Gian Franco Schietroma
Frosinone. Soddisfazione
per esito elezioni

Gianfranco SchietromaIl notevole consenso ottenuto a Frosinone, alle elezioni provinciali, dalla lista “A difesa del territorio” voluta e organizzata dal Psi, conferma che esiste senza alcuno dubbio lo spazio politico per una articolazione plurale del centrosinistra. Anzi, anche per evidenti ragioni democratiche, è davvero opportuno che il centrosinistra non venga rappresentato soltanto dal Pd.

Noi socialisti, quindi, siamo particolarmente soddisfatti per aver promosso con successo questa nuova iniziativa politica, che ha riportato il  13,3% dei voti, ottenendo l’elezione di un consigliere provinciale e sfiorando per pochissimo il secondo seggio.

Un sentito grazie  va ai sindaci ed ai consiglieri comunali che hanno votato lista “A difesa del territorio”, ai dodici candidati per il loro fondamentale  impegno, alle forze civiche e politiche che hanno appoggiato la lista, quali Sinistra Italiana, Sel, Possibile e Pci. Desidero rivolgere i migliori auguri di buon lavoro al neoconsigliere provinciale Luigi Vacana, sicuro che egli saprà continuare egregiamente l’azione politica del padre prof. Gerardo, indimenticabile e apprezzatissimo amministratore provinciale socialista democratico.

Un ringraziamento particolare va al consigliere uscente Gianni Bernardini per l’ottimo lavoro svolto in questi due anni e senza il quale sarebbe stato impossibile presentare la lista “A difesa del territorio”. Con Gianni protagonista faremo insieme altre importanti battaglie a difesa dei cittadini e per l’affermazione degli ideali di giustizia sociale propri del nostro Partito.

Da ultimo, anche in considerazione dell’esito del referendum costituzionale, auspico vivamente che, la prossima volta, il Presidente della Provincia ed il Consiglio provinciale tornino ad essere eletti direttamente dai cittadini.

Gian Franco Schietroma
Coordinatore Segreteria nazionale Psi

Referendum. Nencini: I motivi per votare sì

schede_referendum“Vediamo dai sondaggi che la considerazione più vicina alla verità potrebbe essere quella di un referendum che finisce sul filo di lana. La mia opinione è che il numero delle persone che votano sia molto più alto del solito perché la campagna elettorale è stata lunghissima, perché l’argomento Sì o No al referendum appartiene alla vita delle famiglie e quindi la cosa muove attenzioni”.

Lo ha detto il segretario del Psi Riccardo Nencini, alla convention ‘Socialisti, laici, radicali e democratici per il Sì’ dove si sono riuniti militanti provenienti da tutta Italia e i comitati nazionali costituiti in tutte le province in sostegno del Sì. La tappa romana è anche quella conclusiva prima dell’appuntamento del 4 dicembre. Alla manifestazione, alla quale sono intervenuti sindaci, amministratori  e militanti, hanno partecipato, oltre Riccardo Nencini, Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli affari esteri; Giovanni Negri, promotore dei comitati “radicali per il sì”, Cesare Pinelli, costituzionalista e docente de La Sapienza, Luigi Berlinguer, già  ministro della pubblica istruzione e promotore del comitato “Sinistra per il sì”, Oreste Pastorelli, deputato Psi, Luigi Covatta, direttore di Mondoleraio, Pia Locatelli,  capogruppo Psi alla Camera, Pio Marconi, docente, Maria Cristina Pisani, portavoce del PSI, e i dirigenti socialisti Mauro Del Bue, Daniele Fichera,  Gianfranco Schietroma, Carlo Vizzini e Fausto Longo.

“Chi dal fronte del No dichiara oggi di riformare la Costituzione in sei mesi fa ridere. In sei mesi – aggiunge Nencini – non modifichi neppure un articolo del regolamento parlamentare. Nei partiti del No non hai una proposta unica di riforma della legge elettorale, tanto meno hai una proposta per formare un Governo a meno che non ci sia Grillo come Presidente del Consiglio e Salvini agli Interni”.  “Mi pare – aggiunge Nencini – si voglia procurare uno sfregio sulla faccia degli italiani che lavorano vivono e sono residenti all’estero. Il loro voto vale esattamente come gli altri italiani che risiedono in Italia” Per il segretario del Psi ci sono 5 ragioni di merito più una politica per votare sì al referendum. La prima parte della considerazione che la prima parte della Costituzione non viene toccata tranne per un miglioramento rappresentato dall’ingresso della parità di genere tra uomo e donna. Secondo:  modifichiamo e velocizziamo il processo di formazione delle eleggi superando il bicameralismo paritario. Ricordo che la proposta socialista dalla Costituente in poi fino alla conferenza di Rimini, è stata sempre quella di superare il bicameralismo paritario. Nenni – continua – arrivò con due proposte: una Costituzione fondata sul monocameralismo e in alternativa una Camera eletta e una Camera delle regioni. Il risultato è quello che abbiamo conosciuto. Alla conferenza programmatica dell’82 il superamento del bicameralismo paritario fu uno dei temi al centro del dibattito. Quindi siamo in linea perfetta con la storia del socialismo riformista italiano”.

conventionGli altri punti sottolineati da Nencini sono “l’ingresso in Costituzione del refrendum propositivo; quindi si allarga la platea dei poteri e del dare la voce ai cittadini. Poi via le province assieme al Cnel, ma penso che uno dei punti più significativi sia l’ultimo. La nuova ripartizione di poteri tra Regioni e Stato. Ricordo che il nostro primato negativo nella realizzazione delle infrastrutture deriva da 4 fattori. La carenza del progetto, definaziamenti, l’intervento della magistratura e quarto la contesa tra Regioni e Stato sulla competenza su quell’opera. Da qui l’arricchimento dei ricorsi alla Corte Costituzionale con tutto quello che ne consegue”.

