L’ACCORDO

libia

Molto importante è la notizia che apprendiamo adesso, alle ore 19,16 sull’esito della riunione odierna dell’Usmil: le milizie libiche che si stanno scontrando a Tripoli hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco. La Missione di supporto delle Nazione Unite in Libia (Unsmil), in un tweet, ha confermato che sotto l’egida dell’inviato dell’Onu, Ghassan Salamè, è stato raggiunto un accordo. Auspichiamo che sia un accordo pacificatore di lunga durata.

Dopo che gli  eventi in Libia sembravano precipitati nel caos, con gli scontri di stamattina tra milizie rivali a Tripoli che hanno costretto il governo di Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, a proclamare lo stato di emergenza. Si paventavano dei  risvolti negativi anche per l’Italia. I principali rischi in gioco sono: immigrazione, energia e intervento militare.

Raffale Marchetti, esperto in relazioni internazionali e docente alla Luiss di Roma, in un’intervista, ha spiegato elencando alcuni rischi possibili per il nostro Paese: “La situazione si è deteriorata in questi ultimi giorni ma può ancora rientrare e stabilizzarsi. La crisi libica potrebbe far saltare gli accordi sui migranti, avere delle ricadute sul settore energetico e, nel peggiore degli scenari, richiedere un intervento militare sul territorio. C’è poi anche il pericolo di un ritorno dello  spettro del terrorismo in quanto, in un paese destabilizzato è facile che attecchiscano gruppi terroristici. Con la crisi in Libia è in ballo la questione dei flussi migratori. A stento siamo riusciti a instaurare un rapporto di cooperazione con il governo di Tripoli. Se questo cadesse i flussi ricomincerebbero. Il rischio è che gli sbarchi nel nostro Paese, diminuiti di oltre l’80% rispetto al 2017, potrebbero tornare ai livelli precedenti. Inoltre, l’Italia dovrebbe trovare un nuovo interlocutore e avviare nuovi negoziati, dando così inizio ad un processo lungo e complesso. L’instabilità libica potrebbe avere degli effetti negativi anche sul fabbisogno energetico italiano. L’Italia importa parte delle risorse naturali dalla Libia. Se la situazione dovesse complicarsi anche le risorse verrebbero messe in discussione  con ricadute finanziarie ed economiche sul nostro Paese. L’Italia ha delle scorte energetiche ma, nel caso in cui la crisi libica dovesse prolungarsi, dovrebbe trovare delle fonti alternative. Il governo italiano, riferisce una nota di palazzo Chigi, continua a seguire con attenzione l’evolversi della situazione in Libia e ha già espresso pubblicamente preoccupazione nonché  l’invito a cessare immediatamente le ostilità. Per il momento quindi è  esclusa l’ipotesi di interventi militari sul territorio. Tuttavia, se la crisi libica diventasse una guerra vera e propria a livello internazionale, immaginando uno scenario estremo, l’Italia non potrebbe tirarsi indietro ma dovrebbe partecipare al conflitto”.

Mentre è in corso di redazione questo articolo, la situazione in Libia sta precipitando e necessita di azioni immediate.

Un   incendio è scoppiato presso la sede dell’ambasciata Usa  a  Tripoli, che si trova sulla via per l’aeroporto dove il conflitto armato è più aspro. La notizia è stata diffusa sul portale di notizie libico ‘Al Wasat’, che cita il portavoce dell’apparato libico per il soccorso e le emergenze, Osama Ali. Testimoni oculari hanno riferito ad Ali di un incendio presso la sede dell’ambasciata. Il portavoce ha aggiunto che  la Protezione civile non è riuscita a raggiungere l’area a causa del fuoco intenso. La notizia è stata confermata dalla National Safety Authority libica, che ha fatto sapere che i camion dei pompieri si sono diretti sul posto per domare le fiamme, la cui origine è ancora non precisata.

Il numero delle vittime a Tripoli, sarebbe salito ad almeno 50 morti, tra cui civili. Sarebbe questo il bilancio parziale delle vittime degli scontri tra gruppi rivali a Tripoli. Ad aggiornare il bilancio è stato il ministero della Sanità libico, spiegando che ai morti si aggiungono anche almeno 138 feriti. Un bilancio con cifre in aumento con il passare del tempo. E’ stata prevista per oggi alle 14, ora locale, la riunione convocata dalla Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) con tutte le milizie protagoniste degli scontri per un dialogo urgente sulla situazione della sicurezza.

Prima, il portavoce della Commissione Ue, Maja Kocijanic, rispondendo alle domande sulle accuse dell’Italia alla Francia, ha detto: “I Paesi membri dell’Unione Europea mantengono una posizione unita sulla Libia. L’Alto rappresentante Federica Mogherini ha avuto ieri un colloquio telefonico con il rappresentante dell’Onu per la Libia, Ghassam Salamé, ribadendo il pieno sostegno dell’Ue, concordato da tutti i Paesi membri, per arrivare ad una soluzione duratura della crisi in Libia, nella convinzione che solo un processo politico può portare ad una soluzione stabile, complessiva e sostenibile della crisi. I Paesi membri discutono regolarmente della crisi in Libia nel contesto di questi sforzi e mantengono una posizione unita su questo”.

