La sinistra divorata dal Movimento 5 Stelle

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Sinistra estinta o quasi. «Di quanto stiamo sprofondando?». Massimo D’Alema alla vigilia delle elezioni politiche del 4 marzo non era ottimista. Sembra che si rivolse con un certo pessimismo a un sondaggista. Andò peggio delle più buie previsioni: l’ex segretario del Pds-Ds e già presidente del Consiglio, candidato nelle liste di Liberi e Uguali, non riuscì nemmeno a farsi rieleggere nel suo tradizionale collegio del Salento ed è rimasto fuori del Parlamento.

Sinistra estinta o quasi. I risultati elettorali sono stati catastrofici per tutti: centro-sinistra, sinistra riformista, radicale e antagonista. Alle politiche c’è stata la disfatta della sinistra e del centro-sinistra travolti dal M5S (salito al 32% dei voti) e dalla Lega (oltre il 17%). È stato annientato tutto il fronte progressista. Il Pd di Matteo Renzi franò al 18,7% dei voti dal 40,8% del 2014. Liberi e Uguali, la sinistra critica di Bersani-D’Alema-Speranza-Fratoianni-Civati ottenne appena il 3,3%. La lista dei radicali di Emma Bonino spuntò il 2,5%. La sinistra antagonista di Potere al popolo incassò un impietoso 1,1%. L’alleanza tra il Psi di Riccardo Nencini, i Verdi di Angelo Bonelli e i prodiani di Giulio Santagata registrò solo un terrificante 0,60%. I centristi della Lorenzin totalizzarono un agghiacciante 0,50%.

Alcuni indicavano il rischio dell’estinzione ed è finita proprio così: la sinistra, in tutte le sue molteplici espressioni, è stata quasi cancellata. Le scissioni a catena e le divisioni sono una delle cause del disastro. Il comico Corrado Guzzanti, nei panni di monsignor Florestano Pizarro a La7 Propaganda Live, ha ironizzato: esiste «una sinistra lesionista e una autolesionista», si scindono sempre.

Ma il problema non è solo quello della frammentazione, della mancata unità. C’è anche un problema di programmi, di identità politica, di sradicamento sociale e di leadership. La sinistra ha perso il suo elettorato tradizionale, quello operaio, proletario e popolare e non ha conquistato quello moderato. Il governo di Matteo Renzi ha deluso, ha deluso il Pd fondato nel 2007 da Walter Veltroni, hanno deluso le sinistre riformiste, critiche ed antagoniste. Così i disoccupati, i precari, i lavoratori, i pensionati, gli intellettuali hanno cambiato strada: alle elezioni hanno votato per i cinquestelle di Luigi Di Maio oppure si sono astenuti. In qualche caso hanno votato perfino per la Lega di Matteo Salvini.

Sinistra estinta o quasi. A sei mesi dalle politiche la situazione non è migliorata, se possibile è peggiorata. Immigrati, lavoro, Europa, ambiente. La sinistra (come pure il centro-sinistra) è irrilevante, annientata. Non riesce nemmeno a svolgere il suo ruolo, relativamente più semplice, di opposizione, non riesce ad incidere su nulla. Non è riuscita a recuperare i suoi due pilastri storici: uguaglianza e libertà.

Sinistra estinta o quasi, divorata dai grillini. I cinquestelle, in nome dell’uguaglianza e della lotta ai privilegi hanno fatto bingo. La promessa del reddito di cittadinanza (750 euro al mese), dell’abolizione della legge Fornero sulle pensioni, della cancellazione del Jobs act, dell’azzeramento dei privilegi della “casta” (in testa i vitalizi dei parlamentari e le “pensioni d’oro”) hanno suscitato l’entusiasmo. Di Maio ha puntato e punta ad assorbire gli elettori e i militanti della sinistra. Ha martellato: il M5S sta dalla parte dei lavoratori mentre il Pd «sta da quella dei padroni». Il capo dei cinquestelle anche da ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico ha confermato: «Il reddito di cittadinanza per me è la priorità più grande».

Disoccupati, precari e poveri assistiti dalla Caritas hanno votato in massa, soprattutto al Sud, per questi accattivanti impegni. Anche se c’era e c’è scetticismo per le promesse populiste a cinquestelle, hanno votato per protesta contro il Pd e la sinistra visti come i difensori delle classi dirigenti e non più dei lavoratori. Un analogo discorso, pur con molte differenze, vale per la Lega. Gran parte dei voti per Salvini vengono dai ceti produttivi del nord, dai piccoli imprenditori e dai professionisti esasperati dalle troppe tasse e dalla burocrazia, ma il segretario leghista ha affascinato anche una parte degli elettori una volta di sinistra con i suoi slogan: via gli immigrati clandestini, la Fornero, l’austerità dell’Unione europea (in molti casi, ha dato la linea ai grillini) e avanti con il taglio delle imposte e la flat tax. Salvini, nonostante sia incappato in seri guai giudiziari, continua a salire nei consensi: secondo molti sondaggi la Lega avrebbe perfino superato i voti dei pentastellati.

Le promesse sovraniste euroscettiche, populiste di sinistra-destra dei grillini, e quelle leghiste populiste di destra e, alcune volte, di estrema destra, adesso sono alla prova verità del governo giallo-verde. Se l’esecutivo Conte-Di Maio-Salvini riuscirà a realizzare le seducenti promesse della campagna elettorale dagli alti costi finanziari avrà la strada spianata per le elezioni europee di maggio. Se non ci riuscirà le conseguenze saranno imprevedibili.

Primo articolo – Segue

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

LA SCELTA

consultazioni apre

La prossima settimana arriverà la decisione di Mattarella. Di Maio o Salvini, uno dei due dovrebbe essere il premier incaricato dal Capo dello Stato di formare il Governo. In alternativa pronta la soluzione istituzionale, con la presidente del Senato Casellati in vantaggio sul numero uno di Montecitorio Fico. Comunque vada, l’Italia avrà un nuovo Esecutivo che dovrà affrontare immediatamente i venti di guerra in Siria e il Documento di Economia e Finanza. Davvero scarse le possibilità che il presidente della Repubblica la tiri troppo per lunghe, aspettando le elezioni regionali di fine aprile o la direzione del Pd. La scelta sarà comunicata a breve.

Il Movimento Cinque Stelle spera sempre nell’incarico a Di Maio con l’appoggio di un altro gruppo. L’accordo con il Pd sarebbe preferibile per i grillini, ma ad oggi è ipotesi impraticabile. Resta in campo un’intesa con la Lega. Berlusconi, però, sembra aver rinsaldato l’asse con Salvini. Tant’è che alle consultazioni di oggi il centrodestra si presenta unito. Uscendo dallo studio di Mattarella, Berlusconi lascia addirittura la parola a Salvini: “Abbiamo chiesto al nostro leader Matteo Salvini di darne lettura e sarà una lettura attenta alle singole parole su cui abbiamo discusso abbastanza”. Dopo che il Cavaliere si fa da parte, il leader della Lega ostenta l’unità ritrovata: “Abbiamo trovato una condivisione invidiabile e invidiata dalle altre forze politiche, siamo andati insieme al Colle per esprimere la comunità di intenti della nostra coalizione. Ci teniamo a ribadire che per quanto riguarda la grave crisi in Siria, l’unica soluzione è quella dello storico riavvicinamento della Russia con l’Alleanza Atlantica. Intorno a questi temi è necessario formare un governo che faccia cose, e non sia bloccato da veti”. Poi Salvini lancia l’amo a Di Maio: “Ci aspettiamo dal Movimento 5 Stelle altrettanta responsabilità nei confronti del paese”.

