Legge elettorale. Il Rosatellum bis arriva in Aula

Camera deputati

La legge elettorale arriva in Aula. Il passaggio in commissione si è concluso con le ultime votazioni. L’accordo sul Rosatellum 2.0 regge e il testo arriverà a Montecitorio con il sostegno dei deputati di Pd, Psi, Ap, Lega, FI, Ala, Ci e Direzione Italia. Contro invece Fdi, Al, M5s, Mdp e Si. Gli emendamenti presentati sono circa 200. Tra questi anche quelli dei socialisti che mirano ad aumentare il numero di collegi uninominali (attualmente ne sono previsti 231 per la Camera e 109 per il Senato) e a raggiungere l’assoluta parità di genere (50% donne e 50% uomini) in entrambi i rami del Parlamento.

Al momento 55 proposte di modifica sono state depositate dal Movimento 5 stelle, 28 da Articolo 1 – Mdp, 7 da Forza Italia, 13 da Fratelli d’Italia e 18 da Sinistra italiana – Possibile. Un numero tutto sommato contenuto che dà l’idea di un clima di confronto tra le forze politiche. “Il Rosatellum è la legge che si avvicina di più al Mattarellum. Dunque, votiamo il Rosatellum convintamente. Ma questa legge duri 50 anni”, afferma il leader dei Moderati Giacomo Portas, eletto alla Camera nel Pd. Qualche timore arriva dagli eventuali voti segreti. Ma, taglia corto Ettore Rosato capogruppo del Pd alla Camera “sarebbe uno scandalo” se sulla legge elettorale “si procedesse a trucchetti con voti segreti”. Sulla legge elettorale, conclude, i voti segreti sono “irragionevoli”. Ottimista anche il deputato Francesco Paolo Sisto, capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari Costituzionali alla Camera per il quale “alla vigilia dell’arrivo in Aula alla Camera della legge elettorale, l’orientamento comune non può che essere sintonizzato al senso di responsabilità di ciascuno, dando un senso al proficuo lavoro svolto in Commissione”. “Ognuno – conclude Sisto – potrà dire che manca un quid, ma certo non sono giustificati gli anatemi che qualcuno, ad arte, lancia in queste ore. Polemiche, queste, che non possono nè devono distogliere dal traguardo finale: dare agli italiani una legge elettorale scritta dal Parlamento nell’interesse delle istituzioni e del Paese”.

Riferimento evidente agli anatemi lasciarti dal Movimento 5 Stelle che parla di “voto eversivo” e di “legge indegna”. “I grillini – afferma Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Alternativa popolare – gridano addirittura al golpe bianco e accusano il Parlamento di voler approvare una legge elettorale contro il Movimento 5 Stelle, proprio loro che presentano emendamenti contra personam per rendere ineleggibile chi non gli è gradito. Certe uscite mi ricordano la meschina scusa della volpe che non riesce a prendere l’uva. Sulle leggi elettorali hanno cambiato più volte parere, non si atteggino a vittime, cerchino piuttosto anche nelle urne quel consenso che sbandierano in televisione, dove avevano giurato che non sarebbero mai andati”. Positivo il commento di Salvini che si è sempre detto di essere disponibile a votare una legge elettorale qualsiasi essa sia. La legge elettorale, afferma, “prima passa in Parlamento e meglio è perché prima si va a votare e meglio è”. Del tutto negativa invece la posizione di Sinistra Italiana che si augura che non venga posta la fiducia sulla legge elettorale (una cosa tra l’altro già vista con l’Italicum) perché “si tratterebbe di una forzatura di inaudita gravità, un vero e proprio attentato ai diritti e alla libertà del Parlamento”. Sulla stessa posizione Mdp che chiede che la “presidente Boldrini impedisca forzature sulla legge elettorale, come la fiducia o il canguro, di cui ho sentito parlare in queste ore”.

L’ULTIMA OCCASIONE

ITALICUM-legge elettorale“Le buone ragioni, alla fine, hanno ragione. Da tre anni proponiamo una coalizione di centro sinistra, prima da soli, piano piano in buona compagnia. L’impianto del Rosatellum è convincente, migliorabile ma convincente. Posso capire l’opposizione di Di Maio. Incomprensibile il no di Mdp”. Così il Segretario del Psi, Riccardo Nencini commenta gli sviluppi sulla legge elettorale. Dopo un primo rinvio infatti la Commissione Affari Costituzionale può essere riconvocata per votare l’adozione del Rosatellum 2.0 come testo base. E al termine della Conferenza dei capigruppo di Montecitorio è stato deciso che il nuovo testo della legge elettorale approderà nell’Aula di Montecitorio il prossimo 10 ottobre.

Infatti la Presidente della Camera Laura Boldrini ha confermato la validità del testo del Rosatellum bis in quanto non contrasta con le nuove norme elettorali per il Trentino, votate a giugno con scrutinio segreto. È arrivato quindi il ‘responso’ della presidente Boldrini ed è negativo rispetto alle osservazioni e critiche tecnico-procedurali sollevate oggi da M5S e Mdp sulla ‘validita” del Rosatellum bis, in quanto – a loro dire – contrastava con le nuove norme elettorali per il Trentino, relative al numero dei collegi. Boldrini, al contrario, respingendo la tesi dei pentastellati e di Mdp, ha di fatto confermato il parere già precedentemente espresso dal presidente della commissione, Andrea Mazziotti.

