Ponte Morandi. In bilico la nomina di Gemme

claudio gemme

Il commissario ancora non c’è. E la nomina, data per imminente fino a poche ore prima, sembra slittare ulteriormente. E senza la nomina non arriva il decreto e tutto rimane fermo. Infatti la designazione di Claudio Andrea Gemme, considerato da giorni in pole per il ruolo di commissario per la ricostruzione, è appesa a un filo per una incompatibilità giuridica. Non tanto per il ruolo in Fincantieri, da cui aveva già annunciato di volersi dimettere quanto per un legame familiare e la presenza di una casa di proprietà della madre in zona rossa. Elemento questo con solide basi tecniche, che ha impedito che il presidente del consiglio Giuseppe Conte desse seguito in tempi brevi all’annuncio di ieri mattina.

Tutto deriva dal codice civile e da un limite in origine fissato per i giudici. Che, per ragioni piuttosto ovvie, non possono pronunciarsi su liti che riguardano parenti. Tecnicamente si chiama dovere di astensione e riguarda i familiari fino al quarto grado. Fino a qui nessun problema. Il punto è che questo limite è stato esteso alla pubblica amministrazione da vari leggi successive, a partire dalla 190 del 2012, fino a norme più specifiche su anticorruzione e trasparenza, e si applica a tutti i possibili conflitti di interessi.

In parole povere, il commissario si troverebbe a decidere su una questione che riguarda un familiare – si pensi alla partita degli indennizzi – e questo rappresenterebbe una incompatibilità, secondo gli uffici di Palazzo Chigi e non solo. Se l’ostacolo per Gemme si rivelasse insormontabile, si potrebbe tornare a considerare altri nomi. I Cinque stelle propongono in alternativa un ‘tecnico’ come il fisico Roberto Cingolani, direttore dell’Istituto italiano di tecnologia. Ma Salvini insiste sul nome di Gemme. A rendere il quadro ancora più indecifrabile la presa di posizione del premier Conte, che ha annunciato che è ormai solo una questione di ore, per lui Gemme resta sempre in pole position. Salvo sorpassi a sorpresa.

Che il problema della nomina che non si flette anche sul decreto che ancora non c’è. Insomma tutto fermo. A muoversi è solo Salvini che salta di piazza in piazza a fare propaganda come se le elezioni si tenessero domani. Salvini tra gli sfollati del Ponte Morandi aveva infatti rassicurato sul nome del manager di Fincantieri, sottolineando che non c’era nessun ripensamento.

Decreto per Genova. I nodi del ponte Morandi

genova ponte

Il decreto per Genova  esaminato dal Cdm prevede un nuovo commissario straordinario per definire gli interventi urgenti per l’affidamento dei lavori di ricostruzione del ‘Ponte Morandi’ avvalendosi dei poteri di sostituzione e di deroga. Aiuti ai privati, sconti fiscali, sostegno  alle piccole e micro imprese, al trasporto pubblico locale, alle attività del porto, sono alcune delle misure contenute. Il piano  di sicurezza delle autostrade sarà fatto ogni due anni. In bozza ci sono i compiti alla nuova  Agenzia, tra cui il monitoraggio e la vigilanza sui lavori.

Toti ha attaccato: “Troppa  fretta e inesperienza”. Boccia (Confindustria): “Se il ponte non  si fa entro l’anno è colpa del governo”. Nel Dl per Genova, fatto in 16 articoli, è anche prevista l’istituzione di una Zes (zona economica speciale) e di una zona logistica speciale per il porto. Sono previste esenzioni per chi ha immobili o attività nella ‘zona rossa’ e la sospensione fino a fine 2019 delle notifiche di cartelle e della riscossione.

Tra Autostrade e Spea Engineering si parlava di criticità del ponte Morandi già tre anni fa. Le comunicazioni, informali, avvenivano via mail o chat e sarebbero state in termini discordanti rispetto alle comunicazioni ufficiali. E’ quanto emerge dalle analisi che gli uomini del primo gruppo della guardia di finanza stanno effettuando sulla documentazione acquisita nelle scorse settimane.

Per il piano sicurezza autostrade è previsto di stilare un piano nazionale per l’adeguamento e lo sviluppo di strade e autostrade, da aggiornare ogni due anni, anche attraverso il monitoraggio sullo stato di conservazione e sulle necessità di manutenzione delle infrastrutture. E’ uno dei compiti della nuova Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa) che sarà istituita con il ‘decreto urgenze’. Nella bozza si prevede che l’agenzia effettui anche la vigilanza tecnica sull’esecuzione dei lavori e sovrintenda alle ispezioni di sicurezza.

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, concludendo il convegno organizzato a Torino da Confindustria Piemonte a sostegno della Torino-Lione, ha affermato: “Se il nuovo ponte non sarà fatto entro un anno sarà colpa di questo governo. Bisogna cominciare anche a parlare di colpe future. Ognuno si prenda le proprie responsabilità”.

Danilo Toninelli, il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, nella trasmissione Rai ‘Porta a Porta’, ha detto: “Autostrade non metterà neanche una mattonella nella ricostruzione del ponte ma dovrà pagare. Il ponte lo ricostruirà lo Stato e accanto a Fincantieri ci sarà probabilmente Italferr, che da decenni fa attività di ricostruzione”.

Il presidente di Autostrade, Fabio Cerchiai, in un’intervista al ‘Messaggero’, ha detto: “Secondo la convenzione,  Autostrade ha l’obbligo e il diritto di provvedere nel tempo più breve possibile alla  ricostruzione del ponte. Così come il ministro dei Trasporti ha l’obbligo di documentare eventuali violazioni del concessionario, cosa che fino ad oggi non ha fatto. Siamo aperti ad ogni contributo che possa aiutare a ricostruire il ponte prime e meglio. Fincantieri è benvenuta”. Sulle ipotesi di modifica unilaterale della convenzione con il governo, Cerchiai ha osservato: “Cambiare per decreto regole sulle quali i grandi investitori internazionali fanno affidamento per i loro investimenti, aprirebbe un capitolo pericoloso sul piano della credibilità del paese. Chiunque può comprendere che non è solo un problema che riguarda Autostrade. Inoltre se il governo non dovesse rispettare quanto previsto dalla convenzione non potremmo restare inerti, dovremmo tutelarci. Tra l’altro vorrei ricordare che noi agiamo nell’interesse di circa 31mila lavoratori e 55mila azionisti, piccoli e grandi, italiani e stranieri”.

