Sanità, 500mila i medici stranieri in Europa

medicoNegli ultimi 5 anni sono cresciute del 30% le richieste dei professionisti della sanità italiani (medici, farmacisti, infermieri, fisioterapisti, psicologi e odontoiatri) di recarsi a lavorare all’ estero; e sono aumentate del 40% le richieste di lavoro dall’ estero per i professionisti della sanità italiani e di origine straniera lavoranti in Italia. La maggior parte di queste richieste di lavoro arriva da Paesi UE (Belgio, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra), e da Svizzera, Europa dell’ Est (Russia, Albania, Romania), Paesi arabi (Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Libia) e sudamericani (Ecuador, Brasile, Colombia). Numerose, poi, le richieste di sostegno umanitario e sanitario provenienti dai Paesi africani e dai Paesi arabi in stato di conflitto, come Siria, Iraq, Yemen e Libia.

Sono queste le statistiche riportate dalla Confederazione Internazionale Unione Medica Euro Mediterranea – UMEM, dall’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI) e dal Movimento Internazionale “Uniti per Unire”: sviluppate insieme alla rete dei professionisti della sanità aderenti a queste realtà, e operanti in tutti Paesi Euromediterranei.

Anche sui giovani, UMEM, AMSI e Uniti per Unire riportano nuovi dati: negli ultimi 5 anni, la maggior parte degli studenti di medicina d’ origine straniera provenienti dai Paesi arabi, africani, asiatici, dall’ India e dal Sud America si è recata in prevalenza nei Paesi dell’Est (Russia, Albania, Moldavia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Romania, Polonia, Slovacchia): per studiare, per motivi economici e per l’ assenza del numero chiuso (come avveniva in Italia, Germania e Francia negli anni ’80). In questi Paesi, infatti, i corsi di Laurea sono meno costosi e sempre più disponibili in lingua inglese.

Per quanto riguarda l’Italia, oggi un numero crescente di studenti italiani sceglie la strada della laurea o della specializzazione da conseguire all’estero, per poi far ritorno in Italia facendosi riconoscere il titolo di studio. Grazie alla libera mobilità dei professionisti della sanità che abbiano conseguito un titolo di Laurea Europeo, riconosciuto in tutti i Paesi Ue, si registra una migrazione continua di questi professionisti in tutta Europa: che causa in alcuni Paesi delle carenze, e in altri, invece, un sovraffollamento di personale medico sanitario, col problema comune della mancanza di conoscenza della lingua, della cultura e delle leggi del Paese scelto dai professionisti. Questo è stato, ad esempio, il caso della Germania, del Belgio e della Svizzera: che ha causato non pochi episodi di disagio ai pazienti, cui spesso han fatto seguito denunce sporte contro i medici.

Foad Aodi, in qualità di Fondatore di AMSI, Presidente di UMEM, membro della Commissione Salute Globale della FNOMCeO, chiarisce al riguardo: “Sicuramente l’immigrazione dei professionisti della sanità nell’ area euromediterranea è cambiata notevolmente rispetto agli anni ’60, ’70, ’80 e ’90, a causa della situazione geo-politica e dei conflitti in corso in alcuni Paesi del Medio Oriente, dell’Africa, del Sud America e nei Paesi dell’Est. Dopo la caduta del muro di Berlino e dopo la delusione del “sogno” delle Primavere Arabe, tanti medici, provenienti dai Paesi dell’Est e arabi, si son recati a lavorare in Germania (è il caso dei siriani), in Francia( professionisti in prevalenza nordafricani, provenienti da Algeria, Marocco e Tunisia), in Belgio (professionisti europei di varie nazionalità), in Scozia e Inghilterra. Stando alle statistiche che abbiamo riportato recentemente – prosegue Aodi – e che contano 62 mila professionisti della sanità d’ origine straniera esercitanti in Italia (di cui 18 mila medici), la situazione dell’integrazione in Italia è ottimale, e c’è una buona collaborazione tra i professionisti d’ origine straniera e i colleghi italiani. In Europa, secondo le nostre statistiche, ci sono più di 500 mila medici stranieri: 400 mila sono fissi e 100 mila sono in continua mobilità. Proponiamo quindi all’ Unione Europea d’ effettuare un monitoraggio continuo delle esigenze del mercato del lavoro nell’ ambito sanità, condotto Paese per Paese: per evitare i casi di sovraffollamento o di carenza di personale medico sanitario e, al tempo stesso, contrastare il problema della fuga dei cervelli. Chiediamo, inoltre, d’ incentivare corsi di lingua, di cultura e di legislazione del Paese scelto per i professionisti della sanità; nella tutela del diritto alla salute universale e nell’ottica d’ una sanità globale e multiculturale, contrastando il fenomeno della medicina “difensiva” ( quel fenomeno, cioè, tipico dei Paesi industrializzati, che porta molti pazienti ad avere scarsa fiducia nei medici, e molti medici ad affidarsi sempre piu’ – per timore di ricevere denunce – a compagnie assicurative e a studi legali, con enorme incremento della spesa in questi settori, N.d.R.) che spesso lede il rapporto di fiducia tra medico e paziente”.

Fabrizio Federici

Ebree, musulmane e cristiane insieme per la pace

Moschea di al-Aqsa,Giovedì 27 luglio, centinaia di donne ebree, musulmane e cristiane si son riunite a Gerusalemme, di fronte ad Har a Bayt, in prossimità della Moschea di al-Aqsa, per manifestare a favore del dialogo. Il loro canto è diventato una preghiera comune per la pace; preghiera che ha superato la “voce della guerra”. Infatti, nonostante fossero udibili gli spari causati dagli scontri sulla limitrofa spianata dell’al-Aqsa, le donne hanno continuato a cantare; ai loro canti si son unite, in sottofondo, le voci dei muezzin. Tuttavia, oggi, a Gerusalemme lo scenario è un altro. Stando agli ultimi aggiornamenti, trentamila agenti sono stati collocati agli ingressi di Gerusalemme e della Città Vecchia: fatta esclusione delle donne, ai fedeli d’ età inferiore ai 50 anni è vietato l’accesso alla spianata delle Moschee.

