Spd. Sulla grande coalizione la parola alla base

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Una volta raggiunto l’accordo fra i conservatori di Angela Merkel e i socialdemocratici per una nuova Grosse Koalition, in Germania l’ultima parola spetta alla base della Spd. I 463.723 militanti che risultavano iscritti al partito il 6 febbraio potranno votare per dire sì o no all’intesa: si tratta di persone di almeno 14 anni, non necessariamente originarie della Germania.

La consultazione interna si terrà dal 20 febbraio al 2 marzo, il voto sarà espresso via posta e un risultato dovrebbe essere annunciato il 4 marzo. Difficile prevedere l’esito: nonostante la direzione del partito si sia schierata apertamente a favore dell’accordo, e nonostante le concessioni importanti da Merkel alla Spd, si preannuncia un risultato combattuto. A gennaio i circa 640 delegati della Spd, cioè i quadri del partito, avevano già fatto emergere le loro divisioni approvando solo con il 56% l’apertura dei negoziati per un nuovo governo di Grosse Koalition, o ‘GroKo’ come la chiamano i media. Uno schiaffo per il leader Spd Martin Schulz, il quale mercoledì ha annunciato che lascerà la presidenza del partito e mira a ricoprire il ruolo di ministro degli Esteri nel nuovo esecutivo.

Il leader dei giovani Spd contro la Groko
Il leader dei giovani della Spd, Kevin Künhert, è diventato il portabandiera dei socialdemocratici contrari a una riedizione della GroKo. Recentemente ha lanciato una campagna di adesione alla Spd con l’unico obiettivo di attirare dei membri ostili a un’alleanza con la destra, e in poche settimane il partito ha ottenuto circa 25mila nuove iscrizioni.

Se base spd dice sì
Se la base della Spd voterà sì alla nuova Grosse Koalition, Angela Merkel nel mese di marzo dovrà essere eletta cancelliera dal Bundestag per un quarto mandato. In questa eventualità, la sua candidatura verrà presentata formalmente dal presidente Frank-Walter Steinmeier e dovrà ottenere il sostegno della maggioranza assoluta dei parlamentari. A quel punto il capo dello Stato dovrà nominare i ministri su proposta della cancelliera. L’esecutivo, dunque, potrebbe essere in funzione già nella seconda metà di marzo, cioè circa sei mesi dopo le legislative, un record. Il quarto mandato di Merkel dovrebbe terminare, di norma, nell’autunno del 2021.

Se base Spd dice no
Se la base della Spd votasse invece no all’accordo per una nuova Grosse Koalition, la Germania cadrebbe in una situazione politica inedita e difficile: o un governo di minoranza, sempre a guida Merkel, oppure il ritorno alle urne. In questa eventualità gli scenari sono regolati dall’articolo 63 della Costituzione tedesca.

L’articolo 63 della costituzione
La Carta prevede che il capo dello Stato proponga ai deputati un candidato alla cancelleria, che nel caso preciso sarà con ogni probabilità Angela Merkel dal momento che i conservatori sono arrivati in testa alle legislative: se Merkel dovesse fallire nel tentativo di raccogliere una maggioranza assoluta al Bundestag un secondo voto si potrà tenere nei 14 giorni successivi; in caso di nuovo fallimento, in un terzo voto le sarà sufficiente la maggioranza semplice per essere eletta. A quel punto Steinmeier avrà sette giorni di tempo per decidere se nominare Merkel cancelliera per guidare un governo di minoranza. In caso contrario, può sciogliere il Bundestag e indire nuove elezioni.Nei fatti sarebbe Merkel a decidere quali dei due scenari preferisce, cioè se il governo di minoranza o il ritorno alle urne. Ma dal momento che la cancelliera ha detto che non intende governare senza una maggioranza chiara, la dissoluzione del Parlamento sembra l’opzione più probabile in caso in cui la Grosse Koalition dovesse saltare. Nuove elezioni si dovrebbero allora celebrare nei 60 giorni successivi.

La Spd a congresso. Schulz: “Rinnovare il partito”

schulz-620x372Si è aperto oggi a Berlino il congresso dei socialdemocratici tedeschi, che dovrà stabilire definitivamente se affrontare i colloqui con l’Unione di Angela Merkel, per un’eventuale riedizione della Grosse Koalition. Restano comunque tutte le opzioni nella mozione che il presidio del partito presenta alla base. E il futuro di Martin Schulz come leader dipende dall’esito della votazione sul governo, ha spiegato il direttore generale del gruppo parlamentare Carsten Schneider.

