CONFRONTO APERTO

bandiera rossaErano già nell’aria. Chieste da più parti. Le pressioni insomma non erano mancate. E puntuali sono arrivate. Il ministro agli affari regionali Costa le ha infatti comunicate al presidente del consiglio Paolo Gentiloni. “Ho manifestato nei giorni scorsi – scrive Costa – la convinzione che sia il momento di lavorare ad un programma politico di ampio respiro che riunisca quelle forze liberali che per decenni hanno incarnato aspirazioni, ideali, valori, interessi di milioni di italiani che hanno sempre respinto soluzioni estremistiche e demagogiche”. Leggi Forza Italia. Costa aveva infatti apprezzato le parole con cui Berlusconi nei giorni scorsi si era riproposto come leader del centrodestra e ne aveva sposato il progetto. “Non posso far finta di non vedere – scrive ancora Costa – la schiera di coloro che scorgono un conflitto tra il mio ruolo ed il mio pensiero. E siccome non voglio creare problemi al Governo rinuncio al ruolo e mi tengo il pensiero”. Al primo ministro Gentiloni non è rimasto che ringraziare Costa per il contributo dato all’esecutivo e assumere l’interim degli Affari regionali.

A ritenere che le dimissioni siano tardive è il leader di Ap Afano. “Credevo lo facesse già un paio di giorni fa” afferma. “Lo diciamo da tempo: noi vogliamo costruire un’area autonoma, una forza indipendente da destra e da sinistra”. Noi, aggiunge, “abbiamo idee, forza e coraggio per fare qualcosa di grande. Comprendiamo che chi non ce la fa, faccia scelte diverse, ma noi andiamo avanti per la nostra strada senza metterci in fila da nessuna parte” conclude Alfano che guardando al futuro ha definito finita la stagione della sua alleanza con il Pd.

Intanto nelle dinamiche del centrosinistra la situazione resta molto fluida. Giuliano Pisapia continua a tessere la tela per lanciare la costruzione di un’area di centrosinistra. Anche se solo qualce giorno fa ha annunciato che non sarà candidato ma che farà solo il manovratore. Una tela che oggi soprattutto con la minoranza Pd. Ma c’è chi tra i democratici interpreta le manovre dell’ex sindaco di Milano come un tentativo di ‘Opa’ nei confronti del partito di Renzi. “Ma noi – spiega Rosato – valutiamo positivamente gli incontri di Pisapia con nostri esponenti”. Per il momento Cuperlo e Orlando non si muovono dal partito del Nazareno. Il tentativo è quello di influenzare la strategia dem e, sulla legge elettorale, di portare a settembre il segretario sulle posizioni di un premio alla coalizione, ma – spiega un esponente della minoranza – se i congressi provinciali di ottobre dovessero risultare come la caccia al non renziano si prenderanno le decisioni conseguenti.

Pisapia ai cuperliani e agli orlandiani ha riferito che si sta lavorando ad un progetto alternativo a quello del segretario del Nazareno. Un campo largo che si contrapponga al centrodestra. Lo stesso ragionamento illustrato anche agli ex Pd. Ma Pisapia ha messo dei ‘paletti’ chiari, viene riferito. C’è dialettica sul tema del governo: per l’avvocato milanese occorre tentare fino all’ultimo di dialogare con l’esecutivo, non bisogna procedere a strappi o ad accelerazioni. Anche sulla legge di bilancio. Non ci possiamo prendere la responsabilità di far cadere il governo, la riflessione.

Una iniziativa, quella di Pisapia, a cui guarda con attenzione anche il Psi. Lo afferma in una nota Gian Franco Schietroma, coordinatore politico del Psi, rispondendo a una dichiarazione di Bobo Craxi che affermava, in una dichiarazione, che il 27 luglio “inizierà un percorso di dialogo e di convergenza con i Democratici e socialisti, al fine di promuovere un terreno d’intesa più largo”, riferendosi al “nuovo soggetto politico che sta nascendo nel centrosinistra”.

“A Bobo Craxi – continua Schietroma – che ormai agisce autonomamente al di fuori del partito, dico che il Psi guarda con attenzione, da molti mesi, al generoso sforzo di Giuliano Pisapia di unire il centrosinistra”. “Il Psi, con proprie delegazioni – prosegue nella nota Schietroma – è stato presente ad entrambe le manifestazioni organizzate da Pisapia a Roma, l’11 marzo al Teatro Brancaccio ed il 1° luglio a Piazza Santi Apostoli. Il Psi continuerà a confrontarsi con Giuliano Pisapia, nella convinzione che egli sta lavorando seriamente per unire, pur nelle evidenti difficoltà che gli vengono a partire proprio dal suo stesso campo. A Craxi, che ormai si muove come un tutt’uno con MDP, voglio però ricordare che le tradizioni socialista ed ex comunista sono profondamente differenti” ha concluso Schietroma.

A Bari i 125 anni di storia socialista

camera conferenza stampa tagliata“A ben guardare siamo l’unica forza politica che nasce più o meno nei giorni in cui nasce l’unità d’Italia. A Bari presenteremo una storia degli anni che vanno dall’800 a oggi. Tutte le leggi e tutte le battaglie civili che hanno reso l’Italia più libera portano la firma, nelle piazze e nei Parlamenti, delle tante anime del socialismo italiano. A cominciare dalle otto ore di lavoro, alle prime proposte sul divorzio fino alle prime misure prese in età giolittiana per garantire uno stato sociale. La prima legislatura che protegge i minori porta la firma dei parlamentari socialisti nel primo novecento”. Sono le parole con cui Riccardo Nencini ha aperto la conferenza stampa di presentazione della due giorni di Bari che si aprirà giovedì prossimo in cui i socialisti celebreranno i 125 anni di storia del socialismo italiano. “Non siamo nati ieri. Siamo l’unico partito che rappresenta per intero la storia d’Italia, la storia di un popolo”. Ha detto ancora il Segretario del Psi, Riccardo Nencini.

