G8. Ue condanna la legge italiana per i fatti della Diaz

diazL’Europa torna a farsi sentire sui fatti del G8 a Genova e in particolare per la “macelleria messicana” alla scuola Diaz di Genova della notte tra il 20 e il 21 luglio 2001. La Corte europea dei diritti umani, con sede a Strasburgo, ha stabilito che le leggi italiane sono inadeguate a punire e prevenire gli atti di tortura commessi dalle forze dell’ordine.
“C’è bisogno di dare all’Italia una legge in questo campo”, aveva già detto anni fa il senatore socialista e responsabile giustizia del Psi, Enrico Buemi.
La legge sul reato di tortura e sull’identificazione degli agenti promossa già a inizio legislatura è ancora nei cassetti e non è stata approvata, nel frattempo però è arrivato già il secondo richiamo europeo con una sentenza che stabilisce che i ricorrenti furono torturati, i responsabili non puniti adeguatamente e l’assenza di una norma contro la tortura nell’ordinamento italiano. La Corte di Strasburgo ha inoltre riconosciuto 29 indennizzi che variano dai 45 ai 55 mila euro per danni morali. Già due anni fa la Corte europea dei diritti dell’uomo, rispondendo al ricorso presentato da Arnaldo Cestaro, una delle persone brutalmente picchiate, ha dichiarato all’unanimità che è stato violato l’articolo 3 sul “divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti”. Quanto compiuto dalle forze dell’Ordine italiane nell’irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 “deve essere qualificato come tortura” ha precisato la Corte che ha condannato il nostro Paese non solo per quanto fatto ai manifestanti, ma anche perché non è in possesso di una legislazione adeguata a punire il reato di tortura.
La condanna emessa oggi dalla Corte di Strasburgo ricalca quella stessa condanna a cui è seguita una lettera inviata alle autorità italiane dal commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, in cui sono espresse preoccupazioni per il testo ora all’esame del Parlamento italiano. La Camera dei Deputati deve modificare il testo della legge contro la tortura che sta discutendo, perché nella sua forma attuale contiene una definizione del reato e diversi elementi in disaccordo con quanto prescritto dagli standard internazionali, questo l’invito del commissario europeo nella missiva inviata tra gli altri ai Presidenti dei due rami del Parlamento, Laura Boldrini e Pietro Grasso.
Il nostro Paese annovera numerosi casi di violazioni e torture da parte delle Forze dell’Ordine come il caso Aldrovandi o quello Cucchi ed è dalla primavera del 2013 che si attende una legge sul reato di tortura.

Compensi Rai. Buemi: “Elusione della Legge”

rai 8Nonostante le polemiche sulla Tv di Stato, la Rai più che da mamma si comporta da matrona. Il Cda Rai oggi ha approvato all’unaniminità le deroghe al tetto di 240mila euro di stipendio che permettono alla televisione pubblica di tenersi le mani libere sui compensi per le “prestazioni di natura artistica”.
A renderlo noto la stessa Rai in un comunicato dove viene detto che il Cda ha approvato la delibera riguardante il “Piano organico di criteri e parametri per l’individuazione e la remunerazione dei contratti con prestazioni di natura artistica”. Si tratta di un piano soggetto a verifica annuale che partendo appunto dall’applicazione “puntuale” della legge e recependo le indicazioni contenute nel parere dell’Avvocatura dello Stato e fornite dal ministero per lo Sviluppo economico, ha per obiettivo quello di “tutelare il futuro aziendale” e nello stesso tempo “salvaguardare la necessità di stare sul mercato continuando a svolgere al meglio la missione di servizio pubblico come testimoniano, solo per citare recentissimi esempi, programmi quali il ricordo di Falcone e Borsellino o Notte a Venezia”.
“La decisione del Cda della Rai di non sottostare ai vincoli della legge evidenzia una palese elusione di quanto stabilito ripetutamente dal Legislatore e conferma che ci sono nel Paese figli e figliastri”. Così ha commentato il Senatore Enrico Buemi, Capogruppo Psi in Vigilanza Rai, la delibera del Cda sul piano per l’individuazione e la remunerazione dei contratti con prestazioni di natura artistica che possono superare il limite dei 240 mila euro. “La questione è stata affrontata ben due volte in sede legislativa e ancora una volta si fa orecchie da mercante da parte di chi assume ripetutamente il ruolo di censore nei confronti dei legittimi rappresentanti degli elettori in Parlamento e nelle altre istituzione”, ha affermato Buemi. “Verrà il giorno in cui anche loro dovranno rispondere del mancato rispetto della legge nonostante i pareri richiamati a loro giustificazione”, ha concluso.
Furioso anche il Codacons che definisce la delibera un “piano salva-Fazio e Vespa”. “Proprio i due strapagati conduttori erano quelli che più rischiavano da una possibile limitazione ai compensi – spiega in una note il presidente Carlo Rienzi – Il piano del CdA che autorizza il superamento del tetto massimo di 240 mila euro sembra avere il preciso scopo di salvare i loro stipendi attraverso espedienti, quali l’individuazione di criteri oggettivi per la definizione delle prestazioni superiori a 240 mila euro, che non convincono e anzi fanno nascere più di un dubbio”. Il Codacons inoltre ha fatto sapere che sottoporrà il piano compensi della Rai all’attenzione della Corte dei Conti e del Tar, affinché si valuti la correttezza del provvedimento anche ai fini della spesa pubblica, considerato che i compensi Rai vengono pagati dai cittadini attraverso il canone.

