Dj Fabo. L’Associazione Coscioni torna nelle piazze

eutanasia cappato welbyCome aveva auspicato lo stesso Marco Cappato, in attesa della decisione della Consulta, sarà il Parlamento che dovrà ‘rispondere’. Dopo due giorni di attesa, alla fine la Corte costituzionale ha rilevato che l’attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti. Per consentire in primo luogo al Parlamento di intervenire con un’appropriata disciplina, la Corte ha deciso di rinviare la trattazione della questione di costituzionalità dell’articolo 580 codice penale all’udienza del 24 settembre 2019. La Consulta doveva decidere, su richiesta dei giudici di Milano, se è conforme alla Costituzione l’articolo 580 del codice penale, che punisce l’istigazione al suicidio. Nell’articolo 580, redatto nel 1930, sotto il regime fascista, si equipara l’istigazione al suicidio all’aiuto dato da Marco Cappato a Fabiano Antoniani a terminare la propria esistenza in Svizzera.
Subito dopo la decisione, che di fatto invita ancora una volta la politica ad occuparsi della questione, il leader radicale dell’Associazione Coscioni ha twittato:

“Anche la Consulta ha confermato quello che ripetiamo da tempo: è compito del Parlamento esprimersi su questioni che riguardano la dignità delle persone e che non possono essere stabilite da un tribunale”. È quanto ha affermato il Segretario del Psi, Riccardo Nencini. “Soltanto lo scorso gennaio il Senato ha approvato la DAT, una legge di civiltà. Un passo avanti. Ma non basta”, ha proseguito Nencini. “Giace da tempo una proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’associazione Luca Coscioni che deve ancora essere discussa. Chiederò all’intergruppo parlamentare sulle scelte di fine vita, di cui faccio parte, di invitare i presidenti di Camera e Senato ad avviare urgentemente la discussione parlamentare. Il tema non è più rinviabile”, ha concluso.

“È necessario rendere obbligatoria la pronuncia del Parlamento sui disegni di legge di iniziativa popolare, con puntuale calendarizzazione – come recita il Contratto di Governo di Lega e Movimento 5 Stelle. Questo è il momento, dunque, di dare seguito a questo proposito”, afferma ancora Marco Cappato che aggiunge: “Ora infatti il Parlamento ha la strada spianata per affrontare finalmente il tema, e per discutere la nostra proposta di legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale, depositata nel 2013, sull’esempio di quanto sta accadendo anche nel Parlamento spagnolo. Questa sentenza è un grande successo della nonviolenza e della disobbedienza civile, che trasmette a ciascuna e ciascun Parlamentare la forza necessaria per finalmente approvare buone regole per vivere liberi fino alla fine. Mi auguro che già da oggi arrivino nuove adesioni al nostro intergruppo per l’eutanasia legale e il finevita”.
Per questo l’Associazione Coscioni ha deciso di puntare ancora una volta sugli italiani, sei su dieci dei quali si dicono a favore dell’Eutanasia. Dal 26 al 28 ottobre in oltre 30 piazze italiane saranno presenti tavoli di raccolta firme per sollecitare il Parlamento a calendarizzare la discussione in aula della proposta di legge di iniziativa popolare “Eutanasia Legale” e i Parlamentari all’adesione all’intergruppo per le scelte di fine vita.
L’avv. Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni, ha affermato: “Quello della Corte costituzionale non è solo un rinvio, e meno che mai una decisione pilatesca, come alcuni affermano di ritenere. La Corte ha infatti evidenziato con ordinanza che l’attuale, che l’assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti”.
“Attendiamo le motivazioni – ha aggiunto Filomena Gallo – ma possiamo già dire che la Costituzione ha prevalso sulle istanze paternalistiche del codice penale del 1930 e sulla grave inerzia del legislatore, che nonostante le varie sollecitazioni, non si è mai determinato a regolare la materia del suicidio medicalmente assistito. La Corte ha esercitato a pieno il ruolo giudici delle leggi. È esattamente quanto la disobbedienza civile di Marco Cappato si prefiggeva”.

LE PIAZZE FINORA AL CENTRO DELLA MOBILITAZIONE (IN CONTINUO AGGIORNAMENTO)

26 ottobre – Firenze, dalle 9 alle 19 in Piazza Beccaria angolo Borgo La Croce.

26 ottobre – Roma, dalle 15 alle 18 a Largo di Torre Argetina, fronte Feltrinelli.

26 ottobre – Casalecchio di Reno (BO) all’incrocio tra Via Garibaldi e Via Porrettana, tra l’edicola e la Casa della Conoscenza, ore 13-19. Per aiutare al tavolo, contattare flavia.mezja@gmail.comQui l’evento Facebook.

26 e 27 ottobre – Trento, all’interno del Bar Lucky in via del Brennero 46. Venerdì apertura dalle 7 alle 20 e il sabato dalle 8 alle 13.

26 e 27 ottobre – Santa Marinella (RM), venerdì 26, dalle 17.30, in Piazza Gentilucci. Sabato 27, dalle 10 alle 13, in Via Aurelia in zona antistante i portici, bar “Luna Blu”.

26, 27 e 28 ottobre – Genovadalle 15.30 alle 19, in via XX settembre altezza Kasanova. Per aiutare al tavolo, contattare cellulagenova@associazionelucacoscioni.it.

27 ottobre – Napoli, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 in Via Giosuè Carducci, altezza Liceo Classico Umberto I (quartiere Chiaia). Per aiutare al tavolo, contattare cellulacoscioninapoli@gmail.com.

27 ottobre – Prato, in Piazza del Comune dalle 15.30 alle 19.30. Per aiutare al tavolo, contattare gstmtt@gmail.com.

