Buemi: “Non capisco la sinistra che difende Maduro”

leopoldo-lopez-antonio-ledezma_0Continuano le rappresaglie del Presidente Maduro contro la popolazione venezuelana. Maduro aveva avvisato che avrebbe utilizzato il pugno di ferro contro i suoi oppositori ma nessuno si aspettava una mossa così repentina: il servizio segreto venezuelano (Sebin) ha arrestato Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma, i leader che guidano l’opposizione a Nicolas Maduro. L’ordine di cattura sarebbe arrivato proprio dal presidente all’indomani delle contestate elezioni della Costituente. L’avvocato di Leopoldo Lopez ha detto oggi che il suo cliente è stato riportato al carcere militare di Ramo Verde, alla periferia di Caracas, da dove era uscito lo scorso 8 luglio.
Oggi a richiamare l’attenzione su quella che è ormai a tutti gli effetti una dittatura, anche il senatore socialista, Enrico Buemi: “Vorrei ricordare a tutti noi i fatti di questa notte accaduti in Venezuela e ricordare a quest’Assemblea e a tutti noi che queste sono cose che abbiamo già visto: le abbiamo già viste in giro per il mondo, ma le abbiamo viste anche nel nostro Paese (è soltanto di qualche mese fa l’anniversario del rapimento di Giacomo Matteotti e della sua successiva uccisione)”.
“Concordo – aggiunge – con le parole del Presidente Casini nel ritenere, nel caso accadesse qualcosa a questi due esponenti politici dell’opposizione venezuelana, il primo responsabile, almeno per quanto ci riguarda, il Presidente Maduro, che sta forzando, anche con l’uso della forza militare, normative che mettono in discussione i principi fondamentali”.
“Non posso, però, non richiamare alla vostra attenzione, colleghi, il silenzio di due Gruppi parlamentari in quest’Aula che non hanno applaudito quando il presidente Casini richiamava all’impegno ed alla solidarietà di questa Assemblea nei confronti delle opposizioni e della battaglia popolare venezuelana per la democrazia”, ha fatto notare il senatore del Psi.
“Non capisco come certi pezzi della sinistra italiana non si associno a questa battaglia di affermazione di democrazia e di principi di libertà: non ci può essere interesse di bottega, non ci può essere solidarietà con altri Stati che in questo momento in Venezuela giocano una partita magari discutibile da parte di Gruppi politici italiani. Per quanto mi riguarda, non so se il mio futuro sarà ancora di impegno politico in questo Parlamento, ma sarà difficile condividere con loro prospettive politiche che in questo momento li fanno dividere da un impegno solidale di questo Senato”, ha così concluso Enrico Buemi.

LA RINCORSA

VITALIZI VERSO IL VOTO IN AULA, I 5 STELLE ESULTANO

La proposta per cancellare i vitalizi per tutti i parlamentari, ex deputati e senatori compresi, approda in Aula alla Camera e già domani potrebbe incassare il primo ok del Parlamento, per poi passare al Senato. Il disegno di legge porta la firma del deputato Pd Matteo Richetti ed è sulla carta sostenuto da un ampio spettro di forze politiche, M5S in testa. Ma quasi altrettanto trasversali sono i malumori: c’è infatti chi, anche nel Pd non condivide la nuova stretta.

“Dalla prossima Legislatura cambiano i criteri che riguardano l’età: saranno quelli della legge Fornero” spiega il relatore al provvedimento Matteo Richetti. La proposta di legge attualmente stabilisce che il trattamento previdenziale sia riconosciuto ai parlamentari al compimento del sessantacinquesimo anno di età. L’adeguamento alla legge Fornero comporterà dunque un innalzamento dei requisiti anagrafici richiesti per l’accesso al sistema pensionistico.

Una materia scivolosa su cui è facile fare propaganda. Si chiede il ricalcolo dei vitalizi dei parlamentari con il sistema contributivo. A questo punto se il conto dovesse essere esteso a tutti i pensionati potrebbe esserci un taglio drastico di tutte le pensioni. Un rischio che però non ferma il MS5, Lega e Fratelli d’Italia che si sono buttati a capofitto nel piatto. Che la materia debba essere trattata non c’è dubbio. Il problema è il come. “Quando si chiedono sacrifici agli italiani – scrive in un editoriale il segretario del Psi Riccardo Nencini – i primi a dare l’esempio devono essere i rappresentanti delle istituzioni. In apertura della legislatura furono proprio i socialisti a presentare disegni di legge per innalzare le pensioni minime, tagliare le pensioni eccessivamente alte cui non corrispondeva il versamento di uguali contributi, rivedere il sistema dei vitalizi in alcune regioni. Il problema è come. La proposta che approda all’Aula ha tutta l’aria di essere incostituzionale. Il vice ministro Morando l’ha fatto intendere chiaramente e con lui un pugno di qualificati giuristi”.

