LA LEZIONE FRANCESE

elezioni francesi“Le elezioni francesi ci consegnano una lezione. Che vale anche per il nostro paese. Quella di una sinistra senza popolo. Di una sinistra presente quasi esclusivamente tra pensionati, statali e mondo della scuola. E in ritirata dal mondo del lavoro e dal mondo delle professioni”. Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini.

E come si è arrivati a questa situazione?
Per diverse responsabilità. La maggiore è quella di chi non ha saputo interpretare un cambiamento straordinario e che ha pensato di governare con un canone tradizionale. È questa la ragione per quale da due anni chiediamo un Congresso straordinario del Pse che sia una sorta di Bad Godesberg della contemporaneità. Nel ‘59 la Spd si allontanò dal marxismo, oggi bisogna allontanarsi dalla terza via e riscoprire il socialismo delle origini, con un’unica variazione.

Quale?
Quella di mettere la barra sulla difesa dei più deboli e allo stesso tempo porsi il problema di come creare nuova ricchezza. Il socialismo delle origini pensava di conferire diritti civili e sociali che il proletariato del tempo non aveva. Oggi il tema è doppio: come creare nuova ricchezza nel tempo della rivoluzione tecnologica e come redistribuirla sapendo che il mondo del lavoro può già contare su ammortizzatori sociali robusti mentre gli esclusi rimangono tali. Quindi il tema centrale non è più solo la difesa della società dei due terzi, è come dare dignità a quel terzo di italiani e di europei che senza lavoro non hanno diritto di cittadinanza.

Pisapia in una intervista invita a unire il centrosinistra per evitare una sconfitta che definisce generazionale. Renzi invece esclude ogni tipo di alleanza con chi si è allontanato. Due visioni opposte. Anzi Renzi sembra voler riproporre il partito della Nazione. Che ne pensi?
Non credo che il partito della Nazione sia il futuro. Credo che una coalizione tra Partito democratico, sinistra di governo e cattolici democratici sia necessaria. Dare una missione all’Italia. Per mettere le gambe a questa coalizione serve una legge elettorale che assegni il premio di maggioranza alla coalizione. E serve un programma che abbia alcuni ingredienti centrali.

Tra cui…
Gli italiani e gli europei hanno una gran paura della globalizzazione perché ingenera insicurezza. Bisogna abbandonare alcune cliché della sinistra radical-chic e fare un bel bagno di realismo.

Puoi fare degli esempi concreti?
Primo: rafforzare lo spirito di comunità. Quindi bisogna prevedere l’elezione diretta dei vertici delle città metropolitane in modo da implementare la partecipazione e allargare la platea di votanti ai sedicenni nelle elezioni comunali. Ci crea così può senso civico e più senso di appartenenza. Secondo: per stare nella globalizzazione serve un’altra Europa. Prevedere la revisione dei Trattati di Maastricht per favorire investimenti e Eurobond, lanciare l’elezione diretta dei vertici dell’U.E., superare il Trattato di Dublino per organizzare diversamente accoglienza e rimpatrio, dotarsi di un unico ministro del Tesoro e di politiche fiscali condivise. Terzo, norme più serve contro il microcrimine. Quarto: siccome le ondate migratorie continueranno bisogna obbligare l’extracomunitario che viene a vivere in Italia al rispetto e al godimento dei valori occidentali a partire dall’eguaglianza uomo donna; niente tribunale della sharia, niente matrimonio coatto. Altro esempio: gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, vanno dati a chi ha almeno 10 anni di residenza in Italia. Queste sono alcune misure indispensabili per riconciliarsi con i mondo degli esclusi.

Temi di cui si è parlato anche al Congresso del partito…
Infatti stiamo lavorando a due grandi iniziative pubbliche. Celebrare una rilettura dei meriti e bisogni e la faremo a Milano a l’altra, che faremo a Bari, per celebrare i 125 anni della storia del socialismo italiano. Ma senza fare un ricordo da museo ma per rilanciare alcune tematiche nella direzione di punti di cui si parlava prima.

Legge elettorale. Mattarella ha esortato il Parlamento a fare in fretta. Si tratta dell’ultimo avviso per evitare il caos. Senza una riforma della legge elettorale un governo nascerà solo con un accordo Pd-Forza Italia. Che ne pensi?
La sinistra italiana non può fare una campagna elettorale dicendo agli elettori che dopo il voto si alleerà con Berlusconi. Le campagne elettorali si fanno per vincere e il modo per vincerle è creare una coalizione da presentare agli italiani con patto di legislatura. L’appello di Mattarella va in questo senso. Bisogna inoltre mantenere una procedura. La legge elettorale si fa con tutte le forze disponibili in Parlamento. Però l’iniziativa può nascere dalle forze che sostengono il centrosinistra. Una volta che forze hanno trovato un equilibrio il tavolo si allarga a tutte le altre forze che sono in Parlamento.

Il Mattarellum è ancora una possibilità?
Per raggiungere questo obiettivo il Mattarellum è assolutamente auspicabile. Avrebbe tra l’altro il merito di restituire ai cittadini il diritto di scegliere i loro rappresentati in Parlamento.

