Donne, nel mondo il 35% subisce violenza

E’ appena passato il 25 novembre, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Una violenza che segna quotidianamente il percorso di vita di tutte le donne del mondo, senza tenere conto della loro provenienza, della loro cultura, status sociale e religione.

scarpe-donneSulla stima dei recenti dati pubblicati dall’OMS, che si riferiscono a una ricerca effettuata su 141 casi in 81 Paesi, il 35% delle donne del mondo subisce una forma di violenza: nel 30% dei casi questa violenza è inflitta dai mariti e dai partner. Secondo i dati pubblicati dall’ Istat, anche in Italia 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale; quelle straniere nella loro vita hanno subìto violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane (31,3% e 31,5%). Da un più recente studio Istat, a crescere è anche il fenomeno dello stalking: in Italia il 21,5% delle donne in età compresa tra i 16 e 70 anni subisce comportamenti persecutori da parte di un ex partner, mentre lo stalking subito da altre persone è pari al 10,3%, per un totale di 229mila donne.
“La violenza contro le donne non ha colore”, dichiara la coordinatrice del Dipartimento donne delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), Badia Rami, mediatrice culturale e operatrice presso uno sportello antiviolenza per le donne a Ladispoli – Cerveteri ( ASL RMF). “C’è bisogno di maggiore assistenza – prosegue – e soprattutto di maggiore informazione per le donne. Molte vittime in Italia non sanno dove recarsi quando subiscono abusi. Altre si vergognano di ammettere di avere bisogno di assistenza. Dobbiamo unire le forze e le competenze per non lasciarle sole!”.

Se troppo spesso le vittime italiane e straniere sono impotenti dinnanzi agli stupri e alle aggressioni mentali o fisiche che subiscono, uno “scudo di forza” nella prevenzione della violenza è costituito dall’istruzione e dalla conoscenza. A questo proposito, Maria Amata Garito, Rettore dell’Università Telematica Internazionale “Uninettuno”, da anni impegnata in progetti di formazione e cooperazione internazionale che hanno permesso a migliaia di donne di alfabetizzarsi, studiare, laurearsi e qualificarsi professionalmente nel Nord e Sud del mondo, dichiara: “La fragilità dell’uomo odierno è una delle cause delle violenze fisiche e psicologiche sulle donne, che mai come in questo momento iniziano ad emergere come vere forze del cambiamento. Non ci sono delle soluzioni facili a questa fragilità psicologica dell’uomo contemporaneo, ma senz’altro un grande contributo lo forniscono la formazione e l’educazione al rispetto legato ai valori delle differenze di cultura e di genere, già dai primi anni di scolarizzazione”.

Habiba Manaa, coordinatrice del Dipartimento giovani e seconde generazioni delle Co-mai aggiunge: “Quando parliamo di violenza non dobbiamo pensare solo ad una violenza fisica, ma anche psicologica. Come giovane donna ritengo opportuno parlare di questo tema con altri giovani per sensibilizzarli. In futuro mi impegnerò a farlo anche con i miei figli e con i figli altrui. Mi auguro che le Autorità intensifichino la conoscenza delle leggi a favore dei diritti delle donne, migliorandone la tutela”.

L’aiuto alle donne è esteso anche alle immigrate e rifugiate, le quali, come dichiara Sohaila Madadifar, ginecologa presso gli Ambulatori dell’Associazione dei Medici d’ Origine Straniera in Italia (AMSI), necessitano con urgenza di attenzione, cura e assistenza: “È necessario intensificare i servizi a disposizione per l’ascolto e i servizi sanitari, per curare in modo interdisciplinare e inter-professionale le donne immigrate e rifugiate: che subiscono tutti i giorni violenza, nei viaggi che compiono quando lasciano i loro Paesi in modo irregolare. Purtroppo, spesso visitiamo queste donne – incluse le prostitute – solo quando sono alla loro quinta gravidanza: riscontrando che non hanno mai fatto una visita ginecologica o un’ecografia”.
“La violenza sulle donne è un atto infimo, che viene stigmatizzato dall’opinione pubblica”, conclude Martina Oddi, giornalista del movimento internazionale “Uniti per Unire”: “ma nonostante ciò, resta , purtroppo, un fenomeno estremamente diffuso. Nel caso delle donne migranti questa violenza è sistematica, incombe costantemente, durante i loro viaggi della speranza verso una vita migliore. È una violenza perpetuata senza alcuna possibilità di difesa da parte delle donne, che arriva sino alle estreme conseguenze”.
Proprio 2 giorni prima di questa Giornata internazionale del 25 novembre, era giunta la notizie della condanna a 20 anni di carcere per Paolo Pietropaolo, l’uomo di 40 anni che, lo scorso 1 febbraio, aveva fuoco alla sua ex compagna, la 38enne Carla Ilenia Caiazzo, incinta ( condanna, notiamo, anche superiore a quella richiesta dal Pm). Pietropaolo, interdetto per sempre dai pubblici uffici, dovrà pagare 325 mila euro complessivi di risarcimento a titolo di provvisionale alle parti civili: 250mila alla Caiazzo e 50mila alla bimba nata prematuramente subito dopo l’aggressione (mentre altri 25mila euro dovrà versare all’ associazione «La Forza delle donne», costituitasi parte civile nel giudizio). Mentre lo stesso giorno , il 23 novembre, la Cassazione aveva reso note le motivazioni della condanna, sempre a 20 anni di carcere, per Luca Varani, che nel 2013 aveva inviato due sicari albanesi a sfregiare con l’acido l’ex-compagna, l’avvocatessa Lucia Annibali (vicenda, quest’ultima, oggetto della fiction andata in onda, il giorno dopo, su RAI 1). Non possiamo che esprimere soddisfazione per queste scelte della Magistratura: però – proprio come per la lotta alla mafia e al terrorismo – la repressione non è certo sufficiente per eliminare veramente questa piaga sociale.Ci vuole una vera e propria “rivoluzione culturale” per l’uomo d’oggi, nel senso migliore del termine; mentre, aggiungiamo, anche le donne, tra le quali si riscontrano, in Italia e non solo, frequenti comportamenti da stalker, devono interrogarsi sullo stato attuale dei loro rapporti con l’altro sesso.

