Trump attacca stampa e Trudeau ma assolve Kim

trudeau-trump“Lo faccio per screditare tutti voi e umiliarvi tutti in modo che quando scrivete storie negative su di me nessuno vi crederà”. Questa è stata la dichiarazione di Donald Trump a Leslie Stahl, storica giornalista del programma 60 Minutes della Cbs. La Stahl ha reso nota l’informazione in un’intervista concessa a Judy Woodruff, un’altra autorevole giornalista della Pbs, durante la cerimonia di un premio giornalistico all’Harvard Club di New York. La frase di Trump risale a un’intervista subito dopo la vittoria presidenziale del tycoon nel novembre del 2016.

La strategia di Trump era già nota anche agli osservatori casuali. Attaccare la stampa produce ottimi dividendi per la destra che vede i media pendenti a sinistra e quindi nemici da sconfiggere. Trump ne ha fatto un’arte mettendo in discussione le notizie dei giornali e media americani più autorevoli con effetti alla luce del giorno. Secondo un sondaggio, tre su quattro americani credono che gli organi di stampa riportano fake news. Un altro sondaggio ci informa che il 42 percento degli elettori repubblicani crede che anche le notizie vere, ma di contenuto negativo, fanno parte delle fake news. In sintesi, il 45esimo presidente ha fatto un “ottimo” lavoro a screditare i media.

L’inquilino della Casa Bianca usa la stessa strategia per screditare i suoi avversari incluso individui, alleati e istituzioni democratiche. Trump, per esempio, ha attaccato i vertici del dipartimento di giustizia e la Fbi che lui stesso ha nominato. Per delegittimare l’indagine del Russiagate che sta investigando l’interferenza russa sull’elezione americana del 2016, Trump ha minato la reputazione di quelli coinvolti a mettere luce sulla questione. Per Trump, non c’è stata nessuna collusione della sua campagna elettorale con i russi senza però offrire prove. Il 45esimo presidente non solo rifiuta la realtà obiettiva testimoniata dall’intelligence americana ma si ricrea la propria che cerca invano di renderla credibile.

Poco prima del vertice del G7 l’attuale inquilino della Casa Bianca ha bisticciato al telefono con Justin Trudeau, primo ministro del Canada, sulla questione dei dazi e la sicurezza nazionale. Il leader canadese aveva espresso il suo disappunto per i dazi imposti sull’acciaio e alluminio spiegando che il suo Paese ha una lunga tradizione di alleanza con gli Stati Uniti. Trump al telefono però ha ribattuto accusando i canadesi di avere bruciato Washington nella guerra del 1812. Solo un piccolo problema. Il Canada non esiste come Paese fino al 1867. I fatti importano poco per Trump che li ricrea per i suoi bisogni.

Al vertice del G7 Trump ha anche fatto arrabbiare gli altri leader rifiutandosi di firmare il documento finale, aumentando le distanze dagli alleati europei, il Canada e il Giappone. Il 45esimo presidente aveva lasciato il vertice un giorno prima della conclusione ma dal suo aereo ha mandato dei tweet in cui ha aumentato il volume accusando Trudeau di tradimento. Più aspra ancora la reazione del suo consigliere economico Peter Navarro il quale ha dichiarato in un’intervista che “c’è un posto speciale all’inferno” per i leader che tradiscono Trump.

Il 45esimo presidente ha continuato a crearsi la propria realtà nel suo incontro con il leader coreano Kim Jong-un nel vertice a Singapore. Come si ricorda, i due si erano insultati a vicenda solo pochi mesi fa con minacce reciproche suggerendo una situazione di crisi con possibilità disastrose. Il loro incontro però ha indicato un dietrofront totale. Trump ha caricato Kim di lodi classificandolo di “molto talentoso, onorevole, molto aperto” e di avere stabilito in pochissimo tempo “un eccellente rapporto”.

Trump dimentica che Kim ha abusato i suoi concittadini mettendo in carcere i suoi avversari politici, torturandone alcuni, facendo soffrire di fame il suo popolo per costruirsi le armi nucleari e riducendo il suo Paese all’estrema povertà. Non aveva nemmeno i soldi per pagare il conto dell’albergo al vertice che è stato coperto dal governo di Singapore. In sintesi, Trump ha “graziato” un fuorilegge isolato dal mondo per la sua condotta abominevole.

