“Emergenza sorrisi”, convegno al Gemelli

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Da oggi quattro bambini in più possono contare su un nuovo sorriso. Sono stati operati durante “Il trattamento delle labiopalatoschisi e attività di cooperazione internazionale”, il workshop organizzato dall’ ONG  “Emergenza Sorrisi” in collaborazione con AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia ), OMCEO di Roma e “Sanità Informazione”,  tenutosi all’interno del congresso “Patient First: conventional surgery and surgery first”, organizzato dalla Fondazione “Policlinico Universitario Agostino Gemelli” IRCCS.

Il Prof. Fabio Massimo Abenavoli, Presidente di Emergenza Sorrisi, ha effettuato ben 4 interventi di chirurgia complessa in diretta su pazienti iracheni arrivati a Roma qualche giorno fa: accompagnati dal Dott. Aws Adel , chirurgo maxillofacciale, Direttore dell’ Ospedale Regionale di Nassiriya e Presidente Emergenza Sorrisi Iraq.  Il medico iracheno durante i lavori ha ricordato come la labiopalatoschisi sia un problema molto diffuso in Iraq. “In dieci anni di attività e missioni a fianco di Emergenza Sorrisi abbiamo visitato almeno 5000 bimbi con labbro leporino, e operato 1300 di loro. Nel nostro Paese c’è molta carenza di medicinali, strumentazioni per le diagnosi e per le operazioni, ma soprattutto di medici qualificati. Grazie all’impegno di Emergenza Sorrisi e al percorso avviato con il dott. Abenavoli oggi ho potuto trasferire molte competenze e conoscenze al mio team”, ha ricordato Adel..

“L’ospedale regionale di Nassyria è diventato nel tempo un vero punto di riferimento per la labiopalatoschisi, e rappresenta un’eccellenza in Iraq” , ha precisato Fabio Abenavoli , che è anche coordinatore Commissione Solidarietà e Cooperazione internazionale dell’ OMCEO Roma. “Emergenza Sorrisi opera in questa nazione da dieci anni e grazie alle missioni chirurgiche, ai corsi di formazione per i medici locali e alle campagne di sensibilizzazione è stato possibile consolidare i rapporti di collaborazione col Ministero della Sanità, per creare a Nassyria un centro di riferimento nazionale per il trattamento delle malformazioni congenite”.

“Una buona sanità internazionale è possibile grazie all’impegno di tutti, e alla promozione di momenti di dialogo come questo, dove è possibile cogliere l’importanza dell’intensificare la rete di collaborazioni internazionali”. A ricordarlo è stato il prof. Foad Aodi, Presidente dell’Associazione Medici di Origine straniera in Italia (AMSI) e Consigliere OMCEO ROMA  coordinatore Area Rapporti con i Comuni e Affari Esteri . “Credo che la medicina possa essere uno strumento per promuovere  lo sviluppo del dialogo tra i popoli. Vogliamo favorire la conoscenza e l’eccellenza della medicina italiana tra i medici nei nostri Paesi di origine, per portare queste competenze nei Paesi in cui operano. I medici formati potranno a loro volta diventare ambasciatori dell’eccellenza medica italiana nel loro Paese ,e alleviare le sofferenze dei bambini e di numerosi pazienti in lista d’ attesa, specialmente in Siria,Libia, Palestina, Sudan, Somalia,Yemen, ed in Africa”.

Ad aprire i lavori è stato il Prof. Sandro Pelo, Direttore della U.O.C. di Chirurgia Maxillo Facciale – Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli. Il workshop è proseguito poi con l’ illustrazione del progetto congiunto “La buona sanità internazionale”, fatta dal Prof. Foad Aodi; a seguire, è intervenuto il Prof. Abenavoli con un approfondimento su “La medicina nei Paesi in via di sviluppo: La chirurgia delle labiopalatoschisi in un unico tempo”. “Servono più  telemedicina , aggiornamento professionale e corsi di pratica per insegnare ai medici in loco”, hanno sottolineato Aodi e Abenavoli.

Il Prof. Massimo Di Giannantonio, direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria della facoltà di Medicina dell’Università di Chieti e consigliere Emergenza Sorrisi Ong, ha raccontato invece la difficoltà di nascere con una malformazione congenita nei Paesi in via di sviluppo, soffermandosi in particolar modo sul vissuto dei genitori.
Il workshop non s’ è limitato a trattare il tema solo dal punto di vista degli addetti ai lavori: dell’importanza di rendere accessibile a tutti un delicato problema genetico malformativo ha parlato  Roberto Giacobbo, giornalista scientifico, collaboratore RAI e scrittore; mentre  Luciano Moia, Capo redattore di “Avvenire” e coordinatore dell’inserto “Noi famiglia e vita”, si è soffermato sul tema “Etica e Comunicazione”.

Fabrizio Federici  

“Strisce di stelle”, raccolta di racconti di Dario Lo Scalzo

stelleAlla libreria Feltrinelli di Viale Libia, a Roma, è stata presentata “Strisce di stelle”, di Dario Lo Scalzo, giornalista, scrittore e videomaker, redattore dell’ agenzia stampa internazionale “Pressenza” , collaboratore della tv svizzera italiana RSI. Una raccolta di racconti (Firenze, Multimage ed., 2018) che – ha rilevato la giornalista e scrittrice Susanna Schimperna – “vuole ricordarci che ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare qualcosa, ogni giorno, per rendere migliore il mondo; cercando di cambiare situazioni anche minime che, in realtà, hanno sempre una loro importanza”. Lo fa, l’ Autore, con una serie di racconti che, muovendo da una visione di base nonviolenta, olistica, umanistica, affrontano temi come guerra e pace, ambiente, inquinamento, migrazioni, diritti e doveri dell’ uomo, evoluzione dei costumi sessuali.