Il Pd resterà all’opposizione, ha fatto sapere il segretario reggente Martina. Resta comunque in campo la possibilità di un soccorso in caso di richiesta esplicita di Mattarella. Toni più decisi dai renziani. “Mai al governo con M5s e destra – le parole su Facebook del capogruppo a Palazzo Madama, Marcucci –. Abbiamo confermato al Capo dello Stato la totale mancanza di sintonia programmatica con M5S e centrodestra per poter avviare un dialogo sulla formazione di un governo. Abbiamo altresì ribadito le questioni che il Pd ritiene prioritarie in questo momento per il Paese. I partiti che hanno vinto le elezioni devono abbandonare egoismi e divisioni strumentali e pensare ai problemi degli italiani”.

MattarellaNencini - BoninoIn mattinata aveva iniziato le consultazioni il Gruppo Misto del Senato guidato da Riccardo Nencini ed Emma Bonino. Il segretario del Psi ha chiuso a ogni possibilità di appoggio ad un governo Salvini-Di Maio. “Abbiamo chiesto al Presidente della Repubblica di accelerare sulla possibilità di far sì che venga presentata, da chi ha vinto le elezioni, una proposta concreta uscendo dalle schermaglie giornalistiche: non ha senso aspettare le elezioni regionali e comunali. Sarà interessante vedere i filo-putiniani Salvini e Di Maio governare una crisi così delicata e di queste dimensioni. L’Italia non può uscire dalla cornice euro atlantica”, ha detto il leader socialista.

F.G.

Bonino, attacco all’acqua e la fame di Moloch

Esiste un ormai consolidato complesso d’inferiorità socialista verso i radicali.
I radicali sono spesso vissuti come dei…socialisti compiuti…affrancati dal totem della giustizia sociale e dal tabù sul libero mercato (quello vero, the jungle). Privati dunque dei feticci storici e ideologici che (Proudhon o non Proudhon) ci incatenerebbero ancora a un massimalismo totalitario, per quanto temperato o solo dissimulato dal riformismo. All’interno di quest’ottica i radicali ci appaiono come dei Supersocialisti al di là del Sociale e del Liberale. Ovviamente è un’assurdità. Un equivoco.
A mio parere, più in generale, la radice di questo complesso sta tutta nel trauma di essere sopravvissuti al Diluvio, di essere una civiltà atlantidea sommersa, sopravvissuta in ridotte roccaforti azteche alla periferia del mondo.
Mondo, quello secondorepubblicano, in cui i radicali, checché ne dicano, sguazzano (fin troppo) bene, lodati dalle (decadenti) élite giornalistiche e industriali, sofferti dai nostri (intimiditi) assassini e vituperati dai nostri nemici della (cosiddetta e residuata) Reazione. Li guardiamo e sogniamo di essere accettati e temuti come loro.
È un fenomeno parallelo, e complementare, a ‘sta storia ormai ridicola del socialismo europeo, mera espressione geografica che fa da lavanderia per diessini e da foglia di fico per i nostri complessi.
La Crisi dei ceti medi, dei quali estensione e forza furon frutto del lavoro di Nenni e di Craxi, ha scompaginato tutto, non basta più l’appello “Laicità über alles” ed è proprio perché c’è stata la Crisi che molti giovani socialisti hanno abbandonato l’innamoramento rosapugnista. “Ah, de’ verd’anni miei sogni e bugiarde larve, se troppo vi credei l’incanto ora disparve.”
Era avvenuta un torsione del socialismo italiano, i punti di Fiuggi dell’anno Uno avanti Crisi son divenuti, nell’insieme, pericolosi. Servirà una revisione, e i radicali potranno essere ancora compagni di viaggio quando smetteremo di caricarli dei nostri complessi.
La lista Insieme, o almeno il PSI, deve allora riuscire a farsi credibile opportunità culturale per la restaurazione della sinistra, non solo nell’opposizione ai “barbari”, ma anche in alternativa agli equivoci interni della coalizione.

