Genova. Approvato il decreto. Bagarre in Aula

Foto LaPresse

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A tre mesi dal crollo del ponte Morandi, è legge il decreto su Genova e altre emergenze. Il testo è stato approvato dal Senato con 167 voti favorevoli, 49 contrari e 53 astensioni. Il provvedimento era passato alla Camera il primo novembre, dopo una seduta notturna. Ma in Aula, dopo il voto, si è scatenata la bagarre, con la seduta che è stata sospesa per qualche minuto. A generare lo scontro, il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, che ha alzato il pugno in segno di vittoria, scatenando le critiche dell’opposizione. “È inaccettabile e indecente”, attacca la capogruppo di Fi, Annamaria Bernini, “non venga più qui ad alzare i pugni”. Nell’emiciclo scoppia la bagarre, al punto che la presidente Elisabetta Casellati è costretta a sospendere la seduta.

La seduta poi riprende: Casellati rimprovera i senatori Pd che protestano tenendo in alto il fascicolo del provvedimento e Toninelli per “aver gesticolato in maniera poco commendevole”. Mentre il capogruppo dem Andrea Marcucci prima rimprovera Casellati di non “aver mai ripreso Toninelli”, che durante le dichiarazioni di voto si distrae al cellulare e mastica la gomma, e poi le chiede di “chiudere con dignità la seduta di oggi, con un minuto di silenzio per il morti di Genova”. Richiesta che viene accolta da Casellati.

Il capogruppo M5s Stefano Patuanelli, giustifica invece l’atteggiamento di Toninelli come “un piccolo gesto di giubilo, più che tollerabile”.

È giallo sul senatore M5s Gregorio de Falco che non era in Aula quando il dl Genova è andato in votazione. Il senatore, intercettato fuori dall’Aula, ha mostrato sorpresa alla notizia dell’avvenuta votazione: “Hanno votato? Ma la seduta non era sospesa?” ha affermato correndo verso l’Aula. Ma secondo altre agenzie sarebbe stata un’uscita volontaria. “C’erano cose che condividevo e altre che non condividevo, per questo ho scelto di astenermi”, ha detto ai giornalisti di Lapresse che lo hanno sentito durante la sua uscita dall’Aula. Subito dopo il voto, però, ha dichiarato: “E’ vero non ho fatto in tempo a votare: ma tutto sommato meglio così. Evidentemente era destino, il fato…”.

Tra i 5 Stelle Sono 10 i senatori che non hanno preso parte alla votazione. Sono Vittoria Deledda Bogo, Alfonso Ciampolillo, Saverio De Bonis, Gregorio De Falco, Luigi Di Marzio, Elena Fattori, Michele Giarrusso, Cinzia Leone, Paola Nugnes e Mario Turco.

Cosa prevede il decreto

Il provvedimento, innanzitutto, delinea la figura del commissario straordinario per Genova, specificando che rimarrà in carica per 12 mesi rinnovabili per non più di un triennio. Nel decreto, poi, si mette nero su bianco che le spese per la ricostruzione del nuovo ponte saranno a carico di Autostrade. Vengono comunque stanziati 30 milioni l’anno fino al 2029 in caso la società non dovesse rispettare l’impegno o dovesse ritardare i pagamenti.

Nel decreto, tuttavia non si menziona a chi spetterà la ricostruzione del ponte.

Altre misure, poi, istituiscono la zona franca a Genova, a sostegno delle imprese che hanno avuto difficoltà economiche a causa del crollo del ponte.

Specifiche norme riguardano invece la zona portuale e retroportuale.

Sono previsti aiuti e sostegni, anche sul fronte della tassazione, ai cittadini del capoluogo ligure, e in particolare a sostegno di chi ha perso la casa o ha dovuto abbandonarla.

Risorse anche per il trasporto locale (poco più di 40 milioni totali) e per gli autotrasportatori che hanno subito forti disagi in conseguenza del crollo del ponte e delle difficoltà notevoli sulla viabilità.

Un’altra serie di norme si rivolge alle zone terremotate: le regioni del Centro Italia ma soprattutto l’isola di Ischia (articolo 25), dove si dispone che entro 6 mesi i comuni colpiti dal sisma devono chiudere le pendenze ancora aperte rispetto alle richieste di sanatoria presentate in base al condono edilizio del 1985. A differenza di quanto previsto dalla più recente normativa del 2003, che stabiliva lo stop della messa in regola di alcuni edifici, la norma in questione fa sì che quegli immobili o parte di essi possano invece essere condonati.

Infine, il decreto contiene anche una norma relativa allo smaltimento dei fanghi in agricoltura, innalzando i limiti degli idrocarburi, anche se il governo ha spiegato che con questa misura si rimedia a “un danno fatto dai precedenti governi”.