Alla conferenza stampa, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, hanno partecipato parlamentari e dirigenti del Psi, tra i quali  Pia Locatelli, Oreste Pastorelli, Enrico Buemi, Gian Franco Schietroma, Maria Pisani e Claudio Altini. Storici, rappresentanti del PSE, presidenti di fondazioni e associazioni, Claudio Martelli, Ugo Intini assieme ai tanti amministratori locali ed ai sindaci socialisti saranno impegnati in una due giorni dedicata al riformismo italiano. Ma non sarà appuntamento per parlare del passato. Anzi. Sarà un momento profondo di riflessione sul futuro e l’occasione per fare il punto sul dopo voto delle elezioni amministrative e sulle prossime sfide del centrosinistra. “Nelle radici la bussola per interpretare il futuro – ha sottolineato ancora Nencini – un’altra Europa con una politica fiscale comune ed Eurobond a sostegno dello sviluppo; ius soli ma giuramento di fedeltà alla Costituzione per i migranti che vivono in Italia; incentivi fiscali per le imprese che assumono; valorizzazione del Made in Italy. I socialisti lanceranno dalla Puglia il loro programma: elezioni a scadenza naturale, legge elettorale maggioritaria, un tavolo di tutti i riformisti che si impegni in un Patto con gli Italiani”.

Si parlerà della storia fino ai nostri giorni: “Nel secondo ‘900 la storia è più nota. A cominciare dal voto alle donne fino alle grandi riforme del primo centro sinistra fino a fatti che ormai appartengono alla storia quotidiana che risalgono al governo Craxi dal 1983 al 1987”. Una storia, sottolinea Nencini, fatta di “luci e di ombre” ma anche di grandi sconfitte. E però tutte le grandi innovazioni del ‘900 italiano passano decisamente per quella storia.

Nencini continua parlando del domani. Di quello che i socialisti proporranno all’indomani delle Primarie delle idee che ha raccolto circa 55 mila contributi. L’esito per Nencini è stato “non sorprendente, ma un esito che fa riflettere”. E spiega: “Quando leggo che ci si stupisce ancora di come il centrodestra vinca in città come Genova o Sesto San Giovanni, l’unica sorpresa è la sorpresa”. Non esistono più, spiega Nencini – zone rosse franche. “Anzi è l’esatto contrario. Ha cominciato l’Emilia Romagna parecchi anni fa. La Toscana è stata già ampiamente bucherellata”. “Se ci presentiamo ai cittadini con parole d’ordine ormai superate che non affrontano i temi caldi di questo secolo, non c’è più una zona franca che possa garantire elettoralmente il predominio”.

Il tema della sicurezza, della paura e della fragilità sociale per Nencini sono “temi propri ormai di fasce trasversali della popolazione”. Nencini spiega che con Bari i socialisti provano a “scrivere una sorta di bussola, figlia delle primarie delle idee, che consegniamo alla sinistra riformista. Una bussola fatta di pochi punti: Europa, lavoro, le nostre paure e le nostre insicurezze”.

“Difendiamo fino alla fine la norma dello Ius Soli, ma difendiamo anche la norma del giuramento alla Costituzione italiana” dice Nencin perché “serve un percorso di piena integrazione che permetta di vivere secondo i diritti e i doveri base del nostro Stato. Lo Ius Soli non può essere separato da questo”. In conclusione della conferenza stampa Nencini sottolinea tre questioni: “Si vota nel 2018. Quindi nessuna apertura a chi volesse pensare di anticipare questo termine. Secondo: il nostro auspicio per la legge elettorale è una soluzione non dissimile dal Rosatellum, che aveva un impianto maggioritario con quota proporzionale, immagino che oggi una maggioranza sia possibile anche al Senato”. “Terzo, non pensiamo ad una riedizione dell’Unione, che va da rifondazione a tutto il mondo riformista”. Ma l’alternativa all’Unione non è il nulla, è la saldatura tra pariti, tra forze riformiste, e nel centrosinistra ne sono rimaste veramente poche, e da quelle iniziare a costruire un programma e da lì un patto con gli italiani”.

Un passaggio sul centrodestra: “Ove si presenta unito, vince pressoché ovunque. È una novità rilevantissima. Fino ai giorni precedenti le elezioni questo aspetto era stato sottovalutato da tutti.

E sul centrosinistra aggiunge: “L’altro fattore, ed è l’altra novità, è che il centrosinistra si è presentato nei 4/5 dei comuni (con più di 15000 abitanti ndr), su un asse Pd – Psi, terzo ingrediente liste civiche. Non si trovano liste che fanno riferimento a Pisapia e si trova poco rappresentato il neo partito di Bersani, Articolo 1. È la conferma che non c’è bisogno di rifare l’Unione, anzi sarebbe un errore, ma tenere assieme le forze che si richiamano al socialismo europeo, aperte al mondo dei radicali, aperte alle liste civiche democratiche, continuiamo a pensare che quella sia la strada maestra da seguire. C’è tempo per costruire questo scenario, però prima lo mettiamo in piedi e meglio è”.

