Psi Umbria. “Necessaria una coalizione riformista”

umbria“Dopo la disfatta alle ultime elezioni politiche, il centrosinistra umbro subisce innegabilmente un’altra sconfitta anche alle amministrative, ma non tutto nella nostra regione è addebitabile al trend nazionale, come dimostrano i casi di Terni e Umbertide, dove la consiliatura è terminata in anticipo a causa delle divisioni interne al Partito democratico. A Spoleto l’apparentamento ha dimostrato che la somma matematica non corrisponde a quella politica”. Questo il commento della segreteria regionale dell’Umbria del Partito socialista dopo l’ultima tornata elettorale che ha riguardato anche le amministrazioni comunali umbre.

“Da tempo, come socialisti – proseguono dalla segreteria umbra del Psi –, sosteniamo la necessità di rilanciare una coalizione riformista che nel corso degli anni si è andata sempre più deteriorando e disgregando sul piano politico e programmatico. Pensiamo che il Partito democratico avrebbe fatto bene a valorizzare le forze politiche della coalizione, a vantaggio del pluralismo e della rappresentanza. Si è preferito scegliere di perseguire un disegno egemonico, che forse ha saputo conquistare solo qualche singolo esponente politico, ma non certo gli elettori, ormai sempre più delusi”.

“Del resto, le poche affermazioni positive per il centrosinistra – aggiungono dal Psi dell’Umbria – si sono avute, non per caso, solo nei Comuni in cui si è saputo valorizzare il pluralismo all’interno della coalizione. Il Psi dell’Umbria non intende arrendersi dinanzi al declino politico della coalizione ed intraprenderà sin d’ora tutte le iniziative necessarie per il rilancio effettivo dell’area riformista nella nostra regione”.

“In tal senso – concludono i socialisti umbri –, rivolgiamo un appello a tutte le forze politiche e civiche che condividano con noi l’esigenza di contrastare le derive populiste e massimaliste sempre più presenti anche nei nostri territori”.

Bolzano. Psi, un decalogo per le elezioni di ottobre

bolzano

Bolzano. In preparazione della scadenza elettorale di ottobre, la Segreteria del PSI sta mettendo a punto un decalogo programmatico che prevede, tra gli altri, interventi essenziali inerenti la sanità e l’assistenza sanitaria.

I socialisti sottolineano che oltre ai previsti forti investimenti strutturali già impegnati nella realizzazione di ampliamenti e adeguamenti ospedalieri nella prossima legislatura, tra le tante sfaccettature della sanità, necessita intervenire su alcuni punti che rappresentano criticità e che dovranno trovare soluzioni nuove ed urgenti nei prossimi mesi e soprattutto negli impegni della prossima legislatura, al fine di rendere fruibile al cittadino un servizio pubblico migliore e più efficiente.

Abbiamo individuato i seguenti settori che richiedono interventi migliorativi:

Il primo riguarda i medici di base,
Il secondo riguarda i referti medici,
Il terzo aspetto riguarda le grandi difficoltà riscontrate nella tutela della privacy,
Il quarto punto è collegato alla funzione delle farmacie private,
Il quinto aspetto riguarda l’assistenza medica per gli eventi sportivi.

I socialisti si impegneranno nei prossimi mesi a sostenere interventi nel settore sanitario, che possano migliorare in modo sostanziale i punti critici evidenziati.

Alessandro Bertinazzo
Segretario PSI dell’Alto Adige

Comunali. Nencini, divisioni hanno reso sinistra debole

elezioni-scrutatore“Al ballottaggio vanno superate le divisioni che in troppe città italiane hanno reso più debole la sinistra riformista”. È il commento del senatore Riccardo Nencini ai risultati delle amministrative. “Va aperta ora la strada dell’Alleanza per la Repubblica, di fronte a un centro destra unito nei comuni e diviso in tre parti a Roma”. Nencini ricordando che “i socialisti sosterranno i candidati a sindaco del centro sinistra”, ha così commentato il turno elettorale amministrativo di domenica che ha chiamato al voto 7 milioni di italiani in 760 Comuni, con un’affluenza in calo rispetto alle precedenti amministrative e di poco superiore al 60 per cento. Lo spoglio ancora non del tutto completo e il subentrare del secondo turno nelle sfide principali, fa si che per avere un quadro più realistico sarà necessario aspettare i ballottaggi.

