Us Open 2018: finale femminile ‘difficile’, Nole sale al n. 3

Us-open-2018

Questa edizione degli Us Open non passerà di certo inosservata, ma anzi – al contrario – passerà alla storia: in positivo e in negativo. Per le emozioni che ha regalato e per quanto successo in campo. Finale dolce-amaro per le finali. Ma procediamo con ordine. Innanzitutto segnaliamo le condizioni meteo molto pregiudicanti non trascurabili: la pioggia incessante molte volte ha fatto disputare i match col tetto coperto, cambiando le condizioni di gioco; altrimenti, in via alternativa, c’è stato un caldo allucinante e afoso con anche quasi quaranta gradi. E con il rischio disidratazione dietro alla porta e sensazioni terribili di calore asfissiante e senso di soffocamento per i giocatori, che faticavano a respirare; come accaduto a Stefano Travaglia prima (che si è ritirato appunto per disidratazione, tra la commozione generale) e a Roger Federer (ritiratosi per il caldo eccezionale che gli faceva mancare l’aria e non lo faceva respirare, tanto da essere sottoposto ad accertamenti). Dunque già vincere in tali condizioni era un successo. Poi il prestigio del torneo è indiscutibile. Intanto, su Eurosport, Flavia Pennetta faceva conoscere i retroscena e descriveva le emozioni di arrivare in finale, giocare e vincere. Indescrivibili, ma ha provato a farle comprendere anche se è qualcosa di incredibile quello che si prova. E, a proposito d’Italia, da segnalare il ritiro di Francesca Schiavone, con il suo sorriso sgargiante di gioia, perché è felice della sua scelta, decisione che ha preso con il cuore perché ora vuole allenare (meglio i maschi possibilmente); tornare a vincere ed essere competitiva ‘in panchina’. La sua passione per il tennis non si spegne, ma basta col tennis giocato in prima persona: vuole vedere crescere con lei altri tennisti, da seguire come coach. In bocca al lupo per la sua nuova avventura a Francesca, che ha regalato un’altra emozione, insieme a Flavia. Certo ha emozionato vedere condizioni di gioco così dure; basti pensare che un altro momento ‘toccante’ è arrivato da Rafael Nadal; lo spagnolo è stato costretto al ritiro contro Del Potro in semifinale per un infortunio (forse una contrattura muscolare) al ginocchio. Rafa ha richiesto il time out medico, ma a nulla è servito; giocare non al top per lui è stato straziante e alla fine ha deciso di ‘fermarsi’ piuttosto che continuare a giocare così (male a suo avviso). Prima ha battibeccato per una chiamata col giudice di linea annunciando che si sarebbe ritirato di lì a poco, poi ha alzato bandiera bianca e si è arreso (sul 7/6 6/2 a favore dell’argentino) definitivamente. Con Del Potro rammaricato, che lo ha stretto a rete in un sincero abbraccio amichevole. E proprio a lui sarebbe toccato piangere di dispiacere in finale contro Novak Djokovic. Il serbo ha vinto in tre set e, così, sale alla posizione n. 3 del ranking mondiale. È decisamente quello dei tempi migliori. Fa molto piacere vederlo ritrovato. Nole vince bene il primo set per 6/3, disegnando alla perfezione il campo (con esecuzioni da manuale in totale sicurezza e disinvoltura). Poi cala leggermente di livello, mentre Del Potro ha una reazione d’orgoglio e alza il ritmo, soprattutto col dritto. Inizia a guadagnare terreno e va in vantaggio; poi Nole riesce a recuperare e pareggiare i games; si arriva al giusto e meritato tie-break, che Djokovic riesce ad acciuffare per 7 punti a 4. Se nel secondo set l’argentino aveva messo in difficoltà il serbo, nel terzo Nole è carico, ha ritrovato fiducia e sembra anche più fresco fisicamente, rispetto a un Juan Martin affaticato e stanco; sofferente, per Del Potro sembra finita, anche perché Nole va in vantaggio di un break e rischia di fare il secondo, di andare 4-1 e servizio; invece così non è e ci si attesta sul 3-2; a quel punto Juan Martin pareggia i conti e si prevede un altro set molto lottato; ma Nole ha un sussulto e strappa la battuta e va a servire sul 5-3; chiude con un punto strepitoso in attacco in controtempo. Gioia infinita per Nole, amarezza profonda per Juan Martin, che aveva creduto nella rimonta e nell’allungo almeno al quarto set. Una partita molto equilibrata ed entusiasmante: un paio di turni di servizio di Nole sono durati decine di minuti, uno oltre 16 minuti. Nole abbraccia a rete l’amico di sempre in lacrime. Poi corre dal suo team e da sua moglie a festeggiare. Quando scende, cambio di maglietta per entrambi i giocatori e l’argentino ancora in lacrime in panchina; allora Nole va da lui e cerca di confortarlo. Molto commovente ed emozionante vederli così vogliosi di vincere e attaccati al torneo. Ora Nole sale al n. 3. Il segreto della forma ritrovata? Una scalata con la moglie in trekking sui monti della Francia (per cinque giorni, lontano da tutto e tutti), dopo la sconfitta contro Marco Cecchinato al Roland Garros in Francia, che gli ha fatto ritrovare l’entusiasmo per il tennis.

Ma le emozioni non sono finite. Procediamo con ordine. Per quanto riguarda il maschile, particolarmente entusiasmanti i quarti di finale. La partita più bella del torneo forse è stata proprio quella tra Nadal e Thiem (finita al quinto set con il punteggio di 0/6 6/4 7/5 6/7 7/6 a favore dello spagnolo): davvero si è deciso tutto su un punto in questa maratona che ha acceso il pubblico. Così come nella finale tra Djokovic e Del Potro sono stati tre dritti facili sbagliati dall’argentino a segnare il parziale e fare la differenza (discriminanti dunque). Ad assistere sugli spalti (forse a sostegno di Del Potro) anche l’attrice Meryl Streep. Protagonista al cinema (dal 6 settembre) in questi giorni con “Mamma mia-ci risiamo”, ad assistere ai match maschili anche un altro attore che ha recitato nel film-musical precedente: Pierce Brosnan. Ed a proposito di cuori che palpitano, è stato proprio Novak Djokovic a chiedere di essere controllato, facendosi misurare la pressione per un battito anomalo che ha sentito: un’aritmia probabilmente dovuta al caldo, allo stress e alla stanchezza, che però un po’ ha fatto preoccupare gli spettatori. Caldo torrenziale che ha costretto nei quarti a due stop di oltre dieci minuti, anche venti, per cambiarsi di vestiti e rigenerarsi e rinfrescarsi un po’. Il primo è avvenuto proprio nel match tra Del Potro e Isner, con una lunga pausa concessa prima del quarto set. L’americano ha ceduto fisicamente, in una partita ‘dura’ comunque, a suon di aces. Dopo aver vinto il primo set al tie-break, Isner inizia a cedere terreno e perde gli altri tre per 6/3 7/6 6/2 (con un crollo netto nell’ultimo, dove rischia un fragoroso 6/1). L’altra interruzione per cambio d’abiti la chiede Millman a Djokovic nella sfida dei quarti, dominata dal serbo in tre set netti per 6/3 6/4 6/4; così come, in semifinale, il serbo vincerà facile contro Nishikori con il punteggio di 6/3 6/4 6/2. In forma strepitosa Nole, nulla da fare (ha fatto anche serve&volley contro Del Potro, anche se non ha messo a segno molti aces, percentuale bassa di servizi vincenti anche se non alla battuta, il che ha stupito molto poiché di solito serve davvero bene). Invece il giapponese è stato al centro di un altro match straordinario nei quarti, contro Cilic. Il croato era favorito, invece si è trovato in difficoltà con il nipponico (più veloce e rapido), bravo a sorprenderlo al quinto set. Forse stanco per il caldo, Cilic ha dovuto mettere in moto una rimonta strepitosa e fare ricorso a tutta la sua alta percentuale di aces, per rimanere in partita e restare ancorato al match. Dopo aver vinto il primo set per 6/2, il croato esce un po’ dal match, mentre il nipponico inizia ad entrare in partita e vince gli altri due set per 6/4 7/6; finalmente nel quarto il croato si ritrova e acciuffa il set per 6/4, facendo il break decisivo; ma nel quinto il giapponese gli ricambia il 6/4.

