Mps, la ricapitalizzazione resta complicata

mps-uLa vicenda di ricapitalizzazione del MPS resta sempre complicata. Per l’intervento del capitale pubblico nell’aumento di capitale del MPS è stato necessario chiedere l’autorizzazione all’Esecutivo comunitario. Tuttora la richiesta è in esame all’UE. Oggi da Bruxelles, Ricardo Barroso, portavoce per la politica di concorrenza della Commissione europea, rispondendo ai giornalisti durante il briefing quotidiano dei lavori, ha precisato: “L’Italia ci ha chiesto l’autorizzazione per il piano di ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena, e noi stiamo lavorando in contatto con le autorità italiane e con il supervisore europeo (un ramo della Bce, ndr) per stabilire se il piano è compatibile con le regole Ue sugli aiuti di Stato”.

Secondo il Financial Times di oggi, c’è una situazione di stallo fra la Commissione e il Supervisore unico (il “Single Supervisory Mechanism”, stabilito presso la Banca centrale europea) su chi debba dare per primo il via libera al piano del governo italiano per la ricapitalizzazione precauzionale di Mps.

Il nocciolo della questione, a quanto si apprende a Bruxelles, sta nel fatto che è il Supervisore europeo, che conosce bene i bilanci delle banche, a dover certificare se sono effettivamente presenti le tre condizioni necessarie affinché l’antitrust comunitario possa concludere che l’aiuto di Stato per la ricapitalizzazione preventiva è compatibile con le regole Ue.

Le tre condizioni sono: 1) che la banca sia solvibile; 2) che vi sia un ammanco di capitale registrato dagli stress test delle autorità bancarie europee in caso di “scenario avverso”; 3) che l’aumento di capitale non sia impiegato per coprire perdite già subite o probabili da parte della banca interessata.

Dopo che la BCE, in quanto supervisore, avrà verificato la sussistenza delle tre condizioni richieste, la Commissione per la politica della concorrenza dovrebbe dare il via libera all’operazione. Tuttavia, sarebbe opportuno ricordare che l’intervento dello Stato per salvare il MPS stride con le regole di libero mercato preferite dall’Unione Europea.

Salvatore Rondello

L’ATTESA

La Commissione europea domani darà tempo all’Italia fino alla fine di aprile per prendere i provvedimenti legislativi per la correzione dello 0,2% del Pil. Ma se non sarà rispettato questo termine, il Collegio dei commissari è pronto ad aprire la procedura di infrazione per deficit eccessivo nella prima riunione di maggio. Pare che nel dibattito interno alla Commissione si sia tenuto conto delle “valutazioni politiche” sull’opportunità o meno di insistere affinché l’Italia dia subito seguito alle promesse fatte dal ministro Padoan il 2 febbraio in risposta alla richiesta di correzione dello 0,2% del Pil inviata dal vicepresidente Dombrovskis e dal Commissario Moscovici il 17 gennaio.

Nel collegio dei Commissari sarebbero infatti emerse valutazioni anche di segno opposto a quello desiderato dall’Italia, sul fatto che dare ulteriore tempo, quando la violazione è considerata “conclamata”, potrebbe essere controproducente in altri paesi. In ogni caso a Bruxelles si fa notare che l’Italia ha preso precisi impegni per aprile e quindi finora prevarrebbe la linea di dare fiducia e attendere i provvedimenti che dovranno essere adottati da Roma. Nel mentre dalla Germania arriva una puntura di spillo all’Italia. Con il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, anch’egli a Bruxelles per i lavori dell’Ecofin dice che il suo paese non intende ammonire pubblicamente l’Italia per il suo deficit.

Il primo a sentirsi tirato in causa è il ministro dell’Economia Padoan che al termine dell’Ecofin osserva: “Il rapporto sul debito di domani non rischia di essere un passo ulteriore verso la procedura d’infrazione”. Non è un nuovo passo verso la procedura perché, spiega, “come è già stato detto pubblicamente l’Italia si è impegnata a fare la correzione di cui abbiamo parlato anche ieri, confermo che si farà e quindi questa è una cosa che toglierà ogni dubbio sulla coerenza dell’Italia con le regole”. Quindi l’aggiustamento si farà.

Su debito Padoan ha poi assicurato che non ci sono dubbi sulla sua sostenibilità. “Questi dubbi sui mercati non li vedo, sui mercati ci sono dei prezzi, quello dello spread si è alzato da circa un mese anche a seguito dell’effetto Trump che ha numerose implicazioni”, ma poi “si è stabilizzato, non sta andando su quindi questo mi dice che sui mercati che funzionano non ci sono dubbi in tal senso”, ha concluso il ministro.

Dopo le voci di un passo indietro, poi smentite, che lo hanno riguardato oggi il presidente della Commissione Europa Jean Claude Juncker è tornato su un vecchio argomento mai passato del tutto di moda. Quello dell’Europa a due velocità. “Non è il momento di lanciare in Europa un dibattito istituzionale, alla gente non interessa”. Juncker si dice invece “a favore di un ricorso più frequente a cooperazioni rafforzate, chiamatela Europa a più velocità, che già abbiamo”. “Non possiamo più accettare – ha  proseguito Juncker – che ad esempio sulla crisi migratoria certi Stati non partecipino agli impegni cui hanno preso parte a definire. Non voglio più che certi Stati membri blocchino quelli che vogliono andare più lontano, frenandone le ambizioni. Il fossato enorme che c’è tra la Ue e la gente – ha comunque sottolineato – è lo stesso che c’è a livello di sistemi nazionali”. Juncker ha quindi rivendicato la linea seguita dalla sua Commissione di “concentrarsi sull’essenziale”.

