RISCHIO RIBASSO

bankitalia pil

Mentre la trattativa sulla manovra prosegue ad oltranza tra il governo Italiano e Bruxelles, arrivano da Bankitalia dati poco rassicuranti sul trend economico del Paese. Di Maio sorridente in Tv sparge ottimismo. Per lui i soldi ci sono. Anche più del necessario. Intanto comincia in commissione Bilancio al Senato il cammino della manovra già approvata la scorsa settimana alla Camera. Una approvazione tecnica. Si è approvato infatti un testo che presto finirà nel cestino in quanto superato a breve da uno nuovo con le indicazioni imposte da Bruxelles per evitare che l’Italia finisca a gambe all’aria. Tant’è vero che sono stati depositati oltre 4 mila emendamenti, e da quanto si è appreso l’esame dovrebbe essere molto veloce, per consentire al Governo – prima che il provvedimento approdi in aula – di correggere i saldi e di adeguare i provvedimenti al nuovo quadro finanziario che risulterà dal confronto con la commissione Ue.

Saldi che rischiano comunque di essere già vecchi visti i nuovi dati di Bankitalia pubblicati nel suo report sulle proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana di dicembre e relative al triennio 2018-2021. Via Nazionale infatti taglia le stime di crescita del Pil per quest’anno allo 0,9% dall’1,2% precedente e valuta che si dovrebbe mantenere attorno all’1% annuo in tutto il triennio. Bankitalia dice anche che “gli effetti sull’attività economica delle misure espansive contenute nella manovra di bilancio sarebbero contrastati dai più elevati tassi di interesse fin qui registrati e attesi, che conterrebbero l’espansione della domanda interna”. Il rapporto segnala però che “ritmi di crescita più elevati potrebbero essere conseguiti se gli spread sovrani tornassero verso i valori medi registrati nel secondo trimestre dell’anno”. Insomma è il risultato dell’impennata dello spread degli ultimi mesi. È, in sostanza il prezzo della propaganda dei Cinque Stelle e del governo giallo verde quando dal balcone di Palazzo Chigi hanno dichiarato guerra alla commissione europea. Una guerra che hanno perso ma che ha prodotto danni.

Quanto alla Manovra, le previsioni si limitano a tener conto della versione originale presentata in Parlamento, senza contare l’aumento di Iva e accise previsto dalle clausole di salvaguardia per il biennio 2020-20211. “Sulla base di queste ipotesi, la crescita dell’economia italiana si manterrebbe attorno all’1 per cento annuo in tutto il triennio 2019-20212. Se si tenesse conto della revisione Istat per il terzo trimestre, dettaglia una nota del documento, l’andamento del Pil di questanno sarebbe da tagliare ancora un poco, dal +1 al +0,9 per cento. Rispetto alle stime di luglio, Bankitalia ha così ridotto la stima di crescita per 2 decimi di punto nel 2018 e l’ha lasciata invariata per il biennio successivo. In sostanza, il caro-spread al quale si è assistito durante il braccio di ferro tra Roma e Bruxelles presenta il conto. La crescita, secondo le previsioni di Palazzo Koch, è alimentata da una “moderata” espansione della domanda interna, con consumi in crescita della stessa misura del Prodotto nel suo complesso. Il caro-spread si ribalta sui costi di finanziamento delle imprese presso le banche, facendo rallentare gli investimenti, mentre l’export è visto in recupero la battuta d’arresto registrata nella prima metà di quest’anno.

Oltre al discorso della crescita, ad allarmare il governo dovrebbe esser anche il percorso di risalita dell’inflazione, previsto “a ritmi inferiori a quanto stimato in precedenza”: significa una spinta minore da parte dei prezzi al Pil nominale, con effetti sul rapporto col debito. “I prezzi al consumo aumenterebbero dell’1,3 per cento sia quest’anno sia il prossimo, dell’1,5 nel 2020 e dell’1,6 nel 2021. La componente di fondo salirebbe all’1,0 per cento nel 2019, per poi accelerare gradualmente in linea con il rafforzamento della dinamica retributiva. Rispetto alle nostre precedenti proiezioni, pubblicate nel Bollettino economico dello scorso luglio, la stima di inflazione è stata rivista al ribasso di 0,2 punti percentuali nel 2019, principalmente a fronte delle più basse quotazioni delle materie prime energetiche”.

