Verso la manovra, l’Europa vuole i fatti

pierremoscovici-465x390Non è da escludere una possibile proroga delle decontribuzioni al Sud ed una riedizione del piano Industria 4.0. A quanto si apprende, l’attuale governo nella legge di Bilancio potrebbe confermare il taglio del costo del lavoro nel Mezzogiorno e si appresterebbe a rafforzare gli incentivi all’innovazione introdotti dai precedenti esecutivi Renzi e Gentiloni.

La decontribuzione dovrebbe entrare nel menù della Finanziaria senza troppi problemi, non presentando problemi di coperture. Il taglio dei contributi ai neo assunti nel Meridione ha infatti un costo contenuto, circa 500 mln, ma soprattutto è finanziata con i fondi europei, dunque non aggrava il disavanzo. Prende forma, invece, il nuovo piano industria 4.0 che verrebbe esteso anche alle piccole e medie imprese che investono in innovazione. Tra gli obiettivi anche il trasferimento di tecnologie tra comparti.

Quanto ai cavalli di battaglia del governo giallo-verde, la manovra dovrebbe contenere l’avvio della revisione della Fornero, della flat tax e l’avvio del reddito cittadinanza. Quest’ultimo partirebbe nel 2019 a quota 500 euro. Quanto alle coperture, se il governo decidesse di portare il deficit poco sopra il 2% dal target dell’1% si potrebbero liberare circa 15 mld, dei quali 12,5 andranno a sterilizzare le clausole Iva. Dalla pace fiscale, prevedendo uno ‘sconto’ estremamente vantaggioso, dovrebbero arrivare circa 5 mld.

Altre coperture arriverebbero dalla revisione della spesa per circa 3 mld e, se ci saranno le condizioni politiche, anche da un primo sfoltimento delle tax expenditures.

Intanto, si intensificano i vertici economici a Palazzo Chigi sulla manovra, in vista della presentazione il 27 settembre (o qualche giorno prima) della Nota di aggiornamento al documento di Economia e Finanze (già predisposto dal governo Gentiloni nello scorso mese di aprile), le cui previsioni rappresentano l’ossatura della Legge di Bilancio. E per il governo si prepara un autunno tutt’altro che facile. Dopo il varo della Legge di Bilancio atteso per il 15 ottobre arriveranno i giudizi delle agenzie di rating sull’Italia: il 26 ottobre è atteso quello di S&P ed il 31 quello di Moody’s.

Recentemente, Gerry Rice, portavoce del FMI, rispondendo se l’Istituto di Washington fosse preoccupato per la situazione italiana dopo la decisione di Fitch di rivedere l’outlook proiettato in negativo, ha affermato: “Lo staff del Fmi è stato in Italia in luglio e una seconda visita, per concludere l’Article IV, è prevista più avanti nel corso dell’anno. I mercati finanziari si sono preoccupati per una inversione delle riforme ma ci sono state parole rassicuranti dal premier Giuseppe Conte e dal ministro dell’economia Tria”.

Pierre Moscovici, il commissario dell’Ue agli affari economici, giungendo all’Eurogruppo informale a Vienna, ha detto: “Voglio credere che realismo e pragmatismo si affermeranno nel bilancio italiano, l’Italia deve avere un bilancio che consenta di ridurre il suo debito pubblico perché se vuoi investire in Italia ci vuole meno debito e più capacità d’investimento e per questo continuo a chiedere finanze pubbliche serie. Sono contro l’austerità ma austerità è una cosa, mancanza di serietà un’altra. Il Bilancio dell’Italia deve puntare a ridurre il deficit strutturale e il debito pubblico, anche perché questa è la strada da seguire se si vogliono aumentare gli investimenti. Non farò cifre, le cifre le scambio con il mio omologo, parleremo di cifre con Tria quando il bilancio sarà stato approntato. Ad ogni modo le cifre le conoscete. Le cifre sono che l’Italia deve ridurre il suo deficit strutturale, che deve farlo come gli altri Paesi della zona euro. Che ha beneficiato di tutte le flessibilità, che continueremo ad avere con l’Italia un dialogo positivo, ma che le regole, che non sono stupide, perché consentono di ridurre il debito pubblico, sono fatte per tutti. Credo che sia nell’interesse dell’Italia di restare quello che è: un grande Paese al centro della zona euro, e quindi di avere un bilancio che consenta di ridurre il suo debito pubblico”.

Mario Centeno, il presidente di Eurogruppo, nella conferenza stampa al termine della riunione informale a Vienna, ha affermato: “Siamo fiduciosi che l’Italia farà esattamente quanto si è impegnata pubblicamente a fare sul Bilancio. Le attese sono che l’Italia rispetterà le regole nel prossimo processo di Bilancio”.

Un portavoce dell’Ue ha poi precisato: “Negli incontri di oggi non si è discusso di Italia”.

Tra non molto, si vedranno i fatti del governo giallo-verde. Finora, di positivo c’è la continuazione della linea seguita dal precedente governo Gentiloni.

Salvatore Rondello

L’Ecofin all’Italia: serve una correzione dei conti

tria moscoviOggi, l’Ecofin ha approvato le raccomandazioni specifiche per Paese pubblicate dalla Commissione Ue a maggio scorso, con le quali si è chiesto all’Italia “uno sforzo strutturale di almeno lo 0,3% del Pil nel 2018, senza alcun margine aggiuntivo di deviazione sull’anno”. La motivazione del Consiglio della Commissione Ue è stata perché: “C’è un rischio di deviazione significativa dal percorso verso l’obiettivo di medio termine. Nel 2019, dato il debito sopra il 60%, l’aggiustamento richiesto è dello 0,6%. L’Italia, a una prima valutazione, si prevede che non rispetterà la regola del debito nel 2018 e 2019. Inoltre, l’elevato debito pubblico implica che ampie risorse siano assegnate a coprire i costi per servire il debito, a detrimento di misure che aiutano la crescita incluse istruzione, innovazione e infrastrutture. In generale, il Consiglio è dell’opinione che le misure necessarie dovrebbero essere prese dal 2018 per rispettare le indicazioni del Patto. Sarebbe prudente anche l’uso di entrate inattese per ridurre il debito”.