Dopo il brevissimo vertice Trump ha dichiarato che non c’è più nessun pericolo di conflitti nucleari nella Corea. Tutto basato sulle parole di Kim che in passato ha detto numerose bugie e non ha mai mantenuto le promesse fatte. Un portavoce del governo iraniano ha però sobriamente dichiarato che non si può avere fiducia su Trump perché “potrebbe stracciare un accordo” in brevissimo tempo come ha fatto con quello del nucleare con l’Iran.

Trump ha esultato dopo l’incontro con Kim ma ha ammesso in una conferenza stampa che forse il vertice non si rivelerà un grande successo e che forse “in sei mesi sarà costretto ad ammettere che si era sbagliato”. Poi, in un momento di rarissima sincerità, il 45esimo presidente ha detto che in tale eventualità non sa “se lo ammetterebbe, ma troverebbe una scusa”. La scusa consiste della sua nuova possibile realtà con la quale discrediterebbe qualcun altro.

Domenico Maceri
PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

Campagna elettorale o teatrino italico

Ai Giochi Olimpici, in cui si gareggia per stabilire quelli che sono i più bravi atleti del Mondo, se qualche vincitore risulta dopato, viene squalificato e non può gareggiare per un certo periodo. Nelle “ GARE” politiche dovrebbero esistere regole simili. Purtroppo, nella campagna elettorale, che stiamo vivendo, si stanno scoprendo molti “drogati”, tra i candidati al Parlamento. Persone, che non cercano soft power, ma dimostrano di essere affamati di Sharp power (potere disastroso) e lo cercano con ogni mezzo, tra cui false promesse e Fake news. Le elezioni per eleggere il Parlamento di uno Stato, decidono a quale Forza Politica affidare le sorti del Paese, per governarlo nei successivi cinque anni. Durante la competizione, i concorrenti dovrebbero sforzarsi di dimostrare, agli elettori, che conoscono i problemi della società e che hanno proposte valide per risolverli. Conoscerli è impegnativo, non è come fare una fotografia. Essi non sono statici, ma in continua trasformazione, che è influenzata, oggi più di ieri, anche da dinamiche apparentemente lontane o insignificanti. Nel secolo passato, fino agli anni ’80, il territorio era soggetto a meno turbolenze ed era facile capire di che cosa avesse bisogno. Le forze politiche più lungimiranti, allargando l’orizzonte delle ricerche, ipotizzavano trasformazioni economiche e sociologiche, valutando anche gli effetti delle innovazioni tecnologiche e delle scelte di altri Stati, vicini e lontani. Era sempre la politica, che decideva la direzione e la velocità di marcia. La programmazione economica era, quasi, obbligatoria. Ogni Partito aveva un modello di società, a cui si ispirava. Le divisioni nascevano sulla valutazione delle priorità. Ad esempio, prima gli interessi degli imprenditori o quelli della classe lavoratrice?. Nelle campagne elettorali i confronti sui programmi erano cosa normale. Le Tribune politiche, con diversi giornalisti che interrogavano i leader dei partiti, erano lezioni per i contenuti e per lo stile. Oggi, non è più così. Per Luciano Fontana siamo “Un Paese senza leader”. Si è passati dall’Università alle elementari, nel mentre il controllo sociale dei popoli è diventato più difficile. Sono diventate più numerose “le agenzie culturale” e i fatti economici influenzano i comportamenti e le mentalità. Nel mondo globalizzato, un territorio è influenzato da fattori, non facilmente individuabili o difficili da controllare. Da tutto ciò, derivano gli sfasamenti temporali, nel capire cosa fare. Sociologi ed economisti vanno richiamando l’interesse politico su argomenti, finora considerati marginali per la comprensione delle dinamiche sociali. Ad esempio, partiamo dalla constatazione che il 70% dei comuni italiani ha una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti e che nel 3,4% dei Comuni risiede il 33,4% della popolazione. Molti Comuni perdono residenti e sono a rischio di estinzione demografica. Il loro valore patrimoniale diminuisce e migliaia di abitazioni restano vuote. Nel contempo, nelle grandi Città c’è un rafforzamento delle posizioni di rendita dei proprietari di appartamenti, accanto a un’esplosione del peggioramento della qualità della vita e dell’insicurezza sociale. Se la politica continua ad ignorare, i pericoli imminenti, la situazione diventerà drammatica. L’ impegno politico amministrativo riguarderà la gestione dei rifiuti, la mobilità urbana, i problemi dell’acqua, dell’energia , dell’illuminazione pubblica la qualità dell’istruzione, ecc. Purtroppo, alcune modifiche, presuntuosamente chiamate riforme, hanno aggravato le condizioni. Eliminare le Province e creare le Città Metropolitane è stata una manifestazione di infantilismo politico. Giuseppe Galasso sosteneva che, 99 anni fa, il cambio del Sistema elettorale portò a una crisi, che si concluse con l’avvento del fascismo. Modificare continuamente il sistema elettorale, come si è fatto nel nostro Paese, crea confusione e insicurezza politica, clima nel quale ogni degenerazione è possibile. Ma non finisce qui. Le Imprese tedesche, che operano nei Paesi dell’Est europeo, sono soggette a una tassazione irrisoria, dallo 0,4% al 2,5% e ad un costo della manodopera pari al 30% di quello tedesco. Ciò crea seri problemi di concorrenza all’economia italiana. Finora, nessuna Forza Politica ha dimostrato di dare importanza a tale fenomeno. Un altro capitolo, che, indirettamente, influenza lo sviluppo di uno Stato è l’ambiente. Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera del 14 u.s, paragona, l’interesse dimostrato ultimamente dal Partito comunista cinese a tale argomento, all’assenza della parola ambiente dalle filastrocche dei candidati italiani. Con tante incertezze, che influenzano la nostra vita economica, sociale e civile, le forze politiche in campo, invece di proporre soluzioni, cercano di distrarre gli elettori con proposte fasulle e con promesse, che non saranno mantenute. Quasi tutti i commentatori vanno affermando che , dopo il 4 marzo, sarà difficile formare un Governo. È facile immaginare il caos italico, utile solo ai corrotti, alle mafie e a quelli che stanno teleguidando la politica della seconda Repubblica.