“Se in una questione così decisiva l’indicazione del presidente del partito fallisse, non ci sarebbe più bisogno di presentarsi alla guida del partito”, ha affermato. Schneider è però ottimista: “credo che i socialdemocratici siano abbastanza intelligenti e democratici da rendere possibili i colloqui”. La Germania ha votato il 24 settembre e l’Spd è crollata al 20,5%. Dalla sera stessa delle elezioni, Schulz ha affermato che avrebbe portato il partito all’opposizione, ma il fallimento dei colloqui Giamaica (fra Unione, liberali e verdi) ha indotto ad una revisione della sua posizione. Sul partito hanno fatto pressione il presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier, e anche i vicini europei, in particolare il presidente francese Emmanuel Macron e greco Alexis Tsipras.

Aprendo il congresso dell’Spd Martin Schulz ha chiesto scusa per la sconfitta elettorale, e se ne è assunto la responsabilità, ma poi ha chiesto “fiducia” per migliorare la situazione. “Siamo atterrati da dove siamo partiti, il 20,5%. Io porto la responsabilità per questo risultato elettorale e chiedo scusa. Ma in qualità di presidente del partito vi chiedo fiducia per poter migliorare la situazione”, ha continuato, sottolineando la necessità di “rinnovare” il partito.

“Un anno così non l’ho mai vissuto nella mia carriera politica. E un anno così non te lo togli semplicemente di dosso”, ha anche detto Schulz. Il leader Spd ha poi sottolineato: “Non abbiamo perso solo le ultime elezioni, abbiamo perso le ultime quattro elezioni”. Schulz ha però anche sottolineato di aver capito in questi mesi quanto “vitale” sia il partito, e quanta “voglia di fare” ci sia. L’Spd deve essere “più connessa anche all’interno”, “deve essere più giovane, più femminile, più variegata”. E ancora: “Non dipende da Angela Merkel la situazione del nostro partito, né dal neoliberalismo, né dai media. La situazione del nostro partito ci compete”.

E allargando lo sguardo al di fuori dei confini nazionale, il leader socialdemocratico tedesco Martin Schulz ha detto di volere gli Stati Uniti d’Europa entro il 2025. Ma ovviamente il punto centrale del congresso verte sulla opzione di una riedizione della grande coalizione. “Non dobbiamo governare a tutti i costi, ma non dobbiamo neppure a tutti i costi non voler governare. Decisivo è cosa riusciamo a imporre”. Ha detto a proposito Martin Schulz e presentando alla base la mozione del presidio che propone colloqui dal risultato aperto con l’Unione, per sondare “in quale forma dare un contributo” al governo del Paese. “Non c’è alcun automatismo in alcuna direzione”, ha aggiunto.

Un congresso in cui si susseguono le dichiarazioni a favore e contro l’apertura ai colloqui con l’Unione (Cdu-Csu) che preludono una coalizione di governo, ma i big del partito sono a favore. “Non regaleremo niente”, ha detto la capogruppo del partito al Bundestag, Andrea Nahles. “Abbiamo un programma e intendiamo seguirlo”, ha proseguito. Merkel ci ha tenuti lontani, nel “retrobottega” della politica, nella scorsa legislatura e così non deve più essere, ha continuato la deputata, molto vicina a Martin Schulz.

Poi ha preso la parola Stephan Weil, attuale presidente della Bassa Sassonia, che ha argomentato la sua netta disponibilità ai colloqui con l’Unione citando Willy Brandt: “Prima il paese e poi il partito”. Di seguito la presidente del Meclemburgo Pomerania, Manuela Schwesig, si è mostrata cautamente aperta ai colloqui, ma senza automatismi, in linea con la posizione del leader: “Siamo aperti a colloqui ma le conseguenze dipenderanno dai risultati”, ha detto.

Per la ministra presidente della Renania Palatinato, Malu Dreyer, una “tolleranza” dall’opposizione a un governo di minoranza sarebbe la “soluzione migliore”. Nettamente contrario invece il leader dei giovani socialdemocratici (Juso), Kevin Kuehnert.

Germania, prove di grande coalizione

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Si riaffaccia in Germania l’ipotesi di una grande coalizione. La Cdu è pronta a “negoziare seriamente” su una coalizione con l’Spd, “senza precondizioni”. Lo ha detto il segretario esecutivo del partito della cancelliera Angela Merkel, Klaus Schueler, dopo la riunione di ieri tra Merkel, il bavarese Horst Seehofer e il leader socialdemocratico Martin Schulz, su invito del presidente Frank Walter Steinmeier. L’esponente del partito di Angela Merkel ha aggiunto che l’Unione non pone ostacoli alle consultazioni per una Grosse Koalition.

