci sono aule giudiziarie, se non ci sono cancellieri, se non ci sono giudici, tu puoi fare tutte le riforme che vuoi, ma non risolvi il problema. Si facciano corsi di formazione a livello tecnologico e informatico per gli addetti. Ad esempio abbiamo fatto la riforma del Codice Civile con gli atti informatici e poi è stata invece prevista la fotocopia degli atti come ‘copia di cortesia’, cioè il giudice non esamina gli atti processuali al computer ma li vuole in carta. Quindi la soluzione è sempre investire in organici e tecnologia. La Giustizia ha bisogno di meno riforme e più organizzazione

Il nuovo Guardasigilli Bonafede, ha parlato di fermare i decreti sulle intercettazioni e la Riforma Orlando a suo dire ‘svuota-carceri’.

In realtà lì c’è stato un errore che poi è stato utilizzato da altri per bloccare tutta la Riforma. In materia di trattamento delle persone sottoposte alle misure di alta sicurezza riguardanti i reati di mafia e terrorismo era stata prevista una norma che consentisse sotto la supervisione del giudice una sorta di ‘allentamento’ (diciamo così) delle misure di sicurezza. Una norma che portato così a una valutazione negativa nella Commissione Giustizia che ha finito per bloccare l’intera Riforma.

Per la carica di segretario generale a Palazzo Chigi si fa il nome di Vincenzo Fortunato (“quotato” anche al Mef), nel 2006 tu avevi presentato un’interrogazione parlamentare proprio per il conflitto di interessi di Fortunato. Cosa eredita questo governo da figure simili?

Sì io avevo rilevato un conflitto di interessi esplicito, lui era controllore e controllato, in quanto membro del consiglio superiore amministrativo e nello stesso tempo era funzionario del Ministero che doveva essere controllato. Poi dal punto di vista professionale non metto in discussione nulla, ma se si parla di novità dov’è il cambiamento allora. Questa cosa di eleggere vecchi personaggi e proclamare il cambiamento francamente mi fa un po’ sorridere

Considerazioni su questo governo

Credo che sicuramente bisogna dare del tempo al nuovo Governo. Mi auguro che proprio in quanto rappresentanti del nostro Paese questi nuovi funzionari e ministri studino di più prima di fare delle promesse, anche se in realtà avrebbero dovuto studiare prima…

NUOVISMO DI FACCIATA

L'Aula Bunker del carcere di Rebibbia dove si svolge il processo sulla strage di Capaci durante il quale depone il pentito Giovanni Brusca, Roma, 24 novembre 2014. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il debutto del neo presidente del consiglio, Giuseppe Conte, alla Camera ha portato più interrogativi che chiarezze. In particolare sul versante ‘Giustizia’ il timore è quello di veder arenate le lunghe lotte di garantismo. Enrico Buemi, già senatore socialista e responsabile Giustizia del Psi, chiarisce alcuni punti al riguardo sull’Avanti!

Il Presidente Conte ha parlato di giustizia che “riconquisti la fiducia” degli italiani, prevedendo anche “l’introduzione dell’agente sotto copertura”, ma che in realtà sarebbe un “provocatore”, può spiegarci meglio di cosa si tratta?

L’agente sotto copertura esiste già. Come ha detto Delrio nel suo intervento qui c’è gente che parla senza conoscere la materia di cui parla, in particolare fa specie che un un docente di diritto privato non abbia consapevolezza in materia. Soprattutto i fondamenti di Diritto Costituzionale e del diritto pubblico, del diritto amministrativo, del diritto penale, certo lui insegna diritto privato ma la laurea in giurisprudenza prevede anche esami di diritto penale e costituzionale. Ora nel suo intervento ha dato prova di non sapere che l’onere della prova è di competenza dell’accusa, quindi dello Stato, nel nostro Ordinamento è a carico dello Stato, sia in materia penale che fiscale. Nel suo intervento il presidente del Consiglio ha completamente ribaltato questa questione e ha introdotto anche un principio che non esiste “il principio di colpevolezza”.
Probabilmente il Governo vuole l’agente provocatore, ma questo non esiste nel nostro ordinamento e si tratta di un agente sotto copertura che va dal pubblico amministratore o da altro agente pubblico e lo induce a comportamenti illegali per dimostrare che quel soggetto è corrotto. Diversa è la figura dell’agente sotto copertura che esiste già e raccoglie prove. Quando Conte dice di introdurre l’agente sotto copertura di nuovo dimostra di non conoscere il nostro ordinamento. Per quanto riguarda sempre l’agente provocatore non oso immaginare cosa potrebbe succedere nella pubblica amministrazione se si sentisse braccata da ‘presenze’ di questo tipo: non farebbe più niente. Non si assumerebbe nessuna responsabilità temendo di essere accusata di favoreggiare qualcuno. Lo abbiamo già visto con la ‘delazione premiata’ che ha portato alcuni personaggi ad approfittarne per propri avanzamenti di carriera.

