Intervista a Beppino Englaro, una lotta giusta

Beppe EnglaroHo conosciuto Beppino Englaro anni fa davanti a un caffè. Prima, per me Eluana Englaro era solo un caso da studiare, una storia di cronaca. Mi aspettavo un uomo stanco di una battaglia portata avanti per anni, provato dallo scontro con l’opinione pubblica.

Beppino invece mi si è subito parato davanti con una stretta di mano decisa. Quando mi parla agita le mani e mi guarda dritto negli occhi. Non ha paura delle sue opinioni. Non ne ha mai avuta.

Ci rivediamo dopo un po’ di tempo, di nuovo davanti a un caffè.

– Non sei cambiato per niente.

Sorride. Lo sguardo deciso è sempre lo stesso.

– Da Eluana a dj Fabo: Beppino, cosa è cambiato?

– Sono due storie diverse. Nel caso di Eluana la questione era l’autodeterminazione, diritto fondamentale costituzionale della persona. Nel caso del dj Fabo si contesta a Marco Cappato l’aiuto al suicidio. Ma la gente oggi è pronta ad affrontare il tema. Oggi ci sono sentenze della Cassazione e del Consiglio di Stato. Noi non avevamo nulla. Partivamo da zero.

Era tutta in salita. Oltre 20 anni di battaglie giudiziarie.

Poso la tazzina del caffè e gli domando se non ha mai pensato di mollare. Lui non mi fa neanche finire la domanda e il suo timbro di voce rauco si ingrossa.

– No. Non me lo potevo permettere. Per Eluana. Per quello in cui credo.

– In cosa credi? 

– Nel rispetto per le persone. Tutto lì. Se no che ci stai a fare al mondo?

Beppino è disarmante. Ti aspetti che ti racconti la sua storia con pietà. Invece la sua porta comunicativa è la decisione e la rabbia.

– Un quarto di secolo di battaglie legali per affermare che nessuno ti può condannare a vivere. Non così, come Eluana. L’Eluana di turno deve poter dare il dissenso informato. Noi non ci diamo la VITA, ma l’ESISTENZA sì.

– Beppino, chi era Eluana?

Si distende. Guarda in un punto lontano come se vedesse un film.

Sorride. Finalmente.

– Eluana era una potenza della natura. In una lettera che ci ha lasciato per Natale – era il 1991 –  scriveva “noi tre formiamo un nucleo molto forte basato sul rispetto e l’aiuto reciproco”. Ci diceva spesso “Non posso che essere vostra figlia. Quello che sono me lo avete insegnato voi”. Ma lei era così, per natura. Noi abbiamo solo avuto il privilegio di averla come figlia.

Pausa. Finisce il suo caffè. Si guarda intorno.

– È un bel posto qui ed è una bella giornata.

Posa la tazza e sospira.

– Noi non avevamo bisogno di quella lettera per sapere come la pensava. Mollare la battaglia legale mi avrebbe distrutto. Quando abbiamo deciso, abbiamo deciso con lei, non per lei.

Sostiene il mio sguardo. Vuole accertarsi che abbia capito. E io ho capito. Faccio di sì con la testa, ripetutamente. Posso solo ascoltare e imparare.

– Tu sei un laico. Dov’è Eluana adesso?

Un altro sospiro. Silenzio.

– Laura…Il 25 di questo mese Eluana avrebbe 48 anni. Io sono un agnostico. Non credo che ci sia altro dopo la vita… Ma di lei mi manca tutto. Era una creatura splendida.

Vorrei prendergli una mano ma io sono una cinica. E Lui è un duro.

– La vicenda giudiziaria di Marco Cappato richiama le coscienze morali. Cambierà qualcosa?

– Stimo Marco Cappato. Sta conducendo una battaglia importante. Sai, ci sono due strade. Quella legale, la sua. Oppure il “fai da te”: ma quello non ha senso. Questi sono temi che non possono che essere affrontati dal punto di vista giuridico, che devono passare da disegni di legge compiuti e attraverso magistrati consapevoli che c’è una costituzione e il diritto all’autodeterminazione.

– Rifaresti quello che hai fatto? 

Mi sorride stringendo un angolo della bocca. È un sì senza parole.

– Sai Beppino, mi sarebbe piaciuto conoscere Eluana. Ci rivediamo presto?

L’abbraccio finale è inaspettato e vale come un altro grande sì.

