Ok alla manovrina. Gentiloni: “Matenuti gli impegni”

gentiloni manovrina“Approvata manovra correttiva: impegni di bilancio mantenuti senza nuove tasse. Priorità ai fondi per la ricostruzione post terremoto”. Così il premier Paolo Gentiloni commenta su twitter il via libera definitivo del Senato alla manovrina sulla quale il governo ha incassato la fiducia al Senato con 144 Sì, 104 No e 1 astenuti. I votanti erano 249 e la maggioranza era di 125 voti. La Manovra è quindi legge. A favore si erano espressi il Pd, il gruppo Autonomie e Ap, anche se il presidente della Commissione Lavoro Maurizio Sacconi aveva dichiarato che non avrebbe votato, in dissenso con il suo gruppo, contestando la normativa sui voucher inserita nel testo della Manovra. Il primo a votare nella prima chiama è stato l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha scelto il Sì.

Insomma Paolo Gentiloni preme l’acceleratore sui provvedimenti che ritiene fondamentali. Prima la fiducia al ddl penale alla Camera, ottenendo la maggioranza assoluta dell’Aula di Montecitorio (320 consensi, che diventano 267, contro 136 no, nella successiva votazione finale). Poi la fiducia al Senato, sulla manovrina.

Sono stati 69 i senatori assenti durante l’approvazione della manovra. Sedici di Mdp – Articolo 1, 13 di Forza Italia, 10 del gruppo Misto, 9 di Gal, 7 di Ala, 4 M5S, 3 autonomie, 2 i senatori del Pd (Tocci e Ruta), 4 Fl- Idea, 1 di Ap (Sacconi), ad astenersi il senatore Conti del gruppo Misto mentre un esponente di Ala non ha partecipato al voto. Per la precisione fra i 69 assenti 9 provengono dal Gruppo Misto e 1 dalla Lega.

Il gruppo di Mdp non ha partecipato al voto assumendo per la prima volta una così forte presa di distanza. “Una presa di distanza netta di cui siamo consapevoli” ha detto in Aula al Senato Maurizio Migliavacca intervenendo in dichiarazioni di voto. “Si tratta – ha spiegato – di una scelta obbligata, l’unica possibile per noi per non arrendersi al rifiuto in blocco del decreto”. “Un no – ha spiegato – Migliavacca – a quella che giudichiamo una forzatura sui voucher, contraria ai nostri valori costitutivi: la dignità del lavoro, la partecipazione democratica. Ma nello stesso tempo, per la responsabilità che sentiamo verso il governo, una porta aperta. Una porta aperta a scelte, nel metodo e nel merito, più condivise nel futuro”.

Dalla maggioranza il senatore del Pd Giorgio Tonini, parla di voto “convinto” a un “decreto, che è un tassello importante all’interno di una strategia di politica economica e sociale che si sta rivelando sempre più fruttuosa man mano che il tempo passa”.

Al prossimo cdm decreto legge sui vaccini

Vaccini-sanzioni mediciDopo le polemiche sui vaccini, il governo si occuperà dell’obbligatorietà del Consiglio dei ministri di venerdì prossimo. I ministri competenti lavoreranno questa settimana a un testo sui vaccini obbligatori. E’ quanto si apprende da fonti di governo. Le stesse fonti riferiscono che il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, aprendo i lavori del Consiglio dei Ministri, ha riferito che i dicasteri competenti lavoreranno questa settimana a un testo da portare al cdm di venerdì. Sulla obbligatorietà, viene spiegato, tutti i componenti del governo sono d’accordo.
Varare il decreto entro la prossima settimana è l’obiettivo indicato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin al termine della riunione del Cdm di oggi. ”Come annunciato ho presentato all’attenzione del Consiglio dei Ministri il testo base di decreto legge sull’obbligo vaccinale nelle scuole. Durante la seduta ho avuto conferma dal Presidente Gentiloni circa la volontà di avviare subito un approfondimento collegiale, che è già iniziato tra i tecnici della Salute, del Miur e della presidenza del Consiglio”, ha spiegato.

“E’ indispensabile che il decreto sui vaccini proposto dal ministro della Sanità Beatrice Lorenzin venga approvato quanto prima” afferma Fabrizio Cicchitto. “E’ semplicemente surreale che vengano messi in contraddizione il diritto allo studio con l’obbligo della vaccinazione. Infatti chi andrebbe a scuola a cuor leggero se non fosse sicuro che esiste una rigorosa copertura sanitaria? Il ministro della Sanità sta svolgendo questa iniziativa per un suo preciso dovere perché altrimenti verrebbe messa in mora dalle autorità sanitarie internazionali e dalle stesse regioni quindi non c’è protagonismo ma anzi una assunzione di responsabilità” conclude Cicchitto.

Intanto continuano le polemiche sulle parole del deputato M5s Alessandro Di Battista che, intervenendo ieri sera a Piazzapulita su La7, ha dichiarato che se si vuole “ampliare la fascia delle persone che si vaccinano, la gratuità del vaccino è più importante dell’obbligatorietà del vaccino stesso. Quindi vogliamo il vaccino gratuito”. La ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha replicato su Twitter poco dopo: “Volevo informarvi che con il Piano nazionale vaccini in Italia i vaccini sono già gratuiti”.