Emergono però dei dati. Quello di un Movimento 5 Stelle in affanno rispetto alla Lega che continua invece la sua marcia. A Roma si votava in due municipi. Poca cosa ovviamente. Entrambi a quida uscente M5S. In entrambi i pentastellati ne escono sconfitti dopo la grande ubriacatura che ha portato Virginia Raggi alla guida della Capitale. Un voto che comunque ha la sua valenza perché non arriva su un’onda emotiva ma costituisce un giudizio, anche se limtato, sul lavoro della giunta pentastellata.

Chi ha il vento in poppa e la Lega che ha portato il centrodestra alla vittoria in molti comui da Nord a Sud. A Treviso Mario Conte ha già conquistato la poltrona di sindaco, facendo tornare al potere la Lega. Centrodestra in vantaggio anche a Vicenza dove Francesco Rucco ha evitato il ballottaggio, Sondrio, Viterbo, Terni, Brindisi, Catania e Siracusa. Il centrosinistra, invece, è avanti ad Ancona, Siena (con il 27,4% per cento) e Brescia con Emilio Del Bono (Pd) che ha ottenuto la riconferma al primo turno con il 53,9%.

Il Movimento Cinque Stelle, dopo la vittoria alle politiche di marzo, ha dimostrato difficoltà sul territorio, conquistando qualche ballottaggio (Avellino), a Ivrea, la città di Casaleggio, dove il candidato grillino è arrivato quarto.

Il centrosinistra nel suo complesso ha segnato un arretramento rispetto al 2013 quando conquistò 14 dei 20 capoluoghi al voto. Ora, invece, ha perso Catania. A Siena, il sindaco dem uscente Bruno Valentini dovrà scontrarsi al ballottaggio contro Luigi De Mossi del centrodestra. A Terni, il candidato di centrosinistra Luigi Angeletti è restato fuori dal secondo turno. A Massa (Carrara) sarà ballottaggio tra Alessandro Volpi del centrosinistra e Francesco Persiani del centrodestra, mentre a Imola, provincia di Bologna, le urne hanno decretato un inedito ballottaggio tra Carmen Cappello del Pd e Manuela Sangiorgi del M5S. Ballottaggi tra centrodestra e centrosinistra anche a Sondrio, Teramo, Brindisi. Ad Ancona, unico capoluogo di regione al voto, c’è stato un crollo dell’affluenza rispetto alle politiche (54 per cento contro il 75 per cento del 4 marzo) e sarà ballottaggio tra Valeria Mancinelli del Pd e il centrodestra, che sostiene il civico Stefano Tombolini.

“Il Pd deve cambiare da cima a fondo, ma la notizia della sua morte era fortemente esagerata. C’è bisogno di alternativa al Governo a guida Salvini”, ha detto su Twitter l’ex premier Paolo Gentiloni.

Nencini: “Salvini continua a fare campagna elettorale”

salvini di maioIl governo ha giurato solo pochi giorni fa e solo ieri, dopo quella del Senato, ha ottenuto il voto positivo della Camera. E Salvini, invece di sedere nel ufficio del Ministero degli Interni, è di nuovo in campagna elettorale. Questa volta in Puglia, a Brindisi a sostegno del candidato sindaco della Lega Massimo Ciullo. “Il ministro dell’Interno – è il commento del Segretario del Psi Riccardo Nencini – continua a battere l’Italia in campagna elettorale. Ieri era a Brindisi, dove si vota per il rinnovo del comune. È la prima volta, nella storia della Repubblica, che il titolare della sicurezza nazionale e garante dell’imparzialità delle Istituzioni statali si getta a capofitto nella bagarre. Dovrebbe stare un passo indietro a tutela di tutti. E invece…”. A Brindisi il centrodestra si presenta diviso: la Lega e Forza Italia hanno rotto. A gennaio scorso fu proprio Salvini ad annunciare con un video la candidatura dell’avvocato Ciullo, una fuga in avanti che non piacque a Forza Italia. Il coordinatore regionale azzurro Luigi Vitali, da sempre fedelissimo di Berlusconi, contestò il metodo e scelse un’altra strada e un altro candidato. Un altro ministro che andrà a spasso per il Paese è Luigi Di Maio titolare del Ministero del Lavoro che invece si sposterà per sostenere il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Gianluca Serra. Alleati al governo che si fronteggiamo alle amministrative. Il test non sarà di poco valore. Potrebbe infatti dare un segno sugli equilibri interni alla maggioranza.