“Questo libro di Dario Lo Scalzo – ha sottolineato il prof. Foad Aodi, medico fisiatra, presidente dell’ AMSI, Associazione Medici di origine Straniera in Italia, e del movimento internazionale e interprofessionale “Uniti per Unire – è in piena sintonia con i fini che da sempre perseguono le nostre associazioni: e cioè anzitutto il dialogo interreligioso e interculturale, e un approccio ai problemi politico-sociali in chiave nonviolenta e solidaristica, volta a valorizzare lo scambio internazionale di esperienze e conoscenze nella medicina e in tutte le altre professioni. E’ per questo che, a nome dell’ Ufficio di Presidenza di “Uniti per Unire”, conferisco a Dario lo Scalzo la nomina di socio onorario di Uniti per Unire: al cui interno abbiamo appena costituito un apposito “Dipartimento Scrittori”. Visto il contributo dei più di 25 scrittori aderenti al movimento U. x U. e l’ importanza della scrittura come mezzo di dialogo e conoscenza interculturale e interreligioso, e come cura per la crisi sociale e le guerre tra i poveri, basate sui pregiudizi e sulla paura della diversità”, conclude Aodi nvitando tutti ad investire nella lettura e nella conoscenza della diversità e delle altre civiltà.

Foto_Dario“Questa presentazione del mio libro – aggiunge Dario Lo Scalzo – dimostra come siano ancora in tanti a credere nei valori del rispetto, della solidarietà e della dignità umana. E’ stato un incontro con la partecipazione di quasi 100 persone, che rincuora e dà un forte segnale di speranza, e sostegno all ‘affermazione dei diritti umani. Un libro come questo, che non parla contro qualcuno ma prova ad indicare costruttivamente le vie dell’ amore e del risveglio spirituale, trova il consenso di chi crede proprio in una trasformazione sociale sulla strada della nonviolenza. E accolgo così con fierezza la nomina, da parte del Prof. Aodi, a membro di Uniti per Unire”:
“L’ iniziativa di creare un dipartimento interamente dedicato agli scrittori , all ’interno del movimento Uniti per Unire”, commenta Nicola Lofoco, giornalista, portavoce nazionale di U.x U., “è senz’altro positiva . Tutti coloro che si sono cimentati nell’ opera della scrittura possono dare un positivo contributo intellettuale all’ interno del movimento, da anni impegnato nel sensibilizzare l’opinione pubblica su temi come la solidarietà tra i popoli, il rispetto dei diritti umani e il dialogo inter-religioso. Accolgo quindi con gioia la proposta del presidente Aodi di esserne coordinatore nazionale “.
“Gli scrittori- aggiunge Salameh Ashour, portavoce della Comunità palestinese in italia, coordinatore del Dipartimento Dialogo interreligioso delle Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia – devono sempre esprimere quella che è l’anima e la cultura d’un popolo: portando i lettori a riflettere sui temi fondamentali della vita e della società. Altrimenti, la letteratura diventa vuota esercitazione, o al massimo narcisistica esternazione della psicologia dell’ autore”.

Fabrizio Federici

SSN, campagna nazionale contro il razzismo

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Una grande campagna di sensibilizzazione per “mettere al bando il razzismo e l’ intolleranza dal nostro Servizio sanitario nazionale”: coinvolgendo l’opinione pubblica, puntando ad un messaggio contro il razzismo ed in favore della tolleranza, con l’affissione di manifesti nelle farmacie e nelle Asl. E’ la proposta lanciata dal presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, dopo l’episodio di razzismo denunciato da una dottoressa di Cagliari. L’idea, annuncia Anelli, “é coinvolgere anche gli altri professionisti sanitari e le associazioni dei cittadini”. Altri manifesti saranno affissi per le strade, negli studi e negli ospedali.

“Lancio un’idea – spiega Anelli – che spero possa essere condivisa anche dalle altre federazioni degli Ordini delle professioni sanitarie e dalle associazioni dei cittadini: mettere in piedi, tutti insieme, una grande campagna contro il razzismo”. Alla campagna sono aderite l’ Associazione Medici di origine Straniera in iIalia (AMSI) e la Confederazione internazionale-Unione Medica Euro-Mediterranea (U.M.E.M), che ringraziano la Fnomceo.

“La collega Maria Cristina Deidda, con la sua denuncia – afferma Foad Aodi ,fondatore dell’ AMSI e dell’UMEM, riferendosi alla dottoressa che ha denunciato l’episodio di razzismo in cui vari pazienti si sono lamentati per aver atteso “per colpa di un negro” – ha testimoniato in modo encomiabile la grande sensibilità dei professionisti italiani verso i diritti umani e l’uguaglianza: mettendo in evidenza quelli che sono i valori fondanti della nostra professione e della nostra società, a prescindere dal colore della pelle, dalla religione, dalle opinioni, o da chi, nella situazione amministrativa, è regolare o irregolare “.