Infine la ragione politica: “I partiti del no, non hanno una visione comune né su come riformare la legge elettorale, e di qua la visione c’è. Anzi c’è un impegno che ricalca il disegno di legge socialista già presentato al Senato il 23 gennaio scorso: superamento del ballottaggio e allargamento del premio di maggioranza all’intera coalizione. Tra i partiti del no invece non c’è una sola idea di riforma della Costituzione e tanto meno c’è la speranza che da lì possa nascere un governo. Quindi il rischio è che si apra un periodo d’instabilità e l’Italia non ha bisogno di instabilità”. “Per molti italiani infatti sarà un voto politico, non di merito”.

Sulla campagna elettorale ormai vicina al termine Nencini afferma che “la comunicazione è cambiata moltissimo negli ultimi 5 anni. La rete la fa da padrona e qui spesso il linguaggio è sguaiato e il linguaggio della rete purtroppo sta diventato il linguaggio collettivo. Bisogna continuare a spiegare che è vietato offendere. Mi sono accorto che anche tra i socialisti l’offesa per chi non la pensa allo stesso modo, ha trovato, in alcune piccole fasce, diritto di cittadinanza. Io mi ostino a spiegare e a fare un ragionamento politico e di merito. Non cambio opinione da qui al 3 di dicembre”.

Daniele Unfer

PERCHE’ SI’

referendum_costituzionale

 “Vediamo dai sondaggi che la considerazione più vicina alla verità potrebbe essere quella di un referendum che finisce sul filo di lana. La mia opinione è che il numero delle persone che votano sia molto più alto del solito perché la campagna elettorale è stata lunghissima, perché l’argomento Sì o No al referendum appartiene alla vita delle famiglie e quindi la cosa muove attenzioni”.

Lo ha detto il segretario del Psi Riccardo Nencini, alla convention ‘Socialisti, laici, radicali e democratici per il Sì’ dove si sono riuniti militanti provenienti da tutta Italia e i comitati nazionali costituiti in tutte le province in sostegno del Sì. La tappa romana è anche quella conclusiva prima dell’appuntamento del 4 dicembre. Alla manifestazione, alla quale sono intervenuti sindaci, amministratori  e militanti, hanno partecipato, oltre Riccardo Nencini, Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli affari esteri; Giovanni Negri, promotore dei comitati “radicali per il sì”, Cesare Pinelli, costituzionalista e docente de La Sapienza, Luigi Berlinguer, già  ministro della pubblica istruzione e promotore del comitato “Sinistra per il sì”, Oreste Pastorelli, deputato Psi, Luigi Covatta, direttore di Mondoleraio, Pia Locatelli,  capogruppo Psi alla Camera, Pio Marconi, docente, Maria Cristina Pisani, portavoce del PSI, e i dirigenti socialisti Mauro Del Bue, Daniele Fichera,  Gianfranco Schietroma, Carlo Vizzini e Fausto Longo.

“Chi dal fronte del No dichiara oggi di riformare la Costituzione in sei mesi fa ridere. In sei mesi – aggiunge Nencini – non modifichi neppure un articolo del regolamento parlamentare. Nei partiti del No non hai una proposta unica di riforma della legge elettorale, tanto meno hai una proposta per formare un Governo a meno che non ci sia Grillo come Presidente del Consiglio e Salvini agli Interni”.  “Mi pare – aggiunge Nencini – si voglia procurare uno sfregio sulla faccia degli italiani che lavorano vivono e sono residenti all’estero. Il loro voto vale esattamente come gli altri italiani che risiedono in Italia” Per il segretario del Psi ci sono 5 ragioni di merito più una politica per votare sì al referendum. La prima parte della considerazione che la prima parte della Costituzione non viene toccata tranne per un miglioramento rappresentato dall’ingresso della parità di genere tra uomo e donna. Secondo:  modifichiamo e velocizziamo il processo di formazione delle eleggi superando il bicameralismo paritario. Ricordo che la proposta socialista dalla Costituente in poi fino alla conferenza di Rimini, è stata sempre quella di superare il bicameralismo paritario. Nenni – continua – arrivò con due proposte: una Costituzione fondata sul monocameralismo e in alternativa una Camera eletta e una Camera delle regioni. Il risultato è quello che abbiamo conosciuto. Alla conferenza programmatica dell’82 il superamento del bicameralismo paritario fu uno dei temi al centro del dibattito. Quindi siamo in linea perfetta con la storia del socialismo riformista italiano”.

conventionGli altri punti sottolineati da Nencini sono “l’ingresso in Costituzione del refrendum propositivo; quindi si allarga la platea dei poteri e del dare la voce ai cittadini. Poi via le province assieme al Cnel, ma penso che uno dei punti più significativi sia l’ultimo. La nuova ripartizione di poteri tra Regioni e Stato. Ricordo che il nostro primato negativo nella realizzazione delle infrastrutture deriva da 4 fattori. La carenza del progetto, definaziamenti, l’intervento della magistratura e quarto la contesa tra Regioni e Stato sulla competenza su quell’opera. Da qui l’arricchimento dei ricorsi alla Corte Costituzionale con tutto quello che ne consegue”.

