Wind Music Awards: ‘besitos’, tanti premi e nuove ‘categorie’

conti-e-incontradaNuova edizione dei “Wind Music Awards”, condotta sempre insieme da Vanessa Incontrada e Carlo Conti; all’insegna della tradizione, nella forma consona. Dai “besitos” della Incontrada ai bacetti sulle labbra scambiatisi a fine puntata dai due presentatori. Se gli ascolti sono stati un po’ in calo, intorno al 18% di share (18,1%) e con una percentuale di spettatori inferiore ai 4 milioni di spettatori (pari circa a 3.752.000 spettatori), non sono diminuiti invece i premi assegnati. Nella prima puntata incetta ha fatto Claudio Baglioni (anche per il suo Sanremo condotto quest’anno) in particolare, con quasi una decina di premi ricevuti; nella seconda gli ha fatto eco in particolare Coez. Poi, nella serata d’esordio, c’è stata Laura Pausini che ha presentato il nuovo singolo. Ma a tutti quanti gli ospiti sono stati assegnati molti più riconoscimenti degli anni passati. Quello che è buono, dall’altro lato, è che sono stati forniti anche per categorie nuove: innanzitutto a veterane come Fiorella Mannoia, ma pure per la sua veste di produttrice, non solo per la sua musica; il premio le è venuto da parte dell’Associazione fonografici: “non solo come artista raffinata e di grande successo, ma anche nella sua veste di produttrice indipendente”. Del resto anche il singolo che ha cantato, “I miei passi”, è un pezzo dal sound insolitamente pseudo-elettronico. Oppure quello ad Enrico Brignano per il suo spettacolo teatrale, ribadendo e sottolineando l’importanza di una tale forma di arte, il teatro appunto, esempio di massima levatura di cultura; il comico ha ricevuto lo speciale premio “Biglietto d’oro” per la stagione teatrale 2017/2018, che ha raccolto addirittura 161.853 spettatori al suo spettacolo “Enricomincio da me”. Inoltre da rilevare l’attenzione ai giovani, come Federica Carta (premiata per il suo album), che si è esibita prima con Shade in “Irraggiungibile” e poi con la band dei La Rua (di “Amici”, composta da: Daniele Incicco, William D’Angelo, Davide Fioravanti, Nacor Fischetti, Alessandro “Charlie” Mariani e Matteo Grandoni) in “Sull’orlo di una crisi d’amore”: la canzone unisce folk e rock e la voce di Federica le si adatta benissimo – ha spiegato Daniele -. Il brano, con l’altro singolo “Molto più di un film”, anticipa il secondo album della cantante romana arrivata terza al talent di Maria de Filippi lo scorso anno (a cui partecipò lo stesso gruppo de La Rua); inoltre c’è stata anche l’uscita di un libro (“Mai così felice”) dal titolo quanto mai indicativo dello stato attuale che sta vivendo e un ruolo come conduttrice del programma di Rai Gulp “Top Music”; oltre all’essere impegnata nella colonna sonora della nuova serie di Disney Channel “Penny On M.A.R.S.” (in onda dallo scorso 7 maggio alle ore 20.10). Tuttavia questa edizione ha regalato anche attenzione ad artisti stranieri, come quello internazionale rumeno: Mihail, con il suo splendido singolo “Who you are”.

Inoltre particolarmente importanti, tra i premi assegnati (come quello Fimi a Baglioni o della Siae), quello per il live a Coez e l’altro – sempre all’artista romano – (oltre ai WMA per “Le Luci della città”, per “Faccio un casino”, per il singolo “La musica non c’è”), ancor più inedito: il premio dei Produttori Musicali Indipendenti italiani (PMI); con la seguente motivazione: “per la ricerca e lo sviluppo delle nuove tendenze musicali italiani”. Il premio per il live, inoltre, va a pochi e a riceverlo è stata una cantante del calibro di Elisa. Due momenti hanno poi colpito. Quando per la premiazione dei TheGiornalisti, per il live, dopo che si sono esibiti in “Completamente” e in “Riccione”, hanno fatto salire Giorgia, una bambina loro fan che ha cantato interamente tutte le loro canzoni. Dopo, sicuramente, la performance di Ermal Meta in “Dall’alba al tramonto” ha molto convinto il pubblico. Da sottolineare il premio del WMA per il singolo “La Cintura”, che ha ottenuto niente di meno che il platino digitale, ad Alvaro Soler. E quello a Fabri Fibra: il premio Earone per il maggior numero dei passaggi in radio. Se la pioggia ha “danneggiato” la prima serata, la seconda è stata “rovinata” dal blackout che ha colpito l’intera Rai.

