Rallenta la crescita e Tria mette la mani avanti

triall ministro dell’Economia Giovanni Tria rassicura i leader delle maggiori potenze mondiali: niente manovra-bis perché la crescita sta rallentando e soprattutto torna a ripetere chiaro e tondo che “il programma di governo” sarà applicato “entro i limiti delle compatibilità di bilancio”. Gli dà man forte anche il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che lo affianca al vertice internazionale, il quale avverte: “Sono aumentati i rischi al ribasso sulla crescita”. “Se la crescita rallenterà – ha spiegato il ministro dell’Economia che ha incontrato il collega Usa Mnuchin – è ovvio che le manovre economiche sono più complicate, di fronte a un rallentamento non si faranno manovre pro-cicliche”.

Un modo per mettere la mani avanti e mandare un massaggio anche al governo di cui fa parte. Tria tiene in mano i cordoni della borsa ed è a lui che è affidato il compito di tenere in conti in ordine. Ed è ovvio che in uno scenario internazionale al ribasso, con un Pil interno rivisto al ribasso nelle aspettative dei prossimi mesi, i margini di manovra e di spesa concessi al governo si riducono. Infatti le reboanti promesse elettorali sono quasi del tutto fuori dal dibattito politico ormai incentrato quasi esclusivamente sulla questione migranti che è a costo zero.

Il rallentamento globale può significare anche per l’Italia un ”rallentamento della crescita che rimarrà positiva però con un rallentamento rispetto alle previsioni. D’altra parte sono già uscite le stime da parte dell’Ue che segnalavano un rallentamento dei princiapoli paesi europei. L’Italia segue il profilo della congiuntura internazionale”. Così il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a margine dei lavori del G20 in Argentina.

Il G20 ”è stata un’occasione per spiegare le intenzioni del governo italiano, e l’accoglienza è stata sempre molto positiva” continua Tria, spiegando la ”volontà di applicare il programma del governo, mantenendosi ovviamente quei limiti di bilancio necessari per conservare la fiducia dei mercati ed evitare l’instabilità”.

Dal Fondo monetario parte un allarme per l’Italia

FMI-Italia crescitaIl Fondo Monetario Internazionale ha preparato un documento in vista del G20 che si farà a Buenos Aires. Nel documento, tutti i paesi sono invitati a perseguire politiche che sostengano la crescita di lungo periodo, contribuendo a una riduzione degli squilibri esterni, ma che allo stesso tempo creino spazi di bilancio. Il Fmi ha affermato: “Stimoli di bilancio pro-ciclici dovrebbero essere evitati e cuscinetti di bilancio ricostruiti nei paesi in cui i conti pubblici sono su una traiettoria insostenibile e il deficit è eccessivo (Stati Uniti) o in cui la posizione è vulnerabile alla perdita di fiducia del mercato (Italia)”.

Sull’Italia, nel documento preparato dal FMI, si legge: “In Italia condizioni finanziarie più stringenti e l’incertezza sulle future politiche possono rallentare la crescita”.

Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale, commentando il documento, la ‘G20 Surveillance Note’ pubblicata dall’Istituto di Washington, ha detto: “Le tensioni commerciali stanno già lasciando un segno, ma l’entità del danno dipenderà da cosa i politici faranno e, visto che sfortunatamente la retorica è diventata realtà con le misure protezionistiche, ci potranno essere effetti sull’economia globale. Se tutti i dazi annunciati entreranno in vigore, l’output globale potrà ridursi dello 0,1% nel 2020 e se la fiducia degli investitori sarà minata, il Pil globale potrebbe calare di mezzo punto percentuale, ovvero circa 430 miliardi di dollari, da qui al 2020”.

Dunque, non c’è molto da stare allegri.

La difficile partita politica si giocherà sul terreno internazionale. Nuove strategie politiche dovrebbero elaborarsi per combattere l’espansione del protezionismo. Da una nuova internazionale socialista potrebbe nascere una nuova linea politica per sconfiggere le miserie dell’umanità che sono più evidenti nelle zone dove è più diffusa la povertà. Nonostante l’attuale crisi del socialismo, le finalità dell’ideologia socialista sono ancora valide.

Salvatore Rondello

Osce: crescita debole per l’Italia, avanti con le riforme

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Al G20 di Buenos Aires in Argentina, iniziato ieri e che si concluderà oggi, l’Ocse ha presentato un rapporto. Nel capitolo che riguarda l’Italia si legge: “Negli ultimi dieci anni, la povertà in Italia è aumentata soprattutto fra i giovani, riflettendo l’inefficacia dei programmi anti-povertà. Progressi sul fronte delle riforme dipendono dalla capacità di restituire fiducia migliorando l’efficienza della pubblica amministrazione e la lotta alla corruzione. Le riforme strutturali adottate dall’Italia stanno iniziando a dare frutti ma, nonostante alcuni miglioramenti recenti, la crescita economica resta debole e la disoccupazione elevata, soprattutto fra i giovani. I Governi dovrebbero implementare le riforme strutturali finalizzate ad assicurare una crescita più forte, più inclusiva e più sostenibile, mentre i più grandi limiti dell’Italia restano la povertà, la disoccupazione e la corruzione”.

Il rapporto preparato per il vertice a Buenos Aires dei ministri finanziari e dei governatori delle Banche centrali del G20, denominato  ‘Going for Growth 2018’,  esamina in dettaglio le  priorità delle riforme necessarie per ciascun Paese e come queste potrebbero condurre ad una crescita di lungo termine, k che vada oltre la fase espansiva che stiamo vivendo, aumentando la competitività e la produttività, creando posti di lavoro e una economia più inclusiva e sostenibile.

