Manovra, iniziata un’altra settimana di passione

salvini di maio

In mattinata, a quanto si apprende da fonti di governo, si è svolto un vertice a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte, il vicepremier Matteo Salvini ed il sottosegretario Giorgetti per fare il punto sul decreto fiscale e sulla manovra in vista della lettera di risposta da inviare a Bruxelles. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ed il vicepremier Luigi Di Maio, stranamente, non hanno partecipato.

Nel frattempo, il facente funzioni di presidente dell’Istat, Maurizio Franzini, in audizione davanti alle Commissioni di Camera e Senato sulle misure della manovra, ha dichiarato: “Quattro famiglie su 10 sotto la soglia di povertà (il 40,7%) vivono in case di proprietà, sulle quali una su 5 paga un mutuo medio di 525 euro, mentre il 15,6% in abitazioni in uso o usufrutto gratuito. Il 43,7% vive invece in affitto, quota che è particolarmente elevata nei centri metropolitani (64,1%) e nel Nord del Paese (50,6%). La spesa media effettiva per l’affitto è di 310 euro.

La rinuncia a visite o accertamenti specialistici per problemi di liste di attesa complessivamente riguarda circa 2 milioni di persone (3,3% dell’intera popolazione, mentre, sono oltre 4 milioni le persone che rinunciano per motivi economici. A rinunciare di più sono i più anziani, tra i 45 e 64, e rilevante è l’intreccio tra rinuncia e condizioni economiche. Ipotizzando costanti sia i tassi di fecondità osservati nel 2017 per ordine di nascita, sia la popolazione femminile residente tra i 15 e 49 anni al 1 gennaio 2018, si stima la nascita di circa 51 mila terzi figli nel 2019. Questo numero era intorno ai 53 mila tra il 2013 e 2015 e intorno a 51 mila tra il 2016 e 2017″. La media di figli per donna, per le nate a metà degli anni 70, è stimato nell’1,4% e che a livello nazionale la quota di donne senza figli è in continuo aumento da una generazione all’altra: era di circa una su 10 per le nate nel 1950, è cresciuta a circa 1 su 5 per le nate a metà degli anni 70. Parallelamente aumentano, leggermente, le donne con un solo figlio e crolla il numero di donne con almeno due figli”.

Il vice presidente della Bce, Luis De Guindos, ha detto: “Un effetto contagio dall’Italia è stato finora limitato, ma rimane una possibilità. Sul fronte delle finanze pubbliche, l’Italia è il caso più importante al momento, visto il livello del debito e delle tensioni politiche sui piani di bilancio del governo. Le forti reazioni del mercato agli eventi politici hanno scatenato nuove preoccupazioni sul nesso tra banche e debito sovrano in alcune parti d’Europa. E questo è alla base della richiesta di disciplina fiscale e del rispetto delle regole”.

E’ iniziata un’altra settimana di passione per l’Italia, stretta tra la risposta sulla manovra da inviare alla Commissione europea entro domani, e l’attesa dei mercati per l’esito della trattativa, con lo spread che venerdì si era riposizionato attorno ai 300 punti e nuovi titoli di Stato da collocare tra lunedì e martedì. Se nel fine settimana si era un po’ allentata la tensione Roma-Bruxelles, a riaccendere lo scontro è stato un duro botta e risposta a distanza tra Matteo Salvini e il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, prima sui migranti e poi, inevitabilmente, sulla manovra. L’Italia ha già avuto flessibilità per 30 miliardi e ora deve rispettare le regole, è il messaggio di Juncker, cui il leader leghista ha risposto insolentemente: “Non siamo cocciuti ma lasciateci lavorare”. Salvini si mostra spavaldo anche di fronte all’ipotesi, ormai incombente, dell’apertura di una procedura con queste affermazioni provocatorie: “Ispettori Ue? Manca solo l’ispettore Derrick e il tenente Colombo. I fondamentali non saranno toccati. Ben vengano i consigli ma i diktat saranno rispediti al mittente”.

Il clima incandescente certo non aiuta l’opera di tessitura che Giuseppe Conte, forse, sta cercando di mettere in atto e che potrebbe portare a un incontro, al momento ancora non in agenda, proprio con Juncker. Il premier, prima di partire per Palermo per la conferenza sulla Libia, potrebbe vedere di nuovo il ministro dell’Economia Giovanni Tria, per mettere a punto i dettagli delle (poche) concessioni che l’esecutivo è pronto a fare a Bruxelles: da un lato una revisione al ribasso del Pil, che tenga conto dello scenario che si è deteriorato da settembre a oggi, e che diventerebbe così più vicino alle stime europee (1,2% contro l’1,5% italiano) che pure tengono conto di un effetto espansivo della manovra, anche se meno di quanto ipotizzato dal governo.

Dall’altro lato ci potrebbe essere la promessa di una clausola, forse automatica, di taglio della spesa in caso di sforamento. Nulla di più, almeno per ora. L’azione del governo in queste ore è anche sotto la lente degli ispettori dell’Fmi, in Italia per la consueta missione nell’ambito dell’Article IV, che incontreranno Tria proprio martedì, quando scade il termine per inviare il nuovo Draft Budgetary Plan a Bruxelles. In questo contesto incandescente Piazza Affari da settimane subisce contraccolpi. Il grafico del Ftse All Share è in rosso perenne, con una flessione che da inizio anno ha toccato oltre il 12%. Ancora peggio il Ftse Italia All Share banks, quello delle banche, che perde il 25%. Istituti di credito che rischiano di subire più di altri i contraccolpi dell’instabilità perché sovraesposti al debito pubblico, con oltre 369 miliardi di titoli in portafoglio. E proprio domani il Tesoro tornerà sul mercato offrendo in asta Bot a un anno. Martedì sarà invece la volta dei Btp a 3, 7 e 20 anni. Entrambe fino a 5,5 miliardi. Le ultime emissioni hanno registrato tassi al top da 5 anni.

Domani ci sarà un altro vertice del Consiglio dei Ministri prima di inviare la lettera a Bruxelles sulla manovra. Sembrerebbe che la posizione con l’Ue sia rimasta distante senza nessun sostanziale cambiamento. Il vicepremier Salvini ha minacciato che se l’Ue applicherà le sanzioni all’Italia, non verrà più corrisposto il contributo dell’Italia all’Ue. Affermazioni gravi e dirompenti.

Vilfredo Pareto, nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale scrisse: “Al governo delle volpi si sostituirà il governo dei leoni e dopo finiranno per sbranarsi”. Allora, come la storia insegna, le affermazioni di Pareto si avverarono tragicamente.

