Sulla legge elettorale un “no” tira l’altro

EVIDENZA-Matteo RenziIl no secco di Renzi al Provincellum riapre i giochi sulla legge Elettorale e spariglia le carte in commissione Affari costituzionali della Camera. E così, il testo base a cui sta lavorando il presidente della commissione e relatore, Andrea Mazziotti, che era atteso tra martedì e mercoledì della prossima settimana, rischia di dover essere riscritto, con un possibile conseguente slittamento dei tempi. A prospettare questa ipotesi è lo stesso Mazziotti, che tuttavia mostra cautela:

“Aspettiamo di vedere cosa succede la prossima settimana, viste le dichiarazioni di Renzi. A questo punto è opportuno aspettare le primarie e poi riapriamo la discussione”. In effetti le primarie hanno congelato il dibattito politico a partire dalle dimissioni di Renzi fino ad ora lasciando tutto in una sorta di limbo. La legge elettorale infatti è troppo importante per essere lasciata a caso. E li futuro segretario del Pd vorrà occuparsene in prima persona.

Mazziotti aggiunge che è ovvio “che dovrò sentire i gruppi uno per uno, perché il Pd ha dato la sua posizione sul Provincellum, ora si tratta di capire”, alla luce di come è cambiato il quadro, “quali saranno le posizioni degli altri gruppi e cosa diranno la prossima settimana. E’ chiaro che la posizione di Renzi pone un problema”. Mazziotti garantisce comunque che si cercherà di rispettare il calendario dei tempi fissato, ma “se dovessero emergere delle difficoltà vedremo”. Dunque sul testo base si riparte da zero? “Aspettiamo la settimana prossima per capire le posizioni del Pd e degli altri gruppi, è difficile dirlo oggi. E poi una parte delle motivazioni” di Renzi per cui non gradisce il Provincellum, ovvero collegi sì ma con sistema proporzionale che comporta una competizione solo interna allo stesso partito senza avere la certezza su chi sarà eletto, “si possono anche correggere” mantenendo l’impianto generale del Provincellum, ipotizza Mazziotti.

Il tema centrale resta quello della governabilità agganciato alla necessità di dare rappresentatività. I listoni non risolvono i problemi delle diversità di pensiero tipici della frammentazione partitica. Infatti le divergenze non scompaiono ma si ripropongono internamente.

Il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio si augura che il Parlamento non subisca “la sorte di rassegnazione ad andare al voto con i moncherini dell’Italicum e del Porcellum: farà una legge elettorale che metterà insieme rappresentanza e governabilità . Fuori da questo schema obbligato c’è solo il caos”.

A commentare la parole di Mazziotti ci pensa il deputato e capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari costituzionali, Francesco Paolo Sisto. “Le parole del Presidente Mazziotti confermano il disorientamento istituzionale causato dalla disinvoltura renziana nel dare e togliere le carte sulla legge elettorale, nello scombinare così programmi e tempi di lavoro, mentre tutto è fermo in attesa che finisca l’inquinamento ambientale causato dalle primarie Pd”. “Le troppe proposte Dem sul tavolo, le tante uscite estemporanee dell’ex premier e le contemporanee dichiarazioni in senso opposto di Orlando, altro candidato alla segreteria Pd, fanno pensare che in realtà si stia menando il can per l’aia per impedire qualsiasi riforma elettorale. Una somma irresponsabilità che contravviene agli autorevoli richiami del Presidente Mattarella, a un prioritario dovere democratico e agli interessi dell’Italia tutta”.

Legge elettorale. Craxi: “Discontinuità dal passato”

Legge elettrale_consulta “Dal dibattito politico interno al Partito democratico non sono giunte grandi indicazioni politiche e analisi convincenti sul negativo voto referendario, che ha costretto alle dimissioni il Governo Renzi”. Lo ha affermato in un nota Bobo Craxi. “Mi pare tuttavia – ha detto ancora – che una svolta’ consapevole degli indirizzi e degli obiettivi di un’azione di Governo non possano che giungere da una reale discontinuità con il recente passato. Il Matarellum che viene riproposto – ha aggiunto – mi sembra un sistema che non tiene conto delle chiare indicazioni di un Paese che vuole pluralismo politico e partecipazione democratica nella scelta dei suoi rappresentanti: quel sistema era figlio di una stagione diversa, che purtroppo, come si è visto, è franata insieme alla seconda Repubblica. Fanno molto gli spiritosi – ha proseguito Craxi – ma il ritorno al proporzionale appare assai più idoneo all’attuale situazione, rispetto alle alternative che si stanno mettendo in campo. Ho fatto appello affinché i socialisti si preparino a una nuova stagione. Attendo, naturalmente, che ai propositi venga dato un seguito positivo: un Psi ‘caudatario’ di un ‘giglio magico’ ormai appassito – ha concluso – non serve a niente ed a nessuno”

Il dossier sulla legge elettorale sarà ripreso dopo la pronuncia della Corte Costituzionale. Lo ha deciso l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali abbiamo trovando l’accordo di Pd, FI e M5S. A renderlo noto è stato il deputato di FI Francesco Paolo Sisto al termine della riunione. “Dopo un breve dibattito – ha aggiuto – il presidente Andrea Mazziotti ha aggiornato i lavori al 10 gennaio prossimo”.

A sollevare il tema alla riunione dell’ufficio di presidenza della Commissione è stato Stefano Quaranta di Sinistra italiana, che ha sollecitato l’inizio del confronto sulla riforma dell’Italicum. Contrari si sono però dichiarati il capogruppo in Commissione del Pd, Emanuele Fiano, quello di M5s Danilo Toninelli e Francesco Paolo Sisto di Fi. Tutti e tre hanno sostenuto l’inutilità di iniziare la discussione prima della sentenza della Consulta sull’Italicum. Una alleanza che il capogruppo della Lega a Montecitorio Massimiliano Fedriga ha definito inedita e dettata dal desiderio di allungare la legislatura il più possibile. Ma certo è che votare con l’Italicum non è possibile per ovvie ragioni. Una dichiarazione che non è piaciuta ai Cinque Stelle che rispediscono l’accusa al mittente. “È la Lega che fa accordi sottobanco con il Pd, basta leggere le affermazioni di Salvini sul Mattarellum, e non di certo il Movimento Cinque Stelle. Siamo gli unici che hanno sempre affermato, coerentemente, di voler portare immediatamente il Paese alle urne”. ”Ci siamo opposti alla formazione dell’esecutivo Renzi-bis e, se fosse stato possibile, avremmo voluto votare un giorno dopo il secco no degli italiani alla riforma Boschi. Ribadiamo – proseguono i 5 Stelle – che occorre aspettare la sentenza della Consulta sull’Italicum per poi andare subito a votare con la legge che ne verrà fuori, che noi abbiamo chiamato Legalicum, con i dovuti correttivi al Senato”.