Quanto ad un’interlocuzione con il governo, Cerchiai ha detto: “Saremmo felici di sedere attorno ad un tavolo”. E sui rischi per il viadotto prima del crollo, Cerchiai ha spiegato: “Del ponte si sono occupati in tanti: le strutture tecniche di Autostrade, i progettisti di Spea, una serie di consulenti esterni di livello internazionali, le strutture del ministro, da nessuno di loro è stata mai evidenziata una situazione di urgenza”. Sul crollo del ponte ha detto: “Purtroppo una tragedia terribile e l’aggettivo prescinde da qualunque considerazione sugli accertamenti delle responsabilità che eventualmente emergeranno”.

L’arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha detto: “Il mondo guarda a Genova e all’Italia. L’essenziale è fare presto: qualunque ritardo per motivi di competizione politica o economica sarebbe imperdonabile, non si specula sui morti. Penso alla gente e alla città. La gente anzitutto. Duecentocinquanta famiglie sfollate da una cinquantina di caseggiati vicini ai monconi del ponte. Le amministrazioni stanno cercando tutti gli alloggi possibili e noi stessi, come Chiesa, ci stiamo impegnando. Ma queste persone desiderano rimanere nel loro quartiere e bisogna tenerne conto il più possibile, cercare al più presto soluzioni vicine e ricostruire il quartiere”.

Domani siamo già ad un mese dal crollo del ponte ed ancora una volta, l’atteggiamento del governo rischia di allungare i tempi. Non si sa chi sarà il nuovo Commissario e quali poteri gli verranno conferiti. Contestualmente si vuol fare nascere una nuova Agenzia ma non si tiene conto dei tempi necessari per renderla operativa. L’esclusione di Autostrade rischia di allungare i tempi di realizzazione per possibili liti giudiziarie. Inoltre, le spinte governative sulle nazionalizzazioni vengono dichiarate senza sapere con quali coperture di bilancio potranno essere fatte. Di certo, sarà sempre più difficile che possano arrivare nuovi capitali dall’estero per essere investiti nel nostro Paese. Il viaggio di Tria in Cina non ha portato nuovi capitali stranieri da investire nel nostro Paese, anzi sarà l’Italia a dare un contributo allo sviluppo della Cina.

Salvatore Rondello

In arrivo in cdm il ‘decretone’ per Genova

genova ponte

Venerdì prossimo arriverà nel Consiglio dei ministri il ‘decretone’ per Genova. Il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli, in audizione alla commissione Ambiente della Camera, ha annunciato che venerdì prossimo arriverà al Consiglio dei Ministri il ‘decretone’ per Genova precisando che si tratta di un decreto ‘molto importante’ che conterrà ‘un aiuto alle famiglie in tema di mutui e un aiuto alle imprese con agevolazioni fiscali’. Un aiuto alle famiglie offerto dalla società Autostrade, pari a mezzo miliardo di euro, è stato rifiutato dal Governo ed il vicepremier Di Maio disse che ‘non si potevano accettare elemosine’ (l’elemosina corrispondeva a circa 800 mila euro pro capite per i genovesi sfrattati).

Il ministro Toninelli ha spiegato: “Nel decreto non ci sarà solo la parte su Genova, ma anche interventi sulla manutenzione e una parte relativa ai sensori.

Nel decreto per Genova, la ricostruzione del Ponte sarà il primo obiettivo. Partendo dalle regole attuali del Codice degli Appalti, sulla base dell’eccezionalità, potremo affidare direttamente a una società pubblica, pensiamo a Fincantieri, l’appalto per la ricostruzione del Ponte. Sulle concessioni autostradali, intendo dare un segnale di svolta ben preciso:  d’ora in avanti tutti i concessionari saranno vincolati a reinvestire buona parte degli utili nell’ammodernamento delle infrastrutture  che hanno ricevuto in concessione, dovranno rispettare in modo più stringente gli obblighi di manutenzione a loro carico e, più in generale, dovranno comprendere che l’infrastruttura non è una rendita finanziaria, ma un bene pubblico che il Paese. Sul Mose oggi si assiste ad una sorta di paralisi da parte del soggetto tecnico operativo incaricato di realizzare l’opera per conto dello Stato (concessionario Consorzio Venezia Nuova). Inadempienza ingiustificata e pericolosa rispetto ad un’opera marittima, che rischia di aggravare le condizioni di manutenzione”.

Il ministo Toninelli ha anche aggiunto: “Siamo al lavoro, abbiamo lavorato anche stanotte al decreto, che ho definito ‘decretone’, molto importante per far ripartire immediatamente Genova  oltre all’attività per la messa in sicurezza delle opere infrastrutturali. I lavori di ricostruzione del ponte non possono essere affidati ed eseguiti da chi giuridicamente aveva la responsabilità a non farlo crollare. Consentire ad Autostrade per l’Italia di ricostruire il ponte  sarebbe una follia  e sarebbe irrispettoso nei confronti dei familiari delle vittime del crollo del Morandi”. Poi il ministro ha evidenziato: “Su questo il governo è compatto. Inoltre, sulla ricostruzione del ponte deve esserci il progetto, il sigillo dello Stato. E la ricostruzione va affidata a un soggetto a prevalente o totale partecipazione pubblica dotato di adeguate capacità tecniche”. Toninelli ha anche annunciato: “ Nei prossimi giorni convocherò tutti i concessionari delle infrastrutture chiedendo un programma dettagliato degli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, con specifica quantificazione delle risorse destinate a realizzare un programma di riammodernamento delle infrastrutture. E’ indifferibile l’esigenza di intervenire su un sistema malato che non ha giustificazione né corrispondenza negli altri Paesi europei. In un’ottica di revisione degli schemi di convenzione risulta altrettanto necessario ristabilire un rapporto fisiologico tra concedente e concessionario anche attraverso l’adozione di misure punitive nei confronti delle società nel caso di ricorsi manifestamente strumentali”.

In realtà, il giorno precedente, il governatore della Liguria, ospite del forum Ambrosetti a Cernobbio, ha lanciato un messaggio imperativo: “Chiediamo al governo di varare subito il decreto per ricostruire il ponte per consentirci di metterci subito al lavoro non appena arriva il dissequestro della Procura”. Un provvedimento che per il governatore deve limitarsi a prevedere la deroga al Codice degli appalti per consentire immediatamente a Fincantieri e all’architetto Renzo Piano di approntare la fase operativa nella quale, ovviamente, saranno coinvolte altre eccellenze italiane. Ma la strategia del Governo non sembrava che andasse nella stessa direzione. Pur confermando a breve l’iniziativa del governo, il vicepremier e leader del M5S, Luigi Di Maio ha confermato la volontà di escludere Autostrade dalla partita.

