Ius soli, basta con le strumentalizzazioni politiche

Ius soli-Italia

“Tantissimi nostri sono scesi in piazza per dire #Siussolitemperato e #Noallestrumentalizzazionipolitici. Il grado della Civiltà e Democrazia di un Paese si vede dalle sue leggi. Proprio perché crediamo fermamente nella civiltà e democrazia italiane, chiediamo di approvare la legge sulla cittadinanza senza più ritardi e false illusioni. Siamo stanchi della personalizzazione della politica da parte di alcuni deputati italiani e d’ origine straniera, stanchi di chi erge i muri contro le persone per fare carriera sulle spalle della seconda generazione”.

Questo il commmmento di Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e dell’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI), da Montecitorio. “Noi sosteniamo da anni -aggiunge – la proposta di cittadinanza temperata ai figli degli immigrati; i nostri movimenti han partecipato e hanno sostenuto la manifestazione del 13 ottobre a Roma. Ormai da anni assistiamo al tira e molla, a titoli di giornali pro o contro questa proposta di legge, senza che mai si traduca in pratica.

Noi proponiamo, da anni, una cittadinanza breve per chi lavora in Italia da 5 anni e rispetta le leggi italiane, conoscendo la lingua e cultura italiane, per poter risolvere anzitutto la questione dei concorsi pubblici che richiedono l’obbligo della cittadinanza: un segno del rispetto dei diritti civili e delle pari opportunità. Lo stesso vale per i figli degli immigrati: questa legge può’ facilitar la loro integrazione, e combattere le pericolose crisi d’identità, che a volte questi ragazzi affrontano appunto intensificando il loro legame con lo Stato italiano”.

Aodi conclude rivolgendo un appello, a tutta la politica italiana, di trovare “una sintesi per l’interesse comune: senza strumentalizzazioni politiche sulla pelle degli immigrati”.

Fabrizio Federici

Gerusalemme, 30.000 donne in marcia per la pace

WomenWagePeace

S’è conclusa il 10 ottobre, a Gerusalemme, la marcia della pace: evento organizzato dal nuovo Movimento Women Wage Peace (letteralm. “Le Donne Dichiarano la pace”), che ha coinvolto 30.000 donne palestinesi e israeliane, provenienti da tutti gli angoli del Paese per percorrere insieme la via della speranza e della pace. Questo storico evento, che apre prospettive veramente nuove, è partito il 24 settembre 2017, con una cerimonia d’ inaugurazione che ha conciso con l’inizio del nuovo anno ebraico, da Sderot la mattina e la sera presso il Kibbutz Tzeelim.

Quattro le rotte percorse, Sud, Nord, Ovest, ed Est, che hanno toccato numerose città e località tra le quali: Kissoufim, Zeelim, Yerouham, Rahat, Beer Sheva, Arad, Gush Etzion (vicino Eli), Dimona (il 26 settembre); Nazaret (il 3 ottobre); Jaffa (il 6). L’8 ottobre le donne ebree e palestinesi si sono incontrate nel villaggio di pace di Agar e Sarah, costruito nella pianura accanto al Mar Morto, dove hanno organizzato gruppi di discussione, mostre artistiche e eventi musicali con la partecipazione di artisti di ogni provenienza.
Giunte a Gerusalemme nelle date del 9 e 10 ottobre, le “costruttrici di pace” hanno innalzato una grande “Capanna della Pace” (Sukkàt Shalom), dentro cui hanno condotto incontri e gruppi di studio; il 10 ottobre, hanno inaugurato un Parlamento femminile (Knesset). Tutta la marcia è stata accompagnata da un Manifesto congiunto per la pace rivolto a israeliani e palestinesi, co-firmato dalle donne: che sarà presentato alla Knesset all’apertura della Sessione Invernale.

“Nei nostri incontri – dichiara la scrittrice di religione ebraica Shazarahel, Vice Presidente della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #Cili-Italia e Coordinatrice del Dipartimento Donne del movimento “Uniti per Unire” – a volte ci abbracciamo e piangiamo di commozione le une sulle spalle delle altre, e senza bisogno di dirci nulla. Diverse donne hanno infatti perso un figlio, un marito, comunque qualcuno dei propri cari. Ogni famiglia israeliana e palestinese ha almeno un morto fra i propri cari, perso a causa del conflitto.I media ci hanno abituato alle liste numeriche di morti. Quando ascolti le testimonianze dal vivo di chi invece ha perso uno dei propri cari, ti rendi conto che ogni morto non è un “numero anonimo” , dietro ogni morto c’è tutto un mondo di sofferenza, di affetti recisi, di famiglie spezzate”.

“Trentamila grazie a tutte le donne musulmane, ebree, cristiane e laiche che hanno marciato per la pace, e che stanno scrivendo una nuova pagina della storia del dialogo in Medio Oriente”, dichiara Foad Aodi, Focal Point per l’Integrazione in Italia per l’Alleanza delle Civiltà-UNAoC (Organismo Onu), e fondatore della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa CILI-Italia e di Uniti per Unire. “Queste donne – prosegue – hanno coinvolto trasversalmente diverse realtà in Terra Santa, con grande volontà e impegno per concretizzare una proposta di pace vera e duratura: facendo cadere il muro della paura, della diffidenza, del silenzio e delle false illusioni”.

