Atp di Umago e di Bastad: in Svezia e in Croazia due tornei per gli azzurri

tennis cecchinato

Quest’anno gli Atp di Bastad (in Svezia) e di Umago (in Croazia) sono stati due tornei “azzurri”. Infatti la presenza trionfante dei tennisti italiani ha dominato. Nel primo in singolare si è imposto Fabio Fognini; nel secondo Marco Cecchinato. Il primo è arrivato in finale anche in doppio, insieme a Simone Bolelli. Tra l’altro il bolognese partiva dalle qualificazioni in singolare ed è giunto sino ai quarti dove ha perso da Gasquet. Il tennista di Budrio, però, si è tolto la più grade delle soddisfazioni: quella di eliminare al primo turno la testa di serie n. 1, ovvero Diego Schwartzman. Certo i due atleti azzurri non sono riusciti a portare a casa il titolo in doppio, ma hanno regalato molte emozioni. Non da ultimo, dei sorrisi sono venuti dalla videochiamata (al figlio Federico ed alla moglie Flavia Pennetta probabilmente), dopo la vittoria, del tennista ligure (mentre mandava dei baci affettuosi). Enorme la sua soddisfazione. Per quanto abbia ringraziato tutti gli organizzatori per l’ottima gestione del torneo appunto, però forse è stato un po’ pregiudicante per la coppia azzurra giocare immediatamente dopo (circa mezzora) che Fognini (attuale n. 13 del ranking) aveva disputato la finale: faticosa, tra l’altro, perché terminata al terzo set e molto lottata con Gasquet. Dopo aver finito il match decisivo, infatti, è dovuto di nuovo scendere in campo nella finale di doppio, subito a seguire. Evidentemente stanco, non è bastato un generoso Bolelli (che molto si è impegnato e ha cercato di fare, dandosi da fare per prendere l’iniziativa): ha dominato il gioco più rapido e veloce della coppia avversaria, basato su attimi, in cui occorrevano solo saldi riflessi per rispondere ad attacchi sporadici ed estemporanei; un po’ di sfortuna ha fatto il resto -con colpi usciti davvero di poco-. Un terzo set forse sarebbe stato giusto, ma non c’è stato. Forse se Fabio avesse speso meno nella finale di singolare le cose sarebbero potute andare diversamente. Sicuramente bello il fatto di aver ritrovato questa coppia solida di nuovo insieme, da veri amici, compagni di squadra in Coppa Davis e campioni seri. Non è da escludere, infatti, che Fabio abbia scelto di disputare il torneo di Bastad invece che quello di Umago proprio per la presenza dell’amico. Il ligure, infatti, in Croazia avrebbe difeso il titolo, conquistato due anni prima, quando vinse in finale nel 2016. Certo qui in Svezia i due atleti azzurri avrebbero potuto scrivere un esito diverso all’ultima pagina, se gli organizzatori avessero concesso una pausa più lunga al neo campione: giocare alle ore 18 invece che alle 17 italiane la finale di doppio non sarebbe poi cambiato molto per loro, ma avrebbe dato più tempo di recupero al ligure.

Tante le emozioni che gli azzurri hanno comunque regalato; innanzitutto il fatto che Bolelli stesso era ad un passo dalla semifinale e tutti gli italiani sognavano una finale tutta azzurra tra Fabio e Simone. Invece il tennista di Budrio si è fatto sorprendere dal talentuoso e coraggioso Laaksonen, in una rimonta strepitosa. Il nostro giocatore conduceva 6/1 (tutto facile e senza storia il primo parziale, quasi un’esibizione di tutto il suo miglior tennis e dei suoi colpi più belli e talentuosi; un vero e proprio show per Bolelli); poi avanti 3-0 con break nel secondo, sembrava tutto fatto, storia conclusa e invece il mach si è riaperto con la rimonta di Laaksonen fino al 3-3 e poi il break che lo ha portato in vantaggio sul 6-5, dove ha servito e chiuso per 7/5. Al terzo Bolelli è stato sempre più in difficoltà e si è piegato all’avversario, complice anche un po’ di stanchezza. Ma tanto amaro per lui, che è uscito dal campo molto rattristato e deluso per l’occasione sfumata.