La segreteria del Psi ha assegnato gli incarichi di lavoro

PsiLa nuova segreteria nazionale del Psi, nella riunione che si è tenuta oggi a Roma, nella sede della direzione del partito,  ha assegnato, su proposta del Segretario Riccardo Nencini, gli incarichi di lavoro con i quali si conclude il percorso organizzativo fissato nell’ultimo Congresso straordinario di Roma.

Gianfranco Schietroma è il coordinatore politico della segreteria; la Portavoce del Forum nazionale Giovani, la lucana  Maria Pisani,  confermata Portavoce del partito.  La comunicazione è affidata a Giada Fazzalari, Capo Ufficio Stampa del Psi e Portavoce di Riccardo Nencini; il Programma va a Elisa Gambardella, dirigente della FGS e dello Yes (Young European Socialist);  gli Enti locali sono stati assegnati al consigliere regionale umbro, Silvano Rometti; a capo dell’Organizzazione ci sarà il consigliere regionale campano, Enzo Maraio;  il dipartimento Economia va al milanese Federico Parea. Confermati il direttore dell’Avanti!, Mauro Del Bue e il responsabile delle riforme istituzionali, il trentenne del frusinate, Vincenzo Iacovissi;  la capogruppo socialista alla Camera e vice presidente dell’Internazionale  Socialista, Pia Locatelli, sarà la responsabile del dipartimento Esteri del Psi e Daniele Fichera, consigliere regionale del Lazio, si occuperà di Welfare. Le ‘Campagne tematiche’ sono affidate a Massimo Seri, Sindaco di Fano, le pari opportunità a Rosaria Cuocolo. La giustizia a Enrico Buemi, capogruppo del Psi della commissione Giustizia al Senato, i Diritti Civili all’avvocato bresciano Lorenzo Cinquepalmi, il dipartimento Lavoro a Luigi Iorio, già segretario Fgs. Di  ‘Politiche della Salute’ si occuperà il reggino Gianni Milana, di ‘Mezzogioro’  Nino Oddo e di Istruzione  Rita Cinti Luciani; di ‘Diritti del Cittadino’ Masimo Carugno, di Territorio Arcangelo Merella. Le Politiche abitative vanno a Gigi Incarnato e le Infrastrutture a Lorenzo Catraro.

I SETTORI DI LAVORO

Stipendi Rai, Buemi: dopo Consulta parli Corte dei Conti

Riforma-RaiCompensi Rai. Ancora nulla di deciso. Mentre i vari superstipendiati dal servizio pubblico stanno ponderando cosa fare per evitare il taglio ai loro entroiti stellari, il Senatore Rossi, di Liguria Civica, il 26 maggio scorso ha dichiarato che secondo lui “è chiaro che la Rai non può avere alcuna commistione tra programmi finanziati dal canone e programmi commerciali e che deve esserci una totale divisione tra le due tipologie. La commistione è assolutamente vietata sia a livello europeo sia dalla concorrenza in Italia”. Un commento riferito all’ipotesi di legare i compensi alla rendita pubblicitaria di un programma. Un ipotesi che Rossi ha definito “pura fantasia”. E ancora: “L’idea del sottosegretario Giacomelli di autorizzare i super cachet parametrandoli alla rendita pubblicitaria, porterebbe ad una palese violazione proprio della commistione che determina un vantaggio competitivo alla Rai nei confronti dei concorrenti privati”.

“Unica teorica possibilità – ha aggiunto Rossi – che intravedo è di definire un intero programma come ‘Che tempo che fa’ o ‘Porta a Porta’, interamente commerciale rinunciando a qualsiasi ricavo derivante dal canone anche per la produzione e a qualsiasi altro costo connesso. Pensare di sostenere che la produzione si paga con denaro pubblico e il costo del conduttore con la pubblicità – conclude Rossi – è pura fantasia e un tentativo di arrampicarsi sugli specchi del tutto illegittimo”.

Parole che il Senatore del Psi Enrico Buemi ha affermato di “condividere pienamente”. “A sostegno della posizione espressa dal Senatore Rossi – ha aggiunto Buemi in una lettera inviata al Presidente della Commissione di vigilanza Rai Roberto Figo, ai Membri della Commissione di Vigilanza, alla Presidente della RAI Monica Maggioni, ai membri del Consiglio di amministrazione, al Presidente e ai membri del Collegio Sindacale RAI – faccio presente che nella medesima data è stata depositata alla cancelleria della Corte costituzionale la sentenza n. 124 del 2017, in cui la Corte cita proprio il limite retributivo imposto alle società partecipate in via diretta o indiretta dalle amministrazioni pubbliche e quello esteso anche agli amministratori, al personale dipendente, ai collaboratori e ai consulenti del soggetto affidatario della concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, la cui prestazione professionale non sia stabilita da tariffe regolamentate”.

“Non solo – ha proseguito Buemi – non ha ritenuto di ravvisavi profili di incostituzionalità (altrimenti avrebbe sollevato incidente di costituzionalità dinanzi a sé stessa): la Corte ha addirittura invocato queste discipline per dichiarare la ‘non irragionevolezza delle scelte del legislatore si combina con la valenza generale del limite retributivo, che si delinea come misura di razionalizzazione, suscettibile di imporsi a tutti’. Integro pertanto la richiesta, rivolta dal Senatore Rossi al Consiglio di amministrazione della RAI, con un ulteriore quesito all’Ufficio legale della medesima azienda pubblica: se, alla luce della sentenza n. 124/2017, non si ritenga di dare parere negativo a qualsiasi ipotesi volta a considerare i compensi di artisti o giornalisti come svincolati dal predetto limite. Il parere andrebbe anche trasmesso alla Corte dei conti, per agevolare le determinazioni di competenza”.

