FINE PENA MAI

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse12-09-2014 RomaWalk around a Piazza Montecitorio per l'eutanasia con Mina WelbyNella foto la manifestazionePhoto Fabio Cimaglia / LaPresse12-09-2014 RomaWalk around in Piazza Montecitorio for euthanasia with Mina WelbyIn the photo the demonstration

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse12-09-2014 

“Spero che l’attenzione su questo processo aiuti a far approvare dal Parlamento una legge sul fine vita di cui si discute da 32 anni”, così Marco Cappato all’uscita dall’Aula dal processo che lo vede imputato per aiuto al suicidio per la morte in una clinica svizzera di Fabiano Antoniani, dj Fabo.
Nonostante gli appelli, la raccolta firme e un’opinione pubblica favorevole, la legge è ferma nei cassetti del Parlamento. Dopo numerose discussioni, finalmente il 20 aprile la Camera dei deputati ha approvato la cosiddetta “legge sul fine vita” o sul “testamento biologico”, una norma che permette – entro alcuni limiti – di esprimere in anticipo quali trattamenti medici ricevere nel caso di gravi malattie, ma da allora nessun passo in avanti è stato compiuto. Dopo le difficoltà al Senato, alla fine la presidente della Commissione Sanità del Senato e relatrice del provvedimento sul biotestamento, Emilia Grazia De Biasi, si è dimessa da relatrice del ddl, dando mandato alla conferenza dei capigruppo per valutare l’invio del provvedimento in Aula senza relatore. “Non ci sono le condizioni – ha detto De Biasi – per continuare il lavoro in Commissione. Quindi rimetto il mio mandato di relatore”. La competenza sul provvedimento è passata alla conferenza dei capigruppo del Senato, che devono calendarizzare la discussione in aula.
Pochi giorni fa l’ex relatrice è tornata sul biotestamento affermando: “È stato impossibile andare avanti in commissione. Più di questo non potevo fare”, ha spiegato. “A fronte degli oltre 3.000 emendamenti ne sono stati ritirati soltanto 300 e per una Commissione è tecnicamente impossibile esaminare 2700 emendamenti, metà dei quali con un taglio ostruzionistico. Bisogna dare priorità allo ius soli e al biotestamento – ha proseguito – un fine legislatura che porta a casa provvedimenti molto attesi dalla popolazione, come questi, è un bel modo per chiudere una legislatura che non è stata sempre perfetta”.
Una legge che ce la chiede anche l’Europa: secondo l’art. 8 della Convenzione europea dei diritti umani, la libertà di scelta terapeutica sulle questioni di fine vita rientra nel campo del diritto fondamentale al rispetto della propria vita privata.
È una legge che la società civile chiede a gran voce, in 4 anni infatti sono state raccolte oltre 67 mila firme a sostegno della legge di iniziativa popolare EutanaSia Legale presentata dai Radicali Italiani insieme all’Associazione Luca Coscioni.
Rispetto a diversi anni fa, “oggi l’opinione pubblica è bene informata. È l’inerzia del legislatore che ci preoccupa”, ha detto Beppino Englaro riguardo al biotestamento, a margine di un evento organizzato a Milano dall’Associzione Luca Coscioni. “Un tempo – ha continuato Englaro – ho trovato il deserto anche nell’opinione pubblica, rispetto alla libertà e al diritto di Eluana di autodeterminarsi”. Per Englaro “ci sono tutte le premesse, se vogliono” affinché il provvedimento sia approvato in Senato, “manca solo la volontà”.
Nel frattempo stamani si è aperto alla Corte d’Assise di Milano il processo a Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni ed esponente dei Radicali, con l’ammissione delle prove testimoniali e documentali davanti alla Corte d’Assise di Milano e potrebbe arrivare a sentenza già tra gennaio e febbraio, dopo due udienze, il 4 e il 13 dicembre, dedicate all’ascolto dei pochi testimoni, tra cui anche il medico-anestesista Mario Riccio che seguì il caso Welby, la madre e la fidanzata di Antoniani (non erano in aula oggi), e alla proiezione del video choc dell’intervista del 40enne a ‘Le Iene’. La proiezione avverrà per dimostrare le condizioni fisiche in cui si trovava Fabiano Antoniani, ed è stata chiesta e ottenuta dai pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini nella prima udienza del processo.
Sempre i Pm di Milano Tiziana Siciliano e Sara Arduini avevano chiesto nei mesi scorsi di archiviare l’inchiesta su Cappato, scattata dopo la sua autodenuncia, o di sollevare una questione di costituzionalità della norma sull’aiuto al suicidio. Il gip Luigi Gargiulo, però, ha ordinato l’imputazione coatta: avendo prospettato a Dj Fabo una dolce morte qualora si fosse rivolto a alla struttura svizzera, Cappato, secondo il gip, non solo lo avrebbe aiutato a morire ma avrebbe anche rafforzato il suo “proposito di suicidio”. Per la Procura, invece, avrebbe semplicemente aiutato una persona ad esercitare il diritto di morire con dignità. Dopo l’imputazione coatta, Cappato ha scelto di andare direttamente a processo con rito immediato saltando l’udienza preliminare.
Per Filomena Gallo, avvocato e segretario dell’associazione Luca Coscioni, “i giudici in Italia sono costretti a sopperire all’immobilità del legislatore intervenendo e confermando di volta in volta tutele costituzionali fondamentali in assenza di leggi specifiche sul tema del fine vita”. L’incapacità della politica ufficiale, prosegue Gallo, “a legiferare su questi argomenti, evidenzia sempre di più la crisi della nostra democrazia. Oggi il processo a Cappato rappresenta – aggiunge – un altro momento fondamentale per tentare di affermare la prevalenza dei principi costituzionali sul codice penale risalente al periodo fascista”.
Nel frattempo parte anche una campagna sul web intorno all’hashtag #ConCappato, per quanti “vorranno sostenere simbolicamente sui social o più concretamente con una
donazione sul sito concappato.associazionelucacoscioni.it la coraggiosa azione legale”. Lo spiega la stessa associazione Coscioni in un comunicato. Si tratta di “una chiamata civile ai cittadini italiani che vogliono essere liberi” e di “una battaglia di tutti – si legge – ma che avrà bisogno del supporto di tutti quelli che si vorranno schierare al fianco del tesoriere di Associazione Luca Coscioni, esposto in prima persona con un atto di disobbedienza civile per accelerare la regolamentazione sul fine vita in Italia, un tema attualmente affossato nelle aule del Senato”. All’esterno di Palazzo di Giustizia a Milano i Radicali Italiani hanno organizzato per la giornata di oggi un presidio a sostegno di Marco Cappato.