Fabrizio Federici

Pensione al coniuge.
Ecco le novità
dopo la Consulta

Sentenza della Corte Costituzionale n. 174/2016
PENSIONE AL CONIUGE SUPERSTITE: ULTIME NOVITA’

Con la sentenza n. 174 del 15 giugno 2016, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 18, comma 5, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito dalla legge del 15 luglio 2011, n. 111, che riduce l’aliquota percentuale della pensione a favore dei superstiti di assicurato e pensionato, nei casi in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto ad età del medesimo superiori a settanta anni e la differenza di età tra i coniugi sia superiore a venti anni.

La suprema Corte ha rilevato che ogni limitazione del diritto alla pensione di reversibilità deve rispettare i principi di uguaglianza, ragionevolezza, nonché il principio di solidarietà che è alla base del trattamento pensionistico in esame.

Per effetto della sentenza n. 174 del 2016, la norma appellata cessa di trovare applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione senza travolgere le situazioni giuridiche divenute irrevocabili.

Sono state pertanto aggiornate in tal senso le procedure di calcolo, e con la Circolare n. 178 del 21 settembre 2016 sono state fornite alle strutture territoriali dell’Istituto opportune indicazioni in merito a:

domande di pensione ai superstiti giacenti e di nuova presentazione;
pensioni ai superstiti liquidate prima della sentenza n. 174 del 2016;
pensioni ai superstiti eliminate;
disposizioni procedurali inerenti le prime liquidazioni pensionistiche e le pensioni per le quali la riduzione è operante procedura di ricostituzione. Le posizioni interessate verranno ricostituite a livello centrale.

Per i terremotati dal sisma del 24 agosto
ASISTENZA FACILITATA AI SERVIZI INPS

L’Istituto, solidale con le popolazioni colpite dal sisma nell’agosto scorso, si è attivato per garantire agli abitanti di quei Comuni l’assistenza facilitata ai servizi. Da lunedì 19 settembre è operante il numero 07 36 29 42 51 riservato ai residenti dei Comuni colpiti dal sisma. Lo sportello telefonico è in funzione il lunedì e il mercoledì dalle 9:00 alle 12:30.

A partire dal 23 settembre, tutti i venerdì dalle ore 9:00 alle 12:30, è stato reso attivo uno sportello informativo nei locali del Comune di Acquasanta Terme, in piazza XX settembre n° 12, al secondo piano, nella sala consiliare.

Per il Comune di Amatrice, in collaborazione con Anpal e Inail, è inoltre previsto un servizio di assistenza per garantire ai cittadini l’accesso a tutti i servizi. A tale scopo da giovedì 22 settembre scorso è stata resa operante una struttura mobile attrezzata a uso ufficio, con personale specializzato, disponibile per accogliere coloro che necessitano di informazioni sulle prestazioni.

Al riguardo l’Ente ricorda, inoltre, le misure di emergenza poste in essere dall’Istituto per garantire la continuità dei pagamenti delle pensioni e delle altre prestazioni Inps. Nella fattispecie così riepilogate:
i pensionati che riscuotono in contanti possono ritirare la pensione presso qualsiasi ufficio postale del territorio nazionale, fino al ripristino della funzionalità degli uffici postali inagibili. è sospeso il recupero dei debiti relativi a prestazioni Inps.
sono sospese le visite di revisione per i minorati civili e le persone con handicap in possesso di verbali con rivedibilità (invalidità civile, cecità civile, sordità, handicap e disabilità).
 è sospesa la riscossione coattiva dei contributi previdenziali.

Per tutte le informazioni e le richieste di servizio i cittadini possono altresì rivolgersi all’apposito numero verde Inps 803 164 da telefono fisso oppure al numero 06 164 164 da rete mobile a pagamento secondo il piano tariffario del proprio gestore telefonico. Da segnalare in proposito che è stato espressamente prefigurato un canale preferenziale per cui le richieste provenienti dai residenti nei Comuni colpiti dal sisma vengono trattate dagli operatori in via prioritaria.

Sinergie post terremoto
INPS ANPAI E INAIL
Dal 21 settembre l’Inps è presente, in collaborazione con Anpal e Inail, presso il Comune di Amatrice con una stazione mobile attrezzata a ufficio.

Personale specializzato è pronto ad accogliere, il lunedì mercoledì e venerdì dalle 9:30 alle 15:30, coloro che necessitano di informazioni sulle prestazioni Inps, sulle misure a favore dei terremotati e su altri servizi istituzionali.

L’iniziativa è nata per garantire ai residenti dei Comuni colpiti dal sisma l’assistenza facilitata ai servizi, tenendo conto dello stato di emergenza, dei problemi legati alla viabilità delle strade e all’impossibilità di muoversi con mezzi propri per raggiungere la sede Inps.