In sostanza, il testo di legge elettorale presentato dal Pd, il cosiddetto Rosatellum bis, non viola quanto votato dall’Aula a giugno scorso, l’ormai famoso emendamento Biancofiore. Di conseguenza, viene ancora spiegato, la commissione può procedere con i lavori sul Rosatellum bis, che ora sarà adottato come testo base. Infatti, è stata riconvocata la riunione della Affari costituzionali per procedere al voto.

Il testo era stato rinviato per una questione procedurale sollevata da M5S e da Mdp. La questione sollevata riguardava ancora una volta il voto dell’Aula della Camera dell’8 giugno scorso che ha approvato un emendamento con cui si fissavano a 231 i collegi complessivi per la Camera, di cui 6 in Trentino Alto Adige. Questi numeri non possono essere rimessi in discussione, perché non può essere rivisto un voto dell’Aula; per questo il relatore Emanuele Fiano ha fissato in 231 i collegi uninominali maggioritari del nuovo testo, il Rosatellum 2.0. M5S, appoggiato da Mdp, ha chiesto di approfondire il vincolo del voto d’Aula dell’8 giugno anche per quanto riguarda i restanti seggi, che il Rosatellum prevede di assegnare con metodo proporzionale.

“Io avevo già esaminato la questione e deciso su questo, comunicandolo alla Commissione il 6 settembre scorso”. Ha spiegato il presidente della Commissione Andrea Mazziotti. “Ma la presidente della Camera ha la decisione ultima e quindi è giusto attendere che si pronunci. Per altro la Presidente aveva già confermato quanto avevo detto il 6 settembre”. Comunque la Commissione Affari costituzionali della Camera non ha modificato il termine per presentare gli emendamenti, fissato a domani alle 17, nonostante oggi non sia stato adottato il testo base. Una richiesta, quella dei 5 Stelle, che il relatore della legge elettorale, Emanuele Fiano giudica infondata. “Non condividiamo affatto l’impostazione dei 5 Stelle” sul ‘nodo Trentino’ relativo al numero dei collegi. “Non è fondata”. Dello stesso avviso Forza Italia, con Francesco Paolo Sisto.

“Di Maio dice che la proposta di legge elettorale presentata alla Camera è contro i cinquestelle – ha affermato il senatore socialista Enrico Buemi – non credo proprio, ma, se lo teme, ce n’è una che si potrebbe far rivivere e che tra l’altro è stata ampiamente sperimentata, il cosiddetto Mattarellum approvato nel 1993”. “I cinquestelle allora non esistevano neanche nella mente di Casaleggio padre, Grillo faceva solo il comico e, a quanto si dice, con pagamenti del cachet non proprio rispondenti alle norme fiscali vigenti”, ha continuato Buemi. “Il Movimento e il suo nuovo leader Di Maio si esprimano favorevolmente e stiano tranquilli – ha concluso Buemi – con il Mattarellum la governabilità è garantita, salvo usi strumentali dell’azione giudiziaria, Berlusconi e Prodi (Mastella), remember?”

E mentre Angelino Alfano, leader di Ap, parla della necessità di emendamenti concordati per il Rosatellum bis, dal M5S si grida al complotto contro il movimento. Duro il commento di Rosato nei confronti degli ex compagni di partito usciti dal Pd per fondare Mdp. “Questo progetto di legge rappresenta per Mdp l’occasione buona per ottenere finalmente quello che quel partito ha dichiarato di volere: una coalizione di centrosinistra per il governo del paese. Non vedo quindi alcun fondamento sostanziale per la loro contrarietà. Altra faccenda è se invece puntano a correre in beata solitudine, come stanno facendo in Sicilia, con l’unico obiettivo di far perdere il centrosinistra. Se così stanno le cose lo dicano apertamente, senza giustificarsi con tecnicismi del tutto incomprensibili”.

L.Elettorale: tutto fermo in attesa del nodo Trentino

Legge elettoraleTutto fermo in attesa che venga sciolta la riserva sul ‘nodo Trentino’. Intanto, crescono i numeri a sostegno di chi pensa di ripartire dal vecchio testo base. Dopo il via libera di Mdp, Sinistra italiana e Ap – contrari invece ad inizio estate – anche i 5 Stelle, viene riferito sia dal presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Andrea Mazziotti, sia da Forza Italia che Mdp, hanno leggermente ammorbidito la linea, aprendo uno spiraglio sulla ripresa del confronto ripartendo dal proporzionale alla tedesca, pur ribadendo la condizione che si approvi prima la legge che abolisce i vitalizi, all’esame del Senato, e pur ammettendo la mancanza di fiducia sulla effettiva tenuta di un eventuale nuovo accordo senza che si vada a stravolgere il tedesco, ad esempio con il premio di maggioranza alla coalizione.

