Libia, il nulla di fatto della Conferenza di Palermo

Palermo-Libia

Si è conclusa oggi la Conferenza sulla Libia a Palermo con la stretta di mano tra l’uomo forte della Cirenaica, il generale Haftar, e il capo del governo di unità nazionale Al Sarraj davanti al premier italiano Conte. Una perfetta immagine scenica che non sancisce la soluzione dei problemi sul tavolo della Conferenza. Haftar, ha disertato la plenaria, ed è subito ripartito dall’Italia. Secondo fonti diplomatiche, durante l’incontro, il generale avrebbe assicurato che Sarraj potrà restare al suo posto fino alle elezioni. Haftar avrebbe detto ad al Sarraj: “Non si cambia cavallo mentre si attraversa il fiume”.

Le stesse fonti ritengono ci sia una buona possibilità che la Conferenza Nazionale della Libia, primo passo nella road map Onu per le elezioni, si possa svolgere a gennaio. Conte esulta: “L’Italia riunisce i protagonisti del dialogo. Riteniamo fondamentale cogliere questa occasione per sostenere il cessate il fuoco a Tripoli e facilitare le discussioni per l’attuazione dei nuovi assetti di sicurezza che abbiano come obiettivo il superamento del sistema basato sui gruppi armati. In questa sede la Comunità internazionale potrà anche esprimere un sostegno concreto alla creazione e al dispiegamento di forze di sicurezza regolari. Dobbiamo fare in modo che gli esiti di questa Conferenza e lo spirito di Palermo, mi piace chiamarlo così, non si esauriscano oggi e qui, bensì si traducano in un impegno concreto a portare avanti l’agenda con costanza e determinazione. L’Italia continuerà ad assicurare il suo massimo impegno e mi auguro che tutti i partecipanti possano fare altrettanto”.

Conte, in merito alle richieste di assistenza tecnica, anche sul piano del training, ha detto che ‘il governo farà la sua parte’. Tra i presenti alla Conferenza anche il premier russo, Dimitri Medvedev, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, il presidente tunisino, Beji Caid Essebsi, il premier algerino, Ahmed Ouyahia, il rappresentante speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salame’ e il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, il ministro degli Esteri europeo, Federica Mogherini, il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi.

Le fonti di governo hanno comunicato la partecipazione al summit di 38 delegazioni. Al tavolo sulla Libia hanno partecipato, inoltre, le delegazioni di Lega Araba, Fmi e Banca Mondiale. Sono stati 450 i giornalisti accreditati.

Gli Stati Uniti hanno fatto sapere di apprezzare il ruolo della missione dell’Onu nel consolidare il cessate il fuoco in Libia e sostengono la Conferenza nazionale libica per elezioni pacifiche e credibili. Questo è stato il messaggio che il capo della delegazione americana per la conferenza di Palermo sulla Libia , l’ambasciatore David Satterfield, ha portato al Rappresentante speciale dell’Onu Ghassam Salamè nell’incontro che hanno avuto in Sicilia. Satterfield, arrivato ieri a Palermo, ha avuto un colloquio con Salamè assieme al Rappresentante aggiunto per gli Affari politici in Libia, Stephanie Williams.

Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi è arrivato a Villa Igiea a Palermo per partecipare alla Conferenza sulla Libia. Il capo di Stato egiziano è tra i principali sponsor del generale libico Khalifa Haftar, anche lui presente a Palermo.

L’Italia sperava che l’uomo forte della Cirenaica potesse sedersi al tavolo con gli altri protagonisti della scena politica libica per discutere della stabilizzazione del Paese nordafricano.

Invece, in una nota pubblicata su facebook, si legge: “Il comando smentisce le notizie circolate sui media locali e internazionali riguardo la partecipazione del maresciallo Khalifa Haftar ai lavori della Conferenza per la Libia che si tiene a Palermo. Il maresciallo è arrivato in Italia lunedì sera per avere una serie di incontri che partiranno martedì con i capi di Stato e i leader della regione per discutere gli ultimi sviluppi regionali e globali”. Il post è accompagnato da due foto del colloquio bilaterale di Haftar con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Sui lavori del summit è aleggiata questa presenza-assenza. E così il secondo giorno della Conferenza è iniziato con il controvertice voluto da Haftar, con l’aggiunta imposta dall’Italia della presenza di Al-Serraj per la sceneggiata della stretta di mano. Comunque, il generale Haftar non ha partecipato ai lavori ufficiali della plenaria.

