Toninelli vuole fermare la Tav. Buemi: irrespondabili

toninelli

Dopo le recenti vicende e proteste sulla TAP, il M5S cerca di recuperare il proprio elettorato con la TAV. Ma ormai, lo sfaldamento di M5S sarebbe già iniziato.

Con 23 voti favorevoli e 2 contrari il Consiglio comunale di Torino ha approvato l’ordine del giorno M5S che esprime contrarietà alla Tav ed ha chiesto di sospendere l’opera in attesa dei risultati dell’analisi costi/benefici.

L’assessore ai Rapporti con il Consiglio e all’Ambiente, Alberto Unia, ha detto: “La Giunta comunale è assolutamente favorevole a questo atto. L’atto dice solo che abbiamo bisogno di dati e di sapere se c’è una sostenibilità economica dell’opera”.

Si sono registrati momenti di tensione dinanzi al portone d’ingresso del municipio. Gli agenti hanno sbarrato l’ingresso creando una barriera tra i No Tav e un nutrito gruppo di manifestanti che invece sono a favore dell’opera. Fra questi il consigliere regionale di Forza Italia, Andrea Tronzano che ha detto: “Speriamo che (il presidente della regione) Chiamparino monitori la situazione e alla fine prevalga il buon senso”.

La seduta consiliare è stata sospesa per qualche minuto dal presidente a causa della protesta dei consiglieri di centrosinistra che hanno esibito cartelli con le scritte  ‘Torino dice Si alla Tav’. Tra i consiglieri, anche l’ex sindaco Piero Fassino. È stata convocata la conferenza dei capigruppo.

Questa vicenda che si è discussa ieri a Torino ha un valore nazionale. Per il movimento cinque stelle ha preso posizione il capogruppo alla Camera Francesco D’Uva, che ha affermato: “Nel contratto di governo abbiamo messo nero su bianco le nostre intenzioni rispetto alla Tav Torino-Lione e non c’è ragione di procedere diversamente. Nel rispetto degli accordi con la Francia, l’opera si ridiscute integralmente e intanto è in via di completamento, come previsto per tutte le grandi opere, l’analisi costi-benefici che, ricordiamo, il ministro Toninelli ha affidato a un pool di esperti indipendenti e qualificati. Anche in questo caso, il faro per noi è l’interesse della collettività a fruire di opere utili e non inutilmente dispendiose. Sull’Alta velocità Torino-Lione trarremo le nostre conclusioni alla luce dei risultati dell’analisi costi-benefici”.

A sostegno di quanto dichiarato da D’Uva, il leader dei cinque stelle, Luigi Di Maio, a Marcianise ha detto: “Con il vicepremier Matteo Salvini non c’è nessun chiarimento da fare: per quanto mi riguarda la Tav, quindi la rinegoziazione del progetto Tav è dentro il contratto di governo”. Di Maio era a Marcianise per la presentazione di Mercitalia Fast, il nuovo servizio merci ad alta velocità del Gruppo Fs Italiane.

Viviana Ferrero, consigliere al Comune di Torino per M5S ed esponente della No Tav della Valle di Susa, ha affermato: “Oggi per me come valsusina, e anche storica esponente del movimento No Tav, chiedere in aula come Comune di Torino al Governo di attuare una politica rigorosa pubblica e verificabile di analisi costi e benefici è un traguardo che dà significato a 20 anni di mia vita politica, non partitica, fatta di presidi, marce, articoli, dibattiti pubblici sul No Tav. E in questo momento voglio ringraziare proprio Alberto e Bianca Perino come simbolo di quella umanità che non ha mai smesso di credere a un modello diverso. Ringraziare i tecnici della commissione tecnica Torino Lione senza nominarli, ma con un ringraziamento singolo ad ognuno di loro, per aver portato avanti con determinazione la forza dei numeri. Tutto questo mi dà grande speranza. Dopo così tanto tempo è una speranza concreta e realizzabile”.

La Tav Torino Lione – commenta il responsabile giustizia del Psi Enrico Buemi – è stata decisa da tempo. I lavori sono in corso ormai da più anni. Non ci sono più giustificazioni per non realizzare l’opera di importanza strategica per l’Italia e l’Europa del sud. Chi si oppone ha la responsabilità politica giuridica ed economica dei danni che ne deriveranno. Il referendum sarebbe un alibi per questi irresponsabili debosciati”

Il fronte pro-Tav è capeggiato dagli imprenditori piemontesi appoggiati dalla Confindustria. Sullo stesso lato della ‘barricata’, in maniera insolita, PD e FdI. Circa duecento imprenditori e sindacalisti hanno partecipato al presidio davanti al Comune. Davanti al Palazzo di Città ci sono stati i presidenti delle nove associazioni d’impresa (Api, Unione Industriale, Amma, Ascom, Confartigianato, Cna, Confesercenti, Collegio Costruttori, Confapi) che sono entrati nella Sala Rossa (l’aula consiliare) per assistere al dibattito. Presenti anche la Cisl e la Fim. I rappresentanti degli imprenditori hanno incontrato Valentina Sganga, capogruppo del M5S a Palazzo di Città, e  poi i capigruppo degli altri partiti.

