ANCORA AVANTI!

avanti apre

“L’Avanti! ha dato un contributo fondamentale alla storia di questo Paese. Ora lo stesso lavoro di digitalizzazione andrà fatto pure per MondOperaio che costituisce parte della storia della cultura dell’Italia”. Lo ha detto Ugo Intini in conclusione del convegno di presentazione della digitalizzazione dell’Avanti! dal primo numero, quello del 25 dicembre del 1896, anno della sua fondazione, fino al 1993. Intini, che del quotidiano socialista fu direttore, ha ricordato come la crisi della democrazia nasce anche dalla cancellazione della storia. E la digitalizzazione dell’Avanti! vuole contribuire proprio a questo. A evitare che una parte della storia del nostro Paese venga rimossa e che così possa essere consegnata a una nuova generazione”. La presentazione ufficiale, tenuta presso la Biblioteca del Senato, ha visto la collaborazione dell’Avanti! on line con l’istituto di studi storici Gaetano Salvemini e Critica sociale. Ricco l’elenco dei presenti e degli interventi. Dopo le introduzioni di Marco Brunazzi, dell’istituto di studi storici Gaetano Salvemini, di Stefano Carluccio, della Biblioteca storica di Critica Sociale e dell’Avanti! e di Mauro Del Bue, attuale direttore dell’Avantionline!, ha proseguito il prof. Zeffiro Ciuffoletti, ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Firenze. In sala anche il segretario del Psi Riccardo Nencini. Sono intervenuti inoltre Claudio Martelli, Rino Formica, Stefania Craxi. Presenti i presidenti di varie fondazioni e associazioni. Durante l’incontro si è svolta una breve presentazione della banca dati dell’Avanti!. Presenti Enrico Buemi, Gennaro Acquaviva, presidente dell’Associazione Socialismo, Luigi Covatta, direttore di Mondoperaio. In sala anche Bobo Craxi, Giorgio Benvenuto, Maria Vittoria Nenni, Sergio Zavoli, Ugo Sposetti e Lia Quartapelle.

Il direttore dell’Avanti Online Mauro Del Bue ha ricordato come di recente Renzi abbia scritto un libro dal titolo Avanti. “In risposta – ha detto con una battuta – ho deciso di scrivere un libro dal titolo l’Unità, raccontando le divisioni, le scissioni, le epurazion avvenute nella sinistra italiana dal 1892. Ma l’Avanti! non è un libro, è una storia lunga 120 anni. Voglio ricordare – ha aggiunto – tre prima pagine: il primo numero, con Bissolati direttore, nel Natale del 1896. Un giorno di festa, perché i lavoratori concepissero le feste non solo come riposo ma anche come occasione da dedicare alla cultura e allo studio. L’educazione come giorno fondamentale della crescia del partito”. Il secondo numero ricordato da Del Bue è quello del commento al 2 giugno 1946 con il titolo “Grazie Nenni”. “Il Psi – ha sottolineato Del Bue – è stato l’unico partito della sinistra a fare della discriminante Repubblicana un obiettivo fondamentale”. “In questi anni di celebrazione della Costituzione si dimentica il contributo dei socialisti nella redazione della carta costituzionale che celebra come incontro tra De Gasperi e Togliatti”. Come ultimo numero Mauro Del Bue ha ricordato quello in cui appariva l’articolo di Bettino Craxi sulla necessità della grande riforma. Era l’estate del 1979. “Craxi partiva dalla forma dello Stato e non dalla legge elettorale. Se oggi non comprendiamo che il destino del Paese è legato alla riforma dello Stato non si può capire la natura della crisi attuale. Queste tre prime pagine rappresentano la testimonianza della capacità di anticipazione che il nostro quotidiano ha proposto e diffuso”.

Il prof. Ciuffoletti, nel suo lungo e articolato intervento, ha ricordato come “l’Avanti! eredita la cultura democratica del Risorgimento”. E ha sottolineato il grande lavoro svolto da Gaetano Arfè che con la sua “Storia dell’Avanti!” del 1956 ha ridato slancio e forza all’azione socialista, dopo gli anni bui del frontismo. La politica – ha concluso facendo riferimento alle vicende di oggi – deve avere spessore morale. La democrazia non è un dono che viene dal cielo e noi siamo un paese in cui la democrazia è una conquista recente”.

Claudio Martelli ha affermato che “L’Avanti! digitale ci restituisce intatta, integra, plurale, conflittuale come fu l’opera di civilizzazione compiuta dai socialisti, un’opera immensa dedicata alla vita e alla coscienza di ogni donna e di ogni uomo. Ciascuno saprà approfittarne liberamente secondo i propri bisogni e i propri interessi”. “Nella drammatica crisi che si è aperta – ha concluso Martelli con riferimento al dibattito sul nuovo governo – bisogna unire innanzitutto i socialisti poi i riformisti, moderati e cattolici, per andare oltre e guardare all’Europa fermando l’ascesa dei sovranismi europei. Non c’è speranza senza lotta. Bisogna – ha concluso – difendere il nostro popolo da ciarlatani e avventurieri”.

Dopo l’ex ministro della giustizia è intervenuto Rino Formica che ha ricordato il ruolo dell’Avanti! nelle tre crisi di sistema che il nostro Paese ha attraversato. La prima nel primo dopoguerra quando il giornale socialista fu sempre per la lotta democratica. Poi nel secondo dopoguerra con il sostegno forte alla Costituente e alla Repubblica. Infine la crisi di sistema che si ripeté nel ‘89. “Il metro di Craxi – ha detto Formica – era quello di unire sullo stesso binario le crisi politiche e quelle di sistema. Oggi invece si ripetono gli errori del passato e si affrontano le crisi come fossero solo vicende politiche”. Per Formica una grande battaglia politica va fatta nella riforma della Costituzione non più adeguata ai tempi. Gli stati nazione per Formica devono “cedere sovranità” e quindi serve un “nuovo ordine costituente” per inserire chiaramente la “nostra collocazione internazionale e la natura e i compiti della democrazia rappresentativa. Occorre unire contro il governo dei populisti e dei sovranisti un’ampio fronte repubblicano. Infine un accenno al lavori per il governo: “Mattarella non doveva concedere le ulteriori 24 ore. La questione doveva essere posta rinviando in Parlamento il suo governo neutrale. I due dovevano attendere le decisioni del presidente e non far dipendere le sue scelte dalle piattaforme digitali o da qualche cantina del Veneto”.