Daniele Unfer

Il Macron francese
e il Micron italiano

Verrebbe da dire, con un po’ di strabismo, un occhio alla Francia ed uno all’Italia, che ogni pronostico ricavato dai risultati francesi del primo turno ai fini dello scenario italiano è un azzardo privo di fondamento costituzionale. La vittoria di Macron al secondo turno è resa possibile, come già accadde con Chirac contro Le Pen padre, perché il sistema semipresidenziale si fa carico di ricondurre su di una persona le scelte di fondo, mettendole intanto al riparo da possibili distorsioni. E questa volta in gioco è un rigurgito nazionalista che comporterebbe la solitudine della Francia nel far fronte a problemi globali dalla sicurezza all’immigrazione allo sviluppo che reclamano più Europa seppure da riformare in punti cruciali. Un sistema quello francese per mettere in cassaforte alcune scelte prioritarie per il Paese. Questo non vuol dire affatto che il governo futuro sia garantito mettendo a dura prova il regime di convivenza tra maggioranze diverse com’è già accaduto in passato e che non esclude scenari di ingovernabilità come quelli verificatisi in Spagna. Il riferimento ai risultati francesi senza tenere in debito conto la struttura istituzionale può risultare fuorviante tranne che su di un punto qualificante ed unificante, se confermato al secondo turno, ed è quello di una ferma e chiara adesione alla UE. L’ambiguità di Renzi su questo punto sarebbe un errore fatale non solo per la tenuta generale del fronte europeo contro i populisti ma anche per il venir meno di una bussola essenziale per fare scelte ineludibili come quella elettorale e relative alleanze. Per andare al sodo non può lasciare indifferenti il chiaro tentativo di FI di smarcarsi dalla tenaglia sovranista dell’accoppiata Salvini-Meloni ma questo comporta una scelta non ambigua, il passaggio in qualunque contesto dal premio alla lista a quello alla coalizione. Peraltro questa necessaria scelta è motivata da almeno altre due ragioni essenziali: il più abile a formare una lista con dentro tutti ed il loro contrario è stato Berlusconi e lo ha dimostrato al suo esordio col mettere insieme la Lega ed Alleanza nazionale, per coprire rispettivamente il nord ed il sud del Paese, Lega ed Alleanza Nazionale che nemmeno si parlavano. Altro motivo essenziale è che a seguito della scissione il PD, deve ancor più valorizzare la posizione centrale, di centrosinistra senza trattino, aperta alle alleanze strategiche necessarie, incentivando in primo luogo il tentativo di Pisapia che potrebbe costituire una riedizione aggiornata dell’Ulivo di tutte le forze progressiste disponibili. Fermo restando che il più rilevante terreno di cultura del grillismo è stato lo scollamento tra eletti ed elettori, il passaggio ai nominati cooptati dalle oligarchie dei partiti, è evidente che l’eliminazione dei capilista bloccati andrebbe nella giusta direzione. Su queste soluzioni ci sono ancora posizioni altalenanti dei vertici del PD anche se la giustificazione di un attendismo tattico vorrebbe stanare le altre forze per capire quali sono le più affini. Ma altrettanto certo è che, se non si mettono i paletti, chi è l’azionista di maggioranza nella situazione data si assumerebbe le responsabilità della paralisi. Ammesso e non concesso che le oligarchie dei partiti non sono disponibili a cedere il loro potere di nomina dei capilista, il loro pacchetto di mischia tra e dentro i rispettivi partiti, per uscire dal vicolo cieco dei nominati si potrebbe far ricorso alle primarie per scegliere la lista ed anche i nomi per i collegi più ridotti, tipo quelli introdotti dal Mattarellum per Camera e Senato. Con un rapporto più stretto tra eletti ed elettori e primarie per legge, anche se non obbligatorie, potrebbe esserci un effetto molto importante quello di liberare in primo luogo la base pentastellata dal burka della rete. Primarie low cost perché limitate alle spese vive, potendo contare sul volontariato, ed in contemporanea nello stesso giorno ed ore, riducendo drasticamente l’impiego delle truppe cammellate spostate da un seggio all’altro o da un contenente all’altro. D’altra parte della disciplina dei partiti non si farà niente anche in questa legislatura nonostante le vistose anomalie da mettere a nudo dei pentastellati. Questo fa capire che ognuno ha le sue e ci tiene a nasconderle. Per tutte queste ragioni, il contesto generale che nessuno osa né s’impegna a correggere, non potrà che tarpare le ali sul nascere e produrre dei contendenti decisamente Micron rispetto ad un Macron che in Francia, grazie al sistema, si può permettere senza ambiguità di scommettere sull’Europa come unico antidoto per sconfiggere quelle paure che i populisti di destra come di sinistra cercano di cavalcare con rimedi peggiori dei mali.

Roca

Co-mai: “Francia specchio della situazione europea”

macron“Ai musulmani, arabi e cittadini d’ origine straniera in Francia, in Italia e in tutta Europa lanciamo l’appello #UnionecontrolePen. Siamo con la democrazia, con la libertà e la buona convivenza in Francia. Siamo con Emmanuel Macron, con chi costruisce ponti e non muri, con chi porta speranza e non paura, con chi lavora per l’integrazione e non per la strumentalizzazione”.
Così Foad Aodi, medico fisiatra, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), della Confederazione internazionale UMEM- Unione Medica Euromediterranea, nonché Fondatore di #Cristianinmoschea, commenta la conclusione del primo turno delle presidenziali in Francia: il candidato indipendente di centro Emmanuel Macron primeggia sulla leader del Front National, Marine Le Pen. Sono elezioni, queste, aggiungiamo, segnate da un’ulteriore “Rivoluzione francese”: per la prima volta, infatti, al ballottaggio finale delle presidenziali d’ Oltralpe non parteciperà un candidato gollista, cioè del partito “founding father” della Quinta Repubblica (Francois Filon, esponente esattamente dei Repubblicani, cioè del gruppo, d’area appunto centrista-gollista, da cui proveniva Giscard d’Estaing, in questo primo turno ha raccolto solo il 19,91%); mentre la bocciatura anche del candidato socialista (che certo non partiva bene, data la scialba gestione quinquennale di Hollande, lontano anni luce da Francois Mitterrand) è indicativa del disgusto dell’opinione pubblica per i partiti tradizionali.
“Hanno vinto il coraggio, la libertà e la democrazia dei francesi”, chiarisce Aodi, sottolineando alcuni punti chiave della battaglia portata avanti da Co-mai e dalla Confederazione Internazionale e Interreligiosa #Cristianinmoschea: “Diciamo no al razzismo religioso e etnico di Le Pen; sì all’Europa, e no a cavalcare l’onda della paura e della strumentalizzazione che si abbatte sull’islam, sugli arabi e sull’immigrazione tutta. E invitiamo tutti – prosegue – musulmani, arabi, cittadini di origine straniera e italiani, a unirci ai francesi in questo momento delicato, che ci auguriamo segni una svolta democratica. Diciamo allora #uniamoci alla Francia :come abbiamo fatto, con grande successo, per #Musulmaninchiesa, il 31 luglio, e con #Cristianinmoschea, lo scorso 11 e 12 di settembre. Per essere #Uniticontroilpopulismo e #Uniticontroilterrorismo, in Europa e nel mondo. Proseguiamo così nel nostro lavoro, che punta a una legge europea per l’integrazione, sostenuti da tutti gli amici europei di ogni origine, cultura e religione, che facciano dell’unione una forza attiva per contrastare chi, dividendoci, alimenta la paura e favorisce la crescita del terrorismo”.

