SPD. Esce Gabriel, Schulz verso la sfida con la Merkel

gabriel peter“Tutti i sondaggi hanno mostrato che gli elettori non vogliono più una grande coalizione, ma nella testa delle persone io sono proprio quella. Ecco perché Martin Schulz è l’uomo giusto”, ha spiegato nella riunione del gruppo parlamentare Spd, Sigmar Gabriel rinunciando alla candidatura alla cancelleria.
Ad anticipare la ritirata di Gabriel ci ha pensato il quotidiano tedesco “Die Zeit”, aggiungendo che l’ex candidato del Spd vorrebbe dimettersi anche dai due ruoli che attualmente ricopre: quello di segretario del partito socialdemocratico tedesco e da quello di ministro degli Affari Economici, per poi diventare ministro degli Affari esteri, quando, secondo l’accordo già raggiunto nella Grande coalizione, l’attuale ministro Frank-Walter Steinmeier diventerà, a marzo, capo dello Stato.
Salvo sorprese sarà quindi Martin Schulz, l’ex presidente del Parlamento europeo, l’avversario della cancelliera uscente Angel Merkel alle elezioni di fine settembre.
La novità arriva dopo mesi di duro confronto tra Gabriel e l’ex presidente del Parlamento europeo, dato che il segretario in carica ha tentato in ogni modo di essere lui il candidato alla cancelleria.
Nell’intervista a Stern, Gabriel ha quindi aggiunto che “per condurre davvero con successo una campagna elettorale ci sono due presupposti fondamentali: il partito deve credere nel candidato e riunirsi dietro a lui e il candidato deve volerlo con ogni fibra del suo cuore. Entrambe queste pre-condizioni non sono state presenti in misura sufficiente”. C’è anche un “motivo privato”, ha aggiunto Gabriel, riferendosi alla nascita a marzo di un nuovo figlio: “Oggi sono davvero un uomo felice. Non so se lo sarei ugualmente, se dovessi vedere la mia famiglia ancor meno di quanto mi capita adesso”, ha aggiunto.

Steinmeier, il futuro presidente tedesco

steinmeierFrank Walter Steinmeier, attuale Ministro degli Esteri tedesco e politico di lungo corso della SPD, sarà il prossimo presidente della Germania. Succederà il 12 Febbraio 2017 a Joachim Gauck, e sarà il terzo presidente socialdemocratico della Repubblica Federale, dopo Heinemann e Rau.

Nonostante i poteri del Presidente della Repubblica in Germania siano meramente rappresentativi, la nomina di Steinmeier da parte della coalizione di governo CDU, CSU e SPD, è un’enorme vittoria per i socialdemocratici tedeschi. Allo stesso certifica ulteriormente le tensioni esistenti fra la CDU e il suo partner Bavarese, la CSU, una partnership storica la cui crisi rischia di mettere in crisi un quarto mandato consecutivo come Cancelliere di Angela Merkel.

Sin da Giugno, l’attuale Presidente Federale Gauck aveva espresso la sua non disponibilità per un secondo mandato. La decisione era già nell’aria dai tempi della sua elezione nel 2012, ma, nonostante questo, non è stato possibile per la CDU di Angela Merkel trovare un candidato di Centrodestra che potesse essere eletto entro il secondo scrutinio.

Questa è infatti, nell’equilibrio politico del governo tedesco la scadenza chiave. Le forze di Centrodestra, CDU, CSU e FDP, non sono infatti in grado di esprimere una maggioranza valida per un elezione diretta nei primi due scrutini. Questo avrebbe lasciato alla SPD, insieme ai Verdi e alla Linke, la possibilità di eleggere il proprio candidato al terzo turno, quando i loro voti congiunti, sarebbero bastati per la nomina del presidente. Per evitare una sconfitta di immagine era necessario per la Cancelliera, trovare un candidato capace di catalizzare i proprio voti ed attirare quelli di un quarto partner. Nei desiderata di Merkel, quest’ultimo dovevano essere i Verdi, da cui la candidatura dell’attuale Governatore verde del Baden-Württemberg, Kretschmann.