Infine la ragione politica: “I partiti del no, non hanno una visione comune né su come riformare la legge elettorale, e di qua la visione c’è. Anzi c’è un impegno che ricalca il disegno di legge socialista già presentato al Senato il 23 gennaio scorso: superamento del ballottaggio e allargamento del premio di maggioranza all’intera coalizione. Tra i partiti del no invece non c’è una sola idea di riforma della Costituzione e tanto meno c’è la speranza che da lì possa nascere un governo. Quindi il rischio è che si apra un periodo d’instabilità e l’Italia non ha bisogno di instabilità”. “Per molti italiani infatti sarà un voto politico, non di merito”.

Sulla campagna elettorale ormai vicina al termine Nencini afferma che “la comunicazione è cambiata moltissimo negli ultimi 5 anni. La rete la fa da padrona e qui spesso il linguaggio è sguaiato e il linguaggio della rete purtroppo sta diventato il linguaggio collettivo. Bisogna continuare a spiegare che è vietato offendere. Mi sono accorto che anche tra i socialisti l’offesa per chi non la pensa allo stesso modo, ha trovato, in alcune piccole fasce, diritto di cittadinanza. Io mi ostino a spiegare e a fare un ragionamento politico e di merito. Non cambio opinione da qui al 3 di dicembre”.

Daniele Unfer

UNA LEGGE ZOPPA

Italicum-fiducia-renziIl Psi ha presentato le proprie proposte per modificare l’Italicum, la legge elettorale voluta dal presidente del Consiglio. A presentare le proposte il segretario del partito Riccardo Nencini insieme a Pia Locatelli, capogruppo alla Camera, Vincenzo Iacovissi, responsabile riforme del partito e Gian Franco Schietroma. Le proposte del Psi arrivano mentre la commissione istituita dal Pd sta cercando la quadra insieme alle altre forze politiche di maggioranza.

“Avanziamo due ipotesi per riformare l’Italicum – spiega Nencini – la prima è un’ipotesi semplice che si dota di due fattori: da una parte l’eliminazione del ballottaggio, dall’altra l’allargamento del premio di maggioranza a tutti i partiti che, formando la coalizione, portano la coalizione alla vittoria elettorale. Questo è il punto di equilibrio più facile da raggiungere anche all’interno della maggioranza. Se si decidesse per l’eliminazone del ballottaggio e l’allargamento della maggioranza, noi sottoscriveremmo immediatamente questa soluzione”.

presentazioneSe invece, è la seconda ipotesi, “si dovesse cambiare completamente campo” per mancanza di un accordo condiviso, il Psi avanza una seconda ipotesi di riforma che favorisca la formazione di una maggioranza parlamentare conforme al risultato elettorale complessivo. “Suggeriamo – continua Nencini – un sistema il più semplice possibile per consentire stabilità e rappresentanza del voto agli italiani: molti collegi elettorali, il sistema uninominale, con un premio di maggioranza del 10 per cento da assegnare alla coalizione che vince: una sorta di britannico al posto dell’Italicum”.

Nencini illustra quindi il percorso parlamentare per giungere in tre tappe alla riforma. Il primo passo: presentare, entro il mese di novembre, una proposta corale della coalizione che sostiene il governo e sottoscriverla. Il secondo passo: avviare il confronto con le altre forze politiche. Il terzo passo: chiedere ai presidenti dei gruppi parlamentari di incardinarla nei lavori d’aula con carattere d’urgenza.

“L’iniziativa – conclude il segretario Psi – dovrà essere parlamentare. Serve una legge che coniughi la stabilità dei governi alla rappresentanza dei cittadini. Quando vi è il rischio che una qualsiasi forza politica rappresentativa di appena un quarto degli elettori possa fare ‘cappotto’ significa che la legge elettorale è ‘zoppa e va cambiata’. Dagli incontri tenutisi in questi giorni ho ricavato l’impressione che questo modo di procedere sia largamente condiviso”.

Verso un nuovo centrosinistra

guerinischietromaIl Primo giorno della Festa del Psi non poteva non concludersi con un confronto tra le anime della sinistra italiana.

A introdurre la giovane Elisa Gambardella, Segreteria nazionale PSI, con Lorenzo Guerini, Vice Segretario nazionale del PD; Benedetto Della Vedova, Sottosegretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale e Gian Franco Schietroma, Coordinatore politico segreteria PSI. A moderare il dibattito: Francesco Maesano, Giornalista TG1.

 Elisa Gambardella, Segreteria nazionale PSI.
Siamo in un contesto di fuga totale dalla politica con una destra che risponde in modo conservatore. Non avendo il populismo idee fondative, questo il centrosinistra resta l’unico ad avere delle risposte. Grazie a questo Governo che risponde anche politicamente e concretamente non solo teroicamente ai problemi messi sul tavolo. Noi socialisti siamo in quest’area come area politica e libertaria, rispondendo alle voci di un sostegno fondamentale ai diritti chiesti dalla terza gerenazione, come i diritti civili.
Astensione e liste civiche mostrano come esiste un elettorato di centrosinistra che non ha abbastanza eppresentazione

Lorenzo Guerini, Vice Segretario nazionale del PD;
L’Italicum è una buona legge elettorale perché garantisce il raggiungimento dei numeri per la governabilità. Il Pd ha sempre dato la disponibilità a confrontarsi. Ma non potrà esserci un alegge elettorale che non garantisce non solo la governabilità, ma anche la volontà dei cittadini. Il tema delle larghe intese è stato dibattuto come elemento problematico.
Ogni elezione porta un risultato e delle risposte a se, differenti e con motivazioni diverse. Non si fa una legge elettorale non per paura che vinca qualcuno diverso da te, ma perché serve al Paese. Noi siamo a dispozione a confrontarci

Benedetto Della Vedova, Sottosegretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale;

Sulla legge elettorale sono per l’abolizione delle preferenze, sono per i collegi perché otteremo un risultato diverso. Aldilà che la legge elettorale presneti liste o coalizioni, noi dobbiamo aggiornare lo schema alla quotidianità italiana. Il bipolarismo delle prrossime elezioni non sarà più tra centrosinisitra e cenjtrodestra, ma tra ‘aperto’ e ‘chiuso’ e lo vediamo in primis con le elezioni americani, una partita tra apertoe chiuso.
Una storia che parte dal lavoro, passando per l’immigrazione e finendo sui diritti sempre con la sfida tra ‘chiusura’ e ‘apertura’.