Aodi ricorda, inoltre, che, nell’agosto 2016 a Nizza, quando sono stati lanciati #Cristianinmoschea e UMEM, ha incontrato numerosi esponenti di Comunità e Associazioni arabe e musulmane, che già avevano esternato la loro preoccupazione per la crescita di “un populismo razzista nei confronti dell’islam e del mondo arabo, che rischia di fare confondere senza alcuna ragione gli arabi e i musulmani con i terroristi. Non ci stanchiamo di ripetere che l’unica soluzione contro il terrorismo è l’unione e un confronto costruttivo, basato sull’analisi comune dei motivi del fallimento del multiculturalismo “fai da te”, in Francia e in Europa”.

Proseguendo l’ “Offensiva del dialogo” avviata nell’ estate 2016, dinanzi all’incredibile sequenza d’attentati ad opera dell’integralismo islamico, la C.I.L.I- Italia, Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa, nata appunto dallo sviluppo di #Cristianinmoschea e presieduta da Aodi, ha inviato a Papa Francesco quella che, in sostanza, è una “lettera aperta”. Che riafferma la volontà di C.I.L.I- Italia, Co-mai e Movimento internazionale “Uniti per Unire” di proseguire non solo quest’ impegno per il dialogo interreligioso e interculturale, ma di farlo in stretta sintonia con la politica di pace di questo Pontefice. Le tre organizzazioni, unite anche nella persona del comune presidente, Aodi, hanno inoltre invitato ufficialmente Papa Francesco a incontrare – in occasione della sua visita pastorale a Cesena, prevista per il prossimo 1 ottobre – una loro delegazione, guidata dall’ Imam della moschea di Cesena, Soufi Mustapha, presidente del Congresso europeo degli Imam e dei Predicatori in Italia, membro del Segretariato generale di #Cristianinmoschea e coordinatore della stessa organizzazione per l’Emilia Romagna. Invito che dovrebbe culminare nella visita del Papa alla moschea di Cesena: per costruire insieme – sottolineano i firmatari della lettera – la “piramide del dialogo”, basata sui mattoni della comprensione tra fedi e culture diverse, contro qualsiasi forma di terrorismo integralista. La presenza del Papa in Emilia Romagna, osserviamo, avrà un particolare significato storico considerando la consistente presenza, in questa regione, di comunità musulmane, sin dai tempi di Federico II di Svevia (che, dati i suoi costruttivi rapporti col mondo arabo, potè inviare in queste terre un discreto numero di tecnici musulmani, esperti nella bonifica di aree paludose; d’origini arabe è stato, ad esempio, Otello Sarzi, mitico esponente della Resistenza emiliana, compagno dei fratelli Cervi).
“Purtroppo, ancora un’altra volta è a rischio la libertà personale e la buona convivenza tra musulmani e occidentali”, commenta ancora Aodi riferendosi alla Francia, dall’attentato di pochi giorni fa a Parigi all’ esito di questo primo turno delle presidenziali;; per questo motivo riteniamo tanto importante una risposta di Papa di Francesco, per stare accanto a tutti i musulmani che non c’entrano niente con il terrorismo cieco. Altrettanto importante è la visita di Sua Santità del 26 aprile in Egitto: lo accogliamo con le braccia aperte per essere uniti contro il terrorismo, contro la guerra alle religioni e la loro strumentalizzazione”.

Fabrizio Federici

Francia: Macron e Le Pen in calo. Timore astensione

Marine-Le-Pen-MacronEmmanuel Macron e Marine Le Pen, i due favoriti nel primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, sembrano perdere terreno a vantaggio di Francois Fillon e Jean-Luc Melenchon, secondo un sondaggio pubblicato da Le Monde in vista del voto di domenica. Macron, candidato centrista e pro-europeo di En Marche, è in testa nelle intenzioni di voto con il 23%, due punti in meno rispetto alla precedente inchiesta realizzata due settimane fa. Le Pen, candidata e leader del partito di estrema destra Front National, arretra del 2,5% fermandosi al 22,5% delle intenzioni di voto. Fillon, il candidato del partito di centrodestra dei Republicains coinvolto nello scandalo “Penelopegate” (l’assunzione della moglie e delle figlie come assistenti parlamentari), recupera due punti e si attesta al 19,5%.

Il sondaggio di Le Monde conferma la progressione del candidato di estrema sinistra Melenchon che guadagna 4 punti in due settimane e si piazza al 19% appena dietro a Fillon. L’inchiesta è stata realizzata dall’istituto Ipsos-Sopra Steria il 16 e 17 aprile su un campione importante di 11.601 persone iscritte sulle liste elettorali. Oltre a mostrare un livello di incertezza mai registrato prima d’ora in un’elezione presidenziale a causa dello scarto minimo tra i quattro principali candidati, il sondaggio rivela che un quarto degli elettori esitano ancora e faranno la loro scelta solo negli ultimi giorni prima del voto.

Melenchon e Fillon, visto il margine di errore del 1% del sondaggio di Le Monde, sono sufficientemente vicini a Macron e Le Pen per sperare in un sorpasso domenica per arrivare al ballottaggio del 7 maggio. Secondo il quotidiano francese, la progressione “più spettacolare” è quella di Melenchon che in un mese ha recuperato 7,5 punti. Fillon, invece, beneficia di un zoccolo duro particolarmente solido, con l’81% dei suoi elettori sicuri della loro scelta. Il candidato di centrodestra sta anche recuperando gli elettori che nel 2012 avevano votato per Nicolas Sarkozy. Quanto agli altri candidati, il sondaggio conferma il crollo del socialista Benoit Hamon che, con appena l’8% delle intenzioni di voto non ha speranze di accedere al secondo turno. Un altro candidato sovranista, Nicolas Dupont-Aignan, otterrebbe il 4%, mentre Philippe Poutou del Nuovo Partito anti-capitalista si fermerebbe al 1,5%. Quanto al ballottaggio, il sondaggio di Le Monde indica che Le Pen uscirebbe sconfitta in caso di scontro diretto con uno degli altri tre favoriti: la candidata di estrema destra sarebbe superata da Macron (61% a 39%), da Melenchon (57% a 43%) e da Fillon (55% a 45%).