“Siamo indignati e preoccupati – prosegue Aodi – per l’aumento crescente degli episodi di razzismo e di discriminazione nei confronti dei professionisti della sanità e dei cittadini di origine straniera. Molte segnalazioni giungono allo sportello AMSI , il quale ha registrato un aumento del 35 per cento, negli ultimi tre anni in particolare, di episodi di discriminazione nei confronti dei cittadini di origine straniera . Le donne lo sono per motivi legati al velo, gli uomini per la barba lunga . Spesso si viene discriminati per il colore della pelle o per i soli vestiti religiosi e tradizionali. Le segnalazioni provengono maggiormente dalle regioni Lombardia , Veneto, Trentino Alto Adige , Marche e Sardegna. Gli episodi si verificano spesso al pronto soccorso , nelle Asl, al Cup,nei centri di fisioterapia ed analisi”.

“Si registra – prosegue Aodi, che é anche consigliere dell’ OMCEO di Roma con delega ai rapporti coi Comuni e agli Affari Esteri – un aumento dello sfruttamento dei professionisti della sanità di origine straniera: con personale sottopagato , ritardi nei pagamenti e licenziamenti continui senza giusta causa, come ci viene raccontato allo sportello Amsi, dove le segnalazioni provengono da tutte le regioni italiane, in particolare dal centtro- sud. “Continuiamo a combattere la “guerra tra poveri” , gli episodi di razzismo e le discriminazioni: utilizzando la “terapia del dialogo” , la conoscenza ed il principio dei diritti e doveri , l’uguaglianza e la solidarietà”.

Con AMSI e U.M.E.M aderiscono all’ iniziativa anche il Movimento internazionale “Uniti per Unire” e le associazioni e comunità aderenti, comprese le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), la ONLUS Emergenza Sorrisi-Ong, attiva da anni nella cooperazione sanitaria col Terzo Mondo, e la Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa -(Cili-Italia).

Fabrizio Federici

Cerveteri e Taybeh, un congresso per la pace

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Un Congresso per la pace insieme ai Sindaci  di Cerveteri e di Taybeh, a Novembre in Terra Santa.  Questo è  l’annuncio che Foad Aodi, fondatore del movimento internazionale, transculturale, interprofessionale “Uniti per Unire” (che da Ferragosto è in viaggio in Terrasanta, incontrando vari sindaci e associazioni in Israele e in Palestina),  ha fatto dopo l’incontro col Sindaco della città di Taybeh, Shuaa Massarwa Mansour.
Un Congresso internazionale  per la Pace, mirante a coinvolgere in primis i promotori del Patto d’amicizia siglato a ottobre 2017 a Cerveteri  tra  i sindaci di Taybeh e di Cerveteri e il Movimento internazionale Uniti per Unire, insieme a tutte le  associazioni e le comunità aderenti:  tra cui l’ AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia) e le Co-mai (le Comunità del Mondo Arabo in Italia). Ci sarà, inoltre, il  patrocinio delle Asl Rm4 e Rm5, concesso dal Direttore Generale, Dr.Giuseppe Quintavalle. 
“Un Congresso voluto da Shuaa Mansour e Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri, insieme a me”, continua Aodi,  “per proseguire nel patto d’amicizia tra l’ Italia e i nostri comuni e città arabe palestinesi, parlando solo una lingua universale: la lingua della Pace e del dialogo, della conoscenza e della cooperazione internazionale. E  intensificando la collaborazione nell’ambito della cultura, dell’ istruzione, della sanità, dello sport e della scuola.  Con l’obiettivo di avvicinare i popoli e le culture, combattendo i pregiudizi e l’odio razziale e religioso: che, purtroppo, negli ultimi anni  sta aumentando vertiginosamente nel mondo”, sottolinea  Aodi,  che è anche  membro del Focal Point per l’integrazione in Italia per l’ alleanza delle Civiltà- UNAOC, organismo  ONU, e Consigliere dell’ OMCEO di Roma con delega per rapporti con i Comuni e Affari Esteri.
“Siamo estremamente onorati di poter proseguire il percorso iniziato il 23 ottobre scorso nella nostra città– ha dichiarato Alessio Pascucci, Sindaco di Cerveteri – con la promozione di un grande Congresso per la Pace internazionale: che sarà esempio di integrazione ed accoglienza, valori che purtroppo, oggi, nel nostro Paese vengono troppo spesso messi in discussione. Siamo pronti a dimostrare ancora una volta che iniziative come queste sono portate avanti insieme a realtà geograficamente così lontane da noi, ma vicine nello spirito: con le quali siam pronti a stringere un rapporto di amicizia, collaborazione e condivisione delle nostre tradizioni, della nostra cultura e della storia dei nostri Paesi. È  motivo d’orgoglio, inoltre, per noi”,   prosegue il Sindaco Pascucci,  “che Uniti x Unire e il suo fondatore Foad Aodi abbiano scelto, a ottobre scorso, di iniziare un percorso così importante  partendo proprio da Cerveteri”.
“Sono orgoglioso di portare avanti iniziative come questa – conclude Pascucci – sia da Sindaco che da coordinatore nazionale di “Italia in Comune”: partito nato dal bisogno d’ un vasto campo di sindaci e di cittadini italiani di riaffermare valori, come quelli dell’ integrazione e dell’accoglienza, proprio nel momento in cui ci troviamo di fronte ad un bivio essenziale della storia, e quindi della politica. Per questo, come Italia in Comune, in collaborazione con Foad Aodi e Uniti x Unire e il Sindaco di Taybeh, avvocato  Shuaa Massarwa Mansour, abbiamo deciso di lanciare questo grande Congresso per la Pace internazionale: sperando che contribuisca a rappresentare anche fuori dai confini nazionali il volto di un’Italia solidale, che va oltre le polemiche e la retorica dell’ odio”.
Dal canto suo il sindaco di Taybeh, Shuaa Mansour, dichiara – con grande emozione, visto che si è laureato in Italia-  la sua soddisfazione “di poter organizzare un convegno internazionale che rappresenti un ponte per la pace e il dialogo tra le civiltà e le religioni, coinvolgendo e invitando l’ Ambasciatore italiano in Israele, e sindaci, autorità istituzionali e religiose (musulmani,cristiani,ebrei,drusi), deputati  arabi palestinesi ed ex-studenti laureati in Italia: per valorizzare il ruolo e l’esperienza  dell’ Italia nei nostri  Paesi di origine”.
Fabrizio Federici 