Quanto al Pd, il capogruppo in commissione e relatore sulla legge elettorale, Emanuele Fiano, si è limitato a dire: “Attendiamo che la presidente Boldrini ci dica come procedere” sulle nuove norme elettorali in Trentino, modificate dal voto segreto a giugno, che decretò la fine del patto tra dem, pentastellati, azzurri e Lega. In sostanza, finché non verrà sciolta la riserva sulla questione del Trentino, da trasformare in una norma transitoria che entrerebbe in vigore solo dalle elezioni successive a quelle del 2018, il Pd non ha intenzione di compiere alcun passo viste le minacce lanciate da Svp di voler uscire dalla maggioranza, proprio in vista dei delicati voti su Nota di aggiornamento al Def e legge di Bilancio.

Anche nella riunione odierna dell’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera, spiega il presidente Mazziotti, “emerge un ampio orientamento a ripartire dal testo precedente”, cioè il ‘Fianum’, approdato in Aula lo scorso giugno e poi messo in cantina dopo il fallimento del patto a quattro. Da sottolineare oggi la leggera apertura fatta dai pentastellati. Quanto al nodo Trentino, riferisci Mazziotti, la “riserva non è stata ancora sciolta”, sono al lavoro i tecnici e la “presidente Boldrini ci farà sapere se è fattibile la strada” del ‘lodo Brunetta’, spiega ancora Mazziotti, che quindi ha aggiornato a martedì prossimo la riunione dell’ufficio di presidenza.

Forza Italia mostra ottimismo: “Si e’ allargato il consenso sul Tedeschellum – osserva Francesco Paolo Sisto – anche i 5 Stelle oggi hanno mostrato un’apertura, dicendo però che si deve ripartire da quel testo e su questo temono colpi di mano”. Il tedeschellum, per gli azzurri, garantisce sia tempi più rapidi che un consenso più ampio, quindi si deve andare avanti. Dello stesso avviso Mdp, che innanzitutto premette: “Abbiamo la conferma tecnica che anche se l’approdo in Aula dovesse slittare ad ottobre ci sarebbe comunque il contingentamento dei tempi, purché in Aula vada il Tedeschellum”. Insomma, vari elementi “rafforzano la necessità che si deve ripartire da quel testo, altrimenti non se ne farà nulla. Anche i 5 Stelle, conclude D’Attorre, dicono che “l’unica strada possibile per loro e’ ripartire dal Tedeschellum”. Mdp condivide i paletti posti da M5S: “Ogni modifica al testo non può stravolgere l’impianto del sistema tedesco, non è che si parte da lì e poi con emendamenti lo si trasforma in un simil Porcellum. Se questa è la preoccupazione dei 5 Stelle, noi garantiamo che non lo permetteremo”.

Stallo in Commissione sulla legge elettorale

parlamento_cameraIl Pd conferma la volontà di andare avanti sulla legge elettorale. Lo affermano sia il capogruppo alla Camera Ettore Rosato che il relatore della legge elettorale Emanuele Fiano, sempre del Pd. Ma i nodi restano. Tanto che il risultato per ora è un nuovo nulla di fatto con una situazione di stallo in commissione Affari costituzionali della Camera. E ora toccherà alla presidente Laura Boldrini e alla Giunta per il regolamento tentare di sbrogliare la matassa e sciogliere il nodo sul Trentino Alto Adige, dopo che un voto segreto lo scorso giugno ne ha modificato il sistema elettorale e il numero dei collegi. Modifica inaccettabile per Svp, che ha minacciato di uscire dalla maggioranza di governo. Con conseguente impasse del Pd, che ora chiede tempo e nuova “istruttoria”, per capire come poter risolvere il problema.

Lo stesso Fiano annuncia che il dem chiedono “un supplemento di istruttoria sul tema del vincolo sulla norma sul Trentino derivante dal voto dell’Aula”. Mazziotti, presidente della Commissione, la scorsa settimana aveva spiegato che non è possibile modificare la norma sul Trentino votata dall’aula. E oggi aggiunge che “è evidente che se la posizione del Pd non cambia o se non si trova un accordo politico” che faccia superare l’impasse, “andare avanti è complicatissimo, perché è evidente che senza il Pd la legge elettorale non si fa”. Insomma un vero e proprio stallo.

“Il tema – ha sottolineato Fiano – è politicamente delicatissimo visto che la Svp ha dichiarato che se resta questa norma uscirà dal governo. Chiede il contributo di tutti i gruppi a superare il problema”. “Siamo per andare avanti sulla legge elettorale”, aggiunge Rosato, ripartendo “dall’accordo fatto dalle quattro forze politiche (Pd, Fi, M5S e Lega) sul sistema tedesco che ha ancora una sua validità”. Uno stop che fa dire alle opposizioni che il Pd ha come obiettivo quello di arrivare al voto con questa legge elettorale. Si tratta, a detta loro, di “pretesti”, di atteggiamento “inqualificabile”, di possibili “espedienti” per bloccare ogni tentativo di riformare la legge elettorale. Il punto è che se la Svp non accetta di riprendere la discussione sulla legge elettorale, ne consegue, anche alla luce dei numeri ballerini al Senato e tanto più in vista della richiesta maggioranza assoluta per l’approvazione della nota di variazione al Bilancio, che il Pd deve tentare di sciogliere il nodo Trentino prima di fare qualsiasi passo sul cammino della riforma elettorale.

