LA RINCORSA

VITALIZI VERSO IL VOTO IN AULA, I 5 STELLE ESULTANO

La proposta per cancellare i vitalizi per tutti i parlamentari, ex deputati e senatori compresi, approda in Aula alla Camera e già domani potrebbe incassare il primo ok del Parlamento, per poi passare al Senato. Il disegno di legge porta la firma del deputato Pd Matteo Richetti ed è sulla carta sostenuto da un ampio spettro di forze politiche, M5S in testa. Ma quasi altrettanto trasversali sono i malumori: c’è infatti chi, anche nel Pd non condivide la nuova stretta.

“Dalla prossima Legislatura cambiano i criteri che riguardano l’età: saranno quelli della legge Fornero” spiega il relatore al provvedimento Matteo Richetti. La proposta di legge attualmente stabilisce che il trattamento previdenziale sia riconosciuto ai parlamentari al compimento del sessantacinquesimo anno di età. L’adeguamento alla legge Fornero comporterà dunque un innalzamento dei requisiti anagrafici richiesti per l’accesso al sistema pensionistico.

Una materia scivolosa su cui è facile fare propaganda. Si chiede il ricalcolo dei vitalizi dei parlamentari con il sistema contributivo. A questo punto se il conto dovesse essere esteso a tutti i pensionati potrebbe esserci un taglio drastico di tutte le pensioni. Un rischio che però non ferma il MS5, Lega e Fratelli d’Italia che si sono buttati a capofitto nel piatto. Che la materia debba essere trattata non c’è dubbio. Il problema è il come. “Quando si chiedono sacrifici agli italiani – scrive in un editoriale il segretario del Psi Riccardo Nencini – i primi a dare l’esempio devono essere i rappresentanti delle istituzioni. In apertura della legislatura furono proprio i socialisti a presentare disegni di legge per innalzare le pensioni minime, tagliare le pensioni eccessivamente alte cui non corrispondeva il versamento di uguali contributi, rivedere il sistema dei vitalizi in alcune regioni. Il problema è come. La proposta che approda all’Aula ha tutta l’aria di essere incostituzionale. Il vice ministro Morando l’ha fatto intendere chiaramente e con lui un pugno di qualificati giuristi”.

E poi Nencini aggiunge: “Lo dico in chiaro: una cosa è una proposta che fa scalpore, applausi a scena aperta ma inapplicabile, altra cosa una proposta meno roboante ma concreta, immediatamente realizzabile con risparmio per l’erario pubblico e un forte segnale in tema di giustizia sociale. Nella rincorsa a chi la spara più grossa, noi stiamo dalla parte di una riforma seria e realistica. Non vogliamo che i cittadini gioiscano per poi essere traditi”.

Il senatore socialista Enrico Buemi calca la mano su un punto ben preciso. Quello che irretroattività delle leggi. Un principio scolpito a chiare lettere nella nostra costituzione. “Chi è impegnato quotidianamente nel lavoro politico e parlamentare con proposte di legge, emendamenti e interventi in aula e in commissione, nell’interesse del Paese – afferma Buemi – non ha code di paglia nel difendere un adeguato trattamento economico della funzione parlamentare e della successiva erogazione della pensione derivante dalle leggi precedenti e nuove rispettose dei principi costituzionali, che valgono per tutti gli italiani parlamentari e non”. E poi annuncia che al Senato “i socialisti voteranno contro ogni proposta che offra derive interpretative lesive dei principi di fondo irrinunciabili, come quello della irretroattività delle leggi”.  “Populisti, demagoghi, moralisti della prima, della penultima e dell’ultima ora si accomodino e se gli italiani li seguiranno su queste derive irresponsabili peggio per loro – ha concluso il senatore Buemi – perché di demagogia in demagogia scomparirà la democrazia e la funzione pubblica sarà esercitata esclusivamente da ricchi di famiglia, soggetti con grandi interessi privati da difendere o nullafacenti in cerca di briciole.”

Il Pd marcia convinto che la legge non abbia nessun riscontro di incostituzionalità. Il capogruppo alla Camera Ettore Rosato afferma che sono stati “tranquillizzati” i deputati che avevano sollevato il timore che la norma sui vitalizza possa essere estesa alle pensioni ordinarie dei comuni cittadini. Infatti è stato sollevata la questione che l’intervento di ricalcolo dei vitalizi con metodo contributivo, possa poi essere esteso alle pensioni “della generalità dei cittadini”. Cosa che Rosato esclude. Mentre per altri il rischio esiste: quello di costringere al ricalcolo con il contributivo anche le pensioni più basse. “Una operazione di macelleria sociale per 20 milioni di pensionati” dice il deputato di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto. Contrario anche il Presidente del gruppo Misto Pisicchio che parla di “inedito connubio tra Cinque Stelle e Pd” che si appresta ad approvare “un provvedimento che tutti sanno essere incostituzionale, pensando di rincorrere la pancia del popolo del Web, che però non è il popolo italiano”. Pisicchio insiste: “È un brutto spot fatto da chi, evidentemente, non deve pagare nessun pegno, perché riguarda gli ex parlamentari, mentre dal 2012, com’è noto, il sistema contributivo è in atto alla Camera”. Per Pisicchio “se davvero si vuol fare qualcosa di senso, si applichi un tetto e si impedisca un cumulo. Ma in realtà non si vuole fare altro che cattiva propaganda. Capisco i Cinque Stelle, impegnati da tempo in una battaglia di delegittimazione della politica all’infuori del Movimento. Non capisco gli altri”, chiosa Pisicchio.

Locatelli: Contrastare il terrorismo, rispettare i diritti 

Palazzo-MontecitorioVia libera della Camera alle misure per prevenire fenomeni di radicalizzazione e di diffusione dell’estremismo violento di matrice jihadista, oltre che per favorire la deradicalizzazione e il recupero in termini di integrazione sociale, culturale e lavorativa dei soggetti coinvolti, cittadini italiani o stranieri residenti in Italia.

“Questa proposta di legge – ha detto Pia Locatelli intervenendo per dichiarazione di voto – prevede misure e programmi per prevenire fenomeni di adesione alla radicalizzazione ma vuole anche agire sul recupero in termini di integrazione sociale, culturale, lavorativa, di soggetti disponibili a interrompere un percorso di annichilimento”. “Il tutto – ha aggiunto – nel rispetto dei diritti, a cominciare dalla professione di fede, e delle libertà individuali e garantendo la sicurezza dei cittadini. Coniugare diritti e doveri in questo campo non è cosa facile, per questo serve il supporto di soggetti diversi a cominciare dalle famiglie, dalle scuole e dal web”.