E dalle lacrime di Del Potro (che ha ammesso: “contro Nole ho giocato sempre al limite”), si è andati a quelle delle protagoniste della finale femminile, che molto ha fatto discutere. Se Nole ha eguagliato il record di Pete Sampras (suo idolo da bambino) di vincere 14 Grand Slam (tra cui tre Us Open), Serena Williams rincorreva il suo 24esimo titolo. Invece la finale è stata molto controversa. Di fronte aveva la giapponese Naomi Osaka: 20 anni, il 2018 per lei è stato un anno fortunato. Qui a New York ha centrato il suo secondo titolo in carriera e il primo Grand Slam che mette in archivio; e che potrebbe diventare il primo di una lunga serie. La nipponica è molto talentuosa e ha dominato il primo set, facendo correre Serena e soprattutto passandola con il suo dritto stretto in cross incrociato: passanti fulminanti per l’americana, che ha potuto solamente applaudire. Si aggiudica nettamente per 6/2 il primo parziale Naomi, ma poteva essere anche un 6/1 se di fronte non avesse avuto una n. 1. Serena inizia a perdere le staffe e prende un penalty point per ‘abuso di racchetta’, che rompe. Questo faceva seguito a un altro ‘penalty point’ per coaching, poiché l’allenatore Patrick Mouratoglou aveva fatto un gesto spingendola ad avanzare e non rimanere ancorata a fondo campo. A quel punto la Williams ha perso la pazienza ed è incorsa nel terzo penalty point per ‘abuso di parola’, dando del ladro all’arbitro Carlos Ramos, convinta che non dovesse ricevere la penalità; a suo avviso, se fosse stata un uomo non le avrebbe dato l’ammonimento, poiché gli uomini spesso fanno cose ben peggiori e non vengono sanzionati. La Osaka è attonita, interdetta, non capisce cosa stia succedendo, è confusa. Serena disperata e in lacrime. Lei chiama i supervisor, il marito è triste sugli spalti; la tennista crede che ormai per lei sia impossibile giocare, poiché va a servire sul 5-3 per la nipponica, che chiuderà 6/4. In realtà così non è perché un break di differenza si poteva ancora recuperare, ma ormai è fuori controllo, infuriata. La giapponese non esulta per la vittoria e durante la premiazione cadrà in lacrime, quasi dispiaciuta. A quel punto Serena tira fuori la classe e prima abbraccia e cerca di confortare l’avversaria prima della premiazione, poi – durante il discorso finale – ricorda che bisogna rendere merito e onore alla maggiore prestazione e al talento della giovane tennista, nonostante tutto il pubblico fosse dalla parte della statunitense. Peccato perché nel secondo set Serena era anche in vantaggio e avanti nel punteggio. Tutti speravano in un terzo set. Il dato di fatto è che Serena dovrà risarcire la federazione tennis statunitense di 17mila dollari: 10mila per l’abuso verbale, 4mila per coaching e 3mila per aver rotto la racchetta. La multa è una certezza, così come che la Osaka abbia meritato la vittoria; così come fu contro la Kasatkina ad Indian Wells, quest’anno nel marzo scorso, quando si impose per 6/3 6/2, in maniera similare, giocando una finale favolosa e strepitosa. L’altra cosa sicura è che non era una finale facile per nessuno; ma una situazione difficile per tutti. Per Serena, per la pressione che aveva su di sé, per le aspettative e per la voglia di centrare il 24esimo titolo, per le difficoltà di giocare pur non essendo al 100% (anche se avendo ritrovato la forma comunque). Per la Osaka, per la soggezione di un’avversaria stimata, apprezzata da tutti, che tutti sostenevano e tifavano, che incuteva timore per il prestigio e il carisma da n. 1 che ancora riveste; tra l’altro è stata la sua icona del tennis da seguire sin da piccola. Anche la Wozniacki ha sottolineato – nel docufilm biografico sulla vita di Serena -, quanto sia rispettata e apprezzata nel circuito. Ma per la Williams non era facile tornare e giocare, dopo un anno difficile come il 2017. Come ben ha raccontato in “Being Serena” (il titolo del docufilm prima citato), è stato per lei estenuante recuperare la forma fisica dopo il parto, il rischio di morire per un’embolia polmonare dopo la nascita della figlia. Rivivere quelle emozioni, che evidentemente le sono tornate alla mente, non le ha facilitato il compito e non le ha permesso di avere quella tranquillità per competere. Lei è un tipo molto esigente con se stessa, non ama perdere; in più sente il peso di essere d’esempio per la figlia, per tutte le mamme come lei, per le altre colleghe e per tutte le donne. Quest’ultima, una ausa che ha abbracciato e che la rende ancor più ‘vulnerabile’. La forza nella fragilità di una combattente, di cui è evidente la sensibilità e suscettibilità. L’orgoglio di non voler cedere né mollare per dignità, ma è dura rassegnarsi alla superiorità di un’avversaria giovane e fresca, nel pieno vigore della forma. Tutto questo non giustifica il suo atteggiamento esasperato, ma neppure quello dell’arbitro. Anche se è facilmente comprensibile che non era facile neppure per lui arbitrare una partita così difficile. Ha deciso di farlo nel modo più conforme possibile, con rigore ligio e ferreo, nel massimo rispetto del regolamento, che ha applicato in piena regola. Ineccepibile, ma forse anche questo esagerato. Forse avrebbe dovuto adottare un po’ più di psicologia: tranquillizzare, calmare e rasserenare Serena, cercando di metterla più in condizione di giocare la sua partita. Un po’ come ha fatto Lahyani con Nick Kyrgios (contro Herbert), lì forse anche troppo disponibile: infatti l’australiano era sotto di un set e anche nel secondo e perdeva 6-4 3-0 dal francese, ma Lahyani è sceso dalla sedia, lo ha confortato e Nick ha rimontato e vinto il match al terzo; e non sono tardati ad arrivare i guai per l’arbitro. Di sicuro, però, l’aspetto psicologico è importante, anche da parte del giudice di sedia verso i tennisti. Una delle regole principali, al di là di tutto, è che l’arbitro deve sempre rivolgere uno sguardo a un tennista e poi all’altro; in particolare prima al tennista più a ‘rischio’, anche a seguito del risultato del gioco, che potrebbe ‘esplodere’ da un momento all’altro, proprio per scalzare tale evenienza. E questo Ramos non lo ha fatto, anche se ha applicato correttamente il regolamento. Anche le sanzioni per Serena sono state molto salate, ma del resto ciò accadde anche a Fabio Fognini quando gli fu aperto il codice di condotta per comportamento antisportivo. Ancora una volta, al di là di giudizi, delle critiche, delle vedute, delle opinioni più o meno condivisibili e opinabili, si può discutere quanto si vuole: ognuno ha le sue ragioni e la sua visione in merito, il suo punto di vista incontrovertibile; ma il dato di fatto è che Naomi Osaka tocca il suo best ranking salendo alla posizione n. 7 del mondo, mentre Serena Williams si ferma alla n. 16, inseguendo la top ten; comunque anch’esso un ottimo risultato, forse impensabile per lei fino a poco tempo fa, quando discuteva sul da farsi sul suo coach, incerta sul suo futuro. E tutto questo è una nota più che positiva.

Roland Garros 2018: 11 volte Rafa. L’impresa di Ceck, il riscatto di Simona

nadal

Un Roland Garros 2018 memorabile per tanti motivi, anche grazie ad una nota d’azzurro merito del nostro Marco Cecchinato. Il “Ceck”, come tutti lo chiamano affettuosamente, è arrivato infatti ben oltre l’immaginabile, spingendosi fino alle semifinali ed arrendendosi solo a Dominic Thiem. Il tennista siciliano ha combattuto alla pari per ben due set interi con l’austriaco e perdendoli per 7/5 e 7/6, con molte palle break e set points a disposizione, prima di crollare per 6/1 nel terzo set; dopo due ore di gioco, infatti, nell’ultimo parziale si è ritrovato sotto 5/0 dopo solamente un quarto d’ora di gioco, indice di quanto fosse stremato. Rassegnato, ma soddisfatto, sicuramente stanco, ha alzato le spalle come un atleta che aveva dato tutto e a cui non restava che accontentarsi e godersi l’ottimo risultato raggiunto, sapendo di aver fatto tutto il possibile per inseguire la finale; un sapore dolce-amaro per lui, che aveva intravisto l’impresa ancora più miracolosa di poter persino strappare un set al n. 8 (ed ora n. 7) del mondo. Perdere per ben 12 punti a 10 il tie-break del secondo set di certo gridava vendetta, ma il palermitano non ce la faceva davvero più: provava a spingere più sui colpi, a scorciare gli scambi cercando subito la soluzione vincente; ma stavolta i colpi gli uscivano anche di un soffio e le palle corte non passavano la rete per poco; in più aveva corso tantissimo e tirato di velocità e potenza per tantissime ore sul campo, contro molti top ten e altri campioni (non ultimo Novak Djokovic). Con condizioni meteo difficili (dal caldo asfissiante, alla pioggia umida che ha provocato l’interruzione dei match, sospensione che ha portato anche al rinvio alla giornata successiva, con partite stravolte in quanto in condizioni totalmente differenti appunto).

