Governo e Pd. Gentiloni naviga a vista

gentiloni-uscitaPaolo Gentiloni parla poco, anzi pochissimo. La riservatezza è un tratto peculiare del suo carattere, ma c’è anche un’esigenza politica. Il presidente del Consiglio, da quando a dicembre ha sostituito Matteo Renzi a Palazzo Chigi, guida un governo di transizione che deve evitare sempre nuovi scogli pericolosi. È una navigazione sempre più difficile, a vista.
L’ultimo scoglio, solo in ordine di tempo, è la scissione del Pd. Roberto Speranza, Enrico Rossi, Pier Luigi Bersani, Vasco Errani, Guglielmo Epifani, Massimo D’Alema, hanno lasciato il partito dopo un lungo travaglio, aprendo la strada alla nascita dei gruppi parlamentari della “nuova formazione politica” di sinistra.
Il colpo è duro. Il Pd perderà una ventina di deputati e quasi quindici senatori, così calerà la maggioranza sulla quale può contare Gentiloni in Parlamento. Cresce il rischio di naufragio del governo. I fuoriusciti al Senato (nel quale l’esecutivo conta su una maggioranza risicata) sembrano orientati a votare anche la fiducia al governo, cosa che non farebbero alla Camera (nella quale il ministero ha un ampio margine). Tuttavia per Gentiloni aumentano i motivi per non dormire sonni tranquilli.
Il presidente del Consiglio a dicembre, nella conferenza stampa di fine anno, ha confermato l’intenzione di muoversi con cautela: «Il governo c’è finché c’è la fiducia della sua maggioranza». Ora però la maggioranza si è ridotta, è mutata sia dal punto di vista numerico sia dal punto di vista dell’identità e delle scelte politiche. Speranza e Bersani hanno già anticipato che chiederanno al governo delle “correzioni di rotta” per affrontare “il disagio sociale” e per tutelare giovani, lavoratori, pensionati e Sud colpiti dalla crisi economica.
È voluminoso il fascicolo dei problemi aperti per il presidente del Consiglio. Sul fronte politico la Lega Nord e il M5S, dall’opposizione, chiedono immediate elezioni politiche anticipate mentre il Pd sta preparando un suo turbolento congresso (Michele Emiliano ed Andrea Orlando sfideranno Renzi per la segreteria). Sul fronte economico ci sono da affrontare tanti temi delicati: l’anemica crescita, la debolezza finanziaria delle banche per i crediti deteriorati, le pressanti richieste della commissione europea di una manovra economica correttiva per ridurre il deficit pubblico. Infine c’è la questione esplosiva ed eterna della riforma elettorale, dopo la bocciatura di parte dell’Italicum ad opera della Corte costituzionale.
L’economia rischia di essere il tema più insidioso. La Ue ha chiesto una manovra aggiuntiva di 3,4 miliardi di euro, lo 0,2% del reddito nazionale, altrimenti scatteranno pericolose sanzioni per l’Italia. Si è parlato di taglio delle spese, di recupero dell’evasione fiscale, dell’aumento delle imposte indirette sulla benzina e sulle sigarette. L’estenuante trattativa tra Roma e Bruxelles per raggiungere un’intesa ancora è in corso. Gentiloni si è limitato a dire: «Faremo la correzione di conti senza manovrine depressive».
Il governo, dopo il colpo della scissione del Pd, cerca di tenere la rotta. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al “decreto correttivo” al codice degli appalti per assicurare trasparenza e rapidità delle procedure e ha approvato cinque decreti attuativi della riforma Madia della pubblica amministrazione. Gentiloni ha difeso l’esecutivo respingendo le critiche: «Al di là delle discussioni sulla velocità delle riforme, il governo prosegue nel suo cammino. Lo ha fatto con decisioni molto rilevanti, dalla tutela del risparmio alla sicurezza urbana fino all’immigrazione».
Il presidente del Consiglio deve fare i conti soprattutto con Renzi, suo amico, suo sponsor per Palazzo Chigi. L’ex presidente del Consiglio in corsa per riconquistare la segreteria del Pd non vuole sentire parlare di nuove tasse, anche perché a giugno si voterà per rinnovare i sindaci di alcune importanti città: «I 3,4 miliardi si recuperano non aumentando le accise, ma con un disegno che permetta all’Italia nei prossimi mesi di continuare a sostenere la crescita».
Non solo. Renzi preferirebbe aprire le urne per le politiche il prima possibile, senza aspettare la fine della legislatura tra un anno. Al ‘Corriere della Sera’ l’ha messa così: «Il punto è se votare a giugno o a febbraio del 2018…Si vuole andare avanti? Siamo pronti, se si riterrà che serva».
Rischia di prodursi una incredibilmente anomala politica: Renzi assieme a M5S e Lega Nord per le elezioni anticipate; scissionisti del Pd, Sinistra Italiana, Forza Italia, centristi della maggioranza favorevoli alle urne nel 2018. Instabilità politica e crisi economica possono costituire due scogli invalicabili per l’ex sindaco di Firenze.