Giustizia, Buemi: quando lo Stato arretra

tribunale-di-Rossano

Assemblea permanente sul terrazzo del tribunale di Rossano

“Confermo il sostegno al Gruppo d’Azione per la Verità sul Tribunale di Rossano (G.A.V.) e sarò presente il 18 maggio prossimo a Roma al fianco dei manifestanti”, così ha dichiarato il senatore Enrico Buemi, Capogruppo Psi in commissione Giustizia, che tanto si è speso per evitare la chiusura del tribunale di Rossano.

“Lo stato di diritto è stato minato e sono stati calpestati principi costituzionali a danno delle popolazioni più emarginate dove la povertà ha raggiunto percentuali senza precedenti”, ha affermato Buemi. “Gli effetti postumi della chiusura del tribunale di Rossano sono stati devastanti sul piano sociale, sull’indotto, sull’economia, sull’occupazione, i costi della giustizia sono aumentati per l’Erario e per tutte le categorie e fasce sociali”, ha continuato il senatore socialista.

“Non esiste alcun servizio di mezzi pubblici di collegamento tra Rossano, gli altri Comuni del Circondario e Castrovillari, posta ai piedi dei monti del Pollino e non servita da rete ferroviaria. Quindi, i cittadini, per poter raggiungere il tribunale, devono servirsi di mezzi propri o pagare un taxi con costi insostenibili”, ha spiegato Buemi.

“Siamo di fronte a una vera e propria paralisi della giustizia, i testi che non si presentano in udienza perché impossibilitati a raggiungere Castrovillari, le forze dell’ordine impossibilitate a eseguire l’accompagnamento coatto dei testimoni per mancanza di auto di servizio, la totale inadeguatezza della struttura di Castrovillari, incapiente ed insufficiente ad accogliere la enorme mole di lavoro proveniente da Rossano, ha comportato e comporta rinvii delle prime udienze al 2019”, ha evidenziato il senatore socialista.

“Case sfitte, professionisti costretti ad abbandonare la professione, commercianti ad abbassare le saracinesche, lavoratori addetti alla sicurezza finiti per strada senza futuro. Di tutto questo uno Stato responsabile, dopo il grave errore commesso, deve farsi carico. A più riprese ho parlato della presenza di carte false sottolineando l’esigenza di fare piena luce sui misteri che circondano l’intera vicenda. E tutto questo in un territorio difficile, in cui si conferma la presenza della mafia e le pesanti contiguità con la pubblica amministrazione. E lo Stato invece di rafforzare la sua presenza, arretra”, ha concluso Buemi.

Legge elettorale. La proposta dei socialisti e dei radicali

conferenza stampa 2Una conferenza stampa alla Camera per presentare la proposta di legge elettorale di socialisti e radicali nei giorni in cui le forze politiche di maggioranza e di opposizione stanno cercando un accordo condiviso. Presenti Riccardo Nencini segretario del Psi, Riccardo Magi segretario dei Radicali Italiani, Pia Locatelli presidente del gruppo Psi alla Camera, il senatore socialista Enrico Buemi e il responsabile riforme del Psi Vincenzo Iacovissi.

conferenza stampa 2Il Psi e i Radicali propendono per un sistema basato su un meccanismo elettorale di tipo maggioritario a turno unico, da applicare in collegi uninominali pari al 90% dei seggi della Camera e del Senato. Il sistema prevede poi un premio di governabilità pari al 10% dei seggi da attribuire alla coalizione che abbia conquistato il maggior numero di seggi nei collegi uninominali. Oltre ai candidati vincenti nei singoli collegi uninominali sarebbero eletti anche i migliori perdenti compresi nella lista o coalizione che abbia ottenuto il premio di governabilità. A tal fine vengono presi in considerazione i candidati di collegio con le percentuali più alte.

“Ieri – spiega Nencini – abbiamo incontrato il presidente della Commissione Affari Costituzionali Mazziotti e non abbiamo cambiato opinione sulla legge elettorale. Andiamo al voto per darci governi che devono avere le caratteristiche della stabilità e per garantire la governabilità. In un sistema tripolare – aggiunge Nencini – l’ideale è avere un sistema maggioritario che estenda il premio alla coalizione e non alla lista”. “Si dice che una proposta simile non avrebbe i numeri. Non è vero. Questa proposta alla Camera avrebbe una maggioranza solida perché i numeri ci sono, mentre al Senato non ci sarebbe una maggioranza alternativa che si potrebbe opporrebbe. Ad oggi questa è la proposta che avrebbe la meglio”. E’ la ragione – chiude Nencini – per la quale radicali e socialisti la presentano formalmente e lo fanno assieme presentandosi insieme agli incontri che ci saranno nelle sedi istituzionali”.