Ci congediamo promettendoci come grandi Amici di non fare passare di nuovo un anno, prima di rivederci davanti a un caffè. E ricomincia a piovere.

Laura P. Cavallo

Milano, Presentata la Lista Insieme

Milano. È stata presentata oggi la lista “Insieme” per le elezioni regionali e politiche. Tra gli altri candidati erano presenti Mauro Broi (Psi), Franco D’Alfonso, Luca Marcora e Sergio Meazzi (area Civica), Natale Ripamonti (verdi), “L’obiettivo – si legge nella nota – è quello di unire e rifondare il centrosinistra superando le posizioni di autosufficienza che hanno caratterizzato negli ultimi anni le sue politiche. E’ prioritario sconfiggere la destra che alimenta in italia e in europa l’intolleranza, il razzismo, il fascio-leghismo ed il nazionalismo antieuropeo. Insieme e’ una lista di ispirazione civilista che unisce il riformismo socialista, l’ecologismo e il civismo che vuole costruire gli Stati Uniti d’Europa. si rivolge non solo agli elettori tradizionali socialisti, verdi e civici, ma anche agli elettori delusi dalle scelte fatte dai governi che si sono succeduti in questi ultimi anni ma che vogliono rimanere nel centro-sinistra. il nostro programma mette al centro la sostenibilità ambientale, sociale e le politiche economiche a sostegno dei settori più deboli del paese”.

Sarà presentata invece domani (sabato 10 febbraio), alle ore 11, presso la sede del Comitato Elettorale ‘Gori Presidente’ in corso Buenos Aires 59, la lista ‘Insieme per Gori’, che mette al centro del programma “sostenibilità ambientale, sociale ed economica dell’Italia e della Regione Lombardia”.

Biotestamento, appello di Max Fanelli al Psi

fanelliIl leader della Lega, Matteo Salvini, attacca sulla questione del biotestamento: “Io però più che del fine vita mi preoccupo della vita e a me piacerebbe che questo Parlamento si occupasse degli italiani che stanno vivendo”. Così Salvini ha risposto ai cronisti a margine di una conferenza stampa alla Camera. “Quindi – ha spiegato – più che di una buona morte, su cui ragioneremo, mi preoccupo di una buona vita che a milioni di italiani, purtroppo, non è garantita. Un cittadino deve essere libero di scegliere ma io mi preoccupo di più di quelli che stanno vivendo e stanno vivendo male. Poi di morte ci occuperemo al momento giusto”. E mentre dal Pd si controbatte alle parole di Salvini e al suo disprezzo contro ‘i malati’, il Psi si dà come obiettivo proprio di Biotestamento. “Oggi al Psi si riuniranno sindaci, amministratori e segretari regionali socialisti per stabilire il percorso da intraprendere alle prossime elezioni politiche. Biotestamento entro la legislatura, tutele per i lavoratori precari, riconoscimento della cittadinanza ai nati in Italia – sono punti del programma sui quali – non abbasseremo la guardia”. Lo ha scritto su Twitter il Segretario del PSI Riccardo Nencini, che oggi ha riunito alle 14, presso la sede del PSI a Roma, un’assemblea di amministratori socialisti.
“La segreteria nazionale socialista ha valutato positivamente l’ipotesi di costruire una lista autonoma, alleata del Pd, ove confluiscano le culture ambientalista, Socialista, esperienze civiche, il mondo raccolto attorno a Pisapia. Un progetto riformista che intanto spinga per l’approvazione immediata del testamento biologico e stipuli un patto con gli italiani su un programma da valutare con i cittadini attraverso Primarie delle Idee”. È quanto ha detto il segretario del Psi, Riccardo Nencini, durante l’assemblea degli amministratori socialisti, sindaci e segretari regionali che si è tenuta oggi presso la sede le PSI a Roma, per stabilire il percorso da seguire in vista delle prossime elezioni politiche. Durante la riunione è stato proiettato un video appello che Max Fanelli, malato di SLA e attivista, aveva registrato prima della sua morte nel luglio del 2016. Il video messaggio era rivolto proprio al PSI e chiedeva ai parlamentari socialisti di impegnarsi per l’approvazione entro fine legislatura della legge sul biotestamento. “L’approvazione entro fine legislatura è una conditio sine qua non dei socialisti per la formulazione di un programma condiviso in vista delle elezioni politiche”, ha detto il segretario del PSI Riccardo Nencini. “È un impegno che abbiamo preso con Max negli ultimi mesi della sua vita”, ha sottolineato Nencini che ricorda le parole di Fanelli: “la legge depositata in parlamento è un passo verso il riconoscimento della dignità di uomini e donne che, nonostante la loro condizione, sono capaci di pensiero e decisioni. Lo dobbiamo a Max che ora non c’è più e a tutte quelle persone che oggi ce lo chiedono per affermare la dignità della morte e della vita”- ha aggiunto. Rispondendo alle dichiarazioni del segretario della Lega, che in merito al biotestamento ha affermato di “non occuparsi dei morti ma dei vivi”, Nencini ha detto che “certe volgarità non meritano nemmeno una risposta. Noi non abbiamo dimenticato Eluana Englaro e le battaglie che suo padre Beppe, che ho sentito poco fa, conduce incessantemente da anni. I socialisti saranno a fianco di queste battaglie fino in fondo”. Nencini ha fatto sapere inoltre che “nei prossimi giorni è prevista un’iniziativa in Parlamento e in tutti i consigli regionali con documenti pro testamento biologico presentati da eletti socialisti”.