27 ottobre – Lecco, dalle 9.30 alle 18 in Piazza XX Settembre davanti al Museo della Paure. Per aiutare al tavolo, contattare cellulacoscionilecco@gmail.com.

27 ottobre – Venezia, in Campo Santa Margherita dalle 15 alle 19.

27 ottobre – Brescia, in Corso Zanardelli zona Feltrinelli, dalle 10.00 alle 18-19 circa. Per aiutare al tavolo, contattare pannocchia.bs@gmail.com.

27 ottobre – Mestre (VE), in piazza Ferretto dalle 10 alle 13. Qui l’evento Facebook.

27 ottobre – Palermo, presso Circolo UAAR di Palermo, via Matteo Bonello 39, dalle 17 alle 19. Qui l’evento Facebook.

27 ottobre e 11 novembre – RavennaPunto Coop di Via Faetina, dalle 15 alle 18. Per aiutare al tavolo, contattare ravenna@uaar.it.

27 e 28 ottobre – Milano, dalle 10 alle 14, in Moscova (angolo corso Garibaldi con via Statuto). Per aiutare al tavolo, contattare cellulamilano@associazionelucacoscioni.it.

27 e 28 ottobre – Pavia, in Strada Nuova 86. Sabato dalle 16 alle 19.30, domenica dalle 10.30 alle 19.

27 e 28 ottobre – Latina, dalle 17 alle 20 in Via Diaz, angolo piazza del popolo (zona pedonale).

27 e 28 ottobre – Padova, in Via Roma – Canton del Gallo, dalle ore 10 alle ore 19. Per aiutare al tavolo, contattare padova@uaar.it.

27 ottobre e 3 novembre – Arzignano (VI), dalle 9 alle 13 in Piazza Libertà. Per aiutare al tavolo, contattare p.tarperi@gmail.com.

28 ottobre – Mercallo (VA), dalle 8.30 alle 13 in Piazza Balconi. Per aiutare al tavolo, contattare maura.marcato@gmail.com.

28 ottobre – San Benedetto del Tronto (AP), Viale Secondo Moretti, dalle 11 alle 18.

28 ottobre – VareseVia Marcobi/angolo via Veratti (di fronte alla Socrem) dalle 14 alle 18. Per aiutare al tavolo, contattare michael.muscolino@outlook.com.au.

28 ottobre – Torino, dalle 11:00 alle 13:00, in Via Garibaldi angolo via San Dalmazzo (in caso di pioggia, via Roma angolo Piazza Castello). Nell’occasione si raccoglieranno firme anche per l’iniziativa dei cittadini europei “Welcoming Europe“.

Siamo inoltre in attesa di poter comunicare indirizzo e orari per le postazioni di: BresciaCagliariCittà di Castello (PG), LecceMassaRimini Vicenza.

Biotestamento. Via libera del Consiglio di Stato

cappato gallo

Via libera dal Consiglio di Stato all’attuazione del biotestamento, con il deposito oggi delle risposte ai quesiti del Ministro della Salute Giulia Grillo sulle Disposizioni anticipate di trattamento, con particolare riferimento alla Banca dati nazionale, contribuendo all’effettiva attuazione del testamento biologico. Il Consiglio di Stato dà così il via libera all’attuazione del biotestamento. “Con il parere reso oggi il Consiglio di Stato – sottolinea un comunicato – contribuisce all’effettiva attuazione del testamento biologico”. Con le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) – ricorda la nota di Palazzo Spada -ciascun individuo, nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, può decidere “ora per allora” su eventuali trattamenti sanitari che potrebbero riguardarlo e sui quali in futuro non sarà in condizione di prestare il consenso; ciò avviene manifestando la propria volontà mediante la redazione di un atto specificamente previsto.

In particolare con il parere reso oggi il Consiglio di Stato ha ritenuto che “la banca dati nazionale – proprio perché le relative informazioni possono essere conosciute sull’intero territorio del Paese – su richiesta dell’interessato deve contenere copia delle Dat, compresa l’indicazione del fiduciario, salvo che il dichiarante non intenda indicare soltanto dove esse sono reperibili». Inoltre ha stabilito che il registro nazionale «è aperto anche a tutti coloro che non sono iscritti al Servizio sanitario nazionale”. E ancora: “Le Dat non hanno alcun vincolo di contenuto: l’interessato deve poter scegliere di limitarle solo ad una particolare malattia, di estenderle a tutte le future malattie, di nominare il fiduciario o di non nominarlo, ecc. Spetterà al Ministero della Salute mettere a disposizione un modulo-tipo per facilitare il cittadino a rendere le Dat”.

Soddisfazione esprimono Filomena Gallo e Marco Cappato, segretario e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni: “Bene il parere del Consiglio di Stato, e bene anche la volontà della Ministra Giulia Grillo di non lasciar passare ulteriore tempi rispetto a termini di legge già scaduti per l’istituzione della Banca dati” “La Banca dati Nazionale sulle Disposizioni anticipate di Trattamento – continuano – consentirà che le stesse Dat siano rese note su tutto il territorio ai sanitari che dovranno attenersi a quanto previsto per legge ( 219/17). Chiediamo al Ministro al fine di rafforzare l’operatività della legge attraverso la Banca dati delle disposizioni anticipate di trattamento con un Decreto che preveda l’inserimento delle Dat nella tessera sanitaria regionale”.

Diritto alla scienza nell’era della post verità

 

Auspicio che il nono programma quadro dell’Unione europea tenga di conto del diritto alla scienza, appello affinché tutti gli Stati Membri dell’ONU ratifichino il Patto Internazionale sui IMG_8555Diritti Economici Sociali e Culturali e il suo protocollo addizionale e promozione di un comitato internazionale per la promozione della “Scienza per la Democrazia”. Questi i contenuti della dichiarazione finale della quinta sessione del Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica, organizzato dall’Associazione Luca Coscioni, che si è svolto a Bruxelles presso il Parlamento europeo dall’11 al 13 aprile.

