Trenord, accordi tra Regione Lombardia e Fs

trenordS’avanza un nuovo progetto per Trenord, la società che gestisce il traffico locale in Lombardia ed è controllata oggi pariteticamente dalla finanziaria quotata Fnm, di proprietà di Regione Lombardia, e da Trenitalia di Ferrovie dello Stato.

Il progetto, varato dall’allora governatore Roberto Formigoni, mirava a razionalizzare il trasporto pubblico in regione con la prospettiva di integrare anche le reti di trasporto urbano ed extraurbano di Milano con una tariffazione unica. L’idea era (e rimane) buona. Il modello di governance ha però prodotto una gestione a dir poco inadeguata. Ritardi, soppressioni di corse, pulizie scadenti, disservizi vari, hanno reso difficile la vita ai quasi 800 mila pendolari che utilizzano ogni giorno Trenord.

A questo si è aggiunto la difficoltà di garantire tanto la sicurezza ai passeggeri quanto, in primo luogo, l’incolumità al personale addetto al controllo dei biglietti, più volte vittima di aggressioni e di lesioni gravissime. E’ vero fino ad un certo punto che le ragioni del pessimo funzionamento di Trenord siano attribuibili al fatto che la suddivisione paritaria della proprietà abbia reso difficili alcune decisioni o abbia prodotto compromessi e ritardi. Il nodo centrale della questione risiede nell’insufficienza di investimenti per il materiale ferroviario e per la manutenzione della rete.

Ma le responsabilità più evidenti sono delle Ferrovie dello Stato che tutt’oggi utilizza sulle linee lombarde carrozze con un’anzianità di 30 anni mentre quelle della Regione non superano i 10 anni. E’ lecito ipotizzare che l’amministratore Fs, Renato Mazzoncini (legato al governo precedente e recentemente sostituito da Gianfranco Battisti), investisse con una certa parsimonia perseguendo l’obiettivo di un programma di rilancio solo a fronte dell’acquisizione della maggioranza di Trenord.

Questo approccio “imperialista”, (nello stesso tempo le Fs sono entrate anche nella nuova metropolitana “viola” di Milano) è apparso evidente quando Fs si è offerta di acquisire dalla Regione l’1% di Trenord in cambio di importanti investimenti. La parola d’ordine delle Ferrovie, attraverso Trenitalia, era: “Investiamo dove controlliamo”. Ora lo scenario è cambiato.

Se prima si ipotizzava una sorta di divorzio contrattato con il ritorno allo “statu quo ante 2011” delle due società., dopo le forti perplessità sollevate dai 5Stelle (che non fanno parte della maggioranza in Regione Lombardia ma che hanno gestito il cambio della guardia alle Fs che risponde al governo), ora sembra prender corpo un nuovo assetto di separazione consensuale fondato su ruoli complementari.

Alla Regione verrebbe affidato tutto il servizio regionale con l’acquisizione delle tratte ex Trenitalia mentre a Trenitalia toccherebbe il compito della manutenzione dell’intera rete. Certamente questo modello di riorganizzazione è più razionale ed incontra l’interesse delle organizzazioni sindacali che vedono attenuarsi il rischio (eventuale) di un ritorno a contratti differenziati tra Regione e Ferrovie dopo che era stato raggiunto l’ambito traguardo di un unico contratto.

Ma la questione centrale riguarda il finanziamento per il rinnovo della flotta, in particolare dei treni ex Fs che sono impiegati nelle tratte di più lunga percorrenza e, questione più delicata, le gare i tempi di consegna. I nuovi treni ordinati dalla Regione dovrebbero arrivare nel 2019, quelli delle ferrovie entro il 2023. Anche partendo dal presupposto che l’ultima ipotesi di intesa tra Regione e Fs (che dovrebbe assumersi impegni finanziari non marginali) vada in porto, i tempi di attuazione della riqualificazione del servizio da tempo promessa, soprattutto ai pendolari, potrà ragionevolmente concretizzarsi solo nel giro di qualche anno.

Il governatore Attilio Fontana e la maggioranza non possono permettersi il lusso di fallire, il trasporto pubblico regionale sarà un terreno importante su cui saranno giudicati. Per questo è fondamentale che la Regione, una volta raggiunto l’accordo definitivo con le Fs (e con il governo), avvii una efficace campagna di informazione e di “persuasione” degli utenti in cui siano indicati tutti gli atti e i tempi di realizzazione della riqualificazione del servizio. Potrebbe costituire un elemento di novità e di trasparenza individuare momenti di coinvolgimento diretto di viaggiatori e di dipendenti per raccogliere proposte e pareri, o attribuire loro un ruolo di partecipazione al governo dell’Azienda.

