LA CONTROFFENSIVA

LIBERO SCAMBIO GIAPPONEDopo l’abbraccio tra Putin e Trump le reazioni americani e non solo, sono arrivate come era doveroso aspettarsi. Un accordo che in Usa viene definito come una “vergogna”, “poco meno di un tradimento”, “scandaloso”. L’immagine di un presidente che si schiera con un capo di Stato straniero, e per giunta sospettato da un’indagine ufficiale in corso di attività antiamericana, rifiutandosi di appoggiare le proprie stesse agenzie di intelligence impegnate nell’inchiesta sul Russiagate, ha sconvolto i commentatori delle reti televisive nazionali, politici repubblicani e democratici e naturalmente gli stessi funzionari dell’amministrazione coinvolti. L’immagine di un presidente che appoggia e sostiene le tesi antiamericane di Putin in netto contrasto con quelle della amministrazione Usa non poteva lasciare indifferenti. Un gioco di sponda tra i due. Putin per uscire dall’isolamento internazionale, Trump per uscire indenne dal Russiagate con una battaglia isolazionista iniziata con i dazi che si arricchisce quotidianamente di nuove tariffe e minacce.

Una guerra dichiarata alla quale l’Europa, Cina e  il Giappone hanno dato una controffensiva imboccando la strada opposta. Il vertice Ue-Cina di ieri e quello Ue-Giappone di oggi lanciano un messaggio forte in direzione della difesa del multilateralismo da un lato, e della volontà di incrementare le relazioni economiche reciproche dall’altro. L’accordo di libero scambio firmato oggi è maggiore mai siglato tra Europa e Giappone. A firmare, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il premier giapponese Shinzo Abe. Una sigla che arriva all’indomani della visita della delegazione del Vecchio continente in Cina, dove altri impegni – molto meno stringenti, ma politicamente rilevanti – sono stati presi.

Si tratta di “un messaggio potente contro il protezionismo”, dichiarano Abe e Juncker. “Quella di oggi è una data storica allorché celebriamo la firma di un accordo commerciale estremamente ambizioso tra due delle più grandi economie del mondo”, commentano ancora i due leader. “Con il più grande accordo commerciale bilaterale mai siglato – ha scritto su Twitter Donald Tusk – oggi cementiamo l’amicizia nippo-europea. Geograficamente, siamo lontani. Ma politicamente ed economicamente potremmo difficilmente essere più vicini. Condividiamo i valori della democrazia liberali, dei diritti umani e dello stato di diritto”. Anche a livello interno, a differenza del Ceta col Canada o del Ttip con gli Usa, questo accordo ha ricevuto l’appoggio del M5s. Soltanto pochi fa, sul blog delle stelle Tiziana Beghin annotava: “L’accordo di partenariato economico con il Giappone non è perfetto: se fosse stato negoziato sotto gli occhi vigili del governo MoVimento 5 Stelle sarebbe senz’altro migliore, ma le opportunità che offre alle nostre imprese e ai nostri cittadini sono immense e superano gli aspetti negativi”.

Nella comunicazione ufficiale di Bruxelles si ricorda che l’accordo, che riguarda 600 milioni di persone, ha effetto su un export europeo che già vale 58 miliardi in termini di beni e altri 28 miliardi per i servizi. Il cosiddetto accordo Jefta (Japan-Ue free trade agreeement) chiude le trattative avviate nel 2013 e copre un’area di libero scambio che riguarda quasi un terzo del Pil mondiale. “Una volta attuato completamente l’accordo, il Giappone avrà soppresso i dazi doganali sul 97% dei beni importati dall’Ue (in termini di linee tariffarie)”, per una stima di 1 miliardo l’anno di risparmi, diceva già ad aprile Bruxelles nel corso degli ultimi incontri per arrivare alla firma.