+Europa non rappresenta i radicali. Non metterò bocca sulle guerre stellari della Galassia Radicale né voglio (in questo articolo) far troppe digressioni sulle torsioni boniniste del pannellanesimo; vorrei però iniziare un ragionamento da un vecchio comizio di Pannella (lo trovate su radioradicale.it).
In quel comizio, partendo sì dalle baby pensioni ma arrivando (già nell’87) ai settantenni, Pannella urlò alla folla “la pensione che era una battaglia di liberazione, sessant’anni fa, oggi rischia di essere una condanna alla morte civile di donne e uomini che hanno il diritto e la fierezza e la capacità di lavorare”. Non mi fa venire i brividi. Perché nella sua oratoria…evangelico-leninista(?), Pannella non compiva così una resa all’evidenza di una realtà antiumana, né all’esigenza di disumanizzazione del lavoro; era un appello, per quanto paradossale e discutibile, proprio a una nuova dimensione di responsabilità, all’interno di un pensiero molto maturo, che sfidava gli elettori puntando sulle intelligenze, provando a convincerli, convincerli a convertirsi a quella nuova e matura dimensione. Bonino (specularmente a Grillo) intima invece una resa all’evidenza e all’esigenza: arrendetevi, siete circondati. Circondati dal debito pubblico, dallo spread, dalla disoccupazione, dalle potenze emergenti, dagli immigrati e via cantando.
Bisogna arrendersi al blocco della spesa pubblica (gli stati son come famiglie, e allora di metafora in metafora perché non aziende, trop berlusconesque? Tristi tropi), arrendersi alle speculazioni finanziarie (that’s the freedom, baby!), arrendersi alla concorrenza sleale degli emergenti (al limite, se l’incanalamento capitalista s’inceppa nel cammino civilizzatore, ci sono le rivoluzioni colorate)…sei intelligente se ti arrendi, se cerchi altre soluzioni sei stupido e resistance is futile, come dicono i Borg, alieni cibernetici di Star Trek. Non è questa una sfida alle intelligenze, è cinismo e bullismo.
Cinismo, ma anche fiera delle banalità (come notava giustamente il compagno Pierini). A cominciare dal discorso boniniano sulla scuola, l’ennesimo consiglio ai giovani a dedicarsi a studi funzionali, l’ennesima triviale messa in contrapposizione fra ingegneria e latino, l’ennesimo consiglio ad arrendersi agli automatismi, altra declinazione della resa all’evidenza e all’esigenza. Sei intelligente, nel senso di accorto, se studi, anzi ti formi, per lavorare; se studi per vagheggiamenti fuori mercato e non brevettabili allora sei uno stupido, nel senso di illuso.
Addentrandoci nei cardini della proposta +europea, la questione fiscale. Una dichiarazione di guerra ai soliti ceti medi e ai proverbiali sconfitti dalla globalizzazione.
Riduzione IRPEF e IRES, la cui copertura è trovata in buona parte nella soppressione dell’aliquota IVA al 10% per portare al 22%, oltre alcune riqualificazioni edilizie e molti servizi di hotel, ristoranti, eccetera, anche merci vitali per consumi interni e aziende italiane, quali carni, pesce, uova, miele, conserve di frutta, il luppolo per fare la birra, le barbabietole da zucchero, certe tipologie di latte e derivati, buona parte dell’industria del legno, tabacchi greggi o non lavorati, l’uva da vino e persino l’ACQUA, che verrebbe equiparata alle minerali.
Insomma, abbassare le imposte dirette, proporzionate all’imponibile, per liberare i redditi, e alzare quelle indirette, uguali per tutti, sui consumi. Roba intollerabile. Meno ardita della flat tax ma appartenente alla stessa mentalità.
Questa immensa razzia comunque non basterebbe a coprire la manovra, e il bollino blu della ragioneria di stato, ovvero l’Ottimo sulla pagella in matematica, è fondamentale per far passare il messaggio “siamo gli unici seri”. E allora via quindici miliardi di sussidi alle imprese e aumenti sui combustibili fossili (tra l’altro il combustibile per uso agricolo è pure tra i prodotti portati all’aliquota IVA 22%…).
Insomma una manovra evidentemente recessiva e ingiusta. Allora tanto vale fare come dicono i qualunquisti, affidiamo tutto a un ragioniere col computer…a cosa serve allora la politica?
C’è poi un dato di poco conto nei conti, ma che manifesta l’adesione culturale al grande revival in corso di attacco al patrimonio: reintroduzione dell’IMU sulla prima casa. Lasciando stare i dettagli tecnici (ovvero di quanto sia già tartassata questa prima casa, anche senza IMU), questa proposta è figlia del mantra “libera il reddito e attacca il patrimonio”.
Detto così, un uomo di sinistra potrebbe anche dire “il proletario non ha patrimonio ma solo il suo salario, quindi ben venga!” ma è una sciocchezza.
La casa, e altre componenti patrimoniali come i titoli di stato al 10% targati CAF, non si chiamano beni rifugio senza motivo. L’aver portato oltre l’80% delle famiglie italiane a possedere la propria abitazione è stato uno dei più sottovalutati e contemporaneamente più avanzati successi socialdemocratici, una vera conquista socialista liberale. Lo Stato deve considerare il valore economico della prima casa come qualcosa di estraneo, dirò di più: la collettività non deve pensare neanche un momento che le abitazioni dei singoli possano servire a far cassa. Il piccolo borghese che si compra la propria casuccia si è comprato una finestra sul futuro con vista sulla Sociocrazia.
Chiaramente ciò è impensabile per chi aspira al modello gotico delle società nordeuropee: affitti bassissimi in distretti-dormitori proprietà di compagnie assicurative arredati con mobili Ikea perché tanto i figli si emanciperanno ed estranieranno così velocemente e così radicalmente che l’appartamento e la cassapanca di nonna non potranno essergli che d’intralcio. Circondarsi dunque di roba che durerà meno della propria vita, altro che quelle cose che durano più vite, che fanno tradizione e cultura, che fanno valore. Mi si conceda il conradiano “the horror! The horror!”
Mattone? Risparmio? Tutta roba che si sedimenta, che si stratifica, che non è liquida, che non asseconda la Mano Invisibile. Bisogna dare un tot di soldi all’anno a un padrone di casa o allo Stato, bisogna rifare i mobili ogni cinque anni, bisogna nutrire Moloch.
Pensare poi di risolvere il dramma degli schiavi a partita IVA sempre e solo in senso tributario è ancor parte della stessa ideologia miope: attaccare la sicurezza (e la solidarietà) ma fornire un po’ di risorse per affrontare l’Apocalisse, da soli. Il problema principale sta nell’estensione delle tutele. Il problema del reddito lo si risolve, per loro come per gli altri, rimettendo in moto consumi, fiducia e prestazioni, e non lo si può fare agilmente se non garantendo le piccole e medie imprese, che con questo programma verrebbero masticate.
Radere al suolo ogni rifugio, eliminare ogni tutela, gettare l’uomo in mezzo al campo di battaglia, costringerlo a rischiare. Per Bonino lo Stato Italiano è come una famiglia indebitata che deve risparmiare, ma la famiglia italiana non deve avere sicurezza. Non è solo pretta ragioneria, è anche ideologia.

Il piccolo borghese che si lamenta della Crisi è da sprezzare, da biasimare e rimproverare, deve accettare l’infame realtà e arrendersi. Stesso discorso contro il piccolo borghese è latente anche nell’europeismo di questa lista.
Il mio problema con l’europeismo non è tanto l’Europa (anche se io sono sulla placca africana, comprendetemi) quanto l’ismo. Il suffisso -ismo universalizza una parola, la porta al suo pensiero limite ne fa un’ideologia e allora no. Non carico l’Unione Europea di significati salvifici.
L’Unione Europea deve essere solo un compromesso razionale per un continente che, dopo aver conquistato culturalmente il Mondo, deve sopravvivergli.
Bonino dice di volere una “federazione leggera” ma le sue proposte negano ciò. Promette centralismo fiscale (affiancato al già pericolo centralismo bancario senza eurobond), loda Juncker per il suo libro bianco della governance, si intestardisce sui parametri, avanza l’euroiva sulle importazioni extracomunitarie, lancia la nuova agenzia (o funzione) per la valutazione annuale della libertà e della democrazia negli stati membri (roba da distopia fantatotalitaria). Un superstato, un Super Leviatano famelico.
Tutto questo zelo per la costruzione del popolo europeo, questa retorica che non fa altro che ricalcare tutto il peggior repertorio patriottardo che si vorrebbe superare (eppure non un De Amicis, non un Carducci!), costruisce solo l’equivoca aspettativa di qualcosa che l’Europa (così come ogni Istituzione umana) non potrà mai dare: il senso della vita. Il suffismo -ismo vuol dire questo, trasforma l’obbiettivo Europa (mero obbiettivo pratico) in Missione Europa, ovvero Europa-Universo, Europa-Messia.
Nessuna Istituzione può risultare alla lunga credibile in questa maniera. È solo ideologia. E infatti il disprezzato popolino, che si lamenta che il Regno dei Cieli tarda a venire, viene redarguito dai chierici di questa religione: “vile profano, cosa pensi d’aver capito? Pensi che la tua infima casa, che la tua miserabile vita pagata a rate valga qualcosa rispetto al successo comunitario?”