E Toninelli inventa il tunnel del Brennero

toninelli

Dopo 53 giorni il decreto per Genova è al punto di partenza. Va riscritto. Da cima a fondo. Sparirà la norma, inserita dai 5 Stelle, che impediva alla società di costruzioni legate ai concessionari autostradali anche con minime partecipazione azionarie di realizzare il ponte. Un dietro front annunciato, visto che il provvedimento, così come era stato scritto, escludeva di fatto quasi tutte le aziende italiane che operano nel settore.

Resta fermo invece il no secco ad Autostrade che, salvo colpi di scena in sede di conversione, non potrà toccare nemmeno una pietra. Eppure, sempre ieri, l’ad del gruppo Atlantia, Giovanni Castellucci, era tornato alla carica, ribadendo la disponibilità a demolire e ricostruire il viadotto, come previsto dalla concessione e dalle norme europee, e a farlo in nove mesi. Il manager ha poi rimandato al cda la decisione su un eventuale ricorso. Di certo l’offerta, che abbrevierebbe i tempi, come ha più volte detto il governatore della Liguria, Giovanni Toti, resta ancora in pista. A spingere l’esecutivo a cambiare il decreto è stato anche l’Antitrust che ha messo in luce l’errore. Un divieto, quello alle ditte di costruzioni, che avrebbe causato una accesa battaglia legale, e che ora verrà corretto con un emendamento al testo. L’autorità ha invece rinnovato il no ad Autostrade, che non potrà realizzare l’infrastruttura, come chiesto dall’esecutivo. Insomma dopo quasi due mesi siamo ancora il punto di partenza.

Ma ieri è stata anche la giornata della protesta, con durissime contestazioni al ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Gli sfollati di Genova contestano il “no” del governo alla ricostruzione del ponte Morandi da parte di Autostrade per l’Italia. E spiegano, per bocca del portavoce del Comitato di via Porro, Franco Ravera, che coinvolgerla “sarebbe stato meglio”. Secondo Ravera, infatti, lo “scontro ideologico a Roma si ripercuote su Genova” e nel decreto per gli sfollati non ci sono sicurezze: rischiamo di star fuori casa per anni”.

Il ministro Toninelli anche oggi si è esibito in una performance di stile esaltando il “trasporto su gomma del tunnel del Brennero”. Tunnel che non esiste. Del Brennero esiste solo il valico. “È un decreto scritto con i piedi – ironizza Riccardo Nencini, segretario del Psi, sul suo profilo Facebook, riferendosi alla gaffe del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli – al di sotto del minimo sindacale chiesto dai genovesi. E soprattutto si profila un ritardo colpevole nella ricostruzione del ponte. Il ministro l’avrà scritto viaggiando nel tunnel del Brennero. Al buio. Tra lo scavo di una talpa e ruspe in movimento”.

Per il completamento del Tunnel del Brennero che il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha già dato per completato e molto trafficato, mancano almeno 8 anni. Quando sarà completata, nel 2026, la Galleria di base del Brennero (BBT) con i suoi 64 km sarà il tunnel ferroviario sotterraneo più lungo del mondo. Passerà al di sotto delle Alpi da Innsbruck, in Austria, a Fortezza, in Italia. La galleria sarà il collegamento più importante nell’asse ferroviario ad alta capacità Berlino-Palermo, ed è stata concepita per privilegiare il trasporto delle merci su rotaia rispetto a quello si gomma.

Ponte Morandi. Genova scende in piazza

ponte protesta

È il giorno della manifestazione. I genovesi cominciano a perdere la pazienza di fronte all’immobilismo del governo a quasi due mesi dalla tragedia del crollo del ponte Morandi che ha causa 43 morti. Alcune migliaia di persone si sono radunate questa mattina davanti a Palazzo San Giorgio, nel cuore del Porto Antico di Genova, da dove è partito il corteo di protesta indetto da un’aggregazione spontanea di cittadini di Certosa, Rivarolo e Bolzaneto: in piazza, dietro allo striscione “Liberate la Valpolcevera”, c’erano sfollati, commercianti, residenti e lavoratori portuali.

“Siamo qui per chiedere soprattutto la riapertura delle strade, c’è una comunità di 50 mila abitanti, quella della Valpolcevera, senza contare quelli dell’entroterra, che non possono più sopportare un certo immobilismo nelle decisioni” ha detto il presidente del comitato degli sfollati Franco Ravera.

