L’ACCORDO

libia

Molto importante è la notizia che apprendiamo adesso, alle ore 19,16 sull’esito della riunione odierna dell’Usmil: le milizie libiche che si stanno scontrando a Tripoli hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco. La Missione di supporto delle Nazione Unite in Libia (Unsmil), in un tweet, ha confermato che sotto l’egida dell’inviato dell’Onu, Ghassan Salamè, è stato raggiunto un accordo. Auspichiamo che sia un accordo pacificatore di lunga durata.

Dopo che gli  eventi in Libia sembravano precipitati nel caos, con gli scontri di stamattina tra milizie rivali a Tripoli che hanno costretto il governo di Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, a proclamare lo stato di emergenza. Si paventavano dei  risvolti negativi anche per l’Italia. I principali rischi in gioco sono: immigrazione, energia e intervento militare.

Raffale Marchetti, esperto in relazioni internazionali e docente alla Luiss di Roma, in un’intervista, ha spiegato elencando alcuni rischi possibili per il nostro Paese: “La situazione si è deteriorata in questi ultimi giorni ma può ancora rientrare e stabilizzarsi. La crisi libica potrebbe far saltare gli accordi sui migranti, avere delle ricadute sul settore energetico e, nel peggiore degli scenari, richiedere un intervento militare sul territorio. C’è poi anche il pericolo di un ritorno dello  spettro del terrorismo in quanto, in un paese destabilizzato è facile che attecchiscano gruppi terroristici. Con la crisi in Libia è in ballo la questione dei flussi migratori. A stento siamo riusciti a instaurare un rapporto di cooperazione con il governo di Tripoli. Se questo cadesse i flussi ricomincerebbero. Il rischio è che gli sbarchi nel nostro Paese, diminuiti di oltre l’80% rispetto al 2017, potrebbero tornare ai livelli precedenti. Inoltre, l’Italia dovrebbe trovare un nuovo interlocutore e avviare nuovi negoziati, dando così inizio ad un processo lungo e complesso. L’instabilità libica potrebbe avere degli effetti negativi anche sul fabbisogno energetico italiano. L’Italia importa parte delle risorse naturali dalla Libia. Se la situazione dovesse complicarsi anche le risorse verrebbero messe in discussione  con ricadute finanziarie ed economiche sul nostro Paese. L’Italia ha delle scorte energetiche ma, nel caso in cui la crisi libica dovesse prolungarsi, dovrebbe trovare delle fonti alternative. Il governo italiano, riferisce una nota di palazzo Chigi, continua a seguire con attenzione l’evolversi della situazione in Libia e ha già espresso pubblicamente preoccupazione nonché  l’invito a cessare immediatamente le ostilità. Per il momento quindi è  esclusa l’ipotesi di interventi militari sul territorio. Tuttavia, se la crisi libica diventasse una guerra vera e propria a livello internazionale, immaginando uno scenario estremo, l’Italia non potrebbe tirarsi indietro ma dovrebbe partecipare al conflitto”.

Mentre è in corso di redazione questo articolo, la situazione in Libia sta precipitando e necessita di azioni immediate.

Un   incendio è scoppiato presso la sede dell’ambasciata Usa  a  Tripoli, che si trova sulla via per l’aeroporto dove il conflitto armato è più aspro. La notizia è stata diffusa sul portale di notizie libico ‘Al Wasat’, che cita il portavoce dell’apparato libico per il soccorso e le emergenze, Osama Ali. Testimoni oculari hanno riferito ad Ali di un incendio presso la sede dell’ambasciata. Il portavoce ha aggiunto che  la Protezione civile non è riuscita a raggiungere l’area a causa del fuoco intenso. La notizia è stata confermata dalla National Safety Authority libica, che ha fatto sapere che i camion dei pompieri si sono diretti sul posto per domare le fiamme, la cui origine è ancora non precisata.

Il numero delle vittime a Tripoli, sarebbe salito ad almeno 50 morti, tra cui civili. Sarebbe questo il bilancio parziale delle vittime degli scontri tra gruppi rivali a Tripoli. Ad aggiornare il bilancio è stato il ministero della Sanità libico, spiegando che ai morti si aggiungono anche almeno 138 feriti. Un bilancio con cifre in aumento con il passare del tempo. E’ stata prevista per oggi alle 14, ora locale, la riunione convocata dalla Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) con tutte le milizie protagoniste degli scontri per un dialogo urgente sulla situazione della sicurezza.

