La globalizzazione, l’Europa e l’Italia

fabrizio cicchitto
Alcuni interventi della seconda giornata del Congresso
Fabrizio Cicchitto
La Globalizzazione doveva essere per i teorici comunisti e liberisti un trionfo dell’occidente, ma si è rivelata invece per questo mondo una profonda crisi. L’effetto è stato un profondo rigorismo, con la fine del comunismo invece non c’è stata una fine della storia, ma abbiamo avuto come effetto l’esplosione dell’integralismo religioso. Insomma assistiamo a un paradosso assoluto sull’economia.

Putin punta a smontare l’Europa, non a caso si collega a forze populiste e antieuropeisti come quello della Le Pen e Salvini che mirano a far saltare in aria l’Europa accelerando così su quelle destre estreme.

L’NCD era nato per assicurare la governabilità del Paese e con eleemnti di riformismo. Obiettivo in parte raggiunto con il govenro Renzi. Altro obiettivo era quello di rinnovare il centrodestra, ma ora il quest’ultimo si sposta sempre più verso destra, portando a un’ambiguità di fondo che vediamo anche con la disgregazione del pd. Linee grottesche che portano l’asse del centrodestra verso un populismo che porta al fallimento del nostro obiettivo. Per questo abbiamo deciso di sciogliere L’NCD.

Per quanto riguarda il Pd, in Renzi c’erano due elementi portanti il riformismo e un’arroganza del potere inrapporto, ma se s’indebolisce uno dei due, come in questo caso il riformismo, finisce per avere la meglio l’arroganza del potere, e lo abbiamo visto con il caso dei voucher.
Il voto su Minzolini è stata una presa d’atto di scelta garantista da sottolineare. Il Psi è stato massacrato dal giustizialismo, ma come c’insegna la Rivoluzione francese, la ghigliottina una volta in moto non si ferma. L’antipolitica ora avviata sta distruggendo anche il pd (ex pci) investito anch’esso da una coerrente di giustizialismo.
Il Pd con Minzolini ha tentato così di arrestare questo processo. L’autonomia del Parlamento va assolutamente rivendicata, altrimenti il voto del Parlamento non ha valenza se subordinatio alle decisioni dei magistrati. Tornando a noi: un’area di centro deve andare da sola alle elezioni, mettendo in conto un’autonomia da rivendicare.
Il M5s non va sottovalutato e mette insieme una miscela di estremismo di destra e e di sinistra, con un vicepresidnete della Camera che invoca esercizi della violenza e l’errore più grande è rincorrere quest’antipolitca, così la gente se va a votare, vota per l’originale e non per una copia sbagliata. Bisogna puntare e coagulare su un’area moderata e riformistra che non si trova nell’antipolitica ne nell’ambiguità del Pd. Difficoltà che io non nascondo affatto, ma è possibile un dialogo tra correnti laiche e cattoliche perché le prossime elezioni politiche non saranno uno scherzo, altrimenti si rischia di andare verso derive pericolose
Assistiamo alla riscoperta del razzismo, del populismo e della demoagogia, ma queste cose le abbiamo conosciute già in Europa e ci hanno portato alla catastrofe della guerra.

Carmelo Barbagallo
Immagino un 8 per mille che in tutti paesi europei sia utilizzato per interventi Africa da dove arrivano i flussi di immigrazione. Dopo una decina di anni di prelievi forzosi serve oggi un prelievo a favore donne e per giovani. Se oggi non cominciamo a pensare a una base contributiva per giovani loro non avranno la possibilità di andare in pensione. Boeri vuole trasformare l’Inps in Istituto Nazionale Povertà Sociale. Quindi le priorità: immigrazione e giovani.

Nel nostro paese si spendono più soldi per i ricercati che per la ricerca. 800.000 mila Euro è il costo dei ricercatori. E noi li regaliamo all’estero. Se esportiamo ricercatori non esportiamo le merci.

L’esempio del settore auto ne è la dimostrazione con la perdita di fasce importanti nel settore. L’Europa. Se facciamo l’Europa a più velocità la gara è già persa. La Germania andrà più veloce e noi resteremo stretti nell’austerità. Noi siamo pronti a fare una battaglia contro l’austerità che è la causa della nascita dei populismi e della xenofobia.

Renzi ha perso il referendum per i giovani e per il mezzogiorno. Era partito con il tentativo di mettere i giovani contro gli anziani. Invece li ha messi d’accordo. Renzi voleva fare un master plain per il mezzogiorno: avremmo fatto la nostra parte. Ma ci vuole un patto. In Italia la produttività deve aumentare, se non si crea ricchezza non vi è nulla da ridistribuire. Ma come si crea la ricchezza? Su questo dobbiamo sfidare Confindustria.

Ai tempi di Bettino Craxi eravamo al quinto posto nel modo nel capo manifatturiero. Suoi voucher è stata fatta una ignominia. Con quei vouche si coprivano anche le morti bianche. Con la loro eliminazione si è buttata l’acqua sporca con il bambino. Non era questa la soluzione, ora si rischio il ritorno al lavoro nero.