Sanità. Medici in Italia, una carenza preoccupante

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Dal Nord al Sud d’Italia, oggi è un continuo rincorrersi di notizie sulla progressiva carenza di medici negli ospedali pubblici e in tutto il nostro sistema sanitario: una vera emorragia, causata anzitutto dal progressivo pensionamento dei medici in carica, dei quali il 51,5% ha già più di 55 anni. Le proiezioni da qui al 2025 dicono che più di 40.000 medici andranno in pensione (soprattutto medici di famiglia); mentre da qui al 2022, calcolando anche i nuovi laureati e specializzandi, e anche se dovesse verificarsi uno sblocco totale del turnover, ci sarà comunque un “buco” di più di 11.000 dottori.

L’emorragia deriva non solo dal pensionamento: dal 2012 al 2017, ad esempio, ben 24.651 dirigenti medici hanno lasciato il servizio sanitario per i più vari motivi (inclusi anche trasferimenti all’estero e passaggio a più remunerativi impieghi privati). In particolare, la carenza di dottori riguarderà soprattutto medici di base e anestesisti; e poi igienisti, patologi clinici, internisti, chirurghi, nefrologi e riabilitatori.

L’ AMSI, Associazione Medici di origine Straniera in Italia, lancia il suo allarme per questa carenza di medici e altri professionisti nel settore della sanità italiana: viste anche le numerose richieste che arrivano all’ associazione da cliniche private e ospedali, dal sud al nord .
Sono state più di 100 le richieste dall’inizio del 2018. Maggiormente vengono dal nord (Piemonte, Lombardia, Veneto): dove sono richiesti ortopedici, pediatri, anestesisti, medici di famiglia, specialisti presso gli ospedali, medici sul territorio e presso i centri di pronto soccorso, guardia medica e 118. Tanti medici di origine straniera si presentano presso le strutture, e possono lavorare quando si tratta di chiamate dirette a tempo determinato in ospedali, e a tempo indeterminato nelle cliniche private. Poi, però, non possono sostenere nessuna selezione, a causa del requisito della cittadinanza italiana, obbligatoria per poter sostenere concorsi presso le strutture pubbliche.

“Siamo molto preoccupati per questa carenza di medici e professionisti della sanità in Italia, e dalla mancanza di soluzioni e di programmazione per colmare questa carenza, ormai europea e mondiale”, dichiara il prof. Foad Aodi, fondatore dell’ AMSI e delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento internazionale “Uniti per Unire”. Per Aodi, “urge affrontare le questioni dei concorsi per i professionisti della sanità d’ origine straniera, del numero chiuso presso le Università, della programmazione del numero di specialisti presso le scuole di specializzazione, in base alle esigenze di oggi. Bisogna anche risolvere i problemi inerenti ai turnover e ai medici in pensione”
“Esprimiamo inoltre solidarietà e vicinanza a tutti i cittadini colpiti da episodi di razzismo e discriminazione, ormai in aumento”, prosegue Aodi. “Questi episodi sono più del 35 per cento rispetto all’ anno scorso, secondo il nostro sportello congiunto Amsi, Co-mai e Uniti per Unire: vedi i casi del collega del Senegal Ibrahima Diop e della giovane atleta italiana Daisy Osakue, vittima nei giorni scorsi dell’ ennesima e deprecabile aggressione razzista. Le nostre associazioni Amsi ,Co-mai e Uniti per Unire sono impegnate costantemente nel promuovere e sostenere iniziative contro il razzismo: opponendosi nettamente a chi , quotidianamente, semina odio tra gli esseri umani”

“Il ruolo degli stranieri in Italia – continua Aodi – in realtà è fondamentale, soprattutto nei settori della sanità, dell’agricoltura, dell’edilizia, dell’ elettronica,della gastronomia, delle badanti e colf . Con l’Amsi abbiamo potuto verificare – grazie ad un nostro accurato studio – come, negli ultimi dieci anni, il numero dei medici di nazionalità italiana è sensibilmente sceso ed è stato in parte bilanciato dalla presenza dei medici stranieri: ma non negli ospedali, o come medici di famiglia (sempre per la problematica dei concorsi). Ribadiamo il nostro #No al razzismo e #Si al rispetto dei valori umani e ad una campagna d’informazione contro #intolleranza cieca e per fini politici” .

Aodi conclude ribadendo che gli italiani non sono un popolo di razzisti, ma stanno solo vivendo una fase molto difficile dal punto di vista sociale, politico, economico e dell’ integrazione. Adesso tocca alla politica riaffermare il principio della buona convivenza e della tolleranza e del rispetto reciproco.