Rodolfo Ruocco

Via libera al salva banche. Ora è legge

MPS-Monte Paschi Siena

Via libera definitivo della Camera al decreto legge sulla tutela del risparmio nel settore creditizio. I voti favorevoli sono stati 246, i contrari 147 e 22 gli astenuti. Sul provvedimento è stata approvata ieri la fiducia posta dal governo. Con il voto di oggi il Parlamento ha dato il via libera definitivo al sistema di garanzia pubblica a sostegno delle banche, finanziato con un fondo da 20 miliardi, messo a punto per fronteggiare in prima battuta la crisi Mps. Un provvedimento che rappresenta “un passo avanti per garantire più sicurezza economica a famiglie e imprese” ha detto il premier Paolo Gentiloni. Restano le polemiche delle opposizioni per un decreto. Nel dibattito sulla fiducia è intervenuta Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi.

Tra le principali modifiche introdotte dal Senato e confermate da Montecitorio figurano le cosiddette ‘liste di debitori anonime’, il tetto facoltativo al compenso dei manager e il piano di educazione finanziaria presentato nei mesi scorsi alla Camera e ‘recuperato’ da Palazzo Madama del decreto legge ‘salva risparmio’. Viene quindi riaperto il termine, fino al prossimo 31 maggio, per ottenere i rimborsi previsti per gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche poste in risoluzione. Un indennizzo che potrà essere sollecitato, ed è un’altra delle modifiche introdotte in prima lettura, anche dal coniuge, dal convivente e dai parenti entro il secondo grado. Critiche dalle opposizioni che definiscono il testo come un ulteriore regalo al mondo bancario. Ma a sollevare polemiche in Parlamento è stato però soprattutto il compromesso sulla ‘black list’ dei debitori delle banche in crisi, dei quali saranno pubblicati i soli profili di rischio.

Ecco in sintesi le principali novità:

– ARRIVA LISTA PROFILI RISCHIO DEBITORI: non ci saranno indicazioni dei nomi ma dei “profili di rischio e meriti di credito” di chi ha ricevuto prestiti sopra l’1% del patrimonio netto delle banche che chiedono il sostegno pubblico.

– NIENTE RIACQUISTO PER BOND COMPRATI DOPO 2016: il burden sharing sarà attenuato attraverso il riacquisto delle azioni in cambio di bond senior solo per le obbligazioni acquistate prima dell’entrata in vigore del bail in, il primo gennaio 2016. Prevista anche una misura anti-speculatori, con un limite al riacquisto delle azioni che il risparmiatore ottiene con l’applicazione del burden sharing fissato al prezzo di acquisto dei bond subordinati, non al loro valore nominale.

– POSSIBILI TETTI A COMPENSI MANAGER, MASSIMO 450MILA EURO: la ricapitalizzazione potrà essere subordinata a limiti ai compensi per il cda e dell’alta dirigenza degli istituti coinvolti. Il richiamo, ha sottolineato il sottosegretario Pier Paolo Baretta, è alle norme Ue che prevedono “una retribuzione al massimo di quindici volte il salario medio nazionale dello Stato membro (o di dieci volte il salario medio della banca). Il salario medio italiano corrisponde a circa 28 mila euro, moltiplichiamo per 15 dà circa 450 mila euro”.

– CAMBIANO NORME SU DTA: Cambiano i termini per il versamento del canone in capo a tutte le banche che trasformano le Dta, le imposte anticipate qualificate, in crediti d’imposta. La modifica consente di far valere per l’esercizio 2016 quanto versato a luglio scorso. Il canone è dovuto fino al 2030.

– PARTE LA STRATEGIA NAZIONALE PER L’EDUCAZIONE FINANZIARIA: Con 1 milione di euro l’anno nasce un comitato ad hoc con 11 componenti (anche un rappresentante dei consulenti finanziari), che parteciperanno a titolo gratuito

– PIÙ AMPIA PLATEA RIMBORSI FORFAIT, TEMPO FINO 31/5: si riaprono fino a fine maggio i termini per presentare la domanda per gli obbligazionisti delle vecchie Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti. Potrà accedere al meccanismo forfettario all’80% anche chi ha ricevuto i bond da coniugi, conviventi more uxorio o parenti fino al secondo grado e il prezzo pagato per i bond non sarà più conteggiato nel tetto a 100mila euro per il patrimonio mobiliare, tra i criteri per l’accesso al rimborso. Disposta anche la gratuità di tutte le spese di istruttoria a carico delle banche.

NON SOLO REGOLE

La lettera inviata all’Ue è sulla linea secondo cui “l’Italia rispetta le regole ma senza decisioni che possano avere effetto negativo, depressivo sull’economia. E’ il momento, penso che tutti se ne rendano conto in Europa, di accompagnare la crescita e prendere quindi nel rispetto delle regole europee le misure nei modi e nei tempi che consentano di accompagnare la crescita e avere effetti contrari”. È quanto ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in conferenza stampa a Palazzo Chigi parlando in conferenza stampa a palazzo Chigi dei rapporti con la Ue.

