Il governo lancia la sfida al rating

DiMaio_Salvini

Il Governo va avanti con il Def e con la manovra 2019, le cui misure valgono nel complesso 36,7 miliardi. Il ministro Tria e il vice premier Salvini, in una nota congiunta hanno chiarito i conti sul versante fiscale: “Nell’arco del triennio abbasseremo le tasse con una media annuale stimabile per 1,7 miliardi di euro. Nessun caos sulla flat tax”.

Vicepremier e ministro dell’Economia hanno detto la stessa cosa e le stesse cifre con una prospettiva diversa. Le risorse stanziate sono effettivamente quelle dette da Tria (nel 2019 600 milioni per poi salire a 1,8 miliardi nel 2020 e a 2,3 miliardi nel 2021): in totale a regime per la flat tax ci sarebbero effettivamente 1,7 miliardi come sostiene Salvini.

Intanto, è arrivato l’allarme di Fitch. In una nota l’agenzia di rating ha affermato:  “Vediamo rischi considerevoli per i target della manovra, specie dopo il 2019. I dettagli della politica di bilancio e la messa in pratica rimangono un elemento chiave della nostra valutazione sul rating sovrano dell’Italia”.

Fitch ha assegnato all’Italia un rating BBB, due gradini sopra il livello speculativo, con prospettive negative.

Con lo stesso comunicato, Fitch ha informato: “La nostra prossima revisione messa in programma è nel primo trimestre 2019.  Gli obiettivi della nota di aggiornamento al Def puntano a una moderata riduzione del deficit nel 2020 al 2,1% del Pil. Noi ci aspettiamo un risultato più vicino al 2,6% che avevamo previsto da agosto, il che contribuisce a una stima del debito/Pil più alta (129,8% entro fine 2021, contro 126,7% nella Nadef)”.

Tria, poi, ha anche  contrattaccato alle recenti bocciature di Bankitalia e Ufficio parlamentare di bilancio, continuando a sostenere che l’impatto della manovra sul tasso di variazione del Pil è di 0,6 punti percentuali. Le coperture 15 miliardi di euro, di cui 6,9 di tagli e 8,1 di più entrate.

Il messaggio di Salvini e Di Maio è che indietro non si torna (della serie ‘mi spezzo ma non mi piego’).

Il presidente Mattarella, in vista del prossimo Consiglio Europeo, ha ricevuto al Quirinale il premier Giuseppe Conte e quasi tutti i ministri.

Al Colle sono saliti il premier, i due vicepremier, Matteo Salvini, e Luigi Di Maio, il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, della Giustizia, Alfonso Bonafede, della Difesa, Elisabetta Trenta, il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, il Ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti. Il Def e la legge di Bilancio, dunque, in primo piano al pranzo da Mattarella.

La manovra è a rischio infrazione per l’Italia, ma il governo sfida Fitch e ostenta sicurezza. L’allarme lanciato ieri dall’agenzia di rating sembra infatti non preoccupare l’esecutivo che, stando almeno alle parole dei suoi vicepremier, è certo che gli obiettivi contenuti nel Nadef siano la giusta ricetta per sanare l’economia del Paese.

Salvini con ostentata sicurezza ha ribadito: “Fitch? Gli imprenditori che fanno impresa, non qualche burocrate in qualche ufficio. Superando la legge Fornero si creeranno decine di migliaia di posti di lavoro. Questa è la promozione che mi interessa, ovvero che coloro che fanno impresa garantiscono migliaia di assunzioni nei prossimi mesi grazie al superamento della Fornero”.

Il parere di Salvini è pienamente condiviso dal parigrado Di Maio, che confermando la bontà del percorso tracciato dal governo fin qui, rivendicando anzi ‘l’anticonformismo economico’ dell’esecutivo giallo-verde contro i ‘potentati’, ha detto: “Tutti quelli che hanno promosso i governi precedenti, è una buona cosa che boccino quello attuale, perché significa che stiamo andando in controtendenza rispetto alle ideologie economiche in cui bisognava massacrare i diritti delle persone e favorire le solite lobby e potentati economici. Le riforme che abbiamo fatto fino ad ora e la manovra vanno nella direzione di aiutare le persone. Noi vogliamo essere promossi dai cittadini. Con quota 100 ci sarà più di una assunzione ogni pensionato e molte di queste aziende stabilizzeranno i dipendenti grazie al decreto dignità”.

Anche Conte ha ribadito la sua fiducia nella manovra nella consapevolezza, come hanno spiegato fonti di palazzo Chigi, che i mercati, non appena conosceranno la bontà delle misure, capiranno. Intanto, il premier ha convocato, a Palazzo Chigi, la cabina di regia  tra il governo e le aziende di Stato per puntare sugli investimenti.

Il presidente del Consiglio ha quindi annunciato che spiegherà la manovra ai leader e alle istituzioni europee già la settimana prossima, in occasione del Consiglio europeo a Bruxelles.

Nella nota dell’agenzia di rating, Fitch, sui conti pubblici italiani, è stato anche segnalato: “La risposta conflittuale da parte dei leader della Lega e del M5S alla preoccupazione della Commissione europea indica che il governo vede opportunità politiche nell’attaccare le norme fiscali dell’UE, specialmente in vista delle elezioni del Parlamento europeo del prossimo maggio”.

Dunque, la posta in palio è molto più alta di quello che si potrebbe immaginare ed il costo è tutto a carico dei cittadini italiani ed europei, come da tempo viene osservato e valutato da questo giornale.

Infine, è la prima volta in Italia che un governo, nel fare la manovra di Bilancio, non tenga conto delle osservazioni e del parere dell’Ufficio Parlamentare al bilancio. Stiamo assistendo ad un ‘modus operandi’ del governo giallo-verde dubbiosamente rispettoso delle regole democratiche e della Costituzione.

