Decreto per Genova. I nodi del ponte Morandi

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Il decreto per Genova  esaminato dal Cdm prevede un nuovo commissario straordinario per definire gli interventi urgenti per l’affidamento dei lavori di ricostruzione del ‘Ponte Morandi’ avvalendosi dei poteri di sostituzione e di deroga. Aiuti ai privati, sconti fiscali, sostegno  alle piccole e micro imprese, al trasporto pubblico locale, alle attività del porto, sono alcune delle misure contenute. Il piano  di sicurezza delle autostrade sarà fatto ogni due anni. In bozza ci sono i compiti alla nuova  Agenzia, tra cui il monitoraggio e la vigilanza sui lavori.

Toti ha attaccato: “Troppa  fretta e inesperienza”. Boccia (Confindustria): “Se il ponte non  si fa entro l’anno è colpa del governo”. Nel Dl per Genova, fatto in 16 articoli, è anche prevista l’istituzione di una Zes (zona economica speciale) e di una zona logistica speciale per il porto. Sono previste esenzioni per chi ha immobili o attività nella ‘zona rossa’ e la sospensione fino a fine 2019 delle notifiche di cartelle e della riscossione.

Tra Autostrade e Spea Engineering si parlava di criticità del ponte Morandi già tre anni fa. Le comunicazioni, informali, avvenivano via mail o chat e sarebbero state in termini discordanti rispetto alle comunicazioni ufficiali. E’ quanto emerge dalle analisi che gli uomini del primo gruppo della guardia di finanza stanno effettuando sulla documentazione acquisita nelle scorse settimane.

Per il piano sicurezza autostrade è previsto di stilare un piano nazionale per l’adeguamento e lo sviluppo di strade e autostrade, da aggiornare ogni due anni, anche attraverso il monitoraggio sullo stato di conservazione e sulle necessità di manutenzione delle infrastrutture. E’ uno dei compiti della nuova Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa) che sarà istituita con il ‘decreto urgenze’. Nella bozza si prevede che l’agenzia effettui anche la vigilanza tecnica sull’esecuzione dei lavori e sovrintenda alle ispezioni di sicurezza.

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, concludendo il convegno organizzato a Torino da Confindustria Piemonte a sostegno della Torino-Lione, ha affermato: “Se il nuovo ponte non sarà fatto entro un anno sarà colpa di questo governo. Bisogna cominciare anche a parlare di colpe future. Ognuno si prenda le proprie responsabilità”.

Danilo Toninelli, il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, nella trasmissione Rai ‘Porta a Porta’, ha detto: “Autostrade non metterà neanche una mattonella nella ricostruzione del ponte ma dovrà pagare. Il ponte lo ricostruirà lo Stato e accanto a Fincantieri ci sarà probabilmente Italferr, che da decenni fa attività di ricostruzione”.

Il presidente di Autostrade, Fabio Cerchiai, in un’intervista al ‘Messaggero’, ha detto: “Secondo la convenzione,  Autostrade ha l’obbligo e il diritto di provvedere nel tempo più breve possibile alla  ricostruzione del ponte. Così come il ministro dei Trasporti ha l’obbligo di documentare eventuali violazioni del concessionario, cosa che fino ad oggi non ha fatto. Siamo aperti ad ogni contributo che possa aiutare a ricostruire il ponte prime e meglio. Fincantieri è benvenuta”. Sulle ipotesi di modifica unilaterale della convenzione con il governo, Cerchiai ha osservato: “Cambiare per decreto regole sulle quali i grandi investitori internazionali fanno affidamento per i loro investimenti, aprirebbe un capitolo pericoloso sul piano della credibilità del paese. Chiunque può comprendere che non è solo un problema che riguarda Autostrade. Inoltre se il governo non dovesse rispettare quanto previsto dalla convenzione non potremmo restare inerti, dovremmo tutelarci. Tra l’altro vorrei ricordare che noi agiamo nell’interesse di circa 31mila lavoratori e 55mila azionisti, piccoli e grandi, italiani e stranieri”.

Quanto ad un’interlocuzione con il governo, Cerchiai ha detto: “Saremmo felici di sedere attorno ad un tavolo”. E sui rischi per il viadotto prima del crollo, Cerchiai ha spiegato: “Del ponte si sono occupati in tanti: le strutture tecniche di Autostrade, i progettisti di Spea, una serie di consulenti esterni di livello internazionali, le strutture del ministro, da nessuno di loro è stata mai evidenziata una situazione di urgenza”. Sul crollo del ponte ha detto: “Purtroppo una tragedia terribile e l’aggettivo prescinde da qualunque considerazione sugli accertamenti delle responsabilità che eventualmente emergeranno”.

L’arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha detto: “Il mondo guarda a Genova e all’Italia. L’essenziale è fare presto: qualunque ritardo per motivi di competizione politica o economica sarebbe imperdonabile, non si specula sui morti. Penso alla gente e alla città. La gente anzitutto. Duecentocinquanta famiglie sfollate da una cinquantina di caseggiati vicini ai monconi del ponte. Le amministrazioni stanno cercando tutti gli alloggi possibili e noi stessi, come Chiesa, ci stiamo impegnando. Ma queste persone desiderano rimanere nel loro quartiere e bisogna tenerne conto il più possibile, cercare al più presto soluzioni vicine e ricostruire il quartiere”.