Contro hanno votato Forza Italia, Lega e M5S, che hanno considerato inefficace il provvedimento. “Se non si interviene sulle moschee non serve a niente, siamo solo davanti ad una legge bandiera”, ha spiegato Francesco Paolo Sisto. Ma il Pd, con Andrea Manciulli, ha difeso il provvedimento che, ha spiegato, “consente di dare alle forze dell’ordine ed ai servizi di sicurezza la possibilità su un fenomeno rispetto al quale siamo disarmati”.  Ecco, in breve, il contenuto del provvedimento che ora passa al Senato.

IL CENTRO NAZIONALE SULLA RADICALIZZAZIONE (CRAD): è istituito presso il Dipartimento delle libertà civili e dell’immigrazione del ministero dell’Interno: Avrà un ruolo di cabina di regia per gli interventi con un piano strategico nazionale, approvato dal Consiglio dei Ministri.

I CENTRI DI COORDINAMENTO REGIONALI SULLA RADICALIZZAZIONE (CCR): istituiti presso le Prefetture dei capoluoghi di regione. Devono presentare al CRAD una relazione sull’attuazione del Piano con cadenza annuale. Al prefetto del capoluogo di regione compete anche l’adozione di tutte le iniziative volte a coordinare le attività previste nell’ambito del piano di prevenzione con le esigenze di tutela della sicurezza della Repubblica.

IL COMITATO PARLAMENTARE: Nascerà anche un Comitato parlamentare per il monitoraggio dei fenomeni di radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice
jihadista. Composto da cinque deputati e cinque senatori, svolge un’attività di monitoraggio dei fenomeni dei fenomeni della radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice jihadista sul territorio nazionale, con particolare attenzione alle
problematiche relative a donne e minori.

LA FORMAZIONE E LA COMUNICAZIONE: previste attività dirette alle forze di polizia, alla magistratura, alla scuola ed all’università. A scuola ed Università, poi, è destinato un
l’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri. Son poi previste attività di comunicazione e informazione tramite i media tradizionali.

LE CARCERI: arriva un Piano nazionale per la rieducazione e la deradicalizzazione di detenuti e di internati: dovrà essere adottato sentito il Garante dei detenuti.

L.elettorale: Prodi, garantire stabilità con accorpamenti 

romano-prodi“O abbiamo una legge elettorale che ci obbliga ad accorpamenti o non c’è niente da fare”: lo ha detto Romano Prodi durante un confronto con il presidente di Acer Bologna, Alessandro Alberani, organizzato nel capoluogo emiliano. “La democrazia – ha ricordato il Professore – ha le sue regole: nei primi due o tre anni” occorre “fare le ‘robe’ scomode che si devono fare e che scontentano qualcuno, e poi si aggiustano le cose. Invece qui – ha sottolineato l’ex premier – c’è questa instabilità per cui mai si riesce a porre mano alle riforme”. Poi si registrano “liti, personalismi, aggravamenti ma – ha ribadito Prodi – nel lungo periodo il problema italiano” è legato alla “stabilità dell’autorità”.

Inoltre “in un Paese frammentato la legge elettorale non è fatta per fotografare” il Paese stesso ma “per dare un governo stabile”. “È un richiamo al maggioritario?”, hanno chiesto i giornalisti al termine dell’incontro: “L’ho detto 6mila volte, lo dico 6mila e uno. Il Paese – ha replicato Prodi – si salva solo se c’è una legge che dà un Governo stabile nel lungo periodo”. E poi con una battuta l’ex presidente del Consiglio, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento al documento-appello al Pd firmato a Bologna da molte figure considerate vicine al professore: “Ma non ci sono più i prodiani. Non c’è più Prodi, come fanno ad esserci i prodiani?”.

Insomma il dibattito sulla legge elettorale e sulla coalizione è in corso. Anche se sotto traccia. A Prodi ha risposto il capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato: “La presunzione di autosufficienza noi del Pd non ce l’abbiamo, guarderemo a chi ha governato con noi. Dopo le elezioni speriamo di essere autosufficienti, ma se non lo saremo ci confronteremo in parlamento”. “Pisapia – ha detto ancora – è una persona con cui abbiamo sempre dialogato, il problema è qual è la linea politica. Agli elettori non interessano le sigle ma le idee, le soluzioni ai problemi. Siamo disponibili a dialogare con tutti su un progetto, poi arriveranno anche le sigle. Ma se c’è il pregiudizio sul nome, se non va bene Renzi e ce ne siamo andati via per questo, non si va da nessuna parte”.

Sempre dal Pd, il Ministro della Giustizia Orlando è su una posizione diversa: “Non può esistere un Pd senza centrosinistra. Il Pd da solo non è autosufficiente”. Orlando ha confermato anche di partecipare a Roma alla manifestazione organizzata da Campo Progressista di Giuliano Pisapia. “Perché un Pd indipendente dalle altre forze di sinistra, come sembra volere Renzi, non può stare in piedi”. Per Orlando le elezioni nei Comuni sono state in questo senso il banco di prova. E lancia un’esortazione al segretario del Pd: “Ora tocca a lui indicare la via del rilancio. Io non credo sia quella di un Pd solitario, è una via che porta all’insuccesso”. Da Forza Italia il deputato Francesco Paolo Sisto, capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari Costituzionali alla Camera parla di crisi di nervi del Pd e rilancia il sistema tedesco. “Rosato che torna sul maggioritario con posizioni ambigue e poco chiare, Prodi che parla di ‘accorpamenti’: sulla legge elettorale si conferma la confusione di un Pd in piena crisi di nervi. Oggi i Dem non sarebbero in grado di dar vita a nessuna riforma, semplicemente perché non riuscirebbero a tenere i loro numeri”. E ripropone il sistema tedesco: “Per quanto ci riguarda restiamo coerenti con un modello che ha registrato ampio consenso Parlamentare e che è il solo in grado di far ‘pesare’ il voto degli italiani”.

Legge elettorale, dalla fretta all’immobilismo

Italicum, al via l'esame in commissione alla CameraPer ora tutto rinviato a dopo i ballottaggi. La legge elettorale è stata messa in freezer ed è difficile che venga ripresa a breve. In soli pochi giorni si è passati dalla fretta eccessiva alla calma assoluta. L’ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali, che deve decidere come e se riprendere l’esame della legge elettorale, ha infatti rinviato la propria seduta alla settimana dal 20 al 25 giugno, in attesa di una decisione in merito da parte della Conferenza dei capigruppo.