Salvatore Rondello

In salita la conferenza sulla Libia in Sicilia

Italian Prime Minister Giuseppe Conte talks with Foreign Minister Enzo Moavero Milanesi during his first session at the Lower House of the Parliament in RomeFayez al-Sarraj fa fatica a restare in sella in Libia. La conferenza sulla Libia in Sicilia, se non salterà, rischia a novembre la partecipazione di al-Sarraj azzoppato. Il premier del governo di accordo nazionale non controlla né il paese nord africano, né la Tripolitania, né perfino Tripoli, la sua capitale. Per un mese, dalla fine di agosto, la città è stata in preda al terrore e al caos dei mitra, degli attentati e dei cannoni. In un mese di scontri si sono contati più di cento morti e centinaia di feriti. Il primo settembre un colpo di mortaio ha perfino sfiorato l’ambasciata italiana a Tripoli cadendo su un albergo distante poco più di cento metri, l’Hotel Al Waddan. Il bilancio è stato di tre feriti. Per alcuni l’obiettivo della bomba era proprio la sede diplomatica italiana.
Al-Sarraj traballa, però per ora resta in piedi. Le forze leali verso il primo ministro sono riuscite a contenere le milizie ribelli. Lo scontro per il potere e per il petrolio in Libia sembra arrivato alla battaglia finale. I principali contendenti sono due. Da una parte c’è Sarraj, dall’altra c’è il generale Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito nazionale libico, uomo forte del governo di Tobruk, ben saldo nella Cirenaica. Al-Sarraj è sostenuto dall’Onu, dalla Ue, dall’Italia e dagli Usa. Haftar conta sull’appoggio dell’Egitto, della Francia e della Russia. Ha un esercito ben addestrato, formato in prevalenza di soldati provenienti dai reparti militari di Muammar Gheddafi. Tutta la Libia dal 2011, da quando è caduto il rais Muammar Gheddafi, è in preda all’anarchia: spadroneggiano 150 diverse milizie, i terroristi dell’Isis ogni tanto mettono a segno un colpo sanguinoso dopo la cocente disfatta subita a Sirte, le organizzazioni criminali lucrano sul traffico di migranti africani verso l’Italia e sul contrabbando del petrolio.

L’anarchia e il caos dominano soprattutto nel Fezzan, l’ampia regione desertica nel sud della Libia, abitata dai Tuareg, dai Tebu dagli Awlad e dai Qadhadhfa. Le bande criminali fanno il bello e il cattivo tempo senza che una autorità nazionale sia in grado di contrastarle. Dal Niger, dal Ciad e dal Sudan arrivano migliaia di migranti africani: attraversano il confine con il sogno di andare in Europa e finiscono nelle mani dei trafficanti di esseri umani.

Italia e Francia si fronteggiano per affermare le rispettive leadership. Emmanuel Macron, che ha un rapporto stretto con Haftar (ad aprile il generale è andato a curarsi a Parigi in un clima di stretto riserbo), in una conferenza sulla Libia tenuta a maggio nella capitale francese, ha proposto di tenere il 10 dicembre le elezioni nel paese distrutto dalla guerra civile. Sarraj e Haftar erano presenti, tuttavia mancavano diversi rappresentanti delle milizie e delle municipalità: l’incontro di Parigi terminò senza la firma di un documento sulla pacificazione. Il presidente della Repubblica francese a fine settembre ha ripetuto all’Onu: «Solo» organizzando elezioni subito a Tripoli si «può accelerare la strada verso una soluzione duratura. Lo status quo fa guadagnare terreno solo ai trafficanti e ai terroristi».

Anche l’Italia è favorevole alle elezioni, ma non si può votare mentre si spara e senza l’accordo tra tutte le forze politiche libiche. La parola chiave della strategia italiana è “inclusione”. L’obiettivo di Giuseppe Conte è di organizzare una conferenza sulla Libia ai primi di novembre in Sicilia, probabilmente a Sciacca o a Taormina. Quando il presidente del Consiglio è andato alla assemblea dell’Onu a New York ha premuto su Donald Trump, per convincere il presidente degli Stati Uniti a partecipare alla conferenza di pace sulla Libia in Sicilia: «Voi sapete che novembre è un periodo delicato perché c’è il voto di Midterm. Vedremo se potrà venire in Sicilia, c’è la massima attenzione per la cabina di regia Italia-Usa per Mediterraneo e Libia». Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, che tesse buoni rapporti anche con Haftar, ha spiegato perché la scelta dell’incontro internazionale sia caduta sulla Sicilia: è «una terra che vuole simboleggiare la mano tesa al di là del Mediterraneo».

La conferenza sulla Libia in Sicilia sembra camminare in salita. Al-Sarraj è prudente. Al Corriere della Sera ha annunciato il suo disco verde, ma vanno superati molti ostacoli: la riunione «va pensata bene: inutile incontrarsi senza risultati, sarebbe controproducente. E occorre che la comunità internazionale si organizzi. Francia e Italia devono risolvere le loro dispute bilaterali riguardo alla Libia. Qui la situazione è già gravissima, inutile gettare altra benzina sul fuoco».

Haftar, travolto a giugno “l’ultimo bastione dei terroristi” a Derna, controlla la Cirenaica e ambisce a impadronirsi di tutta la Libia: «Il nostro esercito nazionale libererà Tripoli dalle milizie al momento opportuno». Ha ammonito: «L’85% dei libici è con me. Io credo nel voto, sono pronto a sostenere le elezioni, così come formulate all’ultima conferenza di Parigi. Ma se non saranno libere e trasparenti, allora l’esercito interverrà a bloccarle».

Leo Sansone
SfogliaRoma

Vertice sui Migranti. Europa ancora divisa

Italian Prime Minister Giuseppe Conte talks with Foreign Minister Enzo Moavero Milanesi during his first session at the Lower House of the Parliament in RomeL’Italia, con il pressing del premier Giuseppe Conte e del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, insiste nel chiedere una risposta europea alla gestione dei flussi migratori del Mediterraneo. Ma perché questa risposta arrivi, se arriverà, bisogna aspettare ancora. Di certo non c’è nulla di decisivo, né sulla questione dei porti di sbarco delle missioni europee, né sulla riforma del regolamento di Dublino sull’asilo. Dal vertice informale dei leader dell’Ue in programma oggi e domani a Salisburgo potrebbe arrivare qualche risposta. All’appuntamento, gli Stati del Vecchio Continente si presentano ancora una volta divisi.

Delle questioni poste in discussione, nel recente incontro a Roma, Conte ne ha parlato con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, il cui Paese ha fino a dicembre la presidenza di turno dell’Unione. Kurz, dopo avere incontrato Merkel e Macron, a Roma ha fatto l’ultima tappa del suo tour organizzato per tastare il polso dei diversi Paesi in vista del vertice. Conte lo ha incalzato: “Se non vogliamo un altro caso Diciotti abbiamo bisogno di una risposta europea”. Conte ha anche ribadito al premier austriaco la posizione fortemente contraria dell’Italia su un’altra questione: quella dei doppi passaporti che Vienna vorrebbe per i cittadini altoatesini di lingua tedesca e ladina. Sulle migrazioni, il premier italiano ha ribadito la richiesta di più investimenti in Nord Africa e di rivedere le missioni europee, per far sì che anche i porti di altri Paesi rivieraschi siano coinvolti negli sbarchi. Kurz ha sottolineato ancora una volta la necessità di rafforzare quanto prima Frontex, l’agenzia Ue per il controllo delle frontiere, come propone la Commissione europea, anche se l’idea ha già suscitato perplessità in vari Stati membri. Nel blocco dei Paesi Visegrad, ad esempio, nel mirino delle critiche c’è sia il rafforzamento del mandato dell’agenzia perché svolga compiti all’interno dei Paesi, sia il fatto di destinarle più finanziamenti. La Repubblica Ceca ha già dichiarato: “Meglio dare i fondi direttamente agli Stati”.