Peppino Englaro

Provo a far presente cosa rappresenti per un cittadino far valere i propri diritti partendo dal basso, rispettando principi e diritti costituzionali. Ci sono voluti 15 anni e 9 per riconoscere il diritto di Eluana. Nessun può decidere al nostro posto, tra l’altro si è poi scoperto che sul caso di Eluana non c’era nemmeno bisogno del suo consenso prima che finisse in stato vegetativo. Una concezione dell’esistenza che è estranea alla vita, questo Parlamento non può lasciare le persone scoperte da questo diritto fondamentale e inalienabile.

Gian Franco Schietroma

Questo Congresso Straordinario nasce innanzitutto dalla necessità di difendere la nostra comunità dall’attacco di chi ha tentato di distruggere il Partito facendo ricorso alla Magistratura.

Tutti sanno che il ricorso alla via giudiziaria costituisce la negazione della politica. Ed allora, poichè agli atti irresponsabili si deve rispondere proprio con la politica, questo Congresso Straordinario è la nostra risposta.

Siamo venuti quì a Roma per dire NO con forza, per dire NO con fermezza, per dire NO con grande determinazione a chi ha provato a far cancellare il nostro Partito per via giudiziaria.

Care Compagne e cari Compagni, non è la prima volta che qualcuno tenta di annientare il nostro Partito. Circa dieci anni fa ci provò Veltroni con il suo PD a vocazione maggioritaria. Ma anche quella volta abbiamo resistito. Abbiamo detto NO a Veltroni che ci offriva qualche strapuntino e abbiamo presentato orgogliosamente il simbolo del Partito alle elezioni politiche del 2008, pur sapendo che nessuno di noi sarebbe stato eletto. E da lì abbiamo faticosamente risalito la china, guidati da Riccardo Nencini. (Leggi l’intervento integrale)

 

Gian Franco Schietroma
Frosinone. Soddisfazione
per esito elezioni

Gianfranco SchietromaIl notevole consenso ottenuto a Frosinone, alle elezioni provinciali, dalla lista “A difesa del territorio” voluta e organizzata dal Psi, conferma che esiste senza alcuno dubbio lo spazio politico per una articolazione plurale del centrosinistra. Anzi, anche per evidenti ragioni democratiche, è davvero opportuno che il centrosinistra non venga rappresentato soltanto dal Pd.

Noi socialisti, quindi, siamo particolarmente soddisfatti per aver promosso con successo questa nuova iniziativa politica, che ha riportato il  13,3% dei voti, ottenendo l’elezione di un consigliere provinciale e sfiorando per pochissimo il secondo seggio.

Un sentito grazie  va ai sindaci ed ai consiglieri comunali che hanno votato lista “A difesa del territorio”, ai dodici candidati per il loro fondamentale  impegno, alle forze civiche e politiche che hanno appoggiato la lista, quali Sinistra Italiana, Sel, Possibile e Pci. Desidero rivolgere i migliori auguri di buon lavoro al neoconsigliere provinciale Luigi Vacana, sicuro che egli saprà continuare egregiamente l’azione politica del padre prof. Gerardo, indimenticabile e apprezzatissimo amministratore provinciale socialista democratico.

Un ringraziamento particolare va al consigliere uscente Gianni Bernardini per l’ottimo lavoro svolto in questi due anni e senza il quale sarebbe stato impossibile presentare la lista “A difesa del territorio”. Con Gianni protagonista faremo insieme altre importanti battaglie a difesa dei cittadini e per l’affermazione degli ideali di giustizia sociale propri del nostro Partito.

Da ultimo, anche in considerazione dell’esito del referendum costituzionale, auspico vivamente che, la prossima volta, il Presidente della Provincia ed il Consiglio provinciale tornino ad essere eletti direttamente dai cittadini.

Gian Franco Schietroma
Coordinatore Segreteria nazionale Psi

Referendum. Nencini: I motivi per votare sì

schede_referendum“Vediamo dai sondaggi che la considerazione più vicina alla verità potrebbe essere quella di un referendum che finisce sul filo di lana. La mia opinione è che il numero delle persone che votano sia molto più alto del solito perché la campagna elettorale è stata lunghissima, perché l’argomento Sì o No al referendum appartiene alla vita delle famiglie e quindi la cosa muove attenzioni”.

Lo ha detto il segretario del Psi Riccardo Nencini, alla convention ‘Socialisti, laici, radicali e democratici per il Sì’ dove si sono riuniti militanti provenienti da tutta Italia e i comitati nazionali costituiti in tutte le province in sostegno del Sì. La tappa romana è anche quella conclusiva prima dell’appuntamento del 4 dicembre. Alla manifestazione, alla quale sono intervenuti sindaci, amministratori  e militanti, hanno partecipato, oltre Riccardo Nencini, Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli affari esteri; Giovanni Negri, promotore dei comitati “radicali per il sì”, Cesare Pinelli, costituzionalista e docente de La Sapienza, Luigi Berlinguer, già  ministro della pubblica istruzione e promotore del comitato “Sinistra per il sì”, Oreste Pastorelli, deputato Psi, Luigi Covatta, direttore di Mondoleraio, Pia Locatelli,  capogruppo Psi alla Camera, Pio Marconi, docente, Maria Cristina Pisani, portavoce del PSI, e i dirigenti socialisti Mauro Del Bue, Daniele Fichera,  Gianfranco Schietroma, Carlo Vizzini e Fausto Longo.

