Gennaio dedicato al dialogo contro il terrorismo

monoteismi-e-dialogoMentre è ancora aperta la caccia all’attentatore di Istanbul (che sembra essere un cittadino uzbeko, di nome Abdulkadir Masharipov), e, in Israele, non convince la tesi di Netanyahu che il colpevole dell’ultima strage di civili sia un militante ISIS (le brigate Qassam, ala militare di Hamas, hanno rivendicato infatti in pieno l’attacco) , in Italia, la Confederazione #Cristianinmoschea, le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e il movimento internazionale “Uniti per Unire”, rilanciano, per questo mese di gennaio, un appello di speranza e solidarietà nei confronti delle vittime degli attentati terroristici.

Foad Aodi, Presidente delle Co-mai e di Uniti per Unire, fondatore e portavoce di #Cristianinmoschea, invita i fedeli d’ogni credo religioso e i laici a dedicare, questo mese (come già annunciato il 1 gennaio), una preghiera e dei messaggi precisi contro il terrorismo, a favore della pace: il venerdì nelle moschee, il sabato nelle sinagoghe e la domenica nelle chiese e, in estensione, nei luoghi di culto delle altre confessioni.

Già il 31 luglio, più di 23 mila musulmani in Italia hanno risposto al precedente invito #Musulmaninchiesa e si son recati a pregare nelle chiese italiane per i loro “fratelli cristiani” a seguito degli attentati in Francia. L’11 e il 12 settembre, con l’appello #Cristianinmoschea, alla ricorrenza della festività musulmana dell’Eid Al Adha, milioni di cristiani, musulmani, ebrei, fedeli delle altre religioni e laici si sono scambiati un segno di pace, portando così avanti l’obiettivo del dialogo “porta a porta” nelle moschee, nei centri culturali, nei luoghi di culto musulmani e nelle loro case. Tutte queste iniziative godono inoltre del sostegno di oltre 2000 tra federazioni, istituti, sindacati, Università, comunità, associazioni e Ong internazionali, che compongono appunto la Confederazione #Cristianinmoschea. Che ora, più esattamente, si chiamerà C.I.L.I.: Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa.

“Dall’inizio dell’anno nuovo, e per tutto il mese di gennaio, vogliamo intensificare il nostro impegno contrastando chi porta avanti quella che, in realtà, è una guerra alle religioni (anche se mascherata da guerra di religioni): con l’unione, con la forza del dialogo, con un messaggio o una preghiera di pace”, dichiara Aodi. “Per questo motivo – aggiunge – portiamo avanti uniti e con coraggio la nostra missione internazionale, interreligiosa, interculturale e laica. Siamo tutti figli di un unico Dio di amore e di pace. Per questo, il nostro lavoro coinvolge diversi attori della società civile che appartengono a tutte le religioni o sono laici: puntando ad abbattere il muro della paura e del pregiudizio per costruire una piramide di speranza, contro la guerra alla democrazia e alla libertà”.

“Senz’altro aderisco a tale iniziativa di preghiera”; ha scritto, in risposta all’invito a partecipare alla prima di queste giornate di preghiera, domenica scorsa 8 gennaio, Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi.”E ricordo che, da Assisi, a ottobre scorso abbiamo lanciato una giornata di preghiera mensile per la pace, ogni 27 del mese, in ricordo dell’iniziativa tenuta 30 anni fa, con tutti i leader religiosi, da SGiovanni Paolo II. A questa iniziativa hanno aderito anche comunità musulmane. Faccio i migliori auguri di ogni bene”.

La ferma condanna al terrorismo è ribadita anche da vari esponenti della Confederazione #Cristianinmoschea, della Co-mai e di “Uniti per Unire”. Tra loro, Soufi Moustapha, Presidente del Congresso Islamico Europeo degli Imam, predicatore in Italia e Imam della Moschea di Cesena, afferma: “A nome del Congresso Islamico Europeo dell’Imam e come predicatore, condanno tutti gli atti barbarici, tutte le violenze: che sono dannosi sia alla società civile che all’umanità”. Citando un versetto del Corano, ” Oh gente, questa è la nostra ‘umma’ (famiglia): è un’unica umma, io sono il Vostro Signore, adoratemi” (e’ Allah che parla, chiaramente, N.d.R.), l’Imam Salameh Ashour, coordinatore del Dipartimento interreligioso delle Co-mai, commenta: “Da questo significativo versetto si rivela che la nostra umanità è unica; ancor prima di essere musulmani, ebrei, cristiani o atei siamo esseri umani. Questa consapevolezza deve essere alla base della nostra convivenza umana. Il nostro comportamento deve scaturire dai valori che sono impressi nella nostra stessa natura umana: quelli della giustizia, della pace e della fratellanza”.

Umberto Puato, Presidente di CulturAmbiente, dichiara: “Non potremo avere Pace nel Mondo senza Giustizia … e non potremo avere Futuro senza Memoria. Tutte le guerre, non hanno mai risolto alcuna pacifica convivenza, fin dai tempi più remoti, narrati nelle antiche scritture. Questa Pace per realizzarsi ha bisogno anche di concretezza: un lavoro, una famiglia, gli amici, la solidarietà, la nostra realizzazione personale, nel rispetto del Credo di ciascuno di noi e in un clima di serenità e Giustizia sociale. Il terrorismo, di qualunque genere, bellico, economico, psicologico, mina la costruzione del nostro futuro e alla fine ci danneggia tutti, al di là di ogni realtà religiosa, etnica, politica, economica e sociale”. Lucia Frustaci ed Ivon Ramzi, rispettivamente Presidente e Vice Presidente di Rise Onlus, rilasciano una dichiarazione congiunta: “L’inizio del nuovo anno era tanto atteso per cancellare dai nostri occhi il ricordo delle terribili immagini degli attentati terroristici che hanno sconvolto il cuore di tutti noi, nel corso del 2016. L’orribile ondata di sangue ci ha resi definitivamente tutti uguali, senza più distinzioni di religione, cultura o appartenenza etnica. Il dialogo fra culture – proseguono – è, allora, una strategia operativa, un metodo per superare le difficoltà, a volte il conflitto, dovuti ai diversi punti di vista possibili ed alle diverse forme espressive utilizzate. Per questo è di grande importanza il riconoscimento dell’ uguale dignità di tutte le culture (“La convivenza delle culture”, era il titolo d’un celebre saggio su questo tema,. di qualche anno fa, del mostro sacro della sociologia Franco Ferrarotti, N.d.R.): come prerequisito essenziale per la costruzione d’ una pacifica convivenza sociale”.