I capi di Stato e di governo dell’Ue parleranno del punto specifico di Frontex in una discussione ad hoc prevista per domani durante il vertice in Austria. Gli altri dossier relativi al nodo delle migrazioni saranno invece affrontati già stasera a cena. Ma secondo fonti europee non c’è da attendersi alcuna svolta o passo in avanti. L’unica speranza potrebbe essere quella di recuperare un clima costruttivo, come ha chiesto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, il quale ha ammonito: “La crisi rimarrà irrisolvibile finché ci sarà qualcuno che non vuole risolverla e che di fatto la usa per i propri tornaconti di consenso”. Nei palazzi delle istituzioni europee è palpabile il fastidio nei confronti di certe prese di posizioni muscolari contro l’Ue. Anche il ministro degli Esteri, Moavero, volato a Bruxelle per una riunione del Consiglio Affari Generali, ammettendo che il clima non sia dei migliori per una soluzione condivisa, sui migranti ha detto: “Siamo molto divisi, anche aspramente. Ma si tratta di una questione reale, politica e concreta, con un’incidenza sui flussi elettorali”. Un tema, insomma, su cui potrebbe giocarsi una buona fetta di campagna elettorale per le europee in calendario la prossima primavera.

In concomitanza dell’incontro di Salisburgo, l’Unione Africana ha espresso ‘sconcerto’ per le frasi del vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. L’Organizzazione Africana, in un comunicato ha scritto: “Nella recente conferenza a Vienna ha paragonato gli immigrati africani agli schiavi. L’Unione Africana chiede al vice premier italiano di ritirare la sua sprezzante affermazione sui migranti africani”. Già nei giorni scorsi il ministro aveva tuttavia precisato il senso della sua frase spiegando di non aver mai definito schiavi i migranti.

L’ufficio stampa del ministro Salvini aveva scritto: “E’ necessario smentire seccamente alcune ricostruzioni della stampa internazionale, secondo le quali il ministro Salvini avrebbe definito ‘schiavi’ gli immigrati africani. Come è facilmente verificabile dai numerosi video e dalle dichiarazioni del ministro, Salvini non ha mai insultato gli africani, ma anzi ha censurato l’idea di farli arrivare in Europa per costringerli a lavorare e/o a vivere in condizioni così degradate da ricordare, appunto, la schiavitù. Esattamente il contrario di quanto riportato da alcuni organi di informazione stranieri”.

Criticando la posizione del vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini sulla questione dei migranti, nel comunicato dell’Organizzazione Africana si legge anche: “L’Unione Africana invita l’Italia a seguire l’esempio e sostenere altri Paesi membri dell’Unione europea, come la Spagna, che hanno dato sostegno e protezione ai migranti in difficoltà, indipendentemente dalla loro origine e status legale, prima che il loro status per l’ammissione venisse determinato. L’emigrazione dall’Italia, negli ultimi due secoli, è stata il più importante caso di migrazione di massa nella Storia moderna dell’Europa, poiché dal 1861 al 1976 oltre 26 milioni di persone hanno lasciato il Paese e l’Italia ha beneficiato grandemente di questa gigantesca diaspora attraverso le rimesse e il commercio”.

Domani sapremo come si concluderà il summit europeo a Salisburgo. Ma sembrerebbe che non ci saranno passi avanti nella UE per regolamentare un fenomeno che è sempre esistito tra i diversi popoli della terra e che l’Italia aveva ottimamente risolto con la legge ‘Martelli’.

Salvatore Rondello

Libia, Moavero da Haftar per rilanciare il dialogo

haftarRoma prova a rilanciare il dialogo con la Libia e lo fa con un incontro con l’altro interlocutore libico, il generale della Cirenaica, Khalifa Haftar, sotto la regia dell’inviato speciale Onu, Ghassan Salame’. Di fatto ripercorrendo la strada di alleanze iniziata dalla Francia di Macron. In realtà i contatti sono già stati avviati e, in questo contesto, rientra anche la possibilità di un cambio di ambasciatore a Tripoli, visto che l’attuale, Giuseppe Perrone, ufficialmente in “ferie”, è stato considerato da Haftar e dal parlamento di Tobruk “persona non gradita” per aver sostenuto pubblicamente quella che, al momento, resta la posizione ufficiale di Roma: l’impossibilità di tenere le elezioni, presidenziali e legislative, il 10 dicembre 2018, come vorrebbe Haftar, sostenuto da Francia ed Egitto.
Stamattina a Bengasi, è arrivato il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, per un incontro con Haftar. Un colloquio, ha spiegato la Farnesina, incentrato sul “dialogo politico inclusivo” e “con tutti gli interlocutori per una Libia unita e stabile”. L’obiettivo della missione del ministro, anche la condivisione di obiettivi e finalità della conferenza internazionale di novembre. La missione di sostegno delle Nazioni Unite nel Paese (Unsmil) ha tenuto domenica a Zawiya una riunione per discutere il consolidamento del cessate il fuoco tra le milizie rivali di Tripoli, raggiunto il 4 settembre dopo 9 giorni di battaglia nella capitale, che hanno causato una sessantina di morti. Tutte le parti si sono impegnate a rispettare la tregua e istituire un meccanismo di monitoraggio e di verifica dell’accordo sul campo, avviando inoltre diversi colloqui sulle misure di sicurezza nella zona della capitale e nei dintorni.
Ma proprio nelle stesse ore è arrivato un attacco al quartier generale della la compagnia petrolifera libica (Noc) a Tripoli, a sferrare l’offensiva è stato un commando di almeno sei uomini armati, che sono stati tutti uccisi dopo aver causato la morte di due guardie di sicurezza e una decina di feriti. Almeno tre attentatori, si sarebbero fatti saltare in aria con cinture esplosive, mentre gli altri penetravano all’interno dell’edificio. Il Presidente della Noc, Mustafa Sanallah, anche lui presente all’interno della sede al momento dell’irruzione, ha dichiarato che “tutti i dipendenti sono stati tratti in salvo”, ignorando il decesso delle due guardie. Le Forze di Deterrenza Rada, che sono intervenute penetrando nell’edificio, hanno fatto sapere che la responsabilità dell’attacco è da attribuire allo Stato islamico.
Il presidente del Governo di accordo nazionale libico con sede a Tripoli, Fayyez al-Serraj, ha dichiarato che i terroristi “hanno approfittato degli ultimi scontri tra fratelli” e hanno avuto l’occasione di intrufolarsi per compiere l’attentato. La presidenza libica ha sottolineato, inoltre, la necessità di “serrare i ranghi per combattere insieme ed estirpare il cancro del terrorismo”. Serraj, condannando l’attacco, ha garantito “un’approfondita indagine per scoprire i colpevoli e i mandanti”.