Altre emozioni sono venute anche da Marco Cecchinato. Il tennista siciliano in Croazia ha dato proprio spettacolo, vincendo una finale giocata benissimo contro l’argentino (molto insidioso) Guido Pella. 6/2 7/6(4) il risultato finale, che dimostra quanto l’italiano sia partito bene e abbia dominato il primo parziale, mentre nel secondo stava rischiando di far rientrare in partita Pella (era avanti di un break) e si è andati al giusto tie-break, dove ha giocato benissimo: più aggressivo, rischiando di più e soprattutto regalando pochi punti e pochi errori all’avversario (dopo i primi punti persi, ha conquistato gli ultimi tutti di fila). Ormai il tennista nostrano è diventato n. 22 del mondo e si prepara già ai discorsi finali di ringraziamento a chiusura di premiazione come i veri campioni; davanti agli occhi soddisfatti della fidanzata sugli spalti, oltre ai suoi di gioia. E Cecchinato ha continuato a fare bene anche all’Atp di Amburgo, dove ha vinto un primo turno non facile contro il francese Gaël Monfils, decisamente in giornata. Dopo aver trovato il break decisivo nel primo set, che ha chiuso per 6/4, il francese si è portato subito avanti nel punteggio, dominando la partita con un gioco molto aggressivo e mettendo in seria difficoltà Marco, che non sembrava molto in giornata. Tutti ormai lo davano già negli spogliatoti e sotto la doccia, altri lo criticavano perché non aveva partecipato invece a Gstaad (da non confondere con il nome simile del torneo di Bastad, almeno nella pronuncia), dove c’era meno competizione, invece che giocare un torneo così importante come quello qui in Germania. Al contrario, scelta decisamente coraggiosa di confrontarsi con i più grandi in un torneo come quello di Amburgo (sempre di prestigio) proprio per crescere di più tennisticamente. Sugli spalti ad assistere al suo match c’era proprio la testa di serie n. 1 Thiem. L’austriaco, tra l’altro, si è sbarazzato facilmente del giovane francese Corentin Moutet per 6/4 6/2, ma il ragazzo ha fatto vedere molte cose buone (soprattutto con grossi colpi in accelerata), ma Dominic ha giocato in maniera strepitosa piazzando ogni tiro alla perfezione, da tutti i punti di vista, con delle mazzate da manuale, quasi a punire il più giovane ‘esordiente’, annichilendolo e imponendosi con il dominio e l’egemonia del più forte ed esperto, del più ‘anziano’ verrebbe da dire, ma vista la giovane età dei due non è forse il termine più adatto. Per quanto riguarda l’azzurro, invece, Marco Cecchinato pian piano ha ritrovato la fiducia e la concentrazione, riuscendo a pareggiare i conti nel secondo set per poi andare in vantaggio e portare il match al terzo set. La chiave è stata proprio la smorzata millimetrica che ama eseguire e che gli riesce alla precisione, ma drop-shot che lo stava tradendo in questa circostanza in cui era soprattutto Monfils a rifilargli delle spinose e velenose palle corte. Dopo aver vinto il secondo set per 6/3, con il break decisivo sul 5-3, nel terzo aveva più sicurezza di sé e la lotta è stata più alla pari. Match equilibrato che, ancora una volta, il siciliano ha sbloccato con il break fondamentale nel finale, strappando il servizio avanti sul 5-4. Non facile giocare dopo la finale in Croazia, con appena un giorno di recupero: la stanchezza sicuramente si faceva sentire. Bravo a rimanere calmo e concentrato. Ad Amburgo, poi, a proposito degli avversari di Bolelli- da segnalare che Laaksonen ha perso da Bedene (per 6/3 1/6 6/4), mentre Schwartzman ha vinto al terzo sul giovane Ruud (per 6/4 2/6 6/2). Anche Gasquet, avversario in finale di Fognini a Bastad dicevamo, ha conquistato il derby francese contro Paire per 7/6 6/4, come già accaduto in maniera simile contro Chardy ad s-Hertogenbosch dove in finale riuscì a portare a casa il titolo per 6/3 7/6.

