Assia, batosta per Spd e Cdu. Volano i Verdi

merkelNell’Assia tedesca è proseguita l’onda già vista in Baviera. Un’altra batosta per la Cdu e per la Spd.

La Cdu è crollata dal 38,3 del 2013 (allora le elezioni si erano svolte in contemporanea a quelle federali) al 27% dei consensi, il peggior risultato conseguito dal partito della Merkel in Assia da oltre 50 anni a questa parte, pur restando il partito più forte.

La Spd ha fatto un balzo indietro, di 10,9 punti percentuali, attestandosi sul 19,8%, esattamente come i Verdi, che però raggiungono questo risultato conquistando l’8,7% in più di consensi. La destra populista ed anti-immigrati di Alternativa per la Germania (Alternative fuer Deutschland, Afd) è entrata per la prima volta nel Landtag di Wiesbaden con il 13,1% dei voti (+ 9% rispetto al 2013) ed è ora rappresentata nei parlamenti di tutti i 16 Land federali tedeschi. I Liberali della Fdp hanno conquistato il 7,5% dei consensi (+ 2,5%) ed è aumentato anche Die Linke, il partito della sinistra, che con il 6,3% (+ 1,1%) ha conquistato il suo miglior risultato di sempre in Assia.

La partecipazione al voto è stata del 67,3% dei 4,38 milioni di aventi diritto. Nel 2013 aveva votato il 73,2%. Per la prima volta, i partiti rappresentati nel Landtag dell’Assia sono sei. I seggi da spartire sono 137, la maggioranza 69. Alla Cdu ne andranno 40, ai Verdi e alla Spd 29 ciascuno. Diciannove seggi andranno all’Afd, 11 alla Fdp, 9 alla Linke. In base a questa ripartizione, Cdu e Verdi potrebbero portare avanti la loro coalizione. Ma le possibilità sarebbero anche altre: CDU e SPD o SPD, VERDI e FDP.

Il premier uscente, Volker Bouffier (CDU) ha annunciato l’intenzione di avviare consultazioni per la formazione di un nuovo governo fatta eccezione per Die Linke e Afd.

In base a questi risultati, l’alleanza più probabile, forse la sola possibile nel Landtag è una coalizione ‘giamaica’ nero-verde-giallo tra Cdu, Grünen e Fdp, ancora sotto la guida di Volker Bouffier, il fedelissimo di Angela Merkel che pur nella sconfitta avrebbe centrato l’obiettivo di rimanere ministro-presidente dell’Assia. I Verdi sarebbero tuttavia in posizione di forza e rivendicherebbero più spazio nelle politiche e nella presenza al governo.

La leader dei verdi tedeschi Annalena Baerbock, che condivide la presidenza con Robert Habeck, commentando i risultati emersi che vedono gli ecologisti al secondo posto insieme ai socialdemocratici, ha detto: “L’Assia non è mai stata così verde come oggi. Siamo felici di questo storico miglior risultato dei verdi in Assia”.

La segretaria generale della Cdu, Annegret Kramp-Karrenbauer, commentando le elezioni in Assia che hanno visto il partito in forte calo, ma comunque in testa, ha detto: “Siamo di fronte a un tipico risultato dell’Assia, e servirà molto tempo stasera per avere delle certezze. Una cosa si può dire che per la Cdu è doloroso aver perso molti voti, ma Volker Bouffier ha raggiunto l’obiettivo di evitare una coalizione rosso-rosso verde, questo è il risultato di cui mi congratulo”.

Il candidato della Cdu dell’Assia, il presidente uscente Volker Bouffier, commentando i risultati delle proiezioni, ha precisato: “Accusiamo dolore per i voti perduti, ma abbiamo anche visto che vale la pena lottare. Volevamo restare la prima forza politica del Land e volevamo ottenere che nessuna coalizione si potesse formare contro di noi. Entrambi i risultati sono stati ottenuti. E’evidente che sul voto locale abbiano influito le dinamiche federali e le liti di governo a Berlino”.

Il candidato di punta dell’Spd in Assia, Thorsten Schaefer-Gumbel, commentando i risultati elettorali, ha detto: “È una difficile e amara serata per l’Spd, non abbiamo raggiunto quello che volevamo. Si tratta di un’amara sconfitta ed è il peggior risultato dal 1946. Quello che questi risultati significano per l’Assia non è ancora prevedibile”.

