Come nasce il ‘Caso Balzerani’. Fari sulla Lotta Armata

balzeraniTutto ha inizio il 9 gennaio scorso con il post che Barbara Balzerani pubblica sul suo profilo: “Chi mi ospita oltre confine per i fasti del 40ennale?”. Il riferimento dell’ex brigatista, ora scrittrice di romanzi, è riferito alla ricorrenza del quarantesimo anniversario del sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro, l’uno compiuto da un commando terrorista il 16 marzo 1978 e l’altro commessa il 9 maggio dello stesso anno. L’ironico messaggio desta la dura risposta di Raimondo Etro (Roma, 2 gennaio 1957) e di Enrico Galmozzi (Sesto San Giovanni, 5 luglio 1951), entrambi ex terroristi all’epoca militante della colonna romana delle Brigate rosse.
Il 14 gennaio Etro scrive una lettera all’ex brigatista: «Signora Barbara Balzerani, mi rivolgo a lei per “chiederle di tacere semplicemente in nome dell’umanità verso le vittime, inclusi quelli caduti tra noi”». La lettera è inviata anche a Giovanni Ricci, figlio Domenico, e all’ex deputato Gero Grassi, autore di molti libri sul “caso Moro” e membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul delitto Moro. Oggi Etro vende libri e francobolli su eBay, ma – dopo 16 anni di carcere per concorso nella strage di via Fani – si è dissociato dalla lotta armata. Così critica il commento “goliardico” della Balzerani, dichiarando di vergognarsi verso se stesso e di provare una “profonda pena verso di lei, talmente piena di sé da non rendersi neanche conto di quello che dice”.
Su Facebook interviene anche Enrico Galmozzi, ex terrorista e uno dei fondatori di Prima linea, che definisce Etro “uno psicopatico oltre che un ignobile pentito” e critica “la pasionaria” Balzerani di avere riacceso i riflettori sul caso Moro nel quarantennale del suo sequestro. Galmozzi, condannato a ventisette anni di carcere per gli omicidi di Enrico Pedenovi e di Giuseppe Ciotta, “è salito alla ribalta delle cronache anche per avere concepito i figli, con la compagna Giulia Borelli, nelle gabbie dell’aula bunker ricavata nell’ex carcere femminile di Santa Verdiana, durante il processo per le attività di Prima linea in Toscana”. Oggi Galmozzi è “grossista di scatole per gioielli a Milano”, ha scritto un libro Il soggetto senza limite. Interpretazione sul dannunzianesimo (Milano 1994) e un saggio introduttivo ad un altro Il nostro bolscevismo (Milano 1996), di M. Carli e pubblica post nel suo profilo con commenti amari e stravaganti: “incarno perfettamente il tipo medio di quella parte della mia generazione che ha assommato la rovina pubblica a quella privata. Studi interrotti, carriere professionali troncate o mai iniziate, progetti mai portati a termine, edificazione di profili incerti di soggetti senza arte né parte senza arte né parte ai quali i più sagaci di noi hanno pure trovato un nome accattivante: cognitariato. Praticamente chiunque non sappia fare un cazzo rientra nella categoria di cognitaro. In questo siamo sempre stati imbattibili: trovare nomi irresistibili per le minchiate che spariamo” (dal suo profilo).
Di questo mondo sbandato non è convinta la Balzerani, che è riuscita ad attirare sulla sua persona la stampa italiana, che da oltre tre mesi le dedica articoli quotidiani. Militante di primo piano della colonna romana delle Brigate rosse al tempo del sequestro Moro, ella viene cooptata l’anno prima nella direzione ed ospita Mario Moretti nella sua abitazione (P. Sidoni – P. Zanetov, Cuori rossi contro cuori neri. Storia segreta della criminalità di destra e di sinistra, Roma 2012, pp. 430 e 433). Partecipa all’agguato di via Fani, dove trovano la morte i cinque agenti della scorta del presidente Dc, e per questo viene condannata all’ergastolo nel primo processo Moro celebrato il 14 aprile 1982. Latitante dal marzo 1978, viene arrestata il 19 giugno 1985 ad Ostia, ma due anni partecipa ad un programma televisivo, concedendo un’intervista al giornalista Rai Ennio Remondino; nel 1993 manifesta “un profondo rammarico per quanti sono stati colpiti nei loro affetti a causa di quegli avvenimenti” e nel 2003 definisce “assolutamente improponibile” la lotta armata nella situazione odierna. Ma già dal 1995 usufruisce della legge Gozzini (art. 21) con l’uscita dal carcere al mattino e il rientro la sera, finché il 12 dicembre 2006 ottiene la libertà condizionale e nel 2011 ritorna libera.
Sulla base di queste notizie, bisogna sottolineare l’attenzione con cui la stampa italiana ha sempre prestato all’attività letteraria della Balzerani, che sembra godere di un immotivato privilegio giornalistico. Sul giornale “il Fatto quotidiano” (10 settembre 2014) Sciltian Gastaldi scrive che la Balzerani ha trascorso “21 anni di carcere” ed elenca i suoi libri, che sì sono “di poche pagine, ma non per questo di contenuto leggero ed inane”.