A quanto si apprende da qualche agenzia stampa,  Salamé dovrebbe riferire domani al Consiglio di sicurezza dell’Onu sugli ultimi sviluppi della situazione a Tripoli in collegamento dalla capitale.

Questo pomeriggio alle 17 si è svolto un vertice sulla Libia presieduto dal premier Giuseppe Conte. Alla riunione, precedentemente concordata sul tema dei migranti, parteciperanno tutti i ministri interessati per affrontare le problematiche dell’attuale situazione a Tripoli. Nel frattempo l’ambasciata italiana a Tripoli è rimasta aperta. Al momento, non ci sono stati problemi per i 430 italiani che si trovano in Libia e le attività dell’Eni non sono state coinvolte. Intanto, il ministro Moavero ha confermato la disponibilità a riferire in Parlamento sulla crisi libica.

Gli eventi in Libia che stavano precipitando hanno necessitato di decisioni su un piano internazionale affrontate con molta tempestività. E’ stato presa con urgenza una decisione comune in sede Onu: innanzitutto ci sono vite umane da salvare oltre agli equilibri internazionali.

Salvatore Rondello

AMICI COME PRIMA

macron-conte

Dopo che la tensione tra Francia e Italia era salita alle stelle, oggi si apre una tregua tra i due paesi con le cancellerie impegnate a far tornare i rapporti a un livello di normalità. Nella notte tra il presidente Conte e il presidente francese Emmanuel Macron vi è stata una lunga e cordiale telefonata. Confermata la visita di Conte che sarà domani a Parigi. Il presidente francese – si legge in una nota diffusa dall’Eliseo – nel corso del colloquio telefonico ha “sottolineato di non aver mai fatto alcuna dichiarazione con l’obiettivo di offendere l’Italia e il popolo italiano”. “Il Presidente francese – si legge in una nota – e il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno confermato l’impegno della Francia e dell’Italia a prestare i soccorsi nel quadro delle regole di protezione umanitaria delle persone in pericolo”.

Il presidente francese nel colloquio ha detto di “aver sempre difeso la necessità di una maggiore solidarietà europea con il popolo italiano”: lo si legge in una nota dell’Eliseo. “L’Italia e la Francia – prosegue la nota – devono approfondire la loro cooperazione bilaterale ed europea per condurre una politica migratoria efficace con i Paesi d’origine e di transito, attraverso una migliore gestione europea delle frontiere e attraverso un meccanismo europeo di solidarietà e di assistenza dei rifugiati”.

Con Macron, ha detto Conte, “siamo tutti e due consapevoli che Italia e Francia lavorino fianco a fianco, anche con gli altri partner Ue”. Conte è tornato sulla chiamata con il presidente francese: “c’è stato un chiarimento in cui ha precisato che le espressioni ingiuriose rivolte all’Italia e al popolo italiano” non erano state da lui pronunciate. Conte ha ribadito che i toni con Macron erano “molto cordiali”.

Il premier italiano ha anche ricordato che nell’incontro con Macron si parlerà anche della modifica “del Regolamento di Dublino, come pure dell’unione bancaria e monetaria”. “Quel che pensiamo – ha detto la ministra per gli Affari europei Nathalie Loiseau – è che l’Europa non sia stata abbastanza vicina all’Italia nella crisi migratoria. Il peso dell’accoglienza e dell’esame delle domande di asilo ha poggiato troppo sull’Italia, ci sarebbe voluta una presenza europea molto più forte. Bisogna mettere a punto un meccanismo europeo per aiutare l’Italia, un’idea che la Francia ha sempre difeso, e per fare questo dobbiamo lavorare insieme”.

Ma Di Maio continua a puntare i piedi e a fare i capricci: “Finché non arriveranno le scuse” dal Presidente francese Macron, “noi non indietreggiamo” aveva detto questa mattina il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, a Rtl, spiegando che “questo deve essere chiaro per questa vicenda e per il futuro” circa i prossimi tavoli che ci saranno in Europa. “È finita l’epoca in cui si pensava che l’Italia la puoi sempre abbindolare”, ha sottolineato. “Scuse o non scuse – ha detto il Ministro degli Interni Salvini – bado alla sostanza non alla forma. Bene il chiarimento con la Francia”. Mentre da Moavero, ministro degli etseri, i toni sono più pacati: “Tocca alla Francia vedere di riportare a toni più urbani le sue dichiarazioni sulla questione migranti”. “Per quanto riguarda invece le questioni di fondo – ha aggiunto Moavero – dobbiamo discuterne nelle sedi europee”.

Caso Mediaset, Schifani: «Se Berlusconi condannato, Pdl fuori dal governo»

Schifani-Berlusconi«Se Berlusconi fosse condannato all’interdizione dai pubblici uffici, sarebbe molto difficile che un Pdl acefalo del suo leader possa proseguire l’esperienza del governo Letta». Non usa mezzi termini il capogruppo Pdl al Senato, Renato Schifani in merito al caso Mediaset, che vede imputato Silvio Berlusconi, e sul quale la Suprema Corte si pronuncerà il prossimo 30 luglio. Il ministro degli Affari Europei Enzo Moavero ha assicurato sulla tenuta del governo Letta, mentre il segretario del Pd Gugliemo Epifani ha invitato a un chiarimento serio. Continua a leggere