Enrico-Buemi-E per quanto riguarda invece il “potenziamento della legittima difesa”? 

Esiste già nel nostro ordinamento il principio della proporzionalità dell’azione. L’uso della forza, nei paesi civili, fatta eccezione per gli Usa, è in mano allo Stato. La difesa della persona attraverso la sua azione privata deve essere strettamente circoscritta a una situazione temporale molto precisa dove la forza pubblica non è in grado di intervenire. Sicuramente ognuno ha il diritto di difendersi da un’azione violenta nei propri confronti, ma esiste sempre il principio di proporzionalità. E quindi il principio di proporzionalità della difesa che viene valutato da un giudice non da una legge che permette di fare in casa propria ciò che si vuole, come è accaduto con l’atleta Pistorius e la moglie. La questione della legittima difesa è in realtà un falso problema.

Ma una riforma della Giustizia, è doverosa. In Italia occorrono 1.400 giorni per un giudizio civile. E si rischia di nuovo una procedura d’infrazione europea

Guarda l’unica soluzione è il potenziamento degli organici e delle strutture, ne è l’esempio il Tribunale di Bari che opera nelle tende. Se non ci sono aule giudiziarie, se non ci sono cancellieri, se non ci sono giudici, tu puoi fare tutte le riforme che vuoi, ma non risolvi il problema. Si facciano corsi di formazione a livello tecnologico e informatico per gli addetti. Ad esempio abbiamo fatto la riforma del Codice Civile con gli atti informatici e poi è stata invece prevista la fotocopia degli atti come ‘copia di cortesia’, cioè il giudice non esamina gli atti processuali al computer ma li vuole in carta. Quindi la soluzione è sempre investire in organici e tecnologia. La Giustizia ha bisogno di meno riforme e più organizzazione

Il nuovo Guardasigilli Bonafede, ha parlato di fermare i decreti sulle intercettazioni e la Riforma Orlando a suo dire ‘svuota-carceri’.

In realtà lì c’è stato un errore che poi è stato utilizzato da altri per bloccare tutta la Riforma. In materia di trattamento delle persone sottoposte alle misure di alta sicurezza riguardanti i reati di mafia e terrorismo era stata prevista una norma che consentisse sotto la supervisione del giudice una sorta di ‘allentamento’ (diciamo così) delle misure di sicurezza. Una norma che portato così a una valutazione negativa nella Commissione Giustizia che ha finito per bloccare l’intera Riforma.

Per la carica di segretario generale a Palazzo Chigi si fa il nome di Vincenzo Fortunato (“quotato” anche al Mef), nel 2006 tu avevi presentato un’interrogazione parlamentare proprio per il conflitto di interessi di Fortunato. Cosa eredita questo governo da figure simili?