Cappato: “Occasione per eliminare legge ingiusta”

cappatoSi riapre il caso di Dj Fabo. Il gip di Milano Luigi Gargiulo ha disposto l’imputazione coatta per Marco Cappato che andrà così a processo. La Procura ritiene che Cappato vada mandato a processo per il reato dell’articolo 580 del codice penale in quanto, avendo prospettato a Dj Fabo, che era cieco e tetraplegico per un incidente stradale, una dolce morte qualora si fosse rivolto a una struttura svizzera, non solo lo avrebbe aiutato a morire ma avrebbe rafforzato “l’altrui proposito di suicidio”.
Dura anche la presa di posizione della madre di dj Fabo, Carmen Carollo: “Voglio dire a voi politici magistrati: vergognatevi! Marco ha fatto un regalo ad aiutare mio figlio! Ora la sua sofferenza è finita e in questo momento lui e felice nella sua India. Grazie Marco ti vogliamo bene”.
Cappato già in passato si era detto pronto ad affrontare un processo. “Quando ho accettato la richiesta di Fabo, sapevo di andare incontro al rischio di essere processato, così come lo sanno Mina Welby e Gustavo Fraticelli per le altre persone che abbiamo aiutato e continuiamo ad aiutare”, ha affermato il tesoriere dell’Associazione Coscioni.
“Il processo sarà l‘occasione per difendere il rispetto della libera e consapevole scelta di Fabo interrompere una condizione di sofferenza insopportabile. Sarà anche l’occasione per processare una legge approvata in epoca fascista che, nel nome di un concetto astratto e ideologico di vita, è disposta a sacrificare e calpestare le vite delle singole persone in carne ed ossa”, ha detto Marco Cappato.
Nel frattempo dopo anni di attesa il provvedimento sul testamento biologico è ancora al Senato e aspetta di essere votato il 25 luglio, a ridosso della pausa estiva del Parlamento.

NESSUN ACCANIMENTO

biotestamentoVia libera dell’Aula della Camera al primo articolo 1 della proposta di legge sul Biotestamento. L’articolo, passato con 326 voti a favore, è il “cuore” del provvedimento in quanto regola il consenso informato del fine vita. Hanno votato contro Forza Italia e Alternativa popolare.

Un emendamento approvato dall’Aula della Camera prevede che a fronte del rifiuto di un trattamento sanitario da parte del paziente “il medico non ha obblighi professionali”. In base alla norma, a fronte della richiesta di un paziente di sospendere i trattamenti un singolo medico potrà rifiutarsi di ‘staccare la spina’. Il paziente potrà comunque rivolgersi a un altro medico nell’ambito della stessa struttura sanitaria. Insomma il paziente avrà il diritto di abbandonare le terapie dopo che è stato eliminato il sesto comma del primo articolo del testo. Il comma eliminato prescriveva che “Il rifiuto del trattamento sanitario indicato dal medico o la rinuncia al medesimo non possono comportare l’abbandono terapeutico. Sono quindi sempre assicurati il coinvolgimento del medico di famiglia e l’erogazione delle cure palliative”.

Nel ddl Biotestamento entra quindi il principio del divieto dell’accanimento terapeutico e il conseguente riconoscimento del diritto del paziente di abbandonare totalmente la terapia. La modifica è contenuta in un emendamento del presidente della commissione Affari sociali della Camera Mario Marazziti che ha ottenuto parere favorevole dalla commissione ed andrà votato dall’Aula. In base al testo, “Il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato dal medico. A tal fine, è sempre garantita un’appropriata terapia del dolore con il coinvolgimento del medico di medicina generale e l’erogazione delle cure palliative”.

Il testo risultante dall’emendamento Marazziti prescrive, inoltre, che “nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente”.

