“Sere d’Arte” e “In Musica” due cicli di concerti di ArtCity 2018

sere d'arteDue rassegne che riportano allo splendore repertori musicali preziosi nei luoghi più belli del patrimonio storico-artistico e archeologico di Roma e del Lazio.

Prendono il via Sere D’Arte e In Musica, due cicli di concerti nell’ambito di ArtCity 2018, la programmazione del Polo Museale del Lazio diretto da Edith Gabrielli, che da giugno a settembre offre ai cittadini della regione e ai tanti turisti in visita nel nostro Paese oltre 150 iniziative, fra arte, architettura, letteratura, musica, teatro, danza e audiovisivo e che nel 2017 ha registrato complessivamente quasi 600.000 presenze.

Entrambe le rassegne sono curate da Cristina Farnetti.

Sere d’Arte, dal 28 giugno al 13 settembre, nella splendida cornice di Castel Sant’Angelo, il Mausoleo di Adriano, si dedica alla musica classica e al repertorio barocco, eseguito con strumenti originali dell’epoca. 13 appuntamenti musicali, 46 artisti, 4 prime romane, 5 prime nazionali, 2 progetti “site specific” e un doppio omaggio a Claude Debussy per il centenario della morte: una programmazione di altissimo profilo incentrata sul mondo classico e barocco, ma con incursioni nel moderno, nel contemporaneo e aperture verso le tradizioni di paesi extraeuropei.

La rassegna si apre giovedì 28 giugno con Europa Galante, ensemble habitué dei palchi di prestigio internazionale diretto da Fabio Biondi, con il programma A. Vivaldi, Arie d’opera e Concerti che punta a far “riscoprire” una parte del repertorio meno noto del celebre autore. Ospite d’eccezione, per la prima volta a Roma, il mezzosoprano Vivica Genaux, interprete tra le più acclamate al mondo per il repertorio settecentesco e in particolare italiano. La serata sarà anche preziosa occasione per visitare la Cappella dei Condannati, cornice che ospita il concerto di Europa Galante, normalmente chiusa al pubblico.

Fabio Biondi ritorna, accompagnato dalla clavicembalista Paola Poncet, il giorno successivo, 29 giugno, con La storia del Violino in Italia (1700-1750), un recital che finalmente, per la prima volta, arriva a Roma. Si prosegue con il Paolo Pandolfo Ensemble il 6 luglio in Paris 1689. Rivoluzionari alla Corte del Re Sole, incentrato su un repertorio per viola da gamba, e con l’ensemble Cappella Neapolitana diretto da Antonio Florio e l’attore-cantante Pino De Vittorio il 14 luglio in NAPOLI! L’età d’oro della commedia per musica napoletana.

Giulio Scarpati darà poi voce all’Imperatore Adriano in Memorie di Adriano. Scarpati legge Yourcenar, il 19 luglio nel Cortile di Alessandro VI, nel primo dei 2 progetti speciali dedicati al monumento romano: un concerto-racconto liberamente tratto dal celebre romanzo di Marguerite Yourcenar, in esclusiva per Sere d’Arte.

Il celebre Quartetto Bernardini, con la stella mondiale del violino Cecilia Bernardini, sarà per la prima volta in Italia il 23 luglio con Mozart incontra Bach; il Maestro del clavicembalo Rinaldo Alessandrini il 27 luglio in un programma antologico dedicato a Bach; lo spagnolo Ensemble Dialoghi che, anch’esso per la prima volta in Italia, il 3 agosto propone I Quintetti per fiati e fortepiano di Mozart e Beethoven restituiti alla sonorità originale del clarinetto, oboe, fagotto e corno nella loro veste originaria di fine Settecento.

Il 9 agosto appuntamento con Midwinter Spring – Debussy I, il primo dei 2 omaggi che Sere d’Arte dedica a Claude Debussy, compositore cardine del Novecento, di cui cade quest’anno il centenario della morte. Alle musiche, il pianista Alessandro Stella.