A questi messaggi s’aggiunge, infine, anche quello di Don. Denis Kibango, parroco presso Villasia (Guidonia) originario del Congo: “Noi che crediamo al Dio di Abramo, nostro Padre nella fede, uniamoci in preghiera per le vittime e imploriamo il Padre celeste di aiutarci a sconfiggere la piaga del terrorismo e di darci la vera pace”.

Fabrizio Federici

A Natale regala
il dialogo interreligioso

dialogo-religiosoIl Comitato di #Cristianinmoschea, istituito a seguito dell’evento internazionale di dialogo interreligioso promosso, l’11-12 settembre scorsi,  dalle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e dal movimento internazionale “Uniti per Unire”, come  annunciato alla stampa nella manifestazione di Roma del 22 dicembre “A Natale regala Dialogo”, è diventato una Confederazione: che conta già  oltre 2000 adesioni da parte di realtà religiose e laiche, come  moschee, centri culturali arabi e musulmani,. ma anche Ong, sindacati, istituti, Università, comunità e associazioni internazionali cristiane ed ebraiche.

La notizia ufficiale è trasmessa da Foad Aodi, Presidente di Co-mai e Uniti per Unire, in chiusura appunto dell’iniziativa #ANataleRegalaDialogo: che ha visto unirsi Imam, rappresentanti della Chiesa, delle  altre comunità religiose e delle associazioni d’ origine straniera, per leggere messaggi di pace a favore delle vittime del terrorismo.
“Lo spirito che muove la nostra missione è  creare un’unione interculturale, interreligiosa,internazionale e laica: per sconfiggere l’ignoranza, i pregiudizi e il terrorismo creando un grande laboratorio per il vero dialogo”, dichiara Aodi. “Ringraziamo le tante realtà che ci sostengono da tutte le Regioni italiane – prosegue – e che potranno fare riferimento ad una Confederazione con un piano di lavoro preciso e degli obiettivi mirati”.
La prima stesura dell’esecutivo del Comitato, prevede come portavoce Foad Aodi; al Segretariato Generale, Nader Akkad (Siria), Imam della Moschea di Trieste; Sami Salem (Roma), Imam della Moschea “Al Fath” di Roma; Sharif Lorenzini (Puglia), portavoce del Consiglio Supremo dell’Islam in Italia (Csi) e Presidente della Comunità Islamica d’Italia (Cidi); Umberto Puato (Roma), Presidente di CulturAmbiente; Jean Claude Calisesi (Francia) Consigliere Consolare per i francesi in Italia, Santa Sede, San Marino e Malta, e Laura Frustaci, dirigente del Viminale, presidente di Rise Onlus. Al Coordinamento organizzativo, Amir Yones (Piemonte), presidente della Comunità egiziana a Torino; Ivo Pulcini, presidente dell’Associazione “Tutti per un cuore… un cuore per tutti Onlus”; Federica Battafarano, portavoce di Uniti per Unire; Fabio Massimo Abenavoli, medico, presidente di ” Emergenza Sorrisi Onlus _ Doctors for Smiling Children” (Onlus distintasi, ultimamente, soprattutto per le molte missioni a soccorso dei feriti in Siria); Saadie Kadhim (Iraq), Presidente Associazione Amicizia Italia – Iraq; Badia Rami (Marocco), Presidente Associazione “Maraa” Mohammed Khalili, medico, presidente della Comunità Giordana in Italia; l’ ammiraglio Enrico La Rosa, presidente dell’Associazione culturale “Omega”, e vari altri-  Fan parte dell’Ufficio di Presidenza di diritto, in qualità di consiglieri, i rappresentanti delle varie realtà aderenti alla Confederazione.

Gli obiettivi sono: rafforzare il ruolo delle Comunità e Associazioni d’ origine straniera, religiose e laiche, per intensificarne la collaborazione con il Governo Italiano; contrastare attraverso l’unione le guerre alle religioni e il terrorismo; organizzare iniziative e eventi congiunti che favoriscano il confronto e lo scambio tra le diverse culture e religioni; portare avanti il messaggio di pace di Papa Francesco, per valorizzare la buona convivenza tra cristiani e musulmani nei vari Paesi di origine dei fondatori del Comitato stesso; aumentare le delegazioni congiunte nei luoghi di culto di tutte le religioni, per promuovere la conoscenza; favorire i gemellaggi tra le Università Euro-mediterranee; stabilire i requisiti per l’istituzione di un albo per gli Imam in Italia, sul modello, in parte, della Francia; consentire la crescita di figure islamiche competenti che possano portare avanti una buona informazione, lavorando insieme ai laici; gettare le basi per un accordo duraturo tra i rappresentanti dell’Islam e il Governo Italiano, col coinvolgimento di tutte le realtà associative, istituzionali, religiose e laiche; collaborare con le Istituzioni italiane, per combattere il radicalismo e le “zone grigie” dove gli estremisti possono trovare terreno fertile.

“Siamo fiduciosi che il nostro messaggio d apertura arrivi a tutti. L’Italia è pronta a dimostrare che la buona convivenza esiste e le nostre iniziative ne sono esempio”, conclude Aodi, recatosi il 26 dicembre in Vaticano a festeggiare con i cristiani . Da parte loro, anche gli esponenti di #Cristianinmoschea proseguono la missione a favore del dialogo: l’Imam Nader Akkad ha partecipato in Vaticano, il 25 dicembre, alla preghiera di Natale con Papa Francesco, mentre l’Imam Sami Salem il 26  ha pranzato con i detenuti nel Carcere di Roma. In programma, una prossima riunione nazionale, che raccoglierà tutti i membri della Confederazione.

