Le ferie sono un diritto. Quando vanno pagate quelle non godute

Inps

A LUGLIO CROLLO RICHIESTE CIGS

Continuano a diminuire le richieste di cassa integrazione: a luglio le aziende hanno chiesto 14,5 milioni di ore di cassa con un calo del 25,7% rispetto a giugno e del 57,4% in confronto a luglio 2017. Nei primi sette mesi sono state chieste 139,5 milioni di ore di cassa con una flessione del 37,9% rispetto ai 224,6 dei primi sette mesi del 2017. Si sfiorano i livelli dei primi sette mesi del 2008, prima della crisi economica quando erano 118,27 milioni.

A giugno crescono invece le richieste di disoccupazione: nel complesso – secondo quanto si legge nell’Osservatorio sulla Cassa integrazione dell’Inps – sono state presentate 139.390 domande di NASpI e 2.081 di DisColl. Nello stesso mese sono state inoltrate 714 richieste di ASpI, miniASpI, disoccupazione e mobilità, per un totale di 142.185 domande, il +5,5% in confronto al mese di giugno 2017 (134.756 istanze). Rispetto a maggio si registra un aumento del 38,3%. Nei primi sei mesi dell’anno si registra una crescita del 4,9% con il passaggio da 726.232 a 762.228 domande nel complesso.

Tra gennaio e giugno 2018 i datori di lavoro privati hanno fatto nel complesso 3.892.000 assunzioni (+6,9%) mentre le cessazioni sono state 3.001.000 (+12,0%) con un saldo positivo di 891.000 contratti. Lo rileva l’Inps nell’Osservatorio sul Precariato sottolineando che per i contratti a tempo indeterminato la variazione netta è stata positiva per 140.000 unità. Il risultato è stato possibile anche grazie al buon andamento delle trasformazioni da tempo determinato a indeterminato (+84.000) che registrano un progresso del 58,7% sul primo semestre 2017.

Ferie non godute

QUANDO VANNO PAGATE

Le ferie sono un diritto irrinunciabile per il lavoratore, come sancito dall’articolo 36 della Costituzione. Ciò significa che il datore di lavoro non può impedire al dipendente di godere delle ferie di cui ha diritto e che il lavoratore, invece, non può assolutamente rinunciarci.

Non si può rinunciare alle ferie neppure dietro la promessa di ricevere una somma in denaro. Permettere all’azienda di pagare le ferie, infatti, sarebbe un disincentivo al loro utilizzo.

Nel dettaglio la legge sull’orario di lavoro – dlgs 66/2003 – stabilisce che il dipendente abbia diritto a 4 settimane di ferie ogni anno, 2 delle quali devono essere godute entro l’anno di maturazione in maniera consecutiva. Le altre 2 settimane, invece, devono essere godute entro i 18 mesi successivi, scaduti i quali l’Inps le considera comunque fruite dal punto di vista contributivo e quindi i datori di lavoro vi devono versare i contributi come se queste fossero state godute. Le ferie residue, quindi, non possono essere monetizzate dal dipendente, se non in alcuni casi eccezionali. Ad esempio, il dipendente assunto con contratto a tempo determinato con durata inferiore a un anno può rinunciare al godimento delle ferie maturate e chiedere all’azienda che queste gli vengano retribuite una volta concluso il rapporto lavorativo. Vengono pagate, inoltre, le ferie residue (quelle maturate durante l’anno e nei 18 mesi precedenti) al dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato in caso di scioglimento anticipato del rapporto di lavoro.

C’è un altro caso, infine, in cui il lavoratore può farsi pagare le ferie. Bisogna infatti sapere che alcuni Ccnl prevedono delle regole più vantaggiose per i lavoratori, riconoscendo loro più giorni di ferie rispetto a quelli previsti dalla normativa vigente. Per questo motivo la legge riconosce loro la possibilità di monetizzare le ferie che eccedono le 4 settimane. Solo in questo caso, quindi, in alternativa al loro godimento si può richiedere il pagamento di un’indennità sostitutiva delle ferie.