Al termine dell’incontro con le associazioni d’impresa, la capogruppo penta stellata al Comune di Torino, Valentina Sganga, ha detto: “È stato un primo momento di confronto che speriamo proseguirà. Ci è stato chiesto il rinvio della discussione dell’odg ma non ci sono ragioni perché questo avvenga. Quello che dispiace è constatare che solo oggi ci sia stata questa esigenza di incontro quando sono più di due anni che il Movimento 5 Stelle amministra la città”.

Sulla stessa linea, Andrea Russi, presidente della commissione consiliare Attività produttive, ha sottolineato: “Mi sarebbe piaciuto avere prima questo incontro. Abbiamo fatto ben due commissioni pubbliche a cui era  stato invitato il fronte del sì, ma nessuno si è presentato. Oggi le categorie hanno detto che l’opera è fondamentale, ma non hanno portato dati tecnici. Noi volevamo  un Consiglio aperto, ma minoranze hanno sempre votato contro”.

Ad onor del vero, si ricorda agli lettori che, nel Consiglio comunale di Torino, su 40 consiglieri, 23 sono del M5S e l’opposizione non ha nessun margine decisionale).

Gli imprenditori si sono mobilitati per opporsi a chi vuole lo stop della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, considerata determinante per il futuro della città e della regione subalpina. E la sfida del mondo delle imprese ha trovato l’appoggio di esponenti del PD pronti a una iniziativa aperta a tutti i cittadini. Nella Sala Rossa si sono presentati con cartelli dalla scritta: “Sì Tav. Per Torino, per il Piemonte, per l’ambiente”.

Tra i presenti è stato notato anche l’ex senatore del Pd Stefano Esposito, da sempre sostenitore della grande opera. In consiglio comunale per le imprese si sono dati appuntamento Corrado Alberto, presidente API Torino, Dario Gallina, presidente dell’Unione industriale di Torino, Giorgio Marsiaj, numero uno dell’Amma, che riunisce le aziende metalmeccaniche, Maria Luisa Coppa, a capo dell’Ascom, Giancarlo Banchieri, alla guida di Confesercenti torinese. E poi Dino De Santis, presidente di Confartigianato, Andrea Talaia di Cna, Antonio Mattio, al timone del Collegio costruttori di Torino e Alessandro Frascarolo di Confapi cittadina.

La Confindustria ha ribadito con forza l’assoluta necessità di completare i lavori della Tav. Poi ha annunciato che proprio a Torino convocherà un Consiglio generale straordinario allargato alla partecipazione dei Presidenti di tutte le Associazioni Territoriali d’Italia per protestare insieme contro una scelta, il blocco degli investimenti, che mortifica l’economia e l’occupazione del Paese.

Maurizio Marrone, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia e Augusta Montaruli, parlamentare FdI, hanno annunciato e ricordato: “Ottimo il segnale Sì Tav lanciato dai presidenti delle organizzazioni imprenditoriali con la loro partecipazione al Consiglio Comunale, ma purtroppo non è sufficiente, dal momento che la Sala Rossa è impantanata nel corto circuito ideologico del no-tutto a cinque stelle. La vicenda olimpica con le fiaccolate inascoltate di fronte a Palazzo Civico hanno già dimostrato l’irresponsabile sordità del Sindaco Appendino e della sua maggioranza. Per questa ragione, lanciamo un referendum propositivo comunale ad iniziativa popolare, ai sensi dell’art. 17 bis dello Statuto della Città di Torino, e invitiamo tutte le associazioni di imprese, artigiani, industriali, i sindacati dei lavoratori e le forze politiche che hanno a cuore lo sviluppo e l’occupazione del capoluogo piemontese a costituire insieme il Comitato Promotore ‘#nonperdereiltreno’, che il Regolamento comunale prevede essere di almeno dieci residenti torinesi. Già mesi fa avevamo proposto a Chiamparino di indire un referendum regionale, ma ha perso mesi di tempo con un incomprensibile attendismo. Ora, alla luce dell’immobilità del Consiglio Regionale e dell’ostilità ideologica del Consiglio Comunale torinese, siano i cittadini a riprendersi la parola con l’iniziativa popolare referendaria, dando una lezione ad una classe dirigente locale irresponsabile. Aspettiamo con fiducia le adesioni, a partire dalla Lega, che potrà così sciogliere una volta per tutte le ambiguità sulla Tav”.

Fortunatamente è emersa una trasversalità sulla Tav per difendere lo sviluppo e gli interessi del Paese che transitano anche dal miglioramento delle infrastrutture per i trasporti. E’ incomprensibile il negazionismo del M5S che cerca di immobilizzare il Paese e bloccare le opportunità di crescita (Olimpiadi a Roma, Olimpiadi invernali a Torino, Tav, Tap, Pedimontana, la Gronda a Genova, etc…).

Ma purtroppo, Danilo Toninelli, il ministro alle Infrastrutture ed ai Trasporti, durante la trasmissione televisiva ‘Porta a Porta’ ha dichiarato:  “Ci metteremo d’accordo con la Francia per non fare la Tav. Mi risulta che Macron abbia escluso la Tav dalle priorità infrastrutturali proprio dopo aver valutato costi e benefici. E non ha stanziato risorse per finanziare il percorso dalla galleria a Lione”.