“Non siamo nella procedura d’infrazione e abbiamo deciso da sempre di rispettare le regole e non entrare in quella procedura nella quale sono un grandissime numero di Paesi europei. L’Italia non fa parte di questo gruppo per tante ragioni legate anche al peso del nostro debito pubblico che ci costringe a una politica di contenimento strutturale”. “Non descriverei le cosiddette procedure di deficit eccessivo come commissariamenti. E lo dico non per sottovalutarne le implicazioni”, aggiunge Gentiloni.

Anche il ministro Padoan ha parlato della lettera inviata a Bruxelles. L’aggiustamento dei conti pubblici che il governo si appresta a varare entro aprile, ha detto, “presumibilmente anche prima”, su indicazione della Commissione Ue è pari allo 0,2% del Pil. Ha sottolineato il ministro dell’Economia al question time al Senato. Definendo l’ipotesi di procedura di infrazione “allarmante”, il ministro ha definito l’aggiustamento “indispensabile”. Non si tratterà, ha ribadito, di una manovra estemporanea “ma di misure bilanciate anche di sostegno”.

Gentiloni ha parlato anche del terremoto. “Abbiamo risorse nella legge di bilancio, ne stiamo mettendo in campo ulteriori con questo decreto. Abbiamo già anticipato nella lettera inviata ieri a Bruxelles della necessità di ulteriori risorse, almeno un miliardo che nel prossimo periodo sarà necessario”. Il cdm ha approvato infatti il decreto sul terremoto. “Intanto però – continua gentiloni – non è che possiamo aspettare chissà quali superiori determinazioni. Decidiamo e ci prendiamo le nostre responsabilità”. “Credo – ha aggiunto – che l’Italia non dimenticherà questo colpo, che è stato inferto ad una parte così rilevante del nostro territorio. L’Italia deve reagire con decisione, con un’obiettivo che è quello di mettere in campo tutte le norme e le iniziative necessarie per accelerare i percorsi di ricostruzione ed emergenza”.

Gentiloni ha parlato anche della durata del Governo. “Se volete vi ripeto la formula che ho gia’ usato una quindicina di volte negli ultimi tre mesi: la durata del Governo per definizione non la decide il Capo del Governo ma spetta al Parlamento, al Presidente della Repubblica e alla dialettica tra le forze politiche alla quale guardo con il massimo rispetto”. E si Calenda afferma: “La sua posizione è personale, certo non impegna il governo e il suo presidente”. Calenda aveva detto che “andare alle elezioni a giugno o peggio ad aprile rappresenta a mio avviso un serio rischio per la tenuta del Paese”. Aggiungendo che “la posizione del governo sulla questione elettorale è chiara: a decidere saranno il Parlamento e il presidente della Repubblica”.

DOPPIA FIDUCIA

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Dopo aver incassato la fiducia alla Camera, Gentiloni fa il bis al Senato con 169 voti favorevoli, 99 voti contrari e 0 astenuti. Ala e Lega non hanno partecipato al voto mentre il M5S ha votato contro. Il governo di Matteo Renzi, il 25 febbraio del 2014, ottenne la prima fiducia del Senato con lo stesso numero di voti favorevoli.

“Per il tempo necessario in questa delicata transizione servirò con umiltà gli interessi del Paese – ha detto il presidente del Consiglio in Aula per la fiducia.  “Una fiducia un po’ particolare”, come ha detto lo Gentiloni, avendo “condiviso pienamente la riforma costituzionale approvata ripetutamente in questa Aula” e che avrebbe eliminato il bicameralismo paritario, se fosse stata ratificata dalla consultazione popolare. Quindi ribadisce alcuni punti programmatici già espressi martedì a Montecitorio – “lavoro, lavoro, lavoro” e poi “Sud per cui servono risposte credibili” – e, in generale, indica due obiettivi: “dare stabilità al Paese” e completare “le riforme avviate”.

La prova del Senato è quella più difficile, con i mal di pancia di Ala insoddisfatta dalla lista dei ministri che la ha lasciata a bocca asciutta contrariamente alle sue aspettative. Ala non parteciperà al voto, spera evidentemente che le loro rimostranza possano dare frutto più avanti. Ci sono in ballo la vicepresidenza dell’Aula del Senato e la presidenza di commissione affari costituzionali lasciate libere rispettivamente dai neo ministri Fedeli e Finocchiaro.  Il senatore di Ala-Sc Riccardo Mazzoni ha parlato del principio “della dignità politica che non ci ha voluto riconoscere sulla base di una conventio ad excludendum che non comprendiamo”.