I Socialisti rinascono con Schulz e spaventano la CDU

Anche se mancano ancora sette mesi alla elezioni, fissate per il 24 settembre, la CDU di Angela Merkel cerca di contrastare la rapida scalata della SPD nei sondaggi gettando ombre sull’onestà del candidato socialdemocratico Martin Schulz. Il sospetto, l’aver agevolato la carriera dei suoi collaboratori a Bruxelles nelle vesti di Presidente del Parlamento Europeo.

shulz merkelGermania: Martin Schulz incalza Angela Merkel nei sondaggi, la CDU passa al contrattacco

La rinascita dei socialdemocratici. La corsa alla Cancelliera tedesca, che finora vedeva Angela Merkel in fuga solitaria verso il quarto mandato consecutivo, è diventato uno scontro a due. A gennaio, infatti, il distacco fra la CDU dell’attuale Cancelliera e la SPD del vice-Cancelliere e Ministro dell’Economia Sigmar Gabriel era ancora superiore ai dieci punti percentuali: poca la fiducia dell’elettorato nel candidato socialdemocratico, la cui leadership è stata schiacciata da quattro anni di alleanza di governo con Angela Merkel. Questo ha spinto Gabriel al ritiro dalla competizione e dalla guida del partito aprendo la strada alla candidatura all’ex-Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz e – allo stesso tempo – favorendo il recupero della SPD, data nei più recenti sondaggi alla pari o in leggero vantaggio rispetto alla CDU: 31% a 30%. Inoltre, Schulz sarebbe stato capace di riaccendere gli animi dell’elettorato socialdemocratico portando ad un aumento degli iscritti – più 4631 in due settimane – e convincendo gli astenuti a tornare a votare. Difatti – secondo quanto riporta un’indagine Insa-Opinionstrend per il settimanale Der Spiegel – un quinto degli elettori socialdemocratici non avrebbe partecipato all’ultima tornata elettorale del 2013, ma sarebbe intenzionato a farlo a settembre per supportare la corsa del carismatico ex-Presidente. Dal punto di vista politico, la riapertura della corsa alla Cancelleria ha inoltre allontanato le possibilità di una coalizione di governo a tre fra CDU, SPD e Verdi – soluzione data per scontata in chiave anti-euroscettica quando la SPD era data attorno al 20% – e riaperto i giochi per un governo dei socialdemocratici insieme alla Sinistra e agli stessi verdi, riportando per la prima volta in 12 anni la CDU all’opposizione. Nonostante tutto, lo scenario più probabile rimane quello della Grande Coalizione fra i due partiti maggiori, anche se non è impossibile che la guida di questa sia proprio dei socialdemocratici.

La sfida. La discesa in campo di Schulz avviene dopo 23 anni passati al Parlamento Europeo, una carriera che lo ha portato a scontrarsi con Silvio Berlusconi, capogruppo del Partito Socialista Europeo e, infine, alla presidenza della stessa assemblea. Libraio, autodidatta senza titolo di studio, viene considerato in Germania come un “uomo del popolo“, è arrivato al successo politico dopo aver affrontato i propri demoni personali fatti di alcolismo e depressione giovanile. Politicamente è un esponente “conservatore” della corrente centrista del partito, non differenziandosi in questo dallo stesso Sigmar Gabriel da cui si distingue, invece, per il più pronunciato carisma e la capacità retorica, considerata “passionaria” e, per questo, molto diversa da quella pragmatica e rigida dell’attuale Cancelliera. La presa di Schulz sull’elettorato, ha spinto Angela Merkel – apparsa finora ancora lontana dalla campagna elettorale – a correre ai ripari rivolgendo la propria attenzione al consolidamento del proprio partito risolvendo il contrasto interno con la CSU – colonna bavarese della CDU – incentrato sulla politica di porte aperte all’immigrazione della Cancelliera, contestata da Monaco. Conscia di come l’appoggio della CSU sia essenziale per essere confermata al governo, Angela Merkel ha concordato un piano in 16 punti per il contenimento dell’immigrazione volto ad agevolare le espulsioni, favorire il riconoscimento dei rifugiati – garantendo alle autorità il controllo dei cellulari degli immigrati – e incentivare i ritorni volontari: una svolta a destra intesa – anche – a limitare l’avanzata verso i populisti di Alternativa per la Germania (AfD).

I panni sporchi di Martin Schultz? Riconsolidato il fronte interno, l’attenzione della CDU si è spostata verso Martin Schultz e se da una parte Angela Merkel – refrattaria a scendere direttamente nell’agone politico – si è rallegrata nel sottolineare l’importanza di avere una competizione elettorale equilibrata, dall’altra i toni sono stati alzati dai parlamentari europei del suo partito e dal loro capogruppo, Herbert Reul. Egli ha reso pubblico un dossier di nove pagine che accusa Schulz di  atti di nepotismo politico compiuti in qualità di Presidente del Parlamento Europeo a favore dei membri del proprio staff personale a Bruxelles. Sotto accusa ci sarebbero una serie le nomine che hanno portato alcuni membri del gabinetto della Presidenza Schulz – fra cui alcuni dei suoi collaboratori più stretti e di lunga data a posti interni all’amministrazione parlamentare, incarichi a tempo indeterminato non legati alla durata della Presidenza. In particolare il documento – che riprende in larga parte un dossier pubblicato da POLITICO nel 2016 – punta l’indice sulla nomina a Direttore Generale alla Presidenza – il numero due dell’assemblea – di Markus Winkler e quella a Direttrice della Commissione Affari Economici e Finanziari di Monika Strasser. Entrambi socialdemocratici, il primo ha servito come segretario personale di Schultz dal 1996, la seconda come ex-tesoriera dell’europarlamentare. A queste si dovrebbero aggiungere una serie di nomine minori che hanno spinto il Presidente del gruppo Verdi Europei Phillippe Lamberts a dichiarare come per farsi strada al Parlamento Europeo fosse necessario “essere tedeschi e socialisti”. Di fronte alle accuse è stata immediata la risposta della SPD: per la Segretaria Generale Katarina Barley si tratterebbe di “calunnie elettorali” diffuse – sostiene il membro della direzione del partito, Ralf Stegner – nel tentativo di “diffondere accuse infondate, sperando che qualcuna attecchisca nell’elettorato”.