Il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici, con riferimento alla situazione italiana ha detto: “Ricordo che l’aggiustamento strutturale è indipendente dalla crescita. Quando ero ministro l’aggiustamento strutturale della Francia, era superiore a un punto percentuale all’anno. E non è quello che chiediamo all’Italia”.

Il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno ha fatto presente quanto segue: “Nell’ultimo Eurogruppo il ministro Tria è stato chiaro sugli impegni del Governo italiano sugli aggregati di bilancio, e questo include il profilo di riduzione del debito rispetto al Pil e sul deficit”.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a margine dell’Ecofin a Bruxelles, ha ribadito: “Per quanto riguarda il 2018, noi non cambiamo gli obiettivi. Si vedrà a consuntivo se abbiamo rispettato o no l’impegno preso con la Commissione Europea. Riteniamo che non ci sarà alcun allargamento del bilancio e nessuna restrizione, nel senso di manovra correttiva, lo abbiamo già detto. Riteniamo che questo sia sufficiente per raggiungere gli obiettivi. Poi si vedrà, è probabile che il gap si colmi, ma lo vedremo quando ci sarà il consuntivo. Non sono in grado di dire se a consuntivo ci sarà lo 0,3%, lo 0,2% di aggiustamento strutturale. Vedremo, questo dipende da molti fattori”. Alla domanda: “Quindi a primavera?”, il ministro Tria ha risposto: “Sì, certo. Quanto al 2019, ho ripetuto al commissario Moscovici che nel mio discorso in Parlamento ho preso l’impegno di proseguire nel percorso di riduzione del rapporto debito/Pil, e quindi faremo una manovra che sia coerente con quel risultato. Successivamente, ho preso un ulteriore impegno, molto più rigido, che non ci sarà nessuna inversione di tendenza per quanto riguarda l’aggiustamento strutturale. Misura e tempi dell’aggiustamento strutturale sono l’unica cosa in discussione, ma non è in discussione il fatto che si prosegue nell’aggiustamento strutturale. È probabile che dovremo rivedere i tempi, il timing, in relazione al rallentamento dell’economia europea.

L’Italia in genere segue l’andamento dell’economia europea, almeno fino ad oggi: speriamo non sempre. Abbiamo anche discusso della qualità e ci siamo trovati molto d’accordo sul fatto che è essenziale migliorare la qualità del bilancio, della spesa. L’obiettivo di far crescere la quota di investimenti pubblici rispetto alla spesa corrente è il centro della manovra politica di bilancio. Il profilo di discesa del debito non è in discussione: discuteremo dei tempi, ma il centro della manovra è ribaltare la tendenza che c’è stata fino ad oggi, quella cioè di aumentare la spesa corrente nell’ambito della spesa totale, a discapito di quella per investimenti. Questo è stato molto apprezzato, perché in passato è stato concesso molto all’Italia per aumentare gli investimenti che però si sono sempre ridotti, malgrado la flessibilità fosse stata ottenuta dichiarando che sarebbe stata utilizzata per gli investimenti. Lì è il centro della questione, perché questo sarebbe un vero aggiustamento strutturale dell’economia italiana e del bilancio italiano”.

Il titolare di via XX Settembre ha affrontato anche il tema del reddito di cittadinanza, dicendo: “Nessuno dice che non si troveranno i soldi in futuro. Non si possono calcolare 45 miliardi addizionali: sono tre punti percentuali di Pil. Ovviamente, se noi andassimo al 5% di deficit, il giorno dopo l’Italia va in default. E’ questo il problema, non le regole europee. La questione è che non si pone il problema in questi termini, stiamo studiando il bilancio. Se il governo ha trovato 50 miliardi per misure di questo tipo, vuol dire che 50 miliardi dentro già ci sono: basta utilizzarli per fare il reddito di cittadinanza, perché i bisogni sono quelli. Bisogna vedere quali sono gli strumenti ritenuti più adatti per rispondere a certi bisogni, non è che si aggiungono. L’implementazione del programma di governo viene studiata in termini di mutamento interno al bilancio della spesa, cercando di vedere quali sono gli strumenti più adatti a rispondere a certi bisogni. Le differenze politiche sono perché uno pensa che è meglio operare con certi strumenti e altri pensano che sia meglio operare con altri: lì c’è la discontinuità. Non è tra fare l’1 o il 5% di deficit: quella non è discontinuità, è irresponsabilità”.

Poi, rispondendo alla domanda se si prepari anche lui a gestire un ‘cigno nero’, (l’evento improbabile ma non impossibile  evocato dal ministro degli Affari Europei Paolo Savona), Tria ha spiegato: “Non considero i cigni neri, sennò non dovrei più uscire di casa, perché potrebbe cadermi una tegola in testa e potrei morire. Io sono avventuroso ed esco di casa la mattina, comportandomi normalmente”.

Infine, difendendo Savona, ha detto: “Non mi pare che Savona abbia fatto dichiarazioni improprie sull’euro. Ha sempre e solo parlato di quale sarebbe la ‘governance’ ideale dell’Eurozona, che è una cosa ben diversa”.

Ma intanto, nel supplemento al Bollettino Statistico della Banca d’Italia “Finanza Pubblica, fabbisogno e debito” si legge quanto segue: “Nuovo record assoluto per il debito pubblico italiano che a maggio è aumentato di 14,6 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.327,4 miliardi”.
L’aumento da fine 2017, quando il debito si è attestato a 2.263 miliardi, è stato di 84,3 miliardi con un incremento del 3,6%.