Dopo Nencini il segretario dei radicali Magi aggiunge che “questa è una proposta che non possiamo non sostenere”. “Una proposta che ha il pregio di riportare il dibattito nei veri termini della questione: la contrapposizione tra proporzionalisti e tra chi sostiene il maggioritario”. Magi sottolinea che “a differenza di quello che si legge sui giornali, non è vero che questa legge ha meno chance di altre. Populismo e demagogia si sconfiggono mettendo delle facce, delle storie, in relazione con gli elettori. La legge elettorale – aggiunge Magi – non è un abito che si cambia a seconda delle stagioni. E chi lo fa di solito va sbattere. Le leggi elettorali sono invece dei veri sistemi di riforma istituzionale e politico”. Magi sottolinea che “l’elemento del collegio uninominale può rispondere in questo momento di crisi istituzionale alla ricostruzione del rapporto tra elettorato ed eletti e anche al rinnovo della classe dirigente su basi qualitative”. Magi infine accenna ad alcuni fattori procedurali ma non secondari: “È arrivato il momento di una semplificazione delle procedure. Per esempio la possibilità di sottoscrivere le liste in via digitale. Altra questione il numero di firme che servono per l’accesso. Nell’ultima versione dell’Italicum eravamo arrivati a 170mila firme a livello nazionale. E’ evidente che per forze politiche nuove e che non hanno rappresentanza questo costituisca uno scoglio insuperabile”. Anche per Vincenzo Iavovissi “il sistema maggioritario è l’unico in grado di avvicinare gli elettori alla politica. E la nostra proposta va in questo senso. Per non parlare dei costi elettorale che comportano i sistemi proporzionali. Altro fatto importante è quello della possibilità di realizzare una democrazia competitiva in cui in ogni collegio vi è una sfida tra le proposte politiche che vengono incarnate dai candidati”.

Il senatore Buemi parte dalla positività dell’esperienza del Mattarellum. “Ha esaltato in quella fase storica – afferma – il rapporto tra il territorio e la rappresentanza”. Mentre “le correzioni e le modifiche successive hanno creato il disastro di questo tempo”. Per il senatore socialista bisogna invece “ritornare sui nostri passi con l’atteggiamento del riformista positivo. Al Senato la discussione è aperta e supera gli schieramenti ufficiali. Quello che apparentemente non è possibile nella sostanza – conclude – diventa possibile e spesso le certezze che si hanno dall’esterno in Aula vengono vanificate”.

Pia Locatelli aggiunge un elemento al dibattito: “Nel rapporto di rappresentanza tra eletto ed elettore vi è anche un altro aspetto; quello della restituzione che ogni singolo parlamentare può dare nel proprio collegio. È una elemento di relazione molto importante nella attività parlamentare, concepita troppo spesso come un rapporto unidirezionale. Mentre come socialisti siamo stati impegnati a ricevere mandato e a restituire al nostro elettorato il risultato della nostra azione”.

LA PROPOSTA

cameraUna conferenza stampa alla Camera per presentare la proposta di legge elettorale di socialisti e radicali nei giorni in cui le forze politiche di maggioranza e di opposizione stanno cercando un accordo condiviso. Presenti Riccardo Nencini segretario del Psi, Riccardo Magi segretario dei Radicali Italiani , Pia Locatelli presidente del gruppo Psi alla Camera, il senatore socialista Enrico Buemi e il responsabile riforme del Psi Vincenzo Iacovissi.

conferenza stampa 2Il Psi e i Radicali propendono per un sistema basato su un meccanismo elettorale di tipo maggioritario a turno unico, da applicare in collegi uninominali pari al 90% dei seggi della Camera e del Senato. Il sistema prevede poi un premio di governabilità pari al 10% dei seggi da attribuire alla coalizione che abbia conquistato il maggior numero di seggi nei collegi uninominali. Oltre ai candidati vincenti nei singoli collegi uninominali sarebbero eletti anche i migliori perdenti compresi nella lista o coalizione che abbia ottenuto il premio di governabilità. A tal fine vengono presi in considerazione i candidati di collegio con le percentuali più alte.

“Ieri – spiega Nencini – abbiamo incontrato il presidente della Commissione Affari Costituzionali Mazziotti e non abbiamo cambiato opinione sulla legge elettorale. Andiamo al voto per darci governi che devono avere le caratteristiche della stabilità e per garantire la governabilità. In un sistema tripolare – aggiunge Nencini – l’ideale è avere un sistema maggioritario che estenda il premio alla coalizione e non alla lista”. “Si dice che una proposta simile non avrebbe i numeri. Non è vero. Questa proposta alla Camera avrebbe una maggioranza solida perché i numeri ci sono, mentre al Senato non ci sarebbe una maggioranza alternativa che si potrebbe opporrebbe. Ad oggi questa è la proposta che avrebbe la meglio”. E’ la ragione – chiude Nencini – per la quale radicali e socialisti la presentano formalmente e lo fanno assieme presentandosi insieme agli incontri che ci saranno nelle sedi istituzionali”.