La Reazione allora riemerge come istinto, come attaccamento alla vita. Ben venga la Reazione. Purtroppo per ora è in mano all’altro -ismo, il populismo.
Questi barbari sono usati da Bonino alla stessa maniera con cui Salvini usa i rifugiati: semina di terrore. Anche Bonino si fa forte della paura, e in più corteggia i suoi con la vanità di credersi un nucleo di risvegliati, al pari ancora dei grillini. E così via coi meme, con l’ironia dozzinale, sbertucciando gli altri e facendo concessioni al nichilismo, passando da “Nessuno tocchi Caino” a “Nessuno tocchi Soros”. È davvero la versione corazzata del montismo, questa +Europa, pura tecnocrazia, politica ridotta a ragioneria ma con la spinta ipocrita di un’ideologia equivoca.
La verità è che questi barbari non arriveranno mai, come nella poesia di Kavafis.
Si passa con +Europa dall’ossimoro socialismo liberale al paradosso ordoliberalismo statale.
Se la mia prospettiva può destare sospetti, ci sono compagni al di sopra di ogni sospetto come Iorio e Simona Russo, che coltivano dubbi a me simili. Proprio Simona poco tempo fa:
“Tutta questa campagna piena di forzature sull´Europa, quasi fosse il paradiso. Senza mai toccare pero´questioni di fondo, ovvero, verso quale Europa stiamo approdando. […] Ora il punto è semplice, o l´Italia è cosi idiota e voglio sperare di no, oppure l´Europa cosi com´è, ha qualche problemino. Utilizzare il tema europeo come la differenza tra destra e sinistra è di una superficialità rispetto alla questione che invece è seria ed è francamente controproducente. Voglio sottolineare che questa mia opinione non fa di me una non-europeista. E´ solo una questione di onestà intellettuale che negli ultimi tempi si vede sempre meno. Perchè vi ricordo che io come tantissimi, lavorando a Bruxelles, grazie all´Europa ci campo. #VogliamolEuropamaunEuropamigliorediquesta”

Ce lo diciamo continuamente che il PSI è la chiave per salvare i cavoli della classe media e le capre dell’Europa.
Il socialismo tricolore e mediterraneo, craxiano e umanitario, ha molto da insegnare a tutta l’Internazionale Socialista, travolta dal politicamente corretto, dall’equivoco progressista e dalla burocratizzazione.
Così come penso che l’Italia sia l’unica possibile guida morale e politica per l’Europa.
Ai famosi modelli gotici, decadenti nazioni efficientiste e vecchie società alienatissime, dal soglio il più oblioso, di sale e scoglio che è la mia Peña Pobre di Sicilia, non invidio nulla se non la maggior forza contrattuale.
Per questo mi è piaciuto campagnare per la nostra lista, in giro con Vizzini e Oddo, il cui nome completo (Italia Europa Insieme) è un bel segnale, così come lo è la fascia tricolore che Nencini ha voluto mettere, già anni fa, sotto al nostro simbolo.
Almeno ho una casa (parva sed apta mihi), perché per il resto vedo orrore.

Invecchiando, vivo come sempre più evidenti i segni dell’Apocalisse e, scorrendo televisore e facebook, ho visioni di una Fine del Mondo che sarà di disperazione pazzamente scomposta, di dolore morale ma soprattutto di dolore fisico, di supplizi tutt’altro che metaforici, per future esistenze strozzate da spasimi e angosce.
Non ingannatevi, compagni: non cercate ombre d’ironia nelle mie parole, sono tristemente serio.
“Salvini giura sul vangelo”, “Di Maio porta a Mattarella la sua lista di ministri prima delle elezioni”, “la seconda carica dello Stato fa campagna da leader di partito”, “si sono presentati due, tre, quattro partiti comunisti”, “c’è la lista-start up”, “Salvini ha lo spin doctor craxiano”, “neonazisti e centri sociali si ammazzano per strada”…è tutto un panorama d’abiezione, ma non si tratta ancora, forse, di roba preoccupante, come sarebbe invece una donna che partorisce una testa di lupo…

Sento avversari e alleati (oltre ai soliti disfattisti) parlare ancora di nostra imminente morte. A cominciare da +Europa che ha più volte manifestato snobbismo verso di noi. Ma non lo credo, siamo maledetti compagni, non moriremo mai, anche se alla fine saremo ridotti al nosferatismo continueremo sempre e per sempre a esistere, dobbiamo rassegnarci a ciò e abbracciare la maledizione, perché solo assecondando le maledizioni si rientra nel senso che esse hanno dalla Provvidenza; volesse questa finanche fare di noi la mollica che strozzerà il Sistema o l’Apocalisse Zombie che infesterà il Mondo.
Dopo le elezioni, qualsiasi sia il risultato, non dovremo demoralizzarci né tanto meno entusiasmarci (l’entusiasmo è una possessione pericolosa), e in ogni caso riaprire la lungimirante problematica di Nencini sulla nostra Ragione Sociale.
Per affrontare l’Apocalisse Insieme, io propongo di farci Ordine Cavalleresco.

SFIDUCIA SULL’ITALIA

juncker 3L’Europa non si fida dell’Italia, o meglio non si fida del voto italiano e lo fa sapere tramite Jean-Claude Juncker che dà pronostici negativi sull’esito delle elezioni del 4 marzo. Anche se all’ultimo corregge il tiro e assicura:  “Le elezioni sono un’occasione di democrazia. E questo si applica anche all’Italia – un Paese a cui mi sento molto vicino. Il 4 marzo gli italiani si recheranno alle urne ed esprimeranno il loro voto. Qualunque sarà l’esito elettorale, sono fiducioso che avremo un governo che assicurerà che l’Italia rimanga un attore centrale in Europa e nella definizione del suo futuro”, così il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker in un comunicato.
Il presidente della Commissione Ue ha manifestato la sua preoccupazione “per l’esito delle consultazioni” spiegando che “dobbiamo prepararci allo scenario peggiore, cioè un governo non operativo in Italia”. È possibile, ha avvertito, “una forte reazione dei mercati nella seconda metà di marzo. Ci prepariamo a questo scenario”. Insomma il contrario di quanto era stato previsto dalla Finanza, infatti sui principali quotidiani finanziari c’era stato un ridimensionamento del potenziale impatto delle elezioni politiche italiane sull’andamento dei mercati. Il Financial Times scriveva che “i mercati stanno minimizzando” il possibile “shock elettorale”, come dimostrano le buone performance del mercato azionario italiano rispetto agli altri Paesi Ue. Infatti marzo non è solo un appuntamento importante per Roma, ma anche per Berlino e per il GoKo (Grosse Koalition) che rischia di essere messo in forse dal voto dell’Spd. Ma per Juncker i maggiori grattacapi potrebbero derivare dall’Italia. “C’è un inizio di marzo molto importante per l’Ue. C’è il referendum Spd in Germania e le elezioni italiane, e sono più preoccupato per l’esito delle elezioni italiane che per il risultato del referendum dell’Spd” ha detto il presidente della Commissione Ue. Assieme all’incertezza in Spagna, è possibile “una forte reazione dei mercati nella seconda metà di marzo, ci prepariamo a questo scenario”. “Non mi faccio illusioni sull’Europa”, ha aggiunto Juncker, “meglio non essere troppo ottimisti”, oltre a Germania e a Italia Juncker ha citato tra i fattori di instabilità anche il Governo di minoranza in Spagna, con i socialisti “sempre più deboli”.
Immediata la replica del Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: “Tranquillizzerò Juncker, a parte il fatto che i governi sono tutti operativi. I governi, governano”. “Io – aggiunge il presidente del Consiglio – non sono d’accordo nel vedere queste elezioni come un salto nel buio. Non ho una paura del baratro”.
Rispondendo a una domanda sugli scenari politici del dopo voto, Maria Cristina Pisani, portavoce del Psi, ospite a Tgcom24 afferma: “Qualora si dovessero verificare situazioni di ingovernabilità dopo le elezioni del 4 marzo abbiamo proposto, come soluzione, quella di ‘traghettare’ il governo Gentiloni per poi modificare la legge elettorale per tornare al voto”.
Nel frattempo si sono scaldati gli animi dei vari partiti in corsa per le prossime elezioni che vedono nell’affermazione di Juncker una vera e propria ‘ingerenza’. “Puntuale come un orologio suona l’allarme” commenta Nicola Fratoianni (LeU), secondo cui “da Juncker arriva la sentenza sulle elezioni italiane. Invece di parlare a ruota libera sarebbe bene che il presidente della Commissione Ue si occupasse dei disastri combinati anche sotto il suo mandato” dice il numero uno di Sinistra Italiana, che chiede a Juncker “di farci il piacere di tacere”. Per l’europarlamentare pentastellato Fabio Massimo Castaldo “la politica dei moniti e dei diktat di Bruxelles è morta e sepolta. Sarà il M5s ad assicurare all’Italia un governo stabile, responsabile e più forte in Europa”.
Di segno opposto la reazione di Emma Bonino che dà ragione al presidente europeo: “Juncker dice quello che dicono tutti i commentatori. Del resto, è intervenuto anche su Brexit e sulla Catalogna. Non è che stiamo facendo una grande figura di serietà…”.

