È legge la riforma del diritto fallimentare

fallimenti

Addio ‘fallimento’, d’ora in poi sarà ‘liquidazione giudiziale’: è una delle novità introdotte dalla riforma del diritto fallimentare che – con il sì del Senato, 172 voti a favore, 34 contrari – diventa legge dopo un percorso ragionevolmente breve tra Montecitorio (il sì lo scorso primo febbraio) e Palazzo Madama. Il testo prevede, fra l’altro, meccanismi di allerta per impedire alle crisi aziendali di diventare irreversibili e ampio spazio agli strumenti di composizione stragiudiziale per favorire le mediazioni fra debitori e creditori per gestire l’insolvenza. La riforma, twitta il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, è “un contributo per un’economia più sana che aiuterà la crescita”.

Esulta anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che è intervenuto in aula a nome del governo prima del voto finale: “Non uso mai questi termini, ma si tratta di riforma di portata epocale”. Si cambia infatti una legge che “risale ancora al 1942 con un meccanismo distorto che ha macinato in questi anni molte risorse sia imprenditoriali che di beni materiali”. Con la riforma, secondo Orlando, si riesce “a rivedere lo stigma che spesso non è più giustificato nella fase di un’economia globalizzata, ma anche a non sprecare capacità imprenditoriale perché si può essere buoni imprenditori e aver avuto una prima esperienza imprenditoriale non felice”.

Favorevole il voto dei socialisti. “Noi – ha detto il senatore del Psi Enrico Buemi nella dichiarazione di voto – esprimiamo un giudizio molto positivo: si tratta di una buona legge, attesa da anni e che cambia completamente l’impostazione normativa. Da una fase sanzionatoria nei confronti delle imprese in difficoltà e da un atteggiamento negativo si passa a un completo ribaltamento dell’impostazione, avendo come punto di riferimento principale il mantenimento in vita dell’impresa, in quanto non soltanto patrimonio dei possessori e degli imprenditori, ma anche patrimonio ricchezza del Paese.”

Le principali novità

LA LIQUIDAZIONE GIUDIZIALE. Dominus sarà il curatore, con poteri decisamente rafforzati: accederà piu’ facilmente alle banche dati della Pa, potrà promuovere le azioni giudiziali spettanti ai soci o ai creditori sociali, sarà affidata a lui (anziché al giudice delegato) la fase di riparto dell’attivo tra i creditori. Ci sarà pero’ una stretta sulle incompatibilità.

PREVENIRE LA CRISI. Per facilitare una composizione assistita, arriva una fase preventiva di allerta attivabile direttamente dal debitore o d’ufficio dal tribunale su segnalazione (obbligatoria per fisco e Inps) dei creditori pubblici. In caso di procedura su base volontaria, il debitore sarà assistito da un apposito organismo istituito presso le Camere di commercio e avrà 6 mesi di tempo per raggiungere una soluzione concordata con i creditori. Se la procedura è d’ufficio, il giudice convocherà immediatamente, in via riservata e confidenziale, il debitore e affiderà a un esperto l’incarico di risolvere la crisi trovando un accordo entro 6 mesi con i creditori. L’esito negativo della fase di allerta e’ pubblicato nel registro delle imprese. L’imprenditore che attiva tempestivamente l’allerta o si avvale di altri istituti per la risoluzione concordata della crisi godrà di misure premiali (non punibilità dei delitti fallimentari se il danno patrimoniale è di speciale tenuità, attenuanti per gli altri reati e riduzione di interessi e sanzioni per debiti fiscali). Dalla procedura d’allerta sono escluse le società quotate e le grandi imprese.

REGOLE PROCESSUALI SEMPLIFICATE. Nel trattare le proposte, priorità viene data a quelle che assicurano la continuità aziendale, purché funzionali al miglior soddisfacimento dei creditori, considerando la liquidazione giudiziale come extrema ratio. Si punta poi a ridurre durata e costi delle procedure concorsuali (responsabilizzando gli organi di gestione e contenendo i crediti prededucibili). Il giudice competente sara’ individuato in base alle dimensioni e alla tipologia delle procedure concorsuali, assegnando in particolare quelle relative alle grandi imprese al tribunale delle imprese a livello di distretto di corte d’appello.

INCENTIVI A RISTRUTTURAZIONE DEBITI. Il limite del 60% dei crediti per l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti dovrà essere eliminato o quantomeno ridotto.

IL NUOVO CONCORDATO PREVENTIVO. Viene ridisegnato ammettendo, accanto a quello in continuità, anche il concordato che mira alla liquidazione dell’azienda se in grado di assicurare il pagamento di almeno il 20 per cento dei crediti chirografari.

INSOLVENZA GRUPPO DI IMPRESE. Arriva una procedura unitaria per la trattazione della crisi e dell’insolvenza delle società del gruppo e, anche in caso di procedure distinte, vi saranno comunque obblighi di collaborazione e reciproca informazione a carico degli organi procedenti.