Fabrizio Federici

Associazioni e sviluppo sostenibile della società

lazio

“Valori come Volano: il ruolo delle associazioni civili nello sviluppo sostenibile della società”. Questo il tema dell’incontro organizzato il 6-7 ottobre, alla sede della Regione Lazio in Via Cristoforo Colombo, dall’associazione “Fare Rete, innovAzione BeneComune” con la partecipazione di rappresentanti delle associazioni di volontariato e delle istituzioni, tra cui il Vicepresidente emerito della Consulta, Paolo Maddalena, e il consigliere regionale Teresa Petrangolini.

Il Prof. Foad Aodi, “Focal Point” per l’Integrazione in Italia per l’ Alleanza delle Civiltà-UNAoC (Organismo ONU), Fondatore dell’Associazione Medici d’ Origine Straniera in Italia (AMSI), dell’ Unione Medica Euromediterranea(UMEM), e membro della Commissione Salute Globale FNOMCeO, nel suo intervento ha riassunto la storia dell’AMSI e dell’UMEM, ripercorrendo le loro iniziative per l’integrazione dei professionisti della sanità di origine straniera in Italia e nell’area Euromeditteranea e la diffusione delle buone pratiche per l’integrazione e aspetti di sanità ed immigrazione.
L’ AMSI, associazione non lucrativa, offre tutela ai propri iscritti; li aiuta nell’inserimento professionale; promuove l’aggiornamento professionale, collaborando con le Istituzioni pubbliche e private italiane e straniere e divulgando le proprie attività tramite i mezzi di comunicazione. “Dal 2000- spiega il prof. Aodi – abbiamo aperto una rete di poliambulatori per l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini: la nostra esperienza ha confermato che gli immigrati non diffondono malattie in Italia , ma si ammalano, di fronte ai disagi – economici, lavorativi, abitativi – che incontrano, spesso sviluppano consistenti patologie ( che spesso, addirittura, trovandosi senza permesso di soggiorno, non denunciano neanche al Pronto soccorso degli ospedali; e lo stesso avviene per molti infortuni sul lavoro). Altra piaga inaccettabile è il destino di migliaia di minori immigrati, non accompagnati, che scompaiono: vittime di giri criminali, abusi sessuali e lavorativi, e del trafico nero dei trapianti d’organi. Secondo una ricerca dei rappresentanti dell’UMEM in Europa attualmente in Europa piu’ di 20.000 immigrati minori non accompagnati risultano scomparsi e senza tracce”.La Confederazione Internazionale Unione Medica EuroMediterranea , UMEM, invece, è una confederazione che opera all’interno delle professioni sanitarie, delle associazioni, aziende, Università, ONG, comunità, federazioni, sindacati che s’ occupano di medicina in Italia e nell’area Euromediterranea . Difende il diritto “universale” alla salute attraverso una sanità che lavori oltre i confini, promuovendo lo sviluppo della ricerca scientifica, la sinergia tra aziende sanitarie pubbliche e private, la diffusione della telemedicina e delle nuove tecnologie, e la conoscenza interculturale e interreligiosa. Secondo le ultime statistiche dell’UMEM, in Europa esercitano più di 500 mila medici di origine straniera .

Come AMSI, UMEM e movimento Uniti per Unire”, sottolinea ancora il prof.Foad Aodi, “proponiamo alle istituzioni il nostro Manifesto della sanità e multiculturalismo; e chiediamo anzitutto di diffondere maggiormente l’informazione sull’accesso alle strutture sanitarie pubbliche per gli immigrati e gli italiani , così da potenziare la prevenzione. Poi , di aumentare i posti S.T.P. (“Straniero Temporaneamente Presente”), per gli immigrati ancora sprovvisti di permesso di soggiorno; e di comunicare a tutte le moschee e i centri culturali islamici e le comunità d’ origine straniera in Italia di esortare i loro fedeli, soci e connazionali a vaccinare i propri figli. E’ importante anche potenziare i corsi d’aggiornamento professionale, con crediti ECM, per i professionisti della sanità, italiani e d’origine straniera (i quali ultimi, circa 62.000, in Italia lavorano soprattutto nella sanità privata ). Sui temi, soprattutto, delle patologie emergenti e di quelle degli immigrati, che sono in aumento (cardiovascolari, ortopediche, psicologiche, ginecologiche ,dermatologiche, gastroenterologiche e pneumologiche ), e sulle patologie rare. Infine, lanciamo un appello alla classe politica perché raggiunga al più presto un accordo per l’approvazione della legge sullo “ius soli” temperato (cioè con la concessione della cittadinanza subordinata alla conoscenza di lingua e cultura italiane): senza continuare con il tira e molla (in corso ormai da più di 10 anni), creando tante aspettative e delusioni tra gli stessi immigrati e i loro figli, vittime di scontri politici da decenni”.