Per coloro che passano una parte importante della loro vita sul treno e pagano il biglietto, è fondamentale, salvo eventi eccezionali e irripetibili, la certezza del servizio e della sua puntualità e qualità. Dopo tanti rinvii e delusioni il compito non facile del nuovo management sarà quello di riconquistare la credibilità su un programma in cui la gradualità inevitabile del ricupero dell’efficienza si dimostri con la concretezza dei risultati.

Walter Galbusera
Fondazione Anna Kuliscioff

NUOVO CHE AVANZA

Il nuovo che avanza sembra muoversi con sistemi molto vecchi. Quelli della spartizione. Infatti la corsa all’occupazione delle poltrone è in pieno svolgimento. Dopo le commissioni parlamentari questa volta tocca alle ferrovie il cui cda è stato azzerato con un colpo netto. L’amministratore delegato Renato Mazzoncini ha già annunciato che lascerà l’incarico. Non si è aspettata la scadenza, il governo ha voluto intervenire subito. Una decisione annunciata dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, con un post sulla piattaforma social. Il cda era stato rinnovato nel novembre 2017. L’operazione di azzeramento tra l’altro arriva in momento in cui è quasi certa la mancata fusione tra Anas e Fs.

Tensioni si erano già avute sopo le nomine Rai. Con Michele Anzaldi (Pd) e Giorgio Mulè (Fi) che hanno sollevato perplessità riguardo al vertice che si è tenuto martedì sera a Palazzo Chigi sulla scelta della nomina dell’amministratore delegato Rai – che spetta al Tesoro – alla presenza, oltre che del ministro dell’Economia e di quello dello Sviluppo economico Di Maio, anche del ministro dell’Interno Salvini e del presidente del Consiglio Conte. Con il presidente della Vigilanza Barachini che ha alzato un “cartellino giallo”, perché in quel vertice si sarebbe parlato anche delle direzioni dei Tg, condizionando la nomina del futuro amministratore delegato.

Ma torniamo alle ferrovie. “Come cantava Checco Zalone, la Prima Repubblica non Si scorda mai. Lega e M5s si muovono secondo le peggiori logiche spartitorie. Sono solo interessati all’ occupazione di poltrone”. È il commento su Twitter del segretario del Pd Maurizio Martina. Secondo l’ex ministro delle infrastrutture Graziano Delrio l’unico motivo plausibile dietro la decisione di far saltare l’operazione viene dalla brama di poltrone di Lega e Cinque Stelle. Raffaella Paita, deputata Pd in commissione Trasporti parla di “un blitz da stato autoritario in piena regola. Stiamo assistendo all’applicazione alla lettera della meritocrazia in salsa grillina, quella che funziona al contrario. Toninelli, il ministro muto che non viene in commissione, che non dà le deleghe ai sottosegretari, che blocca la modernizzazione del paese, rende noto, con un post su Facebook, che procederà alla decapitazione dei vertici di una delle società più strategiche del paese”. “E’ una spartizione selvaggia – aggiunge il capogruppo Pd al Senato Marcucci – che fa impallidire quelle della Prima Repubblica”. Ma il cambiamento grillino si abbatte anche sull’operazione Fs-Anas, completata a gennaio con la nascita di un colosso da 11 miliardi. Dopo giorni di tira e molla, ora la decisione sembra praticamente presa con Toninelli che riteiene non vi siano motivi per tenerle insieme. L’Anas, che in questa operazione ha conquistato l’autonomia finanziaria, però avverte: il Governo come azionista può decidere, ma “per fare queste operazioni – osserva l’a.d. Vittorio Armani – bisogna pensarle in modo da non distruggere valore”. “Per noi – ha detto ancora – è fondamentale quello che abbiamo acquisito entrando in Ferrovie: l’autonomia finanziaria e la capacità industriale di essere un’azienda invece che pubblica amministrazione”. Con la sua entrata nel gruppo Fs, ha poi spiegato Armani, l’Anas ha acquisito autonomia finanziaria e capacità industriale. Due valori, questi, che secondo l’ad vanno preservati.

Scrive Manfredi Villani:
Il piano delle Fs per il Sud

Dal giornale ‘Il Mattino’ apprendo che le Ferrovie dello Stato hanno elaborato un “piano per il Sud” con particolare impegno per l’Alta Velocità tra Campania, Puglia, Calabria mediante investimenti su nuove linee regionali. Sul problema atavico del potenziamento e del rilancio delle ferrovie della Provincia di Avellino va riproposta qualche ipotesi di risoluzione dopo quella pubblicata il 05/04/1981 dal giornale avellinese ‘Il Paese’, rimasta inerte. Oggi sembrerebbe anacronistico rispolverare il tanto discusso dilemma sul mantenimento in esercizio delle linee ferroviarie irpine, notoriamente assurte al rango di “rami secchi”. Eppure, essendo stato avviato un grido di dolore di tipo nuovo sul decollo socio-economico della verde Irpinia, è giunto a maturazione il rinnovamento delle strade ferrate. Le motivazioni riguardano la ristrutturazione del nodo ferroviario di Avellino, dandogli un impulso nuovo e sollecito.