Gentiloni è intervenuto nella replica della discussione sulla fiducia. “Non siamo innamorati della continuità – ha detto ancora il presidente – abbiamo anzi rivolto una proposta all’insieme delle forze parlamentari per individuare una convergenza più larga. C’è stata una indisponibilità: non un amore della continuità ma la presa d’atto di questa situazione ha spinto le forze che hanno sostenuto questa maggioranza a dar vita a questo governo, per responsabilità”. Non è un governo di inizio legislatura ma innanzitutto deve completare la eccezionale opera di riforma, innovazione, modernizzazione di questi ultimi anni”.  Il premier ha anche sottolineato con forza la necessità di una riforma della legge elettorale “a prescindere da quanto durerà la legislatura”. Nella conclusione del suo intervento citando Carlo Azeglio Ciampi, Gentiloni ha ribadito la sua intenzione “per quanto durerà questa delicata transizione” di “servire con umiltà il Paese”.

E proprio sulla durata del Governo è il ministro Poletti a porre subito un limite. L’occasione viene dalla notizia secondo la quale la Corte costituzionale esaminerà nella camera di consiglio dell’11 gennaio 2017 l’ammissibilità delle richieste relative a tre referendum abrogativi tutte concernenti disposizioni in materia di lavoro, comprese misure presenti nel Jobs Act. “Se si vota prima del referendum –  ha commentato Poletti – il problema non si pone. Ed è questo, con un governo che fa la legge elettorale e poi lascia il campo, lo scenario più probabile. Sulla data dell’esame della Consulta è tutto come previsto”.

Per i Socialisti è Leggi l’intervenuto del Senatore Enrico Buemi: “Quanto è accaduto in queste settimane – ha detto – dimostra che si può uscire rapidamente da una crisi di governo e che si può rapidamente approvare nelle due Camere leggi importanti come la legge di bilancio, senza eliminare la doppia approvazione di Camera e Senato”. “Per quanto riguarda la prospettiva di questa legislatura – ha aggiunto – resto fedele all’imperativo di conseguire il più possibile la razionalizzazione e modernizzazione del meccanismo decisionale all’interno dell’assetto costituzionale esistente, fermo restando l’auspicio che la revisione costituzionale sia affidata, se si ritiene utile procedere a cambiamenti, a una futura legislatura secondo il metodo condiviso e proporzionale dell’Assemblea costituente”. “Da ora fino a fine legislatura le garantiamo l’appoggio sui provvedimenti che riguardano i problemi del Paese, i terremotati, la crisi economica e bancaria, il lavoro e la creazione di nuove opportunità per le nuove e vecchie generazioni, la legge elettorale, che oggi è sulla bocca di tutti, ma che in passato veniva tralasciata mentre noi abbiamo presentato in epoca non sospetta una proposta che recuperasse l’esperienza degli anni Novanta e Duemila con il Mattarellum, con il quale – ha concluso Buemi – si erano sperimentate maggioranze di vario tipo e su cui si possono apportare modifiche”.

GOVERNO. SÌ DELLA CAMERA

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Il Gentiloni incassa la fiducia della Camera con 368 sì. Domani la prova del Senato. Gentiloni ha presentato a Montecitorio il suo governo e il programma. Molti i ministri che vengono dal governo precedente. Il programma pure rimane in gran parte quello del governo guidato da Matteo Renzi in cui Gentiloni occupava la  casella di Ministro degli Esteri. Insomma un governo nella continuità. “Un governo di responsabilità che durerà fin quando avrà la fiducia del Parlamento”,  ha detto il neo presidente del Consiglio in un discorso lungo appena 18 minuti, in cui ha rivendicato come un punto di forza quello che altri considerano un limite. Ossia la continuità con il governo Renzi e il “grande lavoro fatto”. Su due temi proverà a fare di più: il sostegno alla classe media disagiata e il Sud.

Un Governo che vede il sostegno anche dei socialisti che in Aula hanno annunciato il voto a favore con Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi “La rapidità con la quale il suo Governo – ha detto nel corso del dibattito – si è insediato evidenzia, se ce ne fosse bisogno, le urgenze che abbiamo di fronte nazionali ed internazionali e che giustamente hanno prevalso su tutto”. I socialisti, come ha aggiunto Pia Locatelli nella dichiarazione di voto, hanno assicurato il sostegno al governo.

Bobo Craxi (Psi): “Senza una legge elettorale equilibrata non si può andare al
voto”

Per Bobo Craxi “finché non c’è una legge elettorale, equilibrata e legittima, non è possibile
andare al voto”. “Le emergenze di carattere economico e lo scenario internazionale, globale ed europeo –  ha aggiunto Craxi – impongono all’Italia una motivata responsabilità e
stabilità, non una ennesima, lunga ed estenuante campagna elettorale. Di questo ne sono consapevoli tutte le forze politiche e le personalità più avvertite, che hanno a cuore la stabilità e l’autorevolezza del nostro Paese. A cominciare dal Capo dello Stato, che si è mosso con grande equilibrio”.