Sempre a maggio le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 33,6 miliardi, sostanzialmente stabili rispetto allo stesso mese del 2017. Nei primi cinque mesi del 2018 le entrate tributarie sono state pari a 155,2 miliardi, in aumento poco più di 800 milioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando avevano toccato i 154,3 miliardi.

Nel Bollettino si legge anche: “Al netto di alcune disomogeneità contabili, si può stimare che la dinamica delle entrate tributarie sia stata più favorevole”.

Nonostante quest’ultima effimera nota positiva, l’incremento del debito pubblico ha raggiunto valori significativi. Con questa realtà dovrà fare i conti il ministro Tria ed anche il governo giallo-verde con i programmi di cambiamento.

Salvatore Rondello

Grecia, atterraggio morbido. Odissea verso conclusione

pierremoscovici-465x390

L’odissea della Grecia si è conclusa. E’ stato raggiunto l’accordo all’Eurogruppo sui termini per l’uscita della Grecia dal suo terzo piano di salvataggio  che prevede, in particolare, misure per alleggerire il debito. Ha dato l’annuncio il presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno. In base all’accordo raggiunto dai ministri delle Finanze dell’Eurozona a Lussemburgo,  ad Atene è stata concessa l’ultima tranche del prestito di 15 miliardi di euro.

Con questo accordo che molti hanno definito ‘storico’, Centeno ha commentato: “Siamo riusciti ad ottenere un atterraggio morbido per l’uscita dalla Grecia da questo lungo e difficile percorso”.

Il Commissario Ue, Pierre Moscovici, ha dichiarato: “Si tratta di un accordo eccezionale: La crisi greca si è conclusa questa notte”.

Il ministro delle Finanze greco, Euclid Tsakalotos, dal canto suo, dichiarandosi soddisfatto per l’accordo raggiunto che segna la fine di otto anni di crisi, ha affermato: “Questo Governo non dimentica e non dimenticherà ciò che il popolo greco ha dovuto attraversare durante questi otto anni. Dobbiamo assicurarci che molto presto il popolo greco vedrà concretamente i risultati di questo accordo”.

Il governo greco si è impegnato a mantenere un avanzo primario pari al 3,5% del Pil fino al 2022 e, in seguito, a rispettare le regole di bilancio Ue. L’Eurogruppo, nella dichiarazione diffusa nella notte, ha spiegato: “Per la Commissione questo implicherà un avanzo primario in media al 2,2% del Pil nel periodo tra il 2023 e il 2060. Il Paese resterà sotto la lente della Commissione Europea, che attiverà la procedura di sorveglianza aumentata (Enhanced surveillance), con relazioni trimestrali sulla situazione economica e di bilancio della Grecia.

Così, l’ultima tranche di aiuti ammonta a 15 mld: di questi, 5,5 mld verranno versati in un conto segregato, destinato al servizio del debito, mentre gli altri 9,5 mld saranno versati in un conto dedicato, che verrà utilizzato per creare dei ‘cuscinetti’ di contante, da utilizzarsi alla ‘bisogna’ del debito in caso di necessità.

In tutto la Grecia lascerà il programma con un ‘cuscinetto’ di cash che coprirà le necessità finanziarie per circa 22 mesi dopo la fine del programma nell’agosto prossimo, cosa che secondo l’Eurogruppo ‘rappresenta una garanzia significativa contro qualsiasi rischio’. Il presidente della Bce Mario Draghi ha detto: “L’adozione delle misure concordate dall’Eurogruppo miglioreranno la sostenibilità del debito nel medio termine. E’ fondamentale che la Grecia si mantenga sul percorso delle riforme e di una politica di bilancio solida”.

Il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, ha aggiunto: “Dopo otto lunghi anni, la Grecia si affranca dall’assistenza finanziaria e si unisce a Irlanda, Spagna, Cipro e al mio Paese, il Portogallo, nei ranghi dei Paesi dell’Eurozona che hanno riformato le loro economie e ancora una volta si reggono sulle loro gambe”.

La direttrice del Fmi Christine Lagarde ha detto: “Per la sostenibilità del debito greco nel lungo termine il Fondo ha delle riserve, mentre per il medio termine abbiamo piena fiducia che le misure annunciate, che sono significative consentiranno alla Grecia di ritornare sui mercati per finanziarsi”.

Infatti, la crescita del Pil greco ha ormai raggiunto l’1,4% nel 2017 e dovrebbe accelerare ulteriormente quest’anno, mostrando una espansione dell’1,9%, mentre il prossimo anno è visto al +2,3%. Gli sforzi hanno pagato anche in termini di conti pubblici. La Grecia, infatti, ha ora un avanzo di bilancio dello 0,8% del Pil, un passo da gigante se si pensa che nel 2009 aveva un maxi-disavanzo del 15,1%.

Nonostante le resistenze della Germania, principale Paese creditore della Grecia, si è raggiunto l’accordo che rappresenta un importante punto di svolta per la zona euro. L’accordo è arrivato dopo quasi un decennio da quando la Grecia sbalordì il mondo con spese fuori controllo, con il debito pari al 180% del Pil, costringendo l’Ue a predisporre tre piani di salvataggio per evitare il collasso della moneta unica. Finalmente la Grecia ce l’ha fatta senza bisogno di uscire dall’euro.

Salvatore Rondello

Lisbona gioca d’attacco col governo di minoranza

Costa AntonioMentre in Italia i vincitori delle ultime elezioni annaspano, nel piccolo Portogallo il segretario del Partito Socialista Antonio Costa, primo ministro da novembre 2015 con un governo di minoranza, gioca una partita d’attacco. Senza preoccuparsi troppo del fatto che il suo partito non ha la maggioranza in Parlamento e il suo esecutivo sta in piedi grazie ai voti di comunisti, blocco di sinistra e verdi.

