Serie B: attentato alla legalità, il torneo cadetto resta a 19 squadre

La tanto attesa sentenza del Collegio di Garanzia del Coni, presieduto dall’ex Ministro degli esteri Frattini, ha confermato la decisione della Lega di B e della Figc che lo scorso agosto, in barba al regolamento, ha optato per il format a 19 club, bloccando i ripescaggi. Norme del tutto aggirate in una delle più sconcertanti pagine della storia del calcio

fabbriciniROMA – Golpe, rapina, furto. Non è semplice scegliere l’aggettivo più appropriato per definire l’epilogo di una “commedia all’italiana”, che di commedia ha però ben poco. Si parla di Serie B e del format del campionato. Il Collegio di Garanzia del Coni, presieduto dall’ex Minsitro degli esteri Franco Frattini, ha deciso di confermare la decisione della Lega cadetta e della Figc che lo scorso agosto, violando palesemente il regolamento, hanno deciso di bloccare i ripescaggi (previsti dalla legge) e far partire il campionato con 19 società. Uno stupro alla legalità che ha come maggiore responsabile il commissario straordinario della Figc, Roberto Fabbricini, e il suo clamoroso voltagabbana senza il quale quest’estate si sarebbe regolarmente giocato nei campi di calcio e non nelle aule di tribunale.

I FATTI – Ecco cosa è successo. All’inizio dell’estate la Serie B perde tre piazze importanti come Avellino, Bari e Cesena, tutte fallite. Il regolamento parla chiaro: la legge prevede il ripescaggio dalla Serie C di altrettante tre società in base ad una dettagliatissima graduatoria di parametri. Tant’è che Roberto Fabbricini, che copre il ruolo di Tavecchio da quando quest’ultimo si è dimesso, garantisce lo scorso 3 agosto che “il torneo sarà composto da 22 squadre”. Anche perché, regole alla mano, qualsiasi cambiamento di format può essere convalidato dopo un anno dall’annuncio. Di giorni invece ne passano appena 7 ed ecco il clamoroso dietrofront di Fabbricini: “Serie B a 19 squadre”. Un voltagabbana imbarazzante su pressione del presidente della Lega di B, Mauro Balata. Il motivo? E’ semplice: con meno società i soldi da spartire provenienti dai diritti tv sono di più per tutti (circa mezzo milione). Non a caso, guarda un po’, tutti e i 19 club cadetti sono concordi sulla riduzione del numero. La decisione della Federazione scatena però l’ira di tutte le società che aspettavano il ripescaggio (Novara, Catania, Ternana, Pro Vercelli e Siena). La più battagliera è quella etnea (retrocessa a tavolino in C nell’estate 2015 dopo lo scandalo “I treni del gol”, ma stranamente unica a pagare…) che lo scorso 6 settembre denuncia in Procura proprio Fabbricini per “abuso d’ufficio” per aver platealmente negato l’attuazione del regolamento. Si arriva così alla definitiva sentenza del Collegio di Garanzia del Coni, che tuttavia se ne lava le mani ritenendo inammissibile il ricorso dei club che speravano nel ripescaggio confermando la B a 19. “Quei ricorsi – dichiara Frattini – dovevano essere proposti davanti alla giustizia endofederale, quindi sono inammissibili per avere sbagliato il giudice da cui andare”. L’ex Ministro poi svela: “Io ho votato contro, avrei optato per il campionato a 22. Ma è stata una decisione presa a maggioranza dal Collegio, per 3-2”. Fine della “commedia all’Italiana”. Se siamo il Paese dei Balocchi un motivo ci sarà.