In Aula, mentre Gentiloni illustrava il suo programma, sono rimasti vuoti gli scranni del M5s, della Lega e di Ala.  E il premier a loro si rivolge sul finale: “La politica è confronto, non odio o post verità. Chi rappresenta i cittadini non deve diffondere paure”. Curioso che Ala, i verdianini per intenderci, che sono stati tra i sostenitori della necessità di proseguire la legislatura, ora neanche entrano in Aula, evidentemente delusi dalla lista dei ministri che non ha premiato le loro aspettative.

Nel discorso di replica alla Camera dopo il dibattito sulla fiducia il nuovo premier ha rivendicato quanto fatto dal Parlamento. “Tutti sappiamo – ha detto parlando della legge elettorale – che occorre intervenire sulle regole per portare il Paese al voto, quindi abbiamo chiesto un concorso generale a questo compito ma non c’è stata questa disponibilità delle altre forze e le forze della maggioranza si sono assunte la responsabilità. Si sono assunte un rischio? Certamente si sono prese un rischio politico ma nel rispetto dei doveri costituzionali previsti dal nostro ordinamento” e con “coerenza”.

E sul referendum ha aggiunto: “Ho sentito dire che non avremmo riconosciuto la sconfitta referendaria. Se sono qui è perché abbiamo riconosciuto le ragioni della sconfitta. Il presidente del Consiglio si è dimesso e abbiamo invitato tutte le forze parlamentari a concorrere alla formazione di un nuovo governo che era necessaria e alla quale ci richiamava il presidente della Repubblica”.

E non si è lasciato sfuggire l’occasione per qualche frecciata ai 5 Stelle. “Se c’è stata una cosa davvero bella di questi mesi di campagna referendaria, che a me non sono piaciuti moltissimo, è stata una discussione pubblica sulla Costituzione. Ora non si può fare che la discussione svanisca nel nulla e la costituzione venga dimenticata. Abbiamo i super paladini della centralità del Parlamento che nel momento più importante della vita parlamentare non ci sono”.

E a proposito di Parlamento Gentiloni ha sottolineato come sia necessario rasserenare il clima: “Bisogna farla finita con l’apparentemente inarrestabile escalation di violenza verbale nel nostro dibattito politico. Il Parlamento non è un social network”. E poi le priorità scritte nell’agenda dell’esecutivo: Lavoro e migranti.  “La priorità delle priorità sarà lavoro, lavoro e lavoro. Nel momento in cui l’economia mostra alcuni segni di ripresa, certo tutti sappiamo che sono segni iniziali ma vanno incoraggiati. I segnali di ripresa del mercato dei consumi mettono il lavoro al centro”.

“Nel consiglio europeo di questa settimana – ha aggiunto – sarà centrale il tema migratorio. Deve essere molto chiaro che la posizione italiana non manca di rispetto a qualcuno. Non siamo guastafeste ma non possiamo neanche farci carico dei flussi migratori per conto dell’Ue”. “Interpreterò il sentimento comune al Parlamento quando discuteremo la riforma delle regole di Dublino che riguardano l’accoglienza e ci confronteremo con posizioni non accettabili”.

Intervento del Presidente del gruppo del Psi Pia Locatelli sulle comunicazioni programmatiche del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni

Intervento del Presidente del gruppo del Psi Pia Locatelli nel corso del dibattito sulle comunicazioni programmatiche del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per il nuovo Governo  

Signor Presidente del Consiglio, la rapidità con la quale il suo Governo si è insediato evidenzia, se ce ne fosse bisogno, le urgenze che abbiamo di fronte nazionali ed internazionali e che giustamente hanno prevalso su tutto. Sui temi nazionali vogliamo, anzi, dobbiamo dare senso e gambe a quella che agli occhi esterni è apparsa una contraddizione istituzionale, cioè dimissioni del Governo e, in parallelo, atto di consenso parlamentare. Ma era urgente e indifferibile approvare la legge di bilancio, che ora ha bisogno degli strumenti di attuazione per tradurre in azione la filosofia che ha ispirato per buona parte la manovra economica. Merito e bisogno, binomio caro ai socialisti, e futuro.

Noi socialisti poniamo alla sua attenzione un solo significativo tema della legge di bilancio: il contrasto alla povertà assoluta – sono un milione e 600 mila le famiglie in povertà assoluta – e alla povertà educativa, che colpisce un milione di minori, per i quali va spezzata la trasmissione intergenerazionale della povertà, perché, se sei povero da piccolo, è alto il rischio che tu lo sia da adulto.
Le scadenze internazionali sono numerose e molto impegnative, anche qui ne indichiamo una sola: il Consiglio europeo. Ci toglie una forte preoccupazione la sua partecipazione al Consiglio europeo di giovedì e venerdì, non potevamo certo farci sostituire ad un Consiglio che vede all’ordine del giorno migrazioni e sicurezza. Si discuterà di
 migration compact nella versione minimalista rispetto alla nostra proposta originale, che certamente non ci soddisfa. Si discuterà dell’attuazione della dichiarazione UE-Turchia, Paese al quale la UE ha appaltato il contenimento dei migranti, chiudendo gli occhi di fronte a tante violazioni dei diritti umani e pure dello Stato di diritto. Pensiamo ai nostri colleghi parlamentari incarcerati. Soprattutto, si discuterà della riforma del sistema europeo comune di asilo. Si definisce «comune», ma sappiamo bene che comune non è, e per questo Dublino, anche nella sua ultima versione, va riformato, e tocca soprattutto a noi, che ben lo conosciamo, indicarne la disfunzionalità, la necessità di riformarlo e la direzione della riforma. È un compito difficile quello che spetta a lei e al suo Governo, e per questo le auguriamo buon lavoro, a lei e al suo Governo.