Forte del successo ottenuto alle amministrative dello scorso ottobre, adesso Costa ha avviato un’intensa preparazione per le politiche del 2019. L’obiettivo per la prossima legislatura è quello conquistare la maggioranza dei seggi, in modo da non dipendere più da appoggi esterni in Parlamento.

A metà aprile, con una mossa a sorpresa, il premier ha preso in contropiede gli alleati di governo. L’occasione è stata fornita dalla nuova legge di Bilancio e dal deficit. Il ministro Mario Centeno, che da pochi mesi è anche presidente dell’Eurogruppo (il vertice dei ministri delle Finanze Ue), ha annunciato un’accelerazione del piano di rientro del deficit che quest’anno dovrà scendere dell’1,7 per cento. Immediatamente Blocco di sinistra e Partito comunista hanno fatto muro dandogli una settimana di tempo per fare marcia indietro e riportare la riduzione del deficit dello 0,7 per cento. A questo punto, il Presidente della Repubblica ha avvertito il governo che senza un accordo sul Bilancio dello Stato sarebbe stato costretto a mettere fine alla legislatura e a indire le elezioni anticipate.

Ma il ministro delle Finanze non ha ceduto e ha sfidato la sinistra, sostenendo che la misura era necessaria per il “futuro del Paese” e non rischiare di perdere fondi strutturali europei. Poi, a due giorni dalla scadenza dell’ultimatum, Costa ha annunciato un accordo con Riu Rio, il nuovo segretario del Partito socialdemocratico, pronto ad assicurare i suoi voti per far passare in Parlamento le misure su bilancio, patto di stabilità e fondi europei. Visto che c’erano, Costa e Rio hanno firmato anche un accordo sulla posizione del Portogallo nei confronti della Siria. Il segnale è inequivocabile: ormai l’esecutivo può disporre di un secondo forno (quello socialdemocratico) e la sinistra è finita nell’angolo.

Subito dopo il patto con il partito di Rio, il governo ha messo in campo una legge di sostegno per i genitori single che non possono pagare l’affitto. Un messaggio per rimarcare che la barra resta ferma verso quella politica di riformismo socialista che lo ha caratterizzato dalla nascita. Ma, e questa è la novità, bisogna anche fare molta attenzione ai conti. Senza chiedere di aumentare a dismisura la spesa pubblica solo perché il Pil continua a crescere, come ha appena ratificato il Fondo monetario internazionale che ha rivisto al rialzo la crescita di quest’anno (più 2,4 per cento).

E così il 18 aprile, quando la discussione sul Bilancio dello Stato è arrivata in Parlamento, i rappresentanti della sinistra hanno potuto solo sottolineare nei loro interventi che cosa li separa dal governo sulla politica di bilancio. Il giorno dopo, il più importante quotidiano portoghese dava conto del dibattito e della replica del premier titolando “La discordia del successo”. Già, perché Costa, forte dei risultati conseguiti dal governo e dalla crescita elettorale (caso unico in Europa) del Partito socialista, ha replicato con bastone e carota.

Prima, ha assicurato che «la riduzione del debito per i prossimi anni non mette in discussione le misure concordate in questa legislatura». Poi ha lanciato un avvertimento agli attuali alleati di governo: «Una partita di calcio dura 90 minuti, una legislatura dura 4 anni». E quella in corso finisce l’anno prossimo…

Felice Saulino
SfogliaRoma

Il Portogallo rifiorisce. Vince la sinistra unita

portogallo-socialisti-sinistra-governo-orig_mainPrima la sede dell’Agenzia europea del farmaco, che doveva essere assegnata a Milano e invece è finita ad Amsterdam grazie a un dubbio sorteggio. Adesso è la volta della presidenza dell’Eurogruppo (il vertice dei ministri delle Finanze Ue) che poteva andare a Pier Carlo Padoan e invece è stata assegnata al portoghese Mario Centeno. Se volevamo conoscere il peso attuale del nostro Paese dentro Eurolandia, la risposta è tutta in questo doppio Ko.
E poco importa se Palazzo Chigi ha subito diffuso una nota di “soddisfazione” per la nomina di Centeno sottolineando che il governo di Roma lo ha sostenuto dopo il passo indietro di Padoan.
Sta di fatto che Padoan e Centeno avevano gli stessi requisiti. Entrambi docenti universitari, economisti e ministri tecnici. Entrambi politicamente progressisti. Sembravano perfetti per un incarico che, scaduto il mandato del laburista-rigorista olandese Dijsselbloem, doveva andare a un presidente in grado di rappresentare il sud dell’Unione e la famiglia socialdemocratica europea.
Lanciato alla guida dell’Eurogruppo dal francese Pierre Moscovici («Padoan ha tutte le qualità per l’incarico»), il nostro ministro è rimasto in pole position per un paio di giorni. Poi è stato bruciato dal premier Gentiloni: «Padoan ha tutte le qualità e gode di ampia stima internazionale, ma il presidente dell’Eurogruppo è stato finora il ministro in carica del suo Paese e in Italia si vota fra pochi mesi».
Insomma, candidatura perfetta, ma resa impossibile dalla fine (primavera 2018) dell’attuale governo italiano. Se la motivazione del passo indietro è realmente questa, rimane da spiegare l’endorsement di Moscovici, che non è uno qualsiasi, ma un politico socialista di lungo corso e commissario in carica degli Affari economici Ue.
Alla fine, la guida dell’Eurogruppo è andata a Centeno, sostenuto fino in fondo dal premier Antonio Costa al quale non è mai venuto in mente di dire che in Portogallo si voterà nel 2019, quindi prima della scadenza del nuovo presidente dell’Eurogruppo che dovrebbe restare in carica per due anni e mezzo.
La verità è che Antonio Luis Santos da Costa, segretario generale del Partito Socialista portoghese e primo ministro da novembre 2015, se lo poteva permettere. Il piccolo Portogallo oggi rappresenta un laboratorio al quale guarda con attenzione la sinistra che in tutta Europa sta andando in frantumi. Due anni fa è riuscito a formare un governo socialista con il sostegno del Partito comunista, degli ecologisti e della sinistra radicale. Un vero e proprio laboratorio della sinistra plurale. Altro che “Liberi e uguali”…
Il cammino non è facile, ma il premier tiene la barra ferma in direzione di una concreta politica socialista e riformista. Il suo governo ha alzato il salario minimo, ha portato a 35 ore la settimana lavorativa nell’amministrazione statale, ha varato un piano pluriennale per la stabilizzazione dei precari del pubblico impiego. Ha alzato le tasse sulle case dei ricchi e ha evitato il fallimento della compagnia area nazionale (Tap) facendo intervenire lo Stato al 50 per cento. Eppure, con buona pace dei rigoristi, il Pil continua a crescere. E così il Portogallo si è appena conquistato gli elogi dell’insospettabile Fondo monetario internazionale. A settembre, dopo cinque anni e mezzo, è uscito dal limbo dei paesi con titoli spazzatura mentre Standard e Poor’s portava il rating da BB a BBB.
E gli elettori? Invece di disertare le urne o premiare le destre e i populisti, in Portogallo stanno rafforzando la sinistra che a ottobre ha stravinto le elezioni amministrative conquistando più della metà dei 308 comuni in cui si votava.