Per il futuro dell’Italia, i mali preoccupanti sono la povertà e la corruzione.
Questa è la diagnosi dell’Organizzazione che ha sede a Parigi riguardo la situazione italiana. Partendo dalla costatazione che la  crescita resta debole e la disoccupazione elevata, specie fra i giovani ed i disoccupati di lungo termine, l’OCSE rivela che la sfida si gioca ancora su produttività e investimenti, sulla creazione di posti di lavoro e sulle competenze, ma anche sulla povertà infantile, che ha un’influenza negativa sulla vita degli adulti.

Il rapporto rivela: “Negli ultimi dieci anni, la  povertà è aumentata soprattutto tra i giovani, riflettendo l’inefficacia dei programmi anti-povertà posti in essere dal governo”. Poi indica: “Maggiori  investimenti in infrastrutture  miglioreranno la produttività e quindi limiteranno il divario negativo del PIL pro capite rispetto ai paesi più avanzati dell’OCSE”.

Con riferimento alle riforme, l’Ocse ha specificato: “I progressi delle riforme dipendono anche dalla capacità di ripristinare la fiducia attraverso il miglioramento dell’efficienza della pubblica amministrazione e la lotta alla corruzione”.

La relazione dell’Ocse ha uno spirito costruttivo ed è stata opportunamente presentata ai ministri delle Finanze ed ai banchieri centrali delle 20 principali economie al mondo che stanno lavorando per mettere a punto il comunicato finale del G20. Il compito non è da poco visto che il summit,  in corso a Buenos Aires (Argentina) per il secondo e ultimo giorno, si verifica dopo la decisione controversa degli Usa di introdurre tariffe su acciaio e alluminio (fatta eccezione per quelli di Canada e Messico).

Pierre Moscovici, commissario europeo per gli affari economici e monetari, e Olaf Scholz, ministro tedesco delle Finanze, hanno espresso un cauto ottimismo sul fatto che un accordo su un linguaggio comune possa essere trovato. Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, ha avvertito: “le guerre commerciali alla fine producono solo perdenti”.

In una intervista a Bloomberg TV, Moscovici ha detto di essere abbastanza fiducioso che non si ripeterà il melodramma di Baden-Baden, la città tedesca dove il G20 si riunì il 17 e 18 marzo del 2017. In quell’occasione, su volere degli Usa, era scomparso il linguaggio categorico con cui l’anno precedente le principali economie al mondo si impegnavano a ‘resistere a tutte le forme di protezionismo’.

Parlando dalla capitale argentina, Moscovici ha aggiunto: “Preferiamo un atteggiamento in cui saremo più entusiasti per il multilateralismo e il libero commercio. Evitare il multilateralismo in una istituzione multilaterale non ha senso. Nessuno vuole entrare in una guerra commerciale; tutti stanno cercando un modo per colmare le differenze e trovare terreno comune, specialmente sul fronte commerciale”.

Dal canto suo Scholz ha spiegato alla stampa: “Dobbiamo garantire che il protezionismo non diventi la forza dominante nel mondo e che continuiamo a promuovere i mercati aperti. La prosperità di tutti dipende da questo”.

Toni simili sono giunti da Weidmann, che è anche membro del consiglio direttivo della Bce, affermando: “L’opinione dominante è che i conflitti devono essere risolti nell’ambito delle regole esistenti del sistema commerciale attuale. Il timore è che gli Usa non vogliano impegnarsi a evitare il protezionismo. La speranza è che prevalgano le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio”.

Moscovici ha anche ammesso: “Ci troviamo in un momento delicato, dal momento che la Ue si prepara a ritorsioni contro gli Usa se non verrà esonerata dai dazi controversi: nel mirino ci sono tariffe contro prodotti americani importati nel Vecchio Continente come i jeans Levi Strauss, le motociclette Harley-Davidson e il whiskey. La Ue è pronta per uno scenario simile ma crediamo che sia meglio evitare un aumento delle tensioni”.

Purtroppo, gli Stati Uniti di Trump si stanno adoperando ineluttabilmente per una politica protezionista. La miopia dell’amministrazione Trump più che proteggere gli Stati Uniti, finirà per danneggiare lo sviluppo.

L’Italia, inevitabilmente, dovrà proseguire il percorso iniziato. Cambiare rotta nella direzione voluta da oscuri movimenti ‘sovranisti’ sarebbe una scelta involutiva e nefasta per il Paese.

Salvatore Rondello

La Ue rilancia la web tax, cambiare attuale fisco

web taxL’economia digitale cambia “profondamente” il modo di fare business e quindi “il modo in cui deve essere tassato”. Per questo serve “una profonda revisione dell’attuale sistema di tassazione, per assicurare un fisco efficiente, equo e trasparente”: lo scrivono Italia, Francia, Germania e Spagna in un documento congiunto circolato a tre giorni dal vertice di Tallin sul digitale, dove i capi di Stato e di Governo Ue discuteranno della web tax e delle sfide ed opportunità del digitale.