Sì io avevo rilevato un conflitto di interessi esplicito, lui era controllore e controllato, in quanto membro del consiglio superiore amministrativo e nello stesso tempo era funzionario del Ministero che doveva essere controllato. Poi dal punto di vista professionale non metto in discussione nulla, ma se si parla di novità dov’è il cambiamento allora. Questa cosa di eleggere vecchi personaggi e proclamare il cambiamento francamente mi fa un po’ sorridere

Considerazioni su questo governo

Credo che sicuramente bisogna dare del tempo al nuovo Governo. Mi auguro che proprio in quanto rappresentanti del nostro Paese questi nuovi funzionari e ministri studino di più prima di fare delle promesse, anche se in realtà avrebbero dovuto studiare prima…

PROGETTO OPACO

Conte Camera

Aggiusta subito il tiro, Giuseppe Conte. Le polemiche scaturite dopo il primo discorso in Parlamento causano forse una presa d’atto al professore, che nel suo esordio alla Camera affronta temi fino a ieri dimenticati. Accusato di troppa vaghezza nell’intervento inaugurale, il premier tocca tutti gli argomenti assenti a Palazzo Madama: cultura, scuola, infrastrutture, Mezzogiorno, lavoro. La maggioranza giallo-verde applaude. A Montecitorio la fiducia è assicurata.

Nonostante la maggioranza (sulla carta) blindata, però, Conte chiede pazienza ai cittadini italiani: “Ci siamo appena insediati. Non chiedeteci degli articolati normativi o il dettaglio di specifiche normativi”. Nel discorso di ieri, tuttavia, è apparsa evidente la mancanza di progettazione, la completa assenza di target di spesa e di tempistiche. “Quello che possiamo assicurare – smorza il docente pugliese – è che lavoreremo da subito per dare un seguito attuativo a quelle anticipazioni contenute nel contratto di governo”.

Intanto i mercati continuano a mandare segnali. L’opacità delle parole di Conte crea un certo scompiglio nelle borse europee. Lo spread tocca quota 255 punti base per poi ripiegare a 240. L’euro sale fino a 1,771 dollari e dopo rallenta. Una reazione alle promesse di interventi monetari senza indicare le coperture che denota la scarsa fiducia della finanza internazionale nell’Esecutivo guidato dal giurista.

Torna al centro della scena anche il conflitto di interesse. L’alleato principale di Salvini lo vede come il fumo negli occhi. I grillini ne hanno fatto una bandiera. Conte ne parla appena quando nell’aula di Montecitorio si sollevano i mugugni. “Voi che protestate è evidente che avete i vostri conflitti di interesse” la replica stizzita del premier ai deputati del Pd. Insorgono Delrio, Fiano e Scalfarotto prima del richiamo all’ordine del presidente Fico.

Dai banchi dell’opposizione attacca il segretario dem Martina: “Se deciderete di presentare un condono mascherato noi vi daremo battaglia. Se deciderete di discriminare per nascita i bambini negli asili, noi vi daremo battaglia. Se deciderete di fare una controriforma fiscale dove chi ha di più paga di meno, noi vi daremo battaglia”.

Votata la fiducia, i gruppi parlamentari dovranno indicare i propri componenti da inserire nelle commissioni. Venerdì, invece, Conte volerà in Canada per il G7. La prima cosa da fare in campo internazionale “sarà farsi conoscere e la seconda sarà farsi rispettare”. Auguri!