La sua dichiarazione segue le affermazioni di Schulz, che ha negato ci sia stato un preaccordo a favore di negoziati per una Grosse Koalition, come ha affermato Bild. Schueler ha fatto riferimento anche alle previste consultazioni ai vertici del partito e al congresso dello stesso, che si aprirà giovedì 7 dicembre.

Schulz dovrà sottoporsi alla rielezione come capo del partito, assieme al resto dei vertici, ed è previsto un acceso dibattito a proposito della Grosse Koalition. I giovani socialdemocratici si oppongono alla sua riedizione, che definiscono un “affronto” agli elettori perché in campagna Schulz aveva negato categoricamente l’eventualità di entrare di nuovo in un governo Merkel. Schulz ha tuttavia aggiunto che “nessuna opzione è esclusa”, pur ribadendo che non vuole pressioni sulla tempistica.

Le elezioni federali tedesche si sono tenute il 24 settembre e sono state vinte dalla Cdu di Angela Merkel, che tuttavia non ha i numeri per governare da sola. I negoziati a tre con Liberali e Verdi per dar vita a una coalizione «Giamaica» sono falliti per l’incompatibilità tra i partner in materia di politiche ambientali e fisco. Di fronte alla prospettiva di un voto anticipato, la cancelliera ha tentato di riallacciare le trattative con i Socialdemocratici per una riedizione della Grosse Koalition che ha guidato il Paese negli ultimi 4 anni.

Edoardo Gianelli

Germania: niente accordo, spettro di nuove elezioni

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Lo spetto di un ritorno alle urne si aggira per la Germania. Dopo il fallimento nella notte delle trattative per la formazione della coalizione Giamaica tra i centristi della Cdu di Angela Merkel, i Verdi e i Liberali, Berlino rischia di ripetere il modello Madrid: tornare al voto anticipato per l’impossibilità di formare un nuovo governo. I socialdemocratici di Martin Schulz non arretrano di un passo e ribadiscono di non voler ripetere l’esperienza della Grande coalizione che ha governato il paese nelle ultime due legislature: al termine di una riunione del direttivo del partito, il leader della Spd ha chiuso la porta alla cancelliera Angela Merkel e ha aggiunto che i socialdemocratici “non hanno paura” di tornare al voto.

Il presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier, prova ad allontanare il rischio di un ritorno alle urne e chiede ai partiti di fare ancora un altro tentativo. “Costruire un governo è sempre stato un processo difficile di dare e avere, ma il mandato di formarne uno è forse il più alto compito dato dagli elettori a un partito in una democrazia. E questo mandato rimane”, ha sottolineato Steinmeier. “Questo è il momento in cui tutti partecipanti hanno bisogno di riconsiderare il loro atteggiamento”, ha aggiunto, ricordando che “tutti i partiti politici eletti in Parlamento hanno un obbligo verso il comune interesse di servire il Paese”. Per questo, “mi aspetto da tutti una disponibilità a parlare per rendere possibile un accordo per un governo nel prossimo futuro”. Il pressing di Steinmeier ricomincerà domani, quando il presidente della Repubblica incontrerà personalmente le delegazioni di Cdu, Liberali e Verdi nella sua residenza berlinese di Bellevue tentando una ulteriore moral suasion per vagliare tutte le vie d’uscita possibili.

Ma a spingere per nuove elezioni non è solo la Spd: a chiedere che i tedeschi ritornino al voto anche la sinistra della Linke, ma soprattutto la destra nazional-populista della AfD, che ha già ottenuto un risultato clamoroso alle elezioni di fine settembre e pensa di approfittare ancora della situazione di stallo del Paese. “I vecchi partiti dell’establishment e delle lobby sono falliti miseramente”, ha detto la leader di Alternative fur Deutschland, Alice Weidel.

Escluso un ritorno alle urne, l’ipotesi in campo se la Cdu della Cancelliera non dovesse trovare un accordo con ecologisti e liberali, resterebbe solo quella di un governo di minoranza. Opzione quest’ultima che l’Europa guarda con preoccupazione. La Commissione europea fa sapere che “la stabilità e la continuità saranno assicurate” in Germania, malgrado il fallimento dei negoziati. Ma è evidente che una Germania debole in questa fase della politica europea potrebbe causare non pochi problemi. E la stessa Merkel si troverebbe fortemente indebolita.

Il fallimento dei negoziati per formare un nuovo governo a Berlino “sta causando una situazione molto difficile non solo in Germania, ma anche a livello europeo”, ha detto il ministro delle Finanze austriaco, Hans Joerg Schelling, che partecipa a una riunione del Consiglio Affari generali. “La Germania è sempre stata un grande traino dell’idea europea”, ha ricordato Schelling: “Siamo in un momento in cui cerchiamo di capire come approfondire il progetto europeo e in questo senso la Germania è un partner della massima importanza”.