Gian Franco Schietroma, Coordinatore politico segreteria PSI.

Noi abbiamo presentato una PDL per un pluralismo, a chiederlo è la stessa gente. Lo stesso partito di massa che si è rivelato il Pd ha avuto una vocazione maggioritaria che è una strada pericolosa. Una lista collegata al partito di maggioranza con un 3% ad esempio
con una sinistra fatta di socialisti e radicali, una sinistra di Governo e non antagonista.

Psi, la segreteria nazionale approva gli incarichi di lavoro

La segreteria nazionale del Psi, che si è riunita oggi alla sede della direzione nazionale a Roma, ha approvato all’unanimità la proposta del Segretario nazionale, Riccardo Nencini,  in ordine all’assegnazione degli incarichi di lavoro.  Tra le deleghe attribuite, ci sono quella del coordinatore politico della Segreteria, Gian Franco Schietroma, del consigliere regionale dell’Umbria, Silvano Rometti, che si occuperà del Coordinamento organizzativo dei dipartimenti. Enzo Maraio, consigliere regionale della Campania, sarà il nuovo Responsabile Organizzazione. La lucana Maria Pisani è stata riconfermata Portavoce. Il capogruppo alla Camera del Psi, Pia Locatelli, è stata nominata Responsabile Esteri. Confermati anche Mauro Del Bue e Luigi Covatta, alla direzione rispettivamente dell’Avanti!online e della Rivista Mondoperaio.

SE POTESSI AVERE
MILLE EURO AL MESE

Pensionati poveri

“Se potessi avere mille lire al mese”. Così cantava Gilberto Mazzi nel 1939. Ora le lire sono diventate euro, ma per molti il sogno rimane lo stesso. Infatti quasi un pensionato su due, il 42,5%, pari a circa 6,5 milioni di persone, percepisce un reddito pensionistico medio inferiore a mille euro mensili. È la fotografia scattata dall’Inps che vede il 12,1% dei pensionati non arrivare a 500 euro al mese. È quanto si legge nel bilancio sociale 2014 dell’Inps, secondo cui nelle classi di importo più basse sono concentrate le donne. Dei 15,5 milioni di pensionati, 724 mila, pari al 4,6%, hanno un reddito medio mensile di oltre 4.300 euro. Il reddito medio più basso è dei pensionati residenti al sud: 1.151 euro; al nord si sale a 1.396 euro, mentre al centro si arriva a 1.418 euro. È anche da dire che una pensione è bassa quando i contributi versati sono bassi. È il caso spesso delle categorie autonome, o dei commercianti per esempio, che solitamente versano il minimo previsto e di conseguenza nella graduatoria di reddito da pensione risultano in bassa classifica anche se la realtà patrimoniale è ben diversa.

“I dati forniti dall’Inps in materia di pensioni debbono far riflettere seriamente”. Ha affermato il coordinatore della Segreteria nazionale del Psi Gian Franco Schietroma. “E’ davvero preoccupante il fatto che metà dei pensionati italiani abbia un assegno inferiore ai mille euro e che circa due milioni di pensionati percepisca somme addirittura al di sotto dei cinquecento euro”.

Schietroma ha ricordato che “il Governo Prodi, nel 2007, si era posto il problema della perdita del potere di acquisto delle pensioni prevedendo, all’art.5 della Legge n.127 del 3 agosto 2007, l’erogazione di una somma aggiuntiva (o quattordicesima), che, infatti, è attualmente percepita da più di due milioni di pensionati. L’Esecutivo di allora si impegnò a recuperare, negli anni a seguire, altre risorse finanziarie, al fine di estendere la quattordicesima ad un maggior numero di pensionati, ma la caduta del Governo Prodi impedì l’attuazione di questi propositi. Ora è davvero opportuno che il Governo Renzi si occupi concretamente dell’importante questione, o ampliando la platea dei beneficiari della quattordicesima, così come sollecitato in una proposta di legge presentata il 15 aprile scorso dai parlamentari del Psi, oppure estendendo ai pensionati il bonus Irpef di 80 euro, già disposto a favore dei lavoratori dipendenti”.