I quattro Paesi, già autori dell’iniziativa che proponeva di tassare il fatturato delle imprese digitali, chiedono ora anche una riflessione sull’Iva. Bisogna assicurare che “lo stesso contenuto, bene o servizio sia soggetto a Iva nello Stato di consumo, senza pensare alla sua natura fisica o digitale”, scrivono i quattro Governi. Perché bisogna fare in modo che “i nuovi modelli di business siano tassati efficacemente”. “Non ha senso applicare un doppio standard che in ultima analisi altera le condizioni della concorrenza”.

Sulla web tax, il documento ribadisce l’approccio dell’Ecofin cioé che “servono cambiamenti” alla legislazione “per assicurare che i profitti tassabili siano attribuiti dove viene generato il valore, per evitare l’erosione della base imponibile e lo spostamento dei profitti (BEPS)”. Bisogna però cambiare l’attuale sistema, “basato sullo stabilimento permanente” delle imprese, perché è un approccio “non adatto al business digitale”, che ha una ridotta presenza materiale. “Questo ha portato ad una situazione di mancate entrate per quei Paesi dove le aziende generano profitti in modo remoto”, cioè “con scarsa o nessuna presenza”. E “spiana la strada a una evasione sistematica”. Secondo i quattro, “la Ue è il contesto più appropriato per definire un approccio comune che possa agire come leva per una soluzione globale”, cioè a livello Ocse o G20.

“Perciò chiediamo al Consiglio di discutere e decidere in fretta – e sulla base della proposta della Commissione in linea con l’approccio G20/Ocse – le misure necessarie per affrontare le sfide della tassazione digitale, mentre sosteniamo il progresso tecnologico”.

Jackson Hole: le reticenze delle banche centrali

yellen draghiÈ stato un incontro molto “strano” quello di fine agosto a Jackson Hole, dove si sono confrontati Janet Yellen, presidente della Federal Reserve e Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea.
Ogni anno nella nota località del Wyoming si fa il punto della situazione monetaria, finanziaria ed economica degli Stati Uniti e del resto del mondo. Quest’anno i due massimi responsabili della politica monetaria internazionale hanno parlato di molte cose, anche interessanti, ma hanno evitato accuratamente di presentare i loro programmi monetari futuri.
I maggiori mass media economici hanno sostenuto che Yellen avrebbe difeso le riforme finanziarie e bancarie parzialmente realizzate dall’amministrazione Obama, mentre Draghi si sarebbe schierato contro il ritorno a misure protezionistiche. In sostanza entrambi avrebbero criticato le politiche di Donald Trump che, in effetti, sta smantellando la già debole riforma Dodd-Frank relativa alle banche “too big to fail” e al “sistema bancario ombra” e sta riavviando la campagna neoprotezionista “America First”.
Considerazioni condivisibili. Ma il mondo vorrebbe anche sapere se e come la Fed aumenterà i tassi d’interesse e come e fino a quando la Bce intende continuare con il Quantitative easing. In questo momento le banche centrali perseguono politiche molto differenti ma con effetti globali rilevanti.
In occasione del decennale della Grande Crisi, Yellen ha evidenziato che quanto fatto negli ultimi dieci anni avrebbe reso l’intero sistema più stabile e più sicuro.
Importante è stata la sua ammissione che i responsabili della politica economica e monetaria americana avevano negato l’evidenza del collasso persino mentre avveniva. In merito ha detto:” Dieci anni fa il sistema finanziario americano e quello globale erano in una situazione di pericolo. I prezzi delle case nel 2006 avevano toccato il massimo e le difficoltà del mercato ipotecario erano diventate acute nella prima metà del 2007. In agosto la liquidità nei mercati monetari era deteriorata a tal punto da richiedere degli interventi da parte della Fed. Nonostante ciò, la discussione a Jackson Hole nell’agosto 2007, con poche eccezioni, era stata molto ottimista rispetto alle possibili ricadute economiche negative derivanti dalle tensioni che scuotevano il sistema finanziario”.
Il problema per i mercati, e non solo, è che la presidente della Fed ha attentamente evitato di confrontare la situazione del 2007 con quella di oggi. Eppure la situazione globale non è migliorata, anzi.
Uno studio del Fondo Monetario Internazionale ha evidenziato che a fine 2015 il debito aggregato globale (pubblico, privato e corporate, senza il settore finanziario) ha toccato il livello di 152 trilioni di dollari, pari al 225% del Pil mondiale. La percentuale era di circa 190% nel 2007. E si stima che dal 2015 il debito sia cresciuto almeno di un trilione il mese.
Intanto il debito pubblico mondiale è raddoppiato, passando da 29,5 trilioni del 2007 a circa 60 trilioni di dollari attuali.
Lo stesso è accaduto per il “debito corporate”, cioè quello delle imprese private. E’ di circa 50 trilioni di dollari, di cui la metà nelle economie emergenti, in primis la Cina. Nei paesi emergenti si è passati dai 7 trilioni del 2007 ai 25 trilioni di dollari di oggi.
Anche il commercio mondiale non ha recuperato dopo il crollo post crisi. Secondo l’UNCTAD, l’agenzia dell’Onu che studia il commercio, definito 100 il valore del commercio mondiale delle merci nel 2000, esso era 250 nel 2008, 194 nel 2009 e 247 alla fine del 2016.
Le borse internazionali hanno invece avuto un andamento molto differente e anche poco comprensibile. L’indice della borsa italiana è circa la metà di quello del 2007 e l’Euro Stoxx 50 Stock Market (l’indice delle 50 principali aziende dell’Eurozona, che dà una rappresentazione dei principali settori dell’area) è di 3500 punti contro i 4500 del 2007. Invece, è il Dow Jones americano a sbalordire: dal livello di 14.000 del 2007 era sceso a 6600 nel marzo del 2008 per arrivare oggi alla stratosferica vetta di 22.000 punti. Una crescita inflazionata senza precedenti!
Non è un caso, quindi, che siano sempre più numerosi e autorevoli gli ammonimenti sul rischio di una nuova crisi finanziaria globale. Lo è sicuramente quello dell’ex presidente della Federal Reserve americana, Alan Greenspan, che, in una recente intervista all’agenzia stampa Bloomberg, ha detto che «siamo nel mezzo di una bolla relativa ai prezzi delle obbligazioni delle imprese».
«Stiamo entrando in una nuova fase dell’economia, una stagflation mai vista dal 1970», ha detto Greenspan. Si tratta, com’è noto, della micidiale combinazione tra la stagnazione dell’economia e l’inflazione sui prezzi.
Jacques Attali, il più noto uomo dell’establishment francese, dalle pagine dell’Express ha sostenuto che «prima o poi, le banche centrali cesseranno di comportarsi come dei Madoff legalizzati. Dovranno ridurre il flusso di denaro gratuito che stanno dando alle banche. Ciò farà salire i tassi d’interesse e i governi e le imprese dovranno tagliare le spese o finiranno in bancarotta». Si ricordi che Bernard Madoff è lo speculatore americano condannato a 150 anni di carcere per aver truffato 65 miliardi di dollari.
Attali ha concluso che «sarebbe il momento di pensare collettivamente, con calma, a ridurre l’indebitamento e a mettere in atto delle vere riforme finanziarie da applicare a livello internazionale. Questo è il compito del G20. I governi dovrebbero occuparsi di questo, se hanno veramente a cuore l’interesse delle generazioni future. Naturalmente non si farà. Soltanto degli ottimisti lucidi potranno riuscirci». Un’amara conclusione, ma purtroppo realistica.