Alla riunione erano assenti tanto M5S che la Lega. Forza Italia, con Francesco Paolo Sisto, ha chiesto una “pausa di riflessione” fino a dopo i ballottaggi delle amministrative, cioè il 25 giugno. Di contro i partiti centristi che la scorsa settimana si sono impegnati contro la legge elettorale, oggi hanno chiesto di portarla avanti, con Domenico Menorello (Ci) e Gian Luigi Gigli (Des-Cd). Per il Pd Emanuele Fiano ha chiesto di attendere le deliberazioni della Conferenza dei capigruppo che decide quando il testo andrà in Aula. Alfredo D’Attorre (Mdp), pur d’accordo su una breve pausa di riflessione, ha osservato che se il testo non va in aula entro fine luglio, difficilmente esso verrà approvato ai primi di agosto per poterlo inviare al Senato.

Il presidente della Commissione Andrea Mazziotti ha quindi deciso di sospendere l’ufficio di presidenza e riprenderlo nella settimana tra il 20 e il 25, dopo che la Conferenza dei capigruppo avrà deciso se e come portarlo in Aula. “Forza Italia – riferisce Mazziotti – ha chiesto una pausa di riflessione fino a dopo i ballottaggi. M5S e Lega non erano presenti, mentre Mdp ha convenuto sulla pausa di riflessione ma ha posto il tema della necessità di avere l’approvazione in prima lettura entro agosto, prima della pausa estiva”. Infine, “anche le forze centriste hanno detto sì alla pausa di riflessione ma sottolineando la necessità di tentare di riavviare il lavoro sulla legge elettorale”. “Il mio punto di vista – conclude il presidente della commissione – è che la pausa ha senso perché non ci sono le condizioni per lavorare in commissione, ma è chiaro che se i gruppi vogliono davvero procedere devono sollecitare la capigruppo a calendarizzare la legge elettorale per l’Aula a luglio. Una cosa che faranno, hanno annunciato, Mdp e le forze centriste”.

L’impressione dei vari gruppi, tuttavia, è che al momento non ci sono né le condizioni né la volontà delle forze maggiori – leggasi Pd e M5, con qualche distinguo da parte di FI – di riaprire la partita sulla legge elettorale. Discorso diverso per i partiti minori, che preferirebbero evitare un ritorno al voto con il Consultellum al Senato, dove la soglia di sbarramento è all’8%.

Matteo Renzi in una intervista a Repubblica tv afferma che “il voto subito lo chiedevano Lega e M5s. Non solo io non l’ho mai chiesto, ma ho sempre detto che la data delle elezioni sarebbe stata oggetto di una discussione con il presidente del Consiglio Gentiloni e poi prerogativa del presidente della Repubblica. Il tema della data delle elezioni non è quello che ha fatto rompere il patto sulla legge elettorale. Il patto l’ha rotto Grillo” dice ancora Renzi che aggiunge: “Siamo tutti molto tranquilli sul fatto che si vota a scadenza naturale. Su questo non c’è più discussione”. E poi esclude un’altra iniziativa del Pd. Di legge elettorale ha parlato anche il leader di Ap, Angelino Alfano: “La priorità è l’economia e una legge di bilancio che investa su famiglie e imprese e che abbatta il debito pubblico, temi sui quali presenteremo le nostre proposte nei prossimi giorni”. “La legge elettorale viene dopo l’economia. Abbiamo due leggi, per Camera e Senato, che sono legali e applicabili. Noi non abbiamo i numeri in Parlamento per riaprire il confronto, se qualcuno vorrà avanzare delle proposte le valuteremo”.

L. elettorale, torna lo spettro del patto del Nazareno

Italicum, al via l'esame in commissione alla CameraFinalmente si parte. Il testo base è arrivato e il primo voto è stato espresso dai senatori della commissione Affari costituzionali. A favore del Rosatellum hanno votato Pd, Ala, Lega, Svp, Democrazia solidale, contraria nel merito ma disponibile a contribuire all’avvio dell’iter. Contrari Fi, Si, Mdp, Cinquestelle e Alternativa libera. Assente Ap, astenuti Direzione Italia, Civici innovatori, Per l’Italia e Fratelli d’Italia.

La proposta del Pd prevede cinquanta per cento di seggi assegnati su base maggioritaria e cinquanta per cento su base proporzionale, con sbarramento al 5 per cento. Ma non passa molto dal voto che già cambiano gli scenari con l’ingresso nel dibattito di un sistema ispirato al modello tedesco. Non voci di corridoio ma le parole dello stesso relatore Emanuele Fiano, del Pd, che parlando con i giornalisti afferma: “Siamo disponibili al dialogo. Vediamo su quali punti concentrare questo dialogo”. Conferma quindi la disponibilità, come chiesto da Forza Italia e Silvio Berlusconi in persona, di arrivare a un sistema elettorale molto simile a quello tedesco. Tanto che Cuperlo torna a parlare di patto del Nazareno. Sulla legge elettorale, afferma, si dovrebbe “ricercare un accordo più ampio della sola maggioranza che sostiene il governo che tenga insieme i due principi fondamentali che servono al Paese: la governabilità e la rappresentanza”. “Un eventuale nuovo patto del Nazareno – aggiunge – metterebbe in discussione alcuni dei principi su cui il Pd è sorto – a partire dal maggioritario – e costringerebbe l’evoluzione del quadro politico verso ciò che a parole tutti vogliono negare: una prospettiva di larghe intese e un governo che non sia espressione di una parte”.

Cauto Mazziotti. Il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti, invita infatti alla prudenza. “Aspettiamo, si parla di trattative in corso e bisogna vedere su cosa si baseranno”. “Se si arriva a un consenso più ampio” rispetto alle forze politiche che oggi hanno approvato il ‘Rosatellum’ come testo base, “allora è una cosa positiva, anche se le trattative sono al di fuori della commissione. E’ chiaro che se dovesse cambiare qualcosa in modo esplicito si ragionerà su cosa fare in commissione, per ora le trattative sono esterne. Intanto è stato compiuto un atto formale, con l’adozione del testo base. E se ci fosse un’intesa più ampia, poi si tratterà di vedere l’ampiezza di questa intesa – sottolinea Mazziotti – e capire se ci saranno emendamenti su singole e piccole modifiche o se ci saranno emendamenti” che modificano di molto il testo attuale.