Garantire agli scienziati la libertà di fare ricerca e dare a tutti la possibilità di trarre benefici dai risultati ottenuti dovrebbe essere in apparenza un dato scontato, ma la realtà è ben diversa. E lo è tanto più in un’epoca dove non solo sussistono forti resistenze ideologiche che impediscono la ricerca in alcuni campi, basti pensare alle modificazioni del genoma umano, alla ricerca sulle cellule staminali embrionali o all’uso di sostanze psicotiche in campo medico, ma anche gli stessi risultati acquisiti  e certificati vengono messi in discussione. Nell’era delle post verità, dove qualunque utente di Facebook che abbia un buon numero di lettori può parlare di cose che non conosce divulgando opinioni sulla pericolosità dei vaccini o sull’esito miracoloso di alternative cure per il cancro, i sostenitori della scienza e della ricerca vengono etichettati, nella migliore delle ipotesi, come una setta “elitaria” che vuole impedire la libertà di cura e, nella peggiore, come una combriccola di persone spinte dai propri interessi economici o da quelli delle case farmaceutiche. E se la cosa si limitasse ai social sarebbe un male sì, ma limitato. Il fatto è che sulla scia della notizia a tutti i costi (poco importa se vera o falsa) si sono inseriti anche i media tradizionali, televisioni in testa. Qualcuno forse ricorderà nel 2011 la trasmissione delle “Iene” che dedicò due servizi a una fantomatica sostanza anticancro, estratta dal veleno dello scorpione azzurro, disponibile solo a Cuba, che sarebbe stata in grado di uccidere le cellule tumorali, portando alla guarigione. Subito dopo ci furono centinaia di malati, o parenti di malati, senza speranze che si recarono all’Avana per procurarsi il miracoloso ritrovato. O il caso Stamina, addirittura in un primo momento avallato dal Governo, che ottenne largo spazio e sostegno da giornali e televisioni, o il recente dibattito sull’utilizzo dei vaccini, dove la Rai non ha esitato a mettere sullo stesso piano il virologo Roberto Burioni e il DJ Red Ronnie.

In un clima del genere ribadire e promuovere il diritto alla scienza, in quanto diritto umano e garantire l’applicazione della ricerca in tutti i campi possibili, non è certo cosa semplice, tanto più in Italia dove ai tradizionali veti oscurantisti, che ancora non consentono, dopo 40 anni, la piena applicazione della legge 194, si aggiunge la composizione di un nuovo parlamento la cui maggioranza è più propensa a sponsorizzare le “verità” di Facebook che quelle degli scienziati.

I numeri già parlano chiaro: su 46 nazioni, l’Italia è al trentesimo posto nel mondo per libertà di ricerca e autodeterminazione, dietro Vietnam, Singapore, Sud Africa e India, mentre secondo l’analisi  condotta da Andrea Boggio, della Bryant University , presentata al Congresso di Bruxelles come un primo studio volto a misurare la libertà di ricerca, per quanto riguarda gli studi sulle cellule staminali embrionali, si trova a metà classifica su 17 paesi.

“L’Italia dovrebbe seguire l’esempio di Belgio e Gran Bretagna – ha dichiarato Filomena Gallo, Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni -, che non hanno rinunciato a governare un tema così delicato, consentendo anche ricerca sugli embrioni, coinvolgendo l’opinione pubblica, la comunità scientifica, senza restare ostaggio di approcci dogmatici. Mi auguro che il nuovo Parlamento voglia ascoltarci nell’interesse dei milioni di persone colpite da malattie come il Parkinson e il diabete, per le quali la ricerca sulle staminali embrionali è fondamentale e in paesi come la Svezia inizia a dare risultati incoraggianti”.

Da qui l’appello lanciato dall’Associazione Coscioni perché i governi sostengano la ricerca scientifica a livello nazionale, regionale e internazionale e promuovano l’accesso alle scoperte e agli sviluppi scientifici in modo trasparente e aperto, coerentemente con le esigenze gli interessi locali e globali, sia pubblici che privati. L’alternativa, purtroppo, è il veleno dello scorpione.

Emanuela Sanna

 