Altri protagonisti di Sere D’Arte saranno la rinomata arpista greca Flora Papadopoulos, il 16 agosto con i suoi adattamenti per arpa in Unwritten. Dal violino all’arpa; Triolet (flauto traverso, viola e arpa), tre solisti protagonisti della scena europea, il 24 agosto in Rêverie – Debussy II, secondo omaggio a Debussy; il chitarrista cileno José Antonio Escobar il 30 agosto con Impresiones del Sur. La chitarra tra Spagna e Sud America, una panoramica sul repertorio classico novecentesco per chitarra.

Gran finale il 13 settembre: Sere d’arte chiuderà puntando i riflettori su un gioiello ritrovato. Prima dell’ultimo appuntamento musicale, verrà infatti presentata al pubblico una preziosissima spinetta della fine del ‘500, frutto di un lungo restauro che testimonia il forte impegno del Polo Museale del Lazio nel recupero e la valorizzazione delle collezioni permanenti. Subito dopo, in Le Muse di Vulcano. Musica, Armi e Amore ai tempi di Paolo III Farnese, la spinetta tornerà a suonare fra le mani di Maurizio Croci, nella Sala Paolina. La serata, che vedrà protagonista anche Evangelina Mascardi con la vihuela, strumento a pizzico in gran voga nella Spagna del Cinquecento, sarà caratterizzata da un programma tutto incentrato sulla figura del “cortegiano”, abile nell’uso delle armi ma anche uomo di lettere e arti. La spinetta sarà dunque il simbolico trait d’union fra le decorazioni rinascimentali della Sala Paolina e la mostra “Armi e potere nel Rinascimento Europeo” allestita negli spazi adiacenti che il pubblico potrà visitare nel corso della rassegna, entro le 19, con un biglietto unico.

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In Musica invece presenta dal 7 luglio al 22 settembre undici concerti di musica senza confini, al tramonto, in alcuni dei meravigliosi luoghi del patrimonio storico-artistico del Lazio: abbazie, musei, palazzi rinascimentali, chiese e siti archeologici ospiteranno un ciclo di concerti di rara qualità, in una panoramica di stili e contesti musicali diversi in grado di rendere unica l’esperienza di riscoperta di un Lazio forse meno conosciuto ma di straordinario valore storico-artistico e paesaggistico.

Si parte il 7 luglio al Museo Nazionale delle Navi Romane lungo le rive del lago di Nemi (Rm) con Corazón al Sur. Tanghi di ieri e di oggi, un viaggio tra presente e passato nella tradizione argentina del tango dove la protagonista sarà Nora Tabbush, cantante di Buenos Aires che approda al tango con lo spirito della ricerca delle radici, attività che affianca a quella concertistica dedicata al repertorio barocco.

Si prosegue con Laura Tabanera l’ 8 luglio all’Abbazia Greca di San Nilo a Grottaferrata (Rm) con il concerto danzato Tra Grecia e Sefarad; il Quartetto Delfico il 15 luglio al Palazzo Farnese di Caprarola (Vt), in un’esplorazione sonora che va dal classicismo viennese allo stile operistico italiano con Dal Salotto all’Opera; lo Stradella Young Project diretto da Andrea De Carlo il 20 luglio all’Abbazia di Casamari a Veroli (Fr) in Santa Editta, vergine e monaca, regina d’Inghilterra; i KlezRoym, uno dei più importanti complessi europei di musica Klezmer, il 22 luglio nella Chiesa di San Pietro a Tuscania (Vt) con KlezRoym. Onde di suono mediterranee.

Spazio al jazz poi con il maestro Enzo Pietropaoli insieme a Gabriele Mirabassi al clarinetto e Michele Rabbia alle percussioni e live electronic il 29 luglio al Monastero di San Benedetto Sacro Speco di Subiaco (Rm) in Gratia. Improvvisazioni e riletture contemporanee sulle antifone mariane; e ancora, il celebre pianista jazz Enrico Pieranunzi in duo con il chitarrista Stefano Cardi il 4 agosto nella Villa Giustiniani di Bassano Romano con il nuovo progetto America Sounds for Two.