Vespa gli aveva ricordato il protocollo firmato il 27 settembre 2017 da Gentiloni e Macron. Toninelli ha contestato la tesi del commissario per la Tav, Paolo Foiella, secondo cui il blocco dell’opera costerebbe all’Italia oltre due miliardi di risarcimento danni.

Il ministro Toninelli ha così risposto: “ Tutto sbagliato, io sto aspettando le risposte dei tecnici, ma sulla Tav si dovevano fare soltanto gallerie esplorative per la ricerca geognostica in modo da valutare i materiali necessari all’opera. Invece hanno fatto un buco grande quanto il tunnel. In ogni caso la geognostica è costata all’Italia soltanto 617 milioni. Il rimborso di due miliardi? Lo vedremo. Ma dalle prime avvisaglie direi che non è assolutamente una cifra che sta in piedi”.

Invece, il presidente dell’Unione Industriali di Torino, Dario Gallina, il numero uno di Assolombarda, Carlo Bonomi ed il presidente di Confindustria Genova, Giovanni Mondini, hanno lanciato un grido d’allarme in un appello congiunto dove hanno scritto: “Rimettere in discussione la Tav rappresenta un colpo mortale allo sviluppo del Nord Ovest. Se da una parte comprendiamo le esigenze di rispettare le promesse elettorali, d’altra parte c’è il diritto di tutti i cittadini italiani di vivere in un Paese che non venga penalizzato dal punto di vista sociale ed economico. Rimettere in discussione Tav e Terzo Valico è un colpo mortale alle possibilità di sviluppo del Nordovest, delle sue imprese, dei suoi occupati, della possibilità di realizzare una migliore coesione sociale. In queste ore decisive per le scelte del nuovo governo e dei territori, lanciamo insieme a nome di oltre 545mila imprese un grande appello alla responsabilità sul futuro del nostro Paese. Queste due opere infrastrutturali sono fondamentali e interconnesse. La prima supporta, sulla direttrice est-ovest, il surplus commerciale italiano di circa 10 miliardi di euro sui 70 complessivi di interscambio con la Francia, per oltre il 90% realizzato oggi via gomma, e consente anche, fatto importantissimo, la connessione alla Via della Seta, il grande asse che collegherà Oriente ed Occidente del mondo. La seconda sull’asse verso il Centro Europa abbatte il vantaggio finora conseguito dai porti nordeuropei sul primo porto commerciale container d’Italia. Alla politica locale e nazionale chiediamo di smettere veti ideologici, buoni forse in campagna elettorale, ma da cui deriva solo un aggravarsi del ritardo e dei costi logistici che frenano le imprese del Nordovest. Dateci la possibilità di far crescere questo Paese, dateci la possibilità di tornare a far grande l’Italia”.

A questo punto, cosa farà il governo sulla Tav? Lo sapremo il mese prossimo, forse entro la prima decade. Intanto, crescono sempre di più le tensioni interne al governo.

S. R.

Rai. Buemi, tempi duri per un’informazione autonoma

RAI-RiformaIn nome della battaglia contro la lottizzazione si lottizza. Questa la morale della vicenda Rai ai cui vertici il governo, tramite il ministero dell’economia, ha posto persone di propria fiducia. Ne di più ne di meno di come è sempre successo. Insomma il governo ha raggiunto l’accordo sulle nomine “in ottemperanza alle disposizioni di legge e di statuto e a completamento delle designazioni già effettuate dal Parlamento e dall’azienda, per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione della Rai il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, ha proposto al Consiglio dei Ministri i seguenti nominativi: Fabrizio Salini, indicandolo per la carica di amministratore delegato, e Marcello Foa per la carica di consigliere di amministrazione”. Si legge così in una nota del Ministero dell’Economia. Foa sarà votato dalla commissione di Vigilanza per la carica di presidente dell’azienda radiotelevisiva.

“Oggi diamo il via a una rivoluzione culturale. Ora ci liberiamo dei raccomandati e dei parassiti”, nella Rai”. Ha detto il vicepremier Luigi Di Maio. Il perché poi i nominati in precedenza siano dei raccomandati e quelli di oggi non lo siano, è tutto da capire. Va ricordato comunque che le norme in vigore sono figlie della riforma voluta dal governo Renzi. “I risultati di una riforma sbagliata e pensata a favorire la propria continuità di governo – afferma l’esponente socialista Enrico Buemi senatore nella scorsa legislatura – ha portato oggi a consentire a Lega e 5 Stelle di occupare la Rai con leadership oscurantiste al servizio di interessi diretti di forze politiche e di governo che le hanno scelte. Saranno tempi duri, più del passato, per una informazione autonoma e libera da condizionamenti di varia natura, ma purtroppo sempre al servizio del potente di turno”. Dall’opposizione quindi l’accusa è quella di militarizzare la Rai: “Nessuna nomina di garanzia: Salvini e Di Maio vanno contro la legge e militarizzano la Rai con una spartizione senza precedenti. Tria e Conte non pervenuti”. Sono le parole di Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai. “Foa – continua Anzaldi – è un fedelissimo di Salvini mentre Salini è stato l’ad de La7 nel momento in cui la tv di Cairo si è trasformata in un lungo talk show filo M5s contro Renzi e il Pd. Vogliono asservire il servizio pubblico alla loro lottizzazione selvaggia”.