“Chi dal fronte del No dichiara oggi di riformare la Costituzione in sei mesi fa ridere. In sei mesi – aggiunge Nencini – non modifichi neppure un articolo del regolamento parlamentare. Nei partiti del No non hai una proposta unica di riforma della legge elettorale, tanto meno hai una proposta per formare un Governo a meno che non ci sia Grillo come Presidente del Consiglio e Salvini agli Interni”.  “Mi pare – aggiunge Nencini – si voglia procurare uno sfregio sulla faccia degli italiani che lavorano vivono e sono residenti all’estero. Il loro voto vale esattamente come gli altri italiani che risiedono in Italia” Per il segretario del Psi ci sono 5 ragioni di merito più una politica per votare sì al referendum. La prima parte della considerazione che la prima parte della Costituzione non viene toccata tranne per un miglioramento rappresentato dall’ingresso della parità di genere tra uomo e donna. Secondo:  modifichiamo e velocizziamo il processo di formazione delle eleggi superando il bicameralismo paritario. Ricordo che la proposta socialista dalla Costituente in poi fino alla conferenza di Rimini, è stata sempre quella di superare il bicameralismo paritario. Nenni – continua – arrivò con due proposte: una Costituzione fondata sul monocameralismo e in alternativa una Camera eletta e una Camera delle regioni. Il risultato è quello che abbiamo conosciuto. Alla conferenza programmatica dell’82 il superamento del bicameralismo paritario fu uno dei temi al centro del dibattito. Quindi siamo in linea perfetta con la storia del socialismo riformista italiano”.

conventionGli altri punti sottolineati da Nencini sono “l’ingresso in Costituzione del refrendum propositivo; quindi si allarga la platea dei poteri e del dare la voce ai cittadini. Poi via le province assieme al Cnel, ma penso che uno dei punti più significativi sia l’ultimo. La nuova ripartizione di poteri tra Regioni e Stato. Ricordo che il nostro primato negativo nella realizzazione delle infrastrutture deriva da 4 fattori. La carenza del progetto, definaziamenti, l’intervento della magistratura e quarto la contesa tra Regioni e Stato sulla competenza su quell’opera. Da qui l’arricchimento dei ricorsi alla Corte Costituzionale con tutto quello che ne consegue”.

Infine la ragione politica: “I partiti del no, non hanno una visione comune né su come riformare la legge elettorale, e di qua la visione c’è. Anzi c’è un impegno che ricalca il disegno di legge socialista già presentato al Senato il 23 gennaio scorso: superamento del ballottaggio e allargamento del premio di maggioranza all’intera coalizione. Tra i partiti del no invece non c’è una sola idea di riforma della Costituzione e tanto meno c’è la speranza che da lì possa nascere un governo. Quindi il rischio è che si apra un periodo d’instabilità e l’Italia non ha bisogno di instabilità”. “Per molti italiani infatti sarà un voto politico, non di merito”.

Sulla campagna elettorale ormai vicina al termine Nencini afferma che “la comunicazione è cambiata moltissimo negli ultimi 5 anni. La rete la fa da padrona e qui spesso il linguaggio è sguaiato e il linguaggio della rete purtroppo sta diventato il linguaggio collettivo. Bisogna continuare a spiegare che è vietato offendere. Mi sono accorto che anche tra i socialisti l’offesa per chi non la pensa allo stesso modo, ha trovato, in alcune piccole fasce, diritto di cittadinanza. Io mi ostino a spiegare e a fare un ragionamento politico e di merito. Non cambio opinione da qui al 3 di dicembre”.

Daniele Unfer

PERCHE’ SI’

referendum_costituzionale

 “Vediamo dai sondaggi che la considerazione più vicina alla verità potrebbe essere quella di un referendum che finisce sul filo di lana. La mia opinione è che il numero delle persone che votano sia molto più alto del solito perché la campagna elettorale è stata lunghissima, perché l’argomento Sì o No al referendum appartiene alla vita delle famiglie e quindi la cosa muove attenzioni”.

Lo ha detto il segretario del Psi Riccardo Nencini, alla convention ‘Socialisti, laici, radicali e democratici per il Sì’ dove si sono riuniti militanti provenienti da tutta Italia e i comitati nazionali costituiti in tutte le province in sostegno del Sì. La tappa romana è anche quella conclusiva prima dell’appuntamento del 4 dicembre. Alla manifestazione, alla quale sono intervenuti sindaci, amministratori  e militanti, hanno partecipato, oltre Riccardo Nencini, Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli affari esteri; Giovanni Negri, promotore dei comitati “radicali per il sì”, Cesare Pinelli, costituzionalista e docente de La Sapienza, Luigi Berlinguer, già  ministro della pubblica istruzione e promotore del comitato “Sinistra per il sì”, Oreste Pastorelli, deputato Psi, Luigi Covatta, direttore di Mondoleraio, Pia Locatelli,  capogruppo Psi alla Camera, Pio Marconi, docente, Maria Cristina Pisani, portavoce del PSI, e i dirigenti socialisti Mauro Del Bue, Daniele Fichera,  Gianfranco Schietroma, Carlo Vizzini e Fausto Longo.