Nencini, a margine di lavori, ha parlato della necessità di far diventare l’Avanti! il luogo dove si riuniscono tutti coloro che fanno parte della stessa cultura pur appartenendo a storie partitiche diverse. Poi – ha aggiunto – è vero che l’Avanti era un quotidiano di partito, però ha utilizzato il meccanismo dell’innovazione in maniera decisa. I grandi pittori futuristi si formano sulle copertine dell’Avanti!. Ho trovato pezzi di D’Annunzio che fu candidato nel collegio di Montevarchi. Quindi c’era una attenzione a un mondo di confine a cui veniva dato diritto di cittadinanza”. “Una volta – ha detto ancora – i dibattiti si facevano sui giornali. Ora non si fanno più né sui giornali né in televisione. C’è una frase bellissima e decisamente attuale di Gustave Le Bon, il teorico della psicologia delle masse, che dà questo suggerimento: ‘In campagna elettorale sparatele pure grosse, tanto la folla dimentica’”. Frase che si  presta assai ai nostri giorni.

Daniele Unfer

Nencini: “Per un soggetto dentro la sinistra riformista”

apre bologna

C’erano oltre trecento dirigenti e militanti socialisti al convegno del Psi del centro-nord che si è svolto a Bologna all’Hotel Savoia sabato scorso. La relazione introduttiva è stata opera del coordinatore della segreteria Gian Franco Schietroma che ha analizzato brevemente i risultati elettorali e ha proposto alcune necessarie modifiche alla nostra vita interna e alla nostra politica. E’ stata poi la volta del responsabile dell’organizzazione Enzo Maraio che ha dato appuntamento a un successivo Consiglio nazionale per talune modifiche statutarie e ha letto un documento che dovrà passare al vaglio del successivo convegno di Napoli dove verranno coinvolti i socialisti del centro-sud e aperto alle eventuali modifiche. Poi si è aperto un dibattito al quale hanno partecipato numerosi compagni, tra i quali il direttore dell’Avanti! Mauro Del Bue che ha insistito sulle proposte già lanciate attraverso il quotidiano socialista (una convention aperta a tutti i socialisti italiani, l’ipotesi della doppia tessera, una federazione tra socialisti, verdi e radicali pannelliani, un nuovo partito riformista della sinistra italiana come approdo finale).

Il compagno Buemi ha dichiarato che il vertice del partito deve assumersi appieno tutte le responsabilità del pessimo risultato elettorale, Luigi Covatta ha parlato dell’esperienza di Mondoperaio e della suggestione del nuovo partito riformista, Rita Cinti Luciani ha messo in evidenza i temi concreti di un possibile rilancio del centro-sinistra, Luca Pellegri ha presentato un documento organizzativo che prevede una struttura che parte dalla base con un semplice coordinamento nazionale, Federico Parea ha sottolineato la necessità di un cambiamento generazionale, come anche Maria Pisani che ha contestato le futili promesse dei Cinque stelle, Pasquotti ha puntato il dito sui temi più vicini alla vita delle persone dei quali anche il nostro partito ha perso conoscenza, anche Broi, segretario del Psi di Milano, ha presentato un documento critico nei confronti del gruppo dirigente, mentre Lorenzo Cinquepalmi ha esortato a comprendere la sconfitta senza precedenti della sinistra italiana. Particolarmente suggestivo e applaudito l’intervento di Ugo Intini che ha esortato i socialisti a battersi contro le tendenze antidemocratiche che stanno prevalendo. Intini ha ricordato che sul tema della difesa della democrazia non ci devono essere barriere tra destra e sinistra.

“Che il vento soffiasse a favore di Lega e M5S  lo avevamo capito, quello che non abbiamo capito  era la potenza di quel vento”, ha ricordato Riccardo Nencini concludendo i lavori. Nel corso dell’assemblea dei socialisti si è tracciato il cammino politico per il futuro: commentando l’ipotesi di una possibile alleanza di governo con i 5S, Nencini ha ribadito di escludere l’opzione di “un governo a trazione grillina, perché i 5Stelle hanno un tasso di anti parlamentarismo esagerato e perché hanno valori diversi dai nostri”. Il segretario del Psi sottolinea che “bisogna stare all’opposizione per lavorare alla nascita di un soggetto dentro la sinistra riformista”. Un progetto, analizza Nencini, che potrà vedere la luce solo se c’è una vera ” disponibilità a cedere parte della propria sovranità lavorando ad un disegno nuovo e comune”. Secondo Nencini “va cambiato il canone di lettura dei bisogni perché la nostra comunità si salva solo se c’è condivisione di una visione comune e se ognuno deve fa sua parte”.
Tornando al risultato elettorale del 4 marzo Nencini ha sottolineato che “i temi della sicurezza e dei migranti sono stati centrali nel definire l’agenda della campagna e noi lo avevamo capito da anni. Si tratta di problemi reali e non dovremmo fare finta di credere che il voto grillino e leghista sia semplicemente populista. Il risultato delle urne ci dice che noi della sinistra non abbiamo letto bene una serie di condizioni che nella società erano già maturate”.

Di fronte a questo scenario, e alla realtà di un PD che ” ha esaurito la sua funzione”, Nencini ha detto che la comunità socialista “sarà in grado di conservare autonomia solo e parte un disegno politico che coinvolga tutta la sinistra riformista italiana:  una concentrazione repubblicana che si prepari alle elezioni europee 2019 in cui la sinistra riformista possa confluire” ha concluso Riccardo Nencini.