Fabrizio Federici

Gerusalemme. Al via la marcia in Terra Santa

gerusalemme

Ha avuto inizio ieri, domenica 24 settembre, la marcia della pace in Terra Santa organizzata dal Movimento WWP, “Donne Costruttrici di Pace”, in collaborazione con le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), la Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa (Cili-Italia) e il Movimento Internazionale “Uniti per Unire”. “Questa marcia storica, che unisce donne ebree, musulmane, cristiane e laiche che, semplicemente, si sentono unite come donne a favore della pace, terminerà il 10 ottobre a Gerusalemme”: ad annunciarlo è Foad Aodi, “Focal Point” per l’Integrazione in Italia per l’Alleanza delle Civiltà (UNAoC), Fondatore di #Cristianinmoschea e Co-mai. Che s’ è recato quest’ estate in missione in Terra Santa, aprendo il Convegno organizzato da WWP, con più di 500 donne di tutte le religioni, presso Taibeh, alla presenza del Sindaco della città Avv. Sohaa Mansour, del Presidente della Lista Araba Unitaria, On. Ajman Aodi, e dei Rappresentanti di WWP.

“Ringraziamo il Movimento delle Donne Costruttrici di Pace per il loro grande impegno: che coinvolge già più di 50 mila donne, indistintamente dalla loro religione di appartenenza. Queste donne -aggiunge – sono unite nella sofferenza e nella gioia, nella stanchezza di contare i morti, nella speranza di cambiare le cose con una soluzione a due Stati e due popoli, per la sicurezza di tutti. Ringraziamo, oltre a WWP, anche la scrittrice Shazarahel, Vice Presidente di CILI-ITALIA e Coordinatrice del Dipartimento donne di Uniti per Unire; e il Sindaco di Taibeh, per avermi invitato quest’estate al Convegno sulla pace, toccante e emozionante, e per aver aderito alle iniziative delle #FestedelDialogo, promosse da Co-mai, dalla Confederazione Internazionale Cili-Italia e da Uniti per Unire ( svoltesi, nella prima decade di settembre, fra Italia e Terrasanta, con varie occasioni d’ incontro e dialogo tra musulmani, cristiani ed ebrei, N.d.R.). Continuiamo con coraggio questo percorso comune, che mira a costruire ponti di dialogo contro la guerra alle religioni e contro il terrorismo, ancor più rafforzati da una collaborazione concreta che lavorerà sui temi Dialogo, Conoscenza, informazione, Istruzione, Sanità e Cooperazione Internazionale”.

La Marcia della pace prevede anche l’organizzazione di dibattiti e convegni, e terminerà con proposte concrete, per la pace tra palestinesi e israeliani.

“Religioni e violenza, assolutamente incompatibili”

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Mohammad Ben Abd al Karim al Issa, Segretario generale della Lega Musulmana Mondiale

Il Prof. Mohammad Ben Abd al Karim al Issa, Segretario generale della Lega Musulmana Mondiale, è ancora in visita a Roma, dove ha tenuto una lezione ufficiale sul tema “La tolleranza nell’islam” presso l’hotel “Hilton Cavalieri”. All’incontro c’erano rappresentanti di istituzioni, ambasciate, comunità, associazioni, moschee, centri culturali; e insieme a loro hanno partecipato anche i coordinatori nazionali e regionali delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #Cristianinmoschea. Significativa, inoltre, la presenza del Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Miguel Angel Ayuso, del Rabbino capo di Roma, Prof. Riccardo Di Segni, e dell’ex- Rabbino di Firenze, Joseph Levi; nonchè,del Direttore per l’Italia della Lega Musulmana Mondiale, Abdulaziz Ahmed Sarhan. S.E. al Issa ha incontrato Papa Francesco nella data del 20 settembre, scambiando con lui diversi doni e ribadendo la contrarietà assoluta dell’islam al terrorismo; e – in accordo con Francesco – l’essenzialità dello spirito di tolleranza, anzi di comprensione reciproca, che deve essere alla base di ogni religione.

“Religione e violenza sono incompatibili, e il fondamentalismo rappresenta un pericolo globale, un fenomeno da contrastare con forza, in tutto il mondo. Tuttavia, le religioni hanno risorse morali capaci di contribuire alla fraternità e alla pace”: l’hanno ribadito all’unisono Al-Issa e Mons.Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, nell’incontro del 21 settembre, seguìto a quello col Pontefice. Le due parti hanno concordato anche la creazione, in un prossimo futuro, d’un comitato permanente congiunto.