Per il senatore del Pd Vannino Chiti “dall’Assemblea nazionale del Pd è venuto un messaggio costruttivo: non è tempo di rese dei conti, blitz, corse isolate in avanti. Dopo il referendum – ha proseguito l’esponente dem – è necessario per il Pd rimettersi in cammino ritrovando la sintonia con i cittadini su lavoro, sviluppo, Sud, giovani, scuola, migranti. C’è un nuovo governo da sostenere con serietà. Non era un’alternativa responsabile ma propaganda la richiesta delle opposizioni di una corsa alle urne. Le elezioni si terranno al massimo fra poco più di un anno, probabilmente entro l’estate. Il governo Gentiloni e il Parlamento devono affrontare subito emergenze come il terremoto e la crisi di alcune banche; preparare l’anniversario dei Trattati di Roma e il G7 di Taormina”.
Ma soprattutto il Parlamento deve approvare due leggi elettorali serie: “Non è immaginabile – ha detto Chiti – andare al voto con la quasi certezza di due maggioranze diverse, forse opposte. Servono due leggi che assicurino rappresentanza, dando ai cittadini il potere di scegliere gli eletti, e che favoriscano la governabilità. È un’illusione pericolosa quella di poter ritornare alla prima fase di vita della Repubblica. La legge Mattarella sarebbe una buona soluzione: in ogni caso è la base di un confronto aperto per un’ampia, necessaria intesa nella maggioranza e con le opposizioni”.

Contrario al Mattarellum è Ncd: “Non credo – ha detto il ministro Alfano – che nell’attuale scenario tripolare il ‘Mattarellum’ sia la legge che funzioni meglio. Ma noi non ci scansiamo dal tema della governabilità: se si vuole procedere si faccia una legge proporzionale, con un premio di maggioranza equilibrato e rispettoso dei canoni di costituzionalità indicati dalla Corte”.

ITALICUM IN BALLO

Entra in vigore domani 1 luglio la nuova legge elettorale, l’’Italicum’, ma la lista di chi vuole cambiarla prima ancora che venga testata nelle urne, si allunga giorno dopo giorno.
Dal leader del Pd nonché Presidente del Consiglio Matteo Renzi, fino agli esponenti delle opposizioni, tutti in qualche modo si stanno esprimendo in queste ore, peraltro lasciando amplissimi margini di ambiguità. La questione è davvero confusa oltre che complessa, riduciamola agli attori principali.

legge elttorale urne voto elezioniMatteo Renzi
Ai suoi fan che gli chiedono se c’è da essere preoccupati per la mozione sull’Italicum che Sinistra italiana ha presentato e che verrà discussa a settembre, Renzi risponde utilizzando #matteorisponde, diretta twitter da Palazzo Chigi: “Ma che preoccupare, è una mozione dell’opposizione che si discuterà in Parlamento, ce ne sono tante…”.Matteo Renzi twitter facebook
Lo stesso risponde anche alle domande sull’eventualità di spostare la data del referendum sulle riforme costituzionali (ma la regola è stabilita dalla Carta, ndr) che sono intimamente intrecciate all’Italicum, in un combinato disposto che è in grado di mutare il volto del nostro sistema repubblicano democratico parlamentare: “No, ci sono dei tempi previsti dalla legge per il referendum costituzionale. Sono alcune delle tante notizie false che si leggono”.
Tutto deciso dunque? Non tanto perché nella maggioranza stessa, nel Pd, ammettono che non c’è più una chiusura totale e la mozione presentata da SI lascia sperare chi vuol modificare l’Italicum, ma è lo stesso Renzi che mentre su twitter ripete che non se ne parla neppure, dai portavoce e dai giornalisti ‘amici’ fa filtrare un’apertura: “Per ora – dice attraverso Maria Teresa Meli sulle colonne del Corriere della Sera – non esiste nessuna modifica, ma dopo il referendum vedremo…”. E ancora la giornalista spiega che ‘il premier segue più direttrici. Muove verso la minoranza interna: lunedì, in occasione della riunione della direzione, Renzi dovrebbe aprire uno spiraglio sull’Italicum. Nessun cedimento, ma una sorta di prova fedeltà nei confronti dei bersaniani: voi votate sì al referendum di (fine) ottobre e io posso modificare la legge elettorale’.

A rafforzare la linea del ‘non la cambio manco morto’ (altra frase riportata da Meli sul Corriere tempo fa, ndr), arriva il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato che sempre al Corriere della Sera spiega: “Con l’Italicum abbiamo costruito un impianto solido, che garantisce la governabilità e la rappresentanza e che risolve quei problemi che anche oggi possiamo rivedere in Spagna. Detto questo, non abbiamo mai negato il dialogo”.

Un colpetto a Franceschini
Quanto alle preoccupazioni espresse già durante la discussione della nuova legge e rafforzate dall’ultima tornata delle amministrative che il M5s possa sconfiggere il Pd nell’eventuale ballotaggio e aggiudicarsi l’abnorme premio di maggioranza anche con una minoranza ssoluita di votanti, Rosato risponde che “le priorità del Paese” sono “altre, semplificazione, lotta alla disoccupazione, lotta alla povertà” piuttosto che occuparsi dell’Italicum. E poi argutamente rileva come “le leggi elettorali non si fanno a misura delle campagne elettorali, si fanno su presupposti di neutralità”. E già che ci si trova, l’esponente piddino tira in ballo anche il suo collega di partito Franceschini che viene dato dai rumours come tra più attivi nella campagna per modificare la legge con qualche suggestione per un ribaltone alla ‘stai sereno’: “Il gruppo dirigente del Pd, compreso Franceschini, – chiosa Rosato – lavora per consolidare questo governo e non per immaginare un dopo-Renzi. Io non vedo come in questa legislatura si possa costruire un governo più forte di quello che c’é”.