LE REAZIONI – “Mi dispiace per i nostri tifosi, è avvenuto qualcosa mi viene da dire non per colpa nostra ma per una situazione a mio avviso veramente deplorevole che evidentemente in questa nazione sta prendendo il sopravvento”. Questo il commento del presidente della Ternana, Stefano Bandecchi. “Il Siena procederà senza indugio nelle sedi opportune per tutelare i propri diritti. La società ritiene che sia stata perduta una grande occasione per ribadire che le regole devono essere uguali per tutti”, la nota del club toscano. Più duro il Sindaco di Catania, Salvo Pogliese, che parla di “totale spregio delle regole del diritto. Il fatto – aggiunge il primo cittadino etneo – è che si è arrivati a questo epilogo in totale spregio delle regole e del diritto, per la mera volontà di chi vede nel calcio non la passione condivisa da milioni di persone ma una fonte di guadagno e di lucro. Personaggi che hanno scritto una delle pagine più squallide della storia dello sport più amato dagli italiani”. Lo stesso Catania aveva preventivamente fatto ciò che Frattini ha spiegato, ossia ricorrere al Tribunale Federale, che però ha rinviato tutto al 28 settembre, probabilmente troppo tardi per ottenere il ripescaggio. Le società dunque saranno costrette a rinunciare a ciò che gli spettava legalmente e si dovranno accontentare di un risarcimento economico (ma il condizionale è d’obbligo vista la credibilità della giustizia sportiva). Magra consolazione. Enorme figuraccia di un calcio totalmente alla deriva.

Francesco Carci

Figc, Tavecchio si dimette. Meglio tardi che mai…

La decisione è arrivata nel corso della riunione del Consiglio Federale. Dopo aver esonerato Ventura, il numero uno del calcio italiano era comunque intenzionato a rimanere in sella con un nuovo programma. Ma la resa è stata inevitabile dopo le critiche di Malagò e Lotti e la sfiducia dei suoi alleati

tavecchio2ROMA – Carlo Tavecchio non è più il presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Il numero uno del calcio italiano si è dimesso dal suo incarico dopo pochi minuti dall’inizio della cruciale riunione del Consiglio federale che si è svolta in Via Allegri a Roma. Tavecchio ha aperto il Consiglio federale, leggendo le sue dimissioni. Poi si è alzato ed è uscito.

FATALE IL FLOP MONDIALE – Dopo lo spareggio perso contro la Svezia per accedere al Mondiale in Russia, nessuno dei vertici del calcio aveva rassegnato le dimissioni. In un primo momento Tavecchio, dopo aver esonerato il ct Ventura, sembrava disposto a proseguire nel suo mandato, con un nuovo programma e nuove riforme per migliorare la situazione del calcio italiano. La debacle però è stata troppo grande per resistere: l’Italia dopo 60 anni non parteciperà alla Coppa del Mondo. Erano così arrivate le pubbliche critiche del presidente del Coni, Giovanni Malagò, e del Ministro dello Sport, Luca Lotti, che avevano invitato Tavecchio a dimettersi. La resa di quest’ultimo è arrivata inevitabile dopo la sfiducia dei suoi più stretti collaboratori. La fiducia non c’era più, per Tavecchio è finita.

“SCIACALLAGGIO POLITICO” – Dopo le dimissioni, Tavecchio ha usato parole durissime: “Le dichiarazioni che si sono susseguite nelle ultime due ore – ha detto l’ex presidente della Figc ai consiglieri federali – hanno impedito alle due Leghe maggiori di partecipare un dibattito che investe anche loro. Ho preso atto del cambiamento di atteggiamento da parte di alcuni partecipanti alla riunione di mercoledì – ha aggiunto, riferendosi al vertice con le componenti a 48 ore dalla disfatta della nazionale – Nonostante il documento che mi hanno richiesto e condiviso, non sono disposti nemmeno a discuterlo”. A conclusione di queste considerazioni, Tavecchio ha chiesto “le dimissioni di tutto il consiglio, me per primo”. Il presidente del Coni, Malagò, ha convocato una seduta straordinaria della Giunta nazionale per mercoledì prossimo alle 16.30. All’ordine del giorno, comunicazioni del presidente del Comitato olimpico nazionale. La decisione del numero uno dello sport italiano arriva pochi minuti dopo le dimissioni di Tavecchio. Il calcio italiano riparte da zero con un nuovo presidente federale, un nuovo ct (Ancelotti?) e nuove regole per dimenticare l’apocalisse, fatale a Tavecchio.