Speriamo che in futuro questo non avvenga, ma, purtroppo la situazione emersa in Italia non promette niente di buono.

Salvatore Rondello

Dl sicurezza e prescrizione incrinano il governo

PALAZZO CHIGI, CONFERENZA STAMPA SUL DEF

Il decreto Sicurezza e la riforma della prescrizione rischiano di incrinare seriamente i rapporti tra Lega e 5 Stelle. Due bandiere sventolate in campagna elettorale a cui i due partiti di maggioranza non hanno nessuna intenzione di rinunciare. Un braccio di ferro, quello in seno al governo pentaleghista, che mette a rischio la tenuta dell’Esecutivo. E anche se i parlamentari gialloverdi si affrettano a smorzare i toni, non si intravedono vie d’uscita celeri. L’impressione è che senza un passo indietro da parte di uno dei due la situazione non si possa sbloccare. Probabile un incontro tra Di Maio e Salvini, al ritorno dai rispettivi viaggi all’estero, per dirimere la questione.

Almeno per oggi, dunque, smentite le voci di un voto di fiducia per compattare la fronda grillina al Senato. Appare remota anche la possibilità di un maxi-emendamento per velocizzare l’approvazione della legge. La questione di fiducia dovrebbe essere posta in Senato solo una volta raggiunto l’accordo sulla prescrizione e sul ddl Anticorruzione. Confronto serrato, quindi. L’intesa è però alla portata. “Come spesso accade bisogna incontrarsi e discutere. Quando torna Salvini dal Ghana e Di Maio dalla Cina può darsi che si incontreranno e che troveranno una soluzione”, le parole del sottosegretario leghista a Palazzo Chigi Giancarlo Giorgetti.

Fiducia al Senato sul decreto Sicurezza di Salvini e riforma della prescrizione da inserire nel ddl Anticorruzione tanto caro a Bonafede e Di Maio alla Camera. Questo l’obiettivo tracciato dai due leader per stringere un patto che consenta al Governo di andare avanti. La soluzione potrebbe essere quella di distinguere i termini della prescrizione in base al tipo di reato. Così facendo il Carroccio accontenterebbe da una parte l’elettorato di centrodestra (da sempre contrario ad allungare i tempi della prescrizione per tutti i reati) e dall’altro incasserebbe la legge sulla sicurezza a cui Salvini tiene molto.

L’idea iniziale della Lega era quella di inserire la misura sulla prescrizione nella riforma penale attualmente in cantiere. I tempi, però, si andrebbero ad allungare eccessivamente, considerata la Legge di Bilancio. Va, dunque, trovato un accordo politico. Subito. La commissione Giustizia di Montecitorio ha sospeso l’esame degli emendamenti in attesa che Di Maio e Salvini si vedano. L’impasse è totale. La presidente della commissione Giustizia Giulia Sarti ha comunque garantito che il provvedimento sarà in Aula il 12 novembre. Da vedere, però, se arriverà modificato. Se così fosse la vittoria andrebbe a Salvini ancora una volta.

F.G.

Tria e Conte spaventati dallo spread

tria conte

Dopo che lo spread ha superato quota 320 punti, sono arrivate le parole del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, intervenuto nella trasmissione ‘Porta a Porta’ sull’andamento del differenziale tra Btp e Bund: “Lo spread sopra i 300 punti non è una febbre a 40, ma neanche 37, ma è un livello che non possiamo tenere così troppo a lungo. Uno spread alto pone un problema al sistema bancario. Ci saranno gli stress test il prossimo mese, lì si vedrà situazione e vedremo come intervenire”.

Il titolare del Tesoro sembrerebbe di aver avviato il governo ad un percorso di ragionevolezza. Ma, si potrebbe anche dubitare. La borsa di Milano è la maglia nera in Europa da quando sono arrivate le prime notizie sulla manovra.

Il governo, intanto, tira dritto sulla manovra. Ma Tria ha anche detto: “Per ora non ci sono motivi per cambiarla, perché pensiamo che sia corretta, e non ho nessun piano B. Monitoreremo quello che accade sui mercati, sarà un’analisi razionale della situazione economica nella quale decideremo cosa fare. Al momento non ci sono elementi nuovi. Quanto ai rapporti con l’Europa, è chiaro che c’è un confronto costruttivo, c’è un dialogo con il commissario Ue Pierre Moscovici e con il vice presidente Dombrovskis, ma la lettera di ieri della Commissione Ue per molte parti mi ha lasciato perplesso e un po’ sorpreso per alcune valutazioni superficiali. Forse è stata scritta un po’ in fretta. È la prima volta che la Commissione Ue boccia una manovra da quando esiste questa giunta di regole denominate Fiscal compact. Ma nelle prime due decadi circa dall’introduzione dell’euro le regole sono state molto spesso violate, per primi da Germania e Francia, e non sono neanche state condannate, e poi ci sono state varie procedure di infrazione”.

Insomma, sembrerebbe che il governo stia maturando l’idea di poter cambiare la manovra, ma ha bisogno di ‘salvare la faccia’.

Tria ha così risposto, poi, alla domanda sulle critiche fatte dal portavoce della Presidenza del Consiglio Rocco Casalino sull’operato del Mef: “Non desidero commentare volgarità e minacce contro funzionari dello Stato  specie se questi ricoprono una funzione di garanzia ed indipendenza universalmente riconosciuta e prevista dall’ordinamento”.

Dura la reazione del Movimento 5 Stelle, che in una nota ha sottolineato: “L’audio rubato al Portavoce del Presidente del Consiglio, Rocco Casalino, è un’altra vergognosa pagina di giornalismo. Quelle parole erano dette in privato e tali dovevano rimanere. Non si trattava affatto di minacce ma il Portavoce riportava quella che è la linea del Movimento 5 Stelle, perché tutto il Movimento è convinto che alcuni tecnici del Mef non svolgono il proprio ruolo con indipendenza e professionalità. Ci sorprende che il ministro Tria invece di fare valutazioni di merito e pulizia nel suo Ministero li difenda a prescindere”.

Sull’argomento è intervenuto anche il premier, Giuseppe Conte che ha affermato: “Non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto affermato un mese fa. Già in quell’occasione ho espresso piena fiducia al mio portavoce Rocco Casalino”.

Il vicepremier Luigi Di Maio è intervenuto in merito allo spread affermando:  “Intervenire sullo spread significa monitorare lo stato della situazione, ascoltare gli istituti di credito, vedere le criticità. Sono fiducioso che lo spread nelle prossime settimane inizierà a scendere perché sono le settimane di dialogo con l’Unione europea e saranno definiti i dettagli della legge bilancio e ci sarà quindi consapevolezza sulla manovra”.