LA FOTOGRAFIA 2014 DELLA PREVIDENZA ITALIANA
di Carlo Pareto

Quasi un pensionato Inps su due, e cioè il 42,5%, pari a circa 6,5 milioni di soggetti, percepisce – al 31 dicembre 2014 – un reddito pensionistico medio inferiore ai mille euro mensili, e tra questi il 12,1% al di sotto dei 500 euro. In particolare, emerge la concentrazione delle donne nelle classi di importo di reddito pensionistico più basse. E’ quanto si evidenzia all’interno del Bilancio sociale Inps 2014, appena presentato a Roma. Nella classe di importo al disotto dei 500 euro medi mensili, troviamo il 14,2% delle donne, a fronte del 9,8% degli uomini. Nella somma delle classi di reddito inferiori a mille euro medi mensili, le donne sono oltre la metà, 52,2%, e assorbono il 27,7% della spesa pensionistica. I maschi sono, invece, il 31,3% e assorbono l’11,8% della spesa. Dal rapporto emerge inoltre che “nel 2014 la spesa previdenziale è stata pari a 243 miliardi e 514 milioni di euro, con una crescita dello 0,6% rispetto al 2013”. In particolare, si osserva un incremento dello 0,5% per la spesa Inps, al netto dei nuovi ingressi, dell’1,1% per la Gestione ex Inpdap e dello 0,8% per la Gestione ex Enpals.
Più quattro pensionati su dieci hanno un trattamento inferiore ai mille euro. Il 42,5% dei pensionati italiani (6,5 milioni di persone), ha quindi come detto un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro. Stando a quanto riportato nel documento dell’Inps, secondo il quale ci sono 1,88 milioni di pensionati (12,1%) che ha assegni inferiori ai 500 euro. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha sottolineato che “sarebbe stato importante fare l’ultima riforma delle pensioni”.

Flette a tre milioni il numero di dipendenti pubblici – I dipendenti pubblici a tempo indeterminato scendono sotto quota 3 milioni. Nel bilancio sociale dell’Inps si evidenzia in particolare che nel 2014 i ‘travet’ erano 2.953.000 con un calo del 2,8% (circa 90.000 unità) sul 2013. In confronto al 2011 quando erano 3,23 milioni i dipendenti pubblici, grazie al blocco del turn over, sono diminuiti di quasi 300.000 unità. L’Inps ha incluso per la prima volta nel 2014 tra i lavoratori dipendenti pubblici iscritti anche quelli a tempo determinato portando il totale complessivo a 3,22 milioni (2,95 milioni i dipendenti a tempo indeterminato, 270 mila circa quelli a tempo determinato). Nel complesso il numero dei lavoratori iscritti all’Inps (privati e pubblici) è risultato pari nel 2014 a 22.067.086 unità con un rialzo di 142.821 lavoratori a fronte dei 21.924.265 del 2013. L’incremento è dovuto solo all’inserimento nel totale dei dipendenti pubblici a tempo determinato.

Boom di pensioni anticipate, 109.000 primi 9 mesi – Nei primi 9 mesi del 2015 sono state liquidate in tutto 109.796 pensioni anticipate rispetto all’età di vecchiaia a fronte delle 84.840 dell’intero 2014. La percentuale sulle pensioni liquidate nel lavoro dipendente (73.508 contro 57.2013) è passata dal 22% al 34% del totale. Il dato diffuso dall’Inps è legato alla stretta sull’anzianità introdotta dalla legge Fornero.

Cala il numero dei lavoratori in cig – Nel 2014 il flusso di lavoratori in cassa integrazione è stato di 1,2 milioni con un calo del 21,3% sul 2013. Secondo quanto emerge dal rapporto dell’Istituto la spesa complessiva per ammortizzatori sociali nell’anno è stata pari a 22,6 miliardi con una flessioneo del 4,2% sul 2013. Compresa la contribuzione figurativa per la cassa integrazione guadagni si sono sborsati 6,1 miliardi (-8,8%); per le indennità di disoccupazione sono usciti 13,1 miliardi (-3,6%, tre milioni di persone interessate); per la mobilità si sono spesi 3,4 miliardi (+2,7%).

Boeri, interventi parziali e selettivi su pensioni – Sarebbe stato “importante” con la manovra per il 2016 “fare l’ultima riforma delle pensioni”. Così si è espresso il presidente Inps, Tito Boeri, rimarcando che nella Legge di Stabilità ci sono stati solo “interventi selettivi e parziali, che creano asimmetrie di trattamento”. Presumibilmente, “in assenza di correttivi, daranno spinta a ulteriori misure parziali che sono tra l’altro molte costose”

Giudizi positivi – In questa difficile crisi economica, l’Inps ha avuto un ruolo importante nel tenere insieme il tessuto sociale di questo Paese. Questo il commento unanime degli osservatori. Colpisce notevolmente sotto questo profilo il rigore con cui sono stati analizzati gli aspetti finanziari e soprattutto come questi dati incrociano in pieno le questioni più difficili del Paese cioè il lavoro, l’età anziana e le pensioni. L’Inps sta nel centro di questi temi e più che mai deve fungere da pilastro, da intelligence operativa. Per quanto attiene le questioni interne all’Ente di via Ciro il grande – continuano le valutazioni – si nota con tutta evidenza da parte del personale dell’Inps un grande impegno, non solo nella gestione ordinaria, ma anche nell’operazione straordinaria di fusione degli enti previdenziali. Si è trattato non solo di armonizzare le strutture ma principalmente culture diverse. L’efficienza raggiunta dall’Inps insomma con meno risorse e meno personale è stata coralmente registrata come davvero eccezionale.

Carlo Pareto

Politica e partiti. Work in progress

Politica e partiti

Politica e partiti: work in progress, un dibattito introdotto dalla portavoce nazionale del Psi Maria Cristina Pisani e moderato dal giornalista di Repubblica Goffredo De Marchis. Pisani ha spigato che questa festa “ha un particolare significato, perché è utile discutere delle diverse forme di organizzazione politica, è però errato cercate un modello di unico partito che vada bene per tutti”.

A intervenire Lorenzo Guerini vicesegretario del Pd, Giovanni Toti presidente della regione Liguria e consigliere politico di FI, Stefano Bonaccini presidente della Regione Emilia Romagna, Gian Franco Schietroma coordinatore della segreteria nazionale del Psi.