Salvini e Di Maio affondano le borse. Risale lo spread

Borsa-rialzo-Letta

Ancora un governo non c’è. Dopo oltre due mesi di trattative i vincitori delle elezioni non sono ancora astati in grado di raggiungere un accordo per Palazzo Chigi. E gli effetti di questo prolungato stallo si stanno manifestando. Ieri la tirata di orecchie dell’Unione Europa preoccupata per la tenuta dei conti del paese. Un monito che ha lasciato un segno nonostante M5S e Lega abbiano assicurato che la trattativa per il governo è in chiusura. Ieri il contratto di governo era stato pubblicato dall’Huffington Post. “È una versione vecchia che è stata già ampiamente modificata nel corso degli ultimi due incontri del tavolo tecnico” assicurano i vertici dei partiti. Eppure il solo adombrare l’ipotesi delle uscita dall’Euro, ha fatto agitare le acque della borsa ed è bastato per far balzare lo spread Btp-Bund decennali in avvio a 137 punti in una Piazza Affari in affanno che scende di quasi tre punti percentuali.

Ma a pesare sui mercati anche il monito arrivato dall’Europa, che ha richiamato l’Italia al rispetto delle regole del patto di stabilità. A Milano il Ftse Mib ha segnato un calo dello 0,70% a 24.133 punti, mentre Londra ha guadagnato lo 0,20%, Francoforte lo 0,18% e Parigi lo 0,07%. È evidente che le rassicurazioni da parte di Lega e Cinquestelle non sono bastate. Nel Vecchio Continente, così come dall’altra parte dell’Atlantico, le preoccupazioni per il contenuto della bozza di contratto restano forti. In particolare, sono le parti sulla finanza pubblica, elencate a pagina 38 del documento, a scuotere maggiormente le sale operative. Nella bozza, Lega e M5S chiedono alla Banca centrale europea di Mario Draghi di cancellare 250 miliardi di titoli di Stato. “La loro cancellazione vale circa 10 punti percentuali”, si legge nel documento.

Ieri sera Wall Street ha chiuso in calo, con il Dow 30 in flessione dello 0,78% a 24.706 punti e il Nasdaq dello 0,81% a 7.351. A Tokyo il Nikkei 225 ha perso lo 0,44% a 22.717. Sull’indice principale della borsa milanese soffrono i bancari, con ribassi oltre il punto percentuale per Ubi Banca e Banco Bpm. Unicredit cede lo 0,78% e Intesa Sanpaolo lo 0,83%. Male le utility, con ribassi oltre l’1% per Snam, A2A ed Enel. Vendite su Atlantia, Prysmian, Generali, Recordati e Moncler. Corrono, invece, Saipem, in rialzo del 2,44%, e Mediaset, in progresso del 2%.

L’aumento dello spread si è poi accompagnato a quello dei carburanti alla pompa, con il barile che prosegue il cammino verso gli 80 dollari. Stamattina Ip ha aumentato di un centesimo al litro i prezzi consigliati di benzina e diesel. In base alle elaborazioni di Staffetta quotidiana sulle medie dei prezzi praticati e comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico, il prezzo medio di benzina self service è di 1,615 euro/litro (+2 millesimi, pompe bianche 1,591), diesel a 1,487 euro/litro (+3, pompe bianche 1,466). Benzina servito a 1,728 euro/litro (+3, pompe bianche 1,632), diesel a 1,603 euro/litro (+3, pompe bianche 1,507). Gpl a 0,635 euro/litro (+1, pompe bianche 0,621), metano a 0,961 euro/kg (-1, pompe bianche 0,952).

Insomma il governo ancora non c’è, ma gli effetti del sodalizio tra Cinque stelle e Lega già si fa sentire.

Nencini: “Un disegno nuovo per il centrosinistra”

Psi-Bandiera

“I socialisti ritengono sia giunto il momento di far pesare il loro patrimonio politico-culturale troppo a lungo negletto dalle altre componenti dell’area di centrosinistra per proporre ai cittadini una visione del futuro del nostro paese che sappia coniugare i valori del socialismo democratico e le emergenze storiche in cui ci troviamo”. È quanto si legge nell’appello pubblicato sul sito del partito socialista. Un appello con molte firme, a cominciare da quella del segretario del Partito Riccardo Nencini, a cui si aggiungono quelle di molte personalità del mondo socialista.