L’arpa gesuita di Lincoln Almada sarà ospite il 18 agosto dell’Abbazia di Fossanova a Priverno (Lt) e il 19 agosto della Basilica di San Francesco a Viterbo con il viaggio sonoro Un solo cammino. Dai Conquistadores all’America Latina; la formazione Micrologus il 26 agosto eseguirà invece nella Cappella dell’Annunziata di Cori (Lt) un concerto dedicato alla musica medievale spagnola castigliana, Madre de Deus. Miracoli e pellegrinaggi dalle Cantigas de Santa Maria.

Ultimo appuntamento di “In Musica” il 22 settembre al Santuario Madonna della Quercia a Viterbo con Vergine Bella/Pulchra Virgo. Otto secoli di poesia e musica al femminile: un excursus, tra poesia e musica, di otto secoli sul tema della Vergine Bella di petrarchesca memoria, vero filo rosso che lega i versi di Dante e Petrarca, via via fino ad arrivare ad Alda Merini. Sguardi diversi che fanno della donna una musa irraggiungibile, la guida di un percorso filosofico, l’oggetto di liriche amorose.

CALENDARIO SERE D’ARTE

giovedì 28 giugno ore 21.00 – Cappella dei Condannati

A. Vivaldi, Arie d’opera e Concerti

Europa Galante

Vivica Genaux mezzosoprano

Fabio Biondi violino e direttore

venerdì 29 giugno ore 21.00 – Sala della Biblioteca

La storia del Violino in Italia (1700-1750)

