Partito, diritti civili, Europa. I temi del Congresso

evidenzaLa sintesi di alcuni interventi alla prima giornata del Congresso.

Angelo Bonelli
La grande questione è che oggi non esistono più i partiti tradizionali. E i loro elettori hanno fatto scelte diverse. C’è stata una profonda lacerazione nel Paese che ha portato molti elettori a votare i cinque stelle. Questa è la grande questione che dobbiamo affrontare e soprattutto come riappassionare i cittadini alla politica. Nencini parlava dell’Ulivo. Ma ci ricordiamo gli 11 partiti al governare. Ma ci ricordiamo anche quando Veltroni disse che Prodi era arrivato al capolinea. Ora invece siamo passati alla stagione di un uomo solo al comando. l Pd si è affidato a un uomo solo al comando che voleva rappresentare tutto. E’ presunzione da parte del Pd pensare di inglobare, ad esempio, la cultura socialista e quella dei verdi.

Ma nel frattempo gli elettori se ne sono andati. Pensare di avare la presunzione di inglobare tutti è, appunto, una presunzione. Mentre ora c’è l’urgenza per un progetto nuovo.

Benedetto Della Vedova
La questione sul fine vita, grazie a Cappato con l’esempio di Pannella, è di aver fatto emergere lo scandalo di un ddl sul fine vita. Il tempo che abbiamo va usato per contribuire con questa legislatura alle libertà civili si questo Paese.

Sulla legge elettorale si deve partire dal Mattarellum perché si fonda sui collegi. Il rischio con le preferenze con il combinato disposto creerebbe un disequilibrio delle maggioranze nel governo. Questa maggioranza potrebbe creare solo come primo obiettivo un referendum per uscire dall’Europa.

Le elezioni olandesi ci hanno insegnato che una campagna elettorale fatta in modo diretto può farci avanzare, l’esempio è stato dato dai verdi olandesi che si sono battuti per l’Europa e hanno vinto. L’identità profonda del diritto e del sociale europea è quella che ci contraddistingue, un’identità socialista e libertaria. Bisogna difenderla e possiamo farlo solo con l’unione europea. Non esiste solo l’identità dei nazionalismi e dei populismi.

Leonardo Scimmi
Turati aveva visto molto avanti sostenendo la creazione degli stati Unti del mondo Siamo invece ancora alle prese con l’unire l’Europa, Pensare oggi di navigare nel mondo a vista con la divisione degli stati nazione è utopia. Ma problema è quale Europa. È mancata la creazione di una Europa della cultura. Manca l’indentità europea e il popolo europeo. Manca un messaggio da parte della Commissione perché è impensabile che l’Europa si faccia da sola. E su questo hanno gioco facile gli antieuropeisti mentre l’obiettivo finale è quello di una Europa democratica.

Giovanni Negri
Siamo qui per capire cosa sia la sinistra che vorrei. Il nostro impegno vale solo a una condizione. Che si voglia costruire una nuova casa della politica. Una casa che contenga parti della mia storia e della vostra storia. La storia radicale e la storia socialista. Siamo pronti. Chi è stato radicale e chi è stato socialista ha un debito con la propria storia. Bisogna capire le campagne da fare per poter dare visibilità. Il vuoto politico oggi è tale che si possono raccogliere tante disponibilità. Ma vanno fatte delle verifiche e vanno fatte nell’arco di poco tempo. Provarci è un dovere. E chi ha detto che alla fine non si vada a scoprire che tornando a innaffiare, i nostri giardini non tornino a fiorire.

Federico Parea
La parola eresia ci porta alla scelta, non al dogmatismo, contro lo stato di fatto. L’eresia va contro i luoghi comuni per interpretare la realtà. Il risultato del referendum va a che fare con quello che abbiamo visto nei vari contesti europei e occidentali delle elezioni. Un voto negativo delle popolazioni, gli esclusi dal ragionamento a cui va rivolto la nostra attenzione. La società di mezzo oggi costituisce parte del problema, del blocco di conservazione, che ci fa parlare di carriere invece che di istruzione. Un modello radicalizzato che vediamo nel Pd di Veltroni, nato per conservare e inglobare tutti.
Noi siamo eretici perché rifiutiamo una realtà precostituita. Prendiamoci la libertà per essere quello che dobbiamo essere, ovvero riportare avanti tutti quelli che sono nati inidetro.

Enrico Buemi
Siamo figli dell’illuminismo da cui nasce la questione della separazione dei poteri dello Stato. Una questione non ancora risolta in tanti paesi e sicuramente non risolta nel nostro. Noi dobbiamo contribuire a farlo. Un paese che non sa tenere separati i potere è un paese che non è civile. Ma questi poteri a loro volta devono avere capacità autonoma.

Riccardo Nencini nella sua relazione ha posto il tema del finanziamento pubblico della politica. Dobbiamo riprendere con forza questo tema. Quello di oggi è un finanziamento occulto. Un vero imbroglio e noi dobbiamo avere il coraggio di dirlo. Senza finanziamento pubblico non può esserci democrazia.

La questione della ineleggibilità dei magistrati deve essere risolta. Ci avviciniamo alle elezione e ancora non di vede soluzione: un magistrato non può essere candidato. Ci sono troppi dossier nella sua memoria. È una questione irrisolta su cui dobbiamo fare una battaglia di chiarezza. Così come sulla magistratura che vogliamo indipendente dalla politica ma anche libera dalla proprie consorterie interne.

Maria Pisani
La donna ha la sua dignità, non è un oggetto. Ma invece assistiamo a una quotidianità scandita da episodi tragici per quanto riguarda il mondo femminile, la Cei parla di diritti degli obiettori dimenticando quelli della donna. I medici hanno la possibilità di compromettere un diritto che il nostro partito ha conquistato con grande coraggio, quello all’aborto. (Leggi l’intervento integrale)

Una difficoltà come il diritto civile del testamento biologico che stiamo cercando di far affermare.

In questo anno da presidente del forum nazionale giovani, mi sono battuta per questa generazione, siamo l’unico Paese che non ha una legge quadro al riguardo, non esiste poi nel nostro Paese un patto tra formazione e lavoro, nonostante il fallimento degli stage. Da Fano abbiamo provato a vedere in prospettiva lo scenario di un Pse e dei progressisti, da cui abbiamo provato a declinare l’idea di socialismo che continua ad avere slancio verso i giovani, attraverso un nuovo linguaggio rivolgendosi agli esclusi.