Gli abbracci di Pisapia personali e politici

I contestati abbracci di Pisapia a Maria Elena Boschi si sono ripetuti, certo meno calorosi, col vice-segretario PD Martina e Delrio,questo a testimoniare che s’era montato un caso che faceva riferimento allo stile personale di Pisapia di rapportarsi con le persone con cui ha avuto frequentazioni. Un’indegna gazzarra dimenticando una classica avvertenza, che tutto fa brodo in politica ma che la politica non è tutto. Da qui a dire che si tratti di un dato strettamente personale e non coglierne anche il valore politico ce ne passa. Per quanto riguarda Maria Elena Boschi e la motivazione dell’abbraccio balza evidente l’affinità politica tra due esponenti impegnati entrambi per il sì al referendum istituzionale, niente affatto pentiti ma solidali verso un obbiettivo mancato, la cui bontà,se fosse stato approvato, sarebbe andato a vantaggio in primo luogo dei tre maggiori concorrenti alla guida del Paese e non solo del PD, come strumentalmente e talora in mala fede è stato affermato. Vale la pena ricordare due pregi su tutti: la fine del bicameralismo paritario, unico rimasto in tutta Europa, e il riordino di competenze tra Stato e Regioni. C’è già chi si morde e si rimorde per aver propagandato e scritto quel no che avrebbe ridotto le distanze tra noi e gli altri paesi europei .Se poi si pensa al naturale collegamento con punti essenziali dell’Italicum il pentimento è destinato a crescere. Vale la pena ricordare che di fronte alla richiesta irrinunciabile del Cavaliere di avere un pacchetto di mischia a sua completa disposizione in difesa di interessi politi ci e personali con l’introduzione dei capilista. Renzi, per scongiurare futuri e necessitati inciuci, tenne duro e portò a casa il ballottaggio, quel secondo turno vero tabù per la destra che si perdeva voti d’opinione per strada in favore del centrosinistra i cui elettori erano stati fino ad allora più motivati a rivotare. Magari con le primarie per legge anche se non obbligatorie sarebbe stato possibile ridurre il potere di designazione-cooptazione da parte di tutte le oligarchie dei partiti e indurre la base penta stellata ad affrancarsi dal burka della rete. Più passano i giorni e più crescono i lamenti contro un ritorno alla frammentazione ed all’instabilità della I Repubblica ma sono lacrime di coccodrillo dopo aver consumato la preda. Indubbio che l’abbraccio di Pisapia alla Boschi avesse un valore politico e non solo personale perché gli obbiettivi principali allora come oggi sono condivisi e la differenziazione è sul come .Altrettanto politico oltre che personale l’abbraccio con Martina, vicesegretario del PD scelto da Renzi per le chiare ascendenze di sinistra democratica e quindi col compito difficile di essere riferimento per un elettorato orientato verso una sinistra democratica ed evitare ulteriori slittamenti fuori dal PD propenso a mantenere aperto il dialogo anche con gli scissionisti con l’aiuto determinante di Pisapia. Il quale non a caso ha prospettato le primarie di coalizione ritenendo inaccettabile che per il ritorno dei figliol prodighi si possa pretendere che il vitello grasso da sacrificare sia proprio Renzi. Ma l’azione di Pisapia consapevole dei contraccolpi che potrebbero derivarne non a caso punta su convergenze nelle prossime regionali. Dulcis in fundo l’intento di Pisapia è favorire la tenuta del governo Gentiloni per portare in porto provvedimenti cari alla sinistra ed al mondo cattolico più vicino a Papa Francesco, quel ius soli che per opportunità politica Renzi adombra di rinviare a tempi migliori ma che inevitabilmente ne sminuirebbe il profilo riformatore. Infine per quanto riguarda il rapporto Pisapia-MDP c’è da dire che rassomiglia ad un elastico pro o contro Renzi ed il PD, ai cui estremi ci sono Pisapia e D’Alema. Un elastico destinato a spezzarsi specie se il PD avrà la saggezza di guardare agli interessi generali del Paese ed alla sua governabilità per tenere il passo con l’Europa che accelererà dopo le elezioni in Germania, il che implica la ricerca di coalizioni da sottoporre al giudizio popolare e non dopo diventando ostaggio di un trasformismo paralizzante.

RISCHIO SPEZZATINO

i tre commissariOra il rischio è quello dello spezzatino. Lo sottolinea il ministro dei trasporti Graziano Delrio che sul prestito specifica: “E’ un prestito oneroso, lo Stato conta di rientrare, ma soprattutto contiamo di trovare un compratore che mantenga il valore dell’azienda il più possibile intatto, cioè l’azienda unita e non spezzettata”. Il compito dei commissari, ha precisato Delrio, è “risanare e anche trovare un potenziale compratore”. Un altro rischio, sottolinea Delrio, è che un potenziale compratore di Alitalia imponga tagli ancora più drastici di quelli chiesti dal precedente piano industriale.”Per questo il Governo, pur non essendo parte in causa, perché la compagnia non è di proprietà dello Stato, si è fatto parte attiva per cercare” la mediazione poi bocciata con il referendum.