Schäuble all’attacco. Mentre si apre il fronte europeo, contro il candidato socialdemocratico scende in campo anche Wolfgang Schäuble. Secondo il potente Ministro delle Finanze – considerato uno dei falchi del governo Merkel – Schultz starebbe portando avanti una campagna elettorale di matrice populista. Il candidato socialdemocratico – dice il Ministro – “dovrebbe fermarsi di più a riflettere” e non cercare di dividere la società tedesca “alterando dati” e citando “verità alternative”.  “Nessun politico intenzionato a combattere il populismo che minaccia l’Unione, dovrebbe esprimersi e comportarsi come Herr Schultz” dice il Ministro, criticando anche la tendenza di Schultz – politico di carriera – a presentarsi quale “uomo del popolo” e candidato outsider lontano dalla “casta politica”: “essere stati al parlamento europeo ed esserne arrivati alla Presidenza, significa far parte dell’establishment”. Sempre secondo Schäuble, l’atteggiamento del candidato socialdemocratico sarebbe assimilabile a quello di Donald Trump aggiungendo che “se Schultz invitasse i propri sostenitori a scandire qualcosa come Make Europe Great Again – Rendiamo l’Europa di nuovo grande – allora sarebbe letteralmente la copia di Trump”.

Nell’era dell’Europa a guida tedesca, i partner europei non possono ignorare quanto succederà a settembre a Berlino.

Simone Bonzano

 il Caffè e l’Opinione

Ue, approvato l’accordo commerciale con il Canada

cetaSe l’accordo commerciale tra Canada e Ue (Ceta) avrà successo “diventerà la traccia da seguire in questo campo, altrimenti sarà l’ultimo accordo di questo genere”. Così il premier canadese Justin Trudeau in plenaria al Parlamento europeo che con 408 voti favorevoli, 254 contrari e 33 astensioni ha approvato a Strasburgo il Ceta. “E’ più facile parlare dei problemi che risolverli, più facile distruggere che costruire, ma con il Ceta abbiamo costruito qualcosa di importante, soprattutto in questo momento”, ha aggiunto Trudeau. L’accordo “apre la porta a nuovi mercati”, a un commercio che “deve essere libero ed equo”. In questo “momento grande preoccupazione”, sostiene Trudeau, è stato varato “uno degli accordi commerciali più progressisti del mondo e tutti i nostri cittadini ne trarranno beneficio”.

Soddisfazione anche del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per il quale “l’Europa fa un passo avanti verso il Ceta con il Canada e dimostra che ha un ruolo da svolgere contro i protezionismi”. Dalla Commissione europea e intervenuta la Commissaria al commercio Cecilia Malmstroem: “Questo è un accordo che riguarda anche i nostri valori”, ha affermato, intervenendo nella plenaria di Strasburgo prima del voto sul Ceta. “Il Canada – ha insistito – è un paese democratico che condivide gran parte dei nostri valori, hanno un settore pubblico forte e sono impegnati con noi per lavorare per modellare la globalizzazione”. Nel suo discorso. Malmstroem ha voluto sottolineare i benefici per le pmi, soprattutto del settore tessile e calzaturiero, ha promesso a breve delle misure di tutela per il settore bovino, rispondendo ad una preoccupazione francese, e ha sottolineato la trasparenza assicurata dal metodo negoziale adottato con il Canada.

Preoccupazione invece arriva da parte dei Verdi. Angelo Bonelli e Fiorella Zabatta, coordinatori dell’Esecutivo Nazionale dei Verdi affermano che sono molti i motivi per non satre traquilli. “Innanzitutto – dicono – l’accordo non vieta l’ingresso di alimenti contenenti OGM e sostanze chimiche tossiche, dando il via libera a una deregolamentazione ampia e irreversibile”

Il mercato dell’auto
schiaccia l’acceleratore

Mercato auto-ripresaDal comunicato dell’Associazione dei Costruttori Europei, ACEA, il mercato europeo dell’auto, nel 2017, è partito bene. A gennaio l’incremento delle immatricolazioni su base annua è stato del 10,2% per un totale di 1.170.220 unità. In Italia l’incremento è stato del 10,1%, in Spagna del 10,7%, in Francia del 10,6%, in Germania del 10,5%.

La parte del leone la fa FCA con circa 83.800 registrazioni e un incremento delle vendite del 15,2 per cento in Europa, a gennaio scorso ottenendo ancora una volta un risultato migliore rispetto a quello del mercato. La quota di Fca ha raggiunto il 7 per cento, in confronto al 6,6 per cento di un anno fa e +0,4% rispetto al gennaio di un anno fa. Oltre alla crescita registrata in Italia (+12,7) Fca ha ottenuto risultati positivi in quasi tutte le principali nazioni europee: in Germania (volumi in crescita del 22,7 per cento), in Francia (+19 per cento) e in Spagna (vendite in crescita del 32,2 per cento).

A gennaio sono state 63.500 le immatricolazioni in Europa del marchio Fiat, con un aumento del 17,3 per cento in confronto allo stesso mese del 2016. La quota è̀ stata del 5,3 per cento, cresciuta di 0,4 punti percentuali in confronto a gennaio dell’anno scorso.