Fabio Biondi violino

Paola Poncet clavicembalo

musiche di Corelli, Veracini, Locatelli, Tartini

venerdì 6 luglio ore 21.00 – Sala Paolina

Paris 1689. Rivoluzionari alla Corte del Re Sole

Paolo Pandolfo Ensemble

Paolo Pandolfo viola da gamba e direzione artistica

Amélie Chemin viola da gamba

Markus Hunninger clavicembalo

Thomas Boysen tiorba e chitarra barocca

musiche di Marais, Couperin, De Visée

sabato 14 luglio ore 21.00 – Sala della Biblioteca

NAPOLI! L’età d’oro della commedia per musica napoletana

Cappella Neapolitana

Pino De Vittorio tenore

Antonio Florio direttore

musiche di Provenzale, De Majo, Sarlo, Paisiello

giovedì 19 luglio ore 21.00 – Cortile delle Fucilazioni

Memorie di Adriano. Scarpati legge Yourcenar

Giulio Scarpati voce recitante

Luisa Prayer pianoforte

Federico Piccotti violino

con musiche di Debussy, Szimanowsky

lunedì 23 luglio ore 18.30 – Cappella dei Condannati

Mozart incontra Bach

Quartetto Bernardini

Alfredo Bernardini oboe

Cecilia Bernardini violino

Teresa Ceccato viola

Marcus van den Munckhof violoncello

musiche di Mozart, Druschetzky, J.Ch. Bach

venerdì 27 luglio ore 21.00 – Sala della Biblioteca

BACH

Rinaldo Alessandrini clavicembalo

venerdì 3 agosto ore 21.00 – Cappella dei Condannati

Mozart e Beethoven. I Quintetti per fortepiano e fiati

Ensemble Dialoghi

Cristina Esclapez fortepiano

Josep Domènech oboe

Lorenzo Coppola clarinetto

Pierre-Antoine Tremblay corno naturale

Javier Zafra fagotto

giovedì 9 agosto ore 21.00 – Cappella dei Condannati

Midwinter Spring – Debussy I

Alessandro Stella pianoforte

musiche di Kancheli, Part, Debussy

giovedì 16 agosto ore 21.00 – Cappella dei Condannati

Unwritten. Dal violino all’arpa

Flora Papadopoulos arpa barocca

musiche di Bach, Biber, Marini, Corelli

venerdì 24 agosto ore 21.00 – Cappella dei Condannati

Rêverie – Debussy II

Triolet

Manuel Zurria flauto

Luca Sanzò viola

Lucia Bova arpa

musiche di Ravel, Bax,Takemitsu

giovedì 30 agosto ore 21.00 – – Cappella dei Condannati

Impresiones del Sur. La chitarra tra Spagna e Sud America

José Antonio Escobar chitarra

musiche di Albeniz, Torroba, Rodrigo, Sáinz de la Maza, Crespo, Villa-Lobos

giovedì 13 settembre ore 18.30 Presentazione del restauro della spinetta, ore 20.30 concerto

Musica

Le Muse di Vulcano. Musica, Armi e Amore ai tempi di Paolo III Farnese

Maurizio Croci spinetta

Evangelina Mascardi vihuela

musiche di Cabezón, Henestrosa, Francesco da Milano, Capirola

INFO SERE D’ARTE

Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo

Lungotevere Castello, 50 – 00193 ROMA

“Il fulgore di Dony” di Pupi Avati: storia di un incontro ‘folgorante’