NELLA RETE

casaleggio 2Un futuro “futuristico”, ma con aspetti che purtroppo ricordano un losco passato. Davide Casaleggio, il figlio del fondatore del Movimento 5 stelle, espone la sua idea di democrazia diretta in un’intervista a “La Verità”.
“Oggi grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile”
Per l’attuale presidente della Casaleggio Associati però “il Parlamento ci sarebbe e ci sarebbe con il suo primitivo e più alto compito: garantire che il volere dei cittadini venga tradotto in atti concreti e coerenti. Tra qualche lustro è possibile che non sarà più necessario nemmeno in questa forma”.
Casaleggio ha parlato dei grandi cambiamenti sociali, della democrazia diretta e partecipativa: “I grandi cambiamenti sociali possono avvenire solo coinvolgendo tutti attraverso la partecipazione in prima persona e non per delega”. Ha sottolineato che “non servono baroni dell’intellighenzia che ci dicono cosa fare, ma persone competenti nei vari ambiti che ci chiediamo verso quali obiettivi vogliamo andare e che propongono un percorso per raggiungerli”.

“Io non mi stupisco – afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini – quando Casaleggio immagina la chiusura del Parlamento. Non è una novità. I grillini la democrazia rappresentativa l’hanno sbeffeggiata non appena entrati in Parlamento. Andate a rileggere i loro interventi e quelli della pattuglia fascista eletta nel 1921: nessuna differenza. Prima o poi proporranno di chiudere anche i consigli comunali. Il punto è cosa fa la sinistra per combattere questa aberrazione. Noi ci siamo, e gli altri?”.

A parlare di attacco organizzato alle istituzioni è il responsabile giustizia del Psi Enrico Buemi. “Davide Casaleggio nella sua intervista di stamane – afferma l’esponente socialista – ha sicuramente un merito e cioè quello di annunciare uno scenario che loro, M5s, piattaforma Rousseau, Casaleggio associati e altro, stanno perseguendo”. “È evidente che l’attacco organizzato con metodo alle istituzioni pubbliche in generale e in particolare a quelle democratiche ha una sola finalità, cioè sostituirle con un potere fortemente accentrato nelle mani di pochi, in particolare di coloro che detengono e sviluppano intelligenza artificiale e hanno a disposizione ingentissimi capitali”, ha continuato Buemi. “L’illusione di avere uno Stato più democratico e più attento alle esigenze dei cittadini verrà quanto prima smentita ma probabilmente sarà troppo tardi perché saranno state introdotte nell’organizzazione pubblica e nelle abitudini dei singoli privati strumenti di manipolazione di massa già in atto che sempre di più aumenteranno la loro efficacia”, ha continuato Buemi. “Tutto questo è ineluttabile? Dipende dalla capacità delle organizzazioni democratiche di mettere in campo rapidamente una controffensiva che spazzi via questa visione delirante e autoritaria di una società solo apparentemente più democratica perché libera dalle interpretazioni e dalle mediazioni della politica. L’alternativa alla democrazia non sarà l’organizzazione proposta da Casaleggio – ha concluso Buemi – ma la guerra civile non solo delle parole ma anche delle armi”.
Le affermazioni del figlio di Gianroberto hanno lasciato sgomenta gran parte della politica, dal Pd a Forza Italia.
“Secondo Casaleggio la democrazia rappresentativa è ormai superata e il Parlamento sarà presto inutile, questione di qualche anno. Prima capiamo tutti che tra l’autoritarismo del M5s e quello della Lega non c’è alcuna differenza, meglio sarà per la sinistra italiana”, scrive su Twitter il presidente del Partito democratico, Matteo Orfini.
“I grillini puntano a una finta democrazia del web dove i like sostituiscono la competenza, tutti sono più controllabili e la Casaleggio Associati guadagna su ogni click”, attacca il deputato forzista Luca Squeri. “E magari mentre gli italiani stanno a casa a studiare leggi e trattati internazionali su cui esprimere la propria opinione, a mantenerli ci penserà il reddito di cittadinanza”, continua sarcastico.
Ma l’intervento del giovane Casaleggio non ha toccato solo il tema della rappresentanza politica. Per quel che riguarda i parametri sul debito e sul deficit presidente della Casaleggio Associati giudica “anacronistico” il tetto del 3%. “L’Italia – conclude- ha resistito alla crisi grazie a una straordinaria solidità. Ora ha bisogno di supporto per rilanciare l’economia interna. In questo senso serve flessibilità”. Ma se sul piano della partecipazione Casaleggio va a percorrere una strada già battuta dai populisti, sul tema del lavoro si riconferma imprenditore e si mette di traverso ai lavoratori.
Per il giovane milionario “in Italia esistono tutele dei lavoratori fra le più alte in Europa. Un adeguamento su questo fronte sarà necessario, ma in relazione alle nuove modalità di lavoro che si stanno imponendo come conseguenza del cambiamento in atto, non certo per via dell’immigrazione”.
Luigi Di Maio non prende le distanze, anzi: “Di solito i Casaleggio ci prendono sempre quando parlano di futuro”. E tuttavia precisa: “I cittadini già ci dicono che il Parlamento è inutile. Sta a noi, con atti concreti, dimostrare il contrario”.