Domani siamo già ad un mese dal crollo del ponte ed ancora una volta, l’atteggiamento del governo rischia di allungare i tempi. Non si sa chi sarà il nuovo Commissario e quali poteri gli verranno conferiti. Contestualmente si vuol fare nascere una nuova Agenzia ma non si tiene conto dei tempi necessari per renderla operativa. L’esclusione di Autostrade rischia di allungare i tempi di realizzazione per possibili liti giudiziarie. Inoltre, le spinte governative sulle nazionalizzazioni vengono dichiarate senza sapere con quali coperture di bilancio potranno essere fatte. Di certo, sarà sempre più difficile che possano arrivare nuovi capitali dall’estero per essere investiti nel nostro Paese. Il viaggio di Tria in Cina non ha portato nuovi capitali stranieri da investire nel nostro Paese, anzi sarà l’Italia a dare un contributo allo sviluppo della Cina.

Salvatore Rondello

In arrivo in cdm il ‘decretone’ per Genova

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Venerdì prossimo arriverà nel Consiglio dei ministri il ‘decretone’ per Genova. Il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli, in audizione alla commissione Ambiente della Camera, ha annunciato che venerdì prossimo arriverà al Consiglio dei Ministri il ‘decretone’ per Genova precisando che si tratta di un decreto ‘molto importante’ che conterrà ‘un aiuto alle famiglie in tema di mutui e un aiuto alle imprese con agevolazioni fiscali’. Un aiuto alle famiglie offerto dalla società Autostrade, pari a mezzo miliardo di euro, è stato rifiutato dal Governo ed il vicepremier Di Maio disse che ‘non si potevano accettare elemosine’ (l’elemosina corrispondeva a circa 800 mila euro pro capite per i genovesi sfrattati).

Il ministro Toninelli ha spiegato: “Nel decreto non ci sarà solo la parte su Genova, ma anche interventi sulla manutenzione e una parte relativa ai sensori.

Nel decreto per Genova, la ricostruzione del Ponte sarà il primo obiettivo. Partendo dalle regole attuali del Codice degli Appalti, sulla base dell’eccezionalità, potremo affidare direttamente a una società pubblica, pensiamo a Fincantieri, l’appalto per la ricostruzione del Ponte. Sulle concessioni autostradali, intendo dare un segnale di svolta ben preciso:  d’ora in avanti tutti i concessionari saranno vincolati a reinvestire buona parte degli utili nell’ammodernamento delle infrastrutture  che hanno ricevuto in concessione, dovranno rispettare in modo più stringente gli obblighi di manutenzione a loro carico e, più in generale, dovranno comprendere che l’infrastruttura non è una rendita finanziaria, ma un bene pubblico che il Paese. Sul Mose oggi si assiste ad una sorta di paralisi da parte del soggetto tecnico operativo incaricato di realizzare l’opera per conto dello Stato (concessionario Consorzio Venezia Nuova). Inadempienza ingiustificata e pericolosa rispetto ad un’opera marittima, che rischia di aggravare le condizioni di manutenzione”.

Il ministo Toninelli ha anche aggiunto: “Siamo al lavoro, abbiamo lavorato anche stanotte al decreto, che ho definito ‘decretone’, molto importante per far ripartire immediatamente Genova  oltre all’attività per la messa in sicurezza delle opere infrastrutturali. I lavori di ricostruzione del ponte non possono essere affidati ed eseguiti da chi giuridicamente aveva la responsabilità a non farlo crollare. Consentire ad Autostrade per l’Italia di ricostruire il ponte  sarebbe una follia  e sarebbe irrispettoso nei confronti dei familiari delle vittime del crollo del Morandi”. Poi il ministro ha evidenziato: “Su questo il governo è compatto. Inoltre, sulla ricostruzione del ponte deve esserci il progetto, il sigillo dello Stato. E la ricostruzione va affidata a un soggetto a prevalente o totale partecipazione pubblica dotato di adeguate capacità tecniche”. Toninelli ha anche annunciato: “ Nei prossimi giorni convocherò tutti i concessionari delle infrastrutture chiedendo un programma dettagliato degli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, con specifica quantificazione delle risorse destinate a realizzare un programma di riammodernamento delle infrastrutture. E’ indifferibile l’esigenza di intervenire su un sistema malato che non ha giustificazione né corrispondenza negli altri Paesi europei. In un’ottica di revisione degli schemi di convenzione risulta altrettanto necessario ristabilire un rapporto fisiologico tra concedente e concessionario anche attraverso l’adozione di misure punitive nei confronti delle società nel caso di ricorsi manifestamente strumentali”.

In realtà, il giorno precedente, il governatore della Liguria, ospite del forum Ambrosetti a Cernobbio, ha lanciato un messaggio imperativo: “Chiediamo al governo di varare subito il decreto per ricostruire il ponte per consentirci di metterci subito al lavoro non appena arriva il dissequestro della Procura”. Un provvedimento che per il governatore deve limitarsi a prevedere la deroga al Codice degli appalti per consentire immediatamente a Fincantieri e all’architetto Renzo Piano di approntare la fase operativa nella quale, ovviamente, saranno coinvolte altre eccellenze italiane. Ma la strategia del Governo non sembrava che andasse nella stessa direzione. Pur confermando a breve l’iniziativa del governo, il vicepremier e leader del M5S, Luigi Di Maio ha confermato la volontà di escludere Autostrade dalla partita.

