Moscovici, l’Italia è un problema per l’Eurozona

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Passa la prima fiducia del governo Conte. L’Aula della Camera ha infatti approvato la fiducia sul decreto legge milleproroghe con 329 sì e 220 no. Gli astenuti sono stati 4. Il provvedimento, viste le modifiche, dovrà tornare in terza lettura all’esame di Palazzo Madama. Il decreto deve essere convertito in legge entro il 23 settembre. Il Partito Democratico ha fatto ostruzionismo per tutto il corso della discussione iscrivendo a parlare sugli ordini del giorno al testo tutti i suoi deputati. Una scelta che è piacuta a Forza Italia: “È inutile e svilisce la funzione del Parlamento e della stessa opposizione”, attacca il vice capogruppo Roberto Occhiuto. Ma il Pd rivendica la legittimità di proseguire con l’ostruzionismo, visto che la maggioranza ha “compresso” il dibattito, è la replica di Enrico Borghi. Ma al di là delle questioni di metodo lo scontro si concentra sul merito delle questioni. Dopo la battaglia sui vaccini, finita sostanzialmente con la proroga dell’autocertificazione e dunque con un rinvio e una non-decisione, l’attezione si è spostata sui tagli di oltre un miliardo alle periferie, che, nonostante le assicurazioni di Conte con l’Anci non sono stati ancora ripristinati.

Intanto dall’Europa l’Italia viene tenuta sotto osservazione. Pierre Moscovici, commissario europeo agli Affari economici, non ha usato mezzi termini per definire la situazione dei conti nel nostro Paese. Infatti per Moscovici, l’Italia rappresenta “un problema” per l’eurozona. Lo ha detto oggi nel corso di una conferenza stampa a Parigi, nel corso della quale ha sollecitato il nostro Paese a presentare “una legge di bilancio credibile”. “C’è un problema, che è l’Italia – ha affermato Moscovici – Ed è proprio l’Italia il tema su cui voglio concentrarmi prima di tutto”. “L’Italia – ha spiegato Moscovici – ha bisogno di riforme alla sua economia. Fermare le riforme e stampare moneta non è quello che salverà l’Italia”.

Pierre Moscovici “per la prima volta ha paura” davanti all’ondata populista che sta travolgendo l’Europa, “non c’è Hitler, ma dei piccoli Mussolini” ha scandito all’indomani del discorso sullo stato dell’Unione di Jean-Claude Juncker. A 250 giorni dalle elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento, il commissario europeo agli Affari economici e monetari ne ha parlato “senza dubbio come le più decisive da quelle del 1979”, che furono le prime. “Quando dico che ho paura”, ha detto, è pensando agli anni Trenta del Novecento. “Non c’è Hilter”, ma se ci sono “dei piccoli Mussolini è da verificare”, ha sottolineato Moscovici, in un’allusione neanche troppo velata a Matteo Salvini, “il più nazionalista” dei ministro degli Interni, “in un momento in cui il suo Paese avrebbe più che bisogno della solidarietà europea”.

“Quando dico che ho paura – ha insistito il commissario, ricordando di essere “figlio di un ebreo della Romania, venuto a cercare asilo in Francia” – non sono paralizzato, ma bisogna reagire” rafforzando la sovranità dell’Europa dinanzi alle minacce esterne.  Parole forti, quelle del commissario, alle quali ha replicato il vicepremier Luigi Di Maio. “Nel momento in cui abbiamo avuto un rapporto decente con un commissario Europeo, Gunther Oettinger, come al solito c’è un atteggiamento da parte di alcuni commissari europei che è veramente inaccettabile, insopportabile” ha commentato Di Maio alla Camera al termine dell’incontro con il Commissario Ue Oettinger.

“Dall’alto della loro Commissione Ue addirittura si permettono di dire che in Italia ci sono tanti piccoli Mussolini. – ha rilevato Di Maio -. Non solo non si devono permettere ma questo dimostra come queste siano persone scollegate dalla realtà”.

In arrivo in cdm il ‘decretone’ per Genova

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Venerdì prossimo arriverà nel Consiglio dei ministri il ‘decretone’ per Genova. Il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli, in audizione alla commissione Ambiente della Camera, ha annunciato che venerdì prossimo arriverà al Consiglio dei Ministri il ‘decretone’ per Genova precisando che si tratta di un decreto ‘molto importante’ che conterrà ‘un aiuto alle famiglie in tema di mutui e un aiuto alle imprese con agevolazioni fiscali’. Un aiuto alle famiglie offerto dalla società Autostrade, pari a mezzo miliardo di euro, è stato rifiutato dal Governo ed il vicepremier Di Maio disse che ‘non si potevano accettare elemosine’ (l’elemosina corrispondeva a circa 800 mila euro pro capite per i genovesi sfrattati).

Il ministro Toninelli ha spiegato: “Nel decreto non ci sarà solo la parte su Genova, ma anche interventi sulla manutenzione e una parte relativa ai sensori.