“Abbiamo deciso, insieme alla giovane rappresentante del movimento Woman Wage Peace, di dare il via – con la collaborazione della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #Cristianinmoschea, e insieme al Movimento Uniti per Unire – a una serie di incontri che coinvolgeranno donne di diverse religioni, ebree, musulmane e cristiane, per abbattere i muri della paura e della diffidenza”: lo sottolinea con emozione la scrittrice ebrea Shazarahel, Vice Presidente della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa denominata #Cristianinmoschea, che ha contributo alla realizzazione della manifestazione delle donne di ieri. “Il gesto di ieri – aggiunge – segna un passo decisivo nel cammino del dialogo. Solo unite possiamo contrastare la paura, la guerra e la violenza, riscoprendo e valorizzando i tesori che le nostre religioni hanno in comune”.

“Non dobbiamo mai perdere la speranza e non dobbiamo mai fermarci dinnanzi agli ostacoli e ai muri, come quello del divieto di accesso ad un luogo sacro”, aggiunge .Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Fondatore di #Cristianinmoschea (la confederazione nata, a dicembre scorso, dallo sviluppo dell’iniziativa che, a settembre, vide la partecipazione di migliaia di italiani alle funzioni religiose nelle moschee, dopo un’ estate punteggiata di attentati, da Nizza in poi, N.d.R.).

La nostra missione, quella del dialogo e della conoscenza oltre i confini, si rafforza giorno dopo giorno grazie al contributo dei nostri movimenti, delle Confederazioni e delle comunità aderenti, che portano avanti il nostro messaggio in tutti i continenti. Credo inoltre – prosegue il Presidente – che le donne possano avere un ruolo decisivo in questa “missione oltre gli ostacoli”; in particolare, le #ledonnedeldialogo ebree, musulmane e cristiane e di altre confessioni possono dare una grande lezione alla politica, che è in ritardo rispetto al corso degli eventi di sangue, e si trova in difficoltà a riprendere un processo di pace che porti a una una soluzione duratura. Ringrazio sinceramente Shazarahel per la sua forza e per il suo nobile e costante impegno. Siamo la dimostrazione concreta, io come palestinese, lei come scrittrice ebrea, insieme a tutti quanti ci sostengono al di là della loro religione e del loro Paese di provenienza, che il dialogo esiste e si rafforza quando camminiamo su un binario che parte dal popolo, lontano dalla politica e dalla diplomazia internazionale.

Auspichiamo che dopo la decisione di rimuovere i metal detector e – come speriamo – anche le telecamere all’ingresso dell’al-Aqsa, si riprenda al più presto il processo di pace: sperando che sia possibile arrivare ad una soluzione a due Stati, convivendo in pace e in serenità, senza paura e senza odio, religioso o razziale”, conclude Aodi. Annunciando che si recherà di persona, questo agosto, in Terra Santa, dove si unirà alla Shazarahel per organizzare nuove iniziative targate Uniti per Unire, Co-mai e #Cristianinmoschea, a favore della pace e del dialogo interreligioso.

Fabrizio Federici

Gerusalemme. Co-mai: rispetto per i luoghi sacri

metaldetector“Siamo profondamente addolorati e preoccupati per la catena di scontri, per i morti e, stando alle fonte mediche locali in contatto diretto con le Co-mai, gli oltre 500 feriti a Gerusalemme e in Cisgiordania”: così Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Fondatore di CRISTIANINMOSCHEA, commenta la situazione drammatica in atto dopo la decisione del Governo Israeliano d’installare i metal detector all’ ingresso del terzo luogo sacro dell’Islam, la Moschea al-Aqsa di Gerusalemme (ad Amman, capitale della Giordania, inoltre, in una sparatoria nell’ ambasciata israeliana, scatenata da un giovane estremista giordano, sono rimasti uccisi due cittadini giordani, e un israeliano gravemente ferito).

Grazie a una telefonata tra il premier israeliano Netanyahu e il re di Giordania Abdallah, sembra ora .vicina un’ intesa che prevede, in parallelo, la rimozione dei metal detector dalla Spianata delle Moschee (ci saranno, però, telecamere di sorveglianza), e il ritorno in Israele dell’ agente di sicurezza coinvolto nell’ incidente di Amman).

I fatti di Gerusalemme han scatenato manifestazioni in tutti i Paesi arabi e nelle capitali europee, da parte di arabi e musulmani, a sostegno della Moschea, per difenderne l’ indipendenza e rivendicarne la dignità (Al-Aqsa rappresenta, infatti, un luogo di culto storico di grande importanza, non solo per i palestinesi, ma per tutto il mondo arabo e musulmano). “Non è con la provocazione e la limitazione dell’ingresso alla Moschea di al-Aqsa – prosegue Aodi – che si supera la guerra tra palestinesi e israeliani; anzi in questo modo si rallenta quel processo di pace tanto auspicato da tutti gli uomini e le donne di buona volontà, fatta esclusione degli estremisti e dei terroristi. I conflitti potranno allentarsi solo con una soluzione pacifica, che deve essere portata avanti dalla diplomazia internazionale, favorendo la costituzione di due Stati (E’ la formula “Un territorio, due Stati”: da decenni base ufficiale delle trattative israelo-palestinesi, sin dagli accordi di Oslo e di Washington del 1992- ’93, N.d.R.). Auspichiamo quindi che il Governo Israeliano faccia un passo indietro, decidendo d’ eliminare veramente i metal detector per far cessare le manifestazioni in Medio Oriente e in Europa da parte delle comunità palestinesi, arabe e musulmane.

