Il governo lancia la sfida al rating

DiMaio_Salvini

Il Governo va avanti con il Def e con la manovra 2019, le cui misure valgono nel complesso 36,7 miliardi. Il ministro Tria e il vice premier Salvini, in una nota congiunta hanno chiarito i conti sul versante fiscale: “Nell’arco del triennio abbasseremo le tasse con una media annuale stimabile per 1,7 miliardi di euro. Nessun caos sulla flat tax”.

Vicepremier e ministro dell’Economia hanno detto la stessa cosa e le stesse cifre con una prospettiva diversa. Le risorse stanziate sono effettivamente quelle dette da Tria (nel 2019 600 milioni per poi salire a 1,8 miliardi nel 2020 e a 2,3 miliardi nel 2021): in totale a regime per la flat tax ci sarebbero effettivamente 1,7 miliardi come sostiene Salvini.

Intanto, è arrivato l’allarme di Fitch. In una nota l’agenzia di rating ha affermato:  “Vediamo rischi considerevoli per i target della manovra, specie dopo il 2019. I dettagli della politica di bilancio e la messa in pratica rimangono un elemento chiave della nostra valutazione sul rating sovrano dell’Italia”.

Fitch ha assegnato all’Italia un rating BBB, due gradini sopra il livello speculativo, con prospettive negative.

Con lo stesso comunicato, Fitch ha informato: “La nostra prossima revisione messa in programma è nel primo trimestre 2019.  Gli obiettivi della nota di aggiornamento al Def puntano a una moderata riduzione del deficit nel 2020 al 2,1% del Pil. Noi ci aspettiamo un risultato più vicino al 2,6% che avevamo previsto da agosto, il che contribuisce a una stima del debito/Pil più alta (129,8% entro fine 2021, contro 126,7% nella Nadef)”.

Tria, poi, ha anche  contrattaccato alle recenti bocciature di Bankitalia e Ufficio parlamentare di bilancio, continuando a sostenere che l’impatto della manovra sul tasso di variazione del Pil è di 0,6 punti percentuali. Le coperture 15 miliardi di euro, di cui 6,9 di tagli e 8,1 di più entrate.

Il messaggio di Salvini e Di Maio è che indietro non si torna (della serie ‘mi spezzo ma non mi piego’).

Il presidente Mattarella, in vista del prossimo Consiglio Europeo, ha ricevuto al Quirinale il premier Giuseppe Conte e quasi tutti i ministri.

Al Colle sono saliti il premier, i due vicepremier, Matteo Salvini, e Luigi Di Maio, il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, della Giustizia, Alfonso Bonafede, della Difesa, Elisabetta Trenta, il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, il Ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti. Il Def e la legge di Bilancio, dunque, in primo piano al pranzo da Mattarella.

La manovra è a rischio infrazione per l’Italia, ma il governo sfida Fitch e ostenta sicurezza. L’allarme lanciato ieri dall’agenzia di rating sembra infatti non preoccupare l’esecutivo che, stando almeno alle parole dei suoi vicepremier, è certo che gli obiettivi contenuti nel Nadef siano la giusta ricetta per sanare l’economia del Paese.

Salvini con ostentata sicurezza ha ribadito: “Fitch? Gli imprenditori che fanno impresa, non qualche burocrate in qualche ufficio. Superando la legge Fornero si creeranno decine di migliaia di posti di lavoro. Questa è la promozione che mi interessa, ovvero che coloro che fanno impresa garantiscono migliaia di assunzioni nei prossimi mesi grazie al superamento della Fornero”.

Il parere di Salvini è pienamente condiviso dal parigrado Di Maio, che confermando la bontà del percorso tracciato dal governo fin qui, rivendicando anzi ‘l’anticonformismo economico’ dell’esecutivo giallo-verde contro i ‘potentati’, ha detto: “Tutti quelli che hanno promosso i governi precedenti, è una buona cosa che boccino quello attuale, perché significa che stiamo andando in controtendenza rispetto alle ideologie economiche in cui bisognava massacrare i diritti delle persone e favorire le solite lobby e potentati economici. Le riforme che abbiamo fatto fino ad ora e la manovra vanno nella direzione di aiutare le persone. Noi vogliamo essere promossi dai cittadini. Con quota 100 ci sarà più di una assunzione ogni pensionato e molte di queste aziende stabilizzeranno i dipendenti grazie al decreto dignità”.

Anche Conte ha ribadito la sua fiducia nella manovra nella consapevolezza, come hanno spiegato fonti di palazzo Chigi, che i mercati, non appena conosceranno la bontà delle misure, capiranno. Intanto, il premier ha convocato, a Palazzo Chigi, la cabina di regia  tra il governo e le aziende di Stato per puntare sugli investimenti.

Il presidente del Consiglio ha quindi annunciato che spiegherà la manovra ai leader e alle istituzioni europee già la settimana prossima, in occasione del Consiglio europeo a Bruxelles.

Nella nota dell’agenzia di rating, Fitch, sui conti pubblici italiani, è stato anche segnalato: “La risposta conflittuale da parte dei leader della Lega e del M5S alla preoccupazione della Commissione europea indica che il governo vede opportunità politiche nell’attaccare le norme fiscali dell’UE, specialmente in vista delle elezioni del Parlamento europeo del prossimo maggio”.

Dunque, la posta in palio è molto più alta di quello che si potrebbe immaginare ed il costo è tutto a carico dei cittadini italiani ed europei, come da tempo viene osservato e valutato da questo giornale.

Infine, è la prima volta in Italia che un governo, nel fare la manovra di Bilancio, non tenga conto delle osservazioni e del parere dell’Ufficio Parlamentare al bilancio. Stiamo assistendo ad un ‘modus operandi’ del governo giallo-verde dubbiosamente rispettoso delle regole democratiche e della Costituzione.