Lavoro
ITALIA AL TOP IN UE PER DONNE
Quasi una donna su due in Italia nel 2015 pur essendo in età da lavoro era fuori dal mercato (45,9%) con un tasso di inattività di 20 punti superiore a quello degli uomini (25,9%), al top in Ue dopo Malta (27 punti). Il dato è contenuto in uno studio di Eurostat sulle persone al di fuori del mercato del lavoro che sottolinea come il tasso di inattività dipenda strettamente dal sesso, l’età e il livello di educazione. Ma il Rapporto si concentra anche sulla fascia di età tra i 25 e i 54 anni, ovvero il periodo in cui si dovrebbe essere più “attivi” sul mercato (come occupato o in cerca di impiego). In questa fascia di età si rafforzano le differenze di genere sull’inattività con appena l’8,6% di uomini inattivi in media Ue a fronte del 20,6% delle donne. In Italia la percentuale delle donne inattive tra i 25 e i 54 anni è del 34,1% (a poca distanza da Malta con il 34,2%) a fronte dell’11,4% in Slovenia e dell’11,6% in Svezia. Se poi si guarda al dato regionale si vede che le donne in età da lavoro inattive al Sud nel 2015 erano il 60,7% a fronte del 37,3% al Nord. L’Eurostat conferma anche l’alta percentuale di inattività tra i giovani in Italia. Se in Ue nel 2015 il 58,4% dei giovani tra i 15 e i 24 anni era fuori dal mercato del lavoro (né occupato né in cerca di impiego), la percentuale vola al 73,8% in Italia (31,5% in Olanda).

Periti industriali
INTRODURRE OBBLIGO FASCOCOLO DEL FABBRICATO

Dalla prevenzione del rischio sismico e da impianti elettrici non a norma, fino alla dispersione energetica e alla conoscenza complessiva del patrimonio abitativo. Per il Consiglio nazionale dei periti industriali, sono queste le quattro ragioni principali per dire sì all’introduzione del Fascicolo del fabbricato, rese recentemente noti a Milano in occasione dell’incontro ‘Italia casa sicura’. “Se infatti – si sostiene – si considerano i gravi incidenti che derivano dalle altre condizioni in cui versano gli immobili, è evidente come il tema assuma una dimensione globale che non può in alcun modo esser trascurata né più rinviata”. Il Cnpi propone, quindi, l’introduzione obbligatoria del Fascicolo in ‘caso d’uso’. In concreto, si tratta di: allegare il fascicolo obbligatoriamente in ogni atto di trasferimento della proprietà, di tipo oneroso o gratuito comprese le successioni; allegarlo agli atti di locazione al pari dell’attestato di prestazione energetica. E ancora: allegarlo alle attestazioni di agibilità o abitabilità alla conclusione dei lavori di costruzione, ristrutturazione, intervento conservativo e altro intervento che richiede la produzione di questa attestazione finale; depositare il Fascicolo in comune a corredo della dichiarazione di ultimazione dei lavori di manutenzione straordinaria e di edilizia libera. Inoltre, per favorirne l’introduzione si potrebbe ipotizzare un meccanismo di defiscalizzazione della spesa, nella forma della detrazione fiscale dei costi (anche in quota parziale) sostenuti dalle famiglie per la dotazione del fascicolo. “Siamo in un paese dove ci sono troppe emergenze e poca prevenzione – ha commentato il presidente del Cnpi, Giampiero Giovannetti- e per questo il Fascicolo deve diventare la pietra miliare della sicurezza e della qualità del patrimonio edilizio. Certo, non si può negare si tratti di un’operazione complessa ma con effetti, che al massimo in un trentennio, porteranno indubbi vantaggi anche economici”. “Con il Fascicolo, infatti, si potrà avere -ha chiarito- la piena consapevolezza dei livelli di rischio e di conseguenza programmare nel tempo le necessarie attività di adeguamento e di messa in sicurezza”. “Come organi ausiliari dello Stato -ha rimarcato Giovannetti- siamo pronti a mettere a disposizione della collettività questo patrimonio di competenze. Speriamo questa volta si comprenda davvero che l’appuntamento con il Fascicolo del fabbricato, e quindi con la prevenzione e la sicurezza, non sia più procrastinabile”.

Carlo Pareto 

In Rosso

I miliziani dell’Isis hanno bruciato vive, in mezzo ad una piazza di Mosul (Iraq), 19 ragazze curde che si erano rifiutate di divenire schiave sessuali dei combattenti jihadisti. A riferirlo è l’agenzia di notizie Ara (Kurdish News Agency), ripresa dai media iraniani.

Le giovani donne, chiuse in gabbie di ferro, sono state portate in una piazza della roccaforte irachena del Califfato nero, e date alle fiamme, davanti a centinaia di presenti. “Nessuno ha potuto fare niente per salvarle”, ha detto un testimone all’Ara.

Tiziana Ficacci
dal blog
Libere e Laiche

Di grafici tabelle torte…

Se sappiamo che il 72% delle donne si sobbarca il peso dei lavori domestici, che sono più brave a scuola, che in 10 milioni hanno subito una qualche forma di abuso e molestia… lo dobbiamo all’intelligenza e sensibilità di Linda Laura Sabbadini, direttore del Dipartimento per le statistiche sociali e ambientali dell’Istat. Però solo fino al 16 aprile perché inspiegabilmente il suo Dipartimento sarà accorpato a quello delle Statistiche economiche affidato a Roberto Monducci.

Rendere visibili gli invisibili è stato il senso del lavoro di Sabbadini, forse queste cose col riassetto dell’Istat non interessano più? Il lavoro della pioniera delle statistiche di genere, delle indagini multiscopo sulla vita quotidiana sembra non servire al nuovo presidente dell’Istat Giorgio Alleva.

Linda Laura Sabbadini ha guidato più volte la delegazione italiana all’Ilo, ma anche questo in questi giorni sembra non ricordarlo nessuno.

Non sarà importante, ma Linda Laura che conosco, oltre alla sua bravura nello spiegare cose complesse, rimane nella mente per i suoi incredibili vestiti coloratissimi e svolazzanti, le collanone, e i suoi capelli, una volta lisci la volta dopo ricci. Una bella signora dei numeri.