Gentiloni, non è il tempo delle cicale

Immigrati/Migranti, Gentiloni: Ue troppo lenta, serve politica comune

“Non è il momento di scardinare i pilastri del nostro sistema, dalle pensioni al fisco. Non è il tempo delle cicale, ma dell’investimento sul futuro”. Dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni arriva un chiaro invito alla sobrietà, rivolto a tutte le forze politiche in campo per le elezioni del 4 marzo e, in prospettiva, per chi dovrà assumersi l’onere di governare il Paese. Alla cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico della Luiss di Roma, il premier ha criticato, seppure in modo indiretto, la corsa alle proposte di smantellamento di alcune riforme-cardine della legislatura appena conclusasi, approvate dai governi presieduti da lui e Matteo Renzi. “Uno degli obiettivi – ha detto Gentiloni – dovrà essere passare dalla stabilizzazione e leggerissima discesa del debito a una fase di riduzione graduale, sostenibile e significativa del nostro debito pubblico”. E il premier ha rassicurato anche quanti, come ad esempio il commissario Ue Moscovici, temono ripercussioni sui mercati derivanti da una situazione di stallo politico post-elettorale: “l’Italia – ha detto – nonostante il cambio dei governi, è uno dei Paesi più affidabili. Alla frequenza dei cambi di governo non ha corrisposto un andamento altalenante delle scelte in politica estera ed economica a danno degli investitori. Siamo un paese che merita che fiducia, da parte nostra e da parte degli italiani”.

Ma dopo le polemiche dei giorni scorsi sul ‘rischio politico’ legato alla situazione di incertezza che potrebbe uscire dalle urne all’indomani del 4 marzo, e’ di nuovo il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici è tornato ad avvertire i politici di casa nostra alle prese con la campagna elettorale, che uno sforamento del tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil non sarebbe accettabile. Un messaggio indirizzato a quanti in questo inizio di campagna elettorale hanno proposto una lunga lista della della spesa senza fare i conti con le risorse disponibili. Moscovici, che già due giorni fa ha bocciato senza appello la promessa elettorale del candidato premier del M5s Luigi di Maio sulla possibilità che l’Italia possa rinegoziare i parametri stabiliti dal Patto, torna sull’argomento all’indomani delle parole del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, secondo cui la regola del 3% “non è un dogma di fede”.

Con un deficit oltre il 3% non c’è crescita, premette Moscovici. Sforare “il 3% non è un obiettivo auspicabile se si vuole rafforzare la crescita”, ha aggiunto il commissario francese durante una conferenza stampa a Bruxelles, citando l’esempio di Germania e Olanda dove il bilancio è in pareggio, la crescita è forte e la disoccupazione ai minimi. Superare il 3% di deficit “non è una buona idea e non sono le nostre regole”, ha avvertito Moscovici, sottolineando che “l’Italia rispetta il 3% da un certo numero di anni, sta riducendo il debito e deve continuare così perché è interesse dell’economia italiana”.

Passando al fronte elettorale, il senatore socialista Enrico Buemi torna a parlare del ruolo dei partiti. “Il 4 di marzo si voterà per le elezioni dei rappresentanti politici nel parlamento italiano e nonostante la nostra Costituzione fin dal 1948 abbia previsto l’esigenza del riconoscimento giuridico dei partiti (articolo 49) con apposita legge di attuazione, dopo ben 70 anni, ciò non è ancora avvenuto”, ha dichiarato il senatore socialista Enrico Buemi, Capogruppo psi in commissione Giustizia. “Nel 2013, dopo aver messo piede in Senato il 22 maggio 2013 e dopo la campagna elettorale delle elezioni del marzo 2018, ho presentato il disegno di legge S. 891 “Norme in materia di organizzazione e di trasparenza dell’attività dei partiti politici” il giorno 27 giugno 2013, per dare attuazione al principio costituzionale”, ha spiegato Buemi. “Tanti si sono lamentati della problematicità dei rapporti interni ai partiti e in alcuni casi dell’assoluta mancanza di democrazia sostanziale, ma il mio disegno di legge è rimasto lettera morta”, ha concluso Buemi.

Sul fonte del centrodestra è arrivato l’annuncio, da parte del leader leghista Matteo Salvini, di una candidatura di prestigio nelle fila del Carroccio: la famosa avvocato penalista Giulia Bongiorno, già deputata del centrodestra. “Sarà capolista della Lega in diversi territori del Paese. Nel campo del centrosinistra la leader di “+Europa” Emma Bonino, se da una parte ha ricordato che sul piano nazionale l’alleanza con Ld è quasi cosa fatta, ha spiegato che nel Lazio e nella Lombardia, per le Regionali, la lista composta dai radicali e da Bruno Tabacci si presenterà “con proprie liste”, specificando però che con Nicola Zingaretti “il dialogo è aperto”. È già proiettato invece allo scenario post-elettorale l’ex-premier e ora autorevole esponente di Leu Massimo D’Alema, che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha fatto sapere che a suo avviso “dopo il voto ci vorrà un governo del presidente e noi daremo il nostro contributo”. D’Alema non ha perso l’occasione di polemizzare con gli ex-compagni di partito del Pd, a partire dal segretario Renzi: “Lui e Berlusconi – ha detto – dicono le stesse cose, ma Berlusconi è più credibile: la destra è oltre il 35%, il Pd al 23%; se si deve creare un bipolarismo, è più fondato che lo possa dire Berlusconi”. A stretto giro, dal Nazareno, è arrivata la replica del numero 2 Maurizio Martina, dal quale è stato bollato come un politico “poco credibile”.