Prima, il portavoce della Commissione Ue, Maja Kocijanic, rispondendo alle domande sulle accuse dell’Italia alla Francia, ha detto: “I Paesi membri dell’Unione Europea mantengono una posizione unita sulla Libia. L’Alto rappresentante Federica Mogherini ha avuto ieri un colloquio telefonico con il rappresentante dell’Onu per la Libia, Ghassam Salamé, ribadendo il pieno sostegno dell’Ue, concordato da tutti i Paesi membri, per arrivare ad una soluzione duratura della crisi in Libia, nella convinzione che solo un processo politico può portare ad una soluzione stabile, complessiva e sostenibile della crisi. I Paesi membri discutono regolarmente della crisi in Libia nel contesto di questi sforzi e mantengono una posizione unita su questo”.

A quanto si apprende da qualche agenzia stampa,  Salamé dovrebbe riferire domani al Consiglio di sicurezza dell’Onu sugli ultimi sviluppi della situazione a Tripoli in collegamento dalla capitale.

Questo pomeriggio alle 17 si è svolto un vertice sulla Libia presieduto dal premier Giuseppe Conte. Alla riunione, precedentemente concordata sul tema dei migranti, parteciperanno tutti i ministri interessati per affrontare le problematiche dell’attuale situazione a Tripoli. Nel frattempo l’ambasciata italiana a Tripoli è rimasta aperta. Al momento, non ci sono stati problemi per i 430 italiani che si trovano in Libia e le attività dell’Eni non sono state coinvolte. Intanto, il ministro Moavero ha confermato la disponibilità a riferire in Parlamento sulla crisi libica.

Gli eventi in Libia che stavano precipitando hanno necessitato di decisioni su un piano internazionale affrontate con molta tempestività. E’ stato presa con urgenza una decisione comune in sede Onu: innanzitutto ci sono vite umane da salvare oltre agli equilibri internazionali.

Salvatore Rondello

PATTO CON L’AFRICA

Marco Minniti and EU Migration Commissioner Dimitris Avramopoulos. EPA/ALESSANDRO DI MEO

Marco Minniti and EU Migration Commissioner Dimitris Avramopoulos. EPA/ALESSANDRO DI MEO