Daniele Fichera
La nostra tradizione ha regalato a questo Paese diritti sociali, una storia di cui siamo orgogliosi, ma dobbiamo capire che siamo nel 21esimo secolo e non nel 20esimo, siamo in Europa non solo in Italia. Ci vuole un dibattito su capacità di Governo e adattamento, altrimenti non ne usciamo. Altrimenti il bipolarismo del secolo scorso finisce per riproporsi oggi tra populismo e una sinistra divisa. Le nostre battaglie vanno combattute a livello europeo, perché non esiste una sinistra che non può essere nazionalista. Non dobbiamo tornare nella palude della seconda repubblica e alla sua retorica degli ultimi vent’anni. Noi dobbiamo abbattere i muri, perché sennò il rischio è di trovare una sinistra che è un fossile.

Arturo Scotto
Quando Schulz ha presentato qualche settimana fa il proprio programma ha detto: “Il mio programma sono i 150 anni della socialdemocrazia tedesca”. Questo deve essere un tema anche per noi. Un nuovo inizio a partire da tre grandi questioni. La prima: l’eguaglianza che qui da noi non c’è più. La flat tax ne è un esempio. I voucher ne sono un altro esempio. Secondo punto: la ricostruzione dello Stato. La separazione dei poteri, la difesa della salute. Riportare la spesa della sanità alla media europa. Poi le privatizzazioni, che rischiano di mettere in discussione i diritti fondamentali dei cittadini. Ultimo punto la buona politica che viene attraverso l’autonomia e quindi il finanziamento della politica per sottrarla ai finanziamenti delle lobby. Buona politica significa la fine degli uomini soli al comando dove la leadership assorbe tutto. Il referendum trasformato in plebiscito sarebbe sì stato pericoloso. Per ricostruire il centrosinistra serve un cambiamento radicale. Un cammino che dobbiamo provare a fare tutti insieme.

Ugo Intini
Voglio introdurre tre elementi di fiducia. Primo. Non è vero che in tutta Europa la politica democratica tradizionale sta per essere travolta. In Germania, secondo i sondaggi, ha molto più dell’85%. In Francia è al 75. In Olanda ha appena avuto l’86. In Italia e in Italia soltanto l’area della democrazia e del buon senso fatica a raggiungere il 50%. Mentre Grillo, Salvini e Meloni sommati rischiano di raggiungerlo.
Chiamiamo allora le cose con il loro nome. Ci troviamo di fronte da noi non soltanto al populismo ma a un’aggressione squadrista contro il Parlamento e contro la democrazia rappresentativa. Squadrista. Perché all’inizio degli anni ‘20 c’era la piazza. Adesso, tutto è diventato virtuale. La nuova piazza è la rete elettronica. La rete, come la piazza, è certo piena di potenzialità positive. Ma da noi, come alla vigilia del fascismo, la nuova piazza è dominata dai facinorosi, che picchiano non con i manganelli, ma con gli insulti, le invettive, le menzogne, le manipolazioni. (Continua...)

Mauro Del Bue
Un congresso è sempre un’opportunità. Serve a rispondere a una sospensiva frutto di un ricorso al tribunale. I nostri ricorrenti sono divenuti socialisti “in movimento” e qualcuno sostiene che l’approdo sia il nuovo Dp. Per i socialisti si chiama “Definitivamente persi. Ma un congresso serve a riflettere su noi stessi, interrogandoci sulle scelte compiute e su quelle ancora da compiere. Serve perché ne abbiamo bisogno e tutto sommato se i martiri del 2013 a questo ci hanno portato hanno anche finito così per provocare inconsapevolmente un effetto positivo (Continua…)

Maria Rosaria Cuocolo

Ho voluto citare Orwell perché la povertà è scivolata nel pauperismo, oggi è più che mai necessario che la filosofia socialista venga applicata. Noi non possiamo più parlare di Stato, ma di Europa perché sono problemi globali. Noi vogliamo ereticamente cambiare partendo dall’andare contro tutte le chiese e ricordandoci di cominciare dalle realtà locali.

Dipende da noi il confronto con la gente.

Oreste Pastorelli
Siamo qui a questo congresso, massima espressione democratica della politica e del partito. Espressione a cui purtroppo alcuni compagni hanno rinunciato preferendo i tribunali. La direzione da seguire deve esser comune lasciarsi andare a logiche personalistiche sarebbe insensato e contrario alla storia socialista.

In Italia e in Europa avanzano spezzoni di populismo. Sono convinto che questo si contrasta solamente con la politica. Il nostro partito deve essere aperto sui territori per essere di nuovo protagonisti. E il coinvolgimento di nuovi giovani sarà d’obbligo per un partito che guarda al progresso come traguardo da raggiungere.

Oggi in Italia il lavoro rappresenta il diritto principale. Perché l’occupazione è la principale fonte di dignità per il cittadino. L’Italia però ha bisogno di radicali cambiamenti di abitudini, penso per esempio alle fonti rinnovabili e alla green economy.
Terremoto. Solo pochi giorni fa abbiamo presentato alla Camera la nostra proposta di legge per l’istituzione delle zone economica speciali nelle aree del cratere per fa ripartire le zone terremotate. Per noi c’è uno solo modo per far ripartire le zone terremotate: l’esenzione totale delle tasse per cittadini e imprese a condizione che rimangono e investano nella zona.

Siamo vivi, e dovremo essere sempre più coesi. Il Psi è l’unico partito storico ancora in attività. E questo soprattutto grazie a voi, alla vostra attività sul territorio. Nei prossimi mesi dovremo lavorare ancora di più sul 2 x mille della dichiarazione dei redditi, rimasta l’unica fonte di finanziamento – insieme al tesseramento – che ci può garantire la prosecuzione della nostra attivitò politica.
Abbiamo l’Avanti! e MondOperaio, le testate storiche dei socialisti che rappresentano un luogo unico di confronto politico. Chiedo ai giovani e agli amministratori locali di dare forze e sostegno alle nostre testate uniche voci in un panorama dell’informazione che ci dà sempre meno spazio.

Di certo compagni a noi non manca il coraggio. Ma dobbiamo andare avanti, portando in alto i valori che ci hanno sempre contraddistinto, senza rinnegarli, e allo stesso tempo aiutare il Paese per vincere la battaglie di modernità che potrebbero portarci finalmente al passo dei grandi paesi europei. Non può esserci contestata la coerenza. Tanti compagni sono andati via. Molti sono tornati. Ma ora abbiamo la grande opportunità di far crescere ancora il movimento socialista. Sta a noi decidere se continuare o disperdere questa storia.

Minzolini. Il Senato vota contro la decadenza

Riforme: Senato boccia primo emendamento a ddlL’aula di Palazzo Madama ha votato no alla decadenza da senatore di Augusto Minzolini respingendo il parere, fornito dalla Giunta per le Immunità. Sono stati 137 i voti a favore dell’ordine del giorno a firma di Giacomo Caliendo (Fi), che chiedeva di respingere la deliberazione dell’organo parlamentare guidato da Dario Stefano. Contrari invece in 94, 20 gli astenuti. L’ex direttore del Tg1 è stato condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione per peculato continuato nel novembre del 2015 a causa dell’utilizzo della carta di credito Rai.