avatiIl film per la regia di Pupi Avati, “Il fulgore di Dony” -andato in onda su Rai Uno il 29 maggio scorso-, affronta temi importanti: una ‘disabilità’ improvvisa a seguito di un incidente in cui si ritrova un giovane, la crescita degli adolescenti al tempo d’oggi in una Bologna moderna con i primi innamoramenti e delusioni, l’amore che folgora, quegli incontri che ti cambiano la vita, quasi epifanie ermeneutiche un po’ pirandelliane. Protagonista della storia è una giovane 17enne di Bologna, Donata Chesi (detta Dony); già dal suo nome si intravede la figura preziosa di questo personaggio, che sarà un vero e proprio ‘dono’ per un altro giovane: Marco Ghia (Saul Nanni, che già abbiamo visto recitare in “Scomparsa”, la fiction per la regia di Fabrizio Costa con Vanessa Incontrada e Giuseppe Zeno). I due si innamoreranno, di un amore profondo, un sentimento folgorante; per Dony sarà amore a prima vista, così forte da pervaderla: “è stato in quel momento (quando lo ha incontrato per la prima volta) che è successo il miracolo”. Vero e proprio miracolo che sembra destinato a far trionfare gioia, felicità, allegria, romanticismo. Ma per un regista impegnato come Avati non poteva bastare, non poteva fermarsi qui; il regista con questo film è voluto -a nostro avviso- andare oltre per affrontare tematiche più profonde. Infatti un giorno Marco avrà un grave incidente sugli sci con il padre (Andrea Roncato), che lo porterà a un grave handicap fisico e mentale (a seguito di un forte trauma cranico le sue capacità motorie e cognitive saranno drasticamente e progressivamente sempre più ridotte); l’unica persona in grado di calmarlo, che il ragazzo cercava e pertanto che poteva ‘salvarlo’, era proprio Dony (rimasta sempre nella sua mente nonostante la grave patologia). Per questo la madre (Lunetta Savino) chiede aiuto a lei; in nome del suo amore. Così profondo, da farle dire: “quando rideva era ancora più bello”, “sarei rimasta lì per sempre a parlare con lui”; amore anche eterno ed in grado da rinunciare a tutto per lui? Nonostante la giovane età? Dony si ritrova di fronte a questo bivio. Lui le chiede di sposarlo e di fuggire via con lui. I compagni le dicono di lasciar stare questo suo “stupido sogno” romantico inutile, di ripensarci. La ragazza all’inizio ha un attimo di titubanza, poi troverà il coraggio di portare avanti il suo amore e inseguire il suo sentimento. La famiglia non approva (né la madre, Ambra Angiolini, né il padre, Giulio Scarpati): “Sei matta come lui” le dice sua mamma. Ma per lei esisteva solamente una legge shakespeariana di “O tutte e due o niente”, solo loro due insieme, così forti che si bastavano a vicenda. Dei nuovi Romeo&Giulietta moderni. Quasi forte del suo nome, di un amore che le era stato donato e che doveva restituire. Il fulgore del titolo, però, non è solo la sua forza di volontà, il suo amore per la vita, il suo coraggio di andare contro tutti per Marco, la vitalità che riuscirà a portare nella vita del giovane. “Fulgore” infatti significa -da dizionario- folgore, bagliore, luce vivissima che abbaglia, lucentezza e brillantezza nel senso di sfolgorio, ma anche dunque metaforicamente “il momento migliore della propria vita”. Dunque è in questo senso che va letto il termine scelto dal regista per il titolo; cioè il godersi in pieno la fase migliore della vita, la giovinezza, nonostante tutte le difficoltà e nonostante anche la malattia, ma anche il bagliore che acceca delle cose importanti della vita come l’amore, che con fragore irrompono nella nostra vita con questi incontri che te la cambiano e con i veri piccoli miracoli che accadono: il vero folgore di quell’età magnifica che è l’adolescenza. Un film di adolescenti e per adolescenti. Ma se da adolescenti si sogna l’amore eterno, romantico e passionale, Dony finisce in analisi, in terapia dallo psichiatra e psicoanalista (Alessandro Haber), perché non riesce a parlare con la sua famiglia, che non condivide la sua scelta di rinunciare a tutto per questo ragazzo. “Ne sono consapevole. Mi ritiro dalla scuola per qualcosa di più importante. Voglio sposarlo. Lo faccio per il bene che mi vuole, per la sua paura che ha di perdermi, per il bisogno che ha di me. Non avevo mai pensato di poter essere così importante per qualcuno”. Dunque una ragazza che diventa una donna, che capisce che crescere significa prendersi delle grosse responsabilità. Non è solo il tenero romanticismo di una giovane sognatrice, innamorata, dall’anima delicata e sensibile, appassionata di letteratura e soprattutto della scrittrice Anna Maria Ortense, di cui la colpisce soprattutto il suo rapporto con il dolore (a seguito della perdita del fratello marinaio Emanuele). Ed è quest’ultimo sentimento che è entrato, con l’amore, nella sua vita. Lei ama la danza classica e vorrebbe diventare una scrittrice. Per dirla con Anna Maria Ortense, allora, come scrisse nel suo primo racconto “Pellerossa”: la giovane si ritrova a vivere “lo sgomento delle grandi masse umane, della civiltà senza più spazi e innocenza, dei grandi recinti dove saranno condotti gli uomini comuni”, cioè l’incomunicabilità, per la percezione deviata della diversità, discriminata, che ci emargina in spazi chiusi dove siamo rinchiusi come in gabbie sempre più strette, circondati da spazi enormi di città che si fanno metropoli, nella società di massa appunto che tende a stereotipare e stigmatizzare tutto. Ed ancora, si potrebbe aggiungere, con le parole della Ortense in “L’infanta sepolta” (pubblicato da Adelphi nel 1994), che sembrano descrivere alla perfezione lo stato d’animo di Dony: “Qui, (…) tutte le cose, il bene e il male, la salute e lo spasimo, la felicità più cantante e il dolore più lacerato, (…) tutte queste voci erano così saldamente strette, confuse, amalgamate tra loro, che il forestiero che giungeva in questa città ne aveva (…) una impressione stranissima, come di una orchestra i cui istrumenti, composti di anime umane, non obbedissero più alla bacchetta intelligente del Maestro, ma si esprimessero ciascuno per proprio conto suscitando effetti di meravigliosa confusione”. Ma la città è la stanza, la casa dove vive con Marco; cioè spesso la gente non potrà capire, ma ormai l’infanzia e l’adolescenza sono superate: lei e lui non sono più bambini, nonostante il giovane sia affetto da un progressivo ritardo mentale a seguito dell’incidente. L’amore è felicità e sofferenza insieme, nella gioia e nel dolore come si dice nel rituale del matrimonio; capire questo significa diventare grandi e saper davvero amare.