Il video appello di Max Fanelli

Englaro. I giudici danno di nuovo ragione a Beppino

Beppino EnglaroDopo più di otto anni dalla morte di Eluana Englaro, i giudici danno ancora una volta ragione al padre Beppino. Per il Consiglio di Stato, che ha confermato un risarcimento in suo favore, la Regione Lombardia aveva l’obbligo di mettere a disposizione una struttura in cui sospendere l’alimentazione e l’idratazione forzata alla donna in base alla sue volontà, manifestate in ogni sede dal padre e riconosciute dai giudici di ogni ordine e grado, fino alla Cassazione. Dal Pirellone però non furono presi provvedimenti. Formigoni, all’epoca alla guida della Regione ingaggiò uno scontro frontale contro la decisione dei giudici e la famiglia fu costretta a portare Eluana, in stato vegetativo da 17 anni, a morire lontano da casa, nella clinica ‘La Quiete’ di Udine. Spiro’ il 9 febbraio 2009, dopo che sulla sua persona si era consumata una battaglia nelle aule parlamentari e di giustizia, che aveva diviso lo Stato e la Chiesa, facendo emergere un’opinione pubblica spaccata tra sostenitori dell’autodeterminazione e difensori della vita ad ogni costo. Secondo i giudici di Palazzo Spada, una volta stabilito, in sede civile, con sentenza della Cassazione, il diritto di Eluana a sospendere il trattamento di sostegno vitale, “non poteva ragionevolmente porsi in dubbio l’obbligo della Regione di adottare tramite proprie strutture le misure corrispondenti al consenso informato espresso dalla persona”. Non poteva e non doveva esimersi dall’attuare “la volontà espressa dalla stessa persona assistita, nell’esercizio del proprio diritto fondamentale all’autodeterminazione terapeutica”.

Così Beppino Englaro ha vinto ancora in un tribunale: i giudici hanno respinto il ricorso della Regione e confermato il risarcimento quantificato dal Tar in 133mila euro per il danno patrimoniale, non patrimoniale e parentale. Rimane escluso però quello morale. La decisione di dei giudici lo lascia soddisfatto, ma – dice – mai ne aveva dubitato: “Quello che davvero ci ha fatto piacere è stata la sentenza della Cassazione del 2007”.

Nella sua sentenza il Consiglio di Stato scrive che l’invocare, da parte della Regione, l’assenza di una legge a riguardo, il contrasto degli studiosi o i possibili problemi penali per il proprio personale, non poteva esimerla dall’obbligo, in presenza di un giudicato che aveva accertato il diritto al distacco del sondino naso-gastrico. Non vi fu, però dolo, riconosciuto invece dal Tar: la Regione non voleva “nuocere”, al contrario aveva ritenuto di “adottare le condotte più opportune”. Una parte del risarcimento riguarda anche le spese dovute affrontare dalla famiglia per “il piantonamento fisso” della clinica dove poi Eluana è morta, per arginare sit-in, la presenza di telecamere e i possibili “facinorosi infiltratisi tra i manifestanti”.

Beppino Englaro avrebbe voluto anche che gli fosse riconosciuto il danno morale, per la lesione dell’onore e della sua reputazione. Non riconosciuto, però, dai giudici amministrativi, in quanto non direttamente collegabile all’operato della Regione. “La vicenda di Eluana – conclude il padre – resta unica: perché su questi temi prima del suo caso c’era in Italia il deserto culturale. Oggi, lo dimostrano i fatti, non è più così”.