Di Maio, parlando con i giornalisti alla Fiera del Levante, ha detto: “Io non faccio ricostruire il ponte a chi lo ha fatto crollare. Autostrade avrà nei prossimi giorni un’altra brutta sorpresa. Per quanto ci riguarda, il ponte Morandi lo deve ricostruire un’azienda di Stato come Fincantieri, perché dobbiamo monitorare cosa si farà”.

La differenza dunque è nel ruolo di Autostrade e nella revoca della concessione che prevede che spetti al concessionario il ripristino dell’opera.

Ma per Toti passare per la revoca della concessione rischia di allungare pericolosamente i tempi per la ricostruzione. Così il governatore della Liguria ha lanciato un messaggio anche a Salvini: “Non è il momento delle parole ma dei fatti. Teniamo separate le responsabilità dalla ricostruzione: Autostrade, come impone la concessione, ci mette i soldi ma non si oppone che la ricostruzione del ponte sia affidata a Fincantieri sul progetto di Piano”.

Con riferimento alla Commissione del Mit e al ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli che lo attacca per non aver ancora soddisfatto le richieste delle famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni ha replicato: “Duecento famiglie sono già state sistemate in alloggi e il completamento avverrà nei prossimi giorni. Il ministro credo abbia ben altro di cui occuparsi….”. La conclusione brusca di Toti allude  alle dimissioni dell’ingegner Bruno Santoro, annunciate dal ministero delle Infrastrutture, dalla Commissione ispettiva del Mit che opera per individuare le cause del crollo del Ponte Morandi. Santoro, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui fatti del “Morandi”, è stato il terzo componente che lascia la commissione ispettiva aggiungendosi alle dimissioni di fine agosto di altri due indagati: il professore Antonio Brencich e il presidente Roberto Ferrazza, provveditore alle opere pubbliche per il Piemonte, Liguria e Val d’Aosta, tutte persone nominate dall’attuale governo Conte.

Salvatore Rondello

La Rai e il governo del cambiamento

RAI-Riforma

“Merito” e “capacità”. Tante promesse contro la lottizzazione Rai e delle aziende pubbliche. Lega e M5S da metà giugno si sono scontrati, prima sotto traccia e poi apertamente, declamando contro la lottizzazione ma trattando sulla divisione delle poltrone. Ma alla fine è andata in porto la spartizione. La prima palla ad andare in buca è stata la guida della Cassa depositi e prestiti: Fabrizio Palermo, gradito a Luigi Di Maio, è stato insediato dal governo M5S-Lega come amministratore delegato della “cassaforte” nella quale sono custodite le azioni delle più importanti aziende pubbliche (Eni, Enel, Poste, Telecom, Fincantieri, Terna, Saipem e Italgas).

Poi è arrivato l’accordo sulla lottizzazione Rai: Fabrizio Salini, apprezzato dai cinquestelle, amministratore delegato (la figura è prevista al posto del direttore generale dalla legge di riforma fatta approvare dal governo Renzi nel 2015), Marcello Foa, sostenuto dai leghisti, presidente. Contatti, riunioni informali, vertici di maggioranza e Consigli dei ministri; la strada della divisione delle nomine è stata faticosa è tortuosa. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha illustrato al ‘Fatto Quotidiano’ il suo metodo per uscirne indenne: «Il ministro competente fa le proposte, io ne parlo con i due vicepremier, poi le decidiamo insieme. Se non c’è accordo sulla persona più competente, rinviamo per trovarne una migliore».

E così è andata, ma certamente non è stata cancellata la tanto demonizzata lottizzazione Rai in nome della “candidatura migliore”. Di Maio, dopo il Consiglio dei ministri del 27 luglio ha difeso le scelte assunte dal “governo del cambiamento” sulle nomine: «Abbiamo appena nominato i vertici della Rai. Oggi inizia una nuova rivoluzione culturale con i due nomi, Marcello Foa presidente e Fabrizio Salini Ad». Il capo del M5S, vice presidente del Consiglio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, ha usato parole forti e offensive: queste nomine «il presidente del consiglio e il Cdm hanno ritenuto all’altezza di questa grande sfida per liberarci dei raccomandati e dei parassiti».

Niente male. Matteo Salvini è stato più pacato. Il segretario della Lega, vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, ha messo da parte le critiche del passato: «Sono molto soddisfatto, ci sarà spazio per tutte le voci, finalmente. Siamo solo all’inizio».

Strano. Roberto Fico, presidente cinquestelle della Camera, aveva detto basta alle lottizzazioni e aveva messo i partiti fuori della porta: «Deve finire l’era delle appartenenze politiche, dell’influenza del governo sui giornalisti Rai e viceversa. Deve cambiare tutto».

Invece di “cambiare tutto” sono cambiati solo gli autori della spartizione: adesso è stata varata la lottizzazione gialloverde, quella del “governo del cambiamento”. Ma non è detto che la spartizione della Rai decisa dal governo Conte-Di Maio-Salvini vada in porto. Il problema è “il presidente di garanzia”. La legge stabilisce che il presidente dell’azienda radiotelevisiva pubblica sia eletto dalla commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai con una maggioranza qualificata dei due terzi dei voti: M5S e Lega non raggiungono questa soglia e sperano nel soccorso essenziale di Forza Italia per evitare un flop, ma non è per niente scontato il sì dei forzisti. Silvio Berlusconi ha ritenuto le nomine avanzate «un pessimo segnale» perché assunte in maniera unilaterale da parte della maggioranza grilloleghista.

Il centro-sinistra ha sollecitato il presidente di Forza Italia ad evitare un “soccorso azzurro” ed ha annunciato una durissima opposizione. Maurizio Martina ha attaccato: «Va in onda la spartizione tra la Lega e Cinque Stelle». Il segretario del Pd ha ricordato la necessità dei due terzi dei voti per eleggere “il presidente di garanzia” voluto invece solo dai cinquestelle e dai leghisti che «per le poltrone calpestano anche le regole». Insorgono anche i sindacati dei giornalisti. Vittorio Di Trapani (Usigrai), Raffaele Lorusso e Beppe Giulietti (Fnsi) con una lettera aperta ai 7 consiglieri di amministrazione Rai hanno contestato l’indicazione da parte del governo del presidente di viale Mazzini perché «si configura come una palese violazione di legge».