Siamo con Papa Francesco, che condanna qualsiasi atto disumano che minacci la pace nel mondo (“Sento il bisogno di esprimere un accorato appello alla moderazione e al dialogo. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, affinché il Signore ispiri a tutti propositi di riconciliazione e di pace”, ha detto il Pontefice a proposito di Gerusalemme, al termine dell’Angelus di domenica 23 luglio, N. d. R.).

“Stiamo correndo un grosso rischio”, conclude Aodi: quello d’ una mobilitazione PalestineseArabaMusulmana nel mondo per la liberazione e l’indipendenza di al-Aqsa, che potrebbe portare a una quarta intifada. Non possiamo rimanere passivi e ci appelliamo ai Governi chiedendo loro di lavorare insieme al mondo arabo per accelerare questa pace. Perché non è solo una pace tra israeliani e palestinesi, è la pace di tutta l’umanità”.

Fabrizio Federici

Immigrazione, serve
una legge europea

Lampedusa-sbarchi-immigrati“Non ci possiamo rassegnare all’idea dell’accoglienza dei migranti in un Paese solo. Dopo di che, che la cosa si potesse superare a Tallinn mi sembrava improbabile”. Così ha commentato il Premier Paolo Gentiloni a margine del G20 di Amburgo, rispondendo alle domande dei cronisti sul ‘no’ degli altri Paesi UE (ribadito appunto all’ ultimo vertice di Tallinn) all’ uso di porti europei per gli sbarchi dei migranti.

“Accogliamo positivamente la retromarcia dell’ Austria sullo schieramento del suo esercito, “antiimmigrazione”, al confine con l’Italia”, commenta Foad Aodi, Fondatore del Movimento Internazionale Uniti per Unire, presidente di AMSI, Associazione Medici d’origine Straniera in Italia, nonché “Focal Point” per l’integrazione in Italia per l’ Alleanza delle Civiltà (UNAoC), organismo ONU. “Ma, concordando in questo col Premier Gentiloni, vogliamo ricordare che l’Italia, da anni, sul terreno immigrazione sta facendo uno sforzo eccezionale; e sappiamo che questo problema non può essere affrontato efficacemente senza una vera politica sovranazionale della UE. Ci vuole un’apposita legge europea sull’immigrazione: che fissi criteri precisi per passare dal caos attuale a una politica d’immigrazione programmata, e concordata coi Paesi “di partenza” mediante una serie d’accordi bilaterali internazionali ( si tratterebbe, aggiungiamo, anche di riprendere in sostanza, pur in un quadro generale molto mutato da allora, i lati migliori della “Legge Martelli” di fine anni ’80, N.d.R.) . Come proponiamo ormai dal 2000, coi nostri progetti “Buona Immigrazione” e “Buona Sanità”.

Al tempo stesso, diciamo no alle strumentalizzazioni politiche del problema immigrazione, fatte da partiti come da Governi. L’immigrazione, insomma, va affrontata sempre con due marce: quella dell’integrazione e quella della sicurezza collettiva. E tra partenze, arrivi e discussioni sullo “Ius Soli”, noi preferiamo che la diplomazia mondiale possa creare progetti per lo sviluppo, per l’occupazione e per risolvere tutti i conflitti in atto ( è di ieri la notizia che le forze irachene, sostenute dai raid aerei sotto comando americano, hanno finalmente liberato Mosul; mentre nel sudovest della Siria è scattata la tregua concordata, ai margini del G-20 di Amburgo, tra Putin e Trump, N.d.R.): così da impedire fughe di massa e fuga dei cervelli, che sono costretti a lasciare i loro Paesi”, conclude Aodi. Invitando tutti gli intellettuali, professionisti, lavoratori (italiani e d’origine straniera ), comunità, associazioni, sindacati ad impegnarsi di più in politica: “E a rafforzare la voce del nostro movimento internazionale, per il dialogo interculturale e interreligioso, “Uniti per Unire”; anche nell’ambito politico e sociale, ed è ora che noi #SCENDIAMOINCAMPO”.

Proprio nell’ottica di promuovere una buona e concreta cooperazione economica, a favore anche del dialogo interculturale e interreligioso, s’è svolta ultimamente, infatti, presso la sede dell’ Istituto Italiano di Cultura alla nostra Ambasciata di Tunisi, una tavola rotonda sulla crisi del dialogo intermediterraneo, in particolare tra i Paesi della sponda nord e quelli della sponda sud. Il convegno è stato organizzato dall’Associazione OMeGA di Roma nell’ambito del progetto (patrocinato da AMSI, Unione Medica Euromediterranea-UMEM, Comunità del mondo Arabo in italia- Co-mai, movimento Uniti per Unire, Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #CRISTIANINMOSCHEA ) “Rotte Mediterranee”: partito da Cagliari il 2 luglio, e vòlto a rivitalizzare le antiche rotte del Mediterraneo (prima fra tutte, la Rotta del Corallo, percorsa da pescatori e mercanti di corallo tra Italia del sud e Tunisia), come direttrici di dialogo e cooperazione. In apertura, il presidente di OMeGA, ammiraglio Enrico La Rosa, ha sottolineato l’importanza di riattivare il dialogo intermediterraneo anche per restituire questo mare ai popoli che lo abitano, limitando l’influenza delle grandi potenze. Qualificati relatori italiani e tunisini- come Germano Dottori (LUISS), storico e analista geopolitico, e Mohammed Fantar (Università di Tunisi), scrittore e incaricato del Governo per il dialogo interculturale e interreligioso- si son soffermati, tra l’altro, sulla necessità d’una politica culturale che punti anzitutto a render di nuovo consapevoli le popolazioni mediterranee della propria storia, fatta (dall’Impero romano alla dominazione musulmana) di grandi momenti d’unità culturale, linguistica, amministrativa.