LINEA MORBIDA

conte salvini di maioIl cambio di rotta è quantomai repentino. Nel giro di poco tempo il programma rivoluzionario del governo è diventato un mero ricordo. È Salvini a dettare la nuova linea. “Intendiamo presentarci ai mercati e all’Europa con una legge di bilancio seria che faccia crescere l’economia di questo paese nel rispetto di tutti i vincoli Ue. È chiaro che non faremo tutto subito, né gli italiani se lo aspettano. Ci saranno opzioni a un anno, a due anni e a tre anni“. Il leader leghista e vicepremier Matteo Salvini, intervistato dal Sole 24 Ore, allunga i tempi per la realizzazione delle promesse elettorali e conferma la nuova linea morbida nei confronti di Bruxelles inaugurata martedì sera. Oggi a Palazzo Chigi si è svolto il vertice di maggioranza tra il premier Giuseppe Conte e i suoi due vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Tra i temi al centro della riunione, le priorità della manovra economica. Sono presenti anche il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, quello dell’Economia, Giovanni Tria, e quello degli Affari Europei, Paolo Savona. Moavero viene dalla scuola di Mario Monti a da sempre vede nell’Europa l’unico faro da seguire. Non a caso fu ministro per gli affari europei durante il governo del professore ora Senatore a vita, con il compito di recepire quanto veniva da Bruxelles per portarlo pari pari al consiglio dei ministri.

Il presidente del Consiglio Conte ogni tanto si ricorda di essere alla guida del Governo e si lascia andare in qualche dichiarazione. Solitamente lo fa quando deve tranquillizzare i mercati. “Nell’incontro di questa mattina – ha detto – abbiamo continuato a lavorare alla manovra economica e ci aggiorneremo anche domani. Stiamo approfondendo tutti i dettagli per varare un piano finanziario che tenga i conti in ordine e che consenta al Paese di perseguire un pieno rilancio sul piano economico-sociale: la nostra sarà una manovra nel segno della crescita nella stabilità”. “Stiamo lavorando alle riforme strutturali a favore della competitività del sistema-paese che saranno parte qualificante del Piano nazionale Riforme e, quindi, parte integrante della manovra economica”, ha affermato il premier in una nota diffusa al termine del vertice.

Salvini, dopo aver incassato un ricco bottino, almeno nei sondaggi, grazie alla spregiudicata politica sui migranti, si incarica di apparire rassicurante soprattutto dopo l’impennata, ora fortunatamente in fase di rientro, dello spread. Ora infatti il leader della Lega parla di rispetto degli impegni con l’Europa. Parole apprezzate subito dopo da un quasi incredulo presidente degli industriali Vincenzo Boccia. Salvini deve gestire il suo bottino di voti: le elezioni europee sono dietro l’angolo e in caso di crisi finanziaria avrebbe tutto da perdere. Di Maio ha il problema opposto: il decreto dignità non ha portato i risultati sperati e ora ha bisogno di una levata d’ingegno per risalire nei sondaggi. Per l’M5S la legge finanziaria è l’ultima occasione prima di giugno per tornare ad essere competitivi nei confronti dell’alleato di governo. Ma i temi tanto cari al Movimento, come il reddito di cittadinanza sui cui il movimento ha lucrato gran parte dei consensi, sono ancora lontani dall’entrare nella agenda di governo. Comunque anche Di Maio cerca di mostrare un volto rassicurante. Lo spread evidentemente ha lasciato un segno. “La prossima manovra – ha detto – manterrà i conti in ordine ma sarà coraggiosa: rassicurerà i mercati, ma anche le famiglie che hanno bisogno, i cui figli non trovano lavoro”. E ancora: “Non c’è contrapposizione con il ministro Tria, c’è lavoro di squadra”. E rispondendo ai cronisti che gli chiedono se la manovra manterrà il tetto del 2%, afferma: “Faremo una manovra che ridarà il sorriso agli italiani e che manterrà i conti in ordine” ha detto Di Maio. Sembra un poco la storia della botte piena e della moglie ubriaca…