“Ringrazio vivamente gli organizzatori della manifestazione”, dice il Prof. Foad Aodi, Presidente di Co-mai e fondatore di #Cristianinmoschea; “per aver saputo coinvolgere tutto il mondo islamico e arabo, il corpo diplomatico e le istituzioni, specialmente in questo momento tanto delicato a livello internazionale. In quest’occasione – e ricordiamo che si stanno celebrando, in questi giorni, sia il capodanno ebraico che il capodanno musulmano, e la Giornata Mondiale della Pace (il 21 settembre), voluta da Papa Francesco – ribadiamo l’importanza del perdono e del rispetto interreligioso (concetti chiaramente evidenziati da S.E. Al Issa nel suo intervento), e diciamo nuovamente: #TuttiUniti, #ControchiDivide per sconfiggere il terrorismo. Le nostre parole-chiave devono essere: #Dialogo, #Conoscenza,#Informazione, #Pace. E ringraziamo fortemente – prosegue Aodi, che è anche “Focal Point” per l’integrazione, in Italia, per l’ Alleanza delle Civiltà-UNAoC, organismo ONU – Papa Francesco, che con grande coraggio e senza alcun timore di critiche e polemiche, sta rafforzando i rapporti con le altre religioni, e soprattutto con la religione islamica: lo fa combattendo le false equazioni islam= terrorismo, o comunque integralismo, e le strumentalizzazioni politiche dell’immigrazione in Italia. Ci auguriamo che la visita a Roma di al-Issa (che aveva in programma, sempre il 21 settembre, anche un incontro con il Ministro dell’Interno Minniti), visita che è stata seguita dalla grande maggioranza delle realtà islamiche italiane, e a cui ho partecipato, il 19 settembre, con una vasta delegazione delle nostre associazioni e dei coordinatori regionali, serva davvero a rafforzare la cooperazione tra istituzioni italiane, Chiesa cattolica, mondo ebraico, mondo arabo e musulmano, e tutte le religioni nel nostro Paese. L’integralismo, il terrorismo e la guerra alle religioni si combattono anzitutto sul piano culturale, con la buona informazione, con la conoscenza e il dialogo reciproci: è quello che da anni stan cercando di fare Co-mai, il Movimento Uniti per Unire e #Cristianinmoschea, non a caso organizzatori, nella prima decade di settembre, di migliaia di cene di solidarietà e di incontri per il dialogo tra musulmani, religiosi di altre fedi e laici, in Italia e in Terra Santa. Ci proponiamo di proseguire nella nostra “Maratona del Dialogo”, valorizzando la buona convivenza e combattendo il mercato degli esseri umani e dei bambini: ricreando così – conclude Aodi – l’atmosfera di serenità e fratellanza che c’era qualche anno fa in Italia, quando sono venuto a studiare qui, come tanti altri stranieri, anche per ammirare la bellezza e la cultura di questo Paese, che fan parte della storia mondiale “.

Fabrizio Federici

Half Marathon, una corsa
per la pace e il dialogo

mezza pace

Domenica 17 settembre si è svolta a Roma la ” Rome Half Marathon Via Pacis”, la manifestazione sportiva popolare, con partenza da Piazza San Pietro, decisa l’inverno scorso grazie a un accordo tra Pontificio Consiglio della Cultura e Giunta comunale, in collaborazione con la Fidal. Le parole chiave son state “Pace, Solidarietà, Inclusione, Partecipazione”: è stata una manifestazione aperta a tutti, comprendente la mezza maratona, ma anche la 5 chilometri, che ha voluto abbracciare, anche attraverso il percorso della “Via Pacis”, tutte le culture religiose”. S’ è trattato – come hanno ricordato sia Mons. Melchor Sanchez, direttore del dipartimento Cultura e Sport al Pontificio Consiglio della Cultura, che Rav Riccardo Di Segni, Rabbino capo di Roma – d’una maratona vòlta a favorire esplicitamente il dialogo interreligioso e interculturale: alla pari di altre celebri manifestazioni sportive romane (come anzitutto la “Corsa di Miguel”, in programma ogni anno a gennaio in memoria d’ un atleta e poeta argentino tra i piu’ fermi oppositori , a suo tempo, della dittatura militare di Videla).

Quest’aspetto essenziale della corsa era evidenziato anzitutto dal percorso; che, partendo da Via della Conciliazione, ha toccato luoghi di culto emblematici della Capitale, appartenenti a diverse confessioni e comunità religiose, come la Basilica di San Pietro, la Grande Moschea, la Sinagoga, altre chiese cristiane e luoghi religiosi. Hanno partecipato anche atleti appartenenti alla Comunità ebraica romana e alle varie Comunità musulmane della capitale (in rappresentanza anche delle moschee della Magliana e di Centocelle).
In campo maschile, la vittoria è andata al 25nne Eyob Faniel (1h.03:26), nato in Eritra ma dal 2004 in Italia (alle sue spalle, i kenyani Tiongik e Kurgat). In campo femminile,a Sara Berogiato (1h 15′: 37), seguì ta dalla kenyana Jeruto e dalla trentina Dal Ri). Presente anche la sindaca Virginia Raggi (che ha abilmente dribblato le domande sulle importanti occasioni perse da Roma con le prossime Olimpiadi).

“Abbiamo aderito con gioia, convinzione, speranza e spirito unitario a questa Mezza Maratona per la Pace”, dice il fondatore delle Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, e dell’Associazione Medici d’ origine Straniera in Italia (AMSI), Foad Aodi: esprimendo la sua soddisfazione e speranza per un’ iniziativa come questa, “dove un’altra volta lo sport si dimostra uno strumento importante per unire, per costruire ponti tra le religioni e le culture” .”Inoltre”, continua Aodi, che è “Focal Point” per l’integrazione, in Italia, per l’ Alleanza tra le Civiltà (UNAOC, organismo ONU), “dobbiamo proseguire nel nostro impegno con le 4 parole d’ordine che han caratterizzato le nostre 1000 #FestedelDialogo in Italia e in Terra Santa, dal 01 sino all’ 11 settembre: “Dialogo, Conoscenza, Informazione, Pace. Coinvolgendo musulmani, ebrei, cristiani e laici come appunto per questa “Half Marathon”: facciamo partire la #MaratonadelDialogo, unendo le città dei Paesi euromediterranei e la Terra Santa”.

Hanno aderito alla maratona, oltre Amsi e Co-mai, anche il movimento internazionale Uniti per Unire ,la CILI, confederazione Internazionale Laica Interreligiosa, e l’ UMEM-Unione Medica Euromediterranea.