Oltre al positivo risultato italiano, dove ha aumentato le vendite del 14,5 per cento, a gennaio il marchio ha sensibilmente migliorato le proprie performance in Germania (+25 per cento), in Francia (+24,1 per cento), in Spagna (+41,6 per cento), in Svizzera (+31,4 per cento), in Austria (+20,1 per cento), in Belgio (+22,3 per cento), in Olanda (+19,9 per cento) e in Polonia (+107,5 per cento). Lancia/Chrysler a gennaio ha immatricolato quasi 5.900 vetture, il 2,5 per cento in più̀ rispetto all’anno scorso, per una quota stabile allo 0,5 per cento.

Per Alfa Romeo a gennaio le immatricolazioni sono state 6mila, il 31,4 per cento in più̀ rispetto all’anno scorso, per una quota dello 0,5 per cento, in crescita di 0,1 punti percentuali. Risultati positivi per il marchio in Italia (vendite in crescita del 27,2 per cento), in Germania (+48,4 per cento), in Francia (+2,4 per cento) e in Spagna (+58,6 per cento). Il marchio Jeep a gennaio ha immatricolato 7.400 vetture per una quota allo 0,6 per cento. A gennaio Jeep ha aumentato le vendite in Francia: +1,5 per cento. Infine, il marchio di lusso Maserati a gennaio ha immatricolato 995 vetture.

Il produttore Italo-americano, sembra aver trovato la ricetta giusta per conquistare il mercato automobilistico. Tuttavia, non si vede ancora l’apporto di significativi benefici occupazionali per il nostro Paese.

L’incremento della domanda di immatricolazione di nuove automobili, per assurdo, è una conseguenza del ridotto potere di acquisto delle famiglie. Il costo della benzina molto alto, spinge le famiglie a sostituire le proprie automobili con altre ad alimentazione meno costosa (GPL, Metano, energia elettrica, etc,,,) per ridurre la spesa mensile sui carburanti. L’incoraggiamento viene anche dal basso costo del denaro per finanziare l’acquisto di nuove automobili.

Nonostante la forte spinta produttiva del settore automobilistico considerato trainante per l’economia, non si vedono ancora i segnali sui fondamentali per il superamento della crisi economica attuale.

Salvatore Rondello

Ue: appello per nuovo inizio contro i populismi

Domino_EuropaDi fronte al rischio che l’Unione Europea imploda, un gruppo di giuristi ed intellettuali ha lanciato un appello alla rifondazione dell’Unione, in modo che possa rispondere alle “tendenze autoritarie e all’ascesa di forze nazionaliste e xenofobe” che hanno messo sotto attacco l’Unione “sebbene abbia garantito pace, democrazia e benessere  per decenni”. L’appello, pubblicato su diversi quotidiani  europei, è stato firmato, tra gli italiani, da Giuliano Amato, Emma Bonino, Massimo Cacciari e Giuliano Cazzola.

“Noi cittadini europei siamo preoccupati e spaventati” è l’esordio. “La crisi economica e finanziaria ha impoverito la  maggior parte di noi. La disoccupazione giovanile rischia di creare una generazione perduta. La disuguaglianza cresce e la coesione sociale è in pericolo. L’UE è circondata da conflitti e instabilità, dall’Ucraina alla Turchia, dal Medio Oriente al Nord Africa. Il flusso di rifugiati e migranti è diventato una questione strutturale che dobbiamo affrontare insieme, in modo umano e lungimirante. In molti Stati membri si manifestano tendenze autoritarie e l’ascesa di forze nazionaliste e xenofobe. La democrazia e i valori fondanti della civiltà europea moderna sono sotto attacco. La stessa Unione Europea e’ messa in discussione, sebbene abbia garantito pace, democrazia e benessere per decenni”. L’appello accusa “i politici nazionali” di preoccuparsi “solo delle successive elezioni nazionali o locali: chiedono soluzioni europee a problemi europei, ma poi agiscono per rendere tali soluzioni impossibili o inefficaci.

Ignorano le proposte della Commissione e non applicano le decisioni già prese, incluse quelle approvate all’unanimità. Chiediamo ai politici e ai media nazionali di smettere di presentare l’integrazione come un gioco a somma zero, mettendo così le nazioni l’una contro l’altra. In un mondo interdipendente – si legge – nessuna nazione da sola può garantire le necessità basilari dei suoi cittadini e la giustizia sociale. In questo contesto l’integrazione e un governo sovranazionale europeo sono un gioco a somma positiva”.

Nella consapevolezza che “la globalizzazione sta trasformando il mondo”, c’è bisogno, si legge ancora nell’appello, di “un governo europeo per promuovere i nostri valori e contribuire alla soluzione dei problemi globali che minacciano l’umanità. Il mondo ha bisogno di un’Europa cosmopolita e rivolta a contribuire alla costruzione di una governance globale più democratica ed efficiente, per affrontare le sfide più impellenti, dal cambiamento climatico, alla pace, dalla povertà globale, alla transizione verso un’economia sostenibile sia dal punto di vista ambientale che sociale.

L’UE è “una incompleta Res Publica”, riconoscono i firmatari: un budget ridicolo (0,9% del PIL) e nessuna autonomia finanziaria, competenze e poteri “incompleti per far fronte con successo alle crisi attuali”, “un legislativo, un giudiziario e una Banca Centrale Europea con caratteri sostanzialmente federali”. “Ma la democrazia e’ la possibilita’ per i cittadini di scegliere il governo, responsabile di fronte ai cittadini”.