Rincara la dose Federico Gelli, componente della commissione Affari Sociali della Camera che aggiunge: “Dopo le sciocchezze di Fico, ora anche Di Battista rincara la dose parlando senza alcuna cognizione di causa di vaccini a Piazzapulita. Per l’esponente del M5S è più importante offrire gratuitamente vaccini piuttosto che renderli obbligatori. Evidentemente Di Battista ignora del tutto l’esistenza del nuovo Piano nazionale vaccini.

IL PRETESTO

Salvatore Torrisi non rappresenta più Ap. Dopo la vicenda di ieri della sua elezione a presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato e le sue mancate dimissioni da quella poltrona, nonostante le chieste di Alfano, il senatore di Ap  Torrisi è stato invitato alla porta di Ap. “Prendo atto della scelta del senatore Torrisi – ha detto il presidente di Alternativa popolare Angelino Alfano -. Amen. Ha scelto la sua strada. La nostra è diversa: il senatore Torrisi non rappresenta Ap al vertice della commissione Affari costituzionali”.

Alfano aveva in mattinata chiesto quelle dimissioni. Ma il tentativo era andato a vuoto.  “Mi sembra inconcepibile – commenta il diretto interessato – assolutamente irrituale. Sono preoccupato per Alfano”. Il neo presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato Salvatore Torrisi, commenta così con i cronisti la richiesta di dimissioni che gli ha rivolto Alfano. “Manco il partito comunista sovietico faceva queste cose – aggiunge – Se mi fossi dimesso ieri, oggi non saremmo riusciti a chiudere la discussione generale sul decreto sicurezza e a fissare il termine per gli emendamenti. Io lavoro per le istituzioni”.

“Io lavoro – ha aggiunto Torrisi – affinché la commissione continui a funzionare. Ritengo che in quanto successo ieri non ci sia stato alcun complotto. E’ stata tutta una vicenda interna alla commissione e al Parlamento”. Alla domanda, ripetuta, se fosse pronto a dimettersi da presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, così come gli chiede Alfano, Salvatore Torrisi risponde: “Vediamo cosa farà il Pd. Se dovesse trovare lui una soluzione con dei nomi in grado di trovare i voti necessari, vedremo. Allo stato, ribadisco, la mia unica preoccupazione è che le istituzioni continuino a funzionare”.

In precedenza Alfano aveva detto che Torrisi “mi ha chiesto 24 ore per rifletterci. Ma visto che si tratta di una questione di principio è chiaro che una sua permanenza alla presidenza è incompatibile con Ap”. “Noi – ha puntualizzato Alfano – abbiamo votato a favore del candidato del Pd perché quella presidenza toccava al Pd: noi rispettiamo i patti, siamo leali”. “Il massimo che potevamo fare era quello che abbiamo fatto, chiedere a Torrisi di rinunciare alla Presidenza”. Poi Alfano dà una tiratina di orecchi anche al Pd che dopo i fatti di ieri, ha chiesto un incontro con Mattarella: “Da Orfini – dice – ho sentito parole surreali. Siccome non siamo nati ieri e abbiamo capito il giochino dico che non ci stiamo. Se qualcuno cerca pretesti per far cadere il governo e andare al voto anticipato lo dica chiaro”.

Insomma una situazione paradossale che rischia di diventare sempre più scivolosa. Tanto che si parla già di voto anticipato in autunno. Ma chi si prenderebbe la responsabilità di portare un paese alle urne a pochi mesi dal varo della legge di stabilità? L’opposizione fa il proprio lavoro. Ma la maggioranza dovrebbe avere un approccio diverso. Ma c’è chi vede , nonostante tutte le smentite, come manovratore parti di Pd vicine all’ex premier e ora candidato alla segreteria. Altri invece accusano i fuoriusciti dal Pd che farebbero di tutto per mettere i bastoni tra le ruote del governo.

Ma quello che sulla carta appare solo uno scontro per una poltrona, in realtà nasconde altro, perché la presidenza di quella commissione dovrà dettare le regole del gioco una volta che la legge elettorale sarà arrivata a Palazzo Madama. Tant’è che Matteo Renzi lancia subito una sfida: “Il fronte del no al referendum, al Mattarellum, all’Italicum, quello che ha votato Torrisi e ora è maggioranza, adesso ci faccia qualche proposta”. “L’espressione ‘crisi di governo’ è una parola che sottende giochini da prima repubblica. Lasciamoli a Mdp e Ap”.

Ma alla fine il caso del Senato viene derubricato a “incidente”, per quanto “grave”, e ogni accenno alla crisi di governo deve sparire dal tavolo. Resta da capire se a dettare il dietro front di oggi sia stata la consapevolezza che ieri la polemica sia sfuggita di mano o se abbia avuto un impatto decisivo la “freddezza” con cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva accolto la richiesta di un incontro da parte dei vertici Dem. Ma comunque, oggi, il clima è cambiato. “L’episodio di ieri è grave e antipatico. Il nostro linguaggio non può tornare alla prima Repubblica. Noi la parola crisi di governo non la vogliamo utilizzare, come fanno Ncd o Mdp”, ha detto il candidato segretario ai parlamentari che sostengono la sua mozione riuniti al Nazareno, ribadendo che “il lavoro del governo va difeso e incoraggiato”. La parola d’ordine, dunque, è abbassare i toni”.