Fabrizio Federici

Concluso il Ramadan all’insegna del dialogo

“Questo mese di Ramadan, e questa festa dell’ Eid (che ne celebra la fine, N.d.R.) sono stati all’ insegna del dialogo interreligioso concreto, coraggioso e silenzioso” .
Così Foad Aodi, presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e fondatore della Confederazione internazionale #CRISTIANINMOSCHEA ( nata dopo lo stillicidio di attentati terroristici dell’estate 2016, N.d.R.), commenta la fine del mese di Ramadan e la festa dell’Eid, che è stata festeggiata ieri in tutte le moschee italiane. Dopo il festeggiamento dell’Eid, insieme a vari amici arabi e musulmani, presso la Grande Moschea di Roma, Aodi fa anche un bilancio delle ultime iniziative delle Co-mai, di #CRISTIANINMOSCHEA, delle Comunità arabe ,dei centri culturali musulmani e delle moschee in Italia .

Nelle varie regioni italiane si sono organizzate più di 1500 cene collettive nell’arco di questo mese di Ramadan, appena terminato: cui han partecipato italiani, cristiani, musulmani e fedeli di altre religioni. Inoltre, la festa dell’ Eid e’ stata un’occasione importante per scambiare gli auguri tra cristiani, musulmani, ebrei e fedeli di altri culti, dopo la preghiera nelle varie moschee.

Aodi ringrazia tutti gli esponenti della Co-mai e di CRISTIANINMOSCHEA , di tutte le città e regioni italiane: per il loro impegno continuo e costante a favore del dialogo interreligioso, in un momento internazionale molto delicato e pieno di tensione. “Dialogo – sottolinea – proseguito verso tutti, senza distinzione, dopo i continui attentati in Europa ed in Medio Oriente: compresi gli attacchi alle moschee e alle chiese, che condanniamo tutti con la stessa determinazione (vedere#UNITICONTROILTERRORISMOe Uniticontrolediscriminazionire-ligiose,N.d.R.). Sicuramente il grandissimo successo dell’iniziativa di CRISTIANINMOSCHEA dell’ 11 e 12 settembre scorso ( simmetrica rispetto all’altra, “Musulmani in chiesa”, del 31 luglio) ci ha dato ancor più il coraggio di proseguire la nostra missione interreligiosa, nonostante le strumentalizzazioni politiche e mediatiche, disumane e irresponsabili, contro l’islam ed il mondo arabo. Alcuni giornali, e trasmissioni televisive e radiofoniche, ormai vanno avanti con le loro costruzioni anti-islamiche per motivi meramente di “audience”, e a fini elettorali”.

Infine, dichiara ancora Aodi, ” l’atmosfera pesante e fortemente anti- musulmani che si respira in Europa ed in Italia è colpa anche del populismo, della discriminazione religiosa e razziale: anche per motivi di sicurezza, allora, abbiamo deciso di dare notizie di tutte queste iniziative a favore del dialogo interreligioso dopo la fine di Ramadan e della Festa dell’Eid. Facciamo un appello alle istituzioni italiane, affinché vigilino sui messaggi non costruttivi che arrivano appunto da alcune trasmissioni televisive e alcuni articoli della stampa, che danneggiano la convivenza e il rispetto reciproco. Come tutti i musulmani ed arabi in Italia e in Europa”, conclude Aodi, “sono amareggiato e molto preoccupato per questa situazione: che vede la libertà personale e la libertà di espressione in grande pericolo per colpa del “franchising del terrore”, che vuole scatenare una guerra di religioni dopo aver scatenato una guerra alle religioni”.

Fabrizio Federici

Morto Khalil Altoubat
un uomo di pace

khalilLe Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), l’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI) e il Movimento Internazionale “Uniti per Unire”, esprimono il loro dolore profondo per la scomparsa di Khalil Altoubat, consigliere politico del Presidente palestinese Abu Mazen, consigliere diplomatico di AMSI, Co-mai e Uniti per Unire, Vice Presidente dell’Unione Medica Euro Mediterranea-UMEM, membro del Consiglio per le relazioni con l’islam italiano del Ministero dell’Interno.

“La sua positività, la sua grande generosità e professionalità, che han sempre caratterizzato il suo operato, lasceranno in noi una traccia indelebile. Addio Khalil”, dichiara addolorato Foad Aodi, Presidente di AMSI, Co-mai e Uniti per Unire, dando a tutti comunicazione che sarà possibile salutare Khalil domani, 22 giugno, dalle ore 10.00 alle ore 11.30 alla camera mortuaria dell’Ospedale Gemelli, e dopo le 12.00 alla Grande Moschea di Roma. Successivamente il suo corpo sarà accompagnato in aeroporto per arrivare in Giordania, dove sarà sepolto.

Aodi ringrazia sinceramente, per le loro condoglianze in segno di affetto e di stima verso Khalil: il Ministro dell’Interno Marco Minniti; il capo gabinetto del Ministero dell’Interno, Mario Morconi; il Prefetto di Milano Luciana Lamorgese; il Vice Prefetto del Ministero dell’Interno, Dr. Maurizio Valiante, il Coordinatore del Consiglio per i Rapporti con l’Islam del Ministero dell’Interno, Prof. Paolo Naso, le ambasciate ,le comunità arabe e islamiche in Italia e i membri del Comitato #Cristianinmoschea. Un sincero ringraziamento è rivolto anche all’ambasciatrice di Palestina in Italia, Mai Al Kaila, a tutti i membri dell’Ambasciata e della Comunità palestinese in Italia e tutti gli amici comuni, italiani, arabi e di origine straniera che hanno trasmesso alle Co-mai i loro messaggi toccanti.
Chi scrive aveva conosciuto Khalil a gennaio scorso, durante la visita a Roma di Abu Mazen, esattamente all’inaugurazione, vicino San Pietro, dell’ Ambasciata palestinese preso la . Sede ( per la cui apertura, Altoubat s’era parecchio attivato, incontrando personalmente, in quei giorni, il Pontefice). Rimanendo colpito dalla sua carica di solare dinamismo: mai disgiunta, però, dalla consapevolezza dei gravi problemi che continuano ad attanagliare il Medio Oriente. Ciao, Khalil, ti auguriamo davvero d’ incontrare, di là, Nemer Ammad, Ytzhak Rabin, Hilarion Capucci, Shimon Peres,Yasser Arafat, Bettino Craxi, Giorgio La Pira: tutti gli uomini che hanno sinceramente creduto ( e combattuto) nella sfida per riportare pace e giustizia in Israele e Palestina.