È prima manifestazione di protesta dopo le tante promesse di fare presto arrivate dal Governo. Ma per fare presto bisogna cominciare, mentre l’esecutivo si è fossilizzato nella ricerca di un colpevole a cui addossare il costo della ricostruzione tramite improbabili decreti. Capire chi doveva fare la manutenzione non è difficile. Ma capire i veri motivi del crollo è altra cosa. E capire se nell’analisi dei diversi studi fatti negli anni vi è stata negligenza da parte di qualcuno sarà il compito della magistratura. Ora l’urgenza è la città. E al momento dopo due mesi si è ancora fermi al punto di partenza. La nomina del commissario per la ricostruzione è arrivata pochi giorni fa dopo un lungo tira e molla. E il decreto ancora non è pronto.

Dopo la manifestazione una delegazione di sfollati ha incontrato il ministro delle Infrastrutture Toninelli. Il portavoce Franco Ravera ha raccontato che “gli abbiamo chiesto di smetterla con le m… Ci ha detto che nel decreto sarà inserito un capitolo sugli indennizzi. Verifichiamo tutto nel testo. Ci saranno emendamenti. Abbiamo fatto un appello a tutti i gruppi, spero che le nostre richieste vengano soddisfatte”.

Al termine del corteo i manifestanti hanno accolto con fischi e cori il sindaco (e commissario) Bucci e il governatore Toti, che stavano facendo il loro ingresso in Regione: “Sanità, lavoro, strade, vogliamo risposte! Fateci entrare!”. Inoltre, in un documento letto in Regione, i manifestanti hanno chiesto risposte concrete sulla viabilità ma anche di accelerare i tempi sui rientro in casa degli sfollati a recuperare le loro cose. Gli sfollati infatti ancora non hanno avuto neanche questa possibilità. Intanto sembra che il decreto Genova verrà rivisto ancora. “Sarà migliorato”. In una intervista al Secolo XIX, giornale di Genova, il ministro Toninelli annuncia importanti modifiche. Più soldi per le imprese e per il porto, più risarcimenti per gli sfollati. Ma soprattutto si lascia intendere che potrebbe essere modificata quella parte in cui si escludeva dalla ricostruzione non solo Autostrade ma ogni imprese a essa collegata. Non sarebbero modifiche di poca cosa. Anzi sarebbe un decreto che va in una direzione del tutto opposta a quella iniziale. Sarebbe un vero e proprio ripensamento con implicita ammissione di colpa per avere seguito e propagandato una strada che era invece resa a senso vietato dalle regole.

Ponte Morandi. Bucci commissario per la ricostruzione

genova ponte

Dopo due mesi di tira e molla è stato individuato il commissario per la ricostruzione del ponte Morandi, il viadotto che lo scorso 14 agosto è collassato provocando 43 morti e decine di feriti.. La scelta di Palazzo Chigi è ricaduta su Marco Bucci, attuale sindaco della di Genova eletto tra le fila del centrodestra. La Regione ha già risposto con parere favorevole. E da Assisi il premier conferma: “Tornato a Roma firmerò il decreto che nominerà il commissario straordinario nella figura del sindaco di Genova, Marco Bucci”.

L’annuncio è arrivato questa mattina dopo che ieri per tutto il giorno si sono rincorse le voci e le indiscrezioni, in ballo c’erano i nomi di Claudio Andrea Gemme, gradito alla Lega, del sindaco Marco Bucci e del direttore scientifico dell’Istituto Italiano della Tecnologia Roberto Cingolani, sponsorizzato dai Cinque Stelle. Su Gemme pendevano le obiezioni di incompatibilità, l’ipotesi CIngolani era osteggiata dalla Lega, alla fine la scelta è caduta su Bucci.

“Dopo quasi 50 giorni abbiamo un commissario. Ed è Bucci il sindaco di Genova. Una scelta ovvia che doveva essere attuata dal primo momento perchè in qualità di sindaco conosce le esigenze e i disagi della nostra città. Allora perchè si è perso tempo prezioso per scontri di potere tra movimento 5 stelle e Lega e tra governo e istituzioni locali ?” Lo dichiara Raffaella Paita parlamentare del Pd. “L’auspicio è che ora si cominci a lavorare davvero partendo dalla correzione del decreto presentato dal governo che non contiene le risposte che Genova attende. Ci aspettiamo che il sindaco punti i piedi su tempi di realizzazione del ponte, del valico, della gronda, sugli indennizzi agli sfollati, sulle esigenze del commercio e delle imprese e molto altro. Il PD farà la propria parte con la proposizione di emendamenti specifici”.