Dj Fabo. Nencini, mi dissocio dal governo

faboIl governo Gentiloni nel suo ultimo atto torna sui suoi passi su una delle strade migliori, quella che riguarda la libertà di scelta sul proprio fine vita. Il Governo si è costituito parte civile nel processo su Dj Fabo, nel quale Marco Cappato è indiziato di istigazione e aiuto al suicidio. Una decisione che ha sorpreso tutti, tanto che il segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini ha scritto sul suo profilo Facebook: “Mi dissocio dalla costituzione di parte civile del governo sul caso del dj Fabo”.
La costituzione di parte civile che mira a difendere la norma di istigazione al suicidio messa in discussione dalla Corte d’Assise di Milano porta la firma del sottosegretario alla Presidenza, Maria Elena Boschi.
Il Governo in Corte Costituzionale difenderà infatti il divieto del codice penale risalente agli anni ’30 che norma il reato di cui è imputato Cappato. In questo modo si difende l’articolo 580 del codice penale, risalente al Regime fascista. La norma punisce con la reclusione da cinque a dodici anni “chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione”.
È dunque andato a vuoto l’appello di giuristi sottoscritto da 15.000 italiani e promosso dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica lanciato poco più di 10 giorni per chiedere al Governo di non intervenire a difesa del reato e dunque di non dare mandato all’avvocatura di Stato di costituirsi in tale procedimento.
“Certamente non si tratta di un’iniziativa contro Cappato, anzi la scelta effettuata mira a difendere le iniziative di chi aiuta le persone già determinate a porre fine alla propria vita”, fa sapere il Guardasigilli Andrea Orlando.
Il governo si costituisce “per evitare che la dichiarazione di incostituzionalità secca dell’articolo 580 potrebbe lasciare impunite condotte che nulla hanno a che fare con la tematica del rispetto delle volontà dei malati terminali”, fanno sapere dal Ministero della Giustizia. La spiegazione che viene fornita prende ad esempio le “condotte di chi istiga i ragazzi o comunque i soggetti deboli a compiere azioni che possono provocarne la morte, ad esempio con giochi spericolati o via web”.
“Prendo atto – ha affermato:in una dichiarazione l’avvocato Filomena Gallo coordinatore del collegio di difesa di Marco Cappato e segretario Associazione Luca Coscioni – della decisione del Governo Gentiloni di costituirsi in Corte costituzionale nel procedimento sollevato dalla Corte di Assise di Milano nell’ambito processo a Marco Cappato per la morte di Fabiano Antoniani”.
“Prendo anche atto – ha proseguito- della richiesta di costituzione in giudizio di una serie di organizzazioni e gruppi che sempre si sono distinti per aver avversato in ogni modo il riconoscimento del diritto alla libertà e responsabilità individuale fino alla fine della vita. Per quanto riguarda Marco Cappato, il suo collegio di difesa che coordino e l’Associazione Luca Coscioni, il nostro obiettivo non cambia: vogliamo far prevalere, contro la lettera del codice penale del 1930, i principi di libertà e autodeterminazione riconosciuti dalla Costituzione italiana e dalla Convezione europea dei diritti umani, nella convinzione che Fabiano Antoniani avesse diritto a ottenere in Italia il tipo di assistenza che -a proprio rischio e pericolo- ha dovuto andare a cercare all’estero con l’aiuto di Marco Cappato”.

Dj Fabo, il Governo alla Consulta contro Cappato

cappato

Nell’ultimo giorno utile il governo si è costituito davanti alla Corte costituzionale nel procedimento sollevato dalla Corte di assise di Milano nell’ambito del processo a Marco Cappato per la morte di Dj Fabo. Lo ha comunicato la vicepresidente dell’associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo. Al termine del processo, i giudici avevano trasmesso gli atti alla Consulta per valutare la legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicidio, contestato a Cappato.

Il processo a Marco Cappato è iniziato lo scorso 8 novembre, dopo che lo stesso esponente dei Radicali si è autodenunciato ai carabinieri per aver accompagnato in Svizzera Fabiano Antoniani, dj 40enne diventato cieco e tetraplegico a causa di un incidente stradale, per sottoporsi alla pratica del suicidio assistito nella clinica Dignitas.

Nei giorni scorsi l’Associazione Luca Coscioni aveva lanciato un appello al Governo al Governo di “non intervenire a difesa del reato e dunque di non dare mandato all’avvocatura di Stato di costituirsi in tale procedimento”. Tra i firmatari anche lo scrittore Roberto Saviano; la giornalista Selvaggia Lucarelli; Il Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Milano Nerina Boschiero; il docente di diritto costituzionale dell’Università di Ferrara Paolo Veronesi; il Professore emerito di diritto penale dell’Università di Milano Emilio Dolcini; il matematico Piergiorgio Odifreddi; il ginecologo Carlo Flamigni; l’avvocato e direttore editoriale della rivista giuridica Giurisprudenza Penale Guido Stampanoni Bassi; il Professore di storia costituzionale, già Professore ordinario di Diritto costituzionale”, Università di Pavia Ernesto Bettinelli. L’appello cade così nel vuoto.

“Sono d’accordo nel ritenere che la mancata costituzione da parte del Governo davanti alla Corte costituzionale nel procedimento sollevato dalla Corte di Assise di Milano nell’ambito del processo a mio carico sarebbe un fatto politico rilevante – aveva detto Marco Cappato, tesoriere Associazione Luca Coscioni -. Ma mi auguro che il Governo si tenga fuori dal procedimento per favorire un adeguamento della norma ai principi costituzionali”

Biotestamento è legge. Locatelli: “Traguardo di civiltà”

biotestamento“È stata una grande battaglia che abbiamo vinto tutti insieme, con i voti favorevoli che sono andati anche al di sopra delle nostre più rosee aspettative – ha dichiarato Pia Locatelli, deputata Psi da sempre in prima linea in questa battaglia -. Questa è una legge di civiltà che andrà a rispettare la volontà delle persone: per me è una gioia immensa sapere che questa legislatura si chiuderà con questa legge”.

Via libera dall’Aula del Senato al provvedimento sul biotestamento. I sì sono stati 180, 71 i no e 6 astenuti. Il testo diventa legge. Un grande applauso si leva dall’Aula. Con il sì dell’aula del Senato alle norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento (Dat), arriva in Italia la legge sul testamento biologico. Rifiutare le terapie, comprese nutrizione e idratazione artificiali, diventa un diritto. Vietato l’accanimento terapeutico. Ok all’obiezione di coscienza per i medici che non vogliono staccare ‘la spina’.

“Il Parlamento italiano ha trasformato in legge ciò che la giurisprudenza aveva gradualmente negli ultimi anni riconosciuto, grazie alle lotte di Piero Welby, Peppino Englaro, Giovanni Nuvoli, Paolo Ravasin, Max Fanelli, Dominique Velati, Valter Piludu, Davide Trentini, Fabiano Antoniani e altri malati che hanno deciso di non subire una condizione divenuta di tortura. Da oggi, il diritto costituzionale a sospendere le cure, e a farlo anche attraverso un testamento biologico, è immediatamente applicabile senza bisogno di lunghi e costosi ricorsi giudiziari”, hanno dichiarato dall’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo e Marco Cappato.