Perché “l’Unione funzioni e sia pienamente democratica le sue decisioni – incluso il bilancio, la politica estera e di difesa, e la riforma dei trattati – devono essere prese con il voto a maggioranza qualificata, che rappresenta la maggioranza dei cittadini e degli Stati europei. La Commissione dovrebbe evolvere in un vero governo, legittimato attraverso le elezioni europee, e che definisce l’agenda politica. I partiti europei dovrebbero designare il loro candidato alla presidenza della Commissione alle elezioni europee. L’alternativa e’ l’elezione diretta del Presidente della UE,  risultato della fusione delle Presidenze della Commissione Europea e del Consiglio europeo”. “Il 14 febbraio 1984 il Parlamento Europeo adottò il Progetto di Trattato che istituisce l’Unione Europea, il cosiddetto progetto Spinelli, che puntava verso un’unione politica, e che gli Stati membri ignorarono”. A distanza di 33 anni, il 14 febbraio 2017 “invitiamo il Parlamento europeo, l’unico organo dell’UE eletto direttamente, a prendere una nuova iniziativa per rilanciare l’UE su una piu’ forte base democratica. Parlare di unioni bancaria, fiscale, economica, energetica, della sicurezza, della difesa e della politica ha senso solo all’interno di una vera Unione Europea democratica, con tutte quelle politiche sotto la responsabilità di un vero governo europeo. Di qui l’appello ai capi di Stato e di governo che il 25 marzo celebreranno i Trattati di Roma, che 60 anni fa istituirono la Comunità Economica Europea e l’Euratom. “Chiediamo loro di elevarsi alla visione dei Fondatori. Devono aprire la strada alla rifondazione dell’Unione Europea, sulla base delle proposte del Parlamento Europeo, sfruttando immediatamente tutti gli strumenti del trattato di Lisbona per rafforzare le istituzioni e le politiche dell’UE, in particolare la politica estera e di sicurezza e la politica economica e sociale”. Ma anche la società deve attivarsi: “Chiediamo alla gioventù europea, alla società civile, al mondo del lavoratori, dell’impresa, dell’accademico, ai governi locali e ai cittadini e alle cittadine europei di mobilitarsi e partecipare alla Marcia per l’Europa che si terrà a Roma il 25 marzo. Tutti insieme forniremo ai leader politici la forza e il coraggio di portare l’Unione verso un nuovo inizio. L’unità europea è la chiave per risolvere i nostri problemi comuni, salvaguardare i nostri valori e garantire il nostro benessere, la sicurezza e la democrazia”.

CLUB APERTO

merkelLo spread rialza la testa. Il suo stazionare intorno quota 200 fa capire che non sono permesse distrazioni in una Europa piena di incertezze. “Un Paese ad alto debito come l’Italia deve continuare ad operare per la riduzione” dello spread ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan intervenendo ad un convegno. “Le vicende di questi giorni e di queste ore ci ricordano in modo sgarbato che un Paese ad alto debito non può permettersi di non continuare a operare per la sua discesa”. Appesantito dall’incertezza politica, infatti ieri lo spread del Btp con il Bund si è portato sopra i 203 punti, massimo da ottobre 2014, e quest’oggi staziona in area 200. Una incertezza che non solo italiana ma che coinvolge anche paesi come la francia.

Padoan ha poi ribadito che “il dialogo con l’Ue continua, perché il Paese e il governo rispettano le regole e le usano per il consolidamento fiscale e la crescita”. Bruxelles ha chiesto all’Italia interventi per correggere il deficit strutturale del 2017 di circa 3,4 miliardi di euro. Il governo sta studiando una serie di misure che non abbiano però un effetto depressivo sulla crescita. In riferimento al terremoto in Centro-Italia, il ministro ha assicurato che “molte risorse aggiuntive saranno messe a disposizione. Naturalmente bisogna usarle, non solo stanziarle”.

La Francia è a quota 74 punti base di spread. Pesano le elezioni presidenziali francesi fra aprile e maggio, con la candidatura di Marine Le Pen con un programma di addio all’euro, ma anche lo scenario italiano dove non si escludono elezioni anticipate. E i mercati ragionano sui tempi dell’uscita della Bce dall’acquisto di debito – che metterebbe sotto fortissima pressione i bilanci pubblici – ora che l’inflazione dell’Eurozona è tornata a un passo dal 2%.

Oggi il cancelliere tedesco, in conferenza stampa a Varsavia con la premier Szydlo, è tornato a parlare di europa affermando che “non devono esserci club esclusivi, in cui altri stati membri non possano entrare”. Questo il messaggio lanciato oggi da Angela Merkel, che è tornata sul concetto di “Europa a diverse velocità” e ricordando che le diverse velocità in realtà già esistono in Europa. L’idea di una Europa a integrazione variabile esiste nei da tempo: Su ogni obiettivo fino ad ora raggiunto: mercato unico, euro e Schengen. La riforma di Lisbona nel 2009 l’ha dotata di un motore giuridico preciso, modulato sulle cosiddette cooperazioni rafforzate. “E’ importante che a ogni stato membro sia lasciata aperta la possibilità di collaborare in un nuovo campo”, ha spiegato Merkel. “Magari uno Stato dice, ‘non voglio adesso’. Ma non deve esser possibile che si creino dei club esclusivi, in cui altri non possano entrare. Questa deve essere la base della nostra collaborazione”, ha continuato la cancelliera. “Se uno Stato dice ‘non voglio ancora venire la”, questo deve essere possibile”, ha aggiunto. E meccanismi del genere esistono nei trattati, ha concluso.