A proposito dell’Open in Svezia, Fognini ha vinto bene il primo set in finale proprio contro Gasquet per 6/3; poi si è un po’ deconcentrato ed è come uscito dal match (molto falloso e quasi irriconoscibile), merito anche del campione transalpino, che si è imposto nel secondo parziale per 6/3; ma nel terzo è stata la reazione d’orgoglio del tennista ligure che non ha lasciato più scampo a Gasquet: ha iniziato ad avere fretta di chiudere e nel giro di poco il campione azzurro ha messo il sigillo sul torneo per 6/1; un parziale netto che gli rende merito e gli fa di certo onore. Grande prova di maturità la sua, soprattutto per il montare della stanchezza. Tra l’altro nelle semifinali Fognini aveva avuto un duro match (speculare, in cui si era fatto rimontare nel secondo set, avanti di uno) contro Fernando Verdasco: show di Fognini nel primo che rifila un severo 6/1 allo spagnolo; innervosito, l’altro ha reagito diventando sempre più aggressivo e riuscendo a sfruttare un lieve calo del ligure per strappargli il servizio, trovando il break per portare a casa il secondo set per 6/4. Poi Fognini ha riordinato le idee (infatti stava insistendo troppo sul pericoloso dritto mancino di Verdasco e stava scambiando troppo da fondo con lui; un gioco più aggressivo a rete gli è stato utile) ed è riuscito a venire a capo di un difficile ed equilibrato terzo set, che ha chiuso per 7/5. Buone, soprattutto, le percentuali di servizio, in particolare di prime, del tennista azzurro in questo torneo. Di certo non è stata una semifinale così faticosa come la sua, quella del francese Gasquet (che ha imposto un netto 6/2 6/3 in poco più di un’ora a Laaksonen). Questo nella finale tra i due si è sentito. Proprio Laaksonen ha impedito di avere Bolelli (un altro italiano) in semifinale. Il bolognese vince bene in maniera convincente ai quarti il primo set per 6/3. Mette in scena davvero un buon tennis di ottimo livello, con accelerazioni di precisione e potenza, buon servizio (con qualche aces) e solido da fondo nello scambio, ma a suo agio anche in attacco in avanzamento a rete. Sembrava tuto facile e destinato ad evolversi per il meglio. Nel secondo set, infatti, il tennista di Budrio conduceva 3-0. Poi, forse un po’ di stanchezza, forse un po’ di deconcentrazione, forse un po’ di sfortuna complice, ha iniziato a commettere qualche errore gratuito in più (con qualche palla uscita di pochissimo) e lo svizzero è riuscito a strappargli un 6/2 e a portarlo al terzo set. Un po’ innervosito, infastidito e confuso, è sembrato un po’ disorientato, quasi a chiedersi: ma come ho fatto a perdere il secondo set per 6/2? La verità è che lo ha fatto scambiare troppo da fondo, mentre avrebbe dovuto attaccarlo di più col dritto ad uscire in avanzamento (schema che per lui si è dimostrato vincente). Allungando gli scambio da fondo lo ha rimesso in partita e l’altro ha trovato ritmo e regolarità e si è fatto più insidioso. Tanto che, nel finale di partita, era il tennista di Budrio a sbagliare di più e l’altro è riuscito a fargli il break necessario che gli ha regalato la semifinale e il 6/4 decisivo. Un posto in semifinale che forse Bolelli aveva intravisto troppo presto, dando per finita una partita che stava appena cominciando e aprendosi. Comunque si è dimostrato un tennista molto cresciuto, in grado di esprimere un buon tennis, con un buono schema in attacco, da vero tennista di doppio (e forse da erba più che da terra). Comunque resterà quel memorabile 7/6 6/3 che ha rifilato a Schwartzman in un’ora e 54 minuti di gioco all’Atp di Svezia. In sintesi; Atp di Bastad e di Umago: tre finali (due di singolare e una di doppio) per tre campioni, tre talenti azzurri.