Il vicepresidente turco Fuat Oktay, abbandonando Villa Igea, a lavori non ancora conclusi, ha detto: “Il meeting informale di stamattina è stato presentato come un incontro tra i protagonisti del Mediterraneo. Ma questa è un’immagine fuorviante che noi condanniamo. Per questo lasciamo questo incontro profondamente delusi. Qualcuno all’ultimo minuto ha abusato dell’ospitalità italiana. Sfortunatamente la comunità internazionale non è stata capace di restare unita”. Il riferimento del vicepresidente turco è stato rivolto, senza mai citarlo, alla presenza del generale Haftar.

In una bozza di dichiarazione finale, diffusa dall’agenzia russa Ria Novosti, si legge: “I partecipanti della conferenza di Palermo per la Libia chiedono la creazione al più presto di nuovi meccanismi in grado di garantire la sicurezza a Tripoli. I partecipanti lanciano un appello a tutte le parti affinchè venga perseguita la piena e tempestiva creazione di nuovi meccanismi in grado di garantire la sicurezza a Tripoli, basata su un nuovo dispiegamento dell’esercito regolare e delle forze di polizia, con l’obiettivo di sostituire le formazioni armate”.

Tuttavia, gli esperti hanno notato che la Conferenza è stata promossa, un po’ in solitario, dal governo italiano. In realtà, dopo le conclusioni, sembrerebbe confermato il timore, paventato sin dall’annuncio, che l’iniziativa potesse risolversi in un’altra passerella riservata agli addetti ai lavori. Infatti, salvo improbabili sorprese, nessuno fra i capi di Stato invitati, specie quelli di maggior peso europeo e internazionale, è stato presente al tavolo di Villa Igiea.

Anche la presenza del generale Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, con solidi addentellati internazionali, senza il quale diventa velleitario ogni discorso di soluzione della difficile situazione libica non ha rappresentato una partecipazione ufficiale.

Non c’è stata neanche la presenza della signora Angela Merkel che era data per certa. La sua presenza, oltre a dare tono, avrebbe conferito una certa credibilità politica all’iniziativa visto che la cancelliera rappresenta un Paese assai importante, l’unico fra le potenze Nato che rifiutò di partecipare all’aggressione contro la Libia di Gheddafi e/o contro gli interessi italiani in Libia e nel Mediterraneo.

Insomma, mentre tutti gli altri (Francia, Gb, Italia, USA, Russia, Cina, ecc) intrigano perché interessati alla spartizione del ‘bottino’ di guerra, la Germania ha mantenuto un profilo politico più sobrio, distaccato e pertanto potrebbe costituire, dal versante europeo, un riferimento politico e diplomatico più attendibile.

Nonostante le dichiarazioni di parte (Cicero pro domo sua) del governo italiano, di fatto, c’è stato un nuovo fallimento della bizzarra politica estera di questo governo che, nel caso della Libia, ha dovuto perfino registrare la fuga del suo ambasciatore da Tripoli senza riuscire ad inviarne uno nuovo, possibilmente più gradito alle forze e alle istituzioni locali.

I vari rappresentanti governativi, consapevoli del possibile flop, hanno messo le mani avanti, tutti protesi a ridimensionare il ruolo e gli esiti della Conferenza.

D’altra parte, il disagio è comprensibile: quali impegni potevano essere assunti al tavolo del confronto quando gli attori convenuti, di fatto, hanno solo preso nota per riferire?

Insomma, dopo un lungo lavorio in giro per il mondo (e anche una considerevole spesa) l’esito della Conferenza si è trasformato in una ‘tavolata’ ossia a una sontuosa “cena di lavoro tra i partecipanti, una sorta di “welcome dinner” per preparare il terreno al vertice vero e proprio che forse si farà in sede Onu”.