Finalmente dopo anni di attesa e di approfondimento in commissione, stiamo arrivando all’approvazione di una legge per regolare la materia. Si tratta, afferma Giovanni Burtone componente della commissione Affari sociali della Camera “di consenso informato e dichiarazioni anticipate di trattamento equilibrata e che non ha niente a che fare con l’eutanasia, come sa bene chi ha letto il testo in votazione alla Camera; questo testo garantisce il pieno rispetto delle volontà dei pazienti e valorizza la relazione terapeutica con il proprio medico curante. Il legislatore non decide al posto dei medici o dei pazienti, a differenza di quanto accaduto in passato con la legge sulla procreazione medicalmente assistita e con l’approvazione in prima lettura a Montecitorio di una proposta di legge sul testamento biologico che imponeva a tutti l’idratazione e l’alimentazione artificiale. Come previsto dall’articolo 32 della Costituzione, nessun trattamento sanitario può essere imposto ad alcun paziente e nessun medico può violare la volontà dei pazienti”.

Biotestamento, nutrizione artificiale può essere rifiutata

biotestamentoNutrizione e idratazione artificiali possono essere rifiutate o interrotte, in quanto rientrano tra i trattamenti sanitari. E’ quanto dispone un emendamento a prima firma della deputata Pd Maria Amato, riformulato e con il parere favorevole della relatrice di maggioranza, approvato da una larga maggioranza in Aula: i voti a favore sono 348, i contrari 32 e 27 gli astenuti. Dunque, nonostante il tema sia stato molto dibattuto nel corso dell’esame da parte dell’Assemblea, con le forze schierate contro il provvedimento che hanno insistito sulla necessità di escludere la nutrizione e l’idratazione artificiali dal testo della legge, parlando di “eutanasia mascherata” e di voler cosi’ far “morire le persone di fame e di sete”, i sostenitori della legge non fanno alcun passo indietro sul diritto riconosciuto al paziente di rifiutare anche la nutrizione e l’idratazione artificiale. L’emendamento interviene sul comma 5 dell’articolo 1, e specifica che “la nutrizione e l’idratazione artificiale sono trattamenti sanitari”, in quanto “somministrazione su prescrizione medica di nutrienti mediante dispositivi sanitari”. Insomma continua a reggere la maggioranza trasversale composta essenzialmente da Pd, M5S, Mdp, Sinistra italiana.

In mattinata la proposta di legge sul testamento biologico, all’esame dell’Aula della Camera, ha superato il banco di prova delle prime due votazioni a scrutinio segreto su un altro emendamento a prima firma Marazziti, che andava a modificare il comma 5 dell’articolo 1. Dopo il voto la discussione è stata sospesa. I lavori riprenderanno dopo lo svolgimento del question time. Intanto Forza Italia e Lega chiedono al presidente della Camera, Laura Boldrini di concedere, nonostante quanto prevede il regolamento, un tempo aggiuntivo a disposizione di ogni gruppo. La richiesta parte dalla considerazione che molti gruppi, soprattutto di opposizione, stanno per ultimare i tempi a loro disposizione, rischiando così di non poter più intervenire sui singoli emendamenti.

Gli emendamenti da votare sono ancora molti. Ventotto quelli votati martedì e dieci nella mattinata di mercoledì. Ne restano quindi ancora circa 250. Il nodo più discusso è quello sull’alimentazione e l’idratazione artificiali, se siano o meno da considerarsi parte del trattamento sanitario. Rispetto a ieri, in cui sono stati affrontati temi generali – si è affermato per esempio che il Biotestamento non è eutanasia -, l’assemblea è entrata questa mattina più nello specifico. Fra le questioni discusse nei due giorni, anche la possibilità di obiezione di coscienza da parte del personale sanitario. L’aula ha deciso per l’obiezione purché sia garantito il diritto del paziente. Forza Italia e Lega hanno chiesto l’allungamento dei tempi di discussione a loro disposizione, concesso dalla presidente Laura Boldrini.

Per la verità, la stessa richiesta era stata avanzata già nella seduta di ieri e oggi, alla ripresa dei lavori sulla proposta di legge sul testamento biologico, Massimiliano Fedriga e Antonio Palmieri l’hanno rinnovata, criticando la volontà della maggioranza di “strozzare i tempi del dibattito”. Il presidente di turno, Simone Baldelli, si è fatto garante di sottoporre nuovamente alla presidente la richiesta, ricordando pero’ che “il contingentamento dei tempi non lo decide la maggioranza, ma è previsto dal regolamento”.

Ieri tra i centristi è arrivata la dichiarazione di Fabrizio Cicchito che si è detto favorevole a votare il provvedimento a differenza del suo gruppo, Alternativa popolare. Cicchitto, come già aveva fatto nei giorni scorsi, ha ribadito in Aula alla Camera il suo voto a favore della legge. “Voterò a favore della legge e voterò gli emendamenti sulla base del merito e a prescindere da chi li ha presentati e a prescindere dall’appartenza a un gruppo. Questa legge non comprende in nessuna sua parte l’eutanasia, ma si basa sul dettato Costituzionale. Mi auguro venga presto approvata sia dalla Camera che dal Senato”, ha concluso.