Salvatore Rondello

TRIA DI TROPPO

tria di maio

Il limite entro il quale deve essere approvata la nota di aggiornamento del Def, il documento su cui si basa l’impostazione della legge di bilancio, è vicinissimo, eppure un accordo nella maggioranza è ancora lontano. Che serva un nuovo vertice di governo per la manovra è sicuro. Lo ha confermato il vicepremier Luigi Di Maio aggiungendo che “c’è tanto lavoro da fare ancora”. E sui tempi stretti per il varo della nota di aggiornamento al Def ha sottolineato: “Domani parto ma alle 12 torno” senza però precisare nulla sui tempi di convocazione del cdm: “Non so se è stato convocato”. Ovviamente il presidente del Consiglio latita e non si esprime. Insomma si naviga a vista. Manca una visione comune che faccia da guida verso un obiettio condiviso. Convivono nell’esecitivo almeno tre posizioni diverse e del tutto inconciabili. Qualla europeista che mette al centro il rispetto dei parametri incarnata dal ministro dell’Economia Tria. E poi quelle della spesa di Di Maio e di Salvini la cui considerazione per i vincoli di bilancio è molto labile e blanda. Ma anche in questo caso le due linee di spesa libera sono divergenti. Insomma in passato una situazione del genere sarebbe stata più che sufficienti per provocare una crisi di Governo

Il leader pentastellato  preme per portare il deficit del bilancio dello Stato il più vicino possibile alla soglia del 3% in modo da poter varare reddito e pensioni di cittadinanza oltre alla revisione della Fornero ed alla riduzione delle tasse. I grillini minacciano direttamente gli alti funzionari del Tesoro che a loro parere metterebbero i bastoni tra le ruote alle loro proposte. Ma è chiaro che l’obiettivo vero di queste minacce è lo stesso ministro Tria che come si ricorderà era stato indicato dal Quirinale proprio con il compito di vigilare sulla tenuta del conti. Imperturbabile nel fuoco delle polemiche il responsabile del Tesoro, Giovanni Tria, ha affermato che come ministro ha giurato di difendere “l’interesse della nazione” e non quello politico di un singolo partito. Poi con pazienza ha cercato di spiegare per l’ennesima volta ai leader dei due partiti di governo che allargare troppo il deficit non porta una maggiore crescita dell’economia e che anzi l’aumento degli interessi sui debiti vecchi e nuovi rischierebbe di bruciare una parte rilevante delle risorse trovate con l’aumento del deficit con effetti deprimenti sulla crescita. Inoltre ha aggiunto Tria tutto questo scomposto vociare rischia solo di aumentare l’incertezza e questo induce comportamenti di maggiore prudenza sia negli investitori che nei consumatori. Insomma senza mantenere un sano equilibrio nei conti pubblici e cercare di confermare la rotta di lenta riduzione del debito, si rischia di non portare benefici ai cittadini, ma anzi di bloccare del tutto la sia pur modesta crescita del PIL e quindi ridurre le possibilità occupazionali.

E’ ben chiaro che lo scontro non è tanto su uno o due decimali in più di deficit, ma è proprio sull’impostazione da dare al bilancio e quindi su quale ruolo può giocare la spesa pubblica per sostenere la crescita. Di Maio pensa che l’aumento della spesa porta sicuramente ad un aumento del PIL in misura più che proporzionale alla spesa stessa così da poter rientrare nell’arco di un paio d’anni dal maggior deficit. Ma un rapporto del genere non si è mai verificato in passato e comunque la spinta alla crescita dipende non solo dall’ammontare della spesa ma anche dalla sua qualità. Tria, fin dalla sua prima apparizione in Parlamento ha sostenuto la necessità di puntare sugli investimenti spalmando nell’arco dell’intera legislatura le misure di sostegno ai cittadini come il reddito di cittadinanza o la flat tax. Ed anche ieri, martedì, ha ribadito che sul fronte fiscale ci potrà essere un avvio di riduzione delle tasse privilegiando le imprese piccole e medie, mentre il sostegno alla povertà e le altre misure sociali sono da intendersi più come un necessario ammortizzatore per facilitare la ristrutturazione dell’apparato produttivo alleviando l’inevitabile disagio sociale, che come come un sussidio elargito a tutti gli italiani per un tempo indefinito.

“Siamo alla solita politica dei due tempi, ma il secondo tempo poi non arriva mai” ha dichiarato Domenico Proietti, segretario confederale Uil. “Il ministro Tria – ha spiegato Proietti – ha annunciato che la riduzione fiscale quest’anno verrà riservata alle sole imprese: per incidere sull’Irpef bisognerà attendere il prossimo anno. Ridurre subito le tasse ai lavoratori e ai pensionati, invece, sarebbe la strada giusta per far crescere la domanda interna e, conseguentemente, per ridare slancio alla produzione e all’occupazione. Inoltre, servono investimenti pubblici e privati in infrastrutture materiali e immateriali. Noi vorremmo capire che segno avrà realmente questa finanziaria, perché ancora troppe e discordanti sono le voci e le dichiarazioni che si rincorrono. È giunto il momento, dunque – ha concluso – di chiedere, unitariamente, un incontro al Presidente del Consiglio e al Governo, per conoscere i contenuti di quel provvedimento, ma anche per illustrare le nostre proposte e le nostre soluzioni per i lavoratori, i pensionati, i giovani in cerca di lavoro e per lo sviluppo del Paese”.