Il primo libro, forse anche il più famoso, è Compagna Luna (Feltrinelli, Milano 1998, pp. 140), che è stato al centro di una polemica tra Antonio Tabucchi (morto nel 2012) e Erri De Luca: il primo, fine scrittore e conoscitore della letteratura, stroncò il libro e minaccio l’editore milanese di scegliere i suoi libri oppure quelli della Balzerani, mentre il secondo difese l’esordiente scrittrice con riferimenti alla sua biografia (cfr. Il professore e la detenuta, “il Manifesto”, 14 luglio 1998). Non sembra, però, che entrambi abbiano colto l’inanità del volume, là dove ella scrive: “Eravamo un gruppo clandestino a cui non era consentito chiudere qualche sede, magari un giornale, restituire le chiavi al padrone di casa e aspettare, a qualche altro indirizzo, tempi migliori. Di quella guerra, che non aveva mai conosciuto il negoziato politico, avevamo introiettato la logica del tutto-niente, del vincere e morire. E in mezzo niente” (pp. 87-88). Basti solo la lettura di questo brano per convincersi come i brigatisti (o ex) professavano un’ideologia totalizzante, che – come dice giustamente Alessandro Orsini – “orientò i pensieri, i sentimenti e le azioni dei suoi militanti, in misura largamente indipendente rispetto alle condizioni politico-istituzionali in cui operarono” (cfr. Anatomia delle Brigate rosse, Soveria Mannelli 2010, p. 20). Dalle pagine del libro si coglie un odio viscerale che ricorda il “bellum omnium contra omnes” di memoria hobbesiana per la critica devastante contro l’intera società: terroristi pentiti, politici, giudici, poliziotti, giornalisti sono additati al pubblico ludibrio e considerati come responsabili dell’ingiusta situazione dell’Italia.
Nel libro successivo La sirena delle cinque (Jaca Book, Milano 2003, pp. 72; II° edizione Derive Approdi, Roma 2013, pp. 96) viene accentuato l’odio a causa della fabbrica rappresentata come “il mostro” di una società in declino e ubicata in un paese “maledetto”, da cui la protagonista vorrebbe scappare per rifugiarsi in luoghi paradisiaci senza alcun sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Un odio che si riversa verso i genitori, tacciati di servilismo verso il potere politico e padronale. Nel terzo libro Perché io, perché non tu, (DeriveApprodi, Roma 2009, pp. 112), che contiene una raccapricciante e insulsa prefazione di Erri De Luca, ella descrive la carcerazione speciale della protagonista, che vuole distinguersi dalle recluse comuni per la sua coscienza politica per poi proseguire sulla sua nuova situazione di libertà “costantemente vigilata e ricattata”. Dal libro Cronaca di un’attesa (DeriveApprodi, Roma 2011, pp. 123) all’altro Lascia che il mare entri (DeriveApprodi, Roma 2014, pp. 102) si coglie un recupero con i suoi avi, ma la protagonista è ancora presentata come mossa da “buone azioni”, senza alcuna manifestazione di empatia verso le vittime innocenti o i loro familiari. Nell’ultimo libro L’ho sempre saputo, prefazione di Silvia De Berardinis (DeriveApprodi, Roma 2017, pp. 108) si narra dell’incontro di due donne nella cella di un carcere: una nera che sconta una pena per colpa della miseria e l’altra per “tentativo armato di comunismo”. Ma entrambi uniti dall’inganno perpetrato dalla “civiltà dei bianchi” e imposto “come superiore con la spada, la croce e il mercato”.
Da questo elenco si può dedurre che i libri della Balzerani non spiccano per originalità e non possono neppure essere considerati romanzi, ma semplici rappresentazioni di una mente deviata da una biografia percorsa da scelte erronee. Eppure appare incomprensibile lo spazio dedicato a questo personaggio da parte di quotidiani storici come il “Corriere della Sera” che ha incaricato un giornalista a seguire il suo percorso esistenziale. La Balzerani scrive un commento nel suo profilo e subito Fabrizio Caccia riporta e virgoletta le sue dichiarazioni come se fossero omelie del pontefice o dichiarazioni del presidente della Repubblica. Tutti devono conoscere il motivo per cui l’ex terrorista è stata cancellata da Facebook e tutti devono appellarsi alla libertà di stampa per permetterle di pubblicare i suoi commenti. In una serie di notizie inesatte e quasi elogiative del suo operato: “oggi è una libera cittadina che scrive libri, avendo finito di scontare la sua pena nel 2011”, l’articolista concede più spazio ai responsabili del terrorismo che alle vittime, dà più spazio ai simpatizzanti dell’ex brigatista che ai familiari dei cinque agenti barbaramente uccisi nell’agguato del 16 marzo 1978. In un articolo del 17 marzo («Eccomi!», Balzerani riammessa sui social. La rabbia di Gabrielli, pp. 20-21) si trovano ben due riferimenti al divieto di pubblicare commenti demenziali da parte di Facebook. Il commento “Chi mi ospita oltre confine per i fasti del 40ennale”, che era già reso noto due mesi prima in un altro articolo del giornalista, viene nuovamente riproposto con ampio risalto e ripreso il giorno successivo con una foto che ritrae la Balzerani durante la presentazione del suo ultimo libro a Firenze. È vero che l’articolo (Balzerani, le frasi che indignano. Offese choc alle vittime delle Br, “Corriere della Sera”, 18 marzo 2018, p. 19) riporta le voci di alcuni familiari delle vittime del terrorismo come Giovanni Ricci e di Maria Fida Moro, l’uno figlio dell’appuntato Domenico assassinato il 16 marzo 1978 e l’altra figlia dello statista Dc ucciso il 9 maggio dello stesso anno, ma la foto di quest’ultima scompare di fronte a quella che ritrae la Balzerani avvolta e protetta da una grandiosa bandiera rossa ove spicca la scritta “VIVA LENIN”. Il cronista del quotidiano milanese dovrebbe sapere che Lenin giustifica l’omicidio politico e il terrorismo, là dove scrive che il mondo “è un pantano” immerso “nella tenebre della schiavitù”, per cui è necessario che i “nemici del popolo” ci lascino “liberi di andare dove vogliamo, liberi di combattere non solo contro il pantano, ma anche contro coloro che si incamminano verso di esso” (Lenin, Che fare?, Editori Riuniti, Roma 1986, p. 39).