Filomena Gallo, segretario dell’ Associazione Luca Coscioni ha sottolineato che il Consiglio di Stato “ha messo in primo piano Eluana Englaro, che ha dovuto subire in questa vicenda il ‘danno più grave’, la ‘violazione del proprio diritto all’autodeterminazione in materia di cure’ per cui ‘contro la sua volontà’ ha subito ‘il non voluto prolungamento della sua condizione, essendo stata calpestata la sua determinazione di rifiutare una condizione di vita ritenuta non dignitosa, in base alla libera valutazione da essa compiuta’”. “Questa decisione – ha aggiunto – riconosce un risarcimento simbolico al padre, simbolico per un dolore irreparabile. Ma di fatto, la magistratura ancora una volta afferma che le libertà personali sono inviolabili lo dice la Costituzione e lo dice anche a quella politica che tramite il controllo dei corpi vuole annullare le libertà fondamentali che corrispondono a diritti umani da tutelare”. “La legge per il testamento biologico – prosegue – nella chiara definizione anche di cosa è cura e cosa un paziente può rifiutare eviterà casi come quello di Eluana”. “Chiediamo che la legge sulle dichiarazioni anticipate di volontà vada in aula e che sia approvata in tempi brevi. Le persone non vogliono, non possono più attendere, desiderano esercitare la possibilità di decidere sul fine vita” conclude Filomena Gallo.

Biotestamento. Non sia una tela di Penelope senza fine

aula vuota 2In un’aula semivuota, il biotestamento è approdato in Parlamento. Ovvero la proposta di legge sul consenso informato e le dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari. Si tratta di un provvedimento che ha subito diversi stop and go in commissione, non solo per l’ostruzionismo messo in atto da alcune forze politiche, prima fra tutte la Lega che ha già preannunciato battaglia in Aula, ma anche a causa delle divisioni interne alla stessa maggioranza di governo.

Sono passati quasi otto anni dalla morte di Eluana Englaro e una settimana da quella di Dj Fabo. E’ tempo di arrivare a una conclusione. Ma in Italia sono temi questi di cui non è facile discutere. In un’Aula vergognosamente deserta, dopo 4 ore di discussione generale, il presidente di turno, Roberto Giachetti, ha dichiarato che sono state depositate 2 questioni pregiudiziali, presentate dal Ap e dalla Lega Nord, e 4 richieste di sospensiva: 2 depositate dalla Lega, una da Fdi e una da democrazia solidale-centro democratico.

“Attenzione a non trasformare il testo della legge sulle disposizioni anticipate di trattamento, così come uscito dalla Commissione, in una sorta di tela di Penelope che non vede mai la fine”. Ha affermato Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera. “Tutto è perfettibile – ha proseguito Locatelli coordinatrice dell’intergruppo per il ‘fine vita’ – anche il testo del disegno di legge sul testamento biologico che oggi approda in Aula, ma bisogna anche essere consapevoli del rischio che voto dopo voto, nel rimpallo tra Camera e Senato, la legge con la fine della legislatura resti appesa nel nulla e questa non è sicuramente la volontà degli italiani”.

Le resistente dei centristi sui temi che riguardano i diritti civili sono sempre più forti. Soprattutto quando gli equilibri politici non sono troppo solidi e quindi la capacità contrattuale diventa più forte. “È vergognoso – ha affermato la portavoce del Psi Maria Cristina Pisani – vedere la Camera completamente vuota per la discussione sul ddl biotestamento: solo 20 deputati presenti per il dibattito sul decreto. Ed è ancora più imbarazzante leggere in queste ore dichiarazioni o prese di posizioni sulle agenzie stampa. Sono solo chiacchiere da bar. Chi ha l’onore di rappresentare i cittadini in Parlamento ha l’obbligo morale prima che politico di riportare quelle posizioni in Aula. Soprattutto quando in discussione sono i diritti dei singoli cittadini.”

Per il capogruppo Pd alla camera Ettore Rosato quello sul testamento biologico “è un dibattito che non si è mai riusciti a portare in Parlamento, stavolta ci siamo riusciti, e sono convinto che alla Camera ce la faremo”. Ma poi c’è il Senato dove tutto è ancora più complicato.