In questo quadro sarebbe anche molto forte il rischio di astensione. Infatti secondo fonti francesi vicine al ministero dell’Interno, nel governo si teme una maxi-astensione al primo turno delle presidenziali di domenica prossima. “Con un’astensione addirittura vicina al 50% – dicono le fonti – si rischia che al secondo turno vada chiunque dei quattro di testa. E non si può escludere un ballottaggio Le Pen-Melenchon”, i due candidati con la più alta percentuale di votanti “certi” della propria scelta.

Francia, l’allerta terrorismo sul voto

Francia: due arresti; allerta terrorismo su voto
polizia-franceseL’ombra del terrorismo sulla campagna elettorale per le presidenziali in Francia. A cinque giorni dal primo turno di domenica prossima, le forze di sicurezza hanno arrestato a Marsiglia due persone sospettate di preparare un attentato. I due uomini, di 29 e 23 anni, secondo le autorita’ francesi, stavano predisponendo un’azione alla vigilia del primo turno delle elezioni. I due arrestati sono di nazionalità francese, originari della Francia del nord e si sarebbero radicalizzati in carcere. Secondo le autorita’ di sicurezza francesi l’attentato da parte dei due estremisti islamici era “certo e imminente”. Durante le perquisizioni effettuate a Marsiglia dopo gli arresti sono state trovate armi ‘lunghe’ e ‘corte’ e materiale esplosivo. Il ministro dell’Interno, Matthias Fekl, ha detto che l’intenzione dei presunti attentatori era quello di portare a termine un attacco “nei prossimi giorni sul territorio francese”. Alcuni dei candidati erano stati allertati giovedì scorso della minaccia di un attentato terroristico imminente sulla campagna elettorale: agli uomini della scorta dei singoli candidati erano state distribuite le foto dei due uomini arrestati a Marsiglia.

La fotografia dei due sospettati era stata distribuita la settimana scorsa agli uomini della scorta di Emmanuel Macron e di Marine Le Pen: “Il mio servizio di sicurezza ha ricevuto le foto giovedì”, ha confermato la leader del Fn. E lo stesso staff di Macron ha fatto sapere di avere avuto l’informazione venerdì scorso. Erano stati allertati anche gli uomini del candidato della destra repubblicana, Francois Fillon. E dopo l’arresto dei due sospetti le autorità di sicurezza hanno deciso di rafforzare la scorta allo stesso Fillon. Secondo fonti investigative uno dei due arrestati aveva un fotomontaggio con l’immagine di Fillon, una bandiera dell’Isis e un mitragliatore e la scritta “La legge del taglione”. Dall’inizio del 2016, secondo fonti del governo citate da France presse, le forze di sicurezza hanno sventato una ventina di progetti di attentato: più di 50 mila poliziotti e gendarmi, con l’appoggio dei militari impegnati nell’operazione ‘Sentinelle’, saranno mobilitati nei prossimi giorni per garantire la sicurezza dei seggi. La Francia si trova in stato di massima allerta terrorismo a partire dagli attentati del 2015 contro la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo, ma secondo i sondaggi le principali preoccupazioni dei francesi non sono la sicurezza o il terrorismo ma il lavoro e il potere d’acquisto. Ma gli analisti avvertono che nel caso in cui il paese dovesse trovarsi di nuovo di fronte ad una ondata di attentati come quelli di due anni fa, le decisioni dei francesi potrebbero cambiare.

Rugby. 6 Nazioni: Italia KO con la Francia. Buone intenzioni ma poca tecnica

italiafranciabuonaIl cielo azzurro ed un forte vento hanno accolto i tifosi francesi masicciamente convenuti a Roma. La Francia, allenata da Guy Noves, uno dei tecnici che nell’ultimo quarto di secolo hanno fatto la storia del rugby europeo e mondiale, si presenta come una squadra dalle grandi individualità. Ed anche se nei precedenti 39 incontri tra Italia e Francia, gli azzurri erano prevalsi solo 3 volte, il fatto che la Francia nel corso del Torneo 6 Nazioni di quest’anno non avesse mai vinto fuori casa, lasciava ben sperare.

Ed in effetti partiamo bene e con Canna e Fuser ci posizioniamo immediatamente nei 22 metri dalla meta avversaria; una serie di passaggi veloci tra Favaro, Gori, Canna e Parisse ed al 2′ siamo sorprendentemente già in meta con Parisse. Purtroppo Canna da posizione facile spreca e non trasforma. L’Italia è comunque in vantaggio 5-0.

I coqs non ci stanno e si proiettano in attacco: proviamo a rispondere in modo ordinato ma le nostre buone intenzioni tattiche non sono accompagnate da una altrettanto valida tecnica e così, quando proviamo a rilanciare l’ovale fuori campo, non ci riusciamo e lo consegniamo nelle mani degli avversari. Basta poco per metterci in difficoltà ed al 8′ un calcio di punizione in favore della Francia viene realizzato da Lopez: i francesi accorciano le distanze e si portano sul 5 a 3.

In questa fase di gioco siamo comunque ancora molto reattivi e riusciamo a capovolgere facilmente il fronte grazie anche alle aperture sulle fasce: dopo aver sfiorato al 10′ la meta con Esposito, induciamo i francesi in errore. Punizione per noi e l’ovale calciato da Canna si infila tra i pali: al 16′ Italia 8 – Francia 3.

I bleus reagiscono pesantemente e ci superano con un uno-due formidabile. Prima, al 18′, una punizione segnata da Lopez e poi, al 20′, a causa di una nostra mancanza difensiva, arriva la meta di Fickou, trasformata dal solito Lopez. E così i francesi passano in vantaggio: Italia 8 – Francia 13.