Fabrizio Federici

Le Feste del Dialogo
per le vittime del terrorismo

FOAD-6-300x200Bilancio positivo, quello delle FestedelDialogo, organizzate dal 1 all’11 settembre, in Italia e in Terra Santa, dalla Co-mai, Comunità del mondo Arabo in Italia, dal movimento internazionale e interprofessionale “Uniti per Unire” e dalla Confederazione Internazionale, Laica e Interreligiosa, Cristianinmoschea. In tutte le Regioni italiane, dal 1 all’11 settembre, si sono organizzati preghiere comuni, incontri, dibattiti pubblici, cene di fratellanza che hanno fortemente contribuito al dialogo tra musulmani, cristiani, ebrei, fedeli di altre religioni e laici, all’abbattimento dei muri dell’odio reciproco, del pregiudizio, e del terrorismo: con l’adesione di più di 2500 tra comunità islamiche, circoli culturali, associazioni, Università, sindacati. “Gran finale” a Roma, Reggio Emilia e Gerusalemme, il 10-11 settembre.

Nell’Urbe, dibattito denso di interrogativi ma anche di concrete proposte: organizzato dal Prof. Foad Aodi, presidente di Co-mai e Uniti per Unire, e fondatore di #Cristianinmoschea, dal Vescovo anglicano Luis Miguel Perea Castrillon, all’Istituto delle Suore Oblate del Sacro Cuore di Gesù in Via del Casaletto. “Teniamo presente- ha sottolineato il prof.Enrico Granara, ministro plenipotenziario del Ministero degli Esteri, coordinatore degli interventi di cooperazione nel Mediterraneo- anzitutto che il contesto istituzionale più adatto all’azione di tutte quelle realtà che vogliono sviluppare il dialogo nel Mediterraneo non può essere che quello dell’ Unione Euromediterranea.

Unico organismo sovranazionale, forte di 41 Paesi, che, con fondi di Bruxelles, si occupa concretamente di tutto il Mediterraneo”. “Con queste nostre iniziative “, ha precisato Foad Aodi, “Focal Point” per l’integrazione, in Italia, per l’ Alleanza delle civiltà (UnaOc), organismo ONU, “iniziate ufficialmente con #Musulmaninchiesa del 31 luglio 2016, pochi giorni dopo il tragico attentato di Nizza, e proseguite con la nascita della Confederazione #Cristianinmoschea, non vogliamo certo fare miracoli: ma combattere – sempre con le armi del dialogo, della conoscenza reciproca e della buona informazione – contro i fomentatori di odio, e le strumentalizzazioni politiche di problemi complessi, come anzitutto l’ immigrazione irregolare . Vogliamo far vedere le cose a chi non vuol vedere, far sì che l’ottuso cominci a ragionare; e con le #FestedelDialogo .diamo uno strumento per la miglior terapia delle “zone grigie”, anticamera del terrorismo.

Proprio oggi, 11 settembre, abbiamo voluto chiudere le #FestedelDialogo dedicando questa grande partecipazione al ricordo e alla commemorazione di tutte le vittime del terrorismo. Mentre lanciamo un appello per fermare qualsiasi discriminazione e qualsiasi massacro di etnie e religioni”. In stile “I want You”, diremmo, l’intervento del vescovo anglicano Luis Miguel Perea Castrillon, Vicepresidente di #Cristianinmoschea: “Ognuno di noi ha una qualche possibilità di partecipare a cambiare il mondo, ed è nostro dovere non lasciarla cadere. Indegnamente siamo chiamati tutti a trasformare questo pianeta col nostro impegno, partendo dal nostro vissuto quotidiano: e la forza del dialogo deve permeare la cultura, la politica, lo sport, ogni aspetto della realtà”. Sula stessa linea, l’algerino Kamel Belaitouche, segretario generale della Co-mai (“Ogni civiltà nella storia s’è sviluppata grazie al dialogo e all’interscambio con le altre, non con le chiusure nazionalistiche esaperate e ottuse”). Mentre l’ imam Salameh Ashour, responsabile del Dipartimento dialogo interreligioso della Co-mai, ha ricordato il principio fondamentale, comune a tutte e 3 le grandi religioni monoteistiche, dell’uguaglianza di base tra gli uomini.
Abdo Rad, sacerdote cattolico libanese, ha ricordato la radice di base comune a quasi tutte le religioni, cioè la credenza in Dio: e la natura delle varie religioni, di rami, in fondo, d’uno stesso albero. “Anche per questo, il dialogo è di per sè una festa”.

Sono intervenuti, inoltre, Kurosh Danesh, reponsabile CGIL per le Politiche dell’Immigrazione (in rappresentanza del Segretario generale, Susanna Camusso); Andrea Tasciotti, ambasciatore per l’ Italia di varie organizzazioni intergovernative; Suor Swjitha Xavier, delle Oblate del Sacro Cuore di Gesù, con esperienza di lavoro tra i musulmani nel suo Paese, l’ India, e in Guinea Bissau .”E’ importante, poi, investire nelle nuove generazioni , dando loro esempi positivi cui ispirarsi”, ha detto Manuela Trombetta, coordinatrice del Dipartimento Istruzione di Uniti per Unire, e autrice del Progetto “S.C.U.O.L.A.”, promosso da ASI e UNICEF per parlare di valori etici e solidarietà ai ragazzi tra gli 8 e i 13 anni; ” Le #FestedelDialogo sono uno di questi esempi, un momento in cui parlare di fratellanza e testimoniare il valore del rispetto reciproco, dell’amicizia e della conoscenza, prevenendo il germe del pregiudizio”.