“Quello che è successo ieri – dice il leader del Mdp Roberto Speranza – è una vicenda parlamentare e non riguarda il Governo. In ogni caso, visti i risultati, il Pd farebbe bene a guardare in casa sua, alle contraddizioni dovute al congresso. Detto questo, una cosa è sicura: la stagione dell’autosufficienza e dell’arroganza per noi è chiusa”. Sempre da Mdp Bersani contrattacca: “Chi cerca il capro espiatorio conti fino a 16, basta fare i conti e si vede che il problema è un altro: io consiglierei che chi ha più responsabilità non desse ancora segni di arroganza perché non funziona più”. E D’Alema aggiunge: “Quello che è accaduto ieri più che riguardare l’unità del centrosinistra riguarda l’unità della maggioranza di Governo e dimostra che la collaborazione con le forze di centrodestra non funziona”.

Dall’opposizione, Brunetta, attacca direttamente Renzi: “Vuole le elezioni anticipate, è da irresponsabili. Quando si fanno le elezioni anticipate? Durante il G7? Durante la sessione di bilancio? Per fare cosa poi, portare lo spread a mille? Distruggere la residua credibilità dell’Italia? Per fare fuori un altro governo? Irresponsabile. Proprio per questa ragione chi è responsabile deve lavorare seriamente, alla Camera e al Senato, per fare una buona legge elettorale, tra l’estate e il primo autunno, per potere consentire al Paese di andare ordinatamente alle elezioni, a febbraio del 2018”. Infine Pisicchio, presidente del gruppo Misto alla Camera invita a non drammatizzare la vicenda: “L’incidente parlamentare di ieri va risolto all’interno della stessa commissione, senza eccessive drammatizzazioni che sembrano, francamente, ingiustificate. Trasformare l’episodio in un caso politico in grado di mettere in discussione la tenuta della maggioranza, in una fase così delicata per il Paese, sarebbe un errore. Concentriamoci, piuttosto, sulle misure necessarie per sostenere quella timida ripresa economica in atto”.

Ginevra Matiz

Governo e Pd. Gentiloni naviga a vista

gentiloni-uscitaPaolo Gentiloni parla poco, anzi pochissimo. La riservatezza è un tratto peculiare del suo carattere, ma c’è anche un’esigenza politica. Il presidente del Consiglio, da quando a dicembre ha sostituito Matteo Renzi a Palazzo Chigi, guida un governo di transizione che deve evitare sempre nuovi scogli pericolosi. È una navigazione sempre più difficile, a vista.
L’ultimo scoglio, solo in ordine di tempo, è la scissione del Pd. Roberto Speranza, Enrico Rossi, Pier Luigi Bersani, Vasco Errani, Guglielmo Epifani, Massimo D’Alema, hanno lasciato il partito dopo un lungo travaglio, aprendo la strada alla nascita dei gruppi parlamentari della “nuova formazione politica” di sinistra.
Il colpo è duro. Il Pd perderà una ventina di deputati e quasi quindici senatori, così calerà la maggioranza sulla quale può contare Gentiloni in Parlamento. Cresce il rischio di naufragio del governo. I fuoriusciti al Senato (nel quale l’esecutivo conta su una maggioranza risicata) sembrano orientati a votare anche la fiducia al governo, cosa che non farebbero alla Camera (nella quale il ministero ha un ampio margine). Tuttavia per Gentiloni aumentano i motivi per non dormire sonni tranquilli.
Il presidente del Consiglio a dicembre, nella conferenza stampa di fine anno, ha confermato l’intenzione di muoversi con cautela: «Il governo c’è finché c’è la fiducia della sua maggioranza». Ora però la maggioranza si è ridotta, è mutata sia dal punto di vista numerico sia dal punto di vista dell’identità e delle scelte politiche. Speranza e Bersani hanno già anticipato che chiederanno al governo delle “correzioni di rotta” per affrontare “il disagio sociale” e per tutelare giovani, lavoratori, pensionati e Sud colpiti dalla crisi economica.
È voluminoso il fascicolo dei problemi aperti per il presidente del Consiglio. Sul fronte politico la Lega Nord e il M5S, dall’opposizione, chiedono immediate elezioni politiche anticipate mentre il Pd sta preparando un suo turbolento congresso (Michele Emiliano ed Andrea Orlando sfideranno Renzi per la segreteria). Sul fronte economico ci sono da affrontare tanti temi delicati: l’anemica crescita, la debolezza finanziaria delle banche per i crediti deteriorati, le pressanti richieste della commissione europea di una manovra economica correttiva per ridurre il deficit pubblico. Infine c’è la questione esplosiva ed eterna della riforma elettorale, dopo la bocciatura di parte dell’Italicum ad opera della Corte costituzionale.
L’economia rischia di essere il tema più insidioso. La Ue ha chiesto una manovra aggiuntiva di 3,4 miliardi di euro, lo 0,2% del reddito nazionale, altrimenti scatteranno pericolose sanzioni per l’Italia. Si è parlato di taglio delle spese, di recupero dell’evasione fiscale, dell’aumento delle imposte indirette sulla benzina e sulle sigarette. L’estenuante trattativa tra Roma e Bruxelles per raggiungere un’intesa ancora è in corso. Gentiloni si è limitato a dire: «Faremo la correzione di conti senza manovrine depressive».
Il governo, dopo il colpo della scissione del Pd, cerca di tenere la rotta. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al “decreto correttivo” al codice degli appalti per assicurare trasparenza e rapidità delle procedure e ha approvato cinque decreti attuativi della riforma Madia della pubblica amministrazione. Gentiloni ha difeso l’esecutivo respingendo le critiche: «Al di là delle discussioni sulla velocità delle riforme, il governo prosegue nel suo cammino. Lo ha fatto con decisioni molto rilevanti, dalla tutela del risparmio alla sicurezza urbana fino all’immigrazione».
Il presidente del Consiglio deve fare i conti soprattutto con Renzi, suo amico, suo sponsor per Palazzo Chigi. L’ex presidente del Consiglio in corsa per riconquistare la segreteria del Pd non vuole sentire parlare di nuove tasse, anche perché a giugno si voterà per rinnovare i sindaci di alcune importanti città: «I 3,4 miliardi si recuperano non aumentando le accise, ma con un disegno che permetta all’Italia nei prossimi mesi di continuare a sostenere la crescita».
Non solo. Renzi preferirebbe aprire le urne per le politiche il prima possibile, senza aspettare la fine della legislatura tra un anno. Al ‘Corriere della Sera’ l’ha messa così: «Il punto è se votare a giugno o a febbraio del 2018…Si vuole andare avanti? Siamo pronti, se si riterrà che serva».
Rischia di prodursi una incredibilmente anomala politica: Renzi assieme a M5S e Lega Nord per le elezioni anticipate; scissionisti del Pd, Sinistra Italiana, Forza Italia, centristi della maggioranza favorevoli alle urne nel 2018. Instabilità politica e crisi economica possono costituire due scogli invalicabili per l’ex sindaco di Firenze.

