Salvini: “Chi di dovere valuterà sulla scorta a Saviano”

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Saviano può essere simpatico o antipatico. Lo si può apprezzare o meno. Si possono avere idee opposte alle sue. Ma non si può indiscriminatamente decidere se togliere o lasciare la scorta a una persona costantemente sotto minaccia, in virtù di un vezzo. Quasi come se fosse un dispetto o una ripicca. Saviano aveva preso posizione sulle politiche sui migranti proponendo provocatoriamente di silenziare le esternazioni di Salvini. Non ci è andato leggero e una replica era quasi obbligatoria. Saviano evidentemente se la aspettava. E il ministro-premier non si è fatto sfuggire l’occasione per andare in tv e aprire bocca per lanciare i proprio strali. Un nuovo nemico, una nuova polemica. Pane per i suoi denti. E subito arriva l’affondo. Ma arriva anche la minaccia. Quella più temibile per una persona che vive sotto scorta. Sulla scorta a Roberto Saviano “saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero. Valuteranno come si spendono i soldi degli italiani. Gli mando un bacione”, ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini ad Agorà su Rai Tre.

Non si sono fatte attendere le reazioni: “Dobbiamo – è il commento di Pietro Grasso – scegliere da che parte stare: se con Saviano o con Salvini. Salvini è il ministro dell’Interno e, proprio in quel ministero, si decide chi deve essere protetto dallo Stato. Con le frasi di stamattina vuol far capire a Saviano di non criticarlo, di stare zitto, altrimenti può intervenire per lasciarlo senza protezione contro la camorra, che lo vuole morto da anni per le sue inchieste e per il suo essere diventato un simbolo della lotta alle mafie. Allo stesso tempo sta facendo passare l’idea che avere la scorta sia un privilegio e un costo, non una necessità che limita la libertà di chi è sotto protezione. La libertà di un giornalista di fare inchieste contro le mafie vale tutti i soldi che spendiamo per garantirgli di fare il suo lavoro. Non vogliamo altri Pippo Fava, Peppino Impastato, Mario Francese, Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato, Mauro De Mauro, Giancarlo Siani, Mauro Rostagno, Giuseppe Alfano”.

Se Salvini vuole risparmiare, è il parere del capogruppo dem Graziano Delrio la “tolga a me la scorta ma la lasci a Saviano”. “Le scorte non si assegnano né si tolgono in tv” reagisce l’ex titolare del Viminale Marco Minniti: “I dispositivi di sicurezza per la protezione delle persone esposte a particolari situazioni di rischio seguono procedure rigorose e trasparenti che coinvolgono vari livelli istituzionali”. Le scorte dunque non sono discrezionali. Non dipendono cioè dalle simpatie o antipatie dell’organo politico. Vengono decise dall’Ucis (l’Ufficio centrale interforze per la Sicurezza personale istituito dopo l’omicidio Biagi) che è sì un’articolazione del Dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale, ma è collegiale e vincolato a criteri precisi. Non sono duque nella dicrezione del titolare del Viminale.

Sorge allora il sospetto che l’avvertimento di Salvini sia la risposta alla dura presa di posizione di Saviano nei confronti delle sue politiche sui migranti e sul censimento dei rom. Politiche dichiaratamente di destra. Non a caso l’ultima esternazione del leader leghista viene subito rilanciata da Forza Nuova: “Pagargli una scorta e un compenso Rai per diffondere bufale politicamente corrette da un attico di New York è davvero troppo”, twitta Roberto Fiore, segretario della formazione neofascista.

Napoli: Un Murales in ricordo di Giancarlo Siani

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Il 23 settembre per tutti i giornalisti campani rappresenta il giorno della memoria e della libera informazione. Infatti, trentuno anni fa venne ucciso dalla camorra il cronista del Mattino Giancarlo Siani. Simbolo della voglia di riscatto dell’intera comunità cittadina. Giovanissimo, Giancarlo Siani cominciò a collaborare con alcuni periodici napoletani interessandosi ai problemi dell’emarginazione, principale serbatoio di manovalanza della camorra. Poi iniziò a lavorare come corrispondente da Torre Annunziata per il quotidiano Il Mattino: dipendeva dalla redazione distaccata di Castellammare di Stabia.