Il successo di tali artisti e di simili brani ci fa venire in mente che i Wind Music Awards sono sempre più il nuovo “Music Summer Festival”, tanto che potremmo coniare il neo nome di Wind Music Summer Awards e che tra due settimane, ovvero martedì 26 giugno, ci sarà un altro appuntamento chiamato Wind Music Awards-Summer condotto da Federico Russo e Marica Pellegrinelli; i due sono stati ospiti della seconda e ultima puntata dei Wind Music Awards, condotta da Vanessa Incontrada e Carlo Conti. Proprio il presentatore, infatti, sarà impegnato martedì prossimo (19 giugno) con “Con il cuore-nel nome di Francesco”, come ogni anno in diretta direttamente da Assisi. Infine si è trovato spazio anche per fornire uno sguardo sulla musica a tutto tondo, ricordando più volte l’altro importante appuntamento (già preannunciato da un anno a questa parte) con: “Pino è”, omaggio a Pino Daniele; tanto che si è concluso con la canzone (in cui si è esibito Biagio Antonacci) “Napule è”: perché Pino è Napoli e Napoli è colori di emozioni. Infatti, non a caso, molti sono stati gli artisti che gli hanno voluto rendere un tributo tra cui c’era anche Ornella Vanoni, che ha detto che una parola che associa al grande artista scomparso è proprio “emozioni”: quelle che ha sempre regalato al pubblico. Alcuni rapper come J-Ax e Clementino lo hanno voluto ringraziare perché ha regalato loro l’ultima canzone che abbia scritto prima di scomparire. Il primo ha, poi, associato la sua musica alla poesia, non solo per la melodiosità che la contraddistingue, ma perché la musica come la poesia è eterna: “Muore il poeta, ma non la sua poesia perché essa è eterna come la vita”, immortale pertanto. Elisa ha inoltre voluto raccontare un aneddoto: adorava (come lei, nello stesso posto anni dopo) sedersi su una panchina in un giardino che un giardiniere sistemava tutte le mattine e guardare nel vuoto all’orizzonte senza parlare, muto perché amava il valore e l’importanza del silenzio, il suo ‘rumore’, la sua valenza così come il peso delle pause tra una parola e un’altra, pregno di significato e in grado di fornire valore aggiunto, maggiore senso alle cose e alle parole stesse. Altri artisti, più giovani, hanno voluto riportare l’emozione di esibirsi al suo fianco, rimarcando la sua enorme e profonda umanità, in grado di mettere tutti subito a suo agio con una risata e un sorriso di solidarietà; la sua voglia di collaborare con più artisti possibili e contaminare il genere musicale delle sue canzoni e della sua produzione artistica. Tra i nomi che vi hanno preso parte: Claudio Baglioni, Giorgia, Emma, Alessandra Amoroso, Il Volo, oltre ai già citati Biagio Antonacci, Ornella Vanoni, J-Ax e Clementino, per citarne solo alcuni e i principali suoi “amici” più stretti e confidenziali. Non sono mancati, infatti, anche reperti d’epoca, filmati che riproducevano sue antiche esibizioni oppure interviste o curiosità più inedite. Molte curiosità sono state svelate in una piazza gremita dove non tutti i fan, purtroppo, sono riusciti ad entrare.

La rivoluzione Basaglia al Maxxi. La salute mentale a 40 anni dalla Legge 180

S_MARIA_DELLA_PIETA_080Il 10 maggio il Corner MAXXI ospita la mostra Confine #1/ Storia di luci e di ombre, un reportage fotografico di Fabrizio Borelli realizzato nell’autunno del 1979, in occasione della manifestazione Uomini e recinti organizzata dal Centro Sociale Primavalle e dall’ex Ospedale Psichiatrico di Santa Maria della Pietà per guidare i ricoverati degli ospedali psichiatrici “verso il recupero dell’autonomia e della responsabilità personale, lontano dai trattamenti repressivi o contenitivi”.

Ad introdurre l’opening un’importante riflessione che ha il merito di unire la potenza evocativa e la sensibilità dell’arte al know-how dei professionisti della salute mentale.

Si parte alle 15.00 con il reading del gruppo teatrale del Centro Diurno di via Montesanto della ASL Roma 1, curato da Michela Cavallo, Angela Torcivia e Luciana Cedrone, e a seguire un dibattito proprio sulla salute mentale a quarant’anni dalla rivoluzionaria Legge Basaglia.

Tra i partecipanti, oltre all’autore, Fabrizio Borelli, anche l’Assessore alla Sanità Alessio D’Amato, Pietro Barrera, Segretario Generale Fondazione Maxxi, Francesca Del Bello, Presidente Municipio Roma II, Maria Grazia Giannichedda, Presidente Fondazione Basaglia, Stefania Vannini del Mibact, Giuseppe Ducci, Direttore DSM ASL Roma 1, Antonio Maone e Federico Russo della ASL Roma 1, oltre a Caterina Boca, Antonella Cammarota, Michele Cavallo, Cecilia D’Elia.

Oltre all’indubbio valore artistico e storico-documentale della mostra – ha commentato Angelo Tanese, Direttore Generale della ASL Roma 1 – sono convinto che il contributo diretto del Centro Diurno di Via Montesanto sia oggi la concreta testimonianza del percorso fatto in questi anni a partire dalla Legge Basaglia, coniugando l’attività diagnostica e terapeutica dei nostri professionisti con un’azione di sensibilizzazione culturale e di riduzione dello stigma, con un approccio alla salute mentale molto più orientato alla partecipazione e all’inclusione sociale.