“L’approvazione della legge sul testamento biologico – commenta in una nota il capogruppo PSI alla regione Lazio Daniele Fichera – è un grande passo avanti, civile e sociale, per il nostro paese. E’ un successo del centrosinistra di governo e in particolare dei socialisti che sono stati tra i primi a presentare la proposta. Ora occorre procedere rapidamente nel Lazio alla istituzione del registro regionale delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento come indicato nella proposta di legge regionale che ho presentato nel 2015”.

La legge si divide in due parti: una più generale sul consenso informato sui trattamenti sanitari e una sulla compilazione delle Dat, attraverso le quali una persona potrà lasciare le sue volontà circa le cure a cui essere sottoposto o da rifiutare quando non sarà più cosciente a causa di un incidente o una malattia. Per chi non lascerà disposizioni scritte ovviamente varrà l’alleanza di cura tra medico e paziente.

Le norme erano state approvate dalla Camera il 20 aprile scorso e Palazzo Madama non le ha modificate. Il Registro nazionale delle Dat, che non era stato inserito per mancanza di coperture, potrebbe entrare nella Legge di bilancio.

Ecco cosa prevede la legge sul testamento biologico

CONSENSO INFORMATO. La legge tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione di ogni persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. E’ promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico che si basa sul consenso informato nel quale si incontrano l’autonomia decisionale del paziente e la competenza, l’autonomia professionale e la responsabilità del medico. In tale relazione sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari o la parte dell’unione civile o il convivente ovvero una persona di sua fiducia. Nella relazione di cura rientrano, per le rispettive competenze, anche gli altri componenti dell’equipe sanitaria. Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché sulle possibili alternative e sulle conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento sanitario e dell’accertamento diagnostico o della rinuncia ai medesimi. Il consenso informato è acquisito nei modi e con gli strumenti piu’ consoni alle condizioni del paziente, è documentato in forma scritta o attraverso videoregistrazioni o, per la persona con disabilità, attraverso dispositivi che lo consentano.

POSSIBILE STOP A NUTRIZIONE E IDRATAZIONE ARTIFICIALE. Ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi terapia o di revocare, in qualsiasi momento, il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento. Nutrizione e idratazione vengono equiparate a trattamenti sanitari e quindi sarà possibile chiedere lo stop alla loro sommministrazione o rifiutarli.

ABBANDONO DELLE CURE E OBIEZIONE DI COSCIENZA PER I MEDICI. Al paziente è riconosciuto il diritto di abbandonare le terapie. Ai medici è riconosciuta l’obiezione di coscienza. Di fronte alla richiesta di un malato di ‘staccare’ la spina, non avranno quindi ‘l’obbligo professionale’ di attuare le volonta’ del paziente. Il malato potrà comunque rivolgersi a un altro medico nell’ambito della stessa struttura sanitaria.

DIVIETO DI ACCANIMENTO TERAPEUTICO E SEDAZIONE PROFONDA. Divieto di accanimento terapeutico in caso di malattia terminale. E possibilità, in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, di ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua, in associazione con la terapia del dolore. Secondo la legge, il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario. È sempre garantita un’appropriata terapia del dolore e l’erogazione delle cure palliative. Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.

SOSTEGNO PSICOLOGICO. Qualora il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, anche ai suoi familiari, le conseguenze di tale decisione e le possibili alternative e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica.

MINORI E INCAPACI. La persona minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione. Deve ricevere informazioni sulle scelte relative alla propria salute in modo consono alle sue capacità per essere messa nelle condizioni di esprimere la sua volontà. Il consenso informato al trattamento sanitario del minore è espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore tenendo conto della volontà della persona minore, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità, e avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore. Nel caso in cui il rappresentante legale della persona minore o interdetta o inabilitata oppure l’amministratore di sostegno rifiuti le cure proposte, la decisione è rimessa al giudice tutelare.

COSA SONO LE DAT. Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di futura incapacità di autodeterminarsi, e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (Dat), esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, compresi il consenso o il rifiuto a idratazione e nutrizione artificiali. Le Dat saranno vincolanti per il medico a meno che appaiano manifestamente inappropriate o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente, oppure qualora sussistano terapie non prevedibili o non conosciute dal disponente all’atto della sottoscrizione, capaci di assicurare possibilità di miglioramento delle condizioni di vita. Le Dat devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o consegnata presso l’Ufficio dello Stato civile del Comune di residenza, che provvede all’annotazione in apposito registro, ove istituito, oppure presso le strutture sanitarie qualora si servano di modalità telematiche di gestione. Possono essere espresse anche attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilita’ di comunicare. Con le medesime forme esse sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento, anche a voce in caso di emergenze o urgenza.

BANCHE DATI REGIONI IN ATTESA REGISTRO NAZIONALE DAT. Le Regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico o altre modalità informatiche di gestione dei dati del singolo iscritto al Servizio sanitario nazionale possono regolamentare la raccolta di copia delle Dat. Non e’ stato possibile, per mancanza di coperture, istituire nel passaggio alla Camera un Registro nazionale delle Dat. Con un ordine del giorno del Pd si è impegnato il governo a trovare una soluzione in un altro provvedimento. Il Registro nazionale dovrebbe entrare nella Legge di Bilancio.

FIDUCIARIO. Si potrà indicare una persona di fiducia, che rappresenterà il malato nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Al fiduciario sarà rilasciata una copia delle Dat, redatte con atto scritto o con videoregistrazione.

PIANIFICAZIONE CONDIVISA DELLE CURE. Nella relazione tra medico e paziente, rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico. L’equipe sanitaria deve attenersi a quanto stabilito nella pianificazione delle cure qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. La pianificazione può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

RELAZIONE ANNUALE MINISTRO SALUTE. Annualmente il ministro della Salute presenta al Parlamento una relazione sull’applicazione della legge stessa. Le Regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di febbraio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal ministero della Salute.