Tiziana Ficacci

Libere e Laiche

Pensioni, donne penalizzate. A loro 6mila euro in meno

Riforma Pensioni-PadoanSecondo il rapporto Istat pubblicato oggi dall’istituto statistico, 16,3 milioni di pensionati censiti nel 2014 hanno incassato in media un reddito previdenziale da 17.040 euro, 400 euro in più di quanto avvenuto nel 2013. E’ quanto emerge in una indagine dedicata alle condizioni di vita dei pensionati, che integra i dati dell’Inps con quelli dell’indagine campionaria sui redditi. Ancora una volta, l’indagine dimostra che le donne, che sono il 52,9% dei pensionati, ricevono meno: importi mediamente più bassi di circa 6 mila euro a quelli maschili. L’importo medio annuo per gli uomini, infatti, sempre in termini lordi, è di 20 mila 135 euro, mentre per le donne si ferma a 14 mila 283 euro. D’altra parte, si legge nel rapporto dell’Istat, “le pensionate che ricevono integrazioni al minimo sono 2,9 milioni, l’81,4% del totale, un numero di oltre quattro volte superiore a quello degli uomini (673 mila)”.

Per laureati importo assegni doppio – Il grado di istruzione fa la differenza, almeno se si guarda agli assegni da pensione. “Se il pensionato possiede un titolo di studio pari alla laurea, il suo reddito lordo pensionistico (circa 2.490 euro mensili) è più che doppio di quello delle persone senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.130 euro)”.

In Italia il reddito medio pensionistico netto è di 13 mila 647 euro, circa 1.140 euro mensili. “Tenendo conto di tutti i trattamenti, la metà dei pensionati percepisce meno di 12 mila 532 euro (1.045 euro mensili)”, spiega l’Istituto di statistica. Importante, nello sviluppo della carriera lavorativa e quindi previdenziale, lo studio: “Se il pensionato possiede un titolo di studio pari alla laurea, il suo reddito lordo pensionistico (circa 2.490 euro mensili) è più che doppio di quello delle persone senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.130 euro)”. Sempre nel 2013, tra i beneficiari, le pensioni di vecchiaia e anzianità rappresentano la fonte principale di reddito (in media il 64% del loro reddito complessivo), seguite dai redditi da lavoro (16%); tra le pensionate, invece, è decisamente importante l’apporto reddituale delle pensioni di reversibilità (27,6%) e quello delle assistenziali è più elevato rispetto agli uomini (9,5%). Tra i residenti nel Mezzogiorno è superiore alla media il contributo delle pensioni di reversibilità (14,1% contro 12,1% del Nord), d’invalidità (6,6% contro 2,5%) e delle assistenziali (13,4% contro 4,1%); più raro è invece il cumulo di redditi da lavoro con redditi pensionistici: tale combinazione rappresenta circa il 9,7% del reddito complessivo, contro il 13% del Centro e il 14,6% del Nord.

Se si guarda infine ai 12,4 milioni di famiglie con pensionati, si tratta di nuclei che nel 63,2% dei casi dipendono dall’assegno previdenziale: questo rappresenta più di tre quarti del loro reddito disponibile. “La stima del reddito netto medio di tali famiglie è di 28 mila 480 euro, circa 2 mila euro inferiore a quello delle famiglie senza pensionati (pari a 30.400 euro)”. In questi nuclei, però, il rischio povertà “è stimato essere più basso di quello delle altre famiglie (16% contro 22,1%), a indicare come, in molti casi, il reddito pensionistico possa mettere al riparo da situazioni di forte disagio economico. L’evidenza è confermata anche dalla grave deprivazione, anche se con differenze meno marcate: l’incidenza di tale condizione è stimata nella misura del 10%, contro il 12,5% delle famiglie senza pensionati”. Il rischio di povertà è invece elevato tra “i pensionati che vivono soli (22,3%) o con i figli come genitori soli (17,2%);

la situazione è più grave quando con il proprio reddito pensionistico il pensionato deve sostenere anche il peso di altri componenti adulti che non percepiscono redditi da lavoro: circa un terzo di tali famiglie (31,3%) è stimato essere a rischio di povertà”.

“I dati dell’Istat sul divario delle pensioni tra uomini e donne non fanno che confermare quanto già si sapeva da tempo. Già nel 2011 le donne socialiste europeo in un video denunciavano l’esistenza del gap e chiedevano di porvi rimedio”. Lo afferma Pia Locatelli, capogruppo della componente socialista alla Camera e presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne.

“La situazione attuale vede le donne penalizzate doppiamente: sia per gli stipendi che sono in media più bassi, sia per la minore anzianità contributiva dovuta ai periodi di congedo per maternità e alle interruzioni dovute al lavoro di cura. A questo si aggiungono i costi elevatissimi del ricongiungimento, che impediscono di rimettere insieme carriere discontinue. E’ da anni che chiediamo di colmare questa ingiustizia, speriamo che l’evidenza dei dati sia da sprone per una riforma del sistema pensionistico a ‘misura’ di donna”. Ha concluso la deputata socialista.
Redazione Avanti!

Fecondazione ‘esterologa’.
Cliniche spagnole in Italia

Fecondazione-eterologa-barcellonaNasce in Italia un nuovo centro di diagnosi e consulenza in materia di riproduzione medicalmente assistita. L’iniziativa è del Gruppo IVI (Instituto Valenciano de Infertlidad) che, a 25 anni dall’apertura del primo centro di riproduzione assistita in Spagna, ha deciso di avviare anche nel nostro Paese una propria attività, affidando la gestione alla dottoressa Daniela Galliano, ginecologa esperta di medicina della procreazione. Mentre l’attività di donazione di gameti nel Belpaese langue, i centri della Penisola iberica non stanno a guardare e si giocano la carta delle ‘succursali’ per dare alle coppie italiane un punto di riferimento in più e un biglietto aereo di meno nella ricerca di un figlio.