E poi Nencini aggiunge: “Lo dico in chiaro: una cosa è una proposta che fa scalpore, applausi a scena aperta ma inapplicabile, altra cosa una proposta meno roboante ma concreta, immediatamente realizzabile con risparmio per l’erario pubblico e un forte segnale in tema di giustizia sociale. Nella rincorsa a chi la spara più grossa, noi stiamo dalla parte di una riforma seria e realistica. Non vogliamo che i cittadini gioiscano per poi essere traditi”.

Il senatore socialista Enrico Buemi calca la mano su un punto ben preciso. Quello che irretroattività delle leggi. Un principio scolpito a chiare lettere nella nostra costituzione. “Chi è impegnato quotidianamente nel lavoro politico e parlamentare con proposte di legge, emendamenti e interventi in aula e in commissione, nell’interesse del Paese – afferma Buemi – non ha code di paglia nel difendere un adeguato trattamento economico della funzione parlamentare e della successiva erogazione della pensione derivante dalle leggi precedenti e nuove rispettose dei principi costituzionali, che valgono per tutti gli italiani parlamentari e non”. E poi annuncia che al Senato “i socialisti voteranno contro ogni proposta che offra derive interpretative lesive dei principi di fondo irrinunciabili, come quello della irretroattività delle leggi”.  “Populisti, demagoghi, moralisti della prima, della penultima e dell’ultima ora si accomodino e se gli italiani li seguiranno su queste derive irresponsabili peggio per loro – ha concluso il senatore Buemi – perché di demagogia in demagogia scomparirà la democrazia e la funzione pubblica sarà esercitata esclusivamente da ricchi di famiglia, soggetti con grandi interessi privati da difendere o nullafacenti in cerca di briciole.”

Il Pd marcia convinto che la legge non abbia nessun riscontro di incostituzionalità. Il capogruppo alla Camera Ettore Rosato afferma che sono stati “tranquillizzati” i deputati che avevano sollevato il timore che la norma sui vitalizza possa essere estesa alle pensioni ordinarie dei comuni cittadini. Infatti è stato sollevata la questione che l’intervento di ricalcolo dei vitalizi con metodo contributivo, possa poi essere esteso alle pensioni “della generalità dei cittadini”. Cosa che Rosato esclude. Mentre per altri il rischio esiste: quello di costringere al ricalcolo con il contributivo anche le pensioni più basse. “Una operazione di macelleria sociale per 20 milioni di pensionati” dice il deputato di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto. Contrario anche il Presidente del gruppo Misto Pisicchio che parla di “inedito connubio tra Cinque Stelle e Pd” che si appresta ad approvare “un provvedimento che tutti sanno essere incostituzionale, pensando di rincorrere la pancia del popolo del Web, che però non è il popolo italiano”. Pisicchio insiste: “È un brutto spot fatto da chi, evidentemente, non deve pagare nessun pegno, perché riguarda gli ex parlamentari, mentre dal 2012, com’è noto, il sistema contributivo è in atto alla Camera”. Per Pisicchio “se davvero si vuol fare qualcosa di senso, si applichi un tetto e si impedisca un cumulo. Ma in realtà non si vuole fare altro che cattiva propaganda. Capisco i Cinque Stelle, impegnati da tempo in una battaglia di delegittimazione della politica all’infuori del Movimento. Non capisco gli altri”, chiosa Pisicchio.

Vaccini, no a revoca patria potestà e multe più basse

Vaccini-Rosolia-morbilloLa commissione Bilancio del Senato ha espresso parere «non ostativo» all’emendamento sul decreto vaccini che estende l’obbligo vaccinale anche ai minori stranieri non accompagnati. Cade così il rischio di perdere la potestà genitoriale per i genitori che non vaccinano i figli. Tra le novità multe meno salate ed eliminazione della revoca della patria potestà. La discussione però, per mancanza di numero legale, è stata rinviato a martedì. Il ‘patto’ tra Pd e Forza Italia ha retto e il governo ha annunciato che non metterà la fiducia. Sono stati infatti approvati gli emendamenti di Forza Italia che regolano la gestione dei genitori inadempienti: non sarà revocata la patria podestà e le multe saranno più basse, ma ci sarà un colloquio informativo.

Sull’obbligatorietà dei vaccini è intervenuto in Aula il senatore Enrico Buemi per il quale in Italia “abbiamo bisogno dell’obbligo della vaccinazione, perché il nostro Paese è molto disponibile a inseguire le ‘farlucche’, come sta accadendo con questo provvedimento. Qui non c’è bisogno di dimostrare niente; c’è bisogno di prendere atto di quaranta, cinquant’anni di storia della sanità del nostro Paese, di quali sono state le conquiste nel nostro Paese. E se oggi non c’è un pericolo imminente è perché ci sono state quelle conquiste, quell’azione obbligatoria, quel contributo dello Stato alle classi più povere di questo Paese che avevano bisogno dell’obbligatorietà della vaccinazione perché non erano in condizione di pagarsi i vaccini che voi, ricchi, invece, avevate gratis oppure dalle vostre famiglie. Vi siete dimenticati di questo”. “La scienza – ha detto ancora Buemi – ci dimostra che i vaccini non fanno male, fanno bene, ci mettono al riparo. Quando ci saranno provvedimenti, proposte più avanzate, le esamineremo con grande apertura culturale, scientifica, mentale, etica, religiosa, politica, mettetela come volete”.