Matera. Concorso e Premio Moda “Città dei Sassi”

Premio Moda Città dei Sassi“Moda e FAI insieme per esaltare la bellezza e la creatività dei giovani stilisti sullo sfondo del paesaggio naturale e urbano di Matera. Valorizzare significa per noi dare anima a luoghi e contesti attraverso i linguaggi dell’arte. Lo straordinario universo della moda si coniuga con economia e cultura per promuovere la città nei suoi scenari più emblematici, nel solco di un impegno del FAI per moda e design tra arte e natura”. (Rosalba Demetrio, Capo Delegazione FAI Matera)

È questo il messaggio che vuole lanciare per l’anno 2016 il Premio Moda “Città dei Sassi” un evento interamente dedicato ai giovani stilisti, designers e artigiani creativi dell’alta moda. Il concorso, nato nel 2008 dalla passione che caratterizza la Publimusic.com di Sabrina Gallitto oggi assieme ad Officina della Cultura ha lo scopo di individuare e premiare creatori fashion designers per scoprire stilisti emergenti e/o professionisti nel campo della moda femminile e per valorizzare il talento nella cornice dei “Sassi” di Matera (Patrimonio Unesco dell’Umanità, candidata a Capitale Europea della Cultura 2019) paesaggio suggestivo e unico al mondo scelto da grandi registi, da Pier Paolo Pasolini, Mel Gibson e Timur Bekmambetov come scenografia a cielo aperto per girare famose pellicole come “Il Vangelo secondo Matteo”, “The Passion” e “Ben Hur”.