Nel decreto per Genova, la ricostruzione del Ponte sarà il primo obiettivo. Partendo dalle regole attuali del Codice degli Appalti, sulla base dell’eccezionalità, potremo affidare direttamente a una società pubblica, pensiamo a Fincantieri, l’appalto per la ricostruzione del Ponte. Sulle concessioni autostradali, intendo dare un segnale di svolta ben preciso:  d’ora in avanti tutti i concessionari saranno vincolati a reinvestire buona parte degli utili nell’ammodernamento delle infrastrutture  che hanno ricevuto in concessione, dovranno rispettare in modo più stringente gli obblighi di manutenzione a loro carico e, più in generale, dovranno comprendere che l’infrastruttura non è una rendita finanziaria, ma un bene pubblico che il Paese. Sul Mose oggi si assiste ad una sorta di paralisi da parte del soggetto tecnico operativo incaricato di realizzare l’opera per conto dello Stato (concessionario Consorzio Venezia Nuova). Inadempienza ingiustificata e pericolosa rispetto ad un’opera marittima, che rischia di aggravare le condizioni di manutenzione”.

Il ministo Toninelli ha anche aggiunto: “Siamo al lavoro, abbiamo lavorato anche stanotte al decreto, che ho definito ‘decretone’, molto importante per far ripartire immediatamente Genova  oltre all’attività per la messa in sicurezza delle opere infrastrutturali. I lavori di ricostruzione del ponte non possono essere affidati ed eseguiti da chi giuridicamente aveva la responsabilità a non farlo crollare. Consentire ad Autostrade per l’Italia di ricostruire il ponte  sarebbe una follia  e sarebbe irrispettoso nei confronti dei familiari delle vittime del crollo del Morandi”. Poi il ministro ha evidenziato: “Su questo il governo è compatto. Inoltre, sulla ricostruzione del ponte deve esserci il progetto, il sigillo dello Stato. E la ricostruzione va affidata a un soggetto a prevalente o totale partecipazione pubblica dotato di adeguate capacità tecniche”. Toninelli ha anche annunciato: “ Nei prossimi giorni convocherò tutti i concessionari delle infrastrutture chiedendo un programma dettagliato degli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, con specifica quantificazione delle risorse destinate a realizzare un programma di riammodernamento delle infrastrutture. E’ indifferibile l’esigenza di intervenire su un sistema malato che non ha giustificazione né corrispondenza negli altri Paesi europei. In un’ottica di revisione degli schemi di convenzione risulta altrettanto necessario ristabilire un rapporto fisiologico tra concedente e concessionario anche attraverso l’adozione di misure punitive nei confronti delle società nel caso di ricorsi manifestamente strumentali”.

In realtà, il giorno precedente, il governatore della Liguria, ospite del forum Ambrosetti a Cernobbio, ha lanciato un messaggio imperativo: “Chiediamo al governo di varare subito il decreto per ricostruire il ponte per consentirci di metterci subito al lavoro non appena arriva il dissequestro della Procura”. Un provvedimento che per il governatore deve limitarsi a prevedere la deroga al Codice degli appalti per consentire immediatamente a Fincantieri e all’architetto Renzo Piano di approntare la fase operativa nella quale, ovviamente, saranno coinvolte altre eccellenze italiane. Ma la strategia del Governo non sembrava che andasse nella stessa direzione. Pur confermando a breve l’iniziativa del governo, il vicepremier e leader del M5S, Luigi Di Maio ha confermato la volontà di escludere Autostrade dalla partita.

Di Maio, parlando con i giornalisti alla Fiera del Levante, ha detto: “Io non faccio ricostruire il ponte a chi lo ha fatto crollare. Autostrade avrà nei prossimi giorni un’altra brutta sorpresa. Per quanto ci riguarda, il ponte Morandi lo deve ricostruire un’azienda di Stato come Fincantieri, perché dobbiamo monitorare cosa si farà”.

La differenza dunque è nel ruolo di Autostrade e nella revoca della concessione che prevede che spetti al concessionario il ripristino dell’opera.

Ma per Toti passare per la revoca della concessione rischia di allungare pericolosamente i tempi per la ricostruzione. Così il governatore della Liguria ha lanciato un messaggio anche a Salvini: “Non è il momento delle parole ma dei fatti. Teniamo separate le responsabilità dalla ricostruzione: Autostrade, come impone la concessione, ci mette i soldi ma non si oppone che la ricostruzione del ponte sia affidata a Fincantieri sul progetto di Piano”.

Con riferimento alla Commissione del Mit e al ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli che lo attacca per non aver ancora soddisfatto le richieste delle famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni ha replicato: “Duecento famiglie sono già state sistemate in alloggi e il completamento avverrà nei prossimi giorni. Il ministro credo abbia ben altro di cui occuparsi….”. La conclusione brusca di Toti allude  alle dimissioni dell’ingegner Bruno Santoro, annunciate dal ministero delle Infrastrutture, dalla Commissione ispettiva del Mit che opera per individuare le cause del crollo del Ponte Morandi. Santoro, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui fatti del “Morandi”, è stato il terzo componente che lascia la commissione ispettiva aggiungendosi alle dimissioni di fine agosto di altri due indagati: il professore Antonio Brencich e il presidente Roberto Ferrazza, provveditore alle opere pubbliche per il Piemonte, Liguria e Val d’Aosta, tutte persone nominate dall’attuale governo Conte.

Salvatore Rondello