Ma è nella capitale tedesca che da oggi si giocherà la partita vera, iniziata due settimane fa in Baviera e proseguita in Assia. La situazione è tragica per la leader socialdemocratica Andrea Nahles, mentre è seria per Angela Merkel. Dalle analisi del voto sembra che il tentativo della cancelliera di venire in soccorso della Cdu locale, impegnandosi in prima persona nella campagna, non è servito. Segno che il suo brand non funziona più, neppure in un Land con forte tradizione cristiano-democratica. E questo non chiude del tutto la questione se al congresso di Amburgo, in dicembre, Merkel sarà rieletta presidente o se farà un passo indietro in favore della sua protégé, Annegret Kramp-Karrenbauer, attuale segretario generale. Già ieri sera, alcune voci di deputati di seconda fila si sono levate per chiedere un rinnovamento della Cdu, che avrebbe bisogno di ‘contenuti, percorso chiaro e nuove persone’.

Quasi irrisolvibile il ‘che fare?’ di Andrea Nahles. La leader dell’SPD ha detto: “Lo stato del governo è inaccettabile”. Secondo Nahles, il declino del suo partito è causato dalle continue crisi interne della Grosse Koalition. Nahles ha annunciato che proporrà alla Cdu una road map ‘chiara e vincolante’ fino al prossimo autunno, quando è già in programma una verifica. Per Nahles: “Vedremo allora se noi in questo governo siamo al posto giusto”. E’ un piano ottimista, un anno è lungo e il tempo non è dalla parte della Spd, che d’altra parte allo stato attuale non avrebbe né i programmi, né i leader, né i soldi per affrontare nuove elezioni. Insomma, la crisi dell’Spd sembra molto seria e complessa.

Immediatamente dopo l’esito disastroso delle elezioni regionali in Assia, Angela Merkel ha annunciato l’intenzione di non ricandidarsi, l’8 dicembre, data del congresso del partito, alla presidenza dell’Unione Cristianodemocratica. Lo riferiscono i media tedeschi. Merkel ha comunicato la sua decisione ai partecipanti alla seduta della direzione del movimento precisando che, malgrado la decisione, intende restare al suo posto di cancelliera. Il passo compiuto questa mattina da Merkel, che ha sempre considerato l’incarico di cancelliere e quello di presidente del partito come indissolubilmente legati, può essere considerato storico.

A seguito dell’annuncio della cancelliera, l’ex capogruppo dell’Unione, Friedrich Merz, si dice disponibile a presentare una sua candidatura. Quest’ultimo si è detto pronto a compiere questo passo ed assumersi questa responsabilità nel caso il partito sia favorevole. Oggi, Merz annuncerà la sua candidatura. Nelle scorse settimane Merz sarebbe stato spinto con forza da chi gli è più vicino nel partito a candidarsi alla presidenza della Cdu e avrebbe anche avuto colloqui a Bruxelles negli ultimi giorni.

Salvatore Rondello

Roma, 29 ottobre 2018

Salvatore Rondello

Le leggi elettorali in Europa. Il sistema tedesco

Si concludono, con il terzo appuntamento, la serie di approfondimenti in merito ai principali sistemi elettorali, connessi ai sistemi istituzionali, in vigore nelle democrazie europee.