Rodolfo Ruocco

Via libera al salva banche. Ora è legge

MPS-Monte Paschi Siena

Via libera definitivo della Camera al decreto legge sulla tutela del risparmio nel settore creditizio. I voti favorevoli sono stati 246, i contrari 147 e 22 gli astenuti. Sul provvedimento è stata approvata ieri la fiducia posta dal governo. Con il voto di oggi il Parlamento ha dato il via libera definitivo al sistema di garanzia pubblica a sostegno delle banche, finanziato con un fondo da 20 miliardi, messo a punto per fronteggiare in prima battuta la crisi Mps. Un provvedimento che rappresenta “un passo avanti per garantire più sicurezza economica a famiglie e imprese” ha detto il premier Paolo Gentiloni. Restano le polemiche delle opposizioni per un decreto. Nel dibattito sulla fiducia è intervenuta Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi.

Tra le principali modifiche introdotte dal Senato e confermate da Montecitorio figurano le cosiddette ‘liste di debitori anonime’, il tetto facoltativo al compenso dei manager e il piano di educazione finanziaria presentato nei mesi scorsi alla Camera e ‘recuperato’ da Palazzo Madama del decreto legge ‘salva risparmio’. Viene quindi riaperto il termine, fino al prossimo 31 maggio, per ottenere i rimborsi previsti per gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche poste in risoluzione. Un indennizzo che potrà essere sollecitato, ed è un’altra delle modifiche introdotte in prima lettura, anche dal coniuge, dal convivente e dai parenti entro il secondo grado. Critiche dalle opposizioni che definiscono il testo come un ulteriore regalo al mondo bancario. Ma a sollevare polemiche in Parlamento è stato però soprattutto il compromesso sulla ‘black list’ dei debitori delle banche in crisi, dei quali saranno pubblicati i soli profili di rischio.

Ecco in sintesi le principali novità:

– ARRIVA LISTA PROFILI RISCHIO DEBITORI: non ci saranno indicazioni dei nomi ma dei “profili di rischio e meriti di credito” di chi ha ricevuto prestiti sopra l’1% del patrimonio netto delle banche che chiedono il sostegno pubblico.

– NIENTE RIACQUISTO PER BOND COMPRATI DOPO 2016: il burden sharing sarà attenuato attraverso il riacquisto delle azioni in cambio di bond senior solo per le obbligazioni acquistate prima dell’entrata in vigore del bail in, il primo gennaio 2016. Prevista anche una misura anti-speculatori, con un limite al riacquisto delle azioni che il risparmiatore ottiene con l’applicazione del burden sharing fissato al prezzo di acquisto dei bond subordinati, non al loro valore nominale.

– POSSIBILI TETTI A COMPENSI MANAGER, MASSIMO 450MILA EURO: la ricapitalizzazione potrà essere subordinata a limiti ai compensi per il cda e dell’alta dirigenza degli istituti coinvolti. Il richiamo, ha sottolineato il sottosegretario Pier Paolo Baretta, è alle norme Ue che prevedono “una retribuzione al massimo di quindici volte il salario medio nazionale dello Stato membro (o di dieci volte il salario medio della banca). Il salario medio italiano corrisponde a circa 28 mila euro, moltiplichiamo per 15 dà circa 450 mila euro”.