Felice Saulino
SfogliaRoma

Mario Centeno (Pse) alla guida dell’Eurogruppo

mario centeno

Cambia il presidente dell’Eurogruppo ma il richiamo che annualmente arriva all’Italia a dicembre dai 19 ministri dell’euro è sempre lo stesso: il debito elevato mette a rischio il rispetto del Patto di Stabilità. “Lavorerò per creare consenso” tra i ministri dell’Eurogruppo, perché “ciò che manca non sono le idee per rafforzare l’unione monetaria”, ma “si tratta di prendere decisioni per una crescita inclusiva, per far terminare un periodo che è stato molto difficile” ha detto il futuro presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, rispondendo a chi gli chiedeva se ritenesse, come indica il Pse, che la sua elezione mettesse per sempre fine alle politiche di austerità. Le scelte della zona euro, ha ribadito Centeno, “devono essere costruite nel consenso”.

La soddisfazione del gruppo S&d è espressa dal presidente  Gianni Pittella per il quale l’elezione del socialista portoghese Mario Centeno alla presidenza dell’Eurogruppo è “una vittoria per l’Europa e per tutti noi contro la cieca austerità”. Pittella ricorda che il ministro delle finanze portoghese “è riuscito ad attuare un politica economica credibile in Portogallo ripristinando la salute dei conti pubblici e riportando la crescita”. Per questo conclude  Pittella, “siamo fiduciosi che questo rappresenterà un punto di svolta per lo sviluppo futuro dell’eurozona e per l’Europa intera”, e ora “stiamo finalmente superando l’era dell’austerità stupida e cieca che ha lasciato dietro di sé società anche più povere e divise in Europa”.

L’Eurogruppo, così come la Commissione europea, per l’Italia non chiede una manovra correttiva ma solo di “considerare” la necessità di eventuali interventi per evitare sforamenti nel 2018. È la stesso formula adottata per tutti i Paesi a rischio di violare le regole, come Belgio e Francia. Infatti è positiva la reazione del Tesoro, secondo cui, dopo Bruxelles, anche l’Eurogruppo “ha riconosciuto la correzione strutturale dello 0,3% idonea al raggiungimento degli obiettivi”. E con un portoghese socialista e contro l’austerity alla guida dell’Eurozona, anche la partita dell’Italia sui conti pubblici 2018 potrebbe diventare più facile da vincere. Mario Centeno, candidato ufficiale del Partito socialista europeo, è stato eletto dopo due turni di voto. Ha vinto sulla collega lettone e sullo slovacco, ritiratisi al primo turno, e sul lussemburghese. “È socialista ma sarà il presidente di tutti”, ha assicurato il ministro Pier Carlo Padoan, soddisfatto della vittoria del candidato su cui puntava dopo aver visto tramontare la sua stessa candidatura. Anche Palazzo Chigi esprime soddisfazione. Con il ‘Ronaldo del Portogallo’, come lo aveva soprannominato Schaeuble plaudendo alle sue riforme, la battaglia per dare un colpo definitivo all’austerità e mandare in soffitta il Fiscal Compact, si annuncia più facile. Centeno è passato attraverso un programma di aiuti Ue, facendo ingoiare al suo Paese pesanti riforme strutturali, ma guadagnandosi l’apprezzamento dei colleghi e delle istituzioni europee. Ha fatto tutto quello che la troika gli ha chiesto, uscendo brillantemente dal programma, ma non senza critiche al sistema ‘austerity’. Dal 22 gennaio, suo primo Eurogruppo da capo, avrà la possibilità di lavorare per scardinare le vecchie regole che ancora legano le mani ai Paesi che faticano a percepire gli effetti della ripresa globale, come l’Italia.