“Chi dal fronte del No dichiara oggi di riformare la Costituzione in sei mesi fa ridere. In sei mesi – aggiunge Nencini – non modifichi neppure un articolo del regolamento parlamentare. Nei partiti del No non hai una proposta unica di riforma della legge elettorale, tanto meno hai una proposta per formare un Governo a meno che non ci sia Grillo come Presidente del Consiglio e Salvini agli Interni”.  “Mi pare – aggiunge Nencini – si voglia procurare uno sfregio sulla faccia degli italiani che lavorano vivono e sono residenti all’estero. Il loro voto vale esattamente come gli altri italiani che risiedono in Italia” Per il segretario del Psi ci sono 5 ragioni di merito più una politica per votare sì al referendum. La prima parte della considerazione che la prima parte della Costituzione non viene toccata tranne per un miglioramento rappresentato dall’ingresso della parità di genere tra uomo e donna. Secondo:  modifichiamo e velocizziamo il processo di formazione delle eleggi superando il bicameralismo paritario. Ricordo che la proposta socialista dalla Costituente in poi fino alla conferenza di Rimini, è stata sempre quella di superare il bicameralismo paritario. Nenni – continua – arrivò con due proposte: una Costituzione fondata sul monocameralismo e in alternativa una Camera eletta e una Camera delle regioni. Il risultato è quello che abbiamo conosciuto. Alla conferenza programmatica dell’82 il superamento del bicameralismo paritario fu uno dei temi al centro del dibattito. Quindi siamo in linea perfetta con la storia del socialismo riformista italiano”.

conventionGli altri punti sottolineati da Nencini sono “l’ingresso in Costituzione del refrendum propositivo; quindi si allarga la platea dei poteri e del dare la voce ai cittadini. Poi via le province assieme al Cnel, ma penso che uno dei punti più significativi sia l’ultimo. La nuova ripartizione di poteri tra Regioni e Stato. Ricordo che il nostro primato negativo nella realizzazione delle infrastrutture deriva da 4 fattori. La carenza del progetto, definaziamenti, l’intervento della magistratura e quarto la contesa tra Regioni e Stato sulla competenza su quell’opera. Da qui l’arricchimento dei ricorsi alla Corte Costituzionale con tutto quello che ne consegue”.

Infine la ragione politica: “I partiti del no, non hanno una visione comune né su come riformare la legge elettorale, e di qua la visione c’è. Anzi c’è un impegno che ricalca il disegno di legge socialista già presentato al Senato il 23 gennaio scorso: superamento del ballottaggio e allargamento del premio di maggioranza all’intera coalizione. Tra i partiti del no invece non c’è una sola idea di riforma della Costituzione e tanto meno c’è la speranza che da lì possa nascere un governo. Quindi il rischio è che si apra un periodo d’instabilità e l’Italia non ha bisogno di instabilità”. “Per molti italiani infatti sarà un voto politico, non di merito”.

Sulla campagna elettorale ormai vicina al termine Nencini afferma che “la comunicazione è cambiata moltissimo negli ultimi 5 anni. La rete la fa da padrona e qui spesso il linguaggio è sguaiato e il linguaggio della rete purtroppo sta diventato il linguaggio collettivo. Bisogna continuare a spiegare che è vietato offendere. Mi sono accorto che anche tra i socialisti l’offesa per chi non la pensa allo stesso modo, ha trovato, in alcune piccole fasce, diritto di cittadinanza. Io mi ostino a spiegare e a fare un ragionamento politico e di merito. Non cambio opinione da qui al 3 di dicembre”.

Daniele Unfer

UNA LEGGE ZOPPA

Italicum-fiducia-renziIl Psi ha presentato le proprie proposte per modificare l’Italicum, la legge elettorale voluta dal presidente del Consiglio. A presentare le proposte il segretario del partito Riccardo Nencini insieme a Pia Locatelli, capogruppo alla Camera, Vincenzo Iacovissi, responsabile riforme del partito e Gian Franco Schietroma. Le proposte del Psi arrivano mentre la commissione istituita dal Pd sta cercando la quadra insieme alle altre forze politiche di maggioranza.

“Avanziamo due ipotesi per riformare l’Italicum – spiega Nencini – la prima è un’ipotesi semplice che si dota di due fattori: da una parte l’eliminazione del ballottaggio, dall’altra l’allargamento del premio di maggioranza a tutti i partiti che, formando la coalizione, portano la coalizione alla vittoria elettorale. Questo è il punto di equilibrio più facile da raggiungere anche all’interno della maggioranza. Se si decidesse per l’eliminazone del ballottaggio e l’allargamento della maggioranza, noi sottoscriveremmo immediatamente questa soluzione”.

presentazioneSe invece, è la seconda ipotesi, “si dovesse cambiare completamente campo” per mancanza di un accordo condiviso, il Psi avanza una seconda ipotesi di riforma che favorisca la formazione di una maggioranza parlamentare conforme al risultato elettorale complessivo. “Suggeriamo – continua Nencini – un sistema il più semplice possibile per consentire stabilità e rappresentanza del voto agli italiani: molti collegi elettorali, il sistema uninominale, con un premio di maggioranza del 10 per cento da assegnare alla coalizione che vince: una sorta di britannico al posto dell’Italicum”.

