Wind Music Awards: ‘besitos’, tanti premi e nuove ‘categorie’

conti-e-incontradaNuova edizione dei “Wind Music Awards”, condotta sempre insieme da Vanessa Incontrada e Carlo Conti; all’insegna della tradizione, nella forma consona. Dai “besitos” della Incontrada ai bacetti sulle labbra scambiatisi a fine puntata dai due presentatori. Se gli ascolti sono stati un po’ in calo, intorno al 18% di share (18,1%) e con una percentuale di spettatori inferiore ai 4 milioni di spettatori (pari circa a 3.752.000 spettatori), non sono diminuiti invece i premi assegnati. Nella prima puntata incetta ha fatto Claudio Baglioni (anche per il suo Sanremo condotto quest’anno) in particolare, con quasi una decina di premi ricevuti; nella seconda gli ha fatto eco in particolare Coez. Poi, nella serata d’esordio, c’è stata Laura Pausini che ha presentato il nuovo singolo. Ma a tutti quanti gli ospiti sono stati assegnati molti più riconoscimenti degli anni passati. Quello che è buono, dall’altro lato, è che sono stati forniti anche per categorie nuove: innanzitutto a veterane come Fiorella Mannoia, ma pure per la sua veste di produttrice, non solo per la sua musica; il premio le è venuto da parte dell’Associazione fonografici: “non solo come artista raffinata e di grande successo, ma anche nella sua veste di produttrice indipendente”. Del resto anche il singolo che ha cantato, “I miei passi”, è un pezzo dal sound insolitamente pseudo-elettronico. Oppure quello ad Enrico Brignano per il suo spettacolo teatrale, ribadendo e sottolineando l’importanza di una tale forma di arte, il teatro appunto, esempio di massima levatura di cultura; il comico ha ricevuto lo speciale premio “Biglietto d’oro” per la stagione teatrale 2017/2018, che ha raccolto addirittura 161.853 spettatori al suo spettacolo “Enricomincio da me”. Inoltre da rilevare l’attenzione ai giovani, come Federica Carta (premiata per il suo album), che si è esibita prima con Shade in “Irraggiungibile” e poi con la band dei La Rua (di “Amici”, composta da: Daniele Incicco, William D’Angelo, Davide Fioravanti, Nacor Fischetti, Alessandro “Charlie” Mariani e Matteo Grandoni) in “Sull’orlo di una crisi d’amore”: la canzone unisce folk e rock e la voce di Federica le si adatta benissimo – ha spiegato Daniele -. Il brano, con l’altro singolo “Molto più di un film”, anticipa il secondo album della cantante romana arrivata terza al talent di Maria de Filippi lo scorso anno (a cui partecipò lo stesso gruppo de La Rua); inoltre c’è stata anche l’uscita di un libro (“Mai così felice”) dal titolo quanto mai indicativo dello stato attuale che sta vivendo e un ruolo come conduttrice del programma di Rai Gulp “Top Music”; oltre all’essere impegnata nella colonna sonora della nuova serie di Disney Channel “Penny On M.A.R.S.” (in onda dallo scorso 7 maggio alle ore 20.10). Tuttavia questa edizione ha regalato anche attenzione ad artisti stranieri, come quello internazionale rumeno: Mihail, con il suo splendido singolo “Who you are”.

Inoltre particolarmente importanti, tra i premi assegnati (come quello Fimi a Baglioni o della Siae), quello per il live a Coez e l’altro – sempre all’artista romano – (oltre ai WMA per “Le Luci della città”, per “Faccio un casino”, per il singolo “La musica non c’è”), ancor più inedito: il premio dei Produttori Musicali Indipendenti italiani (PMI); con la seguente motivazione: “per la ricerca e lo sviluppo delle nuove tendenze musicali italiani”. Il premio per il live, inoltre, va a pochi e a riceverlo è stata una cantante del calibro di Elisa. Due momenti hanno poi colpito. Quando per la premiazione dei TheGiornalisti, per il live, dopo che si sono esibiti in “Completamente” e in “Riccione”, hanno fatto salire Giorgia, una bambina loro fan che ha cantato interamente tutte le loro canzoni. Dopo, sicuramente, la performance di Ermal Meta in “Dall’alba al tramonto” ha molto convinto il pubblico. Da sottolineare il premio del WMA per il singolo “La Cintura”, che ha ottenuto niente di meno che il platino digitale, ad Alvaro Soler. E quello a Fabri Fibra: il premio Earone per il maggior numero dei passaggi in radio. Se la pioggia ha “danneggiato” la prima serata, la seconda è stata “rovinata” dal blackout che ha colpito l’intera Rai.

Il successo di tali artisti e di simili brani ci fa venire in mente che i Wind Music Awards sono sempre più il nuovo “Music Summer Festival”, tanto che potremmo coniare il neo nome di Wind Music Summer Awards e che tra due settimane, ovvero martedì 26 giugno, ci sarà un altro appuntamento chiamato Wind Music Awards-Summer condotto da Federico Russo e Marica Pellegrinelli; i due sono stati ospiti della seconda e ultima puntata dei Wind Music Awards, condotta da Vanessa Incontrada e Carlo Conti. Proprio il presentatore, infatti, sarà impegnato martedì prossimo (19 giugno) con “Con il cuore-nel nome di Francesco”, come ogni anno in diretta direttamente da Assisi. Infine si è trovato spazio anche per fornire uno sguardo sulla musica a tutto tondo, ricordando più volte l’altro importante appuntamento (già preannunciato da un anno a questa parte) con: “Pino è”, omaggio a Pino Daniele; tanto che si è concluso con la canzone (in cui si è esibito Biagio Antonacci) “Napule è”: perché Pino è Napoli e Napoli è colori di emozioni. Infatti, non a caso, molti sono stati gli artisti che gli hanno voluto rendere un tributo tra cui c’era anche Ornella Vanoni, che ha detto che una parola che associa al grande artista scomparso è proprio “emozioni”: quelle che ha sempre regalato al pubblico. Alcuni rapper come J-Ax e Clementino lo hanno voluto ringraziare perché ha regalato loro l’ultima canzone che abbia scritto prima di scomparire. Il primo ha, poi, associato la sua musica alla poesia, non solo per la melodiosità che la contraddistingue, ma perché la musica come la poesia è eterna: “Muore il poeta, ma non la sua poesia perché essa è eterna come la vita”, immortale pertanto. Elisa ha inoltre voluto raccontare un aneddoto: adorava (come lei, nello stesso posto anni dopo) sedersi su una panchina in un giardino che un giardiniere sistemava tutte le mattine e guardare nel vuoto all’orizzonte senza parlare, muto perché amava il valore e l’importanza del silenzio, il suo ‘rumore’, la sua valenza così come il peso delle pause tra una parola e un’altra, pregno di significato e in grado di fornire valore aggiunto, maggiore senso alle cose e alle parole stesse. Altri artisti, più giovani, hanno voluto riportare l’emozione di esibirsi al suo fianco, rimarcando la sua enorme e profonda umanità, in grado di mettere tutti subito a suo agio con una risata e un sorriso di solidarietà; la sua voglia di collaborare con più artisti possibili e contaminare il genere musicale delle sue canzoni e della sua produzione artistica. Tra i nomi che vi hanno preso parte: Claudio Baglioni, Giorgia, Emma, Alessandra Amoroso, Il Volo, oltre ai già citati Biagio Antonacci, Ornella Vanoni, J-Ax e Clementino, per citarne solo alcuni e i principali suoi “amici” più stretti e confidenziali. Non sono mancati, infatti, anche reperti d’epoca, filmati che riproducevano sue antiche esibizioni oppure interviste o curiosità più inedite. Molte curiosità sono state svelate in una piazza gremita dove non tutti i fan, purtroppo, sono riusciti ad entrare.