Dopo questo colpo terribile per i nostri, il gioco si sviluppa a metà campo anche se siamo più noi che loro ad esplorare la profondità. Riusciamo ancora a mettere pressione e ad indurre in errore l’avversario: un vantaggio a nostro favore viene trasformato da Canna al 27′ e consente di accorciare le distanze. Subito dopo, però, iniziamo a commettere errore grossolani per questo tipo di competizioni: come quando i nostri giocatori in mischia ordinata si tirano indietro e poi si stappano, costringendo il giovane e preparato arbitro neozalendese O’Keeffe a concedere una punizione a favore dei francesi: Lopez non sbaglia ed infila i pali. Il parziale è Italia 11 – Francia 16. Su questo parziale si conclude la prima frazione di gioco. L’Italia mostra di voler vincere ma non ha sufficienti capacità tecniche: anche la strategia no-ruck che aveva proposto efficacemente contro l’Inghilterra, talvolta replicata nel corso di questo incontro, non dà i risultati sperati.

Nel secondo tempo ritorniamo in campo senza la giusta concentrazione e, al venir meno delle forze fisiche, iniziano a giocare solo i bleus. Poco da segnalare da parte nostra se non un bel placcaggio di Padovani che ci salva da una meta avversaria praticamente già fatta. Mentre la nostra prima linea è in asfissia e la seconda linea soffre, la Francia ammazza la partita con tre mete: Vakatawa al 47′, Picamoles al 66′ ed addirittura Dulin al 76′. Seguono puntuali le trasformazioni di Lopez e così ad un minuto dalla fine della partita siamo sul parziale di Italia 11 – Francia 40. Da evidenziare nel frattempo qualche brutto episodio di spintoni e buffetti fra i giocatori, sintomo dell’eccessivo nervosismo in campo.

Ad un minuto dallo scadere del secondo tempo, l’Italia non ha segnato un punto in questa frazione di gioco, complice anche la pessima performance dell’esordiente ala Sperandio, entrato al 72′ al posto di Padvoani, che al 77′ invece di passare l’ovale preferisce proseguire in una sterile azione personale, impedendo all’Italia di segnare una meta. Meta che alla fine comunque arriva grazie ad una bellissima prova di coraggio di Angelo Esposito, fra i più validi giocatori azzurri. Canna stavolta non sbaglia e così concludiamo la partita sul finale di Italia 18 – Francia 40.

Due mete per l’Italia, quattro per la Francia, la nostra Nazionale ha sprecato nel primo tempo ed è crollata, come al solito, nel secondo tempo. Italia caparbia, ma incapace di concretizzare. Ancora si sono visti errori grossolani, una difesa eccessivamente debole con troppi placcaggi persi e poca fantasia tattica in attacco, dove i banali dritto per dritto non consentono di guadagnare metri. Dopo quattro partite disputate, l’Italia è ancora a zero punti. Per l’ultima partita del Torneo, che l’Italia disputerà sabato prossimo in Scozia, urge essere determinatissimi a vincere.

Al. Sia.

Intervista a Kelly Rolleston. Rugby a XIII potrebbe salvare il XV

italia francia

Per gli Azzurri, dopo il “particolare” match di Londra, è tempo di Francia (ore 14.30, diretta DMAX dalle 13.50). Si riparte, quindi, da una partita con l’Inghilterra che per diversi osservatori si poteva vincere. L’ennesima incompiuta da archiviare.
Ma il tormentone che circola da oltre una settimana è “cosa avrà escogitato il team di Conor O’Shea”? Perché qualcosa ci si deve inventare per battere i transalpini specialmente oggi che Guy Noves gli ha riportati all’antico sfarzo. Se non sono tornati al “rugby méthode champenoise”, ci siamo quasi. Mischie granitiche, tre-quarti indomabili è sempre stato il cliché. Ed è su questo “abbecedario” che si basano le nozioni di Noves. Trentotto scontri diretti e tre sole le vittorie italiane, l’ultima nel 2013, e qualcuna sfiorata. Gli azzurri, alla disperata ricerca di un centro di gravità permanente, tenteranno l’impresa di riportare la vittoria dopo due anni di sconfitte assolute nel Sei Nazioni. Cambi obbligati rispetto alla squadra scesa in campo a Twickenham. L’infermeria ha costretto O’Shea a scelte vincolate e così a tallonatore torna Ghiraldini al posto di Gega a guida di una prima linea che sarà sicuramente sollecitata dai francesi, Canna sostituirà Allan affiancando Gori in mediana, mentre Esposito si occuperà dell’ala. Grande attesa nella conferma dei centri azzurri dopo la bella prestazione in Inghilterra certi che McLean e Campagnaro saranno sicuramente chiamati a fare gli “straordinari” difendendo e offendendo in quella che è la zona nevralgica del gioco d’Oltralpe. Anche in panchina c’è una novità assoluta. Nella bolgia dell’Olimpico potrebbe esordine Luca Sperandio, l’ala della Benetton classe 1996, a detta degli esperti, sicuro talento.

Abbiamo sentito Kelly Rolleston per una chiacchierata anche fuori dagli schemi essendo uomo di rugby a 360°. Mastica sia Union, sia rugby League. Neozelandese di nascita è l’attuale allenatore del Rugby Piacenza per il rugby a XV e della nazionale di rugby a XIII italiana. Con una carriera durata un ventennio, ha ricoperto il ruolo da “estremo” giocando sia in Italia, sia in Francia, dove ha contribuito a portare il Castres alla finale di Challenge Cup 1999/2000. Un utily-back di carattere, con grande acume tattico e un senso vivissimo nella segnatura, fosse la meta come il calcio. Regole permettendo, sarebbe potuto essere “l’equiparato” che in quegli anni cercavamo, sicuramente capace di togliere diverse castagne dal fuoco alla nazionale italiana.

Oggi a Roma c’è la Francia, cosa dobbiamo aspettarci da questo confronto?
Alla fine, come sempre, sarà molto difficile. Dopo alcuni anni di un quasi decadimento e formazioni non sempre “migliori”, la Francia di Noves, è tornata ad essere una squadra tecnica, di estrema fisicità che gioca con piacere. Questo é sufficiente per creare problemi a chiunque quindi attendiamoci un confronto durissimo in tutti i sensi dove l’attenzione ai particolari faranno la differenza.

Ma quando hai visto che a Twickenham non “contestavamo” il pallone cosa hai pensato?
E’ stata una scelta corretta, non sono d’accordo con le “lamentele” di Eddie Jones (CT Inghilterra ndr) perché quanto hanno fatto, gli Azzurri è regolare e fa parte del gioco. Bisogna anche premiare l’arbitro per la lettura che ha dato. Certo, non credo che rivoluzionerà il gioco del rugby, alcuni anni fa fu utilizzato anche dai Chiesf (club neozelandese che milita in Super 15), ma è assolutamente adottabile di tanto in tanto secondo l’avversario che hai di fronte. Ci sono dei nodi da affrontare e con questa difesa hai creato spazi ed è la tattica giusta. Ripeto, non è tipico ma funziona.