Forte, da parte di Co-mai e Uniti per Unire, l’attenzione anche ad altri problemi internazionali: Perea Castrillon, d’origine colombiana, ha sottolineato l’importanza del processo di riconciliazione nazionale iniziato ultimamente in Colombia con la firma – dopo 53 anni di guerriglia – dell’accordo di pace tra il governo e i guerriglieri delle FARC ( accordo elogiato ultimamente da Papa Francesco nel suo viaggio nel Paese sudamericano). Mentre sempre la Co-mai ha partecipato l’11 settembre, insieme a rappresentanti delle comunità musulmane e delle comunità d’ origine straniera in Italia, al sit-in per lo stop al massacro della minoranza musulmana in Birmania organizzato davanti all’ambasciata birmana in Piazza dei Giochi Delfici.

Nelle Marche, infine, Mekri Abdel Kader, responsabile regionale di #Cristianinmoschea, ha organizzato a Fabriano un’altra Festa del Dialogo, cui han partecipato, tra gli altri, anche il sindaco Gabriele Santarelli, il vicesindaco Arcioni e Ahmid Bereksi, ambasciatore algerino in Italia, in Croazia e a Malta, e il Direttore della Caritas di Fabriano (“è stata una bellissima festa, con l’unione di tutto il pubblico su quest’idea del dialogo tra religioni e tra culture come base della vita sociale”). Mentre altri due eventi conclusivi delle #FestedelDialogo sono stati la Festa organizzata, a Reggio Emilia, da Sufi Mustapha, Presidente del Congresso Europeo degli Imam predicatori, e le iniziative varate, in Terra Santa, dalla scrittrice ebrea Shazarahel, Vicepresidente della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa.

“Sono stata accolta con grande calore dalla preside e dalla vicepreside della scuola di Jajulia”, dice Shazarahel; “e abbiamo deciso insieme di dare il via ad incontri in cui bambini musulmani potranno scoprire il mondo ebraico, e bambini ebrei il mondo islamico, mettendo in valore tutto ciò che ci unisce. Questo, ad esempio, invitando un rabbino che parli dell’ebraismo ai giovani studenti musulmani, e facendo loro visitare una sinagoga. Tenteremo anche di fare l’inverso: lo scopo di queste iniziative è seminare nelle giovani generazioni il seme della bellezza che nasce dalla scoperta del mondo altrui, che arricchisce e completa il nostro”. Sempre l’11 settembre, anniversario del terribile attentato “spartiacque” del 2001 alle Torri Gemelle di New York, a Gerusalemme il rabbino Mordechai Chriqui, all’Istitutio “Rahman”, ha parlato su questi temi. Mentre Shazarahel ha annunciato il lancio dell’altra iniziativa di Co- mai e Uniti per Unire #Musulmaninsinagoga: iniziativa dalle straordinatrie potenzialità pacificatrici, in un’area come la Terra Santa, e che sarà presto organizzata, su proposta di Foad Aodi, sia là che in Italia.

Fabrizio Federici

Sanità, 500mila i medici stranieri in Europa

medicoNegli ultimi 5 anni sono cresciute del 30% le richieste dei professionisti della sanità italiani (medici, farmacisti, infermieri, fisioterapisti, psicologi e odontoiatri) di recarsi a lavorare all’ estero; e sono aumentate del 40% le richieste di lavoro dall’ estero per i professionisti della sanità italiani e di origine straniera lavoranti in Italia. La maggior parte di queste richieste di lavoro arriva da Paesi UE (Belgio, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra), e da Svizzera, Europa dell’ Est (Russia, Albania, Romania), Paesi arabi (Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Libia) e sudamericani (Ecuador, Brasile, Colombia). Numerose, poi, le richieste di sostegno umanitario e sanitario provenienti dai Paesi africani e dai Paesi arabi in stato di conflitto, come Siria, Iraq, Yemen e Libia.

Sono queste le statistiche riportate dalla Confederazione Internazionale Unione Medica Euro Mediterranea – UMEM, dall’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI) e dal Movimento Internazionale “Uniti per Unire”: sviluppate insieme alla rete dei professionisti della sanità aderenti a queste realtà, e operanti in tutti Paesi Euromediterranei.

Anche sui giovani, UMEM, AMSI e Uniti per Unire riportano nuovi dati: negli ultimi 5 anni, la maggior parte degli studenti di medicina d’ origine straniera provenienti dai Paesi arabi, africani, asiatici, dall’ India e dal Sud America si è recata in prevalenza nei Paesi dell’Est (Russia, Albania, Moldavia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Romania, Polonia, Slovacchia): per studiare, per motivi economici e per l’ assenza del numero chiuso (come avveniva in Italia, Germania e Francia negli anni ’80). In questi Paesi, infatti, i corsi di Laurea sono meno costosi e sempre più disponibili in lingua inglese.