Corte di Cassazione

AMIANTO: ULTIME NOVITÀ

Per avere diritto alla maggiorazione contributiva a seguito di esposizione all’amianto durante l’attività lavorativa, non è necessario che il lavoratore fornisca i dati esatti relativi alla frequenza e alla durata dell’esposizione. È sufficiente che si accerti tramite consulenza tecnica la rilevante probabilità di esposizione al rischio. Sulla base di questo ragionamento la Cassazione, con l’ordinanza 20934/2018 , ha accolto parzialmente il ricorso presentato da un lavoratore nei confronti dell’Inps.

L’accertamento della soglia minima di esposizione all’amianto necessaria per il conseguimento delle maggiorazioni contributive sulla pensione può essere accertata anche tramite elementi presuntivi. Lo ha precisato la Corte di Cassazione con l’ordinanza numero 20934/2018 depositata recentemente con la quale i giudici del Supremo Collegio hanno accolto le doglianze di un lavoratore ribaltando la sentenza della Corte d’Appello di Napoli. Il lavoratore aveva chiesto l’accertamento del diritto alla maggiorazione contributiva per esposizione all’amianto prevista dall’art. 13, comma 8 della legge 257/1992 per l’attività espletata a bordo di diverse navi come operaio motorista e frigorista allorché era stato esposto all’amianto senza adozione da parte datoriale di adeguate misure di protezione.

La Corte d’Appello aveva rigettato la domanda in quanto l’assicurato, sprovvisto della certificazione Inail di esposizione ultradecennale all’amianto, non era riuscito a dimostrare della soglia minima di esposizione prevista dal d.lgs. 277/1991 (100 ff/l per oltre dieci anni) limitandosi a pretendere il riconoscimento dell’invocato diritto sulla scorta della mera presenza di amianto nei luoghi di lavoro e del rischio di contrarre malattie professionali. Secondo la Corte d’Appello, in sostanza, l’assicurato sarebbe stato tenuto ad indicare e provare la c.d. soglia qualificata tramite un’apposita Ctu che nel caso di specie non era stato possibile esperire anche in ragione dell’elevato numero delle navi a bordo della quali egli aveva lavorato.

La tesi della Cassazione

La Corte di Cassazione ha tuttavia sconfessato, a seguito del ricorso presentato dai legali dell’assicurato, l’impostazione seguita dalla Corte di Merito. Accusata di essere troppo restrittiva. Secondo i giudici di Piazza Cavour, al fine di non rendere impossibile il riconoscimento del beneficio gravando il lavoratore di una probatio diabolica, sotto il profilo probatorio non risulta necessario che il lavoratore “fornisca la prova atta a quantificare con esattezza la frequenza e la durata dell’esposizione, potendo ritenersi sufficiente, qualora ciò non sia possibile, avuto riguardo al tempo trascorso e al mutamento delle condizioni di lavoro, che si accerti, anche a mezzo di consulenza tecnica, la rilevante probabilità di esposizione del lavoratore al rischio morbigeno, attraverso un giudizio di pericolosità dell’ambiente di lavoro, con un margine di approssimazione di ampiezza tale da indicare la presenza di un rilevante grado di probabilità di superamento della soglia indicata dalla legge (Cass. Sez. L, Sentenza n. 16119 del 01/08/2005, Sez. L, Sentenza n. 19456 del 20/09/2007)”.

In altri termini, in assenza di certificazione Inail, l’accertamento della soglia qualificata di esposizione può essere compiuto mediante il ricorso ad elementi di tipo presuntivo in tutti i casi in cui non sussista la materiale possibilità di accertare tramite Ctu il livello di inquinamento all’interno del luogo di lavoro, per il tempo trascorso e la rimozione delle fonti di inquinamento. Per tale ragione la Corte ha cassato la sentenza impugnata dall’assicurato rinviando la causa alla Corte d’Appello in diversa composizione.

Istat

PEGGIORA LA FIDUCIA DELLE FAMIGLIE E DELLE IMPRESE

Peggiora ad agosto il clima di fiducia di famiglie e imprese. Secondo le rilevazioni dell’Istat l’indice che misura la fiducia dei consumatori è sceso da 116,2 di luglio a 115,2; mentre l’indice composito del clima di fiducia delle imprese è passato da 105,3 a 103,8.

