Armi e Potere nel Rinascimento. Simbolismo del combattente

02. Armi e Potere“Armi e potere nel Rinascimento”. Il Polo Museale del Lazio da oggi porta a Roma, nella doppia sede di Castel Sant’Angelo e Palazzo di Venezia, una mostra dedicata interamente al mondo delle armi in età rinascimentale. La mostra è stata inaugurata ieri a Roma dal ministro per i Beni e le Attività Culturali Alberto Bonisoli. Armature intere, armi da difesa e offesa, armi da fuoco, elmetti, corsaletti, spade, alabarde, balestre e schiniere, in tutto 160 pezzi esposti fino all’11 novembre a Castel Sant’Angelo e a Palazzo Venezia. La rassegna, ideata e prodotta dal Polo Museale del Lazio diretto da Edith Gabrielli,in collaborazione con il Polo Museale dell’Emilia Romagna, è curata da Mario Scalini, grande esperto del settore.
Una rassegna ricca di circa 160 pezzi tra armature intere, armi da difesa e da offesa, armi da fuoco, elmetti, spade, corsaletti, balestre e schiniere. L’obiettivo è mostrare come le armi, nel Rinascimento, fecero veramente la Storia, diventando a tutti gli effetti dei manufatti di altissimo artigianato, in alcuni casi pari all’oreficeria.

Le armi, da sempre compagne di vita e di morte dell’Uomo, assunsero giusto nel Rinascimento una dimensione totalizzante, soprattutto in Italia. Il sistema di valori che le armi sottendevano, infatti, si spingeva allora ben oltre il loro uso concreto, ossia il ferire, l’uccidere il nemico o all’opposto il difendersi. In una società che avvertiva il combattimento o almeno la minaccia della lotta in termini ricorrenti o endemici, questo sistema coinvolgeva aspetti sociali e rituali, simbolici e iconografici. In questo modo si comprendono fra l’altro i tornei e i bagordi, autorappresentazioni rutilanti, spettacolari e truculente del ceto aristocratico e, appunto, combattente.01. Armi e Potere

La mostra affronta ogni aspetto di questo complesso intreccio fra armi e uomini, mitologia e rappresentazione del potere. Essa tiene conto fra l’altro della lunga tradizione dei manuali di arte militare, già in auge nell’età bizantina, come pure di alcune immagini-simbolo del tempo, che raffigurano gentiluomini e talora anche gentildonne corazzati di tutto punto. Partendo da queste straordinarie collezioni, per l’occasione restaurate e riordinate, una serie di prestiti internazionali e un raffinato allestimento fanno conoscere allo specialista e al normale visitatore dei musei un fenomeno rimasto per molto tempo nell’oscurità.

Diversi fattori concorsero a questa dimensione. Importanti furono ad esempio i progressi nel campo della tecnica: da solo, il rapido affermarsi della polvere da sparo diede il via a una sorta di escalation delle armi da fuoco – e naturalmente di adeguate contromisure difensive. Non minore peso ebbe l’assetto geo-politico: dal 1494 in avanti gli stati italiani divennero, di fatto, luoghi di scontro e di contese per le grandi potenze internazionali, prime fra tutte la Spagna e la Francia.
Ma il primato è tutto italiano, fu Milano già nel 1400 a inaugurare le armature in un periodo in cui lo studio dell’Anatomia umana era ancora agli albori.

“Sere d’Arte” e “In Musica” due cicli di concerti di ArtCity 2018

sere d'arteDue rassegne che riportano allo splendore repertori musicali preziosi nei luoghi più belli del patrimonio storico-artistico e archeologico di Roma e del Lazio.

Prendono il via Sere D’Arte e In Musica, due cicli di concerti nell’ambito di ArtCity 2018, la programmazione del Polo Museale del Lazio diretto da Edith Gabrielli, che da giugno a settembre offre ai cittadini della regione e ai tanti turisti in visita nel nostro Paese oltre 150 iniziative, fra arte, architettura, letteratura, musica, teatro, danza e audiovisivo e che nel 2017 ha registrato complessivamente quasi 600.000 presenze.