Luigi Mainolfi

Migrante senza biglietto, notizia smentita dal capotreno

POstFrecci_59213035Viaggiano leggere le fake news su Internet e sui social. L’Ultima è quella di un post che ritrae un ragazzo di colore senza biglietto su un Frecciarossa Milano Roma. La notizia ha risvegliato il clima xenofobo che si respira in questi giorni in Italia. A diffonderla su Facebook è stato un pendolare, che sul treno ha scattato la foto descrivendo una scena che nella sostanza si è rivelata falsa. La persona di colore nella foto “ha chiesto la differenza del costo, ma lui ha detto di non aver soldi (smartphone Samsung S8)”, si legge nel post, dove viene evidenziato il fatto che quel passeggero potrebbe permettersi un biglietto e invece non ha pagato. Un “esempio lampante – continua – della totale assenza di certezza della pena che il nostro Paese ha regalato a queste persone che non sono più disponibile a chiamare ‘rifugiati'”.
Invece è arrivata la smentita proprio da Trenitalia: il ragazzo il biglietto lo aveva, ma non era seduto nel posto prenotato. Dopo la verifica, il controllore lo ha accompagnato nel posto giusto. 467c3dac91cbfff5b818275f71b2ad17

Quotidiani a picco, la Rete un missile pericoloso

edicola

La Rete fa boom, i quotidiani flop. La mia edicola si è salvata, quella sul marciapiede di fronte no: ha chiuso i battenti per mancanza di clienti. Ha subito la sorte di tante altre edicole a Roma e in tutta Italia: i conti vanno in rosso e le serrande non si rialzano più. Anche via Gregorio VII, a cinquecento metri da San Pietro, non fa eccezione alla regola: si vendono sempre meno giornali, anche in zone come questa densa di centri universitari, scuole, attività commerciali e professionali.
Una crisi strutturale sta divorando i quotidiani e le riviste.
Il Censis (Centro studi investimento sociali), con il 51° “Rapporto sulla situazione sociale del Paese”, aiuta a capire meglio la malattia della carta stampata: gli italiani che leggono regolarmente i quotidiani per informarsi durante la settimana si sono ridotti nel 2017 ad appena il 14,2%. E sono solo il 5,6% tra i giovani. Un disastro.
Gli ultimi lustri sono stati una Caporetto. In 15 anni le copie vendute dei quotidiani si sono dimezzate: dai quasi 6 milioni al giorno del 2000 sono crollate a meno di 3 milioni nel 2016. I periodici, settimanali e mensili, hanno fatto registrare una piccola ripresa dopo essersi ridotti al lumicino.
Crollano le copie e sprofonda la pubblicità. Il fenomeno si è ripetuto negli ultimi mesi. Secondo l’Osservatorio Stampa Fcp (Federazione concessionarie pubblicità) il fatturato pubblicitario dei quotidiani è calato del 9,1% nel periodo gennaio-ottobre 2017 rispetto agli stessi mesi del 2016. I settimanali hanno accusato un colpo leggermente inferiore (meno 5,5%) come i mensili (meno 7,8%).
Sempre di più gli italiani preferiscono la televisione ed internet per informarsi. In particolare: la tv tradizionale regge negli ascolti (grazie soprattutto agli anziani) mentre il web è in fortissima espansione (è usatissimo dai giovani). Il Censis dà un’indicazione sulle scelte: la televisione conserva il primo posto nelle preferenze degli intervistati con il 28,5%, segue internet con il 26,6% e i social network con il 27,1%. Però sommando i due dati del web, la comunicazione online arriva alla maggioranza assoluta con il 53,7%. Il missile che va fortissimo è la Rete. Per gli altri media restano le briciole (il cinema si ferma al 2,1%).