L’investimento in Italia si spiega con i numeri. La Spagna, dopo il boom della cosiddetta fecondazione esterologa durante i governi Zapatero, è rimasto uno dei paesi più gettonati dagli aspiranti genitori che hanno necessità di ricorrere alla fecondazione eterologa. I viaggi della provetta non si fermano neanche adesso che in Italia è caduto il divieto contenuto nella legge 40, il Gruppo Ivi, per esempio, vanta di aver accolto nei suoi centri “più di 7.000 donne italiane (nel conteggio rientrano donne single, coppie lesbiche e coppie conviventi) negli ultimi 5 anni, per ricevere consulenza, diagnosi e trattamenti specifici in materia di infertilità”. E se prima erano le coppie italiane in fuga dagli ostacoli incontrati in patria ad andarsi a cercare la clinica all’estero, ora nell’era del turismo procreativo moderno sono le cliniche ad andare da loro.

Una scelta quella di Ivi, spiega la stessa direttrice della sede romana, dettata dalla necessità di far fronte “alla sempre più crescente domanda per simili soluzioni da parte dei pazienti italiani nelle nostre cliniche operanti in Spagna”. La ‘succursale’ romana, “si occuperà di effettuare tutte le visite finalizzate alla diagnosi e all’individuazione dei trattamenti più idonei oltre a realizzare tutte le analisi complementari così da rendere necessario, al momento, il viaggio in Spagna solo per la parte di trattamenti clinici”. I cambi normativi in corso nella legislazione italiana e la conseguente futura possibilità di ottenere la donazione eterologa di gameti anche in Italia, chiarisce Antonio Pellicer, presidente e fondatoredi Ivi, “sono elementi che hanno determinato le condizioni decisive nella scelta di aprire una clinica a Roma che possa offrire alle coppie che per diversi motivi ne avessero bisogno medico o personale di sottoporsi a trattamenti fino ad oggi ottenibili solo all’estero”.

Laura Agostini

Il nuovo inizio delle donne nel Mezzogiorno

Donne nel Mezzogiorno“Il nuovo inizio delle donne nel Mezzogiorno” è il convegno introdotto da Emanuele Pecheux nell’ultimo giorno della Festa dell’Avanti! Tre donne di tre generazioni diverse che rappresentano non solo il Partito Socialista, ma anche le donne in politica.
Maria Rosaria Cuocolo, segreteria nazionale del Psi, ha spiegato il grande paradosso delle donne nel mezzogiorno: “il paradossso al femminile che abbiamo al sud è fatto di donne che hanno deciso di investire nella propria professionalità per sdoganarsi da costrizioni dettate da condizioni familiari che sono di origini culturali” e in questo precisa “la scuola pubblica ha dati i frutti nella possibilità di crescita”, ma queste stesse donne si ritrovano con una “scarsa valutazione soprattutto nel lavoro privato”. E anche se “qualcosa oggi viene fatto”, su questo problema “non si interviene e non se ne parla”. Cuocolo continua poi: “si parla molto della necessità di sviluppo in altre aree del mondo, ma ci si dimentica del sud Italia e delle sue donne che per molti aspetti sono ancora al margine della società”. “Dobbiamo – conclude Cuocolo – come Psi che per tradizione è sempre stato al fianco delle battaglie femminili raccogliere la bandiera dell’emancipazione femminile”.
Per Barbara La Rosa, responsabile nazionale Terzo settore del Psi, “non c’è molta differenza tra il Sud e il Nord Italia per quanto riguarda alcune situazioni, ma quel che al sud manca è il senso di indignazione, cosa che al nord è stata insegnata”. Per quanto riguarda il lavoro “c’è ancora disparità di paga tra donne e uomini, problema che viene triplicato al Sud”. Eppure è “statisticamente provato che le categorie deboli come giovani e donne sono quelle che resituiscono il prestito”, e da qui la proposta di Barbara La Rosa di investire in un progetto partendo dal microcredito.
Francesca Rosa D’Ambra, segreteria nazionale della Fgs, mette in primo piano il “basso tasso di scolarizzazione delle donne al sud, un problema che ha radici nella cultura dell’Italia”. Ma mentre c’è un “forte maschislismo nell’ambito politico, negli ambienti accademici esiste una forte obiettività aldilà dei generi”.
A proposito di politica ed elezioni Cuocolo pone l’accento sul “deficit di democrazia perché – spiega – di questo si tratta se non rappresenti tutti”. “Non riguarda il genere, ma la qualità”, e porta l’esempio delle “quote rosa”, quando molti politici in vista delle elezioni per “il vincolo delle percentuali hanno fatto una “caccia alle donne” a sostegno di candidat-I, ma nessun partito ha investito per cercare candidat-I per sostenere una candidat-A”. La qualità delle donne si vede ad esempio nel “basso tasso di scolarizzazione femminile fatto comunque di alta professionalità”. Per Barbara La Rosa il problema delle donne in politica al Sud è dovuto anche alla “legge elettorale nazionale e locale”, mancano inoltre per le donne che vogliono affermarsi professionalmente “riforme strutturali come gli asili nido” e sempre nel mezzogiorno per quanto riguarda gli investimenti “la puglia è l’unica regione al sud che ha fatto molto per le donne, sbloccando i fondi mentre le altre regioni “dormono””.
D’ambra infine esorta: “Dobbiamo concludere la rivoluzione culturale iniziata”.

Redazione Avanti!

Istat. Meno disoccupati tra giovani e donne

Istat-lavoro-donne-giovaniInvariato e fermo al 12.4%, nel mese di maggio, il tasso di disoccupazione – rispetto al mese precedente. Quello relativo ai giovani tra i 25 e i 24 anni si è ridotto di 0,1% rispetto ad aprile, e dell’1% rispetto a maggio 2014, attestandosi al 41,5%, ossia 20mila ragazzi in meno sono alla ricerca di un lavoro. Anche per le donne il tasso di disoccupazione è in discesa al 12,7% (0,2 punti in meno rispetto ad aprile). Di contro, però, non aumenta l’occupazione: gli occupati sono infatti diminuiti dello 0.3%, ossia 63mila persone in meno. A rilevarlo è l’Istat che oggi ha pubblicato i dati provvisori.