Fabrizio Federici

L’Amsi e la Giornata Mondiale del Rifugiato

rifugiatoPer la Giornata Mondiale del Rifugiato del 20 giugno, l’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, AMSI, rinnova il suo appello a favore della “cittadinanza temperata” (cioè, in sintonia col ddl attualmente all’esame delle Camere, la concessione della cittadinanza ai figli, nati in Italia, di immigrati ormai da anni residenti legalmente qui, e a condizione che compiano tutto un percorso formativo sulla storia, la cultura e l’ordinamento giuridico italiani) lanciando il Manifesto #SanitàeMulticulturalismo. Il documento è frutto delle proposte e iniziative dei professionisti della sanità, italiani e d’ origine straniera, che si son messi in gioco per migliorare insieme il SSN, sentendo l’esigenza d’ associare la medicina alla conoscenza culturale e religiosa, e di rafforzare i servizi socio-sanitari in vista d’ un’immigrazione qualificata e programmata.

Tra i punti sollevati: garantire il diritto alla cura universale; contrastare le cure “fai da te”; sì a una legge europea sull’ immigrazione che si muova sui 2 binari politiche di accoglienza e integrazione- rispetto dei doveri civili, nella garanzia della sicurezza per tutti i cittadini; promuovere la ricerca e l’innovazione; autorizzare a livello nazionale la pratica della circoncisione; creare un albo specializzato per i mediatori culturali; promuovere l’aggiornamento professionale, con corsi ECM, su tematiche d’attualità; contrastare la medicina “difensiva” (fenomeno, questo, tipico dei Paesi industrializzati, che – causa la scarsa fiducia reciproca medici-pazienti, causa ogni anno spese elevate per interventi di avvocati e una massa di esami clinici, in realtà spesso inutili, prescritti dai medici ai pazienti “per precauzione”) con un’ alleanza tra i pazienti ed i professionisti della sanità; e tanti altri ancora, anche per contrastare l’isolamento e la radicalizzazione verso il terrorismo, stile “franco-britannico”, dei giovani con disturbi della personalità e dell’identità.
Il manifesto, promosso da AMSI, Unione Medica Euro Mediterranea – UMEM, Movimento internazionale “Uniti per Unire”, Fimmg Lazio, “Emergenza Sorrisi – Doctors for Smiling Children” Onlus, con la collaborazione di Fimmg Nazionale, Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), e di varie confederazioni Internazionali, ambasciate, comunità straniere, scuole e associazioni, è stato annunciato ufficialmente nel corso del Congresso nazionale dell’AMSI.

Centrato sul tema “Patologie vertebrali: dalla diagnosi al trattamento riabilitativo” (primo convegno del XVIII corso d’aggiornamento internazionale e interdisciplinare dell’AMSI stessa), e svoltosi a Roma. presso la Clinica “Ars Medica”. Han partecipato a questo evento oltre 100 professionisti della sanità, italiani e d’origine straniera, che si son confrontati, con accreditamento ECM, su importanti temi scientifici, deontologici, medico-legali e sociali.

“Oggi il ruolo del medico e del professionista della sanità deve rappresentare una chiave per la conoscenza tra i popoli e le culture, e anche per le buone pratiche dell’integrazione”, dichiara a conclusione del Congresso, Foad Aodi, medico fisiatra, “Focal Point” per l’integrazione in Italia per l’ Alleanza delle Civiltà UNAoC ( organismo ONU), e fondatore di AMSI e UMEM. “Ci auguriamo – aggiunge – che i rifugiati trovino un’Italia e un’ Europa pronte a curare e ad accogliere chi fugge dal suo Paese a causa della guerra, e a promuovere la conoscenza, l’informazione, lo scambio socio-sanitario e l’aggiornamento professionale, come ribadito nel nostro Manifesto. Diciamo #Iussolitemperato, per consentire ai figli degli immigrati d’ ottenere la cittadinanza italiana – punto che abbiam già piu’ volte sollevato in passato – dopo aver sostenuto un ciclo scolastico, e dopo aver approfondito la cultura, la lingua e la storia italiane. Solo così contribuiremo a combattere quella crisi d’identità e quel senso di inferiorità di cui soffre il 50% dei giovani immigrati che non hanno la cittadinanza italiana” (chi voglia aderire, e contribuire ulteriormente al “Manifesto”, scriva a www.unitiperunire.org o www.amsimed.org ).

A valorizzare il lavoro di AMSI e dei 60 mila professionisti della sanità (medici, infermieri, fisioterapisti, farmacisti, odontoiatri, psicologi) d’ origine straniera operanti in Italia, il messaggi di saluto e di sostegno del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che “si riferisce all’impegno profuso dalla stessa Associazione nell’ambito della cooperazione e del dialogo tra i popoli, nonchè all’opera prestata nell’assistenza agli immigrati e ai rifugiati”. Sostegno e apprezzamento per le attività di AMSI sono stati espressi anche da Barbara Mangiacavalli, Presidente dell’IPASVI; e dal Ministro plenipotenziario Enrico Granara, coordinatore per gli Affari Multilaterali del Mediterraneo e del Medio Oriente presso il MAE, che ha ricordato -in qualità di supervisore alla Farnesina delle attività della RIDE, Rete Italiana per il Dialogo Euro-mediterraneo – “il prestigioso incarico onorifico, conferito da due anni a questa parte al prof. Aodi dal Ministero degli Affari Esteri, di testimoniare – a beneficio dell’Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite – le buone pratiche che egli realizza in prima persona, e che contribuisce a realizzare sul piano dell’accoglienza e dell’integrazione in Italia, attraverso il suo operato nell’AMSI, nella CO-MAI e in UNITI per UNIRE. Il contributo di testimonianza del prof. Aodi – prosegue il Ministro in una lettera – è stato e continua ad essere importante, soprattutto in relazione ai suoi frequenti interventi in stampa e in televisione, specie in occasione di fatti che si impongono all’opinione pubblica. Momenti in cui è essenziale richiamare tutti ad avere uno spirito razionale, ogni qualvolta si affrontino temi complessi come i flussi migratori e le inevitabili connessioni con i problemi dell’ordine pubblico”.