È la settimana cruciale per l’Italia in tema di immigrazioni e sbarchi, Roma stavolta punta tutto sulla cooperazione con i Paesi africani, cercando ovviamente la collaborazione europea. Dopo l’incontro del 13 luglio tra il Ministro Minniti e il premier libico Al Serraj, il Capo del Viminale arriva a Tunisi dove è in corso proprio in questo momento la seconda riunione del gruppo di contatto sulla rotta del Mediterraneo centrale a cui partecipano, oltre al commissario europeo per l’immigrazione ed il ministro dell’Interno dell’Estonia, paese che dal primo luglio detiene il semestre di presidenza dell’unione, i ministri dell’interno di sette paesi europei e di sei stati nord-africani. Attorno al tavolo sette paesi europei: Italia, Austria, Francia, Germania, Malta, Slovenia e Svizzera, assieme a Tunisia, Ciad, Niger, Algeria, e Libia.
Sul tema dell’immigrazione “Europa e Africa hanno il dovere di lavorare insieme”, ha detto Marco Minniti, nel suo intervento alla seconda riunione del gruppo di contatto Africa-Europa. “Abbiamo a che fare – ha sottolineato – con un fenomeno epocale che ci ha accompagnato in passato e molto probabilmente ci accompagnerà anche nel futuro. Esso può essere affrontato in maniera utile e definitiva soltanto attraverso una grande cooperazione tra Europa e Africa”. Su questi temi, ha aggiunto, “non c’è un’unica soluzione miracolosa, c’è invece l’idea di mettere in campo un progetto strategico sapendo che nessun Paese può farcela da solo e che nessun Paese può essere lasciato solo. Chi ha orecchie per intendere, intenda”. Il ministro ha invitato quindi l’Europa ad affrontare il tema della rotta sud e del Mediterraneo centrale facendo “lo stesso sforzo fatto per la Turchia”. L’Obiettivo italiano sembra chiaro: voler limitare l’arrivo dei migranti nella rotta mediterranea, così come fatto con la rotta balcanica, intervenendo stavolta sui Paesi d’origine.
Nel corso della stessa riunione del gruppo di contatto Africa-Europa in corso Tunisi il Commissario europeo Dimitris Avramopoulos ha affermato: “Non c’è tempo da perdere. L’Italia, ma più in generale tutta la regione ha bisogno di tutta la nostra solidarietà. Il flusso dei migranti dalla Libia verso l’Europa è continuato ad aumentare, ha aggiunto, precisando che il nostro obiettivo è quello di fare un passo avanti nella nostra cooperazione, al fine di salvare vite umane in mare e nel deserto, ridurre la migrazione irregolare, lottare contro i passeurs e i trafficanti, proteggere i diritti dei migranti e dei rifugiati”.
“Nel momento in cui noi ci poniamo il problema di governare i flussi, noi contemporaneamente ci poniamo il problema di farlo nel rispetto pieno dei diritti umani”, ha detto ancora Marco Minniti sottolienando l’importanza della presenza a Tunisi di Onu e Unhcr.
Minniti ha affrontato il tema del controllo sulle coste dove il flusso migratorio si trasferisce in mare e diventa problema di non facile gestione, domani, poi al Viminale, si terrà il vertice con le organizzazioni non governative in cui si discuterà il codice di condotta messo a punto dall’Italia, che ha ricevuto il via libera dell’Unione Europea e sul quale le ong sono divise. Ma il Ministro ha fatto sapere chiaramente a più riprese che chi non firma il documento non potrà accedere ai porti italiani.
Intanto suscita polemiche tutte italiane l’iniziativa del presidente della Francia, Emmanuel Macron, che domani incontrerà il capo del governo di unità nazionale della Libia, Fayez al Serraj, e il generale Khalifa Hafter, per cercare una soluzione al conflitto del Paese. L’incontro, di cui si era parlato nelle ultime ore, è stato confermato oggi l’Eliseo. “La Francia sulla questione libica deve evitare gli errori del passato recente. Deve evitare i drammatici errori di Sarkozy che in Libia è stato assolutamente disastroso. Noi chiediamo ampia condivisione ed equilibrio che devono essere assicurate insieme da Italia e Francia”, ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Politiche Europee, Sandro Gozi in un’intervista a Repubblica.
Nel frattempo gli occhi restano comunque puntati sull’Europa, l’ultimo appuntamento infatti si giocherà a Bruxelles. Sul tavolo c’è infatti il rinnovo della missione militare europea nel Mediterraneo centrale, Sophia, che scade il 27 luglio. L’idea è quella di prorogarla fino al 2018 ma il nodo è tutto nella richiesta avanzata dall’Italia di inserire alcune “modifiche tecniche”, ovvero che le navi militari che raccolgono i migranti li portino nei loro Paesi e non nei porti siciliani, calabresi e pugliesi così come invece avviene per le missioni civili europee guidate da Frontex.

Migranti. Una priorità
la lotta ai trafficanti

migranti-in-libiaLa lotta ai trafficanti di esseri umani e al loro modello di business criminale “deve essere una priorità da affrontare con uno sforzo comune e in uno spirito di partenariato e solidarietà”. E’ uno dei passaggi più significativi della “dichiarazione di intenti” sottoscritta dai ministri dell’Interno di Algeria, Austria, Francia , Germania, Italia, Libia, Malta, Slovenia, Svizzera e Tunisia che stamane a Roma hanno partecipato alla prima riunione del Gruppo di contatto sulla rotta migratoria del Mediterraneo centrale.

All’incontro hanno partecipato anche il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, il commissario europeo per le Migrazioni e gli Affari interni, Dimitris Avramopoulos, e –
smentendo i dubbi circolati alla vigilia – il premier libico Fayez al-Serraj: una presenza, quella di Serraj, “estremamente importante”, ha sottolineato il ministro dell’Interno Marco
Minniti nella conferenza stampa seguita al vertice, “considerata anche la situazione particolarmente impegnativa di queste ore a Tripoli: testimonia l’impegno frutto del
convincimento che la lotta al traffico di esseri umani e la stabilità della Libia rappresentino due facce della stessa medaglia”.