NORMA TRANSITORIA. Ai documenti atti ad esprimere le volontà di fine vita in merito ai trattamenti sanitari, depositati presso il Comune di residenza o davanti a un notaio prima della data di entrata in vigore della legge, si applicano le disposizioni della legge approvata dal Parlamento.

Famiglia di Dj Fabo con Cappato, la destra per il NO DAT

faboEntra nel vivo il processo su Marco Cappato, autodenunciatosi dopo aver accompagnato Dj Fabo in Svizzera per il suicidio assistito. In favore del tesoriere dell’Associazione Coscioni ha testimoniato la fidanzata del Dj, Valeria. La donna ha raccontato che con la battaglia “pubblica” Fabo si sentì di nuovo “vivo e utile” e fece anche lo “sciopero della fame” per non essere fermato. A lei disse anche: “Ora sarò energia nell’Universo”. Anche la madre ha testimoniato in difesa della scelta del figlio: “Vai Fabiano, la mamma vuole che tu vada”. Carmen Carollo si è messa a piangere in aula e il pm Tiziana Siciliano si è alzata e le ha dato un fazzoletto. Già dopo l’incidente stradale, ha spiegato, quando seppe di essere diventato cieco, Fabo decise di “andare a morire” in Svizzera. “Non voleva morire soffocato interrompendo le cure”, ha aggiunto. “Speriamo – ha detto ancora la madre di Dj Fabo – che sia la volta buona per avere una legge sul biotestamento, mio figlio ha lottato tanto per questo”.
Tuttavia mentre da una parte l’opinione pubblica chiede l’approvazione di una legge sul biotestamento, dall’altra gli esponenti del fronte parlamentare contrario alla legge sul fine vita e del movimento della famiglie italiane “Family day”, sono pronti a far battaglia contro il DAT. Lega Nord, Fratelli d’Italia e Forza Italia domani, martedì 5 dicembre, alle ore 12,30, terranno una conferenza stampa a Roma presso la Sala Nassiriya del Senato, per spiegare nel dettaglio le ragioni del “No” al ddl che dovrebbe essere calendarizzato prossimamente in aula al Senato.
Nel frattempo Filomena Gallo, coordinatore del collegio legale di difesa di Marco Cappato cui fanno parte gli avvocati Francesco di Paola e Massimo Rossi ha ricordato che si tratta di violazione della Costituzione
L’articolo 32 della Costituzione stabilisce che ‘La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana, i padri costituenti – dichiara Gallo – hanno garantito ai cittadini che nessuno “metterà la mano su di loro, sulla loro vita. Gli articoli 2,3, 13 e 32 della Costituzione mettono in risalto la sintesi di due diritti fondamentali della persona: quello all’autodeterminazione e quello alla salute”.

FINE PENA MAI

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse12-09-2014 RomaWalk around a Piazza Montecitorio per l'eutanasia con Mina WelbyNella foto la manifestazionePhoto Fabio Cimaglia / LaPresse12-09-2014 RomaWalk around in Piazza Montecitorio for euthanasia with Mina WelbyIn the photo the demonstration