      Mario Lettieri                                    Paolo Raimondi
già sottosegretario all’Economia                economista

Pericolosi passi indietro al G20 di Amburgo

g20-hamburgL’ultimo summit del G20 di Amburgo segna, purtroppo, un grande e pericoloso arretramento sul fronte delle riforme dell’economia e della finanza.
Si ha l’impressione che sia stato definito un “commercio internazionale à la carte”. Infatti, nonostante i media abbiano evidenziato il compromesso raggiunto sul commercio estero, secondo noi, non vi è affatto chiarezza. Nel documento si afferma che “continueremo a combattere il protezionismo e tutte le pratiche commerciali scorrette e riconosciamo allo stesso tempo il ruolo degli strumenti di difesa commerciale legittima”, ma sembra proprio che ogni Paese sia legittimato a fare ciò che vuole. Protezionismo no, ma anche sì. Potrebbe aversi una ripresa delle guerre commerciali.
L’altro fronte, tanto sbandierato, è quello del clima. Gli Usa hanno bloccato il loro contributo finanziario per la realizzazione del trattato di Parigi, mantenendo un vago impegno ad abbassare le emissioni di co2 nel quadro del sostegno alla propria crescita economica e del miglioramento della propria sicurezza energetica. Ad alcuni può suonare accettabile, ma si tratta di un drastico ritorno alla politica dell’unilateralismo americano.
I passi indietro sono ancora più evidenti se si confronta il comunicato di Amburgo con le linee guida e le proposte formulate qualche mese prima a Baden Baden nel summit dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali del G20.
Sono del tutto scomparsi alcuni passaggi rilevanti relativi alla politica monetaria. Per non mettere in discussione eventuali prolungamenti del Quantitative easing, non si fa più riferimento al fatto che “la politica monetaria da sola non può portare ad una crescita bilanciata”.
Coerentemente con la nuova politica commerciale con meno regole, la dichiarazione finale non menziona più che ”l’eccesso di volatilità e i movimenti disordinati sui tassi di cambio possono avere delle implicazioni negative per la stabilità economica e finanziaria”. Scompare anche la volontà di “trattenersi da svalutazioni competitive e dall’uso dei tassi di cambio per scopi competitivi”.
Scompare il precedente impegno a “ridurre gli eccessivi squilibri economici”. Prima si voleva mitigare i grandi surplus commerciali di alcuni Paesi per non danneggiare gli altri e per evitare eventuali crisi sistemiche.
Nel documento finale non si menziona più “il rafforzamento dei controlli sui flussi di capitale e della gestione dei rischi risultanti da un’eccessiva volatilità del flusso di capitali”. Meno male che si riafferma la necessità di mantenere i controlli su possibili rischi sistemici e sulle vulnerabilità associate al cosiddetto “sistema bancario-ombra”.
Particolarmente grave è l’assenza di ogni riferimento al pericolo rappresentato dai derivati over the counter, notoriamente i più speculativi e destabilizzanti. Mentre a Baden Baden si affermava l’importanza del lavoro del Financial Stability Board nel definire le riforme dei mercati dei derivati otc e si invitava i membri del G20 a completare tempestivamente e a rendere operative in tempi brevi le riforme relative agli otc.
Inoltre il G20 ha quasi del tutto ignorato le analisi e le raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale che, poco tempo prima, aveva evidenziato l’importanza della progressiva multipolarità negli affari economici, monetari e commerciali internazionali. Si ricordi che, tra l’altro, il Fondo aveva anche sollevato la questione destabilizzante, divenuta periodica, della volatilità nei flussi di capitali e degli alti debiti pubblici di molti Paesi. Di conseguenza, il Fondo aveva proposto il rafforzamento di una Global Financial Safety Net, che è un insieme di misure per evitare eventuali destabilizzazioni finanziarie. A tal fine poneva l’accento sul ruolo positivamente crescente dei Diritti speciali di prelievo che, com’è noto, sono la moneta internazionale basata su un paniere di valute importanti.
Il summit ha anche ignorato le raccomandazioni della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea che ha evidenziato il rischio rappresentato dal debito globale dei paesi del G20. Si ricordi che, senza contare il settore finanziario, esso è pari a 220% del loro Pil, con un aumento del 40% rispetto al 2007.
Nel documento di Amburgo, purtroppo, non si tiene conto del monito della BRI circa l’aumento del protezionismo: escludendo i dazi, dal 2010 le misure concernenti i regolamenti protettivi e i sussidi, sono quadruplicate. Mentre in dieci anni il commercio internazionale è rimasto fermo al 60% del Pil mondiale.
Si ha l’impressione che il meeting di Amburgo sia stato negativo nei risultati. Tutt’al più è stato uno scenario amplificato per l’ingresso di due nuovi protagonisti, Trump e Macron.