Campagnaro ma anche altri giocatori stanno dimostrando quanto abbia giovato la scelta di giocare all’estero. Per chi è arrivato dall’altra parte del Mondo la visione è per le franchigie italiane o per far crescere i giocatori in club stranieri?
I risultati delle franchigie italiane (Zebre e Benetton ndr) fanno indubbiamente capire quanto facciano fatica. Giocando all’estero hai la possibilità di vivere un rugby veramente strutturato ma è anche vero che alcuni Paesi, vedi il Galles, stanno chiedendo ai propri giocatori di rientrare perché ci sono chiari vantaggi come il poter giocare insieme conoscendosi meglio. Poi giocare il Top 14 (massimo campionato francese ndr) il livello è così alto che la crescita è naturale mentre diverso è se non vinci nel Top12 (campionato celtico dove sono state ospitate le due franchigie italiane).

Si vedono piloni e seconde linee straniere veloci quanto i nostri tre-quarti. Un tasto dolente sono anche le proprietà fisiche?
La base sono i bambini che praticano il rugby, questa è la materia prima. La preparazione iniziale è essenziale per il tipo di sviluppo che avranno.Il difficile è nel tempo da dedicare al rugby ed il complicato è la qualità che gli si dedica. Ho visto una squadra di pallanuoto russa under8 che faceva cose che qui non fanno gli under16. Sono favorevole alle Accademie. Nel rugby italiano si deve alzare il livello dei campionati e per questo servono centri di formazione. Altrimenti ci si deve accontentare che di tanto in tanto nasca qualche buon giocatore.

Anche nel XV dell’Emisfero Nord si attinge dal XIII, che siano tecniche di gioco come giocatori. Quanto è penalizzante il fatto che in Italia sia pressoché assente?
E’ un fattore che oggi giorno si sconta. Dev’essere chiaro come siano due sport diversi ma chi li “gioca” entrambi da un vantaggio importante alla propria squadra. Il contributo che danno al XV i giocatori provenienti dalla Rugby League è evidente. Un esempio è l’importanza della tecnica di Te’o nella nazionale inglese. Sono arrivato del rugby league italiano nel 2010 e ad oggi non si può dire che in Italia sia veramente decollato limitandosi ad un campionato estivo.

Gli Azzurri a XIII potrebbero dare un contributo al XV?
Credo proprio di sì. La nazionale azzurra in League è composta praticamente da giocatori italo-australia, orgogliosi delle loro origini. Atleti veramente preparati di gran qualità e degni di attenzione come Tedesco fra i migliori tre-quarti del campionato NRL. Ed essere considerato tale in Australia significa veramente di possedere qualità elevate.
Gower passò dal XIII al XV giocando un 6Nazioni con gli Azzurri, ora Mirco Bergamasco fa parte della nazionale a XIII, si parla però di giocatori a fine carriera. L’impedimento maggiore è che questi ragazzi militano in NRL, professionisti con contratti importanti e spostarsi in Europa potrebbe risultare non agilissimo.

Per l’imminente Coppa del Mondo di Rugby League quale speranze ci sono per l’Italia?
Nel girone di qualificazione europeo la sconfitta contro il Galles ci ha relegato al secondo posto ma battendo nettamente la Russia siamo riusciti a qualificarci per la fase finale. Siamo consci di essere in un girone difficile con Fiji e USA ma la speranza è fare un passo in avanti e qualificarci per la fase successiva.

ITALIA 15 Edoardo PADOVANI, 14 Angelo ESPOSITO, 13 Michele CAMPAGNARO, 12 Luke MCLEAN, 11 Giovanbattista VENDITTI, 10 Carlo CANNA, 9 Edoardo GORI, 8 Sergio PARISSE, 7 Simone FAVARO, 6 Abraham STEYN, 5 Andries VAN SCHALKWYK, 4 Marco FUSER, 3 Lorenzo CITTADINI, 2 Leonardo GHIRALDINI, 1 Andrea LOVOTTI. CT Conor O’Shea a disposizione16 Tommaso D’APICE, 17 Sami PANICO, 18 Dario CHISTOLINI, 19 George BIAGI, 20 Maxime Mata MBANDA’, 21 Giorgio BRONZINI, 22 Tommaso BENVENUTI, 23 Luca SPERANDIO.

FRANCIA 15 Brice DULIN, 14 Noa NAKAITACI, 13 Remi LAMERAT, 12 Gael FICKOU, 11 Virimi VAKATAWA,10 Camille LOPEZ, 9 Baptiste SERIN, 8 Louis PICAMOLES, 7 Kevin GOURDON, 6 Fabien SANCONNIE, 5 Yoann MAESTRI, 4 Julien LE DEVEDEC, 3Rabah SLIMANI, 2Guilhem GUIRADO, 1Cyril BAILLE. Ct Guy NOVES a disposizione: 16 Christopher TOLOFUA, 17 Uini ATONIO, 18 Eddy BEN AROUS, 19 Paul JEDRASIAK, 20 Bernard LE ROUX,, 21 Antoine DUPONT, 22 Francois TRINH-DUC, 23 Yoann HUGET