La battaglia si deciderà mercoledì primo agosto. Quando si riunirà la commissione di Vigilanza si vedrà se e come passerà la spallata Salvini-Di Maio sul “presidente di garanzia”.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Operaio 19enne muore davanti al padre e al fratello

matteo smoilisDi lavoro si muore ancora. Stavolta è successo in un cantiere navale di Fincantieri, a Monfalcone (Gorizia). Un operaio di 19 anni, Matteo Smoilis, è rimasto schiacciato durante alcune operazioni di manovra. Un blocco di cemento di oltre 700 chili movimentato tramite una gru lo avrebbe travolto, provocandogli gravissime ferite, alla scena hanno assistito il padre e il fratello maggiore, che hanno cercato subito di intervenire. Il ragazzo era impiegato in una ditta di proprietà della famiglia che lavora in appalto nei cantieri del gruppo pubblico. Rianimato sul posto, dopo lunghe manovre da parte degli operatori sanitari, è stato successivamente trasportato in elicottero all’ospedale di Cattinara di Trieste, in gravissime condizioni ed è morto dopo poche ore dal ricovero.
L’incidente di oggi segue a un analogo infortunio mortale avvenuto ieri a Fagagna.
“Qualche giorno fa abbiamo mandato un messaggio ai responsabili della medicina del lavoro sulla situazione gravissima delle lavorazioni e sull’illegalità di appalto e subappalto. Ci hanno risposto che è tutto a posto, anche se sappiamo che non è così”, ha dichiarato Livio Menon, della Fiom Cgil di Gorizia. “Non possiamo ogni anno e mezzo scrivere di un morto in Fincantieri. È il quinto in dieci anni. È inaccettabile che si muoia ancora sul lavoro. Bisogna cominciare a fare una vertenza per garantire la legalità. Questo succede perché non c’è garanzia: ci sono oltre 400 ditte che operano all’interno del cantiere”, conclude Menon.
I sindacati metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil e le segreterie territoriali hanno proclamato uno sciopero immediato all’interno del cantiere di Monfalcone, mentre per domani è prevista un’assemblea all’ingresso dei cantieri per aprire una vertenza con il gruppo sulla gestione della sicurezza.
“Nella giornata di domani io e il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga incontreremo l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono”, ha dichiarato il sindaco di Monfalcone Annamaria Cisint. Un vertice in cui si discuterà della morte del giovane operaio e dell’organizzazione del lavoro all’interno del colosso della cantieristica navale.

Fincantieri, arriva l’accordo a 50 e 50 con Stx

Bruno-Le-MaireOggi a Lione, dopo mesi di trattativa, in occasione del 34° summit tra Francia e Italia, si dovrebbe arrivare finalmente ad un accordo equilibrato sul dossier Stx France – Fincantieri. A poche ore dal vertice sembrerebbe raggiunta  una soluzione di reciproco interesse  che garantisca sia l’investimento del gruppo italiano che i Cantieri di Saint Nazaire. Ad annunciarla dovrebbero essere il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e il premier italiano Paolo Gentiloni dopo settimane di dialoghi e di incontri tra le due parti. Da ultimo quello dell’11 settembre scorso tra il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire e il suo omologo italiano Pier Carlo Padoan e il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.
La soluzione individuata dovrebbe confermare una presa di partecipazione maggioritaria di Fincantieri in Stx France, ma offrire delle garanzie alla Francia. In particolare ci dovrebbero essere poteri rafforzati per i francesi nel board e garanzie circa le questioni strategiche. Il tema dell’estensione dell’accordo al navale militare dovrebbe essere rinviata a un secondo momento. Fonti vicine al dossier hanno spiegato: “Il dossier Stx France è complicato. La questione del navale militare è un dossier ancora più complicato e probabilmente prematuro”.
Ma un passo in quella direzione potrebbe essere comunque fatto. Secondo quanto ha riferito ieri il giornale economico francese “La Tribune”, il gruppo industriale francese Naval Group  (ex Dcns) che è uno dei principali costruttori navali europei e che opera nel setttore dei sistemi di difesa, potrebbe infatti entrare nel capitale sociale di Stx France. Il ben informato quotidiano economico francese ha scritto: “Naval Group ha ricevuto delle istruzioni dal suo Consiglio di amministrazione per entrare nel capitale di Stx France al fianco di Fincantieri e dello Stato francese. Il gruppo navale francese, presieduto da Hervé Guillou, ha ricevuto l’autorizzazione per  rilevare una quota fino al 15% di Stx France per circa 20 milioni di euro”.
Ancora da ‘La Tribune’ apprendiamo: “Gli accordi di Governance sarebbero già stati negoziati con Fincantieri e non dovrebbero cambiare. In particolare Naval Group dovrebbe disporre di un diritto di veto nel Cda di Stx France mentre Fincantieri non potrebbe impegnarsi in costruzioni militari con Stx France fatta eccezione per gli ordini realizzati dalla Francia o ordini per l’esportazioni che riguardano navi del tipo Mistral”.
Il presidente della Confindustria francese del dipartimento della Loira-Atlantique, Patrick Cheppe, in un convegno organizzato da Medef ha dichiarato: “Il tema della maggioranza nell’azionariato non è posto correttamente. Serve una visione che guardi ai mercati globali e alle prospettive del settore. L’importante è iniziare a lavorare insieme e fare un passo dopo l’altro”.
Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, intervenendo nello stesso convegno organizzato dall’Associazione degli industriali francesi dal titolo ‘La France avenir de l’Europe?’, ha affermato: “Dobbiamo salvaguardare politiche di medio termine che creano le precondizioni per far nascere e crescere campioni europei  nel campo industriale, e speriamo che l’affare  Stx France-Fincantieri  vada in questa direzione e che prevalga il buonsenso. In un mondo globalizzato, questioni come quella di Saint Nazaire esigono soluzioni europee,  perché dobbiamo avere campioni europei in grado di affrontare la concorrenza di grandi imprese globali e non piccole imprese nazionali che lottano tra loro per la sopravvivenza”. Poi Boccia ha aggiunto : “Non ci deve essere concorrenza tra Paesi europei, perchè abbiamo di fronte grandi Paesi come la Cina, l’India e gli Stati Uniti, che hanno messo al centro della loro politica la crescita e l’industria”.
Ieri, il Presidente Gentiloni, in un’intervista al quotidiano ‘Le Figaro’, ha ribadito la posizione italiana: “Ci sono le premesse per un accordo che tenga conto dei nostri interessi legittimi e al tempo stesso di quelli della Francia. Abbiamo l’ambizione, fondamentale dal punto di vista strategico di costruire un grande ‘player’ globale nel settore navale. L’accordo sui cantieri è una prospettiva a breve termine. Civile e militare, invece, potrebbe essere la via da seguire in prospettiva. Costruire  un grande polo, civile e militare  è una prospettiva che non si fa in un solo giorno. Lavoreremo dunque con impieghi del tempo diversi tra la questione specifica dei cantieri di Saint-Nazaire, sulla quale ci sono le condizioni per pervenire rapidamente ad una conclusione, e la questione di intese più generali che avrà bisogno di analisi più approfondite”.
Anche il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ieri si è dichiarato, ancora una volta, ottimista sul raggiungimento di una buona soluzione per Fincantieri-Stx France. Il ministro ha comunque sottolineato che le linee guida per l’accordo non possono essere messe in discussione, a partire dal fatto che Fincantieri abbia una quota di maggioranza in Stx France, pur comprendendo le preoccupazioni dei francesi per quello che riguarda il trasferimento di know how e il mantenimento dei posti di lavoro.
La crisi tra Parigi e Roma è scoppiata a fine luglio quando il Governo francese ha annunciato la nazionalizzazione temporanea di Stx France nonostante l’accordo raggiunto tra Fincantieri e il precedente governo in cui Emmanuel Macron era ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale durante la presidenza di Francois Hollande.
I lettori ricorderanno che Fincantieri ha rilevato la quota del 66% di Stx-France dalla società controllante sud coreana in fallimento.
In conclusione, Fincantieri cederebbe il 15% delle azioni acquistate dai sud coreani alla francese Naval Group, ma manterrebbe il controllo del nuovo gruppo anche se con qualche paletto imposto.