Ora Cecchinato ha raggiunto la posizione n. 27 del mondo, in pochissimi mesi, un record che conferma anche la precedente vittoria all’Atp di Budapest (su Millman per 7/5 6/4) e dunque che non è una meteora, ma un vero e proprio talento che il capitan Barazzutti dovrà tenere in considerazione in vista dei prossimi appuntamenti di Coppa Davis. Il suo servizio e i suoi aces, il suo dritto, ma particolarmente i suoi passanti di rovescio ad una mano, le sue smorzate, hanno impressionato positivamente il pubblico parigino e mondiale; le sue straordinarie capacità difensive, la sua enorme regolarità da fondo, ma anche la sua capacità di attacco e di aggressività al momento giusto, lo hanno reso un tennista completo, in grado di competere con chiunque e di essere temibile anche dai più “grandi”: solo un Thiem al meglio della forma ha potuto arrestare la sua ascesa e corsa verso il sogno, ossia bissare l’impresa che riuscì a Francesca Schiavone nel 2010. Un percorso iniziato in salita per Marco, ma terminato con il conseguimento di un importante obiettivo raggiunto di crescita professionale, innanzitutto: solo l’esperienza di poter continuare a giocare a questo alto livello, tanti altri Grand Slam e tanti altri Roland Garros in primis, gli darà quell’abitudine a competere a ritmi così elevati, che lo renderanno ancor più tennista da top ten, cui sicuramente ambisce e traguardo che ora può assolutamente porsi e che intravede con più facilità più vicino. Già ai 64esimi, qui a Parigi, aveva dovuto rimontare al quinto set Marius Copil, due set sotto nel punteggio: dopo aver perso i primi due per 6/2 e 7/6, è andato a vincere gli altri tre per 7/5 6/2 e ben 10 a 8 nel quinto e ultimo; più facile poi imporsi sull’argentino omonimo Marco Trungelliti: netto il parziale di 6/1 7/6 (ma ha concesso solamente un punto all’avversario) e di nuovo 6/1; dopo è stata la volta dei campioni: prima ha eliminato Carreno Busta per 2/6 7/6(5) 6/3 6/1; un solo set ha lasciato anche a Goffin agli ottavi, che ha battuto per 7/5 4/6 6/0 6/3 (sicuramente quel ko al terzo set rimarrà nella storia, dove ha espresso davvero il suo miglior tennis, diventando in-giocabile per il belga); dopo quattro set ha costretto anche il ritrovato campione serbo Novak Djokovic ad arrendersi ai quarti:; l’azzurro parte bene e si porta avanti per 6/3 7/6, poi ha un calo e Nole rimonta con un duro 6/1 al terzo set, infine al quarto si va nuovamente al tie-break – lottatissimo – che l’italiano conquista per 13 punti ad 11, con il serbo a un passo dal completare la rimonta ed allungare il match al quinto, il che forse lo avrebbe potuto persino vedere favorito a quel punto: bravo Ceck a riconcentrarsi, ritrovare le energie e riordinare le idee e spengere l’entusiasmo del serbo. Battere teste di serie del genere, in un torneo del genere, è da pochi. Il tutto, in più, a soli 25 anni. Fin dove potrà arrivare nessuno lo sa, sicuramente però il tennis italiano ha trovato un nuovo beniamino da aggiungere agli altri.

Dopo questa piacevole parentesi per noi italiani, veniamo ai vincitori. Innanzitutto partiamo proprio dal settore maschile, che ha visto affrontarsi in finale proprio l’austriaco Dominic Thiem opposto al campione di sempre: lo spagnolo Rafael Nadal. Rafa è riuscito ad alzare la coppa per l’undicesima volta qui a Parigi, dominando completamente la finale, giocando alla perfezione ogni colpo, respingendo ogni palla insidiosa dell’avversario. Prima di lui, ci riuscì otto volte solo il francese Max Décugis, prima del 1968. Da parte sua, Thiem guadagna una posizione in classifica e diventa il nuovo n. 7. Evidente la commozione di gioia di Nadal, ma Dominic si è reso protagonista di uno dei più bei ringraziamenti finali di sempre: “complimenti a Nadal, hai fatto qualcosa di straordinario per questo sport, la tua vittoria è stata un evento nella storia del tennis, una pagina importante che hai scritto giocando in maniera eccezionale; è stato un onore perdere contro di te e vorrei avere un’altra opportunità il prossimo anno per poter provare di nuovo ad affrontarti in finale e vincere, giocando di nuovo contro di te; spero il prossimo anno di riuscire a ringraziare il pubblico in francese. Per il momento un po’ di amaro per aver perso qui sia la finale juniores che quella dei professionisti adulti quest’anno” – ha detto, più o meno parafrasando le sue parole letterali, davanti agli occhi della sua fidanzata commossa Kiki Mladenovic -. Rafa è, così, l’indiscusso ‘moschettiere’ del Roland Garros, alzando ancora una volta la Coppa dei moschettieri dei campioni, anche se i romani lo definirebbero più un gladiatore. Proprio lui è l’esempio della difficoltà di giocare con condizioni metereologiche proibitive: prima la pioggia ha provocato la sospensione del suo match contro Diego Schwartzmann, con l’argentino avanti di un set (dopo aver vinto il primo per 6/4) e nel punteggio anche nel secondo; l’interruzione di certo ha alterato un po’ il match, ma la forza mentale del campione spagnolo è emersa ancora una volta. Poi i crampi alla mano nella finale, per l’enorme caldo che lo ha fatto sudare tantissimo e che lo ha costretto a chiamare il time-out medico. Di certo i risultati ottenuti non lasciano scampo ad equivoci: ha concesso un solo set a Schwartzmann, il resto ha battuto tutti gli avversari in tre set netti con un punteggio drastico, giustiziere di ben tre argentini: 6/2 6/1 6/1 a Pella, 6/3 6/2 6/2 a Gasquet, 6/3 6/2 7/6 a Marterer, 6/3 6/2 6/2 a Schwartzmann dopo aver incassato il 6/4 iniziale; 6/4 6/1 6/2 a Del Potro, prima di liquidare Thiem per 6/4 6/3 6/2. Sicuramente molta amarezza per quest’ultimo che pensava di potercela fare contro il 10 volte campione qui a Parigi, tanto che prima della finale aveva affermato: “so come battere Nadal” e ne era sicuro, forte del suo ultimo successo contro lo spagnolo al torneo di Madrid dove lo aveva sconfitto per 7/5 6/3 ai quarti; ma occorre ricordare che, nel precedente torneo di Monte Carlo, l’austriaco aveva perso, sempre ai quarti e sempre contro lo spagnolo, da lui con un netto 6/0 6/2.

La Coppa Suzanne Lenglen è andata, invece, per la prima volta alla rumena Simona Halep che inseguiva questo sogno da quando aveva 14 anni – come ha raccontato commossa -. Bello il momento della premiazione, durante la quale è stata ripercorsa in un video la carriera vincente qui al Roland Garros (per ben tre volte) dell’atleta che è andata a incoronare la Halep: la tennista spagnola Arantxa Sánchez Vicario. La tennista rumena è stata sostenuta da molte colleghe e colleghi, che hanno condiviso con lei la gioia meritata della vittoria; le hanno voluto manifestare solidarietà per un risultato tanto ambito, inseguito e – finalmente – raggiunto -: perché è l’esempio della forza vincente di chi non molla, non demorde, ma ostinatamente va avanti e ricerca di portare a termine il suo obiettivo. Infatti la tennista rumena ha vinto in rimonta al terzo set su un’avversaria ostica come Sloane Stephens (che aveva trionfato agli Us Open). 3/6 6/4 6/1 il risultato finale. L’americana sembrava destinata ad imporsi nuovamente e parte bene e forte. Soprattutto dalla sua aveva la vittoria nel 2017 agli Us Open su Madison Keys (per 6/3 6/0), avversaria che aveva battuto di nuovo in semifinale qui a Parigi con un doppio 6/4, e quella di quest’anno al torneo di Miami su Jelena Ostapenko per 7/5 6/1. Dopo il 6/3 6/1 ai quarti alla Kasatkina, agli ottavi il 6/2 6/0 alla Kontaveit (semifinalista a Roma con la Halep proprio, che agli Ibi aveva inseguito il titolo per bene due volte), solo la nostra Camila Giorgi le aveva dato del filo da torcere perdendo solamente al terzo set durissimo per 4/6 6/1 8/6. Sembrava destinata a dominare come Nadal. In più la giocatrice di Costanza veniva, non solo da due finali perse a Roma (nel 2017 e nel 2018) da Elina Svitolina, ma anche da altrettante due non maturate qui a Parigi: nel 2014 perse da Maria Sharapova per 4/6 7/6 4/6, mentre nel 2017 dalla Ostapenko per 6/4 4/6 3/6. Nessuno avrebbe pensato riuscisse in tanto. Invece è rimasta sempre lì nel match, ha lottato, ha aumentato la sua incisività ed aggressività, ha continuato a spingere e ad attaccare laddove possibile, fino a che l’altra non è calata leggermente in ritmo, potenza e solidità e lei ha potuto entrare maggiormente in partita sino a dominarla. Infatti, se le percentuali al servizio (di prime e seconde) sono state quasi sempre a favore della Stephens, quelle della Halep sono cambiate per quanto riguarda i vincenti (di più di Sloane) e gli errori non forzati (meno dell’americana). Questo ha fatto la differenza. Non solo l’ha incoronata regina del Roland Garros, come agli juniores del 2008, ma le ha regalato l’enorme soddisfazione di fare un torneo impeccabile. Ha battuto, infatti, in fila: dopo la Townsend per 6/3 6/1, la Petkovic (una delle prime a congratularsi con lei) per 7/5 6/0, la Mertens (vincitrice di tre tornei quest’anno: a Hobart, a Lugano e a Rabat) per 6/2 6/1, la Kerber in tre set per 6/7 6/3 6/2, la Muguruza per 6/1 6/4: sia la tedesca che la spagnola si sono complimentate con lei caldamente e sinceramente. Bello l’affetto delle colleghe e del suo staff, che è corsa subito ad abbracciare. Ci tiene davvero tanto al Roland Garros, ha tenuto a sottolineare, dando l’appuntamento al prossimo anno. Ed ora ci si sposta sull’erba per la stagione preparatoria all’altro Grand Slam molto atteso di Wimbledon.