PARTITA APERTA

DELRIO-LUPI-facebookIl Parlamento si rimette in moto per lo Ius soli nonostante le difficoltà iniziali. Sembrava ormai una legge da mettere nel cassetto, ma ora a mobilitarsi non è più solo Mdp e la sinistra in Parlamento, ma anche le alte cariche del Governo. Il primo a rompere gli indugi è il ministro dell’Infrastrutture Graziano Delrio che ha aderito allo sciopero per l’attuazione dello Ius soli. “Il parlamentare risponde alla nazione, non alla disciplina di partito. Sui diritti civili non ci si astiene”, afferma il ministro Delrio che aggiunge: “Non dobbiamo avere paura dei bambini. Bisogna aiutare l’integrazione. Questo voto è di coscienza individuale dei parlamentari. Non so se ci sarà la maggioranza o meno. Se non ce la facciamo, amen. Ma mi interessa fare un dibattito ragionato, tranquillo, ragionevole. Dimostriamo di essere un grande Paese”. In realtà però era già stato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, dopo l’ennesimo rinvio nella calendarizzazione in Aula, a prendere “l’impegno” a verificare “in autunno” la possibilità di approvare lo Ius soli. Un’impresa ardua perché il provvedimento sulla cittadinanza agli stranieri è possibile solo con il voto di fiducia vista la mole di quasi 5mila emendamenti che impedirebbero l’approvazione nell’ultimo scorcio di legislatura. Portata a casa, nonostante lo strappo di Mdp, la maggioranza assoluta sulla variazione di bilancio, ora il governo può tornare a sondare gli alleati di governo su un provvedimento che vedrebbe favorevole anche Sinistra Italiana. “Il dossier è sul tavolo”, assicurano fonti di governo non garantendo però sull’esito delle verifiche. L’incognita è ancora una volta quella dell’alleato numero uno al Governo: Alternativa Popolare. Anche se ufficialmente Ap dice di non aver cambiato idea, una minoranza dei centristi non è così contraria al provvedimento. E vorrebbe lavorare ad una mediazione. “Sulle nostre proposte – spiega la senatrice Simona Vicari – abbiamo ricevuto informalmente dei riscontri. Ieri ho parlato con il ministro Anna Finocchiaro e abbiamo capito che se ci daranno la possibilità di andare un minimo avanti e non fare tristi battaglie elettorali ce la possiamo fare”. Il punto per superare le “barricate” sarebbe accentuare l’aspetto che lega la cittadinanza dei bambini al percorso scolastico più che alla nascita.
“Riconosciamo ad Alternativa popolare senso di responsabilità e lealtà verso la coalizione, anche sulle questioni più delicate”, così ha dichiarato il Senatore Enrico Buemi, Capogruppo Psi in commissione giustizia. “È giunto il momento di fare uno sforzo ulteriore, pur nella diversità di valutazioni sul provvedimento, affinché sia data all’Italia una moderna e aggiornata legge sul diritto di cittadinanza”, ha continuato Buemi. “Come gli amici di Ap sanno il riconoscimento della cittadinanza non è automatico ma prevede un percorso non breve di apprendimento delle nostre leggi e della nostra lingua”, ha sottolineato il senatore socialista. “La condivisione che essi stessi hanno avuto sul provvedimento alla Camera non può mancare al Senato e questo senso di responsabilità che viene chiesto loro da parte di noi socialisti non è una rinuncia alle proprie valutazioni ma voglia di guardare avanti, poiché anche noi in varie occasioni abbiamo condiviso le loro posizioni”, ha concluso Buemi.
Tuttavia dagli scranni del Senato, Maurizio Lupi continua a chiudere ogni possibilità in proposito.
“Leggo di nuove e fantasiose ipotesi di manovre parlamentari per giungere all’approvazione dello Ius
soli. Ribadisco quanto Ap ha sempre sostenuto: la cittadinanza non è l’inizio ma il termine di un percorso, per la quale ai figli di cittadini stranieri non basta la nascita, ma è il compimento di un percorso che prevede l’apprendimento della lingua e della nostra cultura con i valori costituzionali ad essa connessi. In questo sono totalmente d’accordo con il presidente della CEI cardinale Bassetti”, dice Lupi e precisa: “La legge in discussione al Senato non dice questo, o lo dice solo in una parte, quella sullo Ius culturae. Noi vogliamo inoltre che in questo percorso sia coinvolta la famiglia, che deve sottoscrivere l’adesione ai valori della Costituzione e richiedere espressamente la cittadinanza per il figlio nato in Italia”. “Di questo vogliamo che si parli, che in Senato si discuta in modo approfondito, non voteremo mai la fiducia posta su un tema così delicato e che non è nel programma di governo, nè usciremo dall’Aula”, prosegue il senatore di Ap. “Altri hanno fatto di questo tema una bandiera ideologica da sventolare in campagna elettorale, noi l’integrazione la vogliamo sul serio, e ad essa serve una buona legge, non questa”, conclude Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Alternativa popolare.
Intanto la partita sull’approvazione sembra riaprirsi, sarebbero infatti 157 i senatori favorevoli alla legge sulla cittadinanza, un numero molto vicino ai 161 della maggioranza assoluta e sufficiente a far passare i provvedimenti nell’Aula di Palazzo Madama. I voti arriverebbero anche da Ala, Alleanza Liberalpopolare-Autonomie. “Tutti dicono che puzziamo ma alla fine il gruppo di Ala è il campione dei diritti civili”, ha affermato ironicamente Riccardo Mazzoni, senatore verdiniano. Avrebbe trovato nove-dieci voti in grado di compensare le perdite che arriveranno da Alternativa popolare, la forza del ministro Angelino Alfano. “I numeri ci sono”, ha aggiunto Mazzoni.
Nel frattempo prosegue la ricerca di adesioni, oltre che dal capogruppo Pd Luigi Zanda, anche da Luigi Manconi, presidente della commissione diritti umani. Nello stesso tempo continuano le adesioni allo sciopero della fame, già 70 parlamentari hanno aderito allo sciopero della fame a “staffetta” per lo Ius soli, promosso da Luigi Manconi. Le adesioni crescono di ora in ora, tra queste anche la portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani: “Lo ius soli va approvato. Chi è nato in Italia è italiano. È un principio semplice”. Dichiara Maria Pisani che spiega: “Per questo ho appena aderito anche io allo sciopero della fame insieme a un centinaio di parlamentari e molti altri cittadini. Io parteciperò lunedì 9 e mercoledì 11”. “Le polemiche non servono, al di là della strategia, il gesto insegna a non mollare, a combattere, fino alla fine per ciò che è giusto. Con passione”, conclude Pisani.
“Il disegno di legge sullo ius soli non è di iniziativa governativa ma parlamentare. Il digiuno a staffetta, promosso dal senatore Manconi e a cui io aderisco oggi, non è dunque contro il governo, di cui faccio parte, ma per sollecitare il parlamento affinché si arrivi al voto”. Lo ha detto a Radio Radicale il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, promotore di Forza Europa.
Ad aderire non sono solo i parlamentari, anche artisti come Ascanio Celestini, Alessandro Bergonzoni e Andrea Segre, senza dimenticare la mobilitazione della società civile.
Insegnanti, genitori e alunni torneranno a manifestare venerdì 13 ottobre, insieme al movimento #Italianisenzacittadinanza e ai promotori della campagna ‘L’Italia sono anch’io’, per ribadire la necessità del voto immediato della riforma che introduce lo Ius soli temperato e lo Ius culturae. Piazza Montecitorio a Roma verrà trasformata nella Piazza della Cittadinanza, con laboratori creativi, flash mob, cori e palloncini tricolore.