Ma sarà un cammino da avviare cercando prima di tutto il “consenso”, come lo stesso Centeno ha sottolineato. Anche perché il suo Paese, pur uscito dalla crisi e con una crescita più elevata di quella italiana, resta comunque tra i ‘richiamati’ dell’Eurogruppo: Portogallo, Slovenia, Austria, Italia, Belgio e Francia sono a rischio di non rispetto del Patto. Gli ultimi tre poi “non rispettano per ora” la regola del debito per il 2018, e l’Eurogruppo “li invita a considerare, in modo tempestivo, le misure aggiuntive necessarie ad affrontare i rischi identificati dalla Commissione”.

‘Considerare’ e non ‘prendere’, quindi, rilevano fonti del Tesoro, è “la stessa impostazione della Commissione”. E per l’Italia non c’è bisogno di altri interventi, aggiungono, perché le misure adottate nella legge di bilancio sono “adeguate ad ottenere la correzione strutturale dello 0,3%” e “lo potrà dimostrare nei tempi dovuti”.

I ministri insistono però anche sulla necessità di ridurre il debito. Parlando in generale, spiegano che “resta motivo di preoccupazione” la lenta riduzione di alcuni, quando invece bisognerebbe agire “in modo decisivo nell’attuale situazione economica favorevole”. E ritengono anche “preoccupante lo scarso aggiustamento strutturale previsto nel 2018 da alcuni Paesi, in particolare quando associato ad alti rischi di sostenibilità”. Intanto, sul fronte Ecofin, chiamato ad approvare la lista dei paradisi fiscali, arriva l’avvertimento del commissario agli agli affari economici Pierre Moscovici: “C’è il rischio che non sia completa”, e che gli Stati degli scandali restino fuori.

Padoan, alla Ue serve un superministro per l’economia

padoan 3Il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, a Tallin, partecipando all’incontro informale di Eurogruppo ed Ecofin, ha detto: “L’Italia sostiene il discorso di Juncker e vede nell’idea di creare un superministro dell’economia l’accelerazione più efficace di molte alte altre proposte. Il discorso di Juncker è molto importante, di ampio respiro e sicuramente coglie nei fatti molte delle idee che l’Italia aveva già avanzato. Quindi noi lo sosteniamo, soprattutto perché è il momento giusto in Europa per pensare al rafforzamento dell’architettura istituzionale, visto che l’economia sta dando risultati importanti”.

Il commissario europeo  agli affari economici, Pierre  Moscovici, già si candida a ricoprire questo nuovo ruolo dicendo: “Ho caratteristiche che pochi hanno”. A frenare è il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, che ha detto: “Il superministro dell’economia è  un titolo che non mi dice molto nella sostanza, non capisco quali responsabilità e strumenti avrebbe. Prima del lato istituzionale bisogna vedere cosa manca nell’unione monetaria, in termini di resilienza, competitività, solidarietà, dovremmo  cominciare parlando di quali sono i problemi, e poi finire con il dibattito istituzionale”.

Intanto, alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, i ministri dell’economia dell’Ue trovano sul tavolo già i dossier più caldi: oltre all’approfondimento dell’Unione economica e monetaria (Emu) anche la web tax, per costringere Google, Amazon, Apple e gli altri a pagare le tasse in giusta misura. Sulla web tax, argomento dell’Ecofin di sabato, ci si attende che i ministri diano un mandato alla Commissione per preparare una proposta il prima possibile.

Sull’Unione monetaria oltre all’idea del superministro dell’economia, che già non piace ad alcuni tra cui la presidenza estone, c’è quella di rafforzare lo strumento di sostegno alle riforme strutturali perché, come ha spiegato il vicepresidente Dombrovskis: “Le debolezze di uno pesano sugli altri”. Ci sarebbe anche la proposta di trasformare il fondo salva-Stati Esm in fondo monetario europeo, e dargli una funzione di stabilizzazione in caso di shock. A seconda di come andranno le discussioni, gli spunti entreranno in un’unica proposta sull’Emu che la Commissione farà a dicembre.

Anche il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, che in passato ha contestato la politica monetaria di Draghi e della BCE, adesso ha cambiato idea. Intervistato dal ‘Passauer Neue Presse’, ha detto: “L’uscita dalla politica espansiva dovrà essere cauta affinché i mercati non reagiscano in modo troppo nervoso”. Secondo il ministro tedesco: “La politica monetaria straordinaria con tassi bassi e acquisti di titoli è stata necessaria per superare una fase di crisi economica”.

L’incontro informale di Tallin è di grande importanza per l’integrazione europea. In realtà le posizioni di Junker e Dijsselbloem non sono distanti. Il primo ha manifestato un atto di volontà, il secondo è entrato nel merito dei problemi per la fase realizzativa. Bisognerà stabilire le competenze da assegnare al superministro per l’economia della UE e, dopo, scegliere chi potrà essere idoneo a portarle avanti, in vista di una accelerazione per la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa concepiti come stato federale o come confederazione di stati. I vantaggi sarebbero notevoli e molteplici sia per l’Europa che per i suoi abitanti.

Salvatore Rondello

Odissea Grecia, l’Eurogruppo decide per il prestito

Greek prime minister Alexis Tsipras looks on during a session at the Greek parliament prior to the vote in Athens on July 22, 2015. Prime Minister Alexis Tsipras faced a new test of his authority in parliament on July 22, where MPs were to vote on a second batch of reforms to help unlock a bailout for Greece's stricken economy. The embattled premier last week faced a revolt by a fifth of the lawmakers in his radical-left Syriza party over changes to taxes, pensions and labour rules demanded by EU-IMF creditors. AFP PHOTO/ LOUISA GOULIAMAKI (Photo credit should read LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images)

AFP PHOTO/ LOUISA GOULIAMAKI

Si riapre la questione del debito greco e la palla resta in mano ancora una volta all’Eurogruppo che oggi probabilmente darà il via libera al prestito. Nel frattempo governo greco, creditori, FMI, Unione europea e BCE hanno trovato un accordo su un pacchetto di misure fiscali e strutturali per sbloccare l’erogazione di una nuova rata per circa 7,4 miliardi di euro che la Grecia userà per rimborsare circa 6 miliardi di euro di debiti in scadenza. Si tratta di misure di austerità che valgono 2 punti percentuali di PIL che prevedono i tagli alle pensioni e l’aumento del limite di esenzione fiscale ridotto a 6.000 euro da 8.636 euro attuali. L’accordo permetterà anche ai negozi e centri commerciali di poter lavorare la domenica in vari settori del paese.