Fabrizio Federici

Un piano nazionale contro la violenza sulle donne

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“Il delicato tema della violenza sulle donne è di strettissima attualità. Con tutte le nostre associazioni siamo quotidianamente impegnati nel dare voce alle tante donne vittime di violenza e soprusi”, commenta il prof. Foad Aodi, medico fisiatra e fondatore delle Comunità del Mondo Arabo in Italia ( Co-Mai), dell’ Associazione Medici Stranieri in Italia ( AMSI) e del Movimento internazionale “Uniti per Unire”. Che aggiunge: “Grazie ad un accurato studio del dipartimento Donne delle Co-Mai e di Uniti per Unire, in collaborazione con AMSI, abbiamo purtroppo verificato che molto spesso, in Italia, ci sono episodi di discriminazione verso le donne compiuti, solo ed esclusivamente, per il colore della loro pelle o per il modo di vestirsi.

È sufficiente leggere molti articoli di giornali, in questi giorni, che citano casi di numerose discriminazioni contro donne e bambini immigrati , donne arabe , musulmane o di colore , i cui casi sono aumentati del 25 per cento dall’inizio del 2018 . Per questo dobbiamo batterci non solo per difendere i diritti di tutte le donne, ma anche per debellare per sempre le discriminazioni razziali, religiose e dovute al colore della pelle”. Gli fa eco Nicola Lofoco, portavoce del Movimento Uniti per Unire : “Contrastare la violenza contro le donne è un impegno che il nostro movimento ha preso sin dalla sua nascita. Per questo, tramite le nostre iniziative, siamo convinti che riusciremo a sensibilizzare ancora di più le istituzioni del nostro Paese su quest’ importante questione”.

Ad Anguillara Sabazia, s’ è tenuta l’altra sera una cena di beneficenza per raccogliere fondi in favore dell’ associazione “ Casa del rifugio per le donne vittime di violenza “ di Roma. col patrocinio, appunto, delle Co-mai e di “Uniti per Unire” .

“La mission dell’ evento – ha ribatito Cinzia Spaccatrosi , organizzatrice – è stare accanto alle donne per difenderne la dignità e i diritti: nell’ obiettivo di proteggerle dai soprusi fisici e psicologici, far loro riacquistare autostima e fiducia in sè stesse e nelle istituzioni e darle sostentamento economico “.

Sono intervenuti autorità e rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, coordinatore nazionale del nuovo partito ” Italia in Comune”. “La violenza sulle donne – ha sottolineato Nawal El Mandli, d’ origine marocchina , del dipartimento donne della Co- Mai e di Uniti per Unire – è una cosa spregevole e vergognosa, che provoca grandi danni per la donna, in tutta la sua integrità. Si parla tanto di femminicidio, e qui posso solo appellarmi a tutte le donne, italiane e di origine straniera , affinchè non abbiano paura di denunciare e a farsi aiutare contro il mercato nero dello sfruttamento sessuale degli esseri umani, e contro la violenza durante i tragitti in mare”.

Fabrizio Federici

Amsi: professionisti della Sanità a Congresso

amnsi congresso

S’è svolto a Roma il Congresso AMSI, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia: col patrocinio dell’ Ordine del Medici Chirurghi e Odontoiatri di Roma, della Confederazione Internazionale Unione Medica Euro Mediterranea – UMEM , del Movimento Internazionale “Uniti per Unire” e della BTL-ITALIA, col suo centro studi B-ACADEMY. Hanno partecipato oltre 100 professionisti della sanità, italiani e d’ origine straniera; l’ Amsi ha presentato le statistiche relative al censimento dei professionisti della sanità d’ origine straniera che “non solo lavorano in modo sinergico e in armonia coi colleghi italiani”, sottolineano le Associazioni, “ma contribuiscono sensibilmente alla crescita economica , allo sviluppo della cooperazione del nostro Paese e delle politiche per l’ integrazione ”.

Stando a quanto riportato da Amsi e UMEM, il numero di questi professionisti è in crescita rispetto agli ultimi anni, ma non di molto: gli arrivi, infatti (soprattutto da Siria, Egitto, Iraq, Africa), oggi sono bilanciati dalle partenze ( per Europa dell’ Est, Libano ,Israele, Somalia).

In tutto vi sono, ad oggi, più di 65.000 professionisti della sanità d’origine straniera : 18.500 medici; 38.000 infermieri; 3.500 farmacisti; 4.000 fisioterapisti e 1000 psicologi. La maggior parte lavora nelle strutture private italiane, per l’impedimento a partecipare ai concorsi pubblici, che richiedono la cittadinanza italiana.

«Negli ultimi quattro anni si registra un aumento del 20 per cento di ritorni di questi professionisti nei loro Paesi d’ origine (specie Libano, Giordania, Romania, Albania, Paesi africani e sudamericani), per motivi economici o familiari», spiega il Prof.Foad Aodi, Fondatore di Amsi ed Umem e Consigliere dell’ OMCEO di Roma. «Oltre a ciò registriamo anche un aumento del 30 per cento delle richieste di professionisti della sanità italiani che chiedono di poter svolgere degli stage o di lavorare all’estero».

Altrettanto in aumento sono le richieste di medici italiani e di origine straniera da parte dei Paesi europei (Inghilterra, Scozia ,Belgio, Olanda ), mediterranei e arabi (Arabia Saudita ,Qatar,Siria, Libia ,Iraq,Sudan,Somalia), insieme alle nazioni africane e sud- americane(specie Congo, Nigeria, Senegal ed Ecuador). Inoltre si registra una diminuzione di oltre il 60 per cento dei medici laureati provenienti dai Paesi dell’ Europa dell’ Est, in controtendenza a come fu appena dopo la caduta del Muro di Berlino: lo stesso si può dire per l’arrivo degli studenti di Medicina, in netto calo a causa dei difficili esami di ammissione a questo corso di laurea.