Nel corso dei lavori sono intervenuti:

Enrico Buemi, Gian Franco  Schietroma,  Enzo Maraio, Maria Cristina Pisani,  Luca Pellegri, Lorenzo Cinquepalmi, Federico Parea, Rita Cinti Luciani, Pia Locatelli, Marco Andreini, Riccardo Mortandello, Mauro Del Bue, Luigi Covatta, Mauro Broi, Oreste Pastorelli, Giorgio Azzalini, Dario Mantovani (sindaco Pd i Molinella), Enrico Pedrelli, Tomas Carini, Ugo Intini, Marco Parlato, Francesco Bragagni, Ranieri, Ottavio Pasquotti, Alessandro Pietracci

RIPARTIRE DA BOLOGNA

apre bologna

C’erano oltre trecento dirigenti e militanti socialisti al convegno del Psi del centro-nord che si è svolto a Bologna all’Hotel Savoia sabato scorso. La relazione introduttiva è stata opera del coordinatore della segreteria Gian Franco Schietroma che ha analizzato brevemente i risultati elettorali e ha proposto alcune necessarie modifiche alla nostra vita interna e alla nostra politica. E’ stata poi la volta del responsabile dell’organizzazione Enzo Maraio che ha dato appuntamento a un successivo Consiglio nazionale per talune modifiche statutarie e ha letto un documento che dovrà passare al vaglio del successivo convegno di Napoli dove verranno coinvolti i socialisti del centro-sud e aperto alle eventuali modifiche. Poi si è aperto un dibattito al quale hanno partecipato numerosi compagni, tra i quali il direttore dell’Avanti! Mauro Del Bue che ha insistito sulle proposte già lanciate attraverso il quotidiano socialista (una convention aperta a tutti i socialisti italiani, l’ipotesi della doppia tessera, una federazione tra socialisti, verdi e radicali pannelliani, un nuovo partito riformista della sinistra italiana come approdo finale).

Il compagno Buemi ha dichiarato che il vertice del partito deve assumersi appieno tutte le responsabilità del pessimo risultato elettorale, Luigi Covatta ha parlato dell’esperienza di Mondoperaio e della suggestione del nuovo partito riformista, Rita Cinti Luciani ha messo in evidenza i temi concreti di un possibile rilancio del centro-sinistra, Luca Pellegri ha presentato un documento organizzativo che prevede una struttura che parte dalla base con un semplice coordinamento nazionale, Federico Parea ha sottolineato la necessità di un cambiamento generazionale, come anche Maria Pisani che ha contestato le futili promesse dei Cinque stelle, Pasquotti ha puntato il dito sui temi più vicini alla vita delle persone dei quali anche il nostro partito ha perso conoscenza, anche Broi, segretario del Psi di Milano, ha presentato un documento critico nei confronti del gruppo dirigente, mentre Lorenzo Cinquepalmi ha esortato a comprendere la sconfitta senza precedenti della sinistra italiana. Particolarmente suggestivo e applaudito l’intervento di Ugo Intini che ha esortato i socialisti a battersi contro le tendenze antidemocratiche che stanno prevalendo. Intini ha ricordato che sul tema della difesa della democrazia non ci devono essere barriere tra destra e sinistra.

“Che il vento soffiasse a favore di Lega e M5S  lo avevamo capito, quello che non abbiamo capito  era la potenza di quel vento”, ha ricordato Riccardo Nencini concludendo i lavori. Nel corso dell’assemblea dei socialisti si è tracciato il cammino politico per il futuro: commentando l’ipotesi di una possibile alleanza di governo con i 5S, Nencini ha ribadito di escludere l’opzione di “un governo a trazione grillina, perché i 5Stelle hanno un tasso di anti parlamentarismo esagerato e perché hanno valori diversi dai nostri”. Il segretario del Psi sottolinea che “bisogna stare all’opposizione per lavorare alla nascita di un soggetto dentro la sinistra riformista”. Un progetto, analizza Nencini, che potrà vedere la luce solo se c’è una vera ” disponibilità a cedere parte della propria sovranità lavorando ad un disegno nuovo e comune”. Secondo Nencini “va cambiato il canone di lettura dei bisogni perché la nostra comunità si salva solo se c’è condivisione di una visione comune e se ognuno deve fa sua parte”.
Tornando al risultato elettorale del 4 marzo Nencini ha sottolineato che “i temi della sicurezza e dei migranti sono stati centrali nel definire l’agenda della campagna e noi lo avevamo capito da anni. Si tratta di problemi reali e non dovremmo fare finta di credere che il voto grillino e leghista sia semplicemente populista. Il risultato delle urne ci dice che noi della sinistra non abbiamo letto bene una serie di condizioni che nella società erano già maturate”.

Di fronte a questo scenario, e alla realtà di un PD che ” ha esaurito la sua funzione”, Nencini ha detto che la comunità socialista “sarà in grado di conservare autonomia solo e parte un disegno politico che coinvolga tutta la sinistra riformista italiana:  una concentrazione repubblicana che si prepari alle elezioni europee 2019 in cui la sinistra riformista possa confluire” ha concluso Riccardo Nencini.