PERCEZIONE E REALTA’

open armsChe tra il ministro dell’Interno e le organizzazioni non governative non corresse buon scambio lo avevano ormai capito tutti. Nessuno, però, pensava che ciò potesse portare a considerare l’Italia un paese inaffidabile o addirittura razzista. Ma tant’è. Il giallo del salvataggio e le foto diffuse nella giornata di ieri hanno scatenato enormi polemiche tra i volontari di Open Arms e Matteo Salvini, deciso più che mai a tenere la linea dura. Oggi la Ong spagnola, dopo un botta e risposta estenuante con il Viminale, ha deciso di fare rotta verso la penisola iberica. “Non ci fidiamo del ministro dell’Interno italiano e delle sue intenzioni verso i migranti” il senso delle parole di Open Arms diffuse nel pomeriggio.

Dopo la scelta dell’imbarcazione di cambiare rotta, Salvini ha affermato che “nonostante la nostra disponibilità di porti siciliani, la nave Ong va in Spagna, con una donna ferita e due morti… non sarà che hanno qualcosa da nascondere?”. Il capo del Carroccio gongola. Un’altra nave cambia rotta dopo il braccio di ferro con il Viminale. Musica per le orecchie sovraniste del pratone di Pontida. Un punto in più a Salvini nella personale sfida con Di Maio, che fino ad oggi vede il suo pallottoliere ancora a secco.

Con questo modus operandi, il leader leghista continua nel suo particolare storytelling: la ricerca continua del nemico da sconfiggere (in questo caso da affondare). L’obiettivo sembra quello di voler instillare a forza nel Paese un clima vittimistico, di paura, come se l’Italia si trovasse di fronte ad una invasione di barbari.

I numeri dicono il contrario, in realtà. Ma ciò che conta è la percezione. Il ministro dell’Interno lo sa bene e non si cura delle conseguenze. Salvini va avanti senza sosta, non preoccupandosi di distruggere la credibilità italiana nel mondo. Certo è che non tutte le imbarcazioni cariche di profughi potranno essere respinte. Chissà che decisione assumerà l’Italia se i due barconi fermi a largo di Turchia e Tunisia dovessero affacciarsi sui nostri mari. Tutto è ormai possibile.

In merito al rifiuto di Opern Arms “se qualcuno ritiene di poter lanciare tale accusa è evidente che stia maturando un senso comune favorevole a valutazioni di questo tipo”, ha avvertito l’ex parlamentare Psi Enrico Buemi. “Inoltre, il fatto che la nave si stia dirigendo in Spagna fa ritenere che in Italia l’informazione sulla vicenda possa essere alterata da ingerenze e da comunicazioni mediatiche non rispondenti alla realtà dei fatti”, ha spiegato il dirigente socialista.

F.G.

Buemi, Salvini non conosce centri accoglienza libici

migranti libia tortura“Dobbiamo cambiare la normativa e rendere i porti libici porti sicuri. C’è questa ipocrisia di fondo in Europa in base alla quale si danno soldi ai libici, si forniscono le motovedette e si addestra la Guardia Costiera ma poi si ritiene la Libia un porto non sicuro”. È quanto afferma il ministro dell’Interno Matteo Salvini in una conferenza stampa a Mosca, dove si trova per assistere alla finale dei Mondiali, indicando quale sarà l’obiettivo dell’Italia nell’incontro di dopodomani per ridiscutere la missione Sophia.
“Affermare che la Libia sia porto sicuro per il rimpatrio di coloro che vengono recuperati in mare è ridicolo oltre che una stupidaggine”, così Enrico Buemi, responsabile Giustizia del Psi e Senatore nella XVII Legislatura, ha commentato le recenti dichiarazioni del Ministro dell’Interno Salvini. “Questo non solo perché manca il controllo sul territorio da parte di un’organizzazione statale certa libica ma anche perché è assolutamente incerto che su quel territorio siano applicati trattamenti rispettosi del diritto umanitario internazionale”, ha continuato Buemi. “Consiglierei a Salvini, invece di perdere tempo con partite di calcio, di andare a visitare i centri di accoglienza libici senza preavviso, magari fermandosi qualche giorno, e verificando sulla propria pelle il trattamento umanitario riservato, con la cautela di non farsi accompagnare né da membri dei servizi segreti italiani né da forze di polizia libiche, cosicché la verifica sarà più naturale e reale”, ha concluso Buemi.
Contro le dichiarazioni di Salvini arriva la risposta europea. “Nessuna operazione europea e nessuna imbarcazione europea” riporta i migranti salvati in mare in Libia, perché “non consideriamo che sia un paese sicuro”. Lo dice la portavoce della Commissione, Natasha Bertaud, rispondendo ai giornalisti che chiedevano un commento della Commissione sulle parole del ministro degli Interni italiano. Salvini però insiste e replica su Twitter: “L’Unione Europea vuole continuare ad agevolare lo sporco lavoro degli scafisti? Non lo farà in mio nome, o si cambia o saremo costretti a muoverci da soli”. Ma stavolta interviene anche l’italiana Lady Pesc, Federica Mogherini, che spiega al Vicepremier: “La decisione rispetto al fatto che i porti libici non siano porti sicuri è una decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo, quindi è una valutazione puramente giuridica sulla quale non c’è una decisione politica da prendere”.