Approvato il correttivo che fa diminuire le sanzioni amministrative: l’importo sarà al minimo 100 e al massimo 500 euro. In origine la multa prevista andava dai 500 ai 7.500 euro. Poi niente revoca della patria potestà. “In caso di mancata osservanza dell’obbligo vaccinale”, ha detto il capogruppo Romani, “i genitori e le famiglie sono convocati dall’azienda sanitaria locale per un colloquio informativo durante il quale accedere a tutte le informazioni volte a scegliere al meglio per la salute dei propri figli”. Mercoledì era saltato anche l’emendamento che rendeva obbligatorie le vaccinazioni per medici e insegnanti (quello approvato dalla Commissione Igiene e Sanità ma bocciato dalla Commissione Bilancio), ma la maggioranza vuole assolutamente reinserire questo obbligo e ha già presentato una nuova formulazione sulla quale si dovrà decidere.

Nel corso dell’esame del decreto in Aula, si è deciso di accantonare l’emendamento dei Cinque Stelle a firma di Paola Taverna che propone la formulazione monocomponente per i vaccini obbligatori, cioè la possibilità di superare la formula tetravalente ed esavalente e dare la possibilità di vaccinarsi per singole patologie, evitando quelle per cui si è già immuni.

“L’accantonamento dell’emendamento per un ulteriore approfondimento è un buon segno che ci fa ben sperare in una sua approvazione, che rappresenterebbe una svolta nella politica delle vaccinazioni fino ad oggi adottata nel nostro Paese”, ha detto la senatrice.I 5 stelle, però, sono anche tornati a protestare.

“Ciò che sta avvenendo in Senato sul decreto vaccini è gravissimo e gli italiani devono saperlo – hanno detto Enrico Cappelletti e i senatori Paola Taverna e Luigi Gaetti -. Pd e Forza Italia hanno stretto un accordo barattando l’ok al decreto con la norma sulle vaccinazioni nelle farmacie, norma che sta molto a cuore ai forzisti visto che il gruppo di Forza Italia al Senato ha al proprio interno niente meno che il Presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. Altro che senso di responsabilità, tutela dei nostri figli e della collettività, altro che scienza: per il governo, per il Pd e Forza Italia la salute dei nostri figli è merce di scambio”.

Carceri ed evasioni. Interrogazione di Buemi

carcereGiuseppe Mastini, noto anche come il “Biondino o lo Zingaro”, è evaso dal carcere di Fossano, dove stava scontando l’ergastolo per aver commesso una lunga serie di omicidi e rapine. Una evasione avvenuta nella maniera più semplice: non si è presentato sul posto di lavoro a Cairo Montenotte, dove era impiegato in regime di semilibertà presso la scuola di formazione di Polizia penitenziaria.

Johnny lo Zingaro tra gli anni ’70 e ’80 tenne in scacco Roma. Analfabeta, figlio di giostrai lombardi di etnia sinti, lo Zingaro è uno dei personaggi di spicco della criminalità comune romana. La sua “carriera” criminale iniziò ad 11 anni quando divenne noto alle forze dell’ordine perché coinvolto in un furto e in una sparatoria con la Polizia. Il primo delitto che gli fu contestato è l’omicidio di Vittorio Bigi, autista di tram, nel 1975. Prima di questa, due le clamorose evasioni: prima quella dal carcere di Casal del Marmo, poi la più complessa dal penitenziario sull’isola di Pianosa. Nell’estate del 1983 fu arrestato di nuovo, dopo una sparatoria con la polizia. Quattro anni più tardi per lui arrivò una licenza premio per buona condotta. Ma fu proprio durante questa licenza, nel febbraio 1987, che Mastini fu protagonista di sanguinose scorribande. Johnny lo zingaro è stato inoltre indicato, seppure senza comprovati riscontri, come possibile complice dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini. Il 12 marzo 2014 ha usufruito di un permesso premio per partecipare al concerto dei Prodigy a Roma. In semilibertà, lavora alla scuola di polizia penitenziaria di Cairo Montenotte. Ma nella mattina del 30 giugno scorso non si è presentato facendo perdere le proprie tracce.