Minzolini ha comunque detto in Aula di volersi dimettere. “Ora mando la lettera” di dimissioni, ha poi confermato entrando in ascensore ai giornalisti che gli hanno chiesto le sue intenzioni sulle proprie dimissioni. Dimissioni che l’ex direttore del Tg1 aveva assicurato sarebbero arrivate qualunque fosse stato l’esito della votazione.

Furiosi i 5 Stelle che hanno attaccato i Pd per i 19 voti del gruppo contrari all’arresto. Il garantismo dei 5 Stelle infatti vale solo quando gli fa comodo.

L’ordine del giorno di Fi respingeva la deliberazione della giunta per le immunità che nel luglio scorso aveva dichiarato decaduto l’ex giornalista dal mandato di parlamentare perché condannato con sentenza passata in giudicato. Il voto dell’odg è stato accolto da un lungo applauso. In precedenza Forza Italia aveva presentato 3 odg, ritirandone poi due prima del voto. In uno di questi vi era la richiesta di ritorno in Giunta del caso dell’ex direttore del Tg1 condannato per peculato in via definitiva per l’utilizzo improprio delle carte di credito aziendali. La decisione dell’assemblea è stata accolta da un lungo applauso.

“Siamo chiamati a decidere su questioni particolarmente delicate – ha detto il Senatore del Psi Enrico Buemi nel corso della dichiarazione di voto – che investono frontalmente la nostra concezione della democrazia e dello Stato di diritto. Apparentemente discutiamo del destino del senatore Minzolini, ma in sostanza discutiamo della nostra civiltà giuridica, della nostra democrazia e dell’autonomia e separazione dei poteri. Discutiamo della nostra capacità di tenere separato il campo delle responsabilità penali da quello delle strumentalizzazioni politico-giudiziarie che sono state causa del disastro politico-giudiziario del nostro Paese”. “Di fronte ad una condanna, perché di questo si tratta colleghi, non di un automatismo ma di una decisione di condanna nei confronti del collega, io assumo l’atteggiamento della prudenza che in colui che deve giudicare deve essere sempre mantenuta: prudenza nell’attribuire, prudenza nel giudicare, prudenza in particolare quando la decisione è definitiva”.

Consip. Respinta la mozione di sfiducia a Lotti

luca-lottiL’Aula del Senato boccia la mozione di sfiducia presentata dal M5S contro il ministro dello Sport Luca Lotti coinvolto nell’inchiesta Consip. I no alla mozione sono stati 161, i sì 52 e due gli astenuti. Presenti 219, votanti 215. Hanno votato no anche i senatori di Ala e i tre esponenti tosiani di “Fare!”

Alla base della mozione di sfiducia c’era l’indagine partita da Napoli, e arrivata per competenza a Roma, sulle presunte irregolarità in alcuni appalti della Consip, la centrale acquisti della Pubblica amministrazione. Il ministro è indagato per rivelazione di segreto d’ufficio a seguito delle dichiarazioni ai pm dell’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, che avrebbe raccontato di esser stato avvertito dell’indagine penale della procura, tanto da disporre anche una bonifica degli uffici.

Durissime le parole dei 5 Stelle che con la senatrice Taverna hanno illustrati la loro mozione. “Qui – ha detto Taverna – si sta difendendo non solo un ministro, si sta blindando il fedelissimo del giglio tragico toscano che siede nel Cda della fondazione renziana Opena insieme alla ministra Boschi”.

“Non possiamo accettare – ha detto il Senatore del Psi Enrico Buemi nella sua dichiarazione di voto – che si lasci a una semplice comunicazione di garanzia (e dico garanzia) il compito di decidere il destino politico e personale di una persona, alleata o avversaria politica. Noi siamo coerenti e non siamo in imbarazzo; non eravamo in imbarazzo ieri quando difendevamo le posizioni di colleghi avversari e non siamo in imbarazzo oggi, signor Presidente, nel difendere la posizione di un Ministro e di un Governo che sosteniamo”.

Il clima al Senato si presenta comunque incandescente e i toni infiammati, ma non ci dovrebbe essere nessuna sorpresa sui numeri. Se i Cinque Stelle vanno all’attacco, accusando Matteo Renzi di una “doppia morale” per salvare il suo braccio destro, il Pd ribalta l’accusa: il M5s è “garantista a giorni alterni”. Ma il fronte più caldo è quello che vede contrapposti i Dem agli ex compagni di partito di Mdp. L’ex esponente della minoranza Pd Gotor ha chiesto a Lotti di dimettersi dal suo incarico, “ma, se decide di rimanere, Gentiloni valuti la sospensione delle deleghe in particolare quella al Cipe che rischia di diventare di imbarazzo”. Insomma lo scontro nel Pd, tra chi è uscito e la maggioranza del partito continua anche se ora da gruppi parlamentari diversi. A Gotor ha risposto  il senatore Pd Andrea Marcucci, che ha definito il suo intervento “minaccioso nei confronti di Gentiloni e del suo governo: ne prendiamo atto e siamo convinti che non stesse parlando a nome del suo gruppo”. Ma Marcucci ne ha anche per i 5 Stelle. “Virginia Raggi – ha aggiunto – ha ricevuto tre avvisi di garanzia. Con la benedizione di Grillo, il sindaco di Roma continua ad esercitare legittimamente la sua funzione. Fu proprio Matteo Renzi a dichiarare la sua solidarietà alla Raggi, perché per noi la presunzione di innocenza vale per tutti. Perché – si è chiesto Marcucci – Virginia Raggi continua a fare il sindaco e Luca Lotti invece deve dimettersi?”. Insomma lo scontro nel Pd, tra chi è uscito e la maggioranza del partito continua anche se ora da gruppi parlamentari diversi.

“Non sono mai venuto meno al giuramento di servire l’Italia con disciplina e onore – ha detto Lotti in risposta alle accuse della mozione –  chi mi conosce sa che è la verità, forse difendersi dalle strumentalizzazione fa parte delle regole di un gioco forse barbaro ma noi respingiamo l’idea di fare di un’Aula una gogna mediatica senza uno straccio di prova”. “La mozione di sfiducia – ha detto ancora – mette in discussione quanto ho di più prezioso: la mia moralità prima che il mio ruolo politico. Con molta umiltà mi rivolgo a voi per respingere con determinazione questo tentativo”. “È in atto – ha aggiunto – un tentativo di colpire me non per quello che sono, ministro dello Sport, delega preziosa e cruciale di cui ringrazio Gentiloni e Mattarella, ma per quello che nel mio piccolo rappresento: si cerca di mettere in discussione lo sforzo riformista di questi anni cui ho preso parte partendo da Firenze. Non si può cercare di liquidare quell’esperienza attraverso la strumentalizzazione di un’indagine giudiziaria che farà il suo corso”.