Edoardo Gianelli

Slitta PDL su Testamento biologico. Appello dei Medici

testamento_biologico_1L’Italia rinvia ancora la discussione di una legge sul Testamento biologico. È stato infatti rimandato di una settimana l’arrivo in aula del progetto di legge sul testamento biologico e, giovedì sera, in commissione Affari sociali alla Camera, seduta notturna dalle 16 a mezzanotte per chiudere l’esame del provvedimento. È quanto stabilito dall’ufficio di presidenza della XII commissione di Montecitorio.
“Speriamo che il rinvio in Aula della discussione sulla legge sul testamento biologico sia l’ultimo”. Ha detto Pia Locatelli, Capogruppo del Psi alla Camera. “Non vorremmo che fossimo di fronte a un tentativo di prolungare il più possibile i tempi della discussione nella speranza di evitare l’approvazione di un provvedimento, voluto da oltre il 70 % del Paese, che si limita a rendere accessibili a tutti pratiche che già esistono e vengono applicate, come dimostra il recente caso di Montebelluna”. Lo ha detto Pia Locatelli presidente del Comitato Diritti umani della Camera e coordinatrice dell’Intergruppo per il testamento biologico. “Non si tratta di eutanasia, ma semplicemente di permettere che il paziente possa decidere sempre e comunque a quali cure sottoporsi e di far sì che la sua volontà venga rispettata anche quando non sarà più in grado di esprimerla”, conclude la deputata socialista. Il disegno di legge in discussione in Italia punta alla sospensione delle cure e come ha più volte spiegato la Locatelli non ha nulla a che fare con l’eutanasia, che prevede invece un’azione per provocare intenzionalmente, nel suo interesse, la morte dell’individuo.
“Giovedì, comunque andranno le votazioni, si chiuderà il provvedimento – ha fatto sapere il presidente della commissione Mario Marazziti – Nel caso in cui non si riuscirà a votare tutti gli emendamenti la parte rimanente del testo arriverà in aula nella sua formulazione originaria. La settimana successiva le altre commissioni esprimeranno i pareri dovuti e alla fine daremo mandato alla relatrice di riferire in aula. Scriverò alla presidente Boldrini per chiedere il rinvio in aula il 27 febbraio”.
Nel frattempo a mobilitarsi sono i medici con un appello per avere al più presto una legge per il testamento biologico. Per dare ai malati terminali “l’ultima parola”. “Perché è a loro che spetta decidere”. Il testo è stato presentato oggi alla Camera dei deputati nell’ambito di una conferenza organizzata dall’Associazione Luca Coscioni.
“Quella sul fine vita è una battaglia che conduco da 25 anni”, spiega Carlo Alberto Defanti, Primario emerito Ospedale Niguarda, membro della Consulta di Bioetica e medico di Eluana Englaro. “Una delle prime iniziative della Consulta di bioetica, risale al ’92, quando fu preparata una carta di autoderminazione dei malati. Abbiamo steso diversi documenti come la Biocard del ’95 o il primo disegno di legge del ’96, ma non abbiamo ancora ottenuto una legge in materia”, dice Defanti.
“L’Italia è in ritardo – afferma Defanti – già nel ’76 fu emanata la prima legge in California, si chiamava Natural Death Act. Il caso di Eluana Englaro ha bloccato perché con la sua storia si è scatenata ‘una guerra di religione’ fra persone a favore e persone contrarie”.