Entrambe le rassegne sono curate da Cristina Farnetti.

Sere d’Arte, dal 28 giugno al 13 settembre, nella splendida cornice di Castel Sant’Angelo, il Mausoleo di Adriano, si dedica alla musica classica e al repertorio barocco, eseguito con strumenti originali dell’epoca. 13 appuntamenti musicali, 46 artisti, 4 prime romane, 5 prime nazionali, 2 progetti “site specific” e un doppio omaggio a Claude Debussy per il centenario della morte: una programmazione di altissimo profilo incentrata sul mondo classico e barocco, ma con incursioni nel moderno, nel contemporaneo e aperture verso le tradizioni di paesi extraeuropei.

La rassegna si apre giovedì 28 giugno con Europa Galante, ensemble habitué dei palchi di prestigio internazionale diretto da Fabio Biondi, con il programma A. Vivaldi, Arie d’opera e Concerti che punta a far “riscoprire” una parte del repertorio meno noto del celebre autore. Ospite d’eccezione, per la prima volta a Roma, il mezzosoprano Vivica Genaux, interprete tra le più acclamate al mondo per il repertorio settecentesco e in particolare italiano. La serata sarà anche preziosa occasione per visitare la Cappella dei Condannati, cornice che ospita il concerto di Europa Galante, normalmente chiusa al pubblico.

Fabio Biondi ritorna, accompagnato dalla clavicembalista Paola Poncet, il giorno successivo, 29 giugno, con La storia del Violino in Italia (1700-1750), un recital che finalmente, per la prima volta, arriva a Roma. Si prosegue con il Paolo Pandolfo Ensemble il 6 luglio in Paris 1689. Rivoluzionari alla Corte del Re Sole, incentrato su un repertorio per viola da gamba, e con l’ensemble Cappella Neapolitana diretto da Antonio Florio e l’attore-cantante Pino De Vittorio il 14 luglio in NAPOLI! L’età d’oro della commedia per musica napoletana.

Giulio Scarpati darà poi voce all’Imperatore Adriano in Memorie di Adriano. Scarpati legge Yourcenar, il 19 luglio nel Cortile di Alessandro VI, nel primo dei 2 progetti speciali dedicati al monumento romano: un concerto-racconto liberamente tratto dal celebre romanzo di Marguerite Yourcenar, in esclusiva per Sere d’Arte.

Il celebre Quartetto Bernardini, con la stella mondiale del violino Cecilia Bernardini, sarà per la prima volta in Italia il 23 luglio con Mozart incontra Bach; il Maestro del clavicembalo Rinaldo Alessandrini il 27 luglio in un programma antologico dedicato a Bach; lo spagnolo Ensemble Dialoghi che, anch’esso per la prima volta in Italia, il 3 agosto propone I Quintetti per fiati e fortepiano di Mozart e Beethoven restituiti alla sonorità originale del clarinetto, oboe, fagotto e corno nella loro veste originaria di fine Settecento.

Il 9 agosto appuntamento con Midwinter Spring – Debussy I, il primo dei 2 omaggi che Sere d’Arte dedica a Claude Debussy, compositore cardine del Novecento, di cui cade quest’anno il centenario della morte. Alle musiche, il pianista Alessandro Stella.

Altri protagonisti di Sere D’Arte saranno la rinomata arpista greca Flora Papadopoulos, il 16 agosto con i suoi adattamenti per arpa in Unwritten. Dal violino all’arpa; Triolet (flauto traverso, viola e arpa), tre solisti protagonisti della scena europea, il 24 agosto in Rêverie – Debussy II, secondo omaggio a Debussy; il chitarrista cileno José Antonio Escobar il 30 agosto con Impresiones del Sur. La chitarra tra Spagna e Sud America, una panoramica sul repertorio classico novecentesco per chitarra.