INSIEME ALLE ELEZIONI

insieme presentazione

“Lo mettiamo subito in chiaro: la lista ‘Insieme’ sarà presente alle prossime elezioni politiche e alle elezioni regionali in Lombardia e Lazio. Se poi le veline dovessero trasformarsi in ragionamenti da parte di qualcuna tra le forze politiche della coalizione, ci sarebbero altri modi per avere quel simbolo sulla scheda elettorale. ‘Insieme’ nasce dalla convinzione che è necessaria la costruzione di un’alleanza ampia del centrosinistra per sconfiggere la destra e il populismo. Resta il fatto che da settimane chiediamo di discutere con gli alleati le linee programmatiche da presentare agli italiani. Noi abbiamo le nostre idee con una serie di proposte concrete. Vorremmo confrontarle con quelle degli altri.”

Così in una nota i promotori della Lista ‘Insieme’ Riccardo Nencini, Giulio Santagata e Angelo Bonelli. Una nota per smentire con forza e indiscrezioni di stampa secondo le quali potrebbe non essere presente la lista Insieme alle prossime elezioni. Intanto proseguono gli incontri tra la lista + Europa di Emma Bonino e Bruno Tabacci e il Pd.

Nencini-GoriIeri sera a Milano è stata ufficialmente la lista XGori Insieme, che sostiene Giorgio Gori alla corsa per le Regionali in Lombardia e raggruppa le formazioni territoriali del Partito Socialista, Area Civica e Verdi. “Un pezzo per volta si compone una coalizione molto ampia. Nei prossimi giorni sarà presentata anche la lista di Campo progressista. C’è una rosa di formazioni progressiste a cui si aggiungono le liste civiche, ci rendono aperti e accomunati dallo stesso programma” ha commentato con i giornalisti il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Lombardia arrivando all’evento. Giorgio Gori però non ha mancato di sottolineare che “a maggior ragione risulterà l’assenza di Liberi e Uguali”. Tuttavia “non mancherà certamente il supporto dei loro elettori. Ne sono sicuro” ha affermato. Soddisfatto anche Riccardo Nencini, leader del Psi: “Il nostro impegno al fianco di Gori è una conferma, con una differenza rispetto al passato: la candidatura di Fontana è abbordabile” ha auspicato a margine dell’evento.

“La prima di Fontana, come si dice nel cinema, non è stata proprio buona” ha sottolineato, riferendosi all’uscita del candidato del centrodestra in Lombardia, che ha parlato di “razza bianca in pericolo”. “Ho il timore che la Lega alzi il tiro a Milano e in Lombardia perché i dati che abbiamo sui migranti cominciano a essere buoni” ha puntualizzato Nencini. “Da 180 mila sbarchi nel 2016 si è scesi a 120 mila nel 2017, quindi ci sarà il tentativo ‘razza bianca’ e dintorni che potrebbe imperversare durante la campagna elettorale. Brutta cosa” ha chiosato.

All’unità e alla vittoria puntano anche i Verdi: “Sarà una campagna elettorale impegnativa” ha fatto presente l’ex parlamentare e presidente della federazione dei Verdi, Angelo Bonelli. Si tratta però di un impegno “importante alla luce del fatto che non solo gli elettorali lombardi sanno quale sia l’alternativa, ossia questo Fontana che usa la Costituzione e nemmeno la conosce”.

“Ricompattare un fronte democratico in Lombardia” l’obiettivo. Invece, spiace “che la sinistra non abbia capito l’emergenza che sta vivendo la Lombardia, che sarà la punta d’ariete per uno sfondamento nel paese per rompere quel fronte”. “Avere presidente della Regione chi parla di razza in maniera discriminatoria o avere Matteo Salvini Ministro degli Interni penso che sia una deriva politica che il Paese deve impedire” è l’appello di Bonelli.

Redazione Avanti!

INSIEME È MEGLIO

apre insieme buona

“Due piccoli partiti ma di grandi tradizioni si mettono insieme per contrapporsi al declino perché è nei momenti di crisi che nascono le opportunità”. Così ha aperto i lavori della convention di Insieme, Daniele Fichera, consigliere regionale del Psi, aperta oggi Roma. L’iniziativa della lista di ispirazione ulivista lancia così la campagna “Sostenibilità sociale, ambientale e del lavoro in Costituzione”. Sul palco i promotori della Lista Insieme Riccardo Nencini, Angelo Bonelli e Giulio Santagata. Intervento del Prof Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS – Allenza per lo sviluppo sostenibile, Monica Frassoni, co-presidente dei Verdi Europei, Prof. Efisio Espa, Economista, Esperto di Valutazione delle Politiche Pubbliche, Luana Zanella, coordinatrice dei Verdi.

Fichera introducendo i lavori ha sottolineato che l’esperienza di Insieme “si colloca in campo del centro sinistra che ha garantito la crescita sia nel campo economico che in quello della giustizia sociale che in quello della tutela ambientale. Una esperienza che fa riferimento e che vuole ricordare gli anni dei governi Prodi che seppero evitare la marginalizzazione del nostro Paese. Una proposta politica nazionale che vuole diventare un riferimento permanente per chi non si rassegna. Per questo riproporremo questa esperienza nelle elezioni di Lazio e Lombardia con un riformismo civico, socialista e ambientalista”.

Nel corso dell’iniziativa è stata lanciata la proposta di inserire in Costituzione il principio di sostenibilitá dello sviluppo, come giá fatto ad esempio da Francia e Svizzera e di aderire al Manifesto proposto a tutte le liste dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASVIS). È stato proprio Enrico Giovannini, Portavoce dell’Asvis, a ricordare la necessitá di dotare l’Italia di un’agenda di politiche economiche, sociali ed ambientali che ci riporti sulla rotta della sostenibilitá dello sviluppo, secondo le definizioni dell’Agenda 2030″, sottolineando la necessità di inserire il principio dello sviluppo sostenibile in Costituzione come già hanno fatto molti paesi. Necessitá ripresa anche dagli altri relatori, l’economista Efisio Espa e la co-presidente dei Verdi Europei, Monica Frassoni.

Dopo il consigliere regionale socialista è intervenuto Piero Fassino che si è soffermato sulla particolare difficoltà di queste elezioni per il contesto in cui si svolgono. “Abbiamo alla spalle un decennio di crisi economica e sociale. Con ferite che ancora non si sono rimarginate nonostante stiano arrivando segnali positivi. Ci sono fratture sociali ancora non superate tra chi ha mantenuto le proprie condizioni e chi ha vissuto sulla propria pelle la crisi”. “Partiamo da qui: Trump, Brexit, la vittoria di movimenti estremisti e anti europeisti nascono da questa frattura. Per questo il voto del 4 marzo è importante. Per questo serve una coalizione larga, aperta e inclusiva. C’è la consapevolezza che senza Pd non ci sarebbe centrosinistra ma il centrosinistra è più largo del partito democratico. Siamo a qui anche a rivendicare le esperienze passate di governo: gli ultimi 20 anni quelle migliori sono state quelle del centrosinistra. I governi dell’Uivo e Prodi e quelle di centrosinistra di Letta, Gentiloni e Renzi. Ora il riformismo socialista e ambientalista ci permettono di presentarci in maniera migliore e più forte”.