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Donne, rendere operativo il Piano antiviolenza

Violenza-sulle-donne-LocatelliLa violenza contro le donne è un fenomeno ampio e diffuso: 6.788.000 donne hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni; il 20,2% ha subito violenza fisica; il 21% violenza sessuale. Numeri che emergono dal rapporto “La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia”, presentato oggi da Giovanna Martelli, consigliera del presidente del Consiglio dei ministri in materia di pari opportunità e dall’Istat e che segnano una diminuzione dei casi di violenza. Negli ultimi 5 anni sono diminuite le violenze fisiche o sessuali contro le donne: sono passate dal 13,3% all’11,3%, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza.

Tuttavia l’Istat certifica che le violenze sono più gravi; aumentano quelle che hanno causato ferite, dal 26,3% al 40,2%.

Il Rapporto Istat evidenzia come sia in calo sia la violenza fisica sia quella sessuale, dai partner e ex partner (dal 5,1% al 4% la fisica, dal 2,8% al 2% la sessuale) come dai non partner (dal 9% al 7,7%). Il calo è particolarmente accentuato per le studentesse, che passano dal 17,1% all’11,9% nel caso di ex partner, dal 5,3% al 2,4% da partner attuale e dal 26,5% al 22% da non partner. In forte calo anche la violenza psicologica dal partner attuale (dal 42,3% al 26,4%), soprattutto se non affiancata da violenza fisica e sessuale.

Alla maggiore capacità delle donne di uscire dalle relazioni violente o di prevenirle si affianca anche una maggiore consapevolezza. Più spesso considerano la violenza subìta un reato (dal 14,3% al 29,6% per la violenza da partner) e la denunciano di più alle forze dell’ordine (dal 6,7% all’11,8%). Più spesso ne parlano con qualcuno (dal 67,8% al 75,9%) e cercano aiuto presso i servizi specializzati, centri antiviolenza, sportelli (dal 2,4% al 4,9%). La stessa situazione si riscontra per le violenze da parte dei non partner.

Rispetto al 2006, le vittime sono più soddisfatte del lavoro delle forze dell’ordine. Per le violenze da partner o ex, le donne molto soddisfatte passano dal 9,9% al 28,5%. Il Rapporto segnala però anche elementi negativi. Non si intacca lo zoccolo duro della violenza, gli stupri e i tentati stupri (1,2% sia per il 2006 sia per il 2014). Le violenze sono più gravi: aumentano quelle che hanno causato ferite (dal 26,3%
al 40,2% da partner) e il numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8% del 2006 al 34,5% del 2014). Anche le violenze da parte dei non partner sono più gravi.

La violenza fisica è più frequente fra le straniere (25,7% contro 19,6%), mentre quella sessuale più tra le italiane (21,5% contro 16,2%). Le straniere sono molto più soggette a stupri e tentati stupri (7,7% contro 5,1%). Le donne moldave (37,3%), rumene (33,9%) e ucraine (33,2%) subiscono più violenze.

“Oggi con questi dati cerchiamo di capire i punti di forza e di debolezza dell’attuale sistema di prevenzione delle violenze – ha detto Giovanna Martelli, consigliera del presidente del Consiglio dei ministri in materia di Pari Opportunità – gli strumenti per combattere i fenomeni non devono essere per forza legislativi. È stato varato il Piano Antiviolenza che prevede interventi una serie di interventi ed è un atto di programmazione sistemico per uscire dall’emergenza. Bisogna proseguire questo percorso”.

“I dati forniti dall’Istat sulla violenza contro le donne – ha commentato Pia Locatelli, presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne e deputata del Psi – indicano che la strada da compiere è ancora molto lunga. Ci preoccupa il numero dei femminicidi e degli stupri, che è ben lontano dal diminuire soprattutto nei confronti delle straniere, il fatto che questi atti siano sempre più spesso compiuti sotto gli occhi dei figli e delle figlie, che sia aumentato il numero delle ragazze al di sotto dei 16 anni che ha subito una forma di violenza.

Ci conforta, invece, il fatto che sia aumentata la consapevolezza femminile, che molte più donne trovino il coraggio di denunciare le violenze subite e gli episodi di stalking, che ci sia più fiducia nelle forze dell’ordine. Un passo avanti dovuto senza dubbio al preziosissimo lavoro compiuto dalle associazioni sul territorio, ma anche a questo Parlamento che si è dimostrato sin dall’inizio della legislatura particolarmente sensibile al tema, approvando la legge Convenzione di Istanbul e subito dopo quella contro il femminicidio. Alla luce di queste nuove statistiche – ha concluso – bisogna rendere subito operativo il Piano antiviolenza, che dovrà essere modificato coinvolgendo le Associazioni, che sono le vere esperte del settore, e affidando la raccolta dati all’Istat per competenza e per continuità, e anche per dare alle statistiche relative alla violenza, che devono avere cadenza biennale, la stessa ufficialità e quindi pari dignità di quelle sul lavoro, sulla povertà e sui dati economici”.

Redazione Avanti!

 

Scrive Angioletta Massimino:
L’8 marzo è un giorno
di lotta e orgoglio

Giornata dedicata alla commemorazione delle vittime dell’incendio della fabbrica delle “camicette bianche”, avvenuto in America nel lontano 1911, il 25 di marzo (come ricordato anche nell’unica pubblicazione italiana, di Ester Rizzo: “Camicette bianche. Oltre l’8 di marzo”), ma anche di tutte le Donne che hanno subìto e continuano a subire violenze fisiche e psicologiche, fino all’omicidio.

La manifestazione socialista, svoltasi a Roma in Piazza Montecitorio, è stato il modo in cui le Donne Socialiste hanno voluto manifestare per i diritti delle Donne, per sollecitare il Parlamento ad approvare e finanziare il Piano previsto dal decreto-legge sul femminicidio, in applicazione della Convenzione di Istanbul.