IL TESTIMONE

draghi 3Una giornata segnata dalla debolezza delle borse europee che riprendono fiato dopo la testimonianza del governatore della Bce Mario Draghi alla Commissione per gli affari monetari ed economici del Parlamento europeo.
Le affermazioni di Draghi guardano a un miglioramento della situazione economica dell’Eurozona, ma restano comunque caute al riguardo.
La “ripresa resistente” con l’aumento negli ultimi due anni del pil procapite del 3% nell’eurozona, il sentimento economico al top da 5 anni e la disoccupazione al 9,6%, il livello più basso da maggio 2009, “sono passi nella giusta direzione ma sono solo i primi passi”, afferma il presidente della Bce all’Europarlamento, sottolineando che “dobbiamo continuare su questa strada”. “Le decisioni di politica monetaria prese in dicembre”, ha quindi sottolineato, “sono quelle giuste nel contesto attuale”. Rispondendo a una domanda sulla possibilità di un ritorno al protezionismo a livello globale afferma: “Guardiamo con preoccupazione a annunci di potenziali misure protezionistiche”. E sull’Europa ha aggiunto: “L’Ue è stata creata sulle basi del libero scambio – dovremo giudicare quando vedremo quello che è stato annunciato”.
“L’idea di ripetere le condizioni che hanno portato alla crisi finanziaria è qualcosa di molto preoccupante”, e “l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è l’allentamento delle regole”. È il monito del presidente della Bce in riferimento all’intenzione Usa di modificare le regole del settore finanziario. “Il fatto che non abbiamo visto svilupparsi rischi per la stabilità finanziaria è una ricompensa per le azioni intraprese da regolatori e legislatori sin dallo scoppio della crisi”, ha sottolineato.
“Diversamente da una percezione diffusa, le condizioni economiche dell’eurozona sono stabilmente migliorate” ma “i rischi per le previsioni dell’eurozona restano al ribasso e sono prevalentemente legati ai fattori globali”. Draghi spiega che le decisioni di dicembre “definiscono un equilibrio tra la nostra fiducia crescente” sulle prospettive dell’eurozona, e “allo stesso tempo, alla mancanza di un chiaro segno di convergenza dei tassi d’inflazione”.
L’inflazione in aumento, infatti, sta causando frustrazione in alcuni Paesi – in testa la Germania – mentre la lenta uscita dalla crisi finanziaria sta alimentando un intenso mormorio sull’integrazione europea. Non aiuta poi la presidenza della Casa Bianca di Donald Trump che sta minacciando di strappare gli accordi commerciali già esistenti, e l’incertezza politica del Vecchio Continente che vede dopo anni alle elezioni europee di quest’anno un’ascesa di partiti estremisti.
Draghi ha anche espresso le sue preoccupazioni sul “pericolo populista” che minaccia l’abbandono dell’euro, ricordando il Trattato di Maastricht che fu una “decisione coraggiosa” e “segnò ‘una nuova tappa nel processo dell’integrazione europea’”. Alla vigilia del 25esimo anniversario dello stesso Trattato, Draghi ricorda che “con la moneta unica abbiamo forgiato bond che che sono sopravvissuti alla peggiore crisi economia dalla Seconda guerra mondiale”. “È facile sottostimare la forza di questo impegno” politico, ha ammonito, “che ci ha tenuto insieme per 60 anni” in “tempi difficili”.
“L’euro è irrevocabile, questo dice il Trattato”, afferma durante il suo intervento all’Europarlamento e quanto a un’Unione a più velocità, Draghi, dopo aver rilevato che “non è ancora chiaro” che cosa è stato detto a Malta, ha osservato: “È un concetto ancora da sviluppare, una visione appena abbozzata su cui non sono in grado di esprimere alcun commento, almeno al momento”. “Non siamo manipolatori della moneta”. Così, in italiano, il presidente della Bce Mario Draghi ha risposto all’eurodeputato Marco Zanni (Enf) sulle critiche alla Bce del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. “Le politiche monetarie fatte riflettono le diverse posizioni nel ciclo economico dell’eurozona e degli Usa”, ha sottolineato, ricordando che nel 2013 il tasso di cambio euro/dollaro era a 1,40 e che già allora la Germania aveva un surplus commerciale del 6% con gli Usa.
Nonostante l’intervento incoraggiante di mario Draghi, Piazza Affari dopo essersi ripresa continua la sua discesa (-1,9%) e resta la piazza peggiore in Europa. Ad appesantire il Ftse Mib sono dalla mattina i titoli del comparto bancario, con le azioni di Unicredit che nel giorno dell’avvio dell’aumento di capitale flettono del 5% (-14% i diritti). Male anche Bper (-5,7%), Banco Bpm (-4,5%), Mediobanca (-3,3%), Fineco (-3,4%), Ubi (-3%). In calo anche Unipol (-4%) e Unipolsai (-3,1%). Giù Leonardo (-2,8%) e Generali (-2,9%). Fanno bene solo Cnh (+3,1%) e Telecom.
(+1,5%).
Ma a preoccupare ancora di più è la corsa al rialzo dello spread. Il differenziale di rendimento tra il Btp e il Bund vola a 200 punti base, toccando questa soglia per la prima volta da febbraio 2014. Il tasso sul decennale del Tesoro cresce al 2,35%. A pesare non solo l’incertezza economica, ma anche l’approssimarsi del pronunciamento di Moody’s, che ha un outlook negativo sul rating Baa2, atteso per venerdì 10 febbraio.
In cattive acque sullo spread con l’Italia anche la Francia. Dopo che la leader del National Front, Marine Le Pen, nel suo discorso elettorale ha annunciato che se diventerà presidente negozierà l’uscita della Francia dall’euro, lo spread Francia-Germania — ovvero il differenziale di rendimento tra i titoli decennali francesi e quelli tedeschi — si è allargato a 72 punti base, col tasso sul titolo francese a 10 anni all’1,10%, ai massimi da marzo 2013.