Per altro, su tutto questo scenario pesano “rischi al ribasso” che Bankitalia definisce “assai elevati”. Le politiche commerciali si prendono il primo posto nell’agenda degli spauracchi, mentre in casa nostra “resta elevata l’incertezza connessa agli interventi della politica di bilancio e alle possibili ripercussioni sui mercati finanziari e sulla fiducia di famiglie e imprese: ulteriori aumenti dei tassi di interesse sui titoli pubblici, una più rapida trasmissione alle condizioni di finanziamento del settore privato o un più marcato deterioramento della propensione all’investimento delle imprese metterebbero a rischio la prosecuzione della crescita”.

Infrastrutture. Psi: “Dal governo passi indietro”

cantiere stradale

Un Paese al palo. Fermo alle intenzioni e agli annunci. Un Paese che sta imboccando una china dannosa, sostenuta da una idea pericolosa: quella del non fare. È la realizzazione della decrescita felice ipotizzata dal fondatore dei 5 Stelle. O molto più semplicemente è la incapacità di realizzare. Nel campo delle infrastrutture l’applicazione della teoria del non fare sta riuscendo nel modo migliore. “Dalla maggioranza di governo – afferma il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, durante i lavori della commissione Lavori pubblici del Senato – arrivano quotidianamente segnali preoccupanti circa lo sviluppo e la sicurezza delle infrastrutture del Paese. L’elenco delle opere bloccate da questo governo e finanziate dai precedenti esecutivi è lunghissimo, ma oggi in ottava commissione un’altra ‘sorpresa’ che rischia di mandare in fumo tutti gli sforzi messi in atto negli anni passati: sarà indebolito e definanziato il partenariato per la logistica e i trasporti e vi sarà una riduzione drastica –  1 miliardo e 827 milioni – di fondi destinati ad Anas”.

Una situazione che Nencini definisce “preoccupante”. Poi spiega il motivo: “Vedremo venir meno l’ambiziosa stagione di pianificazione per le infrastrutture e i servizi per il trasporto merci che avevamo messo in campo per implementare il sistema logistico del Paese e renderlo più efficiente. Inoltre – prosegue Nencini – è un segnale pericoloso quello di sottrarre fondi alla manutenzione e alla messa in sicurezza della viabilità stradale: i governi precedenti avevano aumentato i fondi Anas e destinato ben il 40% degli investimenti previsti nel piano pluriennale proprio alla manutenzione”.

“Come se non bastasse, anche gli studi e le campagne di sensibilizzazione per la sicurezza stradale, su cui noi avevamo investito e creduto, subiranno una battuta d’arresto. Di questo passo – conclude Nencini – saranno i cittadini a pagare, in termini di sicurezza, le scelte scellerate, seppur tracciate confusamente, di questo Governo”.

Solo pochi giorni fa il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti aveva attaccato duramente il ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli, accusandolo di “parlare a vanvera” e di non ottenere quei risultati operativi fondamentali per la ripresa di Genova e di tutta la Regione. Aveva affidato il suo pensiero a un durissimo comunicato stampa in risposta alle dichiarazioni fatte dall’esponente 5 Stelle nel corso della trasmissione televisiva “L’Aria Che Tira”. “Il Ministro Toninelli non perde occasione per dimostrare la propria ignoranza e incapacità”. Sulla vicenda del ponte Morandi Toti è stato un fiume in piena: “Toninelli forse non si rende neppure conto che è stato proprio lui a fare il più grande favore ad Autostrade, inventandosi una legge per cui, prima volta nella storia, il danneggiato paga e chi è oggettivamente responsabile del disastro, Autostrade per l’Italia, sta con le braccia conserte a guardare. Sono il primo che vuole individuare e punire i colpevoli della strage ma questo compito spetta alla magistratura e non all’investigatore Toninelli. Io, è vero, avrei fatto pagare e ricostruire il ponte a quella società, sotto controllo pubblico, come si fa in tutto il mondo. Questo avrebbe consentito di demolire e ricostruire in fretta, senza intoppi e senza costi. Toninelli, al contrario, si è divertito a sperimentare pittoresche teorie, usando i liguri come cavie. Tutti noi, ora, speriamo che il Commissario Bucci, con il suo lavoro, riesca a mettere una toppa ai disastri compiuti dal Ministro. Sperando che nessuno faccia ricorso, incrociando le dita e trattenendo il fiato”.

Intanto si allunga l’elenco delle opere incompiute. O di quelle di cui ancora non sono stati aperti i cantieri. Nel frattempo l’Europa sta perdendo la pazienza sulla Tav.

Manovra, una proposta “nero su bianco” per Bruxelles

Conte-Juncker

Il governo ha messo a punto una proposta “nero su bianco” sui saldi della manovra da portare oggi pomeriggio a Bruxelles all’incontro tra il premier Giuseppe Conte e il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker. Lo si apprende da fonti di Palazzo Chigi.