– CAMBIANO NORME SU DTA: Cambiano i termini per il versamento del canone in capo a tutte le banche che trasformano le Dta, le imposte anticipate qualificate, in crediti d’imposta. La modifica consente di far valere per l’esercizio 2016 quanto versato a luglio scorso. Il canone è dovuto fino al 2030.

– PARTE LA STRATEGIA NAZIONALE PER L’EDUCAZIONE FINANZIARIA: Con 1 milione di euro l’anno nasce un comitato ad hoc con 11 componenti (anche un rappresentante dei consulenti finanziari), che parteciperanno a titolo gratuito

– PIÙ AMPIA PLATEA RIMBORSI FORFAIT, TEMPO FINO 31/5: si riaprono fino a fine maggio i termini per presentare la domanda per gli obbligazionisti delle vecchie Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti. Potrà accedere al meccanismo forfettario all’80% anche chi ha ricevuto i bond da coniugi, conviventi more uxorio o parenti fino al secondo grado e il prezzo pagato per i bond non sarà più conteggiato nel tetto a 100mila euro per il patrimonio mobiliare, tra i criteri per l’accesso al rimborso. Disposta anche la gratuità di tutte le spese di istruttoria a carico delle banche.

NON SOLO REGOLE

La lettera inviata all’Ue è sulla linea secondo cui “l’Italia rispetta le regole ma senza decisioni che possano avere effetto negativo, depressivo sull’economia. E’ il momento, penso che tutti se ne rendano conto in Europa, di accompagnare la crescita e prendere quindi nel rispetto delle regole europee le misure nei modi e nei tempi che consentano di accompagnare la crescita e avere effetti contrari”. È quanto ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in conferenza stampa a Palazzo Chigi parlando in conferenza stampa a palazzo Chigi dei rapporti con la Ue.

“Non siamo nella procedura d’infrazione e abbiamo deciso da sempre di rispettare le regole e non entrare in quella procedura nella quale sono un grandissime numero di Paesi europei. L’Italia non fa parte di questo gruppo per tante ragioni legate anche al peso del nostro debito pubblico che ci costringe a una politica di contenimento strutturale”. “Non descriverei le cosiddette procedure di deficit eccessivo come commissariamenti. E lo dico non per sottovalutarne le implicazioni”, aggiunge Gentiloni.

Anche il ministro Padoan ha parlato della lettera inviata a Bruxelles. L’aggiustamento dei conti pubblici che il governo si appresta a varare entro aprile, ha detto, “presumibilmente anche prima”, su indicazione della Commissione Ue è pari allo 0,2% del Pil. Ha sottolineato il ministro dell’Economia al question time al Senato. Definendo l’ipotesi di procedura di infrazione “allarmante”, il ministro ha definito l’aggiustamento “indispensabile”. Non si tratterà, ha ribadito, di una manovra estemporanea “ma di misure bilanciate anche di sostegno”.

Gentiloni ha parlato anche del terremoto. “Abbiamo risorse nella legge di bilancio, ne stiamo mettendo in campo ulteriori con questo decreto. Abbiamo già anticipato nella lettera inviata ieri a Bruxelles della necessità di ulteriori risorse, almeno un miliardo che nel prossimo periodo sarà necessario”. Il cdm ha approvato infatti il decreto sul terremoto. “Intanto però – continua gentiloni – non è che possiamo aspettare chissà quali superiori determinazioni. Decidiamo e ci prendiamo le nostre responsabilità”. “Credo – ha aggiunto – che l’Italia non dimenticherà questo colpo, che è stato inferto ad una parte così rilevante del nostro territorio. L’Italia deve reagire con decisione, con un’obiettivo che è quello di mettere in campo tutte le norme e le iniziative necessarie per accelerare i percorsi di ricostruzione ed emergenza”.

Gentiloni ha parlato anche della durata del Governo. “Se volete vi ripeto la formula che ho gia’ usato una quindicina di volte negli ultimi tre mesi: la durata del Governo per definizione non la decide il Capo del Governo ma spetta al Parlamento, al Presidente della Repubblica e alla dialettica tra le forze politiche alla quale guardo con il massimo rispetto”. E si Calenda afferma: “La sua posizione è personale, certo non impegna il governo e il suo presidente”. Calenda aveva detto che “andare alle elezioni a giugno o peggio ad aprile rappresenta a mio avviso un serio rischio per la tenuta del Paese”. Aggiungendo che “la posizione del governo sulla questione elettorale è chiara: a decidere saranno il Parlamento e il presidente della Repubblica”.

DOPPIA FIDUCIA

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Dopo aver incassato la fiducia alla Camera, Gentiloni fa il bis al Senato con 169 voti favorevoli, 99 voti contrari e 0 astenuti. Ala e Lega non hanno partecipato al voto mentre il M5S ha votato contro. Il governo di Matteo Renzi, il 25 febbraio del 2014, ottenne la prima fiducia del Senato con lo stesso numero di voti favorevoli.