Genova, riprende il traffico dei treni

metro-3_0Il traffico ferroviario sulle tre linee del nodo di Genova direttamente interessate dal crollo del Ponte Morandi, da oggi è stato parzialmente riattivato. Nel dettaglio:-“Linea Sussidiaria” utilizzata per il traffico passeggeri fra Genova Sanpierdarena/Genova Rivarolo e Busalla-“Linea Bastioni” utilizzata per il traffico passeggeri e merci fra Genova Sanpierdarena e Ovada, Milano e Torino (Via succursale e/o Via Busalla)- “Linea Sommergibile” utilizzata per il traffico merci fra gli scali di Genova Marittima e Genova Sanpierdarena. Su questi tre tracciati ferroviari il Gruppo Ferrovie dello Stato, tramite RFI, ha effettuato gli interventi di ripristino e messa in sicurezza dell’infrastruttura danneggiata. Le attività sono riprese a seguito dell’avvenuto rilascio del nulla osta delle Autorità Competenti.
Dalle prime ore di oggi la circolazione ferroviaria è ripresa su sue delle tre linee sospese al traffico dal 14 agosto, a seguito del crollo del viadotto autostradale Morandi.Rimarrà,invece,sospesa al traffico la linea “Sussidiaria”, il cui rpristino potrà avvenire solo al termine dell’iter di messa in sicurezza/demolizione della parte spezzata del viadotto suddetto che sovrasta la linea stessa.Sono dunque 82 i treni regionali attivati per i collegamenti diretti via ferrovia, senza più dover cambiare mezzo di trasporto,sulle linee Genova-Acqui Terme(26 collegamenti), Genova-Rivarolo-Busalla(24 di cui 6 con capolinea a Genova Piazza Principe invece che Brignole) e Genova-Arquata-Novi Ligure(32 treni). Sono ripartiti anche i collegamenti merci da e per il porto di Genova. Il dettaglio dell’offerta è consultabile su tutti i canali di vendita di Trenitalia e sulle locandine informative pubblicate sul sito trenitalia.com. Per i primi sei giorni dopo l’odierna riattivazione, fino a martedì 9 ottobre, i treni percorreranno il tratto interessato dai lavori con un rallentamento di velocità a 30 km/orari che determinerà lievi allungamenti dei tempi di viaggio non previsti negli orari pubblicati.Le Ferrovie dello Stato,attraverso la controllata RFI (Rete Ferroviaria Italiana),ha così completato i principali interventi di ripristino avviati il 15 settembre che hanno visto impegnati circa 60 maestranze suddivise in turni operativi di 24 ore su 24. Nel dettaglio, ottemperando alle prescrizioni della Protezione Civile,è stata realizzata una barriera di protezione, lunga 70 metri e alta 8 metri, che garantirà la ridefinizione dei confini della zona rossa escludendo le linee ferroviarie. Sono stati rinnovati 300 metri di binari(massicciata,traversine e rotaie) danneggiati dal crollo, la linea di alimentazione elettrica dei treni, i cavi e parte dei sostegni di una delle due reti di alimentazione danneggiate oltre al rinnovo degli impianti di segnalamento e telecomunicazione.Il Gruppo FS italiane, vicino ai genovesi fin dalle prime ore del tragico evento,garantisce il proprio supporto alle istituzioni locali e nazionali mettendo in atto tutte le misure necessarie per agevolare i collegamenti da e per la città della Lanterna.

Ponte Morandi. In bilico la nomina di Gemme

claudio gemme

Il commissario ancora non c’è. E la nomina, data per imminente fino a poche ore prima, sembra slittare ulteriormente. E senza la nomina non arriva il decreto e tutto rimane fermo. Infatti la designazione di Claudio Andrea Gemme, considerato da giorni in pole per il ruolo di commissario per la ricostruzione, è appesa a un filo per una incompatibilità giuridica. Non tanto per il ruolo in Fincantieri, da cui aveva già annunciato di volersi dimettere quanto per un legame familiare e la presenza di una casa di proprietà della madre in zona rossa. Elemento questo con solide basi tecniche, che ha impedito che il presidente del consiglio Giuseppe Conte desse seguito in tempi brevi all’annuncio di ieri mattina.

Tutto deriva dal codice civile e da un limite in origine fissato per i giudici. Che, per ragioni piuttosto ovvie, non possono pronunciarsi su liti che riguardano parenti. Tecnicamente si chiama dovere di astensione e riguarda i familiari fino al quarto grado. Fino a qui nessun problema. Il punto è che questo limite è stato esteso alla pubblica amministrazione da vari leggi successive, a partire dalla 190 del 2012, fino a norme più specifiche su anticorruzione e trasparenza, e si applica a tutti i possibili conflitti di interessi.