Il reddito di cittadinanza fa litigare il governo

anziani_poverta

Il reddito di cittadinanza fa litigare il governo impegnato nel disegnare la manovra. I due azionisti di maggioranza spingono per mettere in corsa i loro cavalli di battaglia. Magari anche solo come un titolo nell’elenco della manovra. Anche se vuoto. Ma comunque ci deve essere per dare un senso a quanto sbandierato in campagna elettorale. Ed è proprio il caso del reddito di cittadinanza che Di Maio tenta di imporre a Tria con una fretta un po’ sospetta. Un provvedimento ancora impalpabile, vuoto nei contenuti, ma che crea comunque tensione nell’esecutivo. Di Maio, dopo le proteste dell’altro (vice)premier Salvini ha cambiato il tiro affermando che il reddito di cittadinanza, sarà limitato ai soli cittadini italiani. “Noi – ha detto – abbiamo corretto la proposta di legge che avevamo presentato anni fa, nel 2014. È singolare che ritorni in auge: già nel 2016 l’abbiamo modificata. Stiamo lavorando sulla platea. È logico che la devi restringere ai cittadini italiani”, ha detto infatti il vicepremier recepento le proteste leghiste per la possibilità che il sussidio potesse finire in tasca a cittadini non italiani.

“Ormai ci siamo così convinti che la politica non fa quello che dice durante la campagna elettorale. Io non mi arrendo all’idea che quello che si è detto lo faremo”, prosegue il vicepremier su Radio1. “Inseriremo in legge di bilancio il reddito cittadinanza e la flat tax”, ha aggiunto di Maio. “Io non sono uno di quelli che promettono e dimenticano il giorno dopo” delle elezioni.

Una posizione che Tiziano Treu, presidente del Cnel e ex ministro del Lavoro, definisce inaccettabile. Non per impostazioni ideologiche ma per le regole comunitarie. Infatti secondo il diritto europeo, “è inaccettabile – afferma Treu – che una prestazione assistenziale come il reddito di cittadinanza possa essere data solo agli italiani. Lo dice il presidente del Cnel e ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu spiegando che la Corte europea di giustizia si è pronunciata più volte su prestazioni simili ribadendo l’estensione anche agli stranieri con permesso di lungo soggiorno.

Con quota 100 alcune categorie a rischio

Inps-crollo nuove pensioniLa riforma delle pensioni, cioè della legge Fornero, è argomento di stretta attualità che coinvolge milioni di lavoratori e che andrebbe trattato con grande prudenza. Dal governo stanno piovendo promesse di cambiamento con la cosiddetta “quota 100” (somma tra età e anni di contributi versati uguale a 100) al centro di quasi tutti i ragionamenti. Ma non c’è ancora una proposta di legge in Parlamento, e non si sa quando sarà presentata. Sulla riforma della Fornero, Cgil, Cisl e Uil, hanno chiesto al ministro del Lavoro di aprire un tavolo di confronto, già da tempo e in diverse occasioni.

Richiesta che, pochi giorni fa, è stata reiterata da Domenico Proietti, segretario confederale Uil, che ha espresso la preoccupazione dei tre sindacati confederali riguardo una riforma che, se mal gestita, potrebbe creare conseguenze sociali devastanti.

Sempre sulle pensioni, la Uil ha presentato nei giorni uno studio, realizzato dal Servizio politiche previdenziali, che analizza alcuni effetti negativi della quota 100 sull’Ape sociale. Sulla riforma delle pensioni abbiamo intervistato Domenico Proietti, partendo proprio dallo studio sugli effetti negativi messi in risalto da questo studio targato Uil.

Questa riforma s’ha o non s’ha da fare? La legge Fornero va cambiata? Perché? E, soprattutto come? Quale è la posizione della Uil?
La Legge Fornero va assolutamente cambiata, poiché non è stata l’espressione di una riforma previdenziale, quanto piuttosto il risultato di una gigantesca operazione di cassa fatta sul sistema previdenziale italiano. Nello specifico, si è trattato di una misura che ha irrigidito il sistema pensionistico al fine di perseguire una sostenibilità finanziaria dei conti pubblici, raggiunta prendendo indebitamente risorse dalle pensioni ed incidendo negativamente sulla sostenibilità sociale del sistema previdenziale. La UIL si è data da fare, ha lavorato concretamente con proposte precise per cambiare la Legge Fornero, infatti, al fine di migliorare il nostro sistema previdenziale abbiamo sostenuto con forza e sosteniamo tuttora l’introduzione di una reale flessibilità in materia pensionistica. La flessibilità è una grande risorsa, perché consente di usufruire del trattamento previdenziale con requisiti d’accesso anagrafici e contributivi poco rigidi, che possano adattarsi meglio alle esigenze del singolo, poiché il lavoratore deve avere la facoltà di scegliere quando smettere la propria attività lavorativa ed andare in pensione. Inoltre, la flessibilità permette uno sblocco del turnover sul lavoro, garantendo dinamismo e stimolando le assunzioni dei giovani, così da fronteggiare il fenomeno della disoccupazione giovanile.

Con una quota 100 fissa e uguale per tutti e senza alcun vincolo, che fine farebbe l’Ape sociale?
Sta prendendo forma la quota 100, la misura principale per riformare il sistema pensionistico che il Governo intende inserire in Legge di Bilancio 2019. Questo strumento consente al lavoratore di ritirarsi dal lavoro quando la somma degli anni di età e quelli dei contributi versati restituisce come risultato 100. Se si dovesse concedere il pensionamento con Quota 100 senza vincolo alcuno e con 41 anni di contribuzione, senza penalizzazioni, sarebbe una scelta efficace, perché si tratta di due soluzioni utili per continuare a modificare la legge Fornero. Tuttavia, tali provvedimenti devono aggiungersi e non sostituirsi alle importanti misure realizzate negli ultimi anni, soprattutto con riferimento all’Ape Sociale, il cui presupposto è tutelare quei lavoratori che si trovano in grande difficoltà.