Ginevra Matiz

FEDELI ALLA LINEA

c0b9915a-bad4-4db1-807a-7e8083f3d0c3_largeNel Governo del Cambiamento ci sono due figure che rappresentano le radici dei vecchi Esecutivi: Giovanni Tria e Enzo Moavero Milanesi, gli stessi che in questi ultimi mesi hanno frenato le esternazioni dei due Vicepremier. Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha recentemente ripreso sia Di Maio sostenendo che “pagare i tributi all’Ue è un dovere”, sia Salvini affermando che “anche noi siamo stati migranti nel mondo”. In queste ore il ministro Moavero è a Vienna per una due-giorni dall’agenda particolarmente intensa che include una riunione informale (Gymnich) dei Ministri degli Esteri dell’Unione Europea: in agenda, su richiesta Italiana, le migrazioni nel Mediterraneo, la missione europea Sophia e la revisione del suo “Piano Operativo”. Non sarà facile recuperare credito per un’Italia che ultimamente è sempre in lite con l’Europa. L’Osce può favorire una sicurezza sostenibile e effettiva in Europa, “che dovrebbe essere la nostra stella polare”. Lo ha affermato oggi il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi, rivolgendosi al Consiglio permanente dell’Osce a Vienna. Moavero ha ribadito l’impegno dell’Italia “per promuovere il dialogo e rafforzare la sicurezza collettiva, da Vancouver a Vladivostok”. Nella giornata di oggi, Moavero ha inoltre incontrato a Vienna il segretario generale dell’Osce, Thomas Greminger. Durante il colloquio, Moavero e Greminger hanno discusso proprio delle priorità della presidenza in esercizio italiana in vista del 25mo consiglio ministeriale dell’Osce che si terrà a Milano il 6 e 7 dicembre.
Ma a fare i conti con i due Vicepremier è proprio l’uomo incaricato di tenerli, Giovanni Tria. Non è solo la Borsa di Milano passata, nel giro di pochi mesi, da essere maglia rosa a essere maglia nera sul mercato azionario continentale (bruciando 80 miliardi in pochi giorni), a preoccupare il ministro del Tesoro, ma anche al continua messa in discussione di un’Europa fuori dalla quale l’Italia rischia il baratro. “L’Italia è un Paese affidabile: ha già adottato misure in tal senso e altre ne prenderà all’insegna della stabilità”, è quanto afferma il ministro dell’Economia Giovanni Tria in Cina tracciando un quadro ben definito e rassicurante agli investitori cinesi nella ricca giornata d’incontri tra banche e grandi fondi sovrani (Cic, Safe, National Social Security Fund e Silk Road Fund), già legati all’Italia. Alla base di tutto il ministro ha indicato l’integrazione piena nell’area dell’euro, che non è in discussione.
Dopo aver ricevuto il ‘regolo sulle dita’ per aver evocato l’eventualità di superare il tetto del 3% di deficit/Pil per finanziare una manovra espansiva, Di Maio prova a conciliarsi con il ministro delle Finanze: “Ogni giorno, costantemente, vengo messo in contrapposizione con il ministro Tria. Voglio cogliere l’occasione per dire che questo governo ha piena fiducia nel presidente del Consiglio Giuseppe Conte che coordina la linea economica del governo e nel ministro dell’Economia Giovanni Tria che porta avanti la linea economica del governo perché questa linea è dentro il contratto e sia Conte che Tria portano avanti la linea economica del contratto”.
Tuttavia anche da Palazzo Chigi si avvertono i primi malumori per le iniziative dei due Vice presidenti. Dopo aver ribadito che «l’Italia è lontana» dal gruppo dei paesi dell’est Europa che picconano l’Unione mentre ne divorano i miliardi ricevuti, il Presidente Giuseppe Conte esce definitivamente dall’angolo in cui è stato messo.
“Questa gara io non la reggo. O si cambia, o è impossibile andare avanti”. Giuseppe Conte chiama Giancarlo Giorgetti, si incontrano nello studio del premier. Un vertice di governo segreto, di svolta. Il capo dell’esecutivo considera “insostenibile” il braccio di ferro permanente tra Lega e Cinquestelle, questa “rincorsa” tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio che, si lamenta, produce un solo effetto: “Scredita il presidente del Consiglio”. E rischia di farlo saltare, assieme al resto del governo. “C’è un problema di metodo”, ammette il sottosegretario alla Presidenza, che per vocazione ricuce conflitti e si sta ritagliando il ruolo di baricentro unico della maggioranza.

Legge di bilancio, una manovra azzardata

ministero-economia-1Il premier Giuseppe Conte ha riunito i principali ministri del governo a Palazzo Chigi per avviare il cantiere della legge di Bilancio, mentre le vendite sui titoli di Stato italiani hanno portato lo spread con la Germania fino a toccare i 270 punti base.

Nel pomeriggio, il responsabile dell’Economia Giovanni Tria, si è detto soddisfatto dell’esito del lavoro, spiegando che gli obiettivi di bilancio sono compatibili con l’avvio di flat tax e reddito di cittadinanza, cavalli di battaglia di Lega e M5S. La dichiarazione del ministro Tria è stata in controtendenza a quanto ha dichiarato fino a pochi giorni fa nonostante la congiuntura manifesta segnali in rallentamento.

Il presidente del Consiglio, in una nota diffusa dopo la riunione, ha detto: “Oggi abbiamo deciso la programmazione economico-finanziaria che presenteremo nel prossimo mese di settembre”.

Al vertice hanno partecipato il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giancarlo Giorgetti (Lega), il vicepremier Luigi Di Maio (M5s), i ministri dell’Economia Giovanni Tria, degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, per gli Affari europei Paolo Savona ed Elisabetta Trenta.

Il leader della Lega Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, era assente perché impegnato a Milano Marittima.

Conte ha spiegato: “Abbiamo operato una ricognizione dei vari progetti di riforma che consentiranno all’Italia di avviare un più robusto e stabile processo di crescita economica e di sviluppo sociale, rendendosi più competitiva sul mercato globale. Abbiamo esaminato i mutamenti del quadro macro-economico e le condizioni del bilancio a legislazione invariata”.

Ieri, in Borsa, la mattinata è iniziata male per i titoli italiani. Alcuni trader e analisti hanno spiegato il rialzo dei rendimenti in atto già da ieri con il perdurare dei timori sulla tenuta del governo e del bilancio pubblico.

Dal picco di 270 punti, il differenziale di rendimento tra Btp e Bund decennali è sceso a quota 251, comunque sopra i 246 di ieri. Il tasso sul benchmark a 10 anni è al 2%.

Christoph Rieger di Commerzbank ha commentato: “Il timore è che Tria sia costretto alle dimissioni, evento che porterebbe alla fine del governo, a nuove elezioni e ad un ulteriore rafforzamento della Lega. L’alternativa, sempre sgradita al mercato, è che il governo vari un bilancio in contrasto con le norme europee e apra un conflitto con la Commissione”.

Salvini, intervistato da Sky, escludendo scenari di crisi, ha detto: “La legge di Bilancio conterrà primi passi su Flat tax, smontaggio della legge Fornero e stralcio delle cartelle esattoriali. Abbiamo un’economia salda. Tanti investitori esteri non vedono l’ora di investire da noi”.

Tria ha confermato in Parlamento l’intenzione di aumentare il deficit del 2019, visto nel Def di aprile allo 0,8% del Pil in termini tendenziali, senza rivedere in peggio il saldo strutturale, calcolato al netto del ciclo e delle una tantum. Il mese scorso, due fonti vicine alla situazione hanno riferito a Reuters che il governo potrebbe alzare il deficit/Pil 2019 all’1,3 o all’1,4%. Ma nella maggioranza e nel governo c’è anche chi spinge per obiettivi più ambiziosi.

Savona ha proposto di negoziare con l’Europa margini in bilancio sufficienti a finanziare 50 miliardi di investimenti pubblici.

Il quadro è reso incerto anche dalla congiuntura economica meno favorevole del previsto. Il Pil nel secondo trimestre è cresciuto di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali dopo il +0,3% del primo. Ed Istat ha avvertito che prosegue l’attuale fase di contenimento dei ritmi di crescita economica.

Il Def stima un Pil a +1,5 nel 2018 e a +1,4 nel 2019, contro rispettivamente l’1,2 e l’1% indicati dal Fondo monetario internazionale il 16 luglio. Il governo aggiornerà il quadro macro e obiettivi di bilancio a fine settembre. La manovra sarà presentata al Parlamento e Commissione europea nel mese di ottobre.