Nel corso dei lavori sono intervenuti:

Enrico Buemi, Gian Franco  Schietroma,  Enzo Maraio, Maria Cristina Pisani,  Luca Pellegri, Lorenzo Cinquepalmi, Federico Parea, Rita Cinti Luciani, Pia Locatelli, Marco Andreini, Riccardo Mortandello, Mauro Del Bue, Luigi Covatta, Mauro Broi, Oreste Pastorelli, Giorgio Azzalini, Dario Mantovani (sindaco Pd i Molinella), Enrico Pedrelli, Tomas Carini, Ugo Intini, Marco Parlato, Francesco Bragagni, Ranieri, Ottavio Pasquotti, Alessandro Pietracci

Maestra contro Polizia. Buemi: “Carenza di equilibrio”

maestra torinoSi torna a parlare della manifestazione del 22 febbraio a Torino. Questa volta al centro delle polemiche un’insegnante ripresa dalle telecamere mentre inveisce contro i carabinieri in tenuta antisommossa augurando loro la morte e gridando a squarciagola “merde”, “vigliacchi”, “mi fate schifo”.
Il comportamento dell’insegnante ripresa in tv mentre insulta e minaccia le forze dell’ordine è al vaglio del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca: “È stato attivato l’Ufficio scolastico regionale per il Piemonte che, appena ricevuta notizia del fatto, sta provvedendo ad acquisire dalla scuola della docente ulteriori informazioni per avviare i necessari approfondimenti”. Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore socialista e piemontese, Enrico Buemi.
“A proposito delle polemiche che si sono sviluppate riguardo all’insegnante torinese che si è augurata la morte di poliziotti e carabinieri in servizio di ordine pubblico, desidero esprimere tutta la mia vicinanza alle Forze dell’ordine impegnate quotidianamente a difendere la libertà di espressione ed esercizio democratico nel nostro Paese da parte di tutti”, così in una nota il senatore uscente Enrico Buemi, responsabile giustizia del Psi e candidato nel collegio uninominale senatoriale di Moncalieri – Pinerolo per la coalizione di centro – sinistra. “All’insegnante che dice di fare il proprio mestiere con passione e impegno nei confronti dei suoi allievi, cose apprezzabili per una funzione così importante e delicata quale quella dell’insegnante, devo però registrare delle carenze notevoli in materia di equilibrio nei comportamenti e appropriatezza di linguaggio, che per un’insegnante sono importanti se non di più di passione e attaccamento al proprio lavoro”, ha commentato Buemi. “Voglio ricordare, perché spesso la memoria fa difetto, che a volte, quando la passione perde di vista il raziocinio, si può anche uccidere con le parole seppur fortunatamente più raramente che con i fatti”, ha aggiunto Buemi. “Di cattivi maestri e cattive insegnanti una scuola pubblica seria può fare tranquillamente a meno e, inoltre, consiglio di non andare alle pubbliche manifestazioni con una bottiglia di birra in mano che è pericolo materiale per sé e per gli altri e fa correre il rischio di eccessi mentali per se stessi”, ha concluso.

SINTESI POSITIVA

prodi gentiloni

“La prima considerazione da fare è che la frammentazione della sinistra italiana rappresenta un problema. Non solo di oggi, ma storico. Una sinistra che fa minoritaria del Paese e nel Parlamento. Invece serve una sinistra responsabile che vuole governare e che non si vuole relegare a una opposizione duratura nel tempo e improduttiva”.

Lo afferma il sentore socialista Enrico Buemi, responsabile giustizia del PSI e candidato della Lista Insieme, nel collegio Piemonte 02 – Moncalieri (To). “Sappiamo – continua Buemi – che le opposizioni, come regola, non producono cambiamento, casomai lo frenano. Perché le opposizioni vogliono impedire che le maggioranze realizzino il loro programma. Ma nei programmi della maggioranza di segno opposto vi possono essere contenuti evolutivi delle condizioni generali. Il che deve essere il fine ultimo di ogni attività politica”.

E la Lista Insieme?
La Lista Insieme cerca di affrontare questo problema di una sinistra divisa. Tentando di sintetizzare esperienze positive che hanno cercato di interpretare il cambiamento ma mantenendo anche la sensibilità verso i grandi problemi. A partire da quello della giustizia sociali, della tutela dell’ambiente e delle politiche economiche che devono creare le condizioni per ridistribuire le risorse.

E proprio su questo punto l’appoggio dato da Prodi è fondamentale.
Prodi interpreta quello spirito che mette in campo esperienze e culture diverse che sono una caratteristica positiva dell’Italia. Noi non siamo un monoblocco. Nel nostro Paese storicamente vi è stata vivacità. A volte ha creato situazioni negative, ma nella maggior parte dei casi ha prodotto una forte evoluzione. Il fatto che gli italiani e lo Stato italiano nel mondo, sono percepiti come peculiarità positiva, deriva anche da questo. Le nostre forze armate sono percepite nel mondo come più attente e capaci di altre a interagire nei territori, i nostri prodotti sono tra i più apprezzati. Tutte queste caratteristiche producono anche diversità politiche. E la diversità è che l’Italia è un paese con tre-quattro storie di cultura politica di grande spessore che hanno rappresentato anche dei punti di riferimento per altre storie. Prodi rappresenta questo. Lo ha detto lui stesso. Prodi rappresenta una politica plurale che però è capace di trovare le sintesi.

L’opposto della vocazione maggioritaria.
La vocazione maggioritaria la aveva anche la Democrazia Cristiana per una certa fase ma la ha subito superata. Nel ‘48 vinse le elezioni ma capì dopo il ‘53 che anche i pariti minori socialdemocratici, repubblicani liberali e socialisti negli sessanta, erano necessari per governare il paese. Ma era in qualche modo d’accordo anche con il partito comunista. Il dibattito è stato riempito di dialettica positiva dando contenuto alle esperienze. Vi è stata la dimostrazione che vi era la capacità di interagire in maniera plurale.

E l’operazione portata avanti da LeU? Che ne pensi?
Mi interrogo come sia possibile che Bersani, D’Alema ed altri si trovino ad essere solidali con i radicali di una sinistra inconcludente invece di essere interlocutori di una sinistra riformista anche se con tutte le sue differenze e i suoi errori. Renzi ne ha commessi sicuramente tanti, ma non può essere perso di vista quello che è l’elemento essenziale di mantenere un’unità strategica. Vi è una sinistra, quella responsabile, quella riformista, quella gradualista, quella che ha i piedi piantati per terra nei bisogni della gente, delle imprese e nell’economia nel suo insieme. È questo il nostro terreno. Altrimenti è evidente che poi vince la destra.