Secondo il ministro delle Finanze di Vienna, “le elezioni non sarebbero un evento desiderabile”, ma un governo di minoranza rischierebbe comunque di portare la Germania al voto. “Dobbiamo rispettare il fatto che se non c’è consenso per costruire una coalizione, allora la sola opzione sarebbe un governo di minoranza che generalmente porta a nuove elezioni”, ha detto Schelling, auspicando “decisioni rapide”.

SPD. Esce Gabriel, Schulz verso la sfida con la Merkel

gabriel peter“Tutti i sondaggi hanno mostrato che gli elettori non vogliono più una grande coalizione, ma nella testa delle persone io sono proprio quella. Ecco perché Martin Schulz è l’uomo giusto”, ha spiegato nella riunione del gruppo parlamentare Spd, Sigmar Gabriel rinunciando alla candidatura alla cancelleria.
Ad anticipare la ritirata di Gabriel ci ha pensato il quotidiano tedesco “Die Zeit”, aggiungendo che l’ex candidato del Spd vorrebbe dimettersi anche dai due ruoli che attualmente ricopre: quello di segretario del partito socialdemocratico tedesco e da quello di ministro degli Affari Economici, per poi diventare ministro degli Affari esteri, quando, secondo l’accordo già raggiunto nella Grande coalizione, l’attuale ministro Frank-Walter Steinmeier diventerà, a marzo, capo dello Stato.
Salvo sorprese sarà quindi Martin Schulz, l’ex presidente del Parlamento europeo, l’avversario della cancelliera uscente Angel Merkel alle elezioni di fine settembre.
La novità arriva dopo mesi di duro confronto tra Gabriel e l’ex presidente del Parlamento europeo, dato che il segretario in carica ha tentato in ogni modo di essere lui il candidato alla cancelleria.
Nell’intervista a Stern, Gabriel ha quindi aggiunto che “per condurre davvero con successo una campagna elettorale ci sono due presupposti fondamentali: il partito deve credere nel candidato e riunirsi dietro a lui e il candidato deve volerlo con ogni fibra del suo cuore. Entrambe queste pre-condizioni non sono state presenti in misura sufficiente”. C’è anche un “motivo privato”, ha aggiunto Gabriel, riferendosi alla nascita a marzo di un nuovo figlio: “Oggi sono davvero un uomo felice. Non so se lo sarei ugualmente, se dovessi vedere la mia famiglia ancor meno di quanto mi capita adesso”, ha aggiunto.

Steinmeier, il futuro presidente tedesco

steinmeierFrank Walter Steinmeier, attuale Ministro degli Esteri tedesco e politico di lungo corso della SPD, sarà il prossimo presidente della Germania. Succederà il 12 Febbraio 2017 a Joachim Gauck, e sarà il terzo presidente socialdemocratico della Repubblica Federale, dopo Heinemann e Rau.

Nonostante i poteri del Presidente della Repubblica in Germania siano meramente rappresentativi, la nomina di Steinmeier da parte della coalizione di governo CDU, CSU e SPD, è un’enorme vittoria per i socialdemocratici tedeschi. Allo stesso certifica ulteriormente le tensioni esistenti fra la CDU e il suo partner Bavarese, la CSU, una partnership storica la cui crisi rischia di mettere in crisi un quarto mandato consecutivo come Cancelliere di Angela Merkel.

Sin da Giugno, l’attuale Presidente Federale Gauck aveva espresso la sua non disponibilità per un secondo mandato. La decisione era già nell’aria dai tempi della sua elezione nel 2012, ma, nonostante questo, non è stato possibile per la CDU di Angela Merkel trovare un candidato di Centrodestra che potesse essere eletto entro il secondo scrutinio.

Questa è infatti, nell’equilibrio politico del governo tedesco la scadenza chiave. Le forze di Centrodestra, CDU, CSU e FDP, non sono infatti in grado di esprimere una maggioranza valida per un elezione diretta nei primi due scrutini. Questo avrebbe lasciato alla SPD, insieme ai Verdi e alla Linke, la possibilità di eleggere il proprio candidato al terzo turno, quando i loro voti congiunti, sarebbero bastati per la nomina del presidente. Per evitare una sconfitta di immagine era necessario per la Cancelliera, trovare un candidato capace di catalizzare i proprio voti ed attirare quelli di un quarto partner. Nei desiderata di Merkel, quest’ultimo dovevano essere i Verdi, da cui la candidatura dell’attuale Governatore verde del Baden-Württemberg, Kretschmann.