Come detto, Forza Italia ha votato contro il testo base sulla legge elettorale. Francesco Paolo Sisto, capogruppo FI in commissione Affari costituzionali spiega: “Non solo perché contiene elementi maggioritari a cui il partito di Silvio Berlusconi è contrario, ma anche perché secondo gli azzurri il modello elettorale targato Pd presenta serissimi rischi di incostituzionalità”. E poi aggiunge: “Presenteremo emendamenti per ‘proporzionalizzare’ il testo”, ovvero per “introdurre elementi che rendano questo sistema il più proporzionale possibile. Vedremo, se son rose fioriranno”.

Parole a cui si aggiungono quelle dell’esponente del Pd Andrea Marcucci, che in una intervista ad Affari Italiani afferma: “L’offerta di Berlusconi è un punto di partenza, vedremo nei prossimi giorni il comportamento di Forza Italia. Sosteniamo con forza e convinzione il governo Gentiloni ma la possibilità di votare in autunno non è una bestemmia”. Insomma si aggiungono nuovi elementi al dibattito sul voto a ottobre.

Sulla legge elettorale un “no” tira l’altro

EVIDENZA-Matteo RenziIl no secco di Renzi al Provincellum riapre i giochi sulla legge Elettorale e spariglia le carte in commissione Affari costituzionali della Camera. E così, il testo base a cui sta lavorando il presidente della commissione e relatore, Andrea Mazziotti, che era atteso tra martedì e mercoledì della prossima settimana, rischia di dover essere riscritto, con un possibile conseguente slittamento dei tempi. A prospettare questa ipotesi è lo stesso Mazziotti, che tuttavia mostra cautela:

“Aspettiamo di vedere cosa succede la prossima settimana, viste le dichiarazioni di Renzi. A questo punto è opportuno aspettare le primarie e poi riapriamo la discussione”. In effetti le primarie hanno congelato il dibattito politico a partire dalle dimissioni di Renzi fino ad ora lasciando tutto in una sorta di limbo. La legge elettorale infatti è troppo importante per essere lasciata a caso. E li futuro segretario del Pd vorrà occuparsene in prima persona.

Mazziotti aggiunge che è ovvio “che dovrò sentire i gruppi uno per uno, perché il Pd ha dato la sua posizione sul Provincellum, ora si tratta di capire”, alla luce di come è cambiato il quadro, “quali saranno le posizioni degli altri gruppi e cosa diranno la prossima settimana. E’ chiaro che la posizione di Renzi pone un problema”. Mazziotti garantisce comunque che si cercherà di rispettare il calendario dei tempi fissato, ma “se dovessero emergere delle difficoltà vedremo”. Dunque sul testo base si riparte da zero? “Aspettiamo la settimana prossima per capire le posizioni del Pd e degli altri gruppi, è difficile dirlo oggi. E poi una parte delle motivazioni” di Renzi per cui non gradisce il Provincellum, ovvero collegi sì ma con sistema proporzionale che comporta una competizione solo interna allo stesso partito senza avere la certezza su chi sarà eletto, “si possono anche correggere” mantenendo l’impianto generale del Provincellum, ipotizza Mazziotti.

Il tema centrale resta quello della governabilità agganciato alla necessità di dare rappresentatività. I listoni non risolvono i problemi delle diversità di pensiero tipici della frammentazione partitica. Infatti le divergenze non scompaiono ma si ripropongono internamente.

Il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio si augura che il Parlamento non subisca “la sorte di rassegnazione ad andare al voto con i moncherini dell’Italicum e del Porcellum: farà una legge elettorale che metterà insieme rappresentanza e governabilità . Fuori da questo schema obbligato c’è solo il caos”.

A commentare la parole di Mazziotti ci pensa il deputato e capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari costituzionali, Francesco Paolo Sisto. “Le parole del Presidente Mazziotti confermano il disorientamento istituzionale causato dalla disinvoltura renziana nel dare e togliere le carte sulla legge elettorale, nello scombinare così programmi e tempi di lavoro, mentre tutto è fermo in attesa che finisca l’inquinamento ambientale causato dalle primarie Pd”. “Le troppe proposte Dem sul tavolo, le tante uscite estemporanee dell’ex premier e le contemporanee dichiarazioni in senso opposto di Orlando, altro candidato alla segreteria Pd, fanno pensare che in realtà si stia menando il can per l’aia per impedire qualsiasi riforma elettorale. Una somma irresponsabilità che contravviene agli autorevoli richiami del Presidente Mattarella, a un prioritario dovere democratico e agli interessi dell’Italia tutta”.

Legge elettorale. Craxi: “Discontinuità dal passato”

Legge elettrale_consulta “Dal dibattito politico interno al Partito democratico non sono giunte grandi indicazioni politiche e analisi convincenti sul negativo voto referendario, che ha costretto alle dimissioni il Governo Renzi”. Lo ha affermato in un nota Bobo Craxi. “Mi pare tuttavia – ha detto ancora – che una svolta’ consapevole degli indirizzi e degli obiettivi di un’azione di Governo non possano che giungere da una reale discontinuità con il recente passato. Il Matarellum che viene riproposto – ha aggiunto – mi sembra un sistema che non tiene conto delle chiare indicazioni di un Paese che vuole pluralismo politico e partecipazione democratica nella scelta dei suoi rappresentanti: quel sistema era figlio di una stagione diversa, che purtroppo, come si è visto, è franata insieme alla seconda Repubblica. Fanno molto gli spiritosi – ha proseguito Craxi – ma il ritorno al proporzionale appare assai più idoneo all’attuale situazione, rispetto alle alternative che si stanno mettendo in campo. Ho fatto appello affinché i socialisti si preparino a una nuova stagione. Attendo, naturalmente, che ai propositi venga dato un seguito positivo: un Psi ‘caudatario’ di un ‘giglio magico’ ormai appassito – ha concluso – non serve a niente ed a nessuno”

Il dossier sulla legge elettorale sarà ripreso dopo la pronuncia della Corte Costituzionale. Lo ha deciso l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali abbiamo trovando l’accordo di Pd, FI e M5S. A renderlo noto è stato il deputato di FI Francesco Paolo Sisto al termine della riunione. “Dopo un breve dibattito – ha aggiuto – il presidente Andrea Mazziotti ha aggiornato i lavori al 10 gennaio prossimo”.