Cos’è che non funziona? Perché la carta stampata sprofonda, la televisione regge e internet fa boom? Secondo il Censis i giornali su carta continuano a soffrire la mancata integrazione con il mondo della comunicazione digitale. Ma la malattia solo in parte si spiega con questa causa. I giornali tradizionali negli ultimi anni hanno conquistato importanti posizioni sulla Rete grazie alle rispettive versioni sul web (Corriere.it, Repubblica.it, La Stampa.it e via di seguito). I quotidiani su carta e su internet, fortemente integrati (gli stessi giornalisti confezionano gli articoli per le diverse versioni), danno un’informazione differenziata secondo le esigenze delle diverse piattaforme editoriali. Le differenti caratteristiche degli strumenti di comunicazione hanno tracciato i rispettivi spazi. L’informazione su internet è immediata, a ciclo continuo e sintetica; quella sulla carta stampata cade ogni 24 ore, è approfondita e ricca di analisi.
L’integrazione funziona. La credibilità giornalistica dei quotidiani su carta ancora tiene: così marciano bene i giornali online espressione dei quotidiani tradizionali mentre praticamente hanno pochissimo spazio le testate pensate e presenti solo sul web. Tuttavia il buon andamento dei quotidiani online (in parte gratis e in parte in abbonamento) non riesce a compensare la crisi di quelli su carta (la pubblicità cresce per i primi e sprofonda per i secondi).
La Rete, poi, è piene di trappole. Agli italiani piace internet ma sono in allarme per le false notizie, le cosiddette fake news usando un termine inglese molto di moda. A più della metà degli utenti di internet è capitato di dare credito a notizie false circolate in Rete: la percentuale scende di poco per le persone più istruite (51,9%), ma sale fino al 58,8% tra i più giovani. Il Censis spiega: «Per il 77,8% degli italiani, inoltre, quello delle fake news è un fenomeno pericoloso. Soprattutto le persone più istruite ritengono che le bugie sul web vengono create ad arte per inquinare il dibattito pubblico (74,1%) e che favoriscono il populismo (69,4%)».
Internet corre come un missile, è in ottima salute, è una enorme galassia in continua espansione ma insidiata da micidiali trappole. Il suo futuro, e soprattutto quello del corretto funzionamento della democrazia è legato alla cura (ancora tutta da scoprire) su come estirpare le false notizie, le bufale che danno una informazione sbagliata della realtà politica, economica, sociale.
Strettamente connesso è il problema del Far west del web. La Rete è uno sconfinato impero globale che non conosce frontiere governato da poche, potentissime multinazionali come Facebook, Twitter, Google, YouTube. In mancanza di una regolamentazione nazionale e, soprattutto, internazionale i giganti statunitensi del web, nati a cavallo del 2000 dall’inventiva dei dinamici ex giovani imprenditori della Silicon Valley, fanno il bello e il cattivo tempo. Dettano le regole agli utenti-consumatori e agli stessi Stati eludendo ed evadendo le tasse. Per ora solo le nazioni a regime autoritario, quelle più potenti, sono riuscite a porre dei paletti. Ecco, anche in questo campo, le democrazie rischiano di restare indietro e devono recuperare il terreno perduto.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Primo articolo – Segue