Nencini illustra quindi il percorso parlamentare per giungere in tre tappe alla riforma. Il primo passo: presentare, entro il mese di novembre, una proposta corale della coalizione che sostiene il governo e sottoscriverla. Il secondo passo: avviare il confronto con le altre forze politiche. Il terzo passo: chiedere ai presidenti dei gruppi parlamentari di incardinarla nei lavori d’aula con carattere d’urgenza.

“L’iniziativa – conclude il segretario Psi – dovrà essere parlamentare. Serve una legge che coniughi la stabilità dei governi alla rappresentanza dei cittadini. Quando vi è il rischio che una qualsiasi forza politica rappresentativa di appena un quarto degli elettori possa fare ‘cappotto’ significa che la legge elettorale è ‘zoppa e va cambiata’. Dagli incontri tenutisi in questi giorni ho ricavato l’impressione che questo modo di procedere sia largamente condiviso”.

Verso un nuovo centrosinistra

guerinischietromaIl Primo giorno della Festa del Psi non poteva non concludersi con un confronto tra le anime della sinistra italiana.

A introdurre la giovane Elisa Gambardella, Segreteria nazionale PSI, con Lorenzo Guerini, Vice Segretario nazionale del PD; Benedetto Della Vedova, Sottosegretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale e Gian Franco Schietroma, Coordinatore politico segreteria PSI. A moderare il dibattito: Francesco Maesano, Giornalista TG1.

 Elisa Gambardella, Segreteria nazionale PSI.
Siamo in un contesto di fuga totale dalla politica con una destra che risponde in modo conservatore. Non avendo il populismo idee fondative, questo il centrosinistra resta l’unico ad avere delle risposte. Grazie a questo Governo che risponde anche politicamente e concretamente non solo teroicamente ai problemi messi sul tavolo. Noi socialisti siamo in quest’area come area politica e libertaria, rispondendo alle voci di un sostegno fondamentale ai diritti chiesti dalla terza gerenazione, come i diritti civili.
Astensione e liste civiche mostrano come esiste un elettorato di centrosinistra che non ha abbastanza eppresentazione

Lorenzo Guerini, Vice Segretario nazionale del PD;
L’Italicum è una buona legge elettorale perché garantisce il raggiungimento dei numeri per la governabilità. Il Pd ha sempre dato la disponibilità a confrontarsi. Ma non potrà esserci un alegge elettorale che non garantisce non solo la governabilità, ma anche la volontà dei cittadini. Il tema delle larghe intese è stato dibattuto come elemento problematico.
Ogni elezione porta un risultato e delle risposte a se, differenti e con motivazioni diverse. Non si fa una legge elettorale non per paura che vinca qualcuno diverso da te, ma perché serve al Paese. Noi siamo a dispozione a confrontarci

Benedetto Della Vedova, Sottosegretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale;

Sulla legge elettorale sono per l’abolizione delle preferenze, sono per i collegi perché otteremo un risultato diverso. Aldilà che la legge elettorale presneti liste o coalizioni, noi dobbiamo aggiornare lo schema alla quotidianità italiana. Il bipolarismo delle prrossime elezioni non sarà più tra centrosinisitra e cenjtrodestra, ma tra ‘aperto’ e ‘chiuso’ e lo vediamo in primis con le elezioni americani, una partita tra apertoe chiuso.
Una storia che parte dal lavoro, passando per l’immigrazione e finendo sui diritti sempre con la sfida tra ‘chiusura’ e ‘apertura’.

Gian Franco Schietroma, Coordinatore politico segreteria PSI.

Noi abbiamo presentato una PDL per un pluralismo, a chiederlo è la stessa gente. Lo stesso partito di massa che si è rivelato il Pd ha avuto una vocazione maggioritaria che è una strada pericolosa. Una lista collegata al partito di maggioranza con un 3% ad esempio
con una sinistra fatta di socialisti e radicali, una sinistra di Governo e non antagonista.

Psi, la segreteria nazionale approva gli incarichi di lavoro

La segreteria nazionale del Psi, che si è riunita oggi alla sede della direzione nazionale a Roma, ha approvato all’unanimità la proposta del Segretario nazionale, Riccardo Nencini,  in ordine all’assegnazione degli incarichi di lavoro.  Tra le deleghe attribuite, ci sono quella del coordinatore politico della Segreteria, Gian Franco Schietroma, del consigliere regionale dell’Umbria, Silvano Rometti, che si occuperà del Coordinamento organizzativo dei dipartimenti. Enzo Maraio, consigliere regionale della Campania, sarà il nuovo Responsabile Organizzazione. La lucana Maria Pisani è stata riconfermata Portavoce. Il capogruppo alla Camera del Psi, Pia Locatelli, è stata nominata Responsabile Esteri. Confermati anche Mauro Del Bue e Luigi Covatta, alla direzione rispettivamente dell’Avanti!online e della Rivista Mondoperaio.