Il Gruppo di contatto, formalizzato monitorerà costantemente l’attuazione concreta dello sforzo teso a “governare” e “non a subire” i flussi migratori, attraverso la promozione di politiche di sviluppo sociale ed economico, di controllo delle frontiere e di rimpatrio: la prossima riunione si terrà entro qualche mese a Tunisi. Per Gentiloni, “la cooperazione nella lotta ai trafficanti è anche una cooperazione umanitaria”. La collaborazione tra Paesi europei e nordafricani serve a “prevenire, limitare e impedire comportamenti da parte dei trafficanti che sono la negazione di qualsiasi principio umanitario”. “Gestire i flussi migratori – ha ricordato nel suo intervento – è una delle domande più forti indirizzate all’Unione europea”. E’ necessario “lavorare sulle cause” del fenomeno, ma “l’impegno europeo in questi ultimi anni si è molto rafforzato”. Nell’evidenziare “il sentire comune” emerso dal meeting, Minniti ha parlato di “primo passo molto importante”: c’è “un impegno molto forte”, da parte del nostro Paese e da parte dell’Ue, sul terreno della solidarietà, ma bisogna anche dimostrarsi “pronti ad investimenti molto significativi: la cattiva moneta del
traffico di esseri umani produce un indotto di convenienza economica, e se si incide su quell’indotto bisogna garantire un’alternativa credibile”. In merito all’accordo recentemente
sottoscritto con Tripoli, il ministro dell’Interno ha ricordato come tra fine aprile e la prima meta’ di maggio saranno rese ai libici le prime delle 10 motovedette che abbiamo in custodia dal 2011. A quel punto la Guardia costiera locale, con personale formato proprio dall’Ue, potrà attivarsi in attività di ricerca e soccorso, con campi di accoglienza sul posto “allestiti con le ong e nel pieno e assoluto rispetto dei diritti umani”. Portare i migranti in Tunisia? “Non esiste, non è mai stata aperta una discussione al riguardo”, ha assicurato
Minniti, cui ha fatto eco Avramopoulos. “Non se ne è mai parlato”. Il commissario Ue ha ‘promosso’ invece l’accordo tra Ue e Turchia: “Basti pensare che l’anno scorso passavano attraverso l’Egeo 10-12 mila persone , oggi non più di 40-50 al giorno”. ” Certo – ha ammesso – il clima non è positivo dopo quello che è accaduto ma l’accordo va separato dalle vicissitudini politiche. Lo sforzo della Turchia, dove oggi vivono 3 milioni di rifugiati, è notevole: l’ accordo va mantenuto vivo e potrà essere replicato con la Libia in futuro”.

Libia. L’Italia passa in secondo piano per la Russia

russia_putin_libia.jpg--La crisi libica a distanza di sei anni è ancora punto e a capo, ma stavolta a dirigere i piani potrebbe essere il Cremlino. Ieri un “convoglio” di auto del premier libico Fayez Al Sarraj è rimasto coinvolto in una sparatoria a Tripoli che ha causato il ferimento di due guardie del corpo. Poche ore prima di finire sotto il fuoco dei miliziani probabilmente fedeli a Ghwell, però Al Serraj aveva preso pubblicamente atto dell’impossibilità di arrivare a un accordo con il generale Haftar in un’intervista alla Reuters, nella quale ha ammesso il sostanziale fallimento dei colloqui del Cairo. Nella capitale egiziana, ha affermato, “non si è raggiunto un accordo perché sfortunatamente l’altra parte in causa (il generale Haftar, ndr) rifiuta ostinatamente il dialogo”. Per questo motivo, secondo Al Serraj sarebbe auspicabile un intervento della Russia nelle vicende libiche e, in particolare, sarebbe utile che Mosca fungesse da intermediaria tra lui e Haftar prendendo direttamente in mano le redini del processo di pace.
La Russia plaude e si rimette in prima linea. Mosca non ha mai nascosto né le sue intenzioni in Medioriente, né le sue mire per quanto riguarda i giacimenti petroliferi. Il gigante russo del petrolio Rosneft e l’ente petrolifero libico National Oil Corporation (Noc) hanno siglato un accordo di cooperazione che “getta le basi per gli investimenti della Rosneft nel settore petrolifero libico”: lo scrive oggi la Tass citando la società libica. L’intesa è stata firmata ieri dal presidente di Noc Mustafa Sanalla e da quello di Rosneft Igor Sechin a margine della Settimana internazionale del petrolio a Londra.
La notizia ha lasciato l’Italia con l’amaro in bocca, ma Roma ha voluto comunque ribadire la sua vicinanza e supporto a Tripoli. “La Libia è la nostra priorità”. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, in una conferenza stampa alla Farnesina con il collega saudita Adel Al Jubeir. Sulla questione libica, ha aggiunto Alfano, “abbiamo condiviso visioni, rapporti e abbiamo anche valutato quanto sia importante questa nostra collaborazione” con l’Arabia Saudita. Proprio l’Arabia Saudita è sempre più irritata dall’espansione russa sul greggio: Mosca torna sul podio dei produttori mondiali di petrolio, un titolo che viene strappato all’Arabia Saudita.
Tornando alla Libia, poche ore fa il capo di Stato maggiore, generale Claudio Graziano, ha elogiato le missioni all’estero dell’Italia e per quanto riguarda la Libia “a terra siamo impegnati con circa 300 uomini, è un messaggio di sostegno alla Libia, e quindi contribuisce alla stabilità del Paese. E, indirettamente, aiuta anche nella lotta contro il terrorismo”. E per quanto riguarda invece lo schieramento di un contingente sul territorio ha affermato: “Noi siamo pronti ma la precondizione è la richiesta libica. La Libia è una priorità dell’Italia”.
Ma il Governo di Accordo Nazionale libico sembra voler chiedere di più e intanto ha iniziato a volgere lo sguardo verso la protezione di Mosca. Anche perché crescono i timori per le mire dei Paesi confinanti.
Ieri a Tunisi i ministri degli esteri di Tunisia, Algeria ed Egitto si sono incontrati per fare il punto sui risultati raggiunti e i contatti stabiliti dai tre Paesi con le parti libiche. Il meeting di Tunisi conferma che l’Egitto, che non ha mai nascosto il suo appoggio ad Haftar, ambisce ad assumere un ruolo guida nella soluzione dei problemi del Paese confinante prima che uno stato di guerra civile permanente minacci di diffondere le sue tossine politiche e religiose in tutto lo scacchiere nordafricano.