Di Maio, parlando con i giornalisti alla Fiera del Levante, ha detto: “Io non faccio ricostruire il ponte a chi lo ha fatto crollare. Autostrade avrà nei prossimi giorni un’altra brutta sorpresa. Per quanto ci riguarda, il ponte Morandi lo deve ricostruire un’azienda di Stato come Fincantieri, perché dobbiamo monitorare cosa si farà”.

La differenza dunque è nel ruolo di Autostrade e nella revoca della concessione che prevede che spetti al concessionario il ripristino dell’opera.

Ma per Toti passare per la revoca della concessione rischia di allungare pericolosamente i tempi per la ricostruzione. Così il governatore della Liguria ha lanciato un messaggio anche a Salvini: “Non è il momento delle parole ma dei fatti. Teniamo separate le responsabilità dalla ricostruzione: Autostrade, come impone la concessione, ci mette i soldi ma non si oppone che la ricostruzione del ponte sia affidata a Fincantieri sul progetto di Piano”.

Con riferimento alla Commissione del Mit e al ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli che lo attacca per non aver ancora soddisfatto le richieste delle famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni ha replicato: “Duecento famiglie sono già state sistemate in alloggi e il completamento avverrà nei prossimi giorni. Il ministro credo abbia ben altro di cui occuparsi….”. La conclusione brusca di Toti allude  alle dimissioni dell’ingegner Bruno Santoro, annunciate dal ministero delle Infrastrutture, dalla Commissione ispettiva del Mit che opera per individuare le cause del crollo del Ponte Morandi. Santoro, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui fatti del “Morandi”, è stato il terzo componente che lascia la commissione ispettiva aggiungendosi alle dimissioni di fine agosto di altri due indagati: il professore Antonio Brencich e il presidente Roberto Ferrazza, provveditore alle opere pubbliche per il Piemonte, Liguria e Val d’Aosta, tutte persone nominate dall’attuale governo Conte.

Salvatore Rondello

Lega all’attacco. Renzi: “Governo di ladri e bugiardi”

governo-lega-m5s-di-maio-salvini-800x450La Lega non ha perso tempo. Continua l’attacco alla sentenza del tribunale del Riesame di Genova sul sequestro dei fondi con il tentativo di trarne vantaggio mediatico e di consenso. La Lega, quella del cappio sventolato in Aula, alle sentenze contrarie non ci sta: “È chiaro – he detto Salvini – che cercano di metterci i bastoni fra le ruote. Quello che sta subendo la Lega è un processo politico senza precedenti. Anzi, sì, uno c’è: è successo qualcosa del genere in Turchia, quando a un partito fu sequestrato tutto il patrimonio prima ancora della condanna”. I toni del ministro dell’Interno si fanno sempre più duri. Di sicuro, il futuro della Lega si prospetta pieno di incognite.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti – che una settimana fa aveva detto “se ci condannano la Lega chiude” – oggi fa sapere che non parteciperà al previsto faccia a faccia con il presidente dem, Matteo Orfini, alla festa dell’Unità di Ravenna per “sopraggiunti impegni, ossia la preparazione del ricorso in Cassazione.

Ieri il segretario del Psi Riccardo Nencini aveva criticato duramente le reazioni di Salvini alla sentenza. Oggi l’ex premier ed ex segretario del Pd Matteo Renzi non ha lesinato critiche al governo che ha definito di “ladri e di bugiardi”, poiché la Lega di Matteo Salvini ha “rubato denaro ai cittadini” e il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli dichiara il falso sul crollo del viadotto Morandi a Genova. “Ieri Salvini”, ha puntualizzato Renzi, “ha detto una cosa enorme rispetto alla decisione del riesame di Genova che ha stabilito il sequestro dei fondi del partito, che vanno restituiti, ha detto ‘ma gli italiani sono con noi’. Però una cosa sono i sondaggi un’altra le sentenze, i 49 milioni si devono restituire”.

All’attacco anche l’attuale segretario dem, Maurizio Martina: “La Lega restituisca i 49 milioni che deve ai cittadini. Le sentenze si rispettano e Salvini non è diverso da un comune cittadino”. E mette nel mirino anche la “doppia morale” dei 5 Stelle.