Francesca Del Bello, Presidente Municipio II Roma Capitale, e Cecilia D’Elia, Assessore alle politiche sociali dello stesso Municipio, hanno congiuntamente aggiunto “Come Municipio Roma II abbiamo voluto sostenere e organizzare la mostra di Fabrizio Borelli Confine#1/ Storia di luci e di ombre perché testimonia, con la forza che solo l’arte può avere, uno di quei momenti di mobilitazione sociale e di impegno per la costruzione di una società più aperta. Ringraziamo il MaXXI per averci sostenuto in questa impresa. L’inaugurazione sarà anche l’occasione, grazie alla collaborazione della ASL Roma1, per riflettere sulla salute mentale oggi e sugli spazi di autodeterminazione delle persone che come amministratori locali siamo chiamati a promuovere e tutelare.”

La mostra, curata da Maria Italia Zacheo e organizzata da X-FRAME associazione culturale, è sostenuta dal Municipio Roma II, in collaborazione con il MAXXI e sarà in esposizione dal 10 al 13 maggio.

Fabrizio Borelli è impegnato da sempre nel campo della restituzione visiva della realtà. La costante ricerca e l’esperienza professionale nel cinema – ha lavorato con numerosi registi, tra i quali Ettore Scola, Andrei Tarkovskij, Luigi Comencini, Giovanna Gagliardo, Bruno Corbucci, Ermanno Olmi – insieme all’attività in ambito televisivo, hanno arricchito l’estrema sensibilità reportistica e la capacità di sintesi.