È necessario fermare il femminicidio, fenomeno in aumento nel nostro Paese, attraverso la PREVENZIONE della violenza, PROTEZIONE delle Donne vittime di violenza, certezza delle pene per i colpevoli e POLITICHE di integrazione.

È necessario raggiungere la parità di RETRIBUZIONE e la PARI OPPORTUNITÀ nella rappresentanza.

È necessario, inoltre, rifinanziare la legge contro le mutilazioni genitali femminili e nominare una Ministra per le PARI OPPORTUNITÀ che dia voce al tema dei diritti.

Questi i temi portati all’attenzione di tutti!!

Bisogna anche combattere, però, affinché siano punibili, con certezza della pena, tutte quelle violenze psicologiche che le Donne sono costrette a subire in ambito familiare, che proprio per il fatto siano perpetrate da un familiare, si ritiene abbiano meno rilevanza!!! Questo tipo di violenza, al contrario di quanto si pensi, è terribile e pericolosa quanto quella fisica, o forse anche di più, proprio perché non è subito visibile e identificabile, ma capace di logorare e uccidere psicologicamente la vittima, fino a porla davanti ad un bivio: implodere, usando violenza contro se stessa, ricorrendo al suicidio, o esplodere, usando violenza contro il proprio carnefice.

Il più delle volte la vittima non trova la forza per esplodere, perché già distrutta psicologicamente dal proprio carnefice e, impossibilitata a reagire con forza, sceglie pertanto la prima soluzione perché la più vicina al proprio stato depressivo: implodere!!!

Vorrei proporre, dunque, all’attenzione dei lettori dei temi da affrontare ed approfondire perché la giornata dell’8 marzo non è ancora, purtroppo, una giornata di festa:

– a che punto sono i finanziamenti nelle rispettive Regioni per contrastare complessivamente la violenza alle donne?

– quali le iniziative intraprese, o che stanno per essere intraprese, per porre la questione della violenza alle donne all’attenzione dei cittadini?

Non ritengo ci sia alcunché da festeggiare fino a quando esisterà il problema della violenza sulle Donne, quindi l’8 marzo è da considerarsi “Un giorno di lotta e di orgoglio. Un grido di battaglia contro la violenza, la sopraffazione e la tortura psicologica, da qualsiasi genere esse provengano. Una battaglia di civiltà”.

Si smetta, pertanto, di fare gli auguri alle Donne e si lasci in pace la mimosa sugli alberi, il solo posto dove deve stare!!!

L’8 marzo è una giornata di commemorazione e non di festa!!!

Un tema, questo della violenza sulle Donne, che sta molto a cuore a noi Donne e che impegna giornalmente la testa e il cuore di chi, in quanto Donna, si sente violentata per ogni notizia di violenza su una Donna.

E’ importante che noi tutti ci si interroghi e si rifletta su quella che ormai è diventata una vera “mattanza”, una piaga sociale incancrenita, e tutti insieme dobbiamo assolutamente porvi rimedio, perché da soli siamo tutti piccoli, Uomini e Donne, ma assieme possiamo diventare GRANDI e fare GRANDI cose!!!

Dobbiamo riuscire, in qualunque modo, ad incidere sul tessuto sociale, sia per far sì che si riesca a prendere coscienza della gravità del problema, sia per portare le vittime di violenza a non sentirsi più sole e quindi a trovare il coraggio per condividere il proprio problema, il proprio dolore, la propria sofferenza, arrivando così all’abolizione di retrograde tradizioni e dannosi schemi del passato, legati all’omertà e quindi al SILENZIO.

Il SILENZIO e la cultura del SILENZIO, ammannita per secoli ad intere generazioni, è il problema più grave che abbiamo, specie in Sicilia, e contro cui dobbiamo fortemente lottare. Come disse qualcuno, “l’unica paura che ci è concesso di avere è solo quella di aver paura”.

Il SILENZIO sulle violenze subìte è una gravissima forma di mancanza di rispetto per se stessi, che abilita gli altri, nella loro perversa forma mentis, a continuare a mancarci di rispetto, il che ci rende complici di chi ci fa del male e corresponsabili della violenza subìta.

Il problema, purtroppo, è innanzitutto culturale, in Sicilia e ovunque, e parte sempre da una condizione di subcultura, di violento arcaismo che autorizza lo scempio e la brutalità nei confronti delle donne.

Sarebbe necessario, però, che anche gli Uomini, quelli dotati di un minimo di intelligenza e cultura necessari per avere rispetto delle Donne, si rendessero conto che per primi devono porsi in una condizione di ribellione nei confronti della violenza usata e perpetrata da altri uomini sulle Donne.

Dai signori Uomini ci aspettiamo una presa di coscienza riguardo al degrado in cui l’essere umano di genere maschile sta portando, eticamente, se stesso.

Se all’interno delle famiglie, questi criminali che usano violenza contro un familiare vengono protetti dal resto della famiglia, per paura di affrontare il giudizio dell’opinione pubblica (il cosiddetto “occhio sociale”), e quindi la vergogna, anziché dare giustizia, onore e rispetto a chi la violenza l’ha subìta e magari si ammala per questo, in Italia, e soprattutto in Sicilia, potrà cambiare ben poco.

Certo ne è passato di tempo e di cambiamenti ce ne sono stati rispetto all’evento datato 1965 quando Franca Viola di Alcamo rifiutò, a chi l’aveva rapita, il famoso matrimonio riparatore. Il suo è un nome da non dimenticare: quell’episodio, infatti, si collocò al centro di un decennio in cui si diffuse anche l’idea che la maternità non era un obbligo, ma una scelta.

Questo importante cambiamento fu dovuto al mutamento dei costumi sessuali, al diffondersi degli anticoncezionali, all’inizio della battaglia abortista.

Oggi la volontà, l’impegno, la pertinacia, la lotta per le cause giuste, possono cambiare anche tutto ciò che sembra immodificabile.