Psi: Serve inchiesta sugli effetti di Mani Pulite

“Un consenso che si fonda sulla paura delle manette”: parte da qui la proposta socialista per l’istituzione urgente di una commissione di inchiesta parlamentare attorno agli effetti dell’inchiesta giudiziaria “Mani Pulite” sulle elezioni politiche del 1994 e sul sistema politico italiano degli anni successivi. L’iniziativa è nata in seguito alle dichiarazioni dall’ex magistrato Antonio Di Pietro, rilasciate ad alcuni organi di informazione. “Ho fatto una politica sulla paura” – ha detto Di Pietro, già leader del movimento politico Italia dei Valori. “La paura delle manette, l’idea che “sono tutti criminali”, la paura che chi non la pensa come me sia un delinquente. Poi alla fine, oggi come oggi, avviandomi verso la terza età, mi sono accorto che bisogna rispettare anche le idee degli altri”. E ancora: “Ho fatto l’inchiesta Mani Pulite, e con l’inchiesta Mani Pulite si è distrutto tutto ciò che era la cosiddetta Prima Repubblica: il male, e ce n’era tanto con la corruzione, ma anche le idee, perché sono nati i cosiddetti partiti personali”.

conf stampa

La proposta di legge è stata presentata dal Psi in entrambi i rami del Parlamento e porta la prima firma del deputato Oreste Pastorelli alla Camera e del senatore Enrico Buemi a Palazzo Madama. “Vogliamo fare chiarezza sul comportamento di un magistrato – afferma Nencini nella conferenza di presentazione della proposta – che dichiara vent’anni dopo: “Abbiamo raggiunto il consenso grazie alla paura delle manette’. Siccome questo non è uno stato inquisitorio, ma uno stato di diritto, vogliamo capire cosa si nasconde dietro a ciò che dichiara un ex magistrato”. Il segretario del Psi precisa che “non si tratta di legare la commissione d’inchiesta a questo o quel partito. Non chiediamo di indagare su tangentopoli, di cui non ci interessa nulla, chiediamo che la commissione lavori per capire cosa c’è dietro” alle parole di Di Pietro: “È stato applicato il diritto o la paura delle manette? Vogliamo chiarezza su questo punto”.

“Di Pietro – dice ancora Nencini – ha parlato di ‘politica della paura e delle manette:  parole da stato inquisitorio, non da stato di diritto, termini lontani da una giustizia giusta. Con una commissione d’inchiesta vogliamo sapere se i metodi utilizzati siano stati generalmente quelli ricordati da Di Pietro e se i diritti della difesa siano stati lesi o garantiti. Di Pietro renda ancora più esplicita la sua dichiarazione di cui riconosciamo il coraggio: con politica della paura e delle manette a chi si riferisce? Al clima generale del tempo o dietro la frase ci sono nomi e persone precise che sono state arrestate ed escluse dalla politica? Serve un secondo atto di coraggio, Di Pietro riempia di contenuti queste parole”.

Per Nencini ormai esiste la “giusta distanza storica per cercare la verità oggettiva. Vogliamo ripristinare la verità storica e crediamo che la strada maestra per far luce sia quella parlamentare”. Si tratterebbe di una commissione d’inchiesta bicamerale, composta da 20 deputati e 20 senatori, con un rappresentante per ciascun gruppo presente in Parlamento. La durata della commissione è prevista di sei mesi.

“Vogliamo – aggiunge Enrico Buemi- che sia ristabilita una verità storica a prescindere dalle sentenze. Quello insomma di verificare lo stato di diritto in un Paese democratico é un dovere. Occorre capire se si è agito in nome della legge o se si sono usati altri percorsi”. “Non é nostro obiettivo quello di  individuare responsabilità personali, non è questo il punto. L’obiettivo è la ricerca delle verità. Una verità storica prescindendo dalle sentenze che ormai sono passate in giudicato”. La commissione dovrà occuparsi anche di un altro punto. “Quello della pressione mediatica che è scesa in campo con tutto il peso di cui disponevano i mass media”. Pia Locatelli, vicepresidente dell’Internazionale socialista e capogruppo Psi alla Camera, ricorda Moroni “che perse la vita oppure i danni arrecati a Del Turco e Mastella. Di Pietro fa un revisionismo di comodo. È lapalissiano che voglia candidarsi. D’Alema ha riabilitato Bettino Craxi con parole degnissime, ma in ritardo di qualche lustro”. Per Oreste Pastorelli “il tema interesserà l’intera politica. Non deve essere un argomento dei socialisti, ma della politica in generale. E dopo le parole di uno degli attori principali di quel periodo ci siamo sentiti in dovere di chiedere l’istituzione di una commissione per far emergere la verità”.

Referendum Lombardo-Veneto. Buemi: “Inutile”

zaia e maroniMentre l’Europa guarda con preoccupazione gli sviluppi della politica spagnola sulla questione catalana, in Italia la Lega scalda i motori per il 22 ottobre, quando in Lombardia e in Veneto si voterà per il referendum sulla maggiore autonomia. Una consultazione che costerà allo Stato cinquanta milioni di euro, di cui solo 22 per l’acquisto dei 24mila tablet per il voto, in Lombardia. Quattordici, secondo le previsioni, in Veneto. Tutto questo perché per la prima volta in assoluto in Italia, il voto potrà essere elettronico, ma non ha nulla a che vedere con il voto in remoto via internet. Ai seggi ci saranno dei dispositivi mobili tramite i quali i cittadini potranno esprimere la propria preferenza, correggendola una sola volta in caso di errore.
Non solo, ma si tratterà di spreco di soldi e di tempo perché in ogni caso Lombardia e Veneto non diventeranno Regioni a statuto speciale (ci vorrebbe un’apposita modifica costituzionale) né potranno gestire in proprio materie come sicurezza e immigrazione, come invece auspicano i governatori leghisti. Tuttavia è stato pacato il commento del Presidente Gentiloni che ha liquidato il caso del referendum voluto da Zaia e Maroni semplicemente sostenendo che “il governo lavora e non si occupa di politica e di polemiche”.
“Leggo nell’edizione di Torino di La Repubblica che esponenti di FI e Lega sono intenzionati a promuovere un referendum regionale sulla scia dell’iniziativa in Catalogna o quanto meno di quelle veneta o lombarda”, ha dichiarato il senatore piemontese del Psi Enrico Buemi. “Credo che ormai si stia usando ogni mezzo, vista l’incapacità di proporre soluzioni serie e concrete ai problemi dei cittadini, per prefigurare percorsi perversi e irrealizzabili e per richiamare i consensi di cittadini disorientati”, ha commentato Buemi. “Invece di inseguire egoismi di tutte le risme, di territori privilegiati e beneficiari di condizioni di sviluppo economico, cui hanno contribuito tutti gli italiani, si affronti seriamente il problema della irrazionale proliferazione di Regioni senza senso, di Province eccessive nel numero e senza risorse e l’ingiustificato ritardo nel promuovere l’accorpamento di comuni piccoli”, ha sottolineato Buemi. “Questi sono destinati a rimanere impotenti nell’affrontare la domanda reale di servizi pubblici, a cui tutti hanno diritto e non solo i cittadini delle grandi città”, ha sottolineato il senatore socialista.
“Certo, è più complicato spiegarlo ai cittadini, più facile è sicuramente evocare fantasmi di autonomie antistoriche, irrazionali e disastrose per la competizione mondiale a cui si è obbligati”, ha concluso.