Accordo per fermare rotta Italia-Libia, ora tocca all’UE

mogherini-gentiloniA Malta l’Italia punta a un appoggio europeo per fermare i migranti in arrivo dal Mediterraneo. “Mi aspetto un fortissimo sostegno” all’accordo Libia-Italia sui migranti, ha detto prima dell’inizio del vertice l’Alta Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza Federica Mogherini, riferendosi all’intesa firmata ieri a Roma tra il premier Paolo Gentiloni e il premier libico Fayez al-Serraj. L’accordo, ha detto Mogherini, “si inquadra perfettamente nelle politiche europee costruite in questi mesi con la Libia: sia sul salvataggio di vite in mare che sul lavoro nei centri all’interno della Libia”.
“Sono convinto che ieri si sia aperta una pagina nuova nella vicenda dei flussi migratori – ha detto dal canto suo Gentiloni – possiamo dire all’Unione che la nostra parte l’abbiamo fatta e ora ci aspettiamo che da parte dell’Europa ci sia un sostegno”. Ha poi aggiunto il presidente del Consiglio: “Perché è una fase che
noi in parte possiamo affrontare da soli, con risorse italiane, con la collaborazione delle nostre istituzioni con le autorità libiche, ma servono anche risorse europee e impegni europei”.
Infatti ieri a Roma Gentiloni ha portato a casa un risultato storico firmando con il premier libico Sarraj il Memorandum d’intesa per fermare l’immigrazione illegale, il traffico di esseri umani e il contrabbando tra le sponde sud e nord del Mediterraneo. Otto articoli per mettere nero su bianco l’impegno di Tripoli a controllare le sue coste e quello italiano ad aiutare il partner nel monitoraggio delle frontiere sud, quelle da cui entrano i migranti africani che sognano di raggiungere l’Europa.
Tale intesa rappresenta un ulteriore tassello dello storico coinvolgimento in Libia dell’Italia, unico Paese occidentale ad aver riaperto finora la propria sede diplomatica a Tripoli, ha ricordato Gentiloni, sottolineando tuttavia che si tratta soltanto di “un pezzo del progetto che dobbiamo sviluppare”. Adesso “serve un impegno economico dell’Unione Europea”, ha avvertito Paolo Gentiloni, che sarà a Malta per il vertice europeo informale dedicato proprio alla crisi migratoria. Per fare “l’ambasciatore di questo memorandum” e promuovere “ulteriori passi in avanti”. L’accordo fra Gentiloni e Sarraj arriva in un momento particolare: oggi il presidente del Consiglio italiano sarà a Malta per un summit dell’Unione Europea incentrato sull’immigrazione, e ci si aspetta che l’accordo con la Libia entrerà nel dibattito.
L’accordo Roma-Tripoli ha ricevuto il plauso dell’Ue. Adesso l’obiettivo di “fermare i flussi di migranti irregolari è a portata di mano”, ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, aggiungendo di aver concordato con Francois Hollande e Angela Merkel “di sostenere l’Italia in questa nuova cooperazione”.
Quasi un anno fa l’Ue si accordava con la Turchia per chiudere la rotta balcanica, e tale intesa ha abbattuto i flussi migratori del 98%. “Ora è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all’Italia” e “posso assicurare che possiamo riuscirci”, ha affermato Tusk dopo aver “parlato a lungo con Gentiloni” ed aver incontrato al Serraj a Bruxelles, prima della tappa romana. Adesso i riflettori si spostano su La Valletta, dove i 28 dovranno trovare l’accordo politico sul da farsi, sapendo che le nuove regole per l’asilo europeo e le ricollocazioni dei rifugiati potranno sbloccarsi solo dopo che si sarà ripreso il controllo della frontiera esterna, pur mantenendo il difficile equilibrio con il principio del rispetto dello stato di diritto.
I passi operativi della Ue saranno poi discussi nel Consiglio Esteri di lunedì.