Dal 4 marzo, giorno delle elezioni, il Paese sta entrando un vicolo sempre più stretto la cui via di uscita è sempre più stretta. “Una scelta di irresponsabilità” come la ha definita il segretario del Psi Riccardo Nencini, “fatta da Salvini e Di Maio crea lo scenario preoccupante di una ‘Repubblica prigioniera’ di due forze che vogliono giocare un derby sulla pelle degli italiani”. Nencini ha inviato questa mattina una lettera aperta a tutti i leader dei partiti del Centrosinistra, invitando a mettere da parte il passato e a trovare, in vista del voto, “le ragioni della maggiore unità possibile”. Inoltre ha rivolto un appello, rivolto oltre che a tutta la sinistra italiana, anche al mondo cattolico, laico, democratico, dei radicali e degli ambientalisti contiene una chiamata alle armi per “conferire sovranità ad un disegno nuovo”, spiega Nencini.

Da dove nasce questo appello?
Il sistema politico italiano è di fronte a una svolta. Due forze che hanno contrabbandato agli italiani di aver vinto le elezioni e irresponsabilmente non lavorano per formare un governo ma lavorano esclusivamente per interessi di parte. Lo scenario è di elezioni in tempi rapidi. Sarebbe una impostura votare di luglio, perché una parte delle forze politiche, dovendo presentare le firme, non sarebbe in grado di presentarsi alle elezioni. E ciò significa una lesione insopportabile per la democrazia italiana. Inoltre avremmo un ulteriore abbassamento della partecipazione al voto. Bisogna che il centrosinistra italiano si prepari a costruire una concentrazione repubblicana per fronteggiare il pericolo di un doppio populismo che porterebbe l’Italia in una posizione marginale in Europa e rappresenterebbe una profonda lesione per la democrazia italiana per la forte carica di bonapartismo che entrambe le forze manifestano.

Quindi come deve strutturarsi il centrosinistra?
Bisogna che il centrosinistra dalla sinistra di Leu fino ai cattolici democratici, metta insieme, coinvolgendo la società di mezzo e l’associazionismo, coinvolgendo i sindaci civici di molte città italiane, parte della loro sovranità da conferire a un disegno nuovo. E devono farlo rapidamente per mettere in campo un progetto che sia competitivo e faccia da sbarramento rispetto questi due populismi differenti.

Si può dire che Lega e 5 Stelle si sono presentati come i salvatori della patria e invece hanno portato il Paese alla paralisi?
Certo. Anche perché ad oggi sono venuti meno ad ogni forma di responsabilità. Anche perché agli italiani va ricordata una cosa. Prima chi prendeva il 40% dei voti conquistava la maggioranza. Ora non è più così. Quindi il risultato più probabile di elezioni anticipate è che si ricrei la stessa situazione di ora. Per questo abbiamo proposto un governo istituzionale che sbarrasse la strada all’aumento dell’Iva, preparasse l’Italia al vertice europeo di giugno in modo tale da porre con forza la revisione del trattato di Dublino, modificasse la legge elettorale oltre che affrontare alcuni temi di riforma istituzionale. Poi andare al voto.

Ad oggi i numeri per questa ipotesi non ci sono…
Ma questo non vuole dire che non sia una buona proposta. Ma entrambi, Di Maio e Salvini, giocano una partita che è quella della irresponsabilità. Non sono statisti, sono capi di forze politiche. L’appello a tutti i socialisti nasce da qui. Vi sono due passi da fare. Il primo passo è quello di riportare dentro la stessa casa tutto il mondo socialista. Ma questo ritorno a casa è propedeutico a tenere insieme una comunità che lavori con più determinazione per mettere in campo un centrosinistra più competitivo e diverso da quello delle ultime elezioni.

Quanto è forte il rischio di una Italia che diventa marginale in Europa?
Vedo due rischi. Una lesione grave per il sistema istituzionale italiano, che è già fragile. Infatti aveva un senso già 40 anni fa parlare di grande riforma, ma il significato è ancora valido. E inserire elementi di bonapartismo in un sistema che ha le sue fragilità, rischia di portare il paese davanti al precipizio. Seconda preoccupazione è quella di portare l’Italia ai margini dell’Unione europea nel momento in cui si continua a minacciare il referendum sull’Euro, si continua a minacciare l’uscita dall’Unione . Questo ci rende più deboli e rende marginale un sistema politico economico e ricordo anche che gran parte della campagna elettorale Salvini la ha fatta sui dazi. Su un protezionismo che sarebbe lesivo degli interessi italiani.