Barbara Conti

IBI 2018 o 2019? Trasformazioni in corso, cantiere quasi aperto

angelo binaghiMentre si guarda già al Roland Garros 2018, sono state prima tratte le somme dell’edizione di quest’anno degli Internazionali Bnl d’Italia di tennis; guardando al futuro e pensando già al prossimo anno, perché tra un mese neppure già si sarà al lavoro per ideare l’edizione del 2019: nel segno dell’innovazione e della sperimentazione. È stato il presidente della FIT, Angelo Binaghi, a farne il sunto evidenziando i punti focali e facendo intravedere quali potrebbero essere le prospettive prossime.
Innanzitutto il risultato positivo raggiunto non poteva che portare ad esprimere soddisfazione; ed i numeri confermano la fondatezza di un ottimismo ponderato. In primis oltre 62 milioni di visualizzazioni durante il torneo, con un incremento del 9% rispetto allo scorso anno; poi il gradimento del pubblico è stato espresso soprattutto in particolare -ovviamente- sui canali social, con un tasso pari a circa 495mila fan e followers; a cui si aggiunge l’aumento del 58% delle visualizzazioni di video su Facebook, paragonate a quelle del 2017; così come sono state più di 1,4 milioni le interazioni avvenute sui social appunto, cresciute di un +32% rispetto ad un anno fa; durante lo svolgimento del torneo, inoltre, sono stati caricati e pubblicati più di 2.400 contenuti sui social sempre (via preferenziale utilizzata dagli appassionati di tennis giunti agli IBI); dal sito web ufficiale sono state, poi, visualizzate più di sette milioni di pagine, per non parlare degli utenti iscritti alla newsletter; successo anche per le app create e per la connessione WI-FI (sebbene non abbia sempre funzionato bene): 38.600 installate tra le prime (con oltre 28mila utenti registrati) e 33.900 per la seconda, con accessi alla rete gratuita molto ricercati e richiesti (con uso di password e username e con l’aiuto del personale del desk). Poi vi è un ultimo dato importante: l’ascolto del canale ufficiale della kermesse, Supertennis, è cresciuto notevolmente (di un +10% circa); rispetto al 2016, quando era il sesto delle emittenti sportive con un ascolto medio pari a circa 11.038 utenti, nel 2017 è salito al quarto posto, con una media aumentata sino a 14.041 utenti: ha saputo offrire un prodotto di qualità sempre maggiore e più evoluto, grazie all’uso delle nuove tecnologie. Una posizione che lo vede superato solo da colossi quali Rai sport 1 (al primo posto), Sky sport 1 (al secondo) e Sky sport 24 (al terzo). Questi ultimi, però, non sono ‘cresciuti’ nella loro media utenti, a differenza di Supertennis, sebbene mantengano le loro postazioni di prestigio grazie ormai all’affidabilità dimostrata (nella lunga esperienza di anni ed anni di attività sul campo) e alla fidelizzazione raggiunta di una clientela affezionata anche alle figure di esperti che si sono fatti apprezzare per la loro competenza.
In questa edizione, inoltre, sono stati molti i momenti centrali e toccanti che hanno animato la manifestazione diventata sempre più complessa: non è solo sportiva, commerciale, agonistica o mondana, ma anche culturale nel vero senso della parola; non di settore, ma aperta a tutti e in grado di coinvolgere chiunque. A ricordare tali attimi è stato il presidente della FIT Binaghi, che non ha parlato solo della seconda edizione a Milano delle Next Gen Atp Finals o non è stato solo protagonista della consegna della racchetta d’oro (prima dell’inizio della finale maschile tra Rafael Nadal e Alexander Zverev) a Jan Kodes: ex tennista cecoslovacco che vinse tre prove del Grande Slam nei primi anni Settanta, tra cui Wimbledon nel 1973; quell’anno arrivò al quinto posto della classifica mondiale. In carriera ha vinto otto tornei di prima fascia in singolare e diciassette in doppio. Nel 1990 è entrato anche nella International Tennis Hall of Fame. Agli Internazionali Bnl d’Italia è arrivato tre volte in finale, ma le ha perse tutte e tre: la prima nel 1970 da Nastase, la seconda nel 1971 da Laver, la terza nel 1972 dallo spagnolo Manuel Orantes. Mancava da Roma da circa 24 anni.
Dopo tali momenti topici, Binaghi si è detto innanzitutto “orgoglioso di questa edizione degli IBI”. “Abbiamo avuto, nel maschile, lampi da Lorenzo Sonego, Matteo Berrettini, che ha impegnato persino Alexander Zverev, Filippo Baldi, Marco Cecchinato, ma anche Stefano Napolitano, Andrea Pellegrino e Salvatore Caruso; un settore che ha un’ottima prospettiva, che ha offerto una fase di spettacolo durata ancora di più grazie a Fabio Fognini (giunto sino ai quarti e arresosi solo a Rafa Nadal): tutto impensabile sino a poco tempo fa”, ha commentato in proposito il presidente FIT. Si apre un futuro con una prospettiva rosea, perché sono “una reale speranza” per il tennis italiano. “Nel femminile, invece – ha aggiunto Binaghi – c’è una fase di lavori in corso: c’è necessità di ritrovare giocatrici che possano darci prospettive, che una grande Federazione come quella italiana deve avere”. A tale proposito, non ha potuto fare a meno di rilevare Binaghi, “Roberta Vinci ci ha regalato forti emozioni e ci ha gratificato nello scegliere il Foro per terminare la sua carriera”. Sì, la salentina si è ritirata e a Roma ha giocato la sua ultima partita, ma non è stato un addio al tennis. A spiegarlo è stato il presidente stesso annunciando quale sarà il futuro della Vinci: “resterà nella Fit ad accelerare il processo di crescita del settore femminile, dove intanto – ha comunicato ufficialmente Binaghi – abbiamo recuperato Camila Giorgi, che con Sara Errani costruiranno un gruppo solido, una squadra che possa essere competitiva in Fed Cup”. A proposito della tennista salentina, il presidente Binaghi ha avuto parole moto affettuose e gentili: “Non riesco a ricordarmi un episodio che non sia stato perfetto in tutta la sua carriera; Roberta è una grande atleta e una grande persona. Con Sara (Errani), Flavia (Pennetta), Francesca (Schiavone, wild card speciale quest’anno) hanno regalato emozioni irripetibili: chapeau a una carriera del genere. Il giorno dopo il suo ultimo incontro giocato qui al Foro ho parlato con lei, che ha meritato adesso un periodo di vacanza giustificata molto lunga. Avevamo pensato per lei, per il suo futuro, diversi scenari possibili, tra cui uno di essi credevamo potesse essere quello di commentatrice sui nostri canali Tv: ha una buona comunicativa e una simpatia immediata, empatica e carismatica che arriva subito. Invece lei ha scelto la strada più scomoda: vuole continuare a vivere di tennis giocato con le nostre ragazze di Fed Cup (tra cui abbiamo visto durante le qualificazioni Martina Trevisan, Martina Caregaro, Deborah Chiesa, Jessica Pieri su tutte). Ha deciso di lavorare nel settore tecnico della Fit, ma deve prima capire quale potrà essere il suo contributo e soprattutto quanto sia difficile operare e adoperarsi in tale contesto”.
Risultati superiori alle aspettative, anche grazie ai ritorni di Maria Sharapova e Novak Djokovic (arrivati entrambi alle semifinali), che neppure il lieve calo di incasso (un -3%) dalla vendita di biglietti ha potuto incrinare. Qualche giorno di maltempo (la finale maschile stessa è stata interrotta per pioggia per un’ora) non ha inficiato gli introiti e il successo della manifestazione, di cui un valore aggiunto – ha precisato Binaghi – è la location. Ed a proposito di innovazione, i maggiori cambiamenti potrebbero riguardare proprio quest’ambito. “È stato un prodotto finale fantastico. L’intero impianto della location ha contribuito in maniera preponderante alla riuscita stessa dell’evento e ne ha rappresentato un valore aggiunto. Cercheremo di fare tutto il possibile per migliorarlo e rinnovarlo, tentando di cambiarne la connotazione. Il prossimo anno faremo una struttura nuova dell’attuale Next Gen Arena, che chiameremo in modo diverso. Ci sarà, inoltre, una maggiore razionalizzazione dello spazio, sia dell’area commerciale che di quella riservata alla stampa. Stiamo trattando, poi, anche per la copertura del Centrale, un’operazione necessaria quanto complessa per i vincoli presenti nella zona, ma pensavamo a una struttura che fosse adattabile e fruibile anche dalla pallavolo e dalla pallacanestro”. Infine, c’è sempre la parentesi di portare il tennis a piazza del popolo: “i rapporti con l’amministrazione capitolina ci sono e sono buoni, riapriremo la questione e posso garantire che il tennis a piazza del popolo ci andrà perché sono testardo come tutti i sardi e tengo molto a che sia raggiunto tale traguardo”. Maggiore attenzione dovrà essere riposta in futuro, poi, anche al pubblico di utenti stranieri, che hanno fatto sì che ci potesse esserci il sold out nelle tre giornate conclusive.