“Per il tempo necessario in questa delicata transizione servirò con umiltà gli interessi del Paese – ha detto il presidente del Consiglio in Aula per la fiducia.  “Una fiducia un po’ particolare”, come ha detto lo Gentiloni, avendo “condiviso pienamente la riforma costituzionale approvata ripetutamente in questa Aula” e che avrebbe eliminato il bicameralismo paritario, se fosse stata ratificata dalla consultazione popolare. Quindi ribadisce alcuni punti programmatici già espressi martedì a Montecitorio – “lavoro, lavoro, lavoro” e poi “Sud per cui servono risposte credibili” – e, in generale, indica due obiettivi: “dare stabilità al Paese” e completare “le riforme avviate”.

La prova del Senato è quella più difficile, con i mal di pancia di Ala insoddisfatta dalla lista dei ministri che la ha lasciata a bocca asciutta contrariamente alle sue aspettative. Ala non parteciperà al voto, spera evidentemente che le loro rimostranza possano dare frutto più avanti. Ci sono in ballo la vicepresidenza dell’Aula del Senato e la presidenza di commissione affari costituzionali lasciate libere rispettivamente dai neo ministri Fedeli e Finocchiaro.  Il senatore di Ala-Sc Riccardo Mazzoni ha parlato del principio “della dignità politica che non ci ha voluto riconoscere sulla base di una conventio ad excludendum che non comprendiamo”.

Gentiloni è intervenuto nella replica della discussione sulla fiducia. “Non siamo innamorati della continuità – ha detto ancora il presidente – abbiamo anzi rivolto una proposta all’insieme delle forze parlamentari per individuare una convergenza più larga. C’è stata una indisponibilità: non un amore della continuità ma la presa d’atto di questa situazione ha spinto le forze che hanno sostenuto questa maggioranza a dar vita a questo governo, per responsabilità”. Non è un governo di inizio legislatura ma innanzitutto deve completare la eccezionale opera di riforma, innovazione, modernizzazione di questi ultimi anni”.  Il premier ha anche sottolineato con forza la necessità di una riforma della legge elettorale “a prescindere da quanto durerà la legislatura”. Nella conclusione del suo intervento citando Carlo Azeglio Ciampi, Gentiloni ha ribadito la sua intenzione “per quanto durerà questa delicata transizione” di “servire con umiltà il Paese”.

E proprio sulla durata del Governo è il ministro Poletti a porre subito un limite. L’occasione viene dalla notizia secondo la quale la Corte costituzionale esaminerà nella camera di consiglio dell’11 gennaio 2017 l’ammissibilità delle richieste relative a tre referendum abrogativi tutte concernenti disposizioni in materia di lavoro, comprese misure presenti nel Jobs Act. “Se si vota prima del referendum –  ha commentato Poletti – il problema non si pone. Ed è questo, con un governo che fa la legge elettorale e poi lascia il campo, lo scenario più probabile. Sulla data dell’esame della Consulta è tutto come previsto”.

Per i Socialisti è Leggi l’intervenuto del Senatore Enrico Buemi: “Quanto è accaduto in queste settimane – ha detto – dimostra che si può uscire rapidamente da una crisi di governo e che si può rapidamente approvare nelle due Camere leggi importanti come la legge di bilancio, senza eliminare la doppia approvazione di Camera e Senato”. “Per quanto riguarda la prospettiva di questa legislatura – ha aggiunto – resto fedele all’imperativo di conseguire il più possibile la razionalizzazione e modernizzazione del meccanismo decisionale all’interno dell’assetto costituzionale esistente, fermo restando l’auspicio che la revisione costituzionale sia affidata, se si ritiene utile procedere a cambiamenti, a una futura legislatura secondo il metodo condiviso e proporzionale dell’Assemblea costituente”. “Da ora fino a fine legislatura le garantiamo l’appoggio sui provvedimenti che riguardano i problemi del Paese, i terremotati, la crisi economica e bancaria, il lavoro e la creazione di nuove opportunità per le nuove e vecchie generazioni, la legge elettorale, che oggi è sulla bocca di tutti, ma che in passato veniva tralasciata mentre noi abbiamo presentato in epoca non sospetta una proposta che recuperasse l’esperienza degli anni Novanta e Duemila con il Mattarellum, con il quale – ha concluso Buemi – si erano sperimentate maggioranze di vario tipo e su cui si possono apportare modifiche”.

GOVERNO. SÌ DELLA CAMERA

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Il Gentiloni incassa la fiducia della Camera con 368 sì. Domani la prova del Senato. Gentiloni ha presentato a Montecitorio il suo governo e il programma. Molti i ministri che vengono dal governo precedente. Il programma pure rimane in gran parte quello del governo guidato da Matteo Renzi in cui Gentiloni occupava la  casella di Ministro degli Esteri. Insomma un governo nella continuità. “Un governo di responsabilità che durerà fin quando avrà la fiducia del Parlamento”,  ha detto il neo presidente del Consiglio in un discorso lungo appena 18 minuti, in cui ha rivendicato come un punto di forza quello che altri considerano un limite. Ossia la continuità con il governo Renzi e il “grande lavoro fatto”. Su due temi proverà a fare di più: il sostegno alla classe media disagiata e il Sud.

Un Governo che vede il sostegno anche dei socialisti che in Aula hanno annunciato il voto a favore con Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi “La rapidità con la quale il suo Governo – ha detto nel corso del dibattito – si è insediato evidenzia, se ce ne fosse bisogno, le urgenze che abbiamo di fronte nazionali ed internazionali e che giustamente hanno prevalso su tutto”. I socialisti, come ha aggiunto Pia Locatelli nella dichiarazione di voto, hanno assicurato il sostegno al governo.