Delrio poi spiega che questa fase dell’amministrazione straordinaria “è obbligata, perché nel momento in cui l’azienda la chiede, il Governo è obbligato a darla. L’amministrazione straordinaria significa che i commissari hanno il compito di ristrutturare l’azienda e di mantenere i diritti dei passeggeri a volare: chi ha prenotato aerei e chi vuole continuare a prenotare Alitalia potrà farlo tranquillamente. Quindi garantiamo i voli e garantiamo le connessioni”, ha spiegato Delrio, aggiungendo che questa fase “garantisce anche l’occupazione, perché la liquidazione in pochi giorni avrebbe significato mettere in difficoltà migliaia di famiglie”.

Il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda è intervenuto su Alitalia nel question time. “L’amministrazione straordinaria – ha detto – prevede, in materia di responsabilità degli amministratori, l’applicazione delle medesime norme dettate dall’ordinamento dei fallimenti. I commissari appena nominati adotteranno doverosamente ogni iniziativa eventualmente necessaria anche con riferimento allo specifico tema della responsabilità degli organi sociali”. “Va riconosciuto agli investitori – ha aggiunto – di aver messo dei soldi, di averci creduto e di essere stati disponibili a metterne altri”, ha aggiunto Calenda parlando dei soci di Etihad. Per quanto riguarda la responsabilità degli amministratori, il ministro ha spiegato che “la normativa sull’amministrazione straordinaria dispone di una particolare forma di accessibilità da parte di ogni interessato alle informazioni sulle cause dell’insolvenza, essendo previsto che nei termini dei sei mesi della procedura, i commissari presentino al giudice delegato una relazione contenente la descrizione particolareggiata delle cause di insolvenza e che l’estratto di questa relazione sia reso pubblico”.

Da oggi i commissari di Alitalia sono da oggi al lavoro per gestire l’amministrazione straordinaria decisa ieri dal Governo finalizzata alla vendita della compagnia. Ecco di seguito le prossime tappe che accompagneranno il loro lavoro.

– PRESTITO PONTE. Per erogare il finanziamento di 600 milioni concesso dallo Stato è necessario un decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, che va preparato entro cinque giorni dall’apertura della procedura di amministrazione straordinaria, avvenuta ieri.

– MANIFESTAZIONI DI INTERESSE. I Commissari straordinari entro quindici giorni pubblicizzeranno un invito per la raccolta delle manifestazioni d’interesse.

– PIANO DEI COMMISSARI. I commissari hanno un mandato d’azione “ampio nello spettro”. A loro spetta anche la predisposizione di un piano di taglio dei costi che, sulla parte non relativa al costo del lavoro, dovrebbe essere sulla falsariga del precedente: si dovrebbe partire dalla rinegoziazione dei contratti di leasing e con i fornitori.

– VENDITA, OBIETTIVO INTERA SOCIETÀ. L’obiettivo dell’amministrazione straordinaria è di portare alla vendita della compagnia. Il Governo, ha ribadito il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, considera prioritario che si compri l’insieme dell’azienda in un contesto in cui si cerchi di rilanciarla.

– RESTITUZIONE DEL PRESTITO. Il prestito, concesso nel rispetto della disciplina sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese non finanziarie in difficoltà, con l’applicazione di interessi pari al tasso Euribor a sei mesi maggiorato di 1.000 punti base, dovrà essere restituito entro sei mesi dalla sua erogazione, in pre-deduzione con priorità rispetto a ogni altro debito della procedura.

– LO SPETTRO FALLIMENTO. Se nei sei mesi non si riuscirà a procedere con la vendita, il rischio è che si proceda con lo ‘spezzatino’, ovvero con la vendita dei singoli asset, per poi arrivare a portare i libri in tribunale per la dichiarazione di fallimento.

Taxi. Da Governo disponibilità a trovare la soluzione

taxi“I tassisti svolgono un servizio pubblico. Da quando è iniziata la protesta sono numerosi i disagi che si sono creati, soprattutto nelle grandi città, a discapito dei cittadini”. Lo ha detto il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e segretario del Psi Riccardo Nencini che ha ribadito “la disponibilità del Governo a trovare la soluzione per un percorso che regolamenti la materia”. “Abbiamo risposto all’appello delle associazioni di rappresentanza dei taxi a sederci attorno a un tavolo, martedì prossimo, per un  confronto aperto”, ha aggiunto. “Rivolgo anche io un appello a chi prosegue nella protesta, prima che avvenga l’incontro: assicurate il servizio”, ha concluso.