WMA (Live): gossip e scoop, non solo musica.
Le news più cool

wind-music-award-arena-2016S-coop è cool; una rima quasi perfetta. Questo è accaduto all’ultima edizione dei Wind Music Awards. Infatti l’espressione che meglio potrebbe caratterizzarla è: “ma questo è uno scoop!”. A pronunciarla Vanessa Incontrada, che da tempo (come quest’anno) li presenta al fianco di Carlo Conti. Se la coppia di conduttori è una conferma, sono molte invece le novità sensazionali, anche esclusive, date in anteprima durante la trasmissione. Per il programma la prima di esse è costituita dai nuovi premi istituiti dei Wind Music Awards Live per la maggiore presenza di spettatori ai concerti. Poi il fatto che la manifestazione non è finita dopo le due serate conclusive del 5 e 6 giugno scorsi: ce ne sarà una terza infatti; solamente che, altro cambiamento, ci saranno altri due presentatori alla guida: l’appuntamento è per il 23 giugno prossimo con Giorgia Surina e Federico Russo, protagonisti in chiusura della seconda puntata dell’ufficiale passaggio di testimone. Come nelle migliori staffette. Per una maratona musicale per la serie, dunque, ‘non c’è due senza tre’; per la prima volta nella storia dei Wind Music Awards. Ma non solo musica e riconoscimenti in questa edizione speciale dei WMA, poiché le anticipazioni non sono mancate. Ma partiamo dai premi più tradizionali e di maggiore prestigio, che non si possono non elencare. Artista internazionale dell’anno è stato decretato Luis Fonsi per la sua ‘Despasito’; per la gioia di Vanessa Incontrada, che si è concessa qualche lezione di spagnolo: la parola che dà il titolo al tormentone dell’artista significa ‘lentamente’; ma altri ospiti internazionali da citare sono stati Clean Bandit (con la sua “Symphony”), Ofenbach (con “Be mine”), Lenny (con “Hello”), Charlie Puth (con “Attention”) e Imagine Dragons (con “Thunder”), Rockabye.
Ed a proposito di star internazionali, non potevano non essere premiati cantanti come Eros Ramazzotti (30 anni di carriera) o Zucchero (dal 21 al 25 settembre in tour all’Arena di Verona con cinque date), che hanno ricevuto dei riconoscimenti speciali con incisa la loro prima canzone registrata e depositata alla Siae. Oppure Biagio Antonacci, che ha annunciato l’uscita di un disco di inediti il prossimo 10 dicembre e che in alcune città ha dovuto raddoppiare le date del tour; ha voluto dedicare il premio al “coraggio di tutti coloro che continueranno a frequentare certi posti, nonostante ci sia chi cerchi di guastare le feste”: fuor di metafora, tutti gli attentati violenti e terroristici come quello accaduto a Manchester per il concerto live di Ariana Grande. Così come Emma, che ha presentato il suo ultimo singolo “You don’t love me (no, no, no)” e che ha voluto ringraziare per il WMA Live “tutte le persone che amano la musica, non solo la mia, ed andare ai concerti perché significa vivere ed emozionarsi”; il che ha richiamato un po’ le scritte apparse sul videoclip di chiusura di prima puntata con la canzone di Renato Zero: ‘Liberate la gioia’ e ‘Amore per tutti’. È stato lui ad affermare con fermezza: “il mondo ha bisogno di esempi e noi artisti dobbiamo darglieli”.
E un WMA Live è andato anche ad Elisa ed Alessandra Amoroso. La prima ha parlato delle tappe del suo tour all’Arena di Verona (che ha intitolato “Together here we are”), che saranno tre serate completamente diverse l’una dall’altra ovvero tre show molto peculiari a tutti gli effetti (il 12-13 e 15 settembre): la prima tutta pop-rock, la seconda acustica-gospel, la terza supportata da un’orchestra sinfonica di più di 40 elementi. Ed ha presentato il nuovo singolo “Bad habits”. La seconda ha dedicato il premio a tutto il suo staff, la sua ‘big family’: “ormai siamo una sorta di famiglia itinerante, che abbiamo costituito in questi dieci anni di carriera, costruendo un legame forte su cui si basa quest’unione e che durerà a prescindere da tutto”. E non è un caso che tutte (Elisa, Emma ed Alessandra Amoroso) si siano ritrovate insieme sul palco dei WMA. Premio Speciale Arena di Verona (da Assomusica) per lo spettacolo qui all’Arena di Verona appunto per “Amiche in Arena”, organizzato da Fiorella Mannoia per festeggiare i 40 anni di carriera di Loredana Berté in cui si sono ritrovate 16 artiste ad omaggiarla; le cantanti che hanno partecipato all’evento, poi, hanno fatto una raccolta fondi (pari a circa 150mila gli euro) contro il femminicidio e la violenza sulle donne.emma-amoroso-300x225
Ma due sono i premi speciali che hanno caratterizzato la seconda puntata dei WMA Live 2017. Premio Speciale Wind Digital Music Award a J-Ax e Nek per “Freud”, quali artisti che hanno venduto più in digitale. E il secondo ha incassato anche il WMA Earone (in collaborazione con Assomusica) per i maggiori passaggi in radio per “Laura non c’è”, canzone che festeggiava i vent’anni di successo. Dunque il primato d’importanza della radio, che non si può dimenticare né trascurare ancora assolutamente -come ha ricordato Nek -, ma sempre più associato al mondo dei social e della Rete, di Internet, del Web e del digitale appunto. Un mondo della musica che cambia, ma sempre vincente. A tale riguardo, a proposito di collaborazioni inedite, non si può non citare quella di Gianni Morandi con Fabio Rovazzi in “Volare”; se quest’ultimo da appassionato di cinema sogna di fare il suo primo film, l’altro è rimasto colpito dalla sua capacità di ottenere centinaia di migliaia di visualizzazioni con i precedenti singoli “Andiamo a comandare” e “Tutto molto interessante”. Il featuring molto particolare di “Volare” ha spopolato: la relativa clip ha incassato fino a 28 milioni di visualizzazioni. Altra collaborazione inedita è quella di Max Pezzali con Nile Rodgers in “Le canzoni alla radio”. Viceversa, per quanto concerne il fatto di spopolare con le visualizzazioni in digitale, impossibile non citare i due casi esemplari di Riki (disco d’oro in una settimana con “Polaroid”) e Thomas (soli 17 anni, anche lui disco d’oro per “Normalità” in meno di sette giorni).
Due i WMA anche per Carlo Conti: per la compilation di Sanremo 2017 (che ha voluto condividere con Maria De Filippi e Maurizio Crozza) e per lo spettacolo che ha portato in giro per l’Italia con Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni: i tre saranno il 29 luglio al Lucca Summer Festival e poi il 6 agosto al Teatro Antico di Taormina, per volare successivamente a New York.
E non è l’unico evento da non perdere. Il conduttore ha voluto annunciare il concerto-tributo a Pino Daniele, nel giugno del 2018 (a tre anni dalla sua scomparsa), allo stadio San Paolo di Napoli. Si intitolerà “Pino è”, annunciato con una locandina ed un brevissimo teaser. Per ora non si sa di più.
Non è la sola novità inedita comunicata. La prima e più rilevante è venuta proprio dai Modà, band italiana dei record dell’anno e disco di diamante. Francesco Silvestre ha rivelato che, dopo la conclusione del tour, il gruppo si prenderà una pausa perché lui sta lavorando alla regia e alla sceneggiatura di un film. Poi un regalo per i fan. Il 9 giugno è uscito un estratto di “Passione maledetta”, ma da quella data cominceranno anche le riprese per un video in cui saranno presenti tutti i fan, cui sarà dedicato. Annuncio sensazionale anche per un’altra storica band: quella dei Pooh, 50 anni di carriera e non smettono di stupire; è stato Stefano D’Orazio a rendere noto che convolerà a nozze con la sua compagna dal 2007, Tiziana Giardoni (49 anni), il giorno del suo compleanno: il prossimo 12 settembre. Un matrimonio a 69 anni e una dichiarazione come è stato per Fedez con Chiara Ferragni; sempre qui all’Arena di Verona. “Loro erano 50 anni che mi dicevano ‘metti la testa a posto’… e alla fine mi sono convinto”, ha commentato l’ex batterista dei Pooh.
Ma anche Rocco Hunt, che il 19 marzo è diventato papà, ha voluto dedicare il premio al figlio di due mesi e mezzo: ha iniziato a soli 11 anni a fare e vincere concorsi di freestyle e ora per lui un nuovo importante traguardo (personale e privato) raggiunto. Con tutte queste sorprese e rivelazioni che dire? “Il nostro album si intitola ‘Notte magica’ e certe notti magiche possono avvenire solo qui all’Arena di Verona: un posto davvero speciale”, -per dirla con Piero de “Il Volo” (altri protagonisti dei WMA). Ed a proposito di “certe notti” non è stato assente neppure “il re del live”, come lo ha ribattezzato Vanessa Incontrada: Luciano Ligabue. Tra gli altri artisti presenti Sfera Ebbasta, Umberto Tozzi (premiato per il successo di “Ti amo”); Massimo Ranieri (per “Se bruciasse la città”), Ermal Meta, Raphael Gualazzi, Mario Biondi, Sergio Sylvestre (che ha dedicato il premio vinto al padre). E poi Giorgia, che ha spopolato con la sua “Oro nero” e con l’ultimo singolo “Credo”, che si preannuncia un tormentone. Tutti lì a ricordare –come ha rimarcato Carlo Conti- che “deve trionfare sempre (comunque) la parola ‘Amore’”. Se qualcuno è stato assente, è molto probabile che lo ritroveremo nella terza serata del 23 giugno prossimo, dove molti di coloro che si sono già esibiti non è da escludere che possano ritornare. Non possiamo darvi anticipazioni né certezze, ma c’è da scommettere che c’è da aspettarsi una sola cosa: tante altre inedite sorprese. Perché, in fondo, la musica è quella fonte di energia che ti sa sempre stupire e sa sempre portare quel velo di novità e curiosità molto cool, che è il vero appeal anche per una trasmissione come i Wind Music Awards.

Viva i WMA, che potrebbero essere le iniziali di W la Musica e l’Amore.