Confindustria al governo: niente errori sulla manovra

ConfindustriaAl Forum dell’ANSA, il Presidente della Confindustria Vincenzo Boccia, rispondendo alle domande dei giornalisti, ammonisce il Governo: “La Manovra? Non sono consentiti errori. Sulla legge di bilancio non abbiamo grandi aspettative, i margini non sono ampi”.  Boccia ha anche auspicato che in vista delle prossime elezioni si evitino solo questioni tattiche: “Dagli errori elettorali si rischiano tre passi indietro”.

Il Presidente di Confindustria ha anche sostenuto: “Le scelte dovranno essere selettive, individuando dove mettere le risorse e favorendo la crescita per contrastare diseguaglianza e povertà. In vista della manovra, e nel confronto con il Governo, bisogna distinguere una questione di legge di bilancio da un piano di legislatura”. Per Boccia : “Bisogna evitare aspettative sulla legge di bilancio per questioni che sono di un piano di legislatura, quindi non immediate ma obiettivi a medio termine”.

Il Presidente di Confindustria ha aggiunto: “In vista della legge di bilancio, le aspettative non sono alte ma si può lavorare, si può lavorare sui giovani”. Confindustria ha quindi indicato le priorità degli industriali nel confronto con il Governo: “Si può poi lavorare su alcuni elementi che abbiamo sottovalutato nel Paese, come i molti investimenti pubblici che non si riescono a fare. E c’è il tema delle politiche per il lavoro e quello di una maggiore detassazione dei premi di produzione per le aziende. Ci sono priorità immediate ma non c’è una parentesi che si chiude con la legge di bilancio, poi bisogna lavorare alla questione infrastrutturale ed ad altre priorità del Paese”.

Boccia, con riferimento al clima tra industriali e Governo, ha detto:  “Ci sono anche posizioni diverse ma è di grande rispetto. I risultati raggiunti dipendono da una capacita di reazione delle imprese ma anche dalle scelte di politica economica di questo Governo. Dobbiamo avere l’onesta intellettuale di dirlo”.

Boccia, poi, ha parlato del tema  Fincantieri e Stx: “L’idea di fondo dovrebbe essere quella di un  grande campione europeo in un momento in cui l’Europa si deve occupare di più della sua difesa”. In proposito, Boccia ha sottolineato: “Quella che deve ispirare i rapporti tra le due società e i due Paesi è un’idea strategica che riguarda l’Europa, non l’Italia. Mi sono permesso, invitato dai colleghi francesi per una giornata di incontro e di lavoro, di chiarire la posizione nostra italiana, affermando con una battuta che al titolo della giornata ‘croissance et confiance’ (crescita e fiducia) mancava una terza ‘c’, quella di coerenza. Confidiamo che questa coerenza possa avvenire con l’adozione di un quadro regolamentare Ue”.

Poi rispondendo alla domanda su un possibile  rientro di Fca nell’associazione, dopo l’uscita nel 2012, ha detto: “Marchionne direbbe che non è nelle sue priorità. Valuterà la Fiat. Lo lasciamo laicamente alle loro scelte. L’importante è che noi riusciamo a rappresentare i nostri associati. Il rapporto con Marchionne ed Elkann è ottimo, di grande comunanza anche sulla visione di politica economica”.
Con riferimento alla crescita economica, Boccia ha espresso ottimismo sulle attese di una revisione al rialzo delle stime sul Pil da parte degli economisti di via dell’Astronomia, dicendo: “Penso di sì. L’aspettativa è sì. Ma la previsione la vediamo domani. Il Centro studi di Confindustria presenterà, appunto, domani il suo nuovo rapporto sugli scenari economici”.

In vista delle prossime elezioni ha messo in guardia: “Attenzione. Errori nella legge di bilancio o nella fase elettorale o post elezioni rischiano di farci fare non un passo indietro, ma tre passi indietro, mentre gli altri vanno avanti. Si evitino solo questioni tattiche dei partiti e si entri nel merito dei programmi e della politica economica che non sia concentrata solo sulla domanda ma soprattutto sulla produzione”.
Concludendo, il Presidente della Confindustria ha avvertito: “Di fronte a segnali positivi sul fronte della crescita ma con una ripresa ancora non strutturale, non possiamo consentirci errori, né errori nella legge di bilancio, né per le scelte a medio termine in un piano di legislatura. In questa fase significherebbe fare non uno ma tre passi indietro, ed una volta persi pezzi di industria non è facile recuperare.