Francesco Carci

L’Italia perde i Mondiali, Ventura la faccia

Dramma azzurro: ai playoff vince la Svezia. Per la terza volta nella storia non parteciperemo alla competizione iridata, non accadeva dal 1958 (per uno scherzo del destino, si giocò proprio in Svezia). Buffon in lacrime dà l’addio alla Nazionale, con lui anche De Rossi e Barzagli. Tanti colpevoli, su tutti il ct Ventura: perché non si è dimesso?

ventura (1)MILANO – Disfatta, debacle, apocalisse. Gli aggettivi si sprecano per definire la mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale 2018. In Russia ci va infatti la Svezia dopo lo 0-0 di lunedì sera a San Siro e grazie alla vittoria 1-0 di venerdì scorso a Stoccolma. Dunque niente sogno di alzare la coppa del mondo per gli azzurri, che per la terza volta nella storia non parteciperanno alla competizione iridata: non accadeva dal 1958, si giocava (per uno scherzo del destino) proprio in Svezia.

I RESPONSABILI – Una sconfitta troppa grave, inaccettabile. E inevitabilmente è subito partita la caccia al colpevole. Nel calcio, si sa, paga sempre l’allenatore. E forse è proprio Gian Piero Ventura il maggiore responsabile. Dargli addosso in questo momento è un po’ come sparare sulla croce rossa e dispiace perché si tratta di una brava persona. Sicuramente la scelta di affidarsi a lui per il dopo-Conte è stata una decisione scelerata perché parliamo di un tecnico privo di esperienza internazionale e che non ha mai allenato una grande squadra. La fortuna non ci ha aiutato nei sorteggi, essendo capitati nel girone di qualificazione con la corazzata Spagna. Sulla carta secondo posto doveva essere (e quindi spareggio) e secondo posto è stato, anche se più volte Ventura ha tenuto un atteggiamento troppo arrendevole nei confronti degli iberici, dimenticando che appena un anno e mezzo fa li abbiamo battuti nettamente all’Europeo 2016, e non c’è stata una partita che sia stata convincente contro le modeste Albania, Macedonia e Israele. Male quindi nel girone, malissimo nello spareggio. Anche qui poco fortunati con le palline dell’urna, perché la Svezia è un avversario tignoso. Ma siamo l’Italia, eravamo più forti e dovevamo vincere. E’ giusto ricordare che la dea bendata non ci ha baciati e che le decisioni arbitrali (soprattutto nella gara d’andata) hanno lasciato parecchio a desiderare, ma sono i perdenti a cercare alibi. Al povero Ventura bisognerebbe chiedere perché ha cambiato così tanti moduli, perché scegliere lo spregiudicato 4-2-4 in Spagna e prendere tre sberle, perché nella doppia sfida contro la Svezia sono stati utilizzati con il contagocce Insigne ed El Shaarawy, i due giocatori attualmente più in forma. Ma la vera domanda è: caro Ventura, perché non ti sei dimesso nel post-partita? Era il minimo che avrebbe dovuto fare dopo una batosta simile e soprattutto, dopo la disfatta tecnica, avrebbe almeno salvato la faccia. Ha chiesto scusa agli italiani (almeno quello), ma ovviamente non basterà: il suo destino è comunque segnato.

LE LACRIME DI BUFFON – Sarà inevitabilmente rivoluzione. A partire dall’allenatore (in cima alla lista c’è Ancelotti). Ma anche la squadra cambierà: alcuni grandi “vecchi” hanno già dato l’addio. Gigi Buffon, in lacrime ai microfoni Rai dopo la partita, si è dimostrato un grande uomo e ha confermato che quella di lunedì sera è stata la sua ultima partita in azzurro. Discorso uguale per Daniele De Rossi e Andrea Barzagli. Da valutare invece il futuro di Giorgio Chiellini, che invece potrebbe continuare fino all’Europeo 2020. Siamo ben lontani qualitativamente dall’Italia di Usa ’94 o di Germania 2006, ma il talento non manca così come le giovani promesse. E chissà che non possa tornare utile anche Mario Balotelli… Se allarghiamo invece il discorso, urgono alcune riforme federali. A partire appunto dai giovani: nelle formazioni Primavera bisogna limitare l’utilizzo di stranieri altrimenti la crescita di nuovi campioni azzurri resterà utopia. E poi diminuire il numero di partecipanti nei campionati: la Serie A con 20 squadre non è più sostenibile, troppi club si accontentano di raggiungere il proprio obiettivo e snobbano così la valorizzazione dei nostri talenti. Riforme che potrebbero essere portate avanti non più dal presidente della Figc, Carlo Tavecchio, anche lui a serio rischio dopo le dichiarazioni di Malagò, numero uno del Coni, che lo ha invitato a dimettersi.