    Mario Lettieri                 e                                Paolo Raimondi
già sottosegretario all’Economia                            economista

Immigrazione, serve
una legge europea

Lampedusa-sbarchi-immigrati“Non ci possiamo rassegnare all’idea dell’accoglienza dei migranti in un Paese solo. Dopo di che, che la cosa si potesse superare a Tallinn mi sembrava improbabile”. Così ha commentato il Premier Paolo Gentiloni a margine del G20 di Amburgo, rispondendo alle domande dei cronisti sul ‘no’ degli altri Paesi UE (ribadito appunto all’ ultimo vertice di Tallinn) all’ uso di porti europei per gli sbarchi dei migranti.

“Accogliamo positivamente la retromarcia dell’ Austria sullo schieramento del suo esercito, “antiimmigrazione”, al confine con l’Italia”, commenta Foad Aodi, Fondatore del Movimento Internazionale Uniti per Unire, presidente di AMSI, Associazione Medici d’origine Straniera in Italia, nonché “Focal Point” per l’integrazione in Italia per l’ Alleanza delle Civiltà (UNAoC), organismo ONU. “Ma, concordando in questo col Premier Gentiloni, vogliamo ricordare che l’Italia, da anni, sul terreno immigrazione sta facendo uno sforzo eccezionale; e sappiamo che questo problema non può essere affrontato efficacemente senza una vera politica sovranazionale della UE. Ci vuole un’apposita legge europea sull’immigrazione: che fissi criteri precisi per passare dal caos attuale a una politica d’immigrazione programmata, e concordata coi Paesi “di partenza” mediante una serie d’accordi bilaterali internazionali ( si tratterebbe, aggiungiamo, anche di riprendere in sostanza, pur in un quadro generale molto mutato da allora, i lati migliori della “Legge Martelli” di fine anni ’80, N.d.R.) . Come proponiamo ormai dal 2000, coi nostri progetti “Buona Immigrazione” e “Buona Sanità”.

Al tempo stesso, diciamo no alle strumentalizzazioni politiche del problema immigrazione, fatte da partiti come da Governi. L’immigrazione, insomma, va affrontata sempre con due marce: quella dell’integrazione e quella della sicurezza collettiva. E tra partenze, arrivi e discussioni sullo “Ius Soli”, noi preferiamo che la diplomazia mondiale possa creare progetti per lo sviluppo, per l’occupazione e per risolvere tutti i conflitti in atto ( è di ieri la notizia che le forze irachene, sostenute dai raid aerei sotto comando americano, hanno finalmente liberato Mosul; mentre nel sudovest della Siria è scattata la tregua concordata, ai margini del G-20 di Amburgo, tra Putin e Trump, N.d.R.): così da impedire fughe di massa e fuga dei cervelli, che sono costretti a lasciare i loro Paesi”, conclude Aodi. Invitando tutti gli intellettuali, professionisti, lavoratori (italiani e d’origine straniera ), comunità, associazioni, sindacati ad impegnarsi di più in politica: “E a rafforzare la voce del nostro movimento internazionale, per il dialogo interculturale e interreligioso, “Uniti per Unire”; anche nell’ambito politico e sociale, ed è ora che noi #SCENDIAMOINCAMPO”.

Proprio nell’ottica di promuovere una buona e concreta cooperazione economica, a favore anche del dialogo interculturale e interreligioso, s’è svolta ultimamente, infatti, presso la sede dell’ Istituto Italiano di Cultura alla nostra Ambasciata di Tunisi, una tavola rotonda sulla crisi del dialogo intermediterraneo, in particolare tra i Paesi della sponda nord e quelli della sponda sud. Il convegno è stato organizzato dall’Associazione OMeGA di Roma nell’ambito del progetto (patrocinato da AMSI, Unione Medica Euromediterranea-UMEM, Comunità del mondo Arabo in italia- Co-mai, movimento Uniti per Unire, Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #CRISTIANINMOSCHEA ) “Rotte Mediterranee”: partito da Cagliari il 2 luglio, e vòlto a rivitalizzare le antiche rotte del Mediterraneo (prima fra tutte, la Rotta del Corallo, percorsa da pescatori e mercanti di corallo tra Italia del sud e Tunisia), come direttrici di dialogo e cooperazione. In apertura, il presidente di OMeGA, ammiraglio Enrico La Rosa, ha sottolineato l’importanza di riattivare il dialogo intermediterraneo anche per restituire questo mare ai popoli che lo abitano, limitando l’influenza delle grandi potenze. Qualificati relatori italiani e tunisini- come Germano Dottori (LUISS), storico e analista geopolitico, e Mohammed Fantar (Università di Tunisi), scrittore e incaricato del Governo per il dialogo interculturale e interreligioso- si son soffermati, tra l’altro, sulla necessità d’una politica culturale che punti anzitutto a render di nuovo consapevoli le popolazioni mediterranee della propria storia, fatta (dall’Impero romano alla dominazione musulmana) di grandi momenti d’unità culturale, linguistica, amministrativa.