Buemi: “Silenzio su eritrei che scappano da regime”

eritrea regimeTra i tanti profughi in arrivo in Italia si parla poco degli eritrei, un popolo che si ritrova in un regime dittatoriale di cui ancora poco si parla. In Eritrea è stato cancellato lo Stato di diritto: abolita la libertà di stampa, tanto che ad Asmara dal 2010 non ci son più corrispondenti esteri, tanto da essere considerato da “Reporters sans frontières” il Paese meno libero del pianeta; prigionieri sottoposti a torture spaventose; Non si può avere un passaporto prima dei 60 anni perché la leva è obbligatoria e… a tempo indeterminato.
Proprio per questo il senatore socialista Enrico Buemi, ha presentato un’interrogazione parlamentare in Senato, non solo per far luce su questo Paese e sul regime di di Isaias Afewerki, ma anche per informazioni sulle condizioni dei profughi eritrei nel nostro Paese.
Con l’interrogazione presentata oggi in Senato, si chiede ai Ministri degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale e dell’Interno di sapere “se i Ministri in indirizzo non intendano, per le parti di propria competenza, fornire prontamente ai profughi eritrei sbarcati nel nostro Paese tutte le informazioni possibili al fine di rendere più veloci le pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiato”, visto che “la Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani in Eritrea denunciava l’8 giugno 2016 come la dittatura del Presidente Isaias Afewerki si sia resa responsabile, da ben 25 anni e in modo sistematico, di crimini contro l’umanità, quali riduzioni in schiavitù, esecuzioni extragiudiziali, omicidi, torture, stupri, carcerazioni illegittime, arruolamento forzato nell’esercito a tempo indeterminato e lavori forzati ‘in una campagna per istillare la paura e scoraggiare l’opposizione'”. Inoltre c’è stata un’apertura di credito concessa al regime eritreo attraverso i finanziamenti dell’Unione europea, di cui l’Italia si è fatta promotrice: “pari a 200 milioni di euro fino al 2020, stanziati attraverso l’undicesimo Fondo europeo di sviluppo e sui quali è stato siglato un accordo ad Asmara il 28 gennaio 2016 tra il Ministro eritreo dello sviluppo nazionale e il capo della delegazione dell’Ue, nonostante il Parlamento europeo abbia adottato una risoluzione contraria, e l’inclusione di Asmara nel Processo di Khartoum, un piano di cooperazione tra paesi Ue e del Corno d’Africa per prevenire la tratta di esseri umani”.

Vitalizi: Psi, i grillini predicano bene e razzolano male

parlamento_cameraIl Movimento 5 stelle chiede di poter rinunciare al vitalizio, ossia alla pensione maturata finora, nel giorno in cui scatta il diritto per i parlamentari di questa legislatura. “Questo è l’ultimo atto forte per dire che noi vogliamo rinunciare. E questa è la richiesta che stiamo facendo ai presidenti di Camere e Senato con una atto formale – ha spiegato in conferenza stampa a Montecitorio Simone Valente -, applicare la legge Fornero anche ai parlamentari e avviare subito modifiche legislative per l’equità tra chi è nel Palazzo e chi è fuori. Questo è l’atto che sottoscriveremo a nome di tutto il gruppo parlamentare”. “Noi questo privilegio non lo vogliamo – ha aggiunto il questore del Senato Laura Bottici – i presidenti Camera e Senato devono solo prendere atto, basta questo, non hanno nessuna scusa”.

“Oggi maturano le condizioni per usufruire, all’età di 65 anni, del trattamento pensionistico particolare riservato ai parlamentari, per la verità non tutti perché alcuni, come il sottoscritto, sono subentrati in date successive, ma è certo che buona parte dei parlamentari, senatori e deputati del M5s, oggi maturino le suddette condizioni.” Così il Senatore socialista Enrico Buemi, che ha proseguito: “Mi aspetto che i colleghi pentastellati, strenui difensori dell’abolizione del cosiddetto vitalizio, facciano formale rinuncia in modo tale da non diventarne beneficiari. Se così non fosse, e non essendosi dimessi in precedenza, così da impedire che si verificasse la condizione del tanto vituperato ‘vitalizio’, i parlamentari del M5S hanno dato luogo all’ennesimo imbroglio nei confronti degli elettori italiani predicando, si fa per dire, bene e razzolando male”.

“Essi sanno, a sostegno di tale comportamento, che i parlamentari che non imbrogliano gli elettori ma che ritengono che la previsione di un trattamento post – incarico di una certa rilevanza economica sia un contributo alla serietà dell’impegno parlamentare e onde evitare comportamenti discutibili sia sul piano morale che su quello penale, tale da garantirsi per via surrettizia un significativo spazio economico per il proprio futuro fuori dalla politica”, ha commentato Buemi. “I cittadini italiani dovrebbero fare uno sforzo di razionalità e di lungimiranza invece che inseguire i pifferai di vario ordine e grado di cui il nostro Paese purtroppo è pieno”, ha concluso il senatore socialista.