Qui è entrato in gioco il veto della CSU, motivati dalla prossima campagna elettorale per il rinnovo del parlamento e del governo della Baviera. Nella prossima tornata elettorale, infatti, la CSU dell’attuale governatore Seehofer, rischia di perdere, a causa della crescita dell’estrema destra della AfD, la maggioranza assoluta, cosa che la costringe a cercare un’alleanza con i liberali di FDP contro la possibile coalizione Rosso-Rosso-Verde, ovvero SPD, Linke – la sinistra – e i Verdi. L’elezione di Kretschmann, figura principale dei Verdi, a presidente federale con i voti della CSU, sarebbe stato uno smacco incredibile per Seehofer, da qui il veto.

La caduta di Kretschmann, e il rifiuto dell’attuale presidente del Parlamento Lammert, ha lasciato spazio a quello che è stato un vero e proprio blitz del Segretario della SPD e Ministro dell’Economia Sigmar Gabriel: la candidatura, appunto di Steinmeier. Rifiutare la candidatura dell’attuale Ministro degli Esteri in carica, nonché vice della stessa Angela Merkel nel biennio 2007-2009, avrebbe prolungato lo stallo ben oltre la scadenza del mandato di Gauck e troppo a ridosso della campagna per le elezioni federali del 2007.

Così si è scritta un’ulteriore pagina della crescente divisione fra CDU e CSU. Anche in questo caso, come per quelle sulle politiche a favore dei rifugiati, sulle fonti rinnovabili e famiglia, tale rottura è venuta per ragioni elettorali interne alla Baviera. Proprio nel Land che da sempre garantisce al Centrodestra una strada agevolata per il governo, continuano ad arrivare stoccate e problemi per Angela Merkel. Dal canto suo la Cancelliera è riuscita a contenere i danni, Steinmeier diviene il candidato ufficiale del Governo e non più delle sinistre. Allo stesso tempo, Merkel è riuscita ad strappare il consenso anche dalle frange più conservatrici della CDU, anche esse “ribelli” da qualche mese a questa parte, le quali potevano ostacolare il voto in Parlamento del candidato socialdemocratico e consegnare Merkel ad una crisi di governo.

In tutto questo ed in vista delle elezioni federali del 2017, la SPD mette a segno un’importante vittoria d’immagine, necessaria per avere una possibilità di eleggere il primo Cancelliere Socialdemocratico dai tempi di Schröder.

Brexit. Così il Day After in Germania

Angela Merkel

BERLINO. Il tweet arriva alle 8 di mattina, breve, semplice ma significativo: si tratta di una bandiera Europea postata direttamente dal Ministero degli Esteri accompagnata dal motto “Per l’Europa”. In questo modo si è risvegliata la Germania all’indomani della vittoria dei “Leave” nel referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Passano pochi minuti ed arriva anche la dichiarazione del titolare del ministero in questione, ovvero Frank-Walter Steinmeier della SPD. In una lunga nota, egli invita a non “farsi prendere né dall’isteria né dal panico”, ma di lavorare per “tenere l’Europa assieme”. Questo, dice l’ex-candidato cancelliere social-democratico, può essere compiuto solo tramite uno sforzo comune per il rafforzamento delle politiche europee in materia di occupazione, crescita, asilo e sicurezza. Stessa soluzione viene proposta dal Presidente Tedesco Joachim Gauck, la cui dichiarazione arriva quasi in contemporanea, che invita gli stati membri dell’Unione a darsi da fare per le riforme, qualora fossero necessarie, e per la “difesa dell’Unione e dei suoi valori” di fronte alla pressione delle forze euro-scettiche presenti nel continente.

Per una riforma del processo di integrazione europeo si schiera il leader della SPD e vice-cancelliere Sigmar Gabriel. Per il segretario social-democratico, l’Europa nel suo complesso dovrebbe preoccuparsi meno della stabilità economica o del valore dell’Euro e più del benessere dei cittadini, abbandonando quella Austerity tanto criticata nel Sud dell’Europa, per maggiori investimenti: nessuno, conclude citando Jacques Delors, “si innamora del mercato interno”. Rincara la dose, Reiner Hoffmann, il leader del sindacato dei lavoratori tedeschi DGB, il quale dà la colpa all’Austerity portata avanti dal governo tedesco, e soprattutto la CDU di Angela Merkel, durante la crisi dell’Euro, della diffidenza di ampie parti della popolazione europea nei confronti dell’Unione.