Fabrizio Federici

“A Natale Regala Dialogo”, contro l’offensiva del terrore

islam_christianity“Le Comunità del Mondo Arabo in Italia condannano fermamente gli attentati terroristici degli ultimi giorni in Turchia, Egitto, Somalia e Nigeria. Siamo con tutte le vittime di questi atti di terrore, e con i nostri fratelli cristiani e copti che vivono nei Paesi arabi”. Così Foad Aodi, presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento internazionale e inter-professionale “Uniti per Unire”, commenta quella che è stata, in Paesi diversi, una stessa domenica di sangue, l’11 dicembre. Una bomba è esplosa, infatti, al Cairo nelle vicinanze della Cattedrale cristiana copta di San Marco, provocando 25 morti e 69 feriti; l’esplosione d’ un camion bomba in Somalia al porto di Mogadiscio, con tecnica “iracheno-libanese”, rivendicata dai militanti islamici di al Shabaab, ha portato a 29 morti; in Nigeria 2 “baby-kamikaze”, bambine di 7-8 anni, incredibilmente si son fatte esplodere in un mercato nel Nord- Est del Paese, ferendo 17 persone. Aggiungiamo, sempre l’11 dicembre, i due attentati accaduti nel centro di Istambul (pista principale: i curdi, il PKK oppure i separatisti del gruppo dissidente Tak), con 38 morti.
“In risposta a questi attentati, che – sottolinea Aodi – sono “espressione d’ una guerra contro le religioni e non tra le religioni, e che sembrano voler spezzare vite, idee e speranza, i rappresentanti delle comunità e delle associazioni d’ origine straniera, arabe, musulmane, cristiane, religiose o laiche in Italia che hanno aderito all’evento dell’ 11 settembre scorso #Cristianinmoshea, si riuniranno nuovamente il 22 dicembre pomeriggio a Roma, al Teatro “Palco delle Valli” di Via Valsavaranche a Montesacro, attorno a un albero di Natale, per esprimere il loro messaggio d’ auguri e di pace”. I messaggi scritti dai partecipanti all’ iniziativa” #ANataleRegalaDialogo”, targata Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Movimento “Uniti per Unire”, già promotori di #Cristianinmoschea, saranno inseriti all’interno d’ una grande cesta, e letti dagli aderenti nel corso della serata. L’obiettivo è dare seguito al dialogo “porta a porta” contro il terrorismo, come già s’è fatto l’11 settembre con tante riunioni conviviali tra cristiani e mussulmani in tutta Italia, nella forza dell’unione e della buona convivenza tra le culture e le religioni.
“Andiamo avanti nella consapevolezza che ciascuno di noi può essere un portatore di pace”, dichiara Aodi (“Beati i costruttori di pace”, dice chiaramente Cristo nello storico Discorso delle beatitudini, N.d.R.) “Abbiamo condiviso a settembre una Festività musulmana con tutte le religioni e adesso – prosegue – vogliamo fare del Natale, festa essenzialmente cristiana, un momento di riflessione, di incontro interreligioso e di amore. Il 22 dicembre diamo spazio alla lettura dei messaggi espressi liberamente dai partecipanti, in un clima d’ armonia e di rispetto reciproco. Questo il nostro invito, e il nostro più grande augurio”.
Tra i membri del Comitato #Cristianinmoschea, Adel Amer, Presidente della comunità egiziana in Italia, commenta: “Ringraziamo le Co-mai, che sono attente alle nostre problematiche e promuovono iniziative come questa. Riguardo a tutto quel che accade in Medio Oriente, confermiamo la nostra condanna del terrorismo cieco ed esprimiamo solidarietà nei confronti di tutte le vittime. Questi atti non ci scoraggiano; saremo sempre vigili e attenti, e combatteremo sempre il terrorismo”.
L’Ing. Giuseppe Rotunno, Segretario nazionale del Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore, l’ Onlus che ha promosso il Piano europeo di microimprese per lo sviluppo di Africa e M.O., in occasione della Preghiera per la Pace dello Spirito ad Assisi il 27 ottobre, col coinvolgimento dei rappresentanti delle diverse religioni e delle Co-mai, ribadisce il suo messaggio di pace: “In occasioni come questa possiamo dare un forte segnale: che il bene vince sul male. Ciascuno nel suo piccolo può fare qualcosa per la pace, e l’unione di queste forze è sempre stata vincente su ogni guerra e ogni violenza. Con la nostra organizzazione riprendiamo dall’Europa un piano di lavoro, che favorisca l’occupazione e lo sviluppo economico creato dalle micro-imprese dell’Europa, dell’Africa e del Medio Oriente, per portare la pace nel Mediterraneo: affinché da un mare di morte torni ad essere un mare di civiltà, della civiltà dell’Amore del Padre di tutti”.

Fabrizio Federici

Il dialogo interreligioso contro il terrorismo

religione“Le Comunità del Mondo Arabo in Italia condannano fermamente gli attentati terroristici degli ultimi giorni in Turchia, Egitto, Somalia e Nigeria. Siamo con tutte le vittime di questi atti di terrore, e con i nostri fratelli cristiani e copti che vivono nei Paesi arabi”. Così Foad Aodi, presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento internazionale e inter-professionale “Uniti per Unire”, commenta quella che è stata, in Paesi diversi, una stessa domenica di sangue, l’11 dicembre. Una bomba è esplosa, infatti, al Cairo nelle vicinanze della Cattedrale cristiana copta di San Marco, provocando 25 morti e 69 feriti; l’esplosione d’ un camion bomba in Somalia al porto di Mogadiscio, con tecnica “iracheno-libanese”, rivendicata dai militanti islamici di al Shabaab, ha portato a 29 morti; in Nigeria 2 “baby-kamikaze”, bambine di 7-8 anni, incredibilmente si son fatte esplodere in un mercato nel Nord- Est del Paese, ferendo 17 persone. Aggiungiamo, sempre l’11 dicembre, i due attentati accaduti nel centro di Istambul (pista principale: i curdi, il PKK oppure i separatisti del gruppo dissidente Tak), con 38 morti.

logo-co-mai“In risposta a questi attentati, che – sottolinea Aodi – sono “espressione d’ una guerra contro le religioni e non tra le religioni, e che sembrano voler spezzare vite, idee e speranza, i rappresentanti delle comunità e delle associazioni d’ origine straniera, arabe, musulmane, cristiane, religiose o laiche in Italia che hanno aderito all’evento dell’ 11 settembre scorso #Cristianinmoshea, si riuniranno nuovamente il 22 dicembre pomeriggio a Roma, al Teatro “Palco delle Valli” di Via Valsavaranche a Montesacro, attorno a un albero di Natale, per esprimere il loro messaggio d’ auguri e di pace”. I messaggi scritti dai partecipanti all’ iniziativa” #ANataleRegalaDialogo”, targata Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Movimento “Uniti per Unire”, già promotori di #Cristianinmoschea, saranno inseriti all’interno d’ una grande cesta, e letti dagli aderenti nel corso della serata. L’obiettivo è dare seguito al dialogo “porta a porta” contro il terrorismo, come già s’è fatto l’11 settembre con tante riunioni conviviali tra cristiani e mussulmani in tutta Italia, nella forza dell’unione e della buona convivenza tra le culture e le religioni.