Quali sono le categorie di lavoratori che si troverebbero in difficoltà nel caso di quota 100 uguale per tutti?
Quota 100, come già sostenuto, si tratta di una misura efficace, ma, se realizzata con eccessivi vincoli contributivi e con stringenti limitazioni, peggiorerebbe la situazione di alcune categorie di lavoratori, comportando un ritardo di accesso alle pensioni, fino a 4 anni, nel caso di disoccupati e delle lavoratrici madri che dovranno attendere la pensione di vecchiaia a 67 anni. Tale ritardo sarebbe ulteriormente aggravato dall’introduzione di requisiti elevati come l’età minima necessaria a 64 anni o un’anzianità contributiva che non tiene pienamente conto di tutti i contributi maturati dai lavoratori. Attualmente, può accedere all’Ape sociale chi si trova in stato di disoccupazione, chi assiste un familiare disabile ed inoltre quei lavoratori con gravi disabilità possono, a partire dallo scorso anno, accedere a tale misura con “quota 93”, quindi un notevole anticipo rispetto ad un’ipotetica “quota 100”, mentre coloro che svolgono mansioni gravose possono accedere all’Ape sociale con “quota 99”, già dall’età di 63 anni. Sulla base di ciò, “quota 100”, se non fosse strutturata con attenzione, potrebbe danneggiare i risultati positivi raggiunti negli ultimi due anni, che sono stati necessari per introdurre alcuni principi di flessibilità nel nostro sistema pensionistico. Per la UIL, l’unico modo di cambiare realmente la legge Fornero, è estendere l’accesso alla pensione intorno ai 63 anni per tutti i lavoratori e per tutte le lavoratrici, senza vincoli, né limitazioni.

Quali sono le proposte che la Uil porterà all’attenzione del ministro del Lavoro, quando si terrà il tanto atteso incontro assieme a Cgil e Cisl?
La UIL chiede al Ministro del Lavoro di Maio di aprire presto un tavolo di confronto con le Parti Sociali, per trovare soluzioni efficaci e scelte mirate che tutelino i lavoratori: il vero punto di forza del Paese. Come UIL abbiamo a cuore i lavoratori tutti e il futuro previdenziale dell’Italia. È fondamentale reintrodurre una reale flessibilità, intorno ai 63 anni, per tutti i lavoratori senza paletti o vincoli che ne limitino la portata e senza penalizzazioni, poiché, in un sistema contributivo come il nostro è implicito l’incentivo alla permanenza al lavoro. Inoltre, si deve agire tempestivamente per introdurre dei meccanismi che garantiscano pensioni future e dignitose ai giovani lavoratori, che, in questi anni, a causa della precarietà del lavoro, hanno avuto buchi di contribuzione. Si devono eliminare le disparità di genere che penalizzano e colpiscono prevalentemente le donne e per questo la UIL chiede di introdurre misure vantaggiose al superamento di questo gap, che è attualmente presente nel nostro sistema previdenziale. In aggiunta, è opportuno riconoscere l’importante ruolo della maternità, estendendo a tutte le lavoratrici la possibilità di anticipo della pensione, che oggi spetta solo a chi appartiene interamente al sistema contributivo. Si deve poi valorizzare il lavoro di cura, attraverso l’introduzione di meccanismi che gli garantiscano rilievo ai fini previdenziali, prevedendo maggiorazioni contributive e contribuzione figurativa, anche nei periodi di cura svolti al di fuori del rapporto di lavoro. Oltre a ciò, va restituito pieno potere di acquisto alle pensioni in essere con il ripristino della piena indicizzazione e con un significativo taglio delle tasse che gravano prevalentemente sui pensionati. In aggiunta, come UIL, da sempre, proponiamo di separare la spesa previdenziale da quella assistenziale, per avere una percezione più autentica del costo delle pensioni sul nostro bilancio. Inoltre, è bene riaccendere i riflettori sulla Previdenza complementare, con una buona campagna istituzionale di informazione e comunicazione, chiedendo all’Esecutivo di attribuirle importanza ed incentivandola, perché solo in tal senso si può diffondere la cultura della Previdenza complementare. In conclusione, se si vuole far progredire il nostro Paese sul piano previdenziale, fiscale, lavoristico, economico vanno assicurati due elementi imprescindibili: equità e giustizia, che costituiscono i principi guida a cui ispirarsi, poiché pongono le basi del potenziale innovativo, sociale ed economico dell’Italia. Sono proposte importanti per restituire ed attribuire nuovamente equità al sistema previdenziale del Paese e, sulla base di ciò, appare necessario un immediato confronto con il Governo.

Antonio Salvatore Sassu

Milleproroghe. Il Governo mette la fiducia. Caos in Aula

camera

Scoppia la bagarre in Aula alla Camera alla notizia che il Governo ha posto la questione di fiducia al dl Milleproroghe. È la prima fiducia posta dal governo. Il Pd ha occupato i banchi del governo come protesta per una fiducia che ritengono illegittima. La fiducia, infatti, autorizzata dal Consiglio dei ministri del 24 luglio scorso è stata messa su un testo che l’organo di governo non aveva ancora approvato e che è stato varato il giorno dopo 25 agosto.

La ‘chiama’ inizierà domani a partire dalle 12,40. Alle 11,15 le dichiarazioni di voto sul decreto. Non è stata fissata, invece, una data per il voto finale in assenza di un’intesa tra maggioranza e opposizione.

Questa fiducia è un atto, ha detto Roberto Giachetti “illegittimo perché viziato da una irregolarità formale. “Le consiglio di consultare il presidente Fico – ha premesso il deputato Pd rivolgendosi alla presidente di turno Maria Edera Spadoni (M5S) – le ricordo che la fiducia deve essere motivata e deve essere relativa a un dato provvedimento e non sui titoli dei provvedimenti ma su un testo licenziato dalle commissioni di merito”.

“Non si può quindi mettere la fiducia – autorizzata, lo ricordo il 24 luglio – su un testo approvato lunedì scorso dalla Commissione, perché il testo, rispetto a quello varato dal governo, è cambiato per via dei voti in commissione e l’approvazione di diversi emendamenti. Sui vaccini, ad esempio, il testo ha subito ben tre variazioni. La fiducia del Cdm non può riferirsi al testo della Camera. Le suggerisco quindi – ha concluso Giachetti – di consultare il presidente Fico perché riteniamo che la proceduta adottata sia gravemente viziata”.