Tar condanna Lombardia
a risarcire Beppino Englaro

EluanaEnglaroLa regione Lombardia è stata condannata dal Tar a versare 142mila euro di risarcimento a Beppino Englaro, padre di Eluana, per l’ostruzionismo perpetrato nei confronti della volontà della giovane in stato vegetativo per 18 anni, fino alla morte, avvenuta nel febbraio 2009. Eluana Englaro, secondo la sentenza, aveva diritto a morire in Lombardia, dove poteva esserle praticato il distacco del sondino naso-gastrico che la alimentava e idratava artificialmente, ma il padre è invece riuscito a far rispettare le sue volontà in una clinica a Udine.
Tutto parte dal 2008 quando la regione Lombardia, con Roberto Formigoni presidente, aveva vietato con un provvedimento ad hoc a tutto il personale sanitario locale di interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiali alla donna. L’anno successivo, il Tar si era espresso a favore degli Englaro che volevano si applicasse la sospensione decisa in Corte di Appello nell’estate 2008: il ricorso contro questa decisione era stato respinto in Cassazione. Dunque Beppino si era visto riconosciuto dalla Suprema Corte la possibilità di interrompere la nutrizione artificiale con la quale Eluana veniva tenuta in vita. Eluana si spense quindi a Udine, dopo il trasferimento nella clinica La Quiete mentre infuriava la battaglia politica e il clamore mediatico.
“Oggi questa sentenza – afferma Beppino Englaro – aggiunge qualcosa in più rispetto ad eventuali percorsi di altri cittadini, ma alla nostra famiglia non aggiunge niente”. Poi prosegue: “All’apice della nostra storia fu sollevato persino un conflitto di attribuzione con la Corte suprema di Cassazione. La risposta di Vincenzo Carbone – primo presidente – fu esemplare perché sottolineava come il massimo organo non aveva alcun modo travalicato il proprio specifico compito di rispondere alla domanda di giustizia del cittadino”.
“Eluana aveva il diritto di morire. A dirlo è una sentenza del Tar che ha condannato la Regione Lombardia a un risarcimento, nei confronti di Beppino, papà di Eluana. Mi chiedo per quanto tempo ancora dovrà essere una sentenza a sopperire alle mancanze di una politica ottusa e bigotta prostrata sempre più ai dettami religiosi?”, afferma la Portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani. “Sono mesi – prosegue – che nei consigli regionali abbiamo portato avanti la una proposta di legge per istituire il registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento, uno strumento irrinunciabile di libertà e autodeterminazione”. “È una battaglia umana e politica, quella di Beppino Englaro, che, ancor più dopo questa sentenza, non può cadere nel vuoto”, conclude Pisani.
Sulla sentenza invece l’attuale presidente della Regione, Roberto Maroni, ha affermato: “Entro oggi saprò qual è la proposta dei nostri uffici legali, ma l’orientamento è quello di non ricorrere” al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar. “Io rispetto le sentenze. Ho solo chiesto ai miei uffici, per scrupolo – afferma Maroni – siccome c’è teoricamente la possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato, se ci siano le condizioni per farlo, valutando tutta la vicenda anche dal punto di vista umano. Entro oggi saprò qual è la proposta dei nostri uffici, ma credo che sia quella di non ricorrere. E lunedì decideremo in Giunta”.

Redazione Avanti!

Fine vita. Per la prima volta il Parlamento ne discute

eutanasiaDopo anni di battaglie, finalmente, le Commissioni Giustizia e Affari Sociali della Camera inizieranno il 2 e il 3 marzo l’esame e la discussione delle pdl sull’eutanasia, fra cui quella di iniziativa popolare depositata dalla Associazione Luca Coscioni nel settembre del 2013, con 67mila firme di cittadini/elettori. Il documento conferma che secondo diverse rilevazioni statistiche “ben oltre la metà degli italiani” è a favore dell’eutanasia legale. Una questione etica, filosofica, religiosa. Un tema diffuso, eppure spesso fuori dal pubblico confronto. “I vertici dei partiti e la stampa nazionale – si legge – preferiscono non parlarne: niente dibattiti su come si muore in Italia, tranne quando alcune storie personali si impongono: Eluana e Beppino Englaro, Giovanni Nuvoli, i leader radicali Luca Coscioni e Piero Welby”.

“Finalmente oggi le commissioni Affari Sociali e Giustizia della Camera inizieranno a esaminare le proposte di legge sull’eutanasia, tra queste  anche la petizione popolare presentata dall’Associazione Luca Coscioni”. Ha dichiarato la portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani. “È un piccolo passo importante. Sono mesi che come PSI chiediamo al Parlamento di battere un colpo, di legiferare, di aprire un dibattito franco su un tema che ha a che fare con il dramma di troppe persone”, spiega Pisani. “La legge sul ‘fine vita’ non è il trionfo della morte, ma il rispetto della dignità di ognuno. Non possiamo continuare a scegliere di non scegliere. È in gioco la nostra libertà di essere”. Conclude la portavoce del Partito socialista italiano.