Corsa agli Australian Open: Ok Kerber e Del Potro e Bautista-Agut

Tennis - Sydney International - Sydney Olympic Park, Sydney, Australia, January 13, 2018. Germany's Angelique Kerber kisses the trophy after winning the Women's final against Australia's Ashleigh Barty. REUTERS/Steve Christo

Tennis – Sydney International – Sydney Olympic Park, Sydney, Australia, January 13, 2018. Germany’s Angelique Kerber kisses the trophy after winning the Women’s final against Australia’s Ashleigh Barty. REUTERS/Steve Christo

Ormai tutto è puntato sugli Australian Open, al via da lunedì 15 gennaio, tanto che già sono arrivati i primi risultati delle qualificazioni. Tra gli azzurri passano Lorenzo Sonego, che ha sconfitto l’egiziano Safwat per 6/3 7/5 e Salvatore Caruso, che ha battuto Gombos per 3/6 6/3 6/3; hanno perso, invece, Alessandro Giannessi da Escobedo in due set (per 6/3 6/2) e Stefano Napolitano, eliminato al terzo set dal canadese Pospisil. Per quanto riguarda gli scontri di tabellone, invece, al primo turno Paolo Lorenzi avrà Dzumuhr, Fabio Fognini Zeballos, Andreas Seppi una wild card (il francese Corentin Moutet), Francesca Schiavone la lettone Jelena Ostapenko e la Giorgi, dopo un primo turno agevole contro una giocatrice uscente dalle qualificazioni, avrà un match meno facile o contro l’australiana Ashlegh Barty o Aryna Sabalenka. Il main draw del tabellone maschile si rivela particolarmente interessante perché vede Roger Federer, Novak Djokovic e Alexander Zverev dalla stessa parte. Più aperto il tabellone femminile, con il forfait di Serena Williams – che salterà gli Australian Open -.
Ma prima i tornei di Sydney (Wta ed Atp) e l’Atp di Auckland hanno regalato episodi significativi. Uno simpatico da segnalare a parte è stata la divertente danza di Andrea Petkovic, contro la svizzera Belinda Bencic, al torneo Koyoong Classic, durante una lunga interruzione per pioggia; mentre hanno mandato in diffusione della musica durante la sospensione, la giocatrice tedesca ha animato la pausa ballando con euforia alcuni passi sulle note mandate in diffusione appunto durante uno stop che dunque si è rivelato esilarante, originale e fuori del comune, di certo insolito e inusuale.
Ma veniamo agli altri tornei. Il Wta di Sydney ci ha regalato il ritorno di Angelique Kerber: l’ex numero uno tedesca torna a vincere il suo primo torneo dell’anno, dopo un 2017 un po’ altalenante (di poche luci e molte ombre); si impone proprio sulla Barty (che partiva da qualificata), facilmente, in due set in cui domina, nonostante la caparbietà della giocatrice australiana. Con un doppio 6/4, in poco più di un’ora, viene a capo di un match che non l’ha mai impensierita troppo: i suoi colpi si sono rivelati più potenti e profondi, si è mossa bene in campo e ha corso in maniera composta, è venuta a rete dimostrandosi a suo agio. La cosa che le ha funzionato di più -però-, e che forse le ha regalato la chance in più, è stato il servizio: ben l’81% di prime vincenti servite, con ben quattro break point conquistati, non è una percentuale da poco. Tra l’altro la Barty potrebbe essere l’avversaria della Giorgi al secondo turno degli Australian Open, una giocatrice regolare comunque insidiosa – tanto da battere Daria Gavrilova in semifinale al terzo set (per 3/6 6/4 6/2) a Sydney-; il nome della tennista marchigiana, però, si lega anche a quello di Angelique Kerber. Il Wta di Sydney, infatti, ha regalato non poche emozioni a Camila Giorgi, artefice di un ottimo torneo; una corsa che procedeva tranquilla e spedita (in discesa per lei e in salita per le avversarie) sino a quando non ha incontrato in semifinale proprio la tedesca, che si è sbarazzata dell’azzurra con un netto 6/2 6/3. L’italiana ha giocato bene, ma è sembrata un po’ più fallosa del solito. Ha rischiato tanto, troppo; comunque è riuscita a tenere la partita abbastanza in equilibrio, anche se nel giro di poco si è trovata sotto di un set. Dopo aver perso il primo set, però, la tennista nostrana ha avuto una grossa opportunità che non ha sfruttato; non ha saputo cogliere il leggero momento di calo, deconcentrazione e di black out della tedesca per portare il match al terzo set. Aveva l’occasione di conquistare il secondo parziale. Era avanti 3-0 con anche la palla del 4-0 a disposizione: una vera chance irripetibile. Invece -non solo ha mancato quella-, ma si è fatta anche rimontare sino al 3-3 e poi superare sino alla chiusura del set per 6/3 (dunque senza più conquistare neppure un altro game). Comunque un torneo che le ha regalato soddisfazioni. Nei precedenti turni, infatti, la Giorgi aveva conquistato due importanti vittorie: prima sulla ceca Petra Kvitova per 7/6(7) 6/2 (giocandosela alla pari contro i colpi potenti della Kvitova), poi sulla Radwanska, impartendo una dura lezione alla polacca infliggendole un amaro 6/1 6/2 (con Aga completamente oscurata da una Giorgi decisamente in giornata e in forma, in uno splendido stato di grazia: forse il suo miglior match di sempre). Contro la Radwanska le è riuscito praticamente tutto e il risultato così netto le dà ancor più prestigio; ma il match contro Petra Kvitova sicuramente è da incoronate per l’equilibrio lottato tra le due.
Per quanto riguarda il maschile, la sezione maschile dell’Atp di Sydney regala una duplice sorpresa, proveniente da due giovani. Innanzitutto è il giovane Medvevdev (contro cui ha perso Fabio Fognini) a conquistare il titolo, vincendo il suo primo torneo al terzo set. Dunque una finale equilibrata e lottata, terminata a suo favore per 1-6 6-4 7-5. Ma ancor più stupefacente è conoscere chi era il suo avversario: la giovane rivelazione tutta australiana Alex De Minaur. Medvedev, proprio come contro Fabio Fognini, rimonta dopo ver perso il primo set. Classe 1996 lui, natìo di Mosca, classe 1999 l’altro (originario proprio di Sydney), sono simili come tattica di gioco e fisicamente: entrambi alti (Medvedev sfiora per poco i due metri, raggiungendo il metro e 98 di statura) e longilinei, esili ma non deboli, i loro colpi fanno molto male per la loro regolarità e incisività.
L’altro Atp in Nuova Zelanda ad Auckland ha mostrato due giocatori eccezionali. Un ritrovato Del Potro, che arriva in finale convincendo. Sconfigge prima Shapovalov per 6/2 6/4, poi Khachanov per 7/6(4) 6/3; ma non è solo un giustiziere dei Next Gen, ma si dimostra competitivo con i più forti, stracciando con un doppio 6/4 lo spagnolo David Ferrer. Con il potente dritto e il servizio ritrovato ha fatto faville, sicuro e abbastanza costante nel rendimento. Dall’altra parte lo spagnolo Roberto Bautista-Agut, che ha entusiasmato il pubblico soprattutto nella semifinale avvincente contro Robin Haase: finita al terzo set, tutti e tre terminati al tie-break (rimontando sotto di un set), per 6/7(7) 7/6(3) 7/6(5); nel primo set Haase gioca bene ed è anche più preciso di Bautista-Agut, continuando a giocare bene anche nel secondo sembrava favorito e destinato alla vittoria; poi lo spagnolo riesce a strappare il secondo set al tie-break, forse per un leggero calo di stanchezza dell’avversario e qualche errore gratuito in più di troppo; ma, a quel punto, trova sempre più fiducia e si impone in modo sempre più incisivo nel set, guadagnando sempre più campo e facendo correre sempre di più Haase (mentre nel primo era stato il contrario). Quest’ultimo riesce comunque a tenere in equilibrio il match e portarlo al tie-break, ma l’altro sembra più lucido e giocare meglio i punti decisivi, che gli regalano la finale contro Del Potro.
Quest’ultima è speculare alla semifinale appena descritta. 6/1 4/6 7/5 il punteggio finale a favore, a sorpresa forse, proprio dello spagnolo Bautista-Agut. All’inizio è lui che muove l’argentino in campo e ha migliori percentuali al servizio (con 5 aces a 2 messi a segno); l’arma vincente si dimostrerà il suo dritto (anche a sventaglio) ad uscire in cross sul rovescio di Del Potro. Non c’è storia: troppi punti vincenti in più per lo spagnolo e troppi errori gratuiti per l’argentino; il parziale di 6/1 non lascia spazio ad equivoci. Ma, si sa, l’argentino è un grosso lottatore e non molla mai. Anche il secondo set continua con un livello migliore da parte di Bautista-Agut, che però si va sempre più affievolendo. Del Potro ritrova il servizio, mentre lo spagnolo commette qualche doppio fallo di troppo (ben 4) anche sui punti decisivi. E così l’argentino chiude il secondo set per 6/4. Nel terzo c’è sempre più equilibrio: Del Potro che cerca di puntare sulla sua arma vincente dell’accelerata potente di dritto, mentre Bautista-Agut che cerca di spostare la traiettoria dei colpi sul suo rovescio. Ma quest’ultima tattica sembra riuscire sempre meno allo spagnolo e il favorito pare essere diventato proprio l’argentino. Se tutti possono pensare a Bautista-Agut come l’erede e sostituto di Nadal, tutti di certo ora vedono l’argentino destinato a conquistare i prossimi Australian Open. Invece c’è il flop di Del Potro, che in vantaggio sul 5/4 potrebbe chiudere 6/4 anche il terzo e decisivo set e invece si fa rimontare sul 5-5. A quel punto tutti pensano al tie-break, anche finale giusto di un match lottato ed equilibrato; ma è Roberto Bautista Agut a fare il break decisivo e chiudere (con un’accelerata di dritto eccezionale, veloce, potente e profonda, sul rovescio di Del Potro) per 7/5 la finale e conquistare il titolo all’Atp di Auckland: riassunto, la testa di serie n. 5 batte la n. 2 in un match emozionante e altalenante. Di certo la summa di tutto è che entrambi i giocatori sono destinati ad essere protagonisti agli Australian Open 2018 e ad arrivare sino in fondo al Grand Slam.