Francesco Carci

Totti-Roma, The End. L’ultima partita e il mistero della prossima sfida

Il capitano giallorosso, con un messaggio sulla propria pagina Facebook, ha annunciato che quella di domenica contro il Genoa (ore 18 all’Olimpico) sarà l’ultima partita con la maglia della Roma. Ma il futuro resta un rebus: dirigente, un ruolo in Figc, un futuro in televisione o ancora il pallone (destinazione Miami) i possibili scenari.

totti addioROMA – “Domenica sarà la mia ultima partita in giallorosso”: Francesco Totti mette nero su bianco e ufficializza il suo addio da calciatore alla Roma. La notizia era scontata da diverse settimane: i biglietti per la gara di domenica alle 18 contro il Genoa erano andati a ruba in poche ore e, negli ultimi giorni, non si faceva altro che ipotizzare su ‘cosa farà da grande’ Francesco.
IL SUO MESSAGGIO – L’annuncio è arrivato dalla pagina Facebook di Totti. Queste le sue parole: “Roma-Genoa, domenica 28 maggio 2017, l’ultima volta in cui potrò indossare la maglia della Roma. È impossibile esprimere in poche parole tutto quello che questi colori hanno rappresentato, rappresentano e rappresenteranno per me. Sempre. Sento solo che il mio amore per il calcio non passa: è una passione, la mia passione. È talmente profonda che non posso pensare di smettere di alimentarla. Mai. Da lunedì sono pronto a ripartire. Sono pronto per una nuova sfida”.
IL FUTURO È UN REBUS – Proprio su quella “nuova sfida” con cui termina il messaggio si sono aperti vari scenari. Le proposte non mancano a Totti: un ruolo da dirigente giallorosso è già assicurato (ma resta da vedere come sono i rapporti con i proprietari americani), la Federazione è pronta a garantirgli una poltrona, in tv la simpatia del numero 10 farebbe gola a tutti, ma non è da escludere che nel futuro di Totti ci sia ancora il campo di gioco. In tal senso, la soluzione più suggestiva è raggiungere Alessandro Nesta, storico ex capitano della Lazio, a Miami. Oppure c’è la pioggia di milioni dalla Cina: ma è difficile pensare che Francesco si allontani troppo dalla famiglia. Chi invece sperava che la carriera continuasse con la Roma, nonostante lo scontato addio di Spalletti (con cui i rapporti sono gelidi) e il possibile arrivo in panchina di Di Francesco (ex romanista e grande estimatore di Totti), è rimasto inevitabilmente deluso. Intanto l’appuntamento attesissimo è per domenica alle 18 all’Olimpico: sarà una gara se ci saranno più applausi o lacrime.

Francesco Carci

A volte ritornano. Luciano Moggi a 80 anni riparte dall’Albania

Radiato a vita dalla Federazione Italiana per le note vicende di Calciopoli, l’ex dirigente della Juventus ha firmato un contratto triennale con il Partizani Tirana
luciano_moggiROMA – Luciano Moggi torna nel mondo del calcio. Non in quello italiano, dove l’ex dirigente della Juventus è stato radiato a vita, ma ricomincia dall’Albania, precisamente con il Partizani Tirana, con cui ha firmato un contratto triennale. Nel club albanese, attualmente in testa al campionato nazionale, Moggi svolgerà il ruolo consulente in tutti i settori, dalla parte tecnica a quella organizzativa fino al marketing. Una nuova avventura dunque per il 79enne ex direttore generale della Juventus, principale responsabile dei noti fatti di ‘Calciopoli’, che costarono alla società degli Agnelli la retrocessione in Serie B e tante pagine difficili prima del glorioso ritorno al dominio in Italia. Moggi nel nostro calcio non può più ricoprire alcuna carica dopo la radiazione a vita decisa dalla Figc e successivamente confermata dal Consiglio di Stato. Un ritorno che sicuramente farà discutere.