logo-uniti-per-unire“Andiamo avanti nella consapevolezza che ciascuno di noi può essere un portatore di pace”, dichiara Aodi (“Beati i costruttori di pace”, dice chiaramente Cristo nello storico Discorso delle beatitudini, N.d.R.) “Abbiamo condiviso a settembre una Festività musulmana con tutte le religioni e adesso – prosegue – vogliamo fare del Natale, festa essenzialmente cristiana, un momento di riflessione, di incontro interreligioso e di amore. Il 22 dicembre diamo spazio alla lettura dei messaggi espressi liberamente dai partecipanti, in un clima d’ armonia e di rispetto reciproco. Questo il nostro invito, e il nostro più grande augurio”.

Tra i membri del Comitato #Cristianinmoschea, Adel Amer, Presidente della comunità egiziana in Italia, commenta: “Ringraziamo le Co-mai, che sono attente alle nostre problematiche e promuovono iniziative come questa. Riguardo a tutto quel che accade in Medio Oriente, confermiamo la nostra condanna del terrorismo cieco ed esprimiamo solidarietà nei confronti di tutte le vittime. Questi atti non ci scoraggiano; saremo sempre vigili e attenti, e combatteremo sempre il terrorismo”.

L’Ing. Giuseppe Rotunno, Segretario nazionale del Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore, l’Onlus che ha promosso il Piano europeo di microimprese per lo sviluppo di Africa e M.O., in occasione della Preghiera per la Pace dello Spirito ad Assisi il 27 ottobre, col coinvolgimento dei rappresentanti delle diverse religioni e delle Co-mai, ribadisce il suo messaggio di pace: “In occasioni come questa possiamo dare un forte segnale: che il bene vince sul male. Ciascuno nel suo piccolo può fare qualcosa per la pace, e l’unione di queste forze è sempre stata vincente su ogni guerra e ogni violenza. Con la nostra organizzazione riprendiamo dall’Europa un piano di lavoro, che favorisca l’occupazione e lo sviluppo economico creato dalle micro-imprese dell’Europa, dell’Africa e del Medio Oriente, per portare la pace nel Mediterraneo: affinché da un mare di morte torni ad essere un mare di civiltà, della civiltà dell’Amore del Padre di tutti”.

Fabrizio Federici

Amsi, i professionisti
della salute a Congresso

amsiI professionisti della salute, italiani e d’origine straniera, operanti in Italia fanno della sanità una chiave d’integrazione interna, e cooperazione internazionale tra Italia, Africa e Paesi Euro-mediterranei. Una realtà, questa, ormai ben consolidata, come confermano gli ultimi dati: più di 60 mila i professionisti della Sanità lavoranti da noi nel 2016, tra cui 18mila medici, 37mila infermieri, 3.500 fisioterapisti, 2000 farmacisti e 200 psicologi. Statistiche riportate in apertura del Congresso nazionale dell’AMSI, Associazione Medici d’origine Straniera in Italia: svoltosi a Roma presso la clinica “Ars Medica”, sul tema specifico “Il dolore neuropatico periferico-Diagnosi differenziale e trattamento”. In collaborazione con la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO), e col patrocinio del movimento internazionale “Uniti per unire”, della Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, dell’azienda multinazionale BTL Italia (specializzata nella produzione di apparecchiature sanitarie), e dell’Università Anglo-cattolica “San Paolo Apostolo”.

“Siamo fieri di proseguire il lavoro a favore dell’integrazione, che ci ha portato a organizzare oltre 500 convegni in 16 anni”, ha dichiarato, in apertura, Foad Aodi, medico fisiatra, presidente di Amsi e consigliere della Fondazione Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Roma. Annunciando, al tempo stesso, l’entrata in azione dell’UMEM, Unione Medica Euro-mediterranea (con Amsi e “Uniti per Unire” soci fondatori): realtà che già comprende federazioni,organismi professionali, istituzioni sanitarie e Università di 35 Paesi Euro-Mediterranei, nata l’estate scorsa, dopo i tragici attentati a Nizza e in altri Paesi, per rilanciare il dialogo interculturale e interreligioso partendo dalla cooperazione sanitaria.

Il nuovo esecutivo Amsi, eletto all’unanimità per il quarto mandato, è rafforzato da un’organigramma che include più di 500 delegati regionali e nazionali, professionisti della sanità (medici, Infermieri, fisioterapisti, odontoiatri, farmacisti, psicologi, podologi), provenienti da tutto il mondo: presidente, l’italo-palestinese Foad Aodi; vicepresidente, l’italo-siriano Jamal Abo A.; portavoce, il rumeno Petre Mihai Baleanu; tesoriere, l’italiano Francesco Bonelli; segretario generale, l’iraniano Kami Paknegad (Iran). Il saluto dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Roma é stato portato dal consigliere Ivo Pulcini.
Prima dello svolgimento del programma scientifico, con l’erogazione di crediti ECM ai professionisti della sanità presenti, son intervenuti Sandro Camagna e Antonio Forte, rappresentanti della BTL Italia: azienda il cui lavoro tende all’ internazionalizzazione dei prodotti sanitari e della cooperazione socio-sanitaria. Gianfranco Saturno, fisioterapista di Amsi e Uniti per Unire, ha annunciato la nuova collaborazione di Amsi con la “Rivista medica italiana”, per una corretta informazione sulla sanità. Fabio Massimo Abenavoli, coordinatore del dipartimento Cooperazione internazionale di Uniti per Unire e presidente dell’Ong “Emergenza Sorrisi – Doctors for Smiling Children Onlus”, è intervenuto in diretta dal Senegal, dov’è in corso – dopo l’ultima, svolta in Siria – una nuova missione in collaborazione con Amsi e UMEM: 5 medici volontari sono già a Dakar, per curare decine di bambini affetti da labio-plasticosi e malformazioni del volto.