Gran finale il 13 settembre: Sere d’arte chiuderà puntando i riflettori su un gioiello ritrovato. Prima dell’ultimo appuntamento musicale, verrà infatti presentata al pubblico una preziosissima spinetta della fine del ‘500, frutto di un lungo restauro che testimonia il forte impegno del Polo Museale del Lazio nel recupero e la valorizzazione delle collezioni permanenti. Subito dopo, in Le Muse di Vulcano. Musica, Armi e Amore ai tempi di Paolo III Farnese, la spinetta tornerà a suonare fra le mani di Maurizio Croci, nella Sala Paolina. La serata, che vedrà protagonista anche Evangelina Mascardi con la vihuela, strumento a pizzico in gran voga nella Spagna del Cinquecento, sarà caratterizzata da un programma tutto incentrato sulla figura del “cortegiano”, abile nell’uso delle armi ma anche uomo di lettere e arti. La spinetta sarà dunque il simbolico trait d’union fra le decorazioni rinascimentali della Sala Paolina e la mostra “Armi e potere nel Rinascimento Europeo” allestita negli spazi adiacenti che il pubblico potrà visitare nel corso della rassegna, entro le 19, con un biglietto unico.

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In Musica invece presenta dal 7 luglio al 22 settembre undici concerti di musica senza confini, al tramonto, in alcuni dei meravigliosi luoghi del patrimonio storico-artistico del Lazio: abbazie, musei, palazzi rinascimentali, chiese e siti archeologici ospiteranno un ciclo di concerti di rara qualità, in una panoramica di stili e contesti musicali diversi in grado di rendere unica l’esperienza di riscoperta di un Lazio forse meno conosciuto ma di straordinario valore storico-artistico e paesaggistico.

Si parte il 7 luglio al Museo Nazionale delle Navi Romane lungo le rive del lago di Nemi (Rm) con Corazón al Sur. Tanghi di ieri e di oggi, un viaggio tra presente e passato nella tradizione argentina del tango dove la protagonista sarà Nora Tabbush, cantante di Buenos Aires che approda al tango con lo spirito della ricerca delle radici, attività che affianca a quella concertistica dedicata al repertorio barocco.

Si prosegue con Laura Tabanera l’ 8 luglio all’Abbazia Greca di San Nilo a Grottaferrata (Rm) con il concerto danzato Tra Grecia e Sefarad; il Quartetto Delfico il 15 luglio al Palazzo Farnese di Caprarola (Vt), in un’esplorazione sonora che va dal classicismo viennese allo stile operistico italiano con Dal Salotto all’Opera; lo Stradella Young Project diretto da Andrea De Carlo il 20 luglio all’Abbazia di Casamari a Veroli (Fr) in Santa Editta, vergine e monaca, regina d’Inghilterra; i KlezRoym, uno dei più importanti complessi europei di musica Klezmer, il 22 luglio nella Chiesa di San Pietro a Tuscania (Vt) con KlezRoym. Onde di suono mediterranee.

Spazio al jazz poi con il maestro Enzo Pietropaoli insieme a Gabriele Mirabassi al clarinetto e Michele Rabbia alle percussioni e live electronic il 29 luglio al Monastero di San Benedetto Sacro Speco di Subiaco (Rm) in Gratia. Improvvisazioni e riletture contemporanee sulle antifone mariane; e ancora, il celebre pianista jazz Enrico Pieranunzi in duo con il chitarrista Stefano Cardi il 4 agosto nella Villa Giustiniani di Bassano Romano con il nuovo progetto America Sounds for Two.