Francesco Carci

Il Fisco nel pallone: tremano i nomi illustri

C_27_articolo_101870_immagineprincipaleLa Procura di Napoli sta indagando sull’ennesimo scandalo che colpisce il mondo del calcio: ipotizzati i reati di evasione fiscale e false fatture, tra i 64 indagati anche i presidenti di Lazio e Napoli, Claudio Lotito e Aurelio De Laurentiis, oltre ad Adriano Galliani, Alessandro Moggi e Andrea Della Valle.

“MECCANISMO FRAUDOLENTO’’ – L’inchiesta, chiamata ‘Fuorigioco’, è portata avanti dal Procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli e dai pm Stefano Capuano, Vincenzo Ranieri e Danilo De Simone ed è nata da una serie di rapine subite dai calciatori del Napoli: gli investigatori hanno sentito puzza di bruciato da una conversazione tra il calciatore Ezequiel Lavezzi e il suo procuratore Alejandro Mazzoni datata gennaio 2012. La Procura di Napoli ipotizza infatti un “meccanismo fraudolento architettato per sottrarre materiale imponibile alle casse dello Stato” messo in atto tra il 2009 e il 2013. L’accusa ai procuratori dei calciatori è quella di “aver fatturato in maniera fittizia alle sole società calcistiche le proprie prestazioni, simulando che l’opera intermediazione fosse resa nell’interesse esclusivo dei club, mentre di fatto venivano tutelati gli interessi degli atleti assistiti dagli agenti medesimi’’. Sempre secondo quanto sostiene la Procura “l’importo pagato dal club costituiva un reddito da imputare effettivamente al calciatore e di conseguenza la società ometteva il pagamento delle ritenute fiscali e previdenziali”.
Insomma, venivano ‘gonfiate’ le cifre degli ingaggi dei calciatori mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, dichiarazioni infedeli, omessa dichiarazione, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti: il tutto avrebbe spinto le società a compiere degli illeciti fiscali.
Lo scopo del blitz delle Fiamme Gialle – si legge in una nota del Procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli – è dunque quello di rinvenire eventuale documentazione bancaria e contrattualistica inerente ai fatti illeciti contestati ossia condotte fraudolente finalizzate a evadere il fisco.

LE SOCIETÀ COINVOLTE – A finire sotto l’occhio dell’indagine ci sono nomi importanti del panorama calcistico. Innanzitutto società come Napoli, Lazio e Milan, la cui sede è stata ispezionata dalla Guardia di Finanza, poi dirigenti illustri come Adriano Galliani, Alessandro Moggi e il già citato Alejandro Mazzoni, oltre ai presidenti di Lazio e Napoli, Claudio Lotito e Aurelio De Laurentiis. E spuntano anche giocatori noti come appunto Lavezzi, Milito e Crespo.

DE LAURENTIIS: “TUTTA FUFFA” – È presto per dire cosa rischiano le società e i giocatori coinvolti, non a caso lo stesso presidente della Figc, Carlo Tavecchio, preferisce attendere ulteriori sviluppi prima di prendere una posizione chiara. Intanto però sono arrivate le smentite e le rassicurazioni dei club coinvolti. “È una storia vecchia, non servono commenti, è tutta fuffa. Sono super tranquillo”, dice De Laurentiis, mentre l’avvocato della Lazio, Gian Michele Gentile, nega il coinvolgimento del presidente Lotito: “Non ha ricevuto nessun atto dal quale risulta che è indagato. Nessun avviso di garanzia, niente”. Precisazione anche da parte del Milan con un comunicato stampa: “La vicenda è assolutamente marginale e non fondata, troverà la sua risoluzione sia sotto il profilo tributario, sia sotto il profilo penale, in una doverosa archiviazione”.
Eppure è difficile ipotizzare che da questa vicenda, seppur in tempi non brevi, non arriveranno sanzioni e squalifiche importanti.