Barbara Conti

‘Facciamo che io ero’:
la semplicità e la comicità di Virginia Raffaele

Virginia-Raffaele-Facciamo-cheSoltanto quattro (purtroppo) le puntate per Virginia Raffaele per il suo show su RaiDue “Facciamo che io ero”. Buon ritmo, non troppo lungo, molto scorrevole e fruibile, é risultato piacevole. Però forse solo quattro puntate sono state poche per permettere a Virginia Raffaele di mostrare tutte le sue capacità, al pubblico di adattarsi e fidelizzarsi allo spettacolo, allo show di svilupparsi maggiormente: non ha fatto in tempo a cominciare che era già finito. Non é mancato nulla e se qualcosa poteva essere integrato era uno spazio interviste con gli ospiti in veste di giornalista per creare una pausa diversa ad inframezzare gli sketch comici. Un tentativo riuscito che potrebbe/dovrebbe essere replicato. Concluso con uno scoop che potrebbe rappresentare un nuovo avvio; costituito dalle imitazioni e dai personaggi classici della Raffaele (da Carla Fracci a Donatella Versace allo spazio di parodia di #carta bianca di Bianca Berlinguer, a Sandra Milo), non sono mancati gli ospiti. Uno di questi è stato Tiziano Ferro, che ha regalato il suo ultimo singolo “Lento/Veloce” e una cover di “Joyful joyfu”. Sicuramente il momento migliore della trasmissione, il cantante ha chiesto all’imitatrice di fare un programma insieme. Se l’artista di Latina ha dimostrato notevoli doti di imitatore, la Raffaele ha esibito ottime qualità canore nei duetti con Fiorella Mannoia e Mika. Virginia non è solo una abilissima imitatrice, sa presentare e cantare. Ha una voce splendida che ricorda quella di Serena Rossi: stessa simpatia, con una capacità comica che ricorda più quella di Paola Cortellesi. La vedremmo bene in un musical o a teatro per la sua intensità interpretativa emersa nei monologhi sui sogni e sulla rabbia. Nel primo ha rimarcato quanto abbiamo perso la voglia e la capacità di sognare: non sogniamo più perché non abbiamo sogni, non sappiamo più nemmeno noi cosa sogniamo e desideriamo; anzi è come sognassimo i desideri degli altri e non i nostri. E poi spendiamo -ha rimarcato nell’altro- un’infinità di energie nervose al giorno ad arrabbiarci per cose futili, dimenticandoci e senza capire che la rabbia é un sentimento importante, un’emozione preziosa che dobbiamo imparare non solo a gestire, ma ad usare con moderazione. Facciamo che ci pensiamo, dovremmo dire con il titolo, che forse è la cosa che ha convinto di meno. Un modo più incisivo forse sarebbe potuto essere: “Musicomedy”, che riprende le parole musica, ma anche musical e commedy, ovvero commedia, per il tono leggero e divertente di una commedia. Oppure, scritto attaccato o staccato, aggiungendo proprio l’aggettivo ‘comico’. “Music comedy comico” valorizzerebbe non solo anche le capacità recitative e drammaturgiche della Raffaele che (come Serena Rossi o Paola Cortellesi) farebbe bene anche un film. Senza contare il fatto che, oltre che con Tiziano Ferro, lei potrebbe fare un altro programma proprio con una di loro due, come fu per “Laura &Paola” con la Pausini e la Cortellesi; con una compagna di viaggio femminile invece che con un’ottima spalla quale è stato Fabio De Luigi. Ma quest’altro titolo non rimanda tanto al cinema quanto piuttosto alla realtà. Una trasmissione fatta di imitazioni non fu mai più ancorata alla vita vera di quella di Virginia Raffaele. Non solo dopo la ‘finta’ Carla Fracci é arrivata quella vera, ma alla copia di Donatella Versace si è affiancato il reale Renato Balestra, senza contare l’arrivo della vera Ornella Vanoni. Così man mano Virginia si è cimentata sempre più anche nel canto. Se già é stata a Sanremo e se la sua voce non è meno ‘nobile’ di quella di Serena Rossi e Paola Cortellesi, allora perché non pensare di tornare sul palco dell’Ariston in gara in un duetto oppure semplicemente per la serata delle cover? Un’esperienza diversa, ma di cui il Festival sarebbe degno e lei all’altezza. Soprattutto se avvenisse con un pezzo ‘impegnato’ come il contenuto dei suoi monologhi. Questo hanno legato alla quotidianità il suo show, intriso di un’umanità sorprendente. Virginia Raffaele stupisce per la sua semplicità ed umanità, per il suo essere sempre così se stessa in ogni personaggio che imita e in tutto ciò che fa. Anche a partire dall’abbigliamento: pantaloni e maglie, canottiere o casacche, molto eleganti anche se casual; vestiti sexy con paillettes, ma mai troppo esuberanti o fastosi. E le pettinature? Molto essenziali e non si preoccupa se le acconciature si stropicciano, ma lascia i capelli sciolti o raccolti in modo molto naturale. Del resto anche la scenografia del programma è stata tale. Divertente, sensibile, briosa, allegra, solare, dispensa sorrisi e riflessioni con una naturalezza istintiva, senza bisogno di copioni scritti ad hoc, ma dice solo ciò che pensa e sente. Le sue battute sono riuscite perché non tanto studiate appositamente, quanto propedeutiche a descrivere e fare un dipinto del mondo che la circonda a cui lei è attenta, con una carrellata delle principali problematiche. Problemi che sono sempre attuali, aggiornati e contemporanei, come le gag e lo spazio dedicato alla moglie del presidente americano Trump: una satira acuta, ma mai sarcastica. Coraggiosa, Virginia non usa mai, infatti, un sarcasmo offensivo. Sketch che fanno ridere senza essere volgari o retorici. Per un one woman show dovremmo dire. Ma onore all’impegno di Fabio De Luigi.

Tornano i Wind Music Awards su Rai1 con le stelle della musica italiana

Il 5 e 6 giugno tornano i WIND MUSIC AWARDS, la prima serata di Rai 1 sarà illuminata dalle grandi stelle della musica italiana che verranno premiate per i loro recenti successi discografici e si esibiranno sul prestigioso palco dell’Arena di Verona.
A presentare le due serate, in diretta su Rai 1 a partire dalle ore 20.35, saranno CARLO CONTI e VANESSA INCONTRADA.

Carlo-Conti-e-Vanessa-Incontrada-conduttori-dei-Wind-Music-Awards-2017-ospiti-e-cantantiEcco i primi nomi degli artisti premiati: ALESSANDRA AMOROSO, BIAGIO ANTONACCI, BENJI&FEDE, LOREDANA BERTÉ, MARIO BIONDI, BOOMDABASH, MICHELE BRAVI, BRIGA, DECIBEL, FRANCESCO DE GREGORI, ELISA, ELODIE, EMMA, FABRI FIBRA, FRANCESCO GABBANI, GHALI, GIORGIA, RAPHAEL GUALAZZI, ROCCO HUNT, IL PAGANTE, IL VOLO, J-AX & FEDEZ, LIGABUE, LITFIBA, LOWLOW, FIORELLA MANNOIA, MARRACASH e GUÉ PEQUENO, ERMAL META, MODA’, FABRIZIO MORO, GIANNA NANNINI, NEK, MAX PEZZALI, GABRI PONTE, POOH, EROS RAMAZZOTTI, MASSIMO RANIERI, FRANCESCO RENGA, FABIO ROVAZZI, SFERA EBBASTA, SERGIO SYLVESTRE, THEGIORNALISTI, UMBERTO TOZZI, RENATO ZERO, ZUCCHERO…e molti altri!

Come di consueto, verranno premiate le stelle del panorama musicale italiano che hanno raggiunto (nel periodo maggio 2016/maggio 2017) con i loro album i traguardi “oro” (oltre le 25.000 copie), “platino” (oltre le 50.000 copie), e “multi platino” (in particolare “doppio platino” oltre le 100.000 copie, “tiplo platino” oltre le 150.000, “quadruplo platino” oltre le 200.000, “5 volte platino” oltre le 250.000 e “diamante” oltre le 500.000 copie) e con i loro singoli la certificazione “platino” e “multiplatino” (certificazioni FIMI/GfK Retail and Technology Italia). E per la prima volta verrà introdotto anche il Premio Live.

Il “PREMIO LIVE”, basato su certificazioni SIAE, in collaborazione con ASSOMUSICA, verrà introdotto per la prima volta proprio quest’anno e verrà consegnato a tutti gli artisti che si sono contraddistinti per i risultati rilevanti ottenuti in termini di numero di spettatori presenti ai loro concerti (nel periodo maggio 2016/maggio 2017). Tra i “Premi live” un riconoscimento sarà riservato anche allo spettacolo dal vivo non musicale che nel periodo di riferimento ha ottenuto il maggior numero di ingressi.
Le categorie individuate per la premiazione degli artisti durante la “serata dei successi live” sono: ORO oltre i 40.000 spettatori, PLATINO oltre i 100.000, DOPPIO PLATINO oltre i 200.000, TRIPLO PLATINO oltre i 300.000, DIAMANTE oltre i 400.000.

I biglietti per assistere alle due serate dell’undicesima edizione dei WIND MUSIC AWARDS sono disponibili in prevendita su www.ticketone.it e nei punti vendita e prevendite abituali (per info: www.fepgroup.it ).
Inoltre, i clienti Wind potranno fruire delle offerte speciali che saranno proposte prima e durante l’evento.

Nel corso delle serate, che vedranno la partecipazione anche di CLEAN BANDIT, IMAGINE DRAGONS, LENNY, LUIS FONSI e OFENBACH in qualità di ospiti internazionali, verranno consegnati altri riconoscimenti e premi speciali agli artisti che si sono contraddistinti per risultati d’eccezione.