Guerini ha parlato della positiva “relazione che in questi anni si è sviluppata tra Pd e Psi anche in virtù di un patto federativo stretto tra i due partiti, patto che dovrà nei prossimi anni essere rafforzato così come va rafforzata la sinistra riformista”. Sulle riforme, ora all’esame del Senato dopo la pausa estiva, Guerini “invita a guardare per un attimo a quello era alla nostre spalle all’inizio della legislatura che da legislatura morente è diventata legislatura costituente e il camino fatto ci deve guidare nelle prossime settimane. Abbiamo lavorato molto, sulla legge elettorale per esempio, coinvolgendo anche altre forze che non fanno parte della maggioranza. Almeno lo hanno fatto in prima battuta. Ora cerchiamo di valorizzare il lavoro fatto. Il cuore della riforma Costituzionale è scritto nel programmi dell’Ulivo e del Pd, quindi non è una cosa che arriva inaspettata. E deve essere fatta con la responsabilità di tutti noi. Non si deve riaprire quello che è chiuso. Sull’articolo 2 vi è stata una doppia lettura, riaprire ora significa che ammettere la possibilità di riaprire completamente il dibattito”. “Il tema dell’ articolo 2 e della sua emendabilità si valuterà in commissione. La fiducia sull’ articolo 2 non è all’ ordine del giorno”.

“Per anni – ha detto ancora Guerini – abbiamo immaginato e detto che è necessario definire il Senato come camera delle autonomie. In altri paesi la seconda Camera ha funzioni di questo tipo: così in Francia, in Spagna e anche in Germania. Questo disegno è alla nostra portata e deve essere portato fino in fondo, non c’è la nostra disponibilità a riportare le lancette dell’orologio all’inizio. Sono convinto – ha continuato – che il Senato approverà la riforma e lo farà all’interno del confronto dei prossimi giorni. La spinta delle elezioni europee ci spinge a andare avanti e con la consapevolezza che il cammino fatto fino ad ora non può interrompersi, se così fosse la responsabilità cadrebbe, prima di tutto, sulle spalle del partito democratico.

Bonaccini: “Di fronte ai problemi globali come il lavoro e i migranti, andare a dire ai cittadini che facciamo cadere un governo per il problema dell’elettività dei senatori è complicato. Non bisogna ora rifare il giro dell’oca. Sono 20 anni che faccio campagne elettorali in cui ho sempre detto che bisogna superare il bicameralismo perfetto. Ora non possiamo fermarci. La riforma nel suo complesso è convincente e rende il sistema più veloce. Quindi non dobbiamo impantanarci nei sofismi e fermare tutto per quello che rischia di apparire come uno scontro tra maggioranza e minoranza del Pd. L’importante è avere una riforma nel più breve tempo possibile e votata in modo ampio”.

Toti: “Io sono all’opposizione rispetto a questo governo, io non ho nostalgia del Patto del Nazareno. Un Patto che ha preso una deriva che non potevamo seguire, e ed è bene che sia finito. Più larghe si fanno le riforme è meglio è, ma questo non vuol dire che non si possa essere d’accordo con il merito. I punti di principio generale sono condivisi, oggi si tratta di fare un passo in più. La riforma del Titolo V ha delle ambiguità così come la clausola di supremazia che può ledere i diritti di alcune autonomie o la composizione del Senato. Su questo si parlare. Siamo a un passo per approdare a delle riforme condivise. Anche su l’Italicum bisogna ragionare: costruire il partitismo per legge può portare a situazioni pericolose che possono invece favorire i movimenti antisistema, facendo fare un passo indietro a tutto il paese. Ma sottolineo che non stiamo offrendo scialuppe: se queste sono le riforme Fi voterà contro. Se poi passano di un solo voto, sarà comunque una sconfitta per tutti. Mi interessa invece un impegno per dare alle riforme una condivisione di sistema più ampia”.

Schietroma: “In questi anni siamo passati da un centrosinistra formato da numerosi partiti a un centro sinistra in cui c’è il Pd e poco altro. E invece interesse del centro sinistra l’esistenza di una coalizione plurale e ampia. Chi lavora sul territorio, come me, sa benissimo che non tutti gli elettori di centro sinistra si riconoscono nel Pd. Ecco il motivo del prolificare delle liste civiche ed ecco perché riteniamo che affianco al Pd serva un Partito Socialista”. Parlando delle riforme Schietroma ha detto che il Psi ritiene necessaria “una piccola modica, passando dal premio di maggioranza dalla lista alla coalizione. Nel momento in cui Camera e Senato hanno funzione diversa deve essere il modo di elezione che li riguarda. La preoccupazione per la duplicazione degli incarichi tra consiglieri regionali e senatori è forte. Serve quindi una correzione molto semplice che suggeriamo: ossia far sì che i consiglieri regionali che approdano in Senato vengano sostituiti dai primi non eletti”.

Ginevra Matiz

Psi. Riportare il Partito
al ruolo che merita

schietroma_1385903Dopo la fuoriuscita del deputato Marco Di Lello, sono riaffiorate le polemiche all’interno del Partito socialista, a seguito anche della lettera del segretario del Psi, Riccardo Nencini. 