Da Forza Italia, almeno per ora, l’orientamento è quello di lasciare libertà di voto. “Decideremo dopo l’assemblea del gruppo – afferma Brunetta – e sulla base della relazione che ci farà il collega Palmieri in merito all’andamento in Aula e agli atteggiamenti del governo e della maggioranza nei confronti dei nostri emendamenti decideremo sul voto finale”. “Non facciamo alcun ostruzionismo, vogliamo però che il gruppo abbia un orientamento di voto, lasciando libertà di coscienza a chi non è d’accordo con la maggioranza. Questa è la nostra filosofia, come coniugare libertà e sacralità della vita”.

A favore invece Daniele Capezzone, di Conservatori e Riformisti il gruppo creato da Raffaele Fitto. “Sono un liberale – ha detto – e voterò a favore di questo provvedimento anche se se ci sono dei limiti”.

Eutanasia, dal Psi una proposta per la depenalizzazione

cappato gran fico“La legge sul testamento biologico in discussione alla Camera non ha nulla a che vedere con l’eutanasia, ma la partecipazione suscitata dalla recente vicenda di Fabo ci dicono che l’opinione pubblica e i cittadini vogliono risposte anche su questo tema. Per questo abbiamo deciso di presentare una proposta di legge che preveda la depenalizzazione per l’eutanasia e per l’aiuto al suicidio”, lo ha annunciato Pia Locatelli intervenendo ai lavori dell’intergruppo per il fine vita di cui è coordinatrice.
È tutto pronto per lunedì prossimo, 13 marzo, quando alla Camera dei Deputati inizierà la discussione sulla proposta di legge che riguarda il “fine vita”, ovvero il testamento biologico. Per questo oggi si è riunito, su iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni, l’Intergruppo parlamentare che ha elaborato la Pdl sul testamento biologico.
La proposta di legge sulla legalizzazione del testamento biologico e dell’eutanasia giace alla Camera, nonostante il clamore suscitato dai media dopo il caso di Dj Fabo.
Presenti Marco Cappato, Tesoriere Associazione Luca Coscioni; Mina Welby, Co Presidente Associazione Luca Coscioni; Filomena Gallo; Pia Locatelli; Maria Amato; Gabriella Giammanco; Stella Bianchi; Silvia Giordano; Gea Schirò; Matteo Mantero; Alessandro Zan; Marco Perduca.
Nonostante le numerose iniziative e la mobilitazione dell’opinione pubblica, la legge si e trovata più volte di fronte a un muro, per questo Marco Cappato ha invitato a “evitare che la paura del compromesso, porti a rimandare la discussione”. Inoltre la colpa non può essere nemmeno più addebitata come una volta alla Chiesa o alla destra del Paese, così come ha fatto notare Gabriella Giammanco, Forza Italia: “Ora che persino la Chiesa ha aperto le sue porte a Dj Fabo, dimostrando sensibilità nei confronti della sua drammatica vicenda, il Parlamento deve uscire da anni di immobilismo e dare il via libera al provvedimento sul testamento biologico” e aggiunge: “Non possiamo più permetterci di rimanere indifferenti davanti a quei cittadini che, al termine della loro malattia o affetti da patologie incurabili e profondamente debilitanti, vogliono affermare la propria libertà di scegliere di porre fine alla loro sofferenza. Ritengo che sia doveroso tutelare la dignità del malato e il suo diritto all’autodeterminazione e, in ogni caso, di fronte al provvedimento in questione, che investe profondamente la coscienza di ognuno di noi, rivendico la libertà di coscienza che dovrebbe essere riconosciuta a ciascun parlamentare dal gruppo politico di appartenenza” conclude Giammanco.
Come ha fatto notare poi anche Alessandro Zan, e anche altri deputati, questa proposta non sarà la migliore, ma “è un passo avanti, si tratta come nelle unioni civili di una mediazione”.
In quei casi per anni è stata la magistratura a decidere al posto della politica, ma ci sono diversi ostacoli evidenziati in primis da Cappato e messi in rilievo anche da Pia Locatelli: “Potrebbero crearsi equivoci per quanto riguarda la confusione tra testamento biologico ed eutanasia che sono due cose diverse e c’è il rischio che qualcuno lo strumentalizzi”. Non ultimo il rischio che la legge non arrivi al traguardo a causa del ping pong tra Camera e Senato, di ulteriori emendamenti e della legislatura agli sgoccioli.