Dunque, nella prossima finanziaria verrebbero inserite, nonostante le frenate fatte dal Tesoro, nei giorni scorsi, anche la flat tax e il reddito di cittadinanza, i due cavalli di battaglia dei gruppi di maggioranza del governo guidati da Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Più avanti si vedrà se questo accordo, che vede la Lega e il Movimento 5 Stelle su posizioni sensibilmente diverse, riuscirà a tenere nonostante le pressioni dell’Unione europea, le esigenze di bilancio e le incursioni in parlamento.

Ieri pomeriggio, è durato in tutto un paio d’ore l’incontro sulla manovra economica che dovrà essere presentata in autunno, e dopo il ritorno dalle ferie estive sarà il principale scontro politico.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, subito dopo le parole di Tria, ha twittato: “L’Italia sta morendo di tasse. Nella prossima manovra economica parte la rivoluzione fiscale. A qualcuno all’estero non PIACERÀ? Pazienza, non ci faremo fermare da qualche rimbrotto”.

In un video pubblicato su Facebook, Matteo Salvini ha anche detto: “Non mi interessa se qualcuno all’estero dice che non si può fare, si dovrà fare. Questo è il governo del cambiamento: non ha paura di due rimbrotti e minacce che arrivano da qualche parte”. Poi ha elencato le priorità: “Riduzione delle tasse, revisione della Fornero, stralcio delle cartelle fiscali di Equitalia e pagamento dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti dei privati”.

Il deputato di Forza Italia, Renato Brunetta, in una nota, ha dichiarato: “Il vertice tra rappresentanti del governo tenutosi oggi sui contenuti della prossima legge di bilancio non ha per nulla risposto alle domande che il mondo politico e i mercati avevano posto all’esecutivo guidato da Giovanni Conte. Stando ai comunicati rilasciati a margine dell’incontro, sembrerebbe essere prevalsa la linea anti-europeista dei vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che prevede l’introduzione, già nella prossima manovra, del reddito di cittadinanza, della flat tax e l’abolizione della legge Fornero, da finanziare attraverso un maxi ricorso al deficit pubblico. Sembra quindi che il governo intenda procedere nella sua azione di sfida aperta alla commissione europea, alla quale chiede di sforare i parametri europei di finanza pubblica, incurante del monito del ministro dell’Economia Giovanni Tria, il quale ha detto apertamente che i soldi per finanziare il faraonico programma economico giallo-verde non ci sono per nulla. Questo atteggiamento non farà altro che spargere ulteriore benzina sul fuoco dei mercati finanziari, che si attendevano parole ben diverse, di rassicurazione sui conti pubblici che, però, non sono arrivate. Non ci resta, a questo punto, che aspettarci un altro round di svendite dei nostri titoli di Stato”.

Intanto, anche quest’anno ad agosto sarà sospeso l’invio delle cartelle e delle comunicazioni fiscali ad agosto. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha detto: “Nell’ottica di una sempre maggiore attenzione verso i cittadini, l’amministrazione finanziaria ha deciso di sospendere ad agosto l’invio di oltre un milione di atti. È un segno di riguardo nei confronti dei contribuenti, con l’obiettivo di ridurre al minimo eventuali disagi in un periodo particolare dell’anno. Saranno invece comunque avviati gli atti cosiddetti inderogabili. L’amministrazione non sospende ovviamente la sua attività interna ma si muove in una logica di buon senso e di semplificazione dei rapporti con famiglie, imprese e professionisti”.

Per realizzare il programma, il governo giallo-verde, dunque, avrebbe trovato i 50 miliardi necessari seguendo il percorso indicato da Savona. Così il ministro dell’Economia Giovanni Tria avrebbe dato il via libera. Non sappiamo se la Commissione dell’UE ha dato il via libera alla richiesta del governo Conte che ha delineato la nuova legge di bilancio. Inoltre, sulle prospettive congiunturali influirà l’effetto dei dazi, ma anche la cessazione del Qe della Banca Centrale Europea. Già si stanno manifestando i primi segnali di rallentamento sull’economia europea ed anche su quella italiana.

In sintesi, nella migliore delle ipotesi, è una manovra molto azzardata, che si appresterebbe a varare il governo giallo-verde. Va ricordato, inoltre, che per ogni rialzo dello spread pari a cento punti base (cioè 1%), gli italiani pagheranno un costo aggiuntivo di 18 miliardi per interessi sul debito pubblico.

Salvatore Rondello

CORTOCIRCUITO

Italian Prime Minister Giuseppe Conte talks with Foreign Minister Enzo Moavero Milanesi during his first session at the Lower House of the Parliament in Rome, Italy, June 6, 2018. REUTERS/tony Gentile