Ma il loro obiettivo potrebbe essere proprio quello del tanto peggio tanto meglio
E io questo lo ho anche scritto. Era una logica della sinistra radicale, addirittura della sinistra extraparlamentare e brigatista. Quella di una strategia pseudo-rivoluzionaria dove però le rivoluzioni portano ai fascismi e non ai cambiamenti positivi.

A proposito di fascismi le cronache delle ultime settimane non sono tranquillizzanti…
Vero. Ma in parte. Questo è anche frutto di errori e sottovalutazioni di una emarginazione sociale che sta diventando di grandi dimensioni. Dovuta anche ai fenomeni economici legati alla globalizzazione. Si è creato uno sviluppo economico non ordinato, ovvero dove la politica ha rinunciato a dare parametri e regole fondamentali per creare le condizioni affinché esso avvenisse dentro determinare coordinate, sia di Stati che si aree geografiche. È evidente che in questo modo si sono create sacche di emarginazione. Quando la povertà dilaga e le sinistre diventano inconcludenti per varie ragioni, perché da un lato hanno proposte utopistiche o dall’altra abbandonano i loro riferimenti fondamentali e scimmiottano i sistemi liberistici, allora si crea questo disagio. E questo disagio produce destra, non produce più sinistra.

Un disagio dove pescano anche i 5 Stelle e Lega…
È questo il punto. Una sinistra che vuole tutelare effettivamente è una sinistra che deve essere gradualista.

Diamo un giudizio su questi cinque anni.
Questa legislatura è stata problematica ma di grande capacità di produzione di atti e di politiche. In tanti settori. Come in quello dei nuovi diritti. Dall’altra parte però le politiche economiche hanno più difficoltà ad affermarsi. Per l’affermazione dei diritti bastano atti parlamentari. Per le politiche economiche invece serve anche il tempo. Per realizzare sviluppo, ricchezza e poi distribuirla serve tempo e contingenze internazionali favorevoli. Quindi il processo è più lento, il cammino è iniziato, ma dobbiamo mettere a punto ulteriormente meccanismi e strumenti.

Gentiloni ha detto che lui non sbatte i pugni sul tavolo perché l’Italia, per il ruolo centrale che ha nell’Unione, non ne ha bisogno. Che ne pensi?
Condivido l’atteggiamento di Gentiloni. Fa parte della consapevolezza dei rapporti di forza. L’Europa dei governi, perché non esiste ancora l’Europa dei popoli, è un contesto molto concreto. E qui contano i rapporti di forza. Inutile andare a un tavolo a gridare quando i rapporti di forza non sono stati costruiti in maniera adeguata. Allora Gentiloni fa bene a muoversi in questo modo. Sono le politiche che tendono a modificare quei rapporti e non l’atteggiamento. Il resto va bene per i media. Abbiamo una subalternità rispetto alla Germania. Essa ha una sua economia più forte della nostra, i suoi conti più in ordine dei nostri la sua capacità di visione è più lunga della nostra. Noi per varie ragioni invece siamo più portati a guadare al domani piuttosto che al futuro.

In chiusura i 5 Stelle. Parlano della loro diversità. Ma le cronache non sono molto tenere con loro…
La notizia di un’indagine a carico del Presidente del Potenza calcio per riciclaggio fa smarrire completamente al cosiddetto candidato premier Luigi Di Maio qualsiasi nozione di diritto costituzionale. Capisco che di fronte alla vera notizia del candidato indagato per riciclaggio se ne debba creare una finta, in cui il candidato premier si reca con qualche settimana di anticipo dal presidente Mattarella, il quale giustamente non ha trovato il tempo di riceverlo perché occupato in altri impegni più seri e l’ha fatto ricevere dal suo segretario generale. La notizia vera, invece, è ancora un’altra, cioè che il movimento di cui Di Maio è il capo dice: “Se confermate le accuse non faremo sconti”, quindi linea garantista. Il problema, però, è sapere quando la ghigliottina, che loro hanno ripetutamente rivendicato dovesse essere applicata agli altri, scatterà: con rinvio a giudizio, condanna in primo grado o sentenza passata in giudicato? Noi siamo sempre stati garantisti e rimaniamo tali, però ci fa un po’ specie che il rigore annunciato in tutte le vicende degli anni scorsi riguardanti esponenti politici indagati e le gazzarre organizzate all’interno di Senato e Camera, con Di Maio protagonista, oggi si siano trasformate in un atteggiamento, da noi ritenuto giustamente garantista, in attesa di verifica sulle responsabilità del Presidente del Potenza calcio. Ancora una volta ci troviamo di fronte a un metro e due misure a seconda se la misura riguardi gli avversari oppure gli amici.

Daniele Unfer

Buemi: imbroglio elettorale e immigrazione clandestina

ImmigrazioneSecondo l’Agenzia, nel primo mese dell’anno, il numero di persone giunte in Italia attraverso la rotta del Mediterraneo è raddoppiato rispetto a dicembre 2017. Il numero è sprofondato nei primi 12 giorni di febbraio. “Il numero di migranti arrivati in Italia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale a gennaio è salita a oltre 4.800, il doppio rispetto al mese precedente, quando le attività dei trafficanti erano state colpite dai combattimenti vicini alle aree di partenza e dal cattivo tempo”. A riportare il dato è una nota di Frontex, Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. “Non c’è indicazione di un cambio nella generale tendenza in calo degli arrivi di migranti in Italia iniziata nell’estate 2017″ ha sottolineato Frontex – Il numero dei migranti irregolari arrivati in Italia a dicembre 2017 era stato il più basso in tre anni. I numeri sono lievemente risaliti a gennaio 2018, restando però in linea con i dati di gennaio 2017”.