Migranti. ‘Muro’ europeo per bloccare la rotta dalla Libia

migranti-in-libiaChiusa la rotta balcanica, i migranti in fuga dalla miseria e dall’instabilità politica di molti paesi africani non hanno altra scelta che mettersi nelle mani dei trafficanti libici senza scrupoli e cercare di attraversare il Mediterraneo diretti in Italia, passando per la Libia. L’Europa però ora è pronta a chiudere anche la rotta del Mediterraneo. L’appuntamento è al vertice informale del 3 febbraio a La Valletta, durante il quale Federica Mogherini e la Commissione presenteranno il piano per frenare i flussi dalla Libia all’Italia, migliorare le condizioni dei migranti nei campi libici e favorire i ritorni ma anche garantire le richieste di asilo. Alla Libia verranno forniti i mezzi per avere un “ruolo centrale” nel controllo e nei salvataggi nelle acque territoriali, con il coordinamento dell’operazione Sophia. Tra i punti principali, il completamento dell’addestramento della guardia costiera libica e la fornitura dei mezzi navali necessari per avere un “ruolo centrale” nel controllo e nei salvataggi nelle acque territoriali, riportando i migranti sulla costa, in collegamento con un Centro di coordinamento operativo in primavera con le informazioni dell’Operazione Sophia e di Italia, Malta, Grecia, Cipro, Francia, Spagna e Portogallo. Il piano Ue propone poi almeno 200 milioni di finanziamenti di progetti in Libia e punta a rafforzare la frontiera sud aumentando anche la cooperazione con Egitto, Tunisia e Algeria per evitare che si creino rotte alternative.
Altro punto rilevante del piano, la proposta di incrementare la cooperazione con la Iom e lo Unhcr, ma anche con le municipalità libiche per migliorare le condizioni di vita nei campi in Libia che vengono definite come “inaccettabili” e “molto lontane dagli standard internazionali” e da una parte favorire i ritorni ai paesi di origine per i migranti economici che non possono restare in Libia e non hanno speranze di raggiungere l’Europa, dall’altra assicurare che possa ottenere protezione chi ha diritto all’asilo.
Per il controllo della frontiera sud, attraverso la quale passano i flussi, la Ue intende aumentare il lavoro con i paesi già coinvolti nei ‘compact’ come Niger e Mali, ma anche con il Ciad. Inoltre propone di rafforzare ulteriormente l’operatività della missione Eucap Sahel operativa ad Agadez, ma anche valutare i progetti per dare un’alternativa economica alla regione nel Niger settentrionale che attualmente di fatto vive del contrabbando di esseri umani. “A lungo termine” si propone di valutare se una missione civile e di sicurezza della Ue possa sostenere una guardia di frontiera libica eventualmente con un’azione combinata della Guardia di frontiera europea “per migliorare il monitoraggio ed il flusso informativo”.
Nonostante i buoni propositi, a far discutere è non solo l’instabilità politica libica, ma anche i numerosi racconti e reportage sulle condizioni e le vessazioni a cui sono sottoposti i profughi che passano dalla Libia. Poco tempo fa è stato pubblicato anche un dossier delle Nazioni Unite che evidenzia un calvario continuo di queste persone che restano intrappolate nel territorio libico, ma che ora rischiano anche dopo essere riuscite a scappare verso l’Europa di essere rimpatriate. “La situazione dei migranti in Libia fa emergere una crisi dei diritti umani. Il collasso del sistema di giustizia ha provocato uno stato di impunità nel quale gruppi armati, bande criminali, contrabbandieri e trafficanti controllano il flusso dei migranti attraverso il paese”, si legge nel dossier. Con la complicità, si aggiunge, di funzionari governativi: “La missione Onu in Libia (Unsmil) ha ricevuto informazioni attendibili che alcuni esponenti di istituzioni statali e alcuni funzionari locali hanno partecipato al sistema di contrabbando e traffico”. E ancora: “La compravendita di migranti è una pratica abituale. Detenzione, sfruttamento, lavoro forzato per potersi pagare il viaggio. E sono le donne a pagare il prezzo più alto”.
Intanto la Commissione Ue raccomanda al Consiglio europeo di autorizzare Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia a mantenere per altri tre mesi i controlli temporanei in vigore presso determinate frontiere interne Schengen. “Nonostante la graduale stabilizzazione della situazione e l’attuazione di una serie di misure proposte dalla Commissione per migliorare la gestione delle frontiere esterne, Bruxelles ritiene che non siano soddisfatte le condizioni della tabella di marcia ‘Ritorno a Schengen’ per ristabilire il normale funzionamento dello spazio Schengen”.

Hollande non si ricandida alle Presidenziali francesi

François Hollande 1Per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica francese un Presidente rinuncia a ricandidarsi, senza motivi legati a malattie o all’età. François Hollande non correrà per un secondo mandato all’Eliseo. Dopo giorni di suspence, e di voci in circolazione sui media, su una possibile candidatura alle elezioni presidenziali che avranno luogo nella primavera del 2017, il presidente più impopolare nella storia della quinta Repubblica francese ha assicurato che non si candiderà per la seconda volta.
Da fonti dell’Eliseo si è appreso che fino all’ultimo nessuno dei collaboratori di Hollande era al corrente delle intenzioni del presidente. Tutti, spiega una fonte, sono stati colti di sorpresa. Il Presidente ha fatto un veloce bilancio della propria presidenza in diretta alla tv poco dopo le 20, giovedì sera, riconoscendo anche i suoi errori. E aggiungendo alla fine che non farà il grande passo. Il mondo politico francese ha accolto con sorpresa, approvazione e qualche rimpianto l’annuncio di Hollande.
Con la sua popolarità ai minimi (al 4% in un’ultima inchiesta, a fine ottobre) era inevitabile che Hollande non si candidasse alle prossime presidenziali, nonostante il vortice di voci contrarie in questo senso degli ultimi giorni. Il presidente ha cercato nel suo discorso di difendere il proprio bilancio, soprattutto dal punto di vista economico-sociale, riconoscendo anche i suoi errori, soprattutto quando aveva proposto la decadenza della nazionalità per i jihadisti: “Credevo che quell’iniziativa avrebbe unito il Paese. E, invece, l’ha diviso”.
“È la scelta di un uomo di Stato”, così il premier francese Manuel Valls ha commentato in un comunicato la decisione di Hollande. “Voglio comunicare a François Hollande la mia emozione, il mio rispetto, la mia fedeltà e il mio affetto”, ha scritto Valls. “Conosco il suo coraggio, il suo sangue freddo, quello di un grande dirigente che ha saputo affrontare delle prove dolorose per la Francia – ha aggiunto Valls – L’ha fatto con una preoccupazione costante, proteggere i nostri cittadini, riformare il nostro paese, assicurare il suo risanamento nella giustizia. L’azione prosegue e non dubito che questi cinque anni saranno apprezzati nel suo giusto valore: 5 anni di progresso per la Francia e i francesi”. François Fillon, il candidato della destra, ne loda la lucidità: “Questa sera il presidente della Repubblica ammette lucidamente la sua evidente sconfitta che gli impedisce di proseguire”. Parla di lucidità anche Nathalie Kosciusko-Morizet, unica donna candidata alle primarie della destra: “È la decisione più lucida dei suoi cinque anni, quasi logica quando si leggono i sondaggi e le alleanze che si sono costituite contro di lui”.

Marilena Selva