Stefano Ceccanti, il costituzionalista
E non si può non citare Stefano Ceccanti, senatore del Pd, tra i più autorevoli ingegneri di quelli che per conto di Renzi hanno costruito l’Italicum e le modifiche alla Costituzione. “Non ci sono i tempi tecnici per cambiare una legge elettorale prima del referendum costituzionale d’autunno – dice in un’intervista a La Stampa e se Renzi vincerà, molte cose cambieranno… Ma al fondo mi sembrerebbe suicida chiedere di cambiare una legge elettorale perché ti fanno paura i Cinque Stelle. Una posizione che definirei ‘sconfittistica’. Non reggerebbe di fronte al Paese”.
“Avresti tutti i quotidiani che titolano sulla paura di perdere. E i grillini avrebbero, gratuitamente, la patente di vincenti”. “É totalmente delegittimante ammettere di cambiare la legge per paura di perdere. E a quel punto succederebbe sul serio”. “Per il M5S sarebbe una campagna win-win. Vincente in ogni caso”. E su questa considerazione è impossibile dargli torto. Si può solo rilevare che se le cose stanno così, il Pd ha fabbricato un’ottima corda per impiccarsi.
Ceccanti infine, tanto per far capire agli alleati della maggioranza, Alfano in testa, qual è l’aria che tira, ricorda che “Il Pd è nato proprio per superare l’esperienza dell’Ulivo, i cespugli, i partiti e i partitini”. “La sola idea di coalizione puzza di vecchia politica, di establishment che cerca di sopravvivere, di manovre di corridoio”. “Il Pd renziano, anche se dovesse mai tornare il premio di coalizione, secondo me non si puo’ alleare con nessuno, pena lo snaturamento. Impossibile che stringa alleanza con quella sinistra che sputa sul governo tutti i giorni. Impossibile anche, per gli stessi motivi, un apparentamento con i gruppuscoli centristi, gli ex berlusconiani alla Verdini”. Insomma è la conferma della teoria dell’autosufficienza di veltroniana memoria, quella che portò alla magnifica sconfitta del 2008.

Tutto chiaro? Mica tanto. questo è un po’ il gioco delle tre carte. Si dice una cosa da una parte e se ne fa dire un’altra da un’altra parte. Ballon d’essai probabilmente quelli di Renzi sul Corriere e su twitter. Sondaggi per vedere ‘l’effetto che fa’ come avrebbe cantato Iannacci.

La minoranza Pd
Quanto alla dissidenza interna, in un’intervista a la Repubblica Miguel Gotor, senatore della minoranza, ripete che occorre superare l’Italicum, non correggerlo, “perché tra la cosmetica e una legge che garantisce davvero maggiore rappresentanza preferiamo la seconda strada”. E non basta la mozione di Sel, che sarà discussa a settembre: “Tocca a Renzi prendere l’iniziativa”.
Gotor propone poi un baratto: “Dopo l’estate faremo un bilancio e decideremo come schierarci al referendum costituzionale”. Insomma non come Renzi fa dire a Meli sul Corsera ‘prima votano la riforma, poi gli cambio la legge’, ma piuttosto se la cambia, la minoranza vota il Dl Boschi. “Renzi è un politico realista, attento ai rapporti di forza. Si rende conto che l’Italicum ha un limite strutturale: è pensato come un abito su misura del Pd al 40 per cento, presuppone lo sfondamento di una sola forza. Ma la realtà è molto diversa e presenta il conto”.

Pino Pisicchio (Gruppo Misto)
Il presidente del Gruppo Misto alla Camera Pisicchio, abile tessitore, salva capra e cavoli, la sua maggioranza e la voglia di cambiare la legge elettorale: “Occorre togliere enfasi al tema della correzione dell’Italicum. Non è alle viste la guerra dei mondi, ma soltanto l’opportunità di correggere in Parlamento e in modo condiviso alcune fragilità dell’attuale impianto per renderlo più efficace ai fini della rappresentanza democratica e della governabilità. Non accettiamo, dunque, di usare questo argomento, posto con spirito collaborativo, come un oggetto contundente contro il governo”.

Riccardo Nencini (Psi)
“Il voto sul referendum costituzionale di ottobre sarà un voto politico e noi dobbiamo  fare la nostra parte”- ha detto il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, aprendo oggi a Roma i lavori della Direzione Nazionale del partito. “Intanto non va esclusa l’ipotesi di spacchettare il quesito referendario e poi – ha aggiunto – chiederemo di spostare la data della consultazione perché non leda o ritardi l’approvazione della Legge di Stabilità, con la quale – ha sottolineato il Segretario – bisogna aprire il ‘secondo tempo’ del governo. Serve una Legge di Stabilità attenta alle questioni sociali: alzare le pensioni minime da finanziare con un maggior prelievo da gioco d’azzardo; investire su giovani meritevoli e che si trovano nella  condizione del bisogno; mettere a punto un Piano Casa con cui mettere a disposizione nuovi 70.000 alloggi popolari”. Nencini, parlando ancora del referendum del prossimo ottobre, ha sostenuto che “va preso in considerazione con il doppio binario referendum -legge elettorale”. Per Nencini, “l’Italia ha ormai un sistema tripolare. Al ballottaggio possono andare forze che rappresentano soltanto un quarto dell’elettorato e potrebbero addirittura governare l’Italia in splendida solitudine” – ha detto ancora. “Rappresentare un quarto degli elettori è troppo poco per guidare un Paese. Per questo occorre modificare la legge elettorale allargando il premio di maggioranza all’intera coalizione, con un premier – ha aggiunto – che non sarà il leader del suo partito ma sarà leader e garante dell’intera coalizione”. Il Segretario ha poi annunciato la messa a punto del manifesto per un’Europa federale che i socialisti porteranno alla prossima riunione dei leader del Pse che si terrà a Parigi il prossimo 7 luglio.

Il partito di Alfano, l’NCD
Gli alfaniani vedono l’Italicum come una sentenza di morte e non c’è nulla di strano che desiderino cambiare una legge che li obbliga a entrare nel Pd o a scomparire: “L’Italicum – dice Valentina Castaldini, portavoce nazionale del Nuovo Centrodestra ai microfoni di TgCom24 – è una buona legge e per questo l’abbiamo votata e, come abbiamo sostenuto, si puo’ migliorare. Il premio alla coalizione e non alla lista permetterebbe di assicurare al Paese di avere una rappresentanza più articolata. Siamo disponibili a una discussione in questo senso con un confronto franco e schietto che vada nella direzione della costruzione di un percorso comune”.