Qui è entrato in gioco il veto della CSU, motivati dalla prossima campagna elettorale per il rinnovo del parlamento e del governo della Baviera. Nella prossima tornata elettorale, infatti, la CSU dell’attuale governatore Seehofer, rischia di perdere, a causa della crescita dell’estrema destra della AfD, la maggioranza assoluta, cosa che la costringe a cercare un’alleanza con i liberali di FDP contro la possibile coalizione Rosso-Rosso-Verde, ovvero SPD, Linke – la sinistra – e i Verdi. L’elezione di Kretschmann, figura principale dei Verdi, a presidente federale con i voti della CSU, sarebbe stato uno smacco incredibile per Seehofer, da qui il veto.

La caduta di Kretschmann, e il rifiuto dell’attuale presidente del Parlamento Lammert, ha lasciato spazio a quello che è stato un vero e proprio blitz del Segretario della SPD e Ministro dell’Economia Sigmar Gabriel: la candidatura, appunto di Steinmeier. Rifiutare la candidatura dell’attuale Ministro degli Esteri in carica, nonché vice della stessa Angela Merkel nel biennio 2007-2009, avrebbe prolungato lo stallo ben oltre la scadenza del mandato di Gauck e troppo a ridosso della campagna per le elezioni federali del 2007.

Così si è scritta un’ulteriore pagina della crescente divisione fra CDU e CSU. Anche in questo caso, come per quelle sulle politiche a favore dei rifugiati, sulle fonti rinnovabili e famiglia, tale rottura è venuta per ragioni elettorali interne alla Baviera. Proprio nel Land che da sempre garantisce al Centrodestra una strada agevolata per il governo, continuano ad arrivare stoccate e problemi per Angela Merkel. Dal canto suo la Cancelliera è riuscita a contenere i danni, Steinmeier diviene il candidato ufficiale del Governo e non più delle sinistre. Allo stesso tempo, Merkel è riuscita ad strappare il consenso anche dalle frange più conservatrici della CDU, anche esse “ribelli” da qualche mese a questa parte, le quali potevano ostacolare il voto in Parlamento del candidato socialdemocratico e consegnare Merkel ad una crisi di governo.

In tutto questo ed in vista delle elezioni federali del 2017, la SPD mette a segno un’importante vittoria d’immagine, necessaria per avere una possibilità di eleggere il primo Cancelliere Socialdemocratico dai tempi di Schröder.

Brexit. Così il Day After in Germania

Angela Merkel

BERLINO. Il tweet arriva alle 8 di mattina, breve, semplice ma significativo: si tratta di una bandiera Europea postata direttamente dal Ministero degli Esteri accompagnata dal motto “Per l’Europa”. In questo modo si è risvegliata la Germania all’indomani della vittoria dei “Leave” nel referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Passano pochi minuti ed arriva anche la dichiarazione del titolare del ministero in questione, ovvero Frank-Walter Steinmeier della SPD. In una lunga nota, egli invita a non “farsi prendere né dall’isteria né dal panico”, ma di lavorare per “tenere l’Europa assieme”. Questo, dice l’ex-candidato cancelliere social-democratico, può essere compiuto solo tramite uno sforzo comune per il rafforzamento delle politiche europee in materia di occupazione, crescita, asilo e sicurezza. Stessa soluzione viene proposta dal Presidente Tedesco Joachim Gauck, la cui dichiarazione arriva quasi in contemporanea, che invita gli stati membri dell’Unione a darsi da fare per le riforme, qualora fossero necessarie, e per la “difesa dell’Unione e dei suoi valori” di fronte alla pressione delle forze euro-scettiche presenti nel continente.

Per una riforma del processo di integrazione europeo si schiera il leader della SPD e vice-cancelliere Sigmar Gabriel. Per il segretario social-democratico, l’Europa nel suo complesso dovrebbe preoccuparsi meno della stabilità economica o del valore dell’Euro e più del benessere dei cittadini, abbandonando quella Austerity tanto criticata nel Sud dell’Europa, per maggiori investimenti: nessuno, conclude citando Jacques Delors, “si innamora del mercato interno”. Rincara la dose, Reiner Hoffmann, il leader del sindacato dei lavoratori tedeschi DGB, il quale dà la colpa all’Austerity portata avanti dal governo tedesco, e soprattutto la CDU di Angela Merkel, durante la crisi dell’Euro, della diffidenza di ampie parti della popolazione europea nei confronti dell’Unione.