WMA (Live): gossip e scoop, non solo musica.
Le news più cool

wind-music-award-arena-2016S-coop è cool; una rima quasi perfetta. Questo è accaduto all’ultima edizione dei Wind Music Awards. Infatti l’espressione che meglio potrebbe caratterizzarla è: “ma questo è uno scoop!”. A pronunciarla Vanessa Incontrada, che da tempo (come quest’anno) li presenta al fianco di Carlo Conti. Se la coppia di conduttori è una conferma, sono molte invece le novità sensazionali, anche esclusive, date in anteprima durante la trasmissione. Per il programma la prima di esse è costituita dai nuovi premi istituiti dei Wind Music Awards Live per la maggiore presenza di spettatori ai concerti. Poi il fatto che la manifestazione non è finita dopo le due serate conclusive del 5 e 6 giugno scorsi: ce ne sarà una terza infatti; solamente che, altro cambiamento, ci saranno altri due presentatori alla guida: l’appuntamento è per il 23 giugno prossimo con Giorgia Surina e Federico Russo, protagonisti in chiusura della seconda puntata dell’ufficiale passaggio di testimone. Come nelle migliori staffette. Per una maratona musicale per la serie, dunque, ‘non c’è due senza tre’; per la prima volta nella storia dei Wind Music Awards. Ma non solo musica e riconoscimenti in questa edizione speciale dei WMA, poiché le anticipazioni non sono mancate. Ma partiamo dai premi più tradizionali e di maggiore prestigio, che non si possono non elencare. Artista internazionale dell’anno è stato decretato Luis Fonsi per la sua ‘Despasito’; per la gioia di Vanessa Incontrada, che si è concessa qualche lezione di spagnolo: la parola che dà il titolo al tormentone dell’artista significa ‘lentamente’; ma altri ospiti internazionali da citare sono stati Clean Bandit (con la sua “Symphony”), Ofenbach (con “Be mine”), Lenny (con “Hello”), Charlie Puth (con “Attention”) e Imagine Dragons (con “Thunder”), Rockabye.
Ed a proposito di star internazionali, non potevano non essere premiati cantanti come Eros Ramazzotti (30 anni di carriera) o Zucchero (dal 21 al 25 settembre in tour all’Arena di Verona con cinque date), che hanno ricevuto dei riconoscimenti speciali con incisa la loro prima canzone registrata e depositata alla Siae. Oppure Biagio Antonacci, che ha annunciato l’uscita di un disco di inediti il prossimo 10 dicembre e che in alcune città ha dovuto raddoppiare le date del tour; ha voluto dedicare il premio al “coraggio di tutti coloro che continueranno a frequentare certi posti, nonostante ci sia chi cerchi di guastare le feste”: fuor di metafora, tutti gli attentati violenti e terroristici come quello accaduto a Manchester per il concerto live di Ariana Grande. Così come Emma, che ha presentato il suo ultimo singolo “You don’t love me (no, no, no)” e che ha voluto ringraziare per il WMA Live “tutte le persone che amano la musica, non solo la mia, ed andare ai concerti perché significa vivere ed emozionarsi”; il che ha richiamato un po’ le scritte apparse sul videoclip di chiusura di prima puntata con la canzone di Renato Zero: ‘Liberate la gioia’ e ‘Amore per tutti’. È stato lui ad affermare con fermezza: “il mondo ha bisogno di esempi e noi artisti dobbiamo darglieli”.
E un WMA Live è andato anche ad Elisa ed Alessandra Amoroso. La prima ha parlato delle tappe del suo tour all’Arena di Verona (che ha intitolato “Together here we are”), che saranno tre serate completamente diverse l’una dall’altra ovvero tre show molto peculiari a tutti gli effetti (il 12-13 e 15 settembre): la prima tutta pop-rock, la seconda acustica-gospel, la terza supportata da un’orchestra sinfonica di più di 40 elementi. Ed ha presentato il nuovo singolo “Bad habits”. La seconda ha dedicato il premio a tutto il suo staff, la sua ‘big family’: “ormai siamo una sorta di famiglia itinerante, che abbiamo costituito in questi dieci anni di carriera, costruendo un legame forte su cui si basa quest’unione e che durerà a prescindere da tutto”. E non è un caso che tutte (Elisa, Emma ed Alessandra Amoroso) si siano ritrovate insieme sul palco dei WMA. Premio Speciale Arena di Verona (da Assomusica) per lo spettacolo qui all’Arena di Verona appunto per “Amiche in Arena”, organizzato da Fiorella Mannoia per festeggiare i 40 anni di carriera di Loredana Berté in cui si sono ritrovate 16 artiste ad omaggiarla; le cantanti che hanno partecipato all’evento, poi, hanno fatto una raccolta fondi (pari a circa 150mila gli euro) contro il femminicidio e la violenza sulle donne.emma-amoroso-300x225