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse12-09-2014 

“Spero che l’attenzione su questo processo aiuti a far approvare dal Parlamento una legge sul fine vita di cui si discute da 32 anni”, così Marco Cappato all’uscita dall’Aula dal processo che lo vede imputato per aiuto al suicidio per la morte in una clinica svizzera di Fabiano Antoniani, dj Fabo.
Nonostante gli appelli, la raccolta firme e un’opinione pubblica favorevole, la legge è ferma nei cassetti del Parlamento. Dopo numerose discussioni, finalmente il 20 aprile la Camera dei deputati ha approvato la cosiddetta “legge sul fine vita” o sul “testamento biologico”, una norma che permette – entro alcuni limiti – di esprimere in anticipo quali trattamenti medici ricevere nel caso di gravi malattie, ma da allora nessun passo in avanti è stato compiuto. Dopo le difficoltà al Senato, alla fine la presidente della Commissione Sanità del Senato e relatrice del provvedimento sul biotestamento, Emilia Grazia De Biasi, si è dimessa da relatrice del ddl, dando mandato alla conferenza dei capigruppo per valutare l’invio del provvedimento in Aula senza relatore. “Non ci sono le condizioni – ha detto De Biasi – per continuare il lavoro in Commissione. Quindi rimetto il mio mandato di relatore”. La competenza sul provvedimento è passata alla conferenza dei capigruppo del Senato, che devono calendarizzare la discussione in aula.
Pochi giorni fa l’ex relatrice è tornata sul biotestamento affermando: “È stato impossibile andare avanti in commissione. Più di questo non potevo fare”, ha spiegato. “A fronte degli oltre 3.000 emendamenti ne sono stati ritirati soltanto 300 e per una Commissione è tecnicamente impossibile esaminare 2700 emendamenti, metà dei quali con un taglio ostruzionistico. Bisogna dare priorità allo ius soli e al biotestamento – ha proseguito – un fine legislatura che porta a casa provvedimenti molto attesi dalla popolazione, come questi, è un bel modo per chiudere una legislatura che non è stata sempre perfetta”.
Una legge che ce la chiede anche l’Europa: secondo l’art. 8 della Convenzione europea dei diritti umani, la libertà di scelta terapeutica sulle questioni di fine vita rientra nel campo del diritto fondamentale al rispetto della propria vita privata.
È una legge che la società civile chiede a gran voce, in 4 anni infatti sono state raccolte oltre 67 mila firme a sostegno della legge di iniziativa popolare EutanaSia Legale presentata dai Radicali Italiani insieme all’Associazione Luca Coscioni.
Rispetto a diversi anni fa, “oggi l’opinione pubblica è bene informata. È l’inerzia del legislatore che ci preoccupa”, ha detto Beppino Englaro riguardo al biotestamento, a margine di un evento organizzato a Milano dall’Associzione Luca Coscioni. “Un tempo – ha continuato Englaro – ho trovato il deserto anche nell’opinione pubblica, rispetto alla libertà e al diritto di Eluana di autodeterminarsi”. Per Englaro “ci sono tutte le premesse, se vogliono” affinché il provvedimento sia approvato in Senato, “manca solo la volontà”.
Nel frattempo stamani si è aperto alla Corte d’Assise di Milano il processo a Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni ed esponente dei Radicali, con l’ammissione delle prove testimoniali e documentali davanti alla Corte d’Assise di Milano e potrebbe arrivare a sentenza già tra gennaio e febbraio, dopo due udienze, il 4 e il 13 dicembre, dedicate all’ascolto dei pochi testimoni, tra cui anche il medico-anestesista Mario Riccio che seguì il caso Welby, la madre e la fidanzata di Antoniani (non erano in aula oggi), e alla proiezione del video choc dell’intervista del 40enne a ‘Le Iene’. La proiezione avverrà per dimostrare le condizioni fisiche in cui si trovava Fabiano Antoniani, ed è stata chiesta e ottenuta dai pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini nella prima udienza del processo.
Sempre i Pm di Milano Tiziana Siciliano e Sara Arduini avevano chiesto nei mesi scorsi di archiviare l’inchiesta su Cappato, scattata dopo la sua autodenuncia, o di sollevare una questione di costituzionalità della norma sull’aiuto al suicidio. Il gip Luigi Gargiulo, però, ha ordinato l’imputazione coatta: avendo prospettato a Dj Fabo una dolce morte qualora si fosse rivolto a alla struttura svizzera, Cappato, secondo il gip, non solo lo avrebbe aiutato a morire ma avrebbe anche rafforzato il suo “proposito di suicidio”. Per la Procura, invece, avrebbe semplicemente aiutato una persona ad esercitare il diritto di morire con dignità. Dopo l’imputazione coatta, Cappato ha scelto di andare direttamente a processo con rito immediato saltando l’udienza preliminare.
Per Filomena Gallo, avvocato e segretario dell’associazione Luca Coscioni, “i giudici in Italia sono costretti a sopperire all’immobilità del legislatore intervenendo e confermando di volta in volta tutele costituzionali fondamentali in assenza di leggi specifiche sul tema del fine vita”. L’incapacità della politica ufficiale, prosegue Gallo, “a legiferare su questi argomenti, evidenzia sempre di più la crisi della nostra democrazia. Oggi il processo a Cappato rappresenta – aggiunge – un altro momento fondamentale per tentare di affermare la prevalenza dei principi costituzionali sul codice penale risalente al periodo fascista”.
Nel frattempo parte anche una campagna sul web intorno all’hashtag #ConCappato, per quanti “vorranno sostenere simbolicamente sui social o più concretamente con una
donazione sul sito concappato.associazionelucacoscioni.it la coraggiosa azione legale”. Lo spiega la stessa associazione Coscioni in un comunicato. Si tratta di “una chiamata civile ai cittadini italiani che vogliono essere liberi” e di “una battaglia di tutti – si legge – ma che avrà bisogno del supporto di tutti quelli che si vorranno schierare al fianco del tesoriere di Associazione Luca Coscioni, esposto in prima persona con un atto di disobbedienza civile per accelerare la regolamentazione sul fine vita in Italia, un tema attualmente affossato nelle aule del Senato”. All’esterno di Palazzo di Giustizia a Milano i Radicali Italiani hanno organizzato per la giornata di oggi un presidio a sostegno di Marco Cappato.

Englaro. I giudici danno di nuovo ragione a Beppino

Beppino EnglaroDopo più di otto anni dalla morte di Eluana Englaro, i giudici danno ancora una volta ragione al padre Beppino. Per il Consiglio di Stato, che ha confermato un risarcimento in suo favore, la Regione Lombardia aveva l’obbligo di mettere a disposizione una struttura in cui sospendere l’alimentazione e l’idratazione forzata alla donna in base alla sue volontà, manifestate in ogni sede dal padre e riconosciute dai giudici di ogni ordine e grado, fino alla Cassazione. Dal Pirellone però non furono presi provvedimenti. Formigoni, all’epoca alla guida della Regione ingaggiò uno scontro frontale contro la decisione dei giudici e la famiglia fu costretta a portare Eluana, in stato vegetativo da 17 anni, a morire lontano da casa, nella clinica ‘La Quiete’ di Udine. Spiro’ il 9 febbraio 2009, dopo che sulla sua persona si era consumata una battaglia nelle aule parlamentari e di giustizia, che aveva diviso lo Stato e la Chiesa, facendo emergere un’opinione pubblica spaccata tra sostenitori dell’autodeterminazione e difensori della vita ad ogni costo. Secondo i giudici di Palazzo Spada, una volta stabilito, in sede civile, con sentenza della Cassazione, il diritto di Eluana a sospendere il trattamento di sostegno vitale, “non poteva ragionevolmente porsi in dubbio l’obbligo della Regione di adottare tramite proprie strutture le misure corrispondenti al consenso informato espresso dalla persona”. Non poteva e non doveva esimersi dall’attuare “la volontà espressa dalla stessa persona assistita, nell’esercizio del proprio diritto fondamentale all’autodeterminazione terapeutica”.

Così Beppino Englaro ha vinto ancora in un tribunale: i giudici hanno respinto il ricorso della Regione e confermato il risarcimento quantificato dal Tar in 133mila euro per il danno patrimoniale, non patrimoniale e parentale. Rimane escluso però quello morale. La decisione di dei giudici lo lascia soddisfatto, ma – dice – mai ne aveva dubitato: “Quello che davvero ci ha fatto piacere è stata la sentenza della Cassazione del 2007”.