Nel corso della mattinata arrivano anche le dichiarazioni dell’opposizione, ovvero dei Verdi, il terzo partito tedesco. In una intervista alla Tageszeitung, l’ex-leader Jürgen Trittin sottolinea come il no all’Europa, sia in Inghilterra come in tutta Europa, nasca dalla disaffezione delle classi più deboli economicamente al progetto europeo. Sono queste, continua, ad essere state più esposte a quelle politiche neo-liberali di cui, fra gli altri, Angela Merkel è stata nel corso degli ultimi anni alfiere e che hanno comportato vantaggi solo per le tasche dei ricchi e delle aziende. Per il politico dei Verdi, sarebbe quindi arrivato il momento di avviare una riforma in senso sociale dell’Europa.

Fin qui le forze, anche non di governo, europeiste, ma non tutta la classe politica tedesca rientra in questa categoria. Il vice-segretario di Alternative fuer Deutschland (AfD), il partito euro-scettico attualmente al 10-13% in Germania, Alexander Gauland, accusa la Cancelliera, soprattutto la sua politica di apertura delle frontiere ai profughi portata avanti anche in Europa, della Brexit. Per questo si augura un ritorno dell’Europa alla pura unione commerciale ed al rispetto delle identità nazionali. Sullo stesso registro il leader della CSU e governatore della Baviera Horst Seehofer che sottolinea come sia arrivato il momento di una maggiore autonomia in Europa delle identità nazionali, regionali e locali contro “il centralismo” per “un’Europa delle diversità”.

Intanto arriva l’apertura della borsa di Francoforte: un tragico -9% in linea con le altre borse mondiali che si è poi andato ad attestare, nel corso della giornata, al -7%. Di sicuro non è stata di aiuto la dichiarazione del presidente della Deutsche-Bank John Cryan, per il quale le conseguenze economiche e finanziarie di questo “venerdì nero per l’Europa” sono molto difficilmente prevedibili, “ma sicuramente saranno negative per tutti”.

Alle 12:30, dopo una riunione straordinaria del proprio gabinetto e, riporta l’agenzia francese AFP, un colloquio telefonico con François Hollande ed il presidente polacco del Consiglio Europeo,Donald Tusk, incomincia la conferenza stampa di Angela Merkel. Sul podio, la Cancelliera cerca di tranquillizzare mercati e cittadini esprimendo la propria fiducia incondizionata nella tenuta dell’Unione Europea: il voto britannico ha aperto sì una “frattura del processo di integrazione europea”, ma Bruxelles “è forte abbastanza per dare le giuste risposte a quanto successo”. Allo scopo di fronteggiare le conseguenze, la Merkel dichiara che ha organizzato per lunedì 27 Giugno un vertice straordinario con Hollande, Renzi e Tusk.

Non esistono comunque, continua la Cancelliera, soluzione rapide alla crisi, che richiede calma e tempo, nonché una maggiore comunicazione con i cittadini. In un momento in cui “le aspettative sull’Europa sono al massimo” è importante “comunicare bene ai cittadini, europei e tedeschi, i vantaggi dello stare nell’Unione” a fronte dei crescenti dubbi sull’operato dell’Unione soprattutto nei riguardi dell’emergenza profughi, uno dei temi usati dal “Leave” nella campagna referendaria. Su questo argomento, su cui la Merkel si è spesa sia in patria che in Europa, il governo tedesco non intende cambiare direzione per via “degli interessi particolari e delle responsabilità speciali” che ha la Germania nei confronti dei profughi. 

Finisce la conferenza stampa e il governo tedesco, come gli altri dell’Unione si mette al lavoro per fronteggiare non solo il negoziato d’uscita della Gran Bretagna, ma evitare che la Brexit scateni una reazione a catena, un timore già espresso dal Ministro delle Finanze Schaueble. A questo proposito interviene nel tardo pomeriggio di nuovo Steinmeier, secondo il quale “non esiste nessun’altro governo in Europa che abbia intenzione di intraprendere la stessa strada percorsa della Gran Bretagna”.

Di lì a poco arriva dall’Olanda, paese storicamente vicino al Regno Unito ed attraversato da pulsioni euro-scettiche, una dichiarazione a mezzo Twitter di Geert Wilders, leader del Partito della Libertà: “And The Netherlands will be next”, i Paesi Bassi saranno i prossimi”, hashtag: nexit.