SE POTESSI AVERE
MILLE EURO AL MESE

Pensionati poveri

“Se potessi avere mille lire al mese”. Così cantava Gilberto Mazzi nel 1939. Ora le lire sono diventate euro, ma per molti il sogno rimane lo stesso. Infatti quasi un pensionato su due, il 42,5%, pari a circa 6,5 milioni di persone, percepisce un reddito pensionistico medio inferiore a mille euro mensili. È la fotografia scattata dall’Inps che vede il 12,1% dei pensionati non arrivare a 500 euro al mese. È quanto si legge nel bilancio sociale 2014 dell’Inps, secondo cui nelle classi di importo più basse sono concentrate le donne. Dei 15,5 milioni di pensionati, 724 mila, pari al 4,6%, hanno un reddito medio mensile di oltre 4.300 euro. Il reddito medio più basso è dei pensionati residenti al sud: 1.151 euro; al nord si sale a 1.396 euro, mentre al centro si arriva a 1.418 euro. È anche da dire che una pensione è bassa quando i contributi versati sono bassi. È il caso spesso delle categorie autonome, o dei commercianti per esempio, che solitamente versano il minimo previsto e di conseguenza nella graduatoria di reddito da pensione risultano in bassa classifica anche se la realtà patrimoniale è ben diversa.

“I dati forniti dall’Inps in materia di pensioni debbono far riflettere seriamente”. Ha affermato il coordinatore della Segreteria nazionale del Psi Gian Franco Schietroma. “E’ davvero preoccupante il fatto che metà dei pensionati italiani abbia un assegno inferiore ai mille euro e che circa due milioni di pensionati percepisca somme addirittura al di sotto dei cinquecento euro”.

Schietroma ha ricordato che “il Governo Prodi, nel 2007, si era posto il problema della perdita del potere di acquisto delle pensioni prevedendo, all’art.5 della Legge n.127 del 3 agosto 2007, l’erogazione di una somma aggiuntiva (o quattordicesima), che, infatti, è attualmente percepita da più di due milioni di pensionati. L’Esecutivo di allora si impegnò a recuperare, negli anni a seguire, altre risorse finanziarie, al fine di estendere la quattordicesima ad un maggior numero di pensionati, ma la caduta del Governo Prodi impedì l’attuazione di questi propositi. Ora è davvero opportuno che il Governo Renzi si occupi concretamente dell’importante questione, o ampliando la platea dei beneficiari della quattordicesima, così come sollecitato in una proposta di legge presentata il 15 aprile scorso dai parlamentari del Psi, oppure estendendo ai pensionati il bonus Irpef di 80 euro, già disposto a favore dei lavoratori dipendenti”.


LA FOTOGRAFIA 2014 DELLA PREVIDENZA ITALIANA
di Carlo Pareto

Quasi un pensionato Inps su due, e cioè il 42,5%, pari a circa 6,5 milioni di soggetti, percepisce – al 31 dicembre 2014 – un reddito pensionistico medio inferiore ai mille euro mensili, e tra questi il 12,1% al di sotto dei 500 euro. In particolare, emerge la concentrazione delle donne nelle classi di importo di reddito pensionistico più basse. E’ quanto si evidenzia all’interno del Bilancio sociale Inps 2014, appena presentato a Roma. Nella classe di importo al disotto dei 500 euro medi mensili, troviamo il 14,2% delle donne, a fronte del 9,8% degli uomini. Nella somma delle classi di reddito inferiori a mille euro medi mensili, le donne sono oltre la metà, 52,2%, e assorbono il 27,7% della spesa pensionistica. I maschi sono, invece, il 31,3% e assorbono l’11,8% della spesa. Dal rapporto emerge inoltre che “nel 2014 la spesa previdenziale è stata pari a 243 miliardi e 514 milioni di euro, con una crescita dello 0,6% rispetto al 2013”. In particolare, si osserva un incremento dello 0,5% per la spesa Inps, al netto dei nuovi ingressi, dell’1,1% per la Gestione ex Inpdap e dello 0,8% per la Gestione ex Enpals.
Più quattro pensionati su dieci hanno un trattamento inferiore ai mille euro. Il 42,5% dei pensionati italiani (6,5 milioni di persone), ha quindi come detto un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro. Stando a quanto riportato nel documento dell’Inps, secondo il quale ci sono 1,88 milioni di pensionati (12,1%) che ha assegni inferiori ai 500 euro. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha sottolineato che “sarebbe stato importante fare l’ultima riforma delle pensioni”.

Flette a tre milioni il numero di dipendenti pubblici – I dipendenti pubblici a tempo indeterminato scendono sotto quota 3 milioni. Nel bilancio sociale dell’Inps si evidenzia in particolare che nel 2014 i ‘travet’ erano 2.953.000 con un calo del 2,8% (circa 90.000 unità) sul 2013. In confronto al 2011 quando erano 3,23 milioni i dipendenti pubblici, grazie al blocco del turn over, sono diminuiti di quasi 300.000 unità. L’Inps ha incluso per la prima volta nel 2014 tra i lavoratori dipendenti pubblici iscritti anche quelli a tempo determinato portando il totale complessivo a 3,22 milioni (2,95 milioni i dipendenti a tempo indeterminato, 270 mila circa quelli a tempo determinato). Nel complesso il numero dei lavoratori iscritti all’Inps (privati e pubblici) è risultato pari nel 2014 a 22.067.086 unità con un rialzo di 142.821 lavoratori a fronte dei 21.924.265 del 2013. L’incremento è dovuto solo all’inserimento nel totale dei dipendenti pubblici a tempo determinato.