Lo spread sui Btp decennali è crollato dopo che sono circolate le voci per portare il deficit al 2%. Se fosse stato fatto dall’inizio, gli italiani avrebbero potuto risparmiare qualche miliardo di euro di interessi. Secondo le fonti di Palazzo Chigi, il premier Conte ed il ministro Tria andranno all’incontro con la Commissione europea convinti di avere buone motivazioni per trovare un accordo sulla manovra. La decisione sui saldi di bilancio sarebbe stata presa in una riunione prima del Consiglio dei ministri. Le stesse fonti si definiscono ottimiste sulla validità della proposta italiana.

Il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in una conferenza stampa a Gerusalemme, ha detto: “Sono assolutamente fiducioso che a Bruxelles prevalga il buonsenso. Inizio ad essere stufo di qualcuno che possa sfondare o infrangere i limiti mentre con l’Italia c’è la lente di ingrandimento sullo 0,1. Vogliamo incominciare ad onorare gli impegni presi con gli italiani. Ma se mi dovessi rendere conto di un pregiudizio contro l’Italia mentre per altri si chiudono gli occhi allora la musica cambierà”.

Oggi dovrebbe esserci l’incontro tra il premier Giuseppe Conte e il presidente della commissione Europea Jean Claude Juncker. Sul fronte del dialogo sulla manovra, all’Italia è arrivato un aiuto insperato: quello della Francia con lo sforamento chiesto da Emmanuel Macron.

Ma dall’Ue arriva subito uno stop. Il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici, intervistato dal Parisien, riterrebbe che un eventuale sforamento, oltre il 3% del rapporto tra deficit e Pil, dopo l’annuncio delle misure del presidente Emmanuel Macron per smorzare la rabbia dei gilet gialli, ‘può essere preso in considerazione’, anche se in modo ‘limitato, temporaneo ed eccezionale’.

Per Moscovici la situazione francese non può essere paragonata a quella italiana. Alla domanda di ‘Le Parisien’ su un trattamento di favore alla Francia rispetto all’Italia sui conti pubblici, Moscovici ha smentito con forza: “Non c’è nessuna indulgenza, sono le nostre regole, soltanto le nostre regole. Soprattutto non facciamo come se ci fosse da una parte una severità eccessiva e dall’altra non so quale lassismo. Il paragone con l’Italia è allettante ma sbagliato perché sono due situazioni totalmente diverse. La Commissione europea sorveglia il debito italiano da tanti anni, cosa che invece non ha mai fatto per la Francia”.

Il governo è, intanto, ancora al lavoro sui numeri. Lunedì sera a Palazzo Chigi si è raggiunta un’intesa di massima, tra i rappresentanti dei due partiti, a tagliare il fondo per quota 100 e reddito di cittadinanza di 3,5 miliardi. Soldi che potrebbero ridurre il deficit al 2,2%, cui si sommerebbe un altro 0,2% di taglio derivante da quasi 2 miliardi di dismissioni immobiliari, magari attraverso Cassa depositi e prestiti, più altre misure di spending review.

La Lega preme per rafforzare la Web Tax, su cui M5s frena. E per rafforzare la discesa nel 2020 e nel 2021 c’è anche l’idea di far scattare del tutto gli aumenti Iva (ora parzialmente disinnescati), rinviando alla prossima manovra un eventuale blocco.

Ma niente viene dato per acquisito. Tant’è che viene subito smentita l’ipotesi avanzata dall’economista vicino alla Lega Alberto Brambilla di avviare la riforma delle pensioni con ‘quota 104’ nel 2019, per poi scendere a ‘quota 100’.

Resta la tensione nella maggioranza giallo-verde anche se il vicepremier Salvini ha smentito le voci di voto anticipato. Matteo Salvini ha così risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulle recenti tensioni con l’alleato di governo: “’Onestamente no. Non ho sentito Di Maio. Rientro a Roma oggi pomeriggio e occuparmi dello 0,1 per cento di deficit e di tutta la discussione italiana lo farò da oggi pomeriggio”. Salvini ha poi smentito che la Lega sia tentata dal voto anticipato con la seguente battuta: “L’ennesima balla giornalistica. Non so più in che lingua dirlo”.

È stato ufficialmente fissato per domani alle 14 il termine per presentare gli emendamenti alla manovra in Commissione Bilancio del Senato. Lo si apprende dalla stessa Commissione, convocata ininterrottamente da oggi a domenica sera per l’esame della legge di bilancio. L’obiettivo al momento è quello di portare il testo in Aula a Palazzo Madama tra il 18 e il 19 dicembre. I tempi sono però strettamente legati all’andamento della trattativa sui saldi con la Commissione europea.