Ma due sono i premi speciali che hanno caratterizzato la seconda puntata dei WMA Live 2017. Premio Speciale Wind Digital Music Award a J-Ax e Nek per “Freud”, quali artisti che hanno venduto più in digitale. E il secondo ha incassato anche il WMA Earone (in collaborazione con Assomusica) per i maggiori passaggi in radio per “Laura non c’è”, canzone che festeggiava i vent’anni di successo. Dunque il primato d’importanza della radio, che non si può dimenticare né trascurare ancora assolutamente -come ha ricordato Nek -, ma sempre più associato al mondo dei social e della Rete, di Internet, del Web e del digitale appunto. Un mondo della musica che cambia, ma sempre vincente. A tale riguardo, a proposito di collaborazioni inedite, non si può non citare quella di Gianni Morandi con Fabio Rovazzi in “Volare”; se quest’ultimo da appassionato di cinema sogna di fare il suo primo film, l’altro è rimasto colpito dalla sua capacità di ottenere centinaia di migliaia di visualizzazioni con i precedenti singoli “Andiamo a comandare” e “Tutto molto interessante”. Il featuring molto particolare di “Volare” ha spopolato: la relativa clip ha incassato fino a 28 milioni di visualizzazioni. Altra collaborazione inedita è quella di Max Pezzali con Nile Rodgers in “Le canzoni alla radio”. Viceversa, per quanto concerne il fatto di spopolare con le visualizzazioni in digitale, impossibile non citare i due casi esemplari di Riki (disco d’oro in una settimana con “Polaroid”) e Thomas (soli 17 anni, anche lui disco d’oro per “Normalità” in meno di sette giorni).
Due i WMA anche per Carlo Conti: per la compilation di Sanremo 2017 (che ha voluto condividere con Maria De Filippi e Maurizio Crozza) e per lo spettacolo che ha portato in giro per l’Italia con Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni: i tre saranno il 29 luglio al Lucca Summer Festival e poi il 6 agosto al Teatro Antico di Taormina, per volare successivamente a New York.
E non è l’unico evento da non perdere. Il conduttore ha voluto annunciare il concerto-tributo a Pino Daniele, nel giugno del 2018 (a tre anni dalla sua scomparsa), allo stadio San Paolo di Napoli. Si intitolerà “Pino è”, annunciato con una locandina ed un brevissimo teaser. Per ora non si sa di più.
Non è la sola novità inedita comunicata. La prima e più rilevante è venuta proprio dai Modà, band italiana dei record dell’anno e disco di diamante. Francesco Silvestre ha rivelato che, dopo la conclusione del tour, il gruppo si prenderà una pausa perché lui sta lavorando alla regia e alla sceneggiatura di un film. Poi un regalo per i fan. Il 9 giugno è uscito un estratto di “Passione maledetta”, ma da quella data cominceranno anche le riprese per un video in cui saranno presenti tutti i fan, cui sarà dedicato. Annuncio sensazionale anche per un’altra storica band: quella dei Pooh, 50 anni di carriera e non smettono di stupire; è stato Stefano D’Orazio a rendere noto che convolerà a nozze con la sua compagna dal 2007, Tiziana Giardoni (49 anni), il giorno del suo compleanno: il prossimo 12 settembre. Un matrimonio a 69 anni e una dichiarazione come è stato per Fedez con Chiara Ferragni; sempre qui all’Arena di Verona. “Loro erano 50 anni che mi dicevano ‘metti la testa a posto’… e alla fine mi sono convinto”, ha commentato l’ex batterista dei Pooh.
Ma anche Rocco Hunt, che il 19 marzo è diventato papà, ha voluto dedicare il premio al figlio di due mesi e mezzo: ha iniziato a soli 11 anni a fare e vincere concorsi di freestyle e ora per lui un nuovo importante traguardo (personale e privato) raggiunto. Con tutte queste sorprese e rivelazioni che dire? “Il nostro album si intitola ‘Notte magica’ e certe notti magiche possono avvenire solo qui all’Arena di Verona: un posto davvero speciale”, -per dirla con Piero de “Il Volo” (altri protagonisti dei WMA). Ed a proposito di “certe notti” non è stato assente neppure “il re del live”, come lo ha ribattezzato Vanessa Incontrada: Luciano Ligabue. Tra gli altri artisti presenti Sfera Ebbasta, Umberto Tozzi (premiato per il successo di “Ti amo”); Massimo Ranieri (per “Se bruciasse la città”), Ermal Meta, Raphael Gualazzi, Mario Biondi, Sergio Sylvestre (che ha dedicato il premio vinto al padre). E poi Giorgia, che ha spopolato con la sua “Oro nero” e con l’ultimo singolo “Credo”, che si preannuncia un tormentone. Tutti lì a ricordare –come ha rimarcato Carlo Conti- che “deve trionfare sempre (comunque) la parola ‘Amore’”. Se qualcuno è stato assente, è molto probabile che lo ritroveremo nella terza serata del 23 giugno prossimo, dove molti di coloro che si sono già esibiti non è da escludere che possano ritornare. Non possiamo darvi anticipazioni né certezze, ma c’è da scommettere che c’è da aspettarsi una sola cosa: tante altre inedite sorprese. Perché, in fondo, la musica è quella fonte di energia che ti sa sempre stupire e sa sempre portare quel velo di novità e curiosità molto cool, che è il vero appeal anche per una trasmissione come i Wind Music Awards.