La flessione dell’indice di fiducia dei consumatori è dovuta principalmente al deterioramento della componente economica (da 141,3 a 136,6), mentre quella personale aumenta per il secondo mese consecutivo passando da 107,8 a 108,5. Un calo contenuto caratterizza sia il clima corrente (da 113,3 a 112,8) che quello futuro (da 120,9 a 119,3).

Guardando alle imprese, il clima di fiducia registra una dinamica negativa più accentuata nel settore manifatturiero (da 106,7 a 104,8) e nei servizi (da 105,9 a 104,7) rispetto alle costruzioni (da 139,9 a 139,3); in controtendenza il commercio al dettaglio dove l’indice aumenta da 102,7 a 104,2.

Carlo Pareto

Istat, cala la fiducia di imprese e famiglie

spesa-famiglie.37Arriva l’estate, ma non le buone notizie sul fronte della fiducia. L’Istat registra infatti il calo della fiducia di imprese e famiglie, la terza consecutiva che da giugno passa a 110,2 dal 112,5 di maggio. Le flessioni sono a ribasso per tutte le componenti del clima di fiducia. In calo l’indice sul clima personale (a 103 da 105,4), sul clima economico (a 131,8 da 135,7), su quello corrente (a 108,2 da 109,8) e futuro (a 112,9 da 117,6).

Ma a scendere è anche l’indice delle imprese Iesi (istat economic sentiment indicator) che passa a 101,2 da 103, nonostante poi i dati non tengano conto dell’effetto della Brexit perché le interviste sono concentrate nei primi 15 giorni del mese.

Insomma i giudizi e le attese sulla situazione economica del Paese si confermano in peggioramento (a -48 da -47 e a -5 da 3, i rispettivi saldi). In recupero emerge il saldo relativo ai giudizi sull’andamento dei prezzi nei passati 12 mesi (a -26 da -27), mentre resta stabile sui valori dello scorso mese quello delle attese sull’andamento per i prossimi 12 mesi (a -20).

Peggiorano le aspettative sulla disoccupazione (a 32 da 26, il saldo). Riguardo le imprese, il clima di fiducia sale nella manifattura (a 102,8 da 102,1) e nelle costruzioni (a 121,6 da 120,4), mentre scende nei servizi di mercato (a 105,0 da 107,3) e nel commercio al dettaglio (a 99,7 da 101,0). Nelle imprese manifatturiere migliorano i giudizi sugli ordini (a -13 da -15) mentre le attese sulla produzione rimangono stabili a 9; il saldo dei giudizi sulle scorte rimane stabile a 3. Nelle costruzioni migliorano i giudizi sugli ordini e/o piani di costruzione (a -30 da -34) e peggiorano le attese sull’occupazione (a -9 da -7).

Redazione Avanti!

Nel 2015 aumenta il risparmio delle famiglie

Risparmio-famiglieIn Italia ancora una famiglia su 4 è colpita dalla crisi e un italiano su 10 si trova in una condizione di indigenza assoluta. Tuttavia i nuovi dati pubblicati dall’Acri-Ipsos lasciano intravedere un po’ di luce. Per la prima volta dal 2011, il numero dei soddisfatti della propria situazione economica supera quello degli insoddisfatti.

L’indagine Acri-Ipsos sul risparmio offre uno scenario di miglioramento per gli italiani e il loro tenore di vita. In particolare, uno su 3, cioè il 36% degli intervistati, ha fiducia nel futuro dell’Italia  e di una ripresa economica, contro il 27% di sfiduciati. I giovani sono quelli che hanno dato risposte positive. L’atteggiamento di spesa, se prima era per un oculato risparmio, ora è più rilassato e sempre di più tornano ad acquistare beni e servizi. Tutto ciò si verifica tra le classi medie e più abbienti, e quindi con una fascia di reddito medio- alto, che oscilla tra i 50mila e i 70mila euro lordi l’anno.

La voci che registrano un incremento dei consumi notevole riguardano soprattutto la telefonia, il settore auto e l’elettronica. Ciononostante una famiglia su 4, cioè il 23, risponde che non riuscirebbe a far fronte a una spesa improvvisa di mille euro utilizzando proprie risorse, e quindi alla ricerca di un mini-finanziamento per saldare eventuali debiti o ritardi di pagamenti.