Ad aprire la manifestazione sarà, nella mattinata del 6 settembre 2016 alle 10.30 nella Chiesetta di Palazzo Gattini Luxury Hotel Piazza Duomo, 13 – Matera, la presentazione del libro Fellini e la moda, percorsi di stile da Casanova a Lady Gaga (Bruno Mondadori) di Gianluca Lo Vetro, giornalista e docente di Attualità della Moda presso l’Università di Bologna. Il volume, tra le rare pubblicazioni del rapporto di Fellini con la moda, accosta il volto inedito del regista riminese ai protagonisti del fashion system, nonché gli stilisti che hanno messo in luce le affinità o che, per contrasto, hanno preso le distanze dall’immaginario felliniano.
Ecco dunque che in questo percorso si intrecciano e snodano Fellini e la moda, la moda e Fellini: un viaggio ricco e affascinante dal guardaroba del regista ai costumi di Lady Gaga, attraverso i modelli di Dolce e Gabbana, Etro, Moschino e Jean Paul Gaultier. In otto capitoli e mezzo, senza finale. Inoltre, il volume si inserisce nella collana scientifica, “Culture, moda e società”, promossa dal Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell’Università di Bologna – Campus di Rimini e diretta da Federica Muzzarelli. Sarà presente l’autore del libro Gianluca Lo Vetro, interverrà la giornalista di moda e costume de La7 e direttore responsabile del magazine Book Cinzia Malvini, moderatrice la giornalista e conduttrice televisiva Mary De Gennaro.

La manifestazione giunta alla 8^ edizione, organizzata dalla Publimusic.com di Sabrina Gallitto e Officina della Cultura con la direzione artistica di Enzo Centonze, direttore format Paolo Fumarulo, Regia e Coreografie di Stefania Coralluzzo, allestimento scenico Marianna Coretti, coordinatore tecnico Vincenzo Scasciamacchia, ufficio stampa e pubbliche relazioni Nicola Altomonte, fitting Harscel Srl, casting Forme di Elena Brulli. segreteria organizzativa Lidia Lavecchia, vedrà il suo clou il 6 settembre 2016 alle ore 20.30 nella splendida Piazza San Pietro Caveoso di Matera con la conduzione della showgirl Veronica Maya.

Media partner Book, Montenapoleoneweb e TRM network, realizzato con il sostegno della Regione Basilicata e con il patrocinio e la collaborazione della Provincia e Comune di Matera, dell’APT Azienda di Promozione Turistica della Basilicata, della Lucana Film Commission, del CNA-Federmoda.

L’evento ricco di uno spettacolo articolato con tempi televisivi ed è riservato alla nuova generazione di creatori della moda a livello nazionale ed internazionale che potranno dar vita alle loro creazioni di alta moda, proponendo le loro idee di eleganza e creatività dinanzi ad un folto pubblico, in buona parte formato da rappresentanti aziende del settore, stampa, autorità e dai tanti turisti che affollano nel periodo estivo la Città dei Sassi.

Premio Moda Città dei Sassi non è un concorso ma un vero e proprio progetto di scouting organizzato dalla Publimusic.com e Officina della Cultura, che ha come obiettivo la ricerca e la promozione di giovani talenti creativi del panorama nazionale ed internazionale. Un contest indirizzato specificatamente a giovani stilisti del mondo della moda e dedicato alle collezioni femminili nelle categorie abbigliamento ed accessori.

Il Premio Moda “Città dei Sassi”, crocevia della Haute Couture Internazionale, richiama a Matera stilisti provenienti da tutti il mondo per la 8^ edizione e dopo un’attenta selezione vede la partecipazione degli otto finalisti: Rihad Boudaya, Esse Artistic Designers di Simone Bartolotta & Salvatore Martorana, Maria Renata Ippolito, Rossella Isoldi, Vincenza Lacava, Dalila Palumbo, Gaetano Ruisi, Antonella Verriello.