A Palazzo Madama, secondo i calcoli dei Dem, i “no” alla sfiducia dovrebbero essere tra i 148 e i 150, contro gli 86 sì dei Cinque Stelle. I voti contro la sfiducia potrebbero salire se i verdiniani di Ala decidessero di restare in Aula, ma tra i Dem c’è chi auspica che lascino l’emiciclo, per non dare l’impressione che il ministro venga aiutato da Verdini. Usciranno invece dall’Aula Forza Italia e i 14 bersaniani di Mdp.

Ddl Processo penale. Buemi: “Una giusta riforma”

giustizia-300x225Dopo due anni di impantanamento e tante polemiche un nuovo punto di approdo per la Riforma del Processo penale e un punto a favore per il Guardasigilli Andrea Orlando. Questa mattina l’Aula di Palazzo Madama ha votato la fiducia chiesta ieri dal governo sul disegno di legge delega che riforma il processo penale con 156 sì, 121 no e un astenuto. Ora il provvedimento torna alla Camera per la terza lettura. Il voto di fiducia era sul maxiemendamento interamente sostitutivo del disegno di legge delega il cui cammino parlamentare è iniziato oltre due anni fa.
Il governo aveva posto ieri la fiducia sul maxiemendamento sostitutivo del disegno di legge delega, fermo da tempo in Senato, che ha incontrato l’opposizione di parte della maggioranza e dei giudici.
“La questione di fiducia posta dal Governo sul disegno di legge delega di riforma del processo penale è un atto di responsabilità politica che nelle condizioni date condividiamo. La riforma del codice penale e del codice di procedura penale non può ulteriormente attendere che il Parlamento si pronunci in via definitiva. Al ministro della giustizia Orlando riconosciamo un forte impegno per l’approvazione di tale riforma”. È quanto ha affermato il senatore Enrico Buemi (Psi), intervenuto in aula al Senato in dichiarazione di voto sulla fiducia posta dal governo alla riforma del processo penale, per esprimere il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie-Psi-Maie al provvedimento.
“Le modifiche introdotte con la nuova disciplina appaiono coerenti con i principi del giusto processo, fatta eccezione per i tempi della prescrizione. Apprezziamo gli aspetti positivi della riforma – ha sostenuto Buemi – ma non possiamo però esimerci dall’esprimere le nostre più grandi perplessità circa la previsione di un ulteriore aumento dei tempi della prescrizione. Pensiamo che per contrastare la difficoltà a concludere i processi entro una ragionevole durata, secondo quanto previsto dall’articolo 111 della nostra Costituzione, si dovrebbe intervenire con maggiori misure organizzative e amministrative, aumentando l’efficienza del sistema e non allontanando i tempi della sentenza definitiva, sia essa di condanna o di proscioglimento”.

Il provvedimento è costituito da 40 articoli, suddivisi in cinque titoli.
Nel Titolo I vengono apportate modifiche al codice penale: nel capo I, che detta norme in materia di estinzione del reato per condotte riparatorie, aumenta i limiti di pena per i delitti di scambio elettorale politico-mafioso, furto e rapina. Il capo II è nodale: modifica la disciplina della prescrizione, prevedendo una sospensione di un anno e sei mesi dopo la sentenza di condanna. Nel capo III è presente una delega al governo per la riforma del regime di procedibilità per alcuni reati, per il riordino di alcuni settori del codice penale e per la revisione della disciplina del casellario giudiziale. Il Titolo II reca invece modifiche al codice di procedura penale: infatti nel capo I sono previste modifiche in materia di incapacità dell’imputato di partecipare al processo e fissa un termine di tre mesi per la conclusione delle indagini preliminari; si prevedono modifiche in materia di riti speciali, udienza preliminare, istruzione dibattimentale e struttura della sentenza di merito, mentre il capo III riguarda la semplificazione delle impugnazioni. Il Titolo III reca modifiche alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e alla normativa di organizzazione dell’ufficio del pubblico ministero. Il Titolo IV, all’articolo 34, conferisce una delega al Governo “per la riforma del processo penale e dell’ordinamento penitenziario e, in materia di intercettazioni, fissa principi e criteri per garantire la riservatezza delle comunicazioni e per ridefinire le spese per intercettazioni”. Il Titolo V, infine, reca disposizioni finali, come la clausola di invarianza finanziaria ed entrata in vigore.
“Le innovazioni in materia di procedibilità dei reati minori contro la persona o il patrimonio – ha detto Buemi- non intendono diminuire la gravità che tali reati hanno sul piano sociale ma, al contrario, introducono le condizioni affinché i casi di denegata giustizia possano e debbano ridursi, garantendo una effettiva certezza del diritto, attraverso un reale snellimento dell’attività processuale. Ai medesimi fini deflattivi appaiono le modifiche previste in tema di disciplina delle indagini preliminari, del procedimento di archiviazione, la nuova disciplina in tema di impugnazione, il recupero dell’istituto del patteggiamento in appello liberando il giudizio in secondo grado da un carico oggi insostenibile di processi, la nuova disciplina del giudizio di secondo grado, con le modifiche in materia di appello. Sono misure che concorrono ad una più efficiente azione penale”.
Per quanto riguarda le intercettazioni sono previsti principi a tutela della riservatezza delle comunicazioni ed è prevista una nuova fattispecie penale (punita con la reclusione non superiore a 4 anni) a carico di quanti diffondano il contenuto di conversazioni fraudolentemente captate, al solo fine di arrecare danno alla reputazione. La punibilità è esclusa quando le registrazioni sono utilizzabili in un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca.
Al riguardo il senatore socialista ha puntualizzato: “Siamo consapevoli – e non potrebbe essere altrimenti – dei punti più complessi del provvedimento di delega, che delineano un’urgente e strutturale riforma, come in primo luogo la materia delle intercettazioni, su cui il Governo ha deciso di intervenire con la presentazione del maxiemendamento, che nella massima misura possibile ha tenuto conto del confronto parlamentare. I principi e i criteri direttivi individuati in materia di intercettazioni sono coerenti con un profilo essenziale: prevedere prescrizioni che comportino garanzie maggiori ed effettive in ordine alla riservatezza delle comunicazioni e conversazioni telefoniche”.
Ulteriori misure per quanto riguarda l’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena. È prevista infatti la revisione dei presupposti di accesso alle misure alternative (limite di pena 4 anni); accesso ai benefici penitenziari più rigido; previsione di attività di giustizia riparativa; valorizzazione del lavoro, in ogni sua forma e del volontariato; riconoscimento del diritto all’affettività; al dibattimento e interventi specifici per i detenuti stranieri. Previste anche misure alternative per i detenuti minorenni per il loro reinserimento sociale.
“Condividiamo l’urgenza e la necessità d’intervenire in ordine sia alla riforma dell’ordinamento penitenziario, uno degli elementi più qualificanti del provvedimento in esame, sia alla definizione delle misure di sicurezza che assicurino un reale superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari”. Ha spiegato Buemi e ha aggiunto: “È del tutto evidente – ha concluso il senatore Psi – come il punto decisivo della riforma sia costituito dall’adozione di decreti legislativi da parte del Governo. Ciò è confermato della previsione di un procedimento rafforzato, in ragione del quale sono previsti il parere delle competenti Commissioni parlamentari entro sessanta giorni dalla trasmissione degli atti e un nuovo parere delle Commissioni competenti entro dieci giorni – questo è un aspetto sostanziale – nel caso in cui i decreti non siano conformi ai pareri parlamentari espressi”.