E sul fenomeno dell’immigrazione interviene in una nota il senatore Enrico Buemi, responsabile Giustizia del Psi e candidato nel collegio uninominale senatoriale di Moncalieri – Pinerolo per la coalizione di centro-sinistra. “Il ripetersi – ha affermato – ormai quotidiano di fatti efferati di cronaca nera, riguardanti omicidi plurimi accompagnati da suicidi in famiglie prevalentemente italiane, in varie parti del Paese, e rapine e violenze gravi perpetrate senza distinguo di età e di condizione sociale, dimostrano, ancorché ce ne fosse la necessità, che in queste tragedie umane attribuire strumentalmente la causa di tali eventi al fenomeno dell’immigrazione clandestina, che pure esiste, è una grossa falsificazione della realtà e un conseguente imbroglio politico-elettorale”.

“Che la capacità di gestione dell’immigrazione da parte delle Istituzioni pubbliche nazionali e locali debba essere migliorata e potenziata nelle sue criticità maggiori, equa distribuzione sui territori e vigilanza sugli incaricati all’accoglienza e al mantenimento, è fuori discussione ma imputare al fenomeno l’insicurezza generale percepita dall’opinione pubblica è frutto della campagna irresponsabile e di forte strumentalizzazione di alcune forze politiche, che spostano sul diverso immigrato colpe che invece sono dentro la nostra realtà nazionale quotidiana e che hanno poco di importato”, ha commentato Buemi. “Esse sono, al contrario, frutto della caduta grave dei valori della convivenza civile e della tolleranza, prima di tutto in famiglia, della perdita di rispetto della vita umana qualsiasi essa sia, del permanere di una cultura del possesso e della prevaricazione dell’uomo sulla donna, vergogna della nostra società nazionale che non ha bisogno di essere attribuita ad altre provenienze esterne ma che purtroppo è atavico comportamento di un certo maschio italiano”, ha aggiunto. “Di fronte a queste tragedie ed efferatezze siamo tuttora impreparati, mancano non solo organici delle forze di polizia e apparati giudiziari in grado di rispondere rapidamente con condanne di comportamenti penalmente rilevanti, ma strutture di monitoraggio e sostegno del disagio sociale, che è diffuso, e strumenti giuridici per una preventiva e tempestiva tutela dell’incolumità delle potenziali vittime. Ho presentato sul tema l’allegato ddl S. 3304 “Disposizioni per il contrasto della violenza di genere, anche perpetrata con l’abuso del processo”

Migranti. “Governo concreto. Dalla destra chiacchiere”

Immigrazione

“Non possiamo accettare di essere condizionati da posizioni troppo diverse da quelle che la civiltà europea considera posizioni giuste”. Così il premier Paolo Gentiloni, parlando del tema immigrazione durante una lezione sull’Europa all’università Humboldt di Berlino. Un tema che sta diventando sempre più al centro dello scontro della campagna elettorale. Un tema che va trattato in prospettive e non solo con l’obiettivo di lucrare una mancia di voti in più durante la campagna elettorale.

“Il Governo – ha esortato il Senatore socialista Enrico Buemi responsabile giustizia del Psi, e candidato nel collegio senatoriale uninominale di Pinerolo – Moncalieri per la coalizione di centro-sinistra – emani subito un provvedimento che preveda misure per il temporaneo utilizzo gratuito da parte delle Amministrazioni locali, per attività nell’interesse delle comunità ospitanti, di cittadiniimmigrati in attesa di regolarizzazione giuridica o di ricollocazione nei Paesi di origine”. “Noi socialisti già da tempo abbiamo presentato due disegni di leggi (S. 2507 Misure per l’istituzione di programmi di volontariato per l’esecuzione di lavori volti a creare un’Italia più bella e S. 2198 Misure in materia di percorso di cittadinanza) in materia di immigrazione che sono già stati proposti alla valutazione del Senato nella XVII Legislatura”, ha commentato Buemi. “Adesso è necessario che il Governo, con un decreto, anticipi tali misure”, ha concluso.

La destra si vanta di avere le soluzioni per gestire l’immigrazione. Avere una ricetta pronta e semplice sul tema degli immigrati clandestini è “umiliante per l’intelligenza dei cittadini”, quindi “si gioca a chi la spara più grossa”, è il pensiero di Pier Ferdinando Casini, candidato per il centrosinistra, che ha criticato la proposta di Silvio Berlusconi sul rimpatrio di 600mila migranti irregolari. “Ma secondo voi arrivano con la carta di identità? No, occultano i documenti – ha detto Casini – e non riusciamo a capire da dove vengono. Dove le identifichiamo e dove rimandiamo queste persone se non ne sappiano le generalità?”. Secondo Casini “ha fatto di più Minniti per contrastare l’immigrazione clandestina dei tanti proclami di Salvini che cercano solo di iniettare veleno negli italiani. Questo governo ha lavorato sulle cose concrete. Le altre sono chiacchiere”.

SENZA PREGIUDIZIO

antifascismo

I fatti di Macerata sono stati utilizzati da chi è solito speculare sulla cronaca. Anche quella più dolorosa e cruenta. A cominciare dal segretario della Lega che non perde occasione per rimestare nella propaganda più torbida. “Le dichiarazioni scellerate di Salvini sui fatti di Macerata – ha detto Riccardo Nencini segretario del Psi e promotore della Lista ‘Insieme’ e candidato nel collegio uninominale del Senato di Arezzo e Siena per il centrosinistra –  di fatto sono la giustificazione a usare la pistola verso chi non ha il suo stesso colore della pelle, sono la reazione scomposta al buon lavoro fatto dal ministro degli interni Minniti”.
“I migranti approdati in Italia nel 2017 – ha aggiunto Nencini – sono 120.000. Erano stati 180.000 l’anno precedente. La politica di contenimento degli arrivi comincia a funzionare e va proseguita con maggiore intensità, dando rifugio ai profughi e favorendo il rimpatrio dei clandestini. Ma c’è un’altra verità. Chi vive in Italia deve vivere secondo i valori conquistati dai nostri padri e dalle nostre nonne. In Italia – conclude – vige la parità di genere, è vietato il matrimonio coatto ed è vietata l’infibulazione, non può esserci tribunale della sharia. Si tratta di valori universali da difendere senza esitazioni”.