Nel corso del Convegno è stato riconfermato all’unanimità l’ufficio di Presidenza dell’Amsi. “Sosteniamo il messaggio di multiculturalismo portato avanti con coraggio dai medici di AMSI, UMEM e FIMMG”, ha dichiarato Massimo Sabatini, portavoce di UMEM e membro del Consiglio Direttivo di FIMMG Lazio; “crediamo che il lavoro svolto dal medico di famiglia in Italia sia fondamentale per garantire a tutti i cittadini il loro diritto universale alla salute. Per questo invitiamo a nostra volta i medici ed i professionisti della sanità a informarsi e a conoscere i pazienti, nel rispetto delle loro diversità culturali e religiose, e rafforzando il rapporto di fiducia che hanno con loro”. “Vogliamo lavorare insieme, mettendo in gioco le nostre competenze e esperienze per portare avanti lo scambio socio-sanitario e la cooperazione tra i professionisti della sanità di tutto il mondo”,aggiunge Fabio Massimo Abenavoli, coordinatore del Dipartimento Cooperazione Internazionale di “Uniti per Unire” e presidente di “Emergenza Sorrisi-Onlus”.” Solo creando occasioni di confronto tra gli operatori e i medici che provengono dai vari Paesi possiamo consentire alla medicina e alla scienza di progredire nella direzione della ricerca e anche della solidarietà”.

In questo contesto, e proprio come incentivo all’innovazione e alla tecnologia, l’azienda multinazionale BTL-Italia. col Centro Studi Accademico Scientifico Culturale B-Academy, attraverso le parole dei suoi delegati, Dr. Antonio Forte, Dr. Sandro Camagna e Dr. Daniele Morfino, ha ribadito il suo sostegno alle attività di aggiornamento professionale di AMSI e UMEM. Presentando il presidio sanitario S.I.S., Sistema Super Induttivo, del quale si sta valutando l’efficacia – con risultati promettenti – come strumento di terapia antalgica (con l’emissione di campi magnetici ad alta intensità). E’ seguito l’intervenuto del Dr. Diego Pizzicaroli, Presidente di A.S.S.O (Associazionismo Sindacale Solidale Organizzato): per ribadire l’adesione di questa Confederazione e delle realtà affiliate al Manifesto #SanitàeMulticulturalismo, veicolandone il messaggio nel mondo sindacale e delle imprese, italiane ed europee.

Fabrizio Federici

OMeGA. Una regata per
la pace nel Mediterraneo

Relatori-Convegno-Omega-2Diffondere la conoscenza del Mediterraneo sotto ogni possibile angolazione, anzitutto organizzando incontri di studio, seminari, attività congressuali; poi, attuare un programma pluriennale di “eventi d’ incontro”, con l’esecuzione di brevi regate d’altura non agonistiche, con le quali collegare porti italiani con porti mediterranei, per lo sviluppo del dialogo interculturale e interreligioso. Questi gli obbiettivi principali di “OMeGA”, Osservatorio Mediterraneo di Geopolitica e Antropologia: associazione culturale (apolitica, apartitica, aconfessionale, contraria a qualsiasi discriminazione) che presso il Circolo della Marina, in Viale Tor di Quinto a Roma, ha presentato, in un incontro con la stampa, il progetto “Rotte mediterranee”, e in particolare la prima delle regate previste, “Lungo le rotte del corallo”.

“Un evento – ha spiegato l’ammiraglio Enrico La Rosa, presidente dell’associazione e coordinatore dell’ iniziativa – organizzato appunto da OMeGA insieme alla Fondazione di Sardegna e al Circolo romano sottufficiali di Marina. Col patrocinio di ICE- Italian Trade Agency (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), UNIMED, Unione delle Università del Mediterraneo, Circolo canottieri di Cagliari, Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in italia, AMSI, Associazione Medici d’origine Straniera in Italia,UMEM, Unione Medica Euromediterranea, movimento internazionale “Uniti per Unire”, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Ordine dei Giornalisti del Lazio e altre importanti realtà. Una regata vela/motore che avverrà dal 3 al 12 luglio prossimi, sulla rotta Cagliari-Annaba (Algeria)- Biserta (Tunisia)- Cagliari”. “Durante gli scali – ha aggiunto Aldo Andrenelli, ufficiale di Marina emerito, designato “Commodoro” della flottiglia – organizzeremo convegni su vari temi: ad Annaba sull’attuale stallo del dialogo intermediterraneo, a Biserta sull’ ulivo come simbolo di pace e unità, e sull’ olio come volano di sviluppo economico, culturale e scientifico”. “Nonché ingrediente essenziale della dieta mediterranea; il tutto – sottolinea Leopoldo Sposato, dirigente dell’ ICE-ITA – per rafforzare i canali di confronto e cooperazione tra i Paesi del Nord e del Sud Mediterraneo, e portare un messaggio di dialogo e di convivenza pacifica” (iscrizioni entro la prima decade di giugno, scrivendo a omega.criticitamediterranee@gmail.com ).