In una interrogazione parlamentare il Senatore socialista Enrico Buemi si occupa del caso. “L’indignazione e la preoccupazione suscitate dal caso di cronaca in questione e da altri casi simili – afferma Buemi nell’interrogazione – deve indurre a riflettere”. “Quel che serve – aggiunge – è modificare una serie di disposizioni contenute nella legge 26 luglio 1975, n. 354, che nell’assoluto rispetto della dignità dei condannati e nella consapevolezza dell’esigenza di garantire ad essi un adeguato percorso verso un’effettiva rieducazione, non veda totalmente vanificata la portata dissuasiva delle condanne”. Inoltre per Buemi “occorre eliminare alcune incoerenze presenti nella citata legge n. 354 del 1975, onde impedire, in particolare, che i benefici da essa previsti siano concessi a soggetti che, con la loro condotta, appaiano non meritevoli di simili agevolazioni. Ciò dovrebbe tra l’altro valere a scongiurare, almeno in parte, che si ripetano in futuro alcune tragiche vicende, nelle quali criminali già condannati per gravi episodi di violenza, non appena usciti dal carcere per permesso premio o per ottenuta ammissione alla semilibertà, si sono recati nuovamente ad uccidere”.

Ciò premesso il parlamentare socialista chiede di sapere quali misure il Ministro della Giustizia “intenda adottare affinché i provvedimenti di ammissione alle misure alternative siano supportati da idonee valutazioni, al fine di impedire che i benefici previsti dalla legge siano concessi a soggetti che, con la loro condotta, appaiano non meritevoli di simili agevolazioni”. Inoltre Buemi chiede sempre al ministro Orlando se “non ritenga di dover disporre un’attività ispettiva sul caso specifico”.

A Bari i 125 anni di storia socialista

camera conferenza stampa tagliata“A ben guardare siamo l’unica forza politica che nasce più o meno nei giorni in cui nasce l’unità d’Italia. A Bari presenteremo una storia degli anni che vanno dall’800 a oggi. Tutte le leggi e tutte le battaglie civili che hanno reso l’Italia più libera portano la firma, nelle piazze e nei Parlamenti, delle tante anime del socialismo italiano. A cominciare dalle otto ore di lavoro, alle prime proposte sul divorzio fino alle prime misure prese in età giolittiana per garantire uno stato sociale. La prima legislatura che protegge i minori porta la firma dei parlamentari socialisti nel primo novecento”. Sono le parole con cui Riccardo Nencini ha aperto la conferenza stampa di presentazione della due giorni di Bari che si aprirà giovedì prossimo in cui i socialisti celebreranno i 125 anni di storia del socialismo italiano. “Non siamo nati ieri. Siamo l’unico partito che rappresenta per intero la storia d’Italia, la storia di un popolo”. Ha detto ancora il Segretario del Psi, Riccardo Nencini.

Alla conferenza stampa, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, hanno partecipato parlamentari e dirigenti del Psi, tra i quali  Pia Locatelli, Oreste Pastorelli, Enrico Buemi, Gian Franco Schietroma, Maria Pisani e Claudio Altini. Storici, rappresentanti del PSE, presidenti di fondazioni e associazioni, Claudio Martelli, Ugo Intini assieme ai tanti amministratori locali ed ai sindaci socialisti saranno impegnati in una due giorni dedicata al riformismo italiano. Ma non sarà appuntamento per parlare del passato. Anzi. Sarà un momento profondo di riflessione sul futuro e l’occasione per fare il punto sul dopo voto delle elezioni amministrative e sulle prossime sfide del centrosinistra. “Nelle radici la bussola per interpretare il futuro – ha sottolineato ancora Nencini – un’altra Europa con una politica fiscale comune ed Eurobond a sostegno dello sviluppo; ius soli ma giuramento di fedeltà alla Costituzione per i migranti che vivono in Italia; incentivi fiscali per le imprese che assumono; valorizzazione del Made in Italy. I socialisti lanceranno dalla Puglia il loro programma: elezioni a scadenza naturale, legge elettorale maggioritaria, un tavolo di tutti i riformisti che si impegni in un Patto con gli Italiani”.

Si parlerà della storia fino ai nostri giorni: “Nel secondo ‘900 la storia è più nota. A cominciare dal voto alle donne fino alle grandi riforme del primo centro sinistra fino a fatti che ormai appartengono alla storia quotidiana che risalgono al governo Craxi dal 1983 al 1987”. Una storia, sottolinea Nencini, fatta di “luci e di ombre” ma anche di grandi sconfitte. E però tutte le grandi innovazioni del ‘900 italiano passano decisamente per quella storia.

Nencini continua parlando del domani. Di quello che i socialisti proporranno all’indomani delle Primarie delle idee che ha raccolto circa 55 mila contributi. L’esito per Nencini è stato “non sorprendente, ma un esito che fa riflettere”. E spiega: “Quando leggo che ci si stupisce ancora di come il centrodestra vinca in città come Genova o Sesto San Giovanni, l’unica sorpresa è la sorpresa”. Non esistono più, spiega Nencini – zone rosse franche. “Anzi è l’esatto contrario. Ha cominciato l’Emilia Romagna parecchi anni fa. La Toscana è stata già ampiamente bucherellata”. “Se ci presentiamo ai cittadini con parole d’ordine ormai superate che non affrontano i temi caldi di questo secolo, non c’è più una zona franca che possa garantire elettoralmente il predominio”.