Dopo Nencini il segretario dei radicali Magi aggiunge che “questa è una proposta che non possiamo non sostenere”. “Una proposta che ha il pregio di riportare il dibattito nei veri termini della questione: la contrapposizione tra proporzionalisti e tra chi sostiene il maggioritario”. Magi sottolinea che “a differenza di quello che si legge sui giornali, non è vero che questa legge ha meno chance di altre. Populismo e demagogia si sconfiggono mettendo delle facce, delle storie, in relazione con gli elettori. La legge elettorale – aggiunge Magi – non è un abito che si cambia a seconda delle stagioni. E chi lo fa di solito va sbattere. Le leggi elettorali sono invece dei veri sistemi di riforma istituzionale e politico”. Magi sottolinea che “l’elemento del collegio uninominale può rispondere in questo momento di crisi istituzionale alla ricostruzione del rapporto tra elettorato ed eletti e anche al rinnovo della classe dirigente su basi qualitative”. Magi infine accenna ad alcuni fattori procedurali ma non secondari: “È arrivato il momento di una semplificazione delle procedure. Per esempio la possibilità di sottoscrivere le liste in via digitale. Altra questione il numero di firme che servono per l’accesso. Nell’ultima versione dell’Italicum eravamo arrivati a 170mila firme a livello nazionale. E’ evidente che per forze politiche nuove e che non hanno rappresentanza questo costituisca uno scoglio insuperabile”. Anche per Vincenzo Iavovissi “il sistema maggioritario è l’unico in grado di avvicinare gli elettori alla politica. E la nostra proposta va in questo senso. Per non parlare dei costi elettorale che comportano i sistemi proporzionali. Altro fatto importante è quello della possibilità di realizzare una democrazia competitiva in cui in ogni collegio vi è una sfida tra le proposte politiche che vengono incarnate dai candidati”.

Il senatore Buemi parte dalla positività dell’esperienza del Mattarellum. “Ha esaltato in quella fase storica – afferma – il rapporto tra il territorio e la rappresentanza”. Mentre “le correzioni e le modifiche successive hanno creato il disastro di questo tempo”. Per il senatore socialista bisogna invece “ritornare sui nostri passi con l’atteggiamento del riformista positivo. Al Senato la discussione è aperta e supera gli schieramenti ufficiali. Quello che apparentemente non è possibile nella sostanza – conclude – diventa possibile e spesso le certezze che si hanno dall’esterno in Aula vengono vanificate”.

Pia Locatelli aggiunge un elemento al dibattito: “Nel rapporto di rappresentanza tra eletto ed elettore vi è anche un altro aspetto; quello della restituzione che ogni singolo parlamentare può dare nel proprio collegio. È una elemento di relazione molto importante nella attività parlamentare, concepita troppo spesso come un rapporto unidirezionale. Mentre come socialisti siamo stati impegnati a ricevere mandato e a restituire al nostro elettorato il risultato della nostra azione”.

Daniele Unfer

PROVVEDIMENTO ATTESO

polizia_celere“C’e’ un accordo di maggioranza sui due emendamenti che abbiamo messo a punto con D’Ascola e che sono stati appena presentati”. A dirlo ai cronisti è il senatore socialista Enrico Buemi relatore al disegno di legge sulla Tortura. “Ora il provvedimento potrebbe venire rinviato alla prossima settimana per dar tempo ai gruppi di presentare i loro subemendamenti”, aggiunge. Un rinvio arrivato poco dopo per dar tempo ai gruppi di presentare eventuali subemendamenti, scadenza fissata per le 19 di giovedì 11 maggio, si è deciso di far slittare il provvedimento alla prossima settimana. “Il rinvio – spiega ancora il relatore Enrico Buemi – è per dar tempo ai gruppi di presentare i subemendamenti alle proposte di modifica depositate da noi oggi”. Ma se le modifiche di Buemi e Nico D’Ascola dovessero venire accolte magari la prossima settimana quando il ddl potrebbe tornare all’attenzione dell’Assemblea, il provvedimento dovrebbe riandare per l’ennesima volta alla Camera prolungando ancora di settimane l’iter del progetto di legge approdato in Parlamento a inizio della legislatura per iniziativa di Luigi Manconi.

Insomma dopo due anni che la legge sul reato di tortura fa la spola fra Camera e Senato senza riuscire a vedere la luce qualcosa si muove. Anche se la strada potrebbe essere ancora lunga. Nemmeno dopo l’ondata emotiva della sentenza della Corte di Strasburgo che, nell’aprile 2015, condannò l’Italia per tortura sui fatti della Diaz al G8 di Genova si era riuscito a fare una legge. Oggi, anche grazie l’appello del presidente Pietro Grasso, qualcosa di muove. E speriamo con un ritmo diverso rispetto al passato per inserire finalmente nel nostro ordinamento una legge attesa da quasi trent’anni per tradurre in una norma il divieto già previsto da numerosi atti internazionali.

I due emendamenti “di mediazione” messi a punto dai relatori Nico D’Ascola ed Enrico Buemi e hanno l’obiettivo di trovare la delicata ‘quadra’ circa la migliore definizione dei limiti del reato di tortura. Una questione che tocca in prima istanza i pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni e che è al centro di vicende delicatissime, che vanno dai fatti di Genova, ai casi Uva, Cucchi e via dicendo.

Il ddl che introduce il reato di tortura nel nostro ordinamento è giunto in terza lettura al Senato. I due due emendamenti sono frutto di un intenso lavoro di mediazione che però non appare ancora concluso. Questa mattina si è svolta a Palazzo Madama una riunione tra il capogruppo Pd, Luigi Zanda, il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro e i capigruppo di maggioranza durante la quale si è delineato il percorso con cui procedere nei lavoro parlamentari sul provvedimento.