Ponte Morandi, pronta revoca per Autostrade

autostrade cdaIl governo ha avviato l’iter per la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, intendendo tornare al modello dello Stato gestore. Ma la società resta convinta di aver rispettato gli obblighi prescritti dalla concessione che la lega al Ministero delle Infrastrutture, anche per quanto riguarda il tratto genovese del Ponte Morandi, tragicamente crollato a metà agosto con la morte di 43 persone. Lo mette nero su bianco una nota al termine del consiglio di amministrazione della società. Immediata la replica proprio del ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli: “È incredibile sentir parlare di ‘puntuale adempimento degli obblighi’ dopo una tragedia con 43 morti, 9 feriti, centinaia di sfollati e imprese in ginocchio. Siamo all’indecenza”, twitta il titolare del Mit.
Il cda di Autostrade per l’Italia, riunito oggi per un aggiornamento sulla vicenda del crollo di Genova, ha tra l’altro “preso atto degli elementi di confutazione alla lettera del Ministero delle Infrastrutture datata 16 agosto 2018 predisposti dalle strutture tecniche della società ed ha confermato il proprio convincimento in merito al puntuale adempimento degli obblighi concessori da parte della Società”.
La lettera di riscontro ed i relativi allegati saranno inviati al Ministero nel termine assegnato, precisa la società. Il cda ed il collegio sindacale, inoltre, “hanno rinnovato il proprio cordoglio per le vittime, il dolore per i feriti e la vicinanza all’intera comunità genovese ed alle Istituzioni”. Autostrade spiega anche che durante il cda è stato fatto un aggiornamento in merito all’avanzamento delle iniziative condivise nell’adunanza del 21 agosto, “in particolare, gli aiuti alle famiglie colpite che hanno interessato più di 200 nuclei familiari, le iniziative di ripristino della viabilità cittadina, le ulteriori iniziative di agevolazione del pedaggio e l’avanzamento del progetto di demolizione e ricostruzione del ponte”.
Nel frattempo il commissario per l’emergenza e governatore ligure Giovanni Toti, presentando i termini del progetto raggiunti durante un vertice con Aspi e il sindaco di Genova Marco Bucci, ha fatto sapere: “È stato presentato il piano di demolizione preliminare del ponte Morandi da parte di Autostrade per l’Italia. Si pensa a 30 giorni di esecuzione”, ma per avere la tempistica esatta bisogna attendere il “permesso alla procura perché l’area è sequestrata”.

Ponte Morandi, chiusa zona rossa per sicurezza

genova ponteNella notte e anche stamani, i cittadini hanno dato l’allarme per aver udito scricchiolii provenire dalla struttura danneggiata dei resti del Ponte Morandi. Di conseguenza i vigili del fuoco hanno deciso di interrompere le operazioni per portar via masserizie e oggetti personali dalle abitazioni evacuate.
E’ stato escluso che fossero rumori causati dal vento e sono stati attivati accertamenti tecnici ancora in corso. Nell’area compresa tra via Fillak e via Porro è stato deciso dunque lo stop dei lavori in quell’area e il divieto di ingresso degli sfollati per il recupero degli oggetti nelle loro case. La zona rossa rimane interdetta anche ai mezzi di soccorso in attesa dei risultati delle verifiche.
La procura di Genova è pronta, in caso di concreto pericolo, ad autorizzare l’abbattimento del moncone di ponte Morandi, sequestrato il 17 agosto dopo il crollo della campata, che si trova sopra gli edifici evacuati di via Porro. Nel caso in cui i vigili del fuoco segnalino l’eventualità di concreto pericolo la magistratura genovese si è detta “pronta a dissequestrare e autorizzare l’abbattimento”.
Il crollo di ponte Morandi potrebbe esser stato determinato da “una serie di concause” e non solo dalla rottura di uno strallo. Lo ha detto Roberto Ferrazza, presidente della Commissione ispettiva del Mit, al termine del sopralluogo sulle macerie di Ponte Morandi.
Intanto la Guardia di Finanza si è recata negli uffici del Provveditorato alle opere pubbliche di Liguria, Valle d’Aosta e Piemonte, in via Brigate Partigiane a Genova, per una normale acquisizione di atti nell’ambito dell’inchiesta sul crollo di ponte Morandi. Nel mirino della GdF anche il verbale della riunione dell’1 febbraio 2018 con cui il Provveditorato alle opere pubbliche di Genova rilasciò il parere obbligatorio sul progetto di ristrutturazione di ponte Morandi presentato da Autostrade e di cui parlano alcuni media. Infatti, da quanto scritto, fin da febbraio 2018 la gravità della corrosione dei tiranti alle pile 9 (quella crollata) e 10 del ponte autostradale Morandi era nota al Ministero delle Infrastrutture e a Società Autostrade. A firmare quell’intervento erano stati Roberto Ferrazza e Antonio Brencich, nominati presidente e membro esperto della Commissione d’indagine del Governo.

Disastro a Genova, prova per il governo Conte

Conte CameraCompra un giornale e parla con voce triste del disastro a Genova: «Qui viene giù un ponte al giorno». Il giornalaio risponde: «Serve manutenzione! Ne fanno poca o per niente!». Un altro cliente tuona: «Servono soldi! Non ci sono i soldi».

La tragedia del Ponte Morandi di Genova ha lasciato il segno anche tra i bagnanti di Villasimius in Sardegna: alle ore 11,36 del 14 agosto si è sbriciolato un tratto provocando 39 morti, una decina di feriti gravi, oltre 600 sfollati. Si temono decine di dispersi. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha proclamato un giorno di lutto nazionale.