Le opposizioni
Di Maio, M5s –
I Cinque stelle, che sarebbero i più favoriti dall’Italicum, assicurano che resta la loro contrarietà: il testo, concordano con SI, è incostituzionale. Ma nella maggioranza più d’uno si dice pronto a scommettere che al momento decisivo lavoreranno sottotraccia per lasciarlo invariato. Intanto scrive su Facebook Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e componente del direttorio M5s, “la Camera dei deputati ci costa 100.000 euro all’ora (avete letto bene) e il Pd vuole spendere questi soldi per cambiare l’Italicum. Facciano pure Ma quando vorranno tornare sulla Terra, gli mostreremo quali sono le priorità per l’Italia”.

Francesco Paolo Sisto, FI
“Sull’Italicum – dice il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto – Pd e M5S continuano a giocare a nascondino. Nei Dem si va avanti a contraddizioni, ieri vagiti di cambiamenti, oggi di nuovo frenata sulla possibilità di intervenire sulla legge elettorale. Ma è assai probabile che Renzi, sotto sotto, un pensierino su qualche modifica lo stia facendo, eccome. I grillini, al contrario, dopo aver tanto osteggiato l’Italicum, ora sembrano molto più cauti”.“E sebbene formalmente – aggiunge – la posizione dei 5Stelle resti contraria alla nuova legge, si intuisce che tenerla così come è a loro non dispiacerebbe affatto. Ancora una volta, dunque, l’unico partito coerente e chiaro nelle sue posizioni è Forza Italia: per noi l’Italicum andava cambiato prima e va cambiato ora”. In effetti nessuno ha mai capito perché alla fine del patto del Nazareno, Silvio Berlusconi accettò ob torto collo il premio di lista, che non voleva, anziché di coalizione. Ci fu un baratto, ma in cambio di cosa si convinse?

Massimo Villone (Comitato referendario)
“La calendarizzazione a settembre – che il PD avrebbe potuto impedire – di una mozione di Sinistra Italiana e mirata alla modifica dell’Italicum – dice Massimo Villone,  presidente del Comitato referendario per l’abrogazione delle norme della legge elettorale – conferma l’indebolimento di Renzi. Ma rimane la domanda: a quali modifiche Renzi sarà disponibile?”. “Consentire coalizioni e apparentamenti per l’attribuzione del premio – secondo Villone –  è una modifica più apparente che reale. Rimarrebbero la forzosa riduzione in chiave bipolare di un sistema ormai tripolare, l’eccesso di disproporzionalità tra voti e seggi, la possibilità di governi espressione di minoranze anche esigue, la lesione del principio del voto eguale. Ma servirebbe a Renzi per mettere nell’angolo M5S, al tempo stesso riducendo la tensione con i partiti minori, dentro e fuori il governo. Lo stesso può dirsi per la cancellazione del voto bloccato sui capilista. Le liste brevi imposte dai collegi di piccola dimensione consentono a un segretario di partito che decide su quelle liste di predeterminare in larga misura i candidati da eleggere, e di controllare così la maggioranza parlamentare. Le modifiche di cui si discute sono dunque una gruccia per il precario fronte del sì nel referendum costituzionale, mentre le censure politiche e costituzionali sulla legge rimangono tutte”.

Il 4 ottobre arriva la Corte
Nel rimpallo delle accuse, tra le mezze aperture e le mezze chiusure, nella stessa maggioranza sono sempre stati in tanti a storcere la bocca sull’Italicum già durante i passaggi in aula e solo i voti di fiducia hanno prodotto il miracolo della sua approvazione. Comunque è bene ricordare che mancando una modifica della legge anche per Palazzo Madama di fatto l’Italicum non è utilizzabile fino a conclusione del referendum. Non è immaginabile infatti andare alle elezioni con due sistemi diversi, a meno di non accettare preventivamente l’ingovernabilità delle Camere. E il 4 ottobre la Corte esamina i ricorsi sulla legge elettorale. I punti sotto la lente sono sei e, allora, come nel gioco dell’oca si potrebbe ripartire anche tutti dal Via.

Maggioranza battuta sull’omicidio stradale

Reato-omicidio-stradaleBrusca frenata in dirittura d’arrivo per la legge che introduce il reato di omicidio stradale. Uno stop che arriva in una giornata già complicata per la maggioranza alle prese con il rinnovo delle commissione parlamentari del Senato. Nel giro di poltrone infatti qualcosa non è andato come previsto in Commissione Lavori pubblici dove la maggioranza è stata battuta da un accordo tra le opposizioni che hanno rieletto alla presidenza Altero Matteoli di Forza Italia, con 12 voti. L’accordo nella maggioranza, invece, prevedeva l’elezione di Antonio Fravezzi, del gruppo Autonomie, che si è fermato a quota 9 voti. Emblematico lo scambio di baci sulle guance, al termine della votazione, tra il capogruppo di Forza Italia, Paolo Romani e quello di Sel, Loredana De Petris. Emblematico soprattutto che questo voto arrivi il giorno successivo a quello di ieri al Senato sulle riforme. In quel caso una sconfitta della maggioranza avrebbe avuto esiti ben diversi e probabilmente Forza Italia e Sel molta meno voglia di festeggiare.

Sull’omicidio stradale la maggioranza è stata battuto nell’Aula della Camera su un emendamento di Fi sul quale si votava a scrutinio segreto. Infatti l’Assemblea di Montecitorio ha approvato un emendamento di Francesco Paolo Sisto (FI) con 247 sì e 219 no, malgrado il parere contrario del governo. Il provvedimento, già approvato dal Senato, era a un passo dal voto finale. Ma ora, dopo la modifica a Montecitorio, dovrà tornare a palazzo Madama.

L’emendamento di Francesco Paolo Sisto, cerca di evitare – secondo le opposizioni – che il responsabile di un incidente si dia alla fuga, invece di prestare soccorso, per evitare l’arresto. “Non è vero – è la risposta di Alessia Morani, relatrice in commissione – che incentiviamo alla fuga perché nel ddl è prevista un’aggravante, con un aumento della pena fino a due terzi proprio per chi si dà alla fuga”.