Altro dato rilevato dall’intervista Acri-Ipsos è la soddisfazione degli italiani per la moneta unica. Il 71%, vale a dire circa 3 italiani su 4, ha risposto negativamente sull’euro, anche se la maggior parte degli intervistati crede che la moneta comunitaria sarà utile sul lungo periodo. A credere che tra 20 anni l’euro sarà un vantaggio è il 51%, mentre il 36% pensa che l’euro sarà uno svantaggio anche tra 20 anni. Inoltre, il 13% sostiene di non avere un’opinione in merito.

Gli umori degli italiani sembrano non additare l’Europa come la causa della crisi nazionale; solo il 4% imputa ogni responsabilità all’Unione Europea. Il 48%, invece, sostiene che la causa della crisi risieda nel malgoverno del Paese negli ultimi 20 anni, soprattutto per non aver apportato le riforme strutturali e istituzionali necessarie. Ultimo dato rilevante è un 26% di intervistati che sostiene la ciclicità delle crisi dovute al sistema finanziario ed economico costituitosi dagli anni ’80, cioè agli albori della globalizzazione.

I dati rilevati dall’indagine Acri-Ipsos sono indicativi e parzialmente attendibili, dato il campione ristretto. Purtroppo, facendo un giro tra le zone sub-urbane di ogni città d’Italia, si riscontrano degrado e un malfunzionamento quasi totale di servizi pubblici, oltre che a scene quotidiane di nuovi poveri che rovistano nella spazzatura. La Politica italiana guarda al macrosistema economico, mentre andrebbero risolti i microproblemi di ogni giorno. È inutile cercare dei finanziatori internazionali, in quanto essi investiranno i loro capitali in borsa in un titolo finanziario, non sulle persone. I veri finanziatori investono su strutture fisiche, non digitali, su persone e lavoratori, non in base a stime e diagrammi cartesiani.

Manuele Franzoso

In aumento i consumi, ma la prudenza è d’obbligo

Consumi-aumentoLe famiglie italiane sembra siano tornate a spendere: l’indicatore dei consumi di Confcommercio ha rilevato un incremento dello 0.4% a luglio rispetto a giugno, e del 2.1% tendenziale dal 2010, la variazione più elevata da cinque anni. Confcommercio, inoltre, conferma le proprie previsioni per una crescita del Pil dell’1,1% nel 2015 e del 1,4% nel 2016. Prudenza espressa dal presidente della Confederazione, Carlo Sangalli e dal Codacons. Nel frattempo, secondo l’Ocse, l’Italia è tra i Paesi europei in cui la disoccupazione è scesa in modo più marcato. Continua a leggere

Schietroma: il PSI si mobilita su pensioni e sicurezza

Sicurezza famiglie-PsiAbbiamo rivolto alcune domande a Gian Franco Schietroma, Coordinatore della Segreteria nazionale del PSI, in ordine alle proposte di legge presentate ieri dai parlamentari socialisti sulle pensioni e sulla sicurezza delle famiglie.

I parlamentari del PSI hanno presentato due proposte di legge, una a favore dei pensionati, l’altra per la sicurezza delle famiglie. Quale è il significato di questa iniziativa?
Noi socialisti siamo sempre stati e siamo sempre dalla parte dei più deboli. Pertanto, con l’evidente perdita del potere d’acquisto delle pensioni, riteniamo assolutamente opportuno ampliare la platea dei pensionati beneficiari della cosiddetta quattordicesima, portando a compimento la giusta iniziativa promossa dal Governo Prodi con la legge n. 127 del 2007. Inoltre, consideriamo fondamentale assicurare alle famiglie una maggiore sicurezza rispetto a reati di enorme allarme sociale, come i furti nelle abitazioni, gli scippi, le rapine e le estorsioni, estendendo le misure di prevenzione previste per i mafiosi ed i camorristi anche a coloro che commettono questi reati.