Se da un lato Tsipras tira un respiro di sollievo, dall’altro a rischiare è il suo governo, la popolazione è di nuovo scesa in piazza Syntagma: lacrimogeni e lanci di pietre, molotov e proteste per un nuovo piano lacrime e sangue. Per la quarta volta vengono tagliate le pensioni (in media del 9%) e aumentate le tasse, mentre galoppa la recessione (primo trimestre del 2017 riduzione dello 0,5% su base annua dell’economia ellenica). Syriza ha approvato le nuove misure di austerity il 18 maggio e ora in ballo c’è un intero Paese che inizia a non riconoscersi più in Tsipras.
“Il Parlamento greco ha votato un pacchetto di misure estremamente difficili che chiedono ai greci un nuovo sforzo”, dimostrando che “hanno intenzione di rispettare gli impegni” e di “prendersi le proprie responsabilità”, e ora “è importante che i suoi partner prendano le loro”: lo ha detto il commissario agli affari economici Pierre Moscovici entrando all’Eurogruppo. Moscovici si è detto “ragionevolmente ottimista” su un accordo che comprenda sia la fine della seconda revisione del programma, e quindi apra la strada alla nuova tranche di aiuti, sia alla ristrutturazione del debito, che consenta al Fmi di entrare nel salvataggio. “L’accordo è a portata di mano, è importante che facciamo tutti gli sforzi per arrivare a questo, o lì vicino, perché possiamo aprire pagina più ottimista per la Grecia e l’Eurozona intera. I greci hanno bisogno di sapere che i loro sforzi hanno un ritorno”, ha aggiunto.
Un altro francese ha dato spalla a Tsipras. Emmanuel Macron ha detto oggi che la sua amministrazione spingerà per un alleggerimento del debito della Grecia, la dichiarazione è avvenuta nel corso di un colloquio telefonico avvenuto oggi tra Macron e il premier ellenico Alexis Tsipras, nel giorno in cui l’Eurogruppo discute a Bruxelles sulla conclusione della seconda revisione del programma di salvataggio della Grecia. L’ufficio del presidente francese, scrive la stampa di Atene, ha fatto sapere che Macron ha assicurato Tsipras sulla volontà di Parigi di sostenere la Grecia sottolineando “la determinazione per trovare un accordo presto, al fine di alleggerire il peso del debito greco nel lungo termine”.

Atene, scontri in piazza… e la Cina punta sulla Grecia

atene scontriL’Europa porta di nuovo il conto alla Grecia che si prepara all’incontro con l’Eurogruppo, prevista il 22 maggio, dove discuterà con i ministri delle Finanze dell’erogazione di una nuova rata del prestito, puntando su un nuovo piano ‘lacrime e sangue’. Atene spera così di poter aprire la trattativa per una ristrutturazione del debito greco, pari al 179% del pil, tanto che il governo di Alexis Tsipras ha varato un piano, che dovrebbe essere approvato entro venerdì, dettato da Ue e Fmi, con nuove misure di rigore per un totale di 4,9 miliardi di euro. Misure che dovrebbero essere applicate tra il 2018 e il 2021, vale a dire subito dopo la fine del programma di risanamento in corso, questi provvedimenti, inoltre, prevedono ulteriori tagli alle pensioni e nuovi aumenti di imposte. Atene si prepara a luglio quando dovrà rimborsare 7,5 miliardi di euro di debito. Tsipras e Merkel hanno convenuto sul fatto che la conferenza dell’Eurogruppo debba trovare il modo di “continuare a risolvere il problema del debito greco”, come ha riferito il governo con un comunicato.
Ma la popolazione ellenica, alla vigilia del voto greco sul nuovo pacchetto di misure di austerity, migliaia di cittadini sono scesi in piazza ad Atene per partecipare ad uno sciopero generale organizzato dai principali sindacati del settore pubblico e privato del paese. Ben 12.000 persone in segno di protesta hanno manifestato contro il programma di austerity del Paese. La marcia è stata organizzata in coincidenza di uno sciopero generale contro i tagli al bilancio attualmente discussi in Parlamento. Poco dopo la manifestazione è degenerata in disordini e scontri: la polizia greca in tenuta antisommossa ha lanciato gas lacrimogeni contro decine di giovani dimostranti che aveva attaccato gli agenti con sassi e petardi davanti al palazzo del Parlamento, successivamente poi un gruppo di poliziotti si è unito alla protesta ha bloccato l’entrata al palazzo che ospita il ministero delle Finanze.
Intanto prosegue lo sciopero generale di 24 ore, convocato dai sindacati del settore pubblico e privato e toccherà principalmente i trasporti pubblici ad Atene: metro, bus, tram saranno a singhiozzo per tutta la giornata di oggi. I collegamenti marittimi fra le isole subiscono disagi già da ieri per lo sciopero di 48 ore dei marittimi. Molti voli, soprattutto interni sono stati annullati, mentre i voli internazionali hanno subito cambiamenti di orario per lo sciopero dei controllori di volo. Chiuse le scuole, mentre gli ospedali funzionano solo per i servizi di base e le emergenze.
E mentre l’Europa continua a battere cassa alla Grecia, dall’altra parte il dragone rosso punta su nuovi investimenti con gli ellenici. La Grecia e la Cina oggi hanno infatti siglato un piano d’azione triennale nell’ambito del quale Atene potrebbe ottenere una quota del programma di investimenti da 100 miliardi di euro lanciato dal governo Pechino nel fine settimana scorso durante il forum sulla Nuova via della Seta. Il piano siglato tra Atene e Pechino è una dichiarazione di intenti e non prevede al momento specifici contratti o impegni finanziari, precisa il quotidiano greco “Kathimerini”. Per la parte greca ha siglato l’intesa il viceministro dell’Economia Stergios Pitsiorlas, il quale ha parlato di un accordo per investimenti nel settore dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni “la cui attuazione positiva potrebbe portare investimenti dal valore di miliardi di euro. “Si tratta di investimenti sul tavolo per quanto riguarda la rete ferroviaria, i porti e gli aeroporti, e vanno dalle telecomunicazioni alle interconnessioni energetiche e agli investimenti in impianti energetici, compresi quelli nelle fonti rinnovabili”, ha aggiunto Stergios Pitsiorlas, direttore del Fondo ellenico per le privatizzazioni. Tsipras ha ricordato “stiamo valutando ulteriori possibilità di cooperazione con la Cina, attraverso collaborazioni bilaterali o trilaterali con i paesi del Mediterraneo Orientale e dei Balcani”.