Anche a Wimbledon
la sfida Italia-Spagna

LONDON, ENGLAND - JULY 04: Camila Giorgi of Italy returns a shot in her Ladies’ Singles Third Round match against Caroline Wozniacki of Denmark during day six of the Wimbledon Lawn Tennis Championships at the All England Lawn Tennis and Croquet Club on July 4, 2015 in London, England. (Photo by Ian Walton/Getty Images)

Camila Giorgi (Photo by Ian Walton/Getty Images)

Nonostante la pioggia non si sia fatta attendere, l’edizione 2016 del Grand Slam di Wimbledon non poteva iniziare meglio nella giornata d’apertura, con un match a dir poco favoloso. Mentre in contemporanea in Francia si giocavano gli ottavi di finale degli Europei di calcio 2016 tra Italia-Spagna, a Londra si affrontavano parallelamente la spagnola Garbine Muguruza (testa di serie n. 2) e l’italiana Camila Giorgi. Mentre la nazionale azzurra, però, si portava in vantaggio al 3’ con il primo goal di Chiellini nel primo tempo, la Muguruza saliva 3-1 nel terzo e decisivo set, strappando il servizio alla nostra atleta che avrebbe permesso alla neo vincitrice del Roland Garros di mettere la firma definitiva su un match duro ed equilibrato durato più di due ore e mezza. 6-2, 5-7, 6-4 il punteggio finale, che ben descrive la lotta pari tra le due tenniste soprattutto per quanto riguarda la tenacia, la forza di volontà, l’ostinazione, il coraggio, lo spirito di iniziativa, di lotta e di sacrificio, la determinazione e l’orgoglio di non mollare, non cedere, di contrastare sempre. Sì, perché Camila ha giocato e lottato alla pari con la spagnola, sfidandola proprio sulla personalità, sul carattere, sul carisma e sulla capacità di sapersi imporre in campo e prendere l’iniziativa.

La Giorgi ha avuto molte occasioni e ha impressionato in particolare con il suo dritto, che ha fatto partire a tutto braccio in diverse circostanze, sorprendendo l’avversaria e affascinando il pubblico. Non ha mai tremato, ha sempre sfidato a testa alta con fermezza una tennista quale la Muguruza in grado di trascinare un’intera squadra di Federation Cup come la Spagna (nella sfida contro l’Italia per lo spareggio per restare nel World Group). Risoluta e decisa, non ha avuto cedimenti, neppure per la presenza sugli spalti di Conchita Martinez, capitana appunto della Fed Cup spagnola. Non è riuscita a vendicare le connazionali che hanno incassato un netto e umiliante 4-0 in quel confronto per la ‘salvezza’. Così, mentre da una parte si gioiva per il goal di Chiellini, su una punizione calciata da Eder, e da lì a presto per il raddoppio di Pellè al 46’ del secondo tempo su assist di Darmian, in Inghilterra per gli italiani gli umori non erano gli stessi. Camila è uscita fuori dal campo un po’ amareggiata, delusa e arrabbiata per l’occasione sfumata, che ha rincorso molte volte e quasi raggiunto altrettante; sfiorando quella che sarebbe stata un’impresa altrettanto epocale quanto quella della nazionale di calcio. Meritava davvero, ma per lei c’è stata e resta sicuramente la soddisfazione di aver offerto un grande spettacolo di ottimo tennis e di aver fatto impensierire la spagnola. La Muguruza nel finale ha esultato, quasi rilassata per essersela cavata, avendo faticato non poco per trovare il bandolo della matassa di un match equilibrato, alla pari, in cui l’italiana l’ha messa in difficoltà non poche volte.

Giratasi verso il suo team, ha fatto un gesto come se volesse dire di aver vinto di testa, forse più di esperienza. Nel secondo set la Muguruza ha avuto un calo di concentrazione, brava la Giorgi ad approfittarne, aumentando l’aggressività, assalendola con un gioco più ‘di pressing’ per dirla con il linguaggio calcistico, attaccandola maggiormente. Ancor più brava e astuta la spagnola a partire subito al contrattacco nel terzo set, senza innervosirsi, scoraggiarsi e a recuperare l’attenzione sullo schema tattico; ritrovava, così, quello vincente del primo set, dove aveva disegnato il campo alla perfezione, in maniera ineccepibile e ingiocabile per Camila, che nulla poteva se non osservare l’esecuzione magistrale di fondamentali portati in maniera esemplare, da manuale, con una superiorità da parte della numero due al mondo. Dunque onore al merito di Camila di aver avuto la capacità di rimettersi in partita, ma la differenza la Muguruza l’ha fatta nella scelta dei tempi e delle pause, in cui ha avuto anche dei momenti di ‘tregua’ in cui giocava in fase più difensiva che aggressiva, ma sempre presente in campo e pronta a far sentire il suo ‘peso’, la sua personalità e ad imporsi. Quasi si volessero intimidire a vicenda, le due si sono risposte con una sfida di colpi vincenti a chi tirasse quello migliore, con una potenza, una profondità e una precisione inaudite.

La Giorgi è molto migliorata e avrà sicuramente altre occasioni per fare bene ed arrivare sino in fondo nei tornei, come accaduto a Katowice in Polonia dove ha perso 6/4 6/0 dalla Cibulkova. In particolare sull’erba si esprime bene e sembra essere la superficie che più le è congeniale e che ama. Intanto la Muguruza si è slavata in corner, se fossimo a una partita di calcio.

Bene, in compenso a Wimbledon, le altre italiane al primo turno: Sara Errani ha battuto, con un doppio 6-4, la rumena Patricia Maria Tig, all’esordio in uno Slam; Francesca Schiavone, ha eliminato la n. 66 al mondo, la lettone Anastasija Sevastova, con il punteggio di 7-6(7) 6-4. Anche Roberta Vinci ha sofferto, ma si è imposta su Alison Riske. La statunitense ha trascinato la tarantina al terzo set, ma alla fine è venuta fuori tutta la grinta della n. 7 del mondo e testa di serie n. 6, che ha portato a casa il match (dopo oltre due di gioco) per 6/2 5/7 6/3; giusto in tempo prima dell’interruzione per pioggia.

A proposito di Italia, da rimarcare anche la vittoria, sulla terra questa volta però, di Marco Cecchinato all’Aspria Tennis Cup, il challenger che si gioca a Milano. Il giovane tennista ben si era messo in evidenza quest’anno agli Internazionali Bnl d’Italia di tennis a Roma, al Foro Italico, durante le qualificazioni e durante il torneo stesso; al primo turno, infatti, affrontò sul Centrale Milos Raonic, portando il canadese al terzo set, in una partita strabilinate e molto lottata, dove solo un po’ di emozione gli ha impedito di ‘giocarsela’ ancora meglio. Con un netto doppio 6/2 ha vinto una finale abbastanza agevolmente contro il serbo Laslo Djere, uscito stanco da una maratona in semifinale (il 20enne serbo, aveva avuto ben 10 match point in semifinale prima di chiudere con lo spagnolo Daniel Gimeno-Traver). Cecchianto sale, così, al n.130 della classifica mondiale, aggiudicandosi un torneo challenger importante, che in passato vinse anche Filippo Volandri (nel 2013).

Barbara Conti

Tennis. Errani e Schiavone come Roberta Vinci

erraniIl mese di febbraio porta in auge il tennis femminile italiano, con i nomi di Roberta Vinci, Sara Errani e Francesca Schiavone che regalano al tennis azzurro la soddisfazione enorme di vincere un torneo ciascuna. Risultati quanto mai importanti dopo la “delusione” in Federation Cup, soprattutto della romagnola che aveva perso tutti i suoi incontri di singolare; e in particolare in vista dello scontro per rimanere nel World Group di aprile: potrebbe aprirsi uno spiraglio per la Schiavone “capitano” e, ovviamente, si spera in una convocazione della Vinci a sostegno del team contro la Spagna, nei play-off del 16-17 aprile appunto. Nel maschile, invece, risalta quello dell’australiano Nick Kyrgios, che conquista il suo primo titolo Atp all’Open di Provenza, in Francia.