IL GOVERNO GENTILONI

 “Ho fatto del mio meglio per formare il nuovo Governo per aderire all’invito del presidente della Repubblica. Il Governo proseguirà nell’azione di innovazione svolta dal presidente Renzi, come si vede dalla sua struttura”. Ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, dopo aver accettato di formare il nuovo Governo. Il governo chiederà “la fiducia per rappresentare a pieno titolo l’Italia già nel consiglio Ue”. “L’Italia come fondatore e protagonista – aggiunge – si batterà in Ue per politiche migratoria comuni e politiche orientato alla crescita”. “Domani e dopodomani” il governo chiederà la fiducia alle Camere. Ha annunciato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

“Il governo si metterà al lavoro immediatamente con tutte le sue forze concentrato sui problemi da risolvere nel Paese con l’ottimismo che deriva dal popolo italiano”. “Il governo – ha detto ancora – come si vede dalla sua struttura proseguirà in azione di innovazione svolta da governo Renzi e nel contempo si adopererà per facilitare il lavoro  delle diverse forze parlamentari volto a individuare nuove regole per la legge elettorale”.

La grana Verdini
La prima grana è quella di Verdini. Il leader di Ala in una nota sottoscritta anche da Enrico Zanetti afferma che non voterà la fiducia “senza rappresentanza” nella compagine governativa. “Non voteremo la fiducia a un governo – si legge – che ci pare al momento intenzionato a mantenere uno status quo, che più dignitosamente sarebbe stato comprensibile con un governo Renzi-bis”. Così Denis Verdini e Enrico Zanetti in una nota affermando che il governo “deve assicurare il giusto equilibrio tra rappresentanza e governabilità, senza rinunciare, in nome di pasticciate maggioranze, a quest’ultimo principio”. “In questi giorni abbiamo rappresentato al Presidente della Repubblica e successivamente al Presidente del Consiglio incaricato la nostra disponibilità e il nostro senso di responsabilità: siamo convinti che il Paese abbia bisogno di un governo nella pienezza delle sue funzioni, sufficientemente forte per far fronte alle immediate emergenze economiche ed internazionali legate al ruolo del nostro Paese, e alla imprescindibile necessità di una legge elettorale che, a nostro avviso, non può che essere il frutto del lavoro del Parlamento della Repubblica e che doveva e deve assicurare il giusto equilibrio tra rappresentanza e governabilità, senza rinunciare, in nome di pasticciate maggioranze, a quest’ultimo principio, affermano Verdini e Zanetti.

La lista
Al termine dell’incontro ha comunicato la lista dei ministri del suo Governo. Sono 17 i dicasteri. Rispetto al Governo Renzi si aggiungono il ministero dello Sport, affidato a Luca Lotti, e quello per il Sud, che sarà guidato da Claudio De Vincenti. Tra le novità il ruolo di Maria Elena Boschi che diventerà sottosegretario alla presidenza del Consiglio e il passaggio di Angelino Alfano al ministero degli Esteri.

Maria Elena Boschi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; Anna Finocchiaro ai Rapporti con il Parlamento; Angelino Alfano agli Esteri, Luca Lotti allo Sport con deleghe editoria e Cipe, Valeria Fedeli all’Istruzione; Enrico Costa va agli Affari Regionali, Claudio De Vincenti alla Coesione Territoriale e Mezzogiorno, Marco Minniti agli Interni, Andrea Orlando alla Giustizia; Roberta Pinotti alla Difesa, Pier Carlo Padoan all’Economia, Carlo Calenda allo Sviluppo Economico, Maurizio Martina all’ Agricoltura, Gianluca Galletti all’Ambiente, Graziano Delrio alle Infrastrutture, Beatrice Lorenzin alla Salute, Dario Franceschini alla Cultura e Giuliano Poletti al Lavoro.