E sempre in tema di Europa il sottosegretario britannico per la Brexit David Jones, dopo aver spiegato ai parlamentari che le Camere voteranno sull’accordo prima del parlamento europeo ha detto che il governo britannico non tornerà a negoziare con l’Unione europea se il parlamento voterà contro la sua proposta di accordo per l’uscita dalla Ue. Jones ha detto di “non poter pensare ad un più grande segnale di debolezza: rimandare il governo all’Unione europea e dire che vogliamo negoziare ulteriormente…non posso essere d’accordo”. Jones ha aggiunto che se la Gran Bretagna e la Ue non arriverrano ad un’intesa entro i due anni concessi in base all’articolo 50 del trattato di Lisbona, il Regno Unito si ritirerebbe dai patti commerciali della World Trade Organisation. Insomma una europa che marcia sempre più separata.

IL TESTIMONE

draghi 3Una giornata segnata dalla debolezza delle borse europee che riprendono fiato dopo la testimonianza del governatore della Bce Mario Draghi alla Commissione per gli affari monetari ed economici del Parlamento europeo.
Le affermazioni di Draghi guardano a un miglioramento della situazione economica dell’Eurozona, ma restano comunque caute al riguardo.
La “ripresa resistente” con l’aumento negli ultimi due anni del pil procapite del 3% nell’eurozona, il sentimento economico al top da 5 anni e la disoccupazione al 9,6%, il livello più basso da maggio 2009, “sono passi nella giusta direzione ma sono solo i primi passi”, afferma il presidente della Bce all’Europarlamento, sottolineando che “dobbiamo continuare su questa strada”. “Le decisioni di politica monetaria prese in dicembre”, ha quindi sottolineato, “sono quelle giuste nel contesto attuale”. Rispondendo a una domanda sulla possibilità di un ritorno al protezionismo a livello globale afferma: “Guardiamo con preoccupazione a annunci di potenziali misure protezionistiche”. E sull’Europa ha aggiunto: “L’Ue è stata creata sulle basi del libero scambio – dovremo giudicare quando vedremo quello che è stato annunciato”.
“L’idea di ripetere le condizioni che hanno portato alla crisi finanziaria è qualcosa di molto preoccupante”, e “l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è l’allentamento delle regole”. È il monito del presidente della Bce in riferimento all’intenzione Usa di modificare le regole del settore finanziario. “Il fatto che non abbiamo visto svilupparsi rischi per la stabilità finanziaria è una ricompensa per le azioni intraprese da regolatori e legislatori sin dallo scoppio della crisi”, ha sottolineato.
“Diversamente da una percezione diffusa, le condizioni economiche dell’eurozona sono stabilmente migliorate” ma “i rischi per le previsioni dell’eurozona restano al ribasso e sono prevalentemente legati ai fattori globali”. Draghi spiega che le decisioni di dicembre “definiscono un equilibrio tra la nostra fiducia crescente” sulle prospettive dell’eurozona, e “allo stesso tempo, alla mancanza di un chiaro segno di convergenza dei tassi d’inflazione”.
L’inflazione in aumento, infatti, sta causando frustrazione in alcuni Paesi – in testa la Germania – mentre la lenta uscita dalla crisi finanziaria sta alimentando un intenso mormorio sull’integrazione europea. Non aiuta poi la presidenza della Casa Bianca di Donald Trump che sta minacciando di strappare gli accordi commerciali già esistenti, e l’incertezza politica del Vecchio Continente che vede dopo anni alle elezioni europee di quest’anno un’ascesa di partiti estremisti.
Draghi ha anche espresso le sue preoccupazioni sul “pericolo populista” che minaccia l’abbandono dell’euro, ricordando il Trattato di Maastricht che fu una “decisione coraggiosa” e “segnò ‘una nuova tappa nel processo dell’integrazione europea’”. Alla vigilia del 25esimo anniversario dello stesso Trattato, Draghi ricorda che “con la moneta unica abbiamo forgiato bond che che sono sopravvissuti alla peggiore crisi economia dalla Seconda guerra mondiale”. “È facile sottostimare la forza di questo impegno” politico, ha ammonito, “che ci ha tenuto insieme per 60 anni” in “tempi difficili”.
“L’euro è irrevocabile, questo dice il Trattato”, afferma durante il suo intervento all’Europarlamento e quanto a un’Unione a più velocità, Draghi, dopo aver rilevato che “non è ancora chiaro” che cosa è stato detto a Malta, ha osservato: “È un concetto ancora da sviluppare, una visione appena abbozzata su cui non sono in grado di esprimere alcun commento, almeno al momento”. “Non siamo manipolatori della moneta”. Così, in italiano, il presidente della Bce Mario Draghi ha risposto all’eurodeputato Marco Zanni (Enf) sulle critiche alla Bce del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. “Le politiche monetarie fatte riflettono le diverse posizioni nel ciclo economico dell’eurozona e degli Usa”, ha sottolineato, ricordando che nel 2013 il tasso di cambio euro/dollaro era a 1,40 e che già allora la Germania aveva un surplus commerciale del 6% con gli Usa.
Nonostante l’intervento incoraggiante di mario Draghi, Piazza Affari dopo essersi ripresa continua la sua discesa (-1,9%) e resta la piazza peggiore in Europa. Ad appesantire il Ftse Mib sono dalla mattina i titoli del comparto bancario, con le azioni di Unicredit che nel giorno dell’avvio dell’aumento di capitale flettono del 5% (-14% i diritti). Male anche Bper (-5,7%), Banco Bpm (-4,5%), Mediobanca (-3,3%), Fineco (-3,4%), Ubi (-3%). In calo anche Unipol (-4%) e Unipolsai (-3,1%). Giù Leonardo (-2,8%) e Generali (-2,9%). Fanno bene solo Cnh (+3,1%) e Telecom.
(+1,5%).
Ma a preoccupare ancora di più è la corsa al rialzo dello spread. Il differenziale di rendimento tra il Btp e il Bund vola a 200 punti base, toccando questa soglia per la prima volta da febbraio 2014. Il tasso sul decennale del Tesoro cresce al 2,35%. A pesare non solo l’incertezza economica, ma anche l’approssimarsi del pronunciamento di Moody’s, che ha un outlook negativo sul rating Baa2, atteso per venerdì 10 febbraio.
In cattive acque sullo spread con l’Italia anche la Francia. Dopo che la leader del National Front, Marine Le Pen, nel suo discorso elettorale ha annunciato che se diventerà presidente negozierà l’uscita della Francia dall’euro, lo spread Francia-Germania — ovvero il differenziale di rendimento tra i titoli decennali francesi e quelli tedeschi — si è allargato a 72 punti base, col tasso sul titolo francese a 10 anni all’1,10%, ai massimi da marzo 2013.