Bonelli nel suo intervento ha posto una domanda: “Cosa c’entrano i Verdi con Renzi e il Pd? La risposta è nel fatto che le politiche ambientali fatte fino ad oggi non ci hanno convinto. È necessario rivederle. Ma può essere riferimento anche per ora è fuori dal centrosinistra come LeU a cui chiedo se avere Salvini come ministro degli interni non può essere indifferente per chi si dice di sinistra”. “Dobbiamo essere all’altezza della sfida epocale per il futuro e per il mondo che lasceremo alle prossime generazioni. La conversione ecologica non è solo un modo di dire è una cosa sostanziale. A Emma Bonino chiediamo quale è la ragione politica della sua scelta: siamo ancora in tempo per dire più Europa e per un polo laico come alternativa forte all’interno del centrosinistra. Per questo auspico che nei Radicali ci possa essere una riflessione”.

Riccardo Nencini ha parlato di una “lista inclusiva. Non è una lista per la rottamazione. Certo – ha detto con riferimento alla scelta dei Radicali – che rimane aperta la porta. Le nostre sono storie compatibili”. Mentre le storie che si sono unite nella alleanza tra Bonino a Tabacci “è complicato dire che lo siano. Noi continuiamo a presentare un progetto politico aperto perché c’è bisogno anche di quelle storie affinché per permettere al centrosinistra di essere competitivo”. “Di partito a vocazione maggioritaria ve ne è stato uno solo. Era la Dc di De Gasperi del ‘48, ora però è necessario che il Fassino pensiero diventi il Pd pensiero”.

In chiusura, i promotori della lista sono tornati sul messaggio politico di unitá e condivisione del centrosinistra. “Il centrosinistra – hanno concluso i promotori di INSIEME Luana Zanella, Giulio Santagata e Riccardo Nencini – deve agire con determinazione e compattezza per proporre agli italiani un progetto di riduzione delle disuguaglianze e per costruire un’Europa capace di far crescere democrazia e coesione. INSIEME si rivolge a chi ha a cuore la stessa voglia di fare squadra per il bene dell’Italia, perché c’è bisogno di una forza tranquilla, responsabile ma, soprattutto, c’è bisogno di servire l’Italia.”

Angelo Bonelli ha illustrato a nome di INSIEME l’iniziativa per l’inserimento della sostenibilitá sociale, ambientale, economica e del lavoro nella nostra Costituzione.

Questo il testo dell’appello, che verrà adesso aperto alle firme e all’adesione di cittadini, associazioni, sigle e movimenti:

“Poco più di due anni fa l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha preso atto che l’attuale modello di sviluppo del mondo non è più sostenibile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche della tenuta della struttura sociale ed economica.

Viviamo con il rischio concreto di consegnare alle prossime generazioni un mondo più diseguale e profondamente compromesso sotto il profilo ambientale e delle risorse naturali.

Riportare il pianeta su un sentiero di sostenibilità è un’esigenza improrogabile a cui i governi, la politica, la società civile e le imprese sono chiamate a rispondere.

Per queste ragioni INSIEME lancia una campagna di sottoscrizioni perché priorità della prossima legislatura sia la riforma della Costituzione che introduca il principio di precauzione, della sostenibilità ambientale, dei modelli produttivi e del lavoro.”

“Vogliamo spiegare agli italiani – questo il senso della proposta – che l’unica ricetta per il futuro dell’Italia e dei nostri figli passa attraverso politiche e azioni concrete con obiettivi di crescita misurabili e sostenibili come, ad esempio:

1) il raddoppio in tre anni degli investimenti pubblici procapite in ricerca e formazione (oggi pari a 100 euro) e la creazione di un Fondo, con i 300 milioni del bonus ai 18enni, per assegni di studio ai ragazzi della scuola superiore che li indirizzino verso la formazione tecnico-scientifica;
2) Un nuovo Piano casa, un fondo di mezzo miliardo l’anno per dieci anni per realizzare nuovi alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica e dare sostegno ai cittadini che devono affrontare la sopravvenuta impossibilità di pagare l’affitto (per perdita del lavoro o motivi di salute) allargando la platea dei beneficiari
3) Un Patto per il Clima con obiettivi chiari e definiti per attuare gli accordi di Parigi che comprenda, tra le altre cose, 1000 treni per i pendolari, Progressiva eliminazione auto diesel entro il 2035 e benzina 2040, Decontribuzione per i primi tre anni delle nuove assunzioni sui lavori verdi.

Insieme. Un patto per ridurre le diseguaglianze

insieme-veramente11gennaioV2Giovedì prossimo a Roma si terrà la manifestazione nazionale ‘Insieme è meglio’ della lista ‘Insieme’, presso l’Hotel Quirinale da dove parte la campagna elettorale della lista di ispirazione ulivista. “Il centro sinistra deve giocare come gioca una squadra di rugby: con determinazione, con una forte compattezza, rispettando il ruolo di ciascuno. E siglando un ‘patto con gli italiani’ che li coinvolga in un progetto per ridurre le diseguaglianze e costruire un’Europa capace di promuovere democrazia e coesione e promuovere un Green New Deal”. Lo affermano in una nota i promotori della lista Riccardo Nencini, Angelo Bonelli e Giulio Santagata. La nota prosegue affermando che “le due vittorie contro il centro destra, nel 1996 e nel 2006, grazie all’apporto fondamentale di Romano Prodi, sono maturate in questo clima. Possiamo competere se facciamo squadra. Vanno rafforzate le relazioni con gli italiani e va chiusa la parentesi della rottamazione. C’è bisogno – concludono nella nota i promotori di Insieme -di una forza tranquilla, responsabile, ma soprattutto c’è bisogno di servire l’Italia”. La lista Insieme infatti si propone di creare una sintesi in un centrosinistra che negli ultimi anni si è caratterizzato più per le divisioni che per le strade percorse in sintonia. L’ultima stagione che ha visto appunto una unità di movimento, pur con alcune distinzioni, è stata quella dell’Ulivo che ha saputo tenere sotto lo stesso ombrello tutto, o almeno gran parte, del centrosinistra.

Di centrosinistra parla anche Andrea Orlando, ministro della Giustizia ed esponente Pd, che ad Agorà afferma: “L’accordo tra Pd e +Europa con Bonino va fatto assolutamente. E poi spiega che, pur non seguendo da vicino le trattative, ritiene “un bene per la democrazia italiana la presenza dei radicali in una partita come questa”. Infatti Emma Bonino ha stretto nei giorni scorsi un’alleanza con il centrista Bruno Tabacci sotto il simbolo di Centro Democratico. Una scelta che ha destato non poche sorprese viste le provenienze politiche alquanto diverse dei due. La nuova formazione poi non ha ancora sciolto un nodo fondamentale: si è detta di centrosinistra ma non ha ancora specificato con chi vorrà coalizzarsi.