Il tema della sicurezza, della paura e della fragilità sociale per Nencini sono “temi propri ormai di fasce trasversali della popolazione”. Nencini spiega che con Bari i socialisti provano a “scrivere una sorta di bussola, figlia delle primarie delle idee, che consegniamo alla sinistra riformista. Una bussola fatta di pochi punti: Europa, lavoro, le nostre paure e le nostre insicurezze”.

“Difendiamo fino alla fine la norma dello Ius Soli, ma difendiamo anche la norma del giuramento alla Costituzione italiana” dice Nencin perché “serve un percorso di piena integrazione che permetta di vivere secondo i diritti e i doveri base del nostro Stato. Lo Ius Soli non può essere separato da questo”. In conclusione della conferenza stampa Nencini sottolinea tre questioni: “Si vota nel 2018. Quindi nessuna apertura a chi volesse pensare di anticipare questo termine. Secondo: il nostro auspicio per la legge elettorale è una soluzione non dissimile dal Rosatellum, che aveva un impianto maggioritario con quota proporzionale, immagino che oggi una maggioranza sia possibile anche al Senato”. “Terzo, non pensiamo ad una riedizione dell’Unione, che va da rifondazione a tutto il mondo riformista”. Ma l’alternativa all’Unione non è il nulla, è la saldatura tra pariti, tra forze riformiste, e nel centrosinistra ne sono rimaste veramente poche, e da quelle iniziare a costruire un programma e da lì un patto con gli italiani”.

Un passaggio sul centrodestra: “Ove si presenta unito, vince pressoché ovunque. È una novità rilevantissima. Fino ai giorni precedenti le elezioni questo aspetto era stato sottovalutato da tutti.

E sul centrosinistra aggiunge: “L’altro fattore, ed è l’altra novità, è che il centrosinistra si è presentato nei 4/5 dei comuni (con più di 15000 abitanti ndr), su un asse Pd – Psi, terzo ingrediente liste civiche. Non si trovano liste che fanno riferimento a Pisapia e si trova poco rappresentato il neo partito di Bersani, Articolo 1. È la conferma che non c’è bisogno di rifare l’Unione, anzi sarebbe un errore, ma tenere assieme le forze che si richiamano al socialismo europeo, aperte al mondo dei radicali, aperte alle liste civiche democratiche, continuiamo a pensare che quella sia la strada maestra da seguire. C’è tempo per costruire questo scenario, però prima lo mettiamo in piedi e meglio è”.

NON SIAMO NATI IERI

camera conferenza stampa

“A ben guardare siamo l’unica forza politica che nasce più o meno nei giorni in cui nasce l’unità d’Italia. A Bari presenteremo una storia degli anni che vanno dall’800 a oggi. Tutte le leggi e tutte le battaglie civili che hanno reso l’Italia più libera portano la firma, nelle piazze e nei Parlamenti, delle tante anime del socialismo italiano. A cominciare dalle otto ore di lavoro, alle prime proposte sul divorzio fino alle prime misure prese in età giolittiana per garantire uno stato sociale. La prima legislatura che protegge i minori porta la firma dei parlamentari socialisti nel primo novecento”. Sono le parole con cui Riccardo Nencini ha aperto la conferenza stampa di presentazione della due giorni di Bari che si aprirà giovedì prossimo in cui i socialisti celebreranno i 125 anni di storia del socialismo italiano. “Non siamo nati ieri. Siamo l’unico partito che rappresenta per intero la storia d’Italia, la storia di un popolo”. Ha detto ancora il Segretario del Psi, Riccardo Nencini.

Alla conferenza stampa, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, hanno partecipato parlamentari e dirigenti del Psi, tra i quali  Pia Locatelli, Oreste Pastorelli, Enrico Buemi, Gian Franco Schietroma, Maria Pisani e Claudio Altini. Storici, rappresentanti del PSE, presidenti di fondazioni e associazioni, Claudio Martelli, Ugo Intini assieme ai tanti amministratori locali ed ai sindaci socialisti saranno impegnati in una due giorni dedicata al riformismo italiano. Ma non sarà appuntamento per parlare del passato. Anzi. Sarà un momento profondo di riflessione sul futuro e l’occasione per fare il punto sul dopo voto delle elezioni amministrative e sulle prossime sfide del centrosinistra. “Nelle radici la bussola per interpretare il futuro – ha sottolineato ancora Nencini – un’altra Europa con una politica fiscale comune ed Eurobond a sostegno dello sviluppo; ius soli ma giuramento di fedeltà alla Costituzione per i migranti che vivono in Italia; incentivi fiscali per le imprese che assumono; valorizzazione del Made in Italy. I socialisti lanceranno dalla Puglia il loro programma: elezioni a scadenza naturale, legge elettorale maggioritaria, un tavolo di tutti i riformisti che si impegni in un Patto con gli Italiani”.