È seguito il programma scientifico vero e proprio, con gli interventi dei professionisti delle diverse specializzazioni; e l’annuncio della prossima istituzione della facoltà di Scienze di Riabilitazione e Fisioterapia Interdisciplinari presso l’Università “Uni San Paolo”, facoltà di cui Aodi sarà Preside. “Ci auguriamo d’unire le nostre forze – ha detto Aodi – per creare con Uni San Paolo una realtà accademica unica in Italia: che rappresenti un incentivo alla scienza e alla ricerca, ma anche un contributo al dialogo e alla pace nel mondo, partendo dal campo della sanità. Mentre sul piano scientifico e operativo, da questo Congresso emergono la necessità di portare avanti la ricerca, definendo nuovi protocolli sia per fisiatri che per fisioterapisti; e l’urgenza di regolamentare meglio (sull’esempio di altri Paesi, come anzitutto gli USA) la professione dei fisioterapisti. Che oggi non possono più far a meno, anche loro, di un proprio Ordine professionale, e di adeguate assicurazioni per la copertura dei rischi legati alla professione, come già accade per i medici”.

Sanità chiave della cooperazione con l’Africa

Medici-sanitàLa sanità si conferma sempre più come uno dei terreni fondamentali su cui sviluppare una costruttiva cooperazione col Terzo Mondo, abbattendo muri e barriere vari; e assorbendo buona parte dell’offerta di lavoro espressa dai nostri operatori sanitari. Poco dopo il sit-in di protesta organizzato il 17 novembre, a Montecitorio, dai medici dipendenti del Servizio sanitario pubblico e da giovani medici in genere, da settimane in stato di agitazione perché, secondo CIMO, ANAAO, CGIL e CISL medici, «maltrattati sul piano economico per le scarse risorse destinate ad assunzioni e rinnovo contrattuale», l’ AMSI, Associazione Medici d’ Origine Straniera in Italia, il movimento internazionale “Uniti per Unire” e l’UMEM, Unione Medica Euromediterranea, trasmettono, attraverso la voce del presidente, Foad Aodi, la richiesta di personale medico giunta ad AMSI dall’Arabia Saudita: “Divulghiamo la proposta avanzata dal delegato Amsi in Arabia Saudita,  in collaborazione col Ministero della Salute saudita; in questo Paese servono medici specialisti in cardiochirurgia e neurochirurgia con cittadinanza italiana, d’ origine italiana o straniera.

Ci rivolgiamo dunque a questi specialisti, italiani o d’origine straniera, provvisti di passaporto italiano, che parlino arabo o inglese, disposti a trasferirsi nella regione dell’Arabia Saudita ai confini con la Giordania, con un compenso pari circa a 12.000 Euro mensili, spese escluse”.  Tutti gli interessati potranno inviare il loro curriculum vitae all’ e-mail di riferimento del Movimento Uniti per Unire: unitiperunire@hotmail.com. Una commissione congiunta Amsi-Uniti per Unire coordinata da Aodi, in collaborazione coi rappresentanti del Ministero della Salute saudita, analizzerà le domande pervenute e svolgerà colloqui personali coi medici candidati.
Quanto alle proteste dei medici italiani (che minacciano , per il 28 novembre, una giornata nazionale di sciopero , a meno dell’ accoglimento, entro l’approvazione della legge di stabilità, prevista per il 24, delle richieste presentate al ministro della Salute, Lorenzin),  Amsi e Uniti per Unire si dimostrano solidali. Auspicando, come dichiara Aodi, “una tempestiva soluzione dei problemi legati anzitutto alla precarietà del lavoro di medici e operatori sanitari in Italia, al loro aggiornamento professionale col sistema dei crediti Ecm  e alla spinosa questione della medicina difensiva” (intendendo, con questo termine, il “campo minato” delle possibili azioni giudiziarie di pazienti e loro familiari contro medici ritenuti colpevoli di danni alla loro salute, e delle logiche forme di autotutela da parte dei dottori, N.d.R.). A tal proposito, l’Amsi lancia l’appello “#Uniticontroilprecariato” e “#Unitiperildirittoallasalute”, rivolto a tutti i professionisti  della salute: perché “Il SSN – dichiara Aodi – deve essere migliorato per il bene di tutti i cittadini del mondo, intensificando la collaborazione e lo scambio dei medici e degli operatori sanitari, chiave  della cooperazione internazionale  tra l’Italia e i Paesi Euromediterranei e Africani. Il gran numero dei professionisti della Sanità d’ origine straniera  arrivati in Italia  gli scorsi anni  è in diminuzione, negli ultimi 3 anni, ed è cambiata anche la loro tipologia: si tratta, infatti, nella maggioranza dei casi, dei  figli delle rivoluzioni post-primavere arabe, che sostituiscono i professionisti, provenienti dai Paesi dell’Est, della generazione prima, quella arrivata in Italia in seguito alla caduta del muro di Berlino”.

Donald Trump presidente.
I timori della Co-mai

Donald Trump

Donald Trump

“Gli USA hanno un nuovo presidente, che s’ insedierà il 20 gennaio alla fine dell’attuale presidenza. L’elezione di Donald Trump viene accolta dalla Co-mai con il rispetto dovuto all’ opinione pubblica americana, che s’è espressa democraticamente. Come Co-mai, le comunità del mondo arabo in italia, rispettiamo il voto, indicativo della volontà popolare americana, ma non possiamo nascondere la preoccupazione derivante da dichiarazioni rilasciate, e intenti manifestati, dal neo eletto e dai suoi amici in Europa: in tema, soprattutto, di immigrazione, donne, politica estera, islam e mondo arabo” .

Così Foad Aodi, Presidente delle Co-mai e preside della facoltà di Scienze della Riabilitazione e Fisioterapia dell’ Università anglo-cattolica “Unisanpaolo”, ribadisce un deciso no alle politiche di fomentazione dell’odio razziale e religioso in America e in occidente, e sottolinea come “l’ America è da sempre la culla dell’immigrazione; non crediamo che oggi possa istigare allo scontro razziale, o peggio, considerare plausibili le idee di deportazione dei migranti e innalzamento di muri”.
Il voto americano, contro le aspettative, ha premiato il candidato che ha incarnato e alimentato le paure della classe media: “Noi non crediamo nell’odio e nella paura”, prosegue Aodi, “ma nel dialogo e nel confronto. Ci auguriamo che s’arrivi presto alla definizione d’ un’ agenda internazionale che abbia come priorità i conflitti irrisolti nel Medio Oriente, a partire dalla causa palestinese, la questione dell’immigrazione e il dialogo con l’islam ed il mondo arabo. Ma non ci illudiamo che sia un percorso semplice, oggi più che mai”. “Temiamo – conclude il preside – la linea interventista annunciata da Trump; non dimentichiamo che la stessa politica negli ultimi anni ha dato via a guerre e conflitti in Medio Oriente ancora aperti, come in Afghanistan e Iraq; e ha alimentato la sfiducia del mondo arabo ed islamico nei confronti della diplomazia americana, che negli ultimi anni in sostanza ha fatto un gioco di rimessa”.