Sta per arrivare la notte di Natale, ma per la prima volta nella storia, i parlamentari non sanno ancora il contenuto della manovra da discutere in Aula. Se questo è il cambiamento promesso agli italiani dal governo giallo-verde, possiamo affermare che non ci piace e non piace nemmeno agli italiani.

Salvatore Rondello

COMANDO IO

Salvini-Di_MaioPiù che un’alleanza di Governo, quello che si profila è un Esecutivo a dirigenza Lega, con Salvini che rappresenta non solo la parte pratica e decisionista, ma soprattutto il vero Premier.
“Tutti i ministri hanno il dovere di incontrare sempre le imprese. Come ha detto il presidente Boccia ora ci aspettiamo i fatti e i fatti si fanno al Mise, perché è il Mise che si occupa delle imprese”, è la risposta di Di Maio ha risposto ai cronisti che gli chiedevano se non si sentisse ‘scavalcato’ dal ministro dell’interno Matteo Salvini, che ieri ha incontrato gli imprenditori. “Il nostro obiettivo è creare un tavolo permanente (con le impose, ndr) che segua tutta la legge di bilancio per gli imprenditori e i professionisti per dargli la possibilità di migliorarla”, ha poi annunciato Di Maio, che domani incontrerà circa 30 sigle imprenditoriali, contro “le poco più di 10 viste ieri da Salvini”. Alle imprese Di Maio assicura novità sul cuneo fiscale, la sburocratizzazione e i debiti della pubblica amministrazione.
Ma non solo, il Vicepremier e Capo politico dei Cinquestelle prova a risalire la china dell’ascendete perso a discapito degli alleati del Nord con nuove promesse. “Il Movimento 5 stelle è per tagliare quelle pensioni che non meritano di essere così alte perché le persone non hanno versato i contributi. Sono sicuro che raggiungeremo una soluzione perché nessuno è così suicida in Italia da voler bloccare il taglio delle pensioni d’oro, in un momento in cui gli italiani sono arrabbiati”, dice Luigi Di Maio, per il quale gli italiani “confidano in un governo che tagli tutti gli abusi, le ingiustizie e gli sprechi, in altri Paesi scendono in piazza contro i governi”.
Di Maio prova poi a rimettere in discussione l’Ecotassa, bocciata proprio da Salvini: “Dobbiamo incentivare le auto elettriche, ibride, quelle a metano, se dobbiamo trovare delle soluzioni per la parte malus della norma sono pronto al dialogo per evitare nuove tasse sulle auto degli italiani ma il problema dell’inquinamento va affrontato”.
Per una volta sembra che la palla tocchi al Vicepremier della parte pentastellata del Governo Giallo-verde, ma Matteo Salvini ancora una volta ci tiene a far capire chi comanda e risponde agli alleati. “A me interessa la sostanza, io incontro, ascolto, trasferisco, propongo, miglioro poi a me interessa che il governo nel suo complesso aiuti gli italiani. Ognuno fa il suo”. Lo dice il ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini, ad Assolombarda, replicando alle parole dell’altro vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, che in merito all’incontro di ieri al Viminale con le sigle imprenditoriali ha sottolineato che “i fatti si fanno al Mise”.

Tasse sulla benzina. Lite tra Toti e il governo

Benzinai truffa

È tempo di emendamenti. E quando i soldi mancano un modo facile per fare cassa è quello di aumentare le tasse sulla benzina. In un emendamento del Governo infatti si prevede che la Regione Liguria avrà la possibilità di aumentare, per il solo 2019, le accise sulla benzina per un massimo di 5 centesimi al litro.

“Per il solo anno 2019 – si legge nel testo firmato da Raduzzi (M5S), relatore della legge di bilancio – la Regione Liguria ha la facoltà di rideterminare in aumento l’aliquota dell’imposta regionale di cui all’articolo 17, comma 1, del decreto legislativo 21 dicembre 1990, n. 398, e successive modificazioni, in misura non eccedente i cinque centesimi al litro della misura massima consentita. All’onere derivante dal presente comma, pari a 0,61 milioni di euro per l’anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 55”.

Sarebbe stato il governatore della Liguria Giovanni Toti a “spingere” per l’approvazione di questo emendamento. Un emendamento che però, spiega la Regione, non farà aumentare le tasse sul carburante. “L’emendamento del Governo alla Legge di Stabilità relativo alle accise non comporterà alcun aumento delle tasse in Liguria, ma semplicemente si rinnoveranno accise in vigore da anni e utilizzate a sostegno dei territori colpiti da emergenze di Protezione Civile”. Così spiega la Regione Liguria in una nota. “Non ci sarà un centesimo in più di accise, ma solo euro destinati alla lotta al dissesto idrogeologico nella nostra Regione”, ribadisce l’ente.