LA FARNESINA AL QUIRINALE

gentiloniSergio Mattarella ha dato a Paolo Gentiloni l’incarico di formare il nuovo governo dopo le dimissioni di Renzi. Gentiloni, accettando con riserva, ha dichiarato: “Dalle consultazioni, è emersa l’indisponibilità delle maggiori forze delle opposizioni a condividere responsabilità in un nuovo governo. Dunque non per scelta ma per senso di responsabilità ci muoveremo nel quadro del governo e della maggioranza uscente”. Il ministro degli Esteri uscente pronuncia poche parole.
Il presidente del Consiglio incaricato intende “accompagnare e se possibile facilitare il percorso delle forze parlamentari” per definire le nuove regole elettorali. Gentiloni si dice “consapevole dell’urgenza di dare all’Italia un governo nella pienezza dei poteri, per rassicurare i cittadini e affrontare con massimo impegno e determinazione le priorità internazionali, economiche, sociali, a iniziare dalla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto”. Nelle consultazioni, prosegue il premier incaricato, è stata registrata “l’indisponibilità delle maggiori forze di opposizioni a condividere un governo di responsabilità. Quindi non per scelta, ma per senso di responsabilità ci muoveremo nel quadro del governo e della maggioranza uscente”. Infine non dimentica l’omaggio al segretario-ex premier Renzi che si è dimesso come aveva promesso, mostrando “una coerenza che merita il rispetto di tutti”. Poi se ne va, atteso dal presidente del Senato, Pietro Grasso. Non risponde a chi gli chiede cosa significhi “il più presto possibile”, se già stasera o domani.
Rispetto ad altre situazioni i tempi per la formazione del nuovo esecutivo dovranno essere strettissimi. Come Mattarella ha sottolineato al termine delle consultazioni, il Paese “ha bisogno di un governo in tempi brevi” perché ci sono “scadenze e impegni da rispettare, sul piano interno, europeo e internazionale”. E proprio il piano europeo è quello più impellente: giovedì 15 c’è infatti il Consiglio Europeo e Mattarella vuole un governo insediato e con pieni poteri.
Nel colloquio tra il Presidente incaricato Paolo Gentiloni e il segretario del PSI Riccardo Nencini, Nencini ha confermato quanto già consegnato nelle mani del Presidente della Repubblica: un governo di scopo che consenta al Parlamento la riforma dell’Italicum e l’armonizzazione delle leggi elettorali di Camera e Senato, che adotti i decreti attuativi della legge di bilancio, che rappresenti l’Italia nei vertici internazionali.
Nencini ha sottolineato che la nuova legge elettorale dovrà essere valutata coralmente dalle Camere. Meglio scrivere le regole del gioco con una maggioranza ampia.
I decreti relativi alle fasce sociali più deboli devono avere la precedenza su ogni altro atto – ha proposto Nencini.
Un governo nel pieno delle sue funzioni è utile fin dai prossimi giorni quando nel Consiglio Europeo si discuterà il Trattato di Dublino relativo alle norme sui migranti.
“La revisione del Trattato – ha detto Nencini – è una delle priorità dell’esecutivo. È’ indispensabile che l’Unione Europea condivida le responsabilità nell’accoglienza”.

Adesso impazza il toto-nomi per il governo che ancora non c’è e che dovrà prima ottenere la fiducia del Parlamento.
Silvio Berlusconi ha bocciato le larghe intese, ma è pronto a sostenere il governo che nascerà, fino alla nuova legge elettorale, mentre il M5s continua la sua battaglia. “Non vogliamo legittimare questo governo neanche con un nostro No alla fiducia”, ha dichiarato a Skytg24 la capogruppo M5S alla Camera, Giulia Grillo.

Nencini: “Un Governo di responsabilità”

consultazioni Quirinale

Al Quirinale la seconda giornata di consultazioni per la formazione del nuovo Governo. Giovedì Mattarella, nella prima giornata di consultazioni, ha incontrato le alte cariche dello Stato: il presidente del Senato Pietro Grasso, la presidente della Camera Laura Boldrini, infine il presidente emerito Giorgio Napolitano. Quello che è certo è che il presidente della Repubblica vuole chiudere rapidamente. Ne parliamo con il Segretario del Psi Riccardo Nencini che, insieme a Pia Locatelli, presidente del gruppo, e al deputato Oreste Pastorelli, ha illustrato le posizioni del Partito al presidente della Repubblica..

Che cosa avete detto a Mattarella? Quali le strade indicate dal Partito per questa affrontare  questa crisi di governo?
C’è una strada maestra. Quella costituita da un governo di scopo e di responsabilità. Si tratterebbe di una riedizione del governo con cui si è iniziata la legislatura. Perché non bisogna dimenticare che metà di questa legislatura, non avendo avuto vincitori alle elezioni del febbraio 2013, ha visto un governo che ha visto assieme partiti che si erano combattuti in campagna elettorale. Quindi si può tornare lì per 3 motivi.

Quali?
La nuova legge elettorale che sostituisca l’Italicum, l’armonizzare delle due leggi elettorali di Camera e Senato, i decreti attuativi della legge di stabilità in ultimo i vertici internazionali che ci attendono.

Tutto questo con un governo Renzi bis, anche perché non c’è stato nessun voto di sfiducia…
Questa penso sia la strada maestra.  Se questa strada maestra non si potesse seguire perché Forza Italia e la destra pensano a soluzioni diverse, va intanto registrato un paradosso: ossia che chi ha chiesto le dimissioni del governo ora chiede che il governo resti in carica per la modifica della legge elettorale. Comunque vadano le cose, c’è bisogno di un tavolo congiunto, un tavolo corale per la revisione della legge elettorale. Si tratta di riscrive le regole del gioco. Le regole del gioco si riscrivono, salvo che qualcuno si sfili, con senso di responsabilità condiviso.