Considero di pregevole fattura la lettera del 3 agosto 2015, inviata alle compagne e ai compagni dal nostro segretario Riccardo Nencini
Inoltre, avendo partecipato alle riunioni che precedettero le elezioni politiche del 2013, posso confermare che la ricostruzione dei fatti compiuta da Nencini è rispondente a verità.
Ai compagni che hanno contestato tale ricostruzione, voglio dire inoltre che, se continueremo ad impiegare le nostre migliori energie in sterili polemiche interne, con lo sguardo rivolto al passato, non andremo lontano.
D’altra parte è giusto riconoscere a Riccardo Nencini il coraggio di aver assunto, nel 2008, la guida di un partito che era un netta difficoltà ed anche l’innegabile merito di aver riportato il Psi in Parlamento e e al Governo.
Adesso siamo ad un bivio: o continuare a litigare tra di noi, con il rischio di una fine ingloriosa, oppure batterci tutti insieme, con dignità e determinazione, per tentare di riportare il partito di Turati al ruolo che merita.
Mi auguro vivamente che in tutti noi prevalga il buon senso e l’orgoglio di non arrenderci al destino, che un grande socialista, ha definito “cinico e baro”.

Gian Franco Schietroma

Partito, Di Lello va nel PD
Nencini: scelta personale

Marco Di LelloIn un’intervista pubblicata questa mattina sul Corriere della Sera, siglata MTM, (Maria Teresa Meli, ndr), Marco Di Lello annuncia la sua intenzione di aderire al PD e di proporre comunque la stessa soluzione a tutto il partito.

Nella mattinata sono giunte le prime reazioni. Il segretario del partito, Riccardo Nencini, in una nota scrive: “Ho letto poco fa che Marco Di Lello, coordinatore del gruppo socialista alla Camera, ha deciso di aderire al Pd. Una scelta singola che avviene dopo un continuo infittirsi di illazioni e di chiacchiericci e prima di aver avviato il dibattito congressuale, ormai alle porte. Viene così meno un principio fondamentale per la vita nei partiti: chi porta responsabilità decide con la sua comunità. I parlamentari socialisti tutti – da Buemi a Longo al Senato, da Pia Locatelli a Pastorelli alla Camera  – e così i segretari regionali e i consiglieri regionali, con i quali ho parlato, restano al loro posto. Con convinzione. Rivolgo un appello a tutti i socialisti. C’e’ bisogno di unità per dare dignità alla nostra storia e per tenerla in vita. C’è bisogno di tutta la forza che abbiamo”.

“Apprendo dal Corriere della Sera – aggiunge a sua volta Oreste Pastorelli, tesoriere del partito – che il coordinatore della componente socialista alla Camera, Marco di Lello, ha deciso di andare nel Pd. Noi parlamentari socialisti abbiamo ricevuto un mandato dal nostro partito e dobbiamo essere coerenti di fronte alla nostra comunità. I socialisti italiani stanno nel Psi e non altrove”.

Pia Locatelli commenta sul suo profilo Facebook: “Leggo sul Corriere che il nostro capogruppo alla Camera ha deciso di andare nel PD. Ho anche letto che due o tre parlamentari sarebbero pronti a seguirlo. Non mi risulta e comunque io non sono tra quelli: ho la tessera socialista da oltre 40 anni e finirò la mia carriera politica da socialista”.

Dal Senato i compagni Enrico Buemi e Fausto Guillermo Longo scrivono: “Apprendo dal Corriere della Sera che l’onorevole Di Lello sarebbe pronto a entrare nel Pd e che altri parlamentari socialisti sarebbero pronti a seguirlo. Voglio specificare che l’on. Di Lello esprime una sua posizione personale sia io che il collega Longo non abbiamo alcuna intenzione di lasciare il partito socialista, il nostro partito, né di tradire il mandato degli elettori che ci hanno votato in quanto socialisti, seppure nella lista del Pd. Comunque qualsiasi discussione e decisione per la strategia futura del partito socialista, per quanto mi riguarda ha una sede unica dentro la quale essere affrontata, il congresso del Psi”.

Maria Pisani, portavoce del PSI, scrive: “Leggo sul Corriere della Sera della decisione del coordinatore dei deputati socialisti, Marco Di Lello, di aderire al PD. Una scelta prettamente individuale, non certo collettiva. Nessun organismo ha mai deliberato una simile opportunità. L’autonomia politica e organizzativa del PSI è ben salda. Portiamo sulle spalle una grande responsabilità soprattutto nei confronti delle nostre compagne e dei nostri compagni. Chi ha ruoli dirigenziali dovrebbe sempre ricordarlo”. Gian Franco Schietroma, coordinatore della segreteria nazionale PSI ha reso noto: “Rispetto la scelta individuale compiuta da Marco Di Lello, ma non la condivido assolutamente nella forma e nella sostanza. Dal punto di vista formale, visto che il suo obiettivo dichiarato è quello di portare tutto il PSI nel PD, egli avrebbe dovuto proporre questa posizione politica all’ormai prossimo congresso del Partito. Dal punto di vista sostanziale una nostra confluenza nel PD non è utile nemmeno al PD. Invece, anche ai fini di una democrazia migliore, è sicuramente più opportuna un’articolazione plurale della coalizione di centrosinistra. Per l’esperienza e per la conoscenza del partito da me accumulate in tanti anni, posso dire con certezza che la decisione di Marco Di Lello non verrà condivisa dalla stragrande maggioranza del PSI”. Secondo Enzo Maraio, membro della Segreteria nazionale del Psi e Consigliere regionale della Campania le dichiarazioni di Di Lello sulla sua volontà di aderire al Pd “non ci stupiscono, anzi, rispecchiano in pieno l’atteggiamento ambiguo da lui assunto nelle ultime settimane. Da giorni si rincorrevano le voci di una sua scelta di aderire ai democratici. Per quanto ci riguarda è libero di andare: da oggi parte una nuova sfida. Rilanciamo l’azione politica socialista rivendicando con orgoglio la nostra autonomia decisionale rispetto agli altri partiti della coalizione. Proprio per questo, i cinque Segretari Provinciali della Campania – in una nota – hanno preso ufficialmente le distanze dalle posizioni di Di Lello e sono pronti, insieme a me, a Riccardo Nencini e all’intera segreteria nazionale, a lavorare in autonomia per costruire un centro-sinistra forte e di governo e rilanciare l’azione del partito socialista a tutti i livelli, partendo dalla Campania e dalla federazione napoletana, appiattita da tempo dalla miopia politica di Di Lello. I risultati importanti delle elezioni regionali della Campania sono merito di una classe dirigente che si è opposta alla “crescita politica del singolo” a favore della crescita della comunità socialista. Chi si è candidato contro il PD alle primarie in Campania perché non condivideva le scelte politiche oggi fa marcia indietro”.