A #Cartabianca messa in scena contro immagine PSI

carta biancaMentire intenzionalmente è un atto grave, ma se lo fa la Rai, si tradisce lo spirito del servizio pubblico. Nella puntata di #Cartabianca, di ieri sera, 21 novembre, su Rai Tre, è andato in onda un servizio firmato da Gabriele Corsi, dove si sostiene che vi siano molti partiti di sinistra e che le loro sedi nazionali siano vuote. Durante il servizio, l’inviato di #Cartabianca si reca presso varie sedi di partito, tra cui anche quella della direzione nazionale del Psi a Roma.
Gabriele Corsi citofona alla sede del partito e il funzionario del Psi apre il portone dell’ingresso principale; ma l’inviato, probabilmente per accomodare le sue esigenze narrative, finge di non trovare nessuno e non entra all’interno dello stabile e della sede del partito, collocata al primo piano. Corsi intervista persino una signora, oggi interpellata, che ha dichiarato che le sue affermazioni rilasciate all’inviato di #cartabianca erano state tagliate a uso e consumo del servizio. Un fatto gravissimo, una vera e propria messa in scena andata in onda su una rete del servizio pubblico, che inganna i cittadini e lede l’immagine del Partito.

Il senatore socialista Enrico Buemi ha presentato sul servizio andato in onda una interrogazione a risposta scritta.

Qui di seguito il video dove si smentisce quello che è stato annunciato su Rai Tre:

La sede del Psi si trova a Roma, in via Santa Caterina da Siena 57, e gli uffici sono aperti tutti i giorni dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 19. Sono presenti sei impiegati del Psi a tempo indeterminato, della società editrice Mondoperaio, dell’ Associazione Socialismo e giornalisti dell’Avanti on line. All’interno della direzione del Psi sono presenti quotidianamente parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, nonché i responsabili della segreteria nazionale del partito.
Il Psi è un partito storico, fondato 125 anni fa, radicato nei territori, che ha suoi rappresentanti nelle amministrazioni come in parlamento e al governo. Vi sono sezioni e federazioni provinciali in tutta Italia, comitati regionali, sedi storiche, tutt’ora tenute in vita, con abnegazione e passione, da militanti e iscritti al Psi. È scorretto, infondato e profondamente falso sostenere, nella rete televisiva pubblica, che dovrebbe garantire veridicità e pluralità dell’informazione, alludere al fatto che il Psi sia un partito inesistente. La direzione del Psi segnalerà, nelle sedi opportune, questo atteggiamento inammissibile e intollerabile che colpisce la credibilità della professione giornalistica in un momento in cui il settore è già sotto attacco per l’imperversare delle fake news. Il Senatore socialista Enrico Buemi, membro della commissione di vigilanza Rai, ha posto la questione nella sede preposta. È pronta una interrogazione partlamentare di Buemi e Oreste Pastorelli, deputato Psi, per far luce sull’accaduto.