Come giornalisti commentatori di politica estera, pur condividendo in buona parte l’analisi, e le preoccupazioni, del prof. Aodi (che rappresenta più associazioni e organismi), sentiamo però di poter portare, al dibattito, anche qualche contributo, se non positivo, almeno meno preoccupante. Nelle sue primissime dichiarazioni dopo la vittoria, infatti, Trump ha ribadito (copiando Sandro Pertini? Ammesso che sappia chi era…!) che vorrà essere il presidente “di tutti gli americani”, e che il suo Governo non guarderà nè all’etnia, nè alla fede religiosa dei governati. L’esperienza della politica insegna poi che le “sparate” populiste e xenofobe (alla Bossi o alla Lepen, per intenderci), come, nel caso di Trump, il progetto d’erigere un muro antiimmigrazione al confine col Messico (il quale, tra l’altro, con le sue dissestate finanze, non sarebbe certo disposto a contribuire…), il più delle volte vengon ridimensionate non tanto da un rinsavimento dei loro autori, ma dalla dura realtà della quotidiana direzione d’un Paese. Certo l’elezione di Trump – personaggio a metà, diremmo, tra Berlusconi e Grillo, tra il classico miliardario che si butta in politica e il populista antipolitico, originario spesso dello spettacolo – s’inserisce in un fenomeno, ormai mondiale, di disgusto della gran parte dell’opinione pubblica per i politici di professione, ormai coinvolti sino al collo nel fango del potere: ecco il motivo principale dei successi dei vari Trump, Farage, Le Pen, Zhirinowskij, Fortuym, e Silvio Berlusconi (il fenomeno, non dimentichiamo, è partito dagli anni ’90).

Ma un conto è fare il leader d’un movimento populista pur forte e diffuso, un altro assai diverso è governare quotidianamente un grande Paese. Erano altri tempi, certo: ma, tanto per restare in tema USA, non dimentichiamo che il populista, ultraliberista e guerrafondaio Reagan, alla prova dei fatti si rivelò il presidente che avviò il grande disarmo nucleare insieme a Gorbaciov, limitò al massimo le avventure militari e – come prevedeva nel marzo 1988, su “Panorama”, un economista di stampo kennediano come Kenneth Galbraith – sarebbe stato costretto, negli ultimi anni del suo secondo mandato, a limitare drasticamente i piani di ridimensionamento dell’ intervento pubblico in economia (come in effetti fu: al punto di apparire, in confronto al Bush Jr.d’un decennio piu’ tardi, un pericoloso socialista di stampo europeo…!). Comunque, tornando più stettamente a Trump, è indubbio che oggi, anche in USA, le cose stanno cambiando da piu’ punti di vista, anche se, a volte, in modo apparentemente contrastante. Alla richiesta di liberismo, anzitutto di meno tasse, emergente, da anni, in consistenti settori della “middle class” (cui ha prontamente risposto il “tycoon” repubblicano), s’ affianca oggi, per la prima volta nella storia statunitense, un altrettanto consistente (pur spesso inconsapevole) “richiesta di socialdemocrazia”, quantomeno d’un maggiore Stato sociale: da parte non solo dei lavoratori dipendenti (anche d’orientamento repubblicano), ma anche di nuclei non trascurabili dei ceti medi intellettuali. Questo, grazie anche ai progressi fatti su questa strada, pur fra tante incertezze e difficoltà, dall’amministrazione Obama (vedi anzitutto la riforma sanitaria). Mentre il successo riscosso mesi fa, nelle primarie del Partito democratico, da Bernie Sanders, politico più vicino ai socialdemocratici europei che ai classici “democrat” USA, lo dimostra in pieno.

Fabrizio Federici

Tunisia- Italia, confronto
tra professionisti della sanità

Aborto-Medici obiettoriIl Centro Socio-Culturale Tunisino in Italia e il Comitato “Darna Amici Dar Tounsi”, in collaborazione con l’Associazione dei Medici d’ Origine Straniera in Italia (AMSI), il Movimento internazionale “Uniti per Unire”, la ASL RM4, La FIMMG-Lazio, l’Unione Medica Euro-Mediterranea, le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), organizzano il 18 ottobre pomeriggio a Roma, al Centro Socio-Culturale Tunisino di Via Cupa , la tavola rotonda “Cooperazione Sanitaria Italia-Tunisia”. Ospiti, i medici tunisini del Comitato dei Medici di Monastir: che, a seguito del successo dell’esperienza in Tunisia, dove sono stati organizzati, nel 2016, vari eventi di ricerca e prevenzione, con la partecipazione di 164 professionisti della sanità (su temi come l’ipertensione nell’adulto, il diabete maschile, il fumo attivo e passivo, il cancro al seno), fanno il loro ingresso in Italia per confrontarsi e avviare una concreta cooperazione coi colleghi italiani. Parteciperanno rappresentanti delle autorità, direttori di ASL ed esperti della sanità italiana, medici ospedalieri e di medicina generale, specialisti ambulatoriali, medici d’origine straniera, docenti e ricercatori internazionali.