“Al momento – aggiunge il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti – su circa 150 milioni di danni stimati dall’ultima perturbazione, il governo ne ha stanziati 6,5. Il ministro Toninelli dovrebbe semplicemente occuparsi di farci avere i soldi mancanti che sono stati promessi e non sono ancora arrivati”. “Se il governo – aggiunge il governatore – incapace di tagliare i propri sprechi, mantiene le accise sulla guerra di Abissinia e sulle guerre di Libia e pensa di tagliare a spese degli enti locali, Comune e Regione, le accise sul dissesto idrogeologico non sa fare i conti o non sa leggere le parole o ha una scala delle priorità francamente degna del ministro Danilo Toninelli”.

Luigi Grassi

Psi. L’incompetenza del governo

bandiera-psiQuesto governo che ha depennato Geotermia dall’elenco delle energie rinnovabili da una dimostrazione concreta d’incompetenza tecnica e politica. La coltivazione della risorsa geotermica in Toscana deve continuare ad essere la dimostrazione che sviluppo industriale e ambiente posso convivere, attenzione alle persone e all’ambiente, con livelli di controllo sempre più alti, sono state nel tempo le proposte che come socialisti del territorio abbiamo definito come priorità assolute.

Siamo convinti che fosse deleterio celarsi dietro i falsi moralismi ambientali che personaggi inattendibili e comitati, non sempre ben informati, hanno portato avanti a discapito dell’interesse delle popolazioni dei vari territori geotermici toscani.

L’esclusione della geotermia da quell’elenco produce il taglio degli incentivi agli investimenti e questo fa si che occupazione diretta e indotto ne risentano in modo sostanziale con ricaduteenormi su una occupazione sempre più in difficoltà.

Un colpo mortale per la Valdicecina, per le zone geotermiche tradizionali delle province di Pisa, Siena e Grosseto, mentre alcuni incentivi rimangono per i progetti pilota a ciclo binario con buona pace di sparuti, contraddittori e incompetenti comitati ambientali .

La dimostrazione del 1° dicembre è partita dal basso, trasversale, ma non può perdere di vista i responsabili di tutto ciò che sono la Lega e i 5 Stelle, evitando anche che gli stessi responsabili si ergano poi a “salvatori”.
Quella del 1 dicembre è una manifestazione importante che dovrà costruire il rilancio non solo per una geotermia possibile, ma anche dell’economia e dei servizi alle persone di tutta la vasta area della Valdicecina e dell’Amiata: cittadini, istituzioni e partiti politici del territorio, devono essere uniti in modo da rimettere al centro la politica, quella vera costruttiva a favore delle Comunità e dei Territori per uno sviluppo basato su energie rinnovabili e sostenibili.

Il nostro territorio, in grave recessione economica e sociale, ha subito negli ultimi anni l’evoluzione caotica di un mondo molto più veloce non sempre compresa dalla Regione Toscana corresponsabile del degrado con politiche contraddittorie verso le economie delle nostre aree costiere da Carrara a Pisa da Livorno a Grosseto .

Il P.S.I. si impegna affinché da questa grave congiuntura si suonino le campane a raccolta delle buone volontà per affrontare in modo concreto il futuro per anticipare i problemi e governarli.
Sabato 1° dicembre i socialisti e democratici saranno in piazza con le popolazioni della Valdicecina e della Toscana a difesa della geotermia e delle sue genti operose.

Marcello Cerri – P.S.I. Valdicecina
Alessandro Ceccarelli – Sindaco Guardistallo
Carlo Sorrente segretario – prov.le P.S.I. Pisa

Nencini: “Tria servitore di due padroni”

Giovanni Tria

Riccardo Nencini, segretario del Psi, dopo l’intervento fatto in Aula al Senato dal Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha detto: “Tria al Senato su manovra economica? Poco convincente, soprattutto nel motivare come finanzierà reddito di cittadinanza e riforma pensioni dopo la giravolta imposta dall’Europa. Spiace dirlo: è un economista di pregio ma somiglia ad arlecchino servo di due padroni”.

Nencini ha concluso: “Presentata risoluzione: una nuova governance per la zona Euro, rilancio riforme strutturali, potenziamento investimenti, tutela del risparmio eroso da spread e aumento tassi interesse”.