Fabrizio Federici

AMBURGO BLINDATA

g20Sarà ricordato per il primo, storico faccia-a-faccia tra Donald Trump e Vladimir Putin il vertice del G20 di Amburgo. Ma intanto farla da padrone finora sono gli scontri che hanno messo a ferro e fuoco soprattutto il quartiere di Altona: solo tra i poliziotti si contano 159 feriti, almeno 100 tra i manifestanti. I dimostranti arrestati finora sono 45. Migliaia di black blooc hanno seminato caos e disordine. Il presidente americano e quello russo si incontreranno alle 15:45 a margine del summit, ma si sono già stretti le mani. “Non vedo l’ora di incontrare i leader del mondo, compreso Putin. C’è molto da discutere”, ha ‘twittato’ il presidente americano. E subito dopo il Cremlino ha fatto sapere che anche Putin “non vede l’ora di incontrarlo e ha molte cose da chiedergli”.

I temi in agenda non mancano, a cominciare dalle politiche commerciali. Putin, che ha parlato in una riunione dei leader dei Brics e ha già fatto sapere che la Russia è contraria al protezionismo e alle restrizioni finanziarie e intende metterlo in evidenza. “Ci opponiamo al protezionismo crescente nel mondo, al commercio illegittimo e alle restrizioni finanziarie di evidente origine politica: puntano a eliminare concorrenti, comportano la riduzione dei legami commerciali e provocano la perdita di fiducia tra gli attori della cooperazione economica, lacerando così il tessuto stesso dell’economia mondiale”. Dopo la photo opportunity, il vertice si è aperto con una prima sessione di lavoro che si è occupata di terrorismo, una successiva di crescita e commercio; nel pomeriggio invece i leader mondiali hanno all’ordine del giorno i cambiamenti climatici mentre sabato il focus sarà, tra l’altro, sull’immigrazione. “Siamo tutti consapevoli che abbiamo di fronte grandi sfide: possiamo trovare soluzioni solo se si accetteranno le idee degli altri e si troveranno dei compromessi”, ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel aprendo i lavori. “Milioni di persone sperano che il G20 possa risolvere i problemi del mondo. Rappresentiamo i due terzi della popolazione mondiale ed è importante lavorare bene”.

Il premier italiano Paolo Gentiloni ha sottolineato che “possono esserci visioni geopolitiche diverse tra noi ma abbiamo il dovere di essere uniti contro il terrorismo. Sulla scia della dichiarazione di Taormina è importante un messaggio del G20”. E sugli altri temi all’ordine del giorno ha aggiunto che c’e’ la “determinazione della maggioranza dei paesi del G20 a sostenere che gli impegni di Parigi sul clima vadano mantenuti, con grande rispetto per la posizione degli Usa” che invece hanno scelto di uscirne. Poi parlando della ripresa ha aggiunto che “non dobbiamo sprecare opportunità” si sta affacciando con il protezionismo. Infine il tema più caldo: l’immigrazione. “Sono dalla parte italiana. È normale ragionare sul fatto che non c’è una capacità illimitata di accoglienza. Stiamo ragionando, lo stiamo facendo con grandissima solidarietà che fa fatica a tradursi in fatti concreti”. E ancora: “Non ci possiamo rassegnare all’idea dell’accoglienza” dei migranti “in un Paese solo. Dopo di che, che la cosa si potesse superare a Tallinn mi sembrava improbabile”.

Tra l’altro i leader cercheranno di convincere Trump a far rientrare gli Usa nell’accordo di Parigi sul clima. “Credo sia possibile”, ha detto fiduciosa la premier britannica, Theresa May. “Non rinegozieremo l’accordo di Parigi che rimane in vigore. Ma vorrei che gli Usa cercassero un modo per rientrare. Credo che il messaggio che sarà dato è quello di sottolineare l’importanza che l’America possa rientrare nell’accordo, spero saremo capaci di fare in modo che ciò succeda”. Anche May e Trump si incontreranno per una bilaterale a margine del vertice.

Nel suo messaggio al G20 di Amburgo, indirizzato alla cancelliera Merkel, Papa Francesco ha rilevato una contraddizione già denunciata d Benedetto XVI in occasione del vertice di Londra del 2009: “I Paesi che partecipano al G20 rappresentano il 90% della produzione mondiale di beni e di servizi”, mentre sono assenti “coloro, Stati e persone, la cui voce ha meno forza sulla scena politica mondiale, precisamente quelli che soffrono di più gli effetti perniciosi delle crisi economiche per le quali hanno ben poca o nessuna responsabilità. Allo stesso tempo, questa grande maggioranza che in termini economici rappresenta solo il 10 % del totale, è quella parte dell’umanità che avrebbe il maggiore potenziale per contribuire al progresso di tutti”.