“Per rilanciare il dialogo euromediterraneo- ha sottolineato Luca Attanasio, giornaljsta, moderatore della seconda parte dell’incontro, dedicata al dibattito sui temi geopolitici e culturali – mi sembra giusto ripartire dalle parole d’un maestro di pace come Giorgio La Pira. Che tanti anni fa, prima del Concilio, definiva il Mediterraneo “Un grande Lago di Tiberiade”: Gesù attraversò più volte questo lago per avviare scambi culturali, religiosi, economici coi popoli dell’altra sponda; nello stesso spirito dovrà muoversi questa regata”. “Come Co-mai, AMSI , UMEM e Uniti per Unire”, ha detto Foad Aodi, medico fisiatra, fondatore di queste 3 associazioni, “porteremo senz’altro il nostro contributo. Con quello stesso spirito con cui l’estate scorsa, dopo i terribili attentati di Nizza e altre città europee, organizzammo, per rilanciare il dialogo interculturale e interreligioso, “#Musulmaninchiesa”(il 31 luglio), e poi (l’11-12 settembre, con la partecipazione di 3 milioni di persone in tutta Italia) #Cristianinmoschea”: iniziativa poi evolutasi, a fine anno, nella Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa. Tutte iniziative che han contribuito maggiormente alla serenità della convivenza in italia tra le diverse culture e religioni: garantendo, da un lato, un alto livello di prevenzione e sicurezza, e, dall’altro, politiche d’integrazione efficienti, nel quadro d’un’ Europa a due velocità”.

“Il dialogo interculturale e interreligioso è doveroso”, ha precisato Mario Boffo, ambasciatore emerito, già Capomissione diplomatica in Yemen e Arabia Saudita. “Purchè, da un lato, si rispetti il principio fondamentale che ognuno ha diritto di professare liberamente la sua fede; dall’altro, l’ esigenza – ribadita dalla recentissima sentenza della Cassazione – che gli immigrati decisi a vivere nel mondo occidentale si conformino alle norme giuridiche e ai valori della società in cui intendono stabilirsi: questo non per non rispettare le libertà religiose e culturali, ma in considerazione della sicurezza pubblica come bene superiore da tutelare”. “Se si continua a non affrontare seriamente il problema immigrazione, comunque”, ha ribadito Germano Dottori, docente di Studi strategici presso la “LUISS-Guido Carli”, a lungo andare in italia rischiamo lo sconquasso sociale, e l’ascesa di movimenti di destra estrema, sul tipo di Alba Dorata in Grecia”.
“Su questi terreni, però”, hanno rimarcato, in chiusura, Foad Aodi e Luca Attanasio, rispondendo alle domande dei partecipanti, tra cui numerosi giornalisti, “uno dei principali problemi da affrontare è la qualità dell’ informazione, il più delle volte cattiva e fuorviante. Il problema immigrazione in Italia c’è senz’altro, ma non va sopravvalutato nè esasperato: i dati ufficiali parlano chiaro, gli immigrati comunque in Italia rappresentano, oggi, solo l’8% della popolazione, e la comunità religiosa piu’ consistente è sempre quella cristiana. Parlare di invasione islamica, allora – come fanno, irresponsabilmente, certe forze politiche – è davvero fuorviante.
“I nostri movimenti – conclude Aodi – continuano il loro impegno con OMeGA e altre confederazioni a livello internazionale, affinché non fallisca il multiculturalismo in Italia: come invece è fallito in Germania, Francia, Olanda, Belgio, Inghilterra. Questo perché, in quei Paesi,i governanti non hanno coinvolto le comunità e associazioni d’ origine straniera nelle iniziative delle società che li ospitavano, non è stata fatta politica di prevenzione a favore della sicurezza. Si sono creati, invece, tanti ghetti senza la presenza dei cittadini di altre nazionalità; né si è riusciti a organizzare corsi di lingue, di cultura e legislazione, molto importanti per combattere la radicalizzazione giovanile e quella “zona grigia” che, spesso, fa da incubatrice al terrorismo. Mentre non si è saputo condurre la lotta all’immigrazione irregolare e alla disoccupazione giovanile, che è diventata ormai una piaga mondiale”.

Fabrizio Federici

Prigionieri palestinesi,
la denuncia del silenzio

prigionieri_palestinesiNonostante comunicati e dichiarazioni ufficiali continuino a tentare di riavviare il processo di pace israelo-palestinese (solo una settimana fa Donald Trump ha ricevuto il Presidente palestinese Abu Mazen alla Casa Bianca, comunicandogli che c’erano “ottime possibilità d’un accordo di pace tra Israele e uno Stato, presto indipendente, chiamato Palestina”), l’impressione prevalente è che tale processo sia destinato a restare a lungo incagliato: come si trova, in sostanza, da poco dopo l’assassinio di Ytzhak Rabin (novembre 1995), e il successivo arenarsi degli accordi di Oslo e Washington del 1992-’93. In una Conferenza stampa, svoltasi nella sede dell’Ambasciata a Roma, l’Ambasciatrice palestinese in Italia Mai Alkaila ha denunciato la difficile situazione in cui si trovano attualmente gli oltre 1.800 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Per un pieno riconoscimento dei loro diritti, e la piena applicazione delle convenzioni internazionali che tutelano i detenuti, i prigionieri palestinesi stanno conducendo uno sciopero della fame (iniziato, su impulso di Al Fatah, storica componente maggioritaria dell’ OLP, il 17 aprile): arrivato ormai al 24simo giorno, ed entrato – ha precisato l’Ambasciatrice – “in una fase molto critica, pericolosa per la loro salute, e tale da mettere a repentaglio la loro vita”.

Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), e del Movimento internazionale “Uniti per Unire”, ha denunciato inoltre il silenzio dei media italiani su questi temi, e ha chiesto al Governo Gentiloni d’inviare una commissione nazionale, parlamentare e sanitaria, in Israele, proprio per verificare la condizione dei detenuti palestinesi. “La loro non è una battaglia politica, è una battaglia universale per i diritti umani nelle carceri” , ha sottolineato Aodi; “battaglia che, senza qui entrare nel merito della complessa situazione del conflitto israelo-palestinese, va sostenuta per una semplice, quanto giusta, esigenza di civiltà, umana e giuridica”.