In parole povere, il commissario si troverebbe a decidere su una questione che riguarda un familiare – si pensi alla partita degli indennizzi – e questo rappresenterebbe una incompatibilità, secondo gli uffici di Palazzo Chigi e non solo. Se l’ostacolo per Gemme si rivelasse insormontabile, si potrebbe tornare a considerare altri nomi. I Cinque stelle propongono in alternativa un ‘tecnico’ come il fisico Roberto Cingolani, direttore dell’Istituto italiano di tecnologia. Ma Salvini insiste sul nome di Gemme. A rendere il quadro ancora più indecifrabile la presa di posizione del premier Conte, che ha annunciato che è ormai solo una questione di ore, per lui Gemme resta sempre in pole position. Salvo sorpassi a sorpresa.

Che il problema della nomina che non si flette anche sul decreto che ancora non c’è. Insomma tutto fermo. A muoversi è solo Salvini che salta di piazza in piazza a fare propaganda come se le elezioni si tenessero domani. Salvini tra gli sfollati del Ponte Morandi aveva infatti rassicurato sul nome del manager di Fincantieri, sottolineando che non c’era nessun ripensamento.

Ponte Morandi, abbassare la voce e alzare lo sguardo

Il crollo del ponte Morandi ha inferto alla città di Genova una ferita difficile da rimarginare e sta portando a nudo non solo la debolezza del sistema infrastrutturale della regione ma anche l’insipienza di un governo incapace di affrontare in tempi rapidi e con strumenti adeguati un’emergenza che non è solo di Genova ma dell’intero sistema Paese.

Andiamo per gradi. Che il Ponte Morandi non godesse di buona salute lo si sapeva da molti anni; capitò a me in un’intervista rilasciata al “Il Giornale” il 12 dicembre del 2006 avvertire del rischio caduta del ponte e dell’urgente necessità di pensare seriamente ad un’alternativa in grado di spostare buona parte del traffico gravitante sul Morandi.

Lo scopo fu quello di incitare la politica a decidere sul progetto di una bretella autostradale (poi chiamata Gronda) alla luce di un incremento del traffico che rassegnava cifre impressionanti: oltre 70.000 veicoli al giorno di cui 4.000 camion che transitava quotidianamente su una struttura i cui interventi manutentori, a causa dell’evidente ammaloramento, erano all’ordine del giorno.

Il mio non fu un appello isolato; altri autorevoli soggetti misero in guardia dal rischio incombente sulla stabilità del ponte e dei timori delle gravi conseguenze sull’economia locale qualora l’utilizzo del ponte fosse stato, per ragioni diverse, inibito.

Dopo infinite discussioni, tentennamenti pericolosi (quali quelli del Sindaco Doria e parte dei suoi alleati per i quali sarebbe stata sufficiente il completamento delle nuove opere previste in ambito urbano ad alleggerire il traffico di attraversamento con ciò rendendo inutile una nuova bretella) le Istituzioni locali si sono ritrovate-insieme ai Governo precedenti all’attuale – unite nel sostenere il definitivo progetto della Gronda così come era emerso dopo il debat public. Decisione indispensabile ma tardiva, almeno per evitare l’enorme tragedia che ha colpito la città alle 11,36 del 14 agosto 2018.

43 morti, ma potevano essere molti di più. Se il fatto fosse accaduto in una giornata normale e in un’ora di punta le vittime potevano essere oltre 4/500. Infatti su quel maledetto ponte, su cui ultimamente transitavano circa 80.000 veicoli al giorno di cui 5000 camion, era quotidiana la coda di veicoli fermi.

Nella disgrazia un po’ di fortuna. Tuttavia la città ha vissuto quel dramma con profonda angoscia perché su quel ponte ci passavamo tutti; è accaduto a quelle povere persone ma poteva accadere ad ognuno di noi. Anche per questo l’impatto emotivo è stato enorme per dimensione e per carico individuale.

Le conseguenze purtroppo non si sono fermate al già tragico bilancio di vite umane ma si sono trascinate dietro oltre 500 sfollati, danni economici alla miriade di aziende collocate nell’area investita dal crollo (oltre 1000), un danno enorme all’economia portuale che è il settore trainante dell’economia regionale cittadina, un disagio infinito per le caotiche condizioni del traffico che continuano a registrarsi nel ponente della città.

Ebbene di fronte a questa situazione così pesante, malgrado la compattezza delle Istituzioni locali e il ruolo energico che esse, e su tutte il Sindaco Bucci e il Presidente della Regione Toti, hanno profuso e stanno profondendo per assistere la città in tutte le sue componenti, emerge la superficialità, l’incompetenza, l’arroganza di ministri inadeguati che, a oltre 45 giorni dal crollo e con una città in fortissima difficoltà, hanno provveduto, con increscioso ritardo, a decretare per la ricostruzione, individuare il Commissario Straordinario, in un quadro confuso di norme, deroghe e risorse che temiamo forniscano alibi fortissimi ai tanti ricorrenti che già rischiano di manifestarsi.