Dj Fabo è morto. Ora Cappato rischia il carcere

faboQuella di Fabo, è stata definita “una lezione di dignità”, ha deciso infatti di morire in Svizzera, in una clinica per ricevere il suicidio assistito: “Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato con le mie forze e non grazie all’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha voluto salvarmi da questa vita, un inferno di dolore, di dolore, di dolore”, nelle sue ultime parole Fabo ringrazia Marco Cappato, politico e difensore dei diritti civili. Fabiano Antoniani, 40 anni compiuti il 9 febbraio scorso, il dj cieco e tetraplegico, aveva chiesto alle Istituzioni di intervenire per regolamentare l’eutanasia e permettere a ciascun individuo di essere libero di scegliere fino alla fine. Di qui un video-appello al presidente della Repubblica, realizzato grazie all’aiuto della sua fidanzata e dell’Associazione Luca Coscioni. Ma nessuna risposta da parte della politica, nonostante la mobilitazione dell’opinione pubblica. Sono stati oltre 67mila i cittadini italiani che hanno sottoscritto la proposta di legge sull’eutanasia (e altre 40mila firme sono state raccolte online) e il 13 settembre 2013 la pdl è stata depositata in parlamento. Tuttavia nelle Aule del parlamento italiano non è stato mai discusso questo tema, e perdipiù anche la legge sul testamento biologico è arenata in parlamento, anche se quest’ultima dovrebbe approdare in aula il prossimo il 6 marzo.
Fabo, dal suo primo appello a Mattarella era diventato un simbolo, ricorda Filomena Gallo, dell’Associazione Coscioni: “Ha voluto lui così, ci ha cercato e ha scelto di condurre una battaglia pubblica. Ha chiesto l’aiuto di Marco Cappato per arrivare in Svizzera, per affermare il diritto inalienabile alla libertà individuale”. Anche di fronte, attacca Gallo, “a un Parlamento che sceglie di non scegliere, che neanche discute le proposte di legge per l’eutanasia legale, e costringe un italiano ad andare a morire da solo, senza il suo Stato”. Le ultime parole di Fabo sono state comunque di gioia: “Ci ha detto che si sentiva finalmente libero, e ci era arrivato con le sue forze, con la sua tenacia, la sua dignità”.
Ma proprio Cappato che lo ha aiutato a porre fine alle sue sofferenze, ora rischia fino a 12 anni di carcere. Infatti mentre nei casi di Welby ed Englaro era stato lo stop alle terapie che tenevano in vita i pazienti a determinarne la morte, per la legge italiana la morte di Fabo invece costituisce un vero e proprio reato. L’eutanasia, infatti, è considerata un intervento attivo, senza il quale il paziente, seppure in condizioni drammatiche, sopravviverebbe. “La decisione di Fabo che ha scelto di andate a morire in Svizzera merita profondo rispetto, ma non c’entra nulla con la legge sul testamento biologico che siamo per approvare in Parlamento”.  Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo PSI alla Camera, e coordinatrice dell’intergruppo parlamentare sul testamento biologico. “Il provvedimento in esame, infatti, non riguarda assolutamente l’eutanasia e anche in caso di una sua approvazione, per Fabo non sarebbe cambiato nulla. Questo caso però deve far riflettere quanti stanno facendo un feroce ostruzionismo nelle Commissioni per impedire che il testo arrivi in Aula. È ora di rendersi conto che oltre il 70% degli italiani chiede di poter avere il diritto di scegliere come curarsi non solo quando è nelle sue piene facoltà, ma anche quando non sarà più in condizioni di esprimere la propria volontà. Si tratta di una legge di civiltà che da molti anni, troppi, stiamo aspettando”.
L’articolo 580 del codice penale italiano infatti recita chiaramente: “Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima. Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1 e 2 dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità d’intendere o di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio”.
Cappato “rischia 12 anni di carcere”, ha detto a Sky Tg24 Filomena Gallo che ha sottolineato come Cappato si sia “preso la responsabilità” di tale atto e ha ricordato come molti malati siano “costretti ad emigrare per ottenere l’eutanasia e ciò è discriminatorio anche per i costi che ciò richiede, fino a 10mila euro”.
“La scelta coraggiosa di Fabo è la conseguenza della mancanza di coraggio di questo Parlamento. Abbiamo  costretto un nostro concittadino a far valere il suo diritto a morire con dignità altrove. Per sentirsi libero”. Così Maria Pisani, portavoce del PSI, che sottolinea: “Il cuore della libertà è rappresentato dal diritto di definire il proprio concetto di esistenza. La scelta di Fabio non è il trionfo della morte sulla vita- ha proseguito-  ma il rispetto della vita umana come bene indisponibile. Libertà di essere, libertà di scegliere, lo ripetiamo  con il Segretario del PSI, Riccardo Nencini, da anni. Nessuno sembra voler capire”, ha aggiunto. “È già vergognoso che la legge sul testamento biologico abbia subito l’ennesimo rinvio. La scelta di Fabo serva almeno per scuotere un Parlamento miope”, ha concluso.
Dall’Associazione Coscioni intanto arrivano le critiche per una politica sempre più lontana dai diritti dei suoi cittadini: “Fabo è evaso dalla gabbia della sua lunga notte senza fine, ma per farlo è stato costretto all’esilio, ad abbandonare la propria casa, la propria patria, e subire un doloroso viaggio di ore verso un Paese straniero che riconosce diritti negati in Italia”. L’Associazione Luca Coscioni ricorda che “da 11 anni combatte affinché il Parlamento dia una risposta alle richieste dei cittadini e intervenga per colmare il vuoto normativo sul fine vita e nel 2013 ha depositato la proposta di legge di iniziativa popolare Eutanasia Legale”. “L’esilio della morte è una condanna incivile”, afferma l’Associazione.
“Compito dello Stato è assistere i cittadini, non costringerli a rifugiarsi in soluzioni illegali per affrontare una disperazione data dall’impossibilità di decidere della propria vita e della propria morte. Le testimonianze delle persone che hanno vissuto direttamente questo problema hanno fatto maturare un’opinione pubblica favorevole alla regolamentazione del fine vita e questo ha fatto fare grandi passi avanti alla magistratura. La politica invece sembra incapace di dare una risposta ai cittadini, ma deve comprendere che il vuoto normativo porta all’illegalità”.
Il videomessaggio di Fabo lanciato su Twitter con cui ha voluto render note le sue sofferenze che lo hanno portato alla scelta di ricorrere al suicidio assistito in Svizzera