NON SIAMO NATI IERI

camera conferenza stampa

“A ben guardare siamo l’unica forza politica che nasce più o meno nei giorni in cui nasce l’unità d’Italia. A Bari presenteremo una storia degli anni che vanno dall’800 a oggi. Tutte le leggi e tutte le battaglie civili che hanno reso l’Italia più libera portano la firma, nelle piazze e nei Parlamenti, delle tante anime del socialismo italiano. A cominciare dalle otto ore di lavoro, alle prime proposte sul divorzio fino alle prime misure prese in età giolittiana per garantire uno stato sociale. La prima legislatura che protegge i minori porta la firma dei parlamentari socialisti nel primo novecento”. Sono le parole con cui Riccardo Nencini ha aperto la conferenza stampa di presentazione della due giorni di Bari che si aprirà giovedì prossimo in cui i socialisti celebreranno i 125 anni di storia del socialismo italiano. “Non siamo nati ieri. Siamo l’unico partito che rappresenta per intero la storia d’Italia, la storia di un popolo”. Ha detto ancora il Segretario del Psi, Riccardo Nencini.

Alla conferenza stampa, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, hanno partecipato parlamentari e dirigenti del Psi, tra i quali  Pia Locatelli, Oreste Pastorelli, Enrico Buemi, Gian Franco Schietroma, Maria Pisani e Claudio Altini. Storici, rappresentanti del PSE, presidenti di fondazioni e associazioni, Claudio Martelli, Ugo Intini assieme ai tanti amministratori locali ed ai sindaci socialisti saranno impegnati in una due giorni dedicata al riformismo italiano. Ma non sarà appuntamento per parlare del passato. Anzi. Sarà un momento profondo di riflessione sul futuro e l’occasione per fare il punto sul dopo voto delle elezioni amministrative e sulle prossime sfide del centrosinistra. “Nelle radici la bussola per interpretare il futuro – ha sottolineato ancora Nencini – un’altra Europa con una politica fiscale comune ed Eurobond a sostegno dello sviluppo; ius soli ma giuramento di fedeltà alla Costituzione per i migranti che vivono in Italia; incentivi fiscali per le imprese che assumono; valorizzazione del Made in Italy. I socialisti lanceranno dalla Puglia il loro programma: elezioni a scadenza naturale, legge elettorale maggioritaria, un tavolo di tutti i riformisti che si impegni in un Patto con gli Italiani”.

Si parlerà della storia fino ai nostri giorni: “Nel secondo ‘900 la storia è più nota. A cominciare dal voto alle donne fino alle grandi riforme del primo centro sinistra fino a fatti che ormai appartengono alla storia quotidiana che risalgono al governo Craxi dal 1983 al 1987”. Una storia, sottolinea Nencini, fatta di “luci e di ombre” ma anche di grandi sconfitte. E però tutte le grandi innovazioni del ‘900 italiano passano decisamente per quella storia.

Nencini continua parlando del domani. Di quello che i socialisti proporranno all’indomani delle Primarie delle idee che ha raccolto circa 55 mila contributi. L’esito per Nencini è stato “non sorprendente, ma un esito che fa riflettere”. E spiega: “Quando leggo che ci si stupisce ancora di come il centrodestra vinca in città come Genova o Sesto San Giovanni, l’unica sorpresa è la sorpresa”. Non esistono più, spiega Nencini – zone rosse franche. “Anzi è l’esatto contrario. Ha cominciato l’Emilia Romagna parecchi anni fa. La Toscana è stata già ampiamente bucherellata”. “Se ci presentiamo ai cittadini con parole d’ordine ormai superate che non affrontano i temi caldi di questo secolo, non c’è più una zona franca che possa garantire elettoralmente il predominio”.

Il tema della sicurezza, della paura e della fragilità sociale per Nencini sono “temi propri ormai di fasce trasversali della popolazione”. Nencini spiega che con Bari i socialisti provano a “scrivere una sorta di bussola, figlia delle primarie delle idee, che consegniamo alla sinistra riformista. Una bussola fatta di pochi punti: Europa, lavoro, le nostre paure e le nostre insicurezze”.

“Difendiamo fino alla fine la norma dello Ius Soli, ma difendiamo anche la norma del giuramento alla Costituzione italiana” dice Nencin perché “serve un percorso di piena integrazione che permetta di vivere secondo i diritti e i doveri base del nostro Stato. Lo Ius Soli non può essere separato da questo”. In conclusione della conferenza stampa Nencini sottolinea tre questioni: “Si vota nel 2018. Quindi nessuna apertura a chi volesse pensare di anticipare questo termine. Secondo: il nostro auspicio per la legge elettorale è una soluzione non dissimile dal Rosatellum, che aveva un impianto maggioritario con quota proporzionale, immagino che oggi una maggioranza sia possibile anche al Senato”. “Terzo, non pensiamo ad una riedizione dell’Unione, che va da rifondazione a tutto il mondo riformista”. Ma l’alternativa all’Unione non è il nulla, è la saldatura tra pariti, tra forze riformiste, e nel centrosinistra ne sono rimaste veramente poche, e da quelle iniziare a costruire un programma e da lì un patto con gli italiani”.

Un passaggio sul centrodestra: “Ove si presenta unito, vince pressoché ovunque. È una novità rilevantissima. Fino ai giorni precedenti le elezioni questo aspetto era stato sottovalutato da tutti.

E sul centrosinistra aggiunge: “L’altro fattore, ed è l’altra novità, è che il centrosinistra si è presentato nei 4/5 dei comuni (con più di 15000 abitanti ndr), su un asse Pd – Psi, terzo ingrediente liste civiche. Non si trovano liste che fanno riferimento a Pisapia e si trova poco rappresentato il neo partito di Bersani, Articolo 1. È la conferma che non c’è bisogno di rifare l’Unione, anzi sarebbe un errore, ma tenere assieme le forze che si richiamano al socialismo europeo, aperte al mondo dei radicali, aperte alle liste civiche democratiche, continuiamo a pensare che quella sia la strada maestra da seguire. C’è tempo per costruire questo scenario, però prima lo mettiamo in piedi e meglio è”.