Agropirateria: i disastri
della contraffazione

contraffazione-alimentareMolti prodotti dell’agroalimentare e fiore all’occhiello della nostra economia sono da sempre oggetto di falsificazioni da parte di “personaggi” privi di onestà e alla continua ricerca di facili guadagni sulla pelle dei consumatori…

La contraffazione alimentare causa dei veri disastri al nostro Paese, ai consumatori e ai produttori che operano con professionalità. La lotta all’agropirateria non ha sosta, anzi, si intensifica diventando sempre più capillare ed efficace. I dati diffusi dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali riguardanti il 2016 rappresentano le nostre istituzioni e le forze dell’ordine in sinergia per reprimere un fenomeno spregevole, che nonostante l’impegno profuso non dà però cenno di diminuzione. Ma, oltre ogni rassicurante performance di cifre e di dati è importante denunciare che l’agropirateria è un “virus” ambiguo e reattivo, che si propaga metodicamente e verso il quale occorre una terapia sistemica! E se da un lato le battaglie vinte sono non indifferenti – “la guerra” in sé procede ed è combattuta ogni giorno! Una tenzone non semplice da osteggiare, anche perché in ballo ci sono un mucchio di soldi, e le troppe-tante organizzazioni dedite al malaffare lo sanno e son disposte a tutto pur di far cassa!

Del resto, per “spargere il sale” sulle frodi alimentari ci vorrebbe una provvidenziale bacchetta magica! In ogni caso le autorità non si perdono d’animo. È importante, infatti, non “mollare la presa” – sia per tutelare i consumatori che i produttori – nel concreto coraggiosamente in prima linea con le loro aziende. Oltre a sgominare clan e associazioni dedite alle più impensabili falsificazioni, bisogna dotare i consumatori di tutte quelle competenze atte a riconoscere i prodotti alimentari mendaci. A tal proposito l’informazione gioca un ruolo chiave – unitamente alle istruzioni per tenersi alla larga dai pericoli che serpeggiano nel mare magnum delle attività fraudolente. Rischi pesanti, poiché un prodotto taroccato che cerca di emulare l’originale è spesso manipolato in habitat insalubri ed è quindi un’insidia sibillina per la salute! D’altro canto è intuibile che “un fruitore” informato attuerà in primis un servizio pro domo sua, poi un proficuo passaparola – in più un aiuto nei confronti delle attività di categoria, che nei loro marchi investono ricerca e capitale!

Da tener conto, che la crisi economica globale ha permesso all’agropirateria di affondare le radici in una realtà che proprio il gap finanziario ha reso più fragile. Si tratta realmente di un’emorragia copiosa e affatto semplice da tamponare –, che fa eco a un comprensibile senso di frustrazione “assaporato” da chi ogni giorno produce alimenti all’insegna della qualità. Ma quali sono i prodotti più contraffatti – semmai si potesse stilare una sorta di blacklist? Purtroppo, le “attività” illecite su questo versante non fanno sconti a nessuno – quindi formaggi, insaccati, salumi, vini, aceti, oli, pasta, riso, conserve di pomodoro e i vari derivati del latte. L’obiettivo dei predoni agroalimentari è lucrare, arricchirsi cinicamente innescando – come conseguenza tout court – smisurati danni economici sia in Italia che all’estero sino all’inevitabile decadimento d’immagine del prodotto autentico!

Facendo due conti, per chi delinque, si tratta di un volume di affari che frutta parecchi milioni di euro – cifre incredibili e soprattutto… esentasse! E il consumatore, e vale a dire colui che di buon mattino va a fare la spesa al mercato è il primo che dovrebbe indignarsi davanti a questo sudiciume, e nel suo piccolo – dopo l’inziale disgusto – operare affinché il falso finisca al macero prima che sulle tavole, ad esempio, segnalando all’autorità competente merce o alimenti visibilmente sospetti. Tradotto – accertato che le istituzioni svolgono il loro lavoro incessantemente – chi consuma è chiamato in causa a dar una mano, in quanto oltraggiato dai malfattori! Obiettivamente la lotta alle frodi è collegiale e impostata su vasta scala – impiegando provvedimenti, misure precauzionali, l’applicazione dell’etichettatura obbligatoria (che tutela i consumatori fino alla distribuzione), e il riconoscimento a livello comunitario dei prodotti a denominazione di origine (DOP, IGP, STG e DOC per i vini). E ciò, come detto in precedenza, va benissimo ma è determinate mettere in atto un “gioco di squadra” tra produttori e l’anello finale della filiera, cioè il consumatore – perché il fine è univoco e viaggia sotto il vessillo della correttezza e dell’onestà.