La polemica tra Psi e Nuovo Psi

Dopo il voto favorevole del Psi al Senato, sono arrivate le accuse da parte del senatore Lucio Barani presidente del gruppo Ala-Scelta Civica: “Il voto dei senatori Buemi e Nencini a favore al Ddl sul processo penale li radia di fatto dalla cultura socialista. Mai mi sarei aspettato il loro sostegno a un provvedimento persecutorio e dall’impronta così marcatamente giustizialista. Craxi si starà certamente rivoltando nella tomba per l’ennesimo tradimento perpetrato da quanti continuano ad abusare del nome, della storia e della tradizione socialista”. Immediata la replica del senatore Buemi:  “Le polemiche di Barani sono senza logica di merito, un esempio di analfabetismo politico. La mia storia politica, i miei comportamenti parlamentari e i contenuti delle nostre proposte di legge parlano per me. Io non sono il Barani delle giravolte filo e anti governative perché non soddisfatto nelle aspettative di posti di Governo. Egli appare e scompare, come un fiume carsico: ora in maggioranza, ora all’opposizione. Sono i danni collaterali della politica attuale: l’illusione, la presunzione, di ritenersi un interlocutore”.

UNA RIFORMA IN ATTESA

andrea orlandoUna Riforma che giace nel cassetto ormai da quasi tre anni quella sul Processo Penale, il provvedimento si ritrova ancora una volta come pietra d’inciampo nella tenuta della maggioranza al Governo, senza dimenticare l’ennesimo braccio di ferro tra le toghe e il Guardasigilli, Andrea Orlando, che ha faticato non poco per raggiungere un compromesso politico accettabile con gli alfaniani e far passare il ddl. Nel frattempo domani a Palazzo Madama riprenderà la discussione sulla riforma del codice penale e del codice di procedura penale. Anche se da giorni è stato annunciato che il Consiglio dei ministri ha autorizzato la richiesta del voto di fiducia per la riforma del processo penale. Il ricorso al voto di fiducia sulla riforma del processo penale “lo deciderà il presidente Gentiloni con il ministro Finocchiaro. Loro valuteranno quando e se porre la fiducia”. Ha affermato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. “Si tratta di una riforma che prova a dare una risposta al problema dei ritardi del processo penale in Italia – ha aggiunto – Siamo agli ultimi centimetri sarebbe un peccato” non arrivare alla fine del percorso.
Sul piede di guerra i Giovani avvocati (Aiga) che chiedono di “stralciare” il ddl, a eccezione delle sole norme sull’ordinamento penitenziario. “La Politica – annuncia la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane – si accinge alla gravissima scelta di porre la fiducia sul voto parlamentare del DDL sul processo penale: di fronte a tale dichiarata intenzione occorre ribadire come né il processo, né i diritti dei cittadini possono essere merce di scambio di alcuna contesa di potere, e tanto meno ostaggio di conflitti di natura elettorale, e appare altresì necessario scongiurare una gravissima compressione del dibattito democratico”. Pertanto, l’Unione delle Camere Penali Italiane delibera l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale nei giorni 20, 21, 22, 23, 24 marzo 2017.
Ma a mettersi di traverso sono ancora i centristi capitanati dal neo ministro degli Esteri. “Non sono d’accordo con la scelta di porre la questione di fiducia sulla riforma del processo penale, in assenza di modifiche del testo”. Ha affermato qualche giorno fa il ministro della Famiglia Enrico Costa (Ap) commentando la decisione del governo di autorizzare la fiducia sul ddl ora al Senato. E questo sostanzialmente per due ragioni: prima di tutto le norme sulla prescrizione che “allungano a dismisura i tempi del processo”. Secondo: la delega sulle intercettazioni che scade tra 12 mesi, cioè dopo la fine della legislatura.
Ma il dibattito ha finito per sconfinare ancora una volta nell’area politica. Dopo lo scambio di opinioni acceso tra il ministro Orlando e il ministro Alfano in Cdm, il Guardasigilli ha voluto precisare: “Non ho litigato. Alfano ha espresso una difficoltà a votare la fiducia sul nuovo processo penale, dopo che ho indicato le difficoltà di un’alleanza elettorale con Ncd. Ho spiegato i termini della mia posizione e ho detto che un conto sono le posizioni politiche e un conto l’interesse del Paese”.
Sempre a causa delle divisioni nella maggioranza e dei numeri risicati al Senato l’esame del testo è stato sospeso e si è proceduto a una inversione del calendario d’esame a favore del ddl sul cinema, ora il testo è riapparso all’ordine del giorno di Palazzo Madama. Tuttavia il ddl è importante proprio perché va a toccare questioni di rilevanza per il Paese come quello dell’ordinamento penitenziario o quello delle intercettazioni.
Per il senatore del Psi, Enrico Buemi, della Commissione Giustizia, “ci sono sicuramente degli ostacoli politici da superare, ma il provvedimento, anche se non è il massimo, è importante e giace nei cassetti da troppo tempo”. Inoltre “da tempo si attendono risposte regolamentari sull’ordinamento penitenziario e dei diritti dei detenuti”, senza dimenticare la risposta data con “questo ddl al problema delle intercettazioni, un settore delicato”.
Infatti l’emendamento al ddl penale presentato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando cerca di risolvere il problema definendo i criteri nelle spese per gli ascolti che garantiscano anche livelli elevati di sicurezza. Saranno così introdotti i “costi standard”: le prestazioni assicurate dai privati dovranno essere ricompensate secondo parametri uniformi in tutta Italia. Infatti negli anni i privati sono diventati i “padroni di fatto” dello strumento investigativo. Ma con le nuove regole non dovrebbe accadere più. Si verrebbe anche incontro alle raccomandazioni del Garante della privacy sulla necessità di proteggere in modo più affidabile i dati personali.
Per Rita Bernardini, dei Radicali Italiani “la cosiddetta riforma del processo penale (su cui il Governo ha chiesto la fiducia) non solo è piena di contraddizioni, ma è divisiva… e in alcuni punti peggiorativa della situazione…”
“… Quello che mi sorprende è che il ministro Orlando – ha detto la Bernardini in sciopero della fame per lo stralcio della riforma del sistema penitenziario dal provvedimento di modifica del codice penale – ha fatto un’opera importante promuovendo gli Stati Generali dell’esecuzione penale: addirittura 18 tavoli di discussione e approfondimento, con commissioni con profili diversi che hanno lavorato. C’era il magistrato, il volontario, l’avvocato, il direttore di istituto. L’obiettivo era dichiaratamente quello di tirare fuori proposte anche legislative di riforma… ma poi tutto sembra essersi perso nella nebbia dello scontro tra corporazioni…”.