«Ribadiamo, come proposto nel nostro progetto #BuonaSanita’, cui hanno aderito centinaia di Associazioni – prosegue Foad Aodi – l’ indispensabilità d’ una vera, innovativa legge europea sull’ immigrazione, coinvolgente tutti i Paesi UE come si sta discutendo in questi giorni in Europa. Basata su un’immigrazione programmata, sul rispetto di diritti e doveri reciproci: promuovendo la cooperazione internazionale , la creazione di nuove strutture sanitarie e di nuovi servizi socio-sanitari sia ai confini UE che nei nostri Paesi d’ origine . Vogliamo costruire ponti di dialogo, non muri di chiusura, come stanno facendo alcuni Paesi europei”.

Nel ringraziare tutti gli intervenuti al Congresso (dal 2000 ad oggi sono stati organizzati più di 600 convegni AMSI) Aodi lancia il suo appello al mondo sanitario e politico per prendere in considerazione il progetto “#BuonaSanità” , e affrontare urgentemente le questioni principali ricordate nello stesso progetto. Come precariato, numero chiuso dei laureati, programmazione del numero degli specialisti, tutela del diritto dalla salute, definizione d’ un codice di condotta internazionale per le Ong , lotta alle aggressioni e alle discriminazioni contro i professionisti della sanità, combattere la “medicina difensiva” e la fuga dei cervelli, colmare la carenza di medici specialisti, medici di famiglia, pediatri ed anestesisti sia negli ospedali che nel territorio, ecc…

Infine, Amsi e Uniti per Unire si rivolgono al Governo e a tutte le forze politiche per promuovere politiche per l’ integrazione; e li invitano a non continuare a creare dissidi politici e mediatici sulla pelle degli immigrati, regolari o irregolari, solo per scopi elettorali.

Al dibattito sono intervenuti anche il Preside della Facoltà di Medicina e Farmacia della “Sapienza”, Carlo Della Rocca (che presto incontrerà il prof. Aodi per intensificare la collaborazione comune), il sindaco di Cerveteri e Coordinatore Nazionale del nuovo movimento politico “Italia in Comune”, Alessio Pascucci, l’esponente del Comitato Centrale della FNOMCeO, Vicepresidente dell’ OMCeO di Roma e Vicesegretario nazionale della FIMMG, Pierluigi Bartoletti, e il Presidente dell’ ONG “Emergenza Sorrisi”, Dr. Fabio Avenavoli che hanno dato la loro massima disponibilità di portare avanti le proposte dell’AMSI coinvolgenti le istituzioni e Ong che rappresentano.

Fabrizio Federici

Torino. “Moschee aperte” per dialogo interreligioso

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Su impulso del Comune (esattamente dell’ assessorato alla Famiglia), a Torino domenica 27 maggio s’è svolto l’evento “Moschee aperte”: iniziativa per facilitare il dialogo interreligioso e interculturale tra i cittadini e la comunità islamica locale, organizzata in collaborazione con le Comunità del mondo arabo in italia (Co-mai) e la Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa (Cili-Italia): che ha visto la partecipazione di ben 13 moschee e luoghi di culto musulmani, rimasti aperti a tutti, per tutta la giornata. Si sono tenuti convegni, dibattiti (cui sono intervenuti molti cittadini italiani, desiderosi di sapere di piu’ sulla cultura e la religione islamica), e soprattutto – per il mese di Ramadan in corso – una grande cena all’ aperto, con la partecipazione di 450 persone, davanti alla moschea del Centro interculturale “La Mecca” di Via Botticelli; presieduto da Amir Younes, presidente della Comunità egiziana e coordinatore regionale delle Co-mai e di Cili-Italia in Piemonte.

Sono intervenuti le autorità locali – tra cui Giampiero Leo, Assessore emerito alla Cultura e all’ Istruzione della Regione Piemonte, ora presidente dell’Associazione regionale per il Tibet e i diritti umani – e Adly Hussein, Vicepresidente del Comitato Permanente per il Partenariato Euromediterraneo degli Enti locali e delle Regioni, nonché ex Governatore delle Regioni egiziane al-Qalyūbiyya e al-Manūfiyya.

“La sua partecipazione – sottolinea Amir Younes – ha mirato a mantenere un saldo rapporto con la Comunità Egiziana e araba piemontese, e ad avvicinarsi alle diverse culture di fede musulmana presenti sul territorio torinese. Quest’iniziativa del 27 maggio, giunta alla seconda edizione”, prosegue Younes, “è stata molto importante, per favorire la conoscenza reciproca tra cultura e fede italiana e islamica, combattendo pregiudizi, sospetti, paure che servono solo ad avvelenare i rapporti tra le varie comunità. Già ieri qui a Torino, abbiamo potuto constatare il miglioramento dei rapporti fra italiani e musulmani; ora speriamo che quest’ iniziativa diventi presto una manifestazione a livello nazionale, come abbiamo già fatto con #Cristianinmoschea, promossa dalle Co-mai l’ 11 settembre 2016 e 2017 “.