Da Mosca, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha detto alla stampa: “Se lo spread si alzasse ancora, e comunque anche se si mantenesse elevato, come ora a questo punto, certo sarebbe chiaramente una problema. Un problema di sistema. Perché paghiamo tanto di interesse. Dobbiamo augurarci che scenda, abbassiamo tutti i toni e facciamo sistema perché ciò avvenga”.

Domani potrebbe presentarsi il conto di Standard & Poor’s, con il rischio di un nuovo declassamento del rating italiano.

Ma il premier Conte ha spiegato: “Se arrivasse il downgrade, lo valuteremo. Io non sono contento se lo spread è alto. Ognuno deve contribuire facendo la propria parte. Io faccio la mia e infatti cosa ho detto fin da subito? Serve un dialogo costruttivo: la nostra manovra è seria, i fondamentali sono solidi, il codice di comunicazione che abbiamo adottato è un codice molto più tranquillo che in passato. E’ vero, c’è stata qualche dialettica verbale ma adesso dobbiamo metterla da parte e lavorare tutti assieme concentrandoci sull’obiettivo. Dobbiamo fare in modo che questo spread si abbassi”.

Matteo Salvini, dopo che la Lega e M5S hanno additato le banche come principali responsabili della crisi attuale, adesso sarebbe favorevole all’ipotesi di ricapitalizzazione delle banche in caso di aumento dello spread fino a quota 400, ventilata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti.

Sulle affermazioni di Giorgetti, Salvini ha detto: “Se qualcuno ne ha bisogno noi ci siamo. Senza fare gli interventi del passato. Se qualche banca o qualche impresa avrà bisogno noi ci siamo”.

Per quanto riguarda lo spread, Matteo Salvini ha aggiunto: “Se segue l’economia reale, scenderà inevitabilmente”.

Così, Matteo Salvini, o ha manifestato tutte le sue lacune sulla conoscenza delle teorie economiche, oppure ha saputo mentire.

Nel giorno del Consiglio direttivo della Bce, il Financial Times ha lanciato un appello alla Bce affinché rinvii la sua manovra di parziale riduzione degli stimoli monetari. Secondo il quotidiano finanziario: “Ci sono buone ragioni per riconsiderare i piani attuali”.

La Bce, invece, ha in programma di portare avanti fino a dicembre gli acquisti netti di titoli pubblici e privati dell’area euro, per poi interrompere questo canale e proseguire unicamente con il rinnovo dei titoli già accumulati che giungeranno a scadenza.

Ma, secondo il Financial Times vi sarebbe un crescente numero di fattori che metterebbero a repentaglio il quadro di miglioramento dell’economia in base al quale la Bce aveva deciso questo percorso. La crescita dell’area euro più debole, le tensioni internazionali sul commercio e le tensioni di mercato sull’Italia sarebbero i fattori di preoccupazione. La politica monetaria non va decisa a beneficio di un singolo Paese, ha chiarito il quotidiano londinese, ma le prospettive di risalita dell’inflazione sono meno solide. Pertanto, ha invitato la Bce a riflettere seriamente su un rinvio della rimozione degli stimoli.

La Banca centrale europea non si è smentita ed ha mantenuto la rotta tracciata sulla politica monetaria. Come ampiamente previsto ha confermato tutti i livelli dei tassi di interesse: zero sulle operazioni di rifinanziamento principali, 0,25 per cento sulle operazioni di rifinanziamento marginali e meno 0,40 per cento sui depositi presso la stessa banca centrale. L’istituzione ha anche confermato l’orientamento a mantenere i tassi ai livelli attuali almeno fino all’estate del 2019 e in ogni caso finché sarà necessario per assicurare lo stabile ritorno dell’inflazione ai livelli auspicati: inferiore ma vicina al 2 per cento sul medio periodo (circa 18-24 mesi).

Infine, in una nota, la Bce ha anche confermato “l’orientamento a concludere gli acquisti netti di titoli pubblici e privati dell’area euro, che proseguono ridotto al ritmo di 15 miliardi di euro al mese, dopo dicembre, se i dati più recenti confermeranno le prospettive di inflazione a medio termine”.

Questo aspetto è più controverso dato che il percorso di parziale riduzione del livello di stimolo è stato deciso nell’ottica di una economia in ripresa che favorisce la normalizzazione dell’inflazione. Da alcuni mesi, invece, stanno aumentando i segnali di indebolimento nell’area euro.

Nella consueta conferenza stampa esplicativa, il presidente Mario Draghi, al termine del Consiglio direttivo, ha affermato: “In un contesto di crescita economica diffusa sono necessarie politiche di bilancio in grado di ripristinare margini, e questo risulta particolarmente importante nei Paesi dove il debito pubblico è alto e dove il pieno rispetto delle regole Ue è cruciale per salvaguardare la fiducia”.

Il messaggio di Draghi è rivolto anche all’Italia, ribadendo quanto già affermato in precedenti interviste.

Sulla questione italiana, in ambito europeo, ci sarebbe qualche novità. La portavoce della Commissione, Mina Andreeva, a Bruxelles, oggi, ha riferito: “Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha avuto ieri un colloquio telefonico con la cancelliera tedesca Angela Merkel sui temi di attualità europei, e in particolare sulla manovra finanziaria italiana e sui negoziati per la Brexit”.

La portavoce non ha aggiunto nulla sul contenuto del colloquio riguardante la manovra italiana, limitandosi a ricordare che ieri il governo tedesco aveva preso posizione in merito alla questione.

Il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, aveva in effetti espresso il sostegno di Berlino alla posizione della Commissione, che ha respinto martedì il documento programmatico di bilancio italiano chiedendo di ripresentarne una versione rivista entro tre settimane, ma lasciando le porte aperte al dialogo con Roma.

Siebert, durante una conferenza stampa, ha detto: “La Commissione ha sottolineato, e noi l’appoggiamo fortemente in questo, che quello in corso (col governo italiano sulla manovra) è un processo cooperativo, e che si aspetta un dialogo costruttivo con l’Italia, e noi salutiamo con molto favore questo dialogo cooperativo e costruttivo”.