Altre forti proteste arrivano dall’Anci in quanto la fiducia è posta sul testo approvato dalle Commissioni, vale a dire con il taglio di 1,1 miliardi alle periferie, senza recepire quindi l’intesa raggiunta ieri con l’Anci per il ripristino nel triennio dei fondi. L’oppposione infatti aveva chiesto la sospensione dei lavori per permettere al governo di chiarire le proprie intenzioni sui fondi alle periferie dopo l’intesa raggiunta ieri sera dal premier Giuseppe Conte con l’Anci per il loro ripristino. Ma il tutto si è trasformato in un nulla di fatto. Ieri il presidente dell’Anci aveva espresso la propria soddisfazione per l’impegna strappato al premier. Soddisfazione durata poco.

LINEA MORBIDA

conte salvini di maioIl cambio di rotta è quantomai repentino. Nel giro di poco tempo il programma rivoluzionario del governo è diventato un mero ricordo. È Salvini a dettare la nuova linea. “Intendiamo presentarci ai mercati e all’Europa con una legge di bilancio seria che faccia crescere l’economia di questo paese nel rispetto di tutti i vincoli Ue. È chiaro che non faremo tutto subito, né gli italiani se lo aspettano. Ci saranno opzioni a un anno, a due anni e a tre anni“. Il leader leghista e vicepremier Matteo Salvini, intervistato dal Sole 24 Ore, allunga i tempi per la realizzazione delle promesse elettorali e conferma la nuova linea morbida nei confronti di Bruxelles inaugurata martedì sera. Oggi a Palazzo Chigi si è svolto il vertice di maggioranza tra il premier Giuseppe Conte e i suoi due vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Tra i temi al centro della riunione, le priorità della manovra economica. Sono presenti anche il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, quello dell’Economia, Giovanni Tria, e quello degli Affari Europei, Paolo Savona. Moavero viene dalla scuola di Mario Monti a da sempre vede nell’Europa l’unico faro da seguire. Non a caso fu ministro per gli affari europei durante il governo del professore ora Senatore a vita, con il compito di recepire quanto veniva da Bruxelles per portarlo pari pari al consiglio dei ministri.

Il presidente del Consiglio Conte ogni tanto si ricorda di essere alla guida del Governo e si lascia andare in qualche dichiarazione. Solitamente lo fa quando deve tranquillizzare i mercati. “Nell’incontro di questa mattina – ha detto – abbiamo continuato a lavorare alla manovra economica e ci aggiorneremo anche domani. Stiamo approfondendo tutti i dettagli per varare un piano finanziario che tenga i conti in ordine e che consenta al Paese di perseguire un pieno rilancio sul piano economico-sociale: la nostra sarà una manovra nel segno della crescita nella stabilità”. “Stiamo lavorando alle riforme strutturali a favore della competitività del sistema-paese che saranno parte qualificante del Piano nazionale Riforme e, quindi, parte integrante della manovra economica”, ha affermato il premier in una nota diffusa al termine del vertice.

Salvini, dopo aver incassato un ricco bottino, almeno nei sondaggi, grazie alla spregiudicata politica sui migranti, si incarica di apparire rassicurante soprattutto dopo l’impennata, ora fortunatamente in fase di rientro, dello spread. Ora infatti il leader della Lega parla di rispetto degli impegni con l’Europa. Parole apprezzate subito dopo da un quasi incredulo presidente degli industriali Vincenzo Boccia. Salvini deve gestire il suo bottino di voti: le elezioni europee sono dietro l’angolo e in caso di crisi finanziaria avrebbe tutto da perdere. Di Maio ha il problema opposto: il decreto dignità non ha portato i risultati sperati e ora ha bisogno di una levata d’ingegno per risalire nei sondaggi. Per l’M5S la legge finanziaria è l’ultima occasione prima di giugno per tornare ad essere competitivi nei confronti dell’alleato di governo. Ma i temi tanto cari al Movimento, come il reddito di cittadinanza sui cui il movimento ha lucrato gran parte dei consensi, sono ancora lontani dall’entrare nella agenda di governo. Comunque anche Di Maio cerca di mostrare un volto rassicurante. Lo spread evidentemente ha lasciato un segno. “La prossima manovra – ha detto – manterrà i conti in ordine ma sarà coraggiosa: rassicurerà i mercati, ma anche le famiglie che hanno bisogno, i cui figli non trovano lavoro”. E ancora: “Non c’è contrapposizione con il ministro Tria, c’è lavoro di squadra”. E rispondendo ai cronisti che gli chiedono se la manovra manterrà il tetto del 2%, afferma: “Faremo una manovra che ridarà il sorriso agli italiani e che manterrà i conti in ordine” ha detto Di Maio. Sembra un poco la storia della botte piena e della moglie ubriaca…

Ginevra Matiz

Sindacati e Confindustria contro il Governo

Palazzo ChigiPer la prima volta nella storia della Repubblica italiana, i Sindacati e la Confindustria sono uniti contro la politica del governo.

Marco Bentivogli, segretario generale della FIM-Cisl, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, ha denunciato: “Il decreto dignità sta lasciando a casa tanti lavoratori. Questo in alcuni casi è già avvenuto e in altri è stato comunicato ai lavoratori che al termine dei 24 mesi o dei 12 senza causale non c’è la possibilità del rinnovo di contratto. Ci sono aziende che in un contratto tra i 12 e 24 mesi non hanno la possibilità di mettere la causale perchè hanno un lavoro stagionale particolarmente complicato. Questo è il bis con la grande operazione in cui ci si lavò la coscienza cancellando i voucher e moltissime imprese lasciarono a casa decine di migliaia di ragazzi e ragazzi che sono tornati a casa o sono finiti per fare un lavoro nero. Questa estate abbiamo visto cosa significa lavorare in nero in condizioni veramente vergognose. La grande precarietà che avanza si coniuga bene con la parte più ideologica che vuole o i contratti a tempo indeterminato o nulla. Coloro che puntano su questo aspetto tendono ad estendere quello che è un primato dell’Italia in Europa: il lavoro nero. Siamo un Paese campione di evasione fiscale e lavoro nero”.