Bobo Craxi (Psi): “Senza una legge elettorale equilibrata non si può andare al
voto”

Per Bobo Craxi “finché non c’è una legge elettorale, equilibrata e legittima, non è possibile
andare al voto”. “Le emergenze di carattere economico e lo scenario internazionale, globale ed europeo –  ha aggiunto Craxi – impongono all’Italia una motivata responsabilità e
stabilità, non una ennesima, lunga ed estenuante campagna elettorale. Di questo ne sono consapevoli tutte le forze politiche e le personalità più avvertite, che hanno a cuore la stabilità e l’autorevolezza del nostro Paese. A cominciare dal Capo dello Stato, che si è mosso con grande equilibrio”.

In Aula, mentre Gentiloni illustrava il suo programma, sono rimasti vuoti gli scranni del M5s, della Lega e di Ala.  E il premier a loro si rivolge sul finale: “La politica è confronto, non odio o post verità. Chi rappresenta i cittadini non deve diffondere paure”. Curioso che Ala, i verdianini per intenderci, che sono stati tra i sostenitori della necessità di proseguire la legislatura, ora neanche entrano in Aula, evidentemente delusi dalla lista dei ministri che non ha premiato le loro aspettative.

Nel discorso di replica alla Camera dopo il dibattito sulla fiducia il nuovo premier ha rivendicato quanto fatto dal Parlamento. “Tutti sappiamo – ha detto parlando della legge elettorale – che occorre intervenire sulle regole per portare il Paese al voto, quindi abbiamo chiesto un concorso generale a questo compito ma non c’è stata questa disponibilità delle altre forze e le forze della maggioranza si sono assunte la responsabilità. Si sono assunte un rischio? Certamente si sono prese un rischio politico ma nel rispetto dei doveri costituzionali previsti dal nostro ordinamento” e con “coerenza”.

E sul referendum ha aggiunto: “Ho sentito dire che non avremmo riconosciuto la sconfitta referendaria. Se sono qui è perché abbiamo riconosciuto le ragioni della sconfitta. Il presidente del Consiglio si è dimesso e abbiamo invitato tutte le forze parlamentari a concorrere alla formazione di un nuovo governo che era necessaria e alla quale ci richiamava il presidente della Repubblica”.

E non si è lasciato sfuggire l’occasione per qualche frecciata ai 5 Stelle. “Se c’è stata una cosa davvero bella di questi mesi di campagna referendaria, che a me non sono piaciuti moltissimo, è stata una discussione pubblica sulla Costituzione. Ora non si può fare che la discussione svanisca nel nulla e la costituzione venga dimenticata. Abbiamo i super paladini della centralità del Parlamento che nel momento più importante della vita parlamentare non ci sono”.

E a proposito di Parlamento Gentiloni ha sottolineato come sia necessario rasserenare il clima: “Bisogna farla finita con l’apparentemente inarrestabile escalation di violenza verbale nel nostro dibattito politico. Il Parlamento non è un social network”. E poi le priorità scritte nell’agenda dell’esecutivo: Lavoro e migranti.  “La priorità delle priorità sarà lavoro, lavoro e lavoro. Nel momento in cui l’economia mostra alcuni segni di ripresa, certo tutti sappiamo che sono segni iniziali ma vanno incoraggiati. I segnali di ripresa del mercato dei consumi mettono il lavoro al centro”.

“Nel consiglio europeo di questa settimana – ha aggiunto – sarà centrale il tema migratorio. Deve essere molto chiaro che la posizione italiana non manca di rispetto a qualcuno. Non siamo guastafeste ma non possiamo neanche farci carico dei flussi migratori per conto dell’Ue”. “Interpreterò il sentimento comune al Parlamento quando discuteremo la riforma delle regole di Dublino che riguardano l’accoglienza e ci confronteremo con posizioni non accettabili”.

Intervento del Presidente del gruppo del Psi Pia Locatelli sulle comunicazioni programmatiche del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni

Intervento del Presidente del gruppo del Psi Pia Locatelli nel corso del dibattito sulle comunicazioni programmatiche del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per il nuovo Governo  

Signor Presidente del Consiglio, la rapidità con la quale il suo Governo si è insediato evidenzia, se ce ne fosse bisogno, le urgenze che abbiamo di fronte nazionali ed internazionali e che giustamente hanno prevalso su tutto. Sui temi nazionali vogliamo, anzi, dobbiamo dare senso e gambe a quella che agli occhi esterni è apparsa una contraddizione istituzionale, cioè dimissioni del Governo e, in parallelo, atto di consenso parlamentare. Ma era urgente e indifferibile approvare la legge di bilancio, che ora ha bisogno degli strumenti di attuazione per tradurre in azione la filosofia che ha ispirato per buona parte la manovra economica. Merito e bisogno, binomio caro ai socialisti, e futuro.