Simone Bonzano

Mosca libera la Savchenko
in cambio dei due russi

CjTS3soW0AAyHhJArriva il primo scambio di prigionieri in quella guerra mai dichiarata ufficialmente, ma nei fatti avvenuta, tra Ucraina e Russia. Mosca ha infatti liberato la pilota Nadezdha Savchenko, volontaria ucraina nelle fila dei giovani nazionalisti, condannata in Russia a 22 anni per il duplice omicidio dei due reporter russi durante le prime fasi della guerra nel Donbass.

Ora la nuova eroina nazionale ucraina è in volo su un aereo militare verso Kiev dove l’attende la mamma, il presidente Poroshenko e una folla di militanti commossi, mentre Mosca aspetta l’arrivo dei due condannati russi, Yevgeny Yerofeyev e Alexander Alexandrov, accusati da Kiev di essere spie di Mosca e condannati a 14 anni di carcere.

Dai media internazionali la disponibilità russa è stata interpretata come un tentativo per appianare le dispute con gli interlocutori europei che si appresteranno a breve a discutere di nuovo delle sanzioni russe.

Il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier da sempre in primo piano per un cessate il fuoco ha così commentato: “Grande notizia per cui abbiamo dovuto lavorare per lungo tempo”.

La partita della liberazione gioca infatti a favore della top gun di Kiev che è stata candidata dalla Giovanna d’Arco ucraina, Yulia Timoshenko, e che potrebbe esasperare il mai sopito sentimento anti-russo nella politica ucraina.

Marilena Selva

Turchia. Chiusa ambasciata tedesca per rischio attentati

polizia turcaAlta tensione in Turchia dove alle notizie di queste ore sulla rivendicazione dell’attentato ad Ankara del gruppo curdo dei Tak si uniscono i timori di nuovi attacchi. I Falconi del Kurdistan (Tak) considerano l’attacco nel quale sono morte 37 persone una vendetta per l’offensiva dell’esercito turco nelle zone a maggioranza curda nel sudest del paese. I componenti del gruppo oltranzista Tak erano usciti dal Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) perché contrari a negoziare con Ankara. Sempre oggi l’ambasciata tedesca ad Ankara e il consolato tedesco a Istanbul sono rimasti chiusi così come la scuola tedesca a Istanbul per timori di attentati terroristici. “Abbiamo avuto indicazioni concrete di un possibile attacco alle rappresentanze tedesche in Turchia”. Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier.

“Per questo – ha spiegato – nella notte ho deciso la chiusura” delle sedi diplomatiche. “Si tratta di una misura comunque precauzionale”, ha aggiunto. Già martedì l’ambasciata tedesca ad Ankara aveva messo in guardia i propri concittadini su possibili nuovi imminenti attentati nella capitale turca, dopo quello che domenica ha provocato 37 vittime a una fermata dell’autobus in pieno centro.

Ma a far discutere in queste ultime ore è soprattutto la pressione a cui è stato sottoposto il giornalista della rivista tedesca Der Spiegel a cui non è stata rinnovata la tessera stampa, dopo aver atteso per tre mesi il documento alla fine Hasnain Kazim ha lasciato la Turchia.
Il corrispondente è stato accompagnato in aeroporto, a Istanbul, da un diplomatico, per evitare che vi potessero essere ostacoli alla partenza. “Il comportamento delle autorità turche ci ha portato a concludere che il nostro corrispondente non è più il benvenuto a causa della segnalazione che stava facendo lì come giornalista,” Si legge in una dichiarazione ufficiale del giornale.
“La situazione della sicurezza, il conflitto con il Pkk e l’importanza della Turchia nella crisi dei rifugiati in Europa sono il pretesto per il governo di Ankara per liberarsi di giornalisti indesiderati”, afferma l’Associazione dei giornalisti tedeschi (DJV). “Questo dimostra l’insicurezza di Erdogan e non porterà i media tedeschi ad assumere una posizione meno critica nei confronti di Ankara”.