Nel dibattito sull’immigrazione è intervenuto anche il senatore socialista Enrico Buemi responsabile giustizia del Psi e candidato nel collegio senatoriale uninominale di Moncalieri – Pinerolo nella coalizione di centro-sinistra. “C’è lo spazio e la possibilità di gestire in maniera meno traumatica l’immigrazione in Italia, basta volerlo” ha detto Buemi. “Se le forze politiche non si perdessero in polemiche strumentali e reciprocamente demolitive, l’immigrazione, che non è fenomeno temporaneo ma di lungo periodo, si potrebbe governare e trasformarlo da problema in opportunità positiva per un’Italia che è, tra l’altro, in forte crisi demografica”. “Alcuni strumenti – ha continuato Buemi – ci sono già ed altri si possono mettere in atto rapidamente: canali di afflusso legali e controllati, rapidità nei tempi di riconoscimento dello status di rifugiato, utilizzo attivo degli immigrati, in attesa di riconoscimento, mediante l’impiego in attività di lavoro gratuito presso le comunità locali ospitanti per piccole manutenzioni e altro, obbligo di frequentazione di corsi formativi in lingua ed educazione civica, controlli più serrati sulle associazioni, cooperative ed altri soggetti incaricati della loro gestione”, ha aggiunto. “Questi sono tutti elementi che ridurrebbero la legittima reazione di disagio dei cittadini che vengono messi sotto pressione da presenze in buona parte disordinate e oziante e con abitudini, cultura e lingue completamente diverse”, ha commentato Buemi. “Più che lotta contro gli immigrati si dovrebbe mettere in campo un’azione contro l’abbandono dell’emarginato temporaneo o permanente e in questo ambito si collocano gli immigrati senza lavoro e senza reddito illegali e non, clochard italiani e stranieri e, in generale, soggetti che vengono abbandonati dalla società e dalle Istituzioni perché affetti da patologie individuali asociali. Al disagio che tutti viviamo nel dover assistere a strade trasformate in dormitori improbabili, angoli di città ricettacoli di rifiuti ed odori nauseabondi a causa di comportamenti che offendono in primo luogo la dignità umana dei protagonisti, c’è rimedio, basta volerlo”.

Per Buemi “amministratori, locali, funzionari pubblici ai vari livelli, non distratti e pieni di pregiudizi e Perdiffidenze, cittadini che vivono il disagio solo protestando invece che tirarsi su il morale e operare per una dignitosa condizione di vita per tutti, possono contribuire a una gestione più sostenibile del fenomeno. Ribadisco, gli strumenti ci sono basta occuparsene e se non ci sono il Governo provveda tempestivamente”, ha concluso il senatore socialista.

Buemi ha presentato in questa legislatura quattro disegni di legge in materia di immigrazione e tutela del domicilio.

Disegno di legge Senato 947

Disegno di legge Senato 1816

Disegno di legge Senato 2198

Disegno di legge Senato 2507

Migranti, Buemi: “Sciacalli in politica su disgrazie altrui”

Enrico-Buemi-“Lucrare elettoralmente sulle paure e sulle insicurezze degli italiani conviene! La crescita del consenso per la Lega e per Fratelli d’Italia è fondata proprio su questo”, così ha commentato le reazioni politiche ai fatti di Macerata il Senatore Enrico Buemi, candidato nel collegio uninominale al Senato di Moncalieri – Pinerolo per la colazione di centro-sinistra e Capolista della Lista Insieme nel collegio Piemonte 1. “Gli italiani, però, devono sapere che esasperare le sensazioni e alterare la percezione della realtà non aiuta ad affrontare i problemi veri della convivenza tra diversi per cultura, religione, abitudini e origini”, ha continuato Buemi, responsabile giustizia del Psi.
In queste ore infatti la campagna elettorale si fa anche sulla questione migranti. Da Berlusconi che sostiene che gli immigrati irregolari sono “una bomba sociale pronta a esplodere”, a Giorgia Meloni che stigmatizza quanti sono corsi a Macerata ma non hanno chiamato la mamma di Pamela, senza dimenticare Salvini che rievoca le Br.
Nel frattempo è arrivato il commento proprio della mamma di Pamela Mastropietro, Alessandra Verni, che si dissocia da quanti tentano di strumentalizzare l’omicidio della figlia: “Chiediamo solamente giustizia. Pene esemplari per chi ha ucciso e fatto a pezzi nostra figlia. Ma condanniamo fermamente l’attacco di ieri, non siamo razzisti e anche Pamela se fosse ancora viva sarebbe inorridita per questo atto di odio”. E poi: “Condanniamo questo gesto. Il presunto colpevole per la morte di nostra figlia Pamela si trova in carcere, e ieri il gip ha convalidato l’arresto. Vogliamo che paghi per quello che ha fatto: ha ucciso la nostra piccola e distrutto la nostra vita. Detto questo noi non vogliamo altro sangue sulle strade e non cerchiamo questo tipo di vendette. Siamo brave persone”.
“I comportamenti criminali ci sono purtroppo e vengono messi in atto sia da italiani che da stranieri, neri bianchi e gialli, e il problema si affronta non negando la realtà ma neanche distorcendola per fini di bottega”, ha commentato Buemi. “Deve essere chiaro, in primo luogo ai cittadini italiani, che per pretendere il rispetto delle leggi da parte degli altri dobbiamo essere noi per primi a rispettarle. Se ci sono spacciatori stranieri è perché ci sono organizzazioni criminali mafiose italiane che li riforniscono della materia prima e clienti italiani che vanno a comprare le droghe dai nigeriani, nordafricani e quant’altro. Se ci sono sfruttatori bianchi o neri o gialli della prostituzione è perché in massima parte italiani sono i clienti di questi esseri umani, donne e uomini che vivono la condizione di una marginalità che non lascia scampo”, ha spiegato il senatore socialista. “Il ripristino o l’aumento del livello di legalità nel nostro Paese passa prioritariamente dal rispetto delle leggi dello Stato da parte di tutti, italiani e stranieri, e dalla certezza del diritto che lo Stato deve affermare con la rapida conclusione dei processi e con la tempestiva applicazione della giusta pena”, ha aggiunto Buemi. “Certo, più poliziotti, più espulsioni degli illegali senza giustificazione della loro presenza in Italia, ma anche più rispetto dei diritti umani e, in particolare, più cancellieri e giudici nei tribunali per fare più rapidamente processi a italiani e stranieri perché, checché se ne dica, per la nostra Costituzione e per le leggi in vigore essi pari sono”, ha concluso.