Accuse al Pd arrivano anche dagli ex colleghi di partito ora in Mdp che con Alfredo D’Attorre, accusa: “Il Pd è alla ricerca di scuse, perché francamente quanto sostiene non sta in piedi. Il Pd ufficializzi la sua posizione, ovvero che non vuole cambiare la legge elettorale e ponga fine a questo psicodramma”. Taglia corto Danilo Toninelli di M5S: “Il Pd si è incartato, se vogliono una mano approvino prima al Senato i vitalizi e noi li aiuteremo”. Meno tranchant Forza Italia: “Io credo a quanto dice il Pd, ma certo si corre il rischio che possa essere un pretesto, un espediente motivazionale”, afferma Francesco Paolo Sisto.

Un accordo è sempre più necessario e per trovarlo, aggiunge il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio “la politica si accordi sul come e sul quando, se subito o dopo il voto in Sicilia, ma non immagini di poter andare al voto con gli spezzoni di legge elettorale sopravvissuti alle forbici della Consulta”. Per Pisicchio “è in gioco non solo la dignità del Parlamento, ma anche la durata della prossima legislatura: se andiamo a votare senza far niente, non avremo una maggioranza di governo e torneremo al voto nel giro di qualche mese”.

Legge elettorale. Ultima possibilità di intesa

Legge elettoraleLa Commissione Affari costituzionali della Camera ha ripreso l’esame della legge elettorale, rinviatagli dall’Aula l’8 giugno scorso, dopo che un voto a scrutinio segreto fece saltare l’accordo tra Pd, M5s, Fi e Lega. Tutti i gruppi parlamentari hanno espresso la disponibilità a riprendere l’esame della legge elettorale partendo dal testo che l’Aula ha rinviato in Commissione. È quanto è emerso alla seduta della Commissione Affari costituzionali come riferisce il presidente Andrea Mazziotti. Danilo Toninelli ha detto che M5s, è disponibile ma vuole prima l’approvazione della legge sui vitalizi che comunque può essere approvata in breve tempo. Il primo gruppo ad intervenire sollecitando la ripresa dell’esame partendo dal testo dell’Aula è stato Forza Italia con Francesco Paolo Sisto, che ha invitato i gruppi a essere “flessibili”: “Se alla fine tutti i gruppi saranno un po’ scontenti – ha detto poi ai cronisti – vorrà dire che ognuno ha fatto una piccola rinuncia ma la legge sarà buona”. Forza Italia spinge per un sistema tedesco (anche se quello presentato di tedesco ha solo il nome). Che nella versione all’italiana corrisponderebbe a una sorta di proporzionale corretto. Un modo evidentemente per decidere le alleanze dopo aver votato. “Bisogna bandire gli interessi personali – ha proseguito Paolo Sisto – e abbandonare la scritturazione di regole autoreferenziali nella consapevolezza che la migliore transazione è quella che vede tutti un po’ scontenti. Abbiamo fiducia che la Camera, lavorando alacremente, saprà onorare il proprio ruolo e, così, rispondere alla necessità di evitare che le sentenze diventino, per inerzia ed incapacità di decidere, leggi dello Stato”.

Anche Alfredo D’Attorre (Mdp) e Stefano Fassina (Si) hanno invitato a ripartire subito: “Ipotizzare che la legge elettorale si faccia dopo quella di Bilancio è escluso”, ha detto D’Attorre. “Non sono possibili altri rinvii. Si riparta dal modello tedesco, aggiungendo almeno il voto disgiunto”. “I grandi partiti – ha aggiunto – devono spiegare cosa è successo, perché hanno cambiato idea”. Infine, afferma D’Attorre, un “accordo largo non vuol dire che a una singola forza politica possa essere riconosciuto potere di veto sul testo”.

Un sì è giunto anche da Maurizio Lupi, pur chiedendo una serie di modifiche, come altrettanto ha fatto Ignazio La Russa, che si è pronunciato per un premio di coalizione. Anche la Lega, con Giancarlo Giorgetti, pur dando la disponibilità a ripartire dal proporzionale, ha detto di preferire un maggioritario. Posizione ribadita successivamente anche dal segretario Salvini.  “Mi auguro – afferma – che Berlusconi che dice di voler vincere lavori a un centrodestra forte e compatto che si ottiene con una legge chiaramente maggioritaria, in cui si sa chi vince la sera del voto”.

Una sollecitazione a omogeneizzare i sistemi di Camera e Senato è giunta dal presidente del gruppo Misto, Pino Pisicchio, che ha anche ipotizzato di ripartire da Palazzo Madama, dove non ci sono voti segreti sulla legge elettorale. Per Pisicchio “il Parlamento non può subire l’umiliazione di rinunciare ad approvare una legge elettorale. È necessario che la politica acquisisca la consapevolezza che andare al voto con i due pezzi di legge elettorale sopravvissuti al vaglio della consulta significa avere la certezza dell’ingovernabilità. Non è certamente questo l’obiettivo che il Parlamento può perseguire. Dobbiamo, dunque andare avanti alla ricerca di un punto di convergenza”.