Da parte sua il fondatore delle Co-mai e di Cili-italia, prof.Foad Aodi, medico fisiatra, membro del Focal Point per l’integrazione in Italia per l’Alleanza delle Civiltà- Unaoc, organismo ONU, plaude all’iniziativa ringraziando tutte le autorità ed istituzioni piemontesi per il loro impegno continuo e costruttivo a favore del dialogo e del rispetto interreligioso: con i fatti, e non solo parole. “Auspichiamo che le forze politiche sappiano valorizzare queste buone pratiche anche a livello nazionale e internazionale; e separare l’immigrazione irregolare, che combattiamo, dalle politiche a favore dell’ integrazione, e abbattere il muro della paura e della diffidenza. Come abbiamo fatto con l’iniziativa ormai mondiale #Cristianinmoschea l’11.09.2017: per ribadire il no al terrorismo e sì alla buona convivenza tra le culture e le religioni, per l’interesse degli italiani e di chi ha scelto di vivere qui in armonia, rispettando la Costituzione italiana. Ma diciamo “No” secco alle strumentalizzazioni politiche .

Fabrizio Federici

Gaza, ospedali al collasso. Attivare corridoio umanitario

gaza proteste

Almeno 60 morti e più di 3000 feriti, inclusi gli intossicati: tra le vittime, anche 8 bambini (compresa una neonata, morta per aver inalato gas lacrimogeno).Questo il bilancio provvisorio, fornito da fonti mediche locali, degli scontri di ieri al confine tra Striscia di Gaza e Israele. Il ministero della Sanità palestinese ha lanciato un SOS urgente a tutti gli organismi competenti, chiedendo d’aiutare gli ospedali e i presidi medici di tutta la Striscia di Gaza, attualmente al collasso, a far fronte all’arrivo di morti e feriti; le autorità di Gaza, intanto, hanno chiesto all’Egitto aiuti medici immediati e l’autorizzazione a trasferire laggiù i feriti più gravi.

Le Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, nell’esprimere profonda costernazione per quanto sta accadendo e viva solidarietà al popolo palestinese, rinnovano l’ appello – tramite il loro presidente, Prof. Foad Aodi – alle Nazioni Unite e agli altri competenti organismi sovranazionali e internazionali, per arrivare al piu’ presto a una soluzione diplomatica e per attivare rapidamente un corridoio di aiuti umanitari alla Striscia. “Ringraziamo intanto la Repubblica d’Egitto – precisa Aodi – per aver prontamente risposto alla richiesta d’aiuto delle autorità di Gaza”.

Tra i feriti (di cui poco meno di 30 gravi) ci sono 200 bambini, 90 donne, 11 giornalisti; 71 sono feriti di codice rosso, 830 codice verde e 1330 codice bianco. Servono urgentemente sangue, farmaci, e chirurghi vascolari, ortopedici e neurochirurghi e anestesisti, sempre secondo i medici locali .

“Non dimentichiamo – aggiunge Aodi – che sempre ieri, a Gerusalemme, intanto si stava attuando ufficialmente il trasferimento da Tel Aviv del’ ambasciata USA: riteniamo questo gesto del tutto provocatorio nei confronti dei palestinesi, considerando soprattutto il momento in cui avviene. Gerusalemme è da sempre una città soggetta a un particolare regime di diritto internazionale, considerata la sua grande importanza per tutte e tre le “religioni del Libro”: questa sua particolare natura non può in alcun modo legittimare un gesto unilaterale che la maggior parte della Comunità internazionale rifiuta, ricordando il ruolo storico della Città santa come capitale anche per il mondo arabo e musulmano, e come essenziale luogo di fede per ebraismo, cristianesimo e islam”.

Da notare che i rappresentanti dell’UE (con la sola eccezione di Ungheria, Repubblica Ceca, Romania e Austria: i primi 3, membri del “Gruppo di Visegrad”) non sono intervenuti all’inaugurazione dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme, trovandosi in disaccordo con la scelta. In proposito, il presidente palestinese Abu Mazen ha denunciato che gli Usa a Gerusalemme non hanno aperto un’ambasciata “ma un avamposto”, alludendo ai coloni israeliani: e annunciando per oggi, 15 maggio, lo sciopero generale dei Territori (scuole e negozi compresi), in protesta per gli uccisi a Gaza. “Per capire la complessità e gravità attuali dello scontro israelo-palestinese”, ha dichiarato ieri, a Roma, l’ambasciatrice palestinese in Italia, Mai al Kaila, “teniamo presente anche che il Parlamento israeliano ha approvato quest’anno una legge che legittima la costruzione, nei Territori occupati, persino di semplici avamposti dei coloni, anche su terreni di proprietà di privati cittadini palestinesi: nonostante che varie Risoluzioni ONU, e specialmente la n. 2334, da anni , in conformità al normale diritto internazionale, dichiarino illegittimo qualsiasi insediamento”.