Sul fronte degli incidenti, per disperdere un sit-in che voleva bloccare il passaggio del convoglio di Trump sono stati usati gli idranti. Numerose auto sono andate bruciate. La situazione è così critica che la polizia di Amburgo ha chiesto rinforzi (al momento gli agenti impegnati sono circa 15 mila). Alcuni media hanno segnalato la presenza anche di un veicolo blindato dell’esercito nel quartiere di Altona ma la polizia ha precisato in un tweet di non aver affatto chiesto l’aiuto dei militari. Il capo della polizia di Amburgo, Ralf Martin Meyer, ha espresso al Guardian preoccupazione poiché la città potrebbe assistere “non tanto a sit-in di protesta ma ad attacchi di massa”. Ad Amburgo, ha aggiunto Meyer, sono arrivati anarchici scandinavi, svizzeri e italiani. Proprio a causa degli incidenti il programma della giornata per i partner dei leader è stato cambiato. Melania Trump, Brigitte Macron, moglie del presidente francese Emmanuel Macron, il marito del premier britannico Theresa May, Philip e la moglie del premier canadese Justin Trudeau, Sophie Gregoire, tra gli altri, dovevano partecipare a un tour organizzato dal marito della cancelliera tedesca Angela Merkel, Joachim Sauer. La first lady americana, rimasta bloccata nella residenza dove alloggia, ha espresso la sua solidarietà in un tweet: “Un pensiero a coloro che sono stati feriti nelle proteste di Amburgo. Spero che tutti stiano bene!”.

Gentiloni alla Ue: “Sui migranti risposte concrete”

gentiloni migrantiIl richiamo del presidente della Commissione Europea è forte: “Sosteniamo l’Italia e la Grecia, eroiche nell’accoglienza dei migranti”. Ora, preso atto della buona volontà delle istituzioni europee, non resta che vedere come questi propositi si tradurranno in realtà. E il presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, si aspetta impegni “concreti” già fra una settimana, quando i ministri europei dell’Interno si vedranno a Tallin. Un vertice, quello nella città estone, convocato per discutere dei temi della sicurezza internazionale e della lotta al terrorismo, ma che rivedrà la propria agenda alla luce dell’emergenza sbarchi. Proprio come a Berlino, dove Angela Merkel ha riunito i partner europei del G20, i presidenti di Consiglio e Commissione Europea e con la Norvegia a fare da Paese ospitato. Un vertice che, sulla carta, doveva preparare i temi più caldi da portare al tavolo del G20 di Amburgo, il 7 e l’8 luglio prossimi, ma che ha visto i leader confrontarsi sull’attualità delle ultime ore.

verticeUn confronto proficuo per l’Italia, alla quale sono arrivate parole di solidarietà e promesse di impegno da tutti i partner, a cominciare proprio dalla Germania. “Aiuteremo l’Italia, anche da parte tedesca, perché ci sta a cuore”, ha promesso la Cancelliera che poi si è soffermata sulla crisi libica. È dalla Libia, attraversata da una infinita guerra fra opposte fazioni, che parte il grosso dei barconi diretti sulle coste italiane. Su questo aspetto si concentra Merkel quando dice che “la situazione di illegalità in quel Paese è inaccettabile” cosi’ come non si può accettare “che quella illegalità diventi una situazione permanente. Spero che a Tallin si riesca a trovare una soluzione concordata”.

Le parole che più rassicurano sono però quelle pronunciate da jean Claude Juncker. Il presidente della Commissione Ue ha sottolineato che non si può “abbandonare l’Italia e la Grecia, ma bisogna compiere ogni sforzo per sostenere questi due Paesi eroici con i rifugiati”. La crisi migranti è la priorità anche per il presidente francese Emmanuel Macron che, a Calais, sta affrontandol’emergenza inviando 700 ulteriori unità tra poliziotti e gendarmi. Una scelta, almeno all’apparenza, in contraddizione con le parole “umanità e fermezza” che pronuncia alla Cancelleria. Ma l’inquilino dell’Eliseo si dice sicuro di riuscire a distinguere “migranti economici” che sono la maggior parte, dai rifugiati. Per gli uni, Macron garantisce fermezza – quindi respingimenti – per gli altri umanità ed accoglienza. Una distinzione difficile da fare per l’Italia quando entrambe le categorie si trovano a bordo dei battelli che salpano dalla Libia e rischierebbero di affondare nel Mediterraneo, se non fosse per le attività di ‘search and rescue’ delle autorità italiane. Uno sforzo che il presidente del Consiglio Gentiloni promette di mandare avanti, ma non garantendo per la tenuta del sistema senza aiuti concreti europei: “Abbiamo implementato le operazioni di search and rescue”, sottolinea Gentiloni, “mentre l’accoglienza rimane accoglienza in un solo Paese. Il nostro non è il messaggio di un Paese che viola le regole, ma di un Paese sotto pressione che chiede il contributo concreto dei colleghi europei. Siamo di fronte a numeri crescenti che, alla lunga, potrebbero mettere a dura prova il nostro sistema di accoglienza. Mi auguro che nel vertice dei ministri degli Interni, la prossima settimana a Tallin, si arrivi ad uno sblocco concreto degli impegni presi”.