Sembra che abbia ceduto uno dei tiranti dell’ardito viadotto progettato dall’ingegner Riccardo Morandi e inaugurato nel 1967 da Giuseppe Saragat, l’allora presidente della Repubblica di un’Italia lanciata nella modernità e alla scoperta del benessere. Si parla disastro a Genova. È crollato un tratto di 215 metri del viadotto autostradale lungo ben 1.182 metri, 35 auto e camion sono piombati nel vuoto da un’altezza di 45 metri. Dei tre piloni di sostegno alti 90 metri uno non esiste più e gli altri due rischiano di fare la stessa fine in tempi rapidi. Qualcuno parla di difetti di progettazione, altri di flussi di traffico enormemente superiori a quelli programmati mezzo secolo fa.

Un bagnante, un ingegnere, ne parla seduto a un tavolino del bar: «Va demolito al più presto perché rischia di crollare anche il tratto rimasto in piedi. Ma non si può usare in maniera mirata l’esplosivo perché sotto ci sono dei palazzi. Va smontato a pezzi e tutte le macerie del tratto che si è già sfaldato vanno rimosse immediatamente perché hanno ostruito l’alveo del Torrente Polcevera e se pioverà rischiamo un altro disastro causato da una rovinosa alluvione».

E non è finita: Genova è spaccata in due, rischia l’isolamento, lo strangolamento economico. Sul Ponte Morandi, snodo cruciale della A10 (assicura i collegamenti con l’Italia centro-meridionale e con la Francia via Ventimiglia), passavano 80 mila auto e camion al giorno. Ora il traffico faticherà a transitare nelle arterie alternative. Di qui la necessità di costruire un nuovo viadotto autostradale al posto del Ponte Morandi da smantellare (se ne discute inutilmente da almeno 10 anni, ma i tanti no hanno sempre bloccato il progetto).  C’è da realizzare un grande piano urbanistico, ingegneristico ed economico per assicurare di nuovo la mobilità civile e produttiva al capoluogo ligure.

Il disastro a Genova ha mille implicazioni. Le infrastrutture stradali da rivedere o da ricostruire, del resto, sono tante in tutta Italia. Per l’usura e la scarsa manutenzione sta cadendo un viadotto l’anno e finora, per fortuna, il numero delle vittime era stato contenuto.

Per alcuni esperti rischia di crollare il 60% dei viadotti in cemento armato con oltre 50 anni di vita: in agguato possono esserci altre stragi se vincerà l’inerzia. Soprattutto il traffico dei Tir e dei camion ha usurato i ponti immaginati mezzo secolo fa per un traffico autostradale molto inferiore a quello di adesso. Gli investimenti nelle infrastrutture stradali come in altre opere pubbliche essenziali (dalle scuole alle bonifiche ambientali) sono una delle grandi sfide del nuovo governo di Giuseppe Conte, nato sull’intesa tra Lega e M5S, in difficoltà per l’opposizione delle forze ecologiste vicine ai cinquestelle.

R.Ru.
(Sfogliaroma)

FARE CHIAREZZA

 

PONTE CROLLATO GENOVA MORANDISi terranno sabato alle 11 i funerali delle vittime del crollo di ponte Morandi a Genova. I funerali si svolgeranno alla Fiera di Genova, uno degli spazi più ampi della città dove saranno accolte le 39 salme, ma anche eventualmente gli altri corpi ritrovati sotto le macerie. Saranno migliaia le persone attese per partecipare alla cerimonia. Alle esequie solenni parteciperanno le maggiori autorità nazionali e locali. Prevista ma ancora non confermata ufficialmente la presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella oltre a quella dell’esecutivo al gran completo. I funerali saranno celebrati dall’arcivescovo di Genova cardinal Angelo Bagnasco.

Quella di sabato sarà anche una giornata di lutto nazionale per il Paese: lo ha annunciato nel pomeriggio il premier Conte dopo la conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri straordinario che si è simbolicamente tenuto in Prefettura a Genova. Intanto il governo cerca un colpevole e ha già annunciato ti togliere a Benetton la concessione per la gestione della società Autostrade. Un provvedimento a effetto ma di dubbia praticabilità. Ovviamente Atlantia, il gruppo proprietario di Autostrade per l’Italia, non ha tardato a rispondere all’esecutivo. Secondo Atlantia l’annuncio da parte del governo della procedura per il ritiro della concessione, “è  stato effettuato in carenza di qualsiasi previa contestazione specifica alla concessionaria ed in assenza di accertamenti circa le effettive cause dell’accaduto”. “Le modalità di tale annuncio – rileva la società – possono determinare riflessi per gli azionisti e gli obbligazionisti”.   Ieri l’altro  il titolo della holding della famiglia Benetton ha chiuso in calo del 5,39% a 23,54 euro dopo essere sceso a -10% ed essere stato più volte sospeso per eccesso di ribasso. Complessivamente Atlantia ha perso in un giorno 1,1 miliardi di euro di capitalizzazione.