Viva i WMA, che potrebbero essere le iniziali di W la Musica e l’Amore.

Barbara Conti

Sanremo 2017: Crozza, la ‘legge’ del numero tre, l’appello di Nicotra

sanremo nicotraSanremo nel segno del numero tre. Carlo Conti lo conduce per il terzo anno consecutivo e il prossimo anno potrebbe fermarsi. Si cerca il suo sostituto e Maurizio Crozza lancia e cerca lo scoop: “so già chi sarà a condurlo nel 2018: Paolo Bonolis”. Sarà vero? Plausibile di certo (accadde già in passato). Intanto, si cerca di scrutare bene per indagare a fondo e riuscire a carpire qualcosa, captare qualcosa del nome ancora segreto (e forse sconosciuto) che sarà al timone del Festival il prossimo anno: ignoto, ma forse no, molte le ipotesi che si possono fare e pensare. Nel frattempo si è arrivati alla terza serata consecutiva. Tre sono gli anni compiuti proprio ieri dal piccolo Matteo (il figlio di Carlo Conti), che ha mandato gli auguri al suo pargolo ma anche a Paola (la figlia di Laura Pausini, nata lo stesso giorno). E se la conduzione spettasse a una donna o una coppia tutta al femminile? Pensiamo alla De Filippi stessa, magari accompagnata in duo dalla sua amica Sabrina Ferilli; oppure proprio a Laura Pausini, magari in coppia con l’altra artista straordinaria che è Paola Cortellesi (il duetto ha funzionato nel loro programma tenuto Laura&Paola appunto), la Cortellesi è stata qui a Sanremo a presentare con Albanese il film “Mamma o papà?” ed ha colpito per le sue doti artistiche (anche canore); ha detto che la sua canzone preferita sanremese è proprio “La solitudine” della sua amica. Dunque il Sanremo delle “larghe intese” potrebbe portare a tandem rosa molto riusciti anche inediti, per un tocco di novità non da poco. Pensando anche ad Antonella Clerici (dopo il suo programma “Standing ovation”) ne potrebbe nascere una serata tutta dedicata ai più piccoli al posto di quella delle cover, per una puntata incentrata interamente su canzoni di cartoni animati (tra l’altro Cristina D’Avena è stata qui sul palco dell’Ariston). Oppure coinvolgendo anche persone comuni. Ed è a tale proposito che è arrivata la vera notizia della seconda serata del Festival di Sanremo 2017: per quanto riguarda lo slogan “tutti cantano Sanremo”, oltre ai noti nomi di ospiti illustri, è salito sull’Ariston quello che è stato forse quello più “illustre” di tutti per la portata simbolica: Salvatore Nicotra. Il 69enne siciliano è stato premiato a Sanremo come dipendente modello: in 40 anni di carriera nel Comune di Catania, anche da vicesegretario dell’Ente, non si è mai assentato, neanche una volta; mai un permesso, mai un giorno di malattia. Anzi, ha anche cumulato 239 giorni di ferie non godute. Ma è stato il suo appello a scuotere gli animi, sollevare un moto di protesta e di sensibilizzazione delle coscienze, con uno sguardo critico severo ed oggettivo importante.
È stato un momento di riflessione intenso, drammatico e realistico, ma molto onesto da parte sua. “I contratti pubblici come il mio sono importantissimi. Noi dipendenti pubblici appunto siamo dei privilegiati. C’è una disoccupazione imperante, a un livello che supera il 40%, preoccupante. I giovani perdono lavoro dopo pochi mesi, 5 o anche meno. Un precariato che li distrugge, perché non perdono solo il lavoro, ma anche la dignità”. Chapeau. Tre poi sono le canzoni delle Nuove Proposte a rischio eliminazione “nominate”: quella di Nesli ed Alice Paba “Do retta a te”; “Ora esisti solo tu” di Bianca Atzei; “Togliamoci la voglia” di Raige e Giulia Luzi.
Se, per dirla con Tiziano Ferro, “tre fa il numero perfetto”, simbolo di precisione, in una ricorrenza quasi circolare, come un cerchio che si apre e si chiude a fine serata sono arrivati tre grandi comici: Enrico Brignano, Gabriele Cirilli e Flavio Insinna. Quest’ultimo potrebbe essere un buon conduttore di Sanremo e sostituto maschile di Conti. Ma anche Federico Russo con “Prima Festival” (e sempre in prima fila nel parterre) ha fatto un buon lavoro ed è molto esperto di musica. I due hanno lavorato insieme in “Dieci cose” e hanno funzionato. Non sarebbe male replicare la situazione. Anche Cirilli potrebbe dare un buon tocco ironico e di colore al Festival, una verve comica che potrebbe spettare proprio a lui donare a Sanremo, per vivacizzarlo con un tono più allegro e disinibito, per dare un’atmosfera di leggerezza. Si è, tra l’altro, dimostrato abile anche nelle imitazioni a “Tale e quale show”. totti
Ai tre comici romani della scuola di Proietti corrisponde il trio dei tre amici Conti-Panariello-Pieraccioni, “fratelli” per Carlo. Quest’ultima una delle tre reunion messe in campo dal conduttore toscano a Sanremo: dopo quella di Al Bano e Romina, dei Pooh, ora al Festival arriva quella di questi uomini di teatro d’altri tempi verrebbe da dire, degni del loro maestro. E, per ciò che concerne il futuro, a proposito di un domani imminente delle canzoni e non solo, tre i numeri che si possono formulare: il 475.475.1 per inviare un sms per votare i brani in gara oppure l’894001 da fisso; o ancora il 45500 per donare un contributo a sostegno della ricostruzione delle scuole nelle aree colpite dal sisma. E se Sanremo è un connubio di musica ed ospiti, è un multiplo di tre (ossia il sei) a indicare il numero di star intervenute nella seconda puntata.
Per un totale di sei, infatti, tra cui (rigorosamente in ordine): Francesco Totti, Robbie Williams, Giorgia, Keanu Reeves, Biffy Clyro, Sveva Alviti (che interpreterà Dalida nell’omonima nuova fiction di Rai Uno, in onda il 15 febbraio prossimo, che ha presentato e dove sarà al fianco di Riccardo Scamarcio; “una donna molto complessa e complicata, ma al contempo – l’ha definita Sveva- molto solare, come me e come tutte le donne. Per questo – ha aggiunto l’attrice- non ho dubbi sulla mia canzone di Sanremo: ‘Ciao amore ciao’”. Sconcertante la somiglianza tra le due).
Ma se molte canzoni sono un vero e proprio inno alla vita, dopo l’appello a favorire l’occupazione giovanile onesta e sicura e non più il precariato perenne e cronicizzato, l’altro aspetto focale e momento importante della seconda serata è venuto proprio da Maurizio Crozza: “facciamo il Festival della procreazione, spegnete le luci e fate l’amore e….speriamo che sia femmina, come si suole dire. ‘Abbiamo fatto l’Italia. Ora si tratta di fare gli italiani’, disse Massimo d’Azeglio in una sua famosa frase. La cito e la voglio riprendere per invitare tutti ad apprezzare l’importanza della vita e cogliere il vero senso della vita”, ha detto il comico. Spesso, infatti, come noto con la musica ci si innamora, ci si dichiara e un testo può fare da colonna sonora a una storia d’amore o un brano essere come la marcia nuziale: quel mezzo, quello strumento con cui si sancisce e corona il proprio amore, che conduce a quell’altare (reale, simbolico o metaforico), che è il tempio del cuore. Per questo è tanto più importante ribadire la profondità della musica nell’ambito della vita e dell’amore, per un romanticismo che non sia etereo o platonico, ma ben tangibile e concreto. Visto il successo dell’intervento di Nicotra, se è vero che “tutti cantano Sanremo” –come dicevamo-, un’idea potrebbe essere quella di far esibire gente comune, comunque cantanti non professionisti, amici degli artisti in gara, nella serata delle cover; ma sono tutte idee per un cambiamento di un Festival comunque valido, tradizionale, classico, ma sempre fresco, originale e nuovo. E se è stato proprio Maurizio Crozza a parlare di “Festival delle larghe intese” Mediaset-Rai, allora non sarebbe bene avere un Festival in linea con la spending review tanto declamata in passato? Un taglio dei costi di Sanremo (e dei tempi), magari sugli ospiti, con un notevole risparmio economico non guasterebbe, ma forse è giusto così: spendere e investire su star nazionali ed internazionali invitate a partecipare aiuta a fornire un’immagine del Festival più dignitosa e serve a nobilitarlo. Perché Sanremo è Sanremo. Anche se poter risparmiare aiuterebbe, soprattutto ora che ci sono molte emergenze umanitarie e cause sociali e solidali da sostenere, così che quegli stessi fondi sarebbero potuti essere devoluti lì, c’è bisogno anche di donare intrattenimento di alto livello per distrarre la gente. Per questo forse non si rinuncerà mai a “viziarsi” con gli ospiti, come a guardare Sanremo per concedersi qualche sorriso e un po’ di piacevole musica.