Nencini. Patto con gli Italiani con la sinistra riformista

Nencini-Psi“Sabato 1 luglio Pisapia a Roma, i socialisti a Bari. Noi celebreremo i 125 anni di storia del socialismo italiano. Non siamo nati ieri. Siamo quelli che hanno fatto l’Italia più libera e più civile”. E’ quanto ha dichiarato il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, riferendosi alle celebrazioni del 125mo anno dalla fondazione del Psi, che i socialisti festeggeranno in una Kermesse di due giorni a Bari, alla fiera del Levante, venerdì 30 giugno e sabato 1 luglio. Domani, mercoledì 28 giugno, alle ore 13.15, Nencini e i parlamentari e dirigenti del Psi, tra i quali Pia Locatelli, Oreste Pastorelli, Enrico Buemi, Gian Franco Schietroma, Maria Pisani e Claudio Altini, presenteranno l’evento in una conferenza stampa che si terrà presso la sala stampa della Camera dei Deputati.

Sarà l’occasione per fare il punto sul dopo voto delle elezioni amministrative e sulle prossime sfide del centrosinistra. Nencini aggiunge: “Proprio da qui lanceremo tre appelli: al voto alla scadenza naturale, una legge elettorale di stampo maggioritario, un Patto con gli Italiani siglato da tutta la sinistra riformista”- ha concluso Nencini.

Continuano intanto le polemiche all’indomani dei ballottaggi. Il segretario del Pd Matteo Renzi, ha fatto la sua analisi durante la rassegna stampa del Nazareno: “Le continue esasperanti polemiche nel centrosinistra alla fine – ha detto – non fanno altro che agevolare il fronte avversario. È stato sempre così. Ma se in tanti pensano che il problema sia soltanto dentro il Pd, è chiaro che poi alle elezioni rischia di vincere qualcun altro”. “Noi – aggiunge – spalanchiamo le finestre e parliamo agli italiani. Se si perdono le elezioni è perché non si parla con la gente, non perché si fanno complicati giochi alchemici in quel di Roma. Il Pd ha risultati e una visione per i prossimi anni”. E aggiunge: “Bene quel che abbiamo fatto nei Mille giorni e quel che sta facendo il governo Gentiloni. Da venerdì al forum dei circoli di Milano vogliamo parlare di dove vogliamo portare l’Italia nei prossimi tre anni. Il Pd è l’unica forza che parla di contenuti: se si parla di contenuti non abbiamo nulla da perdere”.

Insomma Renzi non si sente affatto lo sconfitto di questo turno di amministrative. “Sconfitto io? Non mi pare proprio”. E sulle coalizione afferma: “Si conferma la tesi che i migliori amici del Berlusca sono i suoi nemici. È stato infatti ancora una volta dimostrato che quelli che invocano una coalizione di centrosinistra larga il più possibile fanno il gioco del centrodestra, e non del Pd”. La sua seconda riflessione riguarda esponenti come Prodi, Orlando, Pisapia, Bersani, gente “che da giorni si era preparata la parte in commedia: erano pronti a dire ‘Renzi perde, vince la coalizione’, ma la realtà è stata un’altra”.

Un dibattito in cui è intervenuto anche l’ex presidente del consiglio Romano Prodi: “Leggo  – ha affermato  in un nota – che il segretario del Partito democratico mi invita a spostare un po’ più lontano la tenda. Lo farò senza difficoltà: la mia tenda è molto leggera. Intanto l’ho messa nello zaino”.

La globalizzazione, l’Europa e l’Italia

fabrizio cicchitto
Alcuni interventi della seconda giornata del Congresso
Fabrizio Cicchitto
La Globalizzazione doveva essere per i teorici comunisti e liberisti un trionfo dell’occidente, ma si è rivelata invece per questo mondo una profonda crisi. L’effetto è stato un profondo rigorismo, con la fine del comunismo invece non c’è stata una fine della storia, ma abbiamo avuto come effetto l’esplosione dell’integralismo religioso. Insomma assistiamo a un paradosso assoluto sull’economia.

Putin punta a smontare l’Europa, non a caso si collega a forze populiste e antieuropeisti come quello della Le Pen e Salvini che mirano a far saltare in aria l’Europa accelerando così su quelle destre estreme.

L’NCD era nato per assicurare la governabilità del Paese e con eleemnti di riformismo. Obiettivo in parte raggiunto con il govenro Renzi. Altro obiettivo era quello di rinnovare il centrodestra, ma ora il quest’ultimo si sposta sempre più verso destra, portando a un’ambiguità di fondo che vediamo anche con la disgregazione del pd. Linee grottesche che portano l’asse del centrodestra verso un populismo che porta al fallimento del nostro obiettivo. Per questo abbiamo deciso di sciogliere L’NCD.