Fabrizio Federici

Papa Francesco in Egitto,
una visita storica

Papa-Francesco-EgittoLa visita di Papa Francesco in Egitto del 28-29 aprile è avvenuta a quasi 800 anni esatti da quella storica, del 1219, di Francesco d’ Assisi, sempre in Egitto, al sultano Malik-al-Kamil, nipote del Saladino (durante l’assedio alla città musulmana di Damietta, nella quinta crociata). “Questa visita di ora di Papa Francesco”, sottolinea Foad Aodi, Presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), del Movimento “Uniti per Unire” e Fondatore della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa Cristianinmoschea , “è stata altrettanto storica: anzitutto, infatti, si è potuta fare grazie al suo coraggio e alla sua determinazione, nonostante gli attentati che c’erano stati proprio al Cairo, nei confronti dei cristiani, l’ultima domenica delle Palme. Queste giornate sono state storiche anche perchè la Chiesa cattolica e Al-Azhar, la celebre Università sunnita del Cairo, hanno ripreso i rapporti incrinatisi dal 2011, dalle dichiarazioni pubbliche di Benedetto XVI”.

Papa Francesco e l’Imam di Al-Azhar, Muhammad al-Tayyeb, col loro incontro, hanno risposto con un abbraccio di pace all’Isis e agli assassini delle religioni che seminano il terrore in Medio Oriente e in Occidente. “Ci auguriamo – prosegue Aodi – che musulmani, cristiani, ebrei e tutte le persone professanti con rispetto e devozione altre religioni, o laiche, prendano il gesto di Francesco come un modello di pace,e sappiano capire (questo vale in primis, direi, per le classi politiche occidentali) il significato profondo di questa sua politica, che davvero sta riscrivendo la storia dei rapporti Occidente-Oriente -Islam. A maggior ragione dopo il tragico 11 settembre in America , che tra Occidente e Islam aveva avviato una fase di gravi fraintendimenti reciproci, dagli esiti spesso rovinosi. Tutto questo vale sul piano anzitutto del dialogo interreligioso e interculturale: che questo Pontefice sta conducendo in chiave eminentemente laica, di valorizzazione dei punti e dei possibili campi d’impegno comune ( riprendendo, osserviamo, i lati migliori dell’impegno di Papi come Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, N.d.R.). Campi che devono riguardare sviluppo della pace, lotta contro il terrorismo cieco, impegno per il problema immigrazione ( senza strumentalizzazioni del problema, ma anche senza buonismi ipocriti), e per lo sviluppo di tutti i Paesi euromediterranei, lotta al traffico delle armi e ad ogni forma di sfruttamento dei lavoratori, dei bambini e delle donne, difesa dell’ambiente”.

Questa linea di Papa Bergoglio, osserviamo, s’incontra pienamente con quella di Co-mai e Uniti per Unire, e soprattutto della Confederazione internazionale #Cristianinmoschea: che punta proprio a laicizzare il modo di vivere le varie religioni (il che non significa sminuire il loro ruolo, ma anzi rafforzarlo, esortandole ad ascoltare di piu’ il mondo laico ed aprirsi di più: perchè l’ identità vuol dire apertura e non chiusura, e paura di perdere il proprio ruolo religioso ).

“Se Europa, USA e Paesi islamici- conclude Aodi – sanno superare decenni di incomprensioni, potranno affrontare costruttivamente i problemi comuni, oggi, un po’ a tutti i Paesi più o meno sviluppati: disoccupazione, fuga dei cervelli, crisi del Welfare ,crisi delle piccole e medie imprese, informazione distorta e insufficiente. Questo, per quanto riguarda l’Europa, varando una specifica legge europea sull’immigrazione, che da tempo chiediamo, e politiche di nuova cooperazione economica tra UE e Paesi mediterranei ed africani. In occasione di questo 1 Maggio appena passato, infine, voglio ringraziare ufficialmente i segretari confederali di CGIL, UIL,CISL, Susanna Camusso, Carmelo Barbagallo e Annamaria Furlan, per la sensibilità dimostrata, in questi anni, ai problemi del lavoro ,dell’immigrazione e dei rapporti tra lavoratori italiani e stranieri; e per il loro sostegno alla nostra iniziativa mondiale #Cristianinmoschea del’11 e 12 Settembre 2016 “.

In aggiunta alle parole di Aodi, le dichiarazioni degli esponenti egiziani dell’ Ufficio di presidenza di Co-mai e #Cristianinmoschea, e di membri della Comunità egiziana in Italia. Adel Amer, Presidente della Comunità, rileva che ” Francesco ha dimostrato a tutti che l’Egitto è un Paese di pace, in lotta contro il terrorismo e contro il male che si sta abbattendo sulle diverse città del mondo”. Mohamed Abu Elmkarem, Coordinatore dipartimento gioventu’ e seconda generazione della confederazione #Cristianinmoschea, nonchè coordinatore dei giovani nella Comunità egiziana di Roma (giovani che, come quelli di tutte le comunità di immigrati in Italia, oggi rientrano senz’altro nella terza generazione di immigrati), desidera ringraziare fortemente il Pontefice : “Vogliamo anche ringraziarlo personalmente, attraverso un incontro, a nome di tutti i giovani egiziani in Italia, e con gli amici cristiani e laici. A Roma- conclude Mohamed – sto lavorando, coi miei colleghi, per migliorare i rapporti italo-egiziani, sul piano anche turistico: considerando soprattutto che la situazione dell’ordine pubblico in Egitto è molto migliorata, auspichiamo una piena ripresa delle relazioni diplomatiche italo-egiziane,una volta chiarite – come si sta cercando di fare – le dinamiche del tragico caso Regeni”.

Fabrizio Federici