Un evento imperdibile, realizzato da Wind, con la collaborazione delle Associazioni del Settore Discografico FIMI, AFI, e PMI e con la collaborazione di SIAE e ASSOMUSICA, prodotto da F&P Group con la Ballandi Multimedia per la cura e la gestione di tutti gli aspetti televisivi dell’evento.
RTL 102.5 è la radio media partner ufficiale dei WIND MUSIC AWARDS 2017. Wind e 3 sono i brand

Sanremo. Il Festival di tutti in stile Occidentali’s Karma di Gabbani

gabbani“Un Festival inclusivo e accogliente, capace di unire le persone”, il cui slogan potrebbe essere “Tutti cantano Sanremo e Sanremo canta tutti”. Così lo ha definito il Direttore Generale Rai Antonio Campo Dall’Orto. Sempre più social e sociale, peculiare nel suo oscillare tra il racconto del talento e degli eroi del quotidiano. Il dirigente ha, poi, voluto dare qualche numero di questo Festival dei record, che ha fatto registrare picchi di ascolti tra i più alti degli ultimi 10-12 anni (intorno al 50% di share): 2milioni di persone hanno seguito il Festival in streaming, 6 milioni sono stati i video scaricati attraverso Rai Play e 30 milioni di interazioni attraverso i social, in particolare da parte dei giovani tra i 15 e i 34 anni. E un accento particolare Campo Dall’Orto con Carlo Conti hanno voluto mettere proprio su questa nuova piattaforma social (Rai Play) creata, che ha permesso una fruizione più ampia dell’evento, soprattutto dagli adolescenti. E questo ha contribuito a giungere alla vittoria di coloro che sono stati i personaggi rivelazione di questo Festival: Ermal Meta, che ha vinto la serata delle cover con “Amara terra mia” e il Premio della Critica Mia Martini. Poi Lele, che ha vinto tra le Nuove Proposte con la sua “Ora mai”. E, infine, colui che ha sbaragliato tutti con la “profonda leggerezza” della sua canzone “Occidentali’s karma”: Francesco Gabbani. Un brano che si prepara ad essere la hit dell’estate, che parla della ricerca di benessere nelle filosofie orientali, che si tenta di capire, ma che non si comprendono perché troppo presi e distratti dal consumismo, dalla foga e dalla frenesia della vita quotidiana alienante che ci si costruisce con le nuove tecnologie, a tratti disumanizzanti, e che sicuramente portano ad occidentalizzare tutto, incentrando l’attenzione sull’apparenza e sull’attenzione all’esteriorità piuttosto che carpire la reale portata e il senso di queste filosofie che inseguono la ricerca di benessere e dell’equilibrio tra mente e corpo. “Una vittoria strepitosa e inaspettata, un sogno ad occhi aperti, una soddisfazione enorme che dà ancora più senso e significato a quello che ho fatto finora”, ha commentato il vincitore, confessando di essersi trovato in un “vuoto emotivo ed emozionale” al momento in cui è stato decretato il suo trionfo. “Ho sempre cercato di pormi con positività, ma avevo paura che questa leggerezza venisse mal interpretata”, portando l’attenzione più sul ritmo che sulle parole. L’unico uomo ad aver ricevuto, durante l’esibizione, un mazzo di fiori, insieme a Maria De Filippi che è stata l’unica conduttrice a non aver sceso le fatidiche scale. Se Sanremo ha avuto il suo portafortuna, ovvero il portachiavi con l’immagine di Conti, anche lui ha trovato il suo. “Credo –ha affermato Francesco- nello scambio karmico”, nell’empatia cioè che si riesce a costruire con il pubblico, con una comunicativa basata su un’empatia naturale, istintiva e immediata per un’attrazione carismatica del brano che ha fatto di Gabbani un cantante, cantautore, ballerino e coreografo. I passi di danza creati ed improntati sulla melodia incisiva, hanno contribuito a far scatenare l’Ariston. E, a proposito di Karma, se Tiziano Ferro è stato il super ospite protagonista della prima serata, sembra avergli portato bene, richiamando (con la sua presenza) alla mente la sua canzone omonima appunto, intitolata “Karma”, in cui l’artista di Latina duetta con John Legend. Ed a Sanremo, dopo l’esclusione tra i Big dei due duetti presenti in gara di Alice Paba e Nesli e di Giulia Luzi e Raige, sembra invece aver trionfato proprio un’altra sorta di duetto. Infatti il vincitore sul palco non era solo: era in coppia con ciò che ha sorpreso maggiormente positivamente gli spettatori, la famosa scimmia. Lo scimpanzé nascondeva il volto e il corpo dell’amico Filippi Ranaldi. E il duo con il gorilla ha avuto un effetto duplice: di divertimento ed anche interpretativo del brano. Se Gabbani nell’ultima serata si è presentato vestito in tailleur, per omaggiare l’eleganza sobria in black del Festival targato Conti (perfettamente in linea con la sua carnagione scura ben colorita di un nero abbronzato che tutti gli invidiano), non è stato così nelle altre puntate. Di solito indossava un maglione colorato (turchese, arancione e rosso) e pantaloni neri per non distogliere dalla portata del testo e per trasmettere e rappresentare la semplicità della gente comune, dell’uomo medio occidentale che vive il quotidiano; poi dopo l’abbigliamento si è trasformato in un espediente comunicativo e un po’ provocatorio, -ha spiegato Gabbani- perché la scimmia ha indossato i suoi vestiti e lui ha preso gli abiti della simpatica scimmia, vestendo i suoi panni con ironia divertente e pungente, a significare quasi che, dall’uomo del neolitico nulla o poco è cambiato e l’essere umano sembra proprio provenire dalla scimmia, di cui è un’evoluzione distorta e un po’ perversa, perché distolta dallo sviluppo forse troppo veloce delle tecnologie. E non è un caso se ha ottenuto il Premio Tim Music per la musica in digitale ascoltata in streaming sulla piattaforma. Ma, dopo essere stato prima escluso, poi ripescato per andare a vincere lo scorso anno tra le Nuove Proposte con la sua “Amen”, Francesco Gabbani è un giovane che non viene dai talent, ma si è fatto con la gavetta, con lo spirito di sacrificio, con la voglia di arrivare e la forza della determinazione e dell’intelligenza di chi si guarda intorno e osserva la realtà con spirito critico, oggettivo e brillante. Cosa non da poco con i tanti talenti di “Amici” presenti e la conduzione di Maria De Filippi. Ma perfettamente conforme allo spirito del Festival e agli eroi del quotidiano citati dal direttore generale. In primis, tra questi ultimi, la band rock dei “Ladri di carrozzelle” e poi il giovane Emanuele, che ora ha un contratto con la ‘Sugar’ di Caterina Caselli, ma è stato scoperto per caso. Un giorno alla stazione, mentre attendeva un treno in ritardo, ha visto un pianoforte; si è messo a suonare d’istinto e di getto in maniera spontanea, un passante gli ha fatto un video; ha postato in Internet e diffuso sul web la sua registrazione (che ha avuto 3 milioni di visualizzazioni in tre giorni: da record), la quale è arrivata sino alla nota cantante e ora produttrice discografica. Per questo la vittoria di Gabbani assume ancor più importanza. Ma, nell’ultima serata, sono stati assegnati anche altri premi oltre a quello finale: ben sette per l’edizione 67^ del 2017. Di quello ad Ermal Meta avevamo detto; poi quello per il miglior testo a Fiorella Mannoia per la sua “Che sia benedetta”; miglior arrangiamento a “Di rose e di spine” di Al Bano; Il Premio della Sala Stampa Lucio Dalla a Fiorella Mannoia; il premio per i 55 anni di carriera a Rita Pavone e quello Asso Musica a Zucchero. Oltre a quello Tim Music a Gabbani appunto.

E non a caso il podio è stato composto proprio da “Vietato morire” di Ermal Meta (terzo), contro la violenza tra le mura domestiche e la cui frase più bella è, per stessa ammissione del giovane: “L’uomo che tu diventerai/Non sarà mai più grande dell’amore che dai”. Seconda Fiorella Mannoia e il suo inno alla vita, perfetta così com’è. “Siamo noi che la roviniamo con la nostra sete di potere, con le nostre invidie e i nostri egoismi; se ci estinguessimo il mondo andrebbe avanti ugualmente senza problemi in una perfezione divina”, ha affermato la cantante. “Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta/Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta”, dice la cantante nel testo, per finire con l’appello forse più importante: “A chi lotta da sempre e sopporta il dolore/
Qui nessuno è diverso nessuno è migliore./A chi ha perso tutto e riparte da zero perché niente finisce quando vivi davvero”. Un invito a riscoprirsi tutti simili e vicini (che ricorda quello di “nessun grado di separazione” di Francesca Michielin, sempre arrivata secondo lo scorso anno), sfociato nel promuovere il numero solidale 45500 per la ricostruzione delle scuole nelle aree terremotate, che si concluderà martedì 14 febbraio. 3 milioni di euro sono stati devoluti per il progetto “Ricominciamo dalle scuole” a favore delle terre colpite dal sisma; hanno contribuito anche Francesco Totti (che ha donato a tale favore tutto il suo cachet) e Carlo Conti, che ha dato 100mila euro per questa causa umanitaria benefica, mostrando il bonifico effettuato tra le polemiche sollevate.

Tra le altre canzoni, interessante quella di Marco Masini “Spostato di un secondo”, che ben descriva come la vita possa cambiare da una frazione di secondo all’altro per sempre, irreparabilmente o in maniera sostanziale (vedi tutte queste calamità naturali). Quella di Gigi D’Alessio “La prima stella”, che lui ha dedicato alla madre che ha perso 32 anni fa, per tutti i cari che abbiamo in cielo e dunque un ricordo anche per tutte le vittime delle morti bianche nelle stragi terroristiche o in queste tragedie inaspettate come il terremoto. Ma anche quella di Paola Turci “Fatti bella per te”: invito ad accettarsi per quello che si è, a volersi bene, ad amarsi e amare il proprio corpo, a farlo per se stessi e non per gli altri, per stare bene, sereni in pace con se stessi e non per piacere alle altre persone. La cantante l’ha dedicata a se stessa dopo il terribile incidente avuto e la fatica che ha fatto per risollevarsi e reagire. Tra i giovani molto valida la voce di Lodovica Comello e la sua vocalità in “Il cielo non mi basta”. Più maturo è sembrato anche Michele Bravi. La sua “Il diario degli errori” lascia molto intravedere le influenze di Noemi, artista che conosce e stima: forti le somiglianze nelle movenze e nella sonorità graffiante di una voce rauca e arrotata nelle vocali e sillabe che accentua e allunga per enfatizzare l’accento che vuole porre su alcune di esse in particolare.