Per quanto riguarda Roberta Vinci, di certo ricordiamo la conquista del titolo al Wta di San Pietroburgo; ad essa si affianca, nel torneo di Doha, la vittoria del suo primo successo da top ten. Un salto non da poco, soprattutto a seguito del periodo difficile successivo della “separazione” in doppio da Sara Errani, dopo aver raggiunto la posizione n. 1 insieme. Una bella risalita, che arriva immediatamente all’uscita al primo turno al torneo di Dubai, dove viene battuta al primo turno da Yaroslava Shvedova in tre set; visibilmente stanca e provata, le sue condizioni fisiche (e mentali) non erano al meglio, anzi è sembrata un po’ “scarica”, soprattutto dal punto di vista emotivo. Francesco Cinà ha provato a spronarla invitandola anche al ritiro se non si fosse decisa a scendere davvero in campo con convinzione, ma le giornate no ci sono nel tennis, soprattutto dopo una finale nel torneo precedente di appena un paio di giorni prima, spostamenti aerei, fusi orari e la mancanza di tempo per recuperare energie preziose e fondamentali per giocare bene e per riuscire a rendere.

Viceversa, per ironia della sorte, dopo la crisi di Sara Errani (che si è sentita un po’ “sminuita” o non apprezzata dal pubblico italiano, soprattutto a seguito della prestazione poco soddisfacente in Fed Cup), il torneo di Dubai ha portato fortuna alla romagnola, che lo ha conquistato, imponendosi sulla ceca Barbora Strycova (n. 47 del mondo) con una partita “perfetta” e un parziale di due set netti; porta a casa per 6/0 6/2 un match senza storia (in appena un’ora e sei minuti di gioco), che domina totalmente con numeri da record: ottiene circa 20 palle break, contro le sole cinque dell’avversaria, commettendo solamente 11 errori non forzati, a confronto dei 43 dell’altra tennista. Le riesce tutto: controlla bene da fondo, avanza anche a rete con un gioco aggressivo, dove esegue volée impeccabili e riesce a variare il gioco, sorprendendo l’avversaria con smorzate ben mascherate. Sale così dalla posizione n. 22 alla n. 17 e ancora continuerà la sua ascesa, vista la fiducia che ha preso, la grinta, la tenacia, la determinazione, la voglia di dimostrare quanto vale che sta mettendo in campo e i risultati ancora positivi che sta ottenendo; in maniera speculare alla finale di Dubai (la 19esima in carriera), è stato anche il match d’esordio del torneo del Wta di Doha, dove batte al terzo set la Pyronkova (per 1/6 7/5, dopo essere salita sul 4-0, 6/3); recupera il match macinando punti e regolarità; tutto bene e facile per l’incontro d’esordio al primo turno di Roberta Vinci, che liquida con un facile 6/2 6/1 la Tsurenko. Sarebbe bella una finale tra le due azzurre, che hanno fatto progressi stratosferici e si meritano tanta attenzione e “gloria”. Incontenibili la loro soddisfazione e la loro emozione al momento del ricevere la coppa.

E se si parla di maratonete e di grandi lottatrici, non poteva mancare all’appello anche Francesca Schiavone, che batte l’americana Rogers nel Wta di Rio, al terzo set, dopo aver perso malamente il primo set ed incassato un duro colpo. La statunitense in poco tempo si ritrova avanti 6-2. La Rogers attacca il servizio della Schiavone, si apre il campo col dritto con cui sfonda con accelerate improvvise spesso sul rovescio dell’azzurra, in difficoltà anche in risposta con le battute profonde dell’americana che le arrivano al corpo. L’italiana allora prova con traiettorie lobate o in back, ad attaccare, ma a rete é poco precisa oppure si lascia infilare dai passanti precisi, potenti e profondi della Rogers. Poi piano piano recupera terreno, con qualche errore gratuito in più della Rogers, che le regala qualcosina, ritrova regolarità nel palleggio e fiducia e diventa man mano più aggressiva e più decisa; finché manda fuori giri l’avversaria, che non riesce più a forzare i passanti e le accelerazioni con precisione e potenza come prima, ma sbaglia essendo costretta a rischiare ormai per fare il punto; perché Francesca in campo c’è e non molla, ci crede nella vittoria. E così vince i due set successivi con un doppio 6/2. Il vero spettacolo, però, la Schiavone lo regala al momento della premiazione: esulta di gioia e legge un discorso in portoghese di ringraziamento, che si è preparata e che confessa che avrebbe tenuto anche se avesse perso, molto emozionata. Un bel ritorno dai lontani tempi della vittoria al Roland Garros e il successivo momento di “oscuramento” durato quasi oltre tre anni.

Decisamente da record e perfetto anche il torneo di Nick Kyrgios all’Open in Provenza. L’australiano vince il suo primo titolo Atp, imponendosi per 6/2 7/6(3) sul croato Cilic. Kyrgios piazza il doppio degli aces, anche di seconda, e mette a segno una percentuale altissima di prime. Riesce nell’impresa straordinaria di vincere 5 incontri senza cedere mai un set né un servizio e prendendosi la rivincita su Berdych in semifinale. Un ritorno in gran stile dopo il forfait a Rotterdam. Per lui un montepremi di 106.000 euro circa.

Barbara Conti

Tennis. Al via la 138esima edizione di Wimbledon

wimbledonArchiviati i tornei del WTA di Eastbourne e dell’ATP di Nottingham, al via a Wimbledon 2015 a partire da lunedì 29 giugno. Già effettuati infatti i sorteggi dei tabelloni. Per quanto riguarda gli italiani, tra i maschi Luca Vanni entra nel main draw come lucky loser. Tra le ragazze, invece, c’è il derby tutto azzurro tra Francesca Schiavone e Sara Errani; Roberta Vinci incontrerà la Krunic; Flavia Pennetta la Diyas, Camila Giorgi la Pereira e Karin Knapp la Rybarikova. Intanto i due tornei disputati precedentemente sull’erba in preparazione hanno regalato sorprese e si sono svolti specularmente. A vincerli sono stati due qualificati che, seppur non esordienti, hanno portato a casa il loro primo titolo in carriera. Si tratta della svizzera Belinda Bencic e del 29enne uzbeko Denis Istomin. Continua a leggere

Tennis, Vinci in finale,
ma trionfa la Wozniacki

Caroline WozniackiDieci incontri in dieci giorni giocati per la seconda finale consecutiva conquistata partecipando a due tornei. Bilancio più che positivo per Roberta Vinci; la tennista azzurra, dopo l’ottimo risultato nel torneo di Bucarest (dove è arrivata in finale, ma è uscita sconfitta da una Simona Halep decisamente più in forma), conquista un’altra finale al torneo di Istanbul. Obiettivo non facile da centrare: si tratta di due superfici diverse (la terra rossa a Bucarest e il veloce indoor ad Istanbul). Purtroppo l’atleta italiana non riesce ad esprimere il suo miglior gioco contro Caroline Wozniacki, decisamente ispirata. Favorita, la tennista danese ad Istanbul era testa di serie n. 1 del tabellone ed arrivava alla finale dopo aver vinto dei match convincenti, con molta lucidità tecnica e tattica, con fondamentali tirati alla perfezione sulle righe.

Ottimo il servizio, qualche pecca a rete, dove comunque si è lanciata con coraggio per chiudere prima gli scambi. In semifinale aveva battuto (faticando un po’, ma riuscendo comunque a controllare bene la partita) la Mladenovic per 6-2; 6-3, che aveva sconfitto in precedenza Francesca Schiavone col punteggio di 3-6 6-3 7-5. Anche Roberta, forte della finale a Bucarest, aveva giocato molto bene, riuscendo anche a venire a rete. In semifinale aveva impartito una dura lezione alla sedicenne croata Ana Konjuh, imponendosi con un netto 6/4 6/2. Per questo la partita sembrava aperta. Purtroppo Roberta Vinci non è riuscita a mettere a segno i suoi colpi più forti (dal servizio alle volée).

Un po’ anche sfortunata, con palle uscite di poco, la Wozniacki è stata più abile a tenerla a fondo campo e ad imbrigliarla con un lungo scambio rovescio in top spin suo (della danese) contro quello in back dell’azzurra. L’italiana le ha provate tutte, cercando anche qualche soluzione vincente giocando lo sventaglio di dritto al posto del rovescio, attaccando, cercando il serve&volley, ma forse un po’ troppo tardi e un po’ troppo fallosa. Tuttavia crediamo sia stata la stanchezza di due settimane di gioco, unite al gran caldo, ad aver impedito alla nostra tennista di ottenere la vittoria meritata, come ha dimostrato più volte. La Wozniacki, molto migliorata soprattutto al servizio, di grande regolarità nei colpi vincenti e con le accelerazioni, si è guadagnata questo successo, che ottiene con un dopio 6/1 in poco più di un’ora.

Così come, nell’Atp di Amburgo, più che faticato il trofeo per Leonardo Mayer, a cui riesce l’impresa di dominare lo spagnolo (e numero uno del seeding) David Ferrer. L’argentino spende di più in campo e merita di vincere il primo set, ma lo spagnolo lo porta a casa con l’esperienza e sbagliando meno. Mayer rimonta bene il secondo set, grazie a un dispendio d’energie superiore. Spendendosi maggiormente riesce ad evitare il martellamento sul suo rovescio da parte dello spagnolo, ad attaccarlo e a tirare il match fino al terzo set. Visibilmente più nervoso per l’occasione persa, Ferrer regala qualche errore decisivo nel finale di partita: un tie-break che assegna il trofeo a Mayer, che lo conquista soprattutto col potentissimo servizio con cui scrive diversi ace. L’argentino è in lacrime di gioia e non riesce neppure a parlare, lo spagnolo è tirato in volto dalla rabbia e dalla delusione, ma ritrova comunque l’equilibrio per dare appuntamento al prossimo anno.