L’avvio potrebbe derivare dall’elettrificazione della linea delle FS da Benevento-Avellino-Mercato San Severino (SA). Tale tratta ferroviaria, lunga 61 km, viene servita da treni con motrici a trazione diesel che lo stesso nomignolo “littorine” classifica in rotabili antiquati. Ancora più sconfortanti sono i collegamenti afferenti la linea obsoleta Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, lunga 119 km. Il territorio servito dalle linee in questione è, per buona parte dell’inverno, stretto dalla morsa di gelo e dalla neve che ostacola ed a volte vieta l’uso di mezzi gommati privati sulle strade ordinarie. Da qui l’esigenza di fornire alle laboriose comunità locali un mezzo di trasporto pubblico che sia indipendente rispetto alle avversità atmosferiche. Le Ferrovie dello Stato dovrebbero assicurare una nuova gestione per i “rami secchi”.

Si riafferma dopo 35 anni dal disastro sismico del 23 novembre 1980 la necessità e l’urgenza di affrontare in un quadro di programmazioni “largo” l’assetto dei trasporti pubblici irpini incentrato sull’integrazione e la intermodalità tra i vari vettori operanti sia in ambito locale sia in ambito provinciale e regionale della Campania. Si potrebbe obiettare che il traffico ferroviario futuro sarebbe scarso perché le stazioni FS sono situate lontane dai centri abitati indigeni. Il problema si supera collegando con autobus di linea i  paesi alla stazione del bacino di utenza. Il treno provvederebbe a convogliare il flusso di clientela risultante sui poli di attrazione di Avellino, Benevento, Salerno, Caserta, Foggia, Napoli, Potenza, Bari, Roma. Occorre promuovere la costituzione di un organismo politico collegiale tra le FS, la provincia di Avellino, la Regione Campania e le Aziende di trasporto pubblico locale al fine di predisporre ed attuare il piano provinciale per l’assetto integrato del trasporto strada-rotaia.

Manfredi Villani

Pensioni, Boeri ora fa in conti in tasca ai ferrovieri

Ferrovieri-pensioneIl 96% delle pensioni dei ferrovieri del fondo speciale Fs in pagamento nel 2015 (vecchiaia e anzianità) subirebbero una riduzione se venissero calcolate con il metodo contributivo. È quanto emerge dall’operazione Porte aperte Inps (il 27% degli assegni si ridurrebbe di oltre il 30%) che dopo essersi occupata dei piloti e dei dirigenti di industria ora passa ai ferrovieri.  Il fondo ha avuto nel 2013 un disavanzo di 4,2 miliardi.

Nel Fondo speciale sono iscritti i dipendenti delle Ferrovie assunti prima del 1 aprile 2000, i dipendenti della Holding delle Ferrovie (assunti anche successivamente) e gli ex dipendenti FS (trasferiti per mobilità ad amministrazioni pubbliche) che hanno optato per il mantenimento dell’iscrizione al Fondo speciale FS. Il Fondo – spiega l’Inps all’interno di una scheda su “Porte aperte” dopo quelle pubblicate sui piloti e sui dirigenti dell’industria, era già in rosso prima del suo passaggio all’Inps e, dal 1973, i suoi squilibri gestionali sono a carico del bilancio dello Stato. Dal trasferimento della gestione in Inps i risultati economici annuali sono stati sempre negativi anche per il progressivo peggioramento del rapporto tra iscritti e pensionati, dovuto al fatto che i lavoratori assunti dalle società appartenenti alla Holding FS dopo il 1 aprile 2000 vengono iscritti al Fondo Lavoratori Dipendenti (FPLD) e non più al Fondo speciale.

Dalla scheda Inps emerge come, a causa delle regole sul pensionamento in passato più generose di quelle attuali, la maggioranza dei ferrovieri con pensioni liquidate tra il 2000 e il 2014 abbia importi di pensione superiori di almeno il 20% a quello che avrebbero avuto con il calcolo contributivo. In particolare il 36% gode di un importo tra il 20% e il 30% superiore, il 19% di un importo superiore tra il 30% e il 40% mentre l’8% ha importi superiori a quelli del contributivo del 40%. Solo il 2% ha importi inferiori di più del 10% di quanto avrebbe ottenuto con il metodo contributivo.