Noi socialisti poniamo alla sua attenzione un solo significativo tema della legge di bilancio: il contrasto alla povertà assoluta – sono un milione e 600 mila le famiglie in povertà assoluta – e alla povertà educativa, che colpisce un milione di minori, per i quali va spezzata la trasmissione intergenerazionale della povertà, perché, se sei povero da piccolo, è alto il rischio che tu lo sia da adulto.
Le scadenze internazionali sono numerose e molto impegnative, anche qui ne indichiamo una sola: il Consiglio europeo. Ci toglie una forte preoccupazione la sua partecipazione al Consiglio europeo di giovedì e venerdì, non potevamo certo farci sostituire ad un Consiglio che vede all’ordine del giorno migrazioni e sicurezza. Si discuterà di
 migration compact nella versione minimalista rispetto alla nostra proposta originale, che certamente non ci soddisfa. Si discuterà dell’attuazione della dichiarazione UE-Turchia, Paese al quale la UE ha appaltato il contenimento dei migranti, chiudendo gli occhi di fronte a tante violazioni dei diritti umani e pure dello Stato di diritto. Pensiamo ai nostri colleghi parlamentari incarcerati. Soprattutto, si discuterà della riforma del sistema europeo comune di asilo. Si definisce «comune», ma sappiamo bene che comune non è, e per questo Dublino, anche nella sua ultima versione, va riformato, e tocca soprattutto a noi, che ben lo conosciamo, indicarne la disfunzionalità, la necessità di riformarlo e la direzione della riforma. È un compito difficile quello che spetta a lei e al suo Governo, e per questo le auguriamo buon lavoro, a lei e al suo Governo.

IL GOVERNO GENTILONI

 “Ho fatto del mio meglio per formare il nuovo Governo per aderire all’invito del presidente della Repubblica. Il Governo proseguirà nell’azione di innovazione svolta dal presidente Renzi, come si vede dalla sua struttura”. Ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, dopo aver accettato di formare il nuovo Governo. Il governo chiederà “la fiducia per rappresentare a pieno titolo l’Italia già nel consiglio Ue”. “L’Italia come fondatore e protagonista – aggiunge – si batterà in Ue per politiche migratoria comuni e politiche orientato alla crescita”. “Domani e dopodomani” il governo chiederà la fiducia alle Camere. Ha annunciato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

“Il governo si metterà al lavoro immediatamente con tutte le sue forze concentrato sui problemi da risolvere nel Paese con l’ottimismo che deriva dal popolo italiano”. “Il governo – ha detto ancora – come si vede dalla sua struttura proseguirà in azione di innovazione svolta da governo Renzi e nel contempo si adopererà per facilitare il lavoro  delle diverse forze parlamentari volto a individuare nuove regole per la legge elettorale”.

La grana Verdini
La prima grana è quella di Verdini. Il leader di Ala in una nota sottoscritta anche da Enrico Zanetti afferma che non voterà la fiducia “senza rappresentanza” nella compagine governativa. “Non voteremo la fiducia a un governo – si legge – che ci pare al momento intenzionato a mantenere uno status quo, che più dignitosamente sarebbe stato comprensibile con un governo Renzi-bis”. Così Denis Verdini e Enrico Zanetti in una nota affermando che il governo “deve assicurare il giusto equilibrio tra rappresentanza e governabilità, senza rinunciare, in nome di pasticciate maggioranze, a quest’ultimo principio”. “In questi giorni abbiamo rappresentato al Presidente della Repubblica e successivamente al Presidente del Consiglio incaricato la nostra disponibilità e il nostro senso di responsabilità: siamo convinti che il Paese abbia bisogno di un governo nella pienezza delle sue funzioni, sufficientemente forte per far fronte alle immediate emergenze economiche ed internazionali legate al ruolo del nostro Paese, e alla imprescindibile necessità di una legge elettorale che, a nostro avviso, non può che essere il frutto del lavoro del Parlamento della Repubblica e che doveva e deve assicurare il giusto equilibrio tra rappresentanza e governabilità, senza rinunciare, in nome di pasticciate maggioranze, a quest’ultimo principio, affermano Verdini e Zanetti.

La lista
Al termine dell’incontro ha comunicato la lista dei ministri del suo Governo. Sono 17 i dicasteri. Rispetto al Governo Renzi si aggiungono il ministero dello Sport, affidato a Luca Lotti, e quello per il Sud, che sarà guidato da Claudio De Vincenti. Tra le novità il ruolo di Maria Elena Boschi che diventerà sottosegretario alla presidenza del Consiglio e il passaggio di Angelino Alfano al ministero degli Esteri.

Maria Elena Boschi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; Anna Finocchiaro ai Rapporti con il Parlamento; Angelino Alfano agli Esteri, Luca Lotti allo Sport con deleghe editoria e Cipe, Valeria Fedeli all’Istruzione; Enrico Costa va agli Affari Regionali, Claudio De Vincenti alla Coesione Territoriale e Mezzogiorno, Marco Minniti agli Interni, Andrea Orlando alla Giustizia; Roberta Pinotti alla Difesa, Pier Carlo Padoan all’Economia, Carlo Calenda allo Sviluppo Economico, Maurizio Martina all’ Agricoltura, Gianluca Galletti all’Ambiente, Graziano Delrio alle Infrastrutture, Beatrice Lorenzin alla Salute, Dario Franceschini alla Cultura e Giuliano Poletti al Lavoro.