Salvatore Rondello

Italia Francia. Continua il braccio di ferro

calendaDopo la vicenda su Stx-Fincantieri non ancora conclusa ma per la quale il Ministro Calenda manifesta ottimismo per sviluppi positivi, il governo ha avviato un’istruttoria su Tim in relazione alla golden power. In pratica il governo si è attivato per verificare il ruolo di direzione e controllo dichiarato dai francesi di Vivendi sul gruppo delle telecomunicazioni  che possiede la rete di accesso telefonica. Il faro è dunque puntato su questo asset, ritenuto strategico per il Paese.

La questione è già iniziata qualche giorno fa. Il 31 luglio scorso, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha ricevuto una nota nella quale il Ministro dello Sviluppo Economico ha sollecitato una pronta istruttoria da parte del gruppo di coordinamento all’interno della Presidenza del Consiglio (di cui al DPR n. 35 del 19 febbraio 2014 e del DPR n. 86 del 25 marzo 2014), al fine di valutare la sussistenza di obblighi di notifica e, più in generale, l’applicazione del decreto sul golden power, in relazione al comunicato stampa del 28 luglio scorso di Tim spa. Il 27 luglio il board di Tim aveva preso atto dell’inizio dell’attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendi SA. Questo è il passo in tema di corporate governance indicato dal governo italiano nel dare notizia dell’avvio dell’istruttoria.

La norma di riferimento è il decreto legge n. 21 del 15 marzo 2012 (‘golden power’) che conferisce all’esecutivo poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni.

Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha precisato:  “’Facciamo quello che il governo deve fare: applicare le regole che esistono. A palazzo Chigi abbiamo chiesto di verificare se c’è l’obbligo di notifica sull’attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendì”. Poi, ai giornalisti che gli chiedono se l’obiettivo è quello di arrivare a una sanzione ha risposto: “Vediamo cosa dice il comitato e da lì valutiamo”. Infine ha assicurato: “Questa cosa non ha nulla a che fare con la questione Fincantieri”.

Sull’assetto societario dell’operatore è intervenuto anche il presidente Consob, Giuseppe Vegas: “C’erano delle cose da capire: siamo andati in ispezione. Potrà anche essere una coincidenza, ma il fatto che abbiano dichiarato la direzione e il coordinamento di Vivendi su Telecom mi fa pensare che, forse, senza la nostra ispezione, non lo avrebbero fatto. Hanno detto che la valutazione sull’eventuale consolidamento del debito riguarda la Consob francese. Ma se la direzione e il coordinamento c’erano anche prima, allora si pone un problema di trasparenza che riguarda anche noi. Vedremo”. Lo ha dichiarato in un’intervista pubblicata ieri dalla Stampa, riferendosi all’inchiesta aperta sulla natura del controllo esercitato dal socio francese che detiene il 24,9% del capitale di Tim. Vegas annuncia così approfondimenti sulla gestione di Telecom, dal momento che, potrebbe porsi un problema di trasparenza di competenza della vigilanza italiana.

Con riferimento al comunicato stampa del 27 luglio u.s. di Tim SpA, Palazzo Chigi ricorda: “Nel comunicato in questione erano state rese note, inter alia, alcune tematiche di corporate governance affrontate dal Consiglio di amministrazione di Tim e, in particolare, la presa d’atto dell’inizio dell’attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendi Sa”.

A chiedere ieri di valutare di intraprendere questa iniziativa era stata ieri un’interpellanza al ministro del Mise del deputato e presidente Pd Matteo Orfini che chiedeva al Governo quali iniziative avesse preso o volesse intraprendere per evitare eventuali minacce di grave pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti e alla continuità degli approvvigionamenti, citando una parte del testo dell’articolo 2 della norma sul golden power.

Il decreto legge 21 del 15 marzo 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 56 dell’11 maggio 2012, quando era in carica il Governo Monti, contiene norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché per le attività di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni. La legge, ridisegna i poteri speciali dello Stato in caso di difesa da scalate ostili nei settori della difesa e della sicurezza nazionale e in quelli di rilevanza strategica come l’energia, i trasporti e le comunicazioni. Nel passaggio a Montecitorio del decreto legge il veto fu esteso anche ai servizi pubblici essenziali. Inoltre, e fu la novità fondamentale, la nuova golden share non è più legata alla partecipazione diretta di capitale pubblico nell’azionariato ma ai settori di attività delle società.

Nell’articolo 2 del provvedimento denominato “Poteri speciali inerenti agli attivi strategici nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni” si dispone che “qualsiasi delibera, atto o operazione, adottata da una società che detiene uno o più degli attivi individuati, che abbia per effetto modifiche della titolarità, del controllo o della disponibilità degli attivi medesimi o il cambiamento della loro destinazione” debba essere “entro dieci giorni, e comunque prima che ne sia data attuazione”, notificata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dalla società stessa. “Sono notificati nei medesimi termini le delibere dell’assemblea o degli organi di amministrazione – recita la norma – concernenti il trasferimento di società controllate che detengono i predetti attivi”.

Da ambienti finanziari interpellati si apprende però che la dichiarazione di Direzione e Coordinamento di Vivendi SA è un atto societario da cui non deriverebbe una modifica della titolarità del controllo o della disponibilità di asset in quanto nessun trasferimento degli stessi è stato trasferito rimanendo nella piena disponibilità di Telecom Italia. Pertanto non si paleserebbe l’obbligo di procedere alla notifica alla Presidenza del Consiglio. Quanto al secondo tema, quello dell’esercizio della golden power non si verifcherebbero alcuna situazione eccezionale e alcun grave pregiudizio alla sicurezza ed al funzionamento delle reti, condizioni previste dalla normativa per applicare le prerogative di veto derivanti dalla disciplina della golden power.

Pier Luigi Bersani (Mpd) ha commentato: “Il governo usi tutti gli strumenti che ha: non è questione di ritorsioni, non c’entra niente con Fincantieri, ma con le normali regole del gioco.  Si ha il diritto di conoscere cosa diavolo Vivendi intende fare di questa azienda. Io non ho capito cosa Vivendi voglia fare di Telecom: se ci dice pacatamente che ha controllo e coordinamento dell’azienda, ci dice una cosa piuttosto seria, il governo fa bene a guardarci perché siamo di fronte a un’impresa strategica, quella che nettamente investe di più in Italia e abbiamo il diritto di sapere chi detiene il controllo cosa voglia fare”.