Le stesse risorse individuate sono ritenute dall’intera comunità ligure largamente insufficienti sia per contrastare il declino sia per far fronte all’emergenza.

Un disastro nel disastro di cui ne faremmo volentieri a meno e che sta generando sconcerto in tutti gli ambienti della città. Una città che, comunque, paga anche il prezzo di non aver avuto la capacità di decidere quando era il momento di farlo; diffidenza e “mugugno, particolarismi ideologici hanno prevalso sul pragmatismo indispensabile a rompere l’isolamento della città. Questa logica non ha risparmiato nemmeno il nodo autostradale e dunque il Ponte Morandi.

Ora è il tempo della ricostruzione. Non basterà un anno. Fossero tre sarei contento. Nel frattempo la città non può sprofondare, il suo porto, anzi i suoi porti, devono macinare traffici e mantenere il primato nel Mediterraneo. Per questo c’è bisogno di sostegno dello Stato, non di elemosine ma di incentivi veri allo sviluppo di modalità alternative al traffico stradale ( ferrobonus e autostrade del mare, cabotaggio tra porti del mediterraneo onde evitare trasporto su strada), contributi all’autotrasporto nei limiti dei sovracosti che deve sopportare, sostegno all’aumento della produttività portuale sula base di apertura dei porti h24 e un fortissimo investimento sulla ferrovia. Ad iniziare dal prosieguo del Terzo Valico, radice a sud del Corridoio Reno Alpi ma anche tutte quelle opere minori che collegano le banchine ai retroporti.

Ma anche sostegno alle categorie economiche imprigionate e bloccate dal crollo e soprattutto supporto economico al Comune di Genova su cui grava il maggior peso dei problemi. Il Comune ha il dovere di adottare provvedimenti severi, per esempio, sul tema della mobilità, ma per mettere in campo convincenti alternative ha bisogno di risorse, e tante, che oggi non ha.

Anche sotto questo profilo il decreto è molto deludente: pochi soldi e mal distribuiti. Una disattenzione grave che nessuno comprende. Eppure è da qui che occorre ripartire per ridare alla città, alla regione una forma di sviluppo sostenibile, smart e all’avanguardia dove qualità della vita, paesaggio, efficienza e sostenibilità sono la cifra di un nuovo rinascimento.

Il nuovo ponte deve essere il simbolo della rinascita, il ritratto autentico di Genova. È il momento, per dirla con Renzo Piano di “abbassare la voce alzare lo sguardo”

Arcangelo Merella
Già Assessore Mobilità e Trasporti Comune di Genova

Ponte Morandi. Arriva la bollinatura al decreto

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Arriva finalmente dopo innumerevoli rinvii il via libera della ragioneria al decreto che contiene misure per affrontare l’emergenza. Il decreto infatti era stato più volte presentato come cosa fatta ma altrettante volte ritirato. L’ultimo episodio pochi giorni fa per lo stop imposto dalla ragioneria dello Stato in quanto nel testo non venivano indicate le coperture di spesa. Il decreto, ottenuta la bollinatura viene tramesso al Quirinale.

“Non è detto che sia un dl soddisfacente” ha commentato il presidente della Liguria Giovanni Toti. Il governo, nel nuovo decreto, ha stanziato altri 20 milioni di euro di risorse per Genova, che verranno trasferite alla contabilità speciale intestata al Commissario delegato alla ricostruzione. Nomina che, a oltre un mese dalla tragedia, ancora manca. In base all’ordinanza del 20 agosto in cui si dava disposizione di di 33,5 milioni, viene emessa, si legge nella bozza del decreto, una integrazione “di 9 milioni di euro per l’anno 2018 e 11 milioni di euro per l’anno 2019″. Le risorse sono coperte con l’uso del Fondo per le emergenze nazionali.

Scettico il presidente della Liguria, Giovanni Toti per il quale “bisognerà vedere cosa c’è scritto dentro dopo questo balletto fatto in una settimana e mezzo tra un ministero e l’altro”. Toti non ha risparmiato critiche al decreto: “Mi sembra che venga fatto per escludere gli enti locali”, ha dichiarato. “Mi dà l’impressione che il governo voglia gestire la situazione a Roma e non in Liguria. Ma va bene tutto, siamo laici, basta che si raggiungeranno i risultati”, ha aggiunto, tornando a chiedere lo sblocco dei fondi per la realizzazione del Terzo Valico: “Mi fiderei di più del ministro Toninelli se sbloccasse questa mattina stessa quel miliardo e mezzo di euro, già bollinato, per il quinto lotto del Terzo Valico, che rischia di rallentare sensibilmente. Sarebbe un danno straordinario, e credo che l’opinione pubblica non reagirebbe bene. E neanch’io reagirei bene”. Poi, sulla proposta lanciata dal ministro delle Infrastrutture su Facebook di realizzare un ponte “multilivello”, Toti risponde: “Temo abbia ragione Gino Paoli. Quel ponte non è un parco cittadino dove andare a passeggiare. Mi sembra un’idea surreale”.