Per quanto riguarda l’Italia, oggi un numero crescente di studenti italiani sceglie la strada della laurea o della specializzazione da conseguire all’estero, per poi far ritorno in Italia facendosi riconoscere il titolo di studio. Grazie alla libera mobilità dei professionisti della sanità che abbiano conseguito un titolo di Laurea Europeo, riconosciuto in tutti i Paesi Ue, si registra una migrazione continua di questi professionisti in tutta Europa: che causa in alcuni Paesi delle carenze, e in altri, invece, un sovraffollamento di personale medico sanitario, col problema comune della mancanza di conoscenza della lingua, della cultura e delle leggi del Paese scelto dai professionisti. Questo è stato, ad esempio, il caso della Germania, del Belgio e della Svizzera: che ha causato non pochi episodi di disagio ai pazienti, cui spesso han fatto seguito denunce sporte contro i medici.

Foad Aodi, in qualità di Fondatore di AMSI, Presidente di UMEM, membro della Commissione Salute Globale della FNOMCeO, chiarisce al riguardo: “Sicuramente l’immigrazione dei professionisti della sanità nell’ area euromediterranea è cambiata notevolmente rispetto agli anni ’60, ’70, ’80 e ’90, a causa della situazione geo-politica e dei conflitti in corso in alcuni Paesi del Medio Oriente, dell’Africa, del Sud America e nei Paesi dell’Est. Dopo la caduta del muro di Berlino e dopo la delusione del “sogno” delle Primavere Arabe, tanti medici, provenienti dai Paesi dell’Est e arabi, si son recati a lavorare in Germania (è il caso dei siriani), in Francia( professionisti in prevalenza nordafricani, provenienti da Algeria, Marocco e Tunisia), in Belgio (professionisti europei di varie nazionalità), in Scozia e Inghilterra. Stando alle statistiche che abbiamo riportato recentemente – prosegue Aodi – e che contano 62 mila professionisti della sanità d’ origine straniera esercitanti in Italia (di cui 18 mila medici), la situazione dell’integrazione in Italia è ottimale, e c’è una buona collaborazione tra i professionisti d’ origine straniera e i colleghi italiani. In Europa, secondo le nostre statistiche, ci sono più di 500 mila medici stranieri: 400 mila sono fissi e 100 mila sono in continua mobilità. Proponiamo quindi all’ Unione Europea d’ effettuare un monitoraggio continuo delle esigenze del mercato del lavoro nell’ ambito sanità, condotto Paese per Paese: per evitare i casi di sovraffollamento o di carenza di personale medico sanitario e, al tempo stesso, contrastare il problema della fuga dei cervelli. Chiediamo, inoltre, d’ incentivare corsi di lingua, di cultura e di legislazione del Paese scelto per i professionisti della sanità; nella tutela del diritto alla salute universale e nell’ottica d’ una sanità globale e multiculturale, contrastando il fenomeno della medicina “difensiva” ( quel fenomeno, cioè, tipico dei Paesi industrializzati, che porta molti pazienti ad avere scarsa fiducia nei medici, e molti medici ad affidarsi sempre piu’ – per timore di ricevere denunce – a compagnie assicurative e a studi legali, con enorme incremento della spesa in questi settori, N.d.R.) che spesso lede il rapporto di fiducia tra medico e paziente”.

Fabrizio Federici

Ebree, musulmane e cristiane insieme per la pace

Moschea di al-Aqsa,Giovedì 27 luglio, centinaia di donne ebree, musulmane e cristiane si son riunite a Gerusalemme, di fronte ad Har a Bayt, in prossimità della Moschea di al-Aqsa, per manifestare a favore del dialogo. Il loro canto è diventato una preghiera comune per la pace; preghiera che ha superato la “voce della guerra”. Infatti, nonostante fossero udibili gli spari causati dagli scontri sulla limitrofa spianata dell’al-Aqsa, le donne hanno continuato a cantare; ai loro canti si son unite, in sottofondo, le voci dei muezzin. Tuttavia, oggi, a Gerusalemme lo scenario è un altro. Stando agli ultimi aggiornamenti, trentamila agenti sono stati collocati agli ingressi di Gerusalemme e della Città Vecchia: fatta esclusione delle donne, ai fedeli d’ età inferiore ai 50 anni è vietato l’accesso alla spianata delle Moschee.

“Abbiamo deciso, insieme alla giovane rappresentante del movimento Woman Wage Peace, di dare il via – con la collaborazione della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #Cristianinmoschea, e insieme al Movimento Uniti per Unire – a una serie di incontri che coinvolgeranno donne di diverse religioni, ebree, musulmane e cristiane, per abbattere i muri della paura e della diffidenza”: lo sottolinea con emozione la scrittrice ebrea Shazarahel, Vice Presidente della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa denominata #Cristianinmoschea, che ha contributo alla realizzazione della manifestazione delle donne di ieri. “Il gesto di ieri – aggiunge – segna un passo decisivo nel cammino del dialogo. Solo unite possiamo contrastare la paura, la guerra e la violenza, riscoprendo e valorizzando i tesori che le nostre religioni hanno in comune”.

“Non dobbiamo mai perdere la speranza e non dobbiamo mai fermarci dinnanzi agli ostacoli e ai muri, come quello del divieto di accesso ad un luogo sacro”, aggiunge .Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Fondatore di #Cristianinmoschea (la confederazione nata, a dicembre scorso, dallo sviluppo dell’iniziativa che, a settembre, vide la partecipazione di migliaia di italiani alle funzioni religiose nelle moschee, dopo un’ estate punteggiata di attentati, da Nizza in poi, N.d.R.).