Nel corso della mattinata arrivano anche le dichiarazioni dell’opposizione, ovvero dei Verdi, il terzo partito tedesco. In una intervista alla Tageszeitung, l’ex-leader Jürgen Trittin sottolinea come il no all’Europa, sia in Inghilterra come in tutta Europa, nasca dalla disaffezione delle classi più deboli economicamente al progetto europeo. Sono queste, continua, ad essere state più esposte a quelle politiche neo-liberali di cui, fra gli altri, Angela Merkel è stata nel corso degli ultimi anni alfiere e che hanno comportato vantaggi solo per le tasche dei ricchi e delle aziende. Per il politico dei Verdi, sarebbe quindi arrivato il momento di avviare una riforma in senso sociale dell’Europa.

Fin qui le forze, anche non di governo, europeiste, ma non tutta la classe politica tedesca rientra in questa categoria. Il vice-segretario di Alternative fuer Deutschland (AfD), il partito euro-scettico attualmente al 10-13% in Germania, Alexander Gauland, accusa la Cancelliera, soprattutto la sua politica di apertura delle frontiere ai profughi portata avanti anche in Europa, della Brexit. Per questo si augura un ritorno dell’Europa alla pura unione commerciale ed al rispetto delle identità nazionali. Sullo stesso registro il leader della CSU e governatore della Baviera Horst Seehofer che sottolinea come sia arrivato il momento di una maggiore autonomia in Europa delle identità nazionali, regionali e locali contro “il centralismo” per “un’Europa delle diversità”.

Intanto arriva l’apertura della borsa di Francoforte: un tragico -9% in linea con le altre borse mondiali che si è poi andato ad attestare, nel corso della giornata, al -7%. Di sicuro non è stata di aiuto la dichiarazione del presidente della Deutsche-Bank John Cryan, per il quale le conseguenze economiche e finanziarie di questo “venerdì nero per l’Europa” sono molto difficilmente prevedibili, “ma sicuramente saranno negative per tutti”.

Alle 12:30, dopo una riunione straordinaria del proprio gabinetto e, riporta l’agenzia francese AFP, un colloquio telefonico con François Hollande ed il presidente polacco del Consiglio Europeo,Donald Tusk, incomincia la conferenza stampa di Angela Merkel. Sul podio, la Cancelliera cerca di tranquillizzare mercati e cittadini esprimendo la propria fiducia incondizionata nella tenuta dell’Unione Europea: il voto britannico ha aperto sì una “frattura del processo di integrazione europea”, ma Bruxelles “è forte abbastanza per dare le giuste risposte a quanto successo”. Allo scopo di fronteggiare le conseguenze, la Merkel dichiara che ha organizzato per lunedì 27 Giugno un vertice straordinario con Hollande, Renzi e Tusk.

Non esistono comunque, continua la Cancelliera, soluzione rapide alla crisi, che richiede calma e tempo, nonché una maggiore comunicazione con i cittadini. In un momento in cui “le aspettative sull’Europa sono al massimo” è importante “comunicare bene ai cittadini, europei e tedeschi, i vantaggi dello stare nell’Unione” a fronte dei crescenti dubbi sull’operato dell’Unione soprattutto nei riguardi dell’emergenza profughi, uno dei temi usati dal “Leave” nella campagna referendaria. Su questo argomento, su cui la Merkel si è spesa sia in patria che in Europa, il governo tedesco non intende cambiare direzione per via “degli interessi particolari e delle responsabilità speciali” che ha la Germania nei confronti dei profughi. 

Finisce la conferenza stampa e il governo tedesco, come gli altri dell’Unione si mette al lavoro per fronteggiare non solo il negoziato d’uscita della Gran Bretagna, ma evitare che la Brexit scateni una reazione a catena, un timore già espresso dal Ministro delle Finanze Schaueble. A questo proposito interviene nel tardo pomeriggio di nuovo Steinmeier, secondo il quale “non esiste nessun’altro governo in Europa che abbia intenzione di intraprendere la stessa strada percorsa della Gran Bretagna”.

Di lì a poco arriva dall’Olanda, paese storicamente vicino al Regno Unito ed attraversato da pulsioni euro-scettiche, una dichiarazione a mezzo Twitter di Geert Wilders, leader del Partito della Libertà: “And The Netherlands will be next”, i Paesi Bassi saranno i prossimi”, hashtag: nexit.

Simone Bonzano

Mosca libera la Savchenko
in cambio dei due russi

CjTS3soW0AAyHhJArriva il primo scambio di prigionieri in quella guerra mai dichiarata ufficialmente, ma nei fatti avvenuta, tra Ucraina e Russia. Mosca ha infatti liberato la pilota Nadezdha Savchenko, volontaria ucraina nelle fila dei giovani nazionalisti, condannata in Russia a 22 anni per il duplice omicidio dei due reporter russi durante le prime fasi della guerra nel Donbass.