Per quanto riguarda il Pd, in Renzi c’erano due elementi portanti il riformismo e un’arroganza del potere inrapporto, ma se s’indebolisce uno dei due, come in questo caso il riformismo, finisce per avere la meglio l’arroganza del potere, e lo abbiamo visto con il caso dei voucher.
Il voto su Minzolini è stata una presa d’atto di scelta garantista da sottolineare. Il Psi è stato massacrato dal giustizialismo, ma come c’insegna la Rivoluzione francese, la ghigliottina una volta in moto non si ferma. L’antipolitica ora avviata sta distruggendo anche il pd (ex pci) investito anch’esso da una coerrente di giustizialismo.
Il Pd con Minzolini ha tentato così di arrestare questo processo. L’autonomia del Parlamento va assolutamente rivendicata, altrimenti il voto del Parlamento non ha valenza se subordinatio alle decisioni dei magistrati. Tornando a noi: un’area di centro deve andare da sola alle elezioni, mettendo in conto un’autonomia da rivendicare.
Il M5s non va sottovalutato e mette insieme una miscela di estremismo di destra e e di sinistra, con un vicepresidnete della Camera che invoca esercizi della violenza e l’errore più grande è rincorrere quest’antipolitca, così la gente se va a votare, vota per l’originale e non per una copia sbagliata. Bisogna puntare e coagulare su un’area moderata e riformistra che non si trova nell’antipolitica ne nell’ambiguità del Pd. Difficoltà che io non nascondo affatto, ma è possibile un dialogo tra correnti laiche e cattoliche perché le prossime elezioni politiche non saranno uno scherzo, altrimenti si rischia di andare verso derive pericolose
Assistiamo alla riscoperta del razzismo, del populismo e della demoagogia, ma queste cose le abbiamo conosciute già in Europa e ci hanno portato alla catastrofe della guerra.

Carmelo Barbagallo
Immagino un 8 per mille che in tutti paesi europei sia utilizzato per interventi Africa da dove arrivano i flussi di immigrazione. Dopo una decina di anni di prelievi forzosi serve oggi un prelievo a favore donne e per giovani. Se oggi non cominciamo a pensare a una base contributiva per giovani loro non avranno la possibilità di andare in pensione. Boeri vuole trasformare l’Inps in Istituto Nazionale Povertà Sociale. Quindi le priorità: immigrazione e giovani.

Nel nostro paese si spendono più soldi per i ricercati che per la ricerca. 800.000 mila Euro è il costo dei ricercatori. E noi li regaliamo all’estero. Se esportiamo ricercatori non esportiamo le merci.

L’esempio del settore auto ne è la dimostrazione con la perdita di fasce importanti nel settore. L’Europa. Se facciamo l’Europa a più velocità la gara è già persa. La Germania andrà più veloce e noi resteremo stretti nell’austerità. Noi siamo pronti a fare una battaglia contro l’austerità che è la causa della nascita dei populismi e della xenofobia.

Renzi ha perso il referendum per i giovani e per il mezzogiorno. Era partito con il tentativo di mettere i giovani contro gli anziani. Invece li ha messi d’accordo. Renzi voleva fare un master plain per il mezzogiorno: avremmo fatto la nostra parte. Ma ci vuole un patto. In Italia la produttività deve aumentare, se non si crea ricchezza non vi è nulla da ridistribuire. Ma come si crea la ricchezza? Su questo dobbiamo sfidare Confindustria.

Ai tempi di Bettino Craxi eravamo al quinto posto nel modo nel capo manifatturiero. Suoi voucher è stata fatta una ignominia. Con quei vouche si coprivano anche le morti bianche. Con la loro eliminazione si è buttata l’acqua sporca con il bambino. Non era questa la soluzione, ora si rischio il ritorno al lavoro nero.

Peppino Englaro

Provo a far presente cosa rappresenti per un cittadino far valere i propri diritti partendo dal basso, rispettando principi e diritti costituzionali. Ci sono voluti 15 anni e 9 per riconoscere il diritto di Eluana. Nessun può decidere al nostro posto, tra l’altro si è poi scoperto che sul caso di Eluana non c’era nemmeno bisogno del suo consenso prima che finisse in stato vegetativo. Una concezione dell’esistenza che è estranea alla vita, questo Parlamento non può lasciare le persone scoperte da questo diritto fondamentale e inalienabile.

Gian Franco Schietroma

Questo Congresso Straordinario nasce innanzitutto dalla necessità di difendere la nostra comunità dall’attacco di chi ha tentato di distruggere il Partito facendo ricorso alla Magistratura.

Tutti sanno che il ricorso alla via giudiziaria costituisce la negazione della politica. Ed allora, poichè agli atti irresponsabili si deve rispondere proprio con la politica, questo Congresso Straordinario è la nostra risposta.

Siamo venuti quì a Roma per dire NO con forza, per dire NO con fermezza, per dire NO con grande determinazione a chi ha provato a far cancellare il nostro Partito per via giudiziaria.

Care Compagne e cari Compagni, non è la prima volta che qualcuno tenta di annientare il nostro Partito. Circa dieci anni fa ci provò Veltroni con il suo PD a vocazione maggioritaria. Ma anche quella volta abbiamo resistito. Abbiamo detto NO a Veltroni che ci offriva qualche strapuntino e abbiamo presentato orgogliosamente il simbolo del Partito alle elezioni politiche del 2008, pur sapendo che nessuno di noi sarebbe stato eletto. E da lì abbiamo faticosamente risalito la china, guidati da Riccardo Nencini. (Leggi l’intervento integrale)

 

Gian Franco Schietroma
Frosinone. Soddisfazione
per esito elezioni

Gianfranco SchietromaIl notevole consenso ottenuto a Frosinone, alle elezioni provinciali, dalla lista “A difesa del territorio” voluta e organizzata dal Psi, conferma che esiste senza alcuno dubbio lo spazio politico per una articolazione plurale del centrosinistra. Anzi, anche per evidenti ragioni democratiche, è davvero opportuno che il centrosinistra non venga rappresentato soltanto dal Pd.

Noi socialisti, quindi, siamo particolarmente soddisfatti per aver promosso con successo questa nuova iniziativa politica, che ha riportato il  13,3% dei voti, ottenendo l’elezione di un consigliere provinciale e sfiorando per pochissimo il secondo seggio.