Reato di Tortura. Buemi, poliziotti rispettino le persone

reato-di-torturaGiorgia Meloni, ormai sorpassata da un Salvini sempre più a destra, punta su una legge per cui lo Stato italiano ha impiegato anni a far approvare, una legge considerata anche troppo timida da ong e associazioni per i diritti umani, quella sul reato di tortura. “Fratelli d’Italia ha presentato due proposte di legge per aumentare le pene a chi aggredisce un pubblico ufficiale e per modificare il reato di #tortura che, così com’è codificato oggi, impedisce alle forze dell’ordine di svolgere il proprio lavoro. Difendiamo chi ci difende!”, ha scritto su Twitter la leader di Fratelli d’Italia.
Due proposte di legge: una per aumentare le pene a chi aggredisce un pubblico ufficiale e “garantire la punibilità elevando la pena”; la seconda per modificare il reato di tortura, a lungo dibattuto in Italia e introdotto nella scorsa legislatura. “Gli uomini e le donne in divisa – spiega Meloni – devono poter svolgere il loro lavoro in sicurezza e con dignità”. Con l’introduzione del reato “gli agenti sono stati mortificati” e non sono stati messi in condizione di svolgere il loro lavoro perché basta un “insulto – afferma – per rischiare pene fino a 12 anni”.
“È la solita manfrina della destra italiana – è il commento del responsabile giustizia del Psi Enrico Buemi- che vuole mettersi non soltanto dalla parte delle forze dell’ordine, dalla cui parte siamo tutti noi in quanto rispettosi della legalità e del principio secondo il quale lo Stato debba esercitare fino in fondo le sue funzioni. La Meloni invece vuole trovare una giustificazione per comportamenti illegali che sarebbero ancora più gravi se commessi da pubblici ufficiali”. “La Meloni mistifica una situazione che dal punto di vista giuridico è molto chiara. Non si tratta assolutamente di impedire l’attività legittima del pubblico ufficiale che esegue ordini di arresto o di fermo. È evidente che tutto quello che viene effettuato deve rispondere alla logica del rispetto dell’individuo e se l’uso della forza è necessario non può prescindere dall’applicazione di quanto previsto dal nostro ordinamento”.
“E nello stesso tempo – continua Buemi – se non ci sono le necessità di un fermo fisico è evidente che il fermo debba avvenire con altre modalità. Se invece si vuole sostenere che il poliziotto è legittimato in qualsiasi situazione a usare violenza sia fisica che psicologica intimidendo o addirittura provocando sofferenze fisiche, è evidente che questo è un reato che nel nostro ordimento è perseguito e che non può essere giustificato”.

QUESTIONE DI DIRITTO

diciottiQuello dei migranti resta il tema preferito del (vice)premier Matteo Salvini. Dopo il braccio di ferro tra il ministro Toninelli e il ministro degli interni arriverà oggi a Trapani la nave Diciotti della Guardia Costiera con a bordo i 67 migranti salvati dal rimorchiatore italiano Vos Thalassa davanti alla Libia. Non vi è giorno che non batta sullo stesso tasto creando tensioni anche all’interno del governo tanto da condizionare l’intero esecutivo. Matteo Salvini continua infatti a ribadire la linea dura: “Prima di concedere qualsiasi autorizzazione – ha detto –  attendo di sapere nomi, cognomi e nazionalità dei violenti dirottatori che dovranno scendere dalla Diciotti in manette. Se su quella nave c’è gente che ha minacciato e aggredito non saranno persone che finiranno in albergo ma in galera – dice – quindi non darò autorizzazione allo sbarco fino a che non avrò garanzia che delinquenti, perché non sono profughi, che hanno dirottato una nave con violenza, finiscano per qualche tempo in galera e poi riportati nel loro paese”.

“Le minacce sul fronte Sud per quanto riguarda il terrorismo sono molto significative” ha detto oggi il premier Giuseppe Conte al suo arrivo al vertice Nato a Bruxelles, sottolineando l’importanza del rafforzamento dell’hub Nato di Napoli. “Dalla stessa immigrazione – ha detto – potrebbero arrivare rischi e pericoli di foreign fighter”. “L’incontro con Salvini” di stamattina “è andato molto bene, ci siamo aggiornati. A breve assumeremo iniziative italiane per dare continuità alle conclusioni del vertice Ue di giugno” ha precisato Conte.

In sostanza Conte ha preso la comanda da Salvini su cosa dire in tema di immigrazione. “Con Conte – ha detto Salvini – c’è una linea comune: rafforzare la sicurezza dei cittadini cittadini italiani ponendo al centro del Vertice il fatto che non possiamo essere lasciati soli”.

Infine Salvini ha parlato insieme al presidente del Consiglio del principio della condivisione da impostare con gli altri Paesi Ue sui flussi migratori. Il problema è che Salvini sta stringendo alleanze con quei Paesi i cui interessi sono opposti a quelli italiani. Un principio che piace all’Ungheria di Orban è ovviamente in contrasto con quelli utili al nostro Paese. Di conseguenza danno doppio. “La gestione del tema dei migranti – ha commentato il segretario del Psi Riccardo Nencini ospite alla trasmissione Coffee Break de La 7- è senza dubbio un tema delicato, ma nell’impostazione di questo governo c’è un punto debole e cioè’ che senza dubbio la questione va risolta a livello comunitario. Invece Salvini e Di Maio stanno scegliendo gli alleati sbagliati, perché se ti allei con chi non vuole la modifica del regolamento di Dublino e con i partiti del patto di Visegrád metti l’Italia in una posizione scomoda”.