Ora la nuova eroina nazionale ucraina è in volo su un aereo militare verso Kiev dove l’attende la mamma, il presidente Poroshenko e una folla di militanti commossi, mentre Mosca aspetta l’arrivo dei due condannati russi, Yevgeny Yerofeyev e Alexander Alexandrov, accusati da Kiev di essere spie di Mosca e condannati a 14 anni di carcere.

Dai media internazionali la disponibilità russa è stata interpretata come un tentativo per appianare le dispute con gli interlocutori europei che si appresteranno a breve a discutere di nuovo delle sanzioni russe.

Il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier da sempre in primo piano per un cessate il fuoco ha così commentato: “Grande notizia per cui abbiamo dovuto lavorare per lungo tempo”.

La partita della liberazione gioca infatti a favore della top gun di Kiev che è stata candidata dalla Giovanna d’Arco ucraina, Yulia Timoshenko, e che potrebbe esasperare il mai sopito sentimento anti-russo nella politica ucraina.

Marilena Selva

Turchia. Chiusa ambasciata tedesca per rischio attentati

polizia turcaAlta tensione in Turchia dove alle notizie di queste ore sulla rivendicazione dell’attentato ad Ankara del gruppo curdo dei Tak si uniscono i timori di nuovi attacchi. I Falconi del Kurdistan (Tak) considerano l’attacco nel quale sono morte 37 persone una vendetta per l’offensiva dell’esercito turco nelle zone a maggioranza curda nel sudest del paese. I componenti del gruppo oltranzista Tak erano usciti dal Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) perché contrari a negoziare con Ankara. Sempre oggi l’ambasciata tedesca ad Ankara e il consolato tedesco a Istanbul sono rimasti chiusi così come la scuola tedesca a Istanbul per timori di attentati terroristici. “Abbiamo avuto indicazioni concrete di un possibile attacco alle rappresentanze tedesche in Turchia”. Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier.

“Per questo – ha spiegato – nella notte ho deciso la chiusura” delle sedi diplomatiche. “Si tratta di una misura comunque precauzionale”, ha aggiunto. Già martedì l’ambasciata tedesca ad Ankara aveva messo in guardia i propri concittadini su possibili nuovi imminenti attentati nella capitale turca, dopo quello che domenica ha provocato 37 vittime a una fermata dell’autobus in pieno centro.

Ma a far discutere in queste ultime ore è soprattutto la pressione a cui è stato sottoposto il giornalista della rivista tedesca Der Spiegel a cui non è stata rinnovata la tessera stampa, dopo aver atteso per tre mesi il documento alla fine Hasnain Kazim ha lasciato la Turchia.
Il corrispondente è stato accompagnato in aeroporto, a Istanbul, da un diplomatico, per evitare che vi potessero essere ostacoli alla partenza. “Il comportamento delle autorità turche ci ha portato a concludere che il nostro corrispondente non è più il benvenuto a causa della segnalazione che stava facendo lì come giornalista,” Si legge in una dichiarazione ufficiale del giornale.
“La situazione della sicurezza, il conflitto con il Pkk e l’importanza della Turchia nella crisi dei rifugiati in Europa sono il pretesto per il governo di Ankara per liberarsi di giornalisti indesiderati”, afferma l’Associazione dei giornalisti tedeschi (DJV). “Questo dimostra l’insicurezza di Erdogan e non porterà i media tedeschi ad assumere una posizione meno critica nei confronti di Ankara”.

Tuttavia proprio oggi si viene anche a sapere che è sparito ogni riferimento alla stampa turca nella bozza di accordo alla quale stanno lavorando i negoziatori dell’Ue in vista del vertice con la Turchia di oggi e domani. Nel testo, un paio di pagine, non si fa cenno alla questione.

Redazione Avanti!

L’ISIS A ISTANBUL

Istanbul attentato Isis 2Il Sedicente Stato Islamico colpisce Istanbul e risveglia l’incubo degli attacchi terroristici in una Turchia ancora scossa dalla strage di Ankara, che lo scorso ottobre provocò oltre 100 morti e circa 250 feriti.
Stamattina un kamikaze di 28 anni si è fatto esplodere nel centro storico di Istanbul, per la precisione a Sultanahmet, vicino alla Basilica di Santa Sofia, il cuore dell’antica Costantinopoli, dove ogni giorno transitano migliaia di turisti. L’obiettivo dell’attacco, rivendicato dall’Isis, infatti, sono i turisti. Alle 10 e 18 il giovane attentatore ha attivato la bomba che aveva addosso, in piazza Sultanahmet, il principale punto turistico della metropoli turca, causando al morte di 11 persone e ferendone 15, di cui due in gravi condizioni. Degli undici morti, ben nove sono tedeschi, e gli altri due sudcoreani, mentre tra i feriti, secondo le notizie di stampa che circolano da ore, ci sono sei tedeschi, un norvegese e un peruviano. Insomma come in Egitto, ad essere nel mirino sono i turisti.