La nostra missione, quella del dialogo e della conoscenza oltre i confini, si rafforza giorno dopo giorno grazie al contributo dei nostri movimenti, delle Confederazioni e delle comunità aderenti, che portano avanti il nostro messaggio in tutti i continenti. Credo inoltre – prosegue il Presidente – che le donne possano avere un ruolo decisivo in questa “missione oltre gli ostacoli”; in particolare, le #ledonnedeldialogo ebree, musulmane e cristiane e di altre confessioni possono dare una grande lezione alla politica, che è in ritardo rispetto al corso degli eventi di sangue, e si trova in difficoltà a riprendere un processo di pace che porti a una una soluzione duratura. Ringrazio sinceramente Shazarahel per la sua forza e per il suo nobile e costante impegno. Siamo la dimostrazione concreta, io come palestinese, lei come scrittrice ebrea, insieme a tutti quanti ci sostengono al di là della loro religione e del loro Paese di provenienza, che il dialogo esiste e si rafforza quando camminiamo su un binario che parte dal popolo, lontano dalla politica e dalla diplomazia internazionale.

Auspichiamo che dopo la decisione di rimuovere i metal detector e – come speriamo – anche le telecamere all’ingresso dell’al-Aqsa, si riprenda al più presto il processo di pace: sperando che sia possibile arrivare ad una soluzione a due Stati, convivendo in pace e in serenità, senza paura e senza odio, religioso o razziale”, conclude Aodi. Annunciando che si recherà di persona, questo agosto, in Terra Santa, dove si unirà alla Shazarahel per organizzare nuove iniziative targate Uniti per Unire, Co-mai e #Cristianinmoschea, a favore della pace e del dialogo interreligioso.

Fabrizio Federici

Gerusalemme. Co-mai: rispetto per i luoghi sacri

metaldetector“Siamo profondamente addolorati e preoccupati per la catena di scontri, per i morti e, stando alle fonte mediche locali in contatto diretto con le Co-mai, gli oltre 500 feriti a Gerusalemme e in Cisgiordania”: così Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Fondatore di CRISTIANINMOSCHEA, commenta la situazione drammatica in atto dopo la decisione del Governo Israeliano d’installare i metal detector all’ ingresso del terzo luogo sacro dell’Islam, la Moschea al-Aqsa di Gerusalemme (ad Amman, capitale della Giordania, inoltre, in una sparatoria nell’ ambasciata israeliana, scatenata da un giovane estremista giordano, sono rimasti uccisi due cittadini giordani, e un israeliano gravemente ferito).

Grazie a una telefonata tra il premier israeliano Netanyahu e il re di Giordania Abdallah, sembra ora .vicina un’ intesa che prevede, in parallelo, la rimozione dei metal detector dalla Spianata delle Moschee (ci saranno, però, telecamere di sorveglianza), e il ritorno in Israele dell’ agente di sicurezza coinvolto nell’ incidente di Amman).

I fatti di Gerusalemme han scatenato manifestazioni in tutti i Paesi arabi e nelle capitali europee, da parte di arabi e musulmani, a sostegno della Moschea, per difenderne l’ indipendenza e rivendicarne la dignità (Al-Aqsa rappresenta, infatti, un luogo di culto storico di grande importanza, non solo per i palestinesi, ma per tutto il mondo arabo e musulmano). “Non è con la provocazione e la limitazione dell’ingresso alla Moschea di al-Aqsa – prosegue Aodi – che si supera la guerra tra palestinesi e israeliani; anzi in questo modo si rallenta quel processo di pace tanto auspicato da tutti gli uomini e le donne di buona volontà, fatta esclusione degli estremisti e dei terroristi. I conflitti potranno allentarsi solo con una soluzione pacifica, che deve essere portata avanti dalla diplomazia internazionale, favorendo la costituzione di due Stati (E’ la formula “Un territorio, due Stati”: da decenni base ufficiale delle trattative israelo-palestinesi, sin dagli accordi di Oslo e di Washington del 1992- ’93, N.d.R.). Auspichiamo quindi che il Governo Israeliano faccia un passo indietro, decidendo d’ eliminare veramente i metal detector per far cessare le manifestazioni in Medio Oriente e in Europa da parte delle comunità palestinesi, arabe e musulmane.

Siamo con Papa Francesco, che condanna qualsiasi atto disumano che minacci la pace nel mondo (“Sento il bisogno di esprimere un accorato appello alla moderazione e al dialogo. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, affinché il Signore ispiri a tutti propositi di riconciliazione e di pace”, ha detto il Pontefice a proposito di Gerusalemme, al termine dell’Angelus di domenica 23 luglio, N. d. R.).

“Stiamo correndo un grosso rischio”, conclude Aodi: quello d’ una mobilitazione PalestineseArabaMusulmana nel mondo per la liberazione e l’indipendenza di al-Aqsa, che potrebbe portare a una quarta intifada. Non possiamo rimanere passivi e ci appelliamo ai Governi chiedendo loro di lavorare insieme al mondo arabo per accelerare questa pace. Perché non è solo una pace tra israeliani e palestinesi, è la pace di tutta l’umanità”.

Fabrizio Federici