I parlamentari del Movimento5Stelle in Commissione Telecomunicazioni hanno commentato: “Il governo Gentiloni è protagonista di una vera sceneggiata di quart’ordine, oggi si sveglia e decide di attivare la golden power su Tim, è una decisione tardiva presa solamente per far finta di mostrare i muscoli alla Francia. Il governo non può svegliarsi ora per una timida ripicca: Vivendi ha la maggioranza delle azioni dal 2014. La verità è che dopo aver smontato il patrimonio infrastrutturale del Paese questi partiti cercano di salvare la faccia. Purtroppo solo solamente azioni dimostrative del tutto inutili”.

Stefano Fassina di Sinistra Italiana ha sottolineato: “Nessuna ritorsione, nessuna discriminazione in base alla nazionalità. Ma sulla rete di Telecom in mano a Vivendi chiediamo al governo di aprire la strada per riportare sotto il controllo dello Stato, tramite Cdp, un asset decisivo sul piano tecnologico e della sicurezza nazionale”.

Ancora una volta , come per Fincantieri-Stx, la versione fornita dai francesi non è convincente. Intanto, Amos Genish  è il nuovo direttore operativo di Tim, dove sovrintenderà alle Operations della società. Ad annunciarlo in una nota è il presidente esecutivo di Tim, Arnaud de Puyfontaine. Con il nuovo incarico Genish si trasferirà a Roma da Londra, dove era a capo delle strategie di convergenza tra contenuti, piattaforme e distribuzione di Vivendi. Ha lasciato l’incarico di Amministratore Delegato Flavio Cattaneo.

Nel comunicato di Ardaud de Puyfontaine si legge: “Genish ha sviluppato una profonda esperienza nel campo delle telecomunicazioni e della tecnologia sia negli Stati Uniti sia in Brasile, dove ha fondato  Gvt rendendola in pochi anni il principale operatore brasiliano nel campo della banda ultralarga. In precedenza era stato Ceo di Telefonica Brasile / Vivo, il principale operatore integrato di telecomunicazioni del Paese con oltre 90 milioni di clienti. Amos è un affermato manager nel settore delle telecomunicazioni dove ha contribuito alla creazione di valore, con una comprovata esperienza in diversi contesti internazionali. Sono certo che saprà adattarsi rapidamente al contesto italiano, come aveva fatto in Brasile”.

In realtà le questioni Vivendi-Tim e Fincantieri-Stx sono soltanto le punte di iceberg di una situazione molto più complessa e vasta tra Italia e Francia. In questi giorni di derby tra Roma e Parigi, dalla Fincantieri a Telecom, arriva un giudizio indipendente che fa pendere la bilancia economica decisamente in favore dell’Italia. Non è un parere qualsiasi: lo ha sottoscritto Franklin Templeton, uno dei più grandi gestori di risparmio al mondo con oltre 720 miliardi di dollari gestiti con uffici in oltre 30 paesi al mondo, nonché una delle voci tra le più ascoltate dalla comunità finanziaria internazionale affermando: “L’Italia è molto meglio della Francia”.

Con questa frase Franklin Templeton ha invitato a investire di più sull’Italia e meno sulla Francia. Nel loro ultimo rapporto dedicato al mercato obbligazionario in Europa, il giudizio firmato da David Zhan, responsabile  degli investimenti a reddito fisso, è molto netto. A cominciare dal titolo: “Perché vediamo valore in Italia”. Secondo Franklin Templeton, l’Italia non rappresenta più un potenziale pericolo in campo politico e sta mostrando un deciso miglioramento dei fondamentali economici. A differenza della Francia, dove l’effetto Macron sembra già svanito. Inoltre, il gestore appare preoccupato dell’aumento del debito pubblico di Parigi che l’allontana sempre di più dal modello tedesco.

Partiamo dalla politica. Sono state soprattutto le incertezze sulla governabilità dell’Italia, unite ai problemi economici, a spaventare gli investitori negli anni passati. A favore di altri paesi europei considerati più solidi come la Francia. Ma se si guarda un prodotto come il “Franklin European Total Return Fund”, si scopre che la quota di investimento sui titoli di stato italiani è molto più alta rispetto a quelli emessi da Parigi. Per David Zhan : “L’incertezza politica permane ma non siamo così preoccupati dall’avanzare del partito populista Movimento 5 Stelle”. Da cosa deriva questa certezza? dallo stop subito dal partito guidato da Beppe Grillo alle ultime amministrative e dal fatto che la Costituzione italiana impedisce a un partito di indire un referendum su un trattato internazionale. In altre parole, sarebbe scongiurata la possibilità dell’uscita dalla Ue. E se anche i Cinquestelle andassero al governo (“non è inverosimile”) si troverebbero “a sfide simili a quelle di Renzi nel portare avanti le riforme”.

Ancora meglio il giudizio sulla situazione economica dell’Italia. La crescita? “Dovrebbe accelerare e potremmo vedere il rapporto debito-Pil dell’Italia stabilizzarsi quest’anno piuttosto che continuare a crescere”. L’emergenza banche? Qualche istituto “necessita di ristrutturazioni e di ricapitalizzazioni, ma si tratta principalmente di banche più piccole perché quelle grandi sono in buona salute e molte operazioni di ristrutturazione sono già in corso”. Inoltre, secondo il report “è improbabile che la Bce innalzi presto i tassi e qualunque stop agli acquisti sarà comunque graduale e quindi non vediamo uno scenario disastroso per l’Italia”.

Diverso nel report di Franklin Templeton il discorso per la Francia: “Il rapporto debito/Pil sta salendo più velocemente rispetto all’Italia e la disoccupazione rimane elevata”. Poi arriva una severa bocciatura che colpisce direttamente il neo presidente: “Riteniamo che il mercato sia eccessivamente ottimista nel prezzare la capacità di Macron di condurre le riforme. La sua capacità di costruire una nuova maggioranza è sicuramente un segnale positivo, ma il suo partito è formato da esponenti sia di destra che di sinistra, per cui potrebbe dover affrontare alcuni problemi dovendo considerare entrambe le correnti del suo governo”.

Oltre al report del Franklin Templeton, va ricordato che la bilancia commerciale tra Italia e Francia segna un attivo per l’Italia ormai da diversi anni. Probabilmente, questa realtà spinge il capitalismo francese ad investire in Italia per realizzare i profitti che non riesce più ad ottenere in Francia.