A sollevare il tema alla riunione dell’ufficio di presidenza della Commissione è stato Stefano Quaranta di Sinistra italiana, che ha sollecitato l’inizio del confronto sulla riforma dell’Italicum. Contrari si sono però dichiarati il capogruppo in Commissione del Pd, Emanuele Fiano, quello di M5s Danilo Toninelli e Francesco Paolo Sisto di Fi. Tutti e tre hanno sostenuto l’inutilità di iniziare la discussione prima della sentenza della Consulta sull’Italicum. Una alleanza che il capogruppo della Lega a Montecitorio Massimiliano Fedriga ha definito inedita e dettata dal desiderio di allungare la legislatura il più possibile. Ma certo è che votare con l’Italicum non è possibile per ovvie ragioni. Una dichiarazione che non è piaciuta ai Cinque Stelle che rispediscono l’accusa al mittente. “È la Lega che fa accordi sottobanco con il Pd, basta leggere le affermazioni di Salvini sul Mattarellum, e non di certo il Movimento Cinque Stelle. Siamo gli unici che hanno sempre affermato, coerentemente, di voler portare immediatamente il Paese alle urne”. ”Ci siamo opposti alla formazione dell’esecutivo Renzi-bis e, se fosse stato possibile, avremmo voluto votare un giorno dopo il secco no degli italiani alla riforma Boschi. Ribadiamo – proseguono i 5 Stelle – che occorre aspettare la sentenza della Consulta sull’Italicum per poi andare subito a votare con la legge che ne verrà fuori, che noi abbiamo chiamato Legalicum, con i dovuti correttivi al Senato”.

Per il senatore del Pd Vannino Chiti “dall’Assemblea nazionale del Pd è venuto un messaggio costruttivo: non è tempo di rese dei conti, blitz, corse isolate in avanti. Dopo il referendum – ha proseguito l’esponente dem – è necessario per il Pd rimettersi in cammino ritrovando la sintonia con i cittadini su lavoro, sviluppo, Sud, giovani, scuola, migranti. C’è un nuovo governo da sostenere con serietà. Non era un’alternativa responsabile ma propaganda la richiesta delle opposizioni di una corsa alle urne. Le elezioni si terranno al massimo fra poco più di un anno, probabilmente entro l’estate. Il governo Gentiloni e il Parlamento devono affrontare subito emergenze come il terremoto e la crisi di alcune banche; preparare l’anniversario dei Trattati di Roma e il G7 di Taormina”.
Ma soprattutto il Parlamento deve approvare due leggi elettorali serie: “Non è immaginabile – ha detto Chiti – andare al voto con la quasi certezza di due maggioranze diverse, forse opposte. Servono due leggi che assicurino rappresentanza, dando ai cittadini il potere di scegliere gli eletti, e che favoriscano la governabilità. È un’illusione pericolosa quella di poter ritornare alla prima fase di vita della Repubblica. La legge Mattarella sarebbe una buona soluzione: in ogni caso è la base di un confronto aperto per un’ampia, necessaria intesa nella maggioranza e con le opposizioni”.

Contrario al Mattarellum è Ncd: “Non credo – ha detto il ministro Alfano – che nell’attuale scenario tripolare il ‘Mattarellum’ sia la legge che funzioni meglio. Ma noi non ci scansiamo dal tema della governabilità: se si vuole procedere si faccia una legge proporzionale, con un premio di maggioranza equilibrato e rispettoso dei canoni di costituzionalità indicati dalla Corte”.

ITALICUM IN BALLO

Entra in vigore domani 1 luglio la nuova legge elettorale, l’’Italicum’, ma la lista di chi vuole cambiarla prima ancora che venga testata nelle urne, si allunga giorno dopo giorno.
Dal leader del Pd nonché Presidente del Consiglio Matteo Renzi, fino agli esponenti delle opposizioni, tutti in qualche modo si stanno esprimendo in queste ore, peraltro lasciando amplissimi margini di ambiguità. La questione è davvero confusa oltre che complessa, riduciamola agli attori principali.

legge elttorale urne voto elezioniMatteo Renzi
Ai suoi fan che gli chiedono se c’è da essere preoccupati per la mozione sull’Italicum che Sinistra italiana ha presentato e che verrà discussa a settembre, Renzi risponde utilizzando #matteorisponde, diretta twitter da Palazzo Chigi: “Ma che preoccupare, è una mozione dell’opposizione che si discuterà in Parlamento, ce ne sono tante…”.Matteo Renzi twitter facebook
Lo stesso risponde anche alle domande sull’eventualità di spostare la data del referendum sulle riforme costituzionali (ma la regola è stabilita dalla Carta, ndr) che sono intimamente intrecciate all’Italicum, in un combinato disposto che è in grado di mutare il volto del nostro sistema repubblicano democratico parlamentare: “No, ci sono dei tempi previsti dalla legge per il referendum costituzionale. Sono alcune delle tante notizie false che si leggono”.
Tutto deciso dunque? Non tanto perché nella maggioranza stessa, nel Pd, ammettono che non c’è più una chiusura totale e la mozione presentata da SI lascia sperare chi vuol modificare l’Italicum, ma è lo stesso Renzi che mentre su twitter ripete che non se ne parla neppure, dai portavoce e dai giornalisti ‘amici’ fa filtrare un’apertura: “Per ora – dice attraverso Maria Teresa Meli sulle colonne del Corriere della Sera – non esiste nessuna modifica, ma dopo il referendum vedremo…”. E ancora la giornalista spiega che ‘il premier segue più direttrici. Muove verso la minoranza interna: lunedì, in occasione della riunione della direzione, Renzi dovrebbe aprire uno spiraglio sull’Italicum. Nessun cedimento, ma una sorta di prova fedeltà nei confronti dei bersaniani: voi votate sì al referendum di (fine) ottobre e io posso modificare la legge elettorale’.

A rafforzare la linea del ‘non la cambio manco morto’ (altra frase riportata da Meli sul Corriere tempo fa, ndr), arriva il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato che sempre al Corriere della Sera spiega: “Con l’Italicum abbiamo costruito un impianto solido, che garantisce la governabilità e la rappresentanza e che risolve quei problemi che anche oggi possiamo rivedere in Spagna. Detto questo, non abbiamo mai negato il dialogo”.

Un colpetto a Franceschini
Quanto alle preoccupazioni espresse già durante la discussione della nuova legge e rafforzate dall’ultima tornata delle amministrative che il M5s possa sconfiggere il Pd nell’eventuale ballotaggio e aggiudicarsi l’abnorme premio di maggioranza anche con una minoranza ssoluita di votanti, Rosato risponde che “le priorità del Paese” sono “altre, semplificazione, lotta alla disoccupazione, lotta alla povertà” piuttosto che occuparsi dell’Italicum. E poi argutamente rileva come “le leggi elettorali non si fanno a misura delle campagne elettorali, si fanno su presupposti di neutralità”. E già che ci si trova, l’esponente piddino tira in ballo anche il suo collega di partito Franceschini che viene dato dai rumours come tra più attivi nella campagna per modificare la legge con qualche suggestione per un ribaltone alla ‘stai sereno’: “Il gruppo dirigente del Pd, compreso Franceschini, – chiosa Rosato – lavora per consolidare questo governo e non per immaginare un dopo-Renzi. Io non vedo come in questa legislatura si possa costruire un governo più forte di quello che c’é”.