Tuttavia proprio oggi si viene anche a sapere che è sparito ogni riferimento alla stampa turca nella bozza di accordo alla quale stanno lavorando i negoziatori dell’Ue in vista del vertice con la Turchia di oggi e domani. Nel testo, un paio di pagine, non si fa cenno alla questione.

Redazione Avanti!

L’ISIS A ISTANBUL

Istanbul attentato Isis 2Il Sedicente Stato Islamico colpisce Istanbul e risveglia l’incubo degli attacchi terroristici in una Turchia ancora scossa dalla strage di Ankara, che lo scorso ottobre provocò oltre 100 morti e circa 250 feriti.
Stamattina un kamikaze di 28 anni si è fatto esplodere nel centro storico di Istanbul, per la precisione a Sultanahmet, vicino alla Basilica di Santa Sofia, il cuore dell’antica Costantinopoli, dove ogni giorno transitano migliaia di turisti. L’obiettivo dell’attacco, rivendicato dall’Isis, infatti, sono i turisti. Alle 10 e 18 il giovane attentatore ha attivato la bomba che aveva addosso, in piazza Sultanahmet, il principale punto turistico della metropoli turca, causando al morte di 11 persone e ferendone 15, di cui due in gravi condizioni. Degli undici morti, ben nove sono tedeschi, e gli altri due sudcoreani, mentre tra i feriti, secondo le notizie di stampa che circolano da ore, ci sono sei tedeschi, un norvegese e un peruviano. Insomma come in Egitto, ad essere nel mirino sono i turisti.

Subito dopo l’esplosione il premier Ahmet Davutoglu ha convocato un gabinetto d’emergenza. Al vertice sulla sicurezza hanno partecipato anche il ministro dell’Interno, Efkan Ala, e il numero uno dell’intelligence, Hakan Fidan, riferisce l’agenzia di Stato Anadolu. Sembra che l’allarme che ha provocato la chiusura della stazione di Monaco di Baviera sia arrivato proprio dall’intelligence turca, ora in grande difficoltà per la maggior presa di una rete di terroristi sempre più efficiente e ben radicata in Turchia, dove può contare su un network robusto, capillare, con un grande numero di mujaheddin. Senza dimenticare che Ankara è sempre più impegnata (e distratta) dalla guerra “interna” che sta conducendo contro i curdi.

L’attentato è stato attribuito fin da subito all’Isis, mentre sull’identità del kamikaze si è creata un po’ di confusione, molti media hanno riferito di un militante siriano. L’attentatore suicida è stato identificato come Nabil Fadli, 28enne nato in Arabia Saudita. Il premier turco Ahmet Davutoglu ha detto che l’attentatore suicida era un militante del sedicente Stato islamico e il vice premier Numan Kurtulmus ha riferito questi che era da poco arrivato in Turchia dalla Siria.
In precedenza il presidente Recep Tayyip Erdogan aveva indicato come responsabile dell’attacco un attentatore suicida di origini siriane. Il quotidiano turco Sabah sostiene che Fadli, di origini saudite, abbia la cittadinanza siriana.

A destare preoccupazione subito dopo l’attentato è stato un incendio divampato all’interno di un cantiere in un centro commerciale di Maltepe, nella parte asiatica di Istanbul, ma per fortuna, secondo alcune fonti, tra la deflagrazione nella piazza e l’incendio non si sono collegamenti.
Dopo l’attacco kamikaze è scattata la censura per i media turchi, con forti proteste da parte di alcuni canali e giornali del Bosforo. Il Consiglio Supremo della Radio e della Tv (Rtuk) turco ha “imposto” per i media turchi “il divieto temporaneo sulla copertura” delle notizie dalla città sul Bosforo.
“La Turchia continuerà a combattere il terrorismo e le organizzazioni terroristiche“, ha affermato Erdogan, parlando in diretta tv dopo l’attacco di Istanbul. “Chi ha colpito questo Paese deve essere portato davanti alla giustizia senza ritardo“.
A preoccupare l’Europa è che l’attentato sia stato mirato contro i turisti occidentali. Angela Merkel, in una conferenza stampa con il premier algerino, dopo aver confermato che ad Istanbul è stato colpito “un gruppo di turisti tedeschi”, ha affermato: “Il terrorismo internazionale ha di nuovo rialzato la sua orribile testa e questo dimostra la necessità di procedere con determinazione contro di esso”. “Oggi ha colpito a Istanbul, prima era stato a Parigi, in Tunisia, ad Ankara”, ha sottolineato ancora Merkel che ha indetto una riunione straordinaria di gabinetto.