Marco Bonometti, presidente di Assolombarda, ha così spiegato perché si sta costruendo un fronte di industriali pronti a scendere in campo se l’esecutivo non cambierà atteggiamento verso imprese ed industria: “Se l’impresa continua a essere un problema per il governo, c’è il rischio reale che si torni nel tunnel della crisi ed è giusto che i cittadini e le famiglie lo sappiano.

Gli imprenditori si stanno muovendo perché di fronte alle non scelte o alle scelte sbagliate di questo governo si rischia pericolosamente di tornare nel tunnel della crisi. Ne eravamo appena usciti, ma in questa confusione possiamo fare la fine della Grecia. Ed è giusto che i cittadini e le famiglie sappiano che la situazione in questo momento è grave”.

Il presidente della Confindustria Lombarda ha così lanciato un appello al governo: “Apriamo un dialogo prima che sia troppo tardi. Sembra che l’impresa sia il nemico da combattere, mentre invece è un bene comune da difendere, crea lavoro, occupazione ricchezza, se muore, muore il Paese”. Secondo Bonometti: “Alle promesse elettorali di cambiamento sono seguite mosse opposte. Invece di fare leggi nuove che creano incertezze e confusione si dovrebbero eliminare quelle che non funzionano, si dovrebbe semplificare, e invece ogni giorno ci sono nuovi slogan e pochi fatti”.

Marco Bonometti ha invitato a guardare alla realtà: “Alle famiglie italiane si deve far notare che cosa sta accadendo: stanno aumentando i tassi sui mutui, l’energia elettrica, il gas, la benzina, stanno aumentando i tassi per le imprese, e stanno aumentando i tassi del nostro debito pubblico. L’unica soluzione per ridurre il debito è ridurre gli sprechi e aumentare il pil, ma ciò non si fa continuando a fare promesse od osteggiando chi il pil lo alza, come le imprese che sono il motore del Paese”.

Per il numero uno di Assolombarda non c’è più tempo ed ha sottolineato: “Tra un po’, non subito, perché il conto di queste mosse non viene presentato subito, rischiamo di pagare un prezzo salato. Mosse come l’Ilva ad esempio: è certo un problema, ma se non lo risolviamo facciamo un danno perché chiuderla vuol dire acquistare l’acciaio dalla Germania, con prezzi in aumento, e meno competitività per le nostre imprese che non saranno più in grado di esportare. Così come non soddisfa l’atteggiamento sul fronte delle infrastrutture: quando un governo è contro il progresso e la modernità noi ci preoccupiamo molto ed è per questo che abbiamo deciso di parlare all’opinione pubblica. Certo sul fronte dell’immigrazione, l’esecutivo qualcosa ha fatto, ma un Paese non va avanti solo con queste azioni”.

Anche Bonometti non ha dubbi: “Il decreto dignità ha creato confusione e un’ulteriore mancanza di fiducia. In Lombardia gli investimenti si sono bloccati e nessuno assume gente. Insomma in un momento delicato come questo è urgente fare scelte giuste e di buon senso. Altrimenti, a rischiare è il sistema Italia. D’altronde perché degli investitori stranieri dovrebbero scommettere su un Paese con un debito come il nostro in mancanza di chiarezza e certezze? Non vorrei che diventassimo come la Grecia. Non si può considerare l’aumento dello spread secondario, l’aumento non è la causa, ma l’effetto di questo atteggiamento. E se alle imprese estere a cui abbiamo chiesto di investire da noi cambi le regole strada facendo, beh, difficile che restino o che programmino un futuro da noi. Ecco allora le direttrici su cui l’esecutivo targato Lega-M5S dovrebbe agire: partiamo dalla riduzione del cuneo fiscale a favore dei lavoratori. Se aumenta il loro potere d’acquisto aumentano i consumi e l’economia migliora. E puntiamo sul sud facendolo diventare un vero driver per la crescita. Altrimenti si rischia di aumentare ancora di più il divario tra nord e sud. Insomma l’auspicio è che si possa aprire un dialogo costruttivo nell’interesse del Paese non di un partito o di un altro partito. Dobbiamo muoverci come sistema paese. Siamo consapevoli che non si possa fare tutto subito, ma iniziare costruendo assieme a chi produce ricchezza e benessere per il Paese non mi sembra proprio un passo sbagliato”.

Confindustria e sindacati, dunque, hanno bocciato totalmente l’azione manifestata dall’attuale governo. A distanza di cinquanta anni dal sessantotto, quando studenti e operai scendevano nelle piazze contro la borghesia ed il capitalismo, molte cose sono cambiate. Oggi, per il bene del paese, per difendere sviluppo ed occupazione, imprenditori e operai, con qualche celestiale benedizione, sono pronti a scendere in piazza uniti contro l’attuale governo.

Roma, 03 settembre 2018

Salvatore Rondello

Manovra. Liti e confusione nel governo

DiMaio_SalviniNessun aumento dell’Iva e nessun taglio agli 80 euro. I vicepremier Di Maio e Salvini promettono e ripetono compatti: “Non metteremo le mani nelle tasche dei cittadini”. Giornata di polemiche, quella di ieri, quando a infiammare il dibattito politico sono arrivate le indiscrezioni, poi smentite da una nota di Palazzo Chigi, secondo cui il governo penserebbe a un’abolizione degli 80 euro di renziana memoria per finanziare la Flat tax. Ad accreditare l’ipotesi, c’era stata, mercoledì scorso, un’intervista del Sole 24 Ore al ministro dell’Economia Giovanni Tria, che aveva ventilato la possibilità di rivedere il bonus.