“Si piangono i morti e già sono iniziate le polemiche, prima ancora che la magistratura abbia accertato le responsabilità” è il commento del segretario del Psi Riccardo Nencini, già vice ministro delle infrastrutture e dei Trasporti dei governi Renzi e Gentiloni, membro della commissione lavori pubblici al Senato. Nencini aggiunge: “Di Maio e Salvini scaricano la colpa sui governi precedenti. Allora diciamole due verità. La Lega ha governato l’Italia per 8 anni tra il 2001 e il 2011, proprio il periodo in cui gli investimenti in grandi opere e in manutenzione delle infrastrutture sono crollati del 30%. Al contrario, i governi Renzi e Gentiloni hanno moltiplicato i fondi. Basta andare a rileggersi i piani pluriennali di Anas e FS e le leggi di stabilità. Quanto alla Gronda – ha proseguito – l’opera alternativa al ponte crollato, il 31 luglio scorso, in 8^ commissione senato, il ministro Toninelli ha dichiarato che non è tra le priorità”. E a tal proposito Nencini ha chiesto che il Senato sia messo a conoscenze di cosa il governo abbia intenzione di fare. Per questo ha chiesto al presidente del Senato di “convocare con urgenza l’ottava commissione del Senato, la commissione lavori pubblici, e di invitare il ministro Toninelli  per comunicazioni urgenti circa il dramma del crollo del ponte Morandi”. Nencini aggiunge: “Dopo ripetute e contraddittorie dichiarazioni alla stampa è opportuno che il governo riferisca nelle sedi istituzionali opportune, il Parlamento, sull’orientamento che intende tenere per far fronte, con misure straordinarie, al dramma che si è aperto a Genova”.

Intanto la procura di Genova è  al lavoro. Tra le ipotesi di reato allo studio c’è anche omicidio colposo stradale anche se “è prematuro perché dipende tutto dalle possibili configurazioni di scenario”. Ha detto il procuratore capo Cozzi. “E prematuro anticiparlo perché significherebbe inquadrare in un certo modo le possibili cause e ipotecare un qualcosa che ancora si deve conoscere”. I reati ipotizzati sono attentato colposo alla sicurezza dei trasporti e disastro colposo conseguente al crollo di costruzione con omicidio colposo plurimo. “Al momento le ipotesi di reato sono tutte a carico di ignoti perché bisogna individuare prima le possibili cause”, ha sottolineato il procuratore capo. Una inchiesta è stata aperta anche dalla procura di Parigi per “omicidi colposi” e per “lesioni involontarie” in quanto tra le vittime vi sono anche 4 ragazzi francesi.

Ma la tragedia va oltre le vittime del viadotto a ha effetti anche sulle abitazioni sottostanti. Per accogliere gli sfollati sono stati messi a disposizione 45 alloggi subito, 300 entro 2 mesi.  I primi 45 alloggi sono quelli di Arte Genova (l’istituto delle case popolari) e del Comune.  Altri 300 verranno predisposti entro due mesi come ha annunciano il presidente della Regione.

Vittorio De Scalzi torna sulle scene musicali. In arrivo un album di inediti

Vittorio De Scalzi

Vittorio De Scalzi

Esce domani, 20 aprile, “Come acqua chiara”, il brano che anticipa “L’attesa”, l’album di inediti di Vittorio De Scalzi (in uscita il 27 aprile per FermentiVivi/Aerostella). Dopo 50 anni di carriera sui palchi di tutto il mondo, il leader e fondatore dei New Trolls presenta un album di inediti eclettico e multiforme, interamente composto, arrangiato, interpretato e suonato da lui.

“Come acqua chiara è un brano a cui tengo molto – racconta Vittorio De Scalzi – con una melodia che vuole insinuarsi con prepotenza nelle orecchie di chi ascolta. È un pezzo in cui alla battuta incalzante della chitarra, si sovrappongono come naturale tappeto musicale, le tastiere, per sottolineare al meglio questa storia di rabbia sui fatti del presente, ma ricca di incrollabile fiducia nel futuro”.

L’album l’attesa è composto da 10 tracce che attraversano stili e mood differenti: dall’intimo brano di apertura che dà il titolo all’album si passa dal country-folk di squali alle volute incertezze della rarefatta non si puo’; dall’atmosfera ipnotica di giorni di vento alle suggestioni carnali di una parola, passando per il travolgente ritornello di come acqua chiara o per il delicato omaggio di pino, uno struggente blues dedicato all’indimenticabile Pino Daniele. L’album affronta anche delicati argomenti come l’esistenza di una divinità superiore come in anima senza padroni o temi specifici del blues come in ordinary pain e in you were trusting me, brani cantati in inglese.

Vittorio De Scalzi_foto2Vittorio De Scalzi nasce a Genova nel novembre del 1949 e da allora la sua vita e la sua carriera si suddividono in due diverse anime artistiche. Quella ribelle e contestatrice della fine degli anni sessanta che lo ha portato a fondare la band dei New Trolls; e l’altra, quella del cantautore che lui ha sempre coltivato dentro di sé aspettando il momento giusto per liberarla.

Durante la sua carriera è passato da alcune esperienze di rock progressive – da non dimenticare il mitico “Concerto Grosso” riuscito esperimento di fusione fra rock e musica barocca– a varie collaborazioni con De André o ancora alla composizione di canzoni per artiste del calibro di Ornella Vanoni, Mina o Anna Oxa.

Nel 2017 ha festeggiato al teatro San Carlo di Napoli i suoi cinquant’anni di carriera in un grande concerto presentato da Fabrizio Frizzi con la partecipazione di grandi nomi della storia della musica italiana.