“Siamo fieri del ruolo che i professionisti della sanità italiani e d’origine straniera svolgono in Italia e all’estero”, dichiara il presidente di AMSI Foad Aodi, medico fisiatra, consigliere della Fondazione dell’Ordine dei Medici di Roma e membro della commissione Salute Globale della FNOMCeO. “Vogliamo che le diverse realtà della Sanità, italiane e straniere, pubbliche e private, territoriali e ospedaliere, s’ uniscano per dar vita a nuovi progetti per i cittadini di Italia, d’Europa e del mondo. Il lavoro dei medici è un incentivo alla ricerca, ma- come è emerso chiaramente negli ultimi decennni – anche un’importante chiave di cooperazione internazionale. Solo uniti possiamo fronteggiare il problema crescente dell’emergenza immigrazione, e colmare quel vuoto di servizi sanitari nei Paesi che vivono in uno stato di continua emergenza”.
Non solo “parole”, i professionisti della sanità con la tavola rotonda del 18 completano due giornate di lavoro. Già domenica 16 ottobre, infatti, la delegazione dei medici di Monastir ha partecipato sempre a Roma, insieme ai medici di AMSI, all’ “Open Day” per la prevenzione dedicato alla Comunità tunisina: con una dimostrazione teorica e pratica delle patologie più frequenti, specie quelle cardiovascolari, presso il Centro Socio- Culturale Tunisino in Italia “Dar Tounsi”. Seguiva, lunedì 17 , la visita degli stessi medici tunisini all’ospedale “San Paolo” della Asl Rm4 a Civitavecchia: con la partecipazione del Direttore generale della ASL Rm4 Giuseppe Quintavalle, del Presidente AMSI Aodi e del Direttore del Centro Socio-Culturale tunisino, Fawzi Mrabet. Uniti nella volontà di rafforzare l’impegno a favore dello scambio socio-sanitario, in collaborazione con l’Unione Medica Euromediterranea (istituita ad agosto a Nizza su proposta del presidente Aodi) e altre associazioni mediche europee dove anche i medici tunisini avranno un ruolo importante.

Fabrizio Federici

Iniziative per i Capodanni, ebraico e musulmano

musulmani-e-breiIn occasione delle due ricorrenze del Capodanno ebraico (la festa del Rosh ha Shanah, caduta nella notte tra il 2 e il 3 ottobre) e del capodanno musulmano (2 ottobre), l’Arcivescovo Primate della Chiesa Cristiana Anglo-Cattolica di rito anglicano in Italia, Mons. Damiano Di Lernia, in una lettera a Foad Aodi, “Focal Point” per l’Integrazione in Italia per l’Alleanza delle Civiltà (UNAoC), e Presidente delle Comunità del Mondo arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento “Uniti per Unire”, ha espresso il riconoscimento del lavoro svolto per il dialogo tra le culture e le religioni, amplificato dal successo della recente iniziativa di settembre “#Cristianinmoschea”. Con la stessa lettera, questa Chiesa, impegnata da anni nel dialogo interreligioso e nello scambio culturale con le Comunità Arabe e Musulmane d’Italia (cosa per la quale ha istituito, al Suo interno, un’ apposita Commissione), ha manifestato la volontà d’ aderire al movimento “Uniti per Unire”.
“Siamo onorati di questo riconoscimento”, dichiara Aodi: “e continuiamo a registrare adesioni all’iniziativa “#Cristianinmoschea” da parte di rappresentanti di mondi diversi, come quello istituzionale, sanitario, accademico; e di associazioni cristiane e cattoliche, arabe, musulmane e degli stranieri in Italia, incontratisi tutti nella difesa della pace e nel rafforzamento del dialogo. Ci auguriamo che queste due festività di inizio ottobre possano spronare tutti – ebrei, musulmani e cristiani – al rispetto religioso e all’apertura al dialogo. Proprio per questo motivo vogliamo rivolgere i nostri auguri alla Comunità ebraica di Roma e di Italia ed anche a tutti i musulmani in Italia, facendo fede a quel principio di laicità e di rispetto interreligioso in cui ci riconosciamo”.
L’iniziativa, e il progetto complessivo di “Cristiani in moschea”, son stati dibattuti a Roma, al Pincio, dallo stesso Aodi e dall’ amministrazione comunale di Civitavecchia, rappresentata dal sindaco, Antonio Cozzolino, e dal vicesindaco, Daniela Lucernoni. Proprio quella Civitavecchia che, con la sua storia di porto attivo sin dall’epoca romana, e col forte realizzato, in parte, da quel Michelangelo che, prima di decorare la Cappella Sistina, avrebbe dovuto realizzare, per il sultano di Costantinopoli, il primo ponte sul Bosforo, simboleggia fortemente l’apertura agli scambi d’ogni genere; mentre, con l’impulso dato, nel 1921, alla nascita degli Arditi del Popolo ( che, a Civitavecchia, comprendevano comunisti, socialisti e vari idealisti di sinistra), occupa un posto importante anche nella storia della resistenza alle oppressioni. A far da ponte tra il Prof. Aodi e il Comune di Civitavecchia, il Direttore Generale della Asl Roma 4, Giuseppe Quintavalle, in qualità di segretario generale di “Uniti per Unire”.
“Mai come negli ultimi tempi si sente la necessità d’ informare la gente sull’importanza del rispetto delle diversità culturali, per una condivisione pacifica della quotidianità. La lotta al terrorismo – aggiunge il Dr. Quintavalle – deve partire dentro ognuno di noi, che informato e consapevole, può capire che nessuna religione impone la morte, e che la piaga che terrorizza il mondo, non è figlia di alcuna corrente religiosa, ma del fanatismo, dell’ignoranza e della sete di potere. Tramite il movimento “Uniti per Unire” e le numerose associazioni e comunità aderenti, si può intraprendere la valorizzazione della laicità come fattore comune tra le diverse sensibilità religiose, e realtà culturali”.
“Sono molto soddisfatto dell’incontro col Prof. Foad Aodi, e ringrazio il dott. Quintavalle per aver fatto da tramite”, afferma il sindaco Cozzolino; “sono convinto che, per la città, questo patto d’ amicizia può rappresentare un valore aggiunto.In tempi complicati come quelli di oggi, dare segnali di aggregazione e trovare fattori comuni è importante: per costruire dinamiche di pace che le istituzioni hanno il dovere di diffondere”.
“A nome di “Uniti per Unire”, dell’Associazione dei Medici di Origine straniera in Italia (AMSI) e delle Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai)”, ha concluso Aodi, “ringrazio il Comune di Civitavecchia e la Asl Rm F, i primi ad aver aperto con coraggio un poliambulatorio per gli stranieri in Italia, nel 2002, e il primo servizio per la circoncisione, 3 anni fa, a Civitavecchia, in collaborazione con l’AMSI. Esterno al Sindaco Cozzolino e alla ASL RMF i miei sinceri ringraziamenti per aver aderito all’iniziativa #Cristianinmoschea, e per aver ribadito l’intenzione di proseguire nel gemellaggio avviato nel 2013 con la città palestinese di Baka Al karbia (importante centro, a prevalente popolazione araba, vicino Haifa, in Israele, N.d.R.). Ringrazio, infine, gli oltre 2000 aderenti a #Cristianinmoschea: vogliamo istituire appunto il comitato #Cristianinmoschea, e speriamo d’ incontrare presto gli esponenti di tutte le religioni. Per proseguire insieme nel cammino del dialogo e del rispetto interreligioso, dando voce anche ai laici, nel rispetto dei ruoli di tutti e senza strumentalizzazioni politiche”.