E mentre l’opposizione festeggia per i 28 voti di scarto, il segretario del Psi e viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini ha sottolineato che la legge “rimane completamente valida e assolutamente condivisibile. È una norma necessaria per aumentare il livello di sicurezza sulla strada e per punire più severamente e con maggiore giustizia chi, ubriaco o drogato, uccide alla guida di un auto. Quello di oggi – ha aggiunto Nencini – va annoverato tra gli incidenti di percorso e nulla di più. Consiglio di non strumentalizzare politicamente un caso parziale di fronte alla ‘giustizia giusta’ e al dolore delle famiglie”

La Lega, con il deputato Roberto Simonetti, ha attaccato direttamente il capogruppo del Pd. Per Simonetti il voto in Aula “non è un problema per il governo, ma è una sconfitta per il capogruppo del Pd Ettore Rosato. “Lei è stato fregato – ha detto in Aula rivolto a Rosato – 40 deputati dei suoi sono andati contro la sua indicazione politica”. Di diverso avviso Rosato: “Non è stato un voto politico, ma un no a un aspetto tecnico di una legge”. E ha aggiunto: “Non c’è nessun legame con il voto di ieri sulle riforme al Senato, nessuna logica correntizia, ma solo una contrarietà a un testo che si è tradotta nel voto su un emendamento”. Un voto che invece per il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta “non può passare inosservato e non si può far finta di niente. Ha vinto il buon senso, ha vinto il diritto e la sua interpretazione corretta. Però – ha aggiunto – dal punto di vista politico, dopo l’accorato appello del capogruppo Rosato, si apre un problema per il governo e per la maggioranza, e si apre sul tema della giustizia, sul tema della prevaricazione costante anche contro il buonsenso da parte di questo governo e da parte della maggioranza”. Uno stop che viene considerato “vergognoso” e “pretestuoso” da Marina Fontana, vedova di Roberto Cona, morto in un incidente stradale due anni fa.

In precedenza il deputato del Psi Oreste Pastorelli, nel corso delle dichiarazioni di voto, aveva sottolineato come “il crescente numero di morti e feriti sulle strade rappresenta un vero e proprio allarme sociale, il quale non può che essere arginato con l’introduzione del reato di omicidio stradale: una risposta chiara e ferma nei confronti dei familiari e delle associazioni delle vittime della strada, a cui troppo spesso è mancato il sostegno dello Stato”. “La previsione di pene detentive certe – ha proseguito il parlamentare socialista – avrà certamente una funzione di contrasto e di deterrenza rispetto a condotte imprudenti. Occorre, poi, mettere in campo misure in grado di prevenire tali condotte, iniziando dalle scuole primarie e secondarie mediante adeguati programmi di educazione civica e stradale. Solo così sarà possibile ridurre concretamente il numero di decessi sulle nostre strade”.

Edoardo Gianelli

LA VOLTA BUONA

Consulta giudici

Abemus iudices. Dopo oltre 30 votazioni andate a vuoto, dal Parlamento unito in seduta comune è arrivata la fumata bianca sui giudici della Consulta. Franco Modugno, Augusto Barbera e Giulio Prosperetti sono stati eletti, rispettivamente con 609, 581 e 585 voti. Il quorum richiesto era di 571 voti, pari ai due terzi degli aventi diritto. Matteo Renzi ha così scaricato Forza Italia e dato il via libera ad un’intesa con il M5S che si è espresso a favore della una nuova terna. Escluso quindi il candidato proposto da FI Francesco Paolo Sisto sui cui i grillini avevano da sempre posto il loro veto. Una intesa che comprende anche i centristi. Insomma alla fine, dopo mesi di tira e molla, il Movimento 5 Stelle ha avuto la meglio. Con Renzi, consapevole della necessità di un cambio di strategia, che ha deciso di andare oltre la lista di nomi votata inutilmente per mesi e ha quindi accettato il nome proposto dall’M5S. Il grande sconfitto, ancora una volta, Forza Italia, che si è vista sostituita dai voti dei grillini. Un episodio che ricorda in qualche modo, anche se con sfumature diverse, quanto successo per l’elezione del presidente della Repubblica Sergio Matterella.

“Dico solo – è stato il commento di Silvio Berlusconi – che è molto grave che la Consulta non abbia al suo interno nemmeno un giudice che sia del centrodestra che oggi tra gli elettori è la componente più importate. E’ una cosa grave”. Parole a cui si sono aggiunte quelle del capogruppo degli Azzurri che hanno deciso di non partecipare al voto. “Forza Italia – ha confermato Renato Brunetta – non parteciperà alla elezione dei giudici costituzionali visto l’atteggiamento di netta chiusura da parte della maggioranza e del presidente Renzi”. “Renzi ha preferito su tre giudici costituzionali di eleggerne, di volerne due di maggioranza e il terzo di opposizione e affidare il ruolo dell’opposizione al Movimento 5 Stelle. Se ne assume tutte le responsabilità del caso e questo la dice lunga anche sul tipo di opposizione del Movimento 5 Stelle”. Secondo il deputato di Sinistra Italiana Alfredo D’Attorre “il M5S si appresta a prendere il posto di Forza Italia al banchetto della lottizzazione della Consulta e addirittura a votare a favore del più renziano dei candidati, il professor Barbera. A questo punto tanti cittadini potranno valutare la coerenza di un movimento che passa dagli strepiti e dalla mozione di sfiducia alla Boschi all’inciucio con Renzi per spartirsi i membri della Corte Costituzionale”.
Ironico il capogruppo della Lega alla Camera, Massimiliano Fedriga, che si è chiesto se i grillinji “non erano quelli che non scendevano a patti con il Pd? Ma non erano quelli che Barbera non lo avrebbero mai votato perché troppo legato a Renzi? Evidentemente no, visto che l’inciucio dei 5Stelle con il Pd è servito ed è un perfetto esempio di politica da prima repubblica dove per la poltrona si è pronti a svendere qualsiasi ideale”.

Che l’aria fosse diversa si vedeva già dalla mattina quando da fonti dem si dava per acquisito il via libera del premier Matteo Renzi ad un’intesa con il M5S e centristi che escludesse FI. Un’intesa confermata poi da un sms inviato ai parlamentari dem, in cui i vertici dei gruppi Pd hanno invitato ad “annullare ogni impegno” e ad essere in Aula alle 19 per “votazione decisiva”.

Ginevra Matiz

 

L’ACCORDO

Renzi-Consiglio-Ministri

Con tutta probabilità dal Parlamento unito in seduta comune per eleggere i giudici della Consulta, uscirà una fumata bianca. Infatti Matteo Renzi ha scaricato Forza Italia e dato il via libera ad un’intesa con il M5S che si è espresso a favore di una nuova terna composta da Franco Modugno, Augusto Barbera e Giulio Prosperetti. Escluso quindi il candidato proposto da FI Francesco Paolo Sisto sui cui i grillini avevano da sempre posto il loro veto. Una intesa che comprende anche i centristi. La terna può contare, almeno sulla carta, su 649 voti. Il che vuol dire che potrebbe disporre di 78 voti di margine rispetto al quorum richiesto dalla legge, ovvero la maggioranza dei due terzi, che equivale a 571 voti. Sommando i voti dei deputati e dei senatori di Pd, M5S, Area popolare e Scelta civica, a cui si dovrebbero aggiungere quelli di Per le Autonomie, il totale è appunto di 649 voti. Anche togliendo i 20 delle Autonomie, il quorum, sempre stando al pallottoliere, sarebbe assicurato. Salvo defezioni dell’ultimo minuto e franchi tiratori.