Ilva, Fim Genova e Gentiloni contro Emiliano e Melucci

ilva operaioContinua la tensione intorno al caso Ilva, ma stavolta a intervenire è il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che invita le istituzioni pugliesi, alle quali presta il fianco il leader dei Verdi, Bonelli.
“Mi rivolgo – scrive Gentiloni – al presidente Emiliano e al sindaco Melucci facendo appello alla loro responsabilità e alla sensibilità istituzionale che ben conosco. Vi chiedo di ritirare il ricorso al Tar e di non mettere a rischio interventi per la bonifica ambientale e il lavoro che Taranto aspetta da anni. Da parte del governo c’è piena disponibilità al confronto sulle questioni che avete sollevato. Conto su di voi, l’Italia e la Puglia hanno bisogno di leale collaborazione”. pronta la replica di Emiliano che di dice “a disposizione del presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, ove voglia incontrarlo per illustrargli le ragioni del ricorso e il punto di vista della Regione Puglia sul piano industriale e sul piano ambientale dell’Ilva di Taranto”, si legge in una nota. “Il ricorso – prosegue la nota – ha il fine esclusivo di tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori da uno stabilimento per il quale è attualmente in corso un processo penale per disastro ambientale e avvelenamento di sostanze alimentari davanti alla Corte d’Assise di Taranto e per il quale – conclude la nota – occorre impedire che le condotte di reato siano reiterate”. meno conciliante la risposta del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci: “Ringrazio il presidente Gentiloni – dice -, ma voglio sottolineare che il dialogo da parte del Comune di Taranto, con tutte le altre istituzioni e persino con gli investitori, non si è mai arrestato, anche nelle ore più difficili o nei momenti in cui abbiamo subito le peggiori pressioni mediatiche. Già ieri sera avevamo risentito il Mise e trasmesso la nostra posizione sulle modalità utili per consentire il ritiro del ricorso. Semmai apprezzo molto il ruolo di mediazione e responsabilità che sta ora assumendo direttamente il presidente; ruolo che può aggiungere il tanto auspicato carico di garanzie sui buoni esiti della trattativa, quando dovesse essere sgombra dal ricorso. Se necessario io lavoro anche a Natale, ma devo portare a casa risultati sostenibili e definitivi per la mia comunità.
Dalla parte delle Istituzioni pugliesi il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che afferma: “Si vuole far passare il presidente della regione Puglia Michele Emiliano come un’irresponsabile perché chiede una cosa elementare: la modifica del piano ambientale Ilva garantendo quello che in altri paesi europei è dovuto e normale, ovvero il rispetto delle normative ambientali della salute e l’eliminazione della norma che garantisce l’immunità penale e civile in caso di violazione della legislazione sanitaria e ambientale”.
Tuttavia da Genova inizia a farsi sentire forte il malumore per la vicenda tarantina che inizia ad influire anche asugli altri stabilimenti. Oggi c’è stato l’incontro al Mise su Ilva, ma è chiaro la vicenda del sito di Genova è legata a doppia mandata a quella di Taranto, e Alessandro Vella, segretario generale del sindacato genovese Fim sottolinea che il presidente della Regione Puglia Emiliano e il sindaco di Taranto “non possono pensare di prendere in ostaggio tutti i lavoratori del Gruppo per interessi legati alla visibilità politica del governatore della Puglia. L’eventuale blocco di Taranto avrebbe ripercussioni drammatiche su Genova e non lo permetteremo”. Oggi poi è stato anche calendarizzato il prossimo tavolo al Mise per Cornigliano. Un incontro separato sull’Ilva per l’accordo di programma di Genova si terrà il prossimo 17 gennaio al Mise con tutti i firmatari dell’accordo e ci saranno anche i vertici di Am Investco. “È il risultato di chi non ha mai tradito quell’accordo – ha detto il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro -, della determinazione dei lavoratori e delle loro lotte che qualcuno ha definito pantomime. Quella che attende i lavoratori dell’Ilva di Cornigliano è “una trattativa ancora lunga e difficile, ma senza coraggio e determinazione la sconfitta è già scritta”. Concetto ribadito anche dall’rsu della Fiom dell’Ilva, in una nota in polemica con Fim e Uilm che non avevano partecipato all’occupazione dello stabilimento che portò al fermo della fabbrica per quattro giorni all’inizio di novembre proprio per chiedere un tavolo su Genova.
Mentre in generale la trattativa sull’Ilva “continua perché questo è il tavolo principale, quello che vede la presenza del governo con le organizzazioni sindacali, i rappresentanti dell’azienda e l’amministrazione straordinaria”. Così la viceministro Teresa Bellanova, al termine dell’incontro odierno al Mise aggiungendo di avere il dovere “di avere un confronto di merito sul piano industriale e ambientale, sulle condizioni di lavoro e sul numero dei lavoratori che transiteranno nella nuova società”. Per il futuro dell’Ilva – ha detto la Bellanova – “vogliamo provare nella fine di gennaio e inizio di febbraio a dare una stretta finale ad una trattativa che deve mettere al riparo – non le arroganze, le presunzioni – ma le decine di migliaia di posti di lavoro e un importante insediamento produttivo”.