L’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in una sua intervista, ha affermato: “Il Governo ha ottenuto quello che cercava: lo scontro con la Commissione Europea sulla Legge di Bilancio. Si sta costruendo il leit motif che ci accompagnerà alle elezioni europee. Il Governo è per il popolo, ma è ostacolato dalla burocrazia europea. Come si evolverà la linea del Governo nelle prossime settimane? Un ripensamento sulla dimensione e sui contenuti della manovra? I due vice premier hanno escluso che si cambi di un solo euro. Il ministro dell’Economia ha anticipato che se si sforassero gli obiettivi interverrebbero tagli di spesa. La crescita sarebbe frenata ulteriormente. Gli obiettivi di deficit e debito si allontanerebbero. Ma cosa farà il governo se i mercati voteranno contro il Paese con più decisione? Una stretta fiscale? Ma questo sarebbe inaccettabile per i partiti di governo. Si dice che se lo spread si avvicinasse a quota 400 ci sarebbe una risposta adeguata. Quale? Operazioni straordinarie sul debito? Il sottosegretario Giorgietti ha detto che se continua così bisognerà ricapitalizzare le banche. Quanti soldi ci vorrebbero? Dove andrebbe a finire il rapporto debito-pil? Come potremmo far fronte al panico e al contagio? Gli scenari peggiori sono facilmente immaginabili. Quanto ne sono coscienti i registi della teoria dello scontro frontale?”.

Le domande che ha posto Pier Carlo Padoan sono quelle di un economista serio e responsabile.

Tuttavia, il governo Conte potrebbe aver trovato il cavaliere bianco che salverà l’Italia. Avrà il volto di Vladimir Putin? Presto per dirlo ma ieri, a seguito del bilaterale con il premier Giuseppe Conte a Mosca, dal presidente russo è arrivata un’apertura importante ed ‘Il Sole 24 Ore’, oggi, ha aperto con l’articolo: “Putin: pronti a comperare i BTP”.

Ma, alla domanda postagli nella conferenza stampa successiva all’incontro con il presidente del Consiglio, Putin ha chiarito di non voler intromettersi nel dialogo sulla legge di bilancio in corso tra il governo M5S-Lega e Bruxelles, ma ha aggiunto: “Non ci sono remore di carattere politico sull’acquisto di titoli di Stato italiani dal fondo sovrano russo”.

Naturalmente, da parte sua, Conte ha precisato: “Non sono venuto qui per chiedere a Putin di comprare titoli italiani tramite il fondo sovrano. I fondamenti dell’economia italiana sono solidi, ci viene riconosciuto all’estero, meno in patria. Faccio una battuta: se poi all’esito di valutazioni tecniche il fondo sovrano e la banca centrale lo faranno sarà perchè come io credo, è conveniente, farebbero un buon affare ad investire in Italia”.

E’ chiara, dunque, la sfida lanciata ai mercati ed all’Unione europea dal governo Conte forte dell’appoggio della Russia che sicuramente acquisterà i titoli del debito pubblico italiano. Dunque, il sospetto già manifestato da questo giornale sarebbe sempre più plausibile: il governo Conte è strumento della Russia nel tentativo di distruggere l’Unione europea.

Salvatore Rondello

Il governo lancia la sfida al rating

DiMaio_Salvini

Il Governo va avanti con il Def e con la manovra 2019, le cui misure valgono nel complesso 36,7 miliardi. Il ministro Tria e il vice premier Salvini, in una nota congiunta hanno chiarito i conti sul versante fiscale: “Nell’arco del triennio abbasseremo le tasse con una media annuale stimabile per 1,7 miliardi di euro. Nessun caos sulla flat tax”.

Vicepremier e ministro dell’Economia hanno detto la stessa cosa e le stesse cifre con una prospettiva diversa. Le risorse stanziate sono effettivamente quelle dette da Tria (nel 2019 600 milioni per poi salire a 1,8 miliardi nel 2020 e a 2,3 miliardi nel 2021): in totale a regime per la flat tax ci sarebbero effettivamente 1,7 miliardi come sostiene Salvini.

Intanto, è arrivato l’allarme di Fitch. In una nota l’agenzia di rating ha affermato:  “Vediamo rischi considerevoli per i target della manovra, specie dopo il 2019. I dettagli della politica di bilancio e la messa in pratica rimangono un elemento chiave della nostra valutazione sul rating sovrano dell’Italia”.

Fitch ha assegnato all’Italia un rating BBB, due gradini sopra il livello speculativo, con prospettive negative.

Con lo stesso comunicato, Fitch ha informato: “La nostra prossima revisione messa in programma è nel primo trimestre 2019.  Gli obiettivi della nota di aggiornamento al Def puntano a una moderata riduzione del deficit nel 2020 al 2,1% del Pil. Noi ci aspettiamo un risultato più vicino al 2,6% che avevamo previsto da agosto, il che contribuisce a una stima del debito/Pil più alta (129,8% entro fine 2021, contro 126,7% nella Nadef)”.

Tria, poi, ha anche  contrattaccato alle recenti bocciature di Bankitalia e Ufficio parlamentare di bilancio, continuando a sostenere che l’impatto della manovra sul tasso di variazione del Pil è di 0,6 punti percentuali. Le coperture 15 miliardi di euro, di cui 6,9 di tagli e 8,1 di più entrate.

Il messaggio di Salvini e Di Maio è che indietro non si torna (della serie ‘mi spezzo ma non mi piego’).

Il presidente Mattarella, in vista del prossimo Consiglio Europeo, ha ricevuto al Quirinale il premier Giuseppe Conte e quasi tutti i ministri.

Al Colle sono saliti il premier, i due vicepremier, Matteo Salvini, e Luigi Di Maio, il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, della Giustizia, Alfonso Bonafede, della Difesa, Elisabetta Trenta, il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, il Ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti. Il Def e la legge di Bilancio, dunque, in primo piano al pranzo da Mattarella.

La manovra è a rischio infrazione per l’Italia, ma il governo sfida Fitch e ostenta sicurezza. L’allarme lanciato ieri dall’agenzia di rating sembra infatti non preoccupare l’esecutivo che, stando almeno alle parole dei suoi vicepremier, è certo che gli obiettivi contenuti nel Nadef siano la giusta ricetta per sanare l’economia del Paese.

Salvini con ostentata sicurezza ha ribadito: “Fitch? Gli imprenditori che fanno impresa, non qualche burocrate in qualche ufficio. Superando la legge Fornero si creeranno decine di migliaia di posti di lavoro. Questa è la promozione che mi interessa, ovvero che coloro che fanno impresa garantiscono migliaia di assunzioni nei prossimi mesi grazie al superamento della Fornero”.