Un modo per descrivere l’adolescenza in maniera un po’ pittoresca, quasi ci trovassimo davvero in un romanzo letterario storico d’altri tempi, antico e moderno contemporaneamente. Forse Pupi Avati poteva approfondire meglio tematiche importanti solo accennate come la disabilità, la gioventù coraggiosa e la psicoanalisi; bene ha fatto a trattare e ad approfittare di una trama assolutamente interessante ed originale. Forse poteva approfittarne meglio. I temi sono solo accennati, trattati in maniera semplice e a volte semplicistica; magari si poteva sfruttare meglio il filone della psicoanalisi per un’evoluzione nei personaggi, in Dony come nei genitori, per mostrare il vero cambiamento che porta; oppure dare più risalto alla scelta coraggiosa della ragazza, coinvolgendo anche gli altri coetanei e compagni di scuola, facendoli diventare parte attiva del suo ‘progetto’ di aiutare il ragazzo a superare il trauma del suo incidente diventando una vera comunità più unita e ampia, invece di essere distanti e spettatori passivi quasi infastiditi; oppure mostrare come la disabilità non sia invalidante in toto impendendo ad una persona di realizzarsi nei suoi sentimenti, in questo aspetto troppo poco approfondito: sì c’è io matrimonio dei due che lottano contro tutti, però rimane una cosa ristretta a loro due, solo loro due, mentre sarebbe stato bello vederlo esteso a più persone, con un maggior ruolo della città, di Bologna che fa solo da cornice senza avere parte attiva, eppure città molto ‘fresca’ e ‘viva’. “Il fulgore di Dony” sembra più una nuova versione de “La solitudine dei numeri primi” che finalmente convergono, ossia la solitudine di due anime simili e predestinate, cioè destinate ad incontrarsi ed unirsi che finalmente mette fine a un loro isolamento individuale stringente. La storia di questi due giovani in cui la vera protagonista è Dony (Greta Zuccheri Montanari), più che lui (Marco Ghia, Saul Nanni), poiché il suo incidente è la causa scatenante di tutto il cambiamento, che è lui stesso ad avviare, ma che senza di lei non potrebbe proseguire: i due diventano inseparabili, ma ne è lei la promotrice e la forza vincente. Sicuramente, una volta di più, Pupi Avati -dall’alto della sua esperienza e maturità professionale, forte dell’impegno del suo mestiere e del suo ruolo socialmente impegnato e utile- ci ricorda che i giovani possono (e devono) fare tanto, per dare il ‘la’, l’esempio, quasi una guida per mettere in moto un mutamento sociale collettivo significativo e dettare nuove regole del vivere civile, nonostante la loro giovane età -ribadiamo-. Questo il vero fulgore che deve essere folgorante per tutti.

Ba Co

Vietato agli under 14 il film 17 ragazze. Scarpati, la censura è un brutto ricordo del passato

«La censura è ormai superata nei fatti. È solo una reminiscenza storica legata a categorie degli anni ’70, periodo in cui si tentava in ogni modo di nascondere la realtà». Questa è l’opinione dell’attore Giulio Scarpati, in merito alla decisione della Commissione del Mibac (Ministero per i Beni e le Attività Culturali) sul film “17 ragazze”, vietato ai minori di 14 anni. Scritto e diretto da due donne, le sorelle Muriel e Delphine Coulin, e ispirato a eventi realmente accaduti, il film narra la storia di diciassette ragazze dello stesso liceo che decidono di rimanere incinte tutte insieme, compiendo un gesto al tempo stesso d’amore e di ribellione. Continua a leggere