Per la Cina si apre una nuova importante opportunità economica… in Europa.

Grecia. L’Eurogruppo chiede altri sacrifici

grecia-pago-deuda-fmi--644x362Più che una tragedia è un dramma senza fine quello che sta consumando Atene. La povertà dilaga e luglio è sempre più vicino, quando Atene dovrà rimborsare oltre sei miliardi di debiti e potrebbe trovarsi a corto di liquidità.
la crisi non demorde e 2,8 miliardi di euro hanno lasciato i conti bancari nei primi due mesi del 2017, segno di una nuova ondata di preoccupazione. Le banche sono in sofferenza, denunciano un picco di prestiti non rimborsati.
Oggi i ministri europei dell’Economia riuniti a Bruxelles cercano l’accordo per finanziare un’altra tranche di aiuti, dopo gli 85 miliardi stanziati ad agosto del 2015. Per partecipare all’esborso, il Fondo monetario internazionale chiede più sacrifici al governo greco. Nuovi tagli alle pensioni e più tasse. Perché il Pil nell’ultimo trimestre è andato peggio delle previsioni, da +0,9% è sceso a +0,3%. E il programma di rientro del debito non sta andando bene. All’inizio del mese sono è stato richiesto di adottare misure per assicurare il raggiungimento di ambiziosi obiettivi di finanza pubblica. La richiesta è giunta dai creditori in modo da ottenere che il Fondo monetario internazionale possa tornare a partecipare al piano di salvataggio finanziario. Tra le richieste, un nuovo taglio alle pensioni, e un ampliamento della base imponibile; in tutto un piano di risanamento pari al 2% del prodotto interno lordo.
Ma il premier Alexis Tsipras ha dichiarato che non è disposto a chiedere ulteriori sacrifici al suo Paese. Da qui, le ragioni delle trattative in corso. Eppure la Grecia ha ricevuto il più grande prestito internazionale della Storia: in tutto 110 miliardi di euro, anche da Paesi dell’Unione più poveri. Ma tutto questo non è servito, la crisi continua a perdurare. Nel frattempo l’Eurogruppo sta tentando di porre rimedio a una situazione che non solo rischia di far naufragare un Paese già in ginocchio, ma porterebbe alla ribalta i partiti euroscettici su tutto il resto del Continente, già alle prese con il rafforzamento dei partiti dell’ultradestra.
Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha dichiarato che la Grecia, i suoi creditori europei e il Fondo Monetario Internazionale hanno fatto progressi nella ultime settimane, nella prospettiva di un via libera da parte dei Paesi dell’eurozona al ritorno a Atene della missione di vigilanza del salvataggio greco. “Abbiamo avuto molte conversazioni nelle ultime settimane e vedo dei progressi. Oggi vedremo se questo progresso è sufficiente per il ritorno” delle istituzioni ad Atene, ha spiegato Dijsselbloem entrando alla riunione dei ministri dell’Economia e delle Finanze che si tiene oggi a Bruxelles. Anche Pierre Moscovici, commissario europeo per gli Affari economici, ha espresso la proprio fiducia rispetto al fatto che la riunione abbia “successo”, sottolineando che la Grecia ha compiuto “molti progressi” in materia di crescita economica e soddisfacimento dei propri obiettivi in termini finanziari. Sia Moscovici che Dijsselbloem hanno rimarcato come le istituzioni contino sul fatto che il programma di salvataggio prosegua con la partecipazione del Fmi. La Commissione europea prevede una lieve ripresa dell’occupazione pari a un 2,2% nel 2017. Inoltre, l’ultima estate, per il turismo è andata oltre le comuni aspettative.
Ma visto che la Grecia non può, al momento, tirare ancora la cinghia, e minaccia nuove elezioni, quello di oggi è solo un pre-accordo. Mercoledì a Berlino la questione sarà discusse da Angela Merkel e dalla leader del FMI, Christine Lagarde.
Infatti nel corso della giornata anche il ministro delle Finanze della Germania, Wolfgang Schauble, ha fatto sapere che per oggi non si attende un accordo finale sulla Grecia. A riportarlo il quotidiano greco “Kathimerini”, che cita il portavoce di Schauble. “Non ci aspettiamo un accordo finale dall’Eurogruppo di oggi, ma una valutazione dei progressi”, avrebbe detto il portavoce Juerg Weissgerber. “Speriamo – ha aggiunto – che le istituzioni possano tornare in modo relativamente rapido ad Atene”.