Tra le quattro proposte, due sono d’iniziativa parlamentare la cui paternità è attribuita ad un gruppo di deputati di Sinistra Italiana – Sel recanti “Norme in materia di eutanasia” (presentate rispettivamente il 24 marzo 2014 e il 15 marzo 2015). Infine, una proposta di legge recante norme “Disposizioni in materia di eutanasia e rifiuto dei trattamenti sanitari” presentato dalla deputata Bechis lo scorso 30 settembre.
Aldilà delle discussioni etiche al riguardo resta un dato sconcertante, poco noto oppure poco messo in risalto: il suicidio dei malati terminali. Ben oltre 1.000 casi su un totale di circa 3.000 suicidi ogni anno, inoltre dal 2010 l’Istat, pur continuando a pubblicare le tabelle sui suicidi ha abolito proprio la voce “movente”. In queste modo non si conosce o si è conosciuto poco riguardo a una materia che tocca da vicino molte famiglie e molti casi nel nostro Paese.
“La richiesta all’Istat dell’Associazione Coscioni di rendere noti i dati dei suicidi dei malati è giusta. Sapere effettivamente quanti, in mancanza di una legge sull’eutanasia e sul fine vita, non hanno altra scelta che togliersi la vita è senza dubbio uno strumento utile al Parlamento per avviare un dibattito serio e privo di pregiudizi sulle diverse proposte di legge in materia”. Lo ha detto Pia Locatelli capogruppo del Psi alla camera e presidente del Comitato diritti umani.
“Alla Commissione Affari sociali abbiamo avviato la discussione sul testamento biologico, domani in Commissione Giustizia si inizierà a parlare di eutanasia. In questo contesto sarebbe anche utile avere, oltre ai dati dell’Istat, anche quelli di quanti sono andati in Svizzera per ricorrere al suicidio assistito, e di quanti si sono recati all’Estero per avere diritto a una morte dignitosa”.

Liberato Ricciardi

Morta Saturna Englaro
Il saluto del Psi

englaroSi sono già svolti, e in forma privatissima i funerali di Saturna Englaro, la madre di Eluana, la giovane donna rimasta in stato vegetativo per oltre 17 anni. Saturna Englaro è morta alcuni giorni fa, ma il marito Beppino, che l’ha sempre tenuta lontano dai riflettori, ha voluto proteggerla anche in questi momenti.

La donna si era ammalata quasi subito dopo l’incidente che nel 1992 aveva ridotto in coma la figlia allora 22/enne. Aveva resistito alla malattia fino a quando non aveva perso la speranza di rivedere la sua Eluana riprendersi. Poi si era lasciata andare.
“È come se fosse venuta mancare una persona di famiglia. La notizia della scomparsa di Saturna, donna e madre coraggiosa e riservata, mi rattrista”. È quanto ha affermato Riccardo Nencini, Segretario del Psi, non appena appresa la notizia della scomparsa di Saturna Englaro. “Insieme a Beppino – ha aggiunto Nencini – ha affrontato la tragedia che si è abbattuta sulla sua famiglia con dignità, determinazione e discrezione, conducendo nel silenzio una difficile battaglia per porre fine all’agonia di Eluana, contro l’integralismo e l’indifferenza. Ho telefonato a Beppino, al compagno Beppino Englaro, per manifestargli l’affetto e la vicinanza di tutta la comunità dei socialisti italiani” – ha concluso Nencini.
“Saturna e Beppino Englaro – ha detto Maria Cristina Pisani – hanno condotto con ostinazione una battaglia di civiltà per la quale la mamma di Eluana ha compromesso la sua salute. Sono stati costretti dall’ottusità di larghi settori della politica e dell’opinione pubblica a vivere per anni un quotidiano dramma famigliare terribile. Saturna si è consumata nel silenzio lacerante di chi ha subìto un dolore costante e privato”. “Pionieri di una mobilitazione a cui noi socialisti abbiamo partecipato quasi in completa solitudine – ha aggiunto Pisani – e che ancora oggi è per noi una priorità. La legge sul ‘fine vita’ non è il trionfo della morte sulla vita, ma il rispetto della dignità di ognuno. E nessuno può arrogarsi il diritto di scegliere per noi. Prendiamo esempio – ha concluso – dal loro coraggio e dalla loro instancabile determinazione. Un abbraccio fraterno al compagno Peppino Englaro”.

Redazione Avanti!

Intergruppo parlamentare
per eutanasia e fine vita

Eutanasia

A 2 anni dalla presentazione della legge popolare depositata dall’Associazione Luca Coscioni, nasce l’Intergruppo parlamentare per l’eutanasia legale e il testamento biologico. La prima riunione è in programma mercoledì 16 settembre.