Buemi: “Serve un nuovo assetto per Roma”

romaIl senatore socialista Enrico Buemi ha presentato un disegno di legge costituzionale riguardate i poteri e l’organizzazione di Roma capitale che, spiega Buemi “ancora non assicurano il migliore esercizio delle funzioni di Roma, quale capitale della Repubblica”. Quindi per il parlamentare del Psi è “giunto il momento di procedere senza tentennamenti, anche alla luce della peculiarità della città di Roma, ad una nuova regolamentazione della capitale che ne definisca l’assetto organizzativo ed istituzionale sull’esempio delle altri grandi capitali europee”.

Ne consegue che “la capitale d’Italia avrà caratteristiche peculiari rispetto agli enti territoriali; per evitare difficoltà di coesistenza – e per un più generico principio di semplificazione evitando la duplicazione di livelli di governo inutili – appare obbligata la soppressione dell’ente provincia di Roma e l’inserimento dei comuni ad essa facenti capo nell’assemblea metropolitana del Lazio: essa si esprimerà, con un ruolo consultivo, nei confronti del nuovo soggetto di governo, per Roma capitale: il Governatore, che è parte del Governo nazionale”.

Buemi spiega: “La scelta di un organo espresso dall’Esecutivo nazionale soffre, ovviamente, anche delle conseguenze del verminaio che viene scoperchiato, da un anno, intorno all’amministrazione comunale: ma è proposta sulla quale ha convenuto la Conferenza programmatica del PSI a Roma il 30 e 31 ottobre 2015, anche perché appare coerente con un più generale impianto ordinamentale, cui gli Stati centrali europei si sono rivolti, per gettare le fondamenta della rinascita urbanistica della loro capitale. A Londra, nel 1666 la vasta ricostruzione dopo il grande incendio avvenne sulla base di piani approntati da Christopher Wren, Controllore dei lavori del Re (1669). A Berlino, Philipp Gerlach, architetto e pianificatore del re nel 1707 fu incaricato da Federico Guglielmo I di estendere lo sviluppo della città verso ovest con la pianificazione della Pariser Platz. A Parigi il barone Haussman era prefetto della città (1853-1870) quando sovrintese alla sua radicale trasformazione e alla sua straordinaria crescita (da 1,2 a 2 milioni di abitanti); fino a pochi anni fa, la funzione di gestione della metropoli francese competeva ad un dipendente del Governo centrale”.

“Roma – continua Buemi – non ha mai avuto questo impegno diretto dello Stato nella sua gestione, ma in compenso ha «sifonato» ingentissime risorse finanziarie dall’Erario nazionale per scelte assunte da amministratori locali senza responsabilità: ecco perché ora vanno attribuite alla responsabilità diretta del Governo nazionale, per mezzo di un suo Governatore, funzioni in materia di pianificazione territoriale strategica, la realizzazione e la gestione di grandi infrastrutture, dei servizi di trasporto a livello metropolitano, dei servizi pubblici a rete (acqua, energia, smaltimento rifiuti), lo sviluppo di politiche attive del lavoro, la pianificazione commerciale della grande distribuzione e delle grandi strutture di vendita, la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e dell’ambiente. Possono essere poi delegate con legge statale o regionale o dai comuni facenti parte dell’area metropolitana, ulteriori funzioni oltre a quelle indicate”. Per tutti questi motivi il senatore del Psi aggiunge che “non può mancare un nuovo modello di valutazione dell’ipertrofica macchina amministrativa, attualmente presente nel comune di Roma: se avrà successo, lo si potrà generalizzare per altre realtà critiche sotto il profilo del controllo di legalità e di efficacia ed efficienza di gestione delle risorse pubbliche”.

Insomma si può e di deve “invertire l’assioma «capitale corrotta, nazione infetta»: ripulendo la vetrina della capitale, anche l’Italia guadagnerà nuovo lustro.

Psi, il nostro impegno sul territorio

orvieto_1Nella Sala dei Quattrocento del Palazzo del Capitano del Popolo ad Orvieto, nei giorni 8 e 9 settembre, si è svolto un importante Forum degli amministratori socialisti dal titolo “Servire i cittadini”. Durante il Forum sono stati affrontati temi politici di grande attualità: riforme istituzionali, sviluppo del sud, accoglienza degli immigrati, governo degli enti locali, le città storiche ed il lavoro nei servizi. Non è neanche mancato il confronto sulle prossime elezioni regionali in Sicilia. I compiti di moderazione dei lavori sono stati brillantemente svolti dai compagni Gennaro Acquaviva e Luigi Covatta.

Gli interventi sono stati tutti interessanti e di altissimo livello. Ognuno ha dato il proprio contributo. Qualche intervento ha segnalato le carenze delle infrastrutture per il sud: trasporti ferroviari, strade, aeroporti e servizi portuali da migliorare. Il tutto dovrebbe essere funzionale ad un progetto di sviluppo per il sud che attualmente manca. Sono stati segnalati i problemi della rete idrica del Paese: vetusta e ridotta ad un colabrodo con ingente dispersione di acqua. Sono stati segnalati le problematiche delle Regioni che non riescono a spendere tutti i contributi che ricevono dall’Unione Europea e dopo sono costretti a restituire la parte non utilizzata.

Intervenendo sulle riforme degli enti locali, Cesare Pinelli ha sottolineato che il dimensionamento degli enti territoriali deve essere funzionale ai compiti da svolgere. Sulla ridefinizione della geografia politica del territorio, ha avvertito sui problemi che potrebbero presentarsi successivamente. Per un migliore governo del territorio, ha invitato gli amministratori ad un maggiore dialogo nel coordinamento tra sindaci e prefetti.

Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria del PD, nel suo intervento ha sottolineato come la presenza del fenomeno dell’immigrazione rende più complesso e difficile la governabilità degli enti locali. Ritiene necessario far crescere le virtù sociali. Complimentandosi per il convegno e per i lavori ha dichiarato che “senza la presenza dei socialisti non è possibile costruire un programma riformista per il Paese”. Infine concludendo ha ribadito “l’impegno ad un lavoro comune per lo sviluppo del nostro sistema democratico”.