In Germania hanno trovato un accordo dopo un anno dalle elezioni pur di non tornare al voto.
Vi è una differenza abissale. Da loro hanno discusso a lungo due forze politiche figlie di due tradizioni culturali forti in Europa: quella cattolica e quella socialista. Qui hanno vinto due populismi. Gli italiani li hanno scelti. Ora formino un governo. Ma non pretendano di riportare gli italiani al voto con una legge elettorale immutata e quindi con il risultato che salvo variazioni marginali, non produrrebbe effetti diversi. Non sarebbe dissimile da quello che è successo tre il 1915 e il ‘18 sul fronte francese, dove un giorno avanzava di un chilometro la truppa tedesca e il giorno dopo quel chilometro veniva riconquistato dai francesi.

Daniele Unfer

UN DISEGNO NUOVO

Psi-Bandiera

“I socialisti ritengono sia giunto il momento di far pesare il loro patrimonio politico-culturale troppo a lungo negletto dalle altre componenti dell’area di centrosinistra per proporre ai cittadini una visione del futuro del nostro paese che sappia coniugare i valori del socialismo democratico e le emergenze storiche in cui ci troviamo”. È quanto si legge nell’appello pubblicato sul sito del partito socialista. Un appello con molte firme, a cominciare da quella del segretario del Partito Riccardo Nencini, a cui si aggiungono quelle di molte personalità del mondo socialista.

Dal 4 marzo, giorno delle elezioni, il Paese sta entrando un vicolo sempre più stretto la cui via di uscita è sempre più stretta. “Una scelta di irresponsabilità” come la ha definita il segretario del Psi Riccardo Nencini, “fatta da Salvini e Di Maio crea lo scenario preoccupante di una ‘Repubblica prigioniera’ di due forze che vogliono giocare un derby sulla pelle degli italiani”. Nencini ha inviato questa mattina una lettera aperta a tutti i leader dei partiti del Centrosinistra, invitando a mettere da parte il passato e a trovare, in vista del voto, “le ragioni della maggiore unità possibile”. Inoltre ha rivolto un appello, rivolto oltre che a tutta la sinistra italiana, anche al mondo cattolico, laico, democratico, dei radicali e degli ambientalisti contiene una chiamata alle armi per “conferire sovranità ad un disegno nuovo”, spiega Nencini.

Da dove nasce questo appello?
Il sistema politico italiano è di fronte a una svolta. Due forze che hanno contrabbandato agli italiani di aver vinto le elezioni e irresponsabilmente non lavorano per formare un governo ma lavorano esclusivamente per interessi di parte. Lo scenario è di elezioni in tempi rapidi. Sarebbe una impostura votare di luglio, perché una parte delle forze politiche, dovendo presentare le firme, non sarebbe in grado di presentarsi alle elezioni. E ciò significa una lesione insopportabile per la democrazia italiana. Inoltre avremmo un ulteriore abbassamento della partecipazione al voto. Bisogna che il centrosinistra italiano si prepari a costruire una concentrazione repubblicana per fronteggiare il pericolo di un doppio populismo che porterebbe l’Italia in una posizione marginale in Europa e rappresenterebbe una profonda lesione per la democrazia italiana per la forte carica di bonapartismo che entrambe le forze manifestano.

Quindi come deve strutturarsi il centrosinistra?
Bisogna che il centrosinistra dalla sinistra di Leu fino ai cattolici democratici, metta insieme, coinvolgendo la società di mezzo e l’associazionismo, coinvolgendo i sindaci civici di molte città italiane, parte della loro sovranità da conferire a un disegno nuovo. E devono farlo rapidamente per mettere in campo un progetto che sia competitivo e faccia da sbarramento rispetto questi due populismi differenti.

Si può dire che Lega e 5 Stelle si sono presentati come i salvatori della patria e invece hanno portato il Paese alla paralisi?
Certo. Anche perché ad oggi sono venuti meno ad ogni forma di responsabilità. Anche perché agli italiani va ricordata una cosa. Prima chi prendeva il 40% dei voti conquistava la maggioranza. Ora non è più così. Quindi il risultato più probabile di elezioni anticipate è che si ricrei la stessa situazione di ora. Per questo abbiamo proposto un governo istituzionale che sbarrasse la strada all’aumento dell’Iva, preparasse l’Italia al vertice europeo di giugno in modo tale da porre con forza la revisione del trattato di Dublino, modificasse la legge elettorale oltre che affrontare alcuni temi di riforma istituzionale. Poi andare al voto.

Ad oggi i numeri per questa ipotesi non ci sono…
Ma questo non vuole dire che non sia una buona proposta. Ma entrambi, Di Maio e Salvini, giocano una partita che è quella della irresponsabilità. Non sono statisti, sono capi di forze politiche. L’appello a tutti i socialisti nasce da qui. Vi sono due passi da fare. Il primo passo è quello di riportare dentro la stessa casa tutto il mondo socialista. Ma questo ritorno a casa è propedeutico a tenere insieme una comunità che lavori con più determinazione per mettere in campo un centrosinistra più competitivo e diverso da quello delle ultime elezioni.