L’intervento proposto sulle pensioni è consistente; ci sono le coperture finanziarie sufficienti ?
È vero; si tratta di una manovra importante perché riguarda circa 10 milioni di pensionati, i quali riceverebbero in più, di media, circa 400 euro. Il costo complessivo è stimato intorno a 4,5 miliardi di euro e le risorse per far fronte a questa spesa sono, oltre all’annunciato “tesoretto” di 1,6 miliardi, l’utilizzo delle somme relative alle quote inespresse dell’otto per mille (circa 800 milioni) e l’aumento del prelievo sul gioco d’azzardo.

La proposta di legge sulla sicurezza delle famiglie non va a contrastare con la tradizione garantista del PSI ?
Certamente no; noi socialisti siamo sempre stati e restiamo sempre garantisti, ma abbiamo, anche e soprattutto, il dovere civico di garantire la sicurezza delle famiglie, sempre più minacciate da fenomeni gravissimi, come, ad esempio, le violente violazioni di domicilio perpetrate con i furti e le rapine nelle abitazioni. Il provvedimento proposto, peraltro, è molto bene equilibrato, non comportando aumenti di pene, ma un’applicazione più ampia delle misure di prevenzione personali.

Cosa intendete fare per sostenere al meglio le due proposte di legge presentate dai parlamentari socialisti ?
È nostro intendimento promuovere sul territorio, a cura degli organismi locali del Partito, ampie raccolte di firme a sostegno di queste proposte di legge. I cittadini avranno, quindi, modo di partecipare e di esprimersi al riguardo. È importante che l’iter parlamentare di queste proposte socialiste venga rafforzato da un forte consenso proveniente dai territori.

Lorenzo Mattei

Istat. Giù deflazione grazie al “carrello della spesa”

Istat-carrello spesaDopo mesi di stallo, gli italiani rimettono mano al portafogli, e lo fanno iniziando con il riempire il cosiddetto “carrello della spesa”: i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,6% su base mensile e dello 0,7% su base annua (a gennaio il tasso tendenziale era nullo).
I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,6% in termini congiunturali e fanno registrare una flessione tendenziale (-0,5%) meno ampia di quella rilevata a gennaio (-1,4%).

A rilevarlo è l’istat che evidenzia la buona notizia di come a febbraio la deflazione si sia ridotta dello -0,1% (era -0,6% a gennaio), i dati definitivi poi migliorano la precedente stima di una flessione dello 0,2%. L’Istituto rileva come rispetto al mese precedente l’indice dei prezzi aumenta dello 0,4%.
L’attenuazione del calo annuo dei prezzi è dovuta soprattutto alla ”decisa ripresa” di un bene primario come quello dei vegetali freschi (+10,8%, da -1,7% di gennaio), a contribuire ci ha pensato anche l’accelerazione dei servizi relativi ai trasporti (+1,4%, da +0,3% di gennaio), l’inversione di tendenza dei tabacchi (+3,7%, da -0,4% di gennaio) e il parziale ridimensionamento della flessione annua dei prezzi degli energetici non regolamentati (-12,8%, da -14,0% di gennaio).

Una buona notizia per l’economia italiana quella della riduzione della deflazione, che se inizialmente aveva rafforzato il potere di acquisto dei consumatori, a lungo andare rischiava di portare a uno stallo economico di non poco conto.
Oggi gli ultimi dati dell’Istituto di Statistica dicono che l’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, sale a +0,6% dal +0,3% di gennaio. Al netto dei soli beni energetici l’inflazione si porta a +0,7% da +0,3% del mese precedente, inoltre i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza aumentano dello 0,6% su base mensile e calano dello 0,5% su base annua.

Tutto questo grazie quindi al consumo dei beni di prima necessità, a congratularsi per la vicina uscita dal tunnel della deflazione è soprattutto Confcommercio che sostiene:
“È un dato più elevato rispetto alle prime stime – la variazione congiunturale è stata dello 0,4% in luogo dello 0,3% indicato in precedenza – che segnala una riduzione dei rischi di deflazione e trova le sue ragioni in elementi che sono da ricondursi essenzialmente a fattori esogeni e stagionali”. Il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio sulle rilevazioni definitive dell’inflazione di febbraio diffuse oggi dall’Istat dice anche che però “allo stato attuale non sono presenti tensioni inflazionistiche derivanti dal versante della domanda. Solo nei prossimi mesi, con il pieno operare dei favorevoli impulsi esterni e una eventuale politica fiscale interna più distensiva, potrà concretizzarsi – conclude la nota – un’apprezzabile positiva ripresa economica con effetti visibili anche sulla dinamica dei prezzi al consumo”.