Il governo è al lavoro per scongiurare la procedura d’infrazione. Intervenendo in Aula al Senato sulla manovra, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha spiegato: “E’ in corso un intenso dialogo con l’Ue, un dialogo improntato ad individuare una possibile posizione condivisa nel rispetto delle priorità individuate dal governo. La bocciatura della manovra da parte della Commissione europea apre alla prospettiva di una procedura sul debito, prospettiva che pone il governo e il Parlamento sovrano di fronte alla necessità di assumere una decisione di forte responsabilità e di attuare un’operazione verità. Bisogna valutare attentamente se si possono trovare spazi finanziari per un migliore equilibrio dei conti, se si possono trovare spazi nuovi. L’obiettivo che ci poniamo con la manovra è affrontare i problemi concreti, non certo organizzare un affronto all’Europa o un’uscita dall’euro. Noi ce la metteremo tutta per essere responsabili verso i cittadini e verso l’Ue. Dobbiamo tenere conto dei timori dei partner europei e poi bisogna tener conto dell’alto livello dello spread. Vi è inoltre la necessità di non divergere dalle regole derivanti dai nostri impegni europei nella misura in cui ciò rischia di produrre di per sé effetti negativi sulla crescita e sulla stessa politica espansiva decisa, facendo aumentare il costo di finanziamento del debito. La manovra, che si è limitata ad aumentare il deficit per finanziare misure che avessero al contempo effetti positivi sulla crescita sul lungo periodo ed effetti espansivi nel medio periodo, ha due obiettivi:  aumentare il tasso di crescita e ridurre il rapporto debito-pil. E i pilastri per raggiungere questi obiettivi sono: il rilancio degli investimenti, l’avvio delle riforme fiscali, il rafforzamento delle politiche per il contrasto della povertà, per il lavoro e la riforma del sistema pensionistico. Scelte di politica economica su cui non accettiamo lezioni di morale dall’opposizione. Non è nostra intenzione parlare di responsabilità del passato e ho ricordato che si tratta della nostra storia comune ma nel momento in cui dialoghiamo con la Commissione europea, nel dibattito domestico non accettiamo che qualcuno venga a farci la morale in tema di politiche per la crescita. Negli ultimi anni c’è stato un aumento della spesa corrente per finanziare la stagione dei tanti bonus con oneri che continuano a pesare sul nostro bilancio”.

Il vicepremier Luigi Di Maio, sui numeri della manovra, ha ribadito: “Credo nel dialogo, nella possibilità di trovare una soluzione insieme alle istituzioni europee, l’importante è che si facciano le cose che abbiamo detto agli italiani. Noi non tradiremo i cittadini per colpa di qualche numerino”.

Il vicepremier Matteo Salvini, arrivando a Palazzo Chigi per il Consiglio dei ministri, ha detto: “Spostare l’asticella del rapporto deficit/Pil dall’ormai noto 2,4%? Non fatemi parlare di numeri, parliamo di sostanza, i numeri arrivano alla fine. Gli italiani non mi chiedono i numeri, ma chiedono lavoro, pensioni, meno tasse, reddito, quindi una volta che gli esperti ci avranno fatto il totale dei numeri avremo un numero, però noi partiamo dai fatti e poi arriviamo ai decimali”.

L’Ue intanto ha ribadito la sua posizione. Oggi a Bruxelles, Valdis Dombrovskis, il vice presidente della Commissione europea responsabile per l’euro, durante una conferenza stampa, ha detto: “Ciò che si richiede all’Italia è di rispettare gli impegni che aveva preso al Consiglio Ecofin dello scorso mese di luglio, ovvero un miglioramento del deficit/Pil strutturale dello 0,6%, mentre la manovra del governo prevede un peggioramento dello 0,8%; si tratta di un divario molto grande, pari all’1,2%. E’ chiaro che ci deve essere una correzione sostanziale, non marginale della traiettoria di riduzione del deficit”. Prima, un giornalista gli aveva chiesto se la riduzione dal 2,4% al 2,2%, o anche al 2%, del rapporto deficit/Pil programmato dalla manovra italiana per il 2019 sia sufficiente a scongiurare una procedura per deficit eccessivo.

Dombrovskis, poi, ha aggiunto: “Il peggioramento dello spread è certamente visto dalla Commissione come un fattore che ha impatto sulle imprese italiane e le banche. Perciò, è importante che la traiettoria del deficit nella manovra sia corretta verso il basso anche per minimizzare questi effetti sull’economia”.

Il commissario ha sottolineato che l’aumento sostanziale dei rendimenti dei titoli di Stato italiani registrato recentemente ha innescato un aumento del costo dei finanziamenti delle società e delle famiglie, e ha avuto conseguenze sulla fiducia degli investitori, tanto che la Commissione, nelle sue ultime previsioni economiche, per il 2019 ha rivisto al ribasso le stime per la crescita dell’Italia, dall’1,3 all’1,1 per cento”.