Danilo Toninelli, pur dicendo di “rivendicare il lavoro fatto fino a giugno”, quando M5s fece l’accordo con Pd, Fi e Lega, ha detto che occorre prima approvare la legge sui vitalizi altrimenti il “clima politico” renderebbe difficile portare avanti la legge elettorale. Ad una domanda del relatore Emanuele Fiano, Toninelli ha risposto che comunque i vitalizi possono essere approvati in breve tempo.

Fiano, parlando come capogruppo del Pd in Commissione, ha anch’egli dato la disponibilità, purche’ del futuro accordo facciano parte i quattro principali partiti che sottoscrissero il patto a giugno, allargando anche ad altri l’intesa. Domani una nuova seduta e l’ufficio di presidenza che potrebbe stabilire il termine per la presentazione del testo base e degli emendamenti.

Legge elettorale in Commissione. Si riaprono le danze

legge elettorale schedeDopo la pausa estiva riparte mercoledì in commissione Affari costituzionali della Camera l’iter della legge elettorale. Il calendario stabilito prevede che entro il 12 settembre sia pronti un testo base da presentare in commissione e da approdare poi in Aula entro fine mese. Al momento però un testo che raccolga la maggioranza del Parlamento non esiste essendo, per ora, molto divergenti le posizioni ufficiali dei maggiori partiti.

Partito Democratico
“Chi è disponibile all’accordo lo è prima, durante e dopo. L’accordo che era stato siglato sulla legge Elettorale è stato superato da una proposta emendativa votata da Forza Italia e dal Movimento 5 Stelle. Se chi non ha rispettato gli accordi si ravvede, noi ci siamo”. Ha detto il portavoce della Segreteria del Pd, Matteo Richetti. Per il presidente del Pd Matteo Orfini: “le possibilità di cambiare la legge mi sembrano quasi nulle. Per cambiarla servirebbe un accordo che tenga insieme Pd, FI, Lega e M5S, mi sembra molto complicato”. Non solo, Orfini sposta il timing di alcuni mesi, a dicembre: “Si proverà dopo la legge di Bilancio, ma se non ci si riesce se non ci fossero le condizioni non so quanto senso avrebbe continuare ad andare avanti con la legislatura”.

Il Movimento 5 Stelle
Luigi Di Maio, ospite del Forum di Cernobbio ha smorzato le aspettative: “Sono molto scettico sulla possibilità di fare una nuova legge elettorale”, ha detto.

Forza Italia
“Per quanto riguarda Forza Italia si riparte dal ‘modello tedesco’: un sistema che trasforma i voti in seggi, con o senza premio di maggioranza alla lista o alla coalizione”, ha ribadito oggi il capogruppo Renato Brunetta. Ci sembrava che anche la Lega e Fratelli d’Italia fossero d’accordo in questo percorso e dunque per tutto il mese di luglio abbiamo lavorato per avere una proposta”. “Domani – conclude – verificheremo lo stato dell’arte, e soprattutto verificheremo cosa vorrà fare il Pd di Renzi, che insieme al Movimento 5 stelle e alla Lega, lo sottolineo, aveva approvato il ‘modello tedesco’ con noi in Commissione”. Sempre da Forza Italia il deputato Francesco Paolo Sisto, capogruppo forzista in Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio, afferma che per gli azzurri “esistono alcuni elementari punti fermi per far sì che il confronto porti a un risultato concreto e positivo: la volontà di rispettare l’appello del Presidente della Repubblica per una legge condivisa ed omogenea nei due rami del Parlamento e il buonsenso di ripartire dal testo che aveva trovato un ampio consenso parlamentare”.

Lega Nord
Il leader della Lega Matteo Salvini a Cernobbio si è schierato per il Mattarellum .”Sono pronto domani mattina a dare i voti della Lega in parlamento per una legge elettorale chiara e maggioritaria: domenica si vota, domenica sera si sa chi ha vinto”, è da sempre la posizione del Carroccio, riespressa nuovamente ieri dal leader Matteo Salvini a Cernobbio. Salvini, rilanciando il il Mattarellum, ha riconfermato i voti del suo partito. Per Salvini, infatti, “i tifosi del proporzionale sono i tifosi del caos, sono i tifosi del porto a casa più parlamentari possibili poi decido da che parte mettermi. Secondo me è poco serio”.

LA RINCORSA

VITALIZI VERSO IL VOTO IN AULA, I 5 STELLE ESULTANO

La proposta per cancellare i vitalizi per tutti i parlamentari, ex deputati e senatori compresi, approda in Aula alla Camera e già domani potrebbe incassare il primo ok del Parlamento, per poi passare al Senato. Il disegno di legge porta la firma del deputato Pd Matteo Richetti ed è sulla carta sostenuto da un ampio spettro di forze politiche, M5S in testa. Ma quasi altrettanto trasversali sono i malumori: c’è infatti chi, anche nel Pd non condivide la nuova stretta.

“Dalla prossima Legislatura cambiano i criteri che riguardano l’età: saranno quelli della legge Fornero” spiega il relatore al provvedimento Matteo Richetti. La proposta di legge attualmente stabilisce che il trattamento previdenziale sia riconosciuto ai parlamentari al compimento del sessantacinquesimo anno di età. L’adeguamento alla legge Fornero comporterà dunque un innalzamento dei requisiti anagrafici richiesti per l’accesso al sistema pensionistico.