Nelli, il sindaco di Città Reale, ha fatto presente le problematiche dei paesi terremotati dove il 75% degli edifici è stato dichiarato inagibile, dove ci sono anche problemi di comunicazione con la telefonia mobile. Ha detto anche che il PSI è stato vicino alle popolazioni dei terremotati grazie anche all’opera di Oreste Pastorelli. In conclusione ha citato una frase del vescovo di Rieti: “Il terremoto ha fatto crollare i campanili, noi dobbiamo fa crollare i campanilismi”.

I lavori del giorno 8 si sono svolti attorno alle tavole tematiche, mentre a quelli del giorno 9 si è dato spazio a tematiche generali con interventi liberi.

Bruno Zanardi, con il suo intervento, ha illustrato un importante lavoro sulle linee guida per la conservazione del patrimonio storico e artistico in rapporto all’ambiente, collegandosi all’ex comma 5 art. 29 del Codice dei beni culturali (D.Lgs 42/04). Dalla sua esperienza nella Commissione sul nuovo codice del restauro e della conservazione preventiva, ritiene indispensabile la catalogazione del patrimonio artistico come insieme indissolubile valutando il rapporto inscindibile tra patrimonio artistico e ambiente.

Francesco Rispoli, assessore allo sviluppo sostenibile del comune di Ischia, ha ricordato la necessità di far crescere il tasso di etica della responsabilità tra gli amministratori degli enti locali tenendo presente l’esigenza di costruire un mondo migliore per il futuro. Nel suo intervento, ha anche avanzato la proposta per le isole campane di farle diventare patrimonio dell’umanità. Andando oltre ha anche avanzato la proposta di un progetto per mettere insieme i borghi marinari di tutto il mediterraneo. Guardando al futuro, in conclusione, si è dichiarato favorevole alle riforme migliorative per il futuro rispetto alle condizioni attuali.

Per Pisani occorre dare più nobiltà all’impegno politico. Soffermandosi sulla tematica dell’immigrazione quale modello di società solidale, ha detto che “c’è un futuro da costruire”.

Enrico Buemi, sottolineando l’importanza dell’incontro, ha ricordato l’utilità dell’azione politica del PSI nella politica italiana, spronando al coraggio delle azioni nella verità delle cose. Nel suo intervento ha proposto: la riduzione delle regioni ridefinendo i confini; la riduzione e la riqualificazione delle province, la riduzione dei comuni. Rivisitando le riforme recenti che hanno prodotto più danni che bene, ritiene troppo numerose le città metropolitane. Per Buemi è necessaria una maggiore trasparenza e facilità di accesso agli atti amministrativi in itinere. Favorevole alla riduzione del numero dei consiglieri comunali, ha ricordato che può essere pericoloso incrinare il solido architrave delle tradizioni amministrative del paese. Soffermandosi sui contenziosi e sui conflitti di competenze, ritiene che le cause derivano da leggi fatte male. Preoccupazione ha manifestato per tutte le azioni politiche che mettono in pericolo lo stato di diritto del paese. In conclusione, ha ricordato l’azione dei socialisti al Senato dove hanno presentato numerosi disegni di legge.

Mauro del Bue è intervenuto toccando diversi punti. Ha manifestato preoccupazione per la tendenza a sottrarre potere ai cittadini limitando l’esercizio della democrazia politica. Il traghettamento verso forme sempre più oligarchiche limita il funzionamento della democrazia nel Paese. Sull’abolizione delle province: “non è possibile perché sono previste dalla Costituzione”. Mentre sull’aggregazione dei Comuni: “potrebbe essere avanzata come proposta politica del P.S.I.”. Poi, ha denunciato le proposte politiche destabilizzanti e confusionarie avanzate da altri partiti politici come la Lega Nord e M5S. Ha avvertito la necessità di una maggiore autonomia politica dei socialisti che si possono distinguere muovendosi sui binari del Socialismo liberale e dell’ecosocialismo. Alcune critiche le ha espresse sul fallimento della spending review, sulla gestione delle zone terremotate affidate al Governo espropriando gli enti locali del loro ruolo per la gestione del territorio, e sul problema degli immigrati che in Libia vengono trattenuti in dei campi lagher gestiti dai libici anziché essere affidati all’ONU che dovrebbe tutelare i diritti umanitari. Un breve flash l’ha fatto sulle prossime elezioni siciliane dove la candidatura di Fava fatta dai partiti politici di sinistra, non incontrerebbe il sostegno di altri gruppi politici vicini alla stessa area politica.

Anche per Oreste Pastorelli il forum di Orvieto è di vitale importanza per il PSI. Ha sottolineato la presenza di un popolo socialista vero e non falso che lavora sul territorio con dignità e sacrificio. Bisognerebbe guardare più spesso e con maggiore attenzione all’attività dei socialisti in Parlamento ed al Governo per il territorio. Per Pastorelli le notizie propinate al pubblico dai media non sempre sono veritiere e pertanto andrebbero verificate. Pastorelli ha segnalato un PSI in crescita come è possibile notare dall’incremento significativo del 60% di preferenze nella scelta del 2 per mille come risulta dalle dichiarazioni dei redditi degli italiani.

Fabrizio Cicchitto, intervenendo per AP, ha fatto una analisi del quadro politico attuale. Preoccupazioni ha espresso per l’appuntamento elettorale di fine legislatura al quale ci si arriva con risorse di bilancio scarse. Ritiene necessario il confronto con il PD sulla crescita e sull’occupazione giovanile. Dal cuneo fiscale potrebbe arrivare una risposta positiva sia al mondo imprenditoriale che ai giovani. Attualmente l’insoddisfazione dei giovani, per Cicchitto, si riversa sul movimento dei grillini. Inoltre, ha detto che non va sottovalutato l’attuale centro destra caratterizzato dagli aspetti peggiori. Non sono mancate le critiche alle spese fuori controllo, irresponsabili ed eticamente inaccettabili delle regioni che vedrebbe ridotte soltanto a sei. Per le elezioni, secondo Cicchitto, è comune il dilemma se avere il coraggio di andare avanti da soli o di accordarsi con il PD. Ritiene impraticabile la preoccupazioni per il profilarsi di una nuova geografia politica nel territorio e nel Paese.