Il messaggio della Ue è chiaro ed inequivocabile: gli impegni vanno rispettati. I fatti dimostrerebbero che il governo giallo-verde non sta mantenendo gli impegni assunti con l’Ue, ma neanche quelli con gli italiani. Non è certo colpa dell’opposizione se agli italiani, durante la propaganda elettorale, Lega e M5S hanno promesso la ‘luna nel pozzo’.

Salvatore Rondello

Le Pmi preoccupate dalla manovra del governo

impresa

Il presidente della Piccola e Media Industria, Carlo Robiglio, ha descritto il clima vissuto nelle aziende dove, oltre alla sfida quotidiana del fare impresa, si aggiunge oggi anche l’attenzione sulla manovra economica del Governo.

Carlo Robiglio ha detto: “Nella trincea degli imprenditori della Piccola Industria c’è indubbiamente una preoccupazione che sta salendo ogni giorno in maniera esponenziale. L’imprenditore non ha paura delle difficoltà, ha paura dell’incertezza, delle cose non chiare. E mai come in questo momento vede incertezza quindi blocca gli investimenti. E chi già lottava per difendere la trincea ora ha paura che finisca in una Caporetto”.

Novarese, imprenditore di prima generazione, Carlo Robiglio, da un anno leader di una dorsale dell’economia italiana e del sistema di via dell’Astronomia (rappresenta il 98% delle aziende associate a Confindustria), respira la vita concreta delle imprese. Ha fatto un percorso che, dopo 14 tappe, approderà per un primo bilancio al Forum della Piccola Industria, il primo dicembre prossimo a Bologna.

Il presidente di Pmi ha spiegato la mission del Forum: “Cultura d’impresa al centro: vuol dire la possibilità di aiutare moltissimi piccoli imprenditori. Mai come in questo momento c’è bisogno di un cambio di testa per un cambio di passo, con tre baluardi: cultura d’impresa, ruolo sociale dell’imprenditore, crescita. C’è il grande tema della resilienza, che tratteremo a Bologna, perchè una azienda resiliente in un territorio fragile continua a dare lavoro e rende forte anche il territorio, come nelle aree del terremoto. Ed il filo rosso è la persona al centro, e mai come oggi, con le sue capacità, le sue competenze”.

Su Governo e manovra visti dalle imprese, ha detto: “Crea imbarazzo, crea quella grande difficoltà di dialogo che c’è oggi. Prima di essere una critica è una ‘non comprensione’. Per criticare dovresti capire perchè il tuo interlocutore ha fatto una scelta, io in questa fase non riesco a capire la ‘ratio’ della scelta. Il Governo annuncia una manovra espansiva, per la crescita, ma da tutte le valutazioni che facciamo, personalmente, con il Centro Studi di Confindustria, come imprese, ci sembra che il percorso non è sicuramente in quella direzione. Hai bisogno di fare un 1,5% di crescita in più, in un momento così difficile a livello europeo, e vai a non supportare i driver della crescita? Io non capisco. Se hai 10 o 20 miliardi e li usi in una direzione capisco che mi dici che non puoi darli altrove. Ma io qui ti critico e dico: allora hai sbagliato dove allocarli”.

Sul reddito di cittadinanza, Carlo Robiglio ha risposto: “Capisco, non voglio essere contrario ad una logica solidaristica. Ma la direzione è un’altra: supporto alle imprese, enormi sgravi fiscali per le assunzioni dei giovani, supporto per la formazione. E c’è addirittura un clima antipedagogico. Cosa trasmettiamo ai nostri giovani? Cosa dico a mio figlio, che conviene non far nulla perchè se è un neet avrà i soldi dallo Stato? Questa è la cosa che più mi preoccupa: è folle, allucinante. Tolgono ogni sostegno. Dateci supporto e creeremo valore e lavoro. Questo clima le pmi lo vivono male. La prima paura che hanno è il credito: un piccolo imprenditore fa fatica a comprendere tutti i concetti, tra manovra, spread, mercati finanziari, ma comprende che quel percorso rischia di essere estremamente tragico per lui perchè se aumenta lo spread la banca farà ancora più difficoltà a darti il denaro. Cos’è che non capisce il nostro imprenditore? Ma, accidenti, abbiamo fatto più investimenti con Industria 4.0 e cominci a togliere? Il superammortamento non c’è più, l’iperammortamento lo rivedi, decontribuzione sulla fiscalità legata alla formazione non c’è più, l’incentivo Sud non c’è più. Ricerca e sviluppo: abbassato il sostegno. Tolto l’Ace, l’aiuto alla crescita economica”.