Carlo Conti voleva il top e per questo ha chiamato a fianco a sé Maria e c’è riuscito. Per lui ciò che conta (e quello che deve essere il compito di un direttore artistico) è la musica, il quadro delle canzoni che devono essere valide intorno a cui mettere una cornice appetibile di ospiti. E così ha fatto: i brani in gara sono stati molto belli. Perché Sanremo è Sanremo ed è tutta un’altra cosa: “qui tutto è diverso” ha confessato la De Filippi. Infine una nota a sancire quasi una sorta di continuità con lo scorso anno: “Portami via” di Fabrizio Moro, che ha dedicato alla figlia, ricorda molto “Un giorno mi dirai” degli Stadio che vinsero il Festival del 2016. Gaetano Curreri, tra l’altro, è una grande amico di Moro e i due hanno collaborato più volte insieme. Ed infatti è stato lo stesso Zucchero ad ammettere che qui nulla era cambiato, dopo esservi tornato a distanza di 14 anni: tutto è rimasto uguale, eterno come la musica.

Sanremo, stessa minestra noiosa e mal riscaldata

de filippi contiSerata conclusiva del 67esimo Festival di Sanremo, durante la quale è stata proclamata la canzone vincitrice. In linea generale, la strana coppia Conti-De Filippi si rivela la peggiore di sempre: manca di alchimia, di vivacità, persino di professionalità: Conti si gela di fronte al minimo imprevisto e la De Filippi sembra ci stia facendo un piacere a sostare là, una presenza impalpabile, inespressiva e del tutto superflua. In più non si capisce perché i pezzi grossi della musica italiana, come Giorgia, Carmen Consoli, Zucchero e Tiziano Ferro, siano invitati in qualità di super ospiti invece di sporcarsi le mani partecipando, magari al posto dei vari Bernabei, Atzei, Comello, Elodie. La gara ne avrebbe guadagnato. Sono difatti piuttosto scadenti nel complesso i brani in gara quest’anno, fatte le poche dovute eccezioni – tutte al maschile -, il che contribuisce a rendere quest’edizione del Festival la più brutta e insignificante da diversi anni a questa parte.
La quarta serata sanremese scorre via senza lasciare traccia, noiosa come le tre che l’hanno preceduta. Andiamo dunque ad esaminare i brani dei big ascoltati venerdì:

RON – L’ottava meraviglia
Dispiace dirlo, ma in questo pezzo le cose che non funzionano sono diverse: anzitutto il testo, spoglio e a tratti jovanottiano: “l’ottava meraviglia del mondo siamo io e te” è la frase si cui poggia l’intero pezzo ed è a dir poco stomachevole. Anche le strofe mancano di musicalità. Meglio l’inciso, pur se nel solco della tradizione all’italiana.
VOTO: 4

CHIARA – Nessun posto è casa mia
Niente che non sia già stato detto: da quando Chiara è uscita da X-Factor non è mai riuscita a brillare. Il suo è stato un percorso scialbo, fatto di canzonette, spot pubblicitari e facili rime. Quest’anno prova a guadagnare terreno con una canzone incredibilmente ambiziosa nella sua mediocrità: troppe parole, troppa piattezza. Musicalmente tediosa, malgrado Chiara ci metta la sua impeccabile vocalità, come sempre. Molto meglio il brano con cui si presentò l’anno scorso, “Straordinario”, scritto da Ermal Meta.
VOTO: 4.5

SAMUEL – Vedrai
Una canzone che potrebbe anche essere carina se non fosse che Samuel, con o senza il suo gruppo Subsonica, è da 10 anni che ci propina sempre la stessa minestra riscaldata. Sarebbe interessante se anche gli artisti italiani più blasonati iniziassero a sperimentare un minimo anziché adagiarsi perennemente nella loro comfort zone.
VOTO: 5

AL BANO – Di rose e di spine
Mette un po’ tristezza sentire Al Bano in difficoltà e con la voce castrata, anche perché “Di rose e di spine” è una canzone parecchio datata che avrebbe richiesto un’interpretazione possente. Forse sarebbe stato meglio concedersi un periodo di pausa dopo il doppio infarto che lo ha colpito a dicembre…
VOTO: 4

ERMAL META – Vietato morire
Dopo tanti anni di gavetta durante i quali l’artista di origini albanese ha scritto per una pletora di artisti pop italiani (Annalisa, Sergio Sylvestre, Francesco Renga) pare proprio che il 2017 sia il suo anno. L’incredibile interpretazione fatta di “Amara Terra Mia” vince, a ragione, la serata delle cover. Ma il pezzo con cui si presenta in gara, “Vietato morire”, è una scelta di comodo, con quel ritornello urlato e monocorde e la tematica, delicata e attuale ma anche un po’ ruffiana, della violenza domestica. Può e dovrebbe fare molto meglio di così.
VOTO: 5.5

MICHELE BRAVI – Il diario degli errori
Il giovane e controverso vincitore di X-Factor nel 2013 ritorna su un palco importante, dopo molti anni di consapevole assenza dal mondo televisivo. A dargli manforte tre degli autori più quotati di questi anni: Cheope (pseudonimo di Alfredo Repetti, figlio di Mogol), Federica Abbate e Giuseppe Anastasi. L’emozione è tangibile ma la canzone c’è. Anche la voce, per quanto gentile e discreta, la veste molto bene.
VOTO: 6

FIORELLA MANNOIA – Che sia benedetta
Una canzone di una banalità sconcertante, scritta non a caso per lei da Amara, che avevamo avuto modo di conoscere prima ad Amici di Maria De Filippi, poi come autrice ancora nel grembo di Amici (Loredana Errore, Emma Marrone) e poi proprio a Sanremo, nella categoria “Nuove Proposte” con un brano che potrebbe essere il fratello gemello di quello cantato dalla Mannoia. L’interpretazione potente ed elegante della cantante romana non basta ad elevare una canzone brutta e paracula. Ma proprio per questo rischia di vincere, come fece Vecchioni con l’orribile “Chiamami ancora amore” nel 2011.
VOTO: 4

CLEMENTINO – Ragazzi fuori
Nell’inciso fatica molto a starci con il fiato. Il resto non è male, ma parecchio al di sotto rispetto a quanto fatto in passato.
VOTO: 4

LODOVICA COMELLO – Il cielo non mi basta
Non si sa come sia finita nella sezione “big” del festival, ma più che altro non si capisce come questa canzone abbia potuto ricevere l’ok da parte del direttore artistico. Carlo Conti, potresti illuminarci? In tutta onestà, si fa fatica a credere che non ci fossero pezzi e interpreti migliori. Dal canto suo, la giovane attrice ce la mette tutta per quanto nelle sue possibilità, ma non basta.
VOTO: 3

GIGI D’ALESSIO – La prima stella
Patetica, ridondante, banale (“Ed ho sperato/ mentre guardavo con gli occhi in su/ che la prima stella accesa/ quella fossi tu”). Non basta? Perfetto, allora aggiungiamoci anche che D’Alessio ha spudoratamente stonato sulle note alte.
VOTO: 2

PAOLA TURCI – Fatti bella per te
Poteva mai mancare un po’ di femminismo di bassa lega anche a Sanremo, che notoriamente è lo specchio della tangibile mediocrità italiana? Una Turci irriconoscibile, presenta una canzone facilotta, finto rock, tutta in salita (o meglio, urlata) e infarcita di frasi a là facebook (“non ti trucchi e sei più bella”, “sei più bella sovrappensiero”). Come sempre, incomprensibile l’entusiasmo di tanti “critici” e giornalisti di fronte ad una canzone semplicemente inconsistente.
VOTO: 3

MARCO MASINI – Spostato di un secondo
Bisogna aspettare un bel po’ prima di poter ascoltare un accenno di pianoforte e di violini da parte della povera orchestra. E anche un briciolo di sana malinconia e carica drammatica, dopo il rivoltante buonismo sbraitato da quasi tutti in questo festival. Un artista che ha di volta in volta il coraggio di cambiare e uno dei pochi in grado di affrontare il palco dell’Ariston con un brano che conferisca un minimo di dignità alla lingua italiana grazie a rime leggere ma non banali (“Io che con la nicotina non ho fatto pace/ vorrei tornare lì per non provare nemmeno/ Vedere da grande come diventa una voce/ se non la vizi con trent’anni di veleno”).
L’intensità del pezzo viene rinvigorita, oltre che dal peculiare timbro del cantante, anche dall’intreccio vocale sul finale.
VOTO: 7.5

FRANCESCO GABBANI – Occidentali’s karma
E bisogna aspettare ancora un po’ per ascoltare una canzone che non parli d’amore e che si fregi di un ritmo scanzonato. Gabbani, vincitore nella sezione “Nuove Proposte” lo scorso anno, si conferma con un altro tormentone, in cui fa il verso all’intellettualismo saccente da social network (“intellettuali nei caffè/internettologi/ soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi/ L’intelligenza è démodé/ risposte facili/ dilemmi inutili”). Il titolo rappresenta una provocazione al modo di vivere di noi occidentali, sempre presi da piccole e insensate vanità e da un progresso sterile e solipsistico (“Piovono gocce di Chanel/ su corpi asettici/ mettiti in salvo dall’odore dei tuoi simili” e ancora “La folla grida un mantra/ l’evoluzione inciampa/ la scimmia nuda balla”). Il balletto con la scimmia richiama Battiato, che sembrerebbe proprio essere tra le preferenze artistiche del cantautore toscano.
Voce non indimenticabile ma finalmente si balla e si riflette persino a Sanremo, quindi va bene così.
VOTO: 6.5