Carlo Vizzini, intervenendo dopo Cicchitto, ha sottolineato la grande importanza dell’incontro. Guardando la platea ha detto che “la politica si fa nel territorio stando vicino alle persone. La politica fatta senza il contatto con la base e con il territorio è deleteria per la democrazia”. Poi ha ricordato che le regioni previste dalla costituzione varata nel 1948, sono state realizzate nel 1970 e che l’autonomia fiscale dei comuni è stata sostituita da una centralizzazione del sistema fiscale. Inoltre, ha anche ricordato che l’amministrazione dello Stato è “organizzata sulla base delle province”. La sostituzione delle province lascerebbe in uno stato di abbandono e di degrado le rispettive competenze tra cui le strade e le scuole. Poi, riferendosi alle elezioni siciliane ha sottolineato l’importanza che hanno poiché la Sicilia è una regione con cinque milioni di abitanti. Per Vizzini in Sicilia non c’è la presenza del centro destra che è sostituito dalla presenza della sola destra. Il Presidente del PSI ha fatto presente che la Sicilia oggi ha un ruolo in più: “è diventata il portale dell’immigrazione da un continente ad un altro continente e pertanto dovrebbe essere tenuta in maggiore considerazione dall’Europa intera fatta con significativi riconoscimenti e non con semplici elemosine”.

Matteo Ricci, responsabile degli enti locali del PD, ha detto: “Bisogna relazionarsi con le realtà dove è stato fatto buon governo negli enti locali”. Per Ricci, sulle riforme degli Enti locali bisogna ripartire dal 4 dicembre scorso quando gli italiani hanno bocciato le modifiche della Costituzione. Riferendosi alle province ha detto che di fatto sono state abolite da quando sono stati tagliati i contributi alle stesse. Adesso, invece andrebbero rifinanziate per far funzionare le scuole e per la manutenzione delle strade. Riferendosi alle regioni ha insistito sul loro ruolo di pianificazione delle politiche per il territorio. Mentre sugli accorpamenti degli enti locali, regioni incluse, li ritiene necessari per tagliare i costi di gestione che gravano sugli enti locali: “vanno individuati bacini omogenei”. Per Ricci, una grande partita politica si gioca sulla politica di contenimento dell’immigrazione. In attesa della riforma della legge elettorale, ha auspicato un ritorno al 40% dei voti elettorali per i riformisti.

E’ seguito l’intervento di Germani, sindaco di Orvieto, il quale dopo i convenevoli per aver ospitato l’evento, ha manifestato la necessità di una maggiore vicinanza dei partiti per supportare meglio l’amministrazione dei comuni e delle città.

Luigi Covatta, prima di dare la parola a Nencini per la conclusione dei lavori, ha ricordato che nello stesso luogo, circa dieci anni fa, Veltroni dichiarò conclusa l’esperienza politica precedente. Adesso che le coalizioni non sono più drogate da premi di maggioranza, l’area riformista dovrebbe pensare ad un nuovo equilibrio.

Riccardo Nencini, nel suo intervento conclusivo, ha ricordato che da tre anni non avveniva un confronto come quello di Orvieto con la presenza di tutte le componenti politiche dell’attuale governo. Poi ha proseguito: “Accogliamo l’appello lanciato da Lorenzo Guerini per proseguire un’alleanza stretta, competitiva e coesa, tra le due forze della sinistra riformista, PD e PSI. Stringiamo insieme un ‘patto con gli italiani’ per le prossime elezioni politiche e lo leghiamo a un programma concreto che venga incontro alle esigenze di chi si trova nella condizione del bisogno”. Il segretario del PSI ha anche aggiunto: “In Italia i partiti a vocazione maggioritaria non esistono. L’ipotesi di una coalizione coesa è la strada maestra, non rieditando l’Unione ma facendo i conti con chi c’è. Protagonisti di un autentico patto con gli Italiani dovranno essere le forze che si richiamano al socialismo europeo, i cattolici democratici, la sinistra civica”. Concludendo ha detto: “L’accordo non va fatto solo per le elezioni nazionali, ma anche per le elezioni amministrative”.

Dopo questo importante forum, il cammino dei socialisti deve proseguire per far crescere il PSI. Le premesse sono buone, ma vanno sviluppate e coltivate costantemente stando bene attenti ad evitare le riforme peggiorative dello stato attuale.

Salvatore Rondello

Buemi: “Non capisco la sinistra che difende Maduro”

leopoldo-lopez-antonio-ledezma_0Continuano le rappresaglie del Presidente Maduro contro la popolazione venezuelana. Maduro aveva avvisato che avrebbe utilizzato il pugno di ferro contro i suoi oppositori ma nessuno si aspettava una mossa così repentina: il servizio segreto venezuelano (Sebin) ha arrestato Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma, i leader che guidano l’opposizione a Nicolas Maduro. L’ordine di cattura sarebbe arrivato proprio dal presidente all’indomani delle contestate elezioni della Costituente. L’avvocato di Leopoldo Lopez ha detto oggi che il suo cliente è stato riportato al carcere militare di Ramo Verde, alla periferia di Caracas, da dove era uscito lo scorso 8 luglio.
Oggi a richiamare l’attenzione su quella che è ormai a tutti gli effetti una dittatura, anche il senatore socialista, Enrico Buemi: “Vorrei ricordare a tutti noi i fatti di questa notte accaduti in Venezuela e ricordare a quest’Assemblea e a tutti noi che queste sono cose che abbiamo già visto: le abbiamo già viste in giro per il mondo, ma le abbiamo viste anche nel nostro Paese (è soltanto di qualche mese fa l’anniversario del rapimento di Giacomo Matteotti e della sua successiva uccisione)”.
“Concordo – aggiunge – con le parole del Presidente Casini nel ritenere, nel caso accadesse qualcosa a questi due esponenti politici dell’opposizione venezuelana, il primo responsabile, almeno per quanto ci riguarda, il Presidente Maduro, che sta forzando, anche con l’uso della forza militare, normative che mettono in discussione i principi fondamentali”.
“Non posso, però, non richiamare alla vostra attenzione, colleghi, il silenzio di due Gruppi parlamentari in quest’Aula che non hanno applaudito quando il presidente Casini richiamava all’impegno ed alla solidarietà di questa Assemblea nei confronti delle opposizioni e della battaglia popolare venezuelana per la democrazia”, ha fatto notare il senatore del Psi.
“Non capisco come certi pezzi della sinistra italiana non si associno a questa battaglia di affermazione di democrazia e di principi di libertà: non ci può essere interesse di bottega, non ci può essere solidarietà con altri Stati che in questo momento in Venezuela giocano una partita magari discutibile da parte di Gruppi politici italiani. Per quanto mi riguarda, non so se il mio futuro sarà ancora di impegno politico in questo Parlamento, ma sarà difficile condividere con loro prospettive politiche che in questo momento li fanno dividere da un impegno solidale di questo Senato”, ha così concluso Enrico Buemi.