Un sentito grazie  va ai sindaci ed ai consiglieri comunali che hanno votato lista “A difesa del territorio”, ai dodici candidati per il loro fondamentale  impegno, alle forze civiche e politiche che hanno appoggiato la lista, quali Sinistra Italiana, Sel, Possibile e Pci. Desidero rivolgere i migliori auguri di buon lavoro al neoconsigliere provinciale Luigi Vacana, sicuro che egli saprà continuare egregiamente l’azione politica del padre prof. Gerardo, indimenticabile e apprezzatissimo amministratore provinciale socialista democratico.

Un ringraziamento particolare va al consigliere uscente Gianni Bernardini per l’ottimo lavoro svolto in questi due anni e senza il quale sarebbe stato impossibile presentare la lista “A difesa del territorio”. Con Gianni protagonista faremo insieme altre importanti battaglie a difesa dei cittadini e per l’affermazione degli ideali di giustizia sociale propri del nostro Partito.

Da ultimo, anche in considerazione dell’esito del referendum costituzionale, auspico vivamente che, la prossima volta, il Presidente della Provincia ed il Consiglio provinciale tornino ad essere eletti direttamente dai cittadini.

Gian Franco Schietroma
Coordinatore Segreteria nazionale Psi

Referendum. Nencini: I motivi per votare sì

schede_referendum“Vediamo dai sondaggi che la considerazione più vicina alla verità potrebbe essere quella di un referendum che finisce sul filo di lana. La mia opinione è che il numero delle persone che votano sia molto più alto del solito perché la campagna elettorale è stata lunghissima, perché l’argomento Sì o No al referendum appartiene alla vita delle famiglie e quindi la cosa muove attenzioni”.

Lo ha detto il segretario del Psi Riccardo Nencini, alla convention ‘Socialisti, laici, radicali e democratici per il Sì’ dove si sono riuniti militanti provenienti da tutta Italia e i comitati nazionali costituiti in tutte le province in sostegno del Sì. La tappa romana è anche quella conclusiva prima dell’appuntamento del 4 dicembre. Alla manifestazione, alla quale sono intervenuti sindaci, amministratori  e militanti, hanno partecipato, oltre Riccardo Nencini, Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli affari esteri; Giovanni Negri, promotore dei comitati “radicali per il sì”, Cesare Pinelli, costituzionalista e docente de La Sapienza, Luigi Berlinguer, già  ministro della pubblica istruzione e promotore del comitato “Sinistra per il sì”, Oreste Pastorelli, deputato Psi, Luigi Covatta, direttore di Mondoleraio, Pia Locatelli,  capogruppo Psi alla Camera, Pio Marconi, docente, Maria Cristina Pisani, portavoce del PSI, e i dirigenti socialisti Mauro Del Bue, Daniele Fichera,  Gianfranco Schietroma, Carlo Vizzini e Fausto Longo.

“Chi dal fronte del No dichiara oggi di riformare la Costituzione in sei mesi fa ridere. In sei mesi – aggiunge Nencini – non modifichi neppure un articolo del regolamento parlamentare. Nei partiti del No non hai una proposta unica di riforma della legge elettorale, tanto meno hai una proposta per formare un Governo a meno che non ci sia Grillo come Presidente del Consiglio e Salvini agli Interni”.  “Mi pare – aggiunge Nencini – si voglia procurare uno sfregio sulla faccia degli italiani che lavorano vivono e sono residenti all’estero. Il loro voto vale esattamente come gli altri italiani che risiedono in Italia” Per il segretario del Psi ci sono 5 ragioni di merito più una politica per votare sì al referendum. La prima parte della considerazione che la prima parte della Costituzione non viene toccata tranne per un miglioramento rappresentato dall’ingresso della parità di genere tra uomo e donna. Secondo:  modifichiamo e velocizziamo il processo di formazione delle eleggi superando il bicameralismo paritario. Ricordo che la proposta socialista dalla Costituente in poi fino alla conferenza di Rimini, è stata sempre quella di superare il bicameralismo paritario. Nenni – continua – arrivò con due proposte: una Costituzione fondata sul monocameralismo e in alternativa una Camera eletta e una Camera delle regioni. Il risultato è quello che abbiamo conosciuto. Alla conferenza programmatica dell’82 il superamento del bicameralismo paritario fu uno dei temi al centro del dibattito. Quindi siamo in linea perfetta con la storia del socialismo riformista italiano”.

conventionGli altri punti sottolineati da Nencini sono “l’ingresso in Costituzione del refrendum propositivo; quindi si allarga la platea dei poteri e del dare la voce ai cittadini. Poi via le province assieme al Cnel, ma penso che uno dei punti più significativi sia l’ultimo. La nuova ripartizione di poteri tra Regioni e Stato. Ricordo che il nostro primato negativo nella realizzazione delle infrastrutture deriva da 4 fattori. La carenza del progetto, definaziamenti, l’intervento della magistratura e quarto la contesa tra Regioni e Stato sulla competenza su quell’opera. Da qui l’arricchimento dei ricorsi alla Corte Costituzionale con tutto quello che ne consegue”.

Infine la ragione politica: “I partiti del no, non hanno una visione comune né su come riformare la legge elettorale, e di qua la visione c’è. Anzi c’è un impegno che ricalca il disegno di legge socialista già presentato al Senato il 23 gennaio scorso: superamento del ballottaggio e allargamento del premio di maggioranza all’intera coalizione. Tra i partiti del no invece non c’è una sola idea di riforma della Costituzione e tanto meno c’è la speranza che da lì possa nascere un governo. Quindi il rischio è che si apra un periodo d’instabilità e l’Italia non ha bisogno di instabilità”. “Per molti italiani infatti sarà un voto politico, non di merito”.