Boom di pensioni anticipate, 109.000 primi 9 mesi – Nei primi 9 mesi del 2015 sono state liquidate in tutto 109.796 pensioni anticipate rispetto all’età di vecchiaia a fronte delle 84.840 dell’intero 2014. La percentuale sulle pensioni liquidate nel lavoro dipendente (73.508 contro 57.2013) è passata dal 22% al 34% del totale. Il dato diffuso dall’Inps è legato alla stretta sull’anzianità introdotta dalla legge Fornero.

Cala il numero dei lavoratori in cig – Nel 2014 il flusso di lavoratori in cassa integrazione è stato di 1,2 milioni con un calo del 21,3% sul 2013. Secondo quanto emerge dal rapporto dell’Istituto la spesa complessiva per ammortizzatori sociali nell’anno è stata pari a 22,6 miliardi con una flessioneo del 4,2% sul 2013. Compresa la contribuzione figurativa per la cassa integrazione guadagni si sono sborsati 6,1 miliardi (-8,8%); per le indennità di disoccupazione sono usciti 13,1 miliardi (-3,6%, tre milioni di persone interessate); per la mobilità si sono spesi 3,4 miliardi (+2,7%).

Boeri, interventi parziali e selettivi su pensioni – Sarebbe stato “importante” con la manovra per il 2016 “fare l’ultima riforma delle pensioni”. Così si è espresso il presidente Inps, Tito Boeri, rimarcando che nella Legge di Stabilità ci sono stati solo “interventi selettivi e parziali, che creano asimmetrie di trattamento”. Presumibilmente, “in assenza di correttivi, daranno spinta a ulteriori misure parziali che sono tra l’altro molte costose”

Giudizi positivi – In questa difficile crisi economica, l’Inps ha avuto un ruolo importante nel tenere insieme il tessuto sociale di questo Paese. Questo il commento unanime degli osservatori. Colpisce notevolmente sotto questo profilo il rigore con cui sono stati analizzati gli aspetti finanziari e soprattutto come questi dati incrociano in pieno le questioni più difficili del Paese cioè il lavoro, l’età anziana e le pensioni. L’Inps sta nel centro di questi temi e più che mai deve fungere da pilastro, da intelligence operativa. Per quanto attiene le questioni interne all’Ente di via Ciro il grande – continuano le valutazioni – si nota con tutta evidenza da parte del personale dell’Inps un grande impegno, non solo nella gestione ordinaria, ma anche nell’operazione straordinaria di fusione degli enti previdenziali. Si è trattato non solo di armonizzare le strutture ma principalmente culture diverse. L’efficienza raggiunta dall’Inps insomma con meno risorse e meno personale è stata coralmente registrata come davvero eccezionale.

Carlo Pareto

Politica e partiti. Work in progress

Politica e partiti

Politica e partiti: work in progress, un dibattito introdotto dalla portavoce nazionale del Psi Maria Cristina Pisani e moderato dal giornalista di Repubblica Goffredo De Marchis. Pisani ha spigato che questa festa “ha un particolare significato, perché è utile discutere delle diverse forme di organizzazione politica, è però errato cercate un modello di unico partito che vada bene per tutti”.

A intervenire Lorenzo Guerini vicesegretario del Pd, Giovanni Toti presidente della regione Liguria e consigliere politico di FI, Stefano Bonaccini presidente della Regione Emilia Romagna, Gian Franco Schietroma coordinatore della segreteria nazionale del Psi.

Guerini ha parlato della positiva “relazione che in questi anni si è sviluppata tra Pd e Psi anche in virtù di un patto federativo stretto tra i due partiti, patto che dovrà nei prossimi anni essere rafforzato così come va rafforzata la sinistra riformista”. Sulle riforme, ora all’esame del Senato dopo la pausa estiva, Guerini “invita a guardare per un attimo a quello era alla nostre spalle all’inizio della legislatura che da legislatura morente è diventata legislatura costituente e il camino fatto ci deve guidare nelle prossime settimane. Abbiamo lavorato molto, sulla legge elettorale per esempio, coinvolgendo anche altre forze che non fanno parte della maggioranza. Almeno lo hanno fatto in prima battuta. Ora cerchiamo di valorizzare il lavoro fatto. Il cuore della riforma Costituzionale è scritto nel programmi dell’Ulivo e del Pd, quindi non è una cosa che arriva inaspettata. E deve essere fatta con la responsabilità di tutti noi. Non si deve riaprire quello che è chiuso. Sull’articolo 2 vi è stata una doppia lettura, riaprire ora significa che ammettere la possibilità di riaprire completamente il dibattito”. “Il tema dell’ articolo 2 e della sua emendabilità si valuterà in commissione. La fiducia sull’ articolo 2 non è all’ ordine del giorno”.