Il parere di Salvini è pienamente condiviso dal parigrado Di Maio, che confermando la bontà del percorso tracciato dal governo fin qui, rivendicando anzi ‘l’anticonformismo economico’ dell’esecutivo giallo-verde contro i ‘potentati’, ha detto: “Tutti quelli che hanno promosso i governi precedenti, è una buona cosa che boccino quello attuale, perché significa che stiamo andando in controtendenza rispetto alle ideologie economiche in cui bisognava massacrare i diritti delle persone e favorire le solite lobby e potentati economici. Le riforme che abbiamo fatto fino ad ora e la manovra vanno nella direzione di aiutare le persone. Noi vogliamo essere promossi dai cittadini. Con quota 100 ci sarà più di una assunzione ogni pensionato e molte di queste aziende stabilizzeranno i dipendenti grazie al decreto dignità”.

Anche Conte ha ribadito la sua fiducia nella manovra nella consapevolezza, come hanno spiegato fonti di palazzo Chigi, che i mercati, non appena conosceranno la bontà delle misure, capiranno. Intanto, il premier ha convocato, a Palazzo Chigi, la cabina di regia  tra il governo e le aziende di Stato per puntare sugli investimenti.

Il presidente del Consiglio ha quindi annunciato che spiegherà la manovra ai leader e alle istituzioni europee già la settimana prossima, in occasione del Consiglio europeo a Bruxelles.

Nella nota dell’agenzia di rating, Fitch, sui conti pubblici italiani, è stato anche segnalato: “La risposta conflittuale da parte dei leader della Lega e del M5S alla preoccupazione della Commissione europea indica che il governo vede opportunità politiche nell’attaccare le norme fiscali dell’UE, specialmente in vista delle elezioni del Parlamento europeo del prossimo maggio”.

Dunque, la posta in palio è molto più alta di quello che si potrebbe immaginare ed il costo è tutto a carico dei cittadini italiani ed europei, come da tempo viene osservato e valutato da questo giornale.

Infine, è la prima volta in Italia che un governo, nel fare la manovra di Bilancio, non tenga conto delle osservazioni e del parere dell’Ufficio Parlamentare al bilancio. Stiamo assistendo ad un ‘modus operandi’ del governo giallo-verde dubbiosamente rispettoso delle regole democratiche e della Costituzione.

Salvatore Rondello

Tria e Savona pronti a cambiare la manovra

tria e savonaLo spread fa paura. La manovra economica del governo Lega-M5S, secondo Giovanni Tria, non è intoccabile. I provvedimenti sulla finanza pubblica potrebbero cambiare sula base di un dialogo con la commissione europea, fortemente critica sull’ossatura della legge di Bilancio 2019 emersa dal Def (Documento di economia e finanza per il triennio 2019-2021).
In particolare potrebbe essere rivista la modifica della legge Fornero, la cosiddetta “quota 100” (la somma tra età e anni di contributi per la pensione anticipata). Giovanni Tria, ministro tecnico dell’Economia, ha fatto un accenno all’ipotesi. Parlando ieri, martedì 9 ottobre, davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha annunciato: con la manovra arriverà una «temporanea ridefinizione delle condizioni del pensionamento». Quella “temporanea ridefinizione” sembrerebbe far riferimento ad una durata limitata ad un solo anno delle modifiche alla legge Fornero. Non solo. Sulla manovra il governo «vedrà l’effetto e in base a quello vedrà come continuare, in quale forma e misura».
Da quando, a maggio, sono partite le trattative tra la Lega e il M5S sul “governo del cambiamento” lo spread è schizzato verso l’alto dai 120-130 punti dell’esecutivo Gentiloni. Dopo qualche arretramento, ha intrapreso una folle corsa: ieri ha oltrepassato quota 310 facendo aumentare gli interessi pagati sui titoli del debito pubblico italiano (il maggior costo sarebbe di 3-5 miliardi di euro l’anno).
Matteo Salvini e Luigi Di Maio, però, non hanno lo stesso atteggiamento di disponibilità con Bruxelles per modificare la manovra economica. Il segretario della Lega e il capo politico del M5S hanno escluso ogni cambiamento sia per ridurre il deficit pubblico fissato al 2,4% del Pil nel 2019 sia per rivedere i provvedimenti centrali: reddito e pensione di cittadinanza, superamento della legge Fornero, flat tax al 15% per i piccoli imprenditori e i lavoratori autonomi con partita Iva, risarcimento dei risparmiatori frodati dalle banche, incentivi fiscali per gli investimenti e le nuove assunzioni. Si sono scontrati con la commissione europea che richiede un ripensamento e il rispetto delle regole alla base dell’euro. I due vice presidenti del Consiglio hanno ripetuto: «Non torneremo indietro» e «vanno realizzate le promesse elettorali» altrimenti non ha senso continuare ad andare avanti.
Nel lungo Consiglio dei ministri del 27 settembre, nella notte del Def a Palazzo Chigi, Salvini e Di Maio sono arrivati ai ferri corti con Tria che invocava “gradualità” e l’inviolabilità del limite di un deficit al 2% per rispettare gli impegni europei. Il ministro tecnico dell’Economia sarebbe stato anche a un passo dalle dimissioni.
Da allora lo spread ha ripreso a salire vertiginosamente mentre la Borsa di Milano ha collezionato una pesante caduta delle quotazioni. Ma Salvini e Di Maio tirano dritto: «Non temiamo lo spread» e «gli italiani sono con noi».
Nel governo gialloverde, però, la preoccupazione cresce. Paolo Savona ha avvertito da Porta a porta su Rai1: «Se ci sfugge lo spread deve cambiare la manovra». Il ministro degli Affari europei, già candidato all’Economia da Salvini, resta comunque fiducioso: «Sono abbastanza sicuro che lo spread non arriverà a 400». Nella Lega c’è chi teme «la bomba atomica dei mercati». Particolarmente preoccupato è Giancarlo Giorgetti. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, braccio destro di Salvini, in una intervista a ‘Repubblica’ ha annunciato: «Se qualcosa non funzionerà interverremo». Il governo Conte-Salvini-Di Maio non piace alle élite italiane ed europee ma «ricordiamoci che dobbiamo pur andare sui mercati, a vendere i titoli di Stato. Possibilmente con interessi accettabili. E dobbiamo fare in modo che qualcuno, quei titoli, li compri».
Nel novembre 2011 lo spread divampò fino a 576 punti, le finanze italiane sfiorarono il collasso, Silvio Berlusconi fu costretto a dimettersi da presidente del Consiglio e a Palazzo Chigi fu sostituito dal tecnico Mario Monti. C’è chi teme il ripetersi di quell’evento. I giornali hanno indicato un Piano B da parte del governo Conte per cambiare la legge di Bilancio in Parlamento se lo spread salisse a 400. Tuttavia Di Maio ha smentito tutto. Ha assicurato: «Il Piano B non esiste, non arretriamo». Sulla stessa linea Salvini: «Non ci sono piani B, C e D». Però il segretario del Carroccio ha precisato dopo un vertice tenuto ieri sera a Palazzo Chigi sulla manovra: «Stiamo limando, aggiustando, migliorando su la legge Fornero, pace fiscale e riduzione delle tasse».
Il rischioso braccio di ferro potrebbe durare a lungo. La manovra verrà presentata dal governo il 20 ottobre, poi dovrà essere votata dal Parlamento. Nel frattempo qualcosa è cambiato: il deficit del 2,4%, all’inizio previsto anche per il 2020 e il 2021, è stato ridotto. Bruxelles ha apprezzato, ma non è bastato. Da ieri c’è una difficoltà in più. L’Ufficio parlamentare del bilancio ha bocciato la manovra perché sono troppo ottimistiche le previsioni per il 2019.