Stefano Ceccanti, il costituzionalista
E non si può non citare Stefano Ceccanti, senatore del Pd, tra i più autorevoli ingegneri di quelli che per conto di Renzi hanno costruito l’Italicum e le modifiche alla Costituzione. “Non ci sono i tempi tecnici per cambiare una legge elettorale prima del referendum costituzionale d’autunno – dice in un’intervista a La Stampa e se Renzi vincerà, molte cose cambieranno… Ma al fondo mi sembrerebbe suicida chiedere di cambiare una legge elettorale perché ti fanno paura i Cinque Stelle. Una posizione che definirei ‘sconfittistica’. Non reggerebbe di fronte al Paese”.
“Avresti tutti i quotidiani che titolano sulla paura di perdere. E i grillini avrebbero, gratuitamente, la patente di vincenti”. “É totalmente delegittimante ammettere di cambiare la legge per paura di perdere. E a quel punto succederebbe sul serio”. “Per il M5S sarebbe una campagna win-win. Vincente in ogni caso”. E su questa considerazione è impossibile dargli torto. Si può solo rilevare che se le cose stanno così, il Pd ha fabbricato un’ottima corda per impiccarsi.
Ceccanti infine, tanto per far capire agli alleati della maggioranza, Alfano in testa, qual è l’aria che tira, ricorda che “Il Pd è nato proprio per superare l’esperienza dell’Ulivo, i cespugli, i partiti e i partitini”. “La sola idea di coalizione puzza di vecchia politica, di establishment che cerca di sopravvivere, di manovre di corridoio”. “Il Pd renziano, anche se dovesse mai tornare il premio di coalizione, secondo me non si puo’ alleare con nessuno, pena lo snaturamento. Impossibile che stringa alleanza con quella sinistra che sputa sul governo tutti i giorni. Impossibile anche, per gli stessi motivi, un apparentamento con i gruppuscoli centristi, gli ex berlusconiani alla Verdini”. Insomma è la conferma della teoria dell’autosufficienza di veltroniana memoria, quella che portò alla magnifica sconfitta del 2008.

Tutto chiaro? Mica tanto. questo è un po’ il gioco delle tre carte. Si dice una cosa da una parte e se ne fa dire un’altra da un’altra parte. Ballon d’essai probabilmente quelli di Renzi sul Corriere e su twitter. Sondaggi per vedere ‘l’effetto che fa’ come avrebbe cantato Iannacci.

La minoranza Pd
Quanto alla dissidenza interna, in un’intervista a la Repubblica Miguel Gotor, senatore della minoranza, ripete che occorre superare l’Italicum, non correggerlo, “perché tra la cosmetica e una legge che garantisce davvero maggiore rappresentanza preferiamo la seconda strada”. E non basta la mozione di Sel, che sarà discussa a settembre: “Tocca a Renzi prendere l’iniziativa”.
Gotor propone poi un baratto: “Dopo l’estate faremo un bilancio e decideremo come schierarci al referendum costituzionale”. Insomma non come Renzi fa dire a Meli sul Corsera ‘prima votano la riforma, poi gli cambio la legge’, ma piuttosto se la cambia, la minoranza vota il Dl Boschi. “Renzi è un politico realista, attento ai rapporti di forza. Si rende conto che l’Italicum ha un limite strutturale: è pensato come un abito su misura del Pd al 40 per cento, presuppone lo sfondamento di una sola forza. Ma la realtà è molto diversa e presenta il conto”.

Pino Pisicchio (Gruppo Misto)
Il presidente del Gruppo Misto alla Camera Pisicchio, abile tessitore, salva capra e cavoli, la sua maggioranza e la voglia di cambiare la legge elettorale: “Occorre togliere enfasi al tema della correzione dell’Italicum. Non è alle viste la guerra dei mondi, ma soltanto l’opportunità di correggere in Parlamento e in modo condiviso alcune fragilità dell’attuale impianto per renderlo più efficace ai fini della rappresentanza democratica e della governabilità. Non accettiamo, dunque, di usare questo argomento, posto con spirito collaborativo, come un oggetto contundente contro il governo”.

Riccardo Nencini (Psi)
“Il voto sul referendum costituzionale di ottobre sarà un voto politico e noi dobbiamo  fare la nostra parte”- ha detto il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, aprendo oggi a Roma i lavori della Direzione Nazionale del partito. “Intanto non va esclusa l’ipotesi di spacchettare il quesito referendario e poi – ha aggiunto – chiederemo di spostare la data della consultazione perché non leda o ritardi l’approvazione della Legge di Stabilità, con la quale – ha sottolineato il Segretario – bisogna aprire il ‘secondo tempo’ del governo. Serve una Legge di Stabilità attenta alle questioni sociali: alzare le pensioni minime da finanziare con un maggior prelievo da gioco d’azzardo; investire su giovani meritevoli e che si trovano nella  condizione del bisogno; mettere a punto un Piano Casa con cui mettere a disposizione nuovi 70.000 alloggi popolari”. Nencini, parlando ancora del referendum del prossimo ottobre, ha sostenuto che “va preso in considerazione con il doppio binario referendum -legge elettorale”. Per Nencini, “l’Italia ha ormai un sistema tripolare. Al ballottaggio possono andare forze che rappresentano soltanto un quarto dell’elettorato e potrebbero addirittura governare l’Italia in splendida solitudine” – ha detto ancora. “Rappresentare un quarto degli elettori è troppo poco per guidare un Paese. Per questo occorre modificare la legge elettorale allargando il premio di maggioranza all’intera coalizione, con un premier – ha aggiunto – che non sarà il leader del suo partito ma sarà leader e garante dell’intera coalizione”. Il Segretario ha poi annunciato la messa a punto del manifesto per un’Europa federale che i socialisti porteranno alla prossima riunione dei leader del Pse che si terrà a Parigi il prossimo 7 luglio.