REUTERS/tony Gentile

Arrivano le anticipazioni del Financial Time sulle proposte che la Commissione Europea presenterà martedì sul tema ‘migranti’ e con esse l’ennesimo cortocircuito tra la linea del Presidente del Consiglio e il suo Vicepremier Salvini.
La Commissione europea prevede un sostegno finanziario di 6mila euro a migrante per i Paesi Ue che accoglieranno i profughi, ma anche “Centri controllati” all’interno della Ue per migliorare il processo di distinzione tra migranti che hanno diritto alla protezione internazionale e migranti irregolari che non hanno il diritto di rimanere nell’UE. E accordi regionali di sbarco, anche con i paesi non Ue, in stretta cooperazione con l’Oim e l’Unhcr. I 6mila euro per persona più 500 euro per i costi di trasferimento contenuti nei ‘Concept Papers’, sottolineano fonti Ue, costituiscono l’incentivo finanziario previsto per ogni migrante ricollocato, cioè trasferito da uno Stato Ue (l’Italia, poniamo) in un altro (la Germania, per esempio), e non la somma che andrebbe al Paese in cui il migrante è sbarcato. Tutti i costi saranno coperti dal Bilancio dell’UE. L’elaborazione delle domande per determinare lo stato della persona dovrà essere “rapida, sicura ed efficace” per ridurre il rischio di movimenti secondari
“Se vogliono dare soldi a qualcun altro lo facciano, l’Italia non ha bisogno di elemosina” commenta il ministro dell’Interno Matteo Salvini respingendo al mittente la proposta dell’Ue riportata dal Financial Times. “L’ipotesi non esiste – ha detto Salvini a margine della visita del sacrario dei Vigili del fuoco – anche perché nel corso del tempo ogni richiedente asilo costa tra i 40mila e i 50mila euro”. Dunque Bruxelles, ha aggiunto il ministro, “l’elemosina se la può tenere. Noi vogliamo chiudere i flussi in arrivo per smaltire l’arretrato di centinaia di migliaia di presenze. Non chiediamo soldi ma dignità e ce la stiamo riprendendo con le nostre mani”.
Per il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte invece si tratta di una buona proposta: “Ho letto le anticipazioni” della proposta Ue e “ricavo che ci sono cose molto interessanti che vengono incontro a quello che avevo esplicitamente richiesto, per esempio si ragiona di cabina di regia che poi prelude ad una risoluzione più organica della gestione del problema”. e lo dice in conferenza stampa a Palazzo Chigi. Poi sulla replica del vicepremier Salvini Conte spiega: “Rientra nell’impostazione della proposta italiana che non è mai stata fatta una questione di soldi”
“Dalle anticipazioni” – ha sottolineato però – “ricavo che ci sono cose interessanti che vengono incontro a quanto ho richiesto nelle lettere a Juncker e Tusk”.
Il documento diffuso dalle autorità comunitarie è stato stilato per recepire le indicazioni giunte dal Consiglio europeo di giugno a proposito della gestione dei flussi migratori. In quest’ottica, i Commissari europei prevedono di dare l’avvio, il prima possibile, a una fase pilota per testare il meccanismo dei “centri controllati”. La Commissione avrà inoltre il ruolo di entità coordinatrice tra gli Stati membri, come misura provvisoria fino a quando non sarà possibile istituire un sistema completo nel contesto della riforma del diritto di asilo.
Nel Coreper (il Comitato dei Rappresentanti Permanenti presso l’Ue) di domani, gli ambasciatori dei Paesi Ue dovrebbero discutere il concetto di ‘centri controllati’ sul territorio dell’Unione Europea e la “possibilità” di utilizzare “rapidamente” un quadro “temporaneo” per gli sbarchi di coloro che vengono salvati in mare. Seguirà, il 30 luglio a Ginevra, un incontro con Oim e Unhcr. Solo una volta che i Paesi dell’Ue avranno trovato un approccio comune, spiega la Commissione, si inizieranno i contatti in merito con i Paesi terzi interessati (che per ora non vengono nominati esplicitamente, per motivi di opportunità politica).
Sulla proposta Ue è intervenuto anche il ministro Moavero Milanesi. “Nel giro di qualche settimana si arriverà alla modifica delle regole operative della missione militare europea Sophia che dovrebbe porre fine allo sbarco delle persone salvate in un unico Paese”. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri italiano dopo aver incontrato a Berlino il collega tedesco Heiko Maas. Nel frattempo, ha aggiunto il ministro, “l’Italia garantirà l’approdo nei propri porti di tutte le persone salvate”. Per il Capo della Farnesina quindi la soluzione proposta dall’Ue è un buon inizio.
“Non si tratta di una nuova missione – ha specificato Moavero – ma di nuove regole nelle quali l’operazione Sophia deve continuare”. La modifica di “Sophia” è stata tra le questioni principali poste dal premier Giuseppe Conte in una lettera inviata ai vertici di Bruxelles per uscire dall’isolamento nella gestione dei sbarchi dal Nord Africa. La missione, nata nel 2015 per contrastare le attività dei trafficanti di esseri umani, prevede che tutti i migranti soccorsi dalle navi europee vengano sbarcati in Italia. Per Roma questa situazione non è più sostenibile, ma nei giorni scorsi dall’Ue sono arrivati segnali d’apertura alla possibilità di una revisione strategica della missione entro poche settimane.
Ma tornando al Governo è ormai sempre più evidente sia lo scollamento tra le posizioni, sia lo scavalcamento di Salvini in ruoli e posizioni che non competono il Viminale. Moavero Milanesi ha rassicurato l’apertura dei porti ad agosto, ma già in passato ha sfidato la linea di Salvini: “Non ci sfiliamo dagli impegni internazionali, siamo pienamente dentro e non intendiamo muoverci al di fuori del quadro di diritto internazionale, quando anche europeo“.
Ma a sfidare Salvini è anche il Capo del dicastero di via XX Settembre. Dopo aver frenato le ‘iniziative’ ballerine e promesse su pace fiscale, flat tax e riforma pensioni, Giovanni Tria ha risposto alle richieste di Salvini di incontrare i candidati per le nomine Rai: “Dato che condividiamo tutti tutte le nostre decisioni se c’è necessità di qualcuno di incontrare chiunque per rafforzare le proprie convinzioni questo non significa che condizioni alla fine le scelte del ministro competente. Si usa condividere le cose e poi ognuno si prende le proprie responsabilità”.
Così mentre Di Maio continua a perdere colpi a favore della Lega e Conte prende posizioni contrarie a quelle di Salvini, gli unici che sembrano opporsi e mettersi di traverso sono politici di ‘vecchia data’ e con trascorsi nelle cariche istituzionali come Giovanni Tria e Enzo Moavero Milanesi.

Salvini chiude i porti alla nave della Guardia costiera

guardia costiera diciottiIl Ministro degli Interni alza i toni sull’immigrazione e arriva a bloccare la nave della Guardia costiera, la Diciotti, che nella notte ha preso a bordo i 66 migranti soccorsi lunedì da un rimorchiatore battente bandiera italiana al largo delle coste della Libia. La nave italiana Vos Thalassa, un rimorchiatore a servizio di piattaforme petrolifere è, infatti, intervenuta ieri sera per recuperare una sessantina di migranti e “ha anticipato l’intervento della guardia costiera libica che era già stata allertata”. Ma successivamente la nave ha lasciato i migranti a una nave della guardia costiera italiana, la Diciotti. Adesso però la nave non si sa dove potrà attraccare, il Viminale che ha dato indicazioni sul porto d’arrivo dell’imbarcazione della Guardia costiera.
“Orgoglioso della Guardia Costiera italiana – scrive su twitter il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli – che con nave Diciotti ha preso a bordo 60 migranti che stavano mettendo in pericolo di vita l’equipaggio dell’incrociatore italiano Vos Thalassa. Ora avanti con indagini per punire facinorosi”.
Ci sarebbe stata una rissa delle minacce sull’incrociatore e secondo alcune alcune ricostruzioni, sembra che la reazione violenta fosse stata condizionata dall’annuncio che i migranti sarebbero stati trasferiti ai libici, che li avrebbero riportati in Libia, paese dove vengono compiute sistematiche violazioni dei diritti umani. L’equipaggio della Vos Thalassa – tutto composto da italiani – è stato minacciato da alcuni migranti soccorsi all’arrivo in zona di una motovedetta libica. La linea del governo è però difficile da conciliare con le normative internazionali, europee e nazionali in vigore. I migranti a bordo della Diciotti, infatti, si trovano già in territorio italiano e il loro respingimento automatico è vietato: le norme internazionali, quelle dell’Unione Europea e anche quelle italiane garantiscono loro la possibilità di richiedere una qualche forma di protezione.
E mentre si annuncia che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte coordinerà un vertice con Salvini, Trenta, il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli e il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi sulla situazione migranti. Tuttavia Salvini non c’è perché è in visita alla baraccopoli di San Ferdinando, in Calabria, dove è stato contestato dai migranti che lui attacca quotidianamente.
Per cercare di giustificare i toni continui da ‘campagna elettorale’ del Capo del Viminale il ministro Moavero Milanesi ha dichiarato: “Salvini è anche leader politico e quindi usa un linguaggio da leader politico, il ministro degli Esteri non ha una forza politica e usa un linguaggio di tipo più istituzionale, ma non vedo differenze tra noi. In tutta franchezza non credo ci siano divergenze di posizione in seno al governo. Mi confronto quotidianamente con i colleghi. Sulla migrazione c’è un contatto quotidiano tra il ministro degli Esteri e ministro degli Interni”.
Nel frattempo il governo italiano cerca di smussare le divergenze emerse nelle ultime ore tra M5S e Lega sulle missioni internazionali – a partire da quella Sophia – e, in un vertice a Palazzo Chigi prepara il documento che il vicepremier Matteo Salvini porterà mercoledì alla riunione dei ministri dell’Interno nella città tirolese di Innsbruck, il primo summit in assoluto sotto la presidenza austriaca. Un summit al quale il governo italiano, rappresentato da Salvini, si recherà compatto su tre punti innanzitutto, il rafforzamento delle frontiere esterne, il “niet” ai movimenti secondari e un incremento degli aiuti alla Libia.