Dal tavolo dei colloqui alla tavolata il passo è stato davvero breve! Pranzi e passerelle vanno bene se servono a qualcosa. Altrimenti meglio evitarli poiché possono risultare indigesti e rischiano di bruciare quel tanto di credibilità residua di un governo che non sappiamo se riuscirà a giungere alla prossima Pasqua di resurrezione.

La realtà della Libia, del mite popolo libico resta drammatica, in preda al caos politico, al terrorismo, alle divisioni tribali, alle violenze di ogni tipo.

Assistiamo alla conseguenza di una guerra improvvida quanto asimmetrica che è stata vinta facilmente sul terreno militare, ma che si rischia di perdere sul terreno diplomatico e politico. La Libia è solo l’espressione più vicina all’Italia di problematiche umane e politiche estese all’intero continente africano.

Salvatore Rondello

Libia, Moavero da Haftar per rilanciare il dialogo

haftarRoma prova a rilanciare il dialogo con la Libia e lo fa con un incontro con l’altro interlocutore libico, il generale della Cirenaica, Khalifa Haftar, sotto la regia dell’inviato speciale Onu, Ghassan Salame’. Di fatto ripercorrendo la strada di alleanze iniziata dalla Francia di Macron. In realtà i contatti sono già stati avviati e, in questo contesto, rientra anche la possibilità di un cambio di ambasciatore a Tripoli, visto che l’attuale, Giuseppe Perrone, ufficialmente in “ferie”, è stato considerato da Haftar e dal parlamento di Tobruk “persona non gradita” per aver sostenuto pubblicamente quella che, al momento, resta la posizione ufficiale di Roma: l’impossibilità di tenere le elezioni, presidenziali e legislative, il 10 dicembre 2018, come vorrebbe Haftar, sostenuto da Francia ed Egitto.
Stamattina a Bengasi, è arrivato il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, per un incontro con Haftar. Un colloquio, ha spiegato la Farnesina, incentrato sul “dialogo politico inclusivo” e “con tutti gli interlocutori per una Libia unita e stabile”. L’obiettivo della missione del ministro, anche la condivisione di obiettivi e finalità della conferenza internazionale di novembre. La missione di sostegno delle Nazioni Unite nel Paese (Unsmil) ha tenuto domenica a Zawiya una riunione per discutere il consolidamento del cessate il fuoco tra le milizie rivali di Tripoli, raggiunto il 4 settembre dopo 9 giorni di battaglia nella capitale, che hanno causato una sessantina di morti. Tutte le parti si sono impegnate a rispettare la tregua e istituire un meccanismo di monitoraggio e di verifica dell’accordo sul campo, avviando inoltre diversi colloqui sulle misure di sicurezza nella zona della capitale e nei dintorni.
Ma proprio nelle stesse ore è arrivato un attacco al quartier generale della la compagnia petrolifera libica (Noc) a Tripoli, a sferrare l’offensiva è stato un commando di almeno sei uomini armati, che sono stati tutti uccisi dopo aver causato la morte di due guardie di sicurezza e una decina di feriti. Almeno tre attentatori, si sarebbero fatti saltare in aria con cinture esplosive, mentre gli altri penetravano all’interno dell’edificio. Il Presidente della Noc, Mustafa Sanallah, anche lui presente all’interno della sede al momento dell’irruzione, ha dichiarato che “tutti i dipendenti sono stati tratti in salvo”, ignorando il decesso delle due guardie. Le Forze di Deterrenza Rada, che sono intervenute penetrando nell’edificio, hanno fatto sapere che la responsabilità dell’attacco è da attribuire allo Stato islamico.
Il presidente del Governo di accordo nazionale libico con sede a Tripoli, Fayyez al-Serraj, ha dichiarato che i terroristi “hanno approfittato degli ultimi scontri tra fratelli” e hanno avuto l’occasione di intrufolarsi per compiere l’attentato. La presidenza libica ha sottolineato, inoltre, la necessità di “serrare i ranghi per combattere insieme ed estirpare il cancro del terrorismo”. Serraj, condannando l’attacco, ha garantito “un’approfondita indagine per scoprire i colpevoli e i mandanti”.