MICHELE ZARRILLO – Mani nelle mani
Zarrillo ritorna al Festival dopo anni con un brano costruito male, oltre che stucchevole: è infatti evidente la flagrante sproposizione tra l’esiguità della trama musicale e la sovrabbondanza verbale nelle strofe.
VOTO: 4

BIANCA ATZEI – Ora esisti solo tu
Bianca Atzei non la si vede né sente mai durante l’anno, se non su RTL 102.5, che prova a pomparla inutilmente da anni. Compare solo a Sanremo, con l’immancabile brano scritto da quell’abile paroliere che risponde al nome di Kekkodeimodà.
Sentendo odore di eliminazione, ieri sera la Atzei ci prova anche con la pantomima della commozione. Ma non funziona: che “Ora esisti solo tu” sia una canzone di rara bruttezza e che lei sia un’interprete priva di personalità e consistenza artistica è ormai un dato di fatto.
VOTO: 2

SERGIO SYLVESTRE – Con te
Big Boy incanta con la sua voce soul, ma la canzone è debole e sa di già sentito, nonostante lo zampino di Giorgia.
VOTO: 5

ELODIE – “Tutta colpa mia”
La delfina di Emma Marrone si presenta con un pezzo scritto da Emma Marrone, cantato come Emma Marrone. Insomma, uno strazio annunciato.
VOTO: 3

FABRIZIO MORO – “Portami via”
Un brano che probabilmente si posizionerà in alto, più come riconoscimento alla carriera del suo autore, che ha saputo conquistarsi una certa credibilità come paroliere per altri artisti (Noemi, Fiorella Mannoia, Stadio, Emma Marrone), che per il brano in sé. “Portami via” è infatti una power ballad alla Vasco Rossi, in grado di arrivare dritto al cuore del pubblico sanremese ma che di fatto si poggia su fondamenta barcollanti.
L’esibizione vocale, troppo imprecisa, non ha certo aiutato.
VOTO: 5.5

GIUSY FERRERI – “Fa talmente male”
La canzone che sicuramente sentiremo di più nelle radio, nonostante l’eliminazione. Martellante ed efficace, anche se Giusy Ferreri non azzecca una nota neanche per sbaglio.
VOTO: 4.5

ALESSIO BERNABEI – “Nel mezzo di un applauso”
L’ennesimo pezzo scritto da Dario Faini e Roberto Casalino. Non sarà che c’è un’evidente penuria di buoni autori nel mondo mainstream italiano? Questo è evidentemente un brano inutile e butto, cantato da un ragazzo che sicuramente potrebbe impiegare le sue energie in qualcos’altro.
VOTO: 1

Giulia Quaranta
Quality Time

Quelli che… “Sarà Sanremo”: 30 protagonisti in gara al Festival

sanremo2017Tempo di Natale, tempo di Sanremo. Anche in clima di festività natalizie appunto si è cominciato a parlare di Sanremo con i nomi dei 30 protagonisti in gara (tra Big e Nuove Proposte), usciti e già noti al pubblico. A comunicarli Carlo Conti nella trasmissione, che è un po’ l’apertura ufficiale pre-Festival, “Sarà Sanremo” (in onda il 12 dicembre scorso). Al centro la gara dei giovani; in diretta da Villa Ormond, per la regia di Maurizio Pagnussat. Se per la kermesse occorrerà aspettare febbraio (come consuetudine), un altro appuntamento è stato lanciato nel frattempo: quello con le canzoni, che si potranno ascoltare sin da fine gennaio. Un’attesa di circa un mese che, intanto, il conduttore ha promesso di riempire iniziando a lavorare meglio e più approfonditamente su quello che ha definito “il contorno” dell’evento: ovvero gli ospiti, l’intrattenimento e tutto ciò che ruota intorno a colei che resterà la protagonista assoluta (e deve rimanere tale, per stessa ammissione del presentatore), ossia la musica e i brani che saranno presentati. Colpiscono i grandi nomi (con grandi ritorni, quasi a sancire degli anniversari e delle ricorrenze da festeggiare) e l’età media bassa dei concorrenti, molti provenienti da “Amici” di Maria De Filippi. Se, metaforicamente, Conti ha paragonato il Festival a un mazzo di fiori colorato da esibire e regalare al pubblico (con le sfumature più varie di tipologie di artisti e generi musicali offerti), a sbocciare sono proprio i giovani talenti (molti nati e lanciati proprio da ‘Sanremo giovani’ appunto e dall’area delle Nuove proposte).
Già dai nomi questo emerge chiaramente. Sul palco dell’Ariston a febbraio saliranno: Al Bano con “Di rose e di spine”; Elodie (direttamente da ‘Amici’) con “Tutta colpa mia”; Paola Turci con “Fatti bella per me”; Samuel (dei Subsonica) con “Vedrai”; Fiorella Mannoia con “Che sia benedetta” (ma il testo è stato scritto da Amara, che già abbiamo visto tra le Nuove Proposte di Sanremo); Nesli e Alice Paba (ragazza di Tolfa vincitrice di The Voice nel team di Dolcenera) con “Do retta a te”; Michele Bravi (giovane di Città di Castello che ha vinto la settima edizione di X-Factor, con all’attivo il testo della sua canzone “A piccoli passi” scritto da Tiziano Ferro): all’Ariston porterà “Il diario degli errori”; Fabrizio Moro con “Portami via”; Raige e Giulia Luzi (quest’ultima protagonista dell’ultima parte di “Tale e quale show”) con “Togliamoci la voglia”; Ron con “L’ottava meraviglia”; Ermal Meta con “Vietato morire”; Michele Zarrillo con “Mani nelle mani”; Lodovica Comello con “Il cielo non mi basta”; Sergio Sylvestre (vincitore di “Amici 2016”) con “Con te”; Clementino con “Ragazzi fuori”; Alessio Bernabei con “Nel mezzo di un applauso”; Chiara Galiazzo con “Nessun posto è casa mia”; Francesco Gabbani (già vincitore tra le Nuove Proposte lo scorso anno) con “Occidentali’s karma”; Marco Masini con “Spostato di un secondo”; Giusy Ferreri con “Fa talmente male”; Gigi D’Alessio con “La prima stella”. Questi Big si esibiranno nelle prime due serate del Festival (in onda dal 7 all’11 febbraio): 11 per ciascuna di esse, 8 accederanno subito di diritto alla quarta serata; gli altri sei eliminati inizialmente, prenderanno parte a un torneo eliminatorio nella terza serata: solamente quattro saranno ripescati, per due di loro l’uscita da Sanremo sarà definitiva. Carlo Conti ha difeso il regolamento (lo stesso dell’anno scorso): nuovamente direttore artistico della kermesse, ha sostenuto che il meccanismo funziona e non si cambia, poiché garantisce una gara equilibrata.
Tra le Nuove Proposte finiranno, invece, giovani dell’Area Sanremo risultati vincitori: Valeria Farinacci con “Insieme” (testo di Giuseppe Anastasi che tenta di descrivere cosa sia l’amore) e (Federico) Braschi con “Nel mare ci sono i coccodrilli”. Gli altri sei trionfanti dalla competizione della serata di “Sarà Sanremo” sono stati: Marianne Mirage (che già si è fatta conoscere al Festivalbar) con “Le canzoni fanno male”, Maldestro (ragazzo di Scampia, figlio di un boss che si è rifugiato nella musica) con “Canzone per Federica”, Lele con “Ora mai”, Leonardo Lamacchia con “Ciò che resta”, Tommaso Pini con “Cose che danno ansia”, Francesco Guasti con “Universo”. Proprio quest’ultimo è stato di nuovo protagonista per la seconda volta, come lo scorso anno, dello spareggio finale eliminatorio: non gli andò bene nel 2015, in questo 2016 è riuscito ad accedere agli otto finalisti che si andavano ad unire ai 22 Big. Tra gli artisti al centro della gara di “Sarà Sanremo” i ragazzi di “Amici”: Chiara Grispo, che è stata una delle due eliminate (con Valeria esibitasi in “La vita è un’illusione”), nonostante la positività del messaggio del suo brano “Niente è impossibile”. Non solo. Ma uno degli spareggi a tre previsti (con quattro gruppi formati e di cui solo due passavano ed uno era eliminato), ha visto una sfida tra un trio di ex concorrenti del programma di Maria De Filippi. I talenti che lo costituivano erano: Chiara Grispo appunto, Lele e La Rua. Ad essere eliminato è stato quest’ultimo. Tuttavia, oltre le lacrime di Daniele, molta polemica poi si è sollevata. Consapevoli della forte critica e contestazione che ne erano nati, per ottemperare a questo malcontento Conti ha promesso che qualcosa si farà. Per regolamento non possono essere ammessi alla gara, ma la loro canzone “Tutta la vita questa vita”, potrebbe finire quale ritornello del Festival ad inframezzare le pause per spot pubblicitari. Sicuramente il loro ritmo è molto energico, e il gruppo punta molto sulla potenza degli strumenti. La band forse dovrebbe mettere più enfasi sulle parole, con più melodie pop e sonorità più soft e meno dark-rock. Soprattutto per una canzone sanremese. Il loro talento indiscutibile ha prevalso, però. Viceversa, hanno destato scalpore altre due eliminazioni all’unanimità (vittime la 18enne Carola Campagna e il duo composto da Aprile e Mangiaracina), accomunate e motivate principalmente dal veder concorde l’intera giuria.
Nella scelta delle canzoni molte le componenti che incidono: il look dell’artista in gara; la melodia e il testo delle canzoni, ma soprattutto se si adatta alla vocalità di chi si esibisce; il suo carattere e la sua capacità di arrivare, di comunicare emozioni e di creare empatia durante la performance con un’esecuzione che deve essere ‘giusta’, ‘adatta’, ‘essenziale’. Spesso è solamente una di queste a vacillare leggermente. Come giusta è stata la volontà di Carlo Conti di dare una spiegazione a come sia possibile che vedremo tra i “Campioni” (uno affianco all’altro), veterani e giovani usciti dai talent. Sono le vendite e il successo a sancire il primato di un artista e, soprattutto, la rapidità di ascesa nelle vette delle classifiche e negli indici di gradimento e di notorietà.
Ultima nota sul Festival di Sanremo 2017 è che sarà una kermesse senza gruppi: “abbiamo avuto poche richieste da parte di band, così come di rapper”, ha precisato Conti.
Una curiosità, infine, che si può notare è che una strana coincidenza o scherzo del destino unisce le sorti (per ironia) di Fabrizio Moro ed Elodie: fu il primo ad “Amici” (come giurato) a scrivere e regalare alla giovane la canzone “Sono anni che ti aspetto”. Ora entrambi si ritroveranno sul palco dell’Ariston.