Decidere di noi 

Non c’è nulla di più personale che quella di mettere fine alla propria vita e francamente non ho mai capito il dibattito sociale, l’agitarsi della gente che vuole decidere per altra gente. A tempo quasi preordinato vengono raccontate storie di una riservatezza assoluta che riaprono un argomento catartico: il diritto della persona di porre termine alle sue sofferenze! Credo che nessuno possa parlare e scegliere per qualcun altro a questo mondo, se non espressamente autorizzato da chi nella piena facoltà di intendere e di volere (almeno è così che citano i notai nei testamenti). Ognuno di noi può esprimersi sull’argomento a titolo personale, entriamo in una sfera talmente intima che ritengo una prepotenza quella di voler impedire ad un essere umano di anticipare la conclusione della sua permanenza terrena. Mi riferisco a tutte quelle persone che – perfettamente in grado di ragionare – decidono di voler mettere fine alle mortificazioni che patiscono, sia sotto il profilo fisico che psicologico. Per le sofferenze fisiche la scienza mette a disposizione farmaci che aiutano a sopire il dolore, i pazienti vengono sedati al punto quasi di vegetare e allora, se mi dovesse capitare, chiedo perché mai dovrei fare il “pupazzo inanimato” per non dispiacere le persone che mi amano?! Ma poi, mi amerebbero davvero se dovessero lasciarmi in uno stato semi-vegetale? E ancora, mi amerebbero se dovessi rifiutare la morfina passando le ore in mezzo ai più atroci dolori? Pongo le domande a me stesso perché solo a me stesso posso rispondere, e lo farò di qui a poco.
Le sofferenze psicologiche, invece, personalmente le trovo le più avvilenti della sfera umana, in quanto essere consapevoli della perdita di sé avvilisce la dignità dell’uomo. In questo caso siamo al capolinea dell’esasperazione come un vecchio tram che ha percorso il suo ultimo viaggio verso il deposito della nostra vita. La società ha corso troppo velocemente su rotaie che non consentivano di frenare l’ipocrisia. Pensieri e sentimenti sono sempre più affollati, affollati a tal punto da non riuscire a gestirli perché non ne comprendiamo l’essenza del significato, figuriamoci capire se il tram dell’esistenza doveva essere valutato prima di trovarsi senza freni durante una corsa sfrenata. Il pensiero non viene più messo in discussione in quanto a quel punto non c’è più tempo di pensare quando decidi di abbandonare questa vita per un’altra vita, l’interruttore del tempo lo spegni immediatamente, con determinazione, senza lasciare spazio all’universo della tecnologia che viaggia con il vento della speranza, ma senza riferimenti umani. Se non quelli di perpetuare ogni cosa passata per rimanere nei ricordi: unico mezzo per resistere all’interno di una società vuota di passioni emotive. Ecco perché te ne vai senza rimorsi di aver impedito all’ “ignoto” di suonare il campanello della tua vita a piacimento. A quanti accusano con il dito puntato: “ma chi credi di essere tu?” rispondo che sono fermamente determinato a restare padrone e signore della mia vita, l’unica cosa che possiedo veramente!
Angelo Santoro

Testamento biologico. Locatelli: “Non è eutanasia”

testamento biologicoA oltre dieci anni dopo la morte di Welby l’Italia non ha ancora una legge sul testamento biologico. Oggi è scaduto il termine per presentare gli emendamenti alla commissione Affari Sociali del Senato per la legge sul testamento biologico, la prima delle due leggi richieste da 100mila firmatari, con iniziativa popolare. L’altra è l’eutanasia. Gli emendamenti sono arrivati ‘a pioggia’, oltre 1.000 presentati in commissione Affari sociali della Camera al testo unificato sul testamento biologico. È quanto riferiscono gli uffici della commissione.
La proposta di legge, il cui testo racchiude le 16 diverse proposte presentate dai vari gruppi, secondo calendario stilato dalla conferenza dei capigruppo approderà in Aula il prossimo 30 gennaio. “Con il voto alla Camera il 31 gennaio diventa possibile l’approvazione in questa legislatura”. Lo ha affermato in una dichiarazione Marco Cappato, promotore della campagna Eutanasia legale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni per la ricerca scientifica e le libertà civili.
Il capogruppo di Ncd, Maurizio Lupi, ha sollevato alcune perplessità, suggerendo ancora un po’ di tempo per la conclusione dell’esame del testo e del conseguente
approdo in Aula. Con una posizione più netta, viene ancora riferito, la Lega ha espresso tutta la sua contrarietà, annunciando oggi una “pioggia di emendamenti” in commissione, con l’obiettivo di rallentare l’iter del provvedimento.
La proposta di legge “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari” è ora all’esame della commissione Affari sociali della Camera.
“Si tratta di un testo improponibile che non vedrà mai la luce”. Afferma il deputato della Lega dei popoli-Noi con Salvini, Alessandro Pagano. “La sacralità della vita deve essere un principio inviolabile, dall’inizio alla fine, e in tal senso la Lega è oggi avanguardia politica di queste battaglie”, dice il leghista.
“Non si tratta di eutanasia, ma semplicemente di dare la possibilità di scegliere anticipatamente a quali cure sottoporsi o meno, quando non si sarà più in grado di esprimere la propria volontà”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo PSI alla Camera e coordinatrice dell’Intergruppo sul fine vita. “Il testo uscito dal comitato ristretto della commissione Affari sociali è molto equilibrato e ci auguriamo che possa essere largamente condiviso. L’obiettivo è quello di arrivare a una buona legge prima della fine della legislatura e di mettere fine al vuoto legislativo che ad oggi viene spesso colmato dalle sentenze della magistratura”.
L’iter delle proposte di legge sul Testamento biologico è stato lungo e non privo di ostacoli. Alcune delle 16 diverse proposte presentate in commissione Affari sociali della Camera risalgono a oltre 3 anni fa, nel 2013.
“Dopo oltre 3 anni dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà scientifica – ha affermato Marco Cappato – il Parlamento compie dunque un altro passo importante verso l’obiettivo per cui si batte ALC, il riconoscimento ufficiale del diritto di scegliere come e
quando terminare la propria vita e interrompere la propria sofferenza. Un diritto degli italiani – richiesto dal 77% secondo una recente indagine Swg – che non deve essere riconosciuto esclusivamente a chi è cosciente o a chi è attaccato a una macchina, escludendo molti altri malati terminali, ma che deve essere universalmente riconosciuto grazie alla legalizzazione del Testamento biologico”.