Per quanto riguarda, infine, i loro avversari citati, possiamo dire che (al successivo torneo di Amburgo), Monfils ha perso dall’argentino Leonardo Mayer per 6/1 7/6; mentre Schwartzman si è poi sbarazzato con un doppio 6/2 del giovane tedesco Masur al secondo turno; mentre Verdasco è stato sconfitto al terzo set (dopo una dura battaglia) dal talento brasiliano Tiago Monteiro, con il punteggio di 3/6 6/2 7/5 a favore del più giovane tennista.

Barbara Conti

Tennis, Coppa Davis e Wta di San Pietroburgo: infiniti Fognini e Kvitova

Fognini_363Un ‘gladiatore’ e un’”amazzone”, ovvero -rispettivamente- Fabio Fognini e Petra Kvitova (che conquista il Wta di San Pietroburgo con una wild card concessa dagli organizzatori). Il primo ha permesso all’Italia di Coppa Davis di qualificarsi ai quarti di finale, battendo il Giappone per 3-1. Gli azzurri si scontreranno con la Francia (campione uscente della Coppa), che ha sconfitto l’Olanda con lo stesso punteggio. Lo scontro avverrà, verosimilmente, dal 6 all’8 aprile prossimi a Genova, nella terra natìa proprio del tennista ligure che ha regalato alla sua squadra la qualificazione. Ricordiamo che il team italiano perse a Pesaro (sempre in Liguria) i quarti nel 2016 contro l’Argentina. Ora si spera che la terra rossa (su cui probabilmente si giocherà) permetterà quest’anno di disputare la semifinale. Sicuramente la superficie potrebbe rendere ancor più ‘ispirato’ Fognini, ma non sarà facile fronteggiare big del calibro di Tsonga e di Gasquet, o una coppia ‘mondiale da primato’ quale quella formata da Herbert e Mahut; ma il duo che abbiamo rivisto scendere in campo in Giappone, sul veloce indoor della Takaya Arena di Morioka, ovvero Fognini-Bolelli può fronteggiare chiunque: una coppia forte e solida che non teme nessuno, ma può giocarsela con la passione e l’entusiasmo che da sempre contraddistingue i nostri campioni azzurri. E quella italiana in Giappone è stata una vittoria di cuore. Felice, ma stremato, Fognini ha dato tutto, generosissimo. Uomo squadra ed emblema del team, ma soprattutto di questa gara con i nipponici. Se si volesse ricercare un’immagine che descriva lo scontro tra queste due squadre e che ha fatto la differenza è proprio la passione, il cuore, lo spirito di sacrificio per arrivare a vincere (spendendosi in toto): a un certo punto si è visto Fabio Fognini che, andando a prepararsi per servire, ha ricevuto le palline dai raccattapalle e una lo ha colpito -rimbalzando- al cuore, come a dire che era quello che stava mettendoci e occorreva adoperare. Mentre, dall’altra parte, il Giappone con i suoi uomini è apparso più come una macchina (perfetta, inarrestabile, in grado di respingere tutto, di massima precisione), ma che si poteva inceppare da un momento all’altro. E la differenza l’ha fatta la maggiore aggressività di Fognini, rispetto all’altro uomo-squadra dei nipponici Yuichi Sugita, più ancorato al fondo, al contrario del ligure più in attacco e in allungo. Tenuta mentale, ma anche fisica: stanchissimo, Fognini però non ha mollato ed è sembrata la maggiore resistenza fisica a fare la differenza contro Daniel. Di sicuro una Coppa Davis caratterizzata dalla lunghezza e durezza dei match, forse mai si è arrivati a così tanti scontri terminati al quinto set. Un gioco importante l’ha avuto il servizio, che ha permesso a Fabio di aggiustare il punteggio più volte. L’azzurro ci teneva molto e si è visto: concentrato fino all’ultimo punto, non ha mai creduto di poter perdere a nostro avviso, ma sempre