Il partito di Alfano, l’NCD
Gli alfaniani vedono l’Italicum come una sentenza di morte e non c’è nulla di strano che desiderino cambiare una legge che li obbliga a entrare nel Pd o a scomparire: “L’Italicum – dice Valentina Castaldini, portavoce nazionale del Nuovo Centrodestra ai microfoni di TgCom24 – è una buona legge e per questo l’abbiamo votata e, come abbiamo sostenuto, si puo’ migliorare. Il premio alla coalizione e non alla lista permetterebbe di assicurare al Paese di avere una rappresentanza più articolata. Siamo disponibili a una discussione in questo senso con un confronto franco e schietto che vada nella direzione della costruzione di un percorso comune”.

Le opposizioni
Di Maio, M5s –
I Cinque stelle, che sarebbero i più favoriti dall’Italicum, assicurano che resta la loro contrarietà: il testo, concordano con SI, è incostituzionale. Ma nella maggioranza più d’uno si dice pronto a scommettere che al momento decisivo lavoreranno sottotraccia per lasciarlo invariato. Intanto scrive su Facebook Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e componente del direttorio M5s, “la Camera dei deputati ci costa 100.000 euro all’ora (avete letto bene) e il Pd vuole spendere questi soldi per cambiare l’Italicum. Facciano pure Ma quando vorranno tornare sulla Terra, gli mostreremo quali sono le priorità per l’Italia”.

Francesco Paolo Sisto, FI
“Sull’Italicum – dice il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto – Pd e M5S continuano a giocare a nascondino. Nei Dem si va avanti a contraddizioni, ieri vagiti di cambiamenti, oggi di nuovo frenata sulla possibilità di intervenire sulla legge elettorale. Ma è assai probabile che Renzi, sotto sotto, un pensierino su qualche modifica lo stia facendo, eccome. I grillini, al contrario, dopo aver tanto osteggiato l’Italicum, ora sembrano molto più cauti”.“E sebbene formalmente – aggiunge – la posizione dei 5Stelle resti contraria alla nuova legge, si intuisce che tenerla così come è a loro non dispiacerebbe affatto. Ancora una volta, dunque, l’unico partito coerente e chiaro nelle sue posizioni è Forza Italia: per noi l’Italicum andava cambiato prima e va cambiato ora”. In effetti nessuno ha mai capito perché alla fine del patto del Nazareno, Silvio Berlusconi accettò ob torto collo il premio di lista, che non voleva, anziché di coalizione. Ci fu un baratto, ma in cambio di cosa si convinse?

Massimo Villone (Comitato referendario)
“La calendarizzazione a settembre – che il PD avrebbe potuto impedire – di una mozione di Sinistra Italiana e mirata alla modifica dell’Italicum – dice Massimo Villone,  presidente del Comitato referendario per l’abrogazione delle norme della legge elettorale – conferma l’indebolimento di Renzi. Ma rimane la domanda: a quali modifiche Renzi sarà disponibile?”. “Consentire coalizioni e apparentamenti per l’attribuzione del premio – secondo Villone –  è una modifica più apparente che reale. Rimarrebbero la forzosa riduzione in chiave bipolare di un sistema ormai tripolare, l’eccesso di disproporzionalità tra voti e seggi, la possibilità di governi espressione di minoranze anche esigue, la lesione del principio del voto eguale. Ma servirebbe a Renzi per mettere nell’angolo M5S, al tempo stesso riducendo la tensione con i partiti minori, dentro e fuori il governo. Lo stesso può dirsi per la cancellazione del voto bloccato sui capilista. Le liste brevi imposte dai collegi di piccola dimensione consentono a un segretario di partito che decide su quelle liste di predeterminare in larga misura i candidati da eleggere, e di controllare così la maggioranza parlamentare. Le modifiche di cui si discute sono dunque una gruccia per il precario fronte del sì nel referendum costituzionale, mentre le censure politiche e costituzionali sulla legge rimangono tutte”.

Il 4 ottobre arriva la Corte
Nel rimpallo delle accuse, tra le mezze aperture e le mezze chiusure, nella stessa maggioranza sono sempre stati in tanti a storcere la bocca sull’Italicum già durante i passaggi in aula e solo i voti di fiducia hanno prodotto il miracolo della sua approvazione. Comunque è bene ricordare che mancando una modifica della legge anche per Palazzo Madama di fatto l’Italicum non è utilizzabile fino a conclusione del referendum. Non è immaginabile infatti andare alle elezioni con due sistemi diversi, a meno di non accettare preventivamente l’ingovernabilità delle Camere. E il 4 ottobre la Corte esamina i ricorsi sulla legge elettorale. I punti sotto la lente sono sei e, allora, come nel gioco dell’oca si potrebbe ripartire anche tutti dal Via.

Maggioranza battuta sull’omicidio stradale

Reato-omicidio-stradaleBrusca frenata in dirittura d’arrivo per la legge che introduce il reato di omicidio stradale. Uno stop che arriva in una giornata già complicata per la maggioranza alle prese con il rinnovo delle commissione parlamentari del Senato. Nel giro di poltrone infatti qualcosa non è andato come previsto in Commissione Lavori pubblici dove la maggioranza è stata battuta da un accordo tra le opposizioni che hanno rieletto alla presidenza Altero Matteoli di Forza Italia, con 12 voti. L’accordo nella maggioranza, invece, prevedeva l’elezione di Antonio Fravezzi, del gruppo Autonomie, che si è fermato a quota 9 voti. Emblematico lo scambio di baci sulle guance, al termine della votazione, tra il capogruppo di Forza Italia, Paolo Romani e quello di Sel, Loredana De Petris. Emblematico soprattutto che questo voto arrivi il giorno successivo a quello di ieri al Senato sulle riforme. In quel caso una sconfitta della maggioranza avrebbe avuto esiti ben diversi e probabilmente Forza Italia e Sel molta meno voglia di festeggiare.

Sull’omicidio stradale la maggioranza è stata battuto nell’Aula della Camera su un emendamento di Fi sul quale si votava a scrutinio segreto. Infatti l’Assemblea di Montecitorio ha approvato un emendamento di Francesco Paolo Sisto (FI) con 247 sì e 219 no, malgrado il parere contrario del governo. Il provvedimento, già approvato dal Senato, era a un passo dal voto finale. Ma ora, dopo la modifica a Montecitorio, dovrà tornare a palazzo Madama.

L’emendamento di Francesco Paolo Sisto, cerca di evitare – secondo le opposizioni – che il responsabile di un incidente si dia alla fuga, invece di prestare soccorso, per evitare l’arresto. “Non è vero – è la risposta di Alessia Morani, relatrice in commissione – che incentiviamo alla fuga perché nel ddl è prevista un’aggravante, con un aumento della pena fino a due terzi proprio per chi si dà alla fuga”.