Terremoto. Dal Psi ddl per esenzione imposte

Terremoto Amatrice
Martedì 7 marzo il Psi presenterà la sua proposta di legge per l’istituzione di una No Tax Area nei territori colpiti dai recenti terremoti. L’appuntamento è per le ore 14.30, presso la sala stampa della Camera (Via della Missione), a Roma. Il provvedimento, a prima firma del deputato Oreste Pastorelli e sottoscritta da 32 deputati di diversi gruppi parlamentari, prevede la creazione di una Zona Franca Urbana e di una Zona Economica Speciale per i comuni inseriti nel cratere degli ultimi decreti legge del Governo.
Con i parlamentari socialisti Pia Locatelli, Oreste Pastorelli ed Enrico Buemi, a chiedere l’esenzione totale dalle imposte per famiglie e imprese terremotate ci saranno alcuni dei sindaci dei comuni colpiti. Parteciperanno, quindi, alla presentazione della proposta di legge il primo cittadino di Amatrice, Sergio Pirozzi, il sindaco di Accumoli Stefano Petrucci, il sindaco di Cittareale Francesco Nelli e il sindaco di Camerino Gianluca Pasqui. Presente anche il rettore dell’università di Camerino, Flavio Corradini, che insieme ai docenti dell’ateneo marchigiano ha contribuito a redigere la proposta di legge.

Tutele per minori stranieri soli, ok dal Senato

minori-stranieri-non-accompagnati-in-ItaliaIl disegno di legge che contiene norme a tutela dei minori stranieri non accompagnati è stato approvato dall’Aula del Senato con 170 sì, 50 no 8 astenuti. Il provvedimento, che afferma il principio generale del divieto di respingimento alla frontiera dei minori migranti, deve ora tornare alla Camera.
“Principio fondamentale è che i minori siano ritenuti titolari dei diritti in
materia di protezione dei minori a parità di trattamento con i minori di
cittadinanza italiana o dell’Unione europea”. Si legge nella dichiarazione di voto favorevole di Enrico Buemi, senatore del Psi. “La loro condizione è l’ambito soggettivo di applicazione della legge. Lo è in quanto si consideri il minore straniero non accompagnato come persona in una condizione di vulnerabilità che ha una sua indisponibile unicità. In altri termini lo è oggettivamente, al di là del fatto che siano state attivate le procedure previste per il riconoscimento di una protezione internazionale o che sia stata effettuata una domanda di asilo. Ne consegue, per questa ragione, il divieto assoluto di respingimento alla frontiera dei minori stranieri non accompagnati anche nel caso, peraltro prevalente, in cui non siano in possesso di un permesso di ingresso”.
La nuova normativa concede ai minori stranieri non accompagnati la possibilità di avere un permesso di soggiorno per minore età o per motivi familiari. I ragazzi stranieri restati senza famiglia potranno accedere al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Alla maggiore età, il permesso di soggiorno sarà convertito quasi automaticamente: è previsto, infatti, il silenzio assenso sui pareri della pubblica amministrazione. Le nuove regole stabiliscono anche la possibilità di rimanere in affido ai servizi sociali fino a 21 anni premiando chi ha intrapreso percorsi di formazione e integrazione.
“La definizione di minore straniero non accompagnato, che determina l’ambito di applicazione della legge, richiama la giurisprudenza europea e le direttive comunitarie in materia. La legge si applica a colui che è entrato senza essere accompagnato o che è successivamente stato abbandonato da una persona adulta responsabile nel territorio degli Stati membri dell’Unione europea”, si legge ancora nella dichiarazione del Psi.
Sono previsti poi tempi ridotti, massimo 30 giorni e non più 60, per essere ammessi nelle strutture di prima accoglienza. Si istituisce per ogni Tribunale per i minorenni un elenco di tutori volontari. Tra le altre norme: nuovi modelli per l’identificazione; indagini familiari; obbligo per gli enti di occuparsi dell’affidamento familiare. Per quanto riguarda il rimpatrio assistito e volontario, la competenza passa al tribunale per i minorenni competente.
Sono stati più di 25mila nel 2016, circa 50mila negli ultimi tre anni i minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane (fonte: Ministero dell’Interno). Secondo il Rapporto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, quelli censiti nel nostro Paese erano fino allo scorso anno 17.373, ai quali se ne aggiungono oltre 6.500 irreperibili. E un recentissimo rapporto pubblicato da Unicef rivela che molti di questi, durante la traversata del Mediterraneo per giungere in Italia, sono stati vittime di violenze, molestie o aggressioni ad opera di adulti.

Buemi ha poi ricordato che introdurre forme di tutela maggiori non è certamente un problema esclusivamente italiano. Il Parlamento europeo fin dal 2013, ha posto il problema ai Paesi membri dell’Unione a ha concluso: “a nome del Gruppo per le Autonomie-Psi-Maie esprimo il voto favorevole al provvedimento. Lo facciamo con una convinzione ulteriore: che la nuova disciplina in materia di minori stranieri non accompagnati sia di auspicio e sostegno a politiche di governo dell’immigrazione, in primo luogo del problema dei rifugiati certamente rigorose e responsabili ma non ispirate agli spettri identitari che dominano la scena europea. L’Europa deve affrontare in modo unitario il problema e in specie delle proprie frontiere esterne se intende difendere il principio e l’area di libera circolazione di Schengen. I minori sono la prima e più drammatica emergenza cui rispondere.”