Si parlerà della storia fino ai nostri giorni: “Nel secondo ‘900 la storia è più nota. A cominciare dal voto alle donne fino alle grandi riforme del primo centro sinistra fino a fatti che ormai appartengono alla storia quotidiana che risalgono al governo Craxi dal 1983 al 1987”. Una storia, sottolinea Nencini, fatta di “luci e di ombre” ma anche di grandi sconfitte. E però tutte le grandi innovazioni del ‘900 italiano passano decisamente per quella storia.

Nencini continua parlando del domani. Di quello che i socialisti proporranno all’indomani delle Primarie delle idee che ha raccolto circa 55 mila contributi. L’esito per Nencini è stato “non sorprendente, ma un esito che fa riflettere”. E spiega: “Quando leggo che ci si stupisce ancora di come il centrodestra vinca in città come Genova o Sesto San Giovanni, l’unica sorpresa è la sorpresa”. Non esistono più, spiega Nencini – zone rosse franche. “Anzi è l’esatto contrario. Ha cominciato l’Emilia Romagna parecchi anni fa. La Toscana è stata già ampiamente bucherellata”. “Se ci presentiamo ai cittadini con parole d’ordine ormai superate che non affrontano i temi caldi di questo secolo, non c’è più una zona franca che possa garantire elettoralmente il predominio”.

Il tema della sicurezza, della paura e della fragilità sociale per Nencini sono “temi propri ormai di fasce trasversali della popolazione”. Nencini spiega che con Bari i socialisti provano a “scrivere una sorta di bussola, figlia delle primarie delle idee, che consegniamo alla sinistra riformista. Una bussola fatta di pochi punti: Europa, lavoro, le nostre paure e le nostre insicurezze”.

“Difendiamo fino alla fine la norma dello Ius Soli, ma difendiamo anche la norma del giuramento alla Costituzione italiana” dice Nencin perché “serve un percorso di piena integrazione che permetta di vivere secondo i diritti e i doveri base del nostro Stato. Lo Ius Soli non può essere separato da questo”. In conclusione della conferenza stampa Nencini sottolinea tre questioni: “Si vota nel 2018. Quindi nessuna apertura a chi volesse pensare di anticipare questo termine. Secondo: il nostro auspicio per la legge elettorale è una soluzione non dissimile dal Rosatellum, che aveva un impianto maggioritario con quota proporzionale, immagino che oggi una maggioranza sia possibile anche al Senato”. “Terzo, non pensiamo ad una riedizione dell’Unione, che va da rifondazione a tutto il mondo riformista”. Ma l’alternativa all’Unione non è il nulla, è la saldatura tra pariti, tra forze riformiste, e nel centrosinistra ne sono rimaste veramente poche, e da quelle iniziare a costruire un programma e da lì un patto con gli italiani”.

Un passaggio sul centrodestra: “Ove si presenta unito, vince pressoché ovunque. È una novità rilevantissima. Fino ai giorni precedenti le elezioni questo aspetto era stato sottovalutato da tutti.

E sul centrosinistra aggiunge: “L’altro fattore, ed è l’altra novità, è che il centrosinistra si è presentato nei 4/5 dei comuni (con più di 15000 abitanti ndr), su un asse Pd – Psi, terzo ingrediente liste civiche. Non si trovano liste che fanno riferimento a Pisapia e si trova poco rappresentato il neo partito di Bersani, Articolo 1. È la conferma che non c’è bisogno di rifare l’Unione, anzi sarebbe un errore, ma tenere assieme le forze che si richiamano al socialismo europeo, aperte al mondo dei radicali, aperte alle liste civiche democratiche, continuiamo a pensare che quella sia la strada maestra da seguire. C’è tempo per costruire questo scenario, però prima lo mettiamo in piedi e meglio è”.

Nencini. Patto con gli Italiani con la sinistra riformista

Nencini-Psi“Sabato 1 luglio Pisapia a Roma, i socialisti a Bari. Noi celebreremo i 125 anni di storia del socialismo italiano. Non siamo nati ieri. Siamo quelli che hanno fatto l’Italia più libera e più civile”. E’ quanto ha dichiarato il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, riferendosi alle celebrazioni del 125mo anno dalla fondazione del Psi, che i socialisti festeggeranno in una Kermesse di due giorni a Bari, alla fiera del Levante, venerdì 30 giugno e sabato 1 luglio. Domani, mercoledì 28 giugno, alle ore 13.15, Nencini e i parlamentari e dirigenti del Psi, tra i quali Pia Locatelli, Oreste Pastorelli, Enrico Buemi, Gian Franco Schietroma, Maria Pisani e Claudio Altini, presenteranno l’evento in una conferenza stampa che si terrà presso la sala stampa della Camera dei Deputati.

Sarà l’occasione per fare il punto sul dopo voto delle elezioni amministrative e sulle prossime sfide del centrosinistra. Nencini aggiunge: “Proprio da qui lanceremo tre appelli: al voto alla scadenza naturale, una legge elettorale di stampo maggioritario, un Patto con gli Italiani siglato da tutta la sinistra riformista”- ha concluso Nencini.