Qui di seguito registriamo anche i primi commenti giunti in redazione.

Scrive Luigi Mainolfi: “Caro Direttore, sul Corriere della Sera di oggi, si legge che Marco Di Lello ha dichiarato: Ora il PSI deve aderire al progetto dei Democratici. Se non riuscissi a portare tutto il partito allora aderiremmo al PD come associazione socialista. Ho trovato la concretizzazione di ciò che avevo intuito nel 2010, quando Di Lello non organizzò la lista per le elezioni comunali di Napoli. In questa sua scelta è stato preceduto da Gennaro Oliviero. Come volevasi dimostrare. Mi domando: Come può un partito cercare consensi, se massimi dirigenti tifano per un altro partito?”

Scrive Roberto Biscardini, consigliere socialista di Palazzo Marino e membro della Segreteria nazionale del Psi: “La decisione dell’On. Marco Di Lello e forse di altri parlamentari socialisti, di lasciare il PSI e di aderire al Partito Democratico non può essere sottovalutata per il ruolo che Di Lello ha avuto nel Partito e nel Gruppo parlamentare. Questa decisione pesa come un macigno sulla Segreteria di Riccardo Nencini e sulle scelte che essa ha compiuto negli ultimi anni. Da quando nel 2013, contro il parere di molti compagni, non si volle presentare la lista del Partito alle elezioni politiche fino ai comportamenti più recenti come quello di sostenere in modo acritico e supino il governo Renzi, senza esprimere alcuna posizione autonoma e indipendente. L’uscita di deputati socialisti dal PSI, considerata anche la loro esigua rappresentanza parlamentare, rafforzano la convinzione che non serve più un PSI che sopravvive a se stesso senza politica. È arrivato il momento che il PSI con una nuova direzione politica rilanci l’idea di una grande forza socialista autonomista, necessaria a riunire i socialisti e alla sinistra democratica di questo Paese.”

Scrive Mario Michele Pascale (Consiglio Nazionale del PSI): “Le parole del compagno Di Lello scuotono il partito. Il nostro deputato si dice pronto a passare nel PD, anche da solo, se necessario. Fanno piacere le repliche del segretario Riccardo Nencini, di Oreste Pastorelli, di Pia Locatelli, Gianfranco Schietroma e tanti altri: i socialisti sono quelli che stanno nel PSI. Sia chiaro: io non voglio andare nel PD. Né nel PD né in ipotetiche formazioni a sinistra del PD, dove non si è mai vista tanta folla e si sta stretti come sardine. Ma vi voglio prospettare la questione da un angolo diverso. Di Lello dà voce ad una istanza che da sempre serpeggia nel partito.
Riassumendo: se dovunque i compagni si territori sono subalterni al PD, se noi non riusciamo ad avere autonomia progettuale, se presentiamo sempre più di rado il nostro simbolo, se comunque i nostri posti in parlamento sono “grazia ricevuta” dal PD, perché frutto di una lista in cui i nostri voti sono inquantificabili, se il PD si è appropriato anche del socialismo europeo, che era la nostra ultima ancora di salvataggio, se alle ultime elezioni europee molti, invece di far votare per i nostri candidati, hanno sostenuto gli uomini del PD, è tanto scandaloso chiedere di entrare direttamente nel PD?
Il ragionamento non fa una grinza. Molti, moltissimi compagni la pensano così. Pur onorando formalmente il nostro segretario nazionale e le nostre strutture territoriali, prendono ordini dalle eminenze grige dei democrats.
Di Lello ha avuto il coraggio, e gli va riconosciuto, di agire secondo le sue idee. Molti nell’attuale PSI non ce l’hanno. Ora è abbastanza semplice e gratificante impugnare la bandiera dell’autonomia. Ma essere autonomi vuol dire elaborare una nostra visione del mondo, un “nostro” riformismo, organizzare le strutture territoriali, farle vivere, fare le liste e prendere voti. Vuol dire addestrare una nuova classe dirigente. Vuol dire accettare senza se e senza ma, la sfida del 3%.
Di tutto questo ancora non c’è traccia. E siamo, secondo me, molto in ritardo. Si naviga vistosamente a vista. Io spero che il futuro congresso faccia definitivamente chiarezza. Se voteremo per esistere e resistere come entità autonoma, come PSI, le nostre azioni dovranno essere conseguenti. Non possiamo condannare chi dice di entrare nel PD per poi andare dallo stesso PD a chiedere posti in lista o candidature sicure. Se voteremo per l’autonomia deve iniziare un processo di autonomia. Ora. Subito. Ed il congresso lo dovrà suggellare. Se il prossimo congresso prenderà tempo, indicherà impossibili terze soluzioni, vagheggerà di terzi, quarti e quinti poli, sarà chiaro che ci stiamo prendendo in giro”.

Il fondo di Mauro Del Bue