E il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi torna sulla questione del commissario ha aggiunto: “Mi auguro che venga indicato il nome quando esce il decreto o immediatamente dopo, in modo da recuperare tempo”.

Il Decreto Genova reintroduce, in deroga agli articoli 4 e 22 del Jobs Act, la cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività. La misura potrà essere autorizzata “sino ad un massimo di 12 mesi complessivi” per gli anni “2019 e 2020”. La sostenibilità dell’onere finanziario per la copertura sarà verificata in sede di accordo governativo e qualora dal monitoraggio emerga che è stato raggiunto o sarà raggiunto il limite di spesa, non possono essere stipulati altri accordi. Nel caso in cui Autostrade non pagasse o ritardasse le spese di ricostruzione del ponte sarà lo Stato ad anticiparle, attingendo al Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale.

Ponte Morandi. Il decreto Genova senza coperture

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Ancora un intoppo per il decreto per Genova. Secondo la Ragioneria dello Stato infatti all’ultima versione del decreto manca un elemento fondamentale: la copertura finanziaria. La Ragioneria dello Stato infatti avrebbe sollevato dubbi a causa di una “indeterminatezza” delle coperture economiche e delle fonti di provenienza dei finanziamenti necessari.

L’indiscrezione è trapelata durante lo svolgimento del consiglio Comunale di Genova, in cui si è acceso il dibattito sulla proposta del Pd di non chiudere la seduta in attesa del decreto del governo.

 Il Mef cerca di minimizzare. Anzi ribalta la questione: “La Ragioneria Generale dello Stato non ha bloccato il decreto, ma lo sta sbloccando”. È quanto affermano fonti del ministero smentendo in modo netto le indiscrezioni riportate. Il decreto – viene spiegato – è arrivato “senza alcuna indicazione degli oneri e delle relative coperture”. E che “i tecnici della Ragioneria generale dello Stato stanno lavorando attivamente per valutare le quantificazioni dei costi e individuare le possibili coperture da sottoporre alle amministrazioni proponenti”. “Il decreto è giunto molto incompleto”. Il si lavora dunque alle coperture nel giorno dell’incidente probatorio e della relazione della Commissione del Mit.

“Non so a che punto sia il Decreto. Un giorno più o in meno non importa, conta quello che c’è dentro”, ha detto il commissario per l’emergenza e presidente della Regione Liguria Giovanni Toti che aggiunto: “Ormai questo sembra il decreto desaparecido”. “Dal primo ottobre saremo al ponte a guardare se sono iniziati i lavori. Genova si aspetta che questo avvenga, è il messaggio della città al Governo”, ha detto il sindaco Marco Bucci a un convegno della Cgil sul futuro della città. “Non accetteremo un decreto a metà” ha aggiunto il sindaco.

Decreto per Genova. I nodi del ponte Morandi

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Il decreto per Genova  esaminato dal Cdm prevede un nuovo commissario straordinario per definire gli interventi urgenti per l’affidamento dei lavori di ricostruzione del ‘Ponte Morandi’ avvalendosi dei poteri di sostituzione e di deroga. Aiuti ai privati, sconti fiscali, sostegno  alle piccole e micro imprese, al trasporto pubblico locale, alle attività del porto, sono alcune delle misure contenute. Il piano  di sicurezza delle autostrade sarà fatto ogni due anni. In bozza ci sono i compiti alla nuova  Agenzia, tra cui il monitoraggio e la vigilanza sui lavori.

Toti ha attaccato: “Troppa  fretta e inesperienza”. Boccia (Confindustria): “Se il ponte non  si fa entro l’anno è colpa del governo”. Nel Dl per Genova, fatto in 16 articoli, è anche prevista l’istituzione di una Zes (zona economica speciale) e di una zona logistica speciale per il porto. Sono previste esenzioni per chi ha immobili o attività nella ‘zona rossa’ e la sospensione fino a fine 2019 delle notifiche di cartelle e della riscossione.

Tra Autostrade e Spea Engineering si parlava di criticità del ponte Morandi già tre anni fa. Le comunicazioni, informali, avvenivano via mail o chat e sarebbero state in termini discordanti rispetto alle comunicazioni ufficiali. E’ quanto emerge dalle analisi che gli uomini del primo gruppo della guardia di finanza stanno effettuando sulla documentazione acquisita nelle scorse settimane.