Continuano intanto le polemiche all’indomani dei ballottaggi. Il segretario del Pd Matteo Renzi, ha fatto la sua analisi durante la rassegna stampa del Nazareno: “Le continue esasperanti polemiche nel centrosinistra alla fine – ha detto – non fanno altro che agevolare il fronte avversario. È stato sempre così. Ma se in tanti pensano che il problema sia soltanto dentro il Pd, è chiaro che poi alle elezioni rischia di vincere qualcun altro”. “Noi – aggiunge – spalanchiamo le finestre e parliamo agli italiani. Se si perdono le elezioni è perché non si parla con la gente, non perché si fanno complicati giochi alchemici in quel di Roma. Il Pd ha risultati e una visione per i prossimi anni”. E aggiunge: “Bene quel che abbiamo fatto nei Mille giorni e quel che sta facendo il governo Gentiloni. Da venerdì al forum dei circoli di Milano vogliamo parlare di dove vogliamo portare l’Italia nei prossimi tre anni. Il Pd è l’unica forza che parla di contenuti: se si parla di contenuti non abbiamo nulla da perdere”.

Insomma Renzi non si sente affatto lo sconfitto di questo turno di amministrative. “Sconfitto io? Non mi pare proprio”. E sulle coalizione afferma: “Si conferma la tesi che i migliori amici del Berlusca sono i suoi nemici. È stato infatti ancora una volta dimostrato che quelli che invocano una coalizione di centrosinistra larga il più possibile fanno il gioco del centrodestra, e non del Pd”. La sua seconda riflessione riguarda esponenti come Prodi, Orlando, Pisapia, Bersani, gente “che da giorni si era preparata la parte in commedia: erano pronti a dire ‘Renzi perde, vince la coalizione’, ma la realtà è stata un’altra”.

Un dibattito in cui è intervenuto anche l’ex presidente del consiglio Romano Prodi: “Leggo  – ha affermato  in un nota – che il segretario del Partito democratico mi invita a spostare un po’ più lontano la tenda. Lo farò senza difficoltà: la mia tenda è molto leggera. Intanto l’ho messa nello zaino”.

G8. Ue condanna la legge italiana per i fatti della Diaz

diazL’Europa torna a farsi sentire sui fatti del G8 a Genova e in particolare per la “macelleria messicana” alla scuola Diaz di Genova della notte tra il 20 e il 21 luglio 2001. La Corte europea dei diritti umani, con sede a Strasburgo, ha stabilito che le leggi italiane sono inadeguate a punire e prevenire gli atti di tortura commessi dalle forze dell’ordine.
“C’è bisogno di dare all’Italia una legge in questo campo”, aveva già detto anni fa il senatore socialista e responsabile giustizia del Psi, Enrico Buemi.
La legge sul reato di tortura e sull’identificazione degli agenti promossa già a inizio legislatura è ancora nei cassetti e non è stata approvata, nel frattempo però è arrivato già il secondo richiamo europeo con una sentenza che stabilisce che i ricorrenti furono torturati, i responsabili non puniti adeguatamente e l’assenza di una norma contro la tortura nell’ordinamento italiano. La Corte di Strasburgo ha inoltre riconosciuto 29 indennizzi che variano dai 45 ai 55 mila euro per danni morali. Già due anni fa la Corte europea dei diritti dell’uomo, rispondendo al ricorso presentato da Arnaldo Cestaro, una delle persone brutalmente picchiate, ha dichiarato all’unanimità che è stato violato l’articolo 3 sul “divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti”. Quanto compiuto dalle forze dell’Ordine italiane nell’irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 “deve essere qualificato come tortura” ha precisato la Corte che ha condannato il nostro Paese non solo per quanto fatto ai manifestanti, ma anche perché non è in possesso di una legislazione adeguata a punire il reato di tortura.
La condanna emessa oggi dalla Corte di Strasburgo ricalca quella stessa condanna a cui è seguita una lettera inviata alle autorità italiane dal commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, in cui sono espresse preoccupazioni per il testo ora all’esame del Parlamento italiano. La Camera dei Deputati deve modificare il testo della legge contro la tortura che sta discutendo, perché nella sua forma attuale contiene una definizione del reato e diversi elementi in disaccordo con quanto prescritto dagli standard internazionali, questo l’invito del commissario europeo nella missiva inviata tra gli altri ai Presidenti dei due rami del Parlamento, Laura Boldrini e Pietro Grasso.
Il nostro Paese annovera numerosi casi di violazioni e torture da parte delle Forze dell’Ordine come il caso Aldrovandi o quello Cucchi ed è dalla primavera del 2013 che si attende una legge sul reato di tortura.