Francesco Carci

Calcio, nuova bufera. Indagato per tentata estorsione Claudio Lotito

Lotito

Claudio Lotito, presidente della Lazio

Nuova bufera sul calcio italiano: il presidente della Lazio è accusato di tentata estorsione in un’inchiesta portata avanti dalla Procura di Napoli. Sono state perquisite dagli agenti della Digos la sede della Figc, oltre alle abitazioni di Carlo Tavecchio e Mario Macalli (presidente della Lega Pro), che tuttavia non sono iscritti nell’elenco degli indagati.

LA TELEFONATA CON IODICE  Tutto nasce dalla ormai celebre telefonata tra Lotito e Pino Iodice, dg dell’Ischia, in cui il presidente della Lazio aveva confessato in intimità (non sapeva di essere registrato) di non volere in Serie A squadre come Carpi, Frosinone o Latina per il loro piccolo bacino di utenza, che avrebbero portato pochi ricavi alla Federazione. L’accusa a Lotito è però quella di aver dato dei soldi ad alcune società di Lega Pro in cambio del voto proprio al presidente Macalli (uomo vicino al numero uno biancoceleste), poi confermato numero uno della ex Serie C. Da parte sua, Lotito si è sempre proclamato innocente e, anzi, aveva denunciato il dirigente campano per calunnia e diffamazione. Ora però tutte le accuse sono rivolte contro lui in questa ennesima pagina nera del calcio italiano.

Francesco Carci

Fifa, dal vaso di Pandora escono Russia e Qatar

FIFA-Russia-QatarDopo le dimissioni dell’ormai ex presidente, arrivano notizie riguardanti tangenti per l’assegnazione del Mondiale di Francia 1998. Le due nazioni ora rischiano per i prossimi campionati del Mondo in programma nel 2018 e 2012. E l’ex numero 2 della Fifa, Jack Warner, annuncia: ‘’Sono in arrivo tanti segreti’’.

TANGENTI E CORRUZIONE – Non solo SudAfrica 2010. Dopo la scoperta della tangente di 10 milioni di dollari da parte della Concacaf per l’assegnazione del Mondiale (episodio che ha di fatto costretto Blatter a dimettersi), arrivano nuove, pesantissime accuse verso la Fifa. Dalle nuova indagini portate avanti dall’FBI, infatti, emergono sospetti anche per il Mondiale di Francia 1998. Il nome della Francia compare per la prima volta con il tribunale americano che pubblica la deposizione del 2013 dell’ex manager della Fifa, Chuck Blazer, la gola profonda delle indagini. Blazer ammette che alcuni membri del comitato esecutivo della Fifa si erano detti ”d’accordo per accettare tangenti”. A questo punto, tremano sia la Russia che il Qatar, che ospiteranno rispettivamente il Mondiale 2018 e 2022. Se emergeranno giri di soldi illeciti e tangenti (così come è stato per SudAfrica 2010 e, a quanto pare, per Francia 1998), c’è il serio rischio di spostamento della sede.

‘’NON PERDEREMO IL MONDIALE’’  Ma la Russia non ha nulla da temere. E’ quello che dichiara il Ministro dello sport, Vitaly Mutko: “Non c’è alcun rischio che la Russia non ospiti il Mondiale del 2018’’. Ma la polizia federale Australiana sta indagando sui criteri d’assegnazione di Russia 2018 e Qatar 2022. L’Australia aveva speso quasi 30 milioni di euro per la candidatura della Coppa del 2022, ma aveva ricevuto un solo voto.

WARNER: ‘’TEMO PER LA MIA VITA’’ – L’impressione, comunque, è che a breve ci saranno novità importanti. E’ quanto dice Jack Warner, ex numero due della Fifa: ‘’Basta segreti, ho ragioni per temere per la mia vita, chiedo scusa per non aver rivelato prima tutto quello che sapevo su certi fatti, ma adesso non avrò più segreti. Arriveranno presto grandi novità e non ci saranno passi indietro’’. Warner era stato arrestato appena scoppiato lo scandalo e poi liberato su cauzione di 2,5 milioni di euro.