Se la piccola risalita dei prezzi rappresenta un ottimo punto di partenza, resta comunque da frenare un eccessivo ottimismo al riguardo, poiché se si riduce la deflazione dello 0,2% la caduta dei consumi negli anni dal 2012 al 2014 è stata del -10,7% (vale a dire una contrazione complessiva della spesa di circa 78 miliardi di Euro).

E anche se le famiglie hanno ricominciato a “riempire il carrello della spesa” hanno comunque ridotto in questi anni i consumi di prima necessità, come quello alimentare (-11,6% dal 2008) e quello della sanità (-23,1% sempre dal 2008).

Maria Teresa Olivieri

Riflettiamo sull’utilità sociale del nostro sistema bancario

Sistema bancarioIl caso Cioni ci deve far riflettere sulla necessità di un cambiamento, e L’Aquila non è l’unica realtà in grave difficoltà. Questo episodio di protesta clamorosa (Celso Cioni è il direttore di Confcommercio L’Aquila che stamane si è barricato nel bagno della filiale aquilana di Bankitalia, minacciando di avere con sè della benzina e un accendino, ndr) ci induce ad alcune riflessioni sul sistema bancario nel nostro Paese e nel mondo globalizzato. Le famiglie e la piccola impresa sono i soggetti più in difficoltà durante una crisi per il semplice fatto che il sistema bancario tende a chiudere i rubenetti del credito. Il fattore cardine che non aiuta famiglie, lavoratori e piccola impresa (i soggetti cioè più vulnerabili in quanto privi di assets importanti la cui vendita potrebbe comportare riduzione di debito accumulato oppure downscaling tipico delle grandi aziende e multinazionali) ad uscire da situazioni economiche e sociali difficili è nell’inutilità sociale del nostro sistema bancario. Continua a leggere

Crisi, consumi a picco. Confcommercio: «Il 2012 è stato il peggior anno del dopoguerra»

Consumi a picco (-2.9%) e contrazione del potere d’acquisto del 4.1%. «Il 2012 è stato il peggiore anno dal dopoguerra». A lanciare l’allarme è stata la Confcommercio che ha registrato, per il mese di novembre, l’indice dei consumi (Icc) in calo del 2,9% su anno e dello 0,1% su mese. Secondo la confederazione del commercio «i dati relativi ai primi 11 mesi mostrano con una certa evidenza come il 2012 si avvii ad essere ricordato come l’anno con la più elevata riduzione registrata dall’inizio delle serie storiche». L’Istat invece ha evidenziato la contrazione del potere d’acquisto delle famiglie, ridottosi del 4.1% nei primi 9 mesi del 2012. Continua a leggere

Saldi senza soldi: solo il 40% delle famiglie si potrà permettere acquisti

Solo il 40% delle famiglie potrà permettersi di fare qualche acquisto in regime di sconti, per una spesa complessiva non superiore a 2,1 miliardi di euro. E’ quanto rileva il Codacons, secondo cui “sulla scia dei consumi natalizi in brusca frenata, anche i saldi invernali faranno registrare una contrazione delle vendite, a dimostrazione che le famiglie, schiacciate da tasse, Imu, rate e bollette da pagare, non hanno più soldi da spendere”. Continua a leggere

Istat, segnali di ripresa dal ddl stabilità. Ma in arrivo svantaggi per famiglie con figli

Sono “incoraggianti” e “timidi” i primi segnali di ripresa dell’economia italiana, ma con questa legge di stabilità ci saranno “meno benefici per le famiglie con figli”. Così il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, ottimista e realista nell’audizione in Parlamento sul ddl stabilità, durante la quale ha commentato la riduzione dell’Irpef e il taglio delle detrazioni. Il numero uno dell’Istituto Nazionale di Statistica ricorda però che grazie alla contrazione delle aliquote Irpef, e la rimodulazione delle detrazioni e deduzioni, in media le famiglie avranno una riduzione d’imposta pari a 240 euro annui. Continua a leggere