“Ci siamo rivolti ai parlamentari, con l’aiuto della sottosegretaria Ilaria Borletti Buitoni e delle onorevoli Pia Locatelli e Marisa Nicchi, per invitarli a partecipare alla costituzione di un Intergruppo parlamentare – spiegano Marco Cappato, Filomena Gallo e Mina Welby – per sollecitare una discussione in Parlamento”.

Alla Camera, oltre alla proposta di legge popolare, sono depositate altre Pdl, sul fine vita e sul testamento biologico, tra cui quella presentata da Pia Locatelli a inizio legislatura.

Alla riunione, che si terrà in Sala Salvadori alla Camera dei Deputati, hanno già aderito e preannunciato la propria partecipazione decine di parlamentari di ogni schieramento politico.


Un insopportabile ritardo
di Pia Locatelli

Il ritardo del nostro Parlamento rispetto ai diritti è noto. Spesso, troppo spesso, siamo stati chiamati a legiferare solo in seguito a interventi esterni: la Corte europea che ancor oggi ci sollecita una legge sui matrimoni omosessuali; o le sentenze della magistratura, come è avvenuto per il progressivo smantellamento della legge sulla procreazione assistita; o la realtà dei fatti, come è stato per l’approvazione del divorzio breve. Tra i grandi diritti violati quello su cui incombe il più assoluto silenzio, al punto che fino ad oggi nessuna delle proposte di legge presentate, in questa o in altre legislature, è mai stata calendarizzata, è quello della possibilità di scegliere come finire la propria vita. Tema delicatissimo che va dal testamento biologico all’eutanasia, attiva e passiva, sul quale ancora una volta il vuoto normativo rischia di essere colmato dai fatti.

Non dobbiamo dimenticare che mentre in gran parte d’Europa è prevista una normativa che permette ai malati terminali di avere una morte dignitosa, noi non riusciamo nemmeno ad approvare una legge sul testamento biologico, così che chi non è più in grado di esprimere la propria volontà, finisce per sottostare a ciò che è ritenuto opportuno dal medico curante o da altri, senza che quanto abbia espresso quando era cosciente sia vincolante per gli operatori sanitari e per i familiari.

Tutti noi ricordiamo i casi di Piergiorgio Welby e di Eluana Englaro, ma ignoriamo gli altri innumerevoli casi quotidiani, lasciati alla pietà dei medici o alle decisioni dei familiari, che sono lì a dirci che di fatto un’eutanasia silente, non dichiarata, in parte già esiste.

E’ di oggi la notizia che l’ospedale di Trento dà ai pazienti la possibilità di indicare ai medici se, in caso di un precipitare delle loro condizioni, vogliono o meno dare il consenso a trattamenti come l’alimentazione forzata o la ventilazione artificiale. Non è certo un testamento biologico giuridicamente valido, ma comunque qualcosa che gli si avvicina molto.

La prima proposta di legge che ho presentato all’inizio di questa legislatura riguarda proprio il fine vita, il diritto all’identità e al rispetto dei propri principi. Ognuno di noi può scegliere se e come curarsi ed è assurdo che questo diritto venga meno quando non si è più capaci di intendere. La pdl in sintesi prevede che chi abbia espresso la propria volontà in materia di cure sanitarie in forma scritta, con data certa e firma autenticata da due testimoni, la veda rispettata anche quando non sarà più in grado di confermarla.

Anche questa proposta non è mai stata calendarizzata. Per questo ho raccolto prontamente le sollecitazioni dell’Associazione Luca Coscioni a costituire un intergruppo parlamentare per arrivare a discutere di una legge sul fine vita. L’idea, lanciata prima dell’estate, ha trovato immediato riscontro tra numerosi parlamentari di diversi schieramenti, e ci auguriamo di riuscire ad arrivare in tempi brevi a predisporre un testo base e a far sì che venga discusso. Siamo consapevoli che su un tema così delicato non potrà esserci una convergenza di tutti: il nostro primo obiettivo è quello di costruire una proposta largamente condivisa, ma ben vengano anche proposte diverse. L’importante è che se ne discuta e che si legiferi. Non costringiamo i nostri cittadini e le nostre cittadine, come già sta avvenendo – e come è avvenuto per altri diritti -, a dover andare all’estero per avere una morte dignitosa.

Pia Locatelli

Eutanasia (e non solo) a Congresso
L’annuncio di Marco Cappato sulla nascita dell’Intergruppo parlamentare