LAVORO DA GALEOTTI

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“Sono stato e sono un fautore dell’ampio utilizzo dei braccialetti elettronici da applicare ai cittadini che per ragioni di giustizia sono sottoposti a misure di limitazione della libertà, alleggerendo così i costi per la finanza pubblica e contenendo la detenzione cautelare in carcere solo per i casi più gravi”, ha dichiarato il Senatore Enrico Buemi, responsabile Giustizia del Psi e membro della commissione giustizia nella XVII Legislatura.

“Da qui ad applicare tecnologie simili ai lavoratori, in certi settori, mi sembra una semplice aberrazione inaccettabile. Si applichino le nuove tecnologie, certo per aumentare la sicurezza dei cittadini rispetto a chi delinque, ma con un po’ di visione si pensi ad applicazioni che aumentino la libertà dei cittadini e dei lavoratori onesti e la loro qualità della vita, facendo sì che il loro lavoro si svolga non in un regime di semi prigionia ma di maggiore libertà e flessibilità, pur nel rispetto degli obblighi derivanti alla giusta prestazione lavorativa” conclude il senatore socialista candidato delle lista Insieme.

Dopo la notizia trapelata ieri sull’utilizzo da parte di Amazon di braccialetti per monitorare i movimenti dei propri dipendenti, la polemica continua ancora più forte. Amanzon assicura che non vi è nessun intento “oscuro” ma solo la volontà di ottimizzare il lavoro per un migliore rendimento dell’azienda. Parole che non convincono in pieno. Anzi che no convincono per nulla. Tanto che a intervenire è il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda che ha messo qualche puntino sulle i, incontrando nella sede del Mise una delegazione di Amazon. “Ho spiegato loro che gli unici braccialetti che facciamo in questo paese sono quelli che produce la nostra gioielleria. Gli ho spiegato, e loro del resto hanno capito, che una cosa come quella, che non è in uso ma è stata brevettata, in Italia non ci sarà mai”. Calenda ha poi aggiunto che nell’incontro con la delegazione di Amazon è stato fatto il punto “sui nuovi investimenti, di cui siamo contenti, a patto che la cura principale che devono avere è la cura della qualità del lavoro e del personale e su questo loro hanno dato un impegno”.

A fare ulteriore chiarezza il ministero del Lavoro in una nota aggiunge che “il Jobs act ha adeguato la normativa contenuta nello Statuto dei lavoratori -risalente al 1970- alle innovazioni tecnologiche nel frattempo intervenute. La norma non ha dunque “liberalizzato” i controlli, ma ha fatto chiarezza circa il concetto di “strumenti di controllo a distanza” ed i limiti di utilizzabilità dei dati raccolti attraverso questi dispositivi, in linea con le indicazioni che il Garante della Privacy ha fornito negli ultimi anni”. Una nota resa necessaria dalle affermazioni, riportate da agenzie di stampa, secondo le quali il jobs act avrebbe autorizzato l’utilizzo di dispositivi per il controllo a distanza dei lavoratori. Si precisa quindi che queste affermazioni non rispondono alla verità dei fatti. In effetti la notizia, non vera, che il Jobs act autorizza lo spionaggio dei dipendenti, ha scatenato le penne sempre pronte delle opposizioni. Prima tra le altre quella dei 5 Stelle con Di Battista e Di Maio. Il candidato premier del Movimento 5 Stelle si è scagliato infatti contro il job acts. “Se in Italia si possono mettere dispositivi sui lavoratori per controllarli è grazie al Job acts. Io sono contro quel provvedimento che permette a aziende anche partecipate dallo Stato di mettere chip nelle scarpe dei lavoratori o i braccialetti controllare i dipendenti. È incredibile che il Pd che ha fatto la legge per mettere i trasponder addosso agli esseri umani che adesso critichi Amazon”.

Parole respinte al mittente da diversi parlamentari del Pd. “Il pressapochismo e l’ignoranza degli esponenti del Movimento 5 stelle – dice Titti Di salvo, vicepresidente dei deputati del Partito Democratico – sembra non avere fine. Quando Di Maio parla di Amazon dimostra non solo di non sapere di cosa sta parlando e di non conoscere le leggi italiane, ma di non aver neppure seguito, da vicepresidente della Camera, i lavori parlamentari. Evidentemente il candidato premier M5s era troppo impegnato a raccontare falsità in rete e tra i suoi militanti”. “Il bracciale elettronico di Amazon – spiega la deputata Dem – è in contrasto con le leggi, in primis con il Jobs Act, e i contratti che tutelano la libertà e la dignità dei lavoratori, oltre che con l’ordinamento in materia di protezione dati personali. A Di Maio – conclude – consiglio di studiare prima di parlare”.

Stesso concetto quello espresso da Giacomo Portas: “Di Maio è un ignorante, il jobs act non autorizza i controlli a distanza. Studi, almeno un po’”.