La sfida di Haftar: «Non riconosco il governo di Serraj»

HaftarNon si allentano le tensioni in Libia, a mettersi di traverso ci pensa proprio, il generale Khalifa Haftar, l’uomo di fiducia della coalizione internazionale prima della costituzione del Governo di serraj. “Non mi interesso di questo governo. Le sue decisioni sono solo inchiostro su carta”. ha dichiarato il generale Khalifa Haftar, che guida le forze fedeli all’autorità di Tobruk, a proposito del governo di concordia nazionale guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dalla comunità internazionale.
Il generale, ex-ufficiale dell’era Gheddafi poi caduto in disgrazia e riparato negli Usa per sfuggire al rais, ha anche espresso indifferenza per l’inviato speciale dell’Onu in Libia, Martin Kobler: “Non ho tempo da perdere con Kobler, faccio conto sull’esercito e la polizia e non su un funzionario dell’Onu”, ha detto Haftar, che una decina di giorni fa aveva rifiutato persino di incontrare Kobler. Quindi l’attacco ai Fratelli musulmani: “Sono dietro a tutti gli attentati terroristici del mondo”. Il generale ha infatti tra i suoi più stretti alleati il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, proprio al-Sisi è salito al potere dopo aver destituito nel 2013 l’allora presidente, Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani.
Si riaffaccia quindi il solito problema di un Governo per la Libia, nonostante proprio durante il vertice di Vienna si era giunti alla soluzione imperniata sul riconoscimento “della comunità internazionale della responsabilità del governo presieduto da Sarraj”. Così come affermato dal tirolare della Farnesina, Paolo Gentiloni, nella conferenza stampa congiunta con il segretario di Stato Usa John Kerry e lo stesso Sarraj, ha poi ribadito che per stabilizzare la Libia “non ci sarà alcun intervento militare straniero”. Anzi, per fronteggiare l’Isis c’è bisogno di un comando unificato, di allargare il consenso all’accordo politico, “anche coinvolgendo il generale Khalifa Haftar”. A condizione che ciò avvenga nel quadro del riconoscimento del governo Sarraj.

Redazione Avanti!

Libia. Prime sanzioni Ue contro gli oppositori di Serraj

Libia guerraContinuano gli sforzi dell’Italia per tentare di ridare stabilità alla Libia sostenendo l’accordo per un governo di unità nazionale raggiunto oltre due mesi fa, ma ancora osteggiato da una gran parte dei leader locali. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha avuto oggi pomeriggio un colloquio telefonico con il Primo Ministro designato libico, Fayez al Serraj. Quest’ultimo, che parlava dal suo ufficio a Tripoli, ha confermato la determinazione del Consiglio presidenziale a procedere nel dialogo con tutte le parti libiche per consolidare il governo di accordo nazionale e avviare la stabilizzazione del Paese. Dal canto suo, Gentiloni ha rinnovato l’appoggio italiano al governo di accordo nazionale. Gentiloni ha rinnovato l’appoggio italiano al governo di accordo nazionale e il sostegno ad ogni azione volta ad allargare e a consolidare la sua base di consenso. Gentiloni e Serraj hanno infine concordato sul pronto invio da parte della Cooperazione italiana di aiuti di urgenza alimentari (860 tonnellate) e medici (3 kit sanitari generici, in grado di garantire la cura di 30mila pazienti). Gli aiuti saranno gestiti dal governo di accordo nazionale e distribuiti ai cittadini libici in maggiore difficoltà.