Braccialetti Rossi 3:
la fiction rivela la sua anima al pubblico

Braccialetti RossiBraccialetti Rossi 3” è sempre più una fiction di “combattenti”, per citare la canzone di “Fiorella Mannoia” che fa da colonna sonora all’ultimo film diretto da Michele Placido: “7 minuti” (non a caso ispirato a una storia vera e ad un fatto di cronaca di giornale). L’omonima “Combattente” richiama, infatti, la lotta che delle dipendenti di un’azienda (rappresentanti del Comitato delle lavoratrici) devono sostenere (innanzitutto con loro stesse), decidendo se accettare o meno (a nome anche di tutte le altre colleghe) le condizioni imposte dai nuovi vertici aziendali francesi (con cui si rivede il loro contratto e con cui si chiedono sette minuti in meno di pausa pranzo e in più di lavoro al giorno). Per loro solo un “sì” o un “no” a loro disposizione. Come, del resto, per i “Braccialetti Rossi” non resta che scegliere se dire “sì” alla vita o “no” alla stessa, alla speranza, alla fiducia nel futuro, al darsi una chance di essere felici. D’altronde far parte del gruppo significa questo: o si è o non si è un Braccialetto Rosso, o si è dentro o fuori; non ci sono vie di mezzo. Anche per loro il termine che li definisce è “lotta” e le parole del testo del brano della Mannoia ben descrivono e sono la summa di tutto quello che loro si trovano a vivere in ospedale: “chi non lotta per qualcosa ha già comunque perso e anche se la paura fa tremare, e anche se il mondo può far male, non ho mai smesso di lottare e in questa lacrima infinita c’è tutto il senso della vita”.

Lo abbiamo detto più volte: con “Braccialetti Rossi” si ride e si piange, ma non ci si arrende mai. Ci si trova di fronte a delle decisioni importanti e difficili da prendere, ma si sa perfettamente dare le giuste priorità perché, quando si lotta con la malattia, si è assolutamente consapevoli di quanto significative siano e quanto peso abbiano le piccole grandi cose del mondo (e non solo quello “giallo” di Espinosa), che ci circondano. Il cielo, il mare intorno a noi, ad esempio: “difficile rinunciare a tutto questo” –si dice nella fiction-, agli affetti, all’abbraccio sincero di un amico. Questo il senso delle parole della canzone che fa da colonna sonora alla fiction: “sembra poco, ma non lo è”, come cita il suo ritornello; “sembra facile, ma non lo è” –aggiungiamo noi. Ed è ciò che meglio risponde al motto del gruppo: “così sia detto, così sia fatto, così sia scritto”. Che può essere sintetizzato con quel “Watanka” che sa di “Eureka”, come gridò Archimede e che metaforicamente esprime la verità che ci si rivela. Così troviamo il nostro leader Leo (Carmine Buschini) alla ricerca di chi è, tentando di ricordare la sua storia, la sua infanzia, sua madre; dunque è alla ricerca di risposte, che mano a mano sembrano arrivargli “perché hai avuto il coraggio di farti delle domande”, gli dice Sofia -la donna amata da Nicola in gioventù. Dunque tra le novità c’è proprio la conoscenza del passato di Leo.

Ma anche la fiction sembra dare delle risposte al pubblico a quesiti lasciati in sospeso: che cosa significa Watanka? Quale è il principio da sottoscrivere con quel “così sia detto, così sia fatto, così sia scritto”? Che sembravano degli slogan accennati, buttai lì e mai precisati. Ora sembriamo scoprirlo insieme ai protagonisti. Proprio come Leo, che si sente “un pirata, un corsaro al timone di una nave in alto mare che è l’ospedale, che ci porta verso nuovi orizzonti e posti sconosciuti”. Allo stesso modo il pubblico procede verso l’ignoto apparentemente, per capire il vero senso della fiction, che si manifesta sempre più chiaro e definito. Ma un combattente come Leo o una combattente e una lottatrice come Nina (Denise Tantucci) sanno sempre quello che “conta” (per parafrasare la canzone cantata per “Braccialetti Rossi” da Francesco Facchinetti), quello per cui vale la pena lottare, quello di cui hanno bisogno per stare bene e, soprattutto, che non è mai inutile cercare di essere felici. E “lotta” è la parola che viene associata proprio a Nina (la prima che pronunciò nell’infanzia –ci viene raccontato).

O a chi ha la “c” di “Combattente” come Cris, che deve non tanto decidere se tenere o meno il figlio che aspetta da Leo, ma quanto lottare per far accettare questa gravidanza alla sua famiglia. Incinta, non avrà dubbi sulla sua volontà di dare un futuro a lei e al leader, che lo battezza con un entusiastico: “così sia detto, così sia fatto, così sia scritto!”. Ciò, però, fa comprendere un’altra ragione del successo di “Braccialetti Rossi 3”: il fatto di muoversi in tutte e tre le dimensioni temporali di passato, presente e futuro, per un viaggio all’interno dell’universo delle emozioni. Un’umanità che sa sempre di nuovo. Per questo in Spagna ci si è fermati alla seconda stagione, mentre in Italia già è pronta la quarta serie. E non è soltanto un fatto di intreccio di una trama ben costruita, lo ribadiamo. Certo, nuovi personaggi danno nuova linfa. Tra questi: Bobo (Nicolò Bertonelli), giovane malato di cuore in attesa di capire se sarà operato o meno, se deve/può o meno fare il trapianto di cuore; soprattutto, intanto, cerca di proteggere e tranquillizzare la madre (Francesca Chillemi): un po’ restio e diffidente, non si fida dei medici e dunque non vede l’ospedale come una casa e i Braccialetti Rossi (a cui non vuole aderire) come una famiglia, ma è molto introverso e scontroso; è innamorato di Nina, che invece è attratta dal dottore (e cardiochirurgo) Pietro Baratti (Giorgio Marchesi); pertanto è un modo per dare una visione diversa e un modo differente di affrontare la malattia: c’è chi vuole intorno a sé tutte le persone care e chi, al contrario, preferisce viverla in solitudine; c’è chi lotta e chi si arrende, rinuncia e si lascia andare e abbandonare. Oppure Margi (Maria Melandri), sorella di Flam (Cloe Romagnoli), compatibile per una cura di cellule staminali sperimentare per la piccola Flam (felice per il solo fatto di aver trovato una sorella che non sapeva di avere, nonostante non abbia ancora recuperato la vista); oppure la nuova fidanzata di Vale (Brando Pacitto), Bella (Silvia Mazzieri); dunque un modo e un’opportunità per accennare a tematiche nuove, diverse e delicate.

Ma è soprattutto il fatto di capire, per citare la canzone di Laura Pausini scritta per e girata nel video con i “Braccialetti Rossi”, che si è “Simili” la vera forza del gruppo e il messaggio propositivo lanciato dalla fiction. Ed è questo che comunicano ogni volta che gridano quell’esclamazione in segno di amicizia che è “Watanka!”. Nessuno è superiore agli altri, ma ha bisogno di loro per stare bene; anche il leader Leo non si sente diverso o migliore dai suoi amici. Se è vero, come canta Niccolò Agliardi, che “Il bene si avvera”, ciò accade se si è tutti uniti insieme.  

Bianca come il latte,
rossa come il sangue…
donare per amore

Bianca-come-il-latte-rossa-come-il-sangueUn giovane adolescente scoprirà l’importanza di un gesto di coraggio e di amore: la donazione di un organo. Da sempre afflitto da sensi di inferiorità per la mancanza di coraggio appunto e per la paura di esternare le sue emozioni, follemente terrorizzato all’idea di dichiararsi alla ragazza che ama, metterà in pratica quello che si dice: “dare la vita per amore”.