E mentre l’opposizione festeggia per i 28 voti di scarto, il segretario del Psi e viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini ha sottolineato che la legge “rimane completamente valida e assolutamente condivisibile. È una norma necessaria per aumentare il livello di sicurezza sulla strada e per punire più severamente e con maggiore giustizia chi, ubriaco o drogato, uccide alla guida di un auto. Quello di oggi – ha aggiunto Nencini – va annoverato tra gli incidenti di percorso e nulla di più. Consiglio di non strumentalizzare politicamente un caso parziale di fronte alla ‘giustizia giusta’ e al dolore delle famiglie”

La Lega, con il deputato Roberto Simonetti, ha attaccato direttamente il capogruppo del Pd. Per Simonetti il voto in Aula “non è un problema per il governo, ma è una sconfitta per il capogruppo del Pd Ettore Rosato. “Lei è stato fregato – ha detto in Aula rivolto a Rosato – 40 deputati dei suoi sono andati contro la sua indicazione politica”. Di diverso avviso Rosato: “Non è stato un voto politico, ma un no a un aspetto tecnico di una legge”. E ha aggiunto: “Non c’è nessun legame con il voto di ieri sulle riforme al Senato, nessuna logica correntizia, ma solo una contrarietà a un testo che si è tradotta nel voto su un emendamento”. Un voto che invece per il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta “non può passare inosservato e non si può far finta di niente. Ha vinto il buon senso, ha vinto il diritto e la sua interpretazione corretta. Però – ha aggiunto – dal punto di vista politico, dopo l’accorato appello del capogruppo Rosato, si apre un problema per il governo e per la maggioranza, e si apre sul tema della giustizia, sul tema della prevaricazione costante anche contro il buonsenso da parte di questo governo e da parte della maggioranza”. Uno stop che viene considerato “vergognoso” e “pretestuoso” da Marina Fontana, vedova di Roberto Cona, morto in un incidente stradale due anni fa.

In precedenza il deputato del Psi Oreste Pastorelli, nel corso delle dichiarazioni di voto, aveva sottolineato come “il crescente numero di morti e feriti sulle strade rappresenta un vero e proprio allarme sociale, il quale non può che essere arginato con l’introduzione del reato di omicidio stradale: una risposta chiara e ferma nei confronti dei familiari e delle associazioni delle vittime della strada, a cui troppo spesso è mancato il sostegno dello Stato”. “La previsione di pene detentive certe – ha proseguito il parlamentare socialista – avrà certamente una funzione di contrasto e di deterrenza rispetto a condotte imprudenti. Occorre, poi, mettere in campo misure in grado di prevenire tali condotte, iniziando dalle scuole primarie e secondarie mediante adeguati programmi di educazione civica e stradale. Solo così sarà possibile ridurre concretamente il numero di decessi sulle nostre strade”.

Edoardo Gianelli

LA VOLTA BUONA

Consulta giudici

Abemus iudices. Dopo oltre 30 votazioni andate a vuoto, dal Parlamento unito in seduta comune è arrivata la fumata bianca sui giudici della Consulta. Franco Modugno, Augusto Barbera e Giulio Prosperetti sono stati eletti, rispettivamente con 609, 581 e 585 voti. Il quorum richiesto era di 571 voti, pari ai due terzi degli aventi diritto. Matteo Renzi ha così scaricato Forza Italia e dato il via libera ad un’intesa con il M5S che si è espresso a favore della una nuova terna. Escluso quindi il candidato proposto da FI Francesco Paolo Sisto sui cui i grillini avevano da sempre posto il loro veto. Una intesa che comprende anche i centristi. Insomma alla fine, dopo mesi di tira e molla, il Movimento 5 Stelle ha avuto la meglio. Con Renzi, consapevole della necessità di un cambio di strategia, che ha deciso di andare oltre la lista di nomi votata inutilmente per mesi e ha quindi accettato il nome proposto dall’M5S. Il grande sconfitto, ancora una volta, Forza Italia, che si è vista sostituita dai voti dei grillini. Un episodio che ricorda in qualche modo, anche se con sfumature diverse, quanto successo per l’elezione del presidente della Repubblica Sergio Matterella.

“Dico solo – è stato il commento di Silvio Berlusconi – che è molto grave che la Consulta non abbia al suo interno nemmeno un giudice che sia del centrodestra che oggi tra gli elettori è la componente più importate. E’ una cosa grave”. Parole a cui si sono aggiunte quelle del capogruppo degli Azzurri che hanno deciso di non partecipare al voto. “Forza Italia – ha confermato Renato Brunetta – non parteciperà alla elezione dei giudici costituzionali visto l’atteggiamento di netta chiusura da parte della maggioranza e del presidente Renzi”. “Renzi ha preferito su tre giudici costituzionali di eleggerne, di volerne due di maggioranza e il terzo di opposizione e affidare il ruolo dell’opposizione al Movimento 5 Stelle. Se ne assume tutte le responsabilità del caso e questo la dice lunga anche sul tipo di opposizione del Movimento 5 Stelle”. Secondo il deputato di Sinistra Italiana Alfredo D’Attorre “il M5S si appresta a prendere il posto di Forza Italia al banchetto della lottizzazione della Consulta e addirittura a votare a favore del più renziano dei candidati, il professor Barbera. A questo punto tanti cittadini potranno valutare la coerenza di un movimento che passa dagli strepiti e dalla mozione di sfiducia alla Boschi all’inciucio con Renzi per spartirsi i membri della Corte Costituzionale”.
Ironico il capogruppo della Lega alla Camera, Massimiliano Fedriga, che si è chiesto se i grillinji “non erano quelli che non scendevano a patti con il Pd? Ma non erano quelli che Barbera non lo avrebbero mai votato perché troppo legato a Renzi? Evidentemente no, visto che l’inciucio dei 5Stelle con il Pd è servito ed è un perfetto esempio di politica da prima repubblica dove per la poltrona si è pronti a svendere qualsiasi ideale”.

Che l’aria fosse diversa si vedeva già dalla mattina quando da fonti dem si dava per acquisito il via libera del premier Matteo Renzi ad un’intesa con il M5S e centristi che escludesse FI. Un’intesa confermata poi da un sms inviato ai parlamentari dem, in cui i vertici dei gruppi Pd hanno invitato ad “annullare ogni impegno” e ad essere in Aula alle 19 per “votazione decisiva”.

Ginevra Matiz