di essere in grado di rimontare. La tenacia e la convinzione, o meglio l’auto-convincimento, gli hanno permesso di ribaltare il risultato; non solo, ma di vincere contro lo stesso avversario con cui aveva perso Seppi nel singolare di prima giornata, proprio perché a un certo punto è come se l’altoatesino avesse mollato, si fosse rassegnato, forse troppo stanco per una partita dura. Una gara di nervi e di tenuta mentale, anche a seguito di episodi che lo hanno fatto innervosire e che hanno visto Fognini gettare più volte la racchetta a terra. Dunque è stata la maggiore varietà di gioco e fantasia di schema tattico che ha favorito l’Italia di Coppa Davis rispetto al Giappone: esemplare nell’esecuzione delle volée (pressoché perfette) quando Fabio è venuto a rete, mentre meno preciso Sugita quando si è avvicinato al net (comunque anche lui un vero lottatore). Uno scontro all’ultimo punto, quello tra Italia e Giappone, di cui il match emblematico è stato il terzo singolare di seconda giornata tra Sugita e Fognini, che richiama un po’ tutto l’andamento degli altri. Ricordiamo che Fognini ha giocato (e vinto) anche il doppio con Bolelli, oltre gli altri due singolari, giocando quasi dodici ore in tutto. Solo lo scontro con Sugita, anch’esso terminato al quinto set, è durato più di quattro ore di gioco. Vediamo di riassumerne i passaggi focali.

Il match clou tra Sugita e Fognini. 3-6 6-1 3-6 7-6(6) 7-5 il risultato finale a favore di Fognini, per nulla scontato fino alla fine, in un continuo ribaltamento di punteggio nell’andamento del match e con molte occasioni non sfruttate e poi recuperate da ambo le parti. Il ligure inizia il primo set in sofferenza (prima dell’inizio lo abbiamo visto prendersi probabilmente una pasticca di antidolorifico), affaticato e addolorato. E, infatti, va sotto subito 2-0 nel parziale. Poi nel quarto game recupera il break, con un contro-break; ma, subito dopo, cede nuovamente il servizio (ed è, così, 4-2 per il giapponese) e successivamente il nipponico si porta sul 5-3. Fabio ha due palle break di nuovo sul 15-40, ma non le sfrutta e il primo set va a favore di Sugita per 6/3. Nel secondo set la situazione è completamente diversa, con Fognini avanti in apertura per 2-0 per lui stavolta, anche se deve annullare delle palle break. Poi conquista un secondo break, al sesto gioco, ed è una volata finale in bellezza tutta in discesa per il ligure sino al 6/1 con cui chiude il secondo parziale. Anche il terzo set è un continuo di break e contro break; parte Fognini che strappa la battuta e va in vantaggio, ma poi riperde il servizio al quarto game e -dopo il pareggio- si vede in svantaggio, sotto 2-4. Dopo il 4-3, ci sarà il break a 0 decisivo per Sugita, che lo porterà a servire per il 6/3, con cui chiuderà. Precedentemente, però, sul 3-2, per pareggiare i conti, c’è stato il game più lungo di tutta la partita (venti minuti circa con quasi una trentina di punti effettuati), che ha visto l’episodio più importante di tutto l’incontro e far volare sul 4-2 l’avversario; poi Fognini non è più riuscito a pareggiare sul 4 pari. Con un servizio del giapponese lungo, chiamato fuori in ritardo dal giudice di linea, per cui si era continuato a giocare e il punto è stato assegnato ugualmente al giapponese e non a Fognini, che avrebbe voluto ripeterlo. Immediata la reazione di Fabio nel quarto set, in cui va subito sul 3-0 con tre palle break per il 4-0 (non realizzato però). Sembra finita, invece Sugita recupera e con i contro-break del caso