IL SUCCESSORE DI BLATTER  Intanto presto partirà la corsa alla successione di Blatter. Probabile la candidatura del presidente dell’Uefa, Michel Platini, che ha ricevuto l’appoggio anche del presidente della Figc, Carlo Tavecchio. Mentre in Venezuela il presidente Maduro ha sponsorizzato la figura di Maradona, un’altra persona pronta a prendere il posto di Blatter è il brasiliano Zico. La corsa è aperta.

Francesco Carci

FBI e gli arresti Fifa, Putin la butta in politica

Scandalo FifaDopo il nuovo caso scommesse, un altro scandalo sta sconvolgendo il calcio. E questa volta si superano i confini nazionali. Alla vigilia delle elezioni per eleggere il nuovo presidente della FIFA (il massimo organo del mondo del pallone), dagli Stati Uniti un’indagine dell’FBI ha messo in luce un giro di corruzione, riciclaggio e frode che ha portato all’arresto a Zurigo di sette persone, accusate di aver truccato le gare per aggiudicarsi i campionati Mondiali così come gli accordi per il marketing e i diritti televisivi. Continua a leggere

CalcioScommesse, Conte accusato di frode sportiva

Calcio-scommesse-ConteSi è conclusa dopo quattro anni l’indagine della Procura di Cremona sul giro di scommesse che ha sconvolto il calcio italiano. Sono 130 gli indagati tra gli addetti ai lavori: tra loro l’attuale ct della Nazionale, il capitano della Lazio, Stefano Mauri, e anche l’allenatore dell’Atalanta, Stefano Colantuono, estraneo fin qui ai fatti. Prosciolti, invece, i calciatori Bonucci e Criscito.

FRODE SPORTIVA – Non più associazione a delinquere, ma frode sportiva. E’ questa l’accusa mossa ad Antonio Conte. I fatti contestati all’ex tecnico della Juventus, oggi ct dell’Italia, si riferiscono ai tempi in cui allenava il Siena e in particolare alle partite contro Albinoleffe e Novara. Quei match, secondo il Pm Di Martino, sarebbero stati “aggiustati” a tavolino e Conte non avrebbe battuto ciglio, pur essendo a conoscenza dei fatti. Il tecnico degli azzurri ha già scontato una squalifica di quattro mesi per omessa denuncia, in un episodio simile che si riferisce alla partita Bari-Salernitana e ora potrebbe rischiare una squalifica anche maggiore.

‘’NON MI DIMETTO’’ – Proprio nel giorno della notizia dell’accusa di frode sportiva, Antonio Conte (probabilmente per spostare l’attenzione dal tema delle scommesse a quello della nazionale) ha incontrato il presidente della Figc, Carlo Tavecchio, per fare il punto sulla situazione dell’Italia e in particolare sul rapporto con i club (non proprio idilliaci). Nelle scorse settimane, il ct ha spinto per poter organizzare degli stage con i migliori calciatori con l’obiettivo di preparare al meglio l’Europeo in programma l’estate del 2016 in Francia. Ma la risposta delle società (in primis quella della Juventus) è stata molto fredda e alla fine hanno avuto la meglio. Perciò sono circolate voci insistenti sulle possibili dimissioni di Conte, che tuttavia ha seccamente smentito: ‘’Mi auguro che si metta la parola fine a questo discorso. A fine contratto ci arriverò che piaccia o no a qualcuno’’. Tavecchio sta con lui e, anzi, raddoppia: ‘’Con Conte voglio rinnovare il contratto, non toglierlo. Quando scadrà, il nostro obiettivo sarà di allungarlo’’.

GLI ALTRI INDAGATI – Oltre a Conte, sono 129 le persone indagate dalla Procura di Cremona. Tra loro, c’è l’accusa di associazione a delinquere a carico di Beppe Signori, Stefano Colantuono, Stefano Mauri e Cristiano Doni. Sorridono, invece, Bonucci e Criscito: la loro accusa è stata archiviata. L’udienza preliminare è prevista per la tarda primavera, il processo dovrebbe cominciare in autunno. Calcio povero e malato, la luce alla fine del tunnel sembra ancora lontana.

Francesco Carci