E qui in Sicilia l’immodificabilità è una cultura, è un “modus vivendi”, è rassegnazione gattopardesca.

È tempo di finirla, però, con questo modo di pensare e di essere, è tempo di tirare fuori il nostro orgoglio, la nostra dignità, il nostro onore di Donne Siciliane, per batterci da vincitrici per i nostri sacrosanti diritti, primo fra tutti il diritto al rispetto e alla nostra integrità fisica!!!

È tempo di svegliarci e di denunciare ad alta voce tutte le storture, le violazioni dei nostri diritti, le illiceità, le mafiosità, i soprusi, i ricatti, le minacce, le prepotenze, i compromessi propostici!
SVEGLIAMOCI DONNE E DICIAMO BASTA AL SILENZIO!

Le famiglie diventano luogo dove Donne e bambine corrono grandi pericoli, proprio in quell’ambiente che dovrebbe essere il luogo per loro più sicuro.

Per molte, la casa diventa il luogo della paura e della violenza, violenza esercitata da mariti, compagni, padri, fratelli; uomini verso i quali normalmente si dovrebbe poter avere un sentimento di piena fiducia.

Queste Donne vivono una tale sofferenza psicologica e fisica, da renderle incapaci di difendersi, di prendere decisioni, autonomamente, che tutelino loro stesse e i loro figli, ma soprattutto incapaci di chiedere aiuto.

I loro diritti vengono umiliati e le loro vite vengono messe a rischio dalle continue minacce e dalle azioni violente subìte, le loro speranze e il loro futuro compromessi per sempre, le loro vite spezzate.

La violenza, al contrario di quanto si possa pensare, è solo segno di debolezza. Dietro questa violenza c’è spesso una fragilità che non si riesce a riconoscere.

Nella stragrande maggioranza dei casi, c’è un’incapacità di stare nella relazione, di gestire conflitti, solitudini, paure d’abbandono, oppure paura di confrontarsi e di sentirsi inferiori, paure che sfociano in gravi complessi d’inferiorità, che per essere superati si ritiene l’unica strada possibile sia mostrare una propria superiorità fisica, usandola nel modo più basso e infimo possibile: la violenza!

Vorrei citare, a questo punto, i primi due articoli della tanto disattesa “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” (ONU 1948):

ART.1. – TUTTI GLI ESSERI UMANI NASCONO LIBERI ED EGUALI IN DIGNITA’ E DIRITTI. ESSI SONO DOTATI DI RAGIONE DI COSCIENZA E DEVONO AGIRE GLI UNI VERSO GLI ALTRI IN SPIRITO DI FRATELLANZA.

ART. 2. – COMMA 1. – AD OGNI INDIVIDUO SPETTANO TUTTI I DIRITTI E TUTTE LE LIBERTA’ ENUNCIATI NELLA PRESENTE DICHIARAZIONE, SENZA DISTINZIONE ALCUNA, PER RAGIONI DI RAZZA, DI COLORE, DI SESSO, DI LINGUA, DI RELIGIONE, DI OPINIONE POLITICA O DI ALTRO GENERE, DI ORIGINE NAZIONALE O SOCIALE, DI RICCHEZZA, DI NASCITA O DI ALTRA CONDIZIONE.

Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 54/134 con cui scelse la data del 25 novembre per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le Donne, in omaggio alle sorelle Mirabal, che ebbero il coraggio di lottare per la libertà politica del loro paese, la Repubblica Dominicana, opponendosi ad una delle tirannie più spietate dell’America Latina, quella del dittatore Rafael Leònidas Trujillo, giunto al potere nel 1930 attraverso elezioni truccate.

I più fondamentali diritti, quali la vita, la libertà, l’integrità corporea, la libertà di movimento e la dignità della persona, vengono violati giornalmente a discapito delle Donne.

La violenza sulle Donne non è un’emergenza, quindi, ma un fenomeno strutturale in una società che pone Uomini e Donne in una condizione di disparità, dove la Donna è vittima in una situazione di dominio, di possesso e d’inferiorità.

L’Italia è gravemente in ritardo riguardo alla prevenzione, protezione delle vittime e punizione dei colpevoli, infatti è solo di recente che si è giunti alla formulazione di una legge sul Femminicidio, dopo la ratifica della Convenzione di Istanbul.

La violenza sulle Donne va contrastata, soprattutto, con il cambiamento radicale di una cultura e di una mentalità inadeguate, con la rappresentanza appropriata delle Donne in ogni ambito della società, con un uso non sessista delle immagini, con un intervento fermo e repressivo da parte delle Istituzioni nei confronti degli uomini che commettono questi reati.

Diventa perciò indispensabile che il tema venga affrontato, proprio per la gravità che riveste, facendo ricorso a molteplici strumenti, quali programmi di educazione dei sentimenti e formazione sui diritti e doveri di maschi e femmine, azioni positive per l’uguaglianza di genere, l’introduzione di modelli positivi fin dalla Scuola materna.

Il proseguimento e il potenziamento delle buone pratiche realizzate in molte realtà, dovrebbero essere portati a sistema nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, per alleviare e prevenire comportamenti violenti. Necessario risulta, quindi, il mantenimento di risorse per i Centri antiviolenza e i programmi di tutela e reinserimento nella società e nel mondo del lavoro delle Donne maltrattate, nonché il sostegno agli Enti locali e alle numerose associazioni di volontariato, che intervengono quotidianamente.

Per questa ragione le Donne e gli Uomini Socialisti daranno il loro contributo, perché senza una vera partecipazione delle cittadine e dei cittadini alla cosa pubblica avremo sempre una democrazia imperfetta. Non possiamo più stare in attesa di tempi migliori, dobbiamo unirci per organizzare il nostro impegno, iniziando a trasformare le idee in azioni.

Abbiamo bisogno di un linguaggio comune per poter continuare a parlare, pianificare ed agire.

 Angioletta Massimino