Nel centro destra il barometro segna mal tempo. L’annuncio del presidente della Lombardia Roberto Maroni di non ricandidarsi alla regione, spaventa chi teme la volontà, per il momento smentita dallo stesso interessato, di un suo ritorno nell’arena nazionale. Tanto che Berlusconi e Salvini alzano barricate preventive. E di Berlusconi e Lega parla in un posto su Facebook il leader del Pd Matteo Renzi: “Per anni – afferma – la sinistra ha attaccato Berlusconi a livello personale, demonizzandolo. Lo ha definito un pericolo per la democrazia. Questo modo di fare politica basato sugli attacchi personali a me non piace. La sfida deve essere sui risultati personali, non sugli aspetti personali”. “L’ultima volta che Berlusconi e la Lega hanno governato insieme, fino al 2011, i risultati sono stati devastanti – aggiunge – sia per lo spread che per gli occupati che per il Pil. Noi ci presentiamo con un milione di posti di lavoro in più, con il Pil che cresce di quasi il 2%, con tutti gli indicatori economici che sono passati dal meno al più”.

LO STRANO MATRIMONIO

bonino tabacci nuova“Sono stupito. Mi chiedo perché due giorni fa sia stato detto di no a una proposta del tutto simile della lista ‘Insieme’; una proposta che avrebbe permesso ai radicali di non raccogliere le firme e di lavorare a un progetto comune, simbolo compreso, e 24 ore dopo invece è stato detto di sì alla proposta di Tabacci la cui storia è onoratissima, ma non c’entra nulla con le battaglie laiche di radicali e socialisti”. È quanto afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini commentando l’accordo tra i Radicali di Emma Binino e Centro Democratico, il movimento guidato da Bruno Tabacci.

Verrà fuori il problema di fare un programma in cui ci saranno le idee dei radicali e quelle di Tabacci che viene da una storia opposta da quella radicale
Il problema è preventivo. Perché se ti presenti assieme nella campagna elettorale devi usare argomenti condivisi. Sono felice se Tabacci si occuperà di quelle campagne sui diritti civili e quindi di formidabile laicità che hanno visto insieme radicali e socialisti negli anni settanta.

I rischio è che succeda il contrario. Ossia una diminutio della difesa dei diritti civili…
Non me lo auguro. Non dobbiamo inorgoglirci se si è da soli a sostenere grandi battaglie di civiltà. Ma bisogna porre le condizioni affinché queste battaglie vengano condivise. Ma c’è una cosa ulteriore che spero venga chiarita quanto prima.

Quale?
Che contributo darà questa nuova lista alla coalizione di centrosinistra? La prima domanda da farsi è se questa formazione sarà all’interno o meno della coalizione di centrosinistra. Emma Bonino, meno di un anno fa, è venuta al nostro Congresso a Roma, a sostenere la bontà del disegno strategico della Rosa del Pungo, cioè di una alleanza laica tra socialisti e radicali.

Ci sono visioni che difficilmente potranno convivere. Che può succedere?
Delle due l’una. O Tabacci sposa una posizione che per mezzo secolo non è mai stata la sua, oppure è la Bonino che dovrà farlo. Terziur non datur.

Si scoprirà dopo il 13 gennaio che cosa vorranno fare…
Al momento non ci sono elementi per capire. Però io la domanda la faccio. Una domanda legata al rifiuto della nostra disponibilità. E spero che la risposta che mi do sia sbagliata, ossia che loro si muovano al di fuori del campo del centrosinistra.

Una scelta che mette a rischio le tante battaglie civili dei radicali.
Mi auguro che questo non avvenga. Perché sarebbe il venir meno di una bella storia. E sarebbe un vulnus alle battaglie di civiltà necessaria all’Italia. L’auspicio è che non vi sia una correzione di rotta dei radicali su questi temi. Rimane la domanda sul perché di questo strano matrimonio.

Daniele Unfer

Giovani europeisti a Bonino: hai tradito la nostra storia e le nostre battaglie comuni di libertà per un posto sicuro

Con la scelta di oggi, i leader di +Europa, Bonino Della Vedova e Magi, ci deludono profondamente. Questa lettera aperta nasce con l’intento di dirlo chiaramente. Molti di noi sono stati simpatizzanti radicali per anni, ma non dopo oggi. Molto di noi sono stati per anni ispirati al progetto della Rosa nel pugno. Dopo questa scelta, la nostra stima svanisce.

Abbiamo ascoltato +Europa e Tabacci rivolgersi a noi giovani, spiegando che la lista che sta per nascere, +Europa e centro democratico, ha lo scopo di parlare del nostro futuro. Come non essere d’accordo: è proprio il motivo per cui, in quanto aderenti a Insieme, abbiamo sperato fortemente che +Europa sposasse il nostro progetto.
Avremmo potuto parlare di futuro dando continuità e ancora più autenticità a una storia di battaglie fatte insieme da socialisti, radicali e, più in generale, laici italiani ed europei. La storia delle battaglie che hanno reso l’Italia un paese più libero, civile e laico. Ecco la parola che non abbiamo sentito oggi, sebbene simbolo dell’identità radicale, così come nostra: laicità. Né abbiamo sentito alcun richiamo alle tante battaglie dei radicali contro la partitocrazia. E non è difficile capire il perché. Scegliendo di unirsi a centro democratico, i radicali rinunciano alla propria identità e alla propria storia. Bruno Tabacci gode del nostro rispetto ma appartiene alla storia democristiana della politica italiana. Cioè tutto ciò che è contrario a laicità e l’ultimo che possa iscriversi alla lotta alla partitocrazia. È un politico apprezzato, certamente animato da profondo spirito democratico, ma la sua storia è molto distante da quella dei radicali. Lo dicono i fatti.

Perché tanta amarezza, qualcuno potrebbe chiedersi. Perché una strada per permettere a +Europa di concorrere a queste elezioni mantenendosi integri c’era e si chiama Insieme. E l’abbiamo detto tante volte, in tanti modi. Avete preferito ascoltare il tatticismo e la possibilità di acchiappare un collegio uninominale “sicuro” in più. Noi invece avremmo voluto fare una campagna elettorale per raccontare come possiamo migliorare l’Italia, insieme a voi. Avete scelto un’altra strada, per il vostro esclusivo interesse personale e contro quello degli Italiani. Abbiate la dignità e il coraggio di dire la verità, come tante volte avete giustamente chiesto agli altri di fare.

A tutte le ragazze e i ragazzi che nutrono speranze nell’Europa unita, a tutte le compagne e i compagni socialisti ma non solo, a quei giovani laici e riformisti che condividono un orizzonte più largo e aperto, chiediamo di condividere questo appello, stilato con logica amarezza ma anche con fiducia, per costruire insieme un percorso autenticamente europeista nella serena convinzione di essere ormai, purtroppo, gli unici a poterlo perseguire con la necessaria coerenza e convinzione.

Elisa Gambardella
Francesco Bragagni
Luigi Bennardi
Riccardo Caboni
Mattia Ciafardo
Andrea Frizzera
Marcello Gianferotti
Alessandro Maffei
Lorenzo Malfatto
Gianpiero Carlo Milani
Nicolò Musmeci
Riccardo Oliva
Enrico Maria Pedrelli
Leonardo Pierini
Daniele Riggi
Scipione Roma
Alice Casadei
Annarita Castellani
Emanuele Curigliano
Vittorio Curigliano
Tommaso Cutrì
Francesca Rosa D’ambra
Chiara Imbalzano
Graziano Luppichini
Riccardo Melia
Alessandro Munelli
Domenico Tomaselli
Sharon Tomaselli