Banche. Il grido di allarme dei socialisti

santoro buemi del bue

Alla sala Caduti di Nassiriya del Senato conferenza stampa sulla crisi delle banche promossa dall’Avanti!, con la partecipazione del direttore Mauro Del Bue, del presidente dell’associazione Interessi comuni Angelo Santoro e del senatore Enrico Buemi. Del Bue nella sua introduzione ha ricordato i tre temi che i socialisti intendono mettere sul tappeto. Il primo si riferisce alla proposta di legge che ha come primo firmatario proprio Buemi, per la istituzione di una commissione d’indagine sulle banche, e che é stata presentata già nel dicembre del 2015. Si tratta di un’iniziativa che poneva l’esigenza di un’indagine sistemica sulla situazione di crisi degli istituti di credito italiani prima della vicenda delle quattro banche e del dramma Mps. Il secondo si riferisce al diniego della competente commissione del Senato a fornire i nomi dei grandi debitori insolventi del Mps e delle altre banche.

Quello dei socialisti è un grido di protesta e di allarme. Il terzo é attinente la proposta di una amnistia finanziaria rispetto alle segnalazioni della Centrale rischi bancaria dove i micro debitori vengono non solo schedati e impossibilitati a utilizzare una qualsiasi banca, ma in molti casi devono per questo chiudere la loro attività, mentre i macro debitori vengono coperti e mai segnalati continuando cosi a far danni al sistema. Santoro ha richiamato il fatto che in questa crisi è venuta meno la fiducia dei cittadini nei confronti delle banche e ha approfondito il tema dell’amnistia finanziaria. A suo giudizio è una questione di equità. I pesci grossi non possono continuare a nuotare mangiandosi quelli piccoli. Santoro ha anche aperto una riflessione sulle banche diventate private, vedasi Banca d’Italia, che si comportano ancora come se fossero pubbliche. E Buemi ha evidenziato in particolare la necessità di una riforma complessiva del sistema bancario. Ha dichiarato in particolare la necessità di tornare alla distinzione tra banche di regolamentazione dei prestiti e dei risparmi e quelle d’affari. La contraddizione consiste nell’utilizzare il risparmio privato in attività a rischio. Questo ha generato una funzione del settore bancario in cui la prima é assolutamente secondaria rispetto alla seconda. Sulla proposta di legge per la costituzione della commissione d’indagine, con poteri giudiziari, Buemi ha messo in risalto, infine, che le proposte di legge, in tutto diciassette, sono di natura parziale e che solo quella socialista punta l’indice contro l’intero sistema.

Terremoto. Buemi: “Ora norme per i lavoratori”

Terremoto NorditaliaIl premier Paolo Gentiloni si è recato oggi nelle zone colpite dal terremoto. “Una parte del nostro paese è stata ripetutamente colpita in modo molto grave. Non si è trattato solo di un episodio ma purtroppo di una sequenza. Questo non deve incrinare la coesione delle nostre comunità e la fiducia nel futuro. Però bisogna lavorare e lavorare in fretta perché solo se le Istituzioni saranno veramente unite e rapide questo potrà consentire di restituire fiducia ai nostri territori”. Ha detto il premier nel corso della sua visita.

Nello stesso giorno i rettori delle Università di Camerino e Macerata, Flavio Corradini e Francesco Adornato, hanno sposato l’iniziativa per l’istituzione di una zona franca nei comuni delle aree del cratere sismico presentata dai socialisti una decina di giorni fa.

“Sfugge però ai magnifici rettori – spiegano i parlamentari Enrico Buemi, Serenella Fucksia e Remigio Ceroni – che da mesi ci stiamo occupando del terremoto portando avanti tutte le necessità del territorio marchigiano e che sin da subito abbiamo chiesto per i nostri conterranei case e non casette provvisorie. Ricordiamo ai magnifici rettori che lo Stato ha promesso la sospensione delle tasse che, terminata l’emergenza, si dovranno comunque pagare. Che questa popolazione martoriata dovrà pagare tasse e imposte ‘vecchie’ a cui si aggiungeranno quelle ‘nuove’ e che per le piccole aziende questo rappresenterà un ulteriore terremoto”.

Fucksia, Ceroni e Buemi spiegano quindi che “l’istituzione di una zona franca è fondamentale per consentire ai lavoratori autonomi e alle piccole e micro imprese, localizzati nei comuni del cratere, di beneficiare di agevolazioni fiscali per far ripartire la vita, l’economia, la normalità. La proposta di questo disegno di legge da noi sottoscritta, che indica in un triennio il periodo congruo di esenzione dalle imposte durante il quale si spera che l’opera di ricostruzione possa ripristinare quanto perduto, ci appare una misura efficiente ed efficace, oltre che doverosa, per dare un supporto adeguato a chi ha subito gravi perdite e si troverà ad operare nel prossimo futuro in una situazione di estrema difficoltà. In questo modo – concludono – i piccoli centri colpiti dal sisma potranno rinascere perché non è sufficiente ricostruire le case se contemporaneamente non si propongono norme specificatamente dedicate a garantire il lavoro e i lavoratori. A questo, a testa bassa e senza tanti proclami, stiamo lavorando”.

PM A GIUDIZIO

giudicicassazioneInaugurazione dell’anno giudiziario con il botto e… le scintille. Per la prima volta nella storia dell’apertura dell’anno giudiziario manca l’Anm (Associazione nazionale magistrati), mentre il Procuratore generale della Cassazione Ciccolo bacchetta i Pubblici ministeri.

Viceversa quest’anno era presente tra il pubblico, accanto al Capo dello Stato Sergio Mattarella, Paolo Gentiloni a differenza dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, che negli anni scorsi non aveva mai partecipato all’appuntamento.
“Una scelta sofferta e simbolica, che non deve essere letta come uno sgarbo istituzionale”: così i vertici dell’Anm spiegano la loro diserzione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, che si è appena tenuta in Cassazione. Si è trattato della “ferma risposta agli impegni politici non mantenuti” da parte del governo e della “manifestazione del dissenso verso l’intervento normativo che ci preoccupa”. Il riferimento esplicito è al decreto del governo che ha prorogato il mantenimento in servizio fino a 72 anni di “pochissimi magistrati”, 18 in tutto, e tutti con incarichi di vertice alla Corte di Cassazione.

Da parte della Cassazione invece non sono mancati rimproveri verso i pubblici ministeri colpevoli del “fenomeno grave della fuga di notizie”.