Una materia scivolosa su cui è facile fare propaganda. Si chiede il ricalcolo dei vitalizi dei parlamentari con il sistema contributivo. A questo punto se il conto dovesse essere esteso a tutti i pensionati potrebbe esserci un taglio drastico di tutte le pensioni. Un rischio che però non ferma il MS5, Lega e Fratelli d’Italia che si sono buttati a capofitto nel piatto. Che la materia debba essere trattata non c’è dubbio. Il problema è il come. “Quando si chiedono sacrifici agli italiani – scrive in un editoriale il segretario del Psi Riccardo Nencini – i primi a dare l’esempio devono essere i rappresentanti delle istituzioni. In apertura della legislatura furono proprio i socialisti a presentare disegni di legge per innalzare le pensioni minime, tagliare le pensioni eccessivamente alte cui non corrispondeva il versamento di uguali contributi, rivedere il sistema dei vitalizi in alcune regioni. Il problema è come. La proposta che approda all’Aula ha tutta l’aria di essere incostituzionale. Il vice ministro Morando l’ha fatto intendere chiaramente e con lui un pugno di qualificati giuristi”.

E poi Nencini aggiunge: “Lo dico in chiaro: una cosa è una proposta che fa scalpore, applausi a scena aperta ma inapplicabile, altra cosa una proposta meno roboante ma concreta, immediatamente realizzabile con risparmio per l’erario pubblico e un forte segnale in tema di giustizia sociale. Nella rincorsa a chi la spara più grossa, noi stiamo dalla parte di una riforma seria e realistica. Non vogliamo che i cittadini gioiscano per poi essere traditi”.

Il senatore socialista Enrico Buemi calca la mano su un punto ben preciso. Quello che irretroattività delle leggi. Un principio scolpito a chiare lettere nella nostra costituzione. “Chi è impegnato quotidianamente nel lavoro politico e parlamentare con proposte di legge, emendamenti e interventi in aula e in commissione, nell’interesse del Paese – afferma Buemi – non ha code di paglia nel difendere un adeguato trattamento economico della funzione parlamentare e della successiva erogazione della pensione derivante dalle leggi precedenti e nuove rispettose dei principi costituzionali, che valgono per tutti gli italiani parlamentari e non”. E poi annuncia che al Senato “i socialisti voteranno contro ogni proposta che offra derive interpretative lesive dei principi di fondo irrinunciabili, come quello della irretroattività delle leggi”.  “Populisti, demagoghi, moralisti della prima, della penultima e dell’ultima ora si accomodino e se gli italiani li seguiranno su queste derive irresponsabili peggio per loro – ha concluso il senatore Buemi – perché di demagogia in demagogia scomparirà la democrazia e la funzione pubblica sarà esercitata esclusivamente da ricchi di famiglia, soggetti con grandi interessi privati da difendere o nullafacenti in cerca di briciole.”

Il Pd marcia convinto che la legge non abbia nessun riscontro di incostituzionalità. Il capogruppo alla Camera Ettore Rosato afferma che sono stati “tranquillizzati” i deputati che avevano sollevato il timore che la norma sui vitalizza possa essere estesa alle pensioni ordinarie dei comuni cittadini. Infatti è stato sollevata la questione che l’intervento di ricalcolo dei vitalizi con metodo contributivo, possa poi essere esteso alle pensioni “della generalità dei cittadini”. Cosa che Rosato esclude. Mentre per altri il rischio esiste: quello di costringere al ricalcolo con il contributivo anche le pensioni più basse. “Una operazione di macelleria sociale per 20 milioni di pensionati” dice il deputato di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto. Contrario anche il Presidente del gruppo Misto Pisicchio che parla di “inedito connubio tra Cinque Stelle e Pd” che si appresta ad approvare “un provvedimento che tutti sanno essere incostituzionale, pensando di rincorrere la pancia del popolo del Web, che però non è il popolo italiano”. Pisicchio insiste: “È un brutto spot fatto da chi, evidentemente, non deve pagare nessun pegno, perché riguarda gli ex parlamentari, mentre dal 2012, com’è noto, il sistema contributivo è in atto alla Camera”. Per Pisicchio “se davvero si vuol fare qualcosa di senso, si applichi un tetto e si impedisca un cumulo. Ma in realtà non si vuole fare altro che cattiva propaganda. Capisco i Cinque Stelle, impegnati da tempo in una battaglia di delegittimazione della politica all’infuori del Movimento. Non capisco gli altri”, chiosa Pisicchio.

Locatelli: Contrastare il terrorismo, rispettare i diritti 

Palazzo-MontecitorioVia libera della Camera alle misure per prevenire fenomeni di radicalizzazione e di diffusione dell’estremismo violento di matrice jihadista, oltre che per favorire la deradicalizzazione e il recupero in termini di integrazione sociale, culturale e lavorativa dei soggetti coinvolti, cittadini italiani o stranieri residenti in Italia.

“Questa proposta di legge – ha detto Pia Locatelli intervenendo per dichiarazione di voto – prevede misure e programmi per prevenire fenomeni di adesione alla radicalizzazione ma vuole anche agire sul recupero in termini di integrazione sociale, culturale, lavorativa, di soggetti disponibili a interrompere un percorso di annichilimento”. “Il tutto – ha aggiunto – nel rispetto dei diritti, a cominciare dalla professione di fede, e delle libertà individuali e garantendo la sicurezza dei cittadini. Coniugare diritti e doveri in questo campo non è cosa facile, per questo serve il supporto di soggetti diversi a cominciare dalle famiglie, dalle scuole e dal web”.