Quanto è forte il rischio di una Italia che diventa marginale in Europa?
Vedo due rischi. Una lesione grave per il sistema istituzionale italiano, che è già fragile. Infatti aveva un senso già 40 anni fa parlare di grande riforma, ma il significato è ancora valido. E inserire elementi di bonapartismo in un sistema che ha le sue fragilità, rischia di portare il paese davanti al precipizio. Seconda preoccupazione è quella di portare l’Italia ai margini dell’Unione europea nel momento in cui si continua a minacciare il referendum sull’Euro, si continua a minacciare l’uscita dall’Unione . Questo ci rende più deboli e rende marginale un sistema politico economico e ricordo anche che gran parte della campagna elettorale Salvini la ha fatta sui dazi. Su un protezionismo che sarebbe lesivo degli interessi italiani.

In Germania hanno trovato un accordo dopo un anno dalle elezioni pur di non tornare al voto.
Vi è una differenza abissale. Da loro hanno discusso a lungo due forze politiche figlie di due tradizioni culturali forti in Europa: quella cattolica e quella socialista. Qui hanno vinto due populismi. Gli italiani li hanno scelti. Ora formino un governo. Ma non pretendano di riportare gli italiani al voto con una legge elettorale immutata e quindi con il risultato che salvo variazioni marginali, non produrrebbe effetti diversi. Non sarebbe dissimile da quello che è successo tre il 1915 e il ‘18 sul fronte francese, dove un giorno avanzava di un chilometro la truppa tedesca e il giorno dopo quel chilometro veniva riconquistato dai francesi.

Daniele Unfer

PROVE DI DIALOGO

fico-mattarella

Positivo l’esito del mandato esplorativo. Lo ha riferito oggi pomeriggio Roberto Fico al presidente della Repubblica. Adesso ci vorrà ancora qualche giorno per capire se esistono davvero le condizioni per un accordo tra 5Stelle e Pd. “In questi giorni ci sarà dialogo in seno alle due forze politiche. Credo sia importante, ragionevole e responsabile rimanere sui temi e sui programmi”, spiega lo stesso presidente della Camera. Il confronto, dunque, è aperto.

A rischiare di più in questa guerra di nervi è il Partito Democratico. La base dem è in rivolta. Alla maggior parte degli iscritti non è piaciuta l’apertura di Maurizio Martina al mondo grillino. Agli esponenti delle correnti di Franceschini, Orlando ed Emiliano, invece, andrebbe bene un Governo con i 5Stelle. Il redde rationem andrà in scena il 3 maggio prossimo, durante la Direzione Nazionale che, a questo punto, rischia di trasformarsi in una conta sanguinosa destinata a mietere vittime illustri. Dopo aver caldeggiato l’accordo con il M5s il segretario reggente, in caso di sconfitta, sarebbe costretto ad un passo indietro. E considerata la maggioranza renziana in Direzione, assolutamente contraria al patto con Di Maio, la minaccia è più che concreta.

Annusato il pericolo, dopo il secondo incontro con Fico, Martina ha riconosciuto “le difficoltà e le differenze che animano il confronto ed è giusto dirlo per serietà e responsabilità. Siamo forze diverse con punti di vista a volte molto diversi”. Non mancano i problemi, dunque. Anche se sono stati compiuti “passi avanti importanti che vogliamo riconoscere”. Ben accolte, però, le frasi di Di Maio, che ha chiuso una volta per tutte il forno con la Lega: “Su questo sono state dette parole molto importanti che vogliamo riconoscere”. Gelo dalle truppe renziane. Per ora i colonnelli dell’ex premier si dicono favorevoli al confronto, ma la linea resta quella di sempre: “Mai ad un accordo con i 5 Stelle”.

Sulla stessa lunghezza d’onda gli alleati del Pd. “Non ho motivo di cambiare opinione. Dai 5 Stelle ci divide una visione della politica e, aggiungo, la rapidità trasformista rispetto ai programmi da realizzare”, ha detto Riccardo Nencini, segretario del Psi. Il leader socialista chiede con urgenza un confronto con gli altri componenti della coalizione di centrosinistra: “Ciascuno valuterà nei propri organi la posizione da assumere. Bisogna convocare la coalizione per verificare se ci sia una linea comune. Qualcuno mi spieghi se c’è una ragione per non farlo”.