Intanto prosegue la protesta. Per il quinto giorno consecutivo il servizio taxi è fermo a Roma. La categoria protesta dopo la votazione di un emendamento a firma Lanzillotta-Cociancich contenuto nel Milleproroghe che, per i tassisti, “deregolamenta il settore”. Vengono garantiti i servizi per gli utenti disabili e da e per gli ospedali. La protesta iniziata a Roma e a Milano si è allargata a altre città. I tassisti si sono fermati da oggi anche a Napoli, trasformando lo stato di agitazione proclamato nei giorni scorsi in una assemblea “spontanea e permanente” decisa in attesa degli esiti.

Stessa situazione a Torino dove i tassisti hanno deciso di riprendere la protesta interrotta giovedì pomeriggio. Il blocco spontaneo delle auto bianche riguarda tutta la Città metropolitana, aeroporto compreso, e proseguirà fino all’incontro di domani. “Domani – ha detto il ministro Delrio – ci vedremo perché c’è una situazione da lungo tempo non regolamentata” sul fronte dei tassisti. Dobbiamo metterci a sedere per fare una regolamentazione finalmente seria che tolga provvisorietà all’attuale situazione”. Il ministro ha sottolineato poi come ci sia “bisogno di garanzie, da un lato sui diritti dei cittadini e dell’altro anche sui diritti di chi ha investito nella propria  azienda, che sono i tassisti”

Da tutta Italia domani arriveranno molti tassisti in concomitanza con l’inizio della discussione alla Camera del Milleproroghe.  I tassisti, provenienti da Milano, Torino, Genova e Napoli solo per fare degli esempi, faranno sentire la loro voce accanto a quella dei colleghi romani.

L. elettorale. Nencini: “Orfini distorce la realtà”

Riforma-legge-elettorale“L’attacco ai piccoli partiti, in ultimo quello condotto da Orfini, è un’autentica distorsione della realtà e non convince soprattutto nel merito”. Lo ha detto il Segretario del PSI Riccardo Nencini rispondendo alle affermazioni del Presidente del PD Matteo Orfini fatte durante la Direzione Nazionale del Partito democratico. “Se non ricordo male – ha proseguito Nencini – le difficoltà alla tenuta del Governo e al processo delle riforme sono state generate soprattutto dal Partito di cui Orfini è Presidente. Quando vorrà sarò lieto di consegnargli l’elenco delle prese di distanza di suoi parlamentari dagli atti dell’esecutivo. Aggiungo – ha sottolineato Nencini – che la risicatissima vittoria nelle elezioni del 2013 – neppure 280.000 voti di differenza – è dovuta proprio alla presenza di pochi piccoli partiti dell’alleanza ‘Italia Bene Comune’. Senza di loro Silvio Berlusconi avrebbe la maggioranza dei Deputati” – ha concluso Nencini.

Una sottolineatura, quella di Nencini, all’indomani della direzione del Pd dove vi è stata anche qualche apertura per rivedere la legge elettorale. A aprire le danze era stato il ministro della Cultura Dario Franceschini. Il ministro della Cultura va incontro così alle richieste della sinistra dem e degli alleati centristi come Alfano e Zanetti, ma offre una sponda pure a Forza Italia e tutti coloro che non vogliono finire inghiottiti in un listone unico. Allora ciò che potrebbe far trovare una nuova maggioranza in Parlamento sarebbe il premio alla coalizione. Secondo Franceschini lo schema destra-sinistra è stato superato da quello “populisti-sistemici”. “Dobbiamo chiederci se la coalizione che governa il Paese è ancora la grande coalizione oppure si inserisce in questo nuovo schema. Credo che siamo in questo nuovo sistema e noi dobbiamo fare uno sforzo per aggregare quelli che sono contro i populisti”. Per Franceschini reintrodurre le coalizioni non significa tornare all’Unione, ma “consentire di stare con noi a chi è nel nostro campo ma non se la sente di stare nel Pd, sia alla nostra destra che alla nostra sinistra”. Non è dello stesso parere Delrio che ha difeso l’Italicum così come è. Senza modifiche perché renderebbe il sistema più semplice, darebbe la garanzia di maggioranze stabili e forti. Ma ha poi aggiunto che se c’è una formula migliore se ne può parlare. E arriviamo a Orfini. Il può duro di tutti che ha chiuso immediatamente a ogni modifica. Orfini ha ripetuto il copione secondo il quale il premio alla coalizione è un “meccanismo deteriore: alimenta il trasformismo. Non si può avere paura dei Verdini e poi chiedere gli elementi che moltiplicano i Verdini”. È la linea dell’autosufficienza. Quella con cui Veltroni ha portato alla sconfitta il centrosinistra, azzoppando la coalizione e allo stesso tempo spalancando le porte alla destra. Gli elettori che non si riconoscono nel Pd, evidentemente, non lo votano neanche se è l’unico simbolo presente sulla scheda.