Fabrizio Federici

La famiglia, nucleo di base di una società globalizzata

convegno-famigliaUn invito a conservare i valori universali della famiglia, come nucleo fondante dell’ essere umano, riserva d’ amore infinito e cellula di base d’una societa’ pur globalizzata: da questo tema s’è sviluppato l’incontro sul dialogo interreligioso organizzato a Roma, dalla Fondazione Vaticana, presso l’Auditorium “Giovanni Paolo II” della Pontificia Universita’ Urbaniana. Un tema caro al Pontificato di Papa Bergoglio, nel rispetto e nell’ armonia tra le varie religioni: basati, a loro volta, sul concetto – ripetuto recentemente dal Papa ad Assisi- che Dio, e l’amore, uniscono, e non dividono.
Ha aperto i lavori Salvatore Martinez, presidente della Fondazione Vaticana e del Movimento Rinnovamento nello Spirito Santo: davanti a una platea che ha visto affiancati ambasciatori, rappresentanti del mondo accademico e scientifico e delle religioni cattolica, musulmana e ebraica. “Se la madre di tutte le crisi è spirituale”, ha esordito Salvatore Martinez, “tutte le altre crisi ne sono una diretta conseguenza, un inesorabile esito sul piano morale, culturale, politico. Oggi la più sfidata tra le istituzioni è proprio la famiglia, luogo in cui non riesce più a delinearsi l’identità d’un popolo, con le sue memorie, le sue tradizioni, i suoi princìpi, le sue fedi. Il magistero della famiglia deve essere diffuso in modo creativo, operativo: con atti che mostrino la forza della nostra fede e la convenienza, per tutte le società, d’una fraternità interculturale a sostegno della famiglia, con speciale riguardo al Medio Oriente (dove le guerre in corso – vedi, ad esempio, i continui bombardamenti ad Aleppo – stan determinando una vera e propria “mattanza” delle famiglie, anzitutto dei bambini, N.d.R.) e alla Terra Santa.

La preghiera è la prima risposta improrogabile dinanzi al nuovo “paganesimo dell’indifferenza” (Papa Francesco), che sta colpendo drammaticamente le nuove generazioni; la migliore scuola di pubbliche relazioni per la famiglia umana; insegna ad incontrare Dio, se stessi, gli altri. A pregare, come a vivere e ad amare, s’impara proprio nella famiglia”.
Da credente laico, e pur nella diversità delle prospettive politiche, e avendo un concetto della famiglia “in progress”, non certo rigido, personalmente non posso non concordare con questa visione (che richiama, tra l’altro, un celebre discorso del laico, libero credente, Giuseppe Mazzini) .

Tra gli ospiti d’onore, presente anche Sua Altezza Reale la Gran Duchessa di Lussemburgo, che, da madre, ha invitato ognuno dei presenti “a preservare come un tesoro il complesso dei valori della famiglia, anche in una realtà che cambia e ci fa dimenticare i valori che sono alla base della nostra umanità “. Foad Aodi, medico fisiatra, presidente della Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, commenta: “Usciamo da quest’incontro carichi di speranza per un futuro di pace, con la volonta’ d’ intensificare il nostro impegno per le cose che uniscono, come la famiglia e la laicità. Lo stesso senso di unione abbiamo riscontrato nell’iniziativa “Cristiani in moschea”. Che l’11 settembre (anniversario incredibile, sia della grande sconfitta turca vicino Vienna, nel 1683, equivalente terrestre di Lepanto, che dell’attentato “spartiacque” del 2001 alle Torri Gemelle, nonchè del tragico golpe di Santiago contro il governo del socialista Salvador Allende, N. d. R.) ha coinvolto realtà e mondi diversi grazie al principio trasversale della laicita’ e del rispetto interreligioso. Proprio lo spirito d’unione che respiriamo oggi è alla base della nostra volontà di collaborazione con la Fondazione Vaticana: e ci auguriamo che sia uno spunto all’ apertura e al dialogo “porta a porta”, quel dialogo che abbiamo visto vivo, e operante, nelle due iniziative “simmetriche” dei musulmani in chiesa, il 31 luglio scorso, e dei cristiani in moschea. Per questa ragione, offriamo alla Fondazione Vaticana e al movimento Rinnovamento nello Spirito Santo tutto il nostro supporto: esprimendo la nostra gratitudine per la loro adesione a #Cristianinmoschea”.

Son intervenuti, tra gli altri, Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Gran Cancelliere del Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II”; Mohammad Sammak, segretario generale del Comitato Nazionale Libanese per il Dialogo fra Cristiani e Musulmani (organismo di particolare rilievo, in un Paese dilaniato da trent’anni di guerra civile e interreligiosa, e non ancora del tutto ripresosi); Irene Kajon, docente di Filosofia Morale al Dipartimento di Filosofia della “Sapienza”; Enrico Costa, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, e Maurizio Molinari,direttore de “La Stampa”.

L’evento si è chiuso con l’invito alla preghiera rivolto da Martinez a tutti i partecipanti: che ha richiamato alla mente il discorso di Papa Francesco per lo storico incontro del 2014 coi presidenti di Israele e di Palestina, Shimon Peres e Abu Mazen, e il Patriarca di Istanbul Bartolomeo, nei giardini del Vaticano.

Son intervenuti, tra gli altri, Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Gran Cancelliere del Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II”; Mohammad Sammak, segretario generale del Comitato Nazionale Libanese per il Dialogo fra Cristiani e Musulmani ( organismo di particolare rilievo, in un Paese dilaniato da trent’anni di guerra civile e interreligiosa, e non ancora del tutto ripresosi); Irene Kajon, docente di Filosofia Morale al Dipartimento di Filosofia della “Sapienza”; Enrico Costa, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, e Maurizio Molinari,direttore de “La Stampa”.
L’ evento s’ è chiuso con l’ invito alla preghiera rivolto da Martinez a tutti i partecipanti: che ha richiamato alla mente il discorso di Papa Francesco per lo storico incontro del 2014 coi presidenti Shimon Peres e Abu Mazen, e il Patriarca di Istanbul Bartolomeo, nei giardini del Vaticano.

Fabrizio Federici