Sulla campagna elettorale ormai vicina al termine Nencini afferma che “la comunicazione è cambiata moltissimo negli ultimi 5 anni. La rete la fa da padrona e qui spesso il linguaggio è sguaiato e il linguaggio della rete purtroppo sta diventato il linguaggio collettivo. Bisogna continuare a spiegare che è vietato offendere. Mi sono accorto che anche tra i socialisti l’offesa per chi non la pensa allo stesso modo, ha trovato, in alcune piccole fasce, diritto di cittadinanza. Io mi ostino a spiegare e a fare un ragionamento politico e di merito. Non cambio opinione da qui al 3 di dicembre”.

Daniele Unfer

PERCHE’ SI’

referendum_costituzionale

 “Vediamo dai sondaggi che la considerazione più vicina alla verità potrebbe essere quella di un referendum che finisce sul filo di lana. La mia opinione è che il numero delle persone che votano sia molto più alto del solito perché la campagna elettorale è stata lunghissima, perché l’argomento Sì o No al referendum appartiene alla vita delle famiglie e quindi la cosa muove attenzioni”.

Lo ha detto il segretario del Psi Riccardo Nencini, alla convention ‘Socialisti, laici, radicali e democratici per il Sì’ dove si sono riuniti militanti provenienti da tutta Italia e i comitati nazionali costituiti in tutte le province in sostegno del Sì. La tappa romana è anche quella conclusiva prima dell’appuntamento del 4 dicembre. Alla manifestazione, alla quale sono intervenuti sindaci, amministratori  e militanti, hanno partecipato, oltre Riccardo Nencini, Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli affari esteri; Giovanni Negri, promotore dei comitati “radicali per il sì”, Cesare Pinelli, costituzionalista e docente de La Sapienza, Luigi Berlinguer, già  ministro della pubblica istruzione e promotore del comitato “Sinistra per il sì”, Oreste Pastorelli, deputato Psi, Luigi Covatta, direttore di Mondoleraio, Pia Locatelli,  capogruppo Psi alla Camera, Pio Marconi, docente, Maria Cristina Pisani, portavoce del PSI, e i dirigenti socialisti Mauro Del Bue, Daniele Fichera,  Gianfranco Schietroma, Carlo Vizzini e Fausto Longo.

“Chi dal fronte del No dichiara oggi di riformare la Costituzione in sei mesi fa ridere. In sei mesi – aggiunge Nencini – non modifichi neppure un articolo del regolamento parlamentare. Nei partiti del No non hai una proposta unica di riforma della legge elettorale, tanto meno hai una proposta per formare un Governo a meno che non ci sia Grillo come Presidente del Consiglio e Salvini agli Interni”.  “Mi pare – aggiunge Nencini – si voglia procurare uno sfregio sulla faccia degli italiani che lavorano vivono e sono residenti all’estero. Il loro voto vale esattamente come gli altri italiani che risiedono in Italia” Per il segretario del Psi ci sono 5 ragioni di merito più una politica per votare sì al referendum. La prima parte della considerazione che la prima parte della Costituzione non viene toccata tranne per un miglioramento rappresentato dall’ingresso della parità di genere tra uomo e donna. Secondo:  modifichiamo e velocizziamo il processo di formazione delle eleggi superando il bicameralismo paritario. Ricordo che la proposta socialista dalla Costituente in poi fino alla conferenza di Rimini, è stata sempre quella di superare il bicameralismo paritario. Nenni – continua – arrivò con due proposte: una Costituzione fondata sul monocameralismo e in alternativa una Camera eletta e una Camera delle regioni. Il risultato è quello che abbiamo conosciuto. Alla conferenza programmatica dell’82 il superamento del bicameralismo paritario fu uno dei temi al centro del dibattito. Quindi siamo in linea perfetta con la storia del socialismo riformista italiano”.

conventionGli altri punti sottolineati da Nencini sono “l’ingresso in Costituzione del refrendum propositivo; quindi si allarga la platea dei poteri e del dare la voce ai cittadini. Poi via le province assieme al Cnel, ma penso che uno dei punti più significativi sia l’ultimo. La nuova ripartizione di poteri tra Regioni e Stato. Ricordo che il nostro primato negativo nella realizzazione delle infrastrutture deriva da 4 fattori. La carenza del progetto, definaziamenti, l’intervento della magistratura e quarto la contesa tra Regioni e Stato sulla competenza su quell’opera. Da qui l’arricchimento dei ricorsi alla Corte Costituzionale con tutto quello che ne consegue”.

Infine la ragione politica: “I partiti del no, non hanno una visione comune né su come riformare la legge elettorale, e di qua la visione c’è. Anzi c’è un impegno che ricalca il disegno di legge socialista già presentato al Senato il 23 gennaio scorso: superamento del ballottaggio e allargamento del premio di maggioranza all’intera coalizione. Tra i partiti del no invece non c’è una sola idea di riforma della Costituzione e tanto meno c’è la speranza che da lì possa nascere un governo. Quindi il rischio è che si apra un periodo d’instabilità e l’Italia non ha bisogno di instabilità”. “Per molti italiani infatti sarà un voto politico, non di merito”.

Sulla campagna elettorale ormai vicina al termine Nencini afferma che “la comunicazione è cambiata moltissimo negli ultimi 5 anni. La rete la fa da padrona e qui spesso il linguaggio è sguaiato e il linguaggio della rete purtroppo sta diventato il linguaggio collettivo. Bisogna continuare a spiegare che è vietato offendere. Mi sono accorto che anche tra i socialisti l’offesa per chi non la pensa allo stesso modo, ha trovato, in alcune piccole fasce, diritto di cittadinanza. Io mi ostino a spiegare e a fare un ragionamento politico e di merito. Non cambio opinione da qui al 3 di dicembre”.