L’essere un donatore di midollo convinto, fermo sulla sua posizione contro la titubanza dei genitori, è al centro di “Bianca come il latte, rossa come il sangue”, per la regia di Giacomo Campiotti, autore della serie di successo di “Braccialetti Rossi”. E il protagonista, infatti, in attesa che arrivi in tv la terza stagione, sembra proprio uno di loro. In particolare, viene naturale il rimando con il leader di Braccialetti (interpretato da Carmine Buschini): stesso nome, Leo, e la maglietta che indossa con l’immagine di un leone. Solamente che quello di “Bianca come il latte, rossa come il sangue”, non è una figura carismatica, anzi è un po’ asociale e chiuso nel suo mondo, non ama il confronto con il gruppo che sfugge. Nel film non c’è però soltanto il rapporto dei giovani con la malattia, non è solo il racconto di formazione della maturazione di un ragazzo fragile e non si limita neppure meramente a portare sullo schermo una romantica storia d’amore, un po’ triste, melodrammatica e strappalacrime su un amore impossibile quasi da tragedia e tragico perché ripercorre la linea che fu la chiave di successo de “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano.

“Bianca come il latte, rossa come il sangue”, ci invita a riflettere sulla coscienza etica della donazione di organi e, soprattutto, insiste sul peso che le decisioni che prendiamo hanno su chi ci circonda e ci vuole bene. Viceversa, tuttavia, mette anche l’accento sull’importanza stessa di fare delle scelte, anche difficili e importanti. Perché c’è sempre una scelta da poter compiere, come dice il nuovo giovane professore al ragazzo: un supplente di storia e filosofia interpretato da Luca Argentero e soprannominato “il sognatore”; egli, infatti, esorta i suoi allievi a credere nei propri sogni. Ed è anche per questo che Leo (Filippo Scicchitano) si sente uno “sfigato”, perché non ha mai saputo lottare per essi. Sempre codardo, anche quando scappa da Beatrice (come quella di Dante), quando sa che è gravemente malata di leucemia. O almeno sino a quel momento, poiché all’improvviso decide di agire d’istinto. Disperato e impaurito, preso dal dolore di perderla per sempre, decide di tentare il tutto per tutto: diventare donatore di quel midollo che potrebbe salvare Beatrice. In realtà non sarà compatibile, ma successivamente Leo lo donerà davvero salvando una vita sul serio.
Come ultimo gesto d’amore Beatrice gli mentirà dicendogli che presto andrà in Francia per un trapianto e guarirà, ma che il vero amore che lui ricerca ovvero la sua anima gemella è Silvia, che lui considera la sua migliore amica. Quest’ultima, tra l’altro, è interpretata da Aurora Ruffino: la Cris di Braccialetti rossi.
Allora nascono nello spettatore molti interrogativi impliciti: giusto mentire per amore come fa Beatrice, ma anche Silvia (che dà il numero di telefono sbagliato a Leo)? Quando nel donare un organo si incontrano etica e coscienza morali? Diventarlo per salvare una persona cara è diverso dal decidere di esserlo a prescindere? Salvare un’altra vita che non sia quella di un nostro affetto è possibile equipararlo alla gioia di far sopravvivere una persona di nostra conoscenza? Senza voler fare giudizi morali, che non è neppure l’intento del film che passa in rassegna questo aspetto senza insistere troppo sul discorso etico, sicuramente ciò dà modo di prendere consapevolezza di una verità legata a tale ambito: la malattia viene vissuta e percepita in maniera diversa se ci tocca personalmente. Spesso ci rende più attivi, poi, se riguarda una persona cara piuttosto che noi in prima persona. Si è disposti più facilmente a sacrificare la propria esistenza per un parente o un affetto più di quanto si possa ricercare la salvezza per sé. Prendere atto di questo significa crescere e non è così scontato.
Non a caso metaforicamente nel titolo del film c’è già il rimando ad entrambi gli aspetti della malattia: il rosso del sangue malato e il colorito bianco della pelle tipici dei leucemici. Così come si richiama il contrasto tra bene e male: il bianco angelico e salvifico, il rosso diabolico e maligno. Il nome stesso della ragazza non è casuale: Beatrice è la donna che condusse Dante per il Paradiso; allo stesso modo la ragazza indica a Leo la strada da percorrere con Silvia.

Anche fisicamente ella è una femme fatale angelica: colpo di fulmine per Leo con i suoi capelli rossi, ma volto pallido quanto candido, lo stesso candore dell’innocenza.
Sicuramente la sintesi è nel pensiero espresso dal “Sognatore”: forse il gesto più piccolo e semplice è quello che fa la differenza.

Valore aggiunto, il realismo dell’ispirazione ad una storia vera. Il film, tra l’altro, é l’adattamento dell’omonimo romanzo di Alessandro D’Avenia.

Ultime due note aggiuntive su colonna sonora e cast.
Tra gli attori anche Flavio Insinna nei panni di Ettore, il padre di Leo. E poi Eugenio Franceschini nel ruolo di un bullo metal che sarà anch’egli colpito dalla vicenda di Beatrice. Per quanto riguarda le musiche non si possono non citare le canzoni dei Modà “Tappeto di fragole”, “Se si potesse non morire”, “Come un pittore” e “Tutta scena” di J-AX.Restando in tema di musica, per riprendere il concetto e il discorso del Sognatore, potremmo citare in conclusione le parole della canzone di Fiorella Mannoia per il film. “Perfetti sconosciuti”: quando si ama non si perde mai. Vale la pena sempre viverlo sino in fondo anche se per poco.

Barbara Conti

“Pezzi di vita” di Enrico Ruggeri con Mannoia, Di Battista e Pannofino

Enrico Ruggeri al Parco Della Musica di Roma

Enrico Ruggeri al Parco Della Musica di Roma

Pur penalizzato dal derby calcistico della capitale giocato il 25 maggio, Enrico Ruggeri ha radunato un discreto pubblico di affezionati alla Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma per il suo “Pezzi di vita Tour”: il “Rouge” era accompagnato da Luigi Schiavone (chitarra), Fabrizio Palermo (basso e tastiere), Francesco Luppi (pianoforte e tastiere) e Marco Orsi (batteria), oltre agli ospiti speciali che si alterneranno sul palco.

Il concerto è iniziato con “Sono io quello per strada”, il primo inedito del nuovo lavoro “Pezzi di vita” (un doppio cd e vinile uscito il 14 aprile che contiene 10 inediti e 14 successi riarrangiati del periodo ’80-‘85), una risposta in rima al collega Francesco De Gregori che ai fan che lo incontrano per strada con le buste della spesa in mano diceva “Guarda che non sono io”, mentre Ruggeri canta: “Mi prendo le mie responsabilità collettive, io non sono la stella che scappa, qui non c’è un sacerdote che scrive, sono un uomo che cerca, che vive…”. Segue “Con la memoria”, versione italiana di “Foreign Affairs” di Tom Waits tradotta da Ruggeri in “Enrico VIII” del 1986. Era il lato b di “Confusi in un playback”, brano cantato in origine in duetto con Mimmo Locasciulli, mentre qui Ruggeri ospita il sax soprano di Stefano Di Battista, uno dei momenti più emozionanti del concerto, “e ognuno lascia il segno sulle persone più sensibili”.

Stefano Di Battista ed Enrico Ruggeri

Stefano Di Battista ed Enrico Ruggeri

Dopo “Quante vite avrei voluto” (che dava anche il titolo ad un suo libro) ed “A un passo dalle nuvole”, due brani più recenti meno conosciuti, si torna al passato con “Fantasmi di città”, scritta con Schiavone nel 1985.

Arriva il momento del secondo ospite, il celebre doppiatore Francesco Pannofino (voce di “Boris”), che prima duetta con Ruggeri in “Hai ragione!” (brano contro i luoghi comuni) e poi canta la sua “Ciak”, già proposte entrambe al recente concerto del Primo Maggio, accompagnati dal bluesman Lino Rufo alla chitarra. Il simpatico Pannofino dimostra di essere più a suo agio con la lettura che con le canzoni, ma si riscatterà nel finale con una bella prova di recitazione accompagnato solo dalle tastiere.

Si torna a due grandi classici con “Il futuro è un’ipotesi” e “Polvere”, una delle canzoni più belle di Ruggeri, presenti entrambe in una nuova versione nella seconda parte di “Pezzi di vita”. Dopo gli inediti “La statua senza nome” e “Tre signori” (dedicata agli amici scomparsi Gaber, Jannacci e Faletti, e presentata in anteprima alal scorsa edizione del Festival di Sanremo), c’è spazio anche per “L’onda” dal recente “Frankenstein 2.0” dello scorso anno. La terza ospite della serata tarda ad arrivare e allora Ruggeri si interrompe durante “I dubbi dell’amore” e poi ricomincia da capo per aspettare che lo raggiunga la splendida voce di Fiorella Mannoia, che l’aveva incisa per prima nel 1988.

Fiorella Mannoia ed Enrico Ruggeri in un duetto

Fiorella Mannoia ed Enrico Ruggeri in un duetto

Si resta nel passato con la sempre emozionante “Il portiere di notte”, per poi tornare al presente con il nuovo singolo “Centri commerciali”, sull’alienazione della vita moderna. Dopo “Peter Pan” (dagli anni ’90), il ritorno della Mannoia per “Quello che le donne non dicono”, la sua canzone più famosa scritta per lei da Ruggeri, e poi la splendida “Il mare d’inverno” (in origine scritta per Loredana Berté) eseguita in un nuovo arrangiamento con il sax alto di Stefano Di Battista. C’è tempo per una versione rock di “Poco più di niente” e per le nuove “Perdersi nel tempo/Un pezzo di vita” (in medley), prima del gran finale con le storiche “Vivo da Re”, “Contessa” (che risalgono al periodo dei ‘Decibel’) e “Mistero”, con cui vinse a Sanremo nel ’93. Ci sono mancate almeno “Nuovo Swing” e “Non finirà”, ma il suo repertorio di raffinato chansonnier è sterminato e non si può pretendere di ascoltarlo tutto.

Alessandro Sgritta