Insomma alla fine, dopo mesi di tira e molla, il Movimento 5 Stelle ha avuto la meglio. Con Renzi, consapevole della necessità di un cambio di strategia, che ha deciso di andare oltre la lista di nomi votata inutilmente per mesi e ha quindi accettato il nome proposto dall’M5S. Il grande sconfitto, ancora una volta, Forza Italia, che si è vista sostituita dai voti dei grillini. Un episodio che ricorda in qualche modo, anche se con sfumature diverse, quanto successo per l’elezione del presidente della Repubblica Sergio Matterella.

“Dico solo – è stato il commento di Silvio Berlusconi – che è molto grave che la Consulta non abbia al suo interno nemmeno un giudice che sia del centrodestra che oggi tra gli elettori è la componente più importate. E’ una cosa grave”. Parole a cui si sono aggiunte quelle del capogruppo degli Azzurri che hanno deciso di non partecipare al voto. “Forza Italia – ha confermato Renato Brunetta – non parteciperà alla elezione dei giudici costituzionali visto l’atteggiamento di netta chiusura da parte della maggioranza e del presidente Renzi”. “Renzi ha preferito su tre giudici costituzionali di eleggerne, di volerne due di maggioranza e il terzo di opposizione e affidare il ruolo dell’opposizione al Movimento 5 Stelle. Se ne assume tutte le responsabilità del caso e questo la dice lunga anche sul tipo di opposizione del Movimento 5 Stelle”. Molto duri i commenti dell’opposizione. Secondo il deputato di Sinistra Italiana Alfredo D’Attorre “il M5S si appresta a prendere il posto di Forza Italia al banchetto della lottizzazione della Consulta e addirittura a votare a favore del più renziano dei candidati, il professor Barbera. A questo punto tanti cittadini potranno valutare la coerenza di un movimento che passa dagli strepiti e dalla mozione di sfiducia alla Boschi all’inciucio con Renzi per spartirsi i membri della Corte Costituzionale”.

Ironico il capogruppo della Lega alla Camera, Massimiliano Fedriga, che si è chiesto se i grillinji “non erano quelli che non scendevano a patti con il Pd? Ma non erano quelli che Barbera non lo avrebbero mai votato perché troppo legato a Renzi? Evidentemente no, visto che l’inciucio dei 5Stelle con il Pd è servito ed è un perfetto esempio di politica da prima repubblica dove per la poltrona si è pronti a svendere qualsiasi ideale”.

Che l’aria fosse diversa si vedeva già dalla mattina quando da fonti dem si dava per acquisito il via libera del premier Matteo Renzi ad un’intesa con il M5S e centristi che escludesse FI. Un’intesa confermata poi da un sms inviato ai parlamentari dem, in cui i vertici dei gruppi Pd hanno invitato ad “annullare ogni impegno” e ad essere in Aula alle 19 per “votazione decisiva”.

Ginevra Matiz

TRATTATIVA IN CORSO

Consulta palazzoSulla Consulta continua il nulla di fatto. I votanti sono stati 632. In 110 hanno votato per Franco Modugno, in 26 per Gaetano Piepoli e in 16 per Francesco Paolo Sisto. Le schede bianche sono state 444, le nulle 22 mentre 37 voti sono andati dispersi. Una nuova fumata nera quindi: il Partito democratico ha deposto nell’urna una scheda bianca mentre Forza Italia e Movimento 5 Stelle hanno votato il proprio candidato. Si è trattato della 30esima votazione per l’elezione del successore di Luigi Mazzella, in carica sino al giugno 2014; della nona, per chi succederà a Sergio Mattarella, in carica sino al 2 febbraio; e della settima per Paolo Napolitano, in carica sino al 10 luglio scorso. Ad augurarsi che un accordo arrivi quanto prima è la presidente della Camera Laura Boldrini. “L’inconcludenza – ha detto – logora la dignità del Parlamento”. “La scorsa settimana – ha ricordato Boldrini – avevo suggerito ai gruppi di prendere atto dello stallo e di esplorare altre soluzioni per giungere ad un accordo più ampio. Mi auguro che i gruppi giungano presto a questo tipo di accordo. Quanto a noi – ha concluso la presidente della Camera – andremo avanti con delle convocazioni quotidiane”.

Però il voto di oggi nasconde qualche novità. La scheda bianca, come ha spiegato il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio, è una scelta di prudenza. “A condizione, però che serva a rimuovere le pregiudiziali e a consentire una convergenza tra i gruppi parlamentari su candidature indipendenti, qualificate per il ruolo e non bandiere di partiti. Ma voglio essere ottimista: la scheda bianca può essere il segnale di una strada in discesa”. Si potrebbe infatti profilare un accordo tra Pd e M5S. Cosa già successa in passato per il Csm.  Un accordo che può però essere costruito solo dopo la rottura del patto tra Pd e Forza Italia il cui candidato, Paolo Sisto, è sempre stato osteggiato dai grillini che con il deputato Danilo Toninelli hanno ribadito la loro posizione. “Noi abbiamo chiesto che venisse tolto il nome di Sisto, ma il Pd ancora non lo ha fatto ufficialmente; così un accordo con il Pd è impossibile. Noi – ha detto ancora – non poniamo un veto su Barbera. Certo noi abbiamo proposto un nome, quello del professore Modugno, che non è darea, mentre Barbera lo è. Se il Pd propone un nome alto ed autorevole è tutto più semplice”. Toninelli ha ribadito il “no” al candidato di Fi, Francesco Paola Sisto, “lavvocato di Berlusconi”. “Se il Pd vuole un accordo – ha insistito Toninelli – dica chiaramente che Sisto non è candidato, che non lo voterà”.

Per il Pd il candidato resta sempre lo stesso. Il professore Augusto Barbera, appunto. Lo ha detto il capogruppo alla camera Ettore Rosato, ai componenti dell’Ufficio di presidenza del gruppo Dem, riunito prima della seduta per l’elezione di tre giudici costituzionali. Prima dell’inizio della votazione Rosato ha riunito l’ufficio di presidenza del gruppo spiegando che diversamente dalla volte precedenti, quando il Pd votò per Augusto Barbera, in questo scrutinio voterà scheda bianca perché sono in corso trattative con “tutti i gruppi”, ma ciò non significa che il candidato indicato dal Pd sia cambiato. Insomma Barbera resta il candidato che i Dem proporranno nel corso delle trattative agli altri gruppi.