Anche Luigi Di Maio ha i suoi problemi da risolvere. Prima il tentativo con la Lega, poi l’abboccamento con il Pd: gli attivisti pentastellati cominciano a storcere il naso. Ora è il capo politico a chiedere responsabilità. “Abbiamo il 32 per cento – dice Di Maio –. Non siamo autonomi e stiamo cercando di portare un buon contratto al rialzo non al ribasso che possa risolvere i problemi degli italiani. Ai cittadini interessa avere un reddito di cittadinanza che gli consenta di integrare il loro reddito oppure che due forze politiche litighino per l’eternità?”. Il messaggio a Mattarella è chiaro: “Se si riescono a fare le cose, bene. Altrimenti si torna al voto”.

F.G.

Governo. Damato: “Soluzione crisi lontana”

Palazzo Chigi

“L’ultimo giro ? Non direi. Ritengo ancora lontana la soluzione della crisi. Non si riesce a capire se sia davvero chiusa, come annunciato da Di Maio, la ricerca di un’intesa fra il movimento 5 Stelle e la Lega, senza Forza Italia, o con Forza Italia domata al ruolo ancillare sino ad ora rifiutato da Berlusconi anche a costo di insulti”. È quanto afferma Francesco Damato, giornalista e noto commentatore politico, a cinquanta giorni dal voto e dopo i tentativi falliti di un accordo tra il movimento cinquestelle e la lega ci si interroga se siamo ormai all’ultmo giro. “D’altronde, le intenzioni e dichiarazioni dell’ancora aspirante ufficiale delle 5 Stelle a Palazzo Chigi andrebbero sottoposte ogni volta alla macchina della verità, secondo una battuta attribuita a Matteo Renzi. Se non fosse vera, sarebbe un peccato”.

Quante possibilità di riuscita ha il tentativo del presidente Fico?
La strada da esplorare indicata da Mattarella al presidente della Camera è oggettivamente molto stretta sia per la contraddittorietà del programma grillino, più volte modificato strada facendo, sia per il rischio che il Pd correrebbe, in caso di accordo, di cadere in un trappolone, lasciando alle cinque stelle i meriti degli eventuali provvedimenti positivi e facendosi accollare le responsabilità dei provvedimenti malriusciti o mancati, sia per i margini ristretti dell’eventuale maggioranza in Parlamento, specie al Senato. E’ una circostanza, questa, sulla quale di solito si riflette poco, come poco si è riflettuto per una maggioranza limitata alle 5 stelle e alla Lega, risicatissima anch’essa, sino a quando Di Maio non ha smesso, o fatto finta di smettere di cercarla. Non dimentichiamo poi le condizioni di obiettiva  difficoltà interne al Pd, per non parlare del magma grillino agitato come una maionese al solo comparire della possibilità che capiti ad un esponente diverso da Di Maio di giocarsi la carta di Palazzo Chigi.

Pare ormai definitivamente chiuso il forno che Di Maio aveva aperto con la Lega. Chi ha più responsabilità nel fallimento della trattativa?
Le responsabilità della crisi, direi, non ancora del sicuro fallimento dei rapporti fra Di Maio e la Lega, Salvini in particolare, sono di entrambi. Di Maio per avere scambiato il suo pur notevole 32 per cento dei voti del 4 marzo per il 51 per cento, dichiarandosi quindi indisponibile a discutere la sua ambizione alla presidenza del Consiglio. Salvini per avere fatto credere più volte a Di Maio, al di là dei rifiuti verbali, di poter rompere con Berlusconi: cosa che lo renderebbe prigioniero dei rapporti con Di Maio e gli farebbe saltare tutto il quadro delle amministrazioni locali del Nord

Ora se va male anche questo tentativo rimane solo un governo di garanzia con quali sbocchi?
Un governo di garanzia, come lo chiami, variante di tanti altri di cui si parla, tutti attivati praticamente da una iniziativa del capo dello Stato dettata dalle urgenze e scadenze, interne e internazionali, da lui stesso indicate nella denuncia dello stallo della crisi, rimane per me la previsione più logica. Che si è arricchita nelle ultime ore di uno scenario dirompente per il movimento grillino. E’ lo scenario di un governo istituzionale, o come altro vorremo e potremo chiamarlo, affidato al presidente della Camera. Che osa farebbero i grillini in quel caso? Voterebbero contro di lui? O lui rinuncerebbe per non essere processato, tra virgolette, dai compagni di partito?