“Per anni – ha detto ancora Guerini – abbiamo immaginato e detto che è necessario definire il Senato come camera delle autonomie. In altri paesi la seconda Camera ha funzioni di questo tipo: così in Francia, in Spagna e anche in Germania. Questo disegno è alla nostra portata e deve essere portato fino in fondo, non c’è la nostra disponibilità a riportare le lancette dell’orologio all’inizio. Sono convinto – ha continuato – che il Senato approverà la riforma e lo farà all’interno del confronto dei prossimi giorni. La spinta delle elezioni europee ci spinge a andare avanti e con la consapevolezza che il cammino fatto fino ad ora non può interrompersi, se così fosse la responsabilità cadrebbe, prima di tutto, sulle spalle del partito democratico.

Bonaccini: “Di fronte ai problemi globali come il lavoro e i migranti, andare a dire ai cittadini che facciamo cadere un governo per il problema dell’elettività dei senatori è complicato. Non bisogna ora rifare il giro dell’oca. Sono 20 anni che faccio campagne elettorali in cui ho sempre detto che bisogna superare il bicameralismo perfetto. Ora non possiamo fermarci. La riforma nel suo complesso è convincente e rende il sistema più veloce. Quindi non dobbiamo impantanarci nei sofismi e fermare tutto per quello che rischia di apparire come uno scontro tra maggioranza e minoranza del Pd. L’importante è avere una riforma nel più breve tempo possibile e votata in modo ampio”.

Toti: “Io sono all’opposizione rispetto a questo governo, io non ho nostalgia del Patto del Nazareno. Un Patto che ha preso una deriva che non potevamo seguire, e ed è bene che sia finito. Più larghe si fanno le riforme è meglio è, ma questo non vuol dire che non si possa essere d’accordo con il merito. I punti di principio generale sono condivisi, oggi si tratta di fare un passo in più. La riforma del Titolo V ha delle ambiguità così come la clausola di supremazia che può ledere i diritti di alcune autonomie o la composizione del Senato. Su questo si parlare. Siamo a un passo per approdare a delle riforme condivise. Anche su l’Italicum bisogna ragionare: costruire il partitismo per legge può portare a situazioni pericolose che possono invece favorire i movimenti antisistema, facendo fare un passo indietro a tutto il paese. Ma sottolineo che non stiamo offrendo scialuppe: se queste sono le riforme Fi voterà contro. Se poi passano di un solo voto, sarà comunque una sconfitta per tutti. Mi interessa invece un impegno per dare alle riforme una condivisione di sistema più ampia”.

Schietroma: “In questi anni siamo passati da un centrosinistra formato da numerosi partiti a un centro sinistra in cui c’è il Pd e poco altro. E invece interesse del centro sinistra l’esistenza di una coalizione plurale e ampia. Chi lavora sul territorio, come me, sa benissimo che non tutti gli elettori di centro sinistra si riconoscono nel Pd. Ecco il motivo del prolificare delle liste civiche ed ecco perché riteniamo che affianco al Pd serva un Partito Socialista”. Parlando delle riforme Schietroma ha detto che il Psi ritiene necessaria “una piccola modica, passando dal premio di maggioranza dalla lista alla coalizione. Nel momento in cui Camera e Senato hanno funzione diversa deve essere il modo di elezione che li riguarda. La preoccupazione per la duplicazione degli incarichi tra consiglieri regionali e senatori è forte. Serve quindi una correzione molto semplice che suggeriamo: ossia far sì che i consiglieri regionali che approdano in Senato vengano sostituiti dai primi non eletti”.

Ginevra Matiz

Psi. Riportare il Partito
al ruolo che merita

schietroma_1385903Dopo la fuoriuscita del deputato Marco Di Lello, sono riaffiorate le polemiche all’interno del Partito socialista, a seguito anche della lettera del segretario del Psi, Riccardo Nencini. 

Considero di pregevole fattura la lettera del 3 agosto 2015, inviata alle compagne e ai compagni dal nostro segretario Riccardo Nencini
Inoltre, avendo partecipato alle riunioni che precedettero le elezioni politiche del 2013, posso confermare che la ricostruzione dei fatti compiuta da Nencini è rispondente a verità.
Ai compagni che hanno contestato tale ricostruzione, voglio dire inoltre che, se continueremo ad impiegare le nostre migliori energie in sterili polemiche interne, con lo sguardo rivolto al passato, non andremo lontano.
D’altra parte è giusto riconoscere a Riccardo Nencini il coraggio di aver assunto, nel 2008, la guida di un partito che era un netta difficoltà ed anche l’innegabile merito di aver riportato il Psi in Parlamento e e al Governo.
Adesso siamo ad un bivio: o continuare a litigare tra di noi, con il rischio di una fine ingloriosa, oppure batterci tutti insieme, con dignità e determinazione, per tentare di riportare il partito di Turati al ruolo che merita.
Mi auguro vivamente che in tutti noi prevalga il buon senso e l’orgoglio di non arrenderci al destino, che un grande socialista, ha definito “cinico e baro”.

Gian Franco Schietroma