Daniele Unfer

UNA LEGGE ZOPPA

Italicum-fiducia-renziIl Psi ha presentato le proprie proposte per modificare l’Italicum, la legge elettorale voluta dal presidente del Consiglio. A presentare le proposte il segretario del partito Riccardo Nencini insieme a Pia Locatelli, capogruppo alla Camera, Vincenzo Iacovissi, responsabile riforme del partito e Gian Franco Schietroma. Le proposte del Psi arrivano mentre la commissione istituita dal Pd sta cercando la quadra insieme alle altre forze politiche di maggioranza.

“Avanziamo due ipotesi per riformare l’Italicum – spiega Nencini – la prima è un’ipotesi semplice che si dota di due fattori: da una parte l’eliminazione del ballottaggio, dall’altra l’allargamento del premio di maggioranza a tutti i partiti che, formando la coalizione, portano la coalizione alla vittoria elettorale. Questo è il punto di equilibrio più facile da raggiungere anche all’interno della maggioranza. Se si decidesse per l’eliminazone del ballottaggio e l’allargamento della maggioranza, noi sottoscriveremmo immediatamente questa soluzione”.

presentazioneSe invece, è la seconda ipotesi, “si dovesse cambiare completamente campo” per mancanza di un accordo condiviso, il Psi avanza una seconda ipotesi di riforma che favorisca la formazione di una maggioranza parlamentare conforme al risultato elettorale complessivo. “Suggeriamo – continua Nencini – un sistema il più semplice possibile per consentire stabilità e rappresentanza del voto agli italiani: molti collegi elettorali, il sistema uninominale, con un premio di maggioranza del 10 per cento da assegnare alla coalizione che vince: una sorta di britannico al posto dell’Italicum”.

Nencini illustra quindi il percorso parlamentare per giungere in tre tappe alla riforma. Il primo passo: presentare, entro il mese di novembre, una proposta corale della coalizione che sostiene il governo e sottoscriverla. Il secondo passo: avviare il confronto con le altre forze politiche. Il terzo passo: chiedere ai presidenti dei gruppi parlamentari di incardinarla nei lavori d’aula con carattere d’urgenza.

“L’iniziativa – conclude il segretario Psi – dovrà essere parlamentare. Serve una legge che coniughi la stabilità dei governi alla rappresentanza dei cittadini. Quando vi è il rischio che una qualsiasi forza politica rappresentativa di appena un quarto degli elettori possa fare ‘cappotto’ significa che la legge elettorale è ‘zoppa e va cambiata’. Dagli incontri tenutisi in questi giorni ho ricavato l’impressione che questo modo di procedere sia largamente condiviso”.

Verso un nuovo centrosinistra

guerinischietromaIl Primo giorno della Festa del Psi non poteva non concludersi con un confronto tra le anime della sinistra italiana.

A introdurre la giovane Elisa Gambardella, Segreteria nazionale PSI, con Lorenzo Guerini, Vice Segretario nazionale del PD; Benedetto Della Vedova, Sottosegretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale e Gian Franco Schietroma, Coordinatore politico segreteria PSI. A moderare il dibattito: Francesco Maesano, Giornalista TG1.

 Elisa Gambardella, Segreteria nazionale PSI.
Siamo in un contesto di fuga totale dalla politica con una destra che risponde in modo conservatore. Non avendo il populismo idee fondative, questo il centrosinistra resta l’unico ad avere delle risposte. Grazie a questo Governo che risponde anche politicamente e concretamente non solo teroicamente ai problemi messi sul tavolo. Noi socialisti siamo in quest’area come area politica e libertaria, rispondendo alle voci di un sostegno fondamentale ai diritti chiesti dalla terza gerenazione, come i diritti civili.
Astensione e liste civiche mostrano come esiste un elettorato di centrosinistra che non ha abbastanza eppresentazione

Lorenzo Guerini, Vice Segretario nazionale del PD;
L’Italicum è una buona legge elettorale perché garantisce il raggiungimento dei numeri per la governabilità. Il Pd ha sempre dato la disponibilità a confrontarsi. Ma non potrà esserci un alegge elettorale che non garantisce non solo la governabilità, ma anche la volontà dei cittadini. Il tema delle larghe intese è stato dibattuto come elemento problematico.
Ogni elezione porta un risultato e delle risposte a se, differenti e con motivazioni diverse. Non si fa una legge elettorale non per paura che vinca qualcuno diverso da te, ma perché serve al Paese. Noi siamo a dispozione a confrontarci

Benedetto Della Vedova, Sottosegretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale;

Sulla legge elettorale sono per l’abolizione delle preferenze, sono per i collegi perché otteremo un risultato diverso. Aldilà che la legge elettorale presneti liste o coalizioni, noi dobbiamo aggiornare lo schema alla quotidianità italiana. Il bipolarismo delle prrossime elezioni non sarà più tra centrosinisitra e cenjtrodestra, ma tra ‘aperto’ e ‘chiuso’ e lo vediamo in primis con le elezioni americani, una partita tra apertoe chiuso.
Una storia che parte dal lavoro, passando per l’immigrazione e finendo sui diritti sempre con la sfida tra ‘chiusura’ e ‘apertura’.

Gian Franco Schietroma, Coordinatore politico segreteria PSI.

Noi abbiamo presentato una PDL per un pluralismo, a chiederlo è la stessa gente. Lo stesso partito di massa che si è rivelato il Pd ha avuto una vocazione maggioritaria che è una strada pericolosa. Una lista collegata al partito di maggioranza con un 3% ad esempio
con una sinistra fatta di socialisti e radicali, una sinistra di Governo e non antagonista.