riesce a pareggiare i conti fino al 3-3. Di nuovo sembra l’apocalisse per l’azzurro, che cede la battura a zero e si ritrova sotto 5-3; ma lotta fino a che non va addirittura in vantaggio sul 6/5 a suo favore, non facendo non solo chiudere l’avversario, ma dominandolo. Andando a servire per il set sul 6-5 sembra tutto orientato già al quinto set, con Fabio avanti 30-0; ma non è così, perché si andrà al tie-break e il giapponese conquisterà subito un mini-break. Nervosissimo Fognini, ma non perde il controllo e la concentrazione, portandosi in vantaggio per 4 punti a due. Ma intanto deve anche fronteggiare il primo match point sul 6-5 di Sugita, a un passo davvero dal conquistare il match. Ma Fognini tirerà fuori il meglio di sé e conquisterà il tie-break. Al quinto set sembra la disfatta: sul 2-1 il giapponese trova il break e poi dal 3-1 va addirittura 4-1. Provvidenziale la richiesta del time out medico voluto da Fabio (per la fasciatura al ginocchio), che recupera energie e fa ordine dentro sé. Riuscirà ad arrivare, prima sino al 4 pari, poi a fare break e servire per il match sul 5/4; ma nulla, la partita deve continuare perché l’italiano non sfrutta l’occasione. Manca la chance concedendo il servizio niente di meno che a zero. Ma ecco subito che con un doppio fallo riconquista il break perso, strappando di nuovo la battuta al giapponese. E sul 6/5 non fallisce e chiude per 7/5 con un brutto errore di dritto di Sugita, che manda lungo un dritto facile -frontale e comodo-, al terzo match point utile per il ligure, che lo sfrutta e non sbaglia.

Gli altri risultati. E questo è solo un match esemplificativo di uno scontro durissimo tra Giappone e Italia, che ha visto molti dei match terminare in cinque set, in maniera molto lottata. Ad esempio, anche l’altro singolare di Fabio Fognini conTaro Daniel si è concluso con il punteggio di 6-4 3-6 4-6 6-3 6-2 a favore dell’azzurro, con molto equilibrio -spezzato però dai colpi improvvisati di talento istintivo del tennista ligure-. Oppure lo stesso match tra Yuichi Sugita ed Andreas Seppi, quest’ultimo superato dal nipponico con il parziale di 4-6 6-2 6-3 4-6 7-6, dopo tre ore e mezza di gioco. L’altoatesino (che tra l’latro ha perso anche all’Atp di Sofia contro il lussemburghese Muller) ha avuto un match point a conclusione del quinto set, poi però è apparso quasi come crollare fisicamente e mentalmente nel tie-break decisivo. Così vale anche per il doppio della nostra coppia formata da Fabio Fognini e Simone Bolelli, che hanno battuto per 7-5, 6-7, 7-6, 7-5, in 3 ore e 37 minuti di gioco, il doppio nipponico formato da Ben Mclachan e Yasutaka Uchiyama; sono venuti a capo di un match che si stava complicando solo con i cambi repentini di schema tattico: prima entrambi a fondo, poi avanti tutte e due a rete a coprire, ma soprattutto le entrate a spezzare il gioco sia di Fognini che di Bolelli. Una coppia collaudata e ben amalgamata, ormai consolidata e una garanzia per Corrado Barazzutti; infatti c’è stato un momento nel secondo set in cui Fabio si è innervosito ed è stato bravo Simone a calmarlo e a regolare il punteggio con due accelerate straordinarie di rovescio, davvero eccezionali. Poi Fognini è rientrato nel match e ha dato prova del suo miglior tennis in attacco, con volée e dritto; ma per entrambi fondamentale nel doppio è stato ritrovare il servizio nei momenti clou. Intanto i francesi Gasquet, Mahut, Paire, Simon, Chardy &co sono impegnati nel torneo dell’Atp di Montpellier nella Francia meridionale.