Intanto  fallisce il tentativo di sottoporre a referendum l’Italicum. I promotori della raccolta delle firme, gli stessi che promuovono il “no” per il prossimo referendum costituzionale previsto nel mese di ottobre, domani non consegneranno nulla alla Corte di Cassazione: le firme sono al di sotto delle 500 mila, requisito minimo richiesto. Sono arrivate a 420 mila. Il professor Alessandro Pace, costituzionalista, promotore del referendum abrogativo, conferma la prima indicazione della Cgil: “Per cambiare l’Italicum non si sono raggiunti i numeri sufficienti. Siamo delusi, ma lavoreremo con più forza per ottenere le firme per la grande consultazione di ottobre”.

Ginevra Matiz

Renzi e Delrio: l’Italicum sta bene così

Renzi DelrioSecondo alcuni commentatori, le recenti dichiarazioni, dirette o riportate (vedi ieri) del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, più che una presa di posizione sulla materia incandescente della legge elettorale – in vigore da oggi – e del referendum di ottobre, erano un ballon d’essai, una prova per saggiare le reazioni di alleati e oppositori, interni ed esterni.

Tra le reazioni utili si citano le dichiarazioni dei pentastellati in direzione del mantenimento dell’Italicum per loro assai più conveniente di qualunque altra possibile legge elettorale, e di autorevoli esponenti vicini a Berlusconi come Gianni Letta e Felice Confalonieri per la riapertura del Patto del Nazareno. Comunque sia oggi Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture, in un’intervista al Corriere della Sera, ha ribadito la posizione di Renzi spiegando che anche a volerla cambiare, sarebbe assai difficile trovare i numeri per farlo, non mettendo ovviamente nel conto Forza Italia.
“L’Italicum è un’ottima legge che garantisce governabilità. Se qualcuno vuole cambiarla e proporre una legge migliore, lo faccia. Ma a pochi mesi dal referendum, mi pare un esercizio molto complicato trovare una maggioranza”. “Per me – aggiunge – si può discutere di tutto, ma faccio presente che questa legge è stata confezionata dopo numerose riunioni e passaggi parlamentari. Garantisce governabilità e aiuta a capire chi si assume la responsabilità. Per noi è il miglior punto di equilibrio”. Delrio difende punto per punto le caratteristiche della legge elettorale: “Il premio alla lista è nella logica della semplificazione dei partiti e del no al ricatto dei piccoli”. Quanto all’idea che il Movimento cinque stelle possa essere avvantaggiato da un simile sistema il ministro osserva che “siamo sempre stati contrari a leggi ad personam o ad utilitatem del partito: bisogna avere senso delle istituzioni, anche quando le cose non convengono del tutto”.

Intanto i sondaggi continuano a indicare una crescita continua dei consensi per il Movimento di Grillo e una parallela discesa per quelli al Pd. Inoltre Luigi Di Maio avrebbe superato, quanto a popolarità, anche lo stesso Matteo Renzi. Insomma un quadro che confermerebbe in pieno le previsioni di una vittoria del M5s con una legge elettorale che sembra a questo punto confezionato più per Grillo che non per Renzi.