Compensi Rai. Buemi: “Elusione della Legge”

rai 8Nonostante le polemiche sulla Tv di Stato, la Rai più che da mamma si comporta da matrona. Il Cda Rai oggi ha approvato all’unaniminità le deroghe al tetto di 240mila euro di stipendio che permettono alla televisione pubblica di tenersi le mani libere sui compensi per le “prestazioni di natura artistica”.
A renderlo noto la stessa Rai in un comunicato dove viene detto che il Cda ha approvato la delibera riguardante il “Piano organico di criteri e parametri per l’individuazione e la remunerazione dei contratti con prestazioni di natura artistica”. Si tratta di un piano soggetto a verifica annuale che partendo appunto dall’applicazione “puntuale” della legge e recependo le indicazioni contenute nel parere dell’Avvocatura dello Stato e fornite dal ministero per lo Sviluppo economico, ha per obiettivo quello di “tutelare il futuro aziendale” e nello stesso tempo “salvaguardare la necessità di stare sul mercato continuando a svolgere al meglio la missione di servizio pubblico come testimoniano, solo per citare recentissimi esempi, programmi quali il ricordo di Falcone e Borsellino o Notte a Venezia”.
“La decisione del Cda della Rai di non sottostare ai vincoli della legge evidenzia una palese elusione di quanto stabilito ripetutamente dal Legislatore e conferma che ci sono nel Paese figli e figliastri”. Così ha commentato il Senatore Enrico Buemi, Capogruppo Psi in Vigilanza Rai, la delibera del Cda sul piano per l’individuazione e la remunerazione dei contratti con prestazioni di natura artistica che possono superare il limite dei 240 mila euro. “La questione è stata affrontata ben due volte in sede legislativa e ancora una volta si fa orecchie da mercante da parte di chi assume ripetutamente il ruolo di censore nei confronti dei legittimi rappresentanti degli elettori in Parlamento e nelle altre istituzione”, ha affermato Buemi. “Verrà il giorno in cui anche loro dovranno rispondere del mancato rispetto della legge nonostante i pareri richiamati a loro giustificazione”, ha concluso.
Furioso anche il Codacons che definisce la delibera un “piano salva-Fazio e Vespa”. “Proprio i due strapagati conduttori erano quelli che più rischiavano da una possibile limitazione ai compensi – spiega in una note il presidente Carlo Rienzi – Il piano del CdA che autorizza il superamento del tetto massimo di 240 mila euro sembra avere il preciso scopo di salvare i loro stipendi attraverso espedienti, quali l’individuazione di criteri oggettivi per la definizione delle prestazioni superiori a 240 mila euro, che non convincono e anzi fanno nascere più di un dubbio”. Il Codacons inoltre ha fatto sapere che sottoporrà il piano compensi della Rai all’attenzione della Corte dei Conti e del Tar, affinché si valuti la correttezza del provvedimento anche ai fini della spesa pubblica, considerato che i compensi Rai vengono pagati dai cittadini attraverso il canone.

La segreteria del Psi ha assegnato gli incarichi di lavoro

PsiLa nuova segreteria nazionale del Psi, nella riunione che si è tenuta oggi a Roma, nella sede della direzione del partito,  ha assegnato, su proposta del Segretario Riccardo Nencini, gli incarichi di lavoro con i quali si conclude il percorso organizzativo fissato nell’ultimo Congresso straordinario di Roma.

Gianfranco Schietroma è il coordinatore politico della segreteria; la Portavoce del Forum nazionale Giovani, la lucana  Maria Pisani,  confermata Portavoce del partito.  La comunicazione è affidata a Giada Fazzalari, Capo Ufficio Stampa del Psi e Portavoce di Riccardo Nencini; il Programma va a Elisa Gambardella, dirigente della FGS e dello Yes (Young European Socialist);  gli Enti locali sono stati assegnati al consigliere regionale umbro, Silvano Rometti; a capo dell’Organizzazione ci sarà il consigliere regionale campano, Enzo Maraio;  il dipartimento Economia va al milanese Federico Parea. Confermati il direttore dell’Avanti!, Mauro Del Bue e il responsabile delle riforme istituzionali, il trentenne del frusinate, Vincenzo Iacovissi;  la capogruppo socialista alla Camera e vice presidente dell’Internazionale  Socialista, Pia Locatelli, sarà la responsabile del dipartimento Esteri del Psi e Daniele Fichera, consigliere regionale del Lazio, si occuperà di Welfare. Le ‘Campagne tematiche’ sono affidate a Massimo Seri, Sindaco di Fano, le pari opportunità a Rosaria Cuocolo. La giustizia a Enrico Buemi, capogruppo del Psi della commissione Giustizia al Senato, i Diritti Civili all’avvocato bresciano Lorenzo Cinquepalmi, il dipartimento Lavoro a Luigi Iorio, già segretario Fgs. Di  ‘Politiche della Salute’ si occuperà il reggino Gianni Milana, di ‘Mezzogioro’  Nino Oddo e di Istruzione  Rita Cinti Luciani; di ‘Diritti del Cittadino’ Masimo Carugno, di Territorio Arcangelo Merella. Le Politiche abitative vanno a Gigi Incarnato e le Infrastrutture a Lorenzo Catraro.

I SETTORI DI LAVORO