Nel primo emendamento messo a punto dai relatori Nico D’Ascola ed Enrico Buemi al ddl sulla tortura si introduce un altro elemento alla fattispecie di reato e cioè che “il fatto” debba essere “commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante”. Il secondo, “più politico”, come spiega lo stesso Buemi, specifica che non si può parlare di “tortura” nel caso di “sofferenze risultanti unicamente dall’esecuzione di legittime misure privative o limitative dei diritti”. “Cioè si vuol specificare che se magari l’agente rompe il braccio ad uno mentre lo arresta – semplifica Buemi – non si può far rientrare nella tortura”.

Partito, diritti civili, Europa. I temi del Congresso

evidenzaLa sintesi di alcuni interventi alla prima giornata del Congresso.

Angelo Bonelli
La grande questione è che oggi non esistono più i partiti tradizionali. E i loro elettori hanno fatto scelte diverse. C’è stata una profonda lacerazione nel Paese che ha portato molti elettori a votare i cinque stelle. Questa è la grande questione che dobbiamo affrontare e soprattutto come riappassionare i cittadini alla politica. Nencini parlava dell’Ulivo. Ma ci ricordiamo gli 11 partiti al governare. Ma ci ricordiamo anche quando Veltroni disse che Prodi era arrivato al capolinea. Ora invece siamo passati alla stagione di un uomo solo al comando. l Pd si è affidato a un uomo solo al comando che voleva rappresentare tutto. E’ presunzione da parte del Pd pensare di inglobare, ad esempio, la cultura socialista e quella dei verdi.

Ma nel frattempo gli elettori se ne sono andati. Pensare di avare la presunzione di inglobare tutti è, appunto, una presunzione. Mentre ora c’è l’urgenza per un progetto nuovo.

Benedetto Della Vedova
La questione sul fine vita, grazie a Cappato con l’esempio di Pannella, è di aver fatto emergere lo scandalo di un ddl sul fine vita. Il tempo che abbiamo va usato per contribuire con questa legislatura alle libertà civili si questo Paese.

Sulla legge elettorale si deve partire dal Mattarellum perché si fonda sui collegi. Il rischio con le preferenze con il combinato disposto creerebbe un disequilibrio delle maggioranze nel governo. Questa maggioranza potrebbe creare solo come primo obiettivo un referendum per uscire dall’Europa.

Le elezioni olandesi ci hanno insegnato che una campagna elettorale fatta in modo diretto può farci avanzare, l’esempio è stato dato dai verdi olandesi che si sono battuti per l’Europa e hanno vinto. L’identità profonda del diritto e del sociale europea è quella che ci contraddistingue, un’identità socialista e libertaria. Bisogna difenderla e possiamo farlo solo con l’unione europea. Non esiste solo l’identità dei nazionalismi e dei populismi.

Leonardo Scimmi
Turati aveva visto molto avanti sostenendo la creazione degli stati Unti del mondo Siamo invece ancora alle prese con l’unire l’Europa, Pensare oggi di navigare nel mondo a vista con la divisione degli stati nazione è utopia. Ma problema è quale Europa. È mancata la creazione di una Europa della cultura. Manca l’indentità europea e il popolo europeo. Manca un messaggio da parte della Commissione perché è impensabile che l’Europa si faccia da sola. E su questo hanno gioco facile gli antieuropeisti mentre l’obiettivo finale è quello di una Europa democratica.

Giovanni Negri
Siamo qui per capire cosa sia la sinistra che vorrei. Il nostro impegno vale solo a una condizione. Che si voglia costruire una nuova casa della politica. Una casa che contenga parti della mia storia e della vostra storia. La storia radicale e la storia socialista. Siamo pronti. Chi è stato radicale e chi è stato socialista ha un debito con la propria storia. Bisogna capire le campagne da fare per poter dare visibilità. Il vuoto politico oggi è tale che si possono raccogliere tante disponibilità. Ma vanno fatte delle verifiche e vanno fatte nell’arco di poco tempo. Provarci è un dovere. E chi ha detto che alla fine non si vada a scoprire che tornando a innaffiare, i nostri giardini non tornino a fiorire.

Federico Parea
La parola eresia ci porta alla scelta, non al dogmatismo, contro lo stato di fatto. L’eresia va contro i luoghi comuni per interpretare la realtà. Il risultato del referendum va a che fare con quello che abbiamo visto nei vari contesti europei e occidentali delle elezioni. Un voto negativo delle popolazioni, gli esclusi dal ragionamento a cui va rivolto la nostra attenzione. La società di mezzo oggi costituisce parte del problema, del blocco di conservazione, che ci fa parlare di carriere invece che di istruzione. Un modello radicalizzato che vediamo nel Pd di Veltroni, nato per conservare e inglobare tutti.
Noi siamo eretici perché rifiutiamo una realtà precostituita. Prendiamoci la libertà per essere quello che dobbiamo essere, ovvero riportare avanti tutti quelli che sono nati inidetro.

Enrico Buemi
Siamo figli dell’illuminismo da cui nasce la questione della separazione dei poteri dello Stato. Una questione non ancora risolta in tanti paesi e sicuramente non risolta nel nostro. Noi dobbiamo contribuire a farlo. Un paese che non sa tenere separati i potere è un paese che non è civile. Ma questi poteri a loro volta devono avere capacità autonoma.

Riccardo Nencini nella sua relazione ha posto il tema del finanziamento pubblico della politica. Dobbiamo riprendere con forza questo tema. Quello di oggi è un finanziamento occulto. Un vero imbroglio e noi dobbiamo avere il coraggio di dirlo. Senza finanziamento pubblico non può esserci democrazia.