Nato-Italia. Dietro la facciata restano i nodi al pettine

Visit by the NATO Secretary General to Italy

Un giro di orizzonte molto interessante, un incontro “eccellente”. Queste le parole del Segretario Generale della Nato dopo il faccia a faccia con il nuovo Premier italiano, Giuseppe Conte.

La visita di due giorni in Italia di Jens Stoltenberg, domenica e lunedì appena trascorsi, ha così registrato il primo contatto diretto tra Bruxelles ed i massimi esponenti del nuovo esecutivo M5S-Lega, che diverse preoccupazioni, specie per estemporanee sortite di alcuni dirigenti politici in campagna elettorale, aveva, non soltanto sotterraneamente, suscitato nel quartier generale di Bruxelles, come anche oltreoceano.

A Palazzo Chigi, nelle dichiarazioni alla stampa, si sono, invece, ascoltati molti, reciproci complimenti. Dal Segretario della Nato a Conte per l’alto incarico ricevuto, e per essere stato rassicurato sulla conferma da parte italiana del significativo ruolo di Roma nell’Alleanza Atlantica, con soprattutto la riaffermazione degli obblighi assunti.

Dal Presidente del Consiglio a Stoltenberg per l’attenzione ed il riconoscimento da parte Nato della professionalità dei nostri militari protagonisti nei diversi teatri e missioni, specie in Kosovo, così come per l’impegno di Roma, in via di puntualizzazione, ad adeguare il contributo finanziario all’organizzazione. Una sollecitazione, quest’ultima, peraltro giunta nuovamente ed in forma frizzante quanto ruvida, via Twitter e non solo, dopo il burrascoso G-7 canadese, a tutti i 28 alleati dal Presidente statunitense, Donald Trump.

Nelle dichiarazioni alla stampa, però, emergeva naturalmente una serie di sottotesti, ben oltre la riaffermazione di una efficace difesa alleata rispetto alle minacce globali del terrorismo internazionale e l’auspicio concorde che l’’hub’ regionale Nato per il Fronte Sud, il JFC di Napoli, possa essere pienamente operativo prima del prossimo vertice dell’Alleanza, fissato l’11-12 luglio nella nuova sede brussellese.

In effetti, le questioni reali da affrontare tra le due parti, verificando il grado di comprensione ed eventuali dissensi, erano sostanzialmente tre: la questione di un eventuale disimpegno italiano dall’Afghanistan, così come adombrato in vari momenti pre-elettorali da alcuni militanti grillini di alto rango (una poco chiara “revisione” di ‘Resolute Support’, ma anche della nostra presenza in Iraq).

In secondo luogo, la ripetuta richiesta di Lega e Cinque stelle di una riduzione, più o meno selettiva fino al superamento, delle sanzioni imposte alla Federazione Russa – esplicitata in modo soft nelle dichiarazioni programmatiche in Parlamento del Premier Conte, ma ben più nettamente nel ‘Contratto di governo’ tra i due partner governativi.

Ancora, la esigenza di porre la massima attenzione al bacino del Mediterraneo, con l’auspicio pressante – a quanto si registra – del nuovo governo giallo-verde di una piena assunzione di responsabilità ed un più alto grado di cooperazione tra Nato ed Unione europea, in direzione della lotta al traffico di esseri umani e, dunque, di solidarietà e supporto alle difficoltà di Roma nel dissuadere al massimo l’attività migratoria, specie nei mesi estivi, dal Nord Africa verso le coste italiane.

Stoltenberg ha mostrato apertura e disponibilità sui temi proposti, ma riguardo i rapporti Nato-Mosca, deterioratisi grandemente a partire dalla vicenda dello status della Crimea del 2014, ha puntualizzato di voler sempre operare in direzione dell’approccio stabilito a suo tempo. Quindi, dosando opportunamente la doppia chiave comune per riaprire ed intensificare il dialogo con il Cremlino, ricordata ed apprezzata anche dal Presidente del Consiglio italiano: rigore e “fermezza” nella difesa dei principii essenziali degli standard democratici non rispettati – secondo gli alleati occidentali – da Mosca, e contemporanea apertura di tutti i canali di comunicazione e dialogo per migliorare le relazioni bilaterali (e segnatamente quelle commerciali – e della “società civile” per Conte – a cui i due alleati del governo di Roma tengono molto) e multilaterali dei 29 con la Russia.

Il Segretario Generale della Nato, nel suo giro di colloqui nella Penisola, si era incontrato con il nuovo titolare degli Esteri, il tecnico ben conosciuto a livello internazionale e già agli Affari Europei con il governo Monti, Enzo Moavero Milanesi, e dopo il vertice con Conte, a Via XX Settembre, con la neo Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta ed il Capo di Stato Maggiore, Generale Claudio Graziano, ed i vertici militari, peraltro già visti in ‘prima assoluta’ alla Ministeriale dell’Alleanza dello scorso venerdì 8, in Belgio. Per comprendere quali tra le issues particolarmente care al nuovo esecutivo di Roma avranno un concreto seguito, al momento, bisognerà soltanto attendere la riunione di luglio dei Capi di Stato e di Governo della Nato.

Roberto Pagano