Ma la colpa non è certo dei ferrovieri che sono andati in pensione secondo le regole del momento. Se hanno preso più soldi di quanti ne hanno versati la responsabilità è da ricercare altrove. E lo stesso vale per le altre categorie e per tutti quei lavoratori che sono andati in pensione con le regole vigenti prima della riforma Dini. Una operazione verità va bene. Ma nessuna colpevolizzazione di una intera categoria.

Le deviazioni dal contributivo sono più forti per chi va in pensione prima. “Ad esempio – si legge nella scheda – un ferroviere andato in pensione nel 2010 all’età di 59 anni (era ancora possibile con le quote età e anzianità) con una pensione lorda mensile di 3.240 euro percepisce una prestazione di 583 euro più alta di quella che avrebbe ottenuto con il ricalcolo contributivo; una persona andata in pensione all’età di 63 anni nel 2013 vedrebbe il suo assegno pensionistico ridursi di circa 335 euro passando da 3.525 euro lordi a 3.190.

Per la scheda sono state prese in considerazioni 50.000 pensioni (di persone andate in pensione dopo il 2000) che rappresentano un terzo delle pensioni del fondo. Al momento il Fondo eroga 151.000 pensioni di vecchiaia e anzianità (e anticipate) con un importo medio di 25.000 euro, 1.400 pensioni di invalidità/inabilità e 67.000 pensioni di reversibilità (14.000 euro in media). Nel 2015 le nuove pensioni di vecchiaia, anzianità e anticipate saranno 1.700 per un importo medio di 32.000 euro.

Redazione Avanti!

TRAGUARDO DI FINE ANNO

Legge-stabilità-fiducia-Renzi

Governo e maggioranza hanno deciso di spingere a fondo l’acceleratore facendo funzionare a piano regime le Camere per arrivare entro la fine delle festività di fine anno all’approvazione delle questioni più scottanti, Jobs Act, legge elettorale e riforma del Senato. Il Jobs Act, come il bambinello, dopo tante polemiche e qualche modifica è atteso in consiglio dei ministri la vigilia di Natale, il 24. Continua a leggere

L’ITALIA SI FERMA

Sciopero-Ferrovieri-precettati

Nel braccio di ferro sulla precettazione tra i sindacati e il ministro Lupi vince la Camusso. Con un alleato inaspettato: Matteo Renzi. Infatti lo sciopero generale di venerdì, indetto dal Cgil e Uil, era accompagnato dall’indignazione dei sindacati per la decisione del ministro Lupi di precettare i ferrovieri.

Decisione revocata all’ultimo momento con Lupi che ha ritirato l’ordinanza emanata ieri sera nei confronti dei dipendenti delle ferrovie. “Di fronte alla segnalazione dell’Autorità garante degli scioperi che richiamava ‘il fondato pericolo di un pregiudizio grave e imminente ai diritti della persona costituzionalmente tutelati – dice Lupi – ho voluto difendere il diritto alla mobilita’ dei cittadini. Nello stesso tempo, ritenendo che vada garantito il diritto allo sciopero, anche di fronte a uno sciopero che non condivido, sin da subito ho ritenuto di dover dialogare con i sindacati coinvolti per contemperare entrambi i diritti”.

Quella a cui si è arrivati è “la soluzione che avevamo consigliato e per la quale abbiamo lavorato. Nessuna precettazione dei ferrovieri ma conferma della garanzia del servizio per i pendolari” afferma il segretario del Psi e vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini, che prosegue: “Chi usa il treno per andare a lavoro o per recarsi a scuola e all’università deve avere la certezza del servizio. Non ledere il diritto allo sciopero e non pregiudicare il diritto dei cittadini a muoversi in orari chiave. Fu esattamente la strada scelta al Congresso del PSI di Milano nel 1912. I tranvieri decisero di scioperare ma senza ledere i cittadini che – conclude Nencini – andavano a lavorare nelle fabbriche”.

Precedentemente Cgil e UIl in una nota congiunta dei segretari generali di Susanna Camusso e Carmelo Barbagallo avevano affermato che “la precettazione dei ferrovieri decisa dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture è un fatto gravissimo nella sostanza e per le modalità con cui è maturato”.

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Strage di Viareggio: 32 persone e 9 società rinviate a giudizio. C’è anche l’ad di Fs Moretti

Trentadue le persone rinviate a giudizio e nove le società indagate nell’inchiesta relativa all’incidente ferroviario di Viareggio del 29 giugno 2009. Tra le persone compare anche l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato (Fs), Mauro Moretti, mentre fra le accuse vi sono quelle di omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario colposo. Per responsabilità amministrativa la richiesta di rinvio a giudizio riguarda anche società del Gruppo Fs. A renderlo noto è la stessa Procura di Lucca che oggi ha chiesto il rinvio a giudizio di queste persone e società. Continua a leggere