Infine, per il Presidente delle Pmi, ecco cosa chiederebbero le imprese al governo: “Diciamo: dammi tutto quello che mi puoi dare perchè io possa creare valore e lavoro. Perchè è questo quello che mi interessa”.

Purtroppo, la manovra del governo attualmente produrrebbe effetti socialmente negativi sotto molti aspetti.

S. R.

Decreto sicurezza: il governo pone la fiducia

Decreto-sicurezza

Il governo ha posto la fiducia sul decreto sicurezza. La maggioranza teme imboscate i mal di pancia interni e porre la questione di fiducia è stato l’unico modo per non incorrere in incidenti. La morale è che il governo non si fida più della maggioranza che lo sostiene. Le due componenti viaggiano su binari separati, ognuna con il suo pezzo di programma da portare a temine. E ognuno che non si fida dell’altro. Tanto che si è deciso di utilizza ancora una volta lo strumento che, quando le forze di governo, erano opposizione, attaccavano e definivano antidemocratico.

Il dl sicurezza dovrà essere convertito in legge entro il 3 dicembre, pena la sua decadenza automatica, la maggioranza bicefala. Nel corso della discussione, a segnare di chi fosse la paternità del provvedimento, i banchi della Lega erano al gran completo, mentre quelli dei Cinquestelle apparivano pressoché vuoti.  Una maggioranza formata da due pezzi distinti e una spartizione ormai conclamata dei rispettivi ambiti di competenza.

L’annuncio della richiesta di fiducia è stato salutato nell’Aula di Montecitorio da un applauso fragoroso della Lega e del M5S, mentre dai banchi del Pd si urlava ‘vergogna, vergogna!’. E così il leader leghista si prepara a passare all’incasso sul fronte della sicurezza, a lui molto caro. Dopo la fiducia espressa da Palazzo Madama il 7 novembre, questo provvedimento verrà così approvato definitivamente in piena ‘zona Cesarini’. Del resto l’aveva detto chiaro, Salvini, che se non avesse portato a casa questa riforma avrebbe fatto saltare il banco.

Intanto per il gioco dei pesi e contrappesi del governo gialloverde, questa settimana andrà avanti il ddl anticorruzione, norma ‘bandiera’ dei 5 stelle, che torna in primo piano dopo il capitombolo della maggioranza a Montecitorio, dove la settimana scorsa un plotone di franchi tiratori ha edulcorato il reato di peculato provocando un feroce scontro interno alla maggioranza.

Ocse: crescita debole e deficit in aumento

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Nel giorno in cui arriva la sostanziale bocciatura della manovra italiana da parte della Commissione europea, si aggiungono altri elementi di preoccupazione per i conti del nostro Paese. Ci pensa l’Ocse questa volta a dare dati poco lusinghieri sulla crescita. I numeri dell’istituto di Parigi infatti sono meno ottimisti di Istat e governo.

Proprio oggi l’Istat ha indicato una crescita abbastanza debole dell’1,1% nel 2018 e dell’1,3% nel 2019, anno in cui il Governo stima un +1,5%. L’Ocse invece nell’ultimo Economic Outlook l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico parla di una perdita di slancio dell’economia tricolore prevedendo un pil in aumento dell’1% quest’anno e dello 0,9% nel 2019 e nel 2020. Nelle stime precedenti aveva indicato indicava +1,2% sul 2018 e +1,1% nel 2019.

In Europa “ci sono rischi”» e uno di questi “è l’Italia”, ha detto la capoeconomista dell’Ocse, Laurence Boone, durante la presentazione dell’Economic Outlook 2018 a Parigi. Boone ha evocato, tra l’altro, “l’innalzamento dello spread”, una situazione che converrebbe scongiurare, anche se l’ Ocse ritiene che il rischio di contagio agli altri Paesi “sia limitato”.

Sul versante dei conti pubblici la previsione sul deficit è stata invece alzata al 2,5% del pil nel 2019 e al 2,8% nel 2020, mentre il debito/pil, dopo una moderazione al 130,5% nel 2018, si limerà al 129,9% nel 2019 mantenendo lo stesso livello nel 2020.

L’Ocse raccomanda “politiche di bilancio prudenti”, dopo che i tassi sui titoli di Stato sono cresciuti di 185 punti base da metà 2018, mentre il rilancio della crescita andrebbe perseguito con riforme strutturali. Bocciato il superamento della riforma Fornero: “La riduzione dell’età di pensionamento peggiorerà le disuguaglianze intergenerazionali, aumentando la già elevata spesa pensionistica e indebolirà la crescita sul lungo periodo, riducendo l’età lavorativa della popolazione”, ammonisce l’organizzazione di Parigi.