Per il piano sicurezza autostrade è previsto di stilare un piano nazionale per l’adeguamento e lo sviluppo di strade e autostrade, da aggiornare ogni due anni, anche attraverso il monitoraggio sullo stato di conservazione e sulle necessità di manutenzione delle infrastrutture. E’ uno dei compiti della nuova Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa) che sarà istituita con il ‘decreto urgenze’. Nella bozza si prevede che l’agenzia effettui anche la vigilanza tecnica sull’esecuzione dei lavori e sovrintenda alle ispezioni di sicurezza.

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, concludendo il convegno organizzato a Torino da Confindustria Piemonte a sostegno della Torino-Lione, ha affermato: “Se il nuovo ponte non sarà fatto entro un anno sarà colpa di questo governo. Bisogna cominciare anche a parlare di colpe future. Ognuno si prenda le proprie responsabilità”.

Danilo Toninelli, il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, nella trasmissione Rai ‘Porta a Porta’, ha detto: “Autostrade non metterà neanche una mattonella nella ricostruzione del ponte ma dovrà pagare. Il ponte lo ricostruirà lo Stato e accanto a Fincantieri ci sarà probabilmente Italferr, che da decenni fa attività di ricostruzione”.

Il presidente di Autostrade, Fabio Cerchiai, in un’intervista al ‘Messaggero’, ha detto: “Secondo la convenzione,  Autostrade ha l’obbligo e il diritto di provvedere nel tempo più breve possibile alla  ricostruzione del ponte. Così come il ministro dei Trasporti ha l’obbligo di documentare eventuali violazioni del concessionario, cosa che fino ad oggi non ha fatto. Siamo aperti ad ogni contributo che possa aiutare a ricostruire il ponte prime e meglio. Fincantieri è benvenuta”. Sulle ipotesi di modifica unilaterale della convenzione con il governo, Cerchiai ha osservato: “Cambiare per decreto regole sulle quali i grandi investitori internazionali fanno affidamento per i loro investimenti, aprirebbe un capitolo pericoloso sul piano della credibilità del paese. Chiunque può comprendere che non è solo un problema che riguarda Autostrade. Inoltre se il governo non dovesse rispettare quanto previsto dalla convenzione non potremmo restare inerti, dovremmo tutelarci. Tra l’altro vorrei ricordare che noi agiamo nell’interesse di circa 31mila lavoratori e 55mila azionisti, piccoli e grandi, italiani e stranieri”.

Quanto ad un’interlocuzione con il governo, Cerchiai ha detto: “Saremmo felici di sedere attorno ad un tavolo”. E sui rischi per il viadotto prima del crollo, Cerchiai ha spiegato: “Del ponte si sono occupati in tanti: le strutture tecniche di Autostrade, i progettisti di Spea, una serie di consulenti esterni di livello internazionali, le strutture del ministro, da nessuno di loro è stata mai evidenziata una situazione di urgenza”. Sul crollo del ponte ha detto: “Purtroppo una tragedia terribile e l’aggettivo prescinde da qualunque considerazione sugli accertamenti delle responsabilità che eventualmente emergeranno”.

L’arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha detto: “Il mondo guarda a Genova e all’Italia. L’essenziale è fare presto: qualunque ritardo per motivi di competizione politica o economica sarebbe imperdonabile, non si specula sui morti. Penso alla gente e alla città. La gente anzitutto. Duecentocinquanta famiglie sfollate da una cinquantina di caseggiati vicini ai monconi del ponte. Le amministrazioni stanno cercando tutti gli alloggi possibili e noi stessi, come Chiesa, ci stiamo impegnando. Ma queste persone desiderano rimanere nel loro quartiere e bisogna tenerne conto il più possibile, cercare al più presto soluzioni vicine e ricostruire il quartiere”.

Domani siamo già ad un mese dal crollo del ponte ed ancora una volta, l’atteggiamento del governo rischia di allungare i tempi. Non si sa chi sarà il nuovo Commissario e quali poteri gli verranno conferiti. Contestualmente si vuol fare nascere una nuova Agenzia ma non si tiene conto dei tempi necessari per renderla operativa. L’esclusione di Autostrade rischia di allungare i tempi di realizzazione per possibili liti giudiziarie. Inoltre, le spinte governative sulle nazionalizzazioni vengono dichiarate senza sapere con quali coperture di bilancio potranno essere fatte. Di certo, sarà sempre più difficile che possano arrivare nuovi capitali dall’estero per essere investiti nel nostro Paese. Il viaggio di Tria in Cina non ha portato nuovi capitali stranieri da investire nel nostro Paese, anzi sarà l’Italia a dare un contributo allo sviluppo della Cina.

Salvatore Rondello