Ilva, rinvio al Mise e sospesa occupazione a Genova

miseSi è tenuto oggi il tavolo al Ministero dello Sviluppo economico tra commissari dell’Ilva, Am Investo e le delegazioni sindacali guidate dai segretari generali di Fim, Fiom e Uilm e dai segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil. Molti i nodi da sciogliere e altre questioni aperte dopo l’occupazione dello stabilimento di Genova.
Per il momento i sindacati escono insoddisfatti dall’incontro con ArcelorMittal al Mise: l’azienda non ha consegnato il piano industriale ma lo ha illustrato solo per grandi linee. Il tema occupazione ed eventuali esuberi non è stato affrontato. Il tavolo è aggiornato a martedì prossimo alle ore 9. “Anche questa volta ci hanno presentato delle slide – ha riferito la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David – non abbiamo nulla in mano e non possiamo compiere una valutazione vera. Per questo abbiamo molte perplessità. Dobbiamo vedere le carte e poi faremo un approfondimento. Siamo ancora lontani”. Anche se per l’azienda l’incontro è stato produttivo e addirittura ArceloMittal fa sapere che è “molto importante che i sindacati comprendano pienamente i nostri piani industriale e ambientale” e per questo l’azienda ha “accolto con favore la possibilità di partecipare a questo incontro, unitamente a quello della settimana prossima nel quale dettaglieremo il piano ambientale e a quelli che seguiranno”.
I dubbi restano: secondo i sindacati ArcelorMittal ha fissato a regime l’obiettivo di 10 milioni di tonnellate di produzione ma questo comporterebbe assunzioni piuttosto che esuberi. I target produttivi sono fissati al 2024 e sino al 2023 è prevista l’importazione di 4 milioni di tonnellate di semilavorato finché non entrerà in funzione l’altoforno 5 e le importazioni scenderanno a 2 milioni. Sullo sfondo – ha fatto notare Bentivogli – vi è l’incognita-capestro dell’Antitrust europeo: non possiamo aspettare il 24 marzo (il tempo che si è dato l’Antitrust per pronunciarsi sull’acquisizione, ndr). Sul tavolo pesa infatti la decisione di ieri dell’antitrust europeo di proseguire l’esame sull’acquisizione, prendendo tempo fino al 23 marzo.
Nel frattempo a Genova l’occupazione – ha deciso l’assemblea degli operai all’esterno della fabbrica di Cornigliano – è sospesa da domani mattina alle 6. Ci sarà poi un’assemblea retribuita sempre domani mattina con Bruno Manganaro (Fiom).
Preoccupazione è stata espressa dal segretario genovese della Fiom sui contenuti del piano industriale che sembrano penalizzare Cornigliano: “Abbiamo assistito a 3 ore di slide, con pochi numeri e da quelli emersi si deduce che gli investimenti per Genova, alla luce della mole del gruppo Mittal, sono esigui: 60 milioni, di cui 15 per la banda stagnata quando ne servirebbero 150”. “Inoltre sulla discussione pende la `spada di Damocle´ della decisione dell’Antitrust su AM che non arriverà prima del marzo 2018. Quindi – ha sottolineato il segretario Fiom – tutto quello che si decide oggi, rischia di essere carta straccia in caso di pronunciamento negativo dell’Antitrust nei confronti di Mittal”. L’occupazione della fabbrica ha avuto i suoi frutti: il vice ministro Teresa Bellanova ha garantito oggi al segretario genovese della Fiom, Bruno Manganaro, al termine del tavolo sindacale sul piano industriale di AM InvestCo per Ilva. In sostanza si parlerà specificatamente dell’Accordo di programma in vigore per lo stabilimento di Genova Cornigliano per il cui mantenimento la Fiom sta occupando la fabbrica. L’Accordo, siglato nel 2005 da Ilva, Governo, Enti locali e sindacati, prevede che a fronte della chiusura degli impianti a caldo dello stabilimento vengano mantenuti occupazione e salario. Il Piano di Am InvestCo, invece, parla di 600 esuberi su 1650 dipendenti per Cornigliano.
Ma l’occupazione Fiom è stata comunque criticata dagli altri esponenti sindacali. I segretari generali di Fim e Uilm, Marco Bentivogli e Rocco Palombella, ribadiscono le critiche alla mobilitazione dei metalmeccanici della Cgil. Intervistati prima di entrare al tavolo sull’Ilva al ministero dello Sviluppo economico, i due sindacalisti prendono le distanze dalla segretaria generale della Fiom, Francesca Re David, secondo cui l’occupazione dello stabilimento di Genova non peserà sul negoziato. “Siamo abituati agli alti e ai bassi di una organizzazione che da un lato cerca l’unità e dall’altro scorciatoie – ha detto da parte sua Palombella – la mobilitazione non serviva perché la discussione su Genova era già in programma”.
“Le proteste sono tutte legittime – ha dichiarato Bentivogli – ma in questo momento era più importante tenere insieme i lavoratori e sostenere una trattativa difficile. Abbiamo chiesto di limitare le cose che dividono e di spingere su quelle che ci uniscono. La protesta serve se ha degli obiettivi e in momenti difficile come questo l’unità fra i lavoratori è da preservare”.