Fabrizio Federici

Sanità e informazione, accordo in arrivo

medici 2Che analogie ci possono essere, tra i vissuti professionali quotidiani di giornalisti e medici? Diverse, in realtà.
Presso l’Ordine dei Giornalisti del Lazio, nella sala conferenze della “Stampa Romana”, il Presidente dell’ Ordine dei Medici di Roma, Antonio Magi, e il segretario dell’ Associazione Stampa Romana, Lazzaro Pappagallo, hanno firmato un accordo-quadro per affrontare meglio una serie di problemi comuni ad ambedue le professioni.
Ci riferiamo anzitutto a quelle situazioni di disagio, e anche di pericolo, che i professionisti della sanità e dell’ informazione affrontano molto spesso a causa di molteplici fattori: vedi le aggressioni – verbali e anche fisiche – che spesso subiscono i medici, da parte di pazienti (o da loro parenti e amici, ma anche occasionali “simpatizzanti”) stanchi d’ attendere per ore di essere visitati, esasperati dalle lungaggini burocratiche del SSN. Dall’altro, le aggressioni analoghe che sempre piu’ spesso subiscono i giornalisti ( già 46 casi nel 2018): per non parlare delle “querele temerarie”, anzi miliardarie, che arrivano, con richieste di risarcimento esorbitanti, ad ambedue le categorie, da parte di utenti che si ritengono, spesso a torto, vittime di casi di malasanità, o di cittadini che si sentono calunniati. Il discorso, poi, è piu’ ampio, e andrebbe riferito a tutti quegli episodi – moltiplicatisi, in Italia, negli ultimi anni – che indicano un generale imbarbarimento della società: non ci sono solo i giornalisti presi a testate e minacciati di morte, e i medici aggrediti anche nei loro studi; ma anche gli insegnanti minacciati d’ esser sciolti nell’acido da loro alunni, sino all’episodio incredibile (Roma, 2016) della signora, salita su un bus dell’ Atac, che, urtata dalle risposte un po’ sgarbate del conducente, chiana il marito e, al capolinea del mezzo, gli fa picchiare a sangue il povero autista.
“Anzitutto per combattere meglio questi fenomeni (che rendono difficile e stressante il lavoro quotidiano di medici e giornalisti), abbiamo deciso di firmare quest’ accordo, che sviluppa la collaborazione tra le nostre due categorie “, hanno precisato Magi e Pappagallo. “Ma anche – ha sottolineato il Presidente dell’ OMCeO di Roma – per combattere l’ altro preoccupante fenomeno delle “fake news”, delle notizie errate, che hanno effetti molto spesso devastanti (vedi, ad esempio, l’ abitudine di molti pazienti di cercare la cura “fai da te”, solo consultando in Rete il “Dottor Google”, anzichè rivolgendosi al medico di famiglia o agli altri presìdi sanitari). Questo è possibile se si crea un presidio di primo intervento, una sorta di “Pronto soccorso informativo” per i giornalisti su sanità e medicina: che, gestito dall’ Ordine mediante un numero telefonico dove risponderanno medici qualificati, permetterà di dare ai giornalisti notizie sempre esatte e aggiornate ( stiamo pensando anche a specifiche app, di cui potranno usufruire tutti i cittadini)”.
“Al giorno d’ oggi, del resto”, ha aggiunto il segretario di “Stampa romana”, “nessuna categoria professionale può operare senza rapportarsi ad altre, senza avviare una minima collaborazione; e come giornalisti, dobbiamo chiederci cosa possiamo fare, con i medici, per offrire servizi veramente migliori ai cittadini, in un Paese che sta cambiando sempre di più ad un ritmo impressionante”. “Piu’ in generale, poi”, ha aggiunto Magi, ” l’ OMCeO di Roma si propone di sviluppare rapporti costruttivi con tutte le altre categorie professionali: contribuendo, all’ attivazione di quel “tavolo interprofessionale” previsto da un’apposita legge della Regione Lazio, rimasta sinora inattuata”.
” Interprofessionalità e rapporto stretto col territorio, questi due aspetti sono stati centrali nel programma della lista “Medici Uniti”, vincitrice, a dicembre scorso, delle elezioni all’ Ordine di Roma. “ ha aggiunto in chiusura, il prof. Foad Aodi, consigliere dell’ OMCeO di Roma, coordinatore dell’ Area Rapporti coi Comuni e Affari esteri. “ Un applauso a questa iniziativa dell’ accordo, che rafforza la collaborazione tra medici e giornalisti, dal territorio italiano sino ad arrivare a livello internazionale: sempre in prima linea per prevenire, curare e informare. Vedi, ad esempio, il successo della “Giornata della Salute” organizzata, il 21 aprile, dal Comune di Ladispoli insieme all’ Ordine Medici di Roma: con piu’ di 1.000 visite specialistiche gratuite effettuate da medici qualificati. Il tutto grazie anche all’informazione ramificata sui quotidiani locali. Mentre, cosa ancor piu’ importante, medici e giornalisti si trovano quotidianamente in prima linea nelle aree piu’ calde del mondo ( dalla Siria alla Libia): gli uni cercando il piu’ possibile di curare le popolazioni, gli altri cercando d’ informare il mondo su quello che accade “.

“La nostra solidarietà, e il nostro pieno riconoscimento”, prosegue Aodi, “vanno a tutti i medici e giornalisti che rischiano la propria vita per l’ interesse comune, senza distinzioni.
Le statistiche presentate dall’ Ordine dei Medici di Roma sulle aggressioni ai medici ( nel 2017, in media 3 aggressioni al giorno, il 68% nei confronti di donne, il 32% di uomini: di tutte queste, il 60% minacce semplici, il 20% percosse, il 10% minacce a mano armata, un altro 10% atti di vandalismo; il tutto con un costo, per la collettività, di 3.783 giornate lavorative in meno, e, per il SSN, di 30.056.750,00 euro) fanno preoccupare molto. Bisogna iniziare a curare questo male sociale iniziando dalla collaborazione interprofessionale, e dagli aspetti culturali, anche per quanto riguarda le discriminazioni nei confronti dei medici di origine straniera e di colore: come é successo recentemente, in Lombardia, nei confronti di quel collega del Camerun”.

Fabrizio Federici