Si può dire che questa situazione nasce dalle divisioni interne del Pd che anche in questi giorni sembra muoversi su posizioni diverse?
Io rimango alle dichiarazioni ufficiali figlie della Direzione che si è tenuta pochi giorni fa. E da lì è uscita una posizione di unità. In alternativa a quanto da noi proposto devono esserci delle subordinate che devono essere il reincarico a Renzi o a una personalità di alto profilo internazionale in modo tale che vi sia continuità nell’azione del governo nei vertici internazionali. Ma resta  un fatto.

Quale?
Vi è lo scoglio della legge elettorale, e quello è uno scoglio che deve essere affrontato da un governo in carica. Quindi rimane il tema di quale governo. Noi abbiamo presentato tre opzioni che sono opzioni larghe che si rivolgono alle forze politiche responsabili che siedono in Parlamento.

Il Pd sembra incrinato dalle divisioni interne. Quanto ha pesato questo sul voto referendario?  E soprattutto come costruire un centrosinistra quando il maggiore azionista è dilaniato dallo scontro interno?
Bisogna considerare due  fattori che si sono verificati in questi anni. Un primo fattore è che un partito democratico a vocazione maggioritaria non c’è. Il secondo è che permane una sinistra radicale e massimalista che è una sinistra del no. Non solo sul referendum, ma del no a prescindere. Questo significa che il processo di formazione di una coalizione riformista, che si richiami alla vocazione del socialismo umanitario, italiano ed europeo, è un cantiere che va aperto subito. E ci sono movimenti che vanno in questa direzione. Anche interessanti.

Quali per esempio?
Intanto ci stiamo raccordando con ambientalisti e radicali. Secondo, quello che succede nella sinistra italiana, con la fuoriuscita di Pisapia ed altri, va in una direzione che non è per nulla lontana dalla nostra

E quindi si può aprire un cantiere nuovo?
Non c’è dubbio. Un cantiere che riguarda la sinistra riformista non Pd. Ma inesorabilmente ci sarà un cantiere che si aprirà anche nel Partito Democratico. Le lacerazioni che si sono determinate avranno bisogno di un congresso per essere superate. E anche quello sarà un vero cantiere.

A questo punto, dopo la vittoria del no, parlare di riforme e di revisione della costituzione ha ancora senso? Non è la prima volta che l’Italia prova a modificare se stessa senza successo…
Credo per modificare la Costituzione si debba prendere la via principale. E non c’è dubbio che questa quella dell’Assemblea Costituente. La avessimo presa due anni e mezzo fa, quando noi la proponemmo forse oggi saremmo in una posizione diversa, ma allora fummo inascoltati.

Daniele Unfer

Sì del Senato. La manovra è legge

Senato-come-governareIl Senato ha approvato a tempo di record la legge di Bilancio con 166 voti favorevoli, 70 contrari un astenuto. La manovra è dunque legge essendo già stata votata alla Camera. Il governo aveva posto la fiducia sulla manovra. L’epilogo lampo è stato chiesto dal Quirinale prima delle dimissioni del governo. Ma i tempi della crisi potrebbero non essere rapidissimi. Il ddl di bilancio porta con sé per l’anno prossimo un nuovo taglio delle tasse, dal canone Rai al disinnesco delle clausole di salvaguardia, un ricco capitolo welfare e pensioni, con l’avvio dell’Ape, e una lunga serie di bonus.

“Grazie a tutti. Evviva l’Italia”, ha annunciato il premier Renzi su Twitter. “Credo sia un’ottima legge e vi invito a vedere le slide che abbiamo preparato un mese fa all’atto dell’approvazione in Consiglio dei Ministri”, aggiunge il premier su Facebook. “Sono stati mille giorni straordinari”.

Oggi Renzi, ha definito “bella” la Legge di Bilancio 2017 e ha rivendicato i provvedimenti del Governo fatti in questi mille giorni a cominciare dagli 80 euro. Poi l’abbassamento delle tasse a cominciare dall’Imu, alle tasse agricole, dall’Irap, all’Ires; i diritti civili; il sociale, il dopo di noi, l’autismo, la cooperazione internazionale, lo spreco alimentare, la sicurezza stradale. La lista è lunga.

Il voto elettronico sul provvedimento ha concluso l’esame lampo del Senato dove il testo è stato dunque ‘congelato’ nella versione di Montecitorio dopo l’apertura della crisi politica conseguente all’esito del referendum, che ha bocciato le riforme costituzionali. Complessivamente l’esame da parte di Palazzo Madama è durato poco più di 24 ore, con i lavori della commissione Bilancio che sono iniziati ieri alle 11 e terminati alle 23 senza il mandato al relatore e un’unica seduta dell’Aula iniziata stamattina alle 9.30.