Ci sarebbe anche un’altra strada: il voto anticipato a ottobre facendo proseguire il governo Gentiloni per le emergenze. Che ne pensi?
Il voto anticipato in ottobre col governo uscente di Gentiloni lo vedo difficile per due motivi. Primo, perché si dovrebbe tornare a votare probabilmente con questa legge elettorale, a rischio quindi di un altro risultato a vuoto. Secondo motivo, perché obiettivamente, al di là degli indubbi meriti di Gentiloni, il governo uscente è obiettivamente e politicamente obsoleto, a dir poco. Fargli gestire le elezioni anticipate sarebbe un regalo troppo grosso sia ai grillini sia ai leghisti.

Ida Peritore

Elezioni Molise. Riedizione del 4 marzo

Elezioni-regionali-Di Lello

Il voto regionale del Molise conferma sostanzialmente il risultato delle elezioni politiche del 4 marzo: la vittoria va alla coalizione di centrodestra che sostiene Donato Toma, ma i Cinquetelle sono la lista più votata. Male il centrosinistra.

Donato Toma, con i risultati di tutte le 394 sezioni, è il vincitore con la coalizione di centrodestra delle elezioni regionali in Molise. Una nuova tornata elettorale attende domenica prossima il Friuli Venezia Giulia. A Toma del centrodestra sono andate 73.229 preferenze pari al 43,46%. Al pentastellato Andrea Greco 64.875 voti (38,50%), a Carlo Veneziale del centrosinistra 28.818 (17,10%), 707 ad Agostino Di Giacomo di Casapound pari a 0.42%. Gli elettori molisani erano 331.253, di questi i votanti sono stati 172.823 (52,17%). Le schede non valide sono state 2.860, quelle bianche 1.462, quelle contestate 3.

I leader del centrodestra, alle prese con la formazione del governo nazionale, colgono questa occasione per chiedere al Capo dello Stato di assegnare alla stessa coalizione la guida di un esecutivo nazionale, conteso con i grillini, primo partito a livello nazionale dopo le elezioni del 4 marzo. Il neo-governatore molisano, Donato Toma, ha detto che si sta “preparando a lavorare per i molisani. Mi sono candidato per vincere e questo è il risultato per una campagna elettorale corretta, fatta spiegando cosa vogliamo fare per il Molise”, ha sottolineato Toma. “Al M5s dico basta polemiche – ha continuato – mettiamoci a lavorare”. Il risultato del Molise “farà capire ai nostri leader che il centrodestra è unito e non si può spaccare”.

“Il nostro Andrea Greco – afferma Luigi Di Maio – da solo, supera il 38%. Il Movimento 5 Stelle si conferma anche in Molise prima forza politica della Regione. Questo risultato è la dimostrazione che una larga parte del Paese ci chiede con forza di archiviare la vecchia politica e di far partire un governo del cambiamento”. Luigi Di Maio, capo politico e candidato presidente del Consiglio M5S, lo scrive su Facebook commentando il voto in Molise. “Non intendo lasciare questa richiesta inascoltata- dice Di Maio- Rimaniamo concentrati su questo obiettivo, fiduciosi di poter arrivare a dare al Paese un governo che finalmente lavori per i cittadini”. Salvini: da Italia idee chiare, Pd cancellato non può essere al governo “Italiani hanno le idee chiare, sinistra e Pd cancellate dalla faccia della terra”. Così Matteo Salvini, oggi a Trieste, prima tappa del suo tour odierno in Friuli Venezia Giulia ha commentato il voto in Molise. “Io penso – ha aggiunto – che il partito democratico per dignità non possa far parte di nessun governo”

“Dal Molise parte un segnale nazionale importante: il centrodestra unito ha la capacità di raccogliere il consenso degli italiani per guidare le regioni e il paese”. Sono le parole di Silvio Berlusconi, che ha commentato così l’esito delle elezioni in Molise. “Il messaggio degli elettori è stato chiaro, ora dobbiamo impegnarci con tutte le nostre energie per ripetere lo stesso successo in Friuli”, continua l’ex Cavaliere, che poi attacca i Cinque Stelle: “Il loro dilettantismo esce battuto e fortemente ridimensionato, rispetto al voto di protesta espresso dagli elettori alle politiche. I grillini si confermano non del tutto credibili per una funzione di governo”.

Male il Pd e il centrosinistra: “È un bruttissimo risultato – afferma Rosato del Pd – un risultato che ci aspettavamo quello molto negativo che sta arrivando in Molise; andrà meglio in Friuli Venezia Giulia”.