Deutscher-Bundestag-Parlament-Plenum-ReichstagOggi tratterò del sistema elettorale in vigore in Germania considerato, da autorevoli esponenti politici italiani, un modello in grado di garantire stabilità e governabilità.
La Germania è una repubblica federale parlamentare composta da sedici Stati (Länder).
Il parlamento federale tedesco, Bundestag, la Camera Bassa, esprime la rappresentanza popolare, elegge il Cancelliere, ha il potere legislativo, ed è eletto a suffragio universale per quattro anni.
Accanto al Bundestag troviamo il Bundestrat, camera di rappresentanza dei Länder, partecipa al potere legislativo, all’adozione di regolamenti e di norme amministrative e si occupa di questioni che attengono alle istituzioni comunitarie europee.
È interessante notare come il bicameralismo tedesco sia fortemente differenziato, avendo operato con la Costituzione di Bonn, la Legge Fondamentale del 1949, una decisa ed efficace razionalizzazione della forma di governo.
Nell’ordinamento costituzionale tedesco, il Bundesrat non deve essere considerato il secondo ramo del parlamento. I suoi membri non sono eletti a suffragio universale ma rappresentano i governi dei diversi Stati federati.
Inoltre, i membri del Bundesrat sono vincolati al mandato ricevuto dai governi dei Länder di cui sono parte, in questo modo derogando al principio del divieto del mandato imperativo per i parlamentari.
Soffermandoci sul sistema elettorale tedesco, per il rinnovo del Bundestag, possiamo individuare alcune caratteristiche: è di tipo proporzionale ma prevede degli importanti correttivi, a partire dalla presenza di due schede. “Il primo voto” per la scelta del candidato uninominale nel collegio, il “secondo voto” per scegliere il partito.
La metà dei deputati è eletta in base ad un sistema proporzionale con sbarramento al 5%, l’altra metà è eletta in collegi uninominali.
Nel dispositivo legislativo tedesco, a differenza del sistema in vigore in Italia, l’elettore dispone di due voti, su due schede differenti, consentendo il voto disgiunto.
Per questo motivo è definito un proporzionale personalizzato: il voto al candidato all’uninominale comporta un diretto rapporto tra l’eletto e l’elettore.
Con il “primo voto”, il territorio federale viene diviso in 299 collegi uninominali e in ognuno di essi è eletto direttamente un deputato. In questo caso il candidato più votato di ciascuna circoscrizione risulta eletto, anche con la maggioranza relativa.
Con il “secondo voto”, la seconda scheda, l’elettore è chiamato a scegliere, a livello di Land, una lista, corta e bloccata.
In linea generale, i seggi vengono suddivisi tra i vari partiti proporzionalmente al numero dei secondi voti.
In altri termini, i seggi proporzionali, vengono distribuiti tra i partiti che, in ragione della percentuale ottenuta a livello nazionale, abbiano superato la soglia di sbarramento del 5% dei secondi voti o abbiano ottenuto almeno l’elezione di tre deputati eletti nei collegi uninominali.
Quest’ultima possibilità, la regola dei tre mandati diretti, comporta l’effetto di favorire la rappresentanza dei partiti minori che possiedono un forte consenso elettorale, circoscritto in specifiche porzioni di territorio. È il caso del Pds, il partito degli ex comunisti della DDR (oggi Die Linke), che nelle elezioni del 1994 ottennero il 4,39% dei consensi di lista ma l’elezione di quattro rappresentanti nei collegi uninominali, aggiudicandosi, in questo modo, una trentina di seggi al Bundestag.
A questo punto va citata un’importante tecnicalità che rappresenta un elemento fondante della proporzionalità del sistema elettorale tedesco: il numero variabile di seggi del Bundestag.
I seggi vengono assegnati prima ai candidati eletti con l’uninominale. Dal numero di seggi che spettano a un partito in base al secondo voto, proporzionale, va sottratto il numero di deputati di quel partito eletti col primo voto.
In altre parole, vengono eletti i candidati della lista bloccata soltanto quando il numero di seggi assegnati, in un Land, a quel partito sia maggiore rispetto al numero dei collegi uninominali conquistati col primo voto.
Ad esempio, se alla SPD spettano ottanta seggi e ne ha vinti cinquanta nei collegi uninominali, avrà diritto ad altri trenta rappresentanti eletti nei listini bloccati.
Potrebbe anche succedere che attraverso il primo voto siano eletti un numero di deputati maggiore rispetto a quelli che spetterebbero al partito in base al voto proporzionale. In questo caso si tratta di mandati in eccedenza: i candidati vincenti nei collegi vengono eletti.
Tuttavia, per evitare che i mandati in eccedenza intacchino le differenze e le distanze emerse con il voto proporzionale, sono previsti dei mandati di compensazione: agli altri schieramenti vengono assegnati dei seggi in più per rispettare gli equilibri fissati dal secondo voto.
Tali meccanismi servono ad evitare una distorsione, più o meno significativa, della rappresentanza proporzionale rispettando, nel contempo, i risultati emersi dai collegi uninominali.
Questo, lo ripeto, è possibile perché in Germania il numero di parlamentari non è fisso: il numero minimo di deputati del Bundestag è di 598 membri, attualmente sono 709.
La legge elettorale tedesca è stata cambiata varie volte. I principi fondamentali che deve soddisfare sono elencati nell’art. 38 della Costituzione di Bonn: “i deputati del Bundestag sono eletti a suffragio universale, diretto, libero, uguale e segreto”. I meccanismi funzionali del sistema non sono stati costituzionalizzati, così il legislatore tedesco ha preferito derogare alle leggi ordinarie.
L’ultima riforma, approvata a larga maggioranza e tuttora in vigore, risale al maggio del 2013. La modifica più importante è stata l’introduzione dei mandati di compensazione, precedentemente non previsti.
In conclusione è possibile osservare come il sistema elettorale tedesco, in settanta anni, abbia garantito esecutivi stabili: dal 1949 solamente in due occasioni, nel 1972 e nel 1982, non è stata rispettata la scadenza naturale della legislatura e sono servite le elezioni anticipate.
Anche le fibrillazioni nella formazione dell’ultimo governo, a guida Merkel, hanno dimostrato come, nel contesto tedesco, il dialogo proficuo tra diverse politiche e la definizione di un coerente e serio programma di governo che preveda una precisa definizione delle priorità programmatiche e dei relativi costi, l’opposto del contratto “alla tedesca” nostrano, possano favorire dialettica democratica, riforme strutturali e governi di legislatura.

Paolo D’Aleo