Fine vita. Appello di Max Fanelli per una legge

fine vitaSono passati due anni ormai dall’inizio della battaglia portata avanti da Massimo Fanelli, malato di SLA, per una legge che regolamenti il Fine Vita. Oggi arriva l’ennesimo appello dell’uomo, in stato vegetativo, che riesce a comunicare solo con l’occhio destro.
La calendarizzazione per una legge che restituisca dignità a chi soffre di mali incurabili è stata annunciata il 13 gennaio 2016 con inizio degli incontri il 3 marzo 2016, eppure tutto è rimasto ormai fermo da allora. Eppure sono state create due commissioni apposite per legiferare sul Fine Vita. Una, agli Affari Sociali, preparerà una proposta di legge sul DAT, il Testamento Biologico, e si è incontrata 14 volte, mentre la commissione Giustizia che si occupa di Eutanasia Legale si è riunita una volta sola il 3 marzo 2016 e poi basta. Per l’opposizione cattolica si tratta di una legge non solo contro Dio, ma anche contro lo Stato, eppure basterebbe leggere l’articolo 32 della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
All’appello di Max Fanelli ha risposto anche la Portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani che ha invitato i parlamentari a riprendere la discussione sul fine vita.
‘Non possiamo lasciar cader ancora nel vuoto l’appello di Max e di chi come lui chiede semplicemente di disporre pienamente della propria vita”, ha affermato Maria Pisani. “È dal 3 Marzo che la discussione sull’eutanasia legale si è interrotta, dopo un solo incontro”, ha denunciato Pisani. “Possibile che ogni volta che i riflettori mediatici si spengono, dimentichiamo le ragioni di chi ci chiede semplicemente rispetto e dignità? Mi associo all’appello di Max, affinché le Commissioni della Camera, riprendano la discussione. Il nostro è un inno accorato alla vita”, ha concluso.


Qui di seguito l’appello di Fanelli

Egregi Onorevoli, buongiorno.
Mi chiamo Massimo Fanelli, meglio conosciuto come Max, ho 56 anni e da settembre 2013 sono malato di SLA, ora nella fase terminale. Sopravvivo grazie ad un respiratore automatico e mi alimento via Peg, un buco nello stomaco. Sono completamente paralizzato e mi é rimasto solo un occhio , con il quale riesco a comunicare grazie ad un pc a controllo oculare.
18 mesi fa stavo per morire.
Una grave infezione stava aggredendo il mio corpo già distrutto dalla SLA. 39 di febbre per 40 giorni ed una gravissima anemia insieme a effetti collaterali non raccontabili, mi avevano scavato la fossa.
8 trasfusioni di sangue, 5 antibiotici diversi, il respiratore automatico, l’alimentazione forzata ed altre azioni mediche, unite ad una naturale resistenza al dolore e al disagio, mi fecero sopravvivere contro ogni pronostico.
Tornai a condurre la mia anormalità, riflettendo sull’accaduto. Razionalizzai l’accaduto e, avendolo vissuto in prima persona, capii quanto la natura umana, la dignità e la libertà di un uomo, possano essere vituperate, calpestate e negate da credenze religiose non sempre condivise, da una scienza medica che senza alcun approccio etico avanza fino a che tra un tubo nuovo, una protesi innovativa e qualche microchip infilato chissà dove, possa trasformare il corpo di un uomo in un sarcofago dal quale possa mantenere viva la sua mente, ma incapace di realizzare i suoi desideri, di esprimere i suoi pensieri e bisogni.
Ma lo stato, dove è?
La sua assenza e inadeguatezza di fronte al periodo del fine vita é incredibile!
In questi casi si è abbandonati a se stessi, succubi di credenze che tutti coloro che compongono l’ambiente vita del paziente, utilizzano a loro discrezione, quasi senza alcun riferimento normato dalla legge.
Ecco così che non è chiaro cosa sia ‘accanimento terapeutico’ e cosa no. Se esista un limite a quest’ultimo. Se e come la volontà del paziente debba essere espressa ed accettata. Quali sono e se e come la volontà di un paziente improvvisamente, ad esempio, vittima di un incidente stradale, debbano essere considerate. Dato che il caregiver deve lasciare il lavoro per assistere il paziente giorno e notte, se e come debbano essere tutelati i versamenti inps ed eventuali rimborsi, per non gravare ulteriormente sulla famiglia.
Un anno e mezzo fa iniziai una protesta mettendomi a nudo e pubblicando la foto con la frase ‘Se vuoi decidere della mia vita, allora prenditi pure la mia malattia ‘. Il post divenne virale e nel giro di pochi mesi ne parlarono i media e molte associazioni si unirono intorno al movimento #iostoconmax. Tanti politici e parlamentari si unirono al mio appello e diversi mi vennero a conoscere, anche la Presidente della Camera Laura Boldrini. Intanto altri parlamentari avviarono iniziative per una legge sul Fine Vita. Il movimento oggi è composto da decine di migliaia di atei, cattolici, parroci, partiti e movimenti che desiderano questa legge e intendono difendere il diritto fondamentale della libertà: quello dell’autodeterminazione.
Tutto questo mentre tre malati terminali ogni giorno si tolgono la vita e molti altri vanno in Svizzera, per un dolce Fine Vita legale.
Vi inoltro quindi questo appello:
Io sottoscritto Massimo Fanelli in pieno possesso delle mie facoltà psichiche a nome di tutte le decine di miglia di persone, movimenti, partiti, sia laici che cattolici che vogliono una legge sul Fine Vita, ora suddivisa nelle due commissioni, Testamento Biologico [DAT] ed Eutanasia, vi chiedo di riprendere la discussione sull’eutanasia interrotta dopo solo il primo incontro del 3 marzo 2016.
Per uno stato laico e solidale, per essere liberi fino alla fine.