Barbara Conti

The Voice of Italy.
Il grande flop per un talent senza originalità

the voiceIl fatto che la quarta edizione di The Voice of Italy si sia conclusa e che probabilmente non ce ne sarà un’altra non può che essere un sollievo. Non c’è pace per la seconda rete di casa Rai dopo l’addio ad X-Factor nel 2011, poi giustamente passato nelle più diligenti (e facoltose) mani di Sky, e del successivo flop di Star Academy. The Voice avrebbe dovuto rappresentare la svolta per il canale più giovane della Rai e in un certo senso sembrava essere partito bene; il format, ideato dal brillante imprenditore olandese John De Mol (Endemol e Grande Fratello vi dicono nulla?), parte da un’intuizione deliziosa: per la prima volta in un talent, i giudici non guardano in faccia i concorrenti ma li ascoltano girati di spalle, in modo da non lasciarsi condizionare dall’aspetto fisico degli stessi, concentrandosi, dunque, soltanto sulle competenze canore.

Ma la storia di The Voice in Italia è la storia di un progressivo e interminabile logoramento: se con la ridicola vittoria di suor Cristina Scuccia nel 2014 (peraltro contro Giacomo Voli, uno dei pochi nomi rimasti nell’immaginario del programma grazie alla sua incredibile vocalità) sembrava che il programma avesse toccato il fondo, evidentemente ancora non avevamo idea di cosa fosse realmente il fondo. L’abbiamo scoperto quest’anno, era sufficiente accendere la TV e guardare cinque minuti di programma, per trovarsi davanti ad un finto talent noioso, volgare e grossolano. I (troppi) talenti non sono stati minimamente tutelati ma al contrario finivano abbandonati a se stessi, mentre i soli beneficiari di questa esposizione mediatica sono stati i giudici, che hanno occupato quella sedia per mera vanità personale. A questo proposito, tante, troppe cose potrebbero essere dette su Dolcenera, che per la prima volta ha ricoperto tal ruolo quest’anno: una presenza che ha contribuito notevolmente ad innalzare il livello di trashume presente nel programma, grazie ai suoi monologhi prolissi, inutili e sgrammaticati, lungaggini infantili e vanagloriose, all’ipocrisia imperante nei suoi atteggiamenti e nei suoi discorsi, nell’avidità di certi discorsi improntati verso un egoismo sordo e cieco. Ha invaso i pensieri dei ragazzi della sua squadra con illusioni e false speranze, infarcite di promesse, come “io non ti abbandono”, “ti aiuterò”, “farai grande cose”, “sei la migliore”, “tu sei La Voce”, e così via, per poi trovarsi a sentirsi dire, per esempio, da una ragazza delusa e frustrata, nel momento della sua eliminazione: “io ci avevo creduto nel tuo ‘io non ti abbandono'”. Fumo negli occhi, come sempre.

Come volevasi dimostrare, a vincere è stata proprio una ragazza del suo team, Alice Paba. Che la vittoria sarebbe toccata a lei, poi, lo si era capito da un bel po’ di tempo. La giovanissima Paba, che nel 2014 partecipò anche ad Amici, non riuscendo però ad avere accesso al serale (il che già la dice lunga), per tutta la durata del programma si è calata nella parte della stralunata, della svampita, della ragazzina fintamente pazzerella e ingenua. Una novella Arisa. All’inizio il pubblico sembrava rispondere bene al suo personaggio, soprattutto in virtù del fatto che alle audizioni (la fase delle “blind”), si presentò con una versione di “Toxic” di Britney Spears rallentata e con accenni country, ricalcata calligraficamente da quella con cui Melanie Martinez, ormai star del pop internazionale, si presentò alle audizioni di The Voice of America. Quando si dice l’originalità…
Dopo di che il vuoto cosmico: voce sentita e risentita, banale, che tende ad emularne altre (basti ascoltare il suo singolo, in cui sembra Nina Zilli, oppure nei duetti con Giusy Ferreri e la Michielin) ma, soprattutto, un personaggio costruito, che risulta artificioso, ipocrita e antipatico, poiché tutto proiettato verso l’esteriorità. Stando infatti ai commenti sui social network, viene spontaneo chiedersi chi mai abbia votato questa ragazzina avida di fama se nessuno – a parte i soliti sedicenti critici da bar di paese – pare essere appagato della sua vittoria. Tutt’altro.