Contro hanno votato Forza Italia, Lega e M5S, che hanno considerato inefficace il provvedimento. “Se non si interviene sulle moschee non serve a niente, siamo solo davanti ad una legge bandiera”, ha spiegato Francesco Paolo Sisto. Ma il Pd, con Andrea Manciulli, ha difeso il provvedimento che, ha spiegato, “consente di dare alle forze dell’ordine ed ai servizi di sicurezza la possibilità su un fenomeno rispetto al quale siamo disarmati”.  Ecco, in breve, il contenuto del provvedimento che ora passa al Senato.

IL CENTRO NAZIONALE SULLA RADICALIZZAZIONE (CRAD): è istituito presso il Dipartimento delle libertà civili e dell’immigrazione del ministero dell’Interno: Avrà un ruolo di cabina di regia per gli interventi con un piano strategico nazionale, approvato dal Consiglio dei Ministri.

I CENTRI DI COORDINAMENTO REGIONALI SULLA RADICALIZZAZIONE (CCR): istituiti presso le Prefetture dei capoluoghi di regione. Devono presentare al CRAD una relazione sull’attuazione del Piano con cadenza annuale. Al prefetto del capoluogo di regione compete anche l’adozione di tutte le iniziative volte a coordinare le attività previste nell’ambito del piano di prevenzione con le esigenze di tutela della sicurezza della Repubblica.

IL COMITATO PARLAMENTARE: Nascerà anche un Comitato parlamentare per il monitoraggio dei fenomeni di radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice
jihadista. Composto da cinque deputati e cinque senatori, svolge un’attività di monitoraggio dei fenomeni dei fenomeni della radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice jihadista sul territorio nazionale, con particolare attenzione alle
problematiche relative a donne e minori.

LA FORMAZIONE E LA COMUNICAZIONE: previste attività dirette alle forze di polizia, alla magistratura, alla scuola ed all’università. A scuola ed Università, poi, è destinato un
l’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri. Son poi previste attività di comunicazione e informazione tramite i media tradizionali.

LE CARCERI: arriva un Piano nazionale per la rieducazione e la deradicalizzazione di detenuti e di internati: dovrà essere adottato sentito il Garante dei detenuti.

L.elettorale: Prodi, garantire stabilità con accorpamenti 

romano-prodi“O abbiamo una legge elettorale che ci obbliga ad accorpamenti o non c’è niente da fare”: lo ha detto Romano Prodi durante un confronto con il presidente di Acer Bologna, Alessandro Alberani, organizzato nel capoluogo emiliano. “La democrazia – ha ricordato il Professore – ha le sue regole: nei primi due o tre anni” occorre “fare le ‘robe’ scomode che si devono fare e che scontentano qualcuno, e poi si aggiustano le cose. Invece qui – ha sottolineato l’ex premier – c’è questa instabilità per cui mai si riesce a porre mano alle riforme”. Poi si registrano “liti, personalismi, aggravamenti ma – ha ribadito Prodi – nel lungo periodo il problema italiano” è legato alla “stabilità dell’autorità”.

Inoltre “in un Paese frammentato la legge elettorale non è fatta per fotografare” il Paese stesso ma “per dare un governo stabile”. “È un richiamo al maggioritario?”, hanno chiesto i giornalisti al termine dell’incontro: “L’ho detto 6mila volte, lo dico 6mila e uno. Il Paese – ha replicato Prodi – si salva solo se c’è una legge che dà un Governo stabile nel lungo periodo”. E poi con una battuta l’ex presidente del Consiglio, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento al documento-appello al Pd firmato a Bologna da molte figure considerate vicine al professore: “Ma non ci sono più i prodiani. Non c’è più Prodi, come fanno ad esserci i prodiani?”.

Insomma il dibattito sulla legge elettorale e sulla coalizione è in corso. Anche se sotto traccia. A Prodi ha risposto il capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato: “La presunzione di autosufficienza noi del Pd non ce l’abbiamo, guarderemo a chi ha governato con noi. Dopo le elezioni speriamo di essere autosufficienti, ma se non lo saremo ci confronteremo in parlamento”. “Pisapia – ha detto ancora – è una persona con cui abbiamo sempre dialogato, il problema è qual è la linea politica. Agli elettori non interessano le sigle ma le idee, le soluzioni ai problemi. Siamo disponibili a dialogare con tutti su un progetto, poi arriveranno anche le sigle. Ma se c’è il pregiudizio sul nome, se non va bene Renzi e ce ne siamo andati via per questo, non si va da nessuna parte”.