La finale femminile del Wta di San Pietroburgo. Se Fognini è stato l’uomo Coppa Davis (come Sugita per il Giappone), non meno immensa è stata Petra Kvitova al Wta di San Pietroburgo. Gli organizzatori le aveva concesso una wild card e lei è arrivata in finale e ha vinto su un’altrettanto volenterosa Mladenovic; ma non è bastato a frenare un’inarrestabile e infinita ceca, che è stata impeccabile in tutto: dal servizio, all’attacco, ai fondamentali e alle accelerate improvvise, precise e potenti. Ha fatto la differenza con la potenza e profondità dei colpi, ma soprattutto con l’aggressività di gioco; rispondendo a tutte le battute (sia le prime che le seconde) della francese, cercando la risposta vincente subito immediata; il suo obiettivo era giocare su pochi scambi e cercare di scambiare il meno possibile essendo lei la prima a cercare la soluzione vincente o comunque a variare la direttiva del gioco. Ha mandato in confusione la Mladenovic che si è arresa, non sapendo più cosa fare. La Kvitova ha chiuso rapidamente in poco più di 50 minuti di gioco, neppure un’ora le è servita per venire a capo di un match semplice: le è bastato molto meno per impartire un duro e netto 6/1 6/2 alla testa di serie n. 4. Aveva iniziato (dopo il turno preliminare) giocando e vincendo al primo turno facilmente con la Vesnina per 6/2 6/0; poi aveva faticato di più con la Begu, finendo al terzo set e trionfando per 6/3 1/6 6/1; e ancora, di nuovo facile contro la Ostapenko, che ha stracciato con il punteggio netto molto severo di 6/0 6/2; fino ad arrivare allo scontro contro la Goerges (vincitrice del torneo di Auckland su Caroline Wozniacki per 6/4 7/6), una sorta di vera finale. Le due tenniste si contendevano non solo la finale, ma anche la possibilità di entrare in top ten, ma Petra era troppo ‘ispirata’ per poter essere dominata e, sebbene abbia sofferto un po’, è venuto a capo di un match che ha regalato alla Goerges tuttavia la posizione n. 10 del ranking mondiale. 7/5 4/6 6/2 il risultato finale della semifinale, in cui una volenterosa Julia nulla ha potuto: Petra tira tutto, a partire dalle risposte sul suo servizio e fa male soprattutto col dritto potente, a rete poi è impeccabile. Con il titolo conquistato a San Pietroburgo la Kvitova diventa n. 12 al mondo e ritrova fiducia dopo l’infortunio alla mano subito a seguito di un’aggressione avuta in casa. Tra l’altro la Goerges aveva eliminato la nostra Roberta Vinci con il punteggio di 7-5 6-0, in una partita durata poco più di un’ora e un quarto. Che dire poi della finale contro la Mladenovic? Pressoché perfetta (69% di prime servite e un primo set chiuso dopo poco più di mezzora), ha tremato solamente giusto un attimo quando è andata a servire sul 5/1, cedendo la battuta, ma strappandola immediatamente dopo all’avversaria e concludendo in maniera magnifica; tanto che anche l’avversaria ha dovuto inchinarsi a una simile maestria; per sdrammatizzare, durante la premiazione ha scherzato amaramente: “il pubblico sarà pentito per avere pagato il biglietto per una partita così breve e poco combattuta”. Forse colpa di un po’ di stanchezza per la dura semifinale disputata contro la Kasatkina, terminata per 3/6 6/3 6/2. Tuttavia un buon torneo anche per la francese, che ha detto di sentirsi a casa e molto soddisfatta del suo gioco, che ha convinto ed è sembrata anche lei ritrovata e ritornata: tanto che al Wta di San Pietroburgo aveva impartito un doppio 6/4 alla Cibulkova e un netto 6/4 6/3 alla Siniakova. Peccato per lei che era campionessa uscente, avendo vinto qui lo scorso anno sulla Putinseva per 6/2 6/7 6/4.