Con la crisi migranti a prendersi il centro dell’attenzione, rimane più sullo sfondo il tema clima. Merkel, e con lei i partner europei, sperano ancora di non dovere arrivare a un ‘Piano B’ su questo punto: l’ipotesi che al G20 di Amburgo si possa uscire con un documento 19 più 1 non è remota vista la determinazione dell’amministrazione Trump a non rispettare gli accordi di Parigi. La cancelliera si dice consapevole che il lavoro per evitare questa soluzione sarà duro, ma è altrettanto determinata a tentare il tutto per tutto. Per il momento, di un doppio documento non vuole sentire parlare, dice a chi gli pone la domanda. Più ottimista Paolo Gentiloni: “Siamo sicuri che si possa arrivare a confermare gli accordi di Parigi senza distinzioni troppo pesanti”.

Edoardo Gianelli

Summit di Taormina: riportare la Russia nel G8

PutinE’ partita un’iniziativa italiana per il reintegro nel G8 della Federazione Russa. E’ un’iniziativa giusta, opportuna e che tiene conto anche degli interessi del nostro Paese.

I presidenti del Consiglio Italiano del Movimento Europeo (CIME), dell’istituto di ricerche sociali EURISPES e dell’Istituto Italiano per l’Asia e il Mediterraneo (ISIAMED) hanno scritto una lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni, sollecitando il nostro governo a farsi promotore di azioni affinché  il presidente Vladimir Putin possa essere al summit di Taormina, al fine di costruire “ponti” e la necessaria, vera e positiva collaborazione di pace per una efficace cooperazione tra i popoli.

Come è noto, dal primo gennaio  l’Italia ha la presidenza del G7, di cui sono membri anche gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone, la Germania, la Francia e la Gran Bretagna. Gli altri Paesi dell’Ue sono rappresentati dalla Commissione europea, che, si ricordi, non può ospitare i vertici ne presiederli.

Quindi a maggio a Taormina si terrà il prossimo summit dei capi di stato e di governo con la presenza di nuovi leader mondiali, come il Presidente americano Donald Trump, il prossimo Presidente francese e il Primo ministro inglese Theresa May.

E’ noto che, dal 1998 fino al 2014, al G8 ha partecipato anche la Federazione Russa. A seguito della crisi in Ucraina, del referendum in Crimea e delle conseguenti sanzioni, è stata impedita tale partecipazione.

Pertanto a Taormina, purtroppo, potrebbe non esserci, ancora una volta, il Presidente della Federazione Russa. In merito riteniamo che il meeting potrebbe essere l’occasione per l’Italia per spingere verso la riapertura di un dialogo costruttivo con Mosca. La Russia, non sfugge a nessuno, è un partner importante. Lo è ancor di più per l’Unione europea, se davvero si vuole agire per affrontare le tante questioni globali. La soluzione di problemi quali quello della sicurezza e delle migrazioni e ovviamente quelli relativi ai costruendi nuovi assetti pacifici e multipolari, non può prescindere dal coinvolgimento della Russia.

Si ricordi che il 2016 si è purtroppo chiuso con il massacro terroristico di cittadini inermi nel mercatino di Natale a Berlino e il 2017 è cominciato con l’orrendo attentato di Istanbul. Sono eventi che pongono al centro della politica europea ed internazionale la questione della sicurezza e della pacificazione e risoluzione dei troppi conflitti regionali  che, come dice il Papa, nel loro insieme, anche se a pezzi, costituiscono la terza guerra mondiale.

Le grandi istituzioni internazionali, a cominciare dall’ONU e dall’Unione europea, sono chiamate ad assumere delle  responsabilità dirette. Ma anche i vertici G20, G7 e G8 sono importanti organismi di coordinamento per affrontare le cause delle tante tensioni legate soprattutto alle maggiori sfide economiche e geopolitiche e dare indicazioni sulle soluzioni più adeguate e condivise.

Perciò riteniamo positivo che il primo ministro Gentiloni abbia già sottolineato la necessità per tutti di abbandonare la logica della guerra fredda, senza rinunciare ai principi, Lo sono anche le recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che sembra sollecitare il rientro della Russia nel G8.

Ciò potrebbe aiutare anche la stessa Unione europea a recuperare un ruolo più incisivo nel contesto internazionale. Il vertice di Taormina, città di grande storia proiettata nel Mediterraneo, potrebbe, quindi, essere davvero l’occasione per aprire nuove prospettive di cooperazione e crescita comune.

L’esclusione della Russia sarebbe non solo inopportuna e ingiustificata, ma darebbe l’impressione di una decisione negativa esclusiva dell’Europa, tenuto conto delle più recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti.

Mancando la Russia, oltre alla Cina e all’India che non vi hanno mai fatto parte, il G7 rischia di essere visto nel mondo come un club di amici dell’Occidente. Un club di Paesi che, rispetto al loro Pil, sicuramente occupano le prime posizioni mondiali, ma hanno economie in prolungata stagnazione.

Si rammenti che le perduranti sanzioni incrociate con la Russia penalizzano esclusivamente le economie europee. In proporzione, è l’Italia a rimetterci di più. Se ciò è vero, come è vero, il nostro Paese non può non cogliere l’opportunità di Taormina per assumere un ruolo più incisivo ed avere un maggiore spazio nella scena internazionale, a partire dal Mediterraneo e dalla stessa Europa.

Mario Lettieri * e Paolo Raimondi**
*già sottosegretario all’Economia  **economista