Dott. Massimo Fanelli

Tar condanna Lombardia
a risarcire Beppino Englaro

EluanaEnglaroLa regione Lombardia è stata condannata dal Tar a versare 142mila euro di risarcimento a Beppino Englaro, padre di Eluana, per l’ostruzionismo perpetrato nei confronti della volontà della giovane in stato vegetativo per 18 anni, fino alla morte, avvenuta nel febbraio 2009. Eluana Englaro, secondo la sentenza, aveva diritto a morire in Lombardia, dove poteva esserle praticato il distacco del sondino naso-gastrico che la alimentava e idratava artificialmente, ma il padre è invece riuscito a far rispettare le sue volontà in una clinica a Udine.
Tutto parte dal 2008 quando la regione Lombardia, con Roberto Formigoni presidente, aveva vietato con un provvedimento ad hoc a tutto il personale sanitario locale di interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiali alla donna. L’anno successivo, il Tar si era espresso a favore degli Englaro che volevano si applicasse la sospensione decisa in Corte di Appello nell’estate 2008: il ricorso contro questa decisione era stato respinto in Cassazione. Dunque Beppino si era visto riconosciuto dalla Suprema Corte la possibilità di interrompere la nutrizione artificiale con la quale Eluana veniva tenuta in vita. Eluana si spense quindi a Udine, dopo il trasferimento nella clinica La Quiete mentre infuriava la battaglia politica e il clamore mediatico.
“Oggi questa sentenza – afferma Beppino Englaro – aggiunge qualcosa in più rispetto ad eventuali percorsi di altri cittadini, ma alla nostra famiglia non aggiunge niente”. Poi prosegue: “All’apice della nostra storia fu sollevato persino un conflitto di attribuzione con la Corte suprema di Cassazione. La risposta di Vincenzo Carbone – primo presidente – fu esemplare perché sottolineava come il massimo organo non aveva alcun modo travalicato il proprio specifico compito di rispondere alla domanda di giustizia del cittadino”.
“Eluana aveva il diritto di morire. A dirlo è una sentenza del Tar che ha condannato la Regione Lombardia a un risarcimento, nei confronti di Beppino, papà di Eluana. Mi chiedo per quanto tempo ancora dovrà essere una sentenza a sopperire alle mancanze di una politica ottusa e bigotta prostrata sempre più ai dettami religiosi?”, afferma la Portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani. “Sono mesi – prosegue – che nei consigli regionali abbiamo portato avanti la una proposta di legge per istituire il registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento, uno strumento irrinunciabile di libertà e autodeterminazione”. “È una battaglia umana e politica, quella di Beppino Englaro, che, ancor più dopo questa sentenza, non può cadere nel vuoto”, conclude Pisani.
Sulla sentenza invece l’attuale presidente della Regione, Roberto Maroni, ha affermato: “Entro oggi saprò qual è la proposta dei nostri uffici legali, ma l’orientamento è quello di non ricorrere” al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar. “Io rispetto le sentenze. Ho solo chiesto ai miei uffici, per scrupolo – afferma Maroni – siccome c’è teoricamente la possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato, se ci siano le condizioni per farlo, valutando tutta la vicenda anche dal punto di vista umano. Entro oggi saprò qual è la proposta dei nostri uffici, ma credo che sia quella di non ricorrere. E lunedì decideremo in Giunta”.

Redazione Avanti!