Siani svolse importanti inchieste sui boss locali, un ottimo lavoro che lo portò a diventare corrispondente del quotidiano nell’arco di un anno e ad avere la promessa di essere assunto. In un suo articolo Giancarlo scrisse che l’arresto del boss Valentino Gionta fu possibile per una “soffiata” del clan Nuvoletta ai carabinieri. Ciò provocò le ire dei fratelli Nuvoletta che, agli occhi degli altri boss partenopei, facevano la figura degli “infami”. Per tale motivo Il 23 settembre 1985, poco dopo avere compiuto 26 anni, Giancarlo Siani venne ucciso alle 20,50.

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In ricordo di quella tragica sera il Comune di Napoli in collaborazione con l’associazione «Giancarlo Siani» e l’Ordine dei Giornalisti della Campania, hanno organizzato una cerimonia in ricordo del giovane cronista dedicandogli un murales in via Romaniello nei pressi di piazza Leonardo a Napoli. Presenti alla cerimonia il sindaco Luigi De Magistris, l’assessore regionale al lavoro Sonia Palmieri, magistrati , avvocati, e rappresentanti delle forze dell’ordine e della società civile.

Francesco Brancaccio

Napoli, comunali 2016.
Cresce ipotesi primarie

De Luca con RenziSi è svolto a Roma, a Palazzo Chigi, l’incontro tra il governatore della Campania, Vincenzo De Luca ed il premier, Matteo Renzi. In questo incontro definito come “Il patto per il rinnovamento”. Si sono toccati diversi punti dal rilancio di Bagnoli e dalla Terra dei fuochi fino alle elezioni comunali su cui, concordano il premier e il governatore campano, non si può sbagliare. Nelle elezioni amministrative di Napoli, Roma e Milano il centrosinistra si gioca tutto. Lo sa bene Renzi, che sta seguendo con attenzione il travaglio del partito napoletano, alla disperata ricerca di un candidato che possa mettere tutti d’accordo. Solo così, infatti, si eviterebbe la lotteria delle primarie, che nel 2011 si trasformarono in una sanguinosa resa dei conti tra le correnti, conclusasi nel peggiore dei modi: primarie annullate e Pd fuori dal ballottaggio. Bassolino, ex sindaco ed ex governatore, le primarie le vuole invece a tutti i costi perché, ripetono i suoi come un mantra, sarebbero l’unica strada per vincere le resistenze interne e arrivare all’agognata candidatura.

Ma anche De Luca ha le idee chiare. E le ha esposte al presidente del Consiglio nella tarda mattinata di ieri, durante il faccia a faccia a Palazzo Chigi, l’ipotesi di una candidatura di Bassolino trova la netta contrarietà del presidente della Regione. De Luca lo ha detto pubblicamente: «Il voto di Napoli è un voto politicamente simbolico per il Paese. E allora – ha chiarito – serve un candidato unitario innanzitutto nel Pd, ma soprattutto per il rispetto della coalizione, bisogna guardare oltre al PD. Tale ipotesi trova campo fertile con  Renzi che dal canto suo, sarebbe favorevole alla scelta di un nome esterno, da individuare nella società civile, che possa aggregare il partito determinando il superamento della logica delle correnti e di future lotte interne ma soprattutto coinvolgerebbe anche un apertura con i futuri partiti che aderiranno ad una coalizione di centrosinistra.

Dopo tale incontro i dirigenti locali del Pd si stanno muovendo proprio in questa direzione, come dimostra il pressing scattato in queste ore su Paolo Siani, pediatra all’ospedale Santobono di Napoli e fratello di Giancarlo Siani, il giornalista de ‘Il Mattino’ ucciso trent’anni fa dalla camorra. La road map è dunque tracciata: da Napoli è arrivata a Roma una lista di nomi di papabili candidati, tutti della società civile. Quella di un candidato unitario di coalizione e non di partito fu un’ipotesi, in tempi non sospetti, che lanciò anche Nencini quando venne in visita a Napoli il 4 settembre 2015, sottolineando che una coalizione unita ed il buon risultato del partito socialista sono stati due elementi decisivi per la vittoria alle Regionali di De Luca e la stessa ricetta deve essere messa in campo per affrontare e vincere le amministrative in città. Ma nel caso di primarie valutare con la base anche la possibilità di presentare un candidato in campo socialista.

Francesco Brancaccio