M5S. Cancelleri ‘accredita’ il sondaggio fake

cancelleri-giancarlo2Manca poco alle regionali della Sicilia e si acuisce in campo politico lo scontro tra i pretendenti alla carica di Governatore e come in ogni competizione elettorale molto viene affidato ai sondaggi, tuttavia non poteva mancare il flop che stavolta ha colpito i cinquestelle.
Giancarlo Cancelleri, candidato in Regione Sicilia per il Movimento di Beppe Grillo, ieri su Facebook ha pubblicizzato i risultati di una rilevazione che lo dà in vantaggio su Nello Musumeci, che corre per il centrodestra. “È la prima volta che ci danno in testa” scrive Cancelleri sempre così scettico sui sondaggi, riportando il link dell’istituto che lo ha realizzato e del sito che lo ha commissionato e pubblicato: “Realizzato da Keix per Marketing in politica”. L’Euforia di Cancelleri viene ripresa dal M5S che pubblica sul blog di Beppe Grillo l’avanzata del candidato pentastellato, tuttavia il sondaggio… è un fake.
A quanto pare la Keix, questa società di ricerca è un “fantasma” e sul suo sito pubblica informazioni non verificate, dunque il sondaggio citato da Grillo sarebbe un falso. Non solo la società risulta inesistente, ma con questa pubblicazione il blog di Grillo rischia anche una multa. Della “Keix per Marketing in politica” non c’è traccia sul portale sondaggipoliticoelettorali.com curato dalla Presidenza del Consiglio, in cui, secondo una norma del 2000, “debbono essere obbligatoriamente resi disponibili tutti i sondaggi che abbiamo valenza politica ed elettorale”. L’Agcom inoltre fissa dei paletti: chi pubblica la ricerca deve corredarla di una nota informativa (su metodo, campione, area territoriale, tipologia di intervista ecc..) e basta un esposto all’Agcom per far aprire un’istruttoria.

Report: il caso vaccini mette la Rai nella bufera

raiCade una vera bufera mediatica sulla trasmissione di Report, andata in onda ieri sera su Rai 3, dedicata al vaccino contro il Papilloma virus, in cui si parlava degli effetti avversi a questo tipo di vaccinazione contro il tumore al collo dell’utero. Il primo a scendere in campo, dopo la messa in onda, è stato il virologo Roberto Burioni, professore Ordinario Microbiologia e virologia Facoltà di Medicina e Chirurgia Università Vita-Salute San Raffaele. “Diffondere la paura raccontando bugie è un atto grave e intollerabile – scrive il virologo su Twitter – È abusare in maniera perversa della libertà di opinione”.
E ancora: “È come gridare c’è una bomba in uno stadio affollato e vedere la gente che fugge e calpesta i bambini”. E ancora: “Le ipotesi allarmistiche riportate non hanno base scientifica”. Il presidente della Vigilanza Rai Roberto Fico sul blog di Beppe Grillo dopo le polemiche sulla trasmissione, ha scritto che se sospendono Report gli italiani dovranno sospendere il pagamento del canone. “Chiediamo a tutti i cittadini di sostenere Report, perché l’Italia ha bisogno di un giornalismo indipendente che faccia informazione di qualità” afferma il deputato M5s che avverte: “Siamo pronti ad andare sotto viale Mazzini con un vero e proprio presidio se la Rai chiude Report. Sarebbe un atto eversivo inaccettabile”.
“Le polemiche della politica sinceramente a me non interessano, mi interessa difendere l’informazione pubblica libera e indipendente e mi interessa che nel Paese si crei un dibattito importante. Nella trasmissione (Report, ndr) si parlava soprattutto di farmacovigilanza e io credo che certi aspetti possano essere oggetto di dibattito pubblico, l’importante è non agire sui temi in forma strumentale, ma cercando di portare sempre fonti attendibili e mi sembra che Report sotto questo punto di vista abbia una storia che può insegnare a tutti”, ha detto inoltre Fico, nel corso di un’intervista a Radio Radicale. Quanto alle critiche di chi sostiene che i Cinque Stelle siano “favorevoli alle fake news sui vaccini”, “nemmeno rispondo”, ha detto Fico. “Rispondono per noi gli atti dei miei colleghi della commissione affari sociali, tutte le iniziative messe in essere in questi anni, siamo tranquillissimi da questo punto di vista. Le fake news non sono nate oggi sulla rete, ma le ha date per tanti anni la tv e nessuno si poteva difendere”. Maggioni, nessuno ha mai pensato di chiudere Report – “Ho sentito le ricostruzioni più fantasiose. Nessuno ha mai pensato per un secondo di chiudere Report. Tanto per sgombrare il campo alle fantasie”. Lo ha detto la presidente Rai Monica Maggioni in Commissione di Vigilanza.

Agrippino Castania