La questione della ineleggibilità dei magistrati deve essere risolta. Ci avviciniamo alle elezione e ancora non di vede soluzione: un magistrato non può essere candidato. Ci sono troppi dossier nella sua memoria. È una questione irrisolta su cui dobbiamo fare una battaglia di chiarezza. Così come sulla magistratura che vogliamo indipendente dalla politica ma anche libera dalla proprie consorterie interne.

Maria Pisani
La donna ha la sua dignità, non è un oggetto. Ma invece assistiamo a una quotidianità scandita da episodi tragici per quanto riguarda il mondo femminile, la Cei parla di diritti degli obiettori dimenticando quelli della donna. I medici hanno la possibilità di compromettere un diritto che il nostro partito ha conquistato con grande coraggio, quello all’aborto. (Leggi l’intervento integrale)

Una difficoltà come il diritto civile del testamento biologico che stiamo cercando di far affermare.

In questo anno da presidente del forum nazionale giovani, mi sono battuta per questa generazione, siamo l’unico Paese che non ha una legge quadro al riguardo, non esiste poi nel nostro Paese un patto tra formazione e lavoro, nonostante il fallimento degli stage. Da Fano abbiamo provato a vedere in prospettiva lo scenario di un Pse e dei progressisti, da cui abbiamo provato a declinare l’idea di socialismo che continua ad avere slancio verso i giovani, attraverso un nuovo linguaggio rivolgendosi agli esclusi.

Daniele Fichera
La nostra tradizione ha regalato a questo Paese diritti sociali, una storia di cui siamo orgogliosi, ma dobbiamo capire che siamo nel 21esimo secolo e non nel 20esimo, siamo in Europa non solo in Italia. Ci vuole un dibattito su capacità di Governo e adattamento, altrimenti non ne usciamo. Altrimenti il bipolarismo del secolo scorso finisce per riproporsi oggi tra populismo e una sinistra divisa. Le nostre battaglie vanno combattute a livello europeo, perché non esiste una sinistra che non può essere nazionalista. Non dobbiamo tornare nella palude della seconda repubblica e alla sua retorica degli ultimi vent’anni. Noi dobbiamo abbattere i muri, perché sennò il rischio è di trovare una sinistra che è un fossile.

Arturo Scotto
Quando Schulz ha presentato qualche settimana fa il proprio programma ha detto: “Il mio programma sono i 150 anni della socialdemocrazia tedesca”. Questo deve essere un tema anche per noi. Un nuovo inizio a partire da tre grandi questioni. La prima: l’eguaglianza che qui da noi non c’è più. La flat tax ne è un esempio. I voucher ne sono un altro esempio. Secondo punto: la ricostruzione dello Stato. La separazione dei poteri, la difesa della salute. Riportare la spesa della sanità alla media europa. Poi le privatizzazioni, che rischiano di mettere in discussione i diritti fondamentali dei cittadini. Ultimo punto la buona politica che viene attraverso l’autonomia e quindi il finanziamento della politica per sottrarla ai finanziamenti delle lobby. Buona politica significa la fine degli uomini soli al comando dove la leadership assorbe tutto. Il referendum trasformato in plebiscito sarebbe sì stato pericoloso. Per ricostruire il centrosinistra serve un cambiamento radicale. Un cammino che dobbiamo provare a fare tutti insieme.

Ugo Intini
Voglio introdurre tre elementi di fiducia. Primo. Non è vero che in tutta Europa la politica democratica tradizionale sta per essere travolta. In Germania, secondo i sondaggi, ha molto più dell’85%. In Francia è al 75. In Olanda ha appena avuto l’86. In Italia e in Italia soltanto l’area della democrazia e del buon senso fatica a raggiungere il 50%. Mentre Grillo, Salvini e Meloni sommati rischiano di raggiungerlo.
Chiamiamo allora le cose con il loro nome. Ci troviamo di fronte da noi non soltanto al populismo ma a un’aggressione squadrista contro il Parlamento e contro la democrazia rappresentativa. Squadrista. Perché all’inizio degli anni ‘20 c’era la piazza. Adesso, tutto è diventato virtuale. La nuova piazza è la rete elettronica. La rete, come la piazza, è certo piena di potenzialità positive. Ma da noi, come alla vigilia del fascismo, la nuova piazza è dominata dai facinorosi, che picchiano non con i manganelli, ma con gli insulti, le invettive, le menzogne, le manipolazioni. (Continua...)

Mauro Del Bue
Un congresso è sempre un’opportunità. Serve a rispondere a una sospensiva frutto di un ricorso al tribunale. I nostri ricorrenti sono divenuti socialisti “in movimento” e qualcuno sostiene che l’approdo sia il nuovo Dp. Per i socialisti si chiama “Definitivamente persi. Ma un congresso serve a riflettere su noi stessi, interrogandoci sulle scelte compiute e su quelle ancora da compiere. Serve perché ne abbiamo bisogno e tutto sommato se i martiri del 2013 a questo ci hanno portato hanno anche finito così per provocare inconsapevolmente un effetto positivo (Continua…)

Maria Rosaria Cuocolo

Ho voluto citare Orwell perché la povertà è scivolata nel pauperismo, oggi è più che mai necessario che la filosofia socialista venga applicata. Noi non possiamo più parlare di Stato, ma di Europa perché sono problemi globali. Noi vogliamo ereticamente cambiare partendo dall’andare contro tutte le chiese e ricordandoci di cominciare dalle realtà locali.

Dipende da noi il confronto con la gente.