Il ministro degli Esteri tedesco Frank Walter Steinmeier ha condannato “il barbaro e codardo atto di terrore”, il ministero degli Esteri tedesco ha anche consigliato ai connazionali in viaggio ad Istanbul di evitare gli assembramenti nei pressi dei luoghi pubblici e delle attrazioni turistiche. Il premier francese, Manuel Valls, subito dopo l’accaduto ha commentato: “È una guerra”. “Condoglianze per le vittime, i loro cari, e la Turchia”. “Sono minacce che conosciamo”. Il premier franccese ha poi fatto appello a tutti i Paesi colpiti dal terrorismo perché agiscano uniti. Invito condiviso anche dall’Unione Europea, per bocca del presidente del Consiglio Donald Tusk e dell’Alta rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, che hanno parlato di “attentato brutale”.
“Desidero esprimere, a nome mio personale e di tutto il popolo italiano, profonda vicinanza al suo Paese e ferma condanna dell’attacco terroristico che ha colpito la città di Istanbul causando la morte ed il ferimento di numerosi civili innocenti”. Così il capo dello Stato, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato dal Quirinale a Erdogan. “Questo ulteriore gesto di cieca e insensata violenza non ci farà arretrare di fronte ai nemici della democrazia e della pacifica convivenza – scrive Mattarella – In questo momento di profondo dolore l’Italia è al fianco della Turchia nella lotta senza sosta contro il terrorismo”.

Redazione Avanti!

Immigrati. Blocco al Brennero per aiutare la Germania

Profughi-BrenneroBerlino chiama, Roma risponde. L’Italia blocca così l’arrivo dei profughi diretti in Germania al Brennero dopo l’appello della Cancelliera Merkel, così come avvenuto lo scorso anno, quando a giugno, in vista del G7, la Germania sospese il tratto di Schengen e Bolzano divenne per tre settimane una sorta di piccola Lampedusa.

Dopo i numerosi arrivi registrati ieri nella Baviera, il Governo italiano ha risposto alla “richiesta della Germania comunicando la disponibilità a reintensificare, nel rispetto degli accordi di Schengen, i controlli al confine del Brennero, analogamente a quanto avvenuto in occasione del G7”. Lo spiega la Provincia di Bolzano, annunciando la disponibilità ad accogliere per qualche giorno – come misura temporanea per permettere alla Baviera di riorganizzarsi e fronteggiare l’emergenza – un numero di profughi stimati tra i 300 e i 400. “Non si tratta di una sospensione degli accordi di Schengen al Brennero, ma esclusivamente di un’intensificazione dei controlli”, ha precisato il governatore Arno Kompatscher, rettificando così un comunicato stampa della Provincia autonoma di Bolzano.

Il Governo italiano, ancora una volta, e in nome dell’Europa, accetta le richieste tedesche, anche se le spese per questo intervento umanitario straordinario saranno a carico dello Stato. Ma a far discutere è un altro punto, dopo mesi di braccio di ferro a Bruxelles, sulla questione “quote” quasi sempre osteggiata da Francia e Germania, ora è proprio Berlino, in seria difficoltà a fare appello alle “quote immigrati”. Il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha annunciato, parlando oggi a Berlino, un’iniziativa congiunta di Francia, Italia e Germania per “una più giusta distribuzione” dei migranti nell’Ue al prossimo incontro dei ministri degli Esteri a Lussemburgo.

Ancora più assurdo risulta che mentre in Ungheria si continuano a respingere i migranti e a bloccare nella stazione di Budapest quelli con regolare biglietto e mentre addirittura la polizia ceca decide di segnare i migranti in arrivo al confine con l’Austria un numero scritto a pennarello sul braccio, per identificare il treno e il vagone, il dito dell’Ue venga ancora una volta puntato sull’Italia. La Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia stabilendo che le spese che il nostro Paese fa sostenere ai migranti per il rinnovo del permesso di soggiorno sono troppo alte (tra gli 80 e i 200 euro).