Due tornei che saranno ricordati soprattutto per l’emergere anche dei giovani. Lo abbiamo detto della sedicenne croata Ana Konjuh nel Wta di Istanbul; lo ribadiamo con il diciasettenne tedesco Alexander Zverev nell’Atp di Amburgo: un vero astro nascente, un evidente talento, che andrà “coltivato”. Eccellente il servizio (in grado di fare ace anche a 204 km/h), tecnicamente completi i fondamentali, compreso il rovescio a due mani, anche negli spostamenti laterali. Più deficitario a rete e nelle volée. Encomiabile il coraggio di sfidare anche teste di serie importanti come Ferrer a testa alta. Ben delineata la personalità, ha peccato in certi momenti di lucidità tattica, mancanza dovuta alla poca esperienza. Gioca splendidamente nei quarti, mentre in semifinale forse un po’ d’emozione è per lui compromettente contro Ferrer: appare molto falloso e non riesce a reggere lo scambio lungo da fondo. Troppo duro, però, il risultato di 6/0 6/1: amareggiato, Zverev ha lanciato più volte la racchetta sconsolato a terra. Questo l’errore fatale di non lottare, di non ragionare e cercare di cambiare il gioco, ma di subirlo remissivo. Ma sicuramente ne sentiremo riparlare.

Infine, altra sorpresa viene dal torneo di Bastad, dove vince la tedesca Mona Barthel sulla sudafricana Chanelle Scheepers con il punteggio di 6/3 7/6(3). Sicuramente non brillante tatticamente, si dimostra molto abile, riuscendo a ottenere molto giocando in sicurezza, rischiando pochissimo e mandando fuori di giri le avversarie. Soprattutto la Scheepers. Abituandola dapprima a un ritmo alto, con grandi accelerazioni e spostamenti laterali, all’improvviso procedeva con palle prive di peso a metà campo che costringevano all’errore l’avversaria che cercava di spingerle. Non molto dotata a rete, la Barthel è sembrata più timorosa nei punti decisivi, dove avrebbe dovuto rischiare maggiormente per chiudere prima l’incontro. Si è quasi fatta rimontare, ma alla fine, con la maggiore calma, ha portato agevolmente a casa il tie-break decisivo del secondo set.

Barbara Conti

 

Internazionali di tennis all’insegna delle emozioni

Internazionali-BNL-DItaliaIl tennis italiano e internazionale è stato catapultato in un tripudio di forti emozioni in questa ultima edizione degli Internazionali di tennis BNL d’Italia. Si è cominciato nelle prime giornate con l’eliminazione subito di Fabio Fognini e, successivamente, a breve distanza, di quasi tutti gli italiani e le italiane: da Andreas Seppi, a Francesca Schiavone, a Flavia Pennetta. Di quasi tutti i nostri tennisti tranne che Sara Errani. Così, l’amaro per la “perdita” dei beniamini azzurri, letteralmente assaliti dai fans, si è trasformata in una speranza aggrappata alle partite disputate da Sara. Che è diventata la vera protagonista indiscussa di questi Internazionali BNL.

Nel bene e nel male: in positivo perché ha raggiunto la finale di questa edizione 2014, dopo 74 in cui non arrivava una nostra connazionale al turno decisivo. In negativo perché la sua impresa storica è stata interrotta da un infortunio alla coscia destra durante la finale disputata contro Serena Williams: campionessa uscente che ha confermato di essere la n. 1 al mondo. Sara ha dato un esempio, a tratti commovente, di intelligenza tattica, spirito di sacrificio nel dare tutta se stessa in campo e giocare il suo miglior tennis in quello che lei considera “uno dei tornei più importanti al mondo”.

“Ho giocato tutto il match (conclusosi col punteggio di 6/3 6/0 per l’americana, ndr) soprattutto per questo straordinario pubblico che mi ha sostenuta tutta la settimana” ha commentato con le lacrime agli occhi. Lacrime di rammarico, di delusione, di frustrazione per vedere interrotta troppo presto una splendida avventura, quasi un sogno, conquistato con fatica, senza neppure la soddisfazione di poter giocare fino in fondo la propria partita. D’altronde giocare a tennis è come vivere una storia d’amore: ogni vicenda regala gioie e dolori, momenti di gloria ed altri di profondo ed intenso struggimento. Non è un paragone romantico a caso.

Durante la premiazione, infatti, i raccattapalle hanno disegnato un cuore, indossando delle maglie con la scritta “I love (col simbolo di un cuore rosso) Roma”. Quello di tutti coloro che amano il tennis e di questo torneo. Sono stati davvero degli Internazionali giocati col cuore, in primis da Sara Errani stessa. Purtroppo non ha potuto neppure disputare la finale di doppio con Roberta Vinci. L’appuntamento per lei, però, è rimandato al prossimo anno. Da rimarcare il rispetto per lei dell’avversaria, una contrita Serena Williams, quasi mortificata (pur nella gioia) dallo stato di malessere fisico dell’italiana.

Il cuore del tennis è anche quello del dolore nel ricordo della tennista recentemente scomparsa per un cancro al fegato: Elena Baltacha. Oppure quello che ha disegnato alla fine del match il vincitore della sezione ATP Novak Djokovic, allenato da Boris Becker: quello delle emozioni che gli regalano questo torneo e la città di Roma; quello del profondo legame che lo lega alla sua nazione, la Serbia annientata da una grave alluvione. Dopo l’assenza di Roger Federer, diventato di recente padre di altri due gemelli (Leo e Lenny nati il 6 maggio scorso, dopo le due gemelle Myla Rose e Charlene Riva, avuti dalla moglie ed ex-giocatrice di tennis svizzera, di origine slovacca, Miroslava Vavrinec) il trofeo se lo contendono i “soliti” Rafael Nadal e Novak Djokovic. Tutti danno per vincente lo spagnolo, seppure non in ottima forma, ma forte della presenza della madre e della fidanzata. I pronostici sono a favore di Rafa, che conduce per 22 a 18. Anche lo scorso anno a Roma si era imposto lui sul serbo, che parla perfettamente l’italiano (anche Serena Williams ha formulato diverse frasi nella nostra lingua: chapeau!). Ed infatti il campione uscente vince facilmente il primo set per 6/4 e Djokovic non sembra riuscire a fare match. Poi la rimonta che non ti aspetti da un Novak più deciso, con colpi decisamente più incisivi, che mettono in difficoltà lo spagnolo, che rimane però il numero 1 del ranking mondiale.

“È stata una partita dura (che ha portato a casa col punteggio di 4/6 6/3 6/3 ndr), ma sono contento di essere riuscito a vincere qui a Roma, un torneo a cui tengo. Ora la priorità è preparami per il Roland Garros (dal 25 maggio all’8 giugno prossimi ndr); poi, se continuerò a giocare così, avrò molte opportunità di tornare il n. 1” ha confessato un Djokovic che si è mostrato fiducioso nella sua condizione fisica, accompagnato nella Capitale dal fratello, sugli spalti. Un Djokovic che ha dato spettacolo firmando autografi e dedicandosi ai suoi fans. Un po’ di rammarico per Rafa, che comunque si è detto “soddisfatto dei miglioramenti” che ha fatto dall’inizio dell’anno quando ha iniziato la stagione “così così” per fare poi sempre meglio, prima a Madrid ed ora qui a Roma.

Un torneo che è stato un incontro col grande tennis: oltre alle icone simboliche del tennis italiano di sempre, Lea Pericoli e Nicola Pietrangeli, anche un altro campione del passato, l’australiano John Newcombe (vincitore a Roma nel 1969), che è stato premiato con l’assegnaizone della Racchetta d’Oro. E poi la leggenda spagnola di Manolo Santana. Ma anche tanti big del mondo dello spettacolo sono venuti ad assistere a un’edizione degli Internazionali di tennis riuscita, quali: Alberto Tomba (impegnato in un selfie con Djokovic), Valeria Solarino, Francesco Totti e Ilary Blasi.

Ba.Co.

Internazionali di tennis: un’edizione vincente

Internazionali-tennisUn’edizione degli Internazionali di tennis BNL d’Italia – fino al 18 maggio – che sembra caratterizzarsi all’insegna del successo. A vedere dalle vendite, nonostante il prezzo tutt’altro che economico dei biglietti, la maggior parte delle giornate segnano il tutto esaurito sul sito della Federtennis (www.federtennis.it) e degli Internazionali (www.internazionalibnlditalia.com). Forse la formula del far giocare in contemporanea uomini e donne permette di rispondere meglio alle esigenze del pubblico. Ma anche il coinvolgimento delle scuole rappresenta una novità vicente; sono stati creati, infatti, diversi campetti in terra per far allenare i bambini delle scuole e scambiare qualche palla con uno dei tanti campioni del tennis mondiale presenti all’evento. Continua a leggere