Oreste Pastorelli
Siamo qui a questo congresso, massima espressione democratica della politica e del partito. Espressione a cui purtroppo alcuni compagni hanno rinunciato preferendo i tribunali. La direzione da seguire deve esser comune lasciarsi andare a logiche personalistiche sarebbe insensato e contrario alla storia socialista.

In Italia e in Europa avanzano spezzoni di populismo. Sono convinto che questo si contrasta solamente con la politica. Il nostro partito deve essere aperto sui territori per essere di nuovo protagonisti. E il coinvolgimento di nuovi giovani sarà d’obbligo per un partito che guarda al progresso come traguardo da raggiungere.

Oggi in Italia il lavoro rappresenta il diritto principale. Perché l’occupazione è la principale fonte di dignità per il cittadino. L’Italia però ha bisogno di radicali cambiamenti di abitudini, penso per esempio alle fonti rinnovabili e alla green economy.
Terremoto. Solo pochi giorni fa abbiamo presentato alla Camera la nostra proposta di legge per l’istituzione delle zone economica speciali nelle aree del cratere per fa ripartire le zone terremotate. Per noi c’è uno solo modo per far ripartire le zone terremotate: l’esenzione totale delle tasse per cittadini e imprese a condizione che rimangono e investano nella zona.

Siamo vivi, e dovremo essere sempre più coesi. Il Psi è l’unico partito storico ancora in attività. E questo soprattutto grazie a voi, alla vostra attività sul territorio. Nei prossimi mesi dovremo lavorare ancora di più sul 2 x mille della dichiarazione dei redditi, rimasta l’unica fonte di finanziamento – insieme al tesseramento – che ci può garantire la prosecuzione della nostra attivitò politica.
Abbiamo l’Avanti! e MondOperaio, le testate storiche dei socialisti che rappresentano un luogo unico di confronto politico. Chiedo ai giovani e agli amministratori locali di dare forze e sostegno alle nostre testate uniche voci in un panorama dell’informazione che ci dà sempre meno spazio.

Di certo compagni a noi non manca il coraggio. Ma dobbiamo andare avanti, portando in alto i valori che ci hanno sempre contraddistinto, senza rinnegarli, e allo stesso tempo aiutare il Paese per vincere la battaglie di modernità che potrebbero portarci finalmente al passo dei grandi paesi europei. Non può esserci contestata la coerenza. Tanti compagni sono andati via. Molti sono tornati. Ma ora abbiamo la grande opportunità di far crescere ancora il movimento socialista. Sta a noi decidere se continuare o disperdere questa storia.

Minzolini. Il Senato vota contro la decadenza

Riforme: Senato boccia primo emendamento a ddlL’aula di Palazzo Madama ha votato no alla decadenza da senatore di Augusto Minzolini respingendo il parere, fornito dalla Giunta per le Immunità. Sono stati 137 i voti a favore dell’ordine del giorno a firma di Giacomo Caliendo (Fi), che chiedeva di respingere la deliberazione dell’organo parlamentare guidato da Dario Stefano. Contrari invece in 94, 20 gli astenuti. L’ex direttore del Tg1 è stato condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione per peculato continuato nel novembre del 2015 a causa dell’utilizzo della carta di credito Rai.

Minzolini ha comunque detto in Aula di volersi dimettere. “Ora mando la lettera” di dimissioni, ha poi confermato entrando in ascensore ai giornalisti che gli hanno chiesto le sue intenzioni sulle proprie dimissioni. Dimissioni che l’ex direttore del Tg1 aveva assicurato sarebbero arrivate qualunque fosse stato l’esito della votazione.

Furiosi i 5 Stelle che hanno attaccato i Pd per i 19 voti del gruppo contrari all’arresto. Il garantismo dei 5 Stelle infatti vale solo quando gli fa comodo.

L’ordine del giorno di Fi respingeva la deliberazione della giunta per le immunità che nel luglio scorso aveva dichiarato decaduto l’ex giornalista dal mandato di parlamentare perché condannato con sentenza passata in giudicato. Il voto dell’odg è stato accolto da un lungo applauso. In precedenza Forza Italia aveva presentato 3 odg, ritirandone poi due prima del voto. In uno di questi vi era la richiesta di ritorno in Giunta del caso dell’ex direttore del Tg1 condannato per peculato in via definitiva per l’utilizzo improprio delle carte di credito aziendali. La decisione dell’assemblea è stata accolta da un lungo applauso.

“Siamo chiamati a decidere su questioni particolarmente delicate – ha detto il Senatore del Psi Enrico Buemi nel corso della dichiarazione di voto – che investono frontalmente la nostra concezione della democrazia e dello Stato di diritto. Apparentemente discutiamo del destino del senatore Minzolini, ma in sostanza discutiamo della nostra civiltà giuridica, della nostra democrazia e dell’autonomia e separazione dei poteri. Discutiamo della nostra capacità di tenere separato il campo delle responsabilità penali da quello delle strumentalizzazioni politico-giudiziarie che sono state causa del disastro politico-giudiziario del nostro Paese”. “Di fronte ad una condanna, perché di questo si tratta colleghi, non di un automatismo ma di una decisione di condanna nei confronti del collega, io assumo l’atteggiamento della prudenza che in colui che deve giudicare deve essere sempre mantenuta: prudenza nell’attribuire, prudenza nel giudicare, prudenza in particolare quando la decisione è definitiva”.