L’arpa gesuita di Lincoln Almada sarà ospite il 18 agosto dell’Abbazia di Fossanova a Priverno (Lt) e il 19 agosto della Basilica di San Francesco a Viterbo con il viaggio sonoro Un solo cammino. Dai Conquistadores all’America Latina; la formazione Micrologus il 26 agosto eseguirà invece nella Cappella dell’Annunziata di Cori (Lt) un concerto dedicato alla musica medievale spagnola castigliana, Madre de Deus. Miracoli e pellegrinaggi dalle Cantigas de Santa Maria.

Ultimo appuntamento di “In Musica” il 22 settembre al Santuario Madonna della Quercia a Viterbo con Vergine Bella/Pulchra Virgo. Otto secoli di poesia e musica al femminile: un excursus, tra poesia e musica, di otto secoli sul tema della Vergine Bella di petrarchesca memoria, vero filo rosso che lega i versi di Dante e Petrarca, via via fino ad arrivare ad Alda Merini. Sguardi diversi che fanno della donna una musa irraggiungibile, la guida di un percorso filosofico, l’oggetto di liriche amorose.

CALENDARIO SERE D’ARTE

giovedì 28 giugno ore 21.00 – Cappella dei Condannati

A. Vivaldi, Arie d’opera e Concerti

Europa Galante

Vivica Genaux mezzosoprano

Fabio Biondi violino e direttore

venerdì 29 giugno ore 21.00 – Sala della Biblioteca

La storia del Violino in Italia (1700-1750)

Fabio Biondi violino

Paola Poncet clavicembalo

musiche di Corelli, Veracini, Locatelli, Tartini

venerdì 6 luglio ore 21.00 – Sala Paolina

Paris 1689. Rivoluzionari alla Corte del Re Sole

Paolo Pandolfo Ensemble

Paolo Pandolfo viola da gamba e direzione artistica

Amélie Chemin viola da gamba

Markus Hunninger clavicembalo

Thomas Boysen tiorba e chitarra barocca

musiche di Marais, Couperin, De Visée

sabato 14 luglio ore 21.00 – Sala della Biblioteca

NAPOLI! L’età d’oro della commedia per musica napoletana

Cappella Neapolitana

Pino De Vittorio tenore

Antonio Florio direttore

musiche di Provenzale, De Majo, Sarlo, Paisiello

giovedì 19 luglio ore 21.00 – Cortile delle Fucilazioni

Memorie di Adriano. Scarpati legge Yourcenar

Giulio Scarpati voce recitante

Luisa Prayer pianoforte

Federico Piccotti violino

con musiche di Debussy, Szimanowsky

lunedì 23 luglio ore 18.30 – Cappella dei Condannati

Mozart incontra Bach

Quartetto Bernardini

Alfredo Bernardini oboe

Cecilia Bernardini violino

Teresa Ceccato viola

Marcus van den Munckhof violoncello

musiche di Mozart, Druschetzky, J.Ch. Bach

venerdì 27 luglio ore 21.00 – Sala della Biblioteca

BACH

Rinaldo Alessandrini clavicembalo

venerdì 3 agosto ore 21.00 – Cappella dei Condannati

Mozart e Beethoven. I Quintetti per fortepiano e fiati

Ensemble Dialoghi

Cristina Esclapez fortepiano

Josep Domènech oboe

Lorenzo Coppola clarinetto

Pierre-Antoine Tremblay corno naturale

Javier Zafra fagotto

giovedì 9 agosto ore 21.00 – Cappella dei Condannati

Midwinter Spring – Debussy I

Alessandro Stella pianoforte

musiche di Kancheli, Part, Debussy

giovedì 16 agosto ore 21.00 – Cappella dei Condannati

Unwritten. Dal violino all’arpa

Flora Papadopoulos arpa barocca

musiche di Bach, Biber, Marini, Corelli

venerdì 24 agosto ore 21.00 – Cappella dei Condannati

Rêverie – Debussy II

Triolet

Manuel Zurria flauto

Luca Sanzò viola

Lucia Bova arpa

musiche di Ravel, Bax,Takemitsu

giovedì 30 agosto ore 21.00 – – Cappella dei Condannati

Impresiones del Sur. La chitarra tra Spagna e Sud America

José Antonio Escobar chitarra

musiche di Albeniz, Torroba, Rodrigo, Sáinz de la Maza, Crespo, Villa-Lobos

giovedì 13 settembre ore 18.30 Presentazione del restauro della spinetta, ore 20.30 concerto