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

Legge di Bilancio ribattezzata Manovra di Popolo

tria di maioIl Governo ora si trova a dover superare uno dei suoi scogli più importanti. Entro il 28 settembre, l’Esecutivo deve pubblicare una nota di aggiornamento al DEF, ma una visione comune sembra mancare. Da una parte il M5S che punta a mantenere le promesse elettorali con il reddito di cittadinanza finanziato in deficit, dall’altro il Ministro Tria e i tecnici del Tesoro oggetto di ‘minacce’ velate da parte del Portavoce di Palazzo Chigi, Rocco Casalino. Nel mezzo il presidente del Consiglio. Tria ha detto più volte che intende fare una legge di bilancio prudente e sostiene che l’1,6 per cento del PIL sia il massimo deficit che il paese può permettersi in questa fase.
Per questa ragione ha attirato su di sé le critiche del Movimento 5 Stelle, che invece vorrebbe fare molto più debito, in modo da finanziare una parte più consistente delle sue promesse elettorali. Mentre il Vicepremier Di Maio non solo difende Casalino, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, ma continua ad appoggiare la sua ‘linea’ sostenendo di non fidarsi di alcune figure e “dirigenti dentro i ministeri che non possiamo toccare, e che rallentano o complicano il lavoro”.
La prossima legge di bilancio sarà la “manovra del popolo” che “aiuta gli ultimi e fa la guerra ai potenti”. Così il vicepremier Luigi Di Maio ribattezza su Instagram la prossima legge. “Dentro – scrive Di Maio- ci saranno il reddito di cittadinanza, il superamento della Fornero e i soldi per i truffati delle banche”.
Oggi pomeriggio un nuovo vertice sulla manovra come ha annunciato da Giuseppe Conte che ha affermato: “Ci siamo riuniti stamattina per la manovra economica, continueremo nel pomeriggio, stiamo curando tutti i dettagli sino a quando delibereremo la nota aggiuntiva al Def” ha detto il premier, Giuseppe Conte, in conferenza stampa a Palazzo Chigi facendo il punto sulla manovra e annunciando il prosieguo del vertice con i due vicepremier Di Maio e Salvini, i ministri Giovanni Tria, Paolo Savona e il sottosegretario Giancarlo Giorgetti. “Sulla manovra ci sono sempre progressi, mi hanno chiesto se c’è la fumata bianca. È tutta una fumata bianca che esce dal mio ufficio”. Fonti vicine al governo precisano che “sulla manovra si è arrivati a un punto importante e sono stati fatti passi in avanti decisivi”.

Olimpiadi 2026, un flop tira l’altro

giorgetti

Dopo il fallimento della candidatura di Roma per manifesta incapacità e per il rifiuto dell’amministrazione di prendersi in carico l’organizzazione dei giochi Olimpici del 2024, ne arriva un altro firmato 5 Stelle e governo. Infatti l’addio alle Olimpiadi invernali del 2026 sembra definitivo. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha messo fine al progetto che avrebbe dovuto portare i Giochi invernali in tre città del nord Italia: Milano, Cortina e Torino. “Il governo – ha detto – non ritiene che una candidatura fatta così possa avere ulteriore corso. Questa proposta non ha il sostegno del governo e come tale è morta qui”, ha detto, ribadendo con forza il concetto: “Io ritengo che una cosa così importante come la candidatura olimpica deve prevedere uno spirito di condivisione che non ho rintracciato tra le tre città”.

Si tratta di un altro duro colpo per Malagò e per i presidenti delle singole regioni, che vedevano nel progetto Italia 2026 un traguardo da raggiungere, con difficoltà ma possibile. Non a caso sono già sul piede di guerra. Infatti i presidenti di Veneto e Lombardia sono a favore dei giochi: “Impensabile buttare tutto alle ortiche, ribadiamo che Regione Veneto e Regione Lombardia hanno come unico traguardo quello di portare in Italia i giochi invernali ” Fontana e Zaia, presidenti delle rispettive regioni, sono desiderosi di proseguire, anche da soli. A conferma di ciò è già pronto un piano B, che il CONI potrebbe presentare domani candidando solo Milano e Cortina, escludendo Torino.

“La candidatura va salvata, per cui siamo disponibili a portare avanti questa sfida insieme – hanno detto – Se Torino si chiama fuori, e ci dispiace, a questo punto restano due realtà, che si chiama Veneto e Lombardia, per cui andremo avanti con le Olimpiadi del Lombardo-Veneto”.

Ma le parole di Giorgetti sembrano senza appello. Manca del tutto quello spirito unitario voluto dal sottosegretario. E una candidatura delle singole regioni senza l’appoggio del governo nasce senza gambe nonostante le intenzioni di Zaia e di Fontana di andare avanti da soli.

Non è sorpreso il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino perché “dal momento che Milano e la Lombardia non hanno accettato la clausola per il Governo imprescindibile che non vi fossero città capofila, il sottosegretario Giorgetti non ha potuto fare altro che prendere atto del fallimento della candidatura a tre. A me non risulta che il CIO possa accettare candidature che non abbiano l’esplicito sostengo del Governo. In ogni caso, se dovesse andare avanti una candidatura Veneto-Lombardia con il sostegno del Governo sarebbe l’evidente dimostrazione che eravamo di fronte a una manovra per tagliare fuori il Piemonte, manovra che la componente pentastellata non ha saputo in alcun modo fermare, neanche per difendere gli interessi di una città la cui sindaca è una esponente di primo piano del Movimento. Si rischia così di escludere l’unica città che poteva presentare impianti ancora adeguati e le condizioni per realizzare davvero un’Olimpiade sostenibile e di alto livello”.