Al secondo posto si è piazzato il più amato Charles Kaplan (team Killa), per solo una manciata di voti – così ci fanno sapere dai piani alti del programma. Il ragazzo, originario della Costa D’Avorio, aveva tutte le carte in regola per una crescita considerevole, ma The Voice a quanto pare è anche l’unico talent in cui i concorrenti regrediscono anziché migliorare. Mentre ad X-Factor è possibile assistere alla crescita delle capacità dei talenti in gara, che vengono seguiti da un’intera squadra di professionisti tra vocal coach, autori, musicisti e anche consulenti d’immagine, a The Voice rimangono tutti così come sono entrati e anzi tendono a peggiorare.

Per onor di cronaca diciamo anche che al terzo posto si è classificato Elya Zambolin (team Pezzali), detto anche Elya Cremonin per via dell’innegabile piglio emulativo nei confronti del cantautore bolognese (nel singolo portato in finale la cosa è particolarmente evidente, sin dal titolo) e al quarto posto Tanya Borgese, priva di carisma e tecnica vocale e non a caso concorrente della squadra della Carrà. Una Raffaella Carrà visibilmente stanca e fuori contesto. Durante le audizioni si è coperta di ridicolo con le sue esternazioni circa la forma fisica e l’aspetto esteriore dei concorrenti e le loro abilità nella danza, dimenticandosi che The Voice è un talent canoro e non Forte Forte Forte, che si è in cerca di un cantante, non di una soubrette. Per non parlare delle innumerevoli gaffe, come quando ha asserito che Bob Dylan è morto. O del dilettantismo musicale, che l’ha portata ad esclamare, dopo l’esibizione di un ragazzo (Lorenzo Lepore) che aveva portato un brano di Niccolò Fabi, “ma lui era di Roma, no? E ma poteva portare un pezzo di Venditti!”.

Gli altri due coach non pervenuti: Emis Killa ha giocato a fare il furbetto per tutto il tempo, sempre attentissimo a soddisfare pedissequamente il volere del pubblico, ha parlato rappando e ha battibeccato sporadicamente con Dolcenera, secondo un’idiosincrasia evidentemente costruita a tavolino. Sarebbe impossibile dire qualcosa di negativo su Max Pezzali come persona, sempre gentile e pacato, ma è più probabile che sia un esperto di astrofisica piuttosto che di musica.
Con questa giuria, così patetica e male assortita, i creatori del programma avrebbero desiderato attirare tutte le fasce d’età: la Carrà per gli adulti, Max Pezzali per gli over 30, Emis Killa per i più giovani. La presenza di Dolcenera, come già detto, rimane ancora un mistero tale che, a confronto, Noemi, giudice delle scorse edizioni, pareva una gemma di raro ed elegante ingegno.

È chiaro, dunque, che un programma TV dove tutto è sbagliato, dai tempi televisivi, agli arrangiamenti musicali, agli stessi protagonisti (è parso più svogliato persino il presentatore Federico Russo), non può avere ragione d’esistere. Durante la puntata finale, gli ospiti si sono esibiti dopo la mezzanotte (la bravissima Michielin intorno a mezzanotte e dieci, gli One Republic a mezzanotte e mezza), per dirne una. Per non parlare di tutti quei concorrenti che avrebbero meritato di essere ascoltati e invece sono stati eliminati per far posto ad altri scandalosamente peggiori, dalla pianista Cristina di Pietro a Giuseppe Citarelli. O, ancora, William Prestigiacomo, già quarto a The Voice of Poland e non il primo di una lista di talenti che ha tentato la fortuna altrove, come Daniela Pedali, che nel 2014 partecipò a The Voice of Mexico, nella squadra di Ricky Martin, o Andrea Faustini, di cui si è tanto parlato dopo il suo terzo posto a The Voice of UK.
C’è da dire, inoltre, che con tutti questi concorrenti, viene a mancare il tempo per conoscerli, affezionarcisi, sentirne i progressi e le sperimentazioni, e quelle laconiche e incalzanti esibizioni non sono certo d’aiuto, cadere nel dimenticatoio è troppo facile, tant’è vero che si finisce ben presto per associare ogni coach ad un singolo concorrente e non a più d’uno. Consideriamo, infatti, che al termine della fase delle audizioni, i concorrenti in gara sono in tutto 64, ossia sedici per ciascun coach. Per farvi capire, al termine della audizioni di X-Factor, i concorrenti in gara sono 12, ossia tre per giudice.
Il format di The Voice è difficile e contorto e bisogna saperlo gestire, evitando discrasie e sbrodolamenti. Eppure in altri Paesi funziona: basti pensare a The Voice of USA, che vede o ha visto come protagonisti coach quali Christina Aguilera, Adam Levine, Pharell e Gwen Stefani, e qualche talento l’ha pure sfornato, come la già citata Melanie Martinez, ora popstar internazionale. The Voice of Italy è da sempre, invece, l’unico talent senza talenti.

Tutto da rifare, dunque, per Rai 2, che deve rimettersi in piedi dopo il flop dell’edizione più stomachevole e imbarazzante di The Voice, nonché la meno seguita (appena due milioni di spettatori per la lunghissima e altrettanto noiosa finale).
Forse sarebbe il caso di costruire un talent show ex-novo e non l’ennesima parodia di X-Factor. O forse sarebbe meglio lasciar perdere e far posto a un programma di cucina.

Giulia Quaranta