Ipotesi impossibili per l’esecutivo, che da Salvini vengono bollate come ‘indiscrezioni dei giornali, palesemente false e che servono solo per riempire le pagine dei quotidiani in agosto’, smentendo di fatto le parole del titolare del Mef e mettendo in luce la divisione interna tra il dicastero dell’Economia ed il resto del governo. Il leader della Lega ha assicurato: “Governo che non pensa di togliere gli 80 euro e non vuole aumentare l’Iva. L’esecutivo lavora per attuare il programma”.

Della stessa opinione sarebbe Di Maio, che ha ribadito e promesso ai cittadini di non voler togliere soldi dalle tasche di nessuno. Il vicepremier penta stellato, ha ribadito: “Non so chi abbia inventato questa cosa degli 80 euro e quella dell’aumento dell’Iva. Il governo è compatto sulla volontà di non mettere le mani in tasca ai cittadini, come è stato fatto in passato. Non vogliamo fare il gioco delle tre carte, non tireremo la coperta, vogliamo essere autentici con una manovra rigorosa e coraggiosa. Si parla di ritoccare l’Iva per non farla aumentare. Questo è il nostro obiettivo nel contratto di Governo, ma per commercianti e consumatori non ci saranno aumenti”.

A dare manforte ai due vicepremier, è arrivata la rassicurazione del vice ministro dell’Economia Massimo Garavaglia che a Radio Anch’io ha detto: “Nessuno scontro sull’Iva. Non c’è l’intenzione di toccare l’Iva, solo qualche piccolo aggiustamento. Il Mef sta facendo il punto per quantificare le misure previste con gradualità, stabilire quindi un quadro certo per le riforme previste come flat tax, reddito di cittadinanza e pace fiscale”.

Il lettore dovrebbe chiedersi con quali risorse verranno finanziati i provvedimenti che il governo si propone di realizzare. Nel frattempo assistiamo ad un valzer di notizie: un ministro dice una cosa, altri ministri lo smentiscono e quindi non si sa ancora quali sono le intenzioni del governo. I cambiamenti possono essere sempre in meglio o in peggio.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ed il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sembrerebbero carenti di autorevolezza all’interno del governo penta stellato. I veri detentori dell’autorevolezza nel governo giallo verde sarebbero i due vice ministri Luigi Di Maio e Matteo Salvini come se ci trovassimo nella repubblica dell’antica Roma governata da due consoli.

Ma, sulle scelte del governo, le posizioni della Lega e quelle dei Pentastellati spesso sono inconciliabili. Sulla Tav, il ministro Toninelli continua a fare dichiarazioni incontrollate e del tutto gratuite senza essersi mai degnato di incontrare il Commissario per la Tav. Sul caso Ilva il governo manifesta una incapacità gestionale rimettendosi nelle mani dell’Avvocatura dello Stato.

Dunque, fa bene il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ad accendere un faro sulle misure economiche che il governo intenderebbe adottare perchè è in gioco il futuro dell’Italia.

Quello che sta avvenendo in Turchia, dovrebbe insegnare qualcosa e farci comprendere che potrebbe verificarsi anche in Italia.

In tutto ciò, è lontana la presenza di una alternativa credibile all’attuale governo. Forza Italia cerca di recuperare il rapporto con la Lega per rinsaldare il Centro Destra. Il PD non ha saputo rinnovare il proprio gruppo dirigente per riacquistare consensi elettorali e spera soltanto nel fallimento dell’attuale compagine governativa. Ma, non si vedono all’orizzonte programmi politici idonei per dare agli italiani un futuro migliore. Storicamente il Partito Socialista ha avuto questo ruolo e potrebbe averlo anche adesso.

Salvatore Rondello

Vaccini, ora inventano l’obbligo flessibile

vaccini-

La circolare Grillo non potrà valere all’inizio di quest’anno scolastico, ma a settembre sui banchi verrà applicata la legge Lorenzin. In attesa dell’eventuale varo definitivo del Milleproroghe. Lo affermano i presidi, che oggi, con una delegazione guidata dal presidente Antonio Giannelli, hanno avuto un incontro al Ministero della Salute.

Pressapochismo al governo. La norma sui vaccini è un esempio chiaro di quanto le idee siano confuse. Il ministro della Salute si trova in mezzo ai vortici causati dalla linea ondeggiate di Lega e 5 Stelle che negli ultimi mesi hanno sempre sparato contro i vaccini accarezzando il pelo ai no vax. Ma ora sono al governo. E non devono solo abbaiare alla luna ma anche produrre soluzioni razionali e non per farsi belli davanti a qualche elettore.

E sulla salute non si scherza. Per ora, incapaci di soluzioni razionali e concrete,  cercano di temporeggiare. Il decreto del Ministro Grillo ne è un esempio. “Abbiamo depositato ieri – ha detto – la proposta di legge della maggioranza in cui spingeremo per il metodo della raccomandazione che è quello che noi prediligiamo da un punto di vista politico, nel quale prevederemo delle misure flessibili di obbligo sui territori, e quindi anche nelle regioni e nei comuni dove ci sono tassi più bassi di copertura vaccinale o emergenze epidemiche. Sebbene mi prendano in giro su questo punto, l’idea di un obbligo flessibile a seconda dei territori è l’idea più sensata”.

Ma la critica dei presidi continua: “L’Associazione nazionale presidi – affermano in una nota – è totalmente apartitica, abbiamo criticato i governi di tutti i colori, noi ci orientiamo e diamo giudizi secondo la nostra coscienza e la conoscenza dell’organizzazione scolastica per tutelare la salute pubblica e il diritto all’istruzione”. Il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, replica così al ministro della Salute.