La consigliera regionale veneta del Partito Democratico Alessandra Moretti aggiunge due considerazioni: “La prima è la totale inadeguatezza di un Governo, incapace di non litigare su ogni cosa, compreso il futuro del Paese, come in questo caso. La seconda è che nei miopi calcoli dell’esecutivo ci sia la volontà di riappropriarsi del tesoretto da 600 milioni messo a disposizione per i Giochi. In fondo meglio prendere quello che c’è oggi, per alimentare la scarsa possibilità di vedere realizzate le impossibili promesse contenute nell’accordo di governo, invece che pensare a chi verrà dopo di noi”.

TIRARE DRITTO

Salvini premierMatteo Salvini appare sicuro e tranquillo, nonostante siano arrivate nuove accuse a suo carico per la questione della Nave Diciotti. “Rischio 30 anni di galera per avere difeso il diritto alla sicurezza degli Italiani? Sorrido, lavoro ancora di più e tiro dritto” scrive sui canali social il ministro dell’Interno, commentando l’aggravarsi della sua posizione e di quella del suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi. Ma non è la sola imputazione che grava sul capo del Ministro. Tra qualche giorno (il 5 settembre) è attesa anche la sentenza del Tribunale del riesame di Genova in merito al sequestro dei conti del Carroccio a seguito della condanna per truffa ai danni dello Stato a carico di Umberto Bossi e Francesco Belsito.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, afferma preoccupato: “Se il prossimo 5 settembre il Tribunale del riesame deciderà di requisire tutti i futuri proventi che affluiscono nelle casse della Lega, e che sostanzialmente sono i versamenti dei parlamentari e dei consiglieri, allora il partito non potrà più esistere perchè non avrà più soldi”. Giorgetti ha spiegato che “i soldi che avevamo sono stati presi dalla magistratura, quindi noi non abbiamo più niente, in questo momento”.
La decisione del Tribunale potrebbe mettere un punto definitivo al Partito del Senatur che senza un soldo è destinato a morire, ma secondo indiscrezioni del Corriere, il vicepremier sarebbe già pronto a una soluzione alternativa, ovvero mettere insieme tutto il centrodestra in unico partito. Tuttavia una soluzione, come ricordato da Lettera 43, era stata già trovata: “la Lega ha già tentato in diversi modi di garantire la sopravvivenza del partito anche dopo l’eventuale sequestro, secondo i magistrati facendo transitare soldi dalle casse nazionali a quelle regionali. Non solo: la Lega sono già due partiti, ad esempio, nelle dichiarazioni per il due per mille: la Lega Nord e la Lega Salvini premier”.
Ma per il segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini, in realtà lo scopo del Capo del Viminale sarebbe altro, in effetti il divario con i cinquestelle al Governo non sembra voler diminuire. Inoltre sempre secondo un deputato citato dal Corriere tutto avverrebbe dopo le elezioni di maggio: “Dopo le elezioni europee di maggio, potrebbe avere un senso. Con in mano risultati abbaglianti, senza più una concorrenza nel centrodestra, Salvini potrebbe verosimilmente tentare la corsa alla presidenza del Consiglio da solo”.
“Salvini si è sempre lasciato aperte due strade. Lo fa anche oggi con il lancio del progetto di un partito unico di destra: opa su Forza Italia, indebolita, e sulla Meloni, partito in crisi. Se riceve un no, offre un alibi ai tanti eletti berlusconiani per trasmigrare sotto le sue bandiere, prosegue nell’alleanza coi grillini, la condiziona. Se riceve un si, potrebbe puntare a elezioni anticipate spostando l’asse della coalizione sulla destra radicale. Comunque vada, Berlusconi è in un angolo”. È quanto si legge in un post su Facebook di Riccardo Nencini, segretario del Psi. “Non vedo perché la sinistra riformista non debba valutare la possibilità di costituire in Italia un vasto fronte sostenuto dalle culture popolare e socialista (aperto anche a Forza Italia). Proprio la strada tracciata da Turati un secolo fa. Lo avessero ascoltato…”, ha concluso.

Nel frattempo la Procura di Agrigento ha trasmesso ai pm di Palermo il fascicolo d’indagine sul ministro dell’Interno Matteo Salvini e sul capo di gabinetto Matteo Piantedosi, indagati per il trattenimento illegale dei migranti soccorsi dalla nave Diciotti. A portare gli atti del procedimento, che entro 15 giorni la Procura di Palermo dovrà trasmettere al tribunale dei ministri con eventuali richieste, anche istruttorie, sarà la Guardia costiera a cui i pm agrigentini hanno delegato l’inchiesta.