Musica

Le Muse di Vulcano. Musica, Armi e Amore ai tempi di Paolo III Farnese

Maurizio Croci spinetta

Evangelina Mascardi vihuela

musiche di Cabezón, Henestrosa, Francesco da Milano, Capirola

INFO SERE D’ARTE

Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo

Lungotevere Castello, 50 – 00193 ROMA

In mostra al Vittoriano l’accanimento nazista contro i malati di mente

mostra vittorianoAl Vittoriano, sino al 14 maggio, è visitabile la mostra documentaria “Schedati, perseguitati, sterminati. Malati psichici durante il nazionalsocialismo”: testimonianza agghiacciante – nell’ abbondanza di documenti dell’epoca, foto, cartelle cliniche, biografie, tutti riprodotti in 50 pannelli – di quella che è stata la “Shoah dei disabili”. Una ricostruzione- fortemente voluta dalla Società tedesca di Psichiatria (DGPPN), insieme alla Fondazione Memoriale per gli Ebrei assassinati d’ Europa e alla Fondazione “Topografia del terrore” di Berlino – di quello che fu, dal 1 settembre 1939 (con decreto firmato dal Fuhrer, lo stesso giorno in cui iniziava la Seconda guerra mondiale) ai primi mesi del ’45, lo sterminio di più di 200.000 persone ricoverate in ospedali psichiatrici, perché ritenute inutile peso per la popolazione tedesca. Solo dagli anni ’80, la comunità scientifica tedesco-occidentale, dopo decenni di silenzio, iniziò a scandagliare nei fondali di questa “amnesia collettiva”: nel 2010 la Società di psichiatria della Germania riunificata, sotto la presidenza di Frank Schneider, riconobbe ufficialmente le responsabilità del passato per i crimini commessi.

La mostra, ideata appunto da Frank Schneider e curata da Petra Lutz con un’apposita commissione di storici, presentata la prima volta nel 2014 al Bundestag, è stata ospitata a Vienna, Londra e altre grandi città, e portata in italia dal Network Europeo per la Psichiatria psicodinamica , insieme alla Società Italiana di Psichiatria (SIP), al Polo Museale del Lazio (l’organismo periferico regionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, competente per più di 40 musei statali della regione) e all’ Agenzia per la Vita Indipendente (AVI). Col sostegno del ministero degli Esteri tedesco e il patrocinio dell’ Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) e dell’ Ambasciata tedesca in italia.
” Abbiamo voluto fortemente questa mostra – ha precisato, nella conferenza stampa d’apertura, Edith Gabrielli, Direttrice del Polo Museale del Lazio – per la sua capacità di contribuire a quell’ “educazione alla cittadinanza” che è proprio uno dei principali compiti dei Musei dello Stato ( in questo momento, il P.M. del Lazio accoglie. nei suoi Musei, oltre 40.000 ragazzi impegnati nei programmi “Scuola-lavoro”). Poi, per la grande precisione filologica dimostrata dagli organizzatori ( il progetto, nato in Germania, qui è stato perfezionato); e infine, per la capacità d’ un’ esposizione come questa di creare un vero e proprio “focus” sul tema della malattia mentale”.
“Già nel 1934- ha ricordato Frank Schneider, Presidente emerito della DGPPN – 400.000 cittadini tedeschi di entrambi i sessi, affetti da patologie mentali ritenute ereditarie e incurabili (schizofrenia, psicosi maniaco-depressiva,ecc…) furono sterilizzati contro la loro volontà, per effetto d’una specifica legge. Va detto, a onor del vero, che all’epoca, in gran parte dell’ ambiente scientifico europeo, era diffusa proprio quest’idea di ridurre il numero dei cittadini psicotici con la sterilizzazione forzata; poi, in Germania dal ’39 iniziò l’attuazione del famìgerato piano “Aktion T 4″, con la deportazione di piu’ di 70.000 persone da ospedali e manicomi, e la loro eliminazione in appositi centri (sino al ’40-’41). Anche dopo la sospensione del programma, decisa per l’ opposizione dei cittadini e delle Chiese, cattolica e anche protestante, l’uccisione dei disabili , psichici e a volte anche fisici, proseguì in forma saltuaria”.