Anche Sinistra Italiana ha votato scheda bianca. “Siamo di fronte all’ennesima fumata nera sui giudici costituzionali. Un fatto grave che denota scarso senso delle istituzioni e totale indifferenza, per l’appello lanciato dai Presidenti delle Camere a sbloccare lo stallo e a porre fine all’interminabile sequenza di votazioni inconcludenti, da parte del governo e della maggioranza. Subito dopo questa ennesima votazione nulla, si riapra una discussione su proposte che garantiscano l’imparzialità della Corte” hanno affermato la capogruppo di Sel a Palazzo Madama Loredana De Petris e il capogruppo di Sinistra Italiana a Montecitorio Arturo Scotto.

Ginevra Matiz

Consulta, ancora una fumata nera

Legge elettrale_consulta
Ancora una  fumata nera  nella votazione del Parlamento in seduta comune per l’elezione di tre giudici della Consulta. Nessuno ha raggiunto il quorum richiesto di 571 voti. Servirà quindi una nuova votazione. Augusto Barbera si è fermato a quota 504, 41 in meno di ieri. Scende anche Francesco Paolo Sisto, che
prende 493 voti (-34 rispetto a ieri). 417 voti prende Ida Nicotra, 136 Franco Modugno, 100 Gaetano Piepoli, 27 Bertolussi,
7 Luciani. Le schede bianche sono state 42, 63 i voti dispersi. Servirà una nuova votazione, che non è stata ancora fissata.
Insomma la terna  Augusto Barbera, Francesco Paolo Sisto e Ida Angela Nicotra entrata dopo l’uscita di scena di Giovanni Pitruzzella non è passata. L’indicazione ufficiale di nomi era  arrivata pochi prima dell’inizio delle votazioni, con un sms con il quale il Pd ha avvertito i propri senatori e deputati quale era la terna da scrivere sulla scheda. Anche Fi aveva confermato il voto favorevole con lo stesso Berlusconi ha aveva inviato l’indicazione ai cellulari dei parlamentari di Forza Italia con tanto di “ordine” di presenza obbligatoria. Mentre Per l’Italia era rimasto sulla candidatura del deputato Gaetano Piepoli.

Ma era chiaro che il traguardo non era vicino. Il M5S aveva nel corso della giornata avanzato una sua proposta, rivolta in prima battuta al Pd. “Il Pd cominci a non votare Sisto – aveva dichiarato Danilo Toninelli – in modo che la sua candidatura venga bruciata. Inizino a cambiare Sisto con un nome indipendente, poi si ragiona”. Ma il Pd aveva respinto la proposta giudicandola ‘provocatoria’. “Insistono con Sisto? Allo vadano a schiantarsi”, aveva commentato successivamente in modo colorito l’esponente del M5S confermando il sostegno a Franco Modugno. “È davvero impossibile – ha detto ancora Toninelli – far redimere il clan Renzi-Berlusconi dall’ossessione di occupare le poltrone degli organi statali più importanti con soldati di partito. Nonostante la più che ovvia richiesta del M5S rivolta ai piddini di smetterla di votare l’avvocato di Berlusconi per tornare a dialogare con noi, hanno appena annunciato la nuova terna di nomi che voteranno stasera: Barbera, Sisto e Nicotra. I nostri voti – ha ribadito – li avranno solo per candidati degni, di certo non per uomini di parte, anzi di partito”.

Anche il segretario della Lega Matteo Salvini era  rimasto fermo sulle sue posizioni indicando di votare scheda bianca. Non aveva cambiato atteggiamento neanche Sel, sempre ferma sulla proposta di azzerare tutto per concordare una rosa condivisa di nomi indipendenti. I deputati di Per l’Italia-Centro democratico hanno continuato a votare, come nelle votazioni precedenti, Gaetano Piepoli. Il gruppo guidato da Lorenzo Dellai aveva chiesto una riflessione e un coinvolgimento di tutti nella scelta dei candidati ma, a pochi minuti dall’inizio della votazione del Parlamento in seduta comune, non vi era stato alcun contatto col Pd quindi è rimasta in piedi la candidatura del professore barese.

Ginevra Matiz

TERNO SECCO

Candidati Consulta Pitruzzella Sisto Barbera

Da sinistra Augusto Barbera, Francesco Paolo Sisto e Giovanni Pitruzzella

Ancora una fumata nera per la Consulta. La ventinovesima consecutiva. Un numero che dovrebbe far riflettere chi ostinatamente continua a presentare la stessa terna di candidati senza curarsi delle resistenze altrui. La Consulta è un organo costituzionale e come tale non dovrebbe essere espressione di una maggioranza politica. Augusto Barbera (Pd) si è fermato a quota 545 voti, Francesco Paolo Sisto (Fi) a 527 e il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella (Ap) a 470. Tutti sotto il quorum di 571 voti. Franco Modugno, proposto dal M5S, ha avuto 156 voti, Gaetano Piepoli 82, Felice Besostri 8 e Massimo Luciani 7. Servirà quindi un’altra votazione del Parlamento che si terrà domani alle 19 in seduta comune.

Il Pd tira dritto: “Augusto Barbera – ha commentato il capogruppo Pd Ettore Rosato – è veramente a un soffio dal quorum. Il Parlamento ha dato il segnale di tenere la candidatura in piedi, aumentando i suoi voti”. “Non siamo noi a proporre cambiamenti nella composizione della terna”. “Le elezioni per la Consulta – ha detto ancora – non sono mai state una passeggiata, con nessun Parlamento. Rileviamo – ha aggiunto – che Barbera ha incrementato i voti, siamo a un passo dal quorum e proseguiamo sulla strada che porterà rapidamente all’elezione dei giudici. Pitruzzella è una grande personalità, molto rispettata”, ha aggiunto. Nessuna cambio di rotta neanche da Area Popolare che “si rammarica per il risultato negativo nella votazione di oggi, ma considera la terna proposta composta da personalità di valore e quindi continuerà a votarla”.