Subito dopo l’esplosione il premier Ahmet Davutoglu ha convocato un gabinetto d’emergenza. Al vertice sulla sicurezza hanno partecipato anche il ministro dell’Interno, Efkan Ala, e il numero uno dell’intelligence, Hakan Fidan, riferisce l’agenzia di Stato Anadolu. Sembra che l’allarme che ha provocato la chiusura della stazione di Monaco di Baviera sia arrivato proprio dall’intelligence turca, ora in grande difficoltà per la maggior presa di una rete di terroristi sempre più efficiente e ben radicata in Turchia, dove può contare su un network robusto, capillare, con un grande numero di mujaheddin. Senza dimenticare che Ankara è sempre più impegnata (e distratta) dalla guerra “interna” che sta conducendo contro i curdi.

L’attentato è stato attribuito fin da subito all’Isis, mentre sull’identità del kamikaze si è creata un po’ di confusione, molti media hanno riferito di un militante siriano. L’attentatore suicida è stato identificato come Nabil Fadli, 28enne nato in Arabia Saudita. Il premier turco Ahmet Davutoglu ha detto che l’attentatore suicida era un militante del sedicente Stato islamico e il vice premier Numan Kurtulmus ha riferito questi che era da poco arrivato in Turchia dalla Siria.
In precedenza il presidente Recep Tayyip Erdogan aveva indicato come responsabile dell’attacco un attentatore suicida di origini siriane. Il quotidiano turco Sabah sostiene che Fadli, di origini saudite, abbia la cittadinanza siriana.

A destare preoccupazione subito dopo l’attentato è stato un incendio divampato all’interno di un cantiere in un centro commerciale di Maltepe, nella parte asiatica di Istanbul, ma per fortuna, secondo alcune fonti, tra la deflagrazione nella piazza e l’incendio non si sono collegamenti.
Dopo l’attacco kamikaze è scattata la censura per i media turchi, con forti proteste da parte di alcuni canali e giornali del Bosforo. Il Consiglio Supremo della Radio e della Tv (Rtuk) turco ha “imposto” per i media turchi “il divieto temporaneo sulla copertura” delle notizie dalla città sul Bosforo.
“La Turchia continuerà a combattere il terrorismo e le organizzazioni terroristiche“, ha affermato Erdogan, parlando in diretta tv dopo l’attacco di Istanbul. “Chi ha colpito questo Paese deve essere portato davanti alla giustizia senza ritardo“.
A preoccupare l’Europa è che l’attentato sia stato mirato contro i turisti occidentali. Angela Merkel, in una conferenza stampa con il premier algerino, dopo aver confermato che ad Istanbul è stato colpito “un gruppo di turisti tedeschi”, ha affermato: “Il terrorismo internazionale ha di nuovo rialzato la sua orribile testa e questo dimostra la necessità di procedere con determinazione contro di esso”. “Oggi ha colpito a Istanbul, prima era stato a Parigi, in Tunisia, ad Ankara”, ha sottolineato ancora Merkel che ha indetto una riunione straordinaria di gabinetto.

Il ministro degli Esteri tedesco Frank Walter Steinmeier ha condannato “il barbaro e codardo atto di terrore”, il ministero degli Esteri tedesco ha anche consigliato ai connazionali in viaggio ad Istanbul di evitare gli assembramenti nei pressi dei luoghi pubblici e delle attrazioni turistiche. Il premier francese, Manuel Valls, subito dopo l’accaduto ha commentato: “È una guerra”. “Condoglianze per le vittime, i loro cari, e la Turchia”. “Sono minacce che conosciamo”. Il premier franccese ha poi fatto appello a tutti i Paesi colpiti dal terrorismo perché agiscano uniti. Invito condiviso anche dall’Unione Europea, per bocca del presidente del Consiglio Donald Tusk e dell’Alta rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, che hanno parlato di “attentato brutale”.
“Desidero esprimere, a nome mio personale e di tutto il popolo italiano, profonda vicinanza al suo Paese e ferma condanna dell’attacco terroristico che ha colpito la città di Istanbul causando la morte ed il ferimento di numerosi civili innocenti”. Così il capo dello Stato, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato dal Quirinale a Erdogan. “Questo ulteriore gesto di cieca e insensata violenza non ci farà arretrare di fronte ai nemici della democrazia e della pacifica convivenza – scrive Mattarella – In questo momento di profondo dolore l’Italia è al fianco della Turchia nella lotta senza sosta contro il terrorismo”.

Redazione Avanti!