Ogni anno l’Italia perde una valanga di soldi a causa dell’agropirateria internazionale, che nel concreto genera un business di proporzioni inaudite e una perniciosa economia illegale parallela. E tutto ciò perché il Made in Italy è icona di prestigio a livello mondiale – per cui i nostri marchi più rappresentavi sono quelli più bersagliati dagli imbroglioni, che senza esitazioni mettono sul mercato i cloni dei brand originali! Bisogna correre ai ripari investendo in prevenzione intelligente, e allo stesso tempo auspicando tolleranza zero verso chi infrange la legge! Prevenire – si diceva poc’anzi – ma come? Certamente con l’ausilio dell’informazione e non soltanto quella di nicchia ma altresì quella diffusa – in quanto una comunicazione tempestiva e aggiornata è decisiva nella lotta alla contraffazione. È poi utile che tutte le misure economiche, legislative, tecniche e di formazione siano a messe a disposizione per debellare questa sorta di “metastasi” che svilisce una sponda (n.d.r. agroalimentare) sostanziale per il nostro futuro. Lasciando che sul mercato imperversino prodotti falsificati privi di ogni tracciabilità, si compromette un bacino produttivo che è una risorsa inestimabile con molteplici opportunità di crescita e di sviluppo – primo su tutti il lavoro – ovunque sempre più in calo e tratteggiato dalle torbide sfumature della precarietà.

Stefano Buso

Migranti. ‘Muro’ europeo per bloccare la rotta dalla Libia

migranti-in-libiaChiusa la rotta balcanica, i migranti in fuga dalla miseria e dall’instabilità politica di molti paesi africani non hanno altra scelta che mettersi nelle mani dei trafficanti libici senza scrupoli e cercare di attraversare il Mediterraneo diretti in Italia, passando per la Libia. L’Europa però ora è pronta a chiudere anche la rotta del Mediterraneo. L’appuntamento è al vertice informale del 3 febbraio a La Valletta, durante il quale Federica Mogherini e la Commissione presenteranno il piano per frenare i flussi dalla Libia all’Italia, migliorare le condizioni dei migranti nei campi libici e favorire i ritorni ma anche garantire le richieste di asilo. Alla Libia verranno forniti i mezzi per avere un “ruolo centrale” nel controllo e nei salvataggi nelle acque territoriali, con il coordinamento dell’operazione Sophia. Tra i punti principali, il completamento dell’addestramento della guardia costiera libica e la fornitura dei mezzi navali necessari per avere un “ruolo centrale” nel controllo e nei salvataggi nelle acque territoriali, riportando i migranti sulla costa, in collegamento con un Centro di coordinamento operativo in primavera con le informazioni dell’Operazione Sophia e di Italia, Malta, Grecia, Cipro, Francia, Spagna e Portogallo. Il piano Ue propone poi almeno 200 milioni di finanziamenti di progetti in Libia e punta a rafforzare la frontiera sud aumentando anche la cooperazione con Egitto, Tunisia e Algeria per evitare che si creino rotte alternative.
Altro punto rilevante del piano, la proposta di incrementare la cooperazione con la Iom e lo Unhcr, ma anche con le municipalità libiche per migliorare le condizioni di vita nei campi in Libia che vengono definite come “inaccettabili” e “molto lontane dagli standard internazionali” e da una parte favorire i ritorni ai paesi di origine per i migranti economici che non possono restare in Libia e non hanno speranze di raggiungere l’Europa, dall’altra assicurare che possa ottenere protezione chi ha diritto all’asilo.
Per il controllo della frontiera sud, attraverso la quale passano i flussi, la Ue intende aumentare il lavoro con i paesi già coinvolti nei ‘compact’ come Niger e Mali, ma anche con il Ciad. Inoltre propone di rafforzare ulteriormente l’operatività della missione Eucap Sahel operativa ad Agadez, ma anche valutare i progetti per dare un’alternativa economica alla regione nel Niger settentrionale che attualmente di fatto vive del contrabbando di esseri umani. “A lungo termine” si propone di valutare se una missione civile e di sicurezza della Ue possa sostenere una guardia di frontiera libica eventualmente con un’azione combinata della Guardia di frontiera europea “per migliorare il monitoraggio ed il flusso informativo”.
Nonostante i buoni propositi, a far discutere è non solo l’instabilità politica libica, ma anche i numerosi racconti e reportage sulle condizioni e le vessazioni a cui sono sottoposti i profughi che passano dalla Libia. Poco tempo fa è stato pubblicato anche un dossier delle Nazioni Unite che evidenzia un calvario continuo di queste persone che restano intrappolate nel territorio libico, ma che ora rischiano anche dopo essere riuscite a scappare verso l’Europa di essere rimpatriate. “La situazione dei migranti in Libia fa emergere una crisi dei diritti umani. Il collasso del sistema di giustizia ha provocato uno stato di impunità nel quale gruppi armati, bande criminali, contrabbandieri e trafficanti controllano il flusso dei migranti attraverso il paese”, si legge nel dossier. Con la complicità, si aggiunge, di funzionari governativi: “La missione Onu in Libia (Unsmil) ha ricevuto informazioni attendibili che alcuni esponenti di istituzioni statali e alcuni funzionari locali hanno partecipato al sistema di contrabbando e traffico”. E ancora: “La compravendita di migranti è una pratica abituale. Detenzione, sfruttamento, lavoro forzato per potersi pagare il viaggio. E sono le donne a pagare il prezzo più alto”.
Intanto la Commissione Ue raccomanda al Consiglio europeo di autorizzare Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia a mantenere per altri tre mesi i controlli temporanei in vigore presso determinate frontiere interne Schengen. “Nonostante la graduale stabilizzazione della situazione e l’attuazione di una serie di misure proposte dalla Commissione per migliorare la gestione delle frontiere esterne, Bruxelles ritiene che non siano soddisfatte le condizioni della tabella di marcia ‘Ritorno a Schengen’ per ristabilire il normale funzionamento dello spazio Schengen”.