LA RINCORSA

VITALIZI VERSO IL VOTO IN AULA, I 5 STELLE ESULTANO

La proposta per cancellare i vitalizi per tutti i parlamentari, ex deputati e senatori compresi, approda in Aula alla Camera e già domani potrebbe incassare il primo ok del Parlamento, per poi passare al Senato. Il disegno di legge porta la firma del deputato Pd Matteo Richetti ed è sulla carta sostenuto da un ampio spettro di forze politiche, M5S in testa. Ma quasi altrettanto trasversali sono i malumori: c’è infatti chi, anche nel Pd non condivide la nuova stretta.

“Dalla prossima Legislatura cambiano i criteri che riguardano l’età: saranno quelli della legge Fornero” spiega il relatore al provvedimento Matteo Richetti. La proposta di legge attualmente stabilisce che il trattamento previdenziale sia riconosciuto ai parlamentari al compimento del sessantacinquesimo anno di età. L’adeguamento alla legge Fornero comporterà dunque un innalzamento dei requisiti anagrafici richiesti per l’accesso al sistema pensionistico.

Una materia scivolosa su cui è facile fare propaganda. Si chiede il ricalcolo dei vitalizi dei parlamentari con il sistema contributivo. A questo punto se il conto dovesse essere esteso a tutti i pensionati potrebbe esserci un taglio drastico di tutte le pensioni. Un rischio che però non ferma il MS5, Lega e Fratelli d’Italia che si sono buttati a capofitto nel piatto. Che la materia debba essere trattata non c’è dubbio. Il problema è il come. “Quando si chiedono sacrifici agli italiani – scrive in un editoriale il segretario del Psi Riccardo Nencini – i primi a dare l’esempio devono essere i rappresentanti delle istituzioni. In apertura della legislatura furono proprio i socialisti a presentare disegni di legge per innalzare le pensioni minime, tagliare le pensioni eccessivamente alte cui non corrispondeva il versamento di uguali contributi, rivedere il sistema dei vitalizi in alcune regioni. Il problema è come. La proposta che approda all’Aula ha tutta l’aria di essere incostituzionale. Il vice ministro Morando l’ha fatto intendere chiaramente e con lui un pugno di qualificati giuristi”.

E poi Nencini aggiunge: “Lo dico in chiaro: una cosa è una proposta che fa scalpore, applausi a scena aperta ma inapplicabile, altra cosa una proposta meno roboante ma concreta, immediatamente realizzabile con risparmio per l’erario pubblico e un forte segnale in tema di giustizia sociale. Nella rincorsa a chi la spara più grossa, noi stiamo dalla parte di una riforma seria e realistica. Non vogliamo che i cittadini gioiscano per poi essere traditi”.

Il senatore socialista Enrico Buemi calca la mano su un punto ben preciso. Quello che irretroattività delle leggi. Un principio scolpito a chiare lettere nella nostra costituzione. “Chi è impegnato quotidianamente nel lavoro politico e parlamentare con proposte di legge, emendamenti e interventi in aula e in commissione, nell’interesse del Paese – afferma Buemi – non ha code di paglia nel difendere un adeguato trattamento economico della funzione parlamentare e della successiva erogazione della pensione derivante dalle leggi precedenti e nuove rispettose dei principi costituzionali, che valgono per tutti gli italiani parlamentari e non”. E poi annuncia che al Senato “i socialisti voteranno contro ogni proposta che offra derive interpretative lesive dei principi di fondo irrinunciabili, come quello della irretroattività delle leggi”.  “Populisti, demagoghi, moralisti della prima, della penultima e dell’ultima ora si accomodino e se gli italiani li seguiranno su queste derive irresponsabili peggio per loro – ha concluso il senatore Buemi – perché di demagogia in demagogia scomparirà la democrazia e la funzione pubblica sarà esercitata esclusivamente da ricchi di famiglia, soggetti con grandi interessi privati da difendere o nullafacenti in cerca di briciole.”

Il Pd marcia convinto che la legge non abbia nessun riscontro di incostituzionalità. Il capogruppo alla Camera Ettore Rosato afferma che sono stati “tranquillizzati” i deputati che avevano sollevato il timore che la norma sui vitalizza possa essere estesa alle pensioni ordinarie dei comuni cittadini. Infatti è stato sollevata la questione che l’intervento di ricalcolo dei vitalizi con metodo contributivo, possa poi essere esteso alle pensioni “della generalità dei cittadini”. Cosa che Rosato esclude. Mentre per altri il rischio esiste: quello di costringere al ricalcolo con il contributivo anche le pensioni più basse. “Una operazione di macelleria sociale per 20 milioni di pensionati” dice il deputato di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto. Contrario anche il Presidente del gruppo Misto Pisicchio che parla di “inedito connubio tra Cinque Stelle e Pd” che si appresta ad approvare “un provvedimento che tutti sanno essere incostituzionale, pensando di rincorrere la pancia del popolo del Web, che però non è il popolo italiano”. Pisicchio insiste: “È un brutto spot fatto da chi, evidentemente, non deve pagare nessun pegno, perché riguarda gli ex parlamentari, mentre dal 2012, com’è noto, il sistema contributivo è in atto alla Camera”. Per Pisicchio “se davvero si vuol fare qualcosa di senso, si applichi un tetto e si impedisca un cumulo. Ma in realtà non si vuole fare altro che cattiva propaganda. Capisco i Cinque Stelle, impegnati da tempo in una battaglia di delegittimazione della politica all’infuori del Movimento. Non capisco gli altri”, chiosa Pisicchio.