“Abbiamo un nuovo Duce?” Si è chiede Enrico Buemi Responsabile Giustizia del Psi e Senatore nella XVII Legislatura dopo le ultime dichiarazioni di Matteo Salvini sui migranti. “Sarebbe utile – ha proseguito – che il Ministro degli interni Salvini rinfrescasse le sue conoscenze in materia di diritto costituzionale e di separazione dei poteri. L’insistenza con cui ripropone indicazioni precise di arresti di individui e negazione di accessi a mezzi navali, anche italiani, rappresenta una palese violazione delle autonomie dei singoli poteri e un’ingerenza politica-amministrativa ormai inaccettabile nei ministeri non di sua competenza”, ha sottolineato Buemi.

“Il persistere di tale comportamento non può non richiamare l’attenzione  dell’autorità competente in particolare quella giudiziaria per l’incitamento a comportamenti illegittimi, quali l’istigazione all’odio razziale e, d’altro canto, sarà necessario che qualcuno lo richiami alle proprie competenze impedendogli l’ingerenza ripetuta in quelle altrui e impedendogli di usurpare addirittura il ruolo del Presidente del Consiglio, anima bella ma impercettibile, e dei colleghi dei vari ministeri ai quali sottrae responsabilità e ruolo”, ha concluso il Senatore socialista.

La Strada a Sinistra. Intese per il futuro

la Strada a sinistraTerminato il week-end riminese de “La Strada a Sinistra”, organizzato dal Psi locale e aperto alle migliori energie nazionali della sinistra italiana. Idee, proposte, goliardia e una bandiera socialista che sventolava sul lungomare riminese. Una due giorni occasione di analisi sulla strada da percorrere nel prossimo futuro.
Europa, lavoro, immigrazione, territorio sono solo alcuni dei temi affrontati.
Presenti al dibattito serale del venerdì – aperto del segretario del PSI locale Francesco Bragagni – l’on.le Gennaro Migliore (PD), l’on.le Lara Ricciatti (Leu), Maria Pisani, Portavoce nazionale del PSI, il corrispondente da Parigi per il Foglio Mauro Zanon e il sen. Enrico Buemi (PSI).
Il ruolo di moderatore è stato affidato a Federico Parea della segreteria nazionale del Psi.
Dopo la relazione politica di Luigi Iorio, responsabile nazionale Lavoro del PSI, si è sviluppato un confronto serrato tra le varie anime della sinistra, non privo di una onesta autocritica, che è stato utile per capire le nuove linee politiche che la sinistra dovrà seguire in Italia e in Europa.
Sabato è stato affrontato invece il tema del Psi del futuro con un occhio particolare ai temi della solidarietà sociale e dell’integrazione: sono intervenuti Cesare Carini, segretario regionale PSI Umbria, Maria Adele Berti della Segreteria Regionale del PSI Marche, Simone Oggioni, del coordinamento nazionale di Art. 1 – Mdp, Alice Parma, Sindaco di Santarcangelo, Gerardo Giovagnoli del PSD sammarinese, Gilberto Martinini di Avvocato di Strada Onlus e Ivan Innocenti del Partito Radicale.

La proposta finale emersa dalla discussione generale consiste nel ripensare idealmente la sinistra sui temi (globalizzazione, lotta alle disuguaglianze, Europa dei popoli) e nel portare avanti un indispensabile rinnovamento delle leadership di tutto il centrosinistra.
E’ necessario, inoltre, mettersi subito a lavoro per una lista da presentare alle Elezioni Europee del maggio 2019, che possa far riavvicinare un elettorato di sinistra disilluso e deluso e riaggregare la comunità socialista, evitando di pensare ai congressi di altri partiti.
Una lista che non può non ripartire dalle idee socialiste e che si deve rivolgere a tutta quella sinistra non convenzionale, alle associazioni di area, andando a rappresentare uno stimolo, in termini di proposte, per un PSE ormai da troppo tempo arido di elaborazione politica.

Scontro sui vitalizi. Buemi: “Pifferai e pifferati”

Vitalizio-parlamentari

“Sono curioso di sapere: su che base di legittimità giuridica Fico e soci potranno mettere un limite al vitalizio rispetto al maturato e in base all’effettivamente versato?”. Così in una nota Enrico Buemi, responsabile Giustizia Psi e Senatore nella XVII Legislatura. “Il vitalizio non è un privilegio ma è l’equivalente oggi di quanto versato dal parlamentare. Credo sia più un privilegio quello di chi è andato in pensione dopo 14 anni, sei mesi e un giorno da dipendente statale e, oltretutto, senza raggiungere l’età pensionabile ordinaria”, ha spiegato Buemi. “Sapete quanti sono? Sapete quanti lavoratori dipendenti in pensione che hanno pensioni derivanti dall’ultimo stipendio medio dell’ultimo anno di servizio e non in base alla cifra effettivamente versata? Chiedetelo a quel furbacchione di Boeri che non dice quanto costa questa situazione”, ha sottolineato Buemi. E non dimentichiamoci, poi, di quelli che hanno lavorato una vita ma i cui datori di lavoro gli hanno versato solo in parte i contributi e anche le intere categorie che hanno versato pochissimi contributi e prendono pensioni non proporzionate al versato. È facile cercare il difetto a casa d’altri – ha concluso Buemi – certo è che in tutte le fasi storiche ci sono state pifferai e pifferati”