Intanto sono scattate le sanzioni dell’Unione europea contro tre esponenti libici che ostacolano il governo di unità nazionale. Due di Tripoli, il capo del “governo” Khalifa al-Gwell ed il presidente del Parlamento Nouri Abu Sahmain, e uno di Tobruk, il presidente del Parlamento Aguila Saleh. Le misure prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio.

L’inviato dell’Onu, Martin Kobler, ha ricordato le tappe successive del processo in atto nel Paese dopo l’insediamento di Serraj avvenuto che è coinciso con una serie di conflitti a fuoco registrati nella notte tra i sostenitori del nuovo governo e quelli dell’esecutivo non riconosciuto che controlla buona parte della città. “Il consiglio presidenziale – ha detto Kobler – nomina un governo di unità nazionale che verrà approvato dal parlamento di Tobruk”. “I due governi, (Tripoli e Tobruk) dovranno consegnare il potere”. Riguardo ai problemi di sicurezza soprattutto nella capitale dopo l’insediamento a Tripoli di Serraj, Kobler ha detto che ci “sono dei contatti con i capi delle milizie per garantire la sicurezza”. Comunque questa mattina nel porto di Misurata è avvenuta una forte esplosione che secondo quanto riferisce l’emittente televisiva ‘Sky Arabiya’, ha coinvolto due nave cariche di armi e esplosivi.

“L’insediamento del Governo a Tripoli, seppure in un contesto di vistosa fragilità e insicurezza – ha commentato Bobo Craxi – pone le basi per un accordo più largo con tutte le componenti della società libica realmente desiderose di concludere un lungo periodo di conflitti”. “L’Italia”, aggiunge l’ex sottosegretario agli Esteri, “deve sostenere questo sforzo mantenendo un profilo e un supporto politico e tecnico, senza procedere verso improbabili presenze militari. L’interesse comune di tutte le diverse componenti dell’area”, prosegue Craxi, “è di sviluppare un contrasto contro i gruppi criminali che usano violenza cieca e prosperano nell’illegalità. Penso che i mesi a venire potranno definire meglio questo ‘quadro’. Tuttavia, questo segnale di normalità rappresenta un primo sintomo positivo, che dev’essere incoraggiato”, conclude, “in tutti i modi”.

Più in generale, a proposito della situazione mediorientale, parlando a Torino, al termine della proiezione del film ‘La notte di Sigonella’ promossa dal circolo dei Riformisti alla presenza dell’on. Giusy La Ganga e del professor Soave, Bobo Craxi ha detto che: “Dalla Storia della politica estera italiana degli anni ’80 c’è sempre da imparare: buoni insegnamenti da mettere in pratica. Il Mediterraneo”, ha proseguito, “è l’ambito naturale in cui l’Italia può mantenere ed esercitare un ruolo in ragione della propria vocazione pacifica e democratica e della sua capacità di dialogo. La frontiera sud del Mediterraneo è la nostra frontiera. E la sicurezza di Libia e Tunisia è la nostra stessa sicurezza. Per queste ragioni”, ha aggiunto Bobo Craxi, “incoraggiare la stabilizzazione del Governo insediatosi a Tripoli, con le difficoltà che non bisogna nascondere, implica un di più di sostegno politico, tecnico ed economico. Certo, un’altra Italia avrebbe goduto di un rispetto ben diverso, dall’India come dall’Egitto. Ma l’episodio ci rammenta ancora che la questione ‘cardine’, in Medio Oriente, è quella della pace israelo-palestinese, che di anno in anno si riempie di episodi di violenza reciproca. Non posso che continuare ad auspicare il ritorno a un negoziato possibile, che alimenti la giusta causa del popolo palestinese”, ha concluso, “per uno Stato pienamente sovrano a fianco di Israele sicuro nei suoi confini”.