FEDELI ALLA LINEA

c0b9915a-bad4-4db1-807a-7e8083f3d0c3_largeNel Governo del Cambiamento ci sono due figure che rappresentano le radici dei vecchi Esecutivi: Giovanni Tria e Enzo Moavero Milanesi, gli stessi che in questi ultimi mesi hanno frenato le esternazioni dei due Vicepremier. Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha recentemente ripreso sia Di Maio sostenendo che “pagare i tributi all’Ue è un dovere”, sia Salvini affermando che “anche noi siamo stati migranti nel mondo”. In queste ore il ministro Moavero è a Vienna per una due-giorni dall’agenda particolarmente intensa che include una riunione informale (Gymnich) dei Ministri degli Esteri dell’Unione Europea: in agenda, su richiesta Italiana, le migrazioni nel Mediterraneo, la missione europea Sophia e la revisione del suo “Piano Operativo”. Non sarà facile recuperare credito per un’Italia che ultimamente è sempre in lite con l’Europa. L’Osce può favorire una sicurezza sostenibile e effettiva in Europa, “che dovrebbe essere la nostra stella polare”. Lo ha affermato oggi il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi, rivolgendosi al Consiglio permanente dell’Osce a Vienna. Moavero ha ribadito l’impegno dell’Italia “per promuovere il dialogo e rafforzare la sicurezza collettiva, da Vancouver a Vladivostok”. Nella giornata di oggi, Moavero ha inoltre incontrato a Vienna il segretario generale dell’Osce, Thomas Greminger. Durante il colloquio, Moavero e Greminger hanno discusso proprio delle priorità della presidenza in esercizio italiana in vista del 25mo consiglio ministeriale dell’Osce che si terrà a Milano il 6 e 7 dicembre.
Ma a fare i conti con i due Vicepremier è proprio l’uomo incaricato di tenerli, Giovanni Tria. Non è solo la Borsa di Milano passata, nel giro di pochi mesi, da essere maglia rosa a essere maglia nera sul mercato azionario continentale (bruciando 80 miliardi in pochi giorni), a preoccupare il ministro del Tesoro, ma anche al continua messa in discussione di un’Europa fuori dalla quale l’Italia rischia il baratro. “L’Italia è un Paese affidabile: ha già adottato misure in tal senso e altre ne prenderà all’insegna della stabilità”, è quanto afferma il ministro dell’Economia Giovanni Tria in Cina tracciando un quadro ben definito e rassicurante agli investitori cinesi nella ricca giornata d’incontri tra banche e grandi fondi sovrani (Cic, Safe, National Social Security Fund e Silk Road Fund), già legati all’Italia. Alla base di tutto il ministro ha indicato l’integrazione piena nell’area dell’euro, che non è in discussione.
Dopo aver ricevuto il ‘regolo sulle dita’ per aver evocato l’eventualità di superare il tetto del 3% di deficit/Pil per finanziare una manovra espansiva, Di Maio prova a conciliarsi con il ministro delle Finanze: “Ogni giorno, costantemente, vengo messo in contrapposizione con il ministro Tria. Voglio cogliere l’occasione per dire che questo governo ha piena fiducia nel presidente del Consiglio Giuseppe Conte che coordina la linea economica del governo e nel ministro dell’Economia Giovanni Tria che porta avanti la linea economica del governo perché questa linea è dentro il contratto e sia Conte che Tria portano avanti la linea economica del contratto”.
Tuttavia anche da Palazzo Chigi si avvertono i primi malumori per le iniziative dei due Vice presidenti. Dopo aver ribadito che «l’Italia è lontana» dal gruppo dei paesi dell’est Europa che picconano l’Unione mentre ne divorano i miliardi ricevuti, il Presidente Giuseppe Conte esce definitivamente dall’angolo in cui è stato messo.
“Questa gara io non la reggo. O si cambia, o è impossibile andare avanti”. Giuseppe Conte chiama Giancarlo Giorgetti, si incontrano nello studio del premier. Un vertice di governo segreto, di svolta. Il capo dell’esecutivo considera “insostenibile” il braccio di ferro permanente tra Lega e Cinquestelle, questa “rincorsa” tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio che, si lamenta, produce un solo effetto: “Scredita il presidente del Consiglio”. E rischia di farlo saltare, assieme al resto del governo. “C’è un problema di metodo”, ammette il sottosegretario alla Presidenza, che per vocazione ricuce conflitti e si sta ritagliando il ruolo di baricentro unico della maggioranza.

La Lega teme il collasso da spread, il M5S no

spreadLo spread può diventare una malattia pericolosa, pericolosissima. Nel novembre 2011 morì il governo di Silvio Berlusconi per collasso da spread. Il differenziale tra i buoni del tesoro decennali italiani e quelli tedeschi esplose fino a 574 punti, portando quasi al crac i conti pubblici nazionali: Berlusconi fu disarcionato da presidente del Consiglio e al suo posto subentrò l’economista Mario Monti alla guida di un governo tecnico.

Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, braccio destro del segretario leghista Matteo Salvini, teme che la storia possa ripetersi, ha paura di un nuovo attacco dello spread con la vendita sui mercati finanziari internazionali di una valanga di titoli del debito pubblico italiano. Il collasso da spread potrebbe arrivare tra fine agosto e i primi di settembre.

Già qualcosa si è visto: lo spread, da quando l’esecutivo di Paolo Gentiloni ha ceduto il passo al governo Conte-Salvini-Di Maio, è aumentato da 120 a 280 punti: circa 5 miliardi di euro in più l’anno da pagare in interessi sui titoli del debito pubblico. Giorgetti a ‘Libero’ ha confidato: «L’attacco me lo aspetto, i mercati sono popolati da affamati fondi speculativi, che scelgono le prede e agiscono». Soprattutto in estate i rischi sono alti «quando ci sono pochi movimenti nelle Borse, un periodo propedeutico a iniziative aggressive nei confronti degli Stati, come è accaduto in Turchia».

Giorgetti teme un attacco politico delle élite internazionali al governo Lega-M5S, il primo esecutivo populista nella storia dell’Europa occidentale: «Il governo populista non è tollerato. La vecchia classe dirigente italiana ed europea vuol fare abortire questo governo per non alimentare precedenti populisti», ma l’orizzonte dell’esecutivo «non sarà di breve termine. L’accordo con il M5S è saldo».

Il 31 agosto e il 7 settembre saranno due date cruciali perché prima Fitch e poi Moody’s si pronunceranno sull’affidabilità del sistema finanziario del Belpaese. A fine mese ci sarà la revisione del rating da parte di Fitch, i primi di settembre sarà la volta di Moody’s. Si teme un declassamento della solvibilità dell’enorme debito pubblico nazionale e, in quel caso, sarebbe un disastro, la bancarotta. Forse per questo motivo sia Giorgetti sia il ministro per le Politiche Europee Paolo Savona sono andati a trovare Mario Draghi. Probabilmente proprio essi, due euroscettici critici sull’euro, sono andati a chiedere aiuto al presidente della Banca Centrale Europea, il primo convinto sostenitore dell’”irreversibilità” della moneta unica del vecchio continente.

Luigi Di Maio, pilastro del governo Conte assieme a Salvini, invece non ha paura del collasso da spread. Il capo del M5S, vice presidente del Consiglio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, in una intervista al ‘Corriere della Sera’ si è mostrato fiducioso: «Non credo che avremo un attacco speculativo…Io non vedo il rischio che questo governo sia attaccato, è una speranza delle opposizioni». Ma si tiene pronto a reagire: «Se qualcuno vuole usare i mercati contro il governo, sappia che non siamo ricattabili».

Reddito di cittadinanza, flat tax e modifica della legge Fornero sulle pensioni sono le tre principali promesse sulle quali Di Maio e Salvini hanno vinto le elezioni politiche del 4 marzo, ma sono provvedimenti molto costosi, considerati rischiosi da Bruxelles per l’impatto sui malandati conti pubblici italiani. Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo ha usato toni suadenti verso la commissione europea: «I provvedimenti fondamentali del contratto li faremo col massimo rispetto degli equilibri di bilancio». Comunque nel voto europeo di maggio «l’establishment sarà spazzato via da elezioni storiche». Bastone e carota. La partita è aperta tra il governo populista grilloleghista e l’Unione Europea.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)