Sondaggio Demos Repubblica 01072016

Sondaggio Demos Repubblica 01072016

Le recenti elezioni amministrative – scrive il quotidiano La Repubblica pubblicando un sondaggio Demos – hanno lasciato il segno. In caso di elezioni politiche Demos attribuisce al MoVimento oltre il 32% dei voti, il 5% in piu’ rispetto all’ultima rilevazione condotta ad aprile, mentre il Pd si fermerebbe al 30,2% in leggero rialzo rispetto a due mesi fa (30,1%) ma con un distacco maggiore rispetto ai grillini. Male Lega e Forza Italia, entrambe poco sotto il 12%, mentre tutti gli altri partiti ‘arrancano’ per toccare quota 5% (tranne Sinistra italiana che si attesta al 5,4%).
Una fotografia che “il Pd e il M5s intercetterebbero, insieme – spiega Ilvo Diamanti sul quotidiano romano – quasi i due terzi dei voti mentre il rimanente terzo degli elettori appare diviso e frammentato”. Ma la nota più interessante riguarda le ‘proiezioni’ in caso di ballottaggi che vedrebbe i Cinquestelle vincere staccando largamente gli inseguitori del Pd prevalendo di quasi dieci punti.

Sondaggio Demos Repubblica 01072016

Sondaggio Demos Repubblica 01072016

Per quanto riguarda la fiducia sui leader il gradino più alto viene occupato da Luigi Di Maio (con il 41%), seguito da Renzi (stabile al 40%) e dal rieletto de Magistris (sempre 40%) con Beppe Grillo che li tallona con il suo 38%. Salvini (36%), Berlusconi (32%) e Alfano (28%) chiudono la speciale classifica rispecchiano il periodo di ‘magra’ del centrodestra.

“Si può anche cadere nel burrone perché si deve completare la corsa. Il suicidio – come scrive il Direttore nel suo fondo di oggi – in politica è arte rara. Ma non inconsueta. Il centro-destra approvò il Porcellum e perse le elezioni del 2006 che col Mattarellum avrebbe vinto”.

Appalti. Nencini, ora più trasparenza

Appalti-Codice

Il consiglio dei ministri ha oggi dato il via libera al nuovo codice appalti. “Più trasparenza e certezza su inizio e fine di una grande opera ne sono i pilastri accanto al dibattito pubblico e alla regolamentazione dei gruppi di interesse” ha commentato il segretario del Psi e vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini.

Per il Presidente del Consiglio Matteo Renzi il “Codice degli appalti rappresenta un passaggio in avanti tutt’altro che secondario è un’operazione che continua nella direzione di sbloccare i lavori in Italia”. Con il nuovo codice degli appalti, ha aggiunto Renzi “abbiamo chiuso le strade alla corruzione: questo governo sta lavorando con determinazione e dedizione non voglio dire sconosciuti prima. La lotta alla corruzione è una priorità, siamo assolutamente in prima fila”. Il vecchio codice “aveva 660 articoli e 1500 commi, più le norme successive, le competenze sovrapposte, le stratificazioni. Passiamo a un codice di 217 articoli con le linee di indirizzo generale affidate al lavoro dell’Anac, l’Autorità anticorruzione guidata da Cantone. Si semplifica moltissimo e si porta un’organizzazione decisamente più semplice e funzionale”.

Nel nuovo codice Renzi indica cinque elementi chiave: “Una spinta digitalizzazione, garanzia di trasparenza e semplicità, la massima semplificazione con la ‘soft law’ e le linee guida che sostituiscono il dettagliato intervento coma per comma, la grande capacità di riduzione del numero degli articoli, l’insistenza sulla buona progettazione”. “C’è anche attenzione al lavoro, il rafforzamento di Anac nel ruolo di garanzia”.

Con il nuovo codice degli appalti che archivia la Legge Obiettivo “dove – ha aggiunto il Ministro delle Infrastrutture Graziano Del Rio – tutto era urgente e prioritario, torniamo ad una sana e pragmatica concretezza. Credo sia una grande rivoluzione della normalità e della semplicità. Ritorna centrale il progetto”.

Redazione Avanti