Nella sua sentenza il Consiglio di Stato scrive che l’invocare, da parte della Regione, l’assenza di una legge a riguardo, il contrasto degli studiosi o i possibili problemi penali per il proprio personale, non poteva esimerla dall’obbligo, in presenza di un giudicato che aveva accertato il diritto al distacco del sondino naso-gastrico. Non vi fu, però dolo, riconosciuto invece dal Tar: la Regione non voleva “nuocere”, al contrario aveva ritenuto di “adottare le condotte più opportune”. Una parte del risarcimento riguarda anche le spese dovute affrontare dalla famiglia per “il piantonamento fisso” della clinica dove poi Eluana è morta, per arginare sit-in, la presenza di telecamere e i possibili “facinorosi infiltratisi tra i manifestanti”.

Beppino Englaro avrebbe voluto anche che gli fosse riconosciuto il danno morale, per la lesione dell’onore e della sua reputazione. Non riconosciuto, però, dai giudici amministrativi, in quanto non direttamente collegabile all’operato della Regione. “La vicenda di Eluana – conclude il padre – resta unica: perché su questi temi prima del suo caso c’era in Italia il deserto culturale. Oggi, lo dimostrano i fatti, non è più così”.

Filomena Gallo, segretario dell’ Associazione Luca Coscioni ha sottolineato che il Consiglio di Stato “ha messo in primo piano Eluana Englaro, che ha dovuto subire in questa vicenda il ‘danno più grave’, la ‘violazione del proprio diritto all’autodeterminazione in materia di cure’ per cui ‘contro la sua volontà’ ha subito ‘il non voluto prolungamento della sua condizione, essendo stata calpestata la sua determinazione di rifiutare una condizione di vita ritenuta non dignitosa, in base alla libera valutazione da essa compiuta’”. “Questa decisione – ha aggiunto – riconosce un risarcimento simbolico al padre, simbolico per un dolore irreparabile. Ma di fatto, la magistratura ancora una volta afferma che le libertà personali sono inviolabili lo dice la Costituzione e lo dice anche a quella politica che tramite il controllo dei corpi vuole annullare le libertà fondamentali che corrispondono a diritti umani da tutelare”. “La legge per il testamento biologico – prosegue – nella chiara definizione anche di cosa è cura e cosa un paziente può rifiutare eviterà casi come quello di Eluana”. “Chiediamo che la legge sulle dichiarazioni anticipate di volontà vada in aula e che sia approvata in tempi brevi. Le persone non vogliono, non possono più attendere, desiderano esercitare la possibilità di decidere sul fine vita” conclude Filomena Gallo.

Biotestamento. Napolitano ringrazia la Coscioni

biotestamento“Dopo quindici anni finalmente approdiamo a un disegno di legge”, così Mina Welby aprendo il Convegno “Testamento biologico: liberi fino alla fine” presso la Sala degli Atti parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” e promosso dall’Associazione Luca Coscioni, in collaborazione con l’intergruppo “testamento biologico e eutanasia”.
A presiederlo Marco Cappato, tesoriere della Coscioni e Filomena Gallo, segretario dell’Associazione.
“Desidero confermarle l’attenzione con cui continuo a seguire tutti i casi di tragica sofferenza personale e in generale i temi evocati da Associazione Luca Coscioni con riferimento alla disciplina di fine vita.Spero che il Parlamento dopo il primo passaggio già avvenuto alla Camera dei Deputati riesca finalmente ad approvare il provvedimento contenente norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento, che credo risponda a sentimenti e sensibilità ormai prevalenti nella nostra società. Con auspici di buon lavoro per il vostro convegno”
Questo il messaggio dell’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano inviato a Mina Welby co-presidente di Associazione Luca Coscioni che insieme all’Associazione sta conducendo proprio in queste ore un convegno in Senato dal titolo: “Testamento biologico: liberi fino alla fine”.
Mina Welby, co presidente di Assocazione Luca Coscioni ha sentitamente ringraziato Napolitano per la rinnovata e costante vicinanza nei confronti dei lavori dell’associazione, iniziati proprio da Piergiorgio Welby oltre dieci anni fa, commentando: “Le vicende di molti cittadini, che negli anni passati e fino ai giorni nostri stimolano le battaglie dell’Associazione Luca Coscioni, hanno contribuito alla sensibilizzazione non solo dei cittadini, ma anche della politica. Il passaggio a grande maggioranza alla Camera del provvedimento, che riguarda le libertà di decisione alla fine della vita, fa ben sperare che anche il Senato approvi il Disegno di Legge”.
“Quando si tratta di diritti civili si tratta di diritti che attraversano la coscienza, dove non si può rischiare di svilirli per questioni di maggioranza o opposizioni”, ha detto la senatrice Ilaria Borletti Buitoni e ha aggiunto: “La legge passata alla Camera è solo un passo a cui devono seguirne altri, senza cedimenti” perché “questa è la strada che ci porta all’essere un Paese civile”.
Sulla Legge che aspetta il via del Senato, la relatrice della legge al Senato della Repubblica, Emilia De Biasi ha affermato: “La prima cosa che ho fatto è stata quella di rendere pubbliche le audizioni, perché la gente deve sapere”, e ponendo così il monito contro la troppa disinformazione al riguardo.
Nel corso del dibattito e alle tavole rotonde avvalorate dalla presenza di numerosi rappresentanti delle istituzioni, sono state portate evidenze in tema di: presentazione del disegno di legge su consenso informato e Disposizioni anticipate di trattamento; il confronto sugli aspetti più significativi del disegno di legge; il medico al servizio del paziente; l’aiuto della costituzione al legislatore; le Libertà civili alla fine della vita e diritto alla conoscenza sul fine-vita in Italia.