A decretare i vincitori una prestigiosa giuria internazionale di addetti ai lavori (giornalisti, stilisti, consulente d’immagini, associazioni di categoria ed istituzioni): La giuria è composta dai creatori di moda: Gai Mattiolo, (stilista), Addy van den Krommenacker (stilista), Michele Miglionico (stilista), Paolo Fumarulo (stilista), dai giornalisti: Paola Cacianti (storica critica di moda, Rai1-Top Tutto quanto fa tendenza), Gianluca Lo Vetro (La Stampa), Luciana Boccardi (Il Gazzettino), Sonia Perfetti (Collezioni), Cinzia Malvini (LA7, Book Moda), Marzio Nocera (Fashion Channel), Bea Spediacci (La7), Angela Accettura (Stylosophy.it), Michele Capolupo (Sassilive.it), Anna Giammetta (Giornalemio.it), Mariangela Lisanti (Il Quotidiano del Sud), Franco Martina (Ansa), Attilio Romita (Rai3 Puglia), Rosita Stella Brienza (La Nuova Basilicata) e dalle associazioni di categoria: Beppe Angiolini (Presidente Onorario Camera Moda Buyer); Leo Montemurro (CNA-Federmoda), dalle istituzioni Patrizia Minardi (dirigente Ufficio Sistemi Culturali e Turistici, Presidenza della Giunta Regione Basilicata).

Saranno assegnati: Premio Moda “Città dei Sassi”, Premio della Critica, Premio Speciale Book e il Premio Moda “Matera 2019”, un altro premio di eccellenza, in occasione della designazione della Città dei Sassi a Capitale Europea della Cultura 2019.

Inoltre, sarà assegnato il Premio Moda al Cinema un premio appositamente ispirato al cinema e che viene aggiudicato da colui il quale ha, nel corso della sua sfilata, saputo meglio interpretare il significato e il ruolo del cinema nella moda. Il Premio Moda al Cinema dell’edizione 2016, sarà dedicato all’attrice Marilyn Monroe, icona del cinema e di stile nel mondo in occasione dei 90 anni dalla sua nascita.

A rappresentare l’Alta Moda Italiana con un flash moda delle loro collezioni sono presenti le case di moda Gai Mattiolo, Addy van den Krommenacker, Michele Miglionico.

Al Premio Moda Città dei Sassi quali stilisti fuori concorso parteciperanno; Massimo Orsini e Dama Collezioni

A rendere ancora più magica la serata sarà l’esibizione dell’Orchestra Città dei Sassi composta da 28 elementi come archi, 1° violini, 2° violini, viole, violoncelli, contrabassi, percussioni, e pianoforte diretta dal direttore d’orchestra Giuseppe Salatino.

A completare il look delle modelle hair stylist: Estilo di Vincenzo Di Liddo, Classy Maison de Beautè di G. Montanaro, Adry Nicoletti, Disanto Parrucchieri di Pino Disanto, Elisabetta Barberio, Elen Style di Maddalena Ruggieri, Charme di Tommaso Bruneo, Tam i Parrucchieri/Michela Maranghino e Femme di Mario Sabatino mentre make up artist: Academy di Antonio Riccardo e Linea Gil Cagnè Art Director Pablo, le fotografie sono di Paolo De Novi, Enzo Dell’Atti, Antonio Dimita e Brunella Armaiuoli.

Gli anni passano e Matera con il suo paesaggio incantato continua ad affascinare ed emozionare. Le sue bellezze naturali, artistiche incontrano ed illuminano l’Alta Moda Italiana, nel segno della sartorialità, unicità, innata eleganza volta ad esplorare inediti orizzonti creativi. Un viaggio nella creatività e nell’eccellenza italiana per guardare al passato e, così, costruire il futuro del Made in Italy. Una vera e propria passeggiata emozionale nello stile, tra tradizione, innovazione, modernità, contemporaneità in una Matera che si proietta verso nuovi orizzonti.

Moda, farfalle multicolori su abiti e accessori

Lie-sang-bong-farfalleSimbolo della primavera, in tante credenze popolari italiane, è identificata come portatrice di buone notizie. E questa Estate sarà presente in numerose collezioni di abbigliamento e accessori. Stiamo parlando della farfalla, il lepidottero dalle ali grandi e multicolorate che ha sedotto anche celebri ideatori di moda come Tomas Maier, direttore creativo di Bottega Veneta, e la stilista koreana, Lie Sang Bong che ha proposto farfalle sugli abiti della sua collezione Primavera-Estate 2013. Ma se un abito o un accessorio, caratterizzato dalla presenza di farfalle non dovesse essere sufficiente per la buona sorte, è di tendeza il cosiddetto “butterfly wedding”: al posto del riso, si lasciano volare centinaia di farfalle colorate. Continua a leggere