La difesa degli interessi italiani forse bisognava già esercitarla molto tempo prima, ma non è mai troppo tardi. Le prese di posizione per chiedere il rispetto della dignità e delle regole sono un atto dovuto.

In questa vicenda Italia-Francia, è preoccupante il silenzio assordante dell’Europa che non interviene per far rispettare le regole comunitarie sottoscritte dai Paesi aderenti.

La crisi in atto tra Italia e Francia fa emergere la crisi in cui versa la stessa Europa. Una crisi superabile soltanto dalla volontà di costituire al più presto una confederazione od una federazione di stati.

Salvatore Rondello

Stx-Fincantieri, incontro senza intesa

padoanL’incontro di ieri pomeriggio presso il Ministero dell’Economia si è concluso senza intesa tra Italia e Francia sulla questione Fincantieri-Stx.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al termine dell’incontro con la controparte francese, Bruno Le Maire, ha spiegato la posizione del governo italiano: “Nel colloquio con Le Maire abbiamo constatato che tra Italia e Francia permangono ancora differenze non sanate nel senso che non è possibile accettare una ripartizione al 50%. Questa posizione rimane e su questo rimarremo fermi”.

In una nota congiunta del governo italiano e di quello francese viene riferito: “E’ stato stabilito che ci sarà tempo di qui fino al 27 settembre, in occasione del vertice Italia-Francia, per valutare la possibilità di colmare le differenze. La quota di Fincantieri in Stx France verrà definita in linea con il suo ruolo industriale di guida, entro tale data. E in questo periodo il governo francese si impegna a non aprire il capitale di STX France ad altri soggetti e a considerare Fincantieri l’opzione preferita per il futuro della società. Francia e Italia esprimono la loro volontà di facilitare la creazione di una industria navale europea più efficiente e competitiva. Condividono l’obiettivo di avanzare verso una forte alleanza tra i due paesi sia in campo civile che militare”.

Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda ha sottolineato: “Perché si possa dar vita a un grande gruppo occorre fiducia reciproca e la premessa della fiducia reciproca è che si raggiunga su Stx una conclusione che rispetti nella sostanza gli accordi presi con il governo francese. Certamente le posizioni sono ancora distanti”. A chi chiedeva se i ministri fossero rimasti delusi dall’incontro Calenda ha risposto: “Francamente non ci aspettavamo nulla di diverso”.

Al termine dell’incontro, il ministro dell’Economia francese Le Maire ha assicurato: “Abbiamo un’opinione diversa su Stx ma troveremo una soluzione adeguata. Sono molto contento di essere oggi a Roma con i ministri Padoan e Calenda e sono convinto che dobbiamo rafforzare la collaborazione tra Italia e Francia. Siamo due grandi Paesi, siamo fratelli. Abbiamo perfetta coscienza in Francia dell’emozione che può suscitare la decisione assunta dal governo francese su Stx. Voglio dire ai miei amici italiani che è una decisione temporanea. L’intenzione del governo francese è quella di costruire con l’Italia una grande compagnia europea navale civile e militare e abbiamo deciso di lavorare insieme a questa cooperazione tra Francia e Italia”.

Al vertice Italia-Francia parteciperanno anche Gentiloni e Macron. Oggi, in aula parlamentare, alle 15,30, come già previsto, il ministro Calenda riferirà sull’incontro di ieri e si conosceranno le posizioni dei gruppi sulla vicenda Fincantieri-Stx.

La partita resta ancora aperta. Bisognerà seguire con attenzione gli sviluppi futuri sulla vicenda.

Salvatore Rondello

Fincantieri: governo conferma linea fermezza

Fincantieri-di-MonfalconeNessun passo indietro. Il governo italiano conferma la linea della fermezza alla vigilia di quello che si preannuncia un difficile confronto con il governo francese sui cantieri navali della Stx che Parigi ha deciso di nazionalizzare sottraendo a Fincantieri il controllo. “Condivido quanto hanno detto i ministri Calenda e Padoan: l’Italia non farà un passo indietro”, ribadisce il ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Domani il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il collega dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, terranno il punto con il ministro dell’Economia Francese, Bruno Le Maire, che arriverà a Roma con una nuova proposta. Il governo italiano ha respinto nei giorni scorsi l’offerta di Emmanuel Macron di limitare al 50% la quota di Fincantieri in Stx, che avrebbe invece dovuto rilevare il 66,6% in mano ai sudcoreani.

Parigi, che ha stracciato il precedente accordo raggiunto tra l’Italia e il governo Hollande, per uscire dall’empasse, si dice ora pronta ad allargare i termini dell’accordo al settore militare, con il coinvolgimento di altre imprese, come Leonardo. Un’apertura a cui si guarda con interesse ma che potrebbe non cambiare i termini della questione. “Il dialogo con la Francia era già avviato: sarebbe importante – sottolinea ancora Pinotti – raggiungere un accordo che comprenda sia la parte civile che quella militare. Mi auguro che nell’incontro tra i ministri possano essere fatti passi avanti e che non sia una strada chiusa”. D’altronde la cooperazione tra Parigi e Roma in ambito militare va già avanti da tempo. “Abbiamo avuto lunghe collaborazioni con la Francia – ha ricordato Angelo Fusco, Direttore Divisione Navi Militari di Fincantieri – siamo già al secondo programma congiunto, prima con le fregate Orizzonte e poi con le Fremm.

La sintonia, sia dal punto di vista produttivo che operativo con i francesi c’è sempre stata e i programmi hanno funzionato benissimo. Sui programmi, la cooperazione in passato ha funzionato bene. Potrebbero esserci ulteriori opportunità”. Intanto i francesi provano a trovare una via di uscita ‘nazionale’. Prima di volare a Roma, Le Maire vedrà il presidente della Regione Pays de la Loire, Bruno Retailleau, e una delegazione di imprese locali che si dicono pronte a entrare nel capitale dei cantieri navali Stx France di Saint-Nazaire. La riunione si terra’ domani mattina a Bercy e, secondo Retailleau, “deve permettere di studiare le condizioni della partecipazione delle imprese regionali al tavolo di Stx”. Le aziende interessate sono una ventina, tra cui due committenti di Stx e la loro presenza, ha detto il presidente della Loira, “fornirà una seria garanzia che occupazione e interessi locali saranno difesi e preservati”.

Redazione Avanti!