Prima del voto sul blog di Bebbe Grillo, Danilo Toninelli, deputato M5S, aveva definito “scandaloso il silenzio del premier sui nomi dei tre candidati. Tre nomi che non possono ricoprire un ruolo così delicato. Tre nomi frutto dell’inciucio Pd-Fi che sembra ora estendersi alla Lega. Dicono che oggi la Lega voterà il candidato del Pd in cambio di un posto alla Corte dei Conti. (La Lega ha poi votato diversamente n.d.r.). “I partiti – ha proseguito – che sono pronti a votarli condividono lo stesso obiettivo: occupare poltrone per militarizzare gli organi di garanzia. Non più giudici indipendenti che operano secondo coscienza ma soldati comandati dai partiti. Così tutto diventa più facile, anche dichiarare costituzionale l’Italicum”.

Ora si voterà ad oltranza. Il ‘baco’, come lo definisce un esponente Pd, è nell’area di centro. I voti per Pitruzzella calano e aumentano quelli per il candidato di ‘Per l’Italia’, Piepoli. Nessuno nella maggioranza lo dirà apertamente ma ora, questo l’orientamento, si apre una riflessione proprio sul presidente dell’Antitrust. Ma per il partito democratico la tesi è che non ci possano essere più divisioni. Sul candidato di FI sono mancati i voti della Lega: in mattinata un incontro tra il candidato azzurro e alcuni esponenti del Carroccio aveva aperto ad una convergenza, fatta saltare dopo un richiamo da parte dei vertici del partito. Per quanto riguarda Barbera pesa sempre la freddezza della minoranza Pd che non ha cambiato linea e preferirebbe il nome del costituzionalista Luciani. Dietro la bocciatura di Barbera c’è soprattutto il suo sì all’Italicum. Ma la candidatura di Barbera resta in campo, “siamo all’ultimo miglio”, ha detto Guerini.

In serata Giovanni Pitruzzella ha ritirato la propria candidatura: “Prendo atto – ha detto – che non ci sono le condizioni di serenità e di contesto politico per affrontare una nuova verifica parlamentare”.

 

Ginevra Matiz

Consulta, Grasso: senza accordo avanti ad oltranza

Consulta - votazione Dopo l’ennesima fumata nera per l’elezione dei tre giudici Costituzionali mancanti, il Presidente del Senato Piero Grasso ha annunciato l’intenzione di stringere con i tempi.  Se anche il termine di martedì “non sarà utilmente utilizzato al fine di arrivare alla nomina – ha detto – si può ritenere che sia venuto il momento di scrutini ad oltranza, finché non si arrivi ad una soluzione”. “Dopo 28 scrutini – ha spiegato Grasso – penso che pretendiamo che il nostro Parlamento e la politica possano finalmente dare una risposta. In un momento di crisi internazionale, è una debolezza che non possiamo mostrare, nell’impossibilità di non riuscire a nominare tre giudici costituzionali, mettendo in crisi anche il funzionamento e l’efficienza di un organo costituzionale”.

Il Pd e la maggioranza per ora sono fermi sulle proprie posizioni. I nomi proposti non cambiano. Sono quelli di Augusto Barbera, Francesco Paolo Sisto e Giovanni Pitruzzella così come ha detto parlando con i giornalisti Maurizio Lupi, capogruppo di Ap.  “Ieri – ha detto Lupi – è stata proposta una terna altamente qualificata che credo debba essere ripresentata. Spero che martedì prossimo la responsabilità prevalga sulle liti interne ai partiti e sui congressi permanenti”. La terna è frutto di una convergenza con Forza Italia che anche ieri ha votato gli stessi candidati.  Interpellato su un possibile accordo con M5s, Lupi ha replicato: “M5s si è posto in una posizione di isolamento ponendo dei veti incomprensibili, come quello contro il professor Barbera. Ma a maggior ragione gli altri partiti devono mostrare responsabilità eleggendo finalmente i tre giudici costituzionali mancanti”.
Non la pensa allo stesso modo il movimento di Grillo che con il deputato M5s Danilo Toninelli ha replicato che se “il Pd vuole votare i nomi  migliori deve venire a bussare al M5s. Noi mettiamo a disposizione 130 voti con l’obiettivo del nome migliore per tutti, non per i partiti”. “Tornare a votare a così pochi giorni di distanza dal fallimento dell’asse fra Pd e FI significa che è in corso un vero e proprio mercimonio di voti”.  Pollice verso per Augusto Barbera, per Francesco Paolo Sisto e anche per Giovanni Pitruzzella, il presidente dell’Antitrust dato da alcune indiscrezioni come ‘votabile’ dal M5s per la Consulta. Il blog di Beppe Grillo non fa sconti a nessuno: nessuno della terna andata ai voti ieri ha il profilo, scrivono i parlamentari del Movimento sul blog,  del professor Franco Modugno, “scelto all’unanimità per un curriculum di altissimo livello e, soprattutto, per non essersi mai fatto acquistare dalla politica”. E Modugno, sottolinea il M5s, “i suoi voti li ha presi tutti, gli altri no”. Cosa, osserva il blog, che ha determinato la “vittoria morale” del M5s che aveva subito richiamato i partiti a proporre per il voto “alti profili, personalità slegate dalla politica e dalla comprovata indipendenza”.

Al movimento 5 Stelle ha risposto il vice capogruppo vicario del Pd della Camera Matteo Mauri: “Toninelli del M5S si metta l’animo in pace. La candidatura avanzata dal Pd alla Corte Costituzionale del professor Augusto Barbera è autorevolissima e perciò non c’è nessun motivo per tornare indietro. Così come abbiamo accettato senza batter ciglio la proposta del M5S sul professor Modugno – di cui abbiamo riconosciuto il valore – ci saremmo aspettati lo stesso comportamento da parte loro”.  “Invece – ha proseguito – abbiamo dovuto ascoltare motivazioni inaccettabili e del tutto infondate che hanno avuto il solo scopo di dire di no”.

Sinistra Italiana proporrà martedì prossimo, in occasione della prossima seduta del Parlamento per l’elezione di tre giudici costituzionali, una “rosa di giuriste e giuristi” indipendenti come “contributo” per risolvere lo stallo. È quanto hanno annunciato in conferenza stampa il capogruppo Arturo Scotto, Alfredo D’Attorre e Stefano Quaranta.  “Stanno trasformando il Senato – ha detto Scotto riferendosi alle riforme – in un dopolavoro di consiglieri regionali, non  vorremmo che facessero altrettanto con la Corte costituzionale, trasformata in un dopolavoro per ex parlamentari”. La terna bocciata ieri, infatti, ha detto D’Attorre, “rappresenta la presa partitica della Corte”.

Ginevra Matiz