Sempre dal Pd, il Ministro della Giustizia Orlando è su una posizione diversa: “Non può esistere un Pd senza centrosinistra. Il Pd da solo non è autosufficiente”. Orlando ha confermato anche di partecipare a Roma alla manifestazione organizzata da Campo Progressista di Giuliano Pisapia. “Perché un Pd indipendente dalle altre forze di sinistra, come sembra volere Renzi, non può stare in piedi”. Per Orlando le elezioni nei Comuni sono state in questo senso il banco di prova. E lancia un’esortazione al segretario del Pd: “Ora tocca a lui indicare la via del rilancio. Io non credo sia quella di un Pd solitario, è una via che porta all’insuccesso”. Da Forza Italia il deputato Francesco Paolo Sisto, capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari Costituzionali alla Camera parla di crisi di nervi del Pd e rilancia il sistema tedesco. “Rosato che torna sul maggioritario con posizioni ambigue e poco chiare, Prodi che parla di ‘accorpamenti’: sulla legge elettorale si conferma la confusione di un Pd in piena crisi di nervi. Oggi i Dem non sarebbero in grado di dar vita a nessuna riforma, semplicemente perché non riuscirebbero a tenere i loro numeri”. E ripropone il sistema tedesco: “Per quanto ci riguarda restiamo coerenti con un modello che ha registrato ampio consenso Parlamentare e che è il solo in grado di far ‘pesare’ il voto degli italiani”.

Legge elettorale, dalla fretta all’immobilismo

Italicum, al via l'esame in commissione alla CameraPer ora tutto rinviato a dopo i ballottaggi. La legge elettorale è stata messa in freezer ed è difficile che venga ripresa a breve. In soli pochi giorni si è passati dalla fretta eccessiva alla calma assoluta. L’ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali, che deve decidere come e se riprendere l’esame della legge elettorale, ha infatti rinviato la propria seduta alla settimana dal 20 al 25 giugno, in attesa di una decisione in merito da parte della Conferenza dei capigruppo.

Alla riunione erano assenti tanto M5S che la Lega. Forza Italia, con Francesco Paolo Sisto, ha chiesto una “pausa di riflessione” fino a dopo i ballottaggi delle amministrative, cioè il 25 giugno. Di contro i partiti centristi che la scorsa settimana si sono impegnati contro la legge elettorale, oggi hanno chiesto di portarla avanti, con Domenico Menorello (Ci) e Gian Luigi Gigli (Des-Cd). Per il Pd Emanuele Fiano ha chiesto di attendere le deliberazioni della Conferenza dei capigruppo che decide quando il testo andrà in Aula. Alfredo D’Attorre (Mdp), pur d’accordo su una breve pausa di riflessione, ha osservato che se il testo non va in aula entro fine luglio, difficilmente esso verrà approvato ai primi di agosto per poterlo inviare al Senato.

Il presidente della Commissione Andrea Mazziotti ha quindi deciso di sospendere l’ufficio di presidenza e riprenderlo nella settimana tra il 20 e il 25, dopo che la Conferenza dei capigruppo avrà deciso se e come portarlo in Aula. “Forza Italia – riferisce Mazziotti – ha chiesto una pausa di riflessione fino a dopo i ballottaggi. M5S e Lega non erano presenti, mentre Mdp ha convenuto sulla pausa di riflessione ma ha posto il tema della necessità di avere l’approvazione in prima lettura entro agosto, prima della pausa estiva”. Infine, “anche le forze centriste hanno detto sì alla pausa di riflessione ma sottolineando la necessità di tentare di riavviare il lavoro sulla legge elettorale”. “Il mio punto di vista – conclude il presidente della commissione – è che la pausa ha senso perché non ci sono le condizioni per lavorare in commissione, ma è chiaro che se i gruppi vogliono davvero procedere devono sollecitare la capigruppo a calendarizzare la legge elettorale per l’Aula a luglio. Una cosa che faranno, hanno annunciato, Mdp e le forze centriste”.

L’impressione dei vari gruppi, tuttavia, è che al momento non ci sono né le condizioni né la volontà delle forze maggiori – leggasi Pd e M5, con qualche distinguo da parte di FI – di riaprire la partita sulla legge elettorale. Discorso diverso per i partiti minori, che preferirebbero evitare un ritorno al voto con il Consultellum al Senato, dove la soglia di sbarramento è all’8%.

Matteo Renzi in una intervista a Repubblica tv afferma che “il voto subito lo chiedevano Lega e M5s. Non solo io non l’ho mai chiesto, ma ho sempre detto che la data delle elezioni sarebbe stata oggetto di una discussione con il presidente del Consiglio Gentiloni e poi prerogativa del presidente della Repubblica. Il tema della data delle elezioni non è quello che ha fatto rompere il patto sulla legge elettorale. Il patto l’ha rotto Grillo” dice ancora Renzi che aggiunge: “Siamo tutti molto tranquilli sul fatto che si vota a scadenza naturale. Su questo non c’è più discussione”. E poi esclude un’altra iniziativa del Pd. Di legge elettorale ha parlato anche il leader di Ap, Angelino Alfano: “La priorità è l’economia e una legge di bilancio che investa su famiglie e imprese e che abbatta il debito pubblico, temi sui quali presenteremo le nostre proposte nei prossimi giorni”. “La legge elettorale viene dopo l’economia. Abbiamo due leggi, per Camera e Senato, che sono legali e applicabili. Noi non abbiamo i numeri in Parlamento per riaprire il confronto, se qualcuno vorrà avanzare delle proposte le valuteremo”.