“Dinanzi al fenomeno della fuga di notizie – spiega l’alto magistrato, il Pg della Cassazione, Pasquale Ciccolo -, fenomeno grave perché rischia di ledere il principio costituzionale di non colpevolezza, più volte viene invocato l’intervento del mio ufficio, che risulta quasi sempre sterile per la obiettiva difficoltà di individuare le singole responsabilità”. Altro tema “delicato” sollevato dal Pg “è quello del riserbo, sul quale già l’anno scorso mi sono soffermato ricordando che la stessa Corte di Strasburgo ha ribadito che ai magistrati è imposta la massima discrezione anche là dove si sia trattato di sostenere pubblicamente le ragioni e la bontà dell’attività giudiziaria svolta”.
Ma l’auspicio del Procuratore Generale della Cassazione, Paquale Ciccolo, è soprattutto che i magistrati parlino il meno possibile delle loro indagini. Ciccolo definisce “particolarmente delicate, ma solo raramente suscettibili di sindacato in sede disciplinare, le esternazioni di carattere politico e quelle concernenti vicende processuali in corso, potendo esse ingenerare nella collettività il convincimento, non importa se erroneo, che l’attività istituzionale del magistrato possa essere guidata da opinioni personali”. “Pericolo tanto maggiore – sottolinea Ciccolo – quanto più il magistrato sia conosciuto, stante il maggior impatto mediatico delle sue dichiarazioni. Anche questo anno, però, la conclusione del mio intervento vuole essere fiduciosa che l’istituzione giudiziaria farà fronte ai propri compiti, essenziali in ogni contesto sociale”.
Ma non è solo la sferzata contro la mancanza di riserbo e i conseguenti processi mediatici a preoccupare la Cassazione. Il presidente della Cassazione Giovanni Canzio critica nel suo intervento anche le indagini “troppo lunghe”. “Le Corti d’Appello – ricorda il primo presidente – denunciano un incremento esponenziale dei procedimenti legati all’ingresso di migranti, molti dei quali richiedenti protezione internazionale, insieme con la presenza di migliaia di minori non accompagnati. Il fenomeno nella sua complessità pone problemi di natura umanitaria, culturale, economica e sociale ma ha anche ripercussioni considerevoli a carico dell’amministrazione della giustizia, sia per la gravosa gestione dei procedimenti sia per gli alti costi che comporta”. Da qui “l’esigenza di un’urgente ridefinizione legislativa delle relative procedure in termini di semplificazione e accelerazione”. Canzio difende poi l’utilità della riforma penale e ribadisce il suo no al reato di clandestinità, pur sottolineando la necessità di un adeguato sistema repressivo contro il terrorismo internazionale. Canzio si sofferma anche sul tema della prescrizione, irrisoria in Cassazione (colpisce solo l’1,3% dei processi) ma che secondo lui andrebbe bloccata dopo la condanna in primo grado. Pochi dice ancora, sono i processi per corruzione. Nel Paese è molto avvertita la “percezione di una diffusa corruzione sia nella Pubblica amministrazione che tra i privati”, Canzio spiega che però tale percezione “non trova riscontro nelle rilevazioni delle statistiche giudiziarie. Il dato nazionale registra, infatti, un numero esiguo di giudizi penali per siffatti gravi delitti, con appena 273 procedimenti definiti nel 2016 in Cassazione, pari allo 0,5%”.

E sulle adozioni gay ribadisce che la Cassazione “non può e non intende sottrarsi al dovere di apprestare tutela ai diritti fondamentali della persona”, seguendo il “criterio guida dell’interesse preminente del minore”, ma “demandare il via esclusiva alla giurisdizione” la soluzione di questioni su scelte etico-sociali “non è la via preferibile”, sarebbe “da privilegiare il percorso ermeneutico disegnato sulla base di una chiara ed esplicita volontà legislativa”. Canzio chiede una legge per le adozioni e i figli di coppie ‘same sex’.

A ringraziare la Cassazione il ministro della giustizia, Andrea Orlando: “Il Presidente Canzio ha ben illustrato in quale direzione abbia proceduto l’attività di questa Corte, nei molti ambiti nei quali i pronunciamenti della Cassazione hanno inteso accompagnare l’evoluzione di una società sempre più complessa, assicurando congruenza con l’impianto costituzionale e uniforme saldezza degli indirizzi interpretativi”.
“Un compito cruciale, che compete in ultima istanza a questa Corte e dipende, quindi, dal suo funzionamento. Ha giovato – ricorda Orlando – in questo senso, l’adozione di nuovi moduli organizzativi. La riforma del processo civile in Cassazione, varata lo scorso anno, ha rappresentato una prima, rilevante risposta nella direzione auspicata di una riduzione delle pendenze”.
“Il decreto legge n. 168 del 2016 – spiga il Guardasigilli – ha previsto importanti strumenti deflattivi e significative modifiche di rito, anche al fine di favorire il ricorso a forme sintetiche di motivazione. Da questo punto di vista stiamo accompagnando questa indicazione con una serie di sforzi e con un confronto costante con la Procura Generale, con la Corte di Cassazione, con il Consiglio Nazionale Forense e con l’Avvocatura dello Stato. Aggiungo che il disegno di legge di riforma del processo civile, in discussione in Parlamento, si ispira ai medesimi principi di semplificazione”. E conclude sull’operato dell’Esecutivo: “Dovevamo misurarci con tre emergenze: il sovraffollamento carcerario, le carenze di personale, la mole dell’arretrato e i tempi della giustizia. Le abbiamo affrontate”.

Giudizio positivo è stato espresso anche dal Senatore Enrico Buemi, responsabile giustizia del Psi e membro della commissione Giustizia: “Il Procuratore generale e il Presidente della Cassazione con le loro relazioni hanno evidenziato hanno sì evidenziato i mali e i limiti della magistratura, come la fuga delle notizie e i casi di intercettazione, ma – aggiunge – molto è stato fatto in materia in questi ultimi anni”. E aggiunge: “C’è un clima nuovo di collaborazione con l’avvocatura civile e penale. L’Esecutivo inoltre si sta occupando proprio di questi problemi e sta producendo normative per sciogliere gli ultimi nodi”. Inoltre sulla polemica dell’Anm: “Pesa su questo clima positivo il sindacato dei magistrati che non vuole riconoscere e avere una visione più oggettiva della realtà”.

Per quanto riguarda l’assenza dell’Anm, è il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura (Csm) Giovanni Legnini a lanciare un appello alla distensione nei rapporti fra Anm e governo: “Auspico fortemente – dice rivolto alla platea- che si possano superare le difficoltà proseguendo un percorso di innovazione nell’amministrazione della giustizia”. Ma il presidente dell’Anm PierCamillo Davigo nella conferenza stampa convocata subito dopo l’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione afferma per quanto riguarda il decreto che si tratta di “un vulnus senza precedenti in storia repubblica per quanto riguarda l’indipendenza e l’autonomia magistratura”.