Non solo, ma l’Unione Europea ha anche chiesto conto all’Italia di 63mila migranti spariti, ovvero non identificati. Sono i migranti che risultano ufficialmente entrati in Italia nei primi sette mesi di quest’anno di cui non c’è traccia sui registri di identificazione, la differenza fra i 92 mila accolti e i circa 30 mila registrati. La Commissione Ue ha scritto al governo Renzi per intimargli di far luce sui profughi spariti, sottolineando che la mancata raccolta dei dati dei migranti costituisce una violazione degli accordi europei e si chiedono ragguagli entro il 10 settembre.
Intanto l’Italia, comincia a fare fronte comune con Francia e Germania. I tre Paesi vogliono “una forte risposta” Ue sul fronte dell’immigrazione. Lo chiedono Paolo Gentiloni, Frank-Walter Steinmeier e Laurent Fabius, che hanno inviato un documento comune all’Alto Rappresentante Federica Mogherini con la richiesta che dell’argomento si discuta il 4-5 settembre a Lussemburgo.

Intanto in Germania la questione profughi viene presa sempre più di petto, tanto che il ministro dell’Interno Thomas De Maiziere sta verificando la possibilità di una modifica della Costituzione tedesca per poter gestire meglio l’emergenza profughi in Germania e velocizzare le procedure. Il ministro ha sottolineato: “Non abbiamo tempo da perdere la questione richiede decisioni rapide…”. Già il 24 settembre, la cancelliera Angela Merkel (CDU) incontrerà il Presidente per valutare la ripartizione degli oneri tra le autorità federali, statali e locali. In sostanza però i richiedenti asilo saranno divisi tra profughi (esempio i siriani) e immigrati (esempio i senegalesi).

Maria Teresa Olivieri

Immigrati. Sostegno Ue al “muro” ungherese

Immigrati-muroL’Europa continua ad alzare le “barriere” contro gli immigrati. Dimitris Avramopoulos, commissario europeo per i migranti, durante una conferenza stampa col ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, ha espresso sostegno al piano del governo di costruire una barriera anti-migranti al confine con la Serbia.
“L’Europa sosterrà sempre gli Stati membri in prima linea e l’Ungheria lo è”, ha detto Avramopoulos. “L’Ungheria è sotto pressione. Finora parlavamo di Italia e Grecia. Ora aggiungiamo l’Ungheria”.

L’appoggio, che ha provocato l’ira della Serbia, ha lasciato tutti di stucco dopo l’annuncio dell’Ungheria della costruzione di un muro lungo 175 chilometri e alto 4 metri al confine con la Serbia per evitare l’introduzione di migranti. Si calcola che solo quest’anno sono stati oltre 67.000 i migranti illegali giunti in Ungheria, dei quali la maggior parte passati per il confine con la Serbia. Avramopoulos ha detto che gli stati membri hanno la responsabilità di gestire i propri confini: “Cerchiamo di adottare un’agenda europea comune, una politica comune sull’immigrazione. Ma questo non significa che siamo autorizzati a impedire agli stati membri di adottare la propria politica, se parliamo di gestione delle frontiere”. Il commissario, a sostegno ungherese, ha anche ricordato che sono state già costruite barriere al confine tra Grecia e Turchia e tra Bulgaria e Turchia.

Avramopoulos inoltre ha promesso all’Ungheria aiuti per quasi 8 milioni di euro, e soprattutto il contributo dell’Ue per realizzare “hot spot” dove poter esaminare rapidamente le domande dei richiedenti asilo, grazie anche a funzionari europei, e per rimpatriare i migranti che non hanno diritto alla protezione. Proprio oggi si sono verificati, nel più grande campo per immigrati dell’Ungheria a Debrecen, disordini e scontri con la polizia, innescati da un centinaio di immigrati. Il campo ospita al momento 1.600 persone anche se teoricamente dovrebbe contenerne al massimo 800.

Da est a nord, l’Europa è la stessa… almeno per quanto riguarda la questione immigrati. La Danimarca ha infatti deciso di chiudere le frontiere, introducendo controlli alla frontiera con la Germania per fermare i clandestini. Il neoministro degli Esteri, Kristian Jensen, nell’informare della decisione il suo omologo tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha comunque assicurato che “I controlli saranno in linea con gli accordi di Schengen”.

Maria Teresa Olivieri