Per quanto riguarda la circolare congiunta Bussetti-Grillo che estende l’autocertificazione per i vaccini all’anno scolastico 2018-2019, Giannelli ha osservato: “Conveniamo sulle buone intenzioni di semplificare la vita dei genitori,  ma temiamo che si risolva in una complicazione. Nell’anno scolastico 2017-2018 l’autocertificazione era prevista dalla legge in via temporanea perché c’era un’enorme quantità di vaccini da somministrare, ma adesso il grosso è stato fatto, non ci saranno più lunghi tempi di attesa e non bisogna disperdere il lavoro fatto. L’autocertificazione in questa situazione ha l’unica ratio che un genitore non ci va proprio alla asl, e questo è fuori legge”.

I presidi ricordano che al momento resta in vigore il decreto Lorenzin con stabilisce che da 0 a 6 anni non si entra in classe senza le vaccinazioni obbligatorie. “Invito genitori ad andare alla asl, a fare vaccinare i loro figli perché lo dice la legge e l’ha ripetuto ieri anche il presidente del Consiglio Conte e a consegnare alla scuola il certificato rilasciato dalla struttura sanitaria”. Ma che succede se un genitore di un bambino sotto i 6 anni arriva a scuola a settembre portando soltanto un’autocertificazione? “Il preside farà i suoi controlli contattando la asl – conferma Giannelli – e se qualcosa non va non ammetteremo il bambino in classe”. Giannelli, comunque, da’ atto al ministro Grillo che l’incontro avvenuto ieri al dicastero è stato “cordiale e proficuo”: “c’è stata una grande disponibilità dell’amministrazione sanitaria ad ascoltarci e a trovare insieme soluzioni”.  Autocertificazione non utilizzabile in sanità La circolare Grillo-Bussetti, che prevede l’autocertificazione per i vaccini, “non solo confligge con la vigente normativa sulla certificazione delle vaccinazioni obbligatorie, ma contrasta con il DPR 445/2000 che recita ‘I certificati medici, sanitari … non possono essere sostituiti da altro documento”. Lo afferma il Collegio dei professori universitari di pediatria. Posizione sostenuta anche dai presidi: l’autocertificazione non è “utilizzabile in campo sanitario se non a seguito di espressa previsione legislativa”.

Edoardo Gianelli

Le battaglie di Fontana mettono in imbarazzo il Governo

lorenzo-fontana

Continuano le battaglie di Lorenzo Fontana. Dopo aver preso di mira coppie omosessuali, aborto e diritti civili, questa volta il vice segretario della Lega individua il nemico nella legge Mancino. Secondo l’ex parlamentare europeo, le disposizioni approvate nel 1993 contro chi diffonde l’odio razziale e l’ideologia nazifascista si sono trasformate “in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano”. Parole al vetriolo che mettono in imbarazzo Salvini, il Governo e il presidente del Consiglio.

Il ministro della Famiglia, non nuovo a prese di posizioni dal sapore balillesco, prende spunto dalla vicenda dell’aggressione di Daisy Osakue per divulgare la sua opinione su Facebook. Fontana se la prende con i giornali, colpevoli secondo lui di aver montato “un caso ad arte, hanno puntato il dito contro la preoccupante ondata di razzismo, per scoprire, in una tragica parodia, che non ce n’era neanche l’ombra”. Nessuna emergenza razzismo, quindi. Ma solo una campagna anti italiana da parte di esponenti e media di sinistra. Per dare man forte alla sua propaganda, l’ex parlamentare europeo pubblica anche un articolo che riporta la notizia della presenza del figlio di un consigliere comunale Pd tra gli aggressori di Daisy. “I burattinai della retorica del pensiero unico se ne facciano una ragione: il loro grande inganno è stato svelato”.

Questa volta, però, Fontana si ritrova da solo. Il primo a prendere le distanza è Salvini, che spiega come la revisione della legge Mancino non è “una priorità del Governo”. A stretto giro arriva la replica di Di Maio, che chiude le porte ad ogni possibilità di abrogazione. “Rimanga dov’è – afferma deciso il leader 5 Stelle –. Non è nel contratto e non è in discussione”. Fa sentire la sua voce anche il premier Giuseppe Conte, spesso afono di fronte alle diatribe politiche tra i due esponenti di Governo: “Sono sacrosanti gli strumenti legislativi che contrastano la propaganda e l’incitazione alla violenza e qualsiasi forma di discriminazione razziale, etnica e religiosa”. Il sottosegretario Spadafora ha un conto aperto col crociato leghista e ne approfitta appena può. “Bisogna estendere la legge Mancino anche all’omofobia”, le parole del braccio destro di Di Maio.

Le opposizioni evidenziano invece la deriva che sta prendendo l’Esecutivo giallo-verde. “E’ un Governo sempre più nero” avverte il capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci. “Una china pericolosa che avanza di un passo ogni giorno. Noi intanto ci prepariamo a ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo” l’iniziativa annunciata dal leader del Psi, Riccardo Nencini. Insorge anche la comunità ebraica. “Se si accetta l’incarico di Ministro della Repubblica di questo Paese lo si deve fare coscienti della storia e della responsabilità, evitando boutade e provocazioni stupide”, afferma la presidente Ruth Dureghello.

L’obiettivo della Lega, oltre a quello solito della provocazione, potrebbe però essere un altro. Tra un mese e mezzo si dovrà trovare la quadra sulla legge di Bilancio, cosa che ad oggi sembra assai complicata. Accontentare tutti i gruppi di interesse di riferimento sarà impossibile sia per Lega che per M5S. Continuare a sollevare polveroni inutili, dunque, mettendosi in contrapposizione con l’alleato di Governo, potrebbe rappresentare il pretesto per un’uscita della Lega dall’Esecutivo. Rimarcare le differenze e l’impossibilità di andare d’accordo potrebbe spingere Salvini a capitalizzare il consenso ottenuto in questi mesi. Il rischio di incidente è grosso. E queste polemiche di certo non aiutano a distendere gli animi.

F.G.