“In realtà – ha precisato David Meghnagi,assessore alla Cultura dell’UCEI – persino nella socialdemocratica Svezia, pur con le dovute differenze rispetto alla Germania nazista, per decenni sono avvenute certe pratiche come la sperimentazione e la sterliizzazione forzata, nei confronti di centinaia di migliaia di cittadini (circa 600.000 persone son state oggetto di sterilizzazione, ed anche castrazione, forzate, dal 1935 al 1976, N.d.,R.). Questa mostra è importante, allora, sia come doveroso rendiconto col passato, sia, sul piano metodologico, perché ( sull’esempio, tra l’altro, del Museo dello “Yad Vashem” di Gerusalemme), dà grande rilievo alla memoria individuale, alla storia delle singole persone. Scelta che, più in generale, nelle società di oggi, sempre esposte al rischio di deviazioni totalitarie, è più che mai doverosa: appunto per evitare quella massificazione degli individui che può portare gradualmente al loro isolamento (anticamera, come rilevato, a suo tempo, da uno storico della Shoah quale Raul Hilberg, della loro possibile eliminazione fisica)”.

“Ci son voluti quasi 80 anni – ha ricordato, invece, Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di Psicologia – perché la SIP uscisse da quella che è stata su questo piano, anche in Italia,la rimozione del passato. La SIP, infatti, non propugnò mai, e anzi avversò, le aberranti teorie psichiatriche naziste; però collaborò attivamente col regime fascista, aderendo sia al razzismo coloniale (sino alle prime leggi razziali, “antiindigeni africani” del ’35), sia – unica tra le società scientifiche italiane – alle vergognose leggi razziali del ’38, per diretta volontà del presidente di allora, Arturo Donaggio”. La sezione aggiuntiva della mostra, pensata appositamente per l’Italia, è dedicata infatti a “Malati, manicomi e psichiatri in Italia”, dal Ventennio alla Seconda guerra mondiale: “Durante l’occupazione tedesca del ’43- ’45”, ricorda Gerardo Favaretto, Vicepresidente SIP, ” sia nei territori direttamente annessi dalla Germania ( Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia) che nello stesso Veneto, ci furono – senza quasi alcuna opposizione da parte italiana- vari prelievi di handicappati psichici a Trieste, in Alto Adige, a Venezia e Treviso”.
” Quest’esposizione – sottolinea l’architetto Gabriella Musto, direttrice del Vittoriano – è una tappa importante nella storia di questo monumento, che rappresenta il monumento degli italiani per eccellenza, un “santuario laico” della nostra vita civile; una mostra su un tema di grande rilievo sociale, di speciale importanza in un momento della storia così difficile, dove sono sempre in agguato nuove forme di intolleranza. Faremo aperture programmate della mostra, con visite guidate, specificamente per le scuole; il tutto, inquadrato in quel processo di nuova valorizzazione del Vittoriano che ha portato, in un anno e mezzo, a un incremento del 50% circa delle visite turistiche (che oggi sono circa 2 milioni all’anno): col recupero, anche, di importanti suoi spazi prima interdetti al pubblico, come anzitutto il sommoportico e la gipsoteca”.

Fabrizio Federici