le parole del responsabile giustizia del Psi arrivano nel giorno in cui torna con prepotenza nelle cronache il tema dei vitalizi con la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati presa di mira dai Cinque Stelle che a detta loro ha voltuto imprimere un colpo di freno al taglio dei vitalizi. “Una giravolta incredibile” affermano. Parte così l’offensiva pentastellata “colpevole” di lasciare “solo” il presidente della Camera Roberto Fico che ha presentato, nell’ultima riunione dell’ufficio di presidenza di Montecitorio, il testo della delibera sul ricalcolo degli assegni mensili agli ex deputati. Casellati, in missione a Washington, ha infatti spiegato di avere “qualche perplessità sul fatto di poter incidere sui diritti acquisiti”.

E, pur aggiungendo che il tema va ripreso anche al Senato “perché sarebbe stravagante che la Camera operasse in un modo e che la stessa situazione non si verificasse nell’altro ramo del Parlamento”, ha auspicato “soluzioni condivise”. Per ora, però, le Camere marciano divise con il risultato che 1.338 ex deputati rischiano di ritrovarsi con un vitalizio “a dieta” mentre gli ex senatori sono in salvo.

E si scatena la pioggia, anzi il diluvio di accuse dei 5 Stelle verso la senatrice di Forza Italia. Un coro pentastellato contro un tema che è stato uno dei cavalli di battaglia non solo della campagna elettorale, ma anche un tema portante della presenza grillina in Parlamento nella passata legislatura. Un tema bislacco ma di facile presa elettorale che fa il paio con il reddito di cittadinanza. Si toglie a quelli che chiamano privilegiati per dare a tutti gli altri. Peccato che i risparmi sarebbero risibili e il monte da redistribuire ben poca cosa. Inoltre sono rilevanti dubbi di costituzionalità sul taglio dei vitalizi. Si tratta di diritti acquisiti e comunque sono diversi i costituzionalisti, tra cui Onida, che ritengono che il problema possa essere affrontato e, nei limiti della nostra Costituzione, risolto solo con una legge e non con un provvedimento amministrativo di un ufficio di presidenza.

Amministrative. Buemi, improvvisazione e inascolto

ballottaggi 2Duro colpo per tutto il centrosinistra, ma anche per i partiti tradizionali che dalle ultime tornate elettorali escono con le ossa rotte. Su 14 comuni capoluogo di provincia al ballottaggio, il centro-destra ha vinto in sette casi, il centrosinistra in quattro, il M5S in uno. Ci sono state poi le vittorie “personali” a Imperia e a Messina. Ma il dato politico più rilevante di questa seconda tornata è con tutta evidenza la sconfitta del centrosinistra nei tre capoluoghi della Toscana in cui si è votato.
“In questi anni ho avuto modo di dire, spesso inascoltato, che con tutte le riforme improvvisate e frutto di esigenze mediatiche più che di necessità concrete di cambiamento, stavamo buttando via il bambino con l’acqua sporca”, ha dichiarato Enrico Buemi, responsabile Giustizia del Psi e già Senatore nella XVII Legislatura. “Il bambino erano le buone Istituzioni e le idee che avevano caratterizzato decenni di ricostruzione dell’Italia e modernizzato e arricchito il Paese e gli italiani. Certo, accanto a quanto di positivo si era fatto, vi era l’acqua sporca e cioè la necessità di modificare pratiche e comportamenti non corretti nell’interesse di tutti perché portatori di logiche di puro interesse individuale e spesso illegale”, ha spiegato Buemi. “Apprendisti stregoni hanno pensato che per rimuovere tali anomalie bastasse demolire le Istituzioni collaudate nel tempo e non invece modificarle con prudenza, sapienza e competenza. Si è inventato tutto e il contrario di tutto e il risultato è che non c’è più niente che funzioni adeguatamente”, ha sottolineato Buemi. “Di questa situazione la sinistra non può ritenersi non responsabile in parte significativa perché essa ha contribuito a questa azione demolitoria e di proposta approssimativa e contraddittoria. Oggi è necessario, davanti al disastro evidente, tornare sui nostri passi e analizzare con rigore gli errori e con grande spirito di verità riproporre soluzioni che, anche se vecchie, non per questo non sono adatte alle esigenze della modernità”, ha continuato Buemi. “Se si analizza la nostra lunga storia si capisce che nonostante minimi adeguamenti la medicina è sempre la stessa e, in particolare quando si imboccano scorciatoie per evitarla, vengono fuori le malattie più gravi e difficili da curare”. Concludendo Buemi sostiene “ripensare la politica italiana e non solo non in chiave sostitutiva ma in chiave di prudente evoluzione sarebbe stata la strada da percorrere ma gli apprendisti stregoni di destra, di sinistra e altro hanno pensato che bastasse demolire, rottamare, cambiare nome per risolvere i problemi del Paese, invece che promuovere